Versione per la stampa http://www.consregsardegna.it/wp-content/plugins/print-o-matic/css/print-icon-small-black.png

Resoconto della seduta n. 91 del 07/01/2021

XCI SEDUTA

Giovedì 7 gennaio 2021

(Antimeridiana)

Presidenza del Presidente Michele PAIS

Indi

del Vicepresidente Giovanni Antonio SATTA

indi

del Presidente Michele PAIS

indi

del Vicepresidente Giovanni Antonio SATTA

indi

del Presidente Michele PAIS

La seduta è aperta alle ore 10 e 57.

CUCCU CARLA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 23 dicembre 2020 (85), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Daniele Secondo Cocco, Michele Ennas, Antonio Mario Mundula, Francesco Mura e Fabio Usai hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 7 gennaio 2021.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

CUCCU CARLA, Segretaria. Sono state presentate le interrogazioni numero 804, 805, 806, 807, 808.

Annunzio di mozione

PRESIDENTE. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.

CUCCU CARLA, Segretaria. È stata presentata la mozione numero 379.

PRESIDENTE. Bene, prima di iniziare con l'ordine del giorno convochiamo una Conferenza dei Capigruppo.

Quindi sospendiamo la seduta e teniamo una Conferenza dei Capigruppo nella saletta qui a fianco.

Il Consiglio è sospeso.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 59, viene ripresa alle ore 11 e 27.)

Dichiarazioni della Giunta ex articolo 120 del Regolamento

PRESIDENTE. Prego i consiglieri di prendere posto. Riprendiamo i lavori dell'Aula.

L'ordine del giorno oggi recava la prosecuzione dei lavori sul disegno di legge 108. Tuttavia il Consiglio regionale con il presidente Solinas ha deciso di affrontare un tema di grande attualità che è quello legato all'individuazione, o le ipotetiche individuazioni, della Sardegna come zona di stoccaggio dei rifiuti nucleari.

Quindi la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di procedere con le dichiarazioni della Giunta, in questo caso del Presidente, sul tema; dopodiché la discussione proseguirà con l'intervento dei colleghi Consiglieri e chiuderà il presidente Solinas e la seduta sfocerà in un provvedimento naturalmente unitario con cui l'Aula ribadirà la posizione, peraltro nota. Il provvedimento ritengo sia opportuno inviarlo al Presidente della Repubblica Mattarella, appunto, perché questa posizione arrivi in maniera chiara e inequivocabile al nostro Presidente.

Ha domandato di parlare la consigliera Laura Caddeo. Ne ha facoltà.

CADDEO LAURA (Progressisti). Presidente, grazie, però lo rinvio al termine di questa discussione, grazie.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az), Presidente della Regione. Grazie Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli colleghi, intervengo in aula su un fatto noto e che credo metta insieme sia dal punto di vista delle riflessioni che delle conclusioni l'intero arco costituzionale delle forze politiche presenti in quest'Aula. Come è noto nelle passate ore è stata approvata la cosiddetta CNAPI la Carta nazionale delle aree più idonee per la localizzazione del deposito nazionale di combustibile nucleare esaurito. Si tratta di una vicenda risalente, che è stata affrontata più volte sia dalla classe politica che dal popolo sardo nel suo complesso e che ha sempre visto e confermato una volontà pressoché unanime della Sardegna di dire no alle scorie, no all'energia nucleare in Sardegna e tanto meno di poter avallare l'ipotesi di una localizzazione del deposito unico nazionale nella nostra terra. Su questa vicenda militano almeno tre ordini di considerazioni; la prima un referendum popolare consultivo che si è tenuto specificamente su questo argomento ha visto una partecipazione trasversale di tutte le forze politiche, una partecipazione popolare assolutamente corale del popolo sardo che ha detto "no" in misura veramente plebiscitaria: 97,13 per cento allora. C'è una legge regionale che è stata approvata da questo Consiglio che dichiara la Sardegna territorio denuclearizzato e impedisce, allo stato attuale essendo in vigore, non solo lo stoccaggio ma anche il solo transito di scorie nucleari all'interno del territorio regionale. Ci sono numerosi pronunciamenti di questa Assemblea e di quest'Aula ma ci sono da ultimo una serie di interventi anche tecnici nella procedura di consultazione fatta dai competenti Ministeri, dalla Sogin, da tutti i soggetti interessati che hanno avuto una specifica trattazione ed una conclusione per il "no" netto da parte anche delle strutture tecniche regionali. Faccio in particolare riferimento ad un documento del 2017, con il quale l'Assessorato regionale dell'Ambiente ha chiarito che l'applicazione dei criteri escludenti, già previsti a livello centrale, da soli sono sufficienti ad escludere che la Sardegna possa essere oggetto di un'ubicazione di questo genere. Ecco perché questa pubblicazione, nottetempo, in piena pandemia, dopo anni di rinvii ci lascia veramente sgomenti, perché tutto ci saremmo aspettati fuorché una pubblicazione in questi termini della carta nazionale e per di più un'inclusione di ben 14 aree idonee nel nostro territorio regionale. Peraltro 14 siti idonei ubicati in un'area di alto pregio paesaggistico ambientale, in un'area ricca di emergenze archeologiche, storiche, culturali, ad alta vocazione agricolo produttiva, sprovvista di un reticolo viario adeguato, quindi voi immaginate che chi ha fatto queste valutazioni ha pensato che si possa ritenere idoneo un transito delle scorie attraverso l'intera penisola, un imbarco su nave, dopodiché un arrivo in Sardegna in uno dei porti esistenti e quindi un traffico sulle nostre arterie viarie già fortemente penalizzate per arrivare nella Marmilla, nell'alto Oristanese creando evidentemente situazioni di rischio e di pericolo assolutamente insostenibili. Pensate che il vincolo di 670 ettari avrebbe una durata media di 300 anni e da quando il deposito dovesse essere realizzato per anni, giorno per giorno, settimana per settimana, mese per mese avremo decine centinaia di semirimorchi carichi di fusti nucleari in transito nel nostro reticolo viario. A questo vorrei aggiungere una considerazione di merito, la Sardegna ha pagato da tempo il proprio tributo alla solidarietà nazionale, non si può dire per quanto riguarda la nostra Isola not my back yard, noi non stiamo assumendo una posizione legata al fatto di non volere nel nostro giardino una servitù che vogliamo scaricare su altri, ma se ragioniamo e guardiamo all'indietro queste servitù noi le abbiamo già pagate in maniera abbondante. Abbiamo oltre il 60 per cento del territorio riservato a servitù militari che insiste sulla nostra Isola, abbiamo subito servitù industriali, della chimica di Stato, che ancora non ha visto bonifica alcuna, di numerosi siti e di numerose aree, senza voler tornare indietro a quando per lo sviluppo delle reti ferroviarie italiane la Sardegna è stata disboscata per i quattro quinti del suo territorio con concessioni statali; concessioni che hanno consentito uno sfregio totale del nostro ecosistema e che hanno determinato le situazioni di rischio idrogeologico che conosciamo, mutazioni climatiche nel ciclo delle piogge e tutta una serie di fattori concomitanti che hanno modificato profondamente anche il sistema economico produttivo. Abbiamo pagato tributi anche in termini di sangue a questo Paese con la prima guerra mondiale con il più alto contributo di vite umane dato per una guerra che non ci apparteneva sulle trincee sugli altipiani del Carso, del Monte Zebio, della Bainsizza e credo che rispetto a tutto questo, come sancito dai dibattiti dell'Assemblea Costituente, dalla Carta costituzionale, dal nostro Statuto semmai lo Stato rispetto alla Sardegna, penso in particolare all'articolo 13, dovrebbe prevedere interventi economici e piani di rinascita per riallineare questa terra, il suo popolo e il nostro sistema economico produttivo agli standard del resto del Paese e dell'Europa, non gravarci di un ulteriore servitù che comprometterebbe ulteriormente questa possibilità. È per questo che ho intenzione oggi di votare in Giunta regionale una delibera per l'istituzione di un comitato che coinvolga le università della Regione, che coinvolga le associazioni, le parti sociali per la redazione di un documento scientifico che illustri in maniera dettagliata e chiara quanto vi ho rappresentato in termini generali in questa seduta in maniera tale da dare elementi tecnico scientifici idonei a supportare un'esclusione netta della possibilità che questa terra possa ospitare questa iniziativa. Lo faremo a supporto dell'Assessorato regionale dell'ambiente, che sarà chiamato con i propri Uffici a partecipare alla fase successiva del processo di individuazione del sito, e se tutto questo non dovesse essere sufficiente, ho già detto e confermo in quest'Aula, che siamo pronti a coordinare una mobilitazione democratica di tutti gli enti locali, di tutto il popolo sardo, di tutte le Istituzioni culturali, scientifiche, dei corpi intermedi per manifestare in maniera chiara e netta una contrarietà che è ribadita, in questo caso, senza se e senza ma, grazie.

Comitato che coinvolga le università della Regione, che coinvolga le associazioni, le parti sociali per la redazione di un documento scientifico che illustri in maniera dettagliata e chiara quanto vi ho rappresentato in termini generali in questa seduta in maniera tale da dare elementi tecnico scientifici idonei a supportare un'esclusione netta della possibilità che questa terra possa ospitare questa iniziativa. Lo faremo a supporto dell'Assessorato regionale dell'ambiente, che sarà chiamato con i propri Uffici a partecipare alla fase successiva del processo di individuazione del sito, e se tutto questo non dovesse essere sufficiente, ho già detto e confermo in quest'Aula, che siamo pronti a coordinare una mobilitazione democratica di tutti gli enti locali, di tutto il popolo sardo, di tutte le Istituzioni culturali, scientifiche, dei corpi intermedi per manifestare in maniera chiara e netta una contrarietà che è ribadita, in questo caso, senza se e senza ma, grazie.

PRESIDENTE. Grazie Presidente, per il suo intervento. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritto a parlare il consigliere Fausto Piga. Ne ha facoltà.

PIGA FAUSTO (FdI). Sì grazie Presidente, io seguo l'ottima introduzione del governatore Solinas per ribadire che la Sardegna già nel 2003 ha dichiarato, è stata dichiarata dal Consiglio regionale un territorio denuclearizzato, che la Sardegna e i sardi nel referendum del 2011 hanno già detto con forza e decisione "no" al nucleare e al deposito di scorie. Basterebbe solo questo per chiudere sul nascere l'argomento e ribadire che la Sardegna non vuole essere il cimitero delle scorie nucleari. Invece purtroppo non basta e ci troviamo in quest'Aula ad affrontare l'ennesima mozione, l'ordine del giorno e ripetere le stesse cose che si sono dette in passato, ma che evidentemente il governo ha fatto finta di non sentire. Perché è solo così che si giustifica l'atteggiamento della Sogin, ovvero la società di Stato che il 4 di gennaio prende di sorpresa Regioni e Comuni e pubblica la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale di scorie. Ritengo una vera e propria leggerezza comunicativa, una scelta sbagliata nei tempi e nei modi, se si considera l'emergenza sanitaria, economica e sociale in atto, e che in poche ore ha generato una protesta collettiva contro il Governo che vi assicuro ne avremmo fatto volentieri a meno, credetemi lo scenario tutti contro il governo non ci fa gioire, e lo dice chi in questo Governo non ha nessuna fiducia. Credetemi ascoltare in questi giorni Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali, Progressisti in Sardegna e altrove, tutti contro il Governo, insieme alle forze di opposizione e contro i propri Ministri da un lato potrebbe anche gratificare politicamente, ma come cittadini e come sardi ci fa preoccupare e vuol dire che la situazione è molto seria e per questo bisogna tenere alta l'attenzione al tema e ribadire la nostra contrarietà al deposito unico nazionale. In quest'ottica si inserisce la giornata di oggi, che vuole essere da stimolo per un documento unitario trasversale, e dare così forza al presidente Solinas, all'assessore Lampis nel ribadire a nome di tutta la popolazione sarda la nostra contrarietà al deposito unico delle scorie in Sardegna, e non per un motivo ideologico o per campanili ma proponendo anche dei ragionamenti che tenga conto di una valutazione complessiva. Abbiamo detto, appunto, che la Sardegna ha già fornito un rilevante contributo alle esigenze nazionali, che i sardi pagano un conto già terribilmente salato sui trasporti, sulla continuità territoriale, sull'energia e sulle bonifiche dei siti abbandonati.

Io suggerisco anche un'altra riflessione, che è quella fatta osservando i luoghi che ospitano i siti provvisori di rifiuti radioattivi in Italia. Alcune zone d'Italia presentano una densità altissima, come accade in Piemonte, nel Lazio o nella Lombardia, mentre in Sardegna no, in Sardegna non è così. Quindi, io dico, prima di andare a pensare di compromettere altri territori credo che sia doveroso, invece, pensare a mettere in sicurezza i siti già esistenti ed evitare anche un deposito unico, soprattutto in Sardegna, dove c'è la complicazione del trasporto via mare.

Un'altra valutazione che ci porta a ribadire la nostra contrarietà è quella più scontata, ma è quella a cui teniamo di più, ovvero la reputazione turistica dell'isola, la vocazione storica della Sardegna rappresentata dalla pastorizia e dall'agricoltura. Basti pensare che dei tempi dei Romani località come la Trexenta e la Marmilla, solo per citare due delle aree coinvolte, venivano considerate come i granai di Roma per la fertilità delle campagne e la notevole produzione di frumento.

PRESIDENTE. Onorevole Piga, si avvii alla conclusione. Grazie.

PIGA FAUSTO (FdI). Dicevo, ed è chiaro che è quella la strada che noi vogliamo continuare a seguire, quella del turismo, quella dell'agricoltura e delle eccellenze enogastronomiche. Quindi chiudo Presidente nel ribadire un appello a far fronte comune con i Sindaci, con i comitati, con le parti sociali, con i cittadini in genere perché questa è una battaglia che verrà vinta sicuramente dalle regioni più unite. Il presidente Solinas ha tutto il nostro sostegno e che guidi una mobilitazione democratica, pacifica, di tutti i sardi per impedire qualsiasi scenario negativo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Massimo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie Presidente. Indubbiamente la Sardegna - mi rifaccio a quello che diceva il Presidente prima - si è espressa con forza contro, però vale la pena entrare nel merito delle questioni. Alcune sono state dette, sia dal Presidente che dal collega Piga, vale la pena riepilogare anche altre vicende. E cioè per quanto riguarda la produzione di rifiuti, o scorie cosiddette, il comparto della ricerca e il comparto della medicina pesano per un 45 per cento del totale, l'elettroproduzione per un 55 per cento del totale, ma è interessante, nell'ambito di questi numeri, quali siano le regioni col più alto tasso di produzione di scorie. Il 68 per cento del totale a livello nazionale è concentrato nel Lazio, in Lombardia e in Piemonte. Ora ci sono alcuni motivi, alcune questioni che sono state indicate. Una è: ma se la maggior produzione è altrove e oltretutto per raggiungere un'isola è necessario usare il trasporto via mare, è utile usare un'isola per spostare e far transitare scorie di questo tipo in tutto il territorio nazionale? Penso di no, e quindi è una motivazione oggettiva che va accompagnata. Lo dico perché, Presidente, lei nell'annunciare il coinvolgimento delle Università sa bene che c'è una procedura, da oggi per i prossimi mesi, di consultazione delle istituzioni e quindi è indispensabile che noi si fornisca al Governo delle osservazioni, perché questa è la procedura, tecniche giustamente, su tutti questi aspetti, cioè del perché no. L'altro aspetto però è che, rispetto al passato, abbiamo una certa, non dico serenità perché non bisogna mai abbassare la guardia, come è stato detto, quindi è giusta la seduta odierna ed è giusto che il Consiglio si esprima, ma nell'ambito dell'individuazione dei siti a livello nazionale sappiamo anche che sette siti sono in Piemonte, indicati come molto buoni, e cinque nel Lazio, probabilmente anche in ragione di quel che si diceva prima, cioè è utile, se sono quelli i luoghi di maggior produzione, prendere da lì e spostare in altre regioni o è forse più utile concentrare laddove veramente la produzione è così consistente, ripeto il 68 per cento del totale? L'altro aspetto, quindi, è no ad abbassare la guardia, e quindi ben venga la seduta odierna, osservazioni e proposte tecniche nel merito, puntuali, l'altro aspetto è il tema giustamente dell'energia. Ma come, i sardi, l'industria e il settore delle produzioni in Sardegna pagano il più alto costo energetico e poi dovrebbero anche ospitare? Non regge questa argomentazione ovviamente, così come non regge l'altro aspetto che giustamente è stato sollevato del fatto di pagare già un prezzo molto alto in termini di servitù di vario genere e tipo.

Ultimo punto, Presidente. La Sardegna si caratterizza, anche per quanto riguarda l'immaginario collettivo dei visitatori e dei turisti e per quanto riguarda anche coloro che gustano i prodotti della terra, per un ambiente incontaminato. È oggettivamente un elemento di forza. Ora, per rafforzare questo argomento serve però che le leggi, non voglio introdurre su un argomento che vede tutta la politica sarda parlare con una sola voce elementi discordanti, però indubbiamente i temi ambientali dello sviluppo strategico sull'agro, sulle risorse inestimabili, archeologiche e ambientali è un aspetto sul quale le leggi, tutte, devono guardare, perché se noi stessi introduciamo elementi di disvalore dell'elemento, invece, che intendiamo essere un valore ambiente, indeboliamo alcune delle osservazioni tecniche che porteremo all'attenzione del Governo.

Termino, non è un ragionamento legato al fatto dello spostare altrove il problema. Sappiamo anche che cosa è accaduto nel corso dei decenni passati circa la vicenda delle scorie, dei rifiuti e dello smaltimento e stoccaggio di questi nei Paesi africani, con scandali di livello internazionale, e quindi non è questo l'argomento. L'argomento è entrare nel merito e quindi con osservazioni tecniche rafforzare il no che deve entrare però nel merito delle vicende, perché altrimenti è indebolita, con un solo e semplice no, la presa di posizione dei sardi e della politica sarda. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Zedda. Le chiederei la cortesia di estrarre la tessera perché abbiamo problemi all'impianto purtroppo.

È iscritto a parlare il consigliere Roberto Caredda. Ne ha facoltà.

(Interruzioni per problemi tecnici)

Scusate, la seduta è sospesa per un minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 11 e 51, viene ripresa alle ore 12 e 01.)

PRESIDENTE. Chiedo la cortesia ai colleghi consiglieri di estrarre la tessera e di rimetterla dopo qualche secondo perché dobbiamo disattivare e riattivare le postazioni. Purtroppo abbiamo dei problemi tecnici che stiamo procedendo a risolvere. Quindi era prenotato l'onorevole Caredda; deve togliere la scheda, rimetterla e deve schiacciare il pulsante.

È iscritto a parlare il consigliere Roberto Caredda. Ne ha facoltà.

CAREDDA ROBERTO (MISTO). Grazie Presidente, colleghe e colleghi consiglieri. La Sardegna dice no alle scorie radioattive e non è la prima volta che viene detto. Già con la legge regionale numero 8 del 2003 in Sardegna veniva precluso il transito e la presenza di materiale nucleare non prodotti nel territorio regionale. Il tema è stato poi affrontato negli anni successivi anche con mozioni e ordini del giorno, l'ultima anche in questa legislatura del 2019, dove il Consiglio regionale respingeva qualunque possibilità di stoccaggio in Sardegna dei rifiuti nucleari. E non solo. Con il referendum consultivo del maggio 2011 anche il popolo sardo si è espresso in maniera chiara e netta per dire no al deposito delle scorie radioattive. Il Governo, dunque, non può calpestare la nostra sovranità, ma soprattutto non può non tener conto della volontà dei sardi. Per questo la notizia di pochi giorni fa ha suscitato così tanto clamore e sdegno per l'individuazione dei 14 siti in Sardegna adatti ad ospitare la realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Tutti territori che conservano grandi ricchezze paesaggistiche, culturali, archeologiche, conosciuti per la loro tradizione agropastorale e che devono essere ancora più valorizzati seguendo la loro naturale vocazione. La nostra terra ha già pagato e continua a pagare un conto salato allo Stato, ad esempio per le vaste aree di servitù militari e per le mancate bonifiche ambientali previste in siti inquinanti. Non possiamo accettare questo ulteriore atto di arroganza che va contro la tutela dell'ambiente della nostra isola e che potrebbe recare un grave danno di immagine per la Sardegna. Questa è una battaglia senza colore politico che deve unire, ancora una volta, tutte le forze politiche del Consiglio regionale così come ha visto unito il popolo sardo. Per questo chiedo al presidente Solinas di intraprendere tutte le azioni possibili atte a preservare la nostra terra ed evitare che la Sardegna diventi il contenitore dei rifiuti.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Li Gioi. Ne ha facoltà.

LI GIOI ROBERTO (M5S). Grazie Presidente. Oggi il Consiglio regionale della Sardegna ha una grande opportunità.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIOVANNI ANTONIO SATTA

(Segue LI GIOI ROBERTO.) Noi tutti abbiamo un'opportunità storica: iniziare a combattere tutti insieme una battaglia sacrosanta nell'esclusivo interesse dei Sardi, tutti insieme in quanto Sardi, senza magliette o bandierine che ci identifichino personalmente, una battaglia per la Sardegna non contro qualcuno o qualcosa, perché la notizia che la nostra isola è stata inserita tra le aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nazionale delle scorie nucleari è di una gravità incommensurabile. La nostra terra non è la pattumiera del mondo e non lo sarà mai. Abbiamo già dato abbondantemente con la marea di servitù militari che hanno flagellato territori incantevoli trasformandoli in aree capaci di provocare terribili conseguenze patologiche che hanno lasciato sul campo innumerevoli morti senza risposta e poi il popolo sardo, quello che abbiamo l'onore di rappresentare in questo nobile consesso, si è già espresso con chiarezza respingendo l'invasione nucleare con il 97 per cento di voti contrari nel referendum del 2011. Nessuna ipotesi di stoccaggio di quei letali bidoni gialli nella terra di Sardegna. Ecco perché abbiamo un'occasione storica ed ecco perché questa giornata non può essere sporcata nella maniera più assoluta da alcuna strumentalizzazione. Dobbiamo dire con un'unica voce ai Sardi che il procedimento che ha portato all'indicazione, tra gli altri, di 14 nostri siti come potenziali depositi di scorie è stato avviato nel 2010 e che soltanto per una coincidenza questa fase è coincisa con l'attuale Governo. Ciò vuol dire, e i Sardi lo devono sapere da tutti noi, che qualsiasi Governo di qualsiasi colore qualora fosse stato in carica avantieri avrebbe provveduto a porre in essere quello che, in effetti, è un atto dovuto, che fa parte di un iter lunghissimo. Questo bisogna dire ai Sardi, garantendo loro nello stesso istante che, come già abbiamo iniziato a fare, ci adopereremo con ogni mezzo per impedire questo abominio realizzando la loro volontà, perché sappiamo tutti che da avantieri è partita la consultazione pubblica con regioni ed enti locali e anche con portatori d'interesse qualificati che hanno 60 giorni di tempo per fare le loro osservazioni alla SOGIN. Seguirà, infatti, il consenso delle comunità per poter poi proseguire e, una volta trovato eventualmente un accordo, saranno necessari almeno quattro anni per costruire il deposito, fra quattro anni quando sia a Cagliari che a Roma ci saranno sicuramente Governi differenti da quelli attuali. Per questo motivo noi abbiamo una grande responsabilità oggi perché da noi dipende in larga misura ciò che accadrà. Dobbiamo avere la dignità e il coraggio di volare alto come le aquile. Non possiamo accontentarci di un volo da tordo, facilmente impallinabile anche dal più scalcinato tiratore. Dovremmo stare dietro alla vicenda costantemente perché i Sardi ci hanno eletto per fare i loro interessi e non possiamo esimerci dal nostro dovere. Volare alto significa lasciare da parte gli slogan ad effetto e le strumentalizzazioni dozzinali, volare alto significa concentrarsi sull'obiettivo tutti insieme. Tutto il resto è tempo perso. Da questi banchi c'è la massima determinazione per combattere una battaglia campale con trasparenza e integrità morale per i sardi, solo per loro.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Domenico Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS DOMENICO (UDC Cambiamo). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Regione e componenti della Giunta, colleghe e colleghi, la Sardegna ancora una volta si trova al centro dell'interesse che la vede protagonista passiva di scelte calate dall'alto, in dispregio del suo Statuto di autonomia speciale da parte di uno Stato che la colloca in un'ottica di stampo becero colonialista, come territorio da sfruttare per interessi lontani dalle necessità e i bisogni del suo popolo, il popolo sardo. In questo caso vorrebbero trasformarci come la pattumiera dei rifiuti radioattivi della Repubblica, eppure sono altre le attenzioni e le misure che la nostra Isola si attende sulle tante problematiche e nodi irrisolti relativamente a questioni cruciali che possono essere riepilogate in sinossi dall'espressione "questione sarda". Una serie di problematiche su scala, il gravame tra i più alti in consumo del territorio da parte delle servitù militari, la mancanza di una efficiente e reale continuità territoriale, la mancata metanizzazione, unica regione della Repubblica, l'alto costo dell'energia per il funzionamento del sistema industriale e quello di impresa, il mancato rientro della partita derivante dal gettito fiscale prodotto dall'Isola e via discorrendo. Tutte questioni insolute che costituiscono un macigno che frena il treno di crescita economica, non da ultimo va considerato che i sardi già pagano un tributo altissimo in termini di consumo del territorio e compromissione della salute pubblica per via della presenza dell'uranio impoverito nei diversi poligoni dislocati nell'Isola, cui si aggiungono i 56.000 ettari, il secondo più alto indice nella Repubblica, di aree compromesse dall'attività delle industrie decotte e miseramente fallite. Una lesione evidente della Costituzione in quell'articolo 32 che sancisce il diritto alla tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo. La scelta della Sardegna andrebbe a compromettere grandemente il settore turistico che in caso di deposito nazionale di rifiuti radioattivi perderebbe il suo brand attrattivo di Isola vergine d'incomparabile bellezza e incontaminata. Ogni sforzo che i Governi regionali hanno trasfuso per la crescita del settore trainante del turismo verrebbe in questo caso per sempre invalidato. Vi è insito anche un altro paventato pericolo ambientale che potrebbe derivare da questa possibile scelta della Sardegna, in quanto il trasporto avverrebbe via mare, lascio alle vostre considerazioni ogni possibile commento sulla pericolosità di questo tipo di trasporto e sulle conseguenze che esso avrebbe in caso di malaugurato incidente. La frontiera liquida che ci divide dal continente potrebbe divenire il cimitero di tutte le nostre aspirazioni di sviluppo economico e dal mare ci arriverebbero tutte le negatività che già in passato ci hanno portato i vari colonizzatori della nostra Isola. Colleghe e colleghi, nella diversità delle nostre opinioni e visione politica questa è una battaglia che supera qualsiasi ostacolo e che ci deve vedere uniti nella difesa del diritto dei sardi al proprio benessere economico e alla tutela della salute, per impedire che la nostra Isola si trasformi in una pattumiera radioattiva. Il popolo sardo si è espresso in occasione del referendum del 2011, pronunciando in modo plebiscitario un forte no al nucleare, la Sardegna è un'isola denuclearizzata e intende restarlo. Lo ha voluto il suo popolo, lo vuole la sua storia millenaria, lo vogliamo noi che siamo il Parlamento dei sardi.

Lo Statuto di autonomia speciale ci conferisce i poteri e la legittimazione di ergerci a difesa del territorio dell'Isola perché siamo padroni a casa nostra, nessun Governo può imporre in Sardegna quello che il suo popolo rifiuta perché nocivo alla salute e contrario ai suoi interessi, il Governo in Sardegna siamo noi. Soprattutto oggi con la grave crisi pandemica in atto, la Sardegna vive uno dei momenti più drammatici della sua dipendenza dallo Stato a causa della crisi epidemiologica che sta aggravando le problematiche relative alla citata annosa questione sarda, una dipendenza che se fosse aggravata da una subalternità a qualsiasi decisione il Governo centrale voglia farci calare dall'alto contro i nostri interessi, vedrebbe annacquata la nostra identità nazionale di popolo sardo, fiero e orgoglioso e l'Isola sarebbe condannata a divenire una mera periferia ancora più ininfluente ed emarginata nel contesto del panorama repubblicano. Il senso del comune sentire del popolo sardo si deve esprimere attraverso una mobilitazione di tutte le sue componenti politiche, sociali ed economiche per ribadire ancora una volta il no al nucleare come scelta definitiva, immodificabile e irrinunciabile. Mai come in questo momento ha un senso il sentirsi popolo unito e coeso per la difesa dei diritti inalienabili dei sardi, questo è il monito che ci deve guidare nelle nostre scelte, in quanto di fronte al pericolo comune ci si deve muovere uniti come in un sol uomo, come i nostri fanti della Brigata Sassari facevano vittoriosi contro il nemico al grido di Fortza Paris. Ecco, con questo motto, che vale più di mille parole e che regala ai sardi sensazioni uniche, voglio chiudere: Fortza Paris!

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Elena Fancello. Ne ha facoltà.

FANCELLO ELENA (PSd'Az). Se il 2020 è stato un anno particolare, l'inizio del 2021 non è stato meno singolare. Il giorno dell'Epifania, dietro Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, deve aver seguito la cometa anche un quarto Re Magio, che ha portato in dono il sito per le scorie radioattive per i Sardi. Come sappiamo, con il nulla osta dei Ministeri dello sviluppo e dell'ambiente, è stato dato l'avvio alla consultazione pubblica per la localizzazione del sito dove ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. In Sardegna son stati individuati ben 14 siti idonei sui 67 distribuiti nel territorio nazionale, ci resta poco meno di 60 giorni di tempo e dico 60 giorni di tempo, per formulare osservazioni e proposte tecniche in forma scritta per opporci a questo ennesimo scempio contro la nostra Isola. Non sono una costituzionalista ma nemmeno una geologa per confutare gli studi pubblicati dalla SOGIN, la società statale incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari italiani e della gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, ma la Sardegna non resterà a guardare l'ennesima prevaricazione del Governo nazionale. Come sardi abbiamo già deciso e dichiarato nel 2003, con la legge regionale numero 8, che la Sardegna è un territorio denuclearizzato dove è precluso il transito e la presenza anche transitoria di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale. Lo abbiamo ribadito nel 2011 con un referendum con cui il 97 per cento dei sardi ha detto no all'energia nucleare e al deposito di scorie. Abbiamo sostenuto due mesi fa la candidatura della nostra Isola all'iscrizione del suo paesaggio culturale e dei suoi monumenti nuragici nella lista del patrimonio universale dell'umanità dell'UNESCO. La nostra Regione ha deciso di cambiare rotta e puntare sulla valorizzazione del proprio paesaggio storico, culturale e ambientale unico nel Mediterraneo per rafforzarne il riconoscimento internazionale anche in funzione di una migliore fruizione dello scenario economico-sociale, se tutto questo ancora non bastasse, ricorderemo al Governo nazionale il prezzo che abbiamo già pagato per le servitù militari e ambientali in termini anche di vite umane. Come non ricordare, anche quelli industriali, imposte sui pregiati siti della costa e dell'interno, immolati per imporre modelli industriali estranei e lontani che poi negli anni hanno lasciato solo ciminiere spente e terreni inquinati. Faremo presente che i 14 siti di stoccaggio pensati sono individuati in una zona che in passato veniva definita il granaio d'Italia per le sue colture a grano e cereali, un'area di alto pregio ambientale, paesaggistico e culturale, ricca di testimonianze archeologiche dell'epoca nuragica nonché difficilmente accessibili da porti a causa dell'inadeguatezza delle reti viarie. Ricorderemo che spesso lo Stato con l'isola si è dimostrato patrigno, usando due pesi e due misure. Come non chiamare patrigno uno Stato che nega alla Sardegna una rete stradale degna di questo nome, una rete ferroviaria minima che coinvolgesse almeno tutti i capoluoghi di provincia, infatti Nuoro è l'unico capoluogo sardo tuttora privo del simbolo delle Ferrovie dello Stato, che non riconosce l'insularità come un deficit strutturale da compensare adeguatamente, che è lesto ad imporre vincoli e lento nel riconoscere la non validità, che chiude nei paesi dell'interno già strozzati per reti stradali non adeguate, per servizi telefonici e idrici a singhiozzo, presidi essenziali e fondamentali come le scuole, le Poste, gli uffici pubblici, le stazioni dei carabinieri, condannando questi paesi a morte certa, che nega alla Sardegna un sistema energetico uguale a quello delle altre regioni. La Sardegna è una regione dove il territorio rappresenta l'unica risorsa in grado di garantire lo sviluppo e va tutelato da qualsiasi tipo di speculazione. Ci sono pertanto ragioni ostative politiche, ambientali, strutturali e di opportunità che dovremmo formalizzare in un documento entro i termini dell'avviso pubblico, al fine di concretizzare un'opposizione efficace affinché la Sardegna resti così come i sardi hanno deciso, denuclearizzata. Ritengo anche necessario che le nostre rimostranze siano accompagnate da manifestazioni coordinate per far sentire la voce del popolo sardo perché la nostra natura selvaggia non permetterà a nessuno di violentare la nostra Isola.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az). Penso che quello che voleva essere il succo del mio intervento, lo posso ritrovare nelle parole del Presidente della Giunta, perché giustamente ha fatto l'excursus di quello che è stato in questi anni il ruolo che ha dovuto portare avanti la SOGIN che è una partecipata dallo Stato e che ha l'incarico appunto di individuare dei siti che sono potenzialmente idonei a far realizzare questo sito di carattere nazionale, dove verrebbero poi stoccate tutte quelle scorie che potenzialmente portano la carica radioattiva. Ovviamente si è scatenata in questi giorni una levata di scudi da parte di tutte le regioni, come abbiamo detto, dalla Puglia alla Calabria, alla Sicilia, tutti hanno detto: "Non vogliamo", come ha detto il Presidente, usando un termine inglese, "la sindrome di Nimby", cioè non vogliamo che ci sia realizzata una cosa del genere nel giardino di casa nostra. La Sardegna giustamente deve, visto che tra i 67 siti individuati ce ne sono 14 che ricadono in Sardegna, anche lei iniziare ad alzare la voce e io sono favorevolissimo a quello che ha detto il Presidente, tutti avrebbero argomenti per dire che noi non vogliamo nel nostro territorio e quindi nel nostro giardino la realizzazione di questo sito. Dobbiamo anche dire che lo Stato ha l'obbligo di fare questo, questo bisogna dirlo, perché purtroppo dobbiamo essere tutti obiettivi, perché la politica deve iniziare ad essere anche obiettiva. Lo Stato, in base agli accordi della Comunità europea, una risoluzione del 2011 che doveva essere portata a termine nel 2013, deve per forza individuare questo sito. Quindi questo è un compito che dovrà portare avanti, ma la Sardegna ha una sua particolarità, intanto non è economico che questi materiali vengano stoccati in Sardegna perché dovrebbero essere trasportati da tutto il resto d'Italia in Sardegna, quindi con una economicità che viene meno. Intanto noi abbiamo già pagato, perché il 20 dicembre del 2017 il sottoscritto, contrariamente a quanto ha fatto allora il centrodestra e il centrosinistra, è uscito dall'Aula dopo una dichiarazione dove ha dichiarato che non voleva così, sic et simpliciter il rinnovo della convenzione per le servitù militari perché c'è anche qualche amico che mi dice: "Guardate che ci hanno detto che se noi non approviamo questa convenzione chiudono subito l'indomani mattina le basi militari, quindi un sacco di gente andrà a casa." In Sardegna c'è il 60 per cento delle servitù militari occupate appunto nel nostro territorio su base nazionale, mentre la Sicilia ne ha appena il 3 per cento e ha il triplo degli occupati, quindi questa è una cosa che bisogna anche portare avanti col Governo. Però purtroppo io direi anche che non è il caso di essere così preoccupati, nel senso, sì è giusto mettere le mani avanti e dire che noi non tollereremo mai la realizzazione di questo sito in Sardegna e siamo pronti a fare delle battaglie, democratiche ma le faremo, perché le faremo con tutti i mezzi che ci sono consentiti. Ovviamente questo non deve distoglierci da quelli che sono gli altri obiettivi che dobbiamo portare avanti in questi mesi, quindi siccome c'è unità di intenti su questo argomento così scottante e così sentito dalla gente, perché è bastato mettere un post su Facebook ciascuno di noi che abbiamo ricevuto tutti noi migliaia di like per dire che era un argomento molto sentito appunto dai sardi e dalla popolazione sarda. Però mi auguro che, siccome in questo momento, Presidente, noi siamo all'alba, siamo un rientrati in Obiettivo 1, abbiamo il recovery fund, avremo anche i denari della vertenza entrate che anche se esercitati dovrebbero esserci dati nel giro di vent'anni, così mi sembra che sia l'accordo, potremmo avere un'anticipazione da parte della Cassa depositi e prestiti, quindi io mi auguro che anche su questo, siccome si scrive il futuro della Sardegna, quindi di tutta la Sardegna, quindi di quella rappresentata da noi ma anche di quella rappresentata dalla minoranza, mi auguro che la Giunta e il Presidente siano protagonisti di questa vicenda, sappiano coinvolgere tutti e sappiano veramente portare avanti delle argomentazioni che veramente possano riscrivere il futuro della Sardegna. Abbiamo problemi nei trasporti, quindi col presidente della Commissione insularità Michele Cossa abbiamo analizzato che il deficit per quanto riguarda ogni sardo pro capite è di 5000 euro a testa, quindi noi col fatto di essere isola, spendiamo 5000 euro a testa ciascuno di noi. Abbiamo il problema della viabilità interna, abbiamo il problema dell'occupazione, per esempio giace in prima Commissione una proposta di legge del Partito Sardo d'Azione di cui sono il primo firmatario, che è quella della riforma di Forestas che se poi leggiamo bene la legge che ho fatto io e leggiamo bene anche la legge numero 8 del 2016, quella che ha istituito Forestas, vedremmo che sembra scritta appunto per l'ambiente e anche per l'occupazione, sembra scritta apposta per il recovery fund, quindi vediamo anche di non perdere di vista questo obiettivo e mi auguro che il Presidente con la sua tradizionale autorevolezza possa condurre in porto anche questa battaglia, altrimenti avrà comunque tutti noi, maggioranza e opposizione al suo fianco e mi auguro che comunque siano consequenziali anche per le altre cose che ho citato.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Maria Laura Orrù. Ne ha facoltà.

ORRU' MARIA LAURA (Progressisti). Intanto bisogna un attimino fare chiarezza e inquadrare bene la questione. Noi siamo in una prima fase, l'identificazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee vede 67 aree a livello nazionale che sono state indicate quali aree potenzialmente proprio idonee per ospitare il deposito unico delle scorie nucleari. Intanto la pubblicazione della Carta era un atto dovuto e anche un atto atteso, perché doveva sanare quel ritardo per il quale proprio nell'ottobre scorso l'Unione Europea aveva aperto una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia. Quindi qualsiasi Governo di qualsiasi colore politico, l'ha detto bene l'onorevole Li Gioi, avrebbe dovuto pubblicare questa carta. Pertanto io non avallerei molto la questione di una contrapposizione istituzionale fine a se stessa che rischia davvero di anche portare diciamo così a non comprendere realmente e far capire ai cittadini realmente quale sia l'iter, per poi l'identificazione di questo sito unico, ma io piuttosto valuterei con forza chiaramente le questioni che sono state poste, ovvero la questione del fatto che la Sardegna ha già dato in termini di servitù militari e in termini anche di servitù industriali dell'ex aree dismesse che hanno lasciato forti inquinamenti, e su cui non sono stati dati i soldi necessari e i fondi necessari per le varie bonifiche. Farei valere con forza la voce dei cittadini che si sono già espressi, l'avete detto bene tutti attraverso un referendum, e farei valere anche alcune questioni che dovrebbero nascere, e qui chiaramente faccio un invito al presidente Solinas per fare chiaramente un passo in avanti, un piano strategico di sviluppo sostenibile dell'isola da mettere sul tavolo, e per chiarire che la nostra isola deve mettere al centro e mette al centro l'ambiente, il paesaggio, la cultura come base per uno sviluppo proprio futuro della stessa. Non andrei a fare un braccio di ferro che effettivamente non ha molto senso in questo momento e soprattutto genererebbe anche una contrapposizione tra diverse regioni. Nessuna regione probabilmente vorrà questo sito unico sul suo territorio, ed è chiaro, ma noi siamo forti anche del fatto di avere un'autonomia speciale che va fatta valere non a parole, ma riempiendola di contenuti. Quindi ben venga un tavolo tecnico-scientifico, ma direi anche una posizione politica chiara, che deve assolutamente guardare a un momento in cui si possa aprire una consultazione pubblica, una consultazione partecipata dove tutti i cittadini di qualsiasi colore politico, ma anche senza colore politico che avranno da dire qualcosa, possono esprimersi nuovamente per far sì che si vada con forza e con precisione a spiegare i motivi per cui la nostra isola non può e non deve essere il sito che ospiterà questo deposito unico. Tra l'altro ricordo che in Europa è già stato detto e specificato più volte che le isole non sono riconosciute come un luogo diciamo così propedeutico per il deposito appunto delle scorie nucleari, ma a maggior ragione essendo un'isola anche distante rispetto alla terraferma noi abbiamo anche questo punto in nostro favore, tant'è che è stato sottolineato anche da ANCI, è stato sottolineato da diverse figure che in questi giorni hanno espresso la loro posizione, è chiaro che può essere un pericolo in termini ambientali, in termini di costi, il trasporto via mare di questi materiali di scarto. Io chiudo invitando davvero tutti, il Presidente per primo, a non strumentalizzare assolutamente una questione che deve essere invece portata con chiarezza, facendo capire a tutti che questa è solo una prima fase, ci saranno le seconde fasi, tra l'altro adesso ci saranno quattro mesi in cui si aprono dei grandi confronti sia tra lo Stato, le Regioni, gli enti locali e tutti i soggetti interessati. Piuttosto aprirei proprio in questa direzione e chiamerei tutti a supporto, perché abbiamo capito, l'abbiamo detto in mille modi, noi le scorie nucleari sul nostro territorio non le vogliamo. Lo dobbiamo ribadire con forza, senza creare allarmismi inutili e senza utilizzare in maniera strumentale questo momento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Talanas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

TALANAS GIUSEPPE (FI). Presidente, quasi vent'anni sono trascorsi da quando con la promulgazione della legge 8 del 2003 la Regione Sardegna ha dichiarato il proprio territorio denuclearizzato e precluso al transito e alla presenza, anche transitoria, di materiali nucleari non prodotti nel territorio regionale. E' paradossale e grave che dopo un lasso di tempo così lungo e nel bel mezzo di una gravissima emergenza mondiale sanitaria per la tutela della salute pubblica il Consiglio regionale si trovi oggi a discutere ancora una volta della paventata e sciagurata ipotesi che la Sardegna debba mettere a disposizione delle aree per lo stoccaggio di scorie nucleari radioattive. Lo è ancor di più se consideriamo che dieci anni fa nel 2011 siamo passati anche attraverso un referendum d'iniziativa popolare una consultazione che raggiunse il 97 per cento dei contrari allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Oggi probabilmente tale sciagurata ipotesi riceverebbe il 100 per cento dei voti contrari. Un responso non solo inequivocabile su come i cittadini sardi la pensano in materia, ma anche e soprattutto estremamente vincolante da un punto di vista normativo. Come già adottato da molti Paesi europei infatti la scelta su dove creare i depositi deve avvenire comunque e sempre con l'eventuale benestare vincolante delle municipalità, enti locali e regionali. Questo aspetto e peraltro già contemplato e molto chiaro nel portale depositonazionale.it, gestito proprio dalla Sogin responsabile dello smaltimento dei resti della produzione nucleare italiana. Al di là del fatto che il percorso di localizzazione dei siti di stoccaggio pare sia solo all'inizio e duri addirittura ben 44 mesi, come dichiarato ieri da alcuni esponenti del Governo Conte, mi domando come sia possibile che questa procedura non abbia tenuto conto non solo come già detto del volere popolare sardo e della legge a suo tempo approvata da questo consesso, ma addirittura si sia portata avanti ad individuare arbitrariamente e senza nessun confronto istituzionale le aree di ben 14 comuni della nostra isola, comuni e amministrazioni locali che a quanto mi risulta hanno, incredibile ma vero, appreso la notizia solamente dagli organi di stampa, come qualsiasi cittadino, senza nessun preavviso o contatto, sia esso di carattere scientifico o istituzionale. A Roma nelle ovattate stanze del Governo centrale sono molto e sempre ben attenti a misurarci i passi ogni qualvolta qui a Cagliari lavoriamo per adottare leggi e normative pensate e studiate per il benessere e il progresso della nostra Regione, e che comunque passano sempre al vaglio della massima assemblea regionale, non mi pare lo siano al contrario quando si tratta di preservare il territorio di una delle regioni più belle d'Europa che ci invidiano in tutto il mondo per il suo habitat, le sue eccellenze turistiche e ambientali. Non c'è da stupirsi peraltro, d'altronde lo vediamo tutti i giorni, sono le stesse persone che dichiarano, o meglio minacciano di volere impugnare leggi che non sono state nemmeno ancora approvate da questa assemblea, ma di cosa stiamo parlando? E noi ci meravigliamo di essere stati individuati a scatola chiusa come una delle Regioni, la seconda mi pare, con più aree pattumiera per seppellirci di rifiuti altamente radioattivi che non abbiamo nemmeno prodotti noi sardi. È una vergogna!

Cosa ancor più inaccettabile se consideriamo le caratteristiche di quel territorio, il Campidano, sin dai tempi antichi definito il granaio di Roma, un'area sia detto per inciso con un ben preciso e ramificato tessuto economico, paesi dove vengono coltivate grandi quantità di prodotti alimentari, soprattutto verdure, legumi e frutti, per non parlare poi dei rinomati stabilimenti di produzione lattearia. Tutti alimenti che vogliamo ricordarvi, cari colleghi, finiscono quotidianamente nelle nostre tavole. Tralasciando per un attimo, ma ribadendo la mia la mia ferma, netta e dura opposizione all'ipotesi di destinare in Sardegna anche un solo barile di scorie nucleari, mi unisco e condivido pienamente quanto dichiarato dal presidente Solinas quando afferma che questo è l'ennesimo atto di arroganza e prevaricazione di uno Stato e di un Governo che non hanno alcun rispetto per la nostra isola. Un oltraggio che, per quanto mi riguarda, dovrà essere contrastato e respinto in maniera così energica, netta e inequivocabile da tutte le forze istituzionali, politiche, sociali e imprenditoriali.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MICHELE PAIS

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Desiré Manca. Ne ha facoltà.

MANCA DESIRÈ (M5S). Presidente, inizierò questo mio intervento dichiarando fin da subito il mio no alle scorie in Sardegna. Ma prima di spiegare meglio la mia posizione e il perché di questa posizione spenderò due parole per raccontare e ricordare la storia che ci ha portato qui oggi a discutere di questo argomento, anche perché ne ho sentito davvero tante.

E allora ricordiamolo nel 2010 chi c'era al Governo? La destra, esattamente Berlusconi, quindi Forza Italia, che governa l'Italia e che stipula un accordo e si impegna con l'Europa. Chi c'era allora con Berlusconi? Ricordiamolo: Giorgia Meloni, quindi Fratelli d'Italia; Calderoli e Bossi, quindi Lega; ed altri tra cui Nello Musumeci, attuale Presidente della Regione Sicilia. Quindi nel 2010 Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia firmano un impegno che oltre l'individuazione dei siti per il deposito prevede questa formula: "disciplina della localizzazione e della realizzazione …", ripeto non solo localizzazione ma realizzazione, "… dell'esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.". Perché a tempo debito non vi siete rivolti al sottosegretario che allora era stato designato con un'apposita delega, Gava, sottosegretario Gava della Lega, era stata proprio designata con un'apposita delega proprio in riferimento alle problematiche connesse allo smaltimento dei rifiuti radioattivi. Questo che piaccia o no è un impegno voluto, firmato e votato dalla destra Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Ho citato esattamente i nomi dei responsabili, potete verificarli. Da allora danno mandato alla Sogin, società pubblica in base a quanto previsto dal decreto numero 31 del 2010, di localizzare, progettare, realizzare e gestire il deposito nazionale per realizzare una mappa dei potenziali siti. Bene, mappa che era pronta da parecchio tempo, ma che solo questo Governo ha avuto il coraggio di divulgare perché chiunque era lì in quel momento sapeva perfettamente che nel momento in cui l'avessero pubblicata e l'avessero resa nota avrebbero naturalmente perso in termini di consensi elettorali. E allora ricordiamo anche chi in quel periodo governava la Regione Sardegna, Forza Italia, Cappellacci. Lo stesso Cappellacci che oggi ha il coraggio di parlare, ma che allora stette semplicemente zitto, muto, silente, inesistente. E poi Presidente, proprio Presidente Pais, proprio in quel periodo anche lei rappresentava Forza Italia, era esattamente assessore al Comune di Alghero. Questa ipotesi di stoccaggio e di depositi di scorie nucleari venne mediaticamente alla ribalta nel 2017 con l'apertura delle osservazioni alla valutazione ambientale strategica, e già in quell'anno da semplice cittadina io presentai ai Ministeri competenti delle osservazioni relative al programma nazionale per la gestione del del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi. Cosa succede adesso? Siamo nella fase delle consultazioni da parte del territorio, niente è definitivo, niente è deciso, adesso tocca a noi. Per cui caro Governatore, Christian Solinas, fa specie e mi perplime sentire le sue dichiarazioni forti e di attacco contro il Governo nazionale che ha dovuto semplicemente onorare i vostri impegni, assumendosi l'onere di pubblicare una mappa di possibili siti di deposito, lei che si schiera facendo finta di non sapere il perché e da chi è stato voluto, lei che si schiera giustamente contro come tutti noi, come tutti i sardi, citando la volontà espressa dal popolo sardo in occasione del referendum, una volontà che come lei cita deve essere rispettata e che le ricordo, caro Governatore, che è la stessa volontà espressa dallo stesso popolo sardo che votò anche per l'abolizione delle province, e che non l'ha mai fatta desistere dal presentare quel disegno di legge che ne istituisce otto.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fausto Piga. Ne ha facoltà.

PIGA FAUSTO (FdI). Presidente, sull'ordine dei lavori, mi scusi, ma proprio dieci secondi di orologio. Semplicemente per precisare, ma giusto per la cronaca, ai followers dell'onorevole Manca, che poi guarderanno la diretta, che il 21 dicembre del 2012 è stato costituito Fratelli d'Italia, eventualmente lasci questo pezzetto anche nel video che pubblicherà su Facebook. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). Presidente, il nostro sarà un no senza se e senza ma, come lo è stato da dieci anni a questa parte. è un no senza se e senza ma che abbiamo ribadito anche come opposizioni di centrosinistra e del Movimento 5 Stelle, depositando una mozione con richiesta di convocazione urgente del Consiglio regionale. Crediamo però che sarebbe un errore strategico, e lo dico ad alcuni consiglieri di maggioranza che sono intervenuti in precedenza, provare a incentrare il dibattito di quest'oggi sul pro e contro il Governo nazionale, sul pro e contro la Giunta regionale. Badate qui non c'è in ballo il futuro o meno di un Governo o di una Giunta regionale, c'è in ballo il futuro dei sardi, c'è in ballo il futuro di tanti territori in Sardegna che oggi a gran voce gridano no alle scorie nucleari, no al deposito unico di scorie nucleari nella nostra isola. Questo vogliamo dire al Presidente. Ho apprezzato il suo intervento odierno Presidente, non ha richiamato divisioni, ma ha richiamato il senso dell'Unità, il senso dell'unità che quest'aula deve dimostrare ancora una volta, ancora con maggiore per dire e riportare le cose al loro giusto valore. Quindi la Sardegna dice no alle scorie nucleari, dice no al deposito di scorie nucleari, e lo deve fare il Presidente, e la ringrazio per averlo detto, attraverso un tavolo, un tavolo istituzionale che coinvolga tutte le forze politiche, non solo a livello regionale, ma anche a livello nazionale. Dobbiamo avere la forza di coinvolgere tutti i parlamentari in questa battaglia, dobbiamo avere la forza di coinvolgere tutta la società civile, tutte le forze sindacali e dell'associazionismo. Perché badate questa non è una battaglia di un partito, questa è la battaglia di un popolo, questa è la battaglia del popolo sardo che, come è già stato affermato qui dentro all'interno di quest'Aula, ha già pagato a caro prezzo le servitù militari, l'occupazione sulle servitù militari, il relativo inquinamento, la relativa occupazione di alcuni spazi migliori per il turismo. Abbiamo pagato a caro prezzo il fatto che c'è stata un'occupazione anche industriale di un certo livello, che ha creato inquinamento. Basterebbe guardare la cronaca di questi giorni che ha creato non solo ed esclusivamente posti di lavoro ma ha creato problemi sanitari, ha creato danni alla Sardegna perché abbiamo migliaia di ettari di terreni da bonificare, anche in quelle zone che sono state individuate dal piano della Sogin, ed è per questo che, Presidente, la invito a preparare un dettaglio tecnico che rimandi al mittente il problema delle scorie nucleari, che entri nel merito del piano che ci è stato presentato, perché solo parzialmente tiene conto dei problemi che la Sardegna ha già dimostrato da diversi anni: il problema dell'insularità, ed è per questo che siamo classificati come classe B come aree insulari; fattori di rischio, si cita il trasporto ma si omette di calcolare il rischio idrogeologico che in tantissime di quelle aree che sono state citate è presente, si omette di citare il problema che il mio territorio, il Sarcidano-Barbagia di Seulo, quello che è stato forse più indicato all'interno di questo piano, è il territorio dei laghi perché forniamo l'acqua a più di 180 Comuni in Sardegna. Qualcuno ci vuole spiegare perché si individua un territorio così fragile e allo stesso tempo importante per lo sviluppo della Sardegna? Un territorio che, è stato detto in precedenza, così come quello della Trexenta, è il territorio dell'agroalimentare, il territorio di uno sviluppo sostenibile. E da questo punto di vista, Presidente, dobbiamo provare a ribaltare lo studio anche attraverso un nuovo modello di sviluppo; un nuovo modello di sviluppo che le chiediamo di illustrare all'interno di quest'Aula. Da noi oggi avrà mandato pieno per dire "no" alle scorie nucleari, per tutelare i nostri compaesani, i cittadini sardi, la invitiamo però a sfruttare il mandato pieno tornando all'interno di quest'Aula e ribadendo il concetto con le motivazioni con cui ci dovremo presentare a quel tavolo, che sarà importante per lo sviluppo di quest'Isola. E allora evitiamo le polemiche, colleghi, evitiamo le divisioni partitiche, perché fino ad oggi non credo che qualcuno qui dentro, nessuna forza politica si possa alzare ad individuare un Governo amico: questa è una battaglia del popolo sardo, e come tale deve rimanere unita, coesa e sempre con un no.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Pierluigi Saiu. Ne ha facoltà.

SAIU PIERLUIGI (LEGA). Nella notte tra il 4 e il 5 gennaio la Sogin, società interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, società che opera in base agli indirizzi strategici del Governo italiano, ha pubblicato la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Mentre tutti sono impegnati a decifrare il calendario a colori del Governo, a capire se l'indomani sarà arancione o rosso, se si potranno andare a trovare i parenti e in quanti si potrà stare in auto, il Governo stesso, attraverso la sua

società, la Sogin appunto, individua 67 aree idonee alla costruzione del sito unico di stoccaggio delle scorie radioattive, lo fa di notte, come dicevo, quasi di nascosto, come si fanno le cose di cui ci si vergogna o che si vorrebbe non si scoprissero. Con le luci del giorno, insieme alle tragiche dichiarazioni del ministro Azzolina del Movimento 5 Stelle, secondo cui i banchi con le rotelle avrebbero protetto le scuole dal Covid, arriva la notizia che dei 67 siti idonei a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi il Governo ne ha individuato 14 in Sardegna. Proprio mentre le opposizioni in Consiglio regionale sono impegnate ad accusare le forze della maggioranza di ogni nefandezza contro la natura della nostra bellissima Isola, i loro rappresentanti a Roma pensano di trasformare la Sardegna in un cimitero di scorie nucleari. E così il sottosegretario Todde del Movimento 5 Stelle abbandona le posizioni ultrambientaliste espresse sul piano casa - lo ricorderete, arrivò addirittura a minacciare da parte del Governo l'impugnativa di una legge che il Consiglio regionale non aveva nemmeno ancora approvato - per dirci, e cito le sue parole, che "ogni eventuale futura decisione riguardo a una questione così delicata e strategica non potrà che essere frutto di un confronto trasparente, partecipato e chiaro tra le istituzioni, le forze del territorio, le parti sociali, il mondo produttivo, questo vale per la Sardegna e per le altre Regioni italiane". La carta nazionale che comprende i 14 siti sardi per lo stoccaggio delle scorie nucleari ha ricevuto il nulla osta del Ministero dell'ambiente e di quello per lo sviluppo economico, proprio il Ministero del sottosegretario Alessandra Todde del Movimento 5 Stelle: bel modo di difendere la Sardegna!

Lo voglio dire con chiarezza, io in questo Governo nazionale non ho fiducia, io di questo Governo non mi fido; non mi fido perché più di una volta ha dimostrato di non essere amico della Sardegna, lo ha fatto per esempio quando, negando la certificazione di negatività, ha imposto alla nostra Isola di non potersi difendere dal virus quest'estate; non mi fido perché più di una volta ha preso impegni che non ha mantenuto, e non mi bastano le rassicurazioni dei sottosegretari Calvisi a Todde perché non ho fiducia nelle loro parole.

La Sardegna in quell'elenco non ci doveva essere, perché allo Stato la nostra Regione ha già pagato un tributo importante in termini di servitù, perché il popolo sardo si è già espresso con un plebiscito, perché lo Stato italiano è in debito con la Sardegna. L'insularità costa ad ogni cittadino sardo 5700 euro all'anno, la nostra Isola paga ogni anno 430 milioni di maggiori costi per l'energia, 660 milioni di maggiori costi per il solo trasporto marittimo di merci e persone, lo Stato dovrebbe pensare a come compensare i costi della nostra insularità, altro che scorie! E se qualcuno a Roma pensa di trasformare la Sardegna nella pattumiera nucleare dell'Italia, si sbaglia di grosso: noi non lo permetteremo, il popolo sardo non lo permetterà!

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Sara Canu. Ne ha facoltà.

CANU SARA (Riformatori Sardi). Il Gruppo di Riformatori è sempre stato in prima linea fin dal 2003, da quando si è paventata la possibilità che la Sardegna diventasse sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, e sempre nel 2003 manifestò a Roma per fare sentire la contrarietà a che la Sardegna diventasse il luogo prescelto per ospitare scorie radioattive. Nel lontano 2011, votando insieme al 97 per cento dei sardi, ci siamo espressi in tal senso, e oggi qui lo ribadiamo fermamente.

È vero che sono stati indicati 67 siti idonei in ben sette regioni italiane, con cui condividiamo la classifica dei fortunati idonei, che annovera Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna, può darsi che non saremo mai scelti ma nel dubbio e perché arrivi forte e chiaro il messaggio a Roma, diciamo "no" fermamente, "no" alle scorie nucleari in Sardegna. E' vero che i siti sardi geologicamente idonei sono stati comunque classificati in ventiquattresima posizione in termini di idoneità, questo non ci deve però far cullare sugli allori e dissuadere dal ribadire la nostra contrarietà ad accogliere le scorie.

Lo sfruttamento del territorio sardo e del suo popolo, ahimè, perdura da millenni, ma se è pur vero che gli antichi romani rispettavano il territorio, anche se tuttavia al fine di sfruttarne le preziose risorse quali legnami, metalli e prodotti della terra, l'attuale Governo di Roma vorrebbe imporre sul nostro territorio la costruzione di un centro di stoccaggio di scorie nucleari. Ci dicono con leggerezza che si tratta di rifiuti di pericolosità minore e bassa radioattività, ma tutti sappiamo molto bene che così non sarà.

L'Europa, con la direttiva 70 dal 2011, anno del referendum sardo, ci impone la realizzazione di un deposito unico, ben 200 ettari di cemento ricoperto da un bellissimo, verdissimo ed ecologissimo parco su cui, per citare un noto cantante, non cresce più l'erba. La manovra è quella di far convergere i rifiuti radioattivi provenienti dallo smantellamento di centrali nucleari, oltre che scarti industriali, medici e della ricerca scientifica, questi ultimi con una carica radioattiva più lunga, in tal modo in Sardegna verrebbero smaltiti anche gli escreti, ossia le escrezioni dei pazienti contaminati da radio farmaci, come garze, pannoloni, siringhe e via dicendo. Rischiamo di diventare una grossa pattumiera verdeggiante ed ecologica; acconsentendo alla costruzione del deposito nucleare ci faremmo carico non solo dello smaltimento di ogni oggetto contaminato dell'Italia ma, in seconda istanza, con accordi internazionali anche di quelli provenienti dalle centrali atomiche attualmente in uso in altre Nazioni, quali ad esempio Francia e Germania: questo non lo possiamo consentire. Le informazioni che abbiamo a disposizione sull'inventario completo dei rifiuti radioattivi non sono dettagliate, alcune cifre approssimative parlano di circa 10.000 metri cubi all'anno, noi non siamo disponibili ad accollarci questo enorme prezzo. La Sardegna e il popolo sardo meritano rispetto. Noi saremo al suo fianco, signor Presidente, in questa presa di posizione, a nome soprattutto di tutti i sardi, di tutto il popolo sardo che ancora una volta in questo consesso regionale dice e ribadisce…

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Canu, il tempo a sua disposizione è terminato.

È iscritto a parlare il consigliere Andrea Piras. Ne ha facoltà.

PIRAS ANDREA (LEGA). In realtà ci sarebbe ben poco da aggiungere su questo importante tema, basterebbe infatti dire che con la discussione odierna stiamo dando voce all'intero popolo sardo che ha già chiaramente espresso il suo inequivocabile "no" in occasione del referendum del 2011, quando il 97 per cento si dichiarò contrario al deposito di scorie nucleari in Sardegna; un "no" importante che è stato poi ribadito dai rappresentanti politici dell'Isola nel 2012 in sede di Conferenza delle Regioni, e poi, sempre istituzionalmente, nel 2015 e nel 2019 in questa medesima illustre Aula. Un "no" che dovrebbe essere chiaro persino ad un Governo centrale che sempre più mostra di allontanarsi dall'ascolto e dal coinvolgimento nel processo decisionale di cittadini, istituzioni ed enti locali. I Ministri coinvolti hanno parlato nei giorni scorsi di un atto che il Paese aspettava da tempo, ribadendo la necessità di non far polemica, beh, noi vorremmo controbattere a queste affermazioni dicendo che non si tratta di polemica bensì del riaffermare una nostra chiara posizione che non può essere ignorata. Non permetteremo che anche questa volta, come già successo in passato, la nostra Isola, la nostra terra, sia trattata come un deposito utile e utilizzabile solo al momento del bisogno per poi lasciarla ricadere nel dimenticatoio. Non è concepibile che si possa pensare di calpestare il bene più prezioso che possediamo, l'ambiente, la natura incontaminata, per soddisfare esigenze calateci dall'alto. Forse dicono il vero coloro i quali reputano la Sardegna una terra povera economicamente, ma sbagliano a non capire che vi è assai più ricchezza morale e assai più dignità in coloro i quali possiedono poco, piuttosto che in coloro i quali possono fregiarsi di aver tutto. Ecco, noi siamo questo, un popolo ricco di amore per la propria terra, un popolo ricco di meraviglie archeologiche e naturali, un popolo ricco di dignitosa forza di volontà, che mai potrà essere piegata da queste decisioni meditate a tavolino che non tengono conto di altro se non dei propri interessi.

Negli anni si sono susseguite tante manifestazioni, sono nate associazioni, si sono ascoltati tanti discorsi sul tema, e pare assurdo che nonostante questo oggi, all'inizio del 2021, a dieci anni dal referendum e a 17 anni dalla promulgazione della legge che ha dichiarato la Sardegna territorio denuclearizzato e precluso al transito e alla presenza di materiali nucleari, si debba ancora parlare di quanto scellerata sarebbe l'ipotesi di trasformarci nella discarica nucleare d'Italia.

La decisione su dove smaltire i rifiuti, la sicurezza per l'operazione stessa non può essere misurata solo guardando ai rischi sismici, alle alluvioni, agli incendi, agli attentati, alla rete dei trasporti, alla densità abitativa di quel dato territorio, ma deve anche essere oggetto di una seria valutazione inerente l'economia prevalente di quel territorio, le sue risorse naturali e turistiche, le infrastrutture scientifiche, gli istituti specialistici, i laboratori attrezzati e gli ospedali equipaggiati per la decontaminazione delle persone coinvolte in episodi accidentali: se si sarà in grado di fare un'analisi simile che sappia essere realmente oggettiva e obiettiva siamo certi che la scelta non potrà mai ricadere sulla nostra regione.

Siamo pronti a far sentire la nostra voce con ogni mezzo lecito e pacifico, coinvolgendo cittadini e associazioni per urlare a gran voce il nostro "no". Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diego Loi. Ne ha facoltà.

LOI DIEGO (Progressisti.). Al Presidente Solinas rivolgo innanzitutto un appello, non solo come consigliere regionale, Sindaco e cittadino della Sardegna, ma in generale a sostegno della vertenza e del grande didattico che su questo tema si sta sviluppando in queste ore, il richiamo è a quella stessa unità della quale ha parlato lei nel suo discorso di apertura, che anch'io come evidenziava l'onorevole Lai ho apprezzato, ovvero quello che in questa sede oggi è assolutamente inopportuno quello che sto sentendo da parte di qualcuno, ovvero continuare a ricercare le persone verso cui puntare il dito quando in realtà oggi questa battaglia è una battaglia veramente della Sardegna, forse una delle più forti che ho sentito.

Non ripercorrerò quanto hanno già detto alcuni colleghi rispetto al percorso, rispetto all'opportunità o meno, rispetto ai costi, perché io non voglio minimamente considerare l'idea che uno dei nostri territori, qualunque esso sia, possa essere deposito di scorie nucleari, lo dico perché - su questo invece mi allineo ad alcuni altri interventi - su questo chiederei una forte azione che è quella di voler utilizzare questa nuova occasione di riflessione su noi stessi, di chiamata a raccolta di tutti i cittadini sardi per ragionare sui due elementi cardine che invece la Sardegna dovrebbe seguire, che sono quelli della sua specialità, dell'esercizio della specialità attraverso un percorso di riforma, della quale dovremmo occuparci in Prima Commissione e che costantemente richiamiamo, rispetto a una riorganizzazione del nostro territorio innanzitutto dal punto di vista amministrativo, innanzitutto da un punto di vista di ciò che la riforma del Titolo V prevedeva e della possibilità di esercitare in maniera più chiara la nostra specialità, ma dall'altra parte, ed è il tema ancora più importante, quello dello sviluppo sostenibile, motivo per il quale io non voglio minimamente neanche prendere in considerazione un'ipotesi di questa natura. I territori che sono stati individuati, ma sarebbe potuto essere qualsiasi altro territorio della Sardegna, sono particolarmente fragili. In queste ore tutti i Comuni della Sardegna, grazie al coordinamento di Anci, si stanno muovendo, su questo, Presidente, credo che oggi tutti, assieme e lei che su questo deve fungere da elemento aggregatore, tutta la Sardegna deve stringersi affianco alle comunità, non in senso di solidarietà per le comunità ma nel rappresentare a quelle stesse comunità, ai Sindaci, ai cari amici e colleghi Sindaci che oggi si trovano investiti di questa notizia così preoccupante e devastante, rappresentare in maniera forte che siamo parte unica di un blocco che non potrà essere da questo punto di vista espugnato. Questi 60 giorni di 60 giorni di tempo, che prevede la procedura di consultazione, io credo che sia un'importante occasione, volendo vedere in questo avvio di 2021 degli spiragli di luce, volendo immaginare e trasformare le negatività in positività, anche se questa parola positività insomma non è molto buona in questo periodo, dicevo trasformare questi elementi di negatività in una occasione di nuovo di riaggregazione anche delle nostre popolazioni a partire dalle giovani generazioni. Perché sono i ragazzi, sono coloro verso i quali insomma noi impostiamo le politiche verso cui ci dirigiamo e ci orientiamo che sono coloro che devono decidere della strategia di sviluppo e delle potenzialità che attorno ai propri territori ci devono essere. Questo richiamo alla unità, Presidente, credo che sia uno dei messaggi più forti che deve partire oggi da questo Consiglio regionale con il fatto che questa può essere un'occasione anche di stimolo per ragionare in termini di prospettiva, ragionare in termini dello sviluppo sostenibile nei nostri territori, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (UDC Cambiamo). Grazie Presidente, il sentimento di contrarietà al deposito di scorie è chiarissimo dalla voce di quest'Aula; io dico per quattro ordini di motivi: il primo, leggo molto positivo il fatto che maggioranza e opposizione oggi dichiarano in maniera molto chiara di rispettare i sardi nella propria espressione del referendum del 2011. Secondo motivo, tutti lo avete sottolineato, la Sardegna ha già pagato e tutti avete citato i 35.000 ettari delle servitù militari. Io dico che non è solo l'occupazione dei luoghi più pregiati delle servitù militari, ma la beffa è quella che la Sardegna, i territori non hanno avuto nessun vantaggio economico, perché i vantaggi sono andati al Ministero della difesa. Avete citato l'industria pesante, l'inquinamento, la compromissione dei territori anche lì abbiamo avuto vantaggi per una sola generazione e veleni per le future generazioni. Sottolineo che siamo l'unica Regione in Italia a non aver avuto vantaggi energetici, in quanto, ne discutiamo in questi giorni, siamo l'unica Regione a non aver avuto il metano dalla Penisola, è per questo i nostri cittadini, le nostre imprese continuano a pagare il doppio della energia. Anche le nostre imprese sono state penalizzate e non sono competitive per effetto della mancata realizzazione delle grandi infrastrutture in quest'isola, e mi riferisco ai trasporti su ferro, su gomma, al trasporto aereo. E allora il terzo motivo lo ritengo il più importante, tutta l'intera penisola deve riconoscerci, e mi riferisco alle istituzioni nazionali, per quello che siamo, per quello che questa terra è, che è la terra dell'accoglienza, del buon cibo, delle nostre bellezze naturali, dell'ambiente, del buon vivere, delle aree di elevato pregio architettonico e archeologico, delle aree fertili per i prodotti agroalimentari. Ecco perché, l'avete detto tutti, che i danni di immagine sarebbero incalcolabili, questo è il nostro patrimonio, questi sono i nostri elementi per la nostra crescita. Per questa ragione tutta questa visione è incompatibile col deposito di scorie. Il quarto motivo, cari colleghi, dipende tutto da noi; non c'è una decisione definitiva, questo l'avete detto, questa è la fase delle osservazioni e per questo è il momento più importante per far sentire la nostra voce e bloccare questa scelta al più presto possibile. E a questo proposito bene ha fatto il nostro Presidente, bene l'ha chiarito e l'ha sottolineato e ha proposto l'istituzione di un Comitato tecnico scientifico. Questo servirà per dimostrare la nostra non idoneità alla realizzazione del deposito di scorie in Sardegna. Allora per tutte queste ragioni è inaccettabile che la nostra terra venga tenuta in considerazione solo quando deve essere occupata e non quando devono essere create le condizioni per migliorarla. Per questi motivi tutti noi maggioranza e opposizione e tutto il popolo sardo dice in maniera molto chiara "no" alle scorie in Sardegna.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Alessandro Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ALESSANDRO (M5S). Grazie Presidente, colleghi, Governatore, Assessori ci tengo a ribadire anch'io che il nostro è un "no" netto a qualsiasi possibilità di utilizzo del territorio sardo per lo stoccaggio di qualsiasi tipo di rifiuto a contenuto radioattivo. La Sardegna ha già sacrificato troppo in termini di salubrità ambientale nel nome dell'unità nazionale è vero, di un effimero progresso industriale che ha lasciato spesso sono macerie economiche e sociali che ci costerà e ci è costato più smaltire rispetto a quanto mai ne abbiamo guadagnato. Quello che è stato pubblicato è uno studio tecnico, non è una rappresentazione di volontà, non è una decisione ed è stata pubblicata a seguito della minaccia di una procedura di infrazione. Questo vuol dire che a qualsiasi Governo in carica sarebbe corso lo stesso obbligo, non a caso lo studio è stato fatto sulla base di un impegno recepito ormai lontano 2010, come ha giustamente ripercorso la mia collega Desirée Manca. Tutto ciò è semplicemente atto prodromico ad una fase di studio di 44 mesi dove ci si confronterà con le competenti autorità al fine di giungere alla migliore e più condivisa decisione possibile. Al di là di tutto emerge che vi siano ragioni profondamente logiche e condivisibili alla base del rifiuto che noi giustamente dobbiamo porre nella maniera più netta ed unitaria possibile. Mettere le scorie nell'Isola sarebbe un incubo logistico tra costi di trasporto e rischio ambientale ad esso connessi. Questa comunque è una partita che va giocata oltre che uniti anche nel modo più serio e preparato possibile, perché i confronti istituzionali si vincono così, dati alla mano, studi fatti e non con slogan, che per quanto accattivanti, per quanto condivisibili, devono avere alla propria base, oltre che la volontà popolare la quale è chiara è stata espressa nella maniera più chiara ed inequivocabile, anche una classe politica che questa volontà sia pronta e preparata a rappresentarlo. Qui mi sorge spontaneo un interrogativo, su quanto, su cosa, ma soprattutto su quando, permettetemi questa nota polemica, vale per voi la volontà popolare. Perché vi ricordo che il medesimo metodo con cui si è espressa la volontà popolare dei Sardi che oggi portiamo a vessillo, giustamente, è stato utilizzato per esprimere la stessa volontà, delle stesse persone, dello stesso popolo in merito all'abolizione delle province. Volontà che è stata bistrattata, interpolata, a tratti anche ridicolizzata perché non coincidente con la vostra agenda politica e questo mi fa temere più di ogni cosa. Perché un Governo che non rispetta la volontà popolare espressa nei modi costituzionalmente garantiti è nemico del popolo. Ma qui non si parla di assetti istituzionali, come per le province, ma si parla del futuro della nostra terra. Sulla base di ciò che ci siamo detti, ma soprattutto ciò che ci è stato detto dal popolo sardo, abbiamo il dovere solenne oggi, rispetto agli impegni che prenderemo oggi, agli impegni che la classe politica sarda ha già preso, di essere conseguenti. Perché non c'è slogan, non c'è strategia comunicativa che se non riusciamo a portare a casa questa partita ci possa permettere di mostrare in giro ancora le nostre facce, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Ennas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ENNAS MICHELE (LEGA). Signor Presidente, onorevoli, colleghi e colleghe, signor Presidente della Giunta e Assessori, circa tre giorni fa la Sardegna è stata scaraventata in prima linea, senza neanche essere consultata, rispetto al tema delle scorie nucleari. Su un tema così importante e delicato per le sue implicazioni sia in termini di sicurezza che di impatto sul territorio il Governo sceglie di decidere, ancora una volta di notte, quasi in clandestinità, evitando qualsiasi confronto, mentre tutti i riflettori sono puntati su pandemia e crisi politica.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIOVANNI ANTONIO SATTA

(Segue ENNAS MICHELE.) L'ennesimo, purtroppo bisogna dirlo, atto di prevaricazione ai danni dei territori e dei cittadini. Una decisione inopportuna nei tempi e nel metodo che scavalca completamente regioni, province, comuni e individua aree idonee in sette Regioni italiane senza minimamente coinvolgere gli enti locali, i territori, le popolazioni interessate e senza una riflessione ampia e condivisa, per quanto si vogliono evitare le polemiche, quasi impossibile sottrarsi dalla considerazione del fatto che emergono dei problemi di carattere procedurale abbastanza evidenti. Se il Governo nazionale sperava di farsi un regalo in realtà ha ottenuto un risultato inverso, un'intera Isola che si è ricompattata per respingere oltremare l'ennesimo oltraggio verso i sardi. La nostra Regione a forte vocazione produttiva sia industriale che agricola si ritrova per decisione del Governo Conte in pole position con un rilevante numero di siti candidati potenzialmente atti, idonei ad ospitare il deposito nazionale dei rifiuti nucleari. È evidente che speriamo sempre di ottenere altre attenzioni da questo Governo nazionale, ma così non accade. Noi diciamo "no" tutti quanti a questo tentativo calato dall'alto e abbiamo già raccolto e stiamo raccogliendo le proteste di tanti amministratori locali, sindaci, comuni, cittadini della Sardegna che chiedono chiarimenti in questa scelta, in questo ragionamento, trasparenza, informazioni dettagliate, tutto quello che il Governo finora, non solo in questo caso, ha negato, ancora una volta con una decisione che sa di un colpo di mano. Io voglio tralasciare gli aspetti tecnici e di inopportunità del momento, anche se alcune cose sono state già ben espresse sia dal Presidente della Giunta, dai colleghi, sul fatto di scegliere come luogo destinato alcuni dei luoghi più pregiati della Sardegna, e anche le considerazioni fatte poco fa da alcuni colleghi di altri partiti, che ormai sembra che siano diventati campioni di ribaltamento della frittata. Non è il caso di fare polemica, la nostra comunità nel 2011 è stata la prima comunità al mondo ad esprimersi in materia nucleare subito dopo il disastro giapponese. Nel referendum contro il deposito di scorie il 97 per cento dei sardi pronunciò un "no" inequivocabile, della volontà popolare da tempo espressa democraticamente dei sardi non solo non si è tenuto conto ma con questa scelta assunta si è perpetrato nei confronti della strada un ennesimo atto di arroganza, e questo è il caso veramente, è la volta di sfatare il detto pochi e mal uniti. Perché dobbiamo restare assolutamente compatti. Ebbene siamo pronti a reagire, a difenderci con qualsiasi mezzo per rispolverare questi concetti, e credo che senza voler essere frainteso, ma nello spirito il migliore che ha espresso le parole verso questo argomento, sia stato il nostro compianto Presidente della Repubblica Cossiga che ha ben rappresentato lo spirito con il quale ci ribelleremo a questi tentativi di occupazione del territorio. Noi vogliamo rappresentare pienamente questa coscienza popolare in tutto il suo notevole peso e portarlo a vincere, non un passo indietro.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC Cambiamo). Io parto da lontano e parto da una riunione fatta, è superflua anche la riunione di oggi, perché il resoconto della seduta 101 del 28.4.2015, tutti i partiti dell'arco costituzionale hanno presentato una mozione 111, 121, 122, 130, 133 e all'unanimità hanno discusso, premesso che proprio in quei giorni era stata nota una comunicazione all'ISPRA in merito al deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, secondo cui emerge che lo stesso scorso 2 gennaio, l'ISPRA che ha ricevuto dalla Sogin la proposta della Carta costituzionale, questa Carta costituzionale poi doveva entro trenta giorni, nei 60 giorni doveva praticamente valutare e predisporre la relazione e poi trasmetterla e nei successivi trenta giorni gli stessi potranno comunicare il proprio nulla osta, considerato che in base alle indicazioni contenute nel documento dell'ISPRA la Sardegna potrebbe essere tra le Regioni ad ospitare, si aprì una praticamente… l'ISPRA diede 60 giorni poi tutto tace. Ma noi abbiamo fatto atti concreti in precedenza. Nel 2009 la Regione sarda insieme alle altre Regioni si oppose in sede di Conferenza delle regioni alle disposizioni contenute nella legge 99 del 2009, di impianti nonché dei sistemi per il deposito definitivo di materiali e rifiuti radioattivi, ritenendo inaccettabile che in materia di nucleare il Governo assumesse la decisione semplicemente sentendo le Regioni. Detto questo il 28 maggio 2014 il Consiglio regionale il 28 maggio, a seguito della discussione della discussa mozione 32 approvava l'ordine del giorno numero 6, impegnava il Presidente della Regione respinge ogni possibilità che la Sardegna venga inserita tra le aree idonee ad ospitare il sito sul quale sorgerà il deposto nazionale di rifiuti. A questo si aggiunga nel rispetto dell'esito del referendum del 15, 16 maggio 2011. Ora c'era una possibilità concreta, ma veramente la scelta non era questa, in quel momento c'era il Governo prima Renzi, nel 13 poi dal 14 al 2016 c'era il Governo Letta, e casualmente il Ministro all'ambiente era un mio fraterno amico, compagno di partito esattamente il Ministro Galletti che rispondendo a una mia domanda fatta da quest'Aula, che poi peraltro c'è il tutto dentro nelle varie mozioni eccetera, e diceva no guarda che non c'è niente di concreto, c'è praticamente c'era certamente si guadagnavano molti soldi, ma potevano essere fatta a bocca di miniera, perché una localizzazione, la più indicata era quella proprio del Sulcis essendo un terreno cambrico e quindi più antico in assoluto della Sardegna, non c'era problemi di eventuali movimenti tellurici eccetera. E però non ha fatto niente, qui ci siamo addormentati per un paio di anni, improvvisamente ci svegliamo, senza consultare nessuno, ma è previsto persino che ci sia la consultazione di varia natura, di carattere generale, quindi di fatto noi ci troviamo di fronte alle forze politiche, che votando in quella sede all'unanimità hanno fatto già una scelta di campo contro la definizione e la possibilità di mettere a bocca di miniera eventualmente ma si indicava soprattutto le Puglie. Perché la Puglia accettava perché davano molti soldi per chi accettava questa soluzione. Improvvisamente si è verificato che uno si è svegliato la mattina e ha inventato questi 67 siti, tra i quali certamente poteva esserci anche inserito a suo tempo ma c'è stato chi è stato sveglio e ha fatto in modo che ci si addormentasse per 5 - 6 anni e poi si sveglia all'improvviso. Credo che sia superfluo tutto quello che stiamo facendo, diamo una delega piena al Presidente della Giunta perché tuteli la Sardegna per le cose che sono state dette. Che la Sardegna è serva praticamente a livello nazionale, è stata serva per quanto riguarda tante cose, non soltanto per le servitù militari, pensate che la Regione Sicilia gestiva il nostro sale, l'ente regionale siciliano. E potrei continuare con altri esempi quindi è chiaro che una volta per tutte noi dobbiamo con forza contrastare tentativi maldestri di voler mortificare la Sardegna, questo è il compito. Quindi sulla convergenza credo che non ci siano problemi, c'è stata, hanno votato tutti, le mozioni erano di tutto l'arco costituzionale con precisione e puntualità eccetera, quindi noi non facciamo altro che ribadire quello che è stata la scelta che abbiamo fatto, oltre che ovviamente il referendum che con il 97 per cento, a una precisa domanda che diceva: voi tu che siano inserite in Sardegna etc… ha risposto con un "no" secco. Presidente nelle sue mani la responsabilità e l'impegno di tutte le forze politiche, la nostra forza politica, tutti quanti per gli interventi sono stati, per difendere la Sardegna per le sue peculiarità che sono diverse da quella di siti minerari che dismettendoli hanno penalizzato ulteriormente la Sardegna, hanno creato soltanto migliaia di persone che sono morte per silicosi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GIANFRANCO (PD). Grazie Presidente. Io devo dire che ho apprezzato le dichiarazioni che il presidente Solinas ha reso all'Aula e che si differenziano da quelle rilasciate a caldo alla stampa e che sono state malamente riproposte da qualche esponente della maggioranza oggi, ma che consentono oggi di andare verso un'indispensabile sintesi unitaria su un argomento così delicato per il futuro della Sardegna. Inizio con il ribadire senza se e senza ma il nostro no come Gruppo consiliare, ma credo come Consiglio. Il Consiglio regionale è più volte intervenuto sull'argomento con ordini del giorno approvati all'unanimità, senza arrivare a citare il referendum che ha escluso in una maniera assoluta, con oltre il 97 per cento di no, la possibilità di avere dei siti nucleari nella nostra isola, un Consiglio regionale che si è dotato di una legge che non consente neanche il passaggio di scorie nucleari sull'isola. Siamo contrari perché il deposito di scorie è in contrasto con le aspirazioni di massima valorizzazione ambientale, anche ai fini turistici, della nostra isola perché la Sardegna paga già oltre il 60 per cento di servitù militari a livello nazionale, che sottraggono aree di grandissimo interesse all'uso civile, perché attende ancora la bonifica di numerosi siti industriali gravemente compromessi dagli insediamenti industriali, però deve essere altrettanto chiaro che quello che è stato pubblicato è un documento tecnico, che è stato secretato per cinque anni e che, a causa di questo mancato rispetto degli impegni con la Commissione europea, ci ha sottoposto ad un'azione di infrazione da parte della Commissione stessa e che non c'è nessuna scelta politica attualmente fatta dal Governo. Si tratta di un documento tecnico che classifica diversi livelli di compatibilità con il sito nazionale e va detto che i siti individuati in Sardegna sono classificati al terzo livello, quindi quelli che hanno minori caratteristiche per l'accoglimento del sito, e ora si apre una fase di confronto tra enti locali, regioni e Governo, che nei primi 60 giorni dovranno esprimersi per completare un iter che durerà addirittura 44 mesi prima di arrivare ad una scelta definitiva. In questa fase è assolutamente necessario ribadire il no unitario suffragandolo con tutti gli approfondimenti tecnico-scientifici, così come ha proposto il Presidente in Aula, con la costituzione di un apposito Comitato che ci vede evidentemente favorevoli. Io credo che possiamo concludere questa giornata con un ordine del giorno unitario che non fa che ribadire le posizioni che sono state espresse in più anni e in più volte dal Consiglio, da tutta la popolazione sarda in maniera assolutamente esplicita.

Presidente, io chiudo questo mio intervento senza nessuno spirito polemico, ma invitandola a ritornare in Aula per trattare un altro tema che io ritengo essenziale per lo sviluppo dell'isola, che è quello del Recovery Fund. Credo che anche su quello noi dobbiamo discutere e trovare sintesi e momenti unitari perché su quello si gioca davvero il futuro della nostra isola.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Grazie Presidente. Così come hanno detto diversi colleghi credo che oggi sia una giornata di quelle in cui assolutamente non ci possiamo permettere né di dividerci e manco di tirar fuori, ho sentito anche dei ragionamenti un po' strani, cioè è inutile che diciamo era il Governo X, oggi è Y, ma sempre quelli, però la considerazione che ci viene in mente è sempre quella, che noi non abbiamo mai avuto un Governo amico, che sia la destra che governa, che sia la sinistra, perché fa un po' specie pensare che questa storia nell'individuare la Sardegna come sito ideale non è nata oggi. Io mi sono portato appresso una delibera. Quando io ero Sindaco nel 2015 avevamo deliberato, mi ricordo in quell'occasione, e tutti i Comuni della Sardegna avevano deliberato per indicare il proprio Comune di appartenenza come il territorio non ideale per poter accogliere le scorie, quindi non è da oggi, non è in questo Governo che è partita l'idea. Certo che fa specie che in tutti questi anni, nonostante ci siano stati referendum, posizioni prese, considerazioni fatte, si continua a dire che la Sardegna è tra le regioni dove vengono individuati i siti per poter portare le scorie radioattive. Anche nel 2003, per chi era presente in quest'Aula, il Consiglio regionale fece una delibera del Consiglio regionale che poi puntualmente venne impugnata dal Governo, portata innanzi alla Corte costituzionale e venne abbattuta due anni circa dopo, perché era comunque illegittima. Ma non è tanto il fatto di considerare illegittima quella delibera, è il fatto che comunque anche in quel periodo quel Consiglio regionale votò proprio per dire: "Guardate signori, la Sardegna non può essere individuata perché la Sardegna ha dato e sta continuando a dare". E condivido quando il Presidente della Regione dice: "Noi ci aspettiamo altri interventi per questa Sardegna", così come ha detto adesso il collega Ganau del recovery fund, che dovremmo anche discutere per cercare di capire se veramente quei fondi, e noi ne siamo convinti, possono servire per tirarci fuori da una situazione di handicap che questa terra oggi continua a pagare a caro prezzo. Perché è inutile che ci considerano quando facciamo comodo uguali alle altre regioni, quando si tratta, invece, di fare ragionamenti per iniziare a pensare che noi siamo un'isola, che abbiamo difficoltà nei trasporti, che ancora non abbiamo l'energia… ci stanno contestando ancora se devono portare oppure possiamo portare il metano in quest'isola. Noi continuiamo a far pagare alle nostre aziende il triplo del costo dell'energia che pagano le aziende a livello nazionale eppure, nonostante viviamo in una condizione di handicap, continuano a parlare di questa terra e di siti che noi dovremmo mettere a disposizione. Ma non è perché noi ci vogliamo tirare indietro perché siamo… perché noi siamo diversi dagli altri! Perché se questa terra deve vivere di turismo, perché lo dicono tutti, non possiamo pensare che si possa vivere di turismo e allo stesso tempo però ci portano pure le scorie. E qualcuno dice, io ho sentito l'altra sera alcuni sindaci… mi preoccupa che qualcuno possa pensare ed essere allietato dal fatto che portare le scorie in Sardegna potrebbe creare circa 4000 posti di lavoro. Io dico, signori, non dobbiamo ragionarci nemmeno perché non è il problema dei 4000 sì o no, è il danno che noi ne avremmo! Perché dice che noi per ospitare queste scorie paghiamo un dazio non indifferente. Bene, continuiamo a pagarlo. Se serve che noi continuiamo a quotarci di tasca, nelle nostre bollette, a pagare questo dazio, continuiamo a pagarlo. Questi son soldi ben spesi! Questi sono soldi ben spesi, non che dobbiamo risparmiare e ci portano le porcherie. Perché qualcuno dovrebbe spiegarmi perché non ci consentono di portare le cose che veramente servono a questa terra, e abbiamo parlato di metano, abbiamo parlato di energia, ma possiamo parlare di trasporti.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MICHELE PAIS

(Segue MULA FRANCESCO.) Dicono che una delle pregiudiziali per poter portare le scorie in Sardegna deriva dal fatto che comunque costerebbe tanto, bisogna mettere navi a disposizione, porti a disposizione, quindi il ragionamento è sempre fatto sui costi, non sul danno che noi potremmo avere, perché noi potremmo avere dei danni enormi. Quindi lasciamo perdere i Governi, che siano amici, e qualcuno pensa che siano ancora amici? Perché qualcuno pensa veramente che in questo Governo, a differenza di quelli passati, siano amici di questa terra? Io potrei dimostrarlo come e quando volete. Mi sono stampato in questi giorni anche, non dico dove, ma dei commenti fatti un po' a destra e un po' a sinistra, dove ci sono accuse del Movimento 5 Stelle, dei Democratici, di Forza Italia. La sostanza è che chi paga siamo sempre noi, perché decidere oltremare è sempre facile e io ho sempre detto che i nostri parlamentari, una volta che vengono eletti e che noi li mandiamo a rappresentarci, si dimenticano che sono nati in questa terra. Si dimenticano perché non posso pensare che uno che ha a cuore le sorti di questa terra possa votare perché gli è stato proposto come ordine di scuderia dal proprio partito. Tanto in questa terra dovete tornare per prendere i voti, se vi volete ricandidare, dovete tornare e io mi auguro che il popolo sardo si ricordi anche di queste cose, chi veramente ci rappresenta quando vanno in quelle aule, le aule che contano, perché questa è un'Aula che, con tutto il rispetto, non conta nulla, perché puntualmente noi facciamo le leggi e puntualmente ci vengono impugnate. Possiamo fare tutto quello che ci pare, non rientra in quelle che sono le prerogative di questo Consiglio regionale. Qualcuno mi dovrebbe dire noi dove è che possiamo incidere. Noi incidiamo soltanto quando diciamo, che sia a destra, che sia a sinistra, al Governo nazionale: "Bene signori, come sempre siamo pronti ad abbassare la testa e ad obbedire".

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Non ho avuto alcun dubbio sull'opportunità di convocare questa riunione, anche se sullo stesso tema il Consiglio regionale è chiamato a esprimere un parere per la terza volta in pochi anni, lo ha ricordato anche il collega Oppi, anche se in questa legislatura si è già dato un ampio mandato in questo senso al Presidente della Regione, approvando un ordine del giorno proposto anche su nostra sollecitazione, e anche se ad oggi si parla, come hanno detto bene i colleghi, ancora di una remota possibilità. Non c'è un'imposizione, non c'è una decisione già presa. C'è un documento, anzi, che attesta come ci siano in Italia 23 siti più idonei di quelli della Regione Sardegna, quasi tutti dislocati tra Piemonte e Lazio. Nonostante questo credo che sia importante far capire la nostra netta contrarietà, unitaria e non fraintendibile, ogni volta che ne abbiamo la possibilità. Sarebbe stato assurdo se oggi il Consiglio regionale avesse parlato di altro a fronte di una preoccupazione vera e diffusa tra la nostra gente.

Suggerisco però un approccio realistico. Questo tema è iniziato con altri Governi, nazionale e regionale, e finirà con altri Governi. Più la nostra posizione sarà solida, tralasciando le amicizie e le inimicizie di chi governerà a Roma o in Sardegna, più avremo possibilità di portare a casa un risultato. Che senso ha puntare sulla mistificazione, quando non sulla bugia, quando mai come in questo caso potremmo giovarci della forza rivoluzionaria della verità? Abbiamo argomenti inconfutabili a nostro favore, che senso ha parlare di altro? In questa fase noi come opposizione possiamo contribuire con dei suggerimenti affinché non si facciano questi errori. Suggerisco a questo proposito, per esempio, di abbandonare la tematica relativa al referendum del 2011. Era un referendum consultivo abbinato a un referendum nazionale su un tema analogo, referendum che si era reso indispensabile perché il Governo di allora stava avanzando un'idea, quella di tornare al nucleare, e non sarebbe serio se noi rivendicassimo oggi l'importanza del risultato referendario del 2011 e parallelamente proponessimo leggi per sovvertire il risultato referendario del 2012. Forse è meglio questo tema metterlo da parte. Allo stesso modo eviterei di discutere di isola vergine e con quell'enfasi che molti colleghi hanno sollevato, perché purtroppo non lo è, anzi oggi è necessario, anche in virtù dei fondi che a breve - ne ha parlato il collega Ganau, ne ha parlato il collega Zedda, credo sarà necessario discuterne in quest'Aula, Presidente -, proprio su questo tema, sulla rinaturalizzazione della Sardegna credo sia necessario un dibattito approfondito, evitando di far finta che quest'isola già in passato non abbia subito dei soprusi gravi quanto quello che stiamo ventilando oggi.

L'altro errore da non fare è far derubricare la nostra protesta come una rivendicazione NIMBY. In questo caso il tema non è "non nel nostro giardino", il tema è "perché sempre nel nostro giardino", perché sempre qua. Cosa ha di speciale il nostro giardino tanto da aver fatto passare in secondo piano le difficoltà date dall'insularità? La domanda da farci non è perché siamo stati considerati sopra agli altri, perché i nostri siti sono dei considerati più idonei degli altri. La domanda è: perché non sono stati esclusi nonostante le condizioni oggettive rendano estremamente difficile trasportare qui quelle scorie? È una domanda lecita e secondo me è il miglior tema a nostro vantaggio in questo momento, per cui tralascerei le altre rivendicazioni.

Chiudo Presidente. Si è parlato anche di servitù militari e si è parlato dell'esigenza, in questa fase, di costituire un comitato tecnico, purché non faccia la fine degli altri comitati tecnici. Tralascio tutto quello che è avvenuto e che sta avvenendo nel recente passato e nel presente, cito però le vicende legate alle servitù militari. Ci sono due protocolli, Pigliaru-Pinotti del 2017 e Pigliaru-Trenta del 2019, che prescrivevano la costituzione di un tavolo tecnico e di una cabina di regia per avviarsi alla riorganizzazione delle servitù militari. Ci risulta che questi comitati e questi tavoli non siano mai stati convocati, per cui, Presidente, è chiaro che occorre dotarsi di strumenti anche tecnici per avere armi da far vedere a Roma a prescindere da quale sia il Governo di Roma, però è anche importante non dimenticare le armi che avremmo dovuto avere e che, invece, forse colpevolmente abbiamo deciso di non utilizzare.

PRESIDENTE. Poiché non vi sono altri iscritti a parlare, ha facoltà di replicare il Presidente della Regione.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az.), Presidente della Regione. Grazie Presidente. Grazie soprattutto a quanti sono intervenuti quest'oggi in aula perché mi pare ci sia una conferma non solo dell'opportunità di affrontare questo argomento immediatamente nella seduta odierna, ma anche di un comune sentire. Qui il tema non è il rapporto tra governi, qui il tema è il rapporto tra lo Stato e l'autonomia speciale e quindi tra lo Stato e la Regione Autonoma della Sardegna. Dobbiamo cercare tutti di indossare gli occhiali della storia e non della cronaca perché le scelte in materia di combustibili nucleari esausti sono scelte che ipotecheranno il futuro quanto meno per i prossimi tre secoli, perché questo è il tempo perché si inattivi il materiale radioattivo. E allora io accolgo l'invito e l'appello a utilizzare la chiave della verità per dare una lettura del dibattito odierno. Posto che tutti siamo d'accordo per confermare il no, diciamo un qualcosa che dia il tratto della verità a questa discussione, e cioè che la preoccupazione non può essere derubricata al fatto che siamo in una fase interlocutoria perché, badate bene, una scelta c'è stata e la scelta è stata fatta nel senso di includere nell'ambito dei 67 siti idonei i 14 scelti in Sardegna. Perché tra i tanti possibili e tra le tante regioni nelle quali si sarebbe potuto pensare di realizzare questa infrastruttura molte regioni sono del tutto escluse, altre località sono escluse, 14 siti della Sardegna sono stati inclusi, nonostante tutti in quest'Aula abbiano detto: "Ma non c'era bisogno di discutere perché si era già detto, c'erano già argomenti per dire che sarebbero dovuti essere esclusi". Ecco, io su questo mi permetto di ricordare un fatto che purtroppo non depone a favore della lealtà e della leale collaborazione storicamente dello Stato rispetto alla Sardegna. E badate, non scomoderò quello che in ragione della mia storia sarebbe più semplice e cioè dai disboscamenti alle servitù militari, ma vi parlerò di nucleare, perché questa non è la prima volta che l'Isola si trova davanti a questo tema e nel 1977, l'allora Presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti, dal Canada nel quale si trovava in viaggio, annunciò che il Paese, l'Italia avrebbe acquistato due centrali nucleari, le famose centrali CANDU, le Canadian Deuterium Uranium.

Tutti in Sardegna in quel momento dissero: "Ma non c'è da preoccuparsi, ha solo detto che l'Italia acquisterà due centrali, perché la Sardegna?" Salvo poi, nell'anno successivo, avere una deliberazione del CIPE che individuò la Sardegna come base strategica della produzione energetica nucleare nel piano energetico nazionale. Al presidente Andreotti rispose in quell'occasione, nell'anno del Signore 1978, il Presidente della Giunta regionale di allora Pietrino Soddu, che nonostante la comune militanza politica dismise i panni del proprio Partito per assumere una posizione assolutamente intransigente e censurare in maniera netta tutto quello.

Vorrei dirvi, per capire i toni che utilizzò allora, cosa scrisse in un telegramma che è rimasto abbastanza famoso. "Contro questo nuovo esempio di arroganza del potere romano, mi faccio interprete del volere dei Sardi. Apprendo dalla stampa la notizia dell'installazione di una centrale nucleare in Sardegna ed esprimo una vibrata protesta per il metodo inaccettabile, ispirato ad un anacronistico centralismo che mortifica e vanifica i principi costituzionali di regionalismo e autonomia." La notizia segue recenti, preoccupanti incidenti e il telegramma prosegue. Ecco, io vorrei fare mie in quest'Aula le parole del telegramma del presidente Soddu all'allora presidente Andreotti per certificare che qui è in gioco la qualità dei rapporti tra Stato e Regione, che non si può sottovalutare questo argomento, perché se 14 siti sono stati inseriti nonostante ci sia stato un referendum e io lo sottolineo, un referendum che quindi ha già dato la posizione del popolo sardo, e allora chi oggi viene a dire: "Ma è solo una prima fase, poi ci sarà la fase di ascolto delle popolazioni!" Ma cosa dovete ascoltare ancora dalle popolazioni, ve l'abbiamo detto in tutti i modi! No, no alla centrale, no oggi al deposito di scorie.

Un referendum, i pronunciamenti del Consiglio regionale, e badino bene gli amici dei 5 Stelle, questa insalata mista di referendum evitatela, che quando parlate di referendum sulle province, dovreste ricordare che successivamente al referendum del 2012, c'è stato un referendum costituzionale per l'abrogazione delle province che il popolo italiano e il popolo sardo hanno respinto e quindi hanno modificato in maniera completa la posizione e l'espressione rispetto all'ente intermedio. Quindi non mischiate, per cortesia, questioni che non hanno niente a che vedere con questo momento. E direi anche, se dobbiamo parlare da un punto di vista tecnico, che questa localizzazione è stata oggetto di valutazione ambientale strategica, e il 13 settembre 2017, quindi do atto al presidente Pigliaru, è stato fatto da lui, non da questo Presidente, la Regione ha già espresso tutte le ragioni per le quali nessun sito in Sardegna avrebbe potuto essere un luogo idoneo ad ospitare il deposito nucleare delle scorie. Quindi esistono già ragioni tecnico-scientifiche, ragioni politiche, espressioni popolari e di questa Assemblea che giustificavano il mancato inserimento dei siti all'interno della Carta nazionale. Se questi siti, nonostante tutto questo, sono stati inseriti, una scelta c'è stata e questa scelta è stata fatta senza il coinvolgimento della Regione, perché i Ministeri dell'ambiente e dello sviluppo economico hanno approvato, senza alcuna consultazione della Regione, questa ipotesi, e sono state scelte adottate a dispetto di tutti gli elementi che giustificavano l'esclusione della presenza. Ecco perché, e concludo, la seduta odierna era ed è fondamentale, era ed è fondamentale per ribadire una volontà già espressa e per dare un mandato pieno, ampio, a porre in essere tutte quelle iniziative unitamente al mondo culturale, scientifico, al terzo settore, indispensabili a confermare un ben noto no, no assolutamente non trattabile e che confermeremo in tutte le sedi e in tutti i modi democraticamente percorribili. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie Presidente. Io ringrazio anche i colleghi consiglieri per la qualità degli interventi che si sono susseguiti in quest'Aula rispetto a un problema sentito e avvertito dalla popolazione sarda come un problema comune e non di parte. Stiamo predisponendo un ordine del giorno che tenga conto di tutti gli interventi che si sono svolti, di quello del Presidente e degli interventi degli onorevoli consiglieri che a questo punto voteremo nel pomeriggio alla ripresa della seduta. Il Consiglio è aggiornato alle ore 16.

La seduta è tolta alle ore 13 e 58.