ORDINE DEL GIORNO N. 64/XVI

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XVI LEGISLATURA

ORDINE DEL GIORNO n. 64

approvato il 1° ottobre 2021

FANCELLO – CADDEO – CANU – CUCCU – MANCA Desirè Alma – ORRÙ – PINNA – ZEDDA Alessandra – GIAGONI – AGUS – GANAU – LAI – MURA sulla strategia e le azioni da intraprendere per contrastare il preoccupante fenomeno della violenza di genere e in merito all’istituzione di un percorso di tutela per le vittime di violenza.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

a conclusione della discussione sulle mozioni n. 513, n. 514 e n. 515,

PREMESSO che:
– la violenza di genere è una grave violazione dei diritti umani e della libertà individuale in tutte le sue sfere, personale, lavorativa ed economica, oltreché rappresentare un grave problema culturale;
– il Crenos, Centro di ricerche delle Università di Cagliari e Sassari, ha dedicato un capitolo del suo consueto report sullo “stato della Sardegna”, proprio al fenomeno della violenza domestica in virtù del sempre più crescente aumento del fenomeno;
– secondo il report realizzato dal servizio analisi criminale della direzione della Polizia criminale su violenza di genere e omicidi volontari con vittime donne, in Italia il numero di assassini volontari nei primi sei mesi del 2020 è sceso a 131, contro i 161 dello scorso anno, ma quello di donne uccise è salito da 56 a 59;
– nel primo semestre del 2020 sono infatti calati gli omicidi rispetto allo stesso periodo del 2019, ma non quelli di genere perpetuati contro le donne;

PRESO ATTO che:
– nel 2019 le chiamate al 1522, ossia servizio pubblico promosso dal Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, che accoglie le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking, erano state 149 mentre nel 2020 sono più che raddoppiate, raggiungendo l’allarmante quota di 320;
– le cronache recenti, suffragate dai dati dell’Istat e dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (OSCAD), raccontano di un preoccupante aumento in ambito nazionale e regionale, sia delle denunce di atti di violenza di genere che di casi di femminicidio;
– nella società isolana risultano permanere nelle relazioni di genere, anche tra i più giovani, rapporti conflittuali tendenti sovente a sfociare in azioni violente;
– le statistiche danno in aumento le segnalazioni di maltrattamenti e di abusi, fino al preoccupante fenomeno di femminicidi, ma anche di casi di bullismo, violenza di tipo razzista e omotransfobia che rappresentano una delle cause più diffuse di suicidio tra gli adolescenti;
– per una vera azione di prevenzione è fondamentale educare all’uguaglianza tra donne e uomini, ed in generale tra le persone, al rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali a partire dall’infanzia e proseguendo fino all’età adulta;

CONSIDERATO che:
– tali dati ufficiali non tengono ovviamente conto del sommerso, vale a dire tutte le vittime di violenza che decidono di non chiedere aiuto né denunciare, che ha, quasi certamente, delle dimensioni assai più consistenti;
– i dati inerenti ai casi di violenza, relativamente al periodo del lockdown conseguente alle misure anti Covid-19, rilevano che la convivenza e il confinamento forzati hanno acutizzato situazioni di violenza preesistenti all’interno della famiglia;
– la maggiore difficoltà per il raggiungimento dell’autonomia da parte delle donne vittime di violenza, che hanno intrapreso un percorso presso una casa rifugio nei centri antiviolenza, è trovare una soluzione abitativa decorosa e capace di soddisfare le esigenze proprie ma, soprattutto, nella maggior parte dei casi, dei figli minori;
– nella media nazionale solo il 35 per cento delle donne vittime di violenza considerano sin da subito tali atti come un reato, di queste solo il 12 per cento arriva poi a denunciare l’autore della violenza, mentre in Sardegna la consapevolezza immediata dell’essere rimasta vittima di un reato sale al 47 per cento e molto più della metà ha poi denunciato;
– tali differenze emergono anche nello studio dei dati inerenti alla percentuale di donne, in Sardegna il 7 per cento contro una media nazionale di ben quattro punti in meno, che si sono rivolte, nel 2020, ai centri antiviolenza e al Telefono rosa dopo essere state aggredite;

CONSIDERATO che:
– la morte è il prezzo più alto pagato dalle donne che si trovano ad avere a che fare con la violenza maschile, ma non è l’unico; i soprusi, infatti, hanno molte forme e quando si manifestano per la prima volta sono spesso quasi irriconoscibili, anche perché, nella maggior parte dei casi, il carnefice è colui che dice di amare: un marito o un fidanzato;
– stalking e aggressioni verbali e psicologiche sono i primi campanelli d’allarme, il controllo ossessivo del cellulare e delle frequentazioni segue a ruota, non meno grave di soprusi fisici o sessuali;
– queste forme di supremazia affondano le radici in un patriarcato sistemico, che convince molti uomini di poter disporre come meglio credono di compagne e non solo, che non possono contraddirli né lasciarli, pena la vendetta, che nel 2020 passa anche dal digitale;
– le donne spesso faticano a rivolgersi alle forze dell’ordine per paura di ritorsioni ulteriori, perché convinte in qualche modo di meritarsi quello che subiscono, per paura di non essere credute o perché non si sentono abbastanza tutelate dalla legge;
– la violenza più frequente è quella psicologica, subita dal 79,5 per cento delle vittime, seguita da quella fisica (60 per cento), economica (35 per cento), sessuale (15,3 per cento) e stalking (14,7 per cento);
– l’autore è nel 79 per cento dei casi italiano, nel 46 per cento ha tra i 30 e i 59 anni e nel 40 per cento ha un lavoro stabile e quasi sempre si tratta del partner (55 per cento dei casi) o ex partner (quasi il 20 per cento);
– le richieste di intervento al numero gratuito d’emergenza, 1522, tra marzo e giugno 2020, infatti, se inizialmente hanno visto un calo drastico dovuto alla convivenza forzata tra vittima e carnefice che impediva qualunque denuncia, successivamente si sono impennate,

EVIDENZIATO che:
– nonostante la legge n. 69 del 2019, ovvero il famoso codice rosso, rafforzi il quadro giuridico globale, a scoraggiare la denuncia è anche la non certezza della pena, la lunghezza dei processi e l’alto numero di archiviazioni di casi, spesso dovuti alle inadempienze dei tribunali e a un sistema giuridico e burocratico che, nel suo insieme, non tutela la donna e i suoi diritti;
– secondo l’ISTAT, al 31 dicembre 2018, sono 302 i centri antiviolenza segnalati dalle regioni che hanno aderito all’Intesa Stato-regioni del 2014, di questi, 30 hanno iniziato la loro attività nel 2018;
– nello stesso anno le donne che si sono rivolte ai CAV sono state 49.394, +13,6 per cento rispetto al 2017;
– quelle avviate a un percorso di uscita dalla violenza sono 30.056, delle quali il 63,5 per cento lo ha iniziato nel 2018; il 63 per cento di loro ha figli, minorenni nel 67,7 per cento dei casi e le straniere sono il 28 per cento;
– i servizi più frequenti offerti dai centri sono: ascolto e accoglienza, orientamento e accompagnamento ad altri servizi della rete territoriale (96,5 per cento), supporto legale (93,8 per cento), supporto e consulenza psicologica (92,2 per cento), sostegno all’autonomia (87,5 per cento), percorso di allontanamento (84,0 per cento) e orientamento lavorativo (80,5 per cento);
– la forma di finanziamento principale prevede un mix di fondi pubblici e privati (51,4 per cento dei casi); il 39,3 per cento riceve esclusivamente finanziamenti pubblici, il 2,7 per cento solo finanziamenti privati; in totale, i finanziamenti pubblici alimentano l’attività del 90 per cento dei CAV;
– il 25 novembre 2020 l’agenzia Donne in Rete contro la violenza (Di.Re.), ha reso noti i dati dell’indagine per l’anno 2019 condotta su 93 dei suoi 103 centri antiviolenza:
– oltre la metà (56 per cento) ha almeno una struttura di ospitalità (nel 2018 erano 50);
– circa il 91 per cento, oltre ad accoglienza e consulenza legale, offre supporto psicologico e percorsi di orientamento al lavoro;
– il 56 per cento sostiene le donne con gruppi di auto-aiuto (65 per cento) e consulenza genitoriale (58 per cento);
– quasi 1’80 per cento è in grado di offrire consulenza alle donne immigrate non in regola;
– settantuno centri su 93 hanno la possibilità di beneficiare di finanziamenti pubblici regionali, il 61 per cento comunali e il 40 per cento provenienti dal Dipartimento pari opportunità (DPO) per una media annuale rispettivamente di 38.855 euro, 39.831 euro e 15.742 euro; i finanziamenti privati costituiscono una fonte per 62 centri, ma si tratta di cifre più basse, mediamente 15.317 euro all’anno;
– nel 2019 sono state accolte complessivamente 20.432 donne con un incremento, rispetto al 2018 (19.715), di 717; si tratta quasi sempre di italiane (solo il 26,5 per cento straniere), il 48,5 per cento ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni, il 33,8 per cento è a reddito zero e il 36 per cento può contare su un reddito sicuro (36 per cento);

RILEVATO che la Regione:
– ha nel tempo adeguato la propria normativa in materia di contrasto alla violenza di genere prima con l’approvazione, nel 2007, della legge n. 8 (Norme per l’istituzione dei centri antiviolenza e le case di accoglienza per le vittime di violenza), e successivamente provvedendo, attraverso la legge n. 33 del 2018 e n. 48 del 2018 ad istituire il Reddito di libertà al fine di agevolare l’intraprendimento di un percorso di autonomia e indipendenza economica per le donne vittime di violenza;
– al fine di studiare il fenomeno e attivare le opportune misure di prevenzione nonché per valutare e monitorare le politiche regionali di contrasto alle violenze di genere ha, infine, con la deliberazione n. 47/80 del 24 settembre 2020, approvato l’istituzione dell’Osservatorio regionale sulla violenza, costituito poi con decreto dell’Assessore regionale dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale n. 25 del 30 dicembre 2020;
– con l’istituzione del reddito di libertà, che ha visto la Sardegna essere la prima regione a realizzarlo, è stato fatto un primo e importante passo, ma ad esso deve necessariamente far seguito anche la creazione di una rete capillare di servizi che diminuisca il costo economico e psicologico dell’uscita della donna dal luogo in cui è vittima di violenze;
– il reinserimento nel mondo del lavoro per le vittime di violenza di genere risulta difficoltoso, compromettendo quel fattore determinante per l’emancipazione femminile che è l’indipendenza economica, elemento, quest’ultimo, decisivo anche per l’uscita definitiva dal terribile circolo delle violenze;

RIBADITO che:
– la Regione riconosce che la violenza sulle donne è violenza di genere;
– la Regione identifica la parità di genere come valore fondamentale di cittadinanza e di convivenza, oltreché un principio ineludibile per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio.
– la Regione, attraverso i suoi organismi, promuove l’affermazione di un rafforzato ruolo delle donne nella società e la diffusione di una cultura antidiscriminatoria a tutti i livelli e agisce per l’individuazione e la rimozione degli ostacoli che impediscono una piena e riconosciuta uguaglianza formale e sostanziale tra uomini e donne nella presenza attiva alla vita economica sociale e culturale;
– è necessario attuare la sottoscrizione della Carta di impegni per la parità di genere da parte dei candidati a presidente e nella fattispecie sottoscritta il 26 gennaio 2019 dal Presidente della Regione in carica al fine di istituire l’Assessorato per le pari opportunità;

RILEVATO che:
– la violenza contro le donne, il femminicidio e la discriminazione di genere pervadono ogni ambito della società contemporanea, senza limiti geografici e culturali;
– ancora oggi, un numero allarmante di donne è bersaglio di violenze fisiche e psicologiche per mano della controparte maschile; violenze dirette, spesso fatali, a cui si affianca una violenza linguistica, più nascosta, diffusa e veicolata in modo implicito e a più livelli;
– è fondamentale, al fine di garantire una vera ed effettiva tutela di tutte le donne, dedicare specifica attenzione alle donne con disabilità, che molto spesso, a causa di stereotipi e pregiudizi non sono ritenute come potenziali vittime di abusi e di conseguenza non sono neanche considerate e conteggiate all’interno delle indagini e ricerche sui fenomeni relativi alla violenza e della violenza domestica;
– le statistiche mostrano che, tra i molti casi portati in tribunale, solo pochi sono stati commessi contro donne con disabilità; ciò significa che la violenza non viene denunciata o che la donna con disabilità risulta meno attendibile in quanto ritenuta non in grado di denunciale l’accaduto su base paritaria rispetto alle altre donne;
– è quindi necessaria un’adeguata formazione dei professionisti responsabili di ricevere le denunce (forze di polizia, magistratura, ecc.) di violenza e stupro su come accogliere le donne con disabilità quando denunciano violenze o maltrattamenti e abusi;

RITENUTO che sia necessario implementare con urgenza le azioni e i progetti per l’attuazione della parità di genere e per il contrasto ai fenomeni di discriminazione e violenza di genere, rimuovendo gli ostacoli e semplificando le procedure di attuazione delle norme e l’attività amministrativa,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) ad assicurare la necessaria continuità ai finanziamenti, alle attività e al funzionamento dei centri e delle reti antiviolenza territoriali e dei centri e servizi per uomini autori di violenza al fine di rafforzare la prevenzione e il contrasto alla violenza di genere e a prevedere sempre maggiori azioni per il reinserimento economico e sociale, con particolare attenzione al mondo del lavoro, delle donne vittime di violenza che escono dai centri, dando attuazione a quanto stabilito all’articolo 8, (Progetti di educazione all’affettività e alla parità di genere commi 1 e 2) della legge n. 33 del 2018 (Istituzione del reddito di libertà) a sostenere e promuovere progetti e iniziative in ogni scuola di ordine e grado volti a perseguire gli obiettivi di educazione e formazione alla cittadinanza di genere e alla cultura di non discriminazione, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale;
2) a garantire, attraverso l’istituzione del “Fondo di solidarietà alle vittime di violenza e ai loro figli” interventi di sostegno a titolo di contributo spese per le cure mediche e psicologiche e per il completamento del percorso formativo e autonomia;
3) ad adottare ogni atto necessario alla costituzione e implementazione della “Rete regionale contro la violenza di genere”, predisponendo uno schema generale di protocollo d’intesa interistituzionale;
4) a definire l’iter per l’attuazione del percorso di protezione denominato “Percorso di tutela delle vittime di violenza” e la costituzione delle équipes multidisciplinari all’interno delle strutture ospedaliere di pronto soccorso e presso i DEA di I e Il livello istituendo il “codice rosa” quale codice aggiuntivo di accesso al triage di pronto soccorso, visibile ai soli operatori sanitari;
5) ad adottare il “Piano regionale triennale di prevenzione e contrasto alla violenza e alle discriminazioni legate all’identità di genere”, da sottoporre all’approvazione del Consiglio regionale e a presentare al Consiglio regionale con cadenza annuale, una relazione sullo stato d’attuazione delle politiche in materia di violenza di genere, femminicidio, stalking e delle iniziative poste in essere da tutti i soggetti individuati e coinvolti;
6) a istituire, come da impegni sottoscritti, l’Assessorato per le pari opportunità e la Commissione speciale per la lotta alla disparità di genere;
7) a valorizzare la differenza di genere e l’affermazione della specificità, libertà e autonomia femminile per il raggiungimento della parità giuridica, sociale ed economica tra i generi, raccordandosi con le donne e gli uomini elette/i nelle istituzioni, con le parti sociali, con la CPO regionale e la Consigliera di parità, con l’Osservatorio regionale sulla violenza, con la Rete di coordinamento regionale dei centri antiviolenza, centri e servizi per uomini autori di violenza, con le rappresentanze femminili delle realtà economiche, imprenditoriali, professionali e del lavoro, nonché con le associazioni femminili, i centri di documentazione delle donne e gli enti ed istituti culturali;
8) ad approvare un piano strategico di valenza pluriennale per il contrasto alla violenza e alla discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale ed all’identità di genere attraverso una doppia azione di educazione e prevenzione con progetti che coinvolgano ogni scuola di ordine e grado, anche attraverso protocolli di intesa con l’Ufficio scolastico regionale;
9) ad operare per la rimozione di ogni forma di disuguaglianza pregiudizievole, nonché di ogni discriminazione diretta o indiretta nei confronti delle persone, indipendentemente dal loro genere;
10) a dare attuazione ad implementare il finanziamento dei programmi di sensibilizzazione e prevenzione in cui siano previsti contenuti e modalità di comunicazione, nonché gli strumenti, accessibili a tutti i soggetti interessati e in particolare a tutte le donne e persone con disabilità, in particolare modo a quelle con disabilità sensoriali, a quelle con disabilità intellettiva e con disabilità psico-sociale per rendere operativa la presa in carico integrata da parte dei soggetti facenti parte della rete antiviolenza; inoltre, il materiale informativo deve essere fornito in formati adatti ad essere consultati dalle stesse donne con diverse disabilità;
11) a promuovere percorsi specifici per assicurare ai figli delle vittime di violenza un adeguato sostegno psicologico, il diritto allo studio e alla formazione, anche attraverso l’erogazione di contributi economici, nonché azioni per agevolare il loro inserimento nel mondo lavorativo.

Cagliari, 1° ottobre 2021


Il presente ordine del giorno è stato approvato dal Consiglio regionale nella seduta del 1° ottobre 2021.

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