Mozione n. 675

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVI Legislatura

Mozione n. 675

COMANDINI – GANAU – CORRIAS – DERIU – MELONI – MORICONI – PINNA – PISCEDDA – CADDEO – LAI – COCCO Daniele Secondo sul decreto-legge 19 settembre 2023, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione, per il rilancio dell’economia nelle aree del Mezzogiorno del Paese, nonché in materia di immigrazione) cosiddetto Decreto sud che istituisce, a partire dal 1° gennaio 2024, la Zona economica speciale per il Mezzogiorno (ZES unica) che riguarderà le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
– il decreto legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2017, n. 123 (Disposizioni urgenti per la crescita economica del Mezzogiorno), agli articoli, 4, 5 e 5 bis, disciplina le condizioni, le procedure e le modalità per l’istituzione di una Zona economica speciale (ZES), definendola quale “zona geograficamente delimitata e chiaramente identificata, situata entro i confini dello Stato, costituita da aree anche non territorialmente adiacenti purché presentino un nesso economico funzionale e che comprenda almeno un’area portuale con le caratteristiche stabilite dal regolamento (UE) n. 1315 dell’11 dicembre 2013”;
– successivamente, come previsto dall’articolo 4 della legge n. 123 del 2017, il 25 gennaio 2018 è stato approvato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 12 “Regolamento recante istituzione di Zone economiche speciali (ZES)” che contiene i criteri generali per l’identificazione e la delimitazione dell’area e i criteri che ne disciplinano l’accesso e il coordinamento generale degli obiettivi di sviluppo;

VISTE le deliberazioni della Giunta regionale:
– n. 57/17 del 21 novembre 2018 con la quale è stata approvata la proposta di Piano di sviluppo strategico e i relativi allegati, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 4 del decreto legge n. 91 del 2017, finalizzato all’istituzione della Zona economica speciale della Sardegna con l’istituzione di un’unica grande ZES mettendo in rete i sei porti, Cagliari, Portovesme, Oristano, Porto Torres, Olbia e Arbatax con una superficie massima pari a 2.770 ettari, con altrettante aree retroportuali e individuando Cagliari come pilastro centrale del progetto; con la deliberazione n. 57/17 la Giunta regionale ha, inoltre, dato mandato alla cabina di regia per la programmazione unitaria, in raccordo con le Direzioni generali dell’industria, degli enti locali e dei trasporti, di adottare tutti gli atti necessari per la trasmissione e l’approvazione ministeriale del Piano di sviluppo strategico e, altresì, di provvedere alle eventuali modifiche o integrazioni eventualmente richieste da Roma e di adottare tutti gli atti necessari alla costituzione dell’organo consultivo per il coordinamento regionale della ZES;
– n. 9/19 del 12 marzo 2021 con la quale si è proceduto alla modifica e alla sostituzione del punto 9 del Piano di sviluppo strategico, allegato alla deliberazione della Giunta regionale n. 57/17 del 21 novembre 2018, e all’approvazione del documento complessivo;
– n. 16/8 del 5 maggio 2021 con la quale si è proceduto all’approvazione dell’aggiornamento complessivo del Piano di sviluppo strategico a seguito delle osservazioni e delle proposte emendative pervenute dal Ministero dell’economia e delle finanze e recepite nel documento;
– n. 23/16 del 22 giugno 2021, con la quale si è proceduto all’approvazione di un nuovo e definitivo aggiornamento del Piano di sviluppo strategico, nel quale sono state recepite le ulteriori osservazioni pervenute dal Ministero dell’economia e delle finanze, finalizzato all’istituzione della Zona economica speciale “ZES Sardegna”;

APPRESO che a conclusione dell’iter esecutivo della Giunta regionale, il 10 dicembre 2021 il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ha firmato il decreto di istituzione della ZES della Sardegna;

CONSIDERATO che il decreto di istituzione della ZES della Sardegna, del 10 dicembre 2021, decreta:
– all’articolo 1 (Istituzione di una Zona economica speciale della Sardegna) “È istituita, ai sensi del comma 5 dell’articolo 4, del decreto-legge 20 giugno 2017 n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123, una Zona economica speciale nella Regione, di seguito “ZES”, nei termini di cui al Piano di sviluppo strategico presentato dalla Regione e allegato al presente decreto di cui costituisce parte integrante”;
– all’articolo 2 (Durata della ZES) “La durata della ZES, ai sensi del comma 1, dell’articolo 7, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 25 gennaio 2018, n. 12, è pari a 7 anni, prorogabili di ulteriori 7 anni, su richiesta della Regione, sulla base dei risultati del monitoraggio di cui all’articolo 9 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 gennaio 2018, n. 12”;

RICORDATO che:
– nel dicembre 2021 risultavano istituite 7 zone economiche speciali dislocate in Calabria, Campania, Abruzzo, Puglia-Basilicata (Ionica), Molise-Puglia (Adriatica), Sicilia orientale e Sicilia occidentale;
– il 2 dicembre 2021 in sede di conferenza unificata lo schema di decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di concerto con il Ministro per il sud e la coesione territoriale, ha ricevuto l’intesa per la ripartizione di 630 milioni del PNRR per interventi volti a favorire la competitività e lo sviluppo economico delle ZES;
– la ZES Sardegna, che al momento risultava di imminente istituzione, ha visto l’assegnazione di soli 10 milioni di euro, a fronte dei 62,9 assegnati alla ZES Abruzzo, i 136 della ZES Campania, gli 83 della ZES Molise-Puglia, i 108 della ZES Basilicata-Puglia, i 117 della ZES Calabria, i 61,4 della ZES Sicilia orientale e i 56,8 di quella occidentale;

CONSIDERATO ulteriormente che:
– il decreto legge 19 settembre 2023, n. 124, recante “Disposizioni urgenti in materia di politiche di coesione, per il rilancio dell’economia nelle aree del Mezzogiorno del Paese, nonché in materia di immigrazione”, che verrà convertito in legge il 27 ottobre prossimo venturo, istituisce, a partire dal 1° gennaio 2024, la Zona economica speciale per il Mezzogiorno (ZES unica) che riguarderà le Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna;
– le ZES sono oggi limitate alle aree industriali connesse ai porti per costruire hub logistici, sono governate da commissari scelti dal governo e situati nel territorio regionale e dove operano in stretto raccordo con la Regione;
– le ZES attuali possono concedere un credito d’imposta sino al 50 per cento degli investimenti, compresi quelli immobiliari e lo sconto totale dell’IRES per sette anni se l’impresa mantiene localizzazione e occupazione per dieci anni;

VALUTATO che se il progetto della ZES unica per tutto il Mezzogiorno andasse in porto così come definito nel decreto legge n. 124 del 2023, la Sardegna si ritroverebbe fortemente penalizzata, svantaggiata e non più concorrenziale e pagherebbe ancor di più la condizione di insularità, inoltre, verrebbero meno le finalità e gli obiettivi approvati nel Piano di sviluppo strategico approvato con deliberazione della Giunta regionale n. 23/16 del 2021;

APPRESO che la conversione del decreto legge n. 124 del 2023:
– estende a tutto il territorio delle regioni del sud il credito d’imposta, cancellando l’IRES e dando garanzie per gli investimenti solo per il 2024;
– sospende gli attuali commissari che vengono sostituiti da un commissario unico che opererà sulla base di un progetto di sviluppo che la cabina di regia di Palazzo Chigi dovrà approvare entro la metà del 2024;

VALUTATO ulteriormente che, nel frattempo, qualunque impresa interessata ad investire si fermerà in attesa delle nuove norme che non verranno emanate prima di un anno, proprio quando le ZES avevano iniziato a funzionare e il PIL del Paese avrebbe un bisogno immediato di investimenti e crescita;

APPRESO ulteriormente che in seguito alle audizioni effettuate in Commissione bilancio della Camera dei deputati, è emerso un giudizio molto negativo sia da parte dei presidenti delle regioni che dai commissari governativi delle attuali ZES sino alle categorie economiche come l’ANCE e all’associazione dei comuni l’ANCI; in particolare non viene contestata l’estensione a tutto il territorio del Mezzogiorno la ZES, anche se emergono forti dubbi sull’assenza di priorità nelle scelte delle vocazioni territoriali, ma l’accentramento di tutte le procedure su una cabina di regia di Palazzo Chigi, dove già si concentrano la cabina di regia del PNRR, quella sulla strategia delle aree interne, quella sull’FSC e ora quelle sulle zone economiche speciali. Un disegno accentratore che è in contrasto con la distribuzione costituzionale dei poteri a regioni e comuni (regioni pronte a chiedere l’intervento della Corte costituzionale) e che genera lentezza burocratica se migliaia di procedure anche le più banali devono finire su uno unico decisore;

PRECISATO che non si è tanto contrari alla costituzione della ZES unica, quanto allo scippo di risorse disponibili per le aree territoriali limitate che si usano a favore dei territori più grandi, anziché privilegiare la valutazione strategica degli investimenti, il tutto al solo scopo di accentrare il controllo e il rapporto con le imprese;

RITENUTO che:
– gli interessi della Sardegna non sono tutelati se si costringono le imprese che volessero insediarsi nell’Isola ad accedervi attraverso uno sportello centralizzato a Roma dove la competizione diventa aperta con aree metropolitane come Napoli, Bari o Palermo;
– la Sardegna ha la ZES di più recente istituzione e in pieno sviluppo con 11 procedure di insediamento approvate e 36 in via di approvazione e presentazione che si bloccheranno non appena la legge diventerà esecutiva;
– la perdita delle professionalità già operative che non saranno trasferite a Palazzo Chigi dove è previsto un nuovo reclutamento coperto con ben 3.5 milioni di euro;

VALUTATO ancora che per tutelare gli interessi della Sardegna è assolutamente necessario che al decreto legge, in sede di conversione in legge, vengano apportate le seguenti modifiche:
– proteggere Sardegna e Sicilia dalla centralizzazione della concessione del bonus ZES a Roma in quanto regioni a statuto speciale;
– l’insularità è elemento che consentirebbe di escludere le due isole dal modello centralizzato puntando a piani regionali piuttosto che uno unico del Mezzogiorno;
– prevedere un periodo di transizione più lungo nel quale la ZES sarda possa continuare ad operare almeno sino alla fine del 2024;
– disporre che il piano nazionale individui norme a tutela di una quota minima di investimenti per regione per evitare un dumping dei territori già competitivi;
– integrare la cabina di regia nazionale anche con i rappresentanti delle autorità portuali e dei consorzi industriali oggi esclusi dando anche degli indirizzi alle ZES allargate verso i settori della produzione o quelli strategici previamente individuati con le regioni,

impegna il Presidente della Regione e la Giunta regionale

1) a chiedere la convocazione di un tavolo ministeriale, coinvolgendo tutti i soggetti e le parti interessate, dai ministeri coinvolti, alla Regione alle parti sociali che, lo ricordiamo, il Governo non perde occasione per escluderle da ogni confronto, affinché si valutino le reali opportunità e vantaggi che la ZES unica, così come prevista dal decreto legge n. 124 del 2023, porterebbe alla Sardegna;
2) a portare al tavolo le proposte di emendamento presentate al decreto legge n. 124 del 2023 dai rappresentanti sardi alla Camera dei deputati, così da rafforzare la necessità di approvarli in sede di conversione in legge del decreto legge e così riassunti:
– proteggere Sardegna e Sicilia dalla centralizzazione della concessione del bonus ZES a Roma in quanto regioni a statuto speciale;
– l’insularità è elemento che consentirebbe di escludere le due isole dal modello centralizzato puntando a piani regionali piuttosto che uno unico del Mezzogiorno;
– prevedere un periodo di transizione più lungo nel quale la ZES sarda possa continuare ad operare almeno sino alla fine del 2024;
– disporre che il piano nazionale individui norme a tutela di una quota minima di investimenti per regione per evitare un dumping dei territori già competitivi;
– integrare la cabina di regia nazionale anche con i rappresentanti delle autorità portuali e dei consorzi industriali oggi esclusi dando anche degli indirizzi alle ZES allargate verso i settori della produzione o quelli strategici previamente individuati con le regioni;
3) ad impugnare il decreto legge n. 124 del 2023, qualora non dovesse essere modificato come richiesto, presso la Corte costituzionale;
4) ottenere l’impegno, qualora il progetto della ZES unica per il Mezzogiorno, dovesse andare in porto, che ogni ZES potrà contare su un proprio amministratore delegato al coordinamento nazionale.

Cagliari, 20 ottobre 2023

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