Istituzioni, scuola, università, sanità, giustizia, professioni e associazioni, al lavoro per costruire una strategia condivisa di prevenzione, formazione e tutela. Tra le priorità: sostegno alle famiglie, educazione digitale, responsabilità genitoriale, ricerca scientifica, rete territoriale e riflessione normativa sull’accesso dei minori agli ambienti digitali.
Cagliari, 6 luglio 2027. Si è svolto, su iniziativa della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Anna Cau, il primo tavolo di confronto sul rapporto tra dovere di protezione pubblica delle persone minori di età e attuale governo del mondo digitale.
L’incontro ha rappresentato un primo momento di lavoro condiviso tra soggetti pubblici e privati che, a diverso titolo, si occupano di minori, famiglie, educazione, istruzione, salute, giustizia e innovazione. Al centro della riflessione, la consapevolezza che il digitale non costituisce più un ambito separato dalla vita reale, ma un ambiente che interpreta, influenza e condiziona il mondo fisico, incidendo in modo significativo sulla crescita, sulle relazioni, sulla formazione e sul benessere psicologico dei bambini e degli adolescenti.
Nel corso della riunione è emersa con forza la necessità di un approccio coordinato e multidisciplinare. La complessità dell’ambiente digitale, è stato sottolineato, richiede nuove competenze da parte degli adulti e un rafforzamento del ruolo educativo della famiglia, della scuola e delle istituzioni. In particolare, è stata evidenziata l’esigenza di sostenere i genitori, promuovere percorsi di formazione, prevenire i rischi connessi all’uso improprio degli strumenti digitali e intervenire nei casi in cui l’assenza di guida educativa possa esporre i minori a danni o forme di vulnerabilità.
Aprendo i lavori, il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini ha evidenziato la centralità del tema per la vita dei giovani, ricordando come il mondo digitale incida profondamente sui percorsi di crescita, talvolta più di altri contesti educativi tradizionali. Comandini ha richiamato l’importanza di un lavoro comune e responsabile, anche alla luce delle iniziative legislative in discussione a livello parlamentare, con particolare riferimento alla possibilità di individuare un’età minima per l’accesso dei minori ad alcuni ambienti digitali.
Il rettore dell’Università di Cagliari, Francesco Mola, ha confermato la disponibilità dell’Ateneo a collaborare attraverso attività di ricerca, formazione e sperimentazione, anche sui temi della sicurezza informatica, dell’intelligenza artificiale e delle ricadute giuridiche e sociali dell’innovazione. È stata inoltre sottolineata l’importanza della formazione dei docenti e dell’analisi delle esperienze già maturate in altri Paesi.
Dai contributi dell’area sanitaria e neuropsichiatrica è emerso un quadro di crescente attenzione verso il disagio giovanile. Stefano Sotgiu, direttore della Neuropsichiatria infantile dell’Aou di Sassari, ha richiamato il cambiamento registrato negli ultimi quindici anni, con un aumento dei fattori sociali e psicosociali alla base di molte forme di sofferenza. Particolare rilievo è stato dato al ruolo della scuola come luogo di regolazione e tutela della salute psichica, nonché alla necessità di indagare le cause che portano sempre più ragazzi a richiedere sostegni e cure.
Anche il professor Filippo Dettori, dell’Università di Sassari, ha posto l’accento sul ruolo della ricerca scientifica e della formazione dei docenti, indispensabili per comprendere il fenomeno, misurarne gli effetti e individuare azioni di prevenzione efficaci sul piano educativo, psicologico e pedagogico.
Sul versante delle politiche sociali, Francesca Piras, dirigente dell’assessorato regionale ai Servizi sociali, ha richiamato il piano dei servizi alla persona, con particolare riferimento al potenziamento dei centri per la famiglia e alle azioni di contrasto al disagio giovanile. Per l’assessorato all’Innovazione, Monia Matta ha evidenziato l’obiettivo di costruire una rete territoriale capace di promuovere cultura della legalità digitale, affinché l’innovazione non produca nuove distanze ma nuove opportunità.
Il contributo dell’autorità giudiziaria ha rimarcato il tema della responsabilità genitoriale e della tutela dei minori. Giorgio Latti, presidente della Prima sezione del Tribunale di Cagliari, ha sottolineato l’importanza del coordinamento tra iniziative e attori istituzionali, ricordando che la valutazione della responsabilità genitoriale può riguardare anche il ruolo educativo dei genitori nell’utilizzo degli strumenti digitali. La procuratrice del Tribunale per i minorenni di Sassari, Luisella Fenu, ha evidenziato come, quando i fatti arrivano all’attenzione dell’autorità giudiziaria, spesso il danno sia già avvenuto, richiamando quindi la centralità della prevenzione e della formazione nelle scuole e nelle famiglie. Dalla dottoressa Luzzi, del Tribunale per i minorenni di Cagliari, è arrivato un ulteriore richiamo alla responsabilità degli adulti, al rischio di disconnessione dalla vita reale e alla necessità di costruire progetti integrati di aiuto con obiettivi chiari.
Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Francesco Feliziani, ha invitato a guardare anche ai comportamenti degli adulti, spesso modello inconsapevole per i minori in una società che richiede costante connessione e reperibilità. Feliziani ha indicato due direttrici prioritarie: accelerare gli studi e le connessioni scientifiche per acquisire dati solidi e affiancare a questo lavoro un’informazione capace di portare il fenomeno all’attenzione della politica e della popolazione.
Dal Corecom, il dottor Giovanni Coinu ha richiamato l’importanza della media education e dei percorsi di educazione e rieducazione all’utilizzo consapevole dei media, ricordando i progetti già approvati in sinergia con garanti, scuola e università, tra cui il patentino digitale.
I rappresentanti dell’area pediatrica, medica e sociosanitaria hanno confermato la disponibilità a collaborare in modo strutturato. Il dottor Osama Al Jamal, per la Federazione medici pediatri, ha ricordato le esperienze già avviate in materia di educazione alla legalità rivolte a famiglie e giovani, auspicando un ruolo definito per i pediatri di famiglia. Sono intervenuti inoltre Salvatorica Manca, della Neuropsichiatria territoriale della Asl di Sassari, Paolo Milia, direttore del Dipartimento salute mentale e dipendenze della Asl di Sassari, e Silvia Paba, direttrice della Neuropsichiatria infantile della Asl di Cagliari, richiamando la necessità di formazione, prevenzione, mappatura dei bisogni e attenzione anche alle dipendenze comportamentali e da tecnologia. La dottoressa Barbara Steri, direttrice dei consultori familiari della Asl Medio Campidano, ha segnalato l’esperienza dell’educazione digitale inserita anche nei corsi preparto, proponendo di istituzionalizzare progetti capaci di anticipare l’informazione ai genitori.
Dal mondo delle garanzie locali, delle professioni e dell’associazionismo è arrivato un ulteriore contributo alla costruzione della rete. Greca Piras, Garante dell’infanzia del Comune di Quartu, ha sottolineato le difficoltà vissute da genitori e minori e la necessità di formare gli adulti. Maria Grazia Sanna, per Unicef, ha richiamato il tema della disparità digitale, che riguarda anche i bambini e comprende sia i rischi dell’eccesso sia quelli dell’esclusione dall’accesso alla rete. La presidente dell’Ordine degli assistenti sociali, Laura Pinna, ha ribadito l’importanza di buone prassi, formazione e strategie comuni, mentre l’Ordine dei medici della Provincia di Sassari, rappresentato da Gianfranca Nieddu, ha confermato la disponibilità alla collaborazione.
L’avvocata Valeria Aresti, specializzata nella tutela dei minori e coordinatrice regionale dei servizi per i minori delle diocesi sarde, ha portato il contributo delle comunità educanti, evidenziando il tema dell’identità digitale del minore e le attività di formazione rivolte agli operatori, ai futuri sacerdoti, agli insegnanti e a tutti coloro che hanno responsabilità educative. Ulteriori interventi, tra cui quelli di Caterina Deidda dell’associazione Pochet, di Suor Silvia, responsabile di una comunità alloggio per adolescenti, e dei rappresentanti delle associazioni dei genitori, hanno richiamato la necessità di non ridurre il tema alla sola dimensione tecnologica: l’uso del cellulare e dei social è spesso anche l’effetto di povertà educative e relazionali, sulle quali occorre intervenire rafforzando comunità, famiglie, scuola e servizi.
Nel corso del confronto è stata condivisa l’esigenza di evitare ogni forma di demonizzazione del digitale, riconoscendone anche le potenzialità positive. Allo stesso tempo, è stata ribadita la necessità di governare l’innovazione, definire regole chiare, accompagnare i minori nell’uso consapevole degli strumenti, sostenere le famiglie e costruire percorsi educativi capaci di prevenire danni, isolamento, dipendenze comportamentali, vulnerabilità e disuguaglianze.
A conclusione dei lavori, la Garante Anna Cau ha confermato l’avvio, da parte dell’Ufficio del Garante, di un primo momento di studio e approfondimento della tematica. Il tavolo proseguirà il proprio lavoro con l’obiettivo di mettere a sistema competenze, esperienze e proposte operative, favorendo una strategia regionale condivisa per la tutela dei minori nell’ambiente digitale.