INTERROGAZIONE N. 454/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 454/A

INTERROGAZIONE CERA – TRUZZU – PIGA – FLORIS – MASALA – MELONI CORRADO – MULA – SORGIA – RUBIU – USAI, con richiesta di risposta scritta, sulla gravissima emergenza sanitaria nel terralbese e nella Provincia di Oristano, caratterizzata dalla progressiva scomparsa dell’assistenza sanitaria territoriale, dalla carenza dei medici di medicina generale, dalla riduzione e sospensione dei servizi ASCOT, dalle criticità della continuità assistenziale, dal rischio di rinuncia alle cure da parte dei cittadini e dal concreto pericolo di collasso dell’intera rete sanitaria locale nei Comuni di Uras, San Nicolò d’Arcidano, Terralba e nei territori limitrofi.

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I sottoscritti,

PREMESSO che:
– il diritto alla tutela della salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione della Repubblica italiana, rappresenta uno dei diritti fondamentali della persona e costituisce uno dei pilastri essenziali su cui si fonda la credibilità e l’autorevolezza delle istituzioni pubbliche;
– alla Regione compete, attraverso il proprio sistema sanitario regionale, garantire in maniera uniforme ed efficace i livelli essenziali di assistenza su tutto il territorio dell’Isola, assicurando ai cittadini servizi sanitari efficienti, accessibili e tempestivi;
– negli ultimi mesi si stanno moltiplicando, con crescente frequenza e con toni sempre più allarmati, le segnalazioni provenienti da amministratori locali, operatori sanitari, associazioni civiche, comitati di cittadini e rappresentanti delle comunità territoriali, che denunciano una situazione di grave e progressivo deterioramento del sistema sanitario regionale, caratterizzato da carenze strutturali di personale, servizi territoriali sempre più fragili, reparti ospedalieri in difficoltà e tempi di attesa ormai incompatibili con la tutela effettiva della salute dei cittadini;

CONSIDERATO che:
– tale quadro di criticità assume contorni particolarmente preoccupanti nella città di Oristano, in cui il presidio ospedaliero San Martino, che rappresenta il principale punto di riferimento sanitario per un vasto territorio della Sardegna centrale, appare oggi gravato da numerose criticità organizzative e operative;
– diversi reparti e servizi risultano da tempo in difficoltà a causa della carenza di personale medico e infermieristico, con inevitabili ripercussioni sull’attività assistenziale e sull’efficienza complessiva della struttura;
– nel contempo, i servizi territoriali che dovrebbero costituire il primo presidio di prossimità per i cittadini risultano progressivamente indeboliti, con la conseguenza che un numero crescente di prestazioni e bisogni sanitari si riversa sulle strutture ospedaliere;
– gli Ambulatori straordinari di comunità territoriale (ASCOT), istituiti anche nel capoluogo di Oristano, per garantire assistenza sanitaria ai cittadini rimasti privi di medico di medicina generale, fanno registrare crescenti criticità di funzionamento, in particolare presso l’ambulatorio ASCOT di via Carducci, in cui, nelle ultime settimane, si sono verificati ripetuti episodi di lunghe ed estenuanti attese, accompagnate da momenti di tensione tra i pazienti, a causa dell’elevato numero di cittadini che quotidianamente si rivolgono al servizio;
– l’ambulatorio in questione rappresenta, infatti, uno dei principali punti di riferimento sanitario per centinaia di cittadini e famiglie rimasti senza medico di base, circostanza che determina un forte afflusso di utenti e mette sotto pressione l’organizzazione del servizio;
– secondo numerose segnalazioni provenienti dal territorio, tali disagi continuerebbero a verificarsi nonostante le rassicurazioni fornite nelle settimane precedenti dalla direzione dell’Azienda sanitaria locale (ASL) n. 5 di Oristano e dalla Presidente della Regione, che ricopre attualmente anche il ruolo di Assessora regionale della sanità ad interim;
– ulteriori criticità riguardano l’inadeguatezza degli spazi destinati all’ambulatorio e alla sala d’atte-sa, ritenuti insufficienti ad accogliere il numero crescente di pazienti che quotidianamente si rivolgono alla struttura, con conseguenti disagi e condizioni di attesa spesso difficili per gli utenti;

DATO ATTO che:
– secondo ulteriori denunce provenienti da associazioni territoriali e cittadini utenti del servizio ASCOT di Oristano, numerosi pazienti sarebbero costretti ad attendere per diverse ore anche sotanto per ottenere prescrizioni mediche o ricette farmacologiche ordinarie, con situazioni particolarmente gravose per anziani, persone fragili e soggetti affetti da patologie croniche, costretti spesso a permanere a lungo in condizioni di forte disagio;
– dalle medesime segnalazioni emergerebbe inoltre un quadro estremamente critico anche sul fronte dell’accesso alle visite specialistiche e agli esami diagnostici, con tempi di attesa ritenuti ormai incompatibili con esigenze minime di tutela sanitaria e con un numero crescente di cittadini costretti a rinunciare alle cure, a rivolgersi alla sanità privata sostenendo costi elevati o a spostarsi verso altri territori della Sardegna pur di ottenere prestazioni sanitarie in tempi ragionevoli;
– tale situazione contribuirebbe ad alimentare una crescente esasperazione sociale tra i cittadini del territorio oristanese, sempre più sfiduciati nei confronti della capacità del sistema sanitario regionale di garantire prestazioni essenziali, tempestive e realmente accessibili;

RILEVATO inoltre che:
– analoghe difficoltà si registrano anche in altri centri della provincia, dove gli ASCOT rappresenta-no spesso l’unico presidio sanitario disponibile per i cittadini privi di medico di famiglia, con evi-denti ripercussioni sull’accesso alle cure e sull’efficienza complessiva del sistema sanitario territoriale;
– in numerosi comuni dell’oristanese è presente, infatti, una situazione estremamente grave sul fronte della medicina territoriale, con un numero sempre più elevato di cittadini privi di medico di medicina generale e con ambulatori che cessano l’attività senza essere adeguatamente sostituiti;
– in alcune realtà locali, la percentuale di cittadini rimasti senza medico di base ha raggiunto livelli particolarmente preoccupanti, determinando un vero e proprio vuoto assistenziale che colpisce soprattutto anziani, malati cronici e persone fragili, costrette a rivolgersi a servizi sanitari già sovraccarichi o a spostarsi verso altri territori per poter ricevere assistenza;
– tale situazione produce inevitabilmente un effetto a cascata sull’intero sistema sanitario, con il conseguente sovraccarico dei pronto soccorso e dei servizi ospedalieri, che si trovano a gestire un numero crescente di accessi impropri dovuti proprio alla mancanza di un’adeguata rete di medicina territoriale;

EVIDENZIATO che:
– tra le situazioni maggiormente critiche che interessano il territorio provinciale merita particolare attenzione quella dei Comuni di Uras e San Nicolò d’Arcidano, nei quali si sta consumando una delle più gravi emergenze sanitarie territoriali registrate negli ultimi anni, caratterizzata dalla progressiva e costante scomparsa dei servizi essenziali di assistenza primaria;
– nel Comune di Uras, da circa un anno, centinaia di cittadini attendono inutilmente la sostituzione del medico di medicina generale cessato dal servizio per pensionamento, circostanza che ha determinato la presenza di una vasta platea di utenti privi di un riferimento sanitario stabile e continuativo;
– per fronteggiare tale situazione era stato attivato l’ASCOT di Uras che, almeno nella fase iniziale, aveva consentito di garantire una risposta parziale ma comunque efficace alle esigenze assistenziali della popolazione locale;
– con il passare dei mesi, tuttavia, i turni dell’ASCOT sono stati progressivamente ridotti fino a giungere, dal 15 giugno 2026, alla sostanziale sospensione del servizio, come emerge dai calendari ufficiali pubblicati dall’ASL n. 5 di Oristano, nei quali non risultano programmati ulteriori turni per la restante parte del mese di giugno;
– parallelamente, anche il Comune di San Nicolò d’Arcidano dispone attualmente di un numero estremamente limitato di turni ASCOT, del tutto insufficiente rispetto al fabbisogno assistenziale del territorio e destinato ad aggravarsi ulteriormente a seguito del riversamento dell’utenza proveniente da Uras;
– numerose segnalazioni provenienti dai cittadini denunciano inoltre una situazione ormai divenuta insostenibile sul fronte della continuità assistenziale (guardia medica), operativa in maniera discontinua e frequentemente assente nei fine settimana, con conseguenti difficoltà nell’accesso alle cure e crescente senso di abbandono da parte della popolazione;
– l’interruzione del servizio ASCOT di Uras ha determinato la sostanziale assenza di qualsiasi presidio sanitario territoriale in grado di garantire prescrizioni mediche, rinnovo di piani terapeutici, monitoraggio delle patologie croniche e assistenza sanitaria di base a centinaia di cittadini;
– risultano particolarmente penalizzati gli anziani, le persone fragili, i malati cronici e tutti coloro che, per ragioni economiche, anagrafiche o logistiche, non dispongono della possibilità di spostarsi agevolmente verso altri centri;
– secondo quanto segnalato dal Comitato Salute UNISAL (Unione per la Salute), il numero unico 116117 avrebbe continuato a fornire informazioni non aggiornate sull’effettiva operatività dell’A-SCOT di Uras, inducendo numerosi utenti a recarsi inutilmente presso una struttura ormai priva di personale medico;
– il crescente stato di esasperazione della popolazione ha portato alla costituzione del Comitato Salute UNISAL nato con l’obiettivo di tutelare il diritto alla salute della comunità locale e contra-stare il progressivo smantellamento dei servizi sanitari territoriali;
– il medesimo Comitato ha formalmente richiesto la convocazione urgente di un tavolo istituzionale con Regione, ASL e distretto sanitario di Ales-Terralba, denunciando pubblicamente la sospensione dell’ASCOT, la carenza dei medici di medicina generale e le persistenti difficoltà della continuità assistenziale, evidenziando come numerosi cittadini stiano ormai rinunciando alle cure;
– la gravità della situazione ha inoltre determinato l’avvio di una raccolta firme popolare e la pro-mozione di una manifestazione pubblica con fiaccolata per il giorno 26 giugno 2026, a testimonianza del profondo disagio sociale e sanitario vissuto dalla comunità locale;
– le criticità descritte non interessano esclusivamente i Comuni di Uras e San Nicolò d’Arcidano ma rischiano di produrre effetti devastanti sull’intero assetto della sanità territoriale del terralbese;
– appare infatti evidente come la progressiva scomparsa dell’assistenza sanitaria di base nei due comuni stia determinando un crescente trasferimento della domanda sanitaria verso il Comune di Terralba, già gravato da rilevanti criticità organizzative e assistenziali;
– Terralba, già oggi in forte sofferenza per la carenza di medici di medicina generale, per le difficoltà dei servizi territoriali e per il crescente ricorso agli ambulatori ASCOT, rischia pertanto di trovarsi a dover assorbire anche le esigenze sanitarie provenienti da Uras e San Nicolò d’Arcidano, con conseguenze facilmente prevedibili in termini di aumento delle liste d’attesa, sovraffollamento dei servizi, peggioramento della qualità dell’assistenza e ulteriore esasperazione dell’u-tenza;
– tale situazione evidenzia in maniera inequivocabile il fallimento delle politiche regionali adottate sino ad oggi per garantire un’efficace rete di medicina territoriale nelle aree interne della Sardegna e conferma l’urgenza di interventi straordinari immediati finalizzati a scongiurare il definitivo collasso dell’assistenza sanitaria nel terralbese e nell’intera provincia di Oristano;

ACCERTATO che:
– ulteriori e crescenti criticità vengono segnalate con riguardo al servizio di continuità assistenziale (guardia medica), nel territorio provinciale ed in particolare nei Comuni di Oristano, Terralba e Uras, dove si starebbe registrando, con frequenza sempre maggiore, la cancellazione improvvisa di turni di servizio a causa della carenza di personale medico disponibile, con la conseguente assenza di copertura sanitaria per intere fasce orarie e per intere comunità locali;
– tale situazione, oltre a determinare un inevitabile aggravio per i pronto soccorso e per gli altri servizi sanitari già fortemente sotto pressione, alimenta un diffuso senso di insicurezza e abbandono tra i cittadini, soprattutto nelle ore notturne e nei giorni festivi, e rischia di assumere contorni ancora più gravi e preoccupanti in vista dell’imminente stagione estiva, periodo nel quale il significativo incremento della popolazione presente sul territorio, dovuto ai flussi turistici, comporterà un ulteriore aumento della domanda di assistenza sanitaria territoriale, aggravando una situazione già oggi ritenuta da molti amministratori locali e cittadini non più sostenibile;
– dal territorio provinciale arrivano inoltre gravi e ripetute segnalazioni che evidenziano disfunzioni organizzative particolarmente critiche anche presso altri ASCOT della provincia, come nel caso del presidio di Mogoro, dove si sarebbero verificati episodi di attese protrattesi per diverse ore senza esito, con pazienti fragili – anche affetti da patologie croniche e invalidanti – costretti ad abbandonare la struttura senza ricevere assistenza o senza ottenere prescrizioni mediche indispensabili; in particolare, è stato segnalato il caso di una paziente affetta da grave patologia alla colonna vertebrale che, dopo oltre quattro ore di attesa in condizioni di forte disagio fisico, non ha potuto ottenere la prescrizione del farmaco necessario a causa della cessazione dell’orario di servizio del medico, con conseguente aggravio economico e sanitario a carico della stessa;

SOTTOLINEATO che tali episodi, lungi dall’essere isolati, rappresentano un ulteriore indice di una organizzazione dei servizi territoriali non adeguata alla reale domanda assistenziale e incapace di garantire continuità ed effettività delle prestazioni sanitarie, soprattutto nei confronti dei soggetti più fragili, contribuendo ad alimentare un diffuso senso di abbandono e sfiducia nei confronti del sistema sanitario pubblico;

RIBADITO pertanto che:
– nel territorio della Provincia di Oristano, come su rappresentato, è in corso un crescente indebolimento della rete assistenziale con la progressiva riduzione dei servizi sanitari disponibili per la popolazione;
– tali problematiche, segnalate da tempo anche da associazioni e rappresentanti della società civile, danno la misura di quanto le promesse fatte dal Presidente della Giunta regionale non si siano ancora tradotte in azioni concrete e non abbiano quindi prodotto alcun risultato tangibile al fine di garantire un livello di assistenza adeguato ai cittadini;
– il crescente numero di segnalazioni provenienti dagli utenti degli ASCOT e dai territori privi di adeguata copertura sanitaria conferma come la crisi della medicina territoriale abbia ormai assunto caratteri strutturali e non più emergenziali, con evidenti ripercussioni sulla qualità della vita delle persone e sulla stessa percezione di sicurezza sanitaria delle comunità locali;

VALUTATO che:
– alle su descritte criticità, relative alla carenza di personale sanitario, si aggiungono ulteriori e gravissime problematiche riguardanti la gestione delle strutture e delle tecnologie sanitarie;
– recenti notizie, diffuse dalla stampa locale e segnalazioni provenienti dal territorio, evidenziano come alcune apparecchiature diagnostiche, di nuova acquisizione, risulterebbero ancora inutilizzate o addirittura non disimballate, nonostante la drammatica situazione delle liste d’attesa e le crescenti difficoltà dei cittadini nell’accesso alle prestazioni diagnostiche;
– una simile circostanza, se confermata, rappresenterebbe un paradosso amministrativo e gestionale di straordinaria gravità: da un lato cittadini costretti ad attendere mesi per esami diagnostici essenziali, dall’altro tecnologie acquistate con risorse pubbliche che restano inutilizzate;
– tale situazione alimenta, inevitabilmente, un diffuso sentimento di sfiducia nei confronti delle isti-tuzioni e rafforza la percezione di un sistema sanitario incapace di trasformare gli investimenti pubblici in servizi reali ed effettivamente fruibili dai cittadini;

RITENUTO che:
– tutto ciò stia determinando un quadro complessivo molto preoccupante, che sempre più cittadini e operatori sanitari descrivono come una vera e propria emergenza sanitaria territoriale, da cui deriva il rischio concreto di produrre conseguenze estremamente gravi, non soltanto sotto il profilo sanitario, per il diritto alla salute delle comunità locali, ma anche sotto l’aspetto sociale ed economico;
– la progressiva perdita di servizi sanitari e la crescente difficoltà di accesso alle cure rappresentano uno dei principali fattori di marginalizzazione dei territori interni e periferici della Sardegna;
– se non affrontata con decisione e con interventi strutturali, la crisi della sanità nell’oristanese rischia di trasformarsi in un disastro sanitario irreversibile, con effetti devastanti per la qualità della vita delle comunità locali e per la tenuta stessa del sistema sanitario regionale;
– la distanza tra le dichiarazioni pubbliche della Giunta regionale e la realtà quotidiana vissuta dai cittadini nei territori appare oggi sempre più evidente e sempre più difficile da giustificare;
– mentre nei comunicati ufficiali si parla di rilancio della sanità sarda, nei territori si moltiplicano i casi di cittadini senza medico di base, reparti ospedalieri in difficoltà, liste d’attesa interminabili, visite specialistiche di fatto irraggiungibili e apparecchiature diagnostiche inutilizzate;
– non è più accettabile che la sanità sarda continui a essere raccontata attraverso annunci, slogan e dichiarazioni di principio, mentre nei territori – e in particolare nell’oristanese – la realtà quotidiana appare drammaticamente diversa e segnata da disservizi, carenze e difficoltà sempre più evidenti;
– di fronte a un quadro così grave e preoccupante, appare doveroso che il Presidente della Regione, titolare ad interim della delega in materia sanitaria, fornisca al Consiglio e ai cittadini chiari-menti puntuali e risposte concrete sulle azioni intraprese e sulle strategie previste per affrontare la crisi in atto,

chiedono di interrogare la Presidente della Regione, nella sua duplice veste di Presidente della Giunta e di titolare, ad interim, delle deleghe in materia di igiene e sanità e di assistenza sociale, per sapere:
1) quale sia l’effettivo stato della sanità pubblica nella Provincia di Oristano con particolare riferi-mento alla carenza di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e personale sanitario nei presidi ospedalieri e nei servizi territoriali;
2) se la Giunta regionale sia a conoscenza del grave rischio di collasso, dell’intero sistema di assi-stenza sanitaria territoriale, attualmente presente nel terralbese, conseguente al progressivo riversamento degli utenti dei Comuni di Uras e San Nicolò d’Arcidano verso le strutture sanitarie e gli ambulatori operanti nel Comune di Terralba;
3) quali iniziative urgenti e straordinarie intenda adottare per evitare il sovraccarico dei servizi sanita-ri territoriali del terralbese e garantire adeguata assistenza ai cittadini di Uras, San Nicolò d’Arcidano e Terralba;
4) se corrispondano al vero le notizie riguardanti la presenza di apparecchiature sanitarie di recente acquisizione ancora non operative o inutilizzate presso le strutture sanitarie del territorio oristane-se e, in caso affermativo, quali siano le ragioni di tali ritardi;
5) quali iniziative urgenti la Giunta regionale intenda adottare per garantire la piena operatività delle tecnologie sanitarie disponibili e per ridurre in maniera significativa le liste d’attesa che oggi rap-presentano uno dei principali ostacoli all’accesso alle cure;
6) quali misure straordinarie siano state previste per fronteggiare la grave carenza di medici di medicina generale nel territorio della Provincia di Oristano e per assicurare ai cittadini livelli adeguati di assistenza sanitaria;
7) entro quali tempi la Regione intenda procedere all’individuazione e all’assegnazione di medici di medicina generale stabili per i cittadini attualmente privi di assistenza primaria nei Comuni di Uras e San Nicolò d’Arcidano;
8) se non ritenga necessario predisporre, con la massima urgenza, un piano straordinario di emergenza per il terralbese, finalizzato al rafforzamento immediato della medicina territoriale, della continuità assistenziale e degli ASCOT, al fine di evitare conseguenze irreversibili sul diritto alla salute delle comunità interessate;
9) se non ritenga altresì necessario predisporre un piano straordinario di rilancio dell’intera sanità nell’oristanese, finalizzato a rafforzare il presidio ospedaliero di Oristano e a potenziare la medicina territoriale;
10) se la Presidente della Regione e la Giunta regionale non ritengano di dover assumere con urgenza una piena e chiara responsabilità politica rispetto a quella che appare ormai come una delle più gravi crisi del sistema sanitario sardo degli ultimi decenni, evitando che il divario tra propaganda istituzionale e realtà dei servizi sanitari si trasformi definitivamente in un fallimento politico e amministrativo dalle conseguenze potenzialmente devastanti per il diritto alla salute dei cittadini sardi.

Cagliari, 25 giugno 2026

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