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Resoconto della seduta n. 77 del 30/09/2020

LXXVII Seduta

Mercoledì 30 settembre 2020

Presidenza del Vicepresidente Giovanni Antonio SATTA

Indi

del Presidente Michele PAIS

La seduta è aperta alle ore 16 e 35.

MELE ANNALISA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta del 10 agosto 2020 (71), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Angelo Cocciu, Giampietro Comandini, Diego Loi, Pierluigi Saiu, Gian Filippo Sechi e Stefano Tunis hanno chiesto congedo per la seduta del 30 settembre 2020.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Elena Fancello, già facente parte del Gruppo Misto, ha dichiarato con nota dell'8 settembre 2020 di aderire dalla medesima data al Gruppo Partito Sardo d'Azione.

Comunico che con deliberazione numero 91 del 29 settembre 2020 l'Ufficio di Presidenza ha dichiarato decaduta dalla carica di Consigliere Segretario l'On. Elena Fancello poiché, avendo aderito al Gruppo consiliare Partito Sardo d'Azione, secondo quanto stabilito dall'articolo 4, comma 4, del Regolamento interno sono venute meno le condizioni che ne hanno giustificato l'elezione.

Annunzio di presentazione di disegno di legge

PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato il disegno di legge numero 203.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 204, 205, 206, 207, 208, 209.

Comunicazioni

PRESIDENTE. Comunico che nel BURAS numero 51 del 27 agosto 2020 è stato pubblicato il ricorso numero 69 del 20 agosto 2020 proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri contro la Regione autonoma della Sardegna per dichiarata illegittimità costituzionale nella legge regionale 24 giugno 2020, numero 18, Inquadramento del personale dell'Agenzia Forestas nel CCRL.

Comunico inoltre che nel BURAS numero 53 del 3 settembre 2020 è stato pubblicato il ricorso numero 70 del 21 agosto 2020 proposto dal Presidente del Consiglio dei Ministri contro la Regione autonoma della Sardegna per dichiarata illegittimità costituzione della legge regionale 24 giugno 2020, numero 17, Modifiche alla legge regionale numero 22 del 2019 in materia di proroga dei termini.

Risposta scritta a interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle interrogazioni numero 351, 551, 603 (Pervenute il 4 settembre 2020); numero 568, 617 (Pervenute il 15 settembre 2020); numero 602 (Pervenuta il 18 settembre 2020); numero 514 (Pervenuta il 29 settembre 2020);

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MELE ANNALISA, Segretaria. Sono pervenute le interrogazioni numero 632, 633, 634, 636, 637, 638, 639, 640, 641, 642, 643, 644, 645, 646, 647, 648, 649, 650, 651, 652, 653, 654, 655, 657, 658, 659, 660, 661, 663, 664, 665, 667, 668, 669.

Annunzio di mozioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.

MELE ANNALISA, Segretaria. Sono state presentate le mozioni numero 320, 321, 322, 323, 324, 325, 326, 327, 328, 329, 330, 331, 332, 333, 334, 335, 336, 337, 338, 339.

PRESIDENTE. Sono concluse le comunicazioni.

L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 318.

Sull'ordine dei lavori

Ha domandato di parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). Grazie Presidente, sull'ordine dei lavori, perché nella riunione della Capigruppo di lunedì tutti i Capigruppo presenti, e lo stesso Presidente del Consiglio regionale, hanno assunto un impegno di audire nella giornata di oggi i rappresentanti dei dipendenti ARAS. Ad oggi non è pervenuta nessun tipo di convocazione da parte del Presidente del Consiglio, capisco che lei non era presente in quella seduta, e quindi naturalmente le chiedo di farsene carico, nonostante non fosse presente, però naturalmente chiediamo che vengano auditi oggi, perché qui sotto il nostro Consiglio c'è una rappresentanza abbastanza numerosa e non credo sia il caso di rinviare ulteriori incontri a ulteriori date. Credo sia anche una questione di coerenza e del rispetto degli impegni presi.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Lai, il Presidente non dovrebbe tardare ad arrivare, comunque riferirò appena arriva in Aula.

Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Sempre sull'ordine dei lavori sono stato anticipato dall'onorevole Lai, ma intendo ribadire un concetto. È già capitato diverse volte che persone, soggetti sindacali, associazioni che in alcuni casi fossero anche sotto il Consiglio regionale con una manifestazione o con un sit-in, a fronte di una richiesta di audizione dai Capigruppo, come spesso accade, abbiano ottenuto, se non un diniego, nessuna risposta a fronte invece di sollecitazioni importanti arrivate a tutti i Capigruppo. Occorre darci un metodo perché in alcuni casi questo Consiglio regionale, quindi le rappresentanze dei Gruppi hanno incontrato chiunque, in altri casi invece si lascia passare del tempo o addirittura si ignorano delle istanze. Possiamo anche decidere di non incontrare più nessuno, cioè di lasciare ai singoli Gruppi e ai singoli partiti le interlocuzioni, o anche al Presidente del Consiglio da solo, l'importante è darci un metodo e fare in modo che nessuna istanza sia calpestata o ignorata per partito preso, ecco, quello no. Quindi io chiederei se a margine di questa riunione…

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MICHELE PAIS

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Agus. Ho potuto anche ascoltare l'intervento, mentre salivo, dell'onorevole Lai. Sarebbe bastata una chiamata al sottoscritto… ho sentito anche qualche vostro collega, per dirvi che purtroppo stamattina c'è stato un imprevisto che non ci ha consentito di programmare l'incontro con i dipendenti dell'ARAS, che possiamo pensare di riprogrammare al termine di questa seduta. Quindi, a volte basta una telefonata, con si diceva salva la vita. Grazie.

Discussione della mozione Cossa - Giagoni - Mula - Ganau - Cocciu - Caredda - Mura - Cocco - Manca Desiré Alma - Sechi - Salaris - Canu - Cera - Ciusa - Comandini - Corrias - Cuccu - De Giorgi - Ennas - Fancello - Gallus - Lai - Lancioni - Li Gioi - Maieli - Marras - Mele - Meloni - Moriconi - Moro - Mundula - Oppi - Peru - Piga - Pinna - Piras - Piscedda - Saiu - Satta Gian Franco - Satta Giovanni - Satta Giovanni Antonio - Solinas Alessandro - Talanas - Tunis sul riconoscimento da parte dell'UNESCO del paesaggio culturale della Sardegna e la definizione del suo territorio quale "museo aperto" (318).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione numero 318.

Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente, mi ricorda di quanto tempo dispongo? Grazie, Presidente, ne utilizzerò molti meno. Io per prima cosa vorrei ringraziare il Presidente del Consiglio e tutti i Capigruppo per avere permesso la calendarizzazione in tempi rapidi di questo punto all'ordine del giorno, e ringrazio il Presidente del Consiglio anche per aver voluto concedere il patrocinio della Presidenza all'iniziativa. Senza nulla togliere agli argomenti che verranno discussi domani, che sono indubbiamente importanti, io credo che questa di oggi possa essere considerata, per l'argomento che tratta, una vera e propria seduta statutaria. Purtroppo è capitato che la scadenza per la presentazione dell'istanza all'Unesco scada proprio oggi, 30 settembre, e quindi è stato necessario convocare il Consiglio prima, quindi fare questa discussione oggi, se no sarebbe stato sicuramente un argomento perfetto per la seduta di domani. Inserire la volontà del Consiglio regionale nel percorso di inserimento del patrimonio culturale sardo nelle liste dell'Unesco ha un significato profondo dal punto di vista politico soprattutto. Ci stiamo avviando in un percorso lungo e complesso per un progetto ambizioso, irto di difficoltà, ma non velleitario, su cui si è realizzata una maggioranza estremamente ampia, mi verrebbe da dire una maggioranza simile a quella che si è creata attorno al tema dell'insularità, e mi sembra che non sia un caso, perché i legami e le implicazioni tra i due temi sono evidenti. Il primo legame è quello identitario, il tema del patrimonio culturale sardo nuragico e prenuragico investe direttamente la nostra identità. Professor Lilliu diceva - è impossibile non evocare oggi il Professor Lilliu - che noi sardi siamo aggrappati a quelle rocce come ostriche ad uno scoglio, è quasi una cosa genetica, perché la civiltà nuragica è la nostra cultura, la nostra identità, la nostra unicità: aspetto identitario. L'altro aspetto è quello economico, perché la battaglia per l'insularità per chi non l'avesse ancora capito, naturalmente non mi riferisco ai colleghi che su questo tema hanno sempre assunto una posizione assolutamente chiara e univoca, non è il solito piagnisteo per avere più elemosina, io voglio ribadirlo, non si tratta di rivendicare elemosina, al contrario è l'orgogliosa rivendicazione dei Sardi di avere la possibilità di contribuire alla coesione nazionale, di creare le condizioni perché quel deficit di prodotto interno lordo che è determinato dall'insularità venga colmato e la Sardegna sia in condizione di dare alla comunità nazionale, non soltanto di prendere. L'attività turistica rappresenta un tassello importante del mosaico, una tessera importante del mosaico di azioni da intraprendere. Portare all'attenzione del mondo intero un patrimonio monumentale millenario di questa portata, che ha come riferimento soltanto l'Egitto delle piramidi, un patrimonio diffuso in tutto il territorio regionale, perché il patrimonio nuragico è diffuso nel cuore montuoso della Sardegna come nelle coste. Creare una vera e propria rete, noi abbiamo delle realtà di eccellenza che vengono valorizzate, e parlo di siti, parlo di realtà museali, parlo di tanti studiosi e professionisti che hanno contribuito enormemente a valorizzare queste realtà, l'aspirazione è di mettere in rete tutto, sia i monumenti che sono già stati valorizzati, una per tutti la reggia nuragica di Barumini, sia le migliaia di nuraghi che ancora non sono stati nemmeno dissotterrati, perché stiamo parlando di quest'ordine di cifre, di migliaia di siti disseminati in tutto il territorio della Sardegna che sono lì, trascurati, esposti non soltanto all'ingiuria del tempo, ma anche all'ingiuria della noncuranza e del vandalismo, e che è un delitto anche dal punto di vista economico, ripeto, non valorizzare. Valorizzare e rendere fruibile per rendere la Sardegna attrattiva non soltanto nei tre, quattro mesi estivi, ma durante tutto l'arco dell'anno, un potentissimo attrattore turistico in grado di fare lievitare il PIL, la parte del PIL della Sardegna che riguarda il turismo e che per qualche strana paradossale ragione è inferiore rispetto alla quota di PIL turistico nazionale, come se la Sardegna esaurisse nel mare e in alcune risorse ambientali il suo potenziale. Ecco perché il tema si lega così tanto al tema dell'insularità, perché questo è un vettore ulteriore di affrancamento economico della Sardegna, perché l'obiettivo resta quello di rendere la Sardegna autosufficiente dal punto di vista economico. Possiamo farlo da soli? Onestamente, io non credo. Certo è che occorre un grande sforzo corale. Ad oggi, cari colleghi, hanno adottato mozioni simili a quella che stiamo discutendo noi 174 consigli comunali sardi, oltre 200 sindaci hanno aderito a titolo personale ma 174 consigli comunali si sono riuniti e hanno adottato una mozione analoga a quella che stiamo discutendo noi adesso; ringrazio anche i colleghi sindaci che fanno parte dell'Assemblea regionale per il contributo che anch'essi direttamente hanno dato a questo. Un grande sforzo corale della Regione, dei comuni, e anche dello Stato, e qui, colleghi, permettetemi di sollevare un argomento che credo noi dovremmo tenere ben presente, quello delle competenze dello Stato in materia di beni culturali che devono passare alla Regione; non è più accettabile che le soprintendenze statali seguano logiche che non sono nemmeno coordinate con le politiche regionali, e annuncio fin d'ora, e invito i colleghi che desiderassero farlo di firmare, una proposta di legge di modifica statutaria per modificare lo Statuto nel senso di portare alle competenze della Regione questa specifica competenza. Troppo spesso è evidente come la mancanza di una visione unitaria renda difficoltosa non soltanto un'azione comune di tutela e valorizzazione del patrimonio, ma a volte anche un coordinamento, che credo sia assolutamente fondamentale, sono cose troppo importanti perché possano essere affievolite da conflitti di competenze o da conflitti accademici o da conflitti politici o, a volte, anche da conflitti personali. Oggi abbiamo le opportunità anche finanziarie, penso soprattutto al Recovery Fund, penso a tutte quelle risorse che nei prossimi mesi la nostra Nazione e la nostra Regione potranno utilizzare per fare interventi strutturali e infrastrutturali che servono per garantire la ripresa e la resilienza, non a caso l'Unione europea parla di resilienza, che significa che non possiamo puntare tutto sull'assistenzialismo e sulla sopravvivenza, ma dobbiamo puntare a un sistema che garantisca una economia in grado di reggersi da sola, sapendo che l'assistenza rappresenta una carta da utilizzare in emergenza per garantire la sopravvivenza delle persone, opportunità che se utilizzate creerebbero, in tempi brevi e poi a regime, numerosissimi posti di lavoro. Io concludo, Presidente, ho fatto dei ringraziamenti iniziali e vorrei fare anche dei ringraziamenti finali. Un ringraziamento al Presidente della Giunta regionale Christian Solinas e all'intera Giunta regionale che hanno garantito il pieno appoggio all'iniziativa, e non potrebbe essere diversamente, perché la Giunta regionale dovrà essere protagonista di questo processo, a tutti i colleghi, e lo dico sinceramente, che hanno sottoscritto la mozione e anche a quelli che non l'hanno sottoscritta ma si sono posti in una posizione di dialettica costruttiva rispetto a questo tema, a tutti i Sindaci e a tutti i consigli comunali che si sono pronunciati su questo, e a tutti coloro che hanno offerto il loro supporto al progetto dandogli gambe operative e solide basi scientifiche, uno su tutti il professor Giovanni Ugas. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (LEU). Grazie, Presidente. Credo che ci sia poco da aggiungere rispetto a quello che ha appena detto l'onorevole Cossa. Io sono uno di quei Sindaci che ha riunito il proprio consiglio comunale per replicare a questa mozione, perché talmente ci ha convinto e mi ha convinto l'onorevole Cossa, dall'illustrazione di oggi ancora di più, che credo poteva essere il minimo quello di fare un consiglio comunale per approvare la stessa, e credo che ci sia, ripeto, pochissimo da aggiungere, credo che non avremo difficoltà a dare il nostro voto positivo, per tutte le ragioni che lui ha ben rappresentato. Ringraziava la Giunta regionale, che so che già da oggi ha approvato il patrocinio per l'iniziativa, così come dovrebbe aver fatto anche il Presidente del Consiglio, a dimostrazione della importanza della valorialità di questa iniziativa, per tutte le ragioni che ha ben espresso l'onorevole Michele Cossa. Aggiungo questo, che io mi auguro che si faccia in fretta nell'approvazione di questa mozione, perché credo che noi dobbiamo occupare il tempo che ci rimane oggi, e spero domani, perché Presidente credo, e lo chiedo sommessamente ma con determinazione, che nonostante non sia stata iscritta all'ordine del giorno di domani la mozione per l'audizione dell'Assessore della sanità, io credo che lei abbia fra le sue facoltà quella di chiedere all'Assessore che faccia uno sforzo per venire qui, perché la situazione in Sardegna di ora in ora sta diventando sempre più emergenziale. Io credo che questo Consiglio regionale abbia necessità di interloquire con lui, perché credo che solo insieme, con proposte di soluzioni efficaci che possono essere praticate con dei protocolli unici e con delle linee guida che siano uguali in tutta la Sardegna, potremmo dare una risposta alla situazione che è sotto gli occhi di tutti. Io dico questo, e mi scuso con lei se sto un po' uscendo dall'ordine del giorno, ma sto provenendo da un territorio in cui la situazione sta diventando esplosiva, io un attimo fa, lo dico, ha avuto comunicazioni che riguardano anche la mia famiglia per essere sottoposti a tampone, perché la scuola ad esempio dove va mia figlia ha già dato delle positività di alcuni ragazzi, ma non per questo, perché credo che la situazione sia da tenere sotto controllo in tutta la Sardegna, abbiamo necessità davvero di azioni forti e comuni. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cocco, naturalmente il tema della sanità è un tema di strettissima attualità ed importanza, ed è importante anche che sia svolto e discusso in Consiglio regionale, purtroppo, come avrà potuto sapere dal suo Capogruppo, in questa settimana l'Assessore fisicamente non poteva essere presente, quindi la settimana prossima certamente sarà mia cura concordare una seduta di Consiglio regionale in cui si potrà discutere di un problema che non è sardo, è un po' globale, ma che è importante che il Consiglio regionale lo affronti e ne discuta.

É iscritto a parlare il consigliere Michele Ciusa. Ne ha facoltà.

CIUSA MICHELE (M5S). Grazie, Presidente. Io innanzitutto ringrazio l'onorevole Cossa per questa mozione che oggi ci sottopone, lo ritengo un argomento importante e ritengo che bisogna partire dall'identità sarda, l'identità sarda è unite in maniera indissolubile al nostro patrimonio archeologico, la Civiltà nuragica rappresenta la prima storia di questa nostra terra, la quale merita da parte nostra tutte quelle attenzioni che sino ad ora non le sono state riservate e che l'hanno tenuta nascosta per troppo tempo, sia nella storia italiana che in quella del mondo. Del resto basta anche solo pensare a un Sito importante come Mont'e Prama, in quel sito sono stati ritrovati i giganti, le prime statue nel Mediterraneo, nel 1974, e per anni sono state tenute dentro un magazzino di un museo, ecco, questo spiegherebbe benissimo come noi non siamo stati in grado di riuscire a coltivare, a valorizzare al meglio la nostra storia, la nostra cultura, la nostra identità. Ancora oggi diversi complessi nuragici vivono una condizione concettualmente simile, per niente valorizzati e spesso per poterci arrivare bisogna sperare di imbeccare le indicazioni giuste. Io mi domando se questo è possibile, che il patrimonio archeologico venga abbandonato in tal misura. E rimarco, appunto, come stavo dicendo, Mont'e Prama. Chi c'è stato sa benissimo com'è il sito, totalmente abbandonato, chi arriva vede un piccolo cartello arrugginito e nient'altro. A mio giudizio il sito meriterebbe di essere ancora di più esplorato, visto che da più parti è emerso che sotto quel terreno ci sono sicuramente altri reperti che meritano di essere dissotterrati. Rimane assurdo che sia stato concesso di impiantare su quella terra, oserei dire sacra per tutti noi sardi, una vigna. Come è possibile che in un sito archeologico di tale rilevanza, non solo per la Sardegna ma per tutta l'umanità, sia potuta accadere una cosa del genere?

Noi abbiamo il compito, a mio avviso, di utilizzare tutte le risorse possibili per consentire un rilancio di tutto ciò che concerne la civiltà nuragica, che merita pari dignità ad altre civiltà sviluppate nel Mediterraneo. Purtroppo per troppo tempo c'è stata una narrazione sbagliata su questo tema, facendo credere a tutti che il popolo nuragico fosse solo un popolo pressoché di contadini che viveva chiuso all'interno di costruzioni megalitiche, incapace solo di non poter nemmeno pensare di costruire imbarcazioni per andare al di là del mare. Noi dobbiamo batterci anche per cambiare la narrazione che viene fatta di questa storia, capire veramente l'importanza della nostra civiltà che ci ha preceduto, infatti vi invito a pensare, appunto, che è stata una civiltà capace di costruire i nuraghi, ma anche penso al pozzo di Santa Cristina, mirabile per la sua costruzione in tutti i suoi particolari. Ecco, diamo oggi giusta attenzione a tutto questo, però crediamoci, crediamoci veramente a questo percorso, perché è fondamentale, e come diceva anche l'onorevole Cossa, e mi associo, facciamo rete. Bisogna fare rete e unire realmente un percorso reale nuragico che sia fruibile a tutti, turisti e sardi. Un esempio positivo è Barumini che, grazie all'intuizione anche di Giovanni Lilliu, che ha saputo scavare quella collina in cui si coltivavano fave se non sbaglio, ed è emerso un nuraghe che ha creato ricchezza per il Comune di Barumini. Ecco, noi dobbiamo fare lo stesso in tanti altri siti e rendere la Sardegna realmente un museo a cielo aperto, e non possiamo più permetterci di rinunciare a questo patrimonio culturale e identitario della nostra terra. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Deriu. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (LEU). Grazie signor Presidente. Quando si parlava con Philippe Daverio da amministratori locali per la valorizzazione del patrimonio culturale della Sardegna cercavamo sempre di portare avanti la nostra arte contemporanea con autori importanti tra i quali anche gli antenati illustri dell'onorevole Ciusa, però la risposta era sempre la stessa. Se noi guardiamo al mercato globale e alla considerazione generale che il mondo ha del nostro patrimonio artistico dobbiamo guardare all'archeologia, dobbiamo guardare a questa straordinaria rete dei nuraghi, a questo patrimonio sterminato, diffuso in tutta la Sardegna, in un periodo in cui evidentemente l'antropizzazione era ancora più capillare di oggi, anzi molto più capillare di oggi, una civiltà scomparsa ma le cui vestigia rimangono innalzandosi al cielo rendendo ancora grande la Sardegna come la resero nell'età del bronzo. Questo momento per noi è importante perché, al di là di ciò che pensano gli ottusi e i severi che ritengono la cultura un elemento poco interessante da dibattere nelle aule parlamentari, viceversa ci troviamo finalmente uniti a compiere un passo decisivo, cioè riclassificare, come diceva giustamente l'onorevole Ciusa, rispetto alla considerazione collettiva il nostro patrimonio, la nostra identità, la nostra storia. Credo che sia importante il voto di oggi nella misura in cui sarà unanime, sarà sostenuto dalla nostra approvazione esplicita a sostegno delle iniziative che verranno dopo, perché tutti coloro che saranno direttamente impegnati di fronte alle istituzioni planetarie nell'ottenimento di questo riconoscimento dovranno avere dietro, a sostegno convinto e attivo, tutti i sardi. Se oggi questo Consiglio regionale sarà in grado di formulare all'unanimità un sostegno convinto a questa iniziativa allora è possibile che davvero l'intero popolo sardo senta come propria una battaglia importante che fa riaffacciare, forse dopo millenni, sulla scena mondiale la Sardegna, le sue realizzazioni, il frutto dell'ingegno dei suoi abitanti. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Massimo Zedda. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie Presidente. Nel ribadire ciò che ho detto più volte di persona all'onorevole Cossa, cioè che non discuto assolutamente l'intenzione che ha mosso lui e tanti altri firmatari per quanto riguarda la proposta di oggi, e quindi l'idea del promotore muove da una volontà di promozione della Sardegna e del patrimonio archeologico, in particolar modo quello nuragico e prenuragico, grazie appunto al riconoscimento del paesaggio culturale sardo, ma in questo caso, anche nella prima versione e nel dibattito che c'è stato tra il promotore l'onorevole Cossa e altri, si è cercato di circoscrivere l'ambito alla cultura megalitica, alla grande civiltà nuragica e prenuragica, per quanto sia oggettivamente molto complesso e difficile ottenere un riconoscimento così vasto e così ampio. Il che non significa che non si possa tentare un percorso di questo di questo tipo. È pur vero che però l'idea e l'intenzione, che non discuto, vadano però approfondite, nel senso che colgano veramente nel segno e consentano a tutti noi di ottenere un risultato. Persino siti archeologici a livello mondiale, riconosciuti addirittura tra le sette meraviglie del mondo - sono escluse tra le sette meraviglie del mondo le piramidi egizie perché fanno parte quale unico sito archeologico che faceva già parte delle sette meraviglie del mondo antico, quindi è escluso dall'elenco - ma persino tra le sette meraviglie del mondo che noi oggi abbiamo e riconosciute di recente rispetto a quelle del mondo antico, che sono scomparse, non sono più visibili salvo le piramidi di Giza, anche in altre realtà, prendiamo il Perù, Machu Picchu che è compresa nell'ambito delle sette meraviglie del mondo, non riguarda tutta la civiltà Inca, ma è un sito simbolo di quella civiltà, che può essere, fatte le debite proporzioni, tenendo conto che si tratta di uno dei siti più grandi al mondo come perimetro e luogo, secondo solo a Pompei e, rispetto agli ultimi studi, all'Esercito di terracotta che pare avere una dimensione molto più estesa rispetto a quella che è stata oggetto di scavi finora, in Cina. L'altro aspetto, sempre a titolo di esempio, è quello di Chichén Itzá in Messico, che è il simbolo della civiltà Maya, e la candidatura non comprende tutti i siti che pure addirittura superano i confini del Messico, che ha un'estensione molto più ampia rispetto all'Italia, tanto da arrivare dallo Yucatan fino al Chiapas e arrivare in Belize e Guatemala. Eppure la candidatura è quella di un sito simbolo di un'intera civiltà, quindi le difficoltà su questo aspetto, non fosse altro perché al di là della presentazione della candidatura, ve lo potrebbe dire l'onorevole Ganau che pure ha presentato una candidatura su un altro aspetto legato al riconoscimento come patrimonio immateriale dell'umanità, non materiale, e cioè i Candelieri, o l'esempio, quello della presentazione del dossier sulla festa e i riti di Sant'Efisio, hanno una complessità che è non solo per i passaggi burocratici, ma per la stesura dello stesso disciplinare, o meglio di una presentazione che sia rispettosa del disciplinare UNESCO. Immaginate voi che cosa significa la mappatura e il dettaglio di tutto il sistema e quindi una presentazione di una candidatura con tutto il sistema dei siti archeologici, nuragici e prenuragici della Sardegna, è un lavoro immane che oggettivamente rende più complesso l'aspetto di ottenimento di un riconoscimento.

Il suggerimento che mi permetto di dare, che può essere tenendo conto della scadenza nella giornata di oggi, ma che può essere ripreso in una seduta successiva o con elaborazione di documenti successivi, se non addirittura almeno accennato nell'ordine del giorno odierno, è che ci concentriamo sistematicamente sul riconoscimento come patrimonio materiale dell'UNESCO e dimentichiamo tutti gli altri, tant'è vero che non presentiamo parchi, non presentiamo geoparchi, non presentiamo città, non presentiamo sistemi di arcipelaghi, basti pensare all'arcipelago della Maddalena o all'Asinara, al contesto ambientale straordinario o addirittura non riusciamo a individuare dei luoghi che avrebbero bisogno di un rilancio da un punto di vista culturale perché quel rilancio culturale possa consentire un rilancio economico, e penso al Medio Campidano e al Sulcis-Iglesiente, candidando il sistema della Civiltà mineraria e i siti della Civiltà mineraria. Ora, al di là di questi aspetti e termino, l'elemento che però va tenuto ben presente, è che il disciplinare UNESCO prevede che non solo vengano messe a correre risorse, quindi per un patrimonio così esteso parliamo di risorse ingenti, ma norme, leggi e atti amministrativi debbano essere conseguenti. Su questo bisogna stare molto attenti, perché l'approvazione di leggi o norme che eliminano addirittura i beni paesaggistici e i beni identitari in Sardegna, sono esattamente la negazione di quel che richiede il disciplinare UNESCO, cioè il giorno dopo l'approvazione, domani quindi, di questo ordine del giorno, devono essere adottati una serie di atti coerenti col disciplinare UNESCO, di tutela, investimento, attenzione, con norme e leggi che ovviamente, se ci crediamo veramente, così come parrebbe, dare un voto che potrebbe essere unanime di tutta l'Aula, il giorno dopo non si può approvare un piano che possa mettere a rischio con speculazione o con interventi dal punto di vista di stravolgimento dell'ambiente e del contesto culturale e ambientale, che ovviamente andrebbero nella direzione esattamente opposta di quello che viene richiesto dal disciplinare UNESCO.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Maria Laura Orrù. Ne ha facoltà.

ORRÙ MARIA LAURA (Progressisti). Premesso che è un momento che anch'io reputo importante, perché si sta mettendo nero su bianco, sicuramente con un voto unanime, la volontà di investire sul nostro patrimonio archeologico e lo si fa facendo una proposta, forse anche come ha sottolineato l'onorevole Zedda, un po' più grande di quello che in teoria noi potremmo anche ricevere. Ma poiché è un primo passo bisogna sempre farlo, io penso che questa sia la sottoscrizione di una volontà da parte di tutti di investire finalmente nel nostro patrimonio che viene definito da molti professori universitari e da molte figure del mondo archeologico che lavorano da tantissimi anni e fanno studi da tantissimi anni, uno dei patrimoni più importanti del Mediterraneo e sicuramente un patrimonio unico al mondo. Parliamo di nuraghi, ma conosciamo bene la situazione del patrimonio che abbiamo sul nostro territorio, tantissimi nuraghi sono ancora da scoprire, da valorizzare, da rimettere a nudo perché ancora sono sotto terra, ma parliamo anche di Mont'e Prama, una realtà che è certamente poco valorizzata fino a oggi, ma che potrebbe davvero riscrivere un pezzo ancora più importante rispetto a quello che conosciamo nel nostro territorio. Di recente, pochi anni fa, sono state fatte con i georadar delle identificazioni che significherebbero un investimento enorme che probabilmente significa anni di attività e anni di campagne scavi che sicuramente darebbero tanti posti di lavoro e creerebbero un indotto sicuramente molto importante. Un indotto che è già stato iniziato perché non dobbiamo scordarci assolutamente del piano straordinario di scavi archeologici iniziato nel 2017 e 2018 dalla Giunta Pigliaru, che ha investito 8,4 milioni di euro di risorse e che è iniziato proprio in questa direzione, una cosa che noi possiamo continuare, questo mi farebbe molto piacere. Campagne scavi, restauro dei beni e valorizzazione dei siti, perché è chiaro che una volta che il bene è di proprietà, è messo a nudo, va chiaramente mantenuto, è una questione anche di gestione, se parliamo con chi gestisce le cooperative che gestiscono i nostri beni archeologici, ci rendiamo conto che delle volte sono in grossa difficoltà. Quindi è chiaro che anche in un ragionamento che si deve portare avanti e che sicuramente anche con l'utilizzo delle risorse con un piano strategico, che vede anche nel Recovery fund la possibilità di presentare al Governo una volontà ben precisa per un investimento sul nostro patrimonio, potrebbe certamente mettere delle risorse in questa direzione.

Però attenzione, perché quando parliamo di turismo, turismo sostenibile e quindi un turismo archeologico che sicuramente raccoglierebbe le basi di un turismo sostenibile che darebbe valore alle nostre comunità interne, dobbiamo anche ricordarci che i nostri collegamenti, essendo un'isola, vanno potenziati, vanno sempre tenuti sotto controllo, cosa che mi sembra stia un po' sfuggendo di mano considerato il fatto che a breve scade anche la continuità territoriale e non si è ancora sentita nessuna convocazione di Commissioni o in merito a questo non se ne sa niente, quindi va certamente fatto un lavoro in questa direzione. E poi un'altra cosa fondamentale che dovremo assolutamente tenere a mente, è che il nostro patrimonio per essere valorizzato deve anche avere una rete ben salda sul territorio, non si possono fare ragionamenti di piccoli Comuni, ma va fatta proprio una rete, tale per cui ci si presenti sempre in maniera strutturata anche con pacchetti turistici che raccoglierebbero certamente adesioni maggiori. Però lasciatemi sottolineare una questione che trovo un po' particolare, il fatto che pochi giorni fa, poche settimane fa, pochi mesi fa forse, eravamo in quest'Aula a darci anche delle bastonate in termini di valorizzazione e tutela del nostro patrimonio attraverso uno strumento che era il Piano paesaggistico regionale e oggi, come se quella battaglia non fosse esistita, ci ritroviamo qui ad aprire bottiglie di champagne per portare avanti una cosa che l'altro giorno si raccontava essere una cosa differente. La tutela significa anche investimento di risorse, piani ben delineati e che guardino non soltanto alla contrapposizione politica, ma che vedano tutti impegnati nella stessa direzione per valorizzare le nostre zone interne, quindi…

PRESIDENTE. Onorevole Orrù, vuole concludere?

ORRU' MARIA LAURA (Progressisti). Anche perché effettivamente è molto complicato parlare quando si sentono schiamazzi dalle altre parti. Io non disturbo mai nessuno, ascolto tutti in religioso silenzio, capisco che qualcuno ha bisogno di parlare a voce alta per darsi un tono, però diventa complicato.

Quindi penso di aver espresso il mio punto di vista e spero che ci troviamo uniti non soltanto in queste battaglie, ma anche nelle battaglie che sono quelle che poi valorizzano il nostro territorio, con gli strumenti adeguati per valorizzarlo, e non lasciare interpretazioni per chi arriva, investitori o persone che vogliono comunque speculare sul nostro territorio.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Salvatore Corrias. Ne ha facoltà.

CORRIAS SALVATORE (PD). Presidente, colleghe e colleghi onorevoli, noi abbiamo sottoscritto la mozione dei riformatori perché ne abbiamo sposato da subito, come facciamo ora in quanto voteremo a favore della mozione evidentemente, ne abbiamo sottoscritto lo spirito, la motivazione profonda delle intenzioni che questa mozione rappresenta e contiene, e soprattutto il senso dell'impegno e il coraggio perché il percorso si intraprende oggi con il crisma del patrocinio del Consiglio e poi della Giunta, ma sarà sicuramente un percorso non facile. Noi crediamo comunque, perché vogliamo essere fiduciosi e ottimisti, che parlare di Sardegna e di paesaggio culturale della Sardegna significhi parlare dei paesaggi culturali della Sardegna in ragione di una di una storia senz'altro di unità, di unitarietà, ma anche di differenze geo-culturali. Per esempio io avevo in animo, forse con un po' di ambizione e anche di sanissimo campanilismo, di fare altrettanto, avanzando al Consiglio la mozione con lo stesso senso dell'impegno e del coraggio, che portasse la mia terra, l'Ogliastra, a candidarsi come paesaggio peculiare della Sardegna. Così come è stato fatto da altre parti, in ragione del fatto che tutti i patrimoni nelle loro connotazioni materiali devono avere comunque un ambito definito e circoscritto, così come si è fatto in Piemonte per le Langhe, e mi viene a mente in Toscana per la Val d'Orcia. Ma va bene comunque che la Sardegna si rappresenti con lo stesso senso storico e sociale dell'unità e della unitarietà per questa bellissima occasione, che non è certo un pretesto della candidatura perché venga riconosciuta come paesaggio culturale dall'Unesco.

Certo se parliamo di differenziazione geo-culturale, ma di unitarietà storica e sociale, parliamo di connotazioni storiche condivise. Il padre della grande narrazione della Civiltà delle pietre che la Sardegna porta con sé è Giovanni Lilliu, il quale ha preceduto noi su questi scranni senz'altro con molta più nobiltà e dignità, di quanto noi oggi sediamo nonostante abbiamo l'ambizione di rappresentarne la stessa caratura. Giovanni Lilliu rappresentava quella resilienza di allora, voi avete parlato di resilienza, ma scriveva da uomo politico, da accademico dei Lincei e da sardo, che il senso dell'identità la faceva propria nel proprio animo, prendiamo esempio tutti, anche coloro che si appellano continuamente alla necessità dell'autodeterminazione, parlava sì di resilienza, ma parlava di resistenza, di costante resistenziale dei sardi dinanzi al pericolo che quel grande patrimonio storico e culturale e politico non venga riconosciuto, e venga misconosciuto, addirittura disconosciuto, da chi viene da oltre mare. Quindi oggi l'occasione è senz'altro buona e propizia in onore di Lilliu e di chi ne ha in qualche modo, da epigono, seguito le tracce. Però non deve rimanere questa nostra candidatura una mera e pia dichiarazione d'intenti, altrimenti è carta che canta sì, ma rimane sempre un verbo scritto sulla carta. E quindi il percorso che si annuncia senz'altro impegnativo potrà prendere gambe nei territori, nei paesaggi culturali, e quindi in Ogliastra, come in Baronia, nel Medio Campidano come nel Monte Acuto, nel momento in cui si fa rete, si fa sistema, e non si aspetta l'Unesco che riconosca quel crisma, ma quel crisma ce lo dobbiamo riconoscere noi. Cosa vuol dire fare rete e fare sistema? Magari anche con un passo ambizioso che è quello di riconoscere autonomia alle sovrintendenze sarde, ma questo è un altro capitolo, ma senz'altro con un passo ambizioso che è quello di riconoscere ai Comuni che avete chiamato in causa in maniera bella e buona, e che hanno risposto mi sembra tantissimi, facendo in modo che si collabori, e su questo la Giunta regionale ha una grande responsabilità, e quindi le istituzioni, e quindi gli attori, senz'altro le cooperative perché parliamo di economia della cultura, perché la cultura dà da mangiare, e questo non c'è bisogno che sia l'Unesco a riconoscercelo, ma ce ne dobbiamo convincere davvero noi, e soprattutto anche le nostre comunità, in tutti i territori. E soprattutto, lo dico anche all'Assessore presente, è necessario fare investimenti, importanti investimenti, sulla valorizzazione del patrimonio archeologico in tutti quei contesti territoriali della Sardegna, di dentro, dei monti, dei boschi, che ormai giocano sulla sopraffazione nei confronti di quella civiltà delle pietre. Vinciamo i boschi, vinciamo l'oscurità della storia, richiamando il senso di resilienza e di resistenza dei sardi nel momento in cui ci crediamo davvero, e nel momento in cui siamo disposti a investire risorse, cosa che non si fa mai, e il Recovery Fund credo che sia davvero, da questo punto di vista, una grande opportunità. Per tutto questo, per il senso della resilienza e della resistenza, abbiamo sottoscritto questa mozione e la voteremo senz'altro.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Domenico Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS DOMENICO (UDC Cambiamo). Presidente, assessore, colleghe e colleghi, la mozione che ci apprestiamo a discutere rappresenta la prosecuzione di un'antica idea, accantonata per pochi nobili aspirazioni politiche interessate a disconoscere la civiltà nuragica, in quanto plusvalore archeologico e paesaggistico della Sardegna. Le retoriche che vogliono la storia dei Sardi scritta dai dominatori di turno, quindi storia dei vinti, meriterebbero ben altre critiche, qui basta sottolineare come si tratti di un antico orientamento negazionista, che parte dal presupposto che la storia della Sardegna sia davvero tale solo a partire dai colonizzatori e dalla scrittura. Perché quindi iniziare con considerazioni apparentemente lontane dal tema? Le ragioni sono precise, non si può impostare la questione del riconoscimento Unesco se non si cambiano anche i paradigmi culturali e politici che sinora hanno impedito di ragionare serenamente su questi temi. In particolare anche i negazionisti oggi fingono di non ricordare a quali gravi e motivate critiche fu sottoposto il compianto professor Lilliu, quando sosteneva che la nazione sarda arriva da lontano, e in primis dal riconoscimento del valore unitario della nostra storia, dagli albori di una delle massime civiltà del pianeta, la civiltà nuragica, sino alla storia dimidiata della nostra Autonomia regionale. Affermo questo in ragione del fatto che senza una visione storica unitaria, senza la consapevolezza di essere di fronte alla nuova questione nazionale sarda, e senza un progetto parallelo di acquisizioni di poteri effettivi per la gestione del nostro patrimonio, la mozione in discussione resterebbe in uno spot senza prospettiva. Il continuum archeologico sardo, unico nel suo genere, di cui parla la mozione ha senso non tanto e non solo a livello di conformazione paesaggistica culturale, ma come il punto più alto della coscienza nazionale sarda, unitariamente considerata, e che il Professor Lilliu sintetizzò con le espressioni, da troppi vilipesa, "costante resistenziale sarda". Infatti, colleghe e colleghi, dobbiamo domandarci come mai i sardi, intesi come popolo e nazione mancata, siano sopravvissuti ai loro dominatori. La mozione non è e non può essere una perifrasi della realtà esistente, perché non si tratta di sottrarre questo inestimabile patrimonio all'incuria, al degrado o ai tombaroli, per far questo non ci sarebbe bisogno di scomodare l'Unesco, qui si tratta di sottrarre quel patrimonio, ancora in parte sconosciuto, al degrado culturale, alla sua sottovalutazione, alla sua riduzione a insieme di rovine peculiari. Riconoscere quel patrimonio significa riconoscere che la civiltà nuragica ha prodotto un'organizzazione sistemica nazionale, e che perciò la sua gestione attuale è una questione della rivendicazione di poteri che oggi la Sardegna non ha, a cominciare dalla mai attivata regionalizzazione della Sovrintendenza, frutto di un progetto più ampio di rivisitazione dell'intero Statuto. Io credo che su questo punto vada fatta una riflessione profonda, perché si crei uno schieramento unitario di tutte le forze politiche qui presenti, e più in grande di tutto il popolo sardo. Alcuni sostengono che occorra seguire l'iter che ha portato Su Nuraxi di Barumini al riconoscimento UNESCO. Chi la pensa così a mio parere sbaglia, quel riconoscimento arrivò per un solo monumento e grazie al prestigio internazionale del professor Lilliu: l'iniziativa meritoria ha prodotto un fatto isolato in un mare indistinto di beni archeologici e culturali. Ma oltre al quadro più generale occorre anche dire che l'iter per il riconoscimento presuppone precise iniziative a supporto della presente mozione, mi riferisco alla integrale mappatura dei siti di cui si parla. A tutt'oggi, complice anche l'inerzia di troppi governi regionali, non conosciamo l'esatto numero e ubicazione dei monumenti che vorremmo far riconoscere, e quindi, ci limiteremo solamente a sostenere la valenza culturale e paesaggistica di un patrimonio che non ha eguali nel mondo per forma e densità a metro quadro degli insediamenti? Sarà sufficiente, se non è accompagnato da una coscienza di popolo e delle istituzioni che lo rappresentano sulla loro discendenza dalla civiltà nuragica? Confesseremo che noi attori non abbiamo inserito come parte principale dei programmi scolastici la storia della civiltà nuragica? Affermeremo tristemente che i nostri ragazzi da decenni conoscono meglio la storia degli Ittiti e degli assiro-babilonesi rispetto alla gloriosa storia degli Shardana, spesso ridotta a folclore e leggenda? Ecco il punto dirimente: non possiamo ridurre un patrimonio come quello della civiltà nuragica a mero riconoscimento paesaggistico, dobbiamo partire da una nuova consapevolezza per conferire all'operazione il plusvalore politico nazionalitario di Nazione e popolo sardo, finora negato. Lilliu aveva messo in guardia dall'archeologo che collezionava e mappava i cocccetti, e invitava i sardi a guardare al fenomeno con la lunga durata di una storia gloriosa e straordinaria, incastonata in una rete integrata di monumenti che hanno modellato il paesaggio anche attuale della Sardegna. Senza questo sforzo consistente nel darci radici solide alle ali della modernità, anche questa operazione rischia di ridursi a una mera operazione di marketing senza specialità, noi vogliamo invece chiedere al Presidente della Regione di volare più alto a partire da una nuova consapevolezza intorno a quelle radici monumentali, e porre in gioco una posta più alta, l'acquisizione di poteri regionali effettivi per tutelare e promuovere unitariamente questo patrimonio, e un nuovo corso politico e culturale che, ispirandosi alle insuperate conquiste nuragiche, porti nuovamente al centro del dibattito una questione di identità (…), anzi, con le parole del professor Lilliu, oggi la sfida è proporre la questione nazionale sarda come problema di costruzione di una nuova rappresentazione unitaria dei sardi come Nazione che ha saputo costruire la straordinaria esperienza della civiltà nuragica, offrendoci un lascito che non possiamo ancora una volta sacrificare alla mancanza di coraggio politico. Voglio ringraziare veramente col cuore i Riformatori Sardi e mi posso anche dare un merito, perché stato il primo sindaco della Sardegna ed approvare la vostra mozione.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Sara Canu. Ne ha facoltà.

CANU SARA (LEGA). Ho convintamente sostenuto fin da subito e con entusiasmo l'istanza rivolta alla commissione italiana UNESCO al fine del riconoscimento del paesaggio culturale sardo e dalla definizione del suo territorio quale "museo aperto". Molti sardi si sentono vicini all'importanza del tema, tanto da poter contribuire alla conoscenza approfondita sia dei luoghi che dei fatti già narrati dai loro avi; tanti sardi sentono l'appartenenza alla storia nuragica, modellata nell'ambiente circostante agropastorale. Ritengo che con questo riconoscimento la Sardegna possa finalmente avere quell'attenzione storica che gli è stata negata per così tanto tempo. Anche di recente in una cartina geografica di un testo scolastico nell'illustrazione "alla scoperta dell'Italia" rivolta a bambini, la Sardegna era rappresentata da una pecora, anziché con un simbolo della nostra architettura nuragica, fatto che è stato oggetto da parte mia di una interrogazione all'Assessore alla pubblica istruzione, il quale ha avvalorato la mia richiesta di maggiore attenzione all'argomento. Un altro recente episodio ha riguardato la creazione di un gioiello che per ogni regione italiana ne rappresentasse l'identità, anche in tale occasione la Sardegna è stata individuata col simbolo della pecora, che non è certamente connotativo del patrimonio culturale sardo come potrebbe essere il nuraghe.

Ritengo che la mozione proposta possa dare finalmente lustro alla storia e alla cultura sarda; il nostro è un museo aperto, o meglio direi museo a cielo aperto che ci ha talmente abituati alle innumerevoli presenze archeologiche tanto da non soffermarci quasi più ad ammirarle. Da sarda sono fiera che l'iniziativa sia stata intrapresa da noi sardi, quindi siamo attori in prima persona e non spettatori in un progetto calato dall'alto, e attraverso questa mozione impegniamo il Presidente della Regione e la Giunta a portare avanti il progetto affinché i monumenti, gli agglomerati e i siti abbiano valore universale e riconosciuto dall'UNESCO e quindi dal mondo storico artistico e scientifico. L'importanza di questa proposta è racchiusa nella finalità di realizzare una visione del territorio che attribuisca valore all'identità, al capitale sociale, al patrimonio culturale indigeno. Tale riconoscimento a livello mondiale non potrà che incidere positivamente anche sull'economia della Sardegna, che vedrà richiamo di flussi turistici oggi poco sviluppati, tra cui il turismo letterario, educativo, studentesco, culturale e naturalistico. Auspico che un riconoscimento di tale portata convoglierà nel seguito un gran numero di studiosi ad interessarsi della storia dell'arte e dell'archeologia della Sardegna, a visitare questi luoghi e diffonderne la conoscenza del mondo scientifico internazionale. Voglio sottolineare come riconoscimento dell'UNESCO potrebbe aiutare noi sardi a completare il puzzle e mettere finalmente quelle tessere mancanti, specie sugli studi che vedono la Sardegna candidata ed annoverata tra le terre facenti parte del mito di Atlantide e dei giganti, tema affrontato anche la settimana scorsa dalla nota trasmissione "Freedom" infatti lì dove si riceve un riconoscimento UNESCO è noto che si approfondiscono gli studi, similmente a come è avvenuto per altri siti diventati famosi, come Stonehenge e l'Isola di Pasqua. Per terminare quanto detto fin qui, potrebbe indirizzare la cultura e prendere in seria considerazione l'introduzione di almeno un'ora di storia sarda nella didattica scolastica regionale, al fine di orientare la formazione degli studenti ad un quadro completo della conoscenza degli eventi storici e delle civiltà che si sono avvicendate e affiancate nel corso dei secoli agli antichi Egizi. Sarebbe un sogno poter un giorno a vedere nei libri scolastici italiani la narrazione della storia sarda, pertanto ribadisco il mio sì a supporto e a favore di questa mozione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Manca. Ne ha facoltà.

MANCA IGNAZIO (LEGA). Intervengo brevemente nel dibattito dopo aver letto con attenzione la mozione in esame ed ascoltato con interesse l'intervento del collega Cossa, totalmente condivisibile. Oltre alle premesse e al dispositivo finale con cui si impegnano Presidente e Giunta regionale, c'è un punto su cui si è soffermata la mia attenzione e che desidero riprendere in quest'Aula. A pagina 3 si legge "sottolineato che nel corso dei secoli il patrimonio sardo è stato devastato dall'incuria, dall'asportazione di reperti, dal trafugamento ad opera di tombaroli per scopi speculativi, attività ancora non stata cessata…", questo passaggio non fa che consacrare un'amara realtà, l'ossessione che quella sarda sia una storia di dominazioni, di vinti, quindi una storia negativa, di cui evidentemente è preferibile nascondere finanche i segni storici. Tutto parrebbe rientrare in un disegno, lo stesso che ha demonizzato il sardo come lingua, privando un popolo persino di pensare, di gioire e di sognare a proprio modo. È inevitabile che col tempo siano sopraggiunte pericolose conseguenze, anche psicologiche, derivanti dall'occultamento della nostra storia, come è del tutto evidente che tutto ciò sia opera del potere di volta in volta dominante il cui obiettivo era, e ahimè resta, quello di cancellare la nostra storia e la nostra identità. Questa mozione, presentata in modo bipartisan, ci permette finalmente di voltare pagina e rivendicare la nostra storia, la nostra cultura identitaria; per questi motivi brevi non solo esprimo fin d'ora il mio voto favorevole ma chiedo che il mio nome venga aggiunto a quello dei firmatari.

Per concludere ho ascoltato con attenzione l'appello del collega Ciusa sui giganti di Monti Prama, l'auspicio personale è che, con il consenso bipartisan di stasera, il Consiglio si impegni per favorire il rientro al museo di Cabras delle statue che ancora oggi giacciono negli scantinati alla Sovrintendenza di Cagliari. L'eventuale azione avrà tutto il mio sostegno, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mura. Ne ha facoltà.

MURA FRANCESCO (FdI). Grazie Presidente, io colgo l'occasione, prendendo spunto dall'intervento che mi ha appena preceduto, e anche dall'intervento dell'onorevole Ciusa, per ricordare la figura del signor Sisinnio Poddi, che per ironia della sorte è venuto a mancare proprio tre giorni fa. Il signor Sisinnio Poddi è stato l'agricoltore di Cabras che ha scoperto le statue dei giganti di Mont'e Prama, quasi a segnare un cambio di paradigma, una visione dell'archeologia e dell'importanza dell'archeologia diversa rispetto al passato, perché tutti sappiamo che in Sardegna molto spesso, troppo spesso l'archeologia è stato un problema per chi la Sardegna l'ha abitata in questo tempo. La convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale adottata dall'UNESCO nel 1972 prevede che i beni che ne sono oggetto possono essere iscritti nella lista del patrimonio mondiale alternativamente come patrimonio culturale, patrimonio naturale e paesaggio culturale. I paesaggi culturali appunto sono definiti come i paesaggi che rappresentano creazioni congiunte dell'uomo e della natura, così come definiti dall'articolo 1 della Convenzione del 1972 che illustrano l'evoluzione di una società e del suo insediamento nel tempo sotto l'influenza di costrizioni e opportunità presentate, appunto, all'interno e all'esterno dell'ambiente naturale o da spinte culturali, economiche e sociali. La loro protezione può contribuire alle tecniche moderne di uso sostenibile del territorio e il mantenimento della diversità biologica. Centosettantaquattro Comuni, il mio è il centosettantacinquesimo, perché in queste ore purtroppo non ci sono state le condizioni nei giorni precedenti a quello di oggi, che hanno approvato la mozione analoga a quella che stiamo presentando noi, hanno espresso appunto con delibera la chiara volontà di aderire all'iniziativa promossa dai Riformatori Sardi ma poi sposata, in maniera molto convinta anche dal mio partito e da tutte le altre forze politiche che compongono quest'Aula, sostenendo le necessarie procedure volte a valorizzare il paesaggio naturale sardo con il riconoscimento del suo valore immateriale e la sua tutela attraverso il marchio UNESCO. La condizione di insularità e il fatto di essere crocevia di genti e di culture hanno forgiato l'unicità e plasmato le varietà naturale e culturali della Sardegna; dal Neolitico in Sardegna si sviluppa il fenomeno del megalitismo, processo complesso che attraverso il lungo percorso fa emergere la più emblematica civiltà dell'Isola e che ha trovato il suo culmine nell'età nuragica, dove il nuraghe rappresenta appunto un capolavoro del genio creativo umano, come dice appunto il contenuto in premessa della mozione che stiamo approvando. La densità media dei nuraghi consente di affermare che ci troviamo di fronte a una civiltà di grandi costruttori che hanno plasmato il paesaggio dell'Isola apportando una testimonianza unica ed eccezionale della tradizione culturale dell'antica civiltà sarda. Tutto questo patrimonio, che è a buon diritto definito come paesaggio culturale, ancora oggi fortunatamente si presenta come un continuum archeologico che si distingue per la sua evidente unicità. Appare necessario appunto fare qualcosa in più rispetto a quanto fatto finora per difendere e promuovere l'unicità del territorio sardo che si distingue per essere uno tra i più densamente ricchi a livello archeologico e monumentale in tutto il pianeta, ma che purtroppo appare in gran parte abbandonato al suo destino fatto talvolta di degrado, dovuto anche all'azione delinquenziale di trafugatori di reperti che nel tempo si sono succeduti, e questo è un problema che è poco evidenziato ma molto diffuso, con conseguenze irrimediabili e per le generazioni future, in generale per la storia dell'umanità. Per tutte queste ragioni appunto i soggetti istituzionali competenti devono attivarsi senza indugio in maniera coesa al fine di orientare lo sviluppo della Sardegna verso un modello virtuoso ed efficiente, in linea con gli indirizzi di sostenibilità ambientale e sociale, di modernizzazione della società e di tutela e valorizzazione del proprio paesaggio culturale. La mozione che oggi presentiamo, in una sempre più insolita forma congiunta tra maggioranza e opposizione, vuole rappresentare appunto al Governo nazionale l'imprescindibile esigenza di inserire il paesaggio culturale sardo nella lista di quei paesaggi UNESCO che appartengono a tutti i popoli del mondo. E qui è opportuno il ragionamento sul valore identitario che ha l'azione politica che stiamo compiendo oggi, ma come giustamente ha detto il collega Michele Cossa nella sua relazione introduttiva, io ritengo che l'importanza di un'azione politica come quella di oggi sia strettamente legata anche a un progetto di carattere economico della Sardegna, che la Sardegna, nonostante lo scarso tessuto economico che oggi purtroppo vive, economico e commerciale, negli anni ha costruito tanti marchi di riconoscimento, i cosiddetti brand che hanno avuto un grande successo e spesso questi marchi appunto erano e sono ancora oggi tuttora legati in maniera indissolubile al nostro patrimonio storico e culturale. Si possono fare alcuni esempi come ad esempio il marchio di Tiscali, oppure i marchi legati al mondo dell'enogastronomia, i famosissimi vini, i vini più famosi che sono un prodotto, a questo punto anche identitario sardo della Sardegna attuale, sono legati a famosissimi siti archeologici: il Turriga, il Barrua, l'Anghelo Ruju di Alghero…

PRESIDENTE. Può concludere, certo.

MURA FRANCESCO (FdI) Grazie. Io penso appunto che il lavoro di costruzione di un percorso di valorizzazione e certificazione in questo caso la più importante del mondo quella dell'UNESCO sia un'azione fondamentale che potrà in futuro agire come una leva per far salire le quotazioni comunicative di tutti questi prodotti commerciali che in Sardegna hanno scelto di legarsi al nostro ricchissimo passato. Io vengo da un Paese nel quale come sapete faccio il Sindaco da otto anni e nei primi mesi del mio mandato elettorale ho cercato in tutti i meandri della mia comunità un prodotto che potesse essere valorizzato e promosso dal punto di vista commerciale, e purtroppo per tutte le ragioni che voi conoscete, che sono legate ai paesi piccoli e piccolissimi come il mio, non ci sono produzioni commerciali e allora abbiamo deciso di lavorare alla promozione di quello che poteva essere il nostro prodotto più importante, e io ritengo sia appunto la promozione della nostra identità, del nostro vivere quotidiano, e questo è un concetto, il concetto di identità, un concetto strettamente legato all'oggetto della mozione di oggi, perché non esiste un popolo che possa guardare al futuro ma non riconoscendo il valore fondamentale di quello che è stato il suo passato, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Emanuele Cera. Ne ha facoltà.

CERA EMANUELE (FI). Grazie Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Assessore alla cultura, intervengo su questo punto con la forte determinazione e la convinzione prima di tutto da Sindaco che ha già approvato l'ordine del giorno, Sindaco di un Comune della Sardegna, tra i tanti che hanno già deliberato, ma in questa Assemblea come consigliere regionale per stimolare in tutti noi la capacità e la forza di dare un ulteriore segnale unitario, forte, compatto e deciso sull'immenso valore che è il paesaggio della Sardegna. Pertanto mi corre l'obbligo di ringraziare il collega Cossa, il Gruppo dei Riformatori Sardi e tutto il Comitato per il grande lavoro e per questa grandissima opportunità che sta offrendo all'intera Sardegna. Il nostro si tratta di un paesaggio culturale, dei piccoli centri abitati, dell'agro e delle zone costiere, si tratta dell'enorme patrimonio archeologico a cielo aperto che conta qualcosa come migliaia di Domus de janas, Menhir, Nuraghi, pozzi sacri, tombe e giganti, un immenso patrimonio spesso affidato alla cura dei singoli comuni. Nell'immaginario collettivo dei non Sardi insiste un'immagine diffusa della Sardegna data dalle sue meravigliose spiagge, dal mare, dalle insenature, le rocce erose dal vento bagnate da acque cristalline, e dalla presenza di splendidi arenili dove la sabbia molto spesso è unica nel suo genere. La Sardegna evoca in molti il mare, le vacanze, l'estate e il piacere di libertà, insomma piacere e benessere. A questa immagine viene identificata l'ulteriore immagine stereotipata che le campagne della Sardegna sono abbinate alle pecore, al pascolo accompagnate dal pastore. Con questa mozione abbiamo l'onere e l'onore di fare un grosso salto in avanti per legittimare le vere e autentiche qualità che il nostro territorio è in grado di esprimere, per riuscire ad ampliare l'orizzonte di un'immagine di Sardegna che vada oltre le piacevoli suggestioni del mare e delle vacanze estive, con la consapevolezza che il pastore è il principale custode dello straordinario paesaggio rurale, costiero e dell'entroterra. Questo immenso patrimonio culturale, storico e archeologico fa del territorio e del paesaggio della Sardegna un autentico museo a cielo aperto, le sue elevate qualità, l'autenticità e la sua unicità meritano il pieno riconoscimento di patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo dell'Unesco, difatti tra le missioni principali dell'Unesco vi è proprio l'identificazione, la protezione, la tutela e la trasmissione alle generazioni future del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo. Nell'articolo 1 della Convenzione del 1972 viene affermato che la protezione del paesaggio culturale illustra l'evoluzione di una società e del suo insediamento nel tempo, può contribuire alle tecniche moderne di uso sostenibile del territorio e al mantenimento della diversità biologica. Per tutte queste motivazioni, da amministratore, ho immediatamente aderito a questo progetto, e per queste motivazioni ritengo che dobbiamo esitare positivamente questa iniziativa affinché il territorio sardo, caratterizzato dalle peculiarità dell'insularità, possieda una propria ed esclusiva identità, una propria storia che dal popolo degli Shardana ha dato vita al patrimonio culturale di cui ne deteniamo la pesante eredità e ne siamo al tempo stesso depositari, responsabili e fortunati. Esso costituisce l'eredità del passato per il quale abbiamo la precisa responsabilità di salvaguardia e trasmissione alle generazioni future, solo con la conoscenza del passato, fonte insostituibile di vita e di ispirazione, possiamo pensare di crescere nel presente e continuare nell'opera di divulgazione del nostro patrimonio culturale e naturale alle generazioni future.

In conclusione, vorrei umilmente contribuire ad allargare gli orizzonti dell'immaginario collettivo di questa Sardegna, per nostra fortuna, fatta di mare e di sole ad una Sardegna che contemporaneamente è fatta anche di un paesaggio culturale che racchiude in sé l'enorme patrimonio archeologico. Con questa mozione vorrei contribuire a sancire il concetto che essere isola da un lato è un grosso valore, che crea la storia, la cultura, l'autenticità di un popolo e le sue tradizioni, ma nel contempo nei giorni nostri è la principale fonte di minori opportunità e di maggiori costi. Insomma, un disequilibrio rispetto al territorio nazionale fonte di problematiche irrisolte. Infatti vorrei contribuire ad allargare gli orizzonti dell'immaginario collettivo per stimolare la voglia di Sardegna tutto l'anno e non solamente per le vacanze estive, perché questo patrimonio che stiamo candidando a patrimonio dell'umanità ci possa consentire di avere una nuova prospettiva, che veda una nuova attrattiva magari abbinata ad un nuovo concetto di continuità territoriale, e il doveroso e necessario riconoscimento dell'insularità per vivere e far vivere la Sardegna tutto l'anno, e non solamente durante la stagione estiva. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dario Giagoni. Ne ha facoltà.

GIAGONI DARIO (LEGA). Grazie, Presidente. Direi che questa mozione è un'idea geniale, brillante e ringrazio i colleghi Riformatori per aver messo all'attenzione di tutta l'Aula, dove tutto il Gruppo Lega ha sottoscritto con assoluta convinzione. Con l'approvazione della stessa si aggiunge un tassello importante nel riconoscimento di un patrimonio realmente unico e contraddistinto da tante influenze, testimoni del baricentrico ruolo commerciale e culturale che la nostra isola ha rivestito nei secoli. Una mozione che vede una risposta unitaria ad opera di tutto il Consiglio, segno evidente che la tutela, la valorizzazione e la voglia di riappropriarci della nostra identità storica non ha colori politici, un tassello che ben si incastona con un'altra basilare tematica per la nostra terra, ossia il riconoscimento del principio di insularità. Non credo sia necessario dilungarci eccessivamente decantando le meraviglie culturali e storiche di cui la nostra isola è millenaria custode, 54 parchi archeologici, sugli 81 censiti dall'ISTAT, dislocati sull'isola e già biglietto da visita sufficiente per farci avere ben chiara l'idea di ciò di cui disponiamo, un potenziale che con il riconoscimento della tutela di massimo grado del paesaggio naturale sardo ad opera dell'Unesco sarebbe maggiormente oggetto di studio da parte di studiosi e ricercatori provenienti anche da altre parti d'Italia e del mondo, che con la loro azione potrebbero restituire buona parte di quella verità storica che talvolta ci siamo visti negare. Un riconoscimento doveroso per l'impegno profuso nel portare avanti anche a livello locale tale istanza va a tutte quelle amministrazioni comunali che hanno già approvato l'atto e che talvolta, con pochi strumenti finanziari a disposizione, sono da sempre reali custodi della nostra storia, delle nostre radici, della nostra identità, arginando soprattutto in passato le tremende azioni di profanatori e devastatori del tesoro archeologico, incapaci di riconoscerne la portata e il valore reale. Ambisco che tale unitaria volontà di valorizzare e tutelare i nostri beni culturali possa poi replicarsi in un'egualitaria azione di tutela del nostro paesaggio naturale, altrettanto unico, altrettanto necessitante di essere protetto agli occhi non solo del popolo sardo, ma del mondo intero. Un esempio su tutti, Cala Grande nel mio Comune, Santa Teresa di Gallura, sulla quale ho spesso cercato di puntare i riflettori e per la quale mi piange il cuore riscontare un disatteso intervento degli enti competenti. Grazie, Presidente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

Non c'è, quindi è decaduto.

È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Intanto vorrei fare una richiesta dopo che l'Aula si esprimerà, e quindi, credo in maniera unanime per quanto riguarda questa mozione, Presidente, io le chiederei cinque minuti di sospensione e la possibilità di convocare una Conferenza dei Capigruppo per quanto riguarda il "102", che abbiamo discusso anche con le opposizioni, e credo che ci sia anche qualcosa da discutere, qualcosina da rivedere.

È indubbio come la Sardegna appaia agli occhi dei sardi e dei tanti turisti italiani e stranieri un museo a cielo aperto per gli innumerevoli beni culturali e paesaggistici, alcuni dei quali rappresentano dei simboli dell'identità culturale del popolo sardo, in primis i beni rappresentativi della civiltà nuragica. Le istituzioni sarde, e in particolare la Regione e i Comuni hanno avvertito da tempo l'esigenza di tutelare e valorizzare l'intero patrimonio archeologico nuragico in maniera più incisiva rispetto a quanto fatto finora, poiché esso costituisce un bene appartenente non solo alla Sardegna, ma all'intera comunità mondiale. Su questa forte presa di coscienza e sulla convinzione del valore universale di detto patrimonio culturale nasce la mozione numero 318 presentata dai colleghi Salaris, Cossa, Marras e Satta Giovanni Antonio, depositata il 14 luglio 2020 e approvata il 30 settembre 2020, finalizzata ad impegnare la Presidenza e la Giunta della Regione Sardegna a perseguire ogni iniziativa necessaria all'ottenimento del riconoscimento da parte dell'Unesco del patrimonio culturale della Sardegna quale patrimonio dell'umanità, a partire dai monumenti della civiltà nuragica e dalla definizione del suo territorio quale museo aperto. L'iniziativa, che ha visto l'adesione di moltissimi sindaci isolani, richiederà l'apporto e la collaborazione di tutte le Istituzioni politiche, nonché di gruppi imprenditoriali, del mondo accademico e scientifico di pertinenza, oltre che dello Stato, comportando la realizzazione del progetto, un iter lungo ed insidioso, impegnativo anche dal punto di vista economico. In questa istanza rivolta alla Commissione Italiana Unesco, si pone in rilievo in sintesi l'eccezionale valore universale dei beni archeologici nonché la loro autenticità ed integrità, requisiti indicati dalle linee guida operative come imprescindibili. Si riporta una visione degli esistenti strumenti di tutela e del piano di gestione futuro, si dichiara di aver acquisito i documenti che illustrano gli strumenti tecnici e tematici necessari per avviare il procedimento. È opportuno sottolineare che l'iniziativa di perseguire il processo volto al riconoscimento da parte dell'UNESCO dei monumenti della civiltà nuragica quale patrimonio dell'umanità non è vista però come isolata o a se stante, ma integrata in un più ampio e articolato modello di sviluppo sostenibile, rispettoso delle comunità locali, dei valori culturali ed identitari della nazione sarda, capace di valorizzare le risorse economiche locali dall'agricoltura all'allevamento, all'artigianato e ad un turismo rispettoso dei beni culturali e paesaggistici, un modello anche coerente con le necessità di adattamento ai cambiamenti climatici e agli indirizzi della Comunità europea. Quanto alla gestione del progetto diverse sono le norme statali, regionali e locali emanate per garantire la salvaguardia, la valorizzazione e la gestione dei beni paesaggistici e culturali, tra gli strumenti di tutela e valorizzazione vi è anche il Piano paesaggistico regionale approvato nel 2006, ora in fase di probabile speriamo modifica rivisitazione, il quale identifica i beni culturali insieme ai beni paesaggistici quale patrimonio identitario e risorsa strategica per lo sviluppo sostenibile del territorio sardo, e riconosce la necessità di ricorrere a forme di gestione integrata per un corretto sviluppo. Il progetto per la gestione dovrà mirare a una dinamica di sviluppo culturale e di crescita economica, ed in tal senso dovrà necessariamente essere oggetto di interlocuzione e definizione tra il gruppo promotore e il comitato scientifico, la Regione Autonoma della Sardegna, le soprintendenze per i beni archeologici, i comuni, il MiBAC e il Comitato dell'UNESCO, le istituzioni quali la Regione, 150 comuni già aderenti all'iniziativa, ho sentito che siamo già oltre, le rappresentanze delle parti sociali tra cui l'Associazione della Pro Loco della Sardegna, le parti del tessuto economico e sociale che il comitato promotore avrà cura di coinvolgere per partecipare all'iniziativa, secondo le proprie competenze e giurisdizioni emaneranno ulteriori programmi di tutela e valorizzazione con corrispondente impegno di risorse tale da garantire il mantenimento del patrimonio in funzione dello sviluppo sostenibile e del benessere della popolazione sarda. Questo per ringraziare i colleghi dei Riformatori che sono i proponenti, per raggiungere le firme di tutto il Gruppo del PSd'Az, e naturalmente il nostro voto non può essere che favorevole.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

BIANCAREDDU ANDREA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Signor Presidente della Giunta, cari colleghi, intanto ringrazio tutti gli intervenuti per il contributo e l'onestà intellettuale dimostrata, e vi ringrazio anche per aver portato all'attenzione di questo Consiglio un tema che siccome non produce mai emergenza spesso è lasciato in secondo piano, però volevo ricordare a voi, come sapete, che se facessimo un'attenta analisi di costi e benefici forse investire in cultura fa crescere più il PIL di altri investimenti, per cui riflettiamoci tutti, non solo quando si tratta di approvare una mozione ma anche quando andiamo ad approvare i bilanci e quando speriamo di dover decidere la destinazione del Recovery Fund, di questi soldi che spero da Assessore, ma soprattutto dal cittadino, arrivino abbondanti anche in Sardegna. Io definisco questa mozione affascinante, romantica e anche esaltante, però ho il dovere come Assessore di sottolineare che non è un percorso facile, come qualche collega ha già detto, e cercherò di comunicarvelo, non per dire che la Giunta si tira indietro o che non faremo tutto quello che è possibile, ma per essere consapevoli che non tutto quello che si dice è immediatamente trasformabile in quella che è la finalità, perché la condizione di insularità e la centralità nel contesto del Mediterraneo hanno determinato sicuramente l'unicità della cultura sarda, il suo territorio, dalle pregevoli caratteristiche fisiche ed ambientali, ha accolto le tracce delle genti e delle culture che si sono avvicendate nella storia, fino all'esito attuale di un paesaggio vario e in alcuni ambiti di raro pregio naturale e culturale. Elemento fortemente caratterizzante gli ambiti di paesaggio dell'Isola è senza dubbio l'esito materiale del fenomeno del megalitismo, che ha trovato il suo culmine nell'età nuragica. Il patrimonio archeologico della Sardegna, riferibile all'epoca prenuragica e nuragica, è inconfutabilmente uno degli elementi di eccezionale valore storico e culturale caratterizzante il paesaggio dell'Isola: le musei domus de janas, i dolmen, i menhir, i nuraghi, le fonti sacre e le tombe dei giganti costituiscono importanti marcatori della distribuzione insediativa di epoca prenuragica e nuragica attraverso i millenni, e rappresentano un elemento saliente e distintivo del territorio regionale. L'importanza di tutelare, conservare, valorizzare gli ambiti di paesaggio è d'altra parte universalmente riconosciuto a partire da quanto stabilito dall'Unesco con la Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale, culturale e naturale adottata nel 72, che puntualizza il valore dei paesaggi culturali in quanto rappresentano creazioni congiunte dell'uomo e della natura. Al riconoscimento della specificità del passaggio dell'Isola, caratterizzato fra le altre dalle evidenze materiali riconducibili all'epoca nuragica e prenuragica, la Regione ha sempre sostenuto l'attività di tutela, di ricerca e di valorizzazione nell'ambito delle proprie competenze, e ha in via prioritaria destinato ai siti archeologici, riconducibili a tali fasi culturali, buona parte dei finanziamenti, finalizzati a svolgere attività di tutela, restauro e ricerca. In riferimento all'insediamento dei beni archeologici di epoca prenuragica e nuragica dell'Isola, nelle liste dell'UNESCO preliminarmente mi pare opportuno rammentare a questa Assemblea che il Comitato per il patrimonio mondiale ha inserito nell'elenco di propria competenza il nuraghe Su Nuraxi di Barumini già dal 97, proprio quale pregevole esempio di nuraghi della Sardegna, il quale rappresenta l'eccezionale risposta a specifiche condizioni politiche e sociali attraverso l'uso creativo e innovativo dei materiali e delle tecniche disponibili presso le comunità preistoriche dell'Isola. La Regione, consapevole del valore del riconoscimento da parte del Comitato internazionale accordato al complesso di Barumi, si è impegnata a commissionare il piano di gestione del sito Unesco, in quanto i beni sprovvisti di tale imprescindibile documento sono ritenuti in fase di criticità, ai fini della permanenza del bene stesso nella lista del World Heritage Centre, che sarebbe il Comitato per il patrimonio mondiale. Il piano di gestione, frutto di un complesso iter partecipativo coordinato e monitorato costantemente, è stato completato ed è in corso la sua adozione da parte degli enti coinvolti per competenza e territorio. Inoltre la Regione, in questi giorni, si sta attivando nella predisposizione del dossier di candidatura delle domus de janas decorate di epoca prenuragica, per l'insediamento nella citata lista del patrimonio mondiale. Nella presentazione della candidatura del bene promossa dal CESIM sono coinvolti a vario titolo gli enti locali, nei territori nei quali ricadono le domus de janas, oltre al Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, e le Università sarde. Le azioni poste in essere da questa Amministrazione, sinteticamente illustrate, sono coerenti con i contenuti della mozione e vogliono sottolineare che la Regione in questi anni ha attuato misure specifiche volte ad innalzare il livello qualitativo della valorizzazione per una fruizione di qualità presso i siti culturali presenti nel territorio regionale, anche con la recente decisione, di pochi giorni fa, di aderire al sistema museale nazionale.

Con riferimento, invece, al riconoscimento formale del paesaggio culturale della Sardegna da parte dell'Unesco sulla base della Convenzione del 1972, rilevo che questo offrirebbe importanti opportunità in termini di valorizzazione e promozione del territorio, mentre mi pare opportuno evidenziare che lo stesso comporterebbe importanti oneri dal punto di vista della gestione del territorio, ivi inclusi pianificazione urbanistica e territoriale. Sarebbe più semplice al riguardo, come forse ho intuito dall'intervento dell'onorevole Zedda, proporre la candidatura di ambiti di paesaggio ristretti, ovvero tipologie seriali, tipo tutti i nuraghi, tutte le domus de janas o le chiese campestri o addirittura i muretti a secco, anche questi potrebbero appartenere al nostro patrimonio, i pozzi sacri. Ciononostante il paesaggio dell'isola, sempre vario e ricco di monumenti naturali, e caratterizzato dalla serie fittissima di monumenti riferibili alle culture delle popolazioni che l'hanno abitata e tuttora lo abitano, può avere e merita maggiore rilievo. È dunque mio intendimento portare all'attenzione degli organismi nazionali l'esigenza di inserire il paesaggio culturale sardo nella lista di quei paesaggi UNESCO che appartengono a tutti i popoli del mondo, attivando al contempo procedure utili al fine di vedere riconosciuta la tutela di massimo grado del paesaggio naturale e culturale sardo e promuovere un modello di sviluppo in linea con gli indirizzi di sostenibilità ambientale, di tutela e valorizzazione del paesaggio culturale in tutte le sue valenze.

Prima di concludere mi pare utile ricordare che il riconoscimento UNESCO, e questo è bene che ce lo diciamo, non comporta maggiori garanzie di tutela dei beni del paesaggio, non esistendo alcun tipo di normativa sovranazionale specifica e aggiuntiva rispetto a quella italiana già vigente per i differenti ambiti, né prevede, ed è opportuno sapere anche questo, finanziamenti specifici da parte dell'UNESCO, che anzi richiede nell'ambito del dossier di candidatura un chiaro e puntuale il piano di gestione del sito beni UNESCO perché siano garantite le risorse per un'ottima tutela, valorizzazione e promozione di quello specifico elemento del patrimonio mondiale nel tempo, a vantaggio delle future generazioni. In conclusione il riconoscimento UNESCO rappresenta sicuramente un'opportunità di visibilità per l'intera Regione Sardegna e un punto di partenza per l'attivazione di un nuovo modello di sviluppo, di tutela del territorio, di coordinamento degli attori sul territorio, di collaborazione fra tutti i soggetti pubblici e privati, di consapevolizzazione del valore del patrimonio da parte della popolazione residente e di coordinamento, per citarne solo alcuni aspetti. Per quanto detto naturalmente, ringraziando i presentatori e tutto il Consiglio, sia per gli spunti del dibattito e sia per quello che verrà, annuncio il mio voto favorevole e della Giunta che in questo momento rappresento. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, molto brevemente. Non intendo replicare perché volevo soltanto ringraziare, mi piacerebbe citarli uno per uno, tutti i colleghi che sono intervenuti e che hanno dato un contributo molto importante al dibattito. Io veramente devo complimentarmi con i colleghi perché sono stati tutti interventi meditati, qualificati, non di circostanza. Qualche punto meriterebbe di essere approfondito, in particolare quelli che ha toccato l'onorevole Massimo Zedda e alcune considerazioni che ha fatto adesso l'assessore Biancareddu, però non voglio far perdere tempo al Consiglio, mi limito a ringraziare anche loro perché hanno toccato aspetti importanti che mi piacerebbe approfondire, ma spero che avremo altre occasioni. Quello che volevo dire è questo, colleghi, che questa non è la mozione dei Riformatori. Questa è intanto una mozione che è stata sottoscritta dalla quasi totalità dei colleghi e una volta che verrà approvata è patrimonio del Consiglio regionale, e l'ampia convergenza che ho registrato nel dibattito e che immagino si tradurranno nel voto, la presa di posizione della Giunta, volevo complimentarmi con l'assessore Biancareddu che ha studiato bene il problema, e io ho aperto il mio intervento dicendo che è un progetto ambizioso, probabilmente è un progetto che andrà modulato volta per volta, un work in progress, ma non è un progetto velleitario. Io credo che sia alla nostra portata se abbiamo la convinzione e la determinazione di portarlo avanti. Dicevo un consenso molto ampio che ho registrato negli interventi, che ha un valore politico intrinseco, ma al quale io vorrei dare un'altra valenza, se i colleghi me lo permettono: la consapevolezza che stiamo parlando di una cosa che va oltre noi stessi, che va oltre le nostre ambizioni personali, che va oltre il nostro ruolo, che guarda ad un progetto unificante di sviluppo della Sardegna che guarda oltre le singole legislature per avere un obiettivo alto, che io credo sia quello che ognuno di noi, singolarmente e come organo legislativo della Sardegna, debba prefiggersi. Grazie Presidente.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Passiamo alla votazione.

Ha domandato di parlare il consigliere Massimo Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie Presidente. Dico subito, cosa che non ha potuto ovviamente dire l'onorevole Cossa, magari semplicemente non l'ha detto perché non lo pensa, che non tutti gli interventi sono stati coerenti rispetto al testo. Questo aspetto che non ho capito perché noi dobbiamo ribadire sistematicamente il fatto che il mondo ce l'ha con noi e non ci ha riconosciuto è la negazione della storia dei riconoscimenti avuti. Professor Lilliu è stato l'unico sardo accademico dei Lincei in quanto studioso della civiltà nuragica e grandissimo archeologo di fama internazionale; veniva accolto a braccia aperte dai colleghi in tutto il mondo, aveva una rilevanza, quando parlava, che veniva ascoltato negli atenei, nelle facoltà e negli studi archeologici, di paleontologia e tanto altro per la sua conoscenza variegata, in tutto il mondo. Onorevole Canu, il maggior studioso di lingua sarda è un tedesco e si chiama Wagner, non è Richard, giusto per chiarire, ma Max Leopold. È chiaro? Il più grande studioso, colui che fece conoscere nelle cattedre del mondo la lingua sarda, è uno studioso tedesco che girò, paese per paese, tutta la Sardegna ed era conosciuto tanto che gli diedero un riconoscimento con la cittadinanza onoraria diverse città della Sardegna perché portò all'attenzione del mondo la lingua sarda, e ancora oggi il Dizionario del Wagner sulla lingua sarda rimane il più importante dizionario della lingua sarda nel mondo ed è studiato anche in altre realtà del pianeta. Bisogna smetterla di dire che ce l'hanno tutti con noi e che nessuno ci ha mai riconosciuto. Abbiamo avuto il titolo di lingua romanza perché siamo noi coloro che parlano ancora la lingua più vicina e che più ha conservato il latino, così veniamo conosciuti nel mondo, e a furia di dire a noi stessi che non siamo conosciuti e che siamo piccoli, brutti e che tutti ci hanno soffocato e travolto con le dominazioni alla fine quel senso di sconfitta e quel senso che, dicevano anche alcuni colleghi, da un punto di vista psicologico di arretratezza culturale e psicologica, lo generiamo noi nei sardi. È tutt'altro! Abbiamo titolo in quanto abbiamo una civiltà, che è riconosciuta in quanto civiltà nuragica agli occhi del mondo e degli studiosi, e abbiamo una lingua che è una lingua in quanto è riconosciuta all'esterno, e non sono in Sardegna, come lingua. Basta con questo piagnisteo quotidiano per cui invece del fare… a proposito su Barumini non ce l'ha impedito il paese o l'Europa di avere un pulmino che colleghi alcune realtà come Cagliari col sito nuragico. Non l'abbiamo fatto noi! Qualche volta non serve il piagnisteo e serve fare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Presidente, per chiedere di poter aggiungere le firme dei colleghi del Gruppo dei Progressisti alla mozione e per dichiarare il voto favorevole alla stessa, con l'auspicio, come già detto anche dall'onorevole Zedda, che sia un inizio anche di un percorso di considerazione del paesaggio culturale, paesaggistico, archeologico della Sardegna, diverso da quello che ha visto anche diverse divisioni nel recente passato. Se si decide di seguire la strada della bellezza, se si immagina un futuro per l'isola in cui la bellezza e la storia della stessa, possa diventare anche valvola di costruzione positiva anche economica, lo si deve fare con coerenza e immaginando per il prossimo futuro anche una strada fatta di conservazione, fatta di tutela, fatta appunto coerentemente di difesa delle bellezze che siamo riusciti a conservare sinora, per cui il voto sarà favorevole.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Laura Caddeo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CADDEO LAURA (Progressisti). Per dichiarare il mio voto favorevole e per ringraziare l'onorevole Cossa e tutti i proponenti, e per sottolineare un tema che è stato sollecitato e sottolineato da quasi la totalità dei consiglieri, quello dell'identità.

Mi fa molto piacere che se ne parli, ma soprattutto voglio sottolineare una cosa che ha detto l'onorevole Cossa, e cioè dell'ambizione, dell'ambizione di portare qualcosa che possa andare oltre questo Consiglio, oltre noi stessi, e questo naturalmente mi fa pensare ai giovani che dovranno fruire anche di questa iniziativa e per i quali è importante sottolineare che quando parliamo di un'identità culturale, e quindi l'identità di un popolo, non possiamo disconoscere che l'identità si costruisce richiamando le altre identità culturali di altri popoli e la Sardegna fortunatamente ha avuto la possibilità di confrontarsi nella storia con molte altre culture, quindi questo mi sembra importantissimo. Ricordo che Leibniz diceva che il concetto di identità non può non andare a braccetto con quello di uguaglianza e quindi anche io spero davvero che parlare poi ai nostri studenti, ai nostri ragazzi, di un patrimonio, speriamo riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'umanità, serva a rinforzare e a valorizzare sempre più il concetto di uguaglianza tra gli uomini.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giovanni Satta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az). Sicuramente anche il mio sarà un voto favorevole a questa mozione per la quale ringrazio calorosamente il collega Cossa e i Riformatori. Ringrazio anche per la sua grande apertura l'assessore Biancareddu, verso un tema che non può non renderci sensibili, ci rende oggi sensibili tutti in egual misura, sappiamo anche che dalla cultura si può trarre profitto, perché noi come è stato già ampiamente detto abbiamo un quinto di quello che è il patrimonio archeologico nazionale, abbiamo delle bellezze che per quanto mi riguarda valgono 10 volte più di alcune realtà che comunque ci sono nel mondo, come per esempio la realtà di Stonehenge in Inghilterra che ogni anno annumera migliaia e migliaia di visitatori per vedere un qualcosa che è comunque interessante ma che non è neanche minimamente paragonabile alla nostra reggia "Su Nuraxi" di Barumini e quindi da lì noi dobbiamo trarre esempio, dobbiamo fare in modo che quel turismo che caratterizza la nostra economia soltanto nella parte estiva, che è il turismo balneare, possa essere affiancato con una vera e propria politica mirata appunto ai nostri valori storico-culturali, alla nostra archeologia, possa estendersi anche durante il periodo invernale. Noi abbiamo tutta una serie di manifestazioni, dalle "Cortes Apertas" nel Nuorese, agli altri eventi di carattere sportivo, come il rally mondiale piuttosto che altri tipi di eventi, ai quali si dovrebbe accompagnare una vera e propria promozione di queste nostre bellezze e si potrebbe far sì che quei turisti, quelli sportivi, quelle persone che vengono in Sardegna, invogliarle a fare una sorta di rete affinché possano venire in Sardegna occupandosi di quell'evento, ma che possano nello stesso momento, il giorno dopo l'evento, andare a recarsi a vedere queste nostre bellezze storiche, culturali e ambientali, creando così profitto e ampliando una volta per tutte, quello che è stato un sogno di tutti noi sardi, di rendere turistica la stagione per 12 mesi l'anno anziché per tre mesi, quindi uscendo da quella che è la caratteristica principale del nostro turismo che è il turismo balneare.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Domenico Gallus per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

GALLUS DOMENICO (UDC Cambiamo). Anche in virtù dello straordinario paesaggio che ci ha regalato, che poi è la natura, che poi è stato completato con queste immense ricchezze che sono venute quindi dal sottosuolo in certi casi ed altri per un'accurata ricerca, non possiamo altro che esprimere il voto favorevole per questa mozione. Una mozione che non può che unire tutti, perché tutti siamo uniti comunque da un bene archeologico, che comunque sia nel nostro immaginario collettivo ha rappresentato quello che i nostri avi appunto hanno fatto nei secoli e nei millenni precedenti. Pertanto credo che la valorizzazione giusta e il valore che ha questa mozione, lo dimostra anche il fatto che tutti quanti siamo qui a riconoscere e dare il giusto riconoscimento anche ai nostri colleghi Riformatori che è vero, non è tutta farina del loro sacco dal punto di vista dei nomi, ma è farina del loro sacco avercela proposta e quindi li ringraziamo ancora una volta. Le bellezze sono tante della Sardegna, e l'onorevole Biancareddu nella sua replica ha citato che ci sono però delle difficoltà immense per quanto riguarda il comprendere tutta la Sardegna come unico sito di riconoscimento appunto dell'UNESCO. Rappresento un territorio, che è quello di Paulilatino, che addirittura ha una Domus de Janas nel centro del paese e anche un nuraghe a poche decine di metri dalle scuole, quindi questo per spiegarvi come tutti quanti noi siamo interessati da questa mozione. Abbiamo chiesto il riconoscimento dell'UNESCO tre anni fa per quanto riguardava il pozzo di Santa Cristina, ma purtroppo più che per questioni politiche che per questioni di merito, questo è stato bocciato. Infatti c'era la proposta di farne un tempio, come è nato secondo noi archeo-astronomico, mentre invece l'archeologia che in quel momento aveva la maggioranza per quanto riguardava il dare giudizio, ci ha bocciato clamorosamente sicuramente uno dei monumenti dei nostri avi che ha tutto il suo fascino e tutta la sua storia. Pertanto rinnovo il voto favorevole del Gruppo dell'UDC.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Mura per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MURA FRANCESCO (FdI). Non voglio entrare in casa dell'onorevole Gallus, ma è in maniera fortuita sindaco del paese dove io sono nato, e ha dimenticato di dire, l'onorevole Gallus che è sindaco di uno dei paesi più ricchi di siti archeologici, perché Paulilatino ha più di cento nuraghi censiti e arriva oltre 200 siti considerando le Domus de Janas, le tombe dei giganti, il pozzo di Santa Cristina e tutte le altre cose. Il mio territorio è un territorio che è molto ricco da questo punto di vista, ma paradossalmente è molto povero dal punto di vista economico e sociale attuale.

Io non ringrazio i Riformatori, perché li prendo in parola e la mozione la faccio anche mia. Pertanto il ringraziamento, come giustamente ha detto l'onorevole Cossa, va fatto a tutta l'Aula perché un'azione così congiunta, che purtroppo non si vede spesso ultimamente, è sempre più insolita, dà un segnale di unità importante. Sarebbe stato bello se avessimo potuto discutere questa mozione nella giornata di domani, nella seduta statutaria programmata per il primo di ottobre, ma altre esigenze ci hanno costretto a farlo il 30 di settembre. Io vorrei riprendere alcuni interventi che ho sentito nel dichiarare il voto favorevole mio e del mio gruppo, perché non è tanto la bellezza o l'importanza del sito che lo rendono famoso, così come per ogni prodotto commerciale, vale anche per i prodotti archeologici e culturali, ma è la narrazione che gli si costruisce intorno, è quanto le popolazioni che vivono intorno a questo sito credono che questo sito possa essere importante, è questo a fare importante il sito. Pertanto noi dobbiamo lavorare in questa direzione per far sì che le popolazioni che oggi abitano la Sardegna si rendano conto dell'importanza dei siti che in Sardegna ci sono, solo in questo modo potremmo far sì che i nostri siti, che sono senza ombra di dubbio fra i più belli al mondo, possano diventare anche tra i più famosi al mondo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Michele Ennas per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ENNAS MICHELE (LEGA). Presidente, anche io volevo esprimere un voto favorevole alla mozione perché credo che i contenuti, l'azione e il risultato che si vuole raggiungere siano veramente importanti, perché sottendano a degli aspetti che porteranno sicuramente a uno sviluppo della nostra isola. Io provengo da un territorio che in un certo senso può essere considerato un po' un laboratorio di tutta la storia anche dalla Sardegna, perché attraversato fin da 5 - 6 mila anni fa da siti archeologici importanti, a partire dall'area archeologica del Sirai, fino ad arrivare al Tempio di Antas, fino ad arrivare poi successivamente all'epopea mineraria che ci ha regalato alcuni dei siti più importanti che ci sono oggi in Sardegna, penso allo stato in cui si trova uno dei più importanti siti minerari forse del mondo, che è la laveria Lamarmora di Nebida, che sicuramente merita di essere inserito a pieno titolo tra i siti più importanti della Sardegna, e merita di essere oggetto di una riflessione anche per le lungaggini che ci sono ancora in corso per il suo recupero, tra le diatribe tra enti, in particolare il ruolo che deve avere il Parco geo-minerario che gestisce la promozione anche di questi siti. Quindi tutto quello che si proietta verso una direzione di valorizzazione, di riconoscimento dell'importanza del nostro patrimonio non può che essere accolto come positivo. La mozione tra l'altro sottolinea anche gli aspetti di trascuratezza che ci sono di gran parte del patrimonio che ricopre la Sardegna e per cui deve essere fatta sicuramente una importante e una forte azione di recupero. Non mi soffermo sul fatto di quello che invece è il patrimonio naturalistico perché è sotto gli occhi di tutti. Ogni angolo della Sardegna può regalare degli aspetti e dei paesaggi che sono sicuramente unici al mondo. Quindi nel ribadire l'appoggio a questa mozione anche io mi sento in un certo senso di farla mia nei contenuti, sposandola totalmente, condividendola nei contenuti e auspicando che nel più breve tempo possibile ci sia un'azione conseguente di mettere in campo tutte gli obiettivi e le azioni necessarie per concretizzare quanto proposto all'interno di questa mozione.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giorgio Oppi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC Cambiamo). Intervengo per due ordini di motivi.

Primo per un ringraziamento all'amico Cossa perché oggi ha creato un clima che normalmente non è così sereno e tranquillo.

Secondo per l'intelligenza che ha avuto nel proporre questo provvedimento, ma lo faccio per un altro motivo, che è quello che mi ha legato per tanti anni a un uomo al quale oggi tutti quanti avete voluto dare un contributo eccetera. Non va trascurato che il professor Lilliu è stato consigliere regionale, e io ne sono onorato, perché molte volte sono stato un suo allievo, ero il più giovane di un gruppo a cui lui apparteneva, che era il Gruppo del senatore e Presidente della Regione per tanti anni, forse uno dei più longevi, Efisio Corrias, e mi ha insegnato tante cose. E oggi, così, mi sono sentito onorato di essere stato con lui, di averlo seguito anche molte volte nelle sue scorribande, e soprattutto perché è un uomo di una cultura veramente encomiabile. Quindi io voterò, ovviamente così come è stato col gruppo, a favore, ma era necessario, ringrazio sia l'amico Massimo e tanti altri che lo hanno citato, con grande sensibilità ed entusiasmo, per quello che ha fatto per la Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Antonello Peru per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (UDC Cambiamo). Presidente, anch'io ringrazio l'amico e collega Cossa per aver proposto un provvedimento, come diceva il collega e amico Giorgio Oppi, che ha unito un intero Consiglio regionale oggi. Io spero questo che sia un provvedimento, uno dei primi che possa veramente creare questo clima. Un provvedimento che fa riconoscere la Sardegna come un grande patrimonio e io sottolineo che questo deve essere veramente il nuovo modello di sviluppo della Sardegna, perché questi sono gli ingredienti della Sardegna, utilizzare questi ingredienti per creare la motivazione affinché quell'industria, che noi tutte le volte citiamo, che è il turismo, possa essere attrattiva. Questo provvedimento se veramente quel grande patrimonio che noi abbiamo e che dovrebbe, come ho premesso, essere l'elemento attrattivo perché i turisti, quindi gli altri popoli vengano qui in Sardegna a scambiare cultura, superino quello che oggi la Sardegna attrae solo per due elementi, il sole e il mare, per pochissimi mesi all'anno. Invece sono questi gli elementi di fondo, sono questi gli elementi motivazionali affinché i popoli del mondo possano venire in Sardegna, e devono venire in Sardegna, nei mesi che non sono solo quelli estivi. Quindi il nostro patrimonio culturale, identitario, storico, enogastronomico, sono tutti quegli attrattori che creano quell'indotto che noi da tanto tempo richiamiamo. È per questo che nell'ultimo assestamento di bilancio questa maggioranza aveva inserito anche una risorsa pari a 5 milioni di euro che aveva la finalità di creare all'interno del patrimonio culturale e storico dei nostri centri storici l'ospitalità diffusa, proprio per ospitare quei turisti che vengono nei mesi di spalla per visitare il nostro patrimonio culturale, quindi il nuovo modello di sviluppo deve avere questa direzione, per questo che il Gruppo che qui rappresento, UDC-Cambiamo, ringrazia i Riformatori e il collega Cossa, e spero veramente che questo clima possa essere l'azione futura per questa maggioranza insieme agli amici della minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Emanuele Cera per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CERA EMANUELE (FI). Solo per comunicare il voto favorevole del Gruppo di Forza Italia che ho l'onore di rappresentare e per chiedere di apporre la firma alla mozione oggi in discussione e in approvazione, come hanno detto tanti colleghi in un clima di estrema serenità ma di altrettanta convinzione sull'utilità di poter addivenire ad una richiesta che può creare le condizioni per far conoscere gli aspetti migliori della nostra Isola.

Dissento con chi ha evidenziato il nostro carattere, il nostro modo di agire e di essere, il fatto di piangerci addosso, di non esser convinti delle nostre forze, delle nostre azioni e delle nostre capacità: è vero, ci sono stati dei consiglieri che hanno sottolineato questa nostra peculiarità, ma è altrettanto vero ciò che mi son permesso di dire nel corso del mio intervento che è assolutamente vero il fatto che nell'immaginario collettivo la Sardegna è solo il mare, rappresenta solo le bellezze legate alle coste, legate alle spiagge, pertanto questo strumento utilizziamolo al meglio per far conoscere quella che è la vera Sardegna, la Sardegna delle tradizioni, dell'enogastronomia, della cultura, del folclore perché no, tutti elementi che fanno della nostra Isola, della nostra terra, una identità unica che nessuno e dico nessuno ci può copiare. Pertanto andiamo fieri di questo e, attraverso la mozione che oggi ci accingiamo all'unanimità ad approvare, lanciamo il messaggio chiaro anche ai più scettici, che la volontà dell'intero Consiglio regionale è quella di percorrere una strada che è quella finalmente di vedere riconosciuto il nostro patrimonio come patrimonio dell'umanità, pertanto come dicevo il Gruppo di Forza Italia convintamente sottoscrive la mozione, la fa propria e la approva.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (LEU). Sull'ordine dei lavori. Improvvisamente ci siamo tutti iscritti a parlare, e abbiamo anche capito il motivo. Siccome abbiamo una "102" che va approvata oggi altrimenti è inutile che si approvi, io spero e mi auguro che su quella "102", siccome ci saremmo anche dovuti rivedere come Capigruppo per definire il tutto, possiamo vederci per farlo, perché se poi la tiriamo per le lunghe e non facciamo la "102". Se dobbiamo aspettare il Presidente, come ci hanno detto, possiamo anche sospendere e lo aspettiamo comunque, però non prendiamoci in giro, perché qui c'è un clima sereno, siamo intervenuti in fase di discussione e adesso in dichiarazione di voto ci stiamo iscrivendo tutti per ripeterci addosso quello che abbiamo detto e che ha detto benissimo l'onorevole Cossa. Per essere seri fra di noi, Presidente, il mio intervento era perché vorrei capire se sulla "102" ci dobbiamo vedere per definire il testo.

PRESIDENTE. Assolutamente sì, c'è una proposta di legge che è stata formulata dalla Presidenza e quindi possiamo anche vederci per definirla, certo. Va bene, la seduta è sospesa e riprenderà tra qualche minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 10, viene ripresa alle ore 19 e 36.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori della seduta, prego i Consiglieri di prendere posto. Riprendiamo i lavori.

Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

SOLINAS CHRISTIAN (PSd'Az), Presidente della Regione. Sì Presidente, grazie in virtù dell'accordo fatto in Conferenza dei Capigruppo il mio non sarà un intervento, anche per questioni di rapidità e di economia dei lavori, ma consentitemi di ringraziare l'Aula in questo momento per la discussione che ha portato avanti e il sostegno che è emerso rispetto all'idea di un patrocinio per il progetto Sardegna paesaggio culturale. I paesaggi culturali dell'UNESCO rappresentano un momento elevato a mio avviso di condivisione da parte dell'intero arco costituzionale, il nostro paesaggio culturale è un nicodema riconosciuto che ha in sé la sintesi tra cultura, esperienza e paesaggio, rappresenta il punto di contatto tra l'uomo e la natura, cioè la modificazione che sulla natura ha determinato il popolo sardo nei millenni e diventata il paesaggio che oggi conosciamo e proponiamo per questo. Voglio infine comunicare all'Aula che la Giunta regionale, proprio in ossequio al dibattito che si è svolto in Consiglio regionale, ha deliberato il patrocinio della Regione su questa iniziativa e quindi il sostegno nell'intera Regione al percorso di candidatura per l'inserimento nella lista, grazie.

PRESIDENTE. Grazie Presidente, mettiamo quindi in votazione la mozione numero 318.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 318.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Il successivo punto all'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 210 ex articolo 102 del Regolamento.

Un secondo perché stiamo collezionando un po' il testo, definendo il testo che abbiamo visto in Conferenza dei Capigruppo. Si tratta della proroga delle graduatorie in scadenza al 30 di settembre.

Io dichiarerei anche aperta la discussione generale.

Il testo si conosce, quindi dichiarerei anche aperta la discussione, se qualcuno vuole intervenire, oppure no.

Quindi possiamo metterla direttamente in votazione?

L'oggetto è la proroga delle graduatorie in scadenza, si è definito che queste graduatorie sono prorogate al 30 settembre 2021. Sì, però ci sono da approvare due emendamenti al testo. Ci son problemi di confezionamento, io se il Consiglio volesse approverei gli emendamenti dopodiché il testo si confeziona un secondo momento. Perché altrimenti sono costretto a sospendere. Lo leggo?! Mi date il testo e pure gli emendamenti, uno ce l'ho. Sì, sì lo correggo io.

Allora intanto leggo il testo della proposta di legge: "Proroga dell'efficacia delle graduatorie". Articolo 1, scusate, l'efficacia delle graduatorie relative alle procedure selettive per il reclutamento di personale bandite dalle aziende sanitarie della Sardegna, in scadenza, ai sensi del combinato disposto dell'articolo 8 comma 10 della legge regionale numero 48 del 2018 e dell'articolo 1 comma 147 della legge 160 del 2019, in scadenza al 30.9.2020, è prorogata al 30 settembre 2021. L'efficacia delle graduatorie. È altresì prorogata alla stessa data l'efficacia delle graduatorie per procedure selettive per il reclutamento di personale bandite dall'azienda sanitaria efficace la data di entrata in vigore della presente legge e in scadenza entro il 30 settembre 2021. Articolo 2: dall'applicazione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza regionale. L'articolo 3: la presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della legge della Regione autonoma della Sardegna… lo stesso giorno… lo stesso giorno… non il giorno successivo… nello stesso giorno, scusate, nello stesso giorno; entra in vigore il giorno della sua pubblicazione. Allora la presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna BURAS.

A questa proposta di legge sono stati presentati due emendamenti; il primo è: dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente: - l'articolo 1 sarebbe la proroga così come è stata definita - la Regione in considerazione delle conseguenze causate dalla pandemia Covid 19, e al fine di salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori coinvolti è autorizzata a proseguire non oltre il 31 dicembre 2020, Assessore? È autorizzata a proseguire non oltre il 31 dicembre 2020, è corretto? Le attività previste dall'articolo 2 della legge regionale numero 34 del 2016. La presente disposizione non comporta nuovi o maggiori oneri al bilancio regionale. Questo è il primo emendamento.

Il secondo emendamento, scusate, dopo il comma 1, quindi un emendamento aggiuntivo, l'efficacia delle graduatorie relative alle procedure selettive per il reclutamento del personale bandite dalle Amministrazioni del sistema Regione, di cui all'articolo 1 comma 2 bis della legge regionale 13 novembre 1998 numero 31, scadute nell'anno in corso o in scadenza, sono prorogate al 30 settembre 2021.

Quindi io direi, se siamo d'accordo, metterei in votazione il passaggio all'esame degli articoli.

Poiché nessuno domanda di parlare lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano. Chi non lo approva alzi la mano. Chi si astiene alzi la mano.

(È approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 1.

Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.)Chi non lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 1. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 2.

Metto in votazione l'articolo 2. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.)Chi non lo approva alzi la mano.

(È approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 3.

Metto in votazione l'articolo 3. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.)Chi non lo approva alzi la mano.

(È approvato)

È aperta la votazione finale elettronica. Onorevole Schirru, è aperta la votazione finale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della proposta di legge numero 10.

(Segue la votazione)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Il Consiglio è convocato per domani alle ore 10 e 30. Grazie. La seduta è tolta.

Scusate, con i Capigruppo ci vediamo adesso in terza Commissione per ARAS, li incontriamo adesso. I Capigruppo adesso in terza Commissione per incontrare la delegazione ARAS. Grazie.

La seduta è tolta alle ore 19 e 49.

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