Mozione n. 536

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVILegislatura

Mozione n. 536

GIAGONI – PIRAS – ENNAS – MANCA Ignazio – MELE – SAIU sulla necessità di trovare una soluzione definitiva alla questione delle concessioni demaniali marittime e supportare e difendere le piccole imprese del settore balneare.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
– il 12 dicembre 2006 il Parlamento europeo ed il Consiglio dell’Unione europea, al fine di facilitare la creazione di un libero mercato dei servizi in ambito europeo, hanno approvato la direttiva 2006/123/CE, cosiddetta “direttiva Bolkestein”, in Italia, tra le categorie commerciali che sarebbero suscettibili di applicazione delle norme contenute della direttiva, rientrerebbe quella delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative;
– il quadro giuridico risulta essere molto complesso a causa dei numerosi interventi normativi e giurisprudenziali contraddittori che si sono succeduti negli anni, e che si sono intrecciati con la normativa e con le procedure di contenzioso aperte in sede europea, riguardanti essenzialmente i profili della durata e del rinnovo automatico delle concessioni, oltre la liceità della clausola di preferenza per il concessionario uscente, il cosiddetto “diritto di insistenza”;
– la Corte di Giustizia europea, sentenza del 14 luglio 2016, statuisce la contrarietà al diritto europeo di una proroga automatica delle concessioni demaniali pubbliche in essere per attività turistico-ricreative, nei limiti in cui tali concessioni presentano un interesse transfrontaliero certo;
– rimette al giudice nazionale lo stabilire l’interesse transfrontaliero certo e nel contempo richiama i principi di certezza del diritto e del legittimo affidamento, nonché la possibilità per uno Stato, in determinati casi, di giustificare una disparità di trattamento nei confronti di altri Stati al fine di tutelare tale certezza del diritto e legittimo affidamento;
– da ultimo, la legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di bilancio 2019), all’articolo 1, commi dal 682 al 684, ha esteso per ulteriori quindici anni, a far data dal 1° gennaio 2019, le concessioni, quindi fino al 31 dicembre 2033;
– la medesima legge, negli articoli che seguono, prevede l’emanazione di una legge organica di riforma del settore balneare a uso turistico ricreativo il cui percorso sarebbe dovuto iniziare immediatamente, con un DPCM da emanarsi entro tre mesi dalla promulgazione della legge n. 145 del 2018, nonché una ricognizione a livello nazionale del patrimonio demaniale e delle concessioni demaniali marittime;
– la legge avrebbe dovuto, inoltre, indentificare i criteri di assegnazione delle concessioni tramite procedura di pubblica evidenza allo scadere del periodo transitorio di 15 anni;
– il percorso legislativo di riordino del settore di cui al punto precedente, non risulta ancora mai iniziato né quindi portato a termine;
– alcuni stati europei, come la Spagna ed il Portogallo, hanno invece riformato in modo organico, tramite specifiche leggi quadro, la disciplina del demanio marittimo prevedendo in alcuni casi, come la “Ley das Costas” approvata dal parlamento spagnolo il 13 maggio 2013, proroghe delle concessioni demaniali di durata sino a 75 anni; tali leggi non sono per ora mai state oggetto di contestazione da parte della Commissione europea;
– con l’articolo 182, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19), cosiddetto “decreto Rilancio”, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, l’estensione transitoria della validità dei titoli concessori ad uso turistico ricreativo al 31 dicembre 2033 di cui alla legge n. 145 del 2018, è stata confermata;
– con nota di messa in mora, il 3 dicembre 2020 l’Unione europea si è rivolta all’Italia indicando la non conformità della legge n. 145 del 2018 con la legislazione europea, preludio ad una procedura di infrazione;

CONSIDERATO che:
– la Sardegna con oltre 1.800 chilometri di costa, in pratica un quarto delle coste italiane (7.375 km), è la Regione italiana con il maggiore sviluppo costiero;
– la Sardegna, con circa un migliaio di aziende, che creano occupazione diretta per circa 20.000 addetti e che operano grazie alle concessioni demaniali marittime ad uso turistico ricreativo, risulta essere tra le regioni italiane maggiormente rappresentative del settore balneare;
– la maggioranza delle imprese balneari in Italia sono micro e piccole imprese, mentre le imprese operative nel settore balneare della Sardegna sono principalmente a conduzione familiare e per oltre il 90 per cento microimprese gestite direttamente dall’imprenditore, che trae l’unico o prevalente reddito per il sostentamento proprio e della famiglia da tale attività; tali imprese hanno inoltre nel corso degli anni effettuato investimenti al fine di garantire un servizio di qualità ai fruitori delle spiagge e la sicurezza della balneazione;

PRESO ATTO della sentenza del 9 novembre 2021 del Consiglio di Stato con la quale stabilisce che le attuali concessioni rimarranno in vigore fino al 31 dicembre 2023, «per evitare l’impatto sociale ed economico» di una loro immediata sospensione. «Dal giorno successivo, tuttavia, non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza. Scaduto tale termine, quindi, tutte le concessioni demaniali dovranno considerarsi prive di effetto, indipendentemente dal fatto se via sia o meno un soggetto subentrante nella concessione»;

CONSIDERATO inoltre che il Consiglio di Stato ha ribadito che le concessioni dipendono da due principi del diritto europeo, il primo è che il diritto comunitario prevale su quello nazionale, e dunque la direttiva Bolkestein ha un rango superiore rispetto alle eventuali leggi che il Parlamento italiano dovesse approvare. Il secondo è che il diritto italiano in contrasto con quello europeo non deve essere applicato direttamente dai giudici e dalla pubblica amministrazione italiana (si parla qui di “diretta applicabilità” del diritto comunitario negli ordinamenti interni degli Stati);

EVIDENZIATO che la sentenza del 9 novembre 2021 del Consiglio di Stato è attualmente oggetto di studio e discussione dottrinale al fine di determinarne la portata e le eventuali criticità giuridiche ed applicative, e che le associazioni di categoria, hanno annunciato un possibile ricorso avverso a tale sentenza alla corte di cassazione a sezioni riunite e, ove necessario, presso le massime giurisdizioni europee,

impegna il Presidente della Regione e l’Assessore regionale degli enti locali finanze e urbanistica
a intraprendere e promuovere interlocuzioni con il Governo nazionale al fine di:

1) trovare una soluzione definitiva alla questione delle concessioni demaniali marittime, anche attraverso l’approvazione di una legge quadro del Demanio marittimo nell’ottica di superare le criticità emerse dalla sentenza del Consiglio di Stato del 9 novembre 2021;
2) supportare e difendere le micro e piccole imprese del settore balneare, in un’ottica di riconoscimento della specificità ed appartenenza al patrimonio identitario storico e socio economico italiano dell’impresa balenare italiana e del turismo balenare italiano, di tutela dell’occupazione e della stabilità sociale, in un momento di forte crisi economica alimentata dalla crisi pandemica; nel caso della Sardegna, di riconoscimento di un ulteriore stato di disagio caratterizzato dalla condizione di insularità.

Cagliari 22 novembre 2021

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