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Resoconto della seduta n. 108 del 03/02/2021

CVIII Seduta

Martedì 2 marzo 2021

Presidenza del Presidente MICHELE PAIS

indi

del Vicepresidente GIOVANNI ANTONIO SATTA

indi

del Presidente MICHELE PAIS

La seduta è aperta alle ore 16 e 56.

MELE ANNALISA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 1° febbraio 2021 (101), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Sara Canu, Carla Cuccu, Daniele Secondo Cocco, Michele Cossa, Roberto Deriu e Aldo Salaris hanno chiesto congedo per la seduta del 2 marzo 2021.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il consigliere Alfonso Marras, in data 25 febbraio 2021, ha dichiarato di aver revocato la sua adesione al Gruppo Misto e di aver aderito al Gruppo consiliare Partito Sardo d'Azione.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 247, 248, 249.

Annunzio di presentazione di proposta di legge nazionale

PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la proposta di legge nazionale numero 8/NAZ.

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 295 (pervenuta in data 18 febbraio 2021), 879 (pervenuta in data 25 febbraio 2021), 878 (pervenuta in data 26 febbraio 2021)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MELE ANNALISA, Segretaria. Sono state presentate le interrogazioni numero 886, 887, 888, 889, 890, 891, 892, 893, 894, 895, 896, 897, 898, 899, 900, 901, 902, 903, 904.

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MELE ANNALISA, Segretaria. È stata presentata l'interpellanze numero 81.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

MELE ANNALISA, Segretaria. Sono state presentate le mozioni numero 412, 413, 414, 415, 416, 417, 418, 419.

PRESIDENTE. Le interrogazioni dalla numero 886 alla 904 le diamo per lette. L'ordine del giorno reca le dichiarazioni da parte del Presidente della Regione ai sensi dell'articolo 120 del Regolamento.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az), Presidente della Regione. Grazie, Presidente, signori del Consiglio, colleghi e colleghe. Si è a lungo discusso, in questi giorni, in queste settimane, finanche nei mesi trascorsi, sull'esigenza di sviluppare all'interno dell'Aula un'ampia e profonda riflessione sull'utilizzo dei fondi del Piano Nazionale per la ripresa e la resilienza, il PNRR, altresì noto come Next Generation EU o, secondo alcuni altri, Recovery Fund. Ho anche letto e sentito diversi commenti che miravano di fatto a determinare la spendita di un ammontare già prestabilito in oltre 7 miliardi di euro, vorrei quindi precisare, in primo luogo, che non esiste alcuna assegnazione già fatta di fondi per nessuna regione italiana, la cifra di 7 miliardi è la mera sommatoria delle proposte progettuali presentate dalla Regione Sardegna alla Conferenza delle regioni e poi la Conferenza Stato-Regioni e alle strutture competenti dei Ministeri allorquando è stata avviata la fase di raccolta dei progetti. Nel frattempo c'è stato, come voi sapete, un avvicendamento anche nel governo del Paese, il presidente Draghi non ha fatto mistero dell'esigenza di rivisitare complessivamente metodi, strategie e scenari del Recovery Fund, anche in considerazione del fatto che le risorse realmente disponibili e immediatamente spendibili si traducono in circa 10 miliardi di euro anno per i prossimi sei anni per il Paese, ai quali possono sommarsi ulteriori 129 fino a concorrenza della somma complessiva di 209 miliardi per tutto il Paese, attraverso una serie di prestiti comunque da restituire. In questo scenario occorre fare un primo elemento di chiarezza riguardo ai criteri di ripartizione, perché è vero che sono state individuate delle missioni, sei missioni principali, ma è vero anche che trattandosi di fondi comunitari è fondamentale, ed è un'azione che abbiamo intrapreso senza distinzione di colore con tutte le regioni del Meridione e le regioni insulari, che vada rispettata anche una clausola fondamentale che è quella di riserva per il Meridione d'Italia di almeno il 34 per cento delle risorse, questo perché principalmente l'approvazione da parte della Commissione europea dello stanziamento per l'Italia è determinato dall'esigenza di ridurre il divario tra nord e sud. Questa affermazione di principio ha bisogno di essere attuata con forza, perché nei primi piani di ripartizione si aveva una sperequazione evidente in favore delle regioni del centro nord rispetto alle regioni insulari. Sempre nell'intento di dare un contributo di chiarezza al Consiglio, vorrei anche dire che, come ho manifestato più volte, c'è tutta la disponibilità da parte di questa Giunta a accantonare anche integralmente tutti i progetti che sono stati presentati, che sono tanti, per definire insieme tra le forze politiche che fanno parte di quest'Aula, le Università della Sardegna, le forze sociali, 4-5 grandi progetti realmente innovativi, di portata regionale tale da determinare una vera e propria rivoluzione sia in termini di innovazione, in termini di riqualificazione verde della nostra Isola, in termini di aumento del prodotto interno lordo e del benessere secondo canoni di sostenibilità e di redditività. Proviamo quindi a ragionare su quelle che sono le certezze. Ad oggi le missioni individuate per la spendita e la progettazione sono: la digitalizzazione e innovazione e competitività del sistema produttivo, la rivoluzione verde e transizione ecologica, le infrastrutture per la mobilità, l'istruzione, la formazione, la ricerca e la cultura, l'equità sociale, di genere e territoriale, la salute. All'interno di queste missioni sono stati individuati, di concerto tra gli Stati membri, le regioni e la Commissione europea, un contesto di riferimento e degli ambiti tematici dei Cluster. Per quanto riguarda il contesto di riferimento della prima missione, che è la digitalizzazione, l'innovazione e la competitività del sistema produttivo, il contesto di riferimento è stato individuato su sei punti cardine, e cioè che la spesa per ricerca e sviluppo in Italia è sensibilmente inferiore alla media europea, e cioè 23,1 ricercatori ogni 10.000 abitanti, poco più della metà della media dell'intero continente europeo. Lo European innovation scoreboard colloca da due anni l'Italia nel gruppo dei moderatamente innovatori. Nel 2019 il 76 per cento della popolazione dai 16 ai 74 anni in Italia ha usato internet negli ultimi tre mesi, a fronte dell'87 per cento dell'Unione europea. In Italia soltanto il 22 per cento dei cittadini dimostra competenze digitali avanzate con quote fortemente differenziate per età, quindi, rafforzare la capacità competitiva delle imprese del Paese che sono, ricordiamocelo, la seconda manifattura comunque dell'Unione europea, rafforzare e rinnovare la capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni come fattore di crescita e competitività del Paese. Per fare questo gli ambiti tematici individuati come azioni principali si traducono nella digitalizzazione e innovazione amministrativa della pubblica amministrazione, nella reingegnerizzazione dei processi come fattore abilitante della semplificazione e digitalizzazione dei procedimenti amministrativi, nello sviluppo delle infrastrutture e dei servizi digitali del Paese, dai data center ai cloud, l'efficientamento della giustizia, l'identità digitale unica per cittadini e imprese, il completamento della rete nazionale di telecomunicazioni in fibra ottica, gli interventi per lo sviluppo delle reti veloci, l'innovazione tecnologica, la digitalizzazione e il sostegno alla competitività delle filiere strategiche. Sulla base di questo la Regione Sardegna ha presentato una serie di proposte progettuali che rappresentano principalmente il portato di anni di progettazioni che già si trovavano all'interno dell'amministrazione, che sono state rese coerenti rispetto a questi cluster e a queste indicazioni; in particolare tutto ciò è avvenuto all'interno di un percorso stabilito e vigilato dalla Conferenza delle Regioni. Il primo novembre 2020, il giorno di Ognissanti, la Conferenza delle Regioni ha chiesto di definire le priorità progettuali in base alle sei missioni delle quali parlavamo, il 2 novembre la Presidenza della Regione ha trasmesso a tutti gli Assessori e alle rispettive Direzioni le linee guida e gli allegati esplicativi con la richiesta di elaborare, ciascuno per la parte di propria competenza, l'elenco delle priorità progettuali, il 5 novembre, in videoconferenza a cui partecipavano gli Assessori e i direttori generali allo scopo di definire il flusso di acquisizione e la successiva trasmissione della matrice e dei progetti. Nei giorni compresi tra il 4 e il 6 novembre gli Assessorati hanno trasmesso al Gabinetto del Presidente le priorità progettuali che il giorno successivo sono state consegnate al Centro regionale di programmazione. Il CRP, sulla base dei contributi pervenuti, ha effettuato una prima sistematizzazione riepilogando le proposte per ottenere la matrice richiesta dalla Conferenza delle regioni. Il 13 novembre l'elenco delle priorità progettuali è stato trasmesso alla Conferenza che ha acquisito agli atti nello stesso giorno. Il 24 novembre sono state trasmesse le schede dettagliate dei progetti secondo i format individuati. Il 25 novembre la Conferenza delle regioni ha notificato la chiusura della fase di acquisizione delle priorità regionali. Io ho portato e consegnerò al Presidente del Consiglio l'intero carteggio con tutto il piano nazionale di rilancio e resilienza, con tutti i progetti che sono stati depositati, in maniera tale che siano messi a disposizione di tutti i consiglieri regionali, con la precisazione che facevo in apertura e cioè che questa progettazione è figlia di un contesto che era stato delineato dal Governo precedente e che quindi oggi in base a quelle che saranno le linee di indirizzo che il Governo Draghi vorrà dare sul PNNR o Recovery Fund abbiamo lo spazio e credo il dovere, come classe politica nel suo complesso, di poter ridurre a 4- 5 grandi linee di azione importanti e strategiche la progettazione, in maniera tale che ci sia un coinvolgimento di tutte le forze culturali, dell'innovazione, sociali, datoriali e sindacali, oltre che di tutte le forze politiche del Consiglio per disegnare uno scenario di prospettiva e di rilancio concreto della nostra Isola. Io non voglio intrattenermi oltre per lasciare spazio alle vostre considerazioni e mi riservo in replica, alla fine del dibattito, di poter dare tutte le ulteriori precisazioni che si renderanno necessarie, grazie.

PRESIDENTE. Adesso apriamo il dibattito sulle dichiarazioni del Presidente, ovviamente è data la possibilità a ciascun consigliere, a differenza dell'articolo indicato in convocazione di poter intervenire vista l'importanza e l'appello fatto anche dal Presidente in un'ottica di coinvolgimento massimo delle forze politiche, contenendo, per una discussione agile e proficua, il tempo di intervento in sei minuti per ciascun consigliere.

Ha domandato di parlare il consigliere Michele Ciusa. Ne ha facoltà.

CIUSA MICHELE (M5S). Presidente, ritengo che sei minuti non siano sufficienti, credo che sia necessario dare dieci minuti ad ogni consigliere.

PRESIDENTE. Non sono sufficienti neanche dieci minuti, bisogna certamente dare la possibilità a tutti i consiglieri di poter intervenire. I dieci minuti per Gruppo erano un termine troppo compresso però è corretto… possono intervenire tutti i consiglieri perché questo è stato l'accordo e la volontà, è un tema importante.

È iscritto a parlare il consigliere Cesare Moriconi. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Io ho grande rispetto di quest'aula, delle sue regole, delle idee altrui, anche quando queste fossero completamente diverse dalle mie, e ho sempre vissuto sia dalla maggioranza che dalla opposizione sempre un certo disagio di fronte anche all'opportunità valutata opportuna da parte delle opposizioni di esercitare un'azione di carattere ostruzionistico. Io l'ho vissuta sempre con molto disagio perché ritengo che la maggioranza ha un mandato che gli deriva dal risultato elettorale e ha i numeri all'interno dell'Aula che gli servono per portare avanti la propria idea, il proprio progetto, e nei modi e nei tempi che ritiene utili e opportuni, e l'opposizione ha il diritto di dissentire oppure anche di condividere quando lo ritenesse opportuno. Io penso che sia un esercizio utile la condivisione quando è opportuna a prescindere dalle parti politiche. Una minoranza non può costringere mai una maggioranza alle proprie idee, c'è un confronto democratico che deve essere rispettato e la deroga alle regole quando c'è, ed esiste spesso, è l'eccezione che si realizza d'intesa. Sul Recovery fund noi stiamo provando a dire la nostra dal 10 giugno scorso e lo stiamo provando a fare ai sensi dell'articolo 54 del Regolamento, quello che prevede i dieci giorni entro i quali convocare il Consiglio dalla data della presentazione della richiesta. Da allora sono trascorsi 265 giorni e non dieci, la risposta che noi abbiamo ricevuto, la prima è del 12 dicembre, quando lei ha fatto il suo comunicato stampa e ci informava dei 206 progetti inviati a Roma dei quali noi ancora non sappiamo. Abbiamo presentato qualche giorno dopo un'altra mozione e la risposta è stata, sempre tramite stampa, che si sarebbero audite le parti sociali. Nella Conferenza dei Capigruppo di qualche settimana fa convocata per la programmazione bimestrale dei lavori del Consiglio il tavolo è saltato per indisponibilità da parte della maggioranza di inserire gli argomenti proposti dalle opposizioni ai sensi dell'articolo 23 del Regolamento. Oggi discutiamo di Recovery sulla base di comunicazioni, non sono dichiarazioni, le dichiarazioni magari avrebbero dovuto avere un'articolazione diversa, abbiamo ripassato un poco il percorso dalla data in cui la Commissione europea e il Consiglio europeo hanno adottato questo importante strumento, ad oggi. Io qualche giorno fa, nella discussione della legge di stabilità, ho provato a fare un ragionamento perché ho pensato che fosse importante che il Consiglio realizzasse la consapevolezza dell'importanza degli strumenti di cui dispone e quindi evitarne il depotenziamento, in quell'occasione parlavamo della legge di stabilità, ma Recovery fund è la stessa cosa. E concludevo, più o meno dicendo che per uscire da una crisi devastante, favorire la ricostruzione del nostro sistema socioeconomico, per avviare la Regione verso un possibile rilancio occorrerebbe credere di più nel nostro ruolo di legislatori e di programmatori. Il ruolo di legislatori e di programmatori sono quelli che ci danno le leggi regionali, sono l'articolo 4 della "1" del '77 che dice che la Giunta regionale approva gli atti di programmazione e poi li trasmette al Consiglio per la discussione e il giudizio finale del Consiglio. Noi questi atti di programmazione non li abbiamo visti ed è vero che viviamo in pandemia ma è altrettanto vero che parlare di Recovery fund significa l'occasione per risolvere le criticità derivanti soprattutto dalle nostre condizioni di insularità che hanno fatto della Sardegna una delle ultime regioni in termini di ritardo di sviluppo rispetto a tutte le altre regioni d'Italia ed Europa per colpa anche nostra ma non soltanto nostra. Nell'ordine del giorno che noi abbiamo approvato il 12 febbraio del 2020. In quell'occasione noi avevamo proposto la convocazione straordinaria del Consiglio, coinvolgendo gli Stati generali, per impegnare tutti nella costruzione di quel mandato politico dell'accordo del tavolo tecnico politico dell'accordo del punto 10 dell'accordo Stato-regioni, che prevedeva la definizione degli svantaggi strutturali permanenti derivanti alla Sardegna della sua particolare condizione di insularità, e gli strumenti compensativi più idonei alla loro rimozione. Quale migliore occasione per utilizzare le risorse ricoveri del recovery fund, e la sollecitazione io lo so che voi l'avete fatta, però non si può fare per corrispondenza, occorreva una mobilitazione e un'iniziativa politica forte. Nelle mozioni che noi il 10 di giugno scorso abbiamo depositato, e anche rilanciato il 19 dicembre scorso, chiedevamo semplicemente di avviare al Presidente della Regione la predisposizione di un moderno piano di sviluppo nel rispetto delle raccomandazioni dell'Unione europea da sostenere nella fase di elaborazione del Recovery Plan del Governo nazionale, e chiedevamo di condividerlo con gli Stati generali per fare ciò che oggi ci viene chiesto di fare. La mia domanda è: cosa non vi piaceva delle nostre mozioni, se volete fare oggi ciò che noi proponevamo quando avevamo nove mesi a disposizione per poterlo fare? E cosa non vi piace del Regolamento consiliare, violato il quale secondo me si attua quella prassi consolidata che delegittima il Consiglio regionale, in virtù del fatto io credo che, per la parte che mi riguarda, parlo a titolo personale, io non mi sento di approvare nessun tipo di provvedimento che questo Consiglio possa adottare oggi, solo perché non ci avete permesso, non mi avete permesso di discutere nei tempi e nei modi che il Regolamento mi consentiva. E non credo sia utile avallare il risultato della delegittimazione di un sistema come il Consiglio regionale, perché questa rassegnazione alla prassi consolidata, alla violazione delle regole, alla indisponibilità a discutere gli strumenti più importanti per la realizzazione dei progetti di sviluppo della nostra Isola, io penso che non produrrà alcun tipo di beneficio. Per cui io preannuncio la mia astensione da qualsiasi tipo di discussione e approvazione di documenti che dovessero succedere da questo momento in poi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Fausto Piga. Ne ha facoltà.

PIGA FAUSTO (FdI). Presidente, ma inizio nel dire che nessuno di noi in quest'Aula a inizio mandato immaginava di dover vivere un'esperienza politica nella gestione di questa pandemia. Un anno fa il Coronavirus ha preso di sorpresa le economie e i sistemi sanitari di tutto il mondo, e anche in Sardegna abbiamo avuto difficoltà e criticità che tutt'oggi cerchiamo di gestire e mitigare, ma lasciatemelo dire in Sardegna dal punto di vista sanitario non abbiamo visto quelle immagini dolorose e drammatiche di altre regioni e nazioni. In Sardegna le cure Covid sono state garantite a tutti i sardi. Il sistema sanitario e la macchina regionale dell'emergenza, a maggior ragione quella della Protezione civile, hanno resistito e ben operato e, oggi, grazie anche allo straordinario impegno di tutti i Sardi, siamo la prima Regione italiana a essere diventata zona bianca. Ovviamente non dobbiamo abbassare la guardia, ma un motivo per vedere il futuro con più con più ottimismo, come tappa anche intermedia di una ripresa economica e sociale, ci auguriamo in modo particolare per quelle famiglie, per quelle attività produttive che più di altre stanno facendo sforzi. Che l'emergenza Coronavirus non fosse solo un tema sanitario, ma bensì prendeva anche delle dinamiche economiche e sociali quest'Aula l'ha capito subito e questo Consiglio regionale ne è testimone, perché sin dall'inizio abbiamo approvato degli importanti provvedimenti unitari, condivisi, trasversali, proprio a favore del sostegno economico e sociale di famiglie e attività produttive. La Regione Sardegna è la regione italiana che ha stanziato più risorse proprie e aggiuntive rispetto a quelle del Governo, proprio per aiutare il sostegno economico e sociale. Io credo di poter dire che i tempi di risposta della politica sarda rispetto all'emergenza, al di là di questo perimetro complicato per tutti, possano essere ritenuti ragionevoli. I tempi che sono sicuramente da migliorare sono i tempi della burocrazia, e per migliorare i tempi della burocrazia serve una legge nazionale, emergenziale, anche provvisoria, che permetta a tutti i livelli di governo di poter dare soldi a famiglie e attività produttive in sofferenza, e avere questi soldi nel più breve tempo possibile. La ripartenza economica e sociale ovviamente non può essere affrontata in solitudine dalle Regioni, servono politiche fuori dall'ordinaria amministrazione, servono strumenti e investimenti straordinari, ed è questa l'opportunità offerta dal Recovery Fund Next Generation, un piano di rinascita che rappresenta il futuro dell'Italia, dell'Europa, e a maggior ragione anche della Sardegna. Un tema strategico che di diritto richiede la partecipazione di quest'aula, e io credo che la discussione in quest'aula avviene nel momento giusto. Intanto abbiamo un Governo nazionale che garantisce maggiore stabilità, abbiamo un regolamento comunitario recentemente approvato, i sindaci sardi hanno manifestato il loro pensiero nei giorni scorsi, ma soprattutto è il momento di accogliere l'appello del presidente Solinas, di elaborare un piano di rinascita della nostra isola attraverso il coinvolgimento non solo delle forze politiche, ma anche dell'Università, delle rappresentanze sociali e datoriali, il mondo del terzo settore e della ricerca. L'elenco delle debolezze sarde è lungo: spopolamento, agricoltura, trasporti, lavoro, sanità, scuola, solo per citarne alcuni. Ma è chiaro che non è questo il momento di scendere nei dettagli dei progetti, piuttosto credo che debba essere chiaro a tutti che le difficoltà della pandemia possono essere trasformate in opportunità per riequilibrare quei vantaggi sociali, economici e infrastrutturali, dovuti all'insularità che anche nelle sedute scorse abbiamo evidenziato. Chiudo, Presidente, con una riflessione, dicendo che quando si parla di progetti non dobbiamo illuderci delle grandi opere o dei grandi cantieri fine a se stessi, non dobbiamo neanche avere dei motivi di divisioni territoriali e campanilismi. Quando si parla di progetti non dobbiamo neanche focalizzare se sono 200, se sono 2, 3, o 4, il punto di partenza deve essere la qualità. Partiamo quindi dai nostri punti di forza, partiamo dalle nostre debolezze croniche, sociali, infrastrutturali, economiche, che tengono in ostaggio la Sardegna negli ultimi trent'anni e non solo ora a seguito della pandemia. Mettiamo in campo quindi progetti concreti per garantire uno sviluppo omogeneo di tutta l'isola, senza disparità territoriali, ma soprattutto per ridare l'orgoglio a tutti i sardi di essere italiani di Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie. Naturalmente anche per fare in modo che il dibattito sia completo per i gruppi che intendono far intervenire un solo componente il tempo è aumentato a dieci minuti, anche perché insomma interviene in rappresentanza dell'intero gruppo.

È iscritto a parlare il consigliere Massimo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Presidente, non hanno compreso probabilmente quello che lei ha detto.

PRESIDENTE. Se volete lo ripeto, però, nel senso, per garantire a tutti i Gruppi diciamo un intervento quanto più completo possibile, nel caso in cui intervenisse un solo componente di quel Gruppo, in luogo dei sei minuti prenderebbe dieci minuti.

Ha domandato di parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Presidente, per dirle che secondo l'articolo 120 gli interventi di tutti i consiglieri sono liberi per dieci minuti, quindi la invito a rispettare il Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Ganau, l'abbiamo già definito questo, sta andando bene la discussione.

GANAU GIANFRANCO (PD). C'è scritto, altro che se c'è scritto, quindi la invito a rispettare il Regolamento e dare dieci minuti a tutti!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Massimo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Innanzitutto ripercorro alcune delle questioni che sono state poste dal Presidente della Regione. La prima è che non esistono risorse assegnate: il rischio è che le risorse non verranno assegnate neanche in futuro, perché, per quanto ci possa essere una quota attribuita a ogni singola Regione, il rischio è, a seconda della carente progettazione presentata, o perdere risorse o che i progetti verranno definiti e decisi a Roma, da altri.

L'altro elemento è quello che noi dovremmo fare uno sforzo doppio, in relazione al fatto che l'Europa assegna queste risorse per compensare quel divario di sviluppo, anche perché, proprio in relazione ad alcuni elementi che giusto in alcune trasmissioni televisive venivano comunicati ieri, l'errore fondamentale dell'Italia è che gli investimenti sulle infrastrutture strategiche non sono andati a compensare quei luoghi ancora distanti nell'ambito del nostro Paese, ma paradossalmente sono andati a implementare, integrare, aumentare le reti di connessione del Nord, già interconnesso.

L'altro aspetto è quello del fatto che, mi ricollego a quel che diceva il collega Moriconi, che condivido, abbiamo perso tempo: vediamo come poterlo recuperare, ma non nell'ambito delle dichiarazioni ma dei passi concreti. Suggerisco di non presentare ordini del giorno mirabolanti ma di darci un metodo di lavoro, che è quello che parrebbe mancare. L'altro aspetto è che non c'è niente da inventare: è, né più né meno, con uno sforzo in più, quello che si fa nell'ambito di ogni programmazione europea quando vi sono degli indirizzi chiari, tant'è vero che gli obiettivi che vengono dati dall'Europa sono né più né meno gli stessi della vecchia programmazione europea, con l'aggiunta della sanità (legata ovviamente al problema che il mondo vive) e l'inclusione sociale. Conoscenza, digitalizzazione e riconversione verde facevano parte già dalla vecchia programmazione, tanto è vero che vi sono Stati in Europa, che hanno già una programmazione perché avevano lavorato a suo tempo bene in questa direzione, vedasi i progetti presentati dalla Francia, che hanno né più né meno quest'estate aggiornato, in relazione al l'inserimento di due voci nuove, sanità e inclusione sociale, quella programmazione e progettazione che era già in corso.

Facciamo finta che si possano veramente accantonare tutti i progetti, quindi ci serve un metodo di lavoro sulla digitalizzazione, rivoluzione verde, mobilità, conoscenza (perché così vengono semplificate in un unico termine gli aspetti di scuola, istruzione, ricerca, Università, cultura e via dicendo), inclusione sociale e sanità; serve un cronoprogramma, cioè da oggi alle prossime settimane e ai prossimi mesi serve un dettaglio per quanto possibile puntuale di che cosa deve avvenire. E cioè per prima cosa ogni Assessorato deve tirar fuori i dati di contesto; in alcuni casi sappiamo che gli Assessorati hanno dati di contesto economici o su questioni che riguardano il loro Assessorati datati, che quindi vanno aggiornati immediatamente. Su questo va immediatamente riunito un tavolo insieme alla Banca d'Italia, che sistematicamente ogni anno dedica un approfondimento delle questioni della Sardegna, come fa nelle altre Regioni d'Italia, e indica da trent'anni gli stessi elementi che determinano il nostro sottosviluppo: basso tasso di istruzione diffusa, basso livello di conoscenza delle lingue, dell'informatica e della matematica, elementi di difficoltà dati dall'accorpamento di imprese per fare massa critica, aspetti legati all'arretratezza del territorio in termini di innovazione tecnologica, di reti e di connessioni. E poi alcuni progetti strategici, immediatamente dopo da condividere una volta avuta questa analisi di contesto insieme anche ad altri istituti di credito e fondazioni, in modo tale da fare un cronoprogramma che possa determinare anche quali punti aggredire, quali obiettivi raggiungere e come determinare sviluppo e occupazione in funzione degli investimenti e delle risorse che stiamo chiedendo all'Europa.

L'altro aspetto è il coinvolgimento dei privati: �� inutile pensare a progetti mirabolanti se non c'è già oggi un elemento di conoscenza di volontà di intervento con risorse private in alcuni ambiti. L'altro aspetto è la cantierabilità dei progetti: è inutile inserire progetti che vedranno la luce tra decenni, perché quello è uno dei criteri a livello europeo per il riconoscimento di erogazione di risorse ingenti, e poter accedere anche a canali successivi. E poi - termino - presentarci con progetti strategici, accattivanti anche tra Stati; farci portatori a livello nazionale di progetti strategici che guardino al Mediterraneo, alla sponda nord dell'Africa, del Maghreb e del mondo arabo, e, perché no, anche in connessione con la Corsica in relazione, ad esempio, a quella che è una sensibilità ambientale ed ecologica che sta emergendo, e cioè perché non fare un grande piano strategico di raccolta delle plastiche nel Mediterraneo, in modo tale da diventare noi un luogo di innovazione tecnologica anche con progetti sovranazionali?

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Li Gioi. Ne ha facoltà.

LI GIOI ROBERTO (M5S). Caro Presidente, le scrivo così mi distraggo un po', e siccome per tanto tempo è stato lontano più forte le scriverò. Da quando Giuseppe Conte è stato tradito c'è una grande novità, il governo vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va. Vi vedete poco sia la mattina che la sera e state senza parlarvi per intere settimane, e qualcuno che avrebbe qualcosa da dire a casa se ne rimane.

Vede Presidente, l'arrivo in Aula di un tema così essenziale per la nostra terra, qual è il Recovery Plan, con ben due mesi di ritardo e dopo una farsesca serie di rifiuti e dinieghi culminati con il clamoroso bidone che lei ha rifilato a tutto il Consiglio regionale non più tardi di due settimane fa, è anche frutto delle evidenti fibrillazioni all'interno della sua maggioranza, i cui nuovi e fluidi equilibri stanno dilatando le distanze tra chi scalcia perché si sente isolato, chi fa la voce grossa forte della matematica e chi, schiacciato proprio dalla matematica, manda segnali inequivocabili dall'Aventino. Fatto sta che abbiamo perso due mesi preziosi per poi accorgerci, dopo la astutamente sibillina risposta della sua Direzione generale - "i progetti non sono mai pervenuti in questi uffici" - e solo grazie a una imbarazzante ma provvidenziale fuga di notizie, che quello che tutti noi avevamo pensato era la verità: i 206 progetti inviati al Governo non sono altro che quelli lasciati a impolverarsi nei cassetti degli assessorati per decenni, unitamente a nuove proposte a dir poco opinabili, impacchettati in tutta fretta senza una benché minima analisi preventiva che giustificasse adeguatamente il loro inserimento in una delle sei aree d'investimento previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che traccia gli obiettivi e gli investimenti che l'Italia vuole realizzare con i fondi di Next Generation…

PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Li Gioi, davvero c'è un chiasso che arriva dalle retrovie cioè capisco il clima anche accantonato inaugurato dall'onorevole Li Gioi, però davvero diventa difficile ascoltare, prego.

LI GIOI ROBERTO (M5S). Non ha altra spiegazione la destinazione di 3 milioni per l'agnellone pesante e altrettanti per le oche da ingrasso nella sezione innovazione tecnologica o quella di 10 milioni per aragoste e ricci nel capitolo dedicato alla rivoluzione verde. Presidente, questa purtroppo è storia, e negarla costituirebbe da parte sua un'ulteriore caduta di stile. Per quanto ci riguarda siamo disposti a metterci immediatamente all'opera anche e soprattutto perché il tempo a disposizione è davvero poco, sempre purché ci sia finalmente un coinvolgimento vero e reale di tutto il Consiglio regionale nella scrittura del Recovery Plan della nostra Isola in piena trasparenza e con un profondo confronto di idee e soluzioni.

La pandemia ha paradossalmente regalato a questa legislatura l'opportunità di progettare la rinascita della Sardegna, un'opportunità impensabile due anni orsono quando ciascuno di noi ha iniziato questa esperienza di rappresentanza del popolo che ci ha eletto. Gli svariati miliardi di euro a disposizione sono un tesoro che sarebbe un delitto non sfruttare a dovere. Digitalizzazione e innovazione, competitività e cultura, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione e sociale, salute sei macrotemi che sembrano fatti apposta per porre le basi per la resurrezione di un'Isola da sempre martoriata e offesa. E allora costituiamola subito questa cabina di regia mettiamoci dentro tutte le nostre idee senza pregiudizi e preconcetti c'è in gioco veramente il futuro delle nuove generazioni, quelle che guardano alla politica con diffidenza e distacco, ferite e sfinite da infinite promesse fini a se stesse, è per loro e solo per loro che dobbiamo avere l'orgoglio di lavorare. Se dovessimo perdere questa occasione condanneremo per l'eternità i nostri discendenti a continuare ad ascoltare dalla televisione che il nuovo anno porterà una trasformazione, che tutti quanti stanno da sempre aspettando, che sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, che ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno e che anche i muti potranno parlare, mentre i sordi già lo fanno.

PRESIDENTE. Onorevole grazie, viene anche difficile, è un tema veramente che richiederebbe, capisco la citazione dotta però…

È iscritto a parlare la consigliera Maria Laura Orrù. Ne ha facoltà.

ORRÙ MARIA LAURA (Progressisti). Sì grazie Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, a prescindere, secondo me, dalle differenze che si contraddistinguono e al netto dei progetti presentati o meno dal Presidente una cosa è certa: questa discussione oggi avviene con gravissimo ritardo. Il tema, il più importante per dettare le linee di indirizzo e sviluppo della nostra Regione per i prossimi decenni, è stato affrontato, da voi che governate, con superficialità, mediocrità e senza alcun coinvolgimento non solo del Consiglio regionale ma delle comunità locali e di tutti i cosiddetti portatori di interessi che rappresentano ovviamente la collettività sarda. Ad ogni modo tralasciando le polemiche che non portano a nulla di costruttivo penso che oggi serva pianificare un eventuale lavoro da fare, e l'ha espresso molto bene l'onorevole Zedda, e anche perché noi è da giugno che vi chiediamo di aprire questo tavolo e iniziare a lavorare, ma voi avete fatto spallucce e continuate a fare spallucce, come se lo sviluppo della Sardegna possa essere relegato a poche ore di discussione in quest'Aula o a continui proclami con frasi e parole vuote di contenuti, che spesso leggo sulla stampa locale. A parte che penso che la scusa della riscrittura del Piano nazionale di ripresa e resilienza da parte del Governo Draghi è una non scusa, anche perché le macro sfide del Piano nazionale erano declinate nelle sei missioni più operative che sono praticamente la proiezione del Next Generation EU che è chiaro da moltissimo tempo, basta leggere le sei missioni che avete riportato in tanti, e quindi non starò qua a ripetere, per comprendere che per la Regione Sardegna si apriva una grande opportunità. Serve un ragionamento parallelo fra i fondi del Recovery Plan e quelli della nuova programmazione europea 2021 - 2027 per declinare ovviamente un'idea di Sardegna capace di risolvere una volta per tutti gli annosi problemi dell'Isola e trasformarla appunto in una delle Regioni più virtuose d'Italia. Ma per farlo abbiamo bisogno di obiettivi chiari, bisogna puntare sulla riconversione ecologica legata alla transizione digitale, che è anche una nuova politica industriale, e questo lo voglio sottolineare, e invito l'Assessore a prenderlo in considerazione, per questo a mio avviso serve una strategia pubblica sull'efficienza energetica capace di essere un investimento che produce nuove forme di lavoro e riduce realmente le bollette. In merito a questo tra l'altro, apro una parentesi, vi abbiamo presentato una proposta di legge che non si sa per quale motivo si sia arenata in quinta Commissione, è quella sulla promozione delle comunità e delle cooperative energetiche. Ancora a mio avviso serve ragionare su un grande piano per bonificare l'intero territorio regionale o su progetti innovativi per eliminare le plastiche dai mari o progetti di riforestazione per assorbire il CO2 e mettere in sicurezza il nostro suolo e le nostre comunità, l'ha detto bene l'onorevole Zedda prima di me. Io tra l'altro vorrei invitarvi a iniziare fin da subito da delle cose semplici, intanto rivedendo le leggi che avete presentato dalla legge 1 del 2021, il cosiddetto Piano casa, alla legge sulla posidonia dello scorso anno, e vi chiedo di riportare indietro la proposta di legge numero 38 che avete portato in Commissione la scorsa settimana perché quello che avete fatto fino ad oggi è da Medioevo ambientale, altro che transizione ecologica. Non è pensabile utilizzare la parola ambiente solo perché va di moda, ma poi di fatto consentite alle ruspe di stare in azione su molte spiagge della nostra isola, per rimuovere appunto la posidonia, incentivate il consumo di suolo regalando volumetrie senza criterio e senza logica o presentate testi di legge per buttare in mare materiali di cava e con la scusa di evitare la pesca a strascico mettete di fatto a rischio l'equilibrio dell'ecosistema marino. E ancora bisogna occuparsi delle zone rurali e delle aree interne per aggredire il fenomeno dello spopolamento, ma soprattutto dare risposte per quei territori più sofferenti dalla nostra Regione come il Sulcis Iglesiente dove i tassi di disoccupazione sono elevatissimi e quelli giovanili a dir poco allarmanti. Per questo territorio l'Europa, per favorire la transizione ecologica, e favorire i processi di de carbonizzazione, ha previsto il Just translation fund circa 1 miliardo di euro e le aree identificate in Italia sono Taranto e il Sulcis-Iglesiente. Presidente Solinas, cosa pensa di fare in merito? Avete un'idea? Su questo aspetto sono previsti interventi che riguardano diversificazione economica e sostenibile, innovazione e ricerca, energia pulita, mobilità locale sostenibile ed economia circolare, digitalizzazione, tutela del territorio. A Taranto si sono già attivati attraverso un tavolo di confronto con gli amministratori locali ed hanno anche iniziato una parte progettuale e lo fanno da cinque mesi, perché qui in Sardegna il piano di investimenti territoriale non è stato messo in piedi e i Sindaci del territorio non sono stati convocati per la fase progettuale? Queste sono le domande e mi avvio anche a concludere, perché purtroppo il tempo è poco, ma potrei continuare a parlare per ore sul tema della mobilità, dell'energia, della digitalizzazione del supporto alla ricerca e all'innovazione…

PRESIDENTE. Grazie onorevole, ah no scusi pensavo che avesse concluso, mi perdoni, leggevo il prossimo. La faccio concludere, prego.

ORRÙ MARIA LAURA (Progressisti). Guardi Presidente, se non interessa a voi a me dispiace profondamente perché abbiamo un vagone che sta passando e lo state facendo andare via. A me dispiace soltanto per chi ci guarda e per le nuove generazioni, sicuramente questo non è l'esempio che dobbiamo dare. Grazie.

PRESIDENTE. Io non so a cosa lei si riferisca, comunque ne prendo atto.

È iscritto a parlare il consigliere Gian Franco Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIANFRANCO (Progressisti). Grazie, Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, membri della Giunta e colleghi consiglieri. Le crisi possono essere la premessa per il crollo e per la rinascita della nostra isola, la pandemia ancora in corso ha segnato profondamente le nostre vite e avrà inevitabili effetti per gli anni a venire. Il modo in cui si uscirà da questo terribile periodo segnerà per sempre il corso della storia di ciascun popolo, ed è proprio la storia ad insegnarci l'importanza e il peso delle scelte compiute in fase di programmazione del dopo crisi, e così avverrà anche per il dopo Covid-19. Si è detto da più parti come il Recovery Fund promosso dall'Unione europea costituisce e costituirà il Piano Marshall del ventunesimo secolo, un'occasione che l'Italia e quindi la nostra Regione dovrà cogliere al volo attingendo il meglio da ogni opportunità offerta con lo stesso impegno e capacità che si dimostrò nel secondo dopoguerra. Per quanto riguarda la Sardegna coerentemente con le strategie presenti nel Recovery Fund nazionale, dovremmo essere capaci di proporre il nostro modello di investimenti in maniera attenta e intelligente, in modo non solo da poter arginare le perdite subite in questa fase, ma anche e soprattutto saper garantire un futuro prospero alla nostra Regione. Per raggiungere tale obiettivo non si può prescindere da un'analisi combinata di quelli che sono i nostri enormi punti di forza con le inevitabili vulnerabilità che ogni territorio porta in dote. La Sardegna occupa una superficie molto vasta, terza Regione in Italia per estensione, 24.100 chilometri quadrati su cui risiedono poco più di 1.600.000 abitanti, con una densità abitativa pari a 67 abitanti per chilometro quadrato, terzultima in ambito nazionale. La media di abitanti per comune, 377 Comuni in totale, si aggira intorno alle 4200 unità, anche in questo caso nella parte medio-bassa della classifica italiana. Unitamente alla distanza fisica del resto della penisola italiana, questi fattori costituiscono un dato di fatto su cui occorre seriamente riflettere quando si parla di rilancio economico e sociale. Numeri alla mano, il primo elemento che balza agli occhi è l'assoluta necessità di abbattere le distanze tanto in termini di scambio di informazioni materiali, digitali, quanto quello di trasporto materiale di persone o di cose. Obiettivo primario dovrà quindi essere quello di abbattere queste barriere facilitando gli spostamenti. Da sempre il dibattito pubblico isolano è improntato sulla continuità aerea e marittima verso il resto della nazione, in realtà oltre a questo problema, che resta indubbiamente un'enorme questione di assoluta priorit�� in termini di investimenti poco si parla, e si è parlato in passato dell'enorme discontinuità delle zone interne. In quest'ottica diventa prioritario ripensare alla rete ferroviaria che unisce i tre poli, Cagliari-Sassari-Olbia per renderla effettivamente veloce, moderna e sostenibile. Ad oggi, paradossalmente, con i mezzi di trasporto da moltissime parti della Sardegna è più facile recarsi a Roma e a Milano piuttosto che in altre città sarde, una realtà ormai non più tollerabile. Ecco che non può esserci quell'effetto di moltiplicazione della ricchezza interna se buona parte del valore tende a uscire fuori dai confini anticipatamente. Pertanto, se si vuole davvero puntare a un sistema di sviluppo regionale coeso e omogeneo, occorre partire dal miglioramento del sistema dei trasporti ferroviari in modo da interconnettere in maniera facile e veloce tutta l'isola. Come detto ed evidenziato con i precedenti dati, la Sardegna è una Regione prettamente rurale. Ad oggi gli investimenti su queste aree sono stati quasi unicamente di carattere che potremmo definire conservativo, abbiamo visto molti progetti orientati al mantenimento e alla salvaguardia dell'identità paesana del patrimonio storico, culturale, ambientale, dei saperi e delle conoscenze locali, ma oltre a questo, che preciso essere un modo comunque di porre attenzione verso il mondo rurale, quello che ora serve per dare effettiva linfa vitale alle centinaia di paesi delle aree interne è affiancare a questi investimenti dei servizi di base, spesso di natura semplice, che ne consentono un'effettiva vivibilità quotidiana del luogo. Bisogna dare alle aree rurali tra le altre cose il miglior accesso possibile alla rete tecnologica, non ci possono essere disparità in quest'ambito, e non solo per le utenze domestiche o professionali, pensiamo all'agricoltura di precisione che richiede la copertura tecnologica anche dalle campagne. Occorre dare alle aree rurali delle chiavi di sviluppo tramite le quali le stesse comunità si sentano protagoniste del cambiamento. In generale sta diventando sempre più attuale l'idea di una riconversione in chiave ecologica e sostenibile del modello di vita umano come vera e propria necessità per affrontare gli effetti catastrofici…

PRESIDENTE. Concluda.

SATTA GIANFRANCO (Progressisti). Chi più della Sardegna può essere più virtuoso in questo campo? Si proceda ad elaborare un piano di produzione dell'energia da fonti rinnovabili con un sistema di incentivi per il nostro comparto primario, per le nostre imprese agricole, impianti di piccole dimensioni che vanno oltre le esigenze di consumo aziendale. Questo consentirà l'integrazione al reddito reale delle nostre imprese agricole e raggiungere entro il 2030 con la sola fonte fotovoltaica che secondo Lega Ambiente deve arrivare a soppiantare almeno il 60 per cento dell'attuale generazione da fonti termiche e fossili. Lo diceva l'onorevole Orrù, e concludo, noi abbiamo proposto l'istituzione delle comunità energetiche, e va esattamente, e in coerenza, in questa direzione stimolando singoli enti e imprese a condividere e scambiare l'energia autoprodotta da fonti rinnovabili. Mi appresto a chiudere per evidenti ragioni di spazio, augurandomi che diversamente da come è avvenuto fino ad ora si vada verso una regia condivisa e plurale sulla programmazione di questi fondi, perché disegnare il futuro non può essere una prerogativa di parte, ma deve essere una sfida comune e concertata. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diego Loi. Ne ha facoltà.

LOI DIEGO (Progressisti). Grazie Presidente, buonasera presidente Solinas, Giunta, onorevoli colleghe e colleghi. Il tema di oggi che abbiamo auspicato poter discutere e ragionare da diverso tempo, è stato detto dai colleghi, arriva dopo un insieme di settimane, per non dire mesi, alla discussione dell'Aula, ma a me piace andare oltre e quindi ragionare sulle parole che ha detto il presidente Solinas quando sostanzialmente rispetto al percorso fatto racconta di una prospettiva operativa che è quella sulla quale mi voglio concentrare io. L'elencazione degli ambiti principali di intervento, quelli che sono stati richiamati, racconta per tutti noi che abbiamo avuto modo in questo periodo di poter approfondire i documenti di programmazione che effettivamente la scelta è di tale rilevanza e di tale strategicità da essere in grado di poter segnare quello che da più parti è stato anche richiamato in maniera evocativa come un nuovo piano di rinascita, una grande possibilità di trasformazione, una grande occasione per la Sardegna e per i territori. Io è proprio su questo che mi voglio concentrare, voglio concentrare la mia riflessione, e lo voglio fare nel rappresentare tutto l'interesse, tutta la disponibilità a ragionare nei termini che sono stati raccontati prendendo a prestito le parole che ha utilizzato il presidente Solinas, che è quello della rivoluzione, perché io credo veramente, per chi si è occupato per tanti anni, per chi vive i territori, per chi ha dei ruoli attivi nell'ambito delle istituzioni, nell'ambito poi come questo Consesso del legislatore regionale in termini, dicevo, di sviluppo locale, sa bene che talvolta la scelta strategica di individuare alcuni asset, che vuol dire alcune azioni, molto forti, per quanto limitate, nel numero, intendo, possa essere forse quella direzione che è in grado veramente di attuare la trasformazione che con il Next Generation EU, o Recovery Plan, può essere la direzione che la Regione, che questa Regione potrebbe voler dare, perché negli anni, anche recentemente, probabilmente, quando si è parlato di sviluppo locale talvolta le scelte delle istituzioni sono andate in una direzione di dover contemperare le velleità, le richieste di tanti a vantaggio invece di programmi di sviluppo molto più coraggiosi ma in grado realmente di rappresentare la svolta dal punto di vista degli investimenti, fossero essi materiali o immateriali. Ed è questo che io vorrei chiederle; intanto, cogliendo questa disponibilità ad accantonare i progetti per definire nuovi progetti strategici, qual è la modalità, se è la cabina di regia, io credo che l'invocare una forte convergenza politica sul tema dello sviluppo della Regione Sardegna possa prevedere anche la dignità di rappresentare le forze politiche anche della minoranza all'interno dei ragionamenti, perché credo che qualche suggerimento potremmo darlo anche noi, e anche interessante. L'altro ragionamento è quello della modalità applicata allo studio dei contenuti, ovvero io credo che la grande rivoluzione, l'ipotesi di un ragionamento che richiama in maniera molto aulica i tempi del Piano di rinascita, non possa che essere fatta attraverso il forte coinvolgimento dei territori, che vogliono dire i sindaci, anche eventualmente riuniti nelle aggregazioni territoriali delle Unioni di Comuni, Comunità montane, che in questi anni hanno nuovamente ripreso, attraverso la programmazione territoriale, dei punti di ragionamento comune; credo che anche quell'ambito possa essere molto interessante, perché è il modo attraverso i quali i paesi, le comunità, le 377 e comunità della Sardegna possono sentirsi parte attiva di questo ragionamento. E l'altro elemento collegato a questo, io credo che la grande rivoluzione, quella di cui abbiamo parlato in tutti questi anni e che oggi diventa un vessillo del quale i territori vorrebbero essere parte attiva e anche la vostra maggioranza, ma credo tutte le forze politiche di questo Consiglio regionale richiamano, è quello collegato al punto quinto, se non ricordo male, nell'ordine che è stato rappresentato, che parla di equità di genere di territori; io credo che possa essere molto interessante quando in maniera, come dire, anche ridondante, parliamo di spopolamento senza collegarlo a delle linee d'azione precise, ipotizzare signor Presidente, una grande azione in grado di combattere lo spopolamento, di ridurre realmente le differenze tra centro e periferia, di fare delle nostre comunità, in particolar modo delle comunità reali, è veramente il nuovo luogo nel quale vivere in maniera dignitosa con la equità della dignità di cittadinanza tra appunto le grandi comunità e le piccole comunità, che vuol dire anche ragionare in termini di sanità, della salute, insomma, che è l'altro punto indicato tra le priorità del Recovery. E allora questo è un invito e un appello che io rivolgo, credo a nome anche di tanti sindaci e di tante amministrazioni, di tante piccole comunità della nostra Sardegna, quello di immaginare un grande progetto strategico che riduca le distanze e sia in grado veramente di omogeneizzare il territorio e di rappresentare quella svolta della quale parliamo tutti e che veramente può rappresentare quella rivoluzione che è stata richiamata.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Manca. Ne ha facoltà.

MANCA IGNAZIO (LEGA). Grazie, Presidente, signor Governatore, Giunta, colleghi. Il Recovery Plan, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2021, qualunque sia la cifra finale rappresenta per l'Isola l'occasione per una storica ripresa, una sorta di Piano Marshall, soprattutto se si tiene conto della situazione economica in cui l'Isola stagna ormai da tempo. È inutile nasconderci dietro la bella immagine del mare smeraldino o di quello ogliastrino, i dati sono impietosi. Secondo il ventisettesimo rapporto economico del CRENoS, dati aggiornati al 2018, siamo una delle Regioni più povere d'Europa, con un PIL pari al 70 per cento della media europea, mentre quella nazionale pari al 97 per cento. D'altra parte negli ultimi decenni abbiamo inanellato una serie di non invidiabili record negativi, tra i quali: tasso di disoccupazione giovanile, reddito pro-capite, denatalità; in sessant'anni la Sardegna è passata da Regione più feconda d'Italia a Regione meno prolifica d'Europa. Ahimè, siamo maglia nera anche per l'abbandono scolastico; 23 per cento contro una media nazionale del 14,5. Quanto alla valenza in termini economici, basti pensare che cultura ed indotto da soli costituiscono il 17 per cento del PIL nazionale, oltre a rappresentare un valido baluardo contro il disagio sociale alimentato, per l'appunto, della dispersione scolastica. In simile contesto occorre strategia, competenza e collaborazione, per mettere in atto i progetti annunciati dal presidente Solinas. Occorre avviare quanto prima un confronto leale con il mondo produttivo, le parti sociali, l'università, per definire insieme un grande piano di rilancio della Sardegna. Sono noti a tutti i temi suggeriti dalla Commissione, così come le sei missioni che ispirano il Recovery Plan italiano. Ciò che dovrà evitarsi restano gli errori del passato, i piani di rinascita che nella seconda metà del secolo scorso hanno riversato sull'Isola fiumi di danaro senza lasciare traccia alcuna. Nel 1962 vennero destinati ben 400 miliardi di vecchie lire per procedere all'industrializzazione dell'Isola; nacquero così i due poli industriali di Porto Torres e Sarroch. Nel 74 il piano venne rifinanziato addirittura con 600 miliardi da spendere in dieci anni; il sogno, alimentato da tutte le forze politiche e sindacali, non tardò a spegnersi e a generare disillusione. Senza attente strategie, senza idee valide i soldi, ancora una volta, scivoleranno via, per questo motivo ritengo di estrema valenza la disponibilità manifestata dal Presidente ad accantonare tutti i progetti presentati per portare avanti 3-4 grandi temi. Per facilitare questo percorso è necessario che le forze politiche, in uno sforzo comune sull'esempio del modello nazionale, antepongano l'interesse dei cittadini sardi alle diversità ideologiche, quelle per cui ci troviamo da sempre in una perenne campagna elettorale; siamo in guerra da oltre un anno, non abbiamo contezza della durata, dobbiamo superare uniti in questo momento e prepararci alla ripresa economica della nostra Regione. È sotto gli occhi di tutti che nel 2020 l'orologio si è fermato in tutti i settori, dalla continuità alle infrastrutture, siamo l'unica Regione d'Italia a non avere un'autostrada, tanto meno il doppio binario che colleghi i due capi dell'Isola; per percorrere Sassari-Cagliari, appena 175 chilometri, occorrono circa tre ore e un quarto. L'attesa per il doppio binario non è più procrastinabile. Ancora; oltre al potenziamento della dorsale ferroviaria, meritorio sarebbe altresì il collegamento tra porti ed aeroporti, specie per il nord dell'Isola. Altro tema da cavalcare con il Governo centrale sarebbe quello delle agognate bonifiche, per le quali attendono da tempo le migliaia di ettari sottoposti a SIN sparsi per tutta l'Isola da nord a sud. Siamo la prima Regione d'Italia per estensione di territorio inquinato. Per concludere sottolineo, ancora una volta, il valore della cultura, anche attraverso la promozione di luoghi incontaminati non ancora garantiti dai grandi attrattori turistici. Termino, Presidente, con un appello a tutte le forze politiche presenti in Aula; il lavoro non manca di certo, rimbocchiamoci le maniche e prepariamoci ad affrontare insieme un momento storico, che potrebbe segnare una svolta per i cittadini sardi. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Desirè Manca. Ne ha facoltà.

MANCA DESIRÈ (M5S). Prima di tutto volevo tranquillizzarla, Presidente, perché cercherò di dare a questo mio intervento, parlo al presidente Pais, una connotazione sicuramente di alto profilo, come da lei richiesto numerose volte nella Conferenza dei Capigruppo, unità di intenti, dobbiamo rimanere uniti. Bene, è proprio su questo presupposto che mi accingo a fare il mio intervento, un intervento di una azione, di una richiesta d'azione così importante per tutta la regione sarda, un periodo di pandemia che dura da un anno, che ci ha visto vivere una realtà che nessuno di noi si aspettava. Il Presidente del Consiglio nazionale che finalmente riesce ad ottenere il Recovery fund 209 miliardi di euro dove anche la Sardegna può di miliardi per il piano di rinascita dell'economia sarda. Bene, e allora presidente Solinas, vede, io e lei siamo fortemente distanti politicamente, però questo poteva essere un piano di confronto, questo poteva essere un piano di avvicinamento, questo poteva essere un piano in cui confrontarsi e lavorare insieme nell'esclusivo interesse solo ed esclusivamente dei sardi. Un momento che lei non ha sfruttato, non solo non ha sfruttato, ma ha pensato bene a isolarsi, un isolamento che dura da due anni.

E allora, era il 12 dicembre che lei comunicò a tutte le testate giornalistiche, le maggiori testate giornalistiche regionali, con questi comunicati appunto stampa di progetti così importanti, 106 progetti per la Sardegna, anzi 206 progetti per la Sardegna che lei ha inviato al Governo per un importo di 7 miliardi di euro, quindi una vera rivoluzione, lei ha dichiarato in quelle testate giornalistiche che si trattava di un atto rivoluzionario, di un vero e proprio piano di rinascita per tutta la Sardegna dal 1962. Bene Presidente, e allora io chiedo, questa è una richiesta che ho formulato in due mesi, che ho reiterato in due mesi, nel nome della trasparenza, nel nome della condivisione, nel nome della conoscenza, perché è anche giusto che i sardi sappiano esattamente quali sono le azioni e quali sono i progetti che lei ha in mente per rivoluzionare, uso il termine che ha utilizzato lei poco fa, le sorti della Sardegna.

E allora Presidente, nel momento in cui le chiediamo di rendere trasparenti gli atti e di rendere pubblici gli atti che lei dice di aver presentato al Governo, lei rifiuta questa richiesta. È come dire: io presento 206 progetti però li tengo nel cassetto e tu consigliere regionale che sei stato eletto dal popolo sardo non devi sapere assolutamente niente, però ne parlo con i giornalisti, i giornalisti che riportano quelli che sono i progetti che lei dice di avere presentato. E allora, visto che lei non ci permette di consultare e di avere…

PRESIDENTE. Solamente per un'informazione di servizio. I progetti sono a disposizione del Consiglio, verranno distribuiti a tutte le forze naturalmente.

MANCA DESIRÈ (M5S). Chiedo scusa Presidente, visto che lei interviene in merito, io le ricordo che ho chiesto…

PRESIDENTE. Magari utilizziamo anche un verbo imperfetto…

MANCA DESIRÈ (M5S). Presidente, decido io qual è il verbo da utilizzare, poi se mi vuole anche indicare che cosa dire, venga dalla mia parte e lo dice lei.

Allora, le ricordo, visto che è intervenuto in merito, che io ho presentato regolare richiesta di accesso agli atti secondo l'articolo 105 del Regolamento del Consiglio regionale quasi due mesi fa. Le ricordo che la richiesta non è stata accettata, non solo ho chiesto l'elenco dei progetti presentati ma anche la copia dei progetti, adesso che siamo in un Consiglio regionale, secondo lei Presidente, visto che fa questa precisazione e visto che l'ordine del giorno di questo Consiglio regionale era la discussione sui progetti sul Recovery fund secondo lei visto che non abbiamo visto l'elenco, visto che non ne conosciamo i contenuti, visto che si sta parlando di aria fritta per il momento, ma perché ce l'ha lei l'elenco, non lo abbiamo noi, il Presidente della Regione li ha consegnati adesso, quindi siccome li ha lei noi non ne siamo a conoscenza.

Mi corregga se sbaglio Presidente, non credo di sbagliare, perché lei è intervenuto in merito. Per cui dicevo Presidente, noi abbiamo chiesto diversissime volte di conoscere questi progetti e in questi mesi c'è stato assolutamente negato e allora presidente Solinas, le faccio questa domanda: "Perché negare ai sardi di conoscere qual è la sua visione strategica per la rivoluzione della Sardegna?" Perché non dare ai sardi di essere coinvolti, perché coinvolgere i consiglieri regionali, caro Presidente, non fa un favore al singolo, ma è un diritto ed è anche un suo dovere quello di cercare di coinvolgere tutti i territori, tutte le forze politiche che rappresentano i sardi, coloro i quali gli hanno permesso di sedersi in quella poltrona.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (UDC-Cambiamo). Io intervengo per l'intero gruppo UDC-Cambiamo. Fa piacere sentire soprattutto la minoranza partecipare a un dibattito con interventi propositivi in riferimento a un tema che il presidente della Regione Sardegna ha illustrato. E credo che oggi su una cosa siamo tutti d'accordo, che l'utilizzo del Recovery Plan si giochi una partita decisiva, si giochi una partita per il rilancio e lo sviluppo dell'intera isola e oggi proprio per questo abbiamo la possibilità di disegnare la Sardegna del futuro e per questo noi diciamo di non sprecare questa occasione, è un'occasione storica, è un'occasione irripetibile e ai miliardi che arriveranno con questo piano aggiungiamo anche i fondi della programmazione 2021 e 2027, una cifra enorme, una cifra che è superiore ai due piani di rinascita degli anni passati e proprio per questo noi ci batteremo affinché la Regione abbia parte attiva in questo processo decisionale, è questo che stiamo richiamando e che il Presidente della Regione ci ha invitato a richiamare. E allora solo noi sardi possiamo scegliere in quale direttrice dovranno andare i progetti da finanziare in questo piano e per questo è importante ascoltare la voce dei singoli territori, e per questo è importante ascoltare la voce degli amministratori, dei sindaci, e io faccio un esempio per tutti. I sindaci della rete del Nord Sardegna qualche giorno fa hanno proposto un documento importante che il Presidente della Regione ha già acquisito, l'intervento e la proposizione, la proposta, era il riferimento alla riduzione del gap infrastrutturale che penalizza in pratica tutta l'isola, penalizza comunque soprattutto le zone interne, le zone più povere di quest'isola, di questa Sardegna. E in particolare mi riferisco alla riduzione del gap sulla mobilità, sul trasporto pubblico locale. Noi diciamo addirittura di accelerare il processo di trasformazione energetico e l'attuazione della chimica verde nel nord-ovest della Sardegna, a partire da Porto Torres. Diciamo migliorare i collegamenti tra i porti e gli aeroporti, alle zone costiere, le aree urbane e le zone interne devono avere la priorità assoluta, questo in un'ottica sicuramente turistica, ma soprattutto �� un modo per contrastare quel fenomeno che a tutti noi purtroppo fa piacere limitarlo, quello dello spopolamento delle zone interne. E allora con questo piano abbiamo veramente una storica opportunità, abbiamo quella storica opportunità come dicevamo di ridisegnare, di creare proprio un nuovo modello di sviluppo in quest'isola. E' per questo che servono dei progetti ed interventi che partano soprattutto dalle nostre peculiarità, dai nostri punti di forza. Quali sono i nostri punti di forza? Sono il nostro patrimonio, sono le nostre bellezze naturali, sono i prodotti della nostra terra, la nostra cultura, la nostra identità, il nostro stesso modo di essere. E allora su questo dobbiamo costruire una nuova economia circolare, come diceva la collega Orrù, creando veramente quei percorsi virtuosi che uniscono i diversi settori produttivi con le reti d'impresa di tutta la nostra Regione. E pensiamo ad esempio al nostro sistema agroalimentare, che è la nostra vocazione naturale. Oggi in Sardegna si consumano beni per il nostro fabbisogno alimentare pari a circa 5 miliardi di euro all'anno, lo sapete tutti che solo un miliardo e mezzo di queste cifre sono prodotti in questa terra. E allora considerando che questo settore è la nostra vocazione naturale non riusciamo neanche a soddisfare i bisogni di noi sardi, e per questo serve un totale cambio di marcia a tutti i livelli, sia a livello imprenditoriale, sia di scelte politiche. E per questo dobbiamo investire, come voi avete ribadito, sull'innovazione, sulla modernizzazione del nostro sistema produttivo, utilizzando questi fondi, utilizzando i fondi europei. I nostri prodotti devono diventare veramente il punto di forza sia per i sardi, sia per l'offerta turistica. E quella offerta turistica che noi tante volte richiamiamo non deve essere limitata solo ed esclusivamente al modello sole e mare, e perciò è indispensabile lavorare per sviluppare quelle leve motivazionali, per sviluppare quelle leve di attrazione affinché i turisti possano venire in quest'isola. E per questo i fondi del Recovery dovevano essere utilizzati per valorizzare le nostre zone interne, la nostra cultura, le nostre eccellenze enogastronomiche, la nostra identità, soprattutto investendo sui centri storici, quel patrimonio importante che noi tante volte lo richiamiamo e diciamo che quei centri storici, quel patrimonio, deve essere riconvertito, deve essere riconvertito a realizzare l'ospitalità diffusa, a realizzare l'accoglienza in questo benedetta isola. Questo significa far arrivare i turisti anche nei mesi di spalla, questo significa scambiare culturalmente, e questo significa far pulsare veramente il cuore di questa Regione. E un capitolo a parte merita la sanità, come più volte è stato annunciato dal nostro Presidente, destinare una parte importante delle risorse per la realizzazione di nuovi ospedali significa e consente alla sanità miglior funzionalità di tutta l'organizzazione, consente migliori servizi, consente l'abbattimento dei costi in sanità. Con queste premesse abbiamo tratteggiato le priorità che devono essere messe al centro dei progetti da finanziare con i fondi europei: l'innovazione tecnologica per le nostre aziende, il miglioramento dei nostri collegamenti interni, gli investimenti in sanità, la digitalizzazione per la pubblica amministrazione e, infine, tutti l'avete richiamato, l'ambiente. La Sardegna ha tutte le caratteristiche, anche se la collega Orrù dice che noi non abbiamo la sensibilità all'ambiente, noi siamo molto sensibili alla Sardegna, all'ambiente soprattutto, è per questo diciamo che l'utilizzo delle fonti rinnovabili tra cui, ne parliamo tutti, l'idrogeno verde è e dovrebbe essere il futuro, anche se in quest'isola noi parliamo di idrogeno e non abbiamo ancora il metano, noi parliamo di idrogeno e non abbiamo ancora quella fonte dove la penisola matrigna non ci ha ancora servito di questo. E allora i fondi del Recovery devono essere utilizzati per portarci la pari dignità con le altre regioni italiane, questo dobbiamo fare tutti insieme, su questo non ci dobbiamo dividere. E allora ci sono tutte le condizioni per aprire una nuova pagina, per aprire per la nostra isola e portare al raggiungimento di tre cose importanti: la sovranità alimentare, la sovranità finanziaria e la sovranità energetica. Tutto questo potrà garantire a noi e ai nostri figli condizioni di vita migliori.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Emanuele Cera. Ne ha facoltà.

CERA EMANUELE (FI). Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito odierno riporta alla mente un'intervista a "Il Tempo", rilasciata dall'allora vicepresidente del Consiglio e ministro del bilancio, Luigi Einaudi. Sorgerà forse, domandò il giornalista, qualche controversia intorno a tali usi? Qualche controversia, rispose Einaudi, potrà nascere ed è perfettamente naturale che nasca. In un Paese libero dove i problemi di interesse pubblico sono e debbono essere oggetto di discussione è naturale che si possano avere opinioni diverse su un argomento. E' probabile che l'amministrazione delle Ferrovie dello Stato, che il Ministero dei lavori pubblici, che il Ministero dell'agricoltura cerchino di volgere a proprio beneficio, e cioè a beneficio delle ferrovie, delle strade e dei porti e delle bonifiche la massima parte dei fondi, ed è altrettanto naturale che l'industria affermi che una cospicua parte dei fondi debba invece essere rivolta al rinnovamento degli impianti industriali, e specialmente di quelli distrutti dalla guerra o superati. Il problema potrà essere risolto, come tutti questi problemi debbono risolversi, con la formazione di una graduatoria fra i diversi fini, mettendo in prima linea quelli che sono considerati più importanti e più urgenti.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANFRANCO SATTA

(segue CERA EMANUELE). Il Recovery Plan è il Piano Marshall della nostra epoca e questo è il nostro dopoguerra. Non sono state le bombe a devastare il nostro Paese ma una dura pandemia che ha soffocato sul nascere la ripresa nel pieno della famigerata crisi economica. La nostra generazione è chiamata a impiegare lo stesso coraggio dei nostri padri e dei nostri nonni, quando ricostruirono l'Italia e la Sardegna. Noi siamo chiamati, per dirla con le parole di Einaudi, a formare una graduatoria, mettendo in fila le azioni più urgenti e più importanti, e mi permetto modestamente di aggiungere anche quelle realizzabili in concreto nel tempo che ci viene concesso. Il Presidente della Regione ha indicato una serie di oltre 200 azioni sulle quali si intende puntare, tra esse meritano una considerazione particolare quelle relative ai trasporti, come ad esempio gli interventi infrastrutturali in corrispondenza dei 38 nodi di interscambio con la rete ferroviaria a scartamento ridotto, le risorse per la metro di Cagliari, i collegamenti per la città di Olbia, dobbiamo considerare questi interventi certamente fondamentali, ma chiediamo fin d'ora si pensi e si integri, per esempio altri 225 milioni di euro servirebbero per completare la doppia rotatoria tra Cagliari e Oristano. Attualmente il doppio binario, come ben sappiamo, arriva solo a San Gavino. Particolarmente rilevanti anche la previsione di misure strutturali per contrastare il dissesto idrogeologico e le altre per il contrasto allo spopolamento dei piccoli comuni, per la promozione del diritto allo studio, il contrasto all'abbandono scolastico, insieme ai 50 milioni di euro per la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Potremmo dilungarci nella ricognizione dei progetti, ma quel che ci sta a cuore, soprattutto in questa sede, è individuare la visione della Sardegna che devono ispirarli, guidarli fino al compimento. Sarebbe sbagliato se si applicasse una logica da collegio elettorale, perché il successo dipende dalla capacità di unire la nostra Isola al di là dei campanili, degli egoismi di categoria, di generazione e di fazione politica. Noi di Forza Italia vogliamo una Sardegna che insegua la ripresa economica semplificando la burocrazia regionale, rivitalizzando il mercato del lavoro, con particolare attenzione all'occupazione femminile e giovanile, e riformando anche nell'Isola il sistema della formazione professionale. Vogliamo una Sardegna che sia protagonista del Patto verde europeo, a questo proposito ricordo che circa due settimane fa il Comitato europeo delle regioni ha presentato una tabella di marcia del Patto per il 2021, i rappresentanti locali hanno condiviso le principali azioni necessarie per accelerare la transizione neutra in termini di emissioni di carbonio, mettendo nel contempo le città e le regioni al centro della ripresa della crisi del Covid 19. Vogliamo una Sardegna che sia un modello di sostenibilità digitale nella ricerca dell'applicazione degli strumenti innovativi, a partire dalla pubblica amministrazione. Vogliamo una Sardegna che punta sull'innovazione, sulla digitalizzazione e il rafforzamento delle filiere agricole; è di vitale importanza accentuare gli investimenti destinati ai contratti di filiera, insieme a quelli per l'adattamento al cambiamento climatico e la prevenzione dei danni da calamità. Sono queste alcune delle basi di quello che non deve essere solo il piano di una maggioranza e del suo Presidente, ma di un'Isola, di un popolo che vuole uscire forte da questa pandemia. Vogliamo che la prossima generazione di sardi non debba più pensare che il futuro sia solo fuori dall'Isola, che la politica non sia più costretta a scegliere tra posti di lavoro e pesanti contropartite in termini di salute, sicurezza, fruibilità del territorio. Questa è la nostra missione, dobbiamo avere il coraggio del dialogo, il coraggio dell'unità e soprattutto il coraggio di prendere le giuste decisioni. Auguri a noi, alla Sardegna e ai sardi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonio Piu. Ne ha facoltà.

PIU ANTONIO (Progressisti). Io parto da quelle che sono le nostre prerogative dell'Aula, e chiedo al Presidente del Consiglio Pais quali siano le sue intenzioni in merito ai lavori per discutere dei progetti che il presidente Solinas ha portato oggi in Aula, perché la verità, da un punto di vista tecnico e di discussione all'interno del Consiglio regionale, è quella che le Commissioni consiliari da novembre sino ad oggi hanno prodotto zero: zero programmazione, zero discussione su quelli che sono gli asset importanti della nostra Regione, sulla governante, zero su zero, e quindi la mia paura è che il Piano nazionale di ripresa e residenza debba essere fatto dai consiglieri regionali all'interno di quest'Aula per resistere al nulla che fino adesso le Commissioni hanno prodotto. Quindi il mio messaggio non è rivolto al presidente Solinas ma è rivolto a chi in quest'Aula e all'interno di questa deve organizzare i lavori per fare in modo che i progetti vengano messi non solo a conoscenza ma che ci sia una programmazione vera e reale dei consiglieri regionali, che sino ad oggi hanno contatto zero in merito a quelli che sono gli indirizzi che la Giunta teoricamente doveva ricevere. Non abbiamo parlato di continuità territoriale marittima, di continuità territoriale aerea, quindi figuriamoci che ad oggi gli articoli di giornale che parlano ormai di bandi scaduti e in Consiglio regionale non se ne vede nemmeno l'ombra, e questo è giusto che si sappia, è giusto che si sappia che i soldi che la Regione Sardegna riceverà dal Recovery Plan, che dovranno essere consegnati entro il 30 di aprile, al momento in quest'Aula non si sono discussi. Quindi sembra quasi una delegittimazione non solo dell'Aula ma principalmente di tutti i territori che rappresentiamo. E allora sui progetti, che sicuramente saranno progetti validi, che dovranno essere consegnati entro il 30 di aprile, cerchiamo anche di capire se invece su alcuni asset strategici non siano invece già stati finanziati. Il Nord Sardegna ha presentato un documento dove si parla anche di trasporto ferroviario, l'Arst ha fermi 45 milioni di euro per quanto riguarda l'interconnessione tra l'aeroporto di Alghero e quella dello scartamento ridotto, 45 milioni di euro di progetti che ancora non sono stati presentati, quindi come Nord Sardegna abbiamo 220 milioni di euro da spendere ma non si sa come e chi li debba spendere. Ecco, io mi auguro che i soldi del Recovery found non siano trattati alla stessa stregua di quei soldi che già tutte le amministrazioni, Città Metropolitana, rete metropolitana, Province, hanno già in pancia e non riescono a spendere, perché questa è la realtà della nostra regione, e in tutti gli interventi che mi hanno preceduto, principalmente quelli della maggioranza, non se ne è sentito uno che abbia proposto progetti veri, diversi da quelli che sentiamo quotidianamente. Continuo a sentir parlare di reti ferroviarie, continuo a sentir parlare di riconversione energetica: anche nel Nord Sardegna c'è la riconversione energetica, l'Assessore all'industria sa bene di che cosa parliamo, e non passa solamente dal pubblico la riconversione, non può passare solo dai soldi del pubblico e dal Recovery found. Quindi smettiamola anche di andare a parlare di progetti che difficilmente possono trovare realizzazione con i soldi del Recovery e difficilmente trovano realizzazione con i progetti che oggi il presidente Solinas ha portato all'Aula; cerchiamo di guardare oltre e di fare un dibattito realmente costruttivo all'interno delle Commissioni. Vicepresidente Satta, io mi rivolgo a lei perché non so a chi altro rivolgermi, cercate di far convocare le Commissioni, cercate di riunire i consiglieri regionali a discutere dei progetti veri che oggi il presidente Solinas ha portato, perché altrimenti io non so chi dà l'indirizzo politico su questi progetti. Oggi il Presidente ha portato dei progetti, io mi auguro che nel giro di due settimane questi progetti si possano discutere nelle Commissioni, diversamente il nostro ruolo è assolutamente secondario, quasi ininfluente, su come debbano essere spesi questi soldi. Arriverà a breve una proposta sugli enti locali, che ridisegnerà in modo puntuale la Sardegna, arriverà già da domani mattina, ci saranno dei nuovi enti, delle nuove figure che dovranno dare supporto alla Regione Sardegna, io spero che la discussione di oggi non si concluda con un documento che viene messo in votazione, mi auguro che il documento possa essere fatto da quest'Aula e messo in votazione una volta che abbiamo conosciuto i progetti, che ne abbiamo discusso e che abbiamo deciso realmente quali linee strategiche portare avanti e quali progetti debbano essere portati all'attenzione del Governo Draghi, che ha dato, finalmente direi, anche una nuova linea di percorso rispetto a quello che era stato fatto in precedenza (ma questa è una mia personalissima opinione), anche perché attraverso il Recovery found si possano proporre dei progetti che servano per far sognare realmente l'Italia, e la Sardegna soprattutto, e fare in modo che soprattutto da un punto di vista ambientale non si parli ancora di transizione ma cerchiamo di arrivare a un punto di caduta che sia nuovo, e che la Regione Sardegna possa essere la prima regione in Europa a fare politiche per l'energia e per l'ambiente realmente innovative. Ecco come vanno spesi i soldi del Recovery found, non basta parlare di linea ferroviaria, iniziamo a spendere i soldi che sono già stati stanziati sia dallo Stato sia nelle precedenti Giunte e nella precedente legislatura, perché allo stato attuale se andiamo a guardare, io parlo di Nord Sardegna, parlo di rete metropolitana che è uno strumento assolutamente inefficiente, abbiamo speso l'1,5 per cento dei fondi che con la Giunta Pigliaru sono stati stanziati. Quindi mi auguro che dalla riforma degli enti locali e quindi con l'istituzione della Città metropolitana si possa dar vita, soprattutto su Sassari, ad una nuova stagione per riuscire a spendere i soldi di progetti già finanziati, ma mi auguro realmente che col Recovery found e con i progetti che sono stati portati alla luce oggi e questo Consiglio regionale possa essere nuovamente centrale ed esca dall'oblio che purtroppo, ahimè, in questo momento non vede uno spiraglio di luce. Ripeto, Vicepresidente, il mio appello è esclusivamente per il presidente Pais perché mi auguro che quest'Aula finalmente possa cambiare marcia rispetto a quello che abbiamo visto sino ad oggi.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Piu, raccolgo le sue osservazioni.

È iscritto a parlare il consigliere Stefano Tunis. Ne ha facoltà.

TUNIS STEFANO (MISTO). Signor Presidente, signor Presidente della Giunta, Assessori, onorevoli colleghi, avendomi il Gruppo Misto concesso di parlare a nome di tutti, casomai il ragionamento lo dovesse richiedere, utilizzerò i 10 minuti che abbiamo pattuito per questa circostanza, confido ne serviranno meno, anche perché il ruolo che siamo chiamati a compiere, il particolare momento storico che stiamo vivendo ci incita a cambiare radicalmente atteggiamento. Ci incita a interpretare in maniera diversa il nostro ruolo, casomai di maggioranza piuttosto che di opposizione, e francamente spero che una condotta diligente, propositiva sui temi induca colleghi bravi come il collega Moriconi, come la collega Orrù a lasciare da parte un attimo il tema della tempestività, piuttosto che del puntiglio regolamentare per entrare nel merito delle questioni, perché questa occasione, che è storica, ci è concessa solamente questa volta e non va poggiata esclusivamente su questo dibattito. Perché il documento a cui si fa riferimento già esiste è il documento, che sono le parole del Presidente della Regione che dice: mettiamo da parte quanto è emerso dall'apertura dei cassetti degli Assessorati, da una serie di stratificazioni di proposte che sono state trasmesse al Governo e procediamo noi a fare delle proposte che siano quanto più possibili concrete e quanto più possibile attuali. E perché abbiano queste caratteristiche devono essere fondate sulla lettura del momento e il momento non è la vecchia polemica di giugno, piuttosto che le azioni del Governo Conte a novembre o alla fine dell'anno, il tema è un altro; il tema è che è stato cambiato un Governo nazionale per dare un'impostazione alla spendita di questi danari, è stata radicalmente messa da parte la politica, perché una per quanto di qualità chiara espressione della tecnocrazia, come il presidente Draghi, assumesse su di sé la responsabilità di scrivere questo piano di rinascita. Ora poiché l'occasione è storica e unica per la nostra classe è evidente che non va sciupata, ma nel non andare sciupata occorre rammentare che a noi non è chiesto di farne parte, perché come è stata messa da parte la politica nazionale rischia di essere seriamente messa da parte, se non si eleva come livello, anche quella regionale. Perché, cari colleghi, oggi la cosiddetta, per dirla con Ryan, distruzione creatrice, non riguarda soltanto quanto è sul piatto dell'economia. Ryan è il Draghi indiano, è un importante economista che dice: occorre destrutturare tutto ciò che c'è in termini di economia perché da questo ne possa nascere una nuova. Ma questo non lascia fuori le Istituzioni pubbliche, le coinvolge, è quello che è successo al Governo nazionale, al Governo Conte, è esattamente la dimostrazione di questo. Se la politica rimane nel dibattito sulla superficie, se la politica non è capace di approfondire e di abbandonare battaglie di retroguardia, come quelle sull'anticasta, sarà destrutturata esattamente come quelle aziende che non sono capaci di stare al passo. Perché se è vero che i soldi verranno spesi per dare sollievo, per quanto sarà possibile, ai lavoratori, così non sarà per le aziende. Nei mesi che sono davanti a noi quelli che non ce la fanno rimangono indietro come aziende e così sarà per le classi dirigenti nelle assemblee rappresentative.

Quindi, colleghi, ho apprezzato molto che si sia puntato tutti probabilmente sul tema chiave che è quello dell'ambiente, perché noi veniamo da vecchi e storici piani di rinascita della Sardegna che hanno sì sotto certi aspetti distribuito ricchezza, dato opportunità, fatto crescere classi dirigenti ma lasciano una cicatrice profonda, e il debito pubblico che la nostra nazione, la nostra Regione in particolare più di tutti, porta con sé non è di carattere finanziario ma di carattere ambientale. Allora da questo partiamo, partiamo dicendo che non si può chiudere questa fase, questo ciclo economico senza sanare le ferite profonde che la nostra Regione porta con sé di quel periodo storico. Non deve più restare un chilo, un metro quadro di terra inquinata, non deve più restare un solo metro cubo di attività non produttiva o legati a schemi economici che non hanno la possibilità di sopravvivere a questa fase. Tutto ciò che è economia non legata con uno sguardo al futuro deve essere accantonato. Adesso, cari colleghi, queste sono scelte difficili che non possono essere liquidate in un unico dibattito e che devono attraversare orizzontalmente ogni questione noi affronteremo dalla legge sugli enti locali a quella sull'organizzazione della Regione a tutto quello che noi faremo nei mesi a venire occorre attribuire il senso profondo del momento che stiamo vivendo. Questa crisi, che ad oggi dopo un anno ha lasciato sul terreno nazionale 500.000 lavoratori che non ci sono più, a dispetto delle leggi che impediscono i licenziamenti, 500.000 persone non lavoreranno più a partire da quando questa legge non sarà più vigente. E questo si innesta fortunatamente su un ciclo economico recessivo che era previsto, ma di sicuro senza che la crisi che dal 2011 al 2014 è costata 800.000 posti di lavoro e 2200 mila aziende in meno facesse cessare i suoi effetti, perché rispetto al 2011 oggi sono ancora al 5 per cento in meno le ore lavorate, nonostante si venga da un ciclo intero di crescita economica. Quindi la drammaticità di questo momento richiede che noi non abbiamo la presunzione di pensare che si scrivano qui o vicino qui le questioni di spendita di questi soldi, ma avere l'intelligenza di intuire che ci dobbiamo mettere sulla scia di ciò che occorre. La strategia sarà al più nazionale più probabilmente di carattere europeo sulle poche infrastrutture che verranno finanziate che si tratti di dati, che si tratti di ambiente, che si tratti di energia noi siamo già a priori per scelte fatte in passato la riserva energetica della Nazione e quindi tenderei a non concentrarmi su un aspetto che do per scontato e fatto salvo che la maggior parte dei soldi vanno spesi per restituire una qualità al nostro ambiente, credo che sia sull'elemento dei dati, sull'elemento dell'infrastruttura tecnologica, sulla produzione di competenze immateriali, la parte su cui ci dobbiamo concentrare. Ma ahimè lo facciamo quando ancora l'università, parlo dell'Università di Cagliari tanto per fare un esempio, riesce ancora a generare la cifra Monster di ben 20 immatricolati l'anno in informatica. Ma di cosa vogliamo parlare! Ma di quale investimento in cultura digitale o in impresa innovativa vogliamo parlare con 20 immatricolati l'anno. Le materie STEM sono quelle a cui ci dobbiamo riferire, dobbiamo laureare i nostri ragazzi in materie che hanno a che fare con la scienza, con la matematica, dobbiamo fare un investimento sull'abbandono scolastico che inverta questa vergognosa tendenza a immaginare una Sardegna fatta, una cittadinanza fatta di persone che non hanno più il senso profondo della necessità, che richiamava Gramsci dico di coprirsi di competenze per poter essere protagonisti del futuro.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Elena Fancello. Ne ha facoltà.

FANCELLO ELENA (Psd'Az). Grazie Presidente, Recovery Fund, Next Generation EU, come lo ha battezzato la Commissione europea, è il nuovo strumento europeo per la ripresa che ci darà la possibilità di attingere a quelle risorse per gli investimenti che il nostro bilancio non riesce a soddisfare. Non possiamo fallire, dobbiamo velocemente individuare e presentare al Governo un elenco di interventi che siano strategici ovvero indispensabili per la crescita della nostra Regione. Credibili, ossia rispondenti a tutte le richieste dell'Unione europea e del piano nazionale, ma soprattutto con un calendario realistico perché, come ha messo in evidenza il commissario Paolo Gentiloni, se non si rispetta la tabella di marcia i fondi saranno interrotti. Quindi non il solito libro dei sogni, ma interventi concreti che dovranno essere appaltati entro il 2022 e completati entro il 2026. Dobbiamo essere bravi a creare un gruppo di lavoro che, coinvolgendo il mondo produttivo, le parti sociali e l'università, sinergicamente individui un insieme di progetti coerenti con i criteri di ammissibilità stabiliti dalle linee guida del Piano nazionale per la ripresa e la resilienza. Dobbiamo contestualmente pensare, stante la tassatività del rispetto dei cronoprogrammi, anche a creare tutte le condizioni affinché venga superata la nostra atavica incapacità di spendere denaro. Tutto questo va svolto nel più breve tempo possibile perché il Governo non vuole attendere il termine ultimo del 30 aprile per la presentazione dei progetti, ma vuole anticipare i tempi per poter discutere con l'Europa affinché non venga perso un solo euro. Tutti siamo chiamati a dare un contributo importante ed oggi più che mai serve una convergenza di tutte le forze politiche affinché la Sardegna possa risorgere economicamente e culturalmente. Auguro un buon lavoro a tutti. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fancello.

È iscritto a parlare il consigliere Giampietro Comandini. Ne ha facoltà.

COMANDINI GIAMPIETRO (PD). Grazie Presidente. Presidente Solinas, lei è sicuramente un abile politico, lo ha dimostrato in questi anni, è riuscito sempre a guardare anche oltre a quello che vedevamo noi e le do atto che molte volte ha avuto ragione, almeno così dicono gli elettori. Però devo dire che stasera si è dimostrato anche un abilissimo giocatore, quei giocatori che si rendono conto di aver perso una partita dopo ottantuno giorni dalla conferenza stampa del 12 dicembre, dopo oltre un lungo periodo nel quale chiedevamo di discutere del Recovery, quali strategie, quali azioni mettere in campo, oggi lei sorprendendo tutti ha in qualche modo risposto anche alla mia collega Desirè Manca dicendole: "Quei 206 progetti li possiamo mettere nel cestino, si riparte da zero". Devo dire che apprezzo molto, apprezzo molto perché da questa parte dell'Aula ci sono quelli che dall'inizio della pandemia vogliono sempre mostrarsi costruttivi e aiutare a far sì che la Sardegna possa superare nel migliore dei modi una delle crisi non soltanto sanitarie, ma anche sociali ed economiche che mai, mai avremmo voluto vedere. Ora noi, presidente Solinas, siamo pronti a ripartire con lei, siamo pronti a ripartire da zero, però, cari colleghi, credo che la Sardegna non abbia bisogno di un elenco di progetti, perché se noi partiamo come eravamo abituati anni fa nel pensare che il numero dei progetti e la quantità economica dei progetti facevano la differenza noi non viviamo il mondo attuale. Oggi, Presidente, noi abbiamo bisogno di sederci e capire, come lei ha citato Draghi, la Sardegna che avremo nel 2050, perché noi dobbiamo guardare che idea vogliamo porre in campo per la Sardegna del 2050, dobbiamo riconvertire tutto quello che abbiamo fatto in questi anni, in questi mesi, e non pensare né ai Comuni del nord Sardegna, ma neanche ai Comuni del sud Sardegna. E dirò di più, noi dobbiamo tentare di metterci anche in una strategia nazionale perché il Recovery Fund, il piano di resilienza non può essere qualcosa a spezzatino, deve esserci una strategia regionale e una strategia nazionale, perché soltanto facendo sistema si spenderanno meglio queste risorse e soprattutto, cari colleghi, diversamente da quanto detto noi stiamo indebitando i nostri nipoti, noi stiamo mettendo in campo il più grande indebitamento che la storia di questo Paese abbia mai visto. È vero, il Recovery è una grande opportunità, ma anche una grandissima responsabilità di spendere bene guardando all'Italia e alla Sardegna del futuro, perché non sono soldi che ci vengono regalati e soprattutto sono anche risorse che ci sono state messe a disposizione, questo sì, grazie all'azione politica di professor Conte, di Gentiloni, di tutti quelli che credono ancora nell'Europa, ma sono risorse sulle quali l'Italia verrà sempre messa sotto la lente di ingrandimento. Non pensiate che ci diano i soldi e poi aspettino fra sette anni come li abbiamo spesi, noi saremo controllati passo dopo passo nel momento in cui inizieremo ad avere queste risorse perché molti si aspettano che l'Italia non sia in grado di rispondere a questa grandissima scommessa. Allora, Presidente, io non voglio tediare né lei né i colleghi, io le chiedo solo due aspetti, non l'elenco dei progetti, io credo che noi dobbiamo avere quindi tutti insieme una visione di Sardegna all'interno della nostra grande nazione, e nel mettere in campo la strategia deve essere una strategia percorribile, fattibile, tutti i progetti che mettiamo in campo, tutte le nostre idee che mettiamo in campo devono essere idee realizzabili entro un tempo stabilito, non ci saranno sconti per nessuno in questa Europa, tanto meno per l'Italia, nell'applicazione del Recovery. Allora la prima cosa ancora, mentre la politica dovrà discutere sulla visione dei prossimi vent'anni, io credo che la prima grande rivoluzione dobbiamo farla al nostro interno e all'interno dei vari Assessorati. Presidente, con questa struttura noi rischiamo di compromettere parte del Recovery, e quindi è anche necessario insieme al Recovery una grande riforma della Regione in grado, insieme alla politica, di portare avanti l'idea che vorremmo per i nostri giovani del 2050. Noi la sfida la accettiamo, siamo pronti a discutere nelle sedi competenti di quella che deve essere la Sardegna per il 2050, che molti di noi si augurano verde, si augurano sostenibile e si augurano in qualche modo più visibile, su questa sfida lo facciamo, lo facciamo guardandoci però negli occhi e non con fughe in avanti, ma soprattutto non evitando il confronto, il confronto può essere faticoso, il confronto può essere doloroso…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Comandini.

COMANDINI GIAMPIETRO (PD). …può portarci a perdere qualche ora di tempo in più con i nostri avversari, però per quella che è la grande prospettiva, per quella che è la grande responsabilità non possiamo sottrarci a questa fase più difficile della politica che è quella di metterci insieme.

PRESIDENTE. Grazie. È iscritta a parlare la consigliera Rossella Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Grazie Presidente, saluto il presidente Solinas, le Assessore e gli Assessori, le colleghe e i colleghi consiglieri. Presidente Solinas, mi consenta di esprimere la mia profonda amarezza, non risentimento, amarezza per aver sminuito, perché lei ha sminuito il ruolo di questa Assemblea legislativa che avrebbe dovuto essere coinvolta in un dibattito sulle linee programmatiche del piano regionale di ripresa e resilienza. Perché vede, Presidente, la Sardegna è qui rappresentata dalla maggioranza, che ha l'onore e l'onere di dare la guida politica, ma anche dalle minoranze, che possono apportare un contributo di idee al confronto e all'elaborazione. Ora, poiché i 206 progetti inviati al Governo sono stati secretati alle minoranze, messi a disposizione di tutto il Consiglio soltanto oggi, dopo oltre cento giorni dall'invio al Governo, sarà mia cura esaminare le schede e capire se i progetti rispecchiano le linee strategiche, in particolare l'impatto sulle priorità trasversali che sono, come ben sappiamo, donne, giovani e Sud. Vorrei capire, signor Presidente, se il nostro, cioè il vostro, a questo punto, Piano regionale di ripresa e resilienza contrasta le discriminazioni di genere, se accresce la competenza dei giovani e delle donne, e soprattutto se accresce la competenza dei nostri giovani, penultimi nei rapporti OCSE-PISA sulle competenze linguistiche, sulle competenze matematiche, sulle competenze scientifiche. I giovani sardi non conoscono le lingue straniere, c'è una frattura tra nord e sud d'Italia sulle competenze, una faglia che si allarga sempre di più; c'è un'emergenza educativa in Sardegna, è una patologia cronica per il nostro sistema di istruzione e di formazione. In Italia, e non conosco i dati della Regione Sardegna, ma immagino che siano ancora più gravi, il 28 per cento dei ragazzi che escono dalla scuola media soffre già di analfabetismo funzionale. E non ho tempo di parlare dei NEET, i giovani dai 16 anni in su che non studiano, non lavorano e non si formano. Presidente, le politiche di parità, il tema di genere non è un tema di retroguardia, non è un tema da femminismo radicale, è un tema di crescita, è la stessa Europa a chiedere che la dimensione di genere sia declinata in tutte le politiche e in tutti i programmi, non a caso le linee guida del Piano italiano individuano tra le sei missioni da tradurre in progetti l'inclusione di genere, la stessa, insieme ai giovani e al Sud, come priorità trasversali, perciò su ogni progetto, su ogni investimento ci deve essere una valutazione di impatto di genere e un'analisi dei costi e dei benefici. Dicevo che progettare a favore delle politiche di genere equivale a progettare la crescita economica del Paese e della Regione, perché è assodato che più occupazione femminile significa più PIL, più crescita e più sviluppo. L'Italia, e in particolare la nostra Regione, sta attraversando un inverno demografico, il dato medio delle primipare in Italia è di 31 anni, in Sardegna è 33 anni, dobbiamo tener conto anche di questo dato… in Sardegna scusate è di 35 anni. La difficoltà di conciliazione tra la vita familiare e la vita privata sono il principale ostacolo al lavoro delle donne, la difficoltà di conciliazione è dovuta all'assenza di una rete parentale di sostegno e il mancato accoglimento al nido sono motivi, insieme alla cura, ancora asimmetrica all'interno della coppia, sono motivi che portano le donne a non cercare lavoro e a non impegnarsi appunto nell'occupazione, ma non perché non vogliano, perché è evidente di come la cura sia ancora asimmetrica all'interno della coppia e di come le madri, in quanto donne, subiscano ancora una discriminazione in termini di diritti e di pari opportunità. La carenza di servizi di supporto alla conciliazione e alla genitorialità è un nodo culturale; un figlio non è considerato una risorsa collettiva ma un problema dei genitori. In Sardegna si aggiunge anche il tema della mobilità, dell'immigrazione e delle distanze dalla famiglia di origine. Allora, noi abbiamo bisogno di infrastrutture sociali, di più istruzione, di servizi educativi di qualità, di più formazione, abbiamo bisogno di servizi sanitari di prossimità per liberare le risorse e le energie delle donne, che abbiano più tempo e più occupazione per avere più natalità e più crescita economica. Concludo; Dobbiamo considerare la cura non come un carico di lavoro femminile, ma come una responsabilità collettiva, a questa responsabilità collettiva, Presidente, la Sardegna non può sottrarsi, le chiedo quindi un impegno concreto e forte su questi temi. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Talanas. Ne ha facoltà.

TALANAS GIUSEPPE (FI). Grazie, Presidente. Io penso che il dibattito odierno sul Recovery Plan sia, senza ombra di dubbio, il più importante che la nostra legislatura si troverà ad affrontare nel corso del suo mandato, risulterà fondamentale per quelle linee di sviluppo che caratterizzeranno e incideranno nella programmazione e nelle strategie di oggi e future, legate indissolubilmente alle politiche di progresso della Sardegna nei decenni a venire. È pertinente, attualissimo, oggi come ieri, il popolare concetto, quello che rappresenta un vincolo per contro può, e deve, aggiungo io, diventare un'opportunità di crescita e non solo economica. Il disegno complessivo del processo di modernizzazione e sviluppo, di cui oggi la Sardegna ha bisogno, necessita ovviamente della disponibilità degli strumenti finanziari che nell'emergenza Covid sta mettendo a disposizione, e tra questi, appunto, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma abbisogna anche, e soprattutto, di una visione chiara della direzione da intraprendere. Ritengo opportuno che i nostri sforzi in qualità di legislatori regionali si debbano focalizzare innanzitutto sul rinnovamento del ciclo produttivo, inteso come valorizzazione delle eccellenze del mare in Sardegna, con l'introduzione di nuovi e più avanzati sistemi tecnologici, specificatamente mirati a favorire la crescita del valore interno e degli snodi di interconnessione che ci auspichiamo tutti concorrano al raggiungimento di tali traguardi. Da un'analisi sia materiale che immateriale, ovvero delle ricchezze che i nostri territori dispongono che sappiamo essere di una varietà e specificità rara, unica nell'intero panorama europeo, emergono alcuni ambiti di specializzazione prioritari sui quali è opportuno focalizzare le linee di indirizzo delle proposte progettuali come, per esempio, la digitalizzazione, l'innovazione, la competitività, la cultura e valorizzazione identitaria, la rivoluzione verde e transizione ecologica, le infrastrutture e mobilità sostenibile, l'istruzione e la ricerca, la salute, la salubrità, la coesione sociale e territoriale. Se guardiamo a ritroso negli anni, dando uno sguardo a quelli che sono stati i grandi sogni, o miraggi, possiamo dire, di sviluppo pensati per la nostra Isola, salta subito agli occhi la mancanza di una visione strategica complessiva, omogenea e condivisa di un progetto unitario per l'intera Regione, in grado di assicurare quella necessaria massa critica, idonea a rafforzare e superare le ostilità e gli ostacoli che da sempre si frappongono ad un adeguato sviluppo sostenibile nel nostro territorio. I diversi ambiti che ho sopraindicato non dobbiamo però pensarli uno alla volta ed interpretarli come contenitori indipendenti a compartimento stagno, ma piuttosto come un insieme di istanze fortemente correlate tra loro che fungono da guida per il cambio di passo richiesto dal processo di modernizzazione. Ora o mai più deve tenere maggiormente conto di quelle che sono le aree disagiate, dei paesi dell'interno purtroppo rimasti indietro, penalizzati, che necessitano di essere integrati a pieno titolo nei processi di sviluppo e ripartenza. In questo periodo si è evidenziata la resilienza delle produzioni di beni alimentari, agricoli e della pesca, che non solo non sono andati in sofferenza, ma anzi hanno registrato un incremento nella richiesta. Vorrei ricordare, cari colleghi, che in Sardegna gran parte di queste produzioni arrivano dall'esterno e i soli attori a trarne vantaggio sono quelli della grande distribuzione; in momenti come questo, in cui spostarsi è sempre comunque difficile, emerge quindi l'importanza di rivalutare le produzioni locali, quelle a chilometro zero, per intenderci, biologiche ed ecosostenibili, insomma, la crisi ci sta mostrando un percorso per rivedere il nostro modello di sviluppo, un cambiamento di scenario che evidenzia l'importanza di inquadrare correttamente le nostre produzioni principali rispetto ai mercati esteri e al mercato interno. Se ci facciamo attenzione, non sono altro che le esigenze che quotidianamente arrivano dalla voce delle singole realtà della Sardegna, siano esse di carattere imprenditoriale, artigianale, di commercio, agricoltura e turismo, a noi legislatori si appellano, per essere tramutate in strumenti finanziari economici e legislativi, il nostro compito è quello di far diventare tutto ciò un sistema univoco, coeso, motivato e armonioso con ciò che ci circonda. Concludendo, gentili colleghi, l'opportunità è davvero gigantesca, è un'opportunità unica, forse, con una congiuntura così favorevole che sarebbe stupido non sfruttare appieno.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pierluigi Saiu. Ne ha facoltà.

SAIU PIERLUIGI (LEGA). Quella di oggi è una grande occasione, per citare l'onorevole Talanas che è intervenuto proprio ora, l'occasione del dibattito più importante di questa legislatura. Perché in questo dibattito, ciascuno di noi, ciascun consigliere, ciascuna forza politica, e ciascun Gruppo può dire a quest'Aula e alla Sardegna qual è l'idea che abbiamo noi della nostra Isola da qui a vent'anni, da qui a trent'anni. E mi perdonerà qualche collega se dico che è un'occasione sprecata limitarsi a dire che questo dibattito si sarebbe dovuto tenere a dicembre, che l'accesso agli atti dei progetti attendeva di avere esito positivo da tempo, è un'occasione sprecata rispetto alla possibilità che ciascuno di noi ha di dire cosa vuole fare, non solo di dire cosa non ha fatto il Presidente della Regione, cosa non ha fatto la Giunta, cosa non ha fatto il Governo nazionale e cosa non ha fatto la maggioranza o cosa non ha fatto il Consiglio regionale, oggi non è l'occasione per dire cosa non è stato fatto, questa è l'occasione per dire cosa vogliamo fare, questa è l'occasione per il Consiglio regionale della Sardegna di dire cosa vuole fare questa classe dirigente da qui a vent'anni, come vuole progettare la Sardegna da qui a vent'anni! Se la Sardegna che arriverà fra vent'anni sarà un'isola con le zone dell'interno più spopolate e le zone della costa più ricche o se sarà un'isola nella quale noi saremmo stati capaci di introdurre meccanismi di riequilibrio di queste disparità! Da questo punto di vista io ho molto apprezzato il passaggio del presidente Solinas che ha detto al Consiglio regionale oggi che possiamo dialogare col governo sulla base di quattro o cinque proposte fondamentali. Perché, Presidente, ritengo che questo sia un passaggio fondamentale, perché segna il cambio di rapporto con il Governo, lo ricordava prima l'onorevole Tunis, sulla gestione delle risorse del Recovery fund è caduto un Governo nazionale e questo Consiglio regionale non può far finta che questo evento non si sia verificato, non può far finta che sia stata quella la ragione che ha determinato la caduta del secondo governo Conte. Quel Governo che ha immaginato un piano di utilizzo delle risorse europee non sulla base di una logica di visione dell'Italia, ma sommando una serie di progetti. Non ricordo chi lo ha detto, sicuramente un rappresentante dell'opposizione, non è un elenco di progetti quello su cui dobbiamo misurarci, è l'idea di Sardegna che abbiamo che è il tema del nostro confronto oggi. Più volte, anche nel dibattito di quest'oggi, di questa sera, si è utilizzata l'espressione "piano di rinascita", è una costante della storia autonomistica sarda il richiamo al piano di rinascita ed è una sfida di fronte alla quale si sono trovate molte classi dirigenti della storia autonomistica sarda ed è la stessa sfida di fronte alla quale ci troviamo noi, presidente Solinas, anche per ragioni anagrafiche.

Noi abbiamo, così come chi ci ha preceduto, nella grande responsabilità del governo della Regione, quella di progettare una Sardegna avendo a disposizione una massa di risorse importante, una quantità importante di risorse, e se è vero che fino a questo momento tutti quelli che si sono misurati con la sfida di un Piano di Rinascita che consentisse alla Sardegna di superare quella che prima si chiamava arretratezza e che oggi si declina come gap infrastrutturale, gap energetico, oggi, proprio quella del dibattito di oggi è l'occasione perché questa classe dirigente si muova nella direzione di dare alla Sardegna un futuro migliore di quello che le classi di governo che ci hanno preceduto sono state in grado di garantirci fino a questo momento. E se immaginiamo questo come un nuovo piano di rinascita, allora dobbiamo capire intanto che rispetto al passato c'è un altro interlocutore, che è l'Unione europea, rispetto alle cui strategie dobbiamo misurare anche la nostra proposta, rispetto alla quale dobbiamo misurare la capacità che noi avremo di superare le disparità fra i territori e le generazioni. E qui dico una cosa, Presidente dell'Assemblea, chiedendole trenta secondi di pazienza perché vedo che il tempo sta per terminare, e cioè che il dibattito di oggi sia in grado di rimettere al centro una questione che la politica regionale sembra aver accantonato e che è la questione delle zone interne. Più volte se ne è parlato, è il tema dello spopolamento e la questione della disparità che c'è tra alcune zone della nostra Regione e altre, tra le zone interne della Sardegna e le zone costiere. E allora rompere l'isolamento delle zone interne attraverso investimenti in infrastrutture e mobilità, investire sulla ricerca, investire sul valore delle produzioni del settore primario e investire sulla riqualificazione energetica e la modernità, appunto per risolvere, per superare quelle disparità fra territori e generazioni che esistono ancora oggi in Sardegna e per vincere la sfida più alta che la storia ci mette di fronte e cioè quella di consegnare alle prossime generazioni una Sardegna migliore di quella che abbiamo ereditato noi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Alessandro Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ALESSANDRO (M5S). Sarò molto breve. Io mi ritengo, come molti penso, molto deluso dalle dichiarazioni del presidente Solinas, soprattutto per quanto riguarda il loro contenuto. Dichiarazioni che mi sarei potuto aspettare se magari appena eletti le avessero chiesto che cosa farebbe Presidente se ci fosse una pandemia mondiale, una crisi economica sociale, fortissima e l'Unione europea ci mettesse a disposizione una vagonata di miliardi per potervi fare fronte. Ebbene, quei contenuti che lei ha espresso nel suo intervento magari in quel momento sarebbero potuti essere esaurienti, oggi no, non in questo momento, non con l'approssimarsi della data di scadenza della presentazione dei progetti. Mi ero preparato un bel discorso che non pronuncerò, non entrerò nel merito per protesta, in questo momento, naturalmente riservandomi di farlo nelle sedi opportune quando finalmente, semmai succederà, discuteremo i progetti che oggi sono stati portati perché sarebbe oggi privare di dignità dei temi così importanti come quelli che sono stati portati nell'Aula, portarli in un dibattito che il Presidente ha fatto di tutto per privare di qualsiasi peso, cercando di vincere quella che fin dal momento in cui lui ha dichiarato che i progetti erano stati presentati, è stata vissuta come una sfida, mentre era solo il nostro timore, la nostra volontà di partecipare, la nostra richiesta di poter visionare i progetti che si era detto essere stati depositati e che noi volevamo vedere, nello spirito di partecipazione e collaborazione che l'opposizione in Consiglio regionale, fin da quando la pandemia è scoppiata, ha sempre dimostrato. Si è sottratto in tutti i modi al dibattito fino ad anche farci un proverbiale pacco due settimane fa, ritardando la propria venuta in Consiglio fino anche poi non presentandosi alla fine.

A poco vale oggi naturalmente il modo in cui si è provato ad autoassolvere presentando in fortissimo ritardo i progetti che dovrebbero essere in fase di discussione già da mesi. Un tema lo toccherò ed è il tema dei giovani, uno dei temi che naturalmente a me sta maggiormente a cuore, nel momento in cui ora giro naturalmente nella mia città e parlo con tutti i miei amici, le persone che conosco, i miei coetanei, ragazzi anche più piccoli di me che non vedevo da tanto perché lavoravano fuori, erano dovuti andar via e che ora son tornati, percepisco da parte loro una disperazione, un timore, una mancanza di prospettiva che non avevo mai visto, non così diffusamente. E se c'è un'occasione che la tragedia anche sociale dettata dalla pandemia ci ha dato occasione di fare appunto è il ritorno di tanti giovani, giovani che abbiamo un'occasione unica per trattenere in Sardegna, anche grazie al Recovery Plan, anche grazie alla visione e alla prospettiva di Sardegna che abbiamo l'obbligo e il dovere solenne morale e politico di dimostrare in questi mesi cruciali. Perché se c'è stato un esodo prima, la prossima ondata di migrazione sarà il vero esodo che darà il colpo di grazia ad almeno 3 o 4 generazioni, che avremo perso e veramente lì rischiamo di perdere la Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az). Presidente, giusto due considerazioni. Intanto alcuni chiarimenti perché molte volte quando si parla non si ascolta chi ha parlato prima di noi. Il Presidente Solinas ha detto due cose fondamentali, ha detto che quei progetti non sono vincolanti, quindi Rossella o tutti gli altri colleghi che hanno messo in dubbio questo non vincolano nessuno, è disponibile al dialogo, dialogo che deve coinvolgere come avete giustamente detto anche le minoranze, perché stiamo parlando di una opportunità che ci mette davanti a delle responsabilità. Perché noi potremo veramente programmare il futuro dei prossimi trent'anni della Regione Sardegna, cosa che da noi è inusuale, ma non è inusuale quando governa il centrodestra, ma è inusuale sempre, a differenza di quello che succede nei Paesi del nord, dove la programmazione viene fatta per trent'anni. Quindi noi dobbiamo avere la capacità di coinvolgere tutti, le forze sociali, le minoranze consiliari, la maggioranza, tutti, affinché venga fatto veramente un lavoro importante, perché questa opportunità che ci dà anche questa grande responsabilità venga accolta e venga messa a frutto per la regione Sardegna. Io penso che tra tutti i temi, non voglio ripetere le cose dette, uno dei temi che mi sta più a cuore è quello delle zone interne dalle quali provengo e delle quali tutti ci riempiamo la bocca perché vogliamo salvarle. Ho parlato dal primo giorno che mi sono insediato qua, e lo ha fatto anche qualche consigliere di minoranza come Daniele Cocco che è assente da molto tempo ma lo ha sempre riconosciuto, di rilanciare l'agenzia Forestas, rilanciarla con un piano assunzionale che vada anche ad impegnare una parte di quei fondi europei che sono destinati all'ambiente, quindi quale veicolo migliore se non quello di attivare immediatamente il turnover e far sì che ci sia l'occupazione in quei cantieri che stanno scomparendo e dove l'occupazione manca. Perché, guardate, i servizi, le strade, possiamo fare tutto quello che vogliamo per le zone interne, ma se non c'è lavoro la gente se ne va, perché se io fossi un ingegnere informatico, ingegnere non so di quale tipo di specializzazione, e non avesse lavoro e vivessi a Cagliari me ne vorrei andare anche da Cagliari perché il lavoro non ce l'ho. Quindi il lavoro prima di tutto è una delle opportunità principale. E quella, lo dicono le linee guida che parlano di ambiente, dove il 30 per cento circa di quelle risorse destinate all'Italia sono destinati all'ambiente, quindi quello è uno dei miei obiettivi principali. Ricordatevi anche, e questa è un'altra cosa che il Presidente ha detto, non hanno dato a l'Italia, non hanno dato 209 miliardi, o alla Sardegna 8 miliardi, o quello che qualcuno pensa facendo una divisione in base non so alla quale, noi avremo tanta più capacità di prendere dei fondi da investire, quanto più saremo bravi a fare la programmazione e la progettazione. Quindi credo che sia importante. Io e la collega Elena Fancello un mese fa circa abbiamo anche chiesto la costituzione di una Commissione speciale che avesse potuto coinvolgere tutti i consiglieri, tutti i gruppi, e iniziare a parlare di questo, ma era anche un po' una provocazione perché volevamo proprio che tutti fossimo coinvolti, rilancio anche questa proposta, ma laddove non fosse possibile va bene anche un altro qualsiasi modo di coinvolgimento dei Consiglieri, che sono eletti dal popolo e quindi hanno diritto di essere protagonisti in questa fase, e anche delle forze sociali che vanno coinvolte, assieme a quelle che sono le forze politiche presenti in Consiglio.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Presidente, la pandemia non solo ha inciso gravemente sulla salute dei cittadini, lo ha fatto altrettanto gravemente sull'economia del nostro Paese. La necessaria chiusura dell'attività e le restrizioni agli spostamenti delle persone, anch'esse necessarie a contenere la pandemia, hanno determinato per il sistema economico una vera e propria Caporetto, e per le regioni più deboli, come la nostra, gli effetti sono devastanti. L'Unione europea che alcune forze politiche cosiddette sovraniste, ben rappresentate anche nella maggioranza di quest'Aula, hanno dipinto fino ad ora come il male assoluto che impediva al nostro Paese di sviluppare le proprie capacità economiche, ha ideato e attuato, attraverso i propri organi di governo, la Commissione, anch'essa definita mostro burocratico da abbattere, con rapidità impensabile il cosiddetto Recovery fund next generation, cioè un fondo di ben 750 miliardi di euro, destinando all'Italia la maggiore quota pari a circa 210 miliardi di cui una parte consistente, circa 83 miliardi a fondo perduto. Il piano nazionale di ripresa e resilienza è lo strumento italiano per cogliere questa grande occasione e rendere l'Italia un Paese più equo, verde e inclusivo, con un'economia più competitiva, dinamica e innovativa. Le azioni da intraprendere e gli interventi devono dunque tendere non solo a superare l'impatto economico e sociale della pandemia, ma a costruire un'Italia nuova, intervenendo sui suoi nodi strutturali e dotandola degli strumenti necessari per affrontare le sfide ambientali, tecnologiche e sociali del nostro tempo e del futuro. Riguardo alle aree del Mezzogiorno, sempre più in affanno, il PNRR rappresenta un'opportunità per recuperare il divario economico e sociale che la crisi economica legata alla pandemia ha accentuato. Nella bozza nazionale infatti è riconosciuta una priorità per ridurre i divari territoriali e liberare il potenziale inespresso di sviluppo del Mezzogiorno. La Sardegna, è stato detto più volte nel corso di tutti gli interventi, non può permettersi di perdere questa opportunità, la quota di risorse di cui si parla ammonta a diversi miliardi di euro, si è parlato di 7,5, sarebbe un intero bilancio regionale, non può e non deve essere gestita in solitudine. Per questo, l'ha detto bene dall'inizio il collega Moriconi, l'opposizione in Consiglio chiede da tempo una discussione, chiedeva tempo di poter conoscere i progetti presentati, sono stati messi a disposizione solo oggi a distanza di quattro mesi, presentati al Governo nazionale. Queste importanti risorse finanziarie potrebbero rappresentare l'ultima occasione per rendere l'isola vivibile per i nostri figli e i nostri nipoti, che loro malgrado hanno già le valigie pronte. Ciò che serve a la Sardegna è sfruttare questa opportunità al massimo, costruendo una visione di sviluppo del territorio che nelle parta dalle aree più marginali e i temi sui quali occorre lavorare, come è stato detto, son diversi: la sanità territoriale, il capitale umano, la connettività, l'innovazione, lo spopolamento, la mobilità, ultimo ma non ultimo dei temi è la competitività delle imprese, prevedere sostegno al rilancio delle imprese, le risorse stanziate infatti in emergenza sono state troppo parcellizzate e assolutamente insufficienti, riuscendo a soddisfare forse unicamente, sottolineo forse, le richieste presentate nei primi secondi dei cosiddetto click day. Occorre studiare un piano serio di aiuti alle imprese sane sia per la ripartenza sia per sostenere la competitività sui mercati. Non conosco il tenore dell'ordine del giorno che verrà presentato all'attenzione di quest'Aula, ma in base ad alcune indiscrezioni ricevute parrebbe che intendiate proporre un gruppo di lavoro tecnico-politico. Nessuno ha avuto da dire dei colleghi della maggioranza sul fatto che dopo quattro mesi siamo arrivati in Aula a discutere di questo tema e ben dopo 265 giorni da quando noi abbiamo proposto questo tema all'attenzione dell'Aula, e il brusio che si sente oggi nel corso di questo dibattito è la dimostrazione dell'attenzione che molti colleghi purtroppo ripongono su un tema così importante. Da alcune indiscrezioni ricevute parrebbe che intendiate proporre un gruppo di lavoro tecnico-politico che se fosse così avrebbe a mio parere più il sapore di uno strumento di condivisione di responsabilità tutte interne alla politica regionale, piuttosto che un organismo volto a programmare il rilancio e la ripresa economica della nostra Isola. Io ritengo che serva, sarebbe servita direi, una cabina di regia politica che detti linee di indirizzo, composta dal Presidente, dagli Assessori coinvolti a seconda degli assi strategici di intervento, ANCI, CAL, con una rappresentanza anche per sindacati e datoriali, un coordinamento tecnico affidato al Centro regionale di programmazione, soprattutto se finalmente vi degnasse di nominare il direttore generale del Centro regionale di programmazione, che costituisce un gruppo di lavoro interassessoriale per verificare coerenza e fattibilità delle proposte e redigere il piano.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MICHELE PAIS

(Segue MELONI GIUSEPPE.) Occorrerebbe a livello territoriale strutturare i partenariati della programmazione territoriale che sono già costituiti in ogni territorio; occorrerebbe responsabilizzare sindaci e consiglieri regionali per una grande attività di confronto e partecipazione dal basso, in sostanza, a partire dalle idee dei territori, costruire un piano di ripresa e rilancio della Sardegna. Sarebbe dunque - e poi dirò perché uso il condizionale - una grande occasione di riflessione e azione per il rilancio della Sardegna a cui devono partecipare tutti gli attori locali e l'intero Consiglio regionale deve essere protagonista. Sarebbe stato serio considerare la necessità di accelerare i tempi di realizzazione delle azioni, posto che gli interventi hanno una scadenza ben precisa, e quindi sarebbe necessario individuare progetti concreti assicurando un iter autorizzativo veloce, sfruttare quelli già inseriti nei piani programmatici su cui sia stata già valutata la coerenza con i programmi europei.

Chiudo, Presidente, dicendo che uno dei più importanti quotidiani nazionali ieri titolava "Il premier ha fretta, il Recovery Plan se lo riscrive da solo; entro la fine di aprile il documento dovrà arrivare a Bruxelles, poi non potrà essere più cambiato". Consiglieri Satta e Saiu, il vincolo non sono i progetti presentati, il vincolo sono i tempi; i tempi sono fondamentali e voi i tempi non li rispettate mai, ecco perché siamo in questa situazione: vale per questo tema così fondamentale, vale per la continuità territoriale marittima e aerea e vale su tantissimi altri temi cruciali per il futuro della nostra Isola.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Laura Caddeo. Ne ha facoltà.

CADDEO LAURA (Progressiti). Prendo alla lettera la suggestione che ci ha lanciato il presidente Solinas sulla possibilità di contribuire, e soprattutto nell'ottica non più di moltissimi progetti ma forse di una mega progettazione che possa convergere e far convergere quelle missioni, i cosiddetti pilastri fondamentali individuati dall'Unione europea e poi raccolti dal Piano nazionale, e penso che ci sia un tema che fa un po' da collante e che è trasversale sicuramente a qualsiasi tipo di progettazione si intenda attuare e presentare, si tratta della ricerca. Perché se è vero che nei periodi di crisi tiriamo fuori il meglio della nostra creatività, della capacità progettuale, e a volte anche imprenditoriale, è anche vero che occorre una strategia e una concertazione scientifica che possa, passo passo, verificare la bontà delle scelte che facciamo, e qualche volta anticipare le soluzioni che poi possiamo mettere in campo come progettazione. In genere la ricerca viene declinata come in funzione dell'impresa, eppure se noi guardiamo i diversi assi, i diversi pilastri fondamentali ci rendiamo conto che può essere trasversale a tutti quanti, lo è nella transizione ecologica, lo è per ladigitalizzazione, anche per la coesione sociale e territoriale, a maggior ragione per la salute e per tutte le diverse declinazioni. Io penso che la Regione debba osare in questo, presidente Solinas, e debba immaginare proprio la costruzione di un sistema regionale per la ricerca, e penso che in Italia, ma anche in Sardegna, abbiamo una ricerca qualitativamente di alto valore, e l'abbiamo dimostrato perfino durante la pandemia quando la ricerca medica ha consentito la scoperta del primo segmento del virus, quindi penso che il deficit della ricerca anche in Sardegna non sia quello della qualità ma quello delle risorse umane e professionali, e poi anche strutturali, tecnologiche e in particolar modo economico-finanziarie. Quindi occorre investire, occorre investire perché se noi inizieremo, come mi auguro, questo piano di ripresa della nostra Isola in tutte le sue componenti economiche e sociali, noi avremo bisogno di menti che ci agevolino, e immagino anche la possibilità del rientro dei cervelli che sono fuggiti, come si dice, dalla Sardegna. E penso anche che per poter attuare una vera ripresa della Sardegna occorra naturalmente - e qui mi rivolgo all'assessore Fasolino - occorra naturalmente che negli anni a venire il bilancio corrisponda agli sforzi che faremo nel momento di crisi, in questo momento di pandemia, che insomma un pochino si vada a eliminare tutta quella micro progettazione, che forse accontenta nel momento i territori ma che non costruisce solidità e ripresa vera e propria. Tra l'altro mi pare che per l'Europa uno dei criteri per l'approvazione dei progetti sia quello che esista effettivamente l'equilibrio tra i costi che stiamo immaginando e l'effettiva ripresa, almeno nei risultati attesi.

C'è un'altra piccola parte, piccola solo per quantità di righe nel Piano, che riguarda le politiche per le nuove generazioni, "bambini e giovani - cito testualmente - inclusi istruzione e competenze", che però può significare l'universo mondo e può significare occuparci fortemente proprio della ripresa. Io immagino la lotta alla dispersione scolastica, come �� già stato detto, al fenomeno dei giovani che non studiano e non lavorano, la lotta allo spopolamento e all'invecchiamento: immaginiamo quanto la ricerca possa essere importante per esempio su questo elemento che ci caratterizza rispetto a tutta l'Italia e a tutta l'Europa. Lotta alle disuguaglianze in genere, è già stato citato abbondantemente quella tra uomini e donne, ma io dico quella tra persone ricche e persone indigenti, tra persone che possono vantare una discreta salute e persone con disabilità, insomma io credo che occupandoci di queste politiche possiamo occuparci veramente di valorizzare tutte le opportunità che l'Isola ci offre anche dal punto di vista della valorizzazione della cultura…

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Franco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCO (Psd'az). Grazie Presidente, solo per chiedere, mi sembra di aver colto anche questo, la sospensione di dieci minuti per convocare una Conferenza dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Il Consiglio è sospeso. Convoco la Conferenza dei Capigruppo nella saletta a fianco.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 42, viene ripresa alle ore 20 e 12.)

PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. Prego i colleghi di riprendere posto.

È iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). Grazie Presidente, la situazione di recessione economica della Sardegna dovuta alla pandemia, unita al fatto certificato dalla Corte dei conti di lentezza della spesa della Regione, e quindi di risposte al tessuto produttivo, hanno certificato il peggioramento delle condizioni dei nostri cittadini a partire purtroppo da quelli più poveri e fragili. Per questo, presidente Solinas, mi aspettavo da lei un contributo qualificato e costruttivo nella discussione sul Recovery Plan e sullo sviluppo dell'Isola. Non foss'altro che da qui e da questo momento passa lo sviluppo della Sardegna per i prossimi quarant'anni e rimanere fuori significherebbe perdere una grande occasione. L'imbarazzo per la situazione che avete creato probabilmente ha fatto perdere di mira la politica quella con la "P" maiuscola e la programmazione lasciando al suo intervento solo il tono del professore che ha ripetuto l'elenco delle date, delle missioni e dei criteri che sono già disponibili ormai a tutti. In questa fase è sparita la politica, quella vera capace di coordinare una visione di sviluppo che deve essere interprete di una sintesi fra tutte le forze positive di questa società. Se il tentativo di questa sera è quello di condividere un annunciato fallimento dei 206 progetti noi ci tiriamo fuori, come abbiamo già detto nella riunione dei capigruppo, diamo invece la disponibilità a costruire una vera strategia politica di sviluppo e di rilancio economico di questa Isola. Per questo però bisogna cambiare modo e metodo; sul metodo non accettiamo la delegittimazione del Consiglio regionale, da prima dell'estate abbiamo chiesto l'apertura della discussione sui progetti da presentare e se non fosse stata per la perseveranza delle opposizioni neanche i colleghi della maggioranza sapevano nulla e tanto meno sarebbero stati coinvolti in questa fase di programmazione. Cambiare rotta quindi è indispensabile, Presidente, apprezzo il fatto che abbia annunciato anche il ritiro dei 206 progetti per aprire una fase nuova. Però, Presidente, lei si immagina cosa pensavano i governatori precedenti, il premier precedente ma lo stesso premier Draghi e soprattutto i sardi dei progetti che avete presentato, non penso basti provare a colpire il Governo con il romanticismo presentando il progetto le vie del cuore, oltretutto il copyright è del collega Li Gioi. Un'idea di sviluppo del comparto agricolo che passa dalla fallita promessa del latte ad un euro della campagna elettorale al progetto strategico innovativo dell'allevamento delle oche, sulle infrastrutture non citate una volta i grossi temi di quest'Isola ma vi concentrate su inutili sottopassaggi costosi e urbanisticamente impattanti nelle città. Non citate per una volta le zone interne, lo spopolamento, le politiche di incentivi alla natalità, così come sono stati annunciati in precedenza, e alla residenzialità nelle zone interne. Così come una seria politica sul lavoro, è stato citato in precedenza il dato dell'Istat sulla disoccupazione, sull'aumento di nuovi disoccupati, è impietoso soprattutto la disoccupazione femminile. Servono progetti e idee credibili di forte impatto sociale ed economico, non so se oggi ci sia il tempo, lei ce lo dirà nella sua replica, so però che per percorrere questa strada serve impegno e sacrificio e soprattutto l'apertura di una discussione a tutti, a tutti, dalle forze politiche a quelle sociali. La scelta di che strada seguire, Presidente, spetta a lei si trova ad un bivio da una parte continuare nella via fallimentare della solitudine, del riciclo di vecchi progetti, dall'altra quella di diventare protagonista delle scelte collettive da fare in Sardegna per il futuro dei nostri figli, dei nostri giovani, delle imprese e delle famiglie. Purtroppo se dovessi giudicare i fatti fino ad oggi credo che la scelta sia già stata fatta e purtroppo non è positiva per i sardi, non può bastare un tardivo mea culpa, nel caso invece di cambio di rotta, e lo chiediamo a lei, lo vorremmo sentire dalla sua replica, nel caso invece di un cambio di rotta che coinvolge le forze politiche, le forze sociali, siamo pronti a dare il nostro contributo positivo, fattivo e nell'interesse della Sardegna. Presidente Solinas, però, prima di firmare l'ordine del giorno congiunto così come ho già annunciato nella riunione dei Capigruppo come Gruppo politico, chiediamo un forte impegno di discontinuità da parte sua, mettere da parte la solitudine, mettere da parte progetti inutili e costosi e iniziare una nuova fase di unità, di responsabilità, di programmazione, di visione e soprattutto di speranza per i sardi. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Ciusa. Ne ha facoltà.

CIUSA MICHELE (M5S). Grazie Presidente. Il dibattito odierno che sta affrontando questo Consiglio regionale è probabilmente uno dei dibattiti più delicati e importanti della storia dell'autonomia. Per troppo tempo questo dibattito si è voluto ignorare e rinviare, si sarebbe dovuto già svolgere affinché fossimo tutti noi coinvolti nel piano di rilancio della nostra terra, attraverso le risorse europee conquistate con mirabile impegno dall'ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La pandemia ha segnato in maniera irreparabile le nostre vite, ci ha segnato nel profondo, è da qui che bisogna ripartire per generare un nuovo modo di concepire la nostra vita in tutti gli ambiti, dal punto di vista lavorativo sino a quello sociale. È certo che questa sciagura ci ha reso consapevoli di un fatto, la questione ambientale non è più rimandabile, la crisi generata dalla pandemia in Sardegna ha procurato dolorosi momenti e grandi difficoltà economiche, da ieri siamo in zona bianca, una buona notizia che però non ci consente di abbassare la guardia, anzi bisogna accelerare sulla vaccinazione, occorre fare presto. Nel secondo trimestre dell'anno il numero delle dosi di vaccino aumenterà e i ritardi non potranno essere più tollerati perché è sulla messa in sicurezza di un determinato territorio che si giocherà la ripresa economica. La ripresa nel breve periodo si basa sull'ottenimento di bassi contagi e tanti vaccinati, ma la ripresa, quella vera, quella di lungo periodo, arriverà se verranno utilizzate al meglio le tante risorse del Recovery Plan, sapendo cogliere non solo le opportunità ma la sfida che c'è in gioco, avviare un nuovo tipo di sviluppo in armonia con l'ambiente. Bisogna ragionare con nuovi schemi, con un nuovo approccio, una sfida stimolante che al contempo doveva responsabilizzare tutti perché su questa partita passa il nostro futuro, su questa partita si può rendere la Sardegna più competitiva e moderna. Per questo ho trovato incomprensibile l'atteggiamento di chi ha voluto scegliere in solitudine, di chi non ha voluto avviare per tempo un confronto su queste preziose risorse che segneranno il futuro della nostra isola, è giusto domandarsi il perch�� non si è provveduto per tempo ad aprire il dibattito, che necessitava la condivisione sia con le varie realtà del mondo produttivo sardo e sia con le forze di opposizione che invece hanno dovuto fare richiesta di accesso agli atti per conoscere i progetti, richieste inevase e motivate con risposte ingiustificabili. Purtroppo questo è lo scenario che si è sviluppato in queste settimane, temo che il tempo a nostra disposizione ora sia poco affinché ci sia un vero, reale e soprattutto doveroso coinvolgimento di tutti gli attori in campo per dare una visione strategica di nuovo sviluppo economico, sostenibile alla nostra terra, a meno che questo Consiglio dedichi ogni minuto futuro su questo tema. Dalle notizie trapelate dalla stampa i progetti presentati sono anacronistici, ma soprattutto privi di visione di sviluppo che guardi al vero cambiamento, una visione che questo tempo richiede. La sfida invece che abbiamo davanti a noi deve essere concepita in un unico progetto ben intrecciato in cui declinare i vari ambiti guida del Recovery Plan, digitalizzazione, rivoluzione verde, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, inclusione, coesione sociale e salute. La Sardegna subisce la sua condizione di isola che penalizza cittadini, imprese e condiziona le decisioni stesse di chi decide di restare. Oggi, per ridurre questo gap occorre che ci sia la connessione alla rete in tutte le aree della nostra Regione, la rete rappresenta il primo mezzo di promozione per qualsiasi attività di sviluppo, non essere connessi in rete oggi significa non esistere. Al contempo bisogna dare l'opportunità a tutti di andare e venire dalla nostra terra, è necessario mettere mano alle infrastrutture della mobilità, bisogna rendere tali infrastrutture competitive sulla sfida delle rotte commerciali nei vari ambiti andando a incidere nella riduzione dei costi per essere appetibili sul mercato. Quando sei connesso col resto del mondo si moltiplicano le opportunità di sviluppo e la Sardegna rappresenta un habitat naturale ideale per favorire la rivoluzione verde. Gli spazi delle vecchie aree industriali devono essere riconvertiti e messi a disposizione per la transizione ecologica digitale, mettere in sicurezza l'ambiente e utilizzare un nuovo tipo di energia avrà sicuramente ricadute positive sulle condizioni di salute dei sardi con la conseguente riduzione dei costi per la nostra sanità, che va sostenuta e migliorata. Ma tutto questo dovrà essere oggetto di un continuo e proficuo lavoro di collaborazione con le università, che dovranno sapersi caratterizzare in precisi ambiti per essere attrattive al di fuori della Sardegna. Questo rappresenta un'idea di progetto di insieme di connessioni che meritava il tempo congruo di analisi ed approfondimento affinché si potesse dare un ruolo attivo alla Sardegna in questa fase, in questa stagione di rilancio. Le contrapposizioni di idee è inevitabile che ci saranno, ma questo rimane comunque un passaggio storico, un passaggio che non possiamo fallire, che doveva essere affrontato con tutto un altro spirito senza perdite di tempo come purtroppo è stato e che dovesse avere come unico interesse il bene della Sardegna. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dario Giagoni. Ne ha facoltà.

GIAGONI DARIO (LEGA). Grazie Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, signore e signori della Giunta. Le risorse previste dal Recovery Fund rappresentano uno strumento utile per trasformare realmente e concretamente l'emergenza attuale in un'opportunità di rilancio per la nostra terra. Sì, è vero, è un prestito, come ha detto qualche collega qui in Consiglio, però è anche un'occasione che non deve essere persa né tanto meno sfruttata nel modo errato. Avvaliamo pertanto quanto detto dal presidente Solinas sulla necessità di accantonare tutti i progetti di concentrarci solo su quattro o cinque grandi progetti innovativi condivisi con tutti gli esponenti del Consiglio, anche attraverso l'istituzione di una cabina di regia bipartisan. Discutere, condividere tematiche così importanti con tutte le forze politiche è un atto di grande democrazia, oltre ad essere basilare strumento volto a conoscere realmente le richieste e le peculiarità di ogni singolo territorio, realmente note solo a chi le vive e le ha vissute nella sua quotidianità. È il momento questo di volgere realmente lo sguardo al domani rammentando sempre le gravi criticità che affliggono la nostra terra oggi, derivanti allo stato attuale anche dallo shock esogeno da Covid-19, ma anche quelle criticità talvolta annose che spaziano dal campo sanitario a quello preminente delle infrastrutture, sino ad arrivare al grave deficit isolano in campo di innovazione tecnologica e digitalizzazione delle imprese, croci da sempre della nostra isola che, oltre a rappresentare un grave gap, potrebbero ora come ora fungere da reale volano per il rilancio dell'economia sarda e di un crescente livello occupazionale. Le infrastrutture, quali strade, ferrovie, acqua, energia, comunicazioni sono alla base della nostra capacità di vivere nelle città, di una reale capacità di essere effettivamente e concretamente concorrenziali con il resto delle realtà produttive italiane ed europee. Per tale ragione le nostre decisioni inerenti gli investimenti da effettuare con i soldi del Recovery sono importantissime e meritano un'attenzione in grado di amalgamare e unire un discorso più prettamente tecnico con un discorso di stampo politico. La maggior parte delle nostre infrastrutture è molto, molto longeva e necessita di interventi strutturali seri che ne garantiscano maggior sicurezza, minori tempi di percorrenza e un conseguente risparmio economico, rendendole più efficaci e adeguate all'attuale stile di vita. Serve una nuova ricetta economica incentrata sull'austerità espansiva, al momento totalmente assente, che sia in grado di farci acquisire una visione futura, cristallina da applicare nell'immediato e in grado di allargare i nostri orizzonti di investimento verso un'economia circolare a superamento dell'attuale economia lineare, sfruttare nel migliore dei modi la programmazione delle nuove risorse europee in campo digitale, consentirà di migliorare la competitività del sistema produttivo dell'Isola, mettendoci finalmente al pari con le altre regioni europee, oltre che con quelle più avanti del Belpaese. Non solo, le risorse del Recovery potrebbero finalmente fungere da baluardo di speranza per il superamento di un altro fenomeno, tanto attuale e noto in Sardegna quanto poco menzionato: lo spopolamento, e tutto ciò che da esso ne consegue. La mancanza di progetti e servizi di opportunità hanno nel tempo provocato un lento e inesorabile spopolamento, soprattutto delle zone interne, e l'immigrazione di tanti giovani figli della nostra Sardegna, dalla nostra terra, che mirano a costruire il proprio futuro altrove, non ritrovando più nella propria terra natale quelle opportunità di sviluppo e crescita che dovrebbero vedersi invece garantire. Questo atteggiamento provoca, in modo inevitabile, un circolo vizioso, fatto di ulteriori disservizi e minori garanzie, riuscire a far rinascere una terra, che da tempo pare essere sopita, in attesa di una svolta che non può arrivare se non dettata dal suo interno, non è certamente compito semplice ma è comunque assolutamente necessario, così come è necessario inculcare, in ognuno di noi, la consapevolezza che la reale spinta, i reali promotori di questa nuova fase possiamo e dobbiamo essere solo noi, noi che scevri da mero e controproducente campanilismo fine a se stesso, dobbiamo dar mostra della nostra grande capacità di valorizzare ed esaltare le peculiarità di ogni singolo territorio, particolarità che non devono essere mai vissute come un inferiorità ma come valore aggiunto, come un'opportunità che, sin troppo spesso, non abbiamo saputo cogliere. Bisognerebbe, pertanto, prestare particolare attenzione a non incentivare quei tentativi di innesti naturali e sterili, nutriti esclusivamente dalla smania di voler avere sempre di più a discapito delle particolarità stesse dei singoli territori. Abbiamo, ora più che mai, il dovere di far crescere la nostra terra, investendo sulle sue meraviglie naturali, archeologiche, storiche e architettoniche, con intelligenza e perseveranza, approfittando di questa grande e certamente irripetibile opportunità che ci viene data. Quando si parla di Sardegna e di archeologia, infatti, risulta impossibile non menzionare i nuraghi, la misteriosa civiltà di chi li ha vissuti, abitati, costruiti durante l'Età del bronzo, e che è meritevole di aver lasciato alcune delle testimonianze storiche e culturali più interessanti in Italia, archeologia sarda e anche tanto. tanto altro. Secondo infatti quanto riportato dai dati Istat, estrapolati dal rapporto dell'Osservatorio socioeconomico sulla Sardegna, nell'Isola si trova un quinto dei siti archeologici di tutta l'Italia e, si badi bene, tali dati si riferiscono solo a siti archeologici "musealizzati". Nonostante ciò in Italia ancora non viene percepito il valore archeologico della Sardegna, né tantomeno la nostra Regione riesce a trasmetterlo al resto del mondo, troviamo ora il coraggio di afferrare il futuro che ci viene offerto, modelliamolo e doniamo a chi verrà domani quella Sardegna che noi stessi desideriamo oggi. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Grazie, Presidente. L'esperienza in quest'Aula mi ha insegnato a non avere troppe aspettative per evitare delusioni, e oggi mi aspettavo due cose: capire quali fossero le possibilità reali di azione rispetto ai 206 progetti presentati, e capire quanto tempo abbia questo Consiglio regionale per dire la sua su quei progetti. I due temi vanno di pari passo, nessuno faccia il fenomeno, su materie molto più semplici abbiamo, abbiamo… avete toppato clamorosamente pur avendo più tempo. Su una materia così difficile il tempo serve, per approfondirle, per evitare di fare errori, per evitare di sottovalutare alcuni aspetti. Sul primo punto la sua risposta è stata esaustiva, Presidente, "l'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare"; anche lì non è affezionato a quei progetti presentati, è un bene sentirglielo dire, però riniziare da zero, anche se è cosa buona e giusta, è qualcosa di complicato. Sulla seconda parte, sulla seconda domanda e quindi sul tempo, invece, non abbiamo avuto nessuna risposta, e questo è dirimente. Che interlocuzioni ci sono state in questi giorni con il nuovo Governo su questo tema, con il Presidente del Consiglio e con i Ministri competenti? Quando va ultimato il Piano? La data del 20 aprile è saltata, oppure a breve ce la ritroveremo tra capo e collo e sarà quella la deadline entro la quale dovremo consegnare i progetti e dovremo dare per forza quello che abbiamo in casa? Purtroppo poi la discussione di oggi risente del tempo buttato, abbiamo buttato mesi preziosi inspiegabilmente, io penso che anche la stessa maggioranza non abbia tratto giovamento da questa chiusura a riccio. Lo ha ricordato il collega Moriconi nel suo intervento iniziale, noi abbiamo utilizzato tutto quello che può fare un'opposizione per forzare la mano a chi governa: mozioni, richieste reiterate, accessi agli atti. La mozione 282 è stata presentata il 10 giugno, questa discussione si sarebbe potuta tenere con gli stessi contributi, con gli stessi contenuti, durante l'estate, però lei, Presidente, per il tramite dei suoi emissari, quindi non è stato mai lei a dirci di no, sono stati però quelli che parlavano in nome e per conto suo, ha rifiutato il confronto per otto mesi su questi temi, non è un record solo perché il Parlamento spagnolo, il parlamento sardo sotto gli spagnoli veniva convocato ogni dieci anni, nel mondo occidentale, su un tema come questo e a fronte di reiterate richieste, garbate e circostanziate, credo invece che sia un record. E ora che facciamo, dopo aver buttato mesi cerchiamo di recuperare all'ultimo miglio? Si può fare, però bisogna capire quanto è lungo l'ultimo miglio e con che regole d'ingaggio decidiamo di percorrerlo; se pensiamo di fare nel prossimo futuro quello che abbiamo fatto nel recente passato, bene, la conclusione è già scritta, e non sarà una conclusione positiva. Senza questa certezza la seduta di oggi, anche le idee e i progetti suggeriti dai colleghi della minoranza, del mio Gruppo, e in tanti anche dalla maggioranza, rischiano di essere solo un esercizio retorico fuori tempo massimo, una riproposizione di quel vecchio gioco, quello del "se fosse", cosa potremmo fare se fossimo ancora in tempo, se fossimo ancora in condizioni di agire? Però dobbiamo capire se siamo ancora in quella situazione, quindi quanto tempo abbiamo? Perché è molto difficile fare qualcosa, soprattutto quando il punto di partenza non esiste, i 206 progetti presentati sono frutto di diverse mani, vecchi progetti, scarti, cose già presentate, temi finanziabili con finanziarie ordinarie, o comunque con l'ordinaria programmazione europea, progetti ridicoli e "mancette" che non sarebbe etico inserire anche in una finanziaria; ora, è possibile che aveste nella tasca sinistra i progetti belli, e quindi fossero già pronti, e abbiate mandato a Roma quelli brutti che avevate una tasca destra per modestia o timidezza? Non credo, penso che siano da scrivere da zero. Sui progetti presentati, io ho letto solo i titoli, quelli pubblicati sui giornali; ad oggi non ci sono ancora stati consegnati, credo che lo saranno nei prossimi giorni dopo la consegna da parte sua, Presidente, abbiamo più volte però reiterato richieste alla sua Segreteria, alla sua Direzione regionale, e abbiamo ricevuto risposte lesive delle prerogative del Consiglio regionale, non intendo far sì che si crei un precedente e utilizzeremo tutti i metodi e i mezzi affinché non si crei, non tanto per questo aspetto, quello di oggi, ma soprattutto per il futuro, perché penso che anche la nostra disponibilità a collaborare sia subordinata alla conoscenza piena dei temi, dei fatti e dei documenti trattati. I progetti sono stati presentati a novembre e in mezzo, lo hanno detto i colleghi, c'è di tutto, ci sono anche alcune cose che forse spiegano anche la vostra renitenza al renderli pubblici, io insieme l'oca, l'agnellone e l'aragosta li avrei visti bene forse nemmeno in un ristorante, non certo in un piano così ambizioso. È stato un errore, lo capiamo, bisogna correggere la rotta, però attenzione, perché il tempo �� una variabile indipendente dalla nostra volontà, anche perché in quel novembre questi progetti sono stati presentati al Governo, i comunicati che accompagnavano quell'atto erano comunicati trionfali, sembrava quasi che i 7,6 miliardi fossero in tasca. E allora bisogna rettificarlo in fretta, perché magari al di fuori di questo palazzo, la nostra Regione in crisi può aver capito così, e bisogna spiegarlo subito.

Chiudo. Io condivido quanto detto in precedenza dall'onorevole Moriconi e dall'onorevole Zedda nei loro interventi, non siamo disponibili a siglare una cambiale in bianco in questo momento, serve principalmente capire il ruolo reale del Consiglio regionale, se coinvolti non faremo mancare il nostro contributo, ma viceversa non siamo interessati a creare organismi pletorici che lavorino poco e male, magari nei ritagli di tempo dai lavori di un Consiglio impegnato in altro, tra l'altro a portare avanti anche leggi fortemente divisive, al contrario di quello che magari un clima produttivo attorno a questi temi avrebbe potuto creare. Di quanto si sa sino ad oggi, ed includo anche la sua relazione, Presidente, con qualche lacuna, mi aspetto che nelle repliche queste lacune siano colmate in maniera efficace, questa certezza non c'è, spero per il bene della Sardegna che possiate cambiare passo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Mi sembra doveroso, Presidente, fare un paio di considerazioni, anche se devo dire che il dibattito in Aula si è svolto non solo nella correttezza, ma ho colto anche con uno spirito di collaborazione, e mi auguro che i colleghi, mi riferisco al collega Moriconi e qualche altro che mi sembra avevano preannunciato il fatto che comunque non avrebbero votato nessun ordine del giorno perché avrebbero voluto vedere prima i progetti e quant'altro. Io invece invito l'Aula a fare una seria riflessione e di votare quell'ordine del giorno perché in questo periodo ci siamo adoperati affinché il coinvolgimento fosse stato totale, quindi avere anche voi dell'opposizione dentro questo gruppo di lavoro per valutare insieme e non solo questi 206 progetti che sono stati presentati, così come ha detto il Presidente, non è che sono carta straccia, ma abbiamo la possibilità di vedere anche altro.

Però, se mi permettete, non posso accettare considerazioni del tipo: e se questo è l'approccio io dico che è un approccio negativo della collega Orrù che io stimo molto, quando parla che voi rispettate l'ambiente e noi sembriamo dei barbari, allora dico che non è così, cara collega. Quando lei parla di disegni di legge presentati per buttare a mare massi e quant'altro, allora le dico: cara collega, con tutto il rispetto, studi, perché non è un progetto innovativo. Le faccio presente che sono partiti dal 1970, è il settantesimo progetto che viene attuato in Italia, finanziato dalla Comunità europea, in altre realtà, poi le darò tutta la documentazione per dire che noi non abbiamo inventato l'acqua calda. Ci sono, li stanno facendo, però dico, se l'approccio è sempre quello negativo: voi siete bravi, noi siamo gli orchi, io credo che non si vada da nessuna parte. Noi invece siamo qui per dire, è un'occasione unica e così come ha detto il collega Comandini, ci dobbiamo anche ricordare che la maggior parte di questi soldi sono a prestito, che li dovremo restituire, istituzionali restituiranno i nostri figli, quindi a maggior ragione li dobbiamo spendere bene e per spenderli bene bisogna anche sederci e affrontare gli argomenti in maniera seria e in maniera collettiva. Non è assolutamente vero e non voglio citare nessuno che il Presidente della Regione ha secretato questi progetti. Io penso che quando si faccia una richiesta di accesso agli atti non è il Presidente che dice: guardate non dategli questi progetti. Io continuo a dire, non so forse perché sono Capogruppo, non credo, questi progetti io ce li ho da tanto, quindi continuo a dire non è che c'era nulla di misterioso, continuo a dirlo, non c'era nulla di misterioso. Però dico, noi stiamo provando a fare un altro ragionamento, del tipo che è un'occasione unica e non la dobbiamo sprecare, se questo verrà chiamato il Piano di Rinascita 2, io mi auguro che abbia una sorte diversa di quello che venne fatto negli anni Settanta, e mi rivolgo al nostro territorio perché vorrei ricordare come vengono spesi i soldi nella Piana di Ottana, che non hanno dato certo lungimiranza sulla spesa che venne fatta, a maggior ragione sugli errori del passato dobbiamo fare tesoro per quanto riguarda il presente. Quindi io l'invito che vi faccio veramente è quello di fare una seria riflessione e di votare questo ordine del giorno, dove all'interno di quel gruppo di lavoro ci sarete anche voi che insieme a noi daremo quelle linee di indirizzo e andremo a valutare veramente quelli che sono i progetti strategici per quest'isola, e vi voglio anche ricordare che il Governo che voi rappresentavate fino ad avantieri è caduto proprio sulla gestione di queste risorse, e perché è caduto, perché nessuno dei gruppi parlamentari voleva lasciare in mano agli altri la gestione dei soldi di queste risorse. Quindi oggi mi sembra alquanto paradossale avendo un nuovo Governo che probabilmente andremo a ridiscutere nuovamente linee guida e quant'altro, io credo che serviva e serva ora una riflessione attenta e seria, noi ci siamo e mi auguro che veramente anche voi ci possiate essere, ma non per noi, non per fare un favore a questa maggioranza, ma per il bene di questa terra.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Presidente Solinas, non sfuggirà a nessuno che ci troviamo di fronte ad una opportunità epocale per la nostra Isola per superare i ritardi storici, in gran parte legati alla condizione di insularità, un'occasione per colmare quelle arretratezze che di fatto non consentono alla nostra Isola di esprimere una competitività paritaria col resto delle regioni italiane ed europee. Una condizione che impone ad una classe dirigente, che meriti questo nome e di definirsi tale, di dimostrare di essere all'altezza del compito, di cogliere l'opportunità mettendo da parte provenienze e differenti collocazioni politiche nell'unico interesse del bene dell'isola. Accolgo con favore l'apertura di questa discussione in Aula, ma non posso non rilevare il gravissimo ritardo con cui questo avviene. Ricordo che sin dal mese di giugno dello scorso anno, come è stato più volte detto, abbiamo sollecitato con una mozione primo firmatario l'onorevole Moriconi, l'apertura di una discussione che coinvolgesse il Consiglio regionale sulle scelte, avendo il tempo necessario per definire la più ampia condivisione su quelle scelte strategiche da proporre al Govern.

Oggi preoccupano i tempi stretti, vista la scadenza fissata per aprile della Commissione europea per l'approvazione dei piani nazionali. Voglio ricordare che come è stato anche ricordato da altri che i circa 8 miliardi previsti per la Sardegna sono solo teorici e potranno essere disponibili solo se saremo in grado di proporre progetti pienamente rispondenti alle regole stringenti previste per il Recovery fund o meglio Next generation youth. Per questi motivi ha suscitato forte perplessità aver appreso della scelta effettuata dalla Giunta regionale di disperdere queste importanti risorse in 206 progetti che rischiavano di non essere adeguati e di non cogliere l'obiettivo della soluzione delle criticità storiche. Fa piacere apprendere che questi progetti oggi non rappresentano più il punto da cui partire, però mi consenta Presidente, che per me è inconcepibile che sia stato negato l'accesso agli atti, so che lei non ha responsabilità dirette su questo, ma su un tema così importante è stato negato ai Gruppi consiliari che hanno dovuto far ricorso a questo strumento per una inspiegabile e ingiustificata secretazione di progetti inviati al Governo e trovo fortemente offensivo per la dignità di questa istituzione consiliare che oggi abbiamo appreso del piano dalla stampa piuttosto che dalle vie ufficiali. Questo atteggiamento omissivo, unito ai ritardi con cui si affronta la discussione, non giova a creare quel clima unitario che sarebbe invece necessario auspicabile in una fase così delicata.

Spero siamo ancora nei termini per individuare e portare a progettazione nei tempi richiesti quei 4-5 interventi che abbiano davvero una valenza strategica e che possano consentire l'utilizzo di tutte le risorse previste.

Penso che la discussione di oggi abbia questa funzione. Per esempio, io provo a entrare nel merito, mi chiedo se sia possibile ipotizzare una rete ferroviaria ad alta velocità che connetta porti e aeroporti e che dia un servizio di trasporti pubblici per ferro all'altezza di quanto disponibile a livello nazionale? È possibile ipotizzare vettori che utilizzino l'idrogeno come combustibile, ponendoci all'avanguardia in termini di sostenibilità ambientale? È possibile ipotizzare un sistema di trasporto che consenta ai sardi una mobilità realmente compatibile con i tempi e competitivo con il trasporto su gomma? E soprattutto, se non ora, quando? Così pure credo sia l'occasione per completare una rete di distribuzione del gas, che arrivi davvero a tutti i centri della Regione, anche questo pensato per la distribuzione dell'idrogeno verde per cui esistono già disponibilità che vanno favorite di imprese private a insediarsi nell'isola e a produrre idrogeno da fonti energetiche rinnovabili. Ecco questi progetti sarebbero in grado di mettere la Sardegna al primo posto per l'utilizzo di energia a impatto zero, creando quelle condizioni di competitività per fare impresa oggi non disponibili. Altro tema da sviluppare sicuramente quello della digitalizzazione che significa innanzitutto connessione di tutti i centri dell'isola mediante banda larga o 5G e conseguente digitalizzazione di tutti i settori ad iniziare dalla pubblica amministrazione, ai settori produttivi, la scuola, la sanità, favorendo sistemi di telemedicina e teleassistenza in grado di garantire la diffusione territoriale dell'assistenza sanitaria, e rispondendo anche alla richiesta avanzata dall'ANCI che va contro lo spopolamento delle zone interne, accompagnando il processo con un intervento di alfabetizzazione di massa al digitale che riguarda i più giovani ma anche i più anziani in modo da garantire a tutti l'accesso ai vantaggi della digitalizzazione. Altro intervento pienamente rientrante negli obiettivi della Next Generation EU è quello di prevedere un piano massivo di riforestazione dell'isola che risponderebbe a tre criteri. Il primo, un evidente beneficio in termini di qualità dell'aria; il secondo, di favorire l'occupazione creando anche un importante indotto per la produzione di biomasse locali utilizzabili per la riconversione degli impianti di produzione a energia ancora a carbone; il terzo, fortemente simbolico, per compensare e rimediare allo scippo ottocentesco del nostro patrimonio boschivo. Per concludere, con il solo fine di sottoporre all'attenzione più temi credo che non sarebbe inappropriato un intervento sul capitolo equità sociale e di genere, destinato al superamento della discriminazione, teso alla parità di genere, come ha bene illustrato l'onorevole Pinna. Presidente, io mi fermo qui, ribadendo seppure con le perplessità che ho provato ad esporre la disponibilità a provare a concorrere alla definizione di un percorso che porti ad una nuova fase storica di crescita per la nostra isola, sapendo che per aver successo serve un calendario rigido e stringente che definisca i lavori e sperando di non essere fuori tempo massimo, su questo Presidente chiediamo delle garanzie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente della Regione.

SOLINAS CHRISTIAN, Presidente della Regione. Grazie Presidente, grazie anche a tutto il Consiglio per il dibattito di questa sera, e vorrei ripartire dalle parole dell'onorevole Ganau. Credo che ci si debba rendere conto e si debba prendere atto di quello che è successo nel Paese nelle ultime settimane. Io credo che non sia un caso né sia banale se la grande parte, la quasi totalità del Parlamento nazionale, ha colto nel momento che il Paese attraversa l'occasione per una pacificazione nazionale rispetto alle polemiche, strumentali o meno che fossero, per costruire una prospettiva che guardi al Paese nei prossimi cinquant'anni. Io credo che dentro questa cornice le forze politiche regionali debbano avere il coraggio di disegnare, pur nella distinzione dei ruoli, ma con una contribuzione fattiva, la Sardegna dei prossimi cinquant'anni. Se questo è il tema, io credo che su questo terreno ci si possa incontrare, e l'ordine del giorno che ho visto circolare in Consiglio, mi pare si scriva in questo solco e interroghi la responsabilità di tutti i consiglieri regionali e di tutte le forze politiche all'interno di quest'Aula, e come dicevo in apertura di tutte le forze sociali, accademiche, datoriali, sindacali fuori da quest'Aula. Ora però consentitemi di chiudere questa fase di polemiche che ci sono state in questi mesi dando semplicemente un riferimento temporale. I progetti che sono stati presentati fanno parte di un patrimonio stratificato nel tempo di interventi che tutte le classi dirigenti che si sono alternate alla guida della Regione hanno ritenuto in qualche modo importanti per l'isola, e voi troverete la realizzazione sotto il profilo infrastrutturale di completamenti di arterie stradali importanti che sono state progettate, confermate sotto amministrazioni diverse. Ecco, quelli che non sono progetti sui quali si è perso del tempo, sono progetti che sono stati recuperati e presentati perché comunque anche nell'idea di un grande piano infrastrutturale se faremo 4 o 5 grandi linee di intervento e parleremo di infrastrutture io sono perché si faccia l'alta velocità, perché si investa sul ferro, perché può veramente cambiare il modo di abitare la Sardegna, se lo faremo con un'alta velocità all'avanguardia, non puntando come abbiamo sempre fatto a riallinearci al passato, cioè a quella che è la velocità oggi in Italia. Perché mentre noi discutiamo nel resto del mondo si va a 250, a 320 chilometri orari, e allora vorrei riallinearmi al futuro, ma è chiaro che seppure sulla infrastruttura punto sulla rete ferrata non supererò il problema che alcune reti viarie vadano realizzate o completate, è chiaro che non verrà meno l'esigenza del completamento della 131, è chiaro che non verrà meno l'esigenza del collegamento Arzachena-Santa Teresa di Gallura per citare solo qualche esempio, è chiaro che non verrà meno l'importanza strategica della Trasversale Sarda, per garantire i collegamenti orizzontali che non ci sono e non ci sono mai stati. E allora, tutti questi progetti, io oggi li metto sul tavolo per dire che non siamo affezionati a quello che è stato presentato, questi possono essere riutilizzati nella parte che serve, possono essere anche accantonati se riusciremo a mettere in campo linee e strategie che per tempo ci consentano come veniva chiesto da tutti di accedere a questi fondi. Su questo teniamo presente che il nuovo Governo sta rivedendo anche l'impostazione strategica sulle singole missioni, quindi il lavoro di questo gruppo che verrà costituito è un lavoro che comunque dovrà attendere per capire la propria coerenza rispetto all'idea che il Paese ha nel suo complesso che il Governo si esprima. E, ancora, consentitemi di chiarire un altro aspetto. Noi siamo un organo legislativo, questo Consiglio non ha perso tempo, né la Giunta ha fatto perdere tempo a questo Consiglio nei mesi passati, perché il confronto che noi stiamo mettendo in campo è un confronto di alto valore politico, ma che può esprimere linee di indirizzo, linee programmatiche, non potremo scendere nel dettaglio del singolo progetto, dovremo dettare delle linee di indirizzo e poi chiedere a tutti i tecnici che abbiamo, che siano nelle direzioni generali nella CRP, avvalendoci anche delle eccellenze, il CRS 4, credo che si possano stabilire delle partnership con la Cassa depositi e prestiti, con l'Eurispes, con tutti i soggetti che possono concorrere insieme all'università a declinare quelle linee progettuali in schede-progetto concrete, definite e presentabili. Il tempo è chiaro non è tanto, allora la proposta che io vi faccio è questa, mettiamo su un gruppo di lavoro che dia rappresentanza a tutte le forze politiche del Consiglio regionale, chiederò che ciascun Gruppo, poi con il presidente Pais troveremo il modo di raccordarci, perché i Capigruppo o loro delegati partecipino a questo gruppo di lavoro. Lo riunirei il più in fretta possibile, in maniera tale che, appena i Gruppi confermano se debba partecipare il Capogruppo a un suo delegato, io possa insediare immediatamente il gruppo di lavoro. Limiterei, per evitare lavori eccessivamente pletorici, ai stakeholder qualificati tutto il giro di eventuali audizioni, e poi demanderei agli organi dell'Amministrazione preposti la definizione nel concreto delle singole progettualità. All'interno delle 4-5 grandi tematiche potranno esserci una serie di sub progetti, e quindi il numero potrebbe comunque crescere, perché sono arrivati stimoli molto importanti dal dibattito di oggi, sia rispetto alla parità sia rispetto ai temi della scuola e della cultura: credo che tutto questo possa essere ricucito in una progettualità vincente. Però, ecco, in questo momento secondo me dobbiamo cogliere lo spirito dei tempi e interrompere, almeno su questo argomento darci una moratoria dall'approccio polemico rispetto alla vicenda, perché sennò questo ci consuma più tempo di quello che non abbiamo da dedicare alla realizzazione dei progetti per i quali stiamo discutendo. Su questa base, e sulla considerazione che è stata svolta da tutte le forze, da tutti gli intervenuti oggi in Aula, io dò e confermo la disponibilità non solo a rimettere sul tavolo tutte le progettualit�� presenti ma a dare un cronoprogramma serrato, in maniera tale che il lavoro di questo gruppo non sia un lavoro inutile ma possa rispettare i tempi per la presentazione, prima al Governo e poi alla Commissione europea, di un grande piano di rilancio e resilienza della Sardegna.

PRESIDENTE. Grazie, signor Presidente, ora possiamo concludere la discussione votando un ordine del giorno, che invito a depositare, a presentare…. Onorevole Ganau, può depositare l'ordine del giorno e lo votiamo? Intanto lo mettiamo in votazione…. ah, un attimino. Come?

Con rammarico apprendo e prendo atto del fatto che non ci sia accordo su un ordine del giorno, che era quanto più ecumenico possibile e che investisse il Consiglio regionale in una partita epocale; vi dico con rammarico ne prendo atto e penso che sia una occasione persa da parte del Consiglio regionale. Quindi la seduta la concludiamo in questo modo, non come avrei voluto, e quindi chiudiamo i lavori perché sinceramente era un ordine del giorno che doveva essere votato all'unanimità. A livello nazionale è stato avviato un nuovo corso di programmazione del Recovery plan, il rammarico e la frustrazione è che questo tipo di nuovo corso…

(Interruzioni)

Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Presidente, sull'ordine dei lavori penso che la sua considerazione finale non fosse opportuna, anche perché parliamo di temi estremamente importanti, o almeno che erano estremamente importanti dieci minuti fa e improvvisamente sono diventati meno importanti perché ci sono altre questioni. Allora, io rinnovo l'invito a presentare qualcosa di serio, a scadenzare seriamente le tempistiche, a definire i lavori in cui questo Consiglio sarà chiamato a coadiuvare le azioni della Giunta, e, come le abbiamo già detto e come abbiamo detto a tutti, non faremo mancare il nostro contributo. Viceversa, dopo gli otto mesi sprecati, non ci sentiamo di firmare cambiali in bianco!

PRESIDENTE. Prendo atto del fatto che non si è riusciti a trovare una sintesi possibile dopo una discussione che poteva invece….

Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Sull'ordine dei lavori, Presidente, per quanto ci riguarda la seduta è conclusa; naturalmente non c'è nessun ordine del giorno da votare ed è naturale che per quanto riguarda tutte le cose che ci siamo detti, il gruppo di lavoro e quant'altro, credo che la decisione spetterà al Presidente, quindi per quanto ci riguarda tutto cade e quindi non se ne discute. Grazie e arrivederci a tutti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diego Loi. Ne ha facoltà.

LOI DIEGO (Progressiti). Solo per dire, dal momento che non intervengo mai su questi temi, specie quando ci sono degli alterchi di questo genere, che è esattamente il capovolgimento di tutto ciò che avete detto, di tutto ciò che abbiamo detto rispetto a un elemento di dettaglio che non è sottoscrivibile, come diceva l'onorevole Agus, perché concettualmente è strutturato male e perché non mette come elementi quelli dei quali si era parlato, quindi non si accettano posizioni di ricatto di questo genere.

PRESIDENTE. Grazie, la seduta è tolta. I lavori sono convocati per domani mattina alle 10 e 30; a partire dalle 9 e 30 faremo delle prove di votazione in aula. Quindi per chi volesse venire può venire.

La seduta è tolta, convocata a domani mattina ore 10 e 30.

La seduta è tolta alle ore 21 e 07.