CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XVII Legislatura
Mozione n. 126
MOZIONE TRUZZU – PIGA – CERA – FLORIS – MASALA – MELONI Corrado – MULA – RUBIU – SORGIA – USAI per la promozione della candidatura della Sardegna quale sede del Polo nazionale delle materie critiche e delle terre rare.
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IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
– le terre rare costituiscono un insieme di diciassette elementi chimici fondamentali per lo sviluppo di tecnologie strategiche quali energie rinnovabili, mobilità elettrica, elettronica avanzata, aerospazio, difesa e transizione digitale;
– il mercato globale delle terre rare è in significativa crescita, con prospettive di forte incremento della domanda nei prossimi decenni legato alla decarbonizzazione dell’economia, alla digitalizzazione e alla sicurezza tecnologica;
– la filiera globale delle terre rare risulta oggi fortemente concentrata in pochi paesi, in particolare per quanto riguarda la raffinazione e la produzione di magneti permanenti, determinando vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento per l’Europa e per l’Italia;
CONSIDERATO che:
– tutte le terre rare rientrano tra le materie critiche, ovvero un gruppo di oltre trenta materiali di importanza strategica dal punto di vista economico, la cui domanda è in continua crescita ma il cui approvvigionamento è a rischio;
– l’Unione europea ha inserito le terre rare tra le materie prime critiche e strategiche, promuovendo politiche industriali volte allo sviluppo di capacità estrattive, di raffinazione, trasformazione e riciclo all’interno del territorio europeo;
– il regolamento (UE) 2024/1252 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 aprile 2024, che istituisce un quadro atto a garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche e che modifica i regolamenti (UE) n. 168/2013, (UE) 2018/858, (UE) 2018/1724 e (UE) 2019/1020, ha elevato le materie prime critiche e strategiche a priorità assoluta dell’autonomia industriale europea, fissando obiettivi vincolanti al 2030:
– almeno il 10 per cento del fabbisogno annuo dell’Unione europea estratto internamente;
– almeno il 40 per cento lavorato e raffinato all’interno dell’Unione europea;
– almeno il 25 per cento recuperato da processi di riciclo;
– nessun paese terzo potrà coprire più del 65 per cento del fabbisogno dell’Unione europea per ciascuna materia critica;
– la comunicazione della Commissione europea “Act in Support of Ammunition Production” (ASAP) e il piano d’azione per le materie prime critiche del 2020 hanno ulteriormente evidenziato la dipendenza strategica europea, con la Cina che attualmente controlla oltre l’85 per cento della produzione mondiale di terre rare raffinate e oltre il 90 per cento dei magneti permanenti al neodimio-ferro-boro;
– il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nella sua missione 2 “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e missione 4 “Istruzione e Ricerca” prevede finanziamenti e strumenti compatibili con lo sviluppo di una filiera nazionale delle materie critiche, anche attraverso i contratti di sviluppo e gli accordi di programma con il Ministero delle imprese e del Made in Italy;
RILEVATO che:
– le proiezioni della Commissione europea (2023) stimano un aumento della domanda di terre rare fino a dieci volte entro il 2050, trainato da: motori elettrici e generatori eolici, tecnologie di stoccaggio energetico e batterie avanzate, sistemi di difesa, aerospazio e semiconduttori nonché infrastrutture digitali e telecomunicazioni 5G/6G;
– il valore di mercato globale delle terre rare, stimato in circa 5,3 miliardi di dollari nel 2023, è atteso superi i venti miliardi entro il 2035, con margini di valorizzazione lungo la filiera (raffinazione, separazione, produzione di magneti) fino a quaranta volte superiori al valore del minerale grezzo;
VALUTATO che:
– diverse regioni italiane presentano potenzialità per ospitare un Polo nazionale delle materie critiche e delle terre rare, tra cui Sardegna, Lazio, Liguria, Toscana e Campania, ciascuna con specifiche caratteristiche industriali, scientifiche e logistiche;
– la Sardegna è l’unica regione italiana a possedere contestualmente tutti gli elementi costitutivi di una filiera competitiva delle terre rare e delle materie critiche, maturati nel corso di oltre un secolo di storia industriale e mineraria;
– il Sulcis Iglesiente rappresenta uno dei più antichi e significativi bacini minerari d’Europa, con competenze multisettoriali accumulate nell’estrazione e trattamento di minerali metalliferi, oggi custodite e valorizzabili attraverso IGEA Spa, società in house regionale con patrimonio tecnico e territoriale unico;
– Porto Vesme ospita uno degli ultimi complessi metallurgici integrati rimasti in Italia (zinco, piombo, allumina), con infrastrutture energetiche, logistiche e industriali immediatamente riconvertibili per attività di raffinazione e separazione chimica di terre rare;
– la Sardegna è l’unica regione italiana in cui coesistono competenze estrattivo-metallurgiche, disponibilità di aree industriali con bonifiche già avviate e accesso diretto a infrastrutture portuali di grande capacità;
– il sistema universitario e della ricerca sardo, con l’Università degli studi di Cagliari, l’Università degli studi di Sassari, il Centro di ricerca, sviluppo e studi superiori in Sardegna (CRS4), il Parco scientifico e tecnologico della Sardegna e i laboratori dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) presenti sull’isola, offre competenze certificate nei settori della chimica dei materiali, metallurgia estrattiva, ingegneria ambientale e tecnologie energetiche, indispensabili per la fase di ricerca, sviluppo e formazione specialistica;
– la capacità installata di energie rinnovabili in Sardegna, in forte espansione, offre una prospettiva concreta di filiera a basse emissioni di carbonio, fattore sempre più determinante per l’accesso ai mercati europei e per la conformità ai requisiti di sostenibilità del Critical Raw Materials Act (CRMA);
– la posizione geografica della Sardegna nel Mediterraneo centrale la colloca in una posizione logistica privilegiata per i flussi di importazione di concentrati di terre rare dall’Africa subsahariana (Mozambico, Tanzania, Sud Africa) e per l’esportazione dei prodotti raffinati verso i mercati europei, nordafricani e mediorientali;
– i porti di Cagliari e Porto Torres dispongono già di infrastrutture e concessioni compatibili con traffici industriali ad alto valore aggiunto;
– nessuna delle regioni italiane alternative per un Polo nazionale presenta il medesimo profilo integrato della Sardegna;
– la Sardegna inoltre può attivare in parallelo tutte le fasi della filiera, logistica portuale, trattamento primario, raffinazione chimica, separazione degli elementi, stoccaggio e trasformazione in materiali avanzati, in un perimetro territoriale già classificato come Zona Industriale di interesse nazionale (ZIIN) e dotato di strumenti di governance dedicati;
ACCLARATO che:
– la costituzione di un Polo nazionale delle terre rare e delle materie critiche in Sardegna potrebbe generare, secondo stime conservative basate su esperienze comparabili in Europa, tra 3.000 e 8.000 posti di lavoro diretti e indotti ad alto contenuto tecnologico nell’arco di dieci anni, con un effetto moltiplicatore significativo sull’indotto regionale;
– lo sviluppo del Polo rafforzerebbe la specializzazione intelligente della Sardegna in settori ad alta intensità di conoscenza, contribuendo al superamento della dipendenza da settori tradizionali in declino strutturale e al riorientamento del tessuto produttivo verso l’economia della transizione;
– la disponibilità di materie prime critiche lavorate sul territorio nazionale ridurrebbe strutturalmente la vulnerabilità delle filiere italiane dell’elettronica, dell’automotive, della difesa e dell’energia alle disruption geopolitiche e ai vincoli di approvvigionamento internazionale, rafforzando nel contempo il potere negoziale dell’Italia in sede europea e nelle relazioni commerciali bilaterali;
– esiste un interesse manifesto da parte di operatori industriali europei a co-investire in capacità di raffinazione e separazione di terre rare localizzate in Europa, purché supportate da un framework istituzionale stabile e da incentivi pubblici adeguati;
SOTTOLINEATO che:
– la Regione, in forza del proprio Statuto speciale e delle competenze legislative in materia di industria, sviluppo economico, tutela ambientale e pianificazione territoriale, dispone degli strumenti giuridici e istituzionali per assumere un ruolo di coordinamento e promozione attiva nella costruzione del Polo, anche in raccordo con i poteri statali competenti;
– la candidatura della Sardegna al Polo nazionale deve essere accompagnata da una visione strategica di lungo periodo che integri:
– il rispetto dei più elevati standard ambientali europei;
– il coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni localizzative;
– la garanzia di trasparenza nei processi autorizzativi;
– un regime di royalties e benefici condivisi con i territori ospitanti;
– recentemente anche il Ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha proposto di trasformare il polo industriale di Portovesme in un hub strategico nazionale ed europeo per il riciclo e la raffinazione di materie critiche,
impegna la Presidente della Regione, l’Assessore regionale dell’industria e la Giunta regionale
1) a presentare formalmente al Governo (Ministero delle imprese e del made in Italy e Presidenza del Consiglio dei Ministri) la candidatura ufficiale della Sardegna quale sede del Polo nazionale della raffinazione e del riciclo delle materie critiche e delle terre rare;
2) a istituire un tavolo istituzionale permanente per le materie critiche, presieduto dalla Presidenza della Regione, con la partecipazione di: Governo (Ministero delle imprese e del made in Italy, Ministero dell’economia e finanze, Ministero dell’istruzione e del merito), Commissione europea, Università degli studi di Cagliari e Sassari, CNR, ENEA, CRS4, Confindustria Sardegna, organizzazioni sindacali, IGEA Spa e Autorità portuale del Mare di Sardegna, con mandato di elaborare entro dodici mesi un piano strategico regionale per le materie critiche;
3) a promuovere, in raccordo con il Ministero dell’economia e delle finanze e con l’Agenzia nazionale per lo sviluppo (INVITALIA), la qualificazione delle aree industriali del Sulcis Iglesiente e di Porto Vesme come “Zona economica speciale per le materie critiche”, con regime fiscale agevolato, iter autorizzativi accelerati (modello “one-stop shop”) e accesso prioritario ai contratti di sviluppo e ai fondi FESR 2021-2027;
4) ad avviare studi di fattibilità tecnico-economica, ambientale e industriale per almeno tre filiere prioritarie:
a) raffinazione e separazione di ossidi di terre rare da concentrati importati;
b) riciclo di magneti permanenti e componenti elettronici a fine vita;
c) lavorazione di materiali critici domestici (fluorite, barite, grafite) ancora presenti nel sottosuolo sardo;
5) a finanziare, a valere sui fondi regionali, europei e PNRR disponibili, un programma pluriennale di ricerca, dottorati industriali e alta formazione nelle discipline connesse alle materie critiche (chimica estrattiva, metallurgia, ingegneria ambientale, economia circolare), coinvolgendo i Dipartimenti di Ingegneria Chimica e Scienze della Terra dell’Ateneo cagliaritano e il sistema ITS regionale, con l’obiettivo di formare almeno cinquecento tecnici specializzati entro il 2030;
6) ad attivare una campagna strutturata di attrazione di investimenti diretti esteri, in coordinamento con ICE-Agenzia e Invest in Italy, rivolta specificamente a operatori industriali europei, giapponesi, australiani e nordamericani del settore delle terre rare e dei materiali avanzati;
7) a riferire annualmente al Consiglio regionale sullo stato di avanzamento delle iniziative sopra elencate, con indicatori di risultato misurabili e relazione sulle risorse attivate, in forma di documento pubblico accessibile ai cittadini.
Cagliari, 22 giugno 2026