Interrogazione n. 1161/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVILegislatura

Interrogazione n. 1161/A

MANCA Desiré Alma, con richiesta di risposta scritta, sulle problematiche del Centro dialisi San Camillo di Sassari.

***************

La sottoscritta,

premesso che:
– la dialisi è una terapia salvavita e il paziente nefropatico deve sottoporsi al relativo trattamento di norma con cadenza trisettimanale;
– i Centri dialisi sono strutture ambulatoriali, ospedaliere ed extraospedaliere, finalizzate a erogare i trattamenti sostitutivi ai pazienti affetti da insufficienza renale in fase uremica;
– nel territorio regionale sono presenti: Centri dialisi di riferimento (CDR), ad elevata assistenza, annessi ad una Unità operativa ospedaliera di Nefrologia dotata di posti-letto di degenza propri, con il compito prevalente di assistere pazienti con instabilità cliniche e comorbidità maggiori; Centri dialisi ad assistenza decentrata (CAD), strutture specialistiche finalizzate a garantire la dialisi a pazienti con instabilità clinica, gestibili grazie alla presenza continuativa del nefrologo durante tutta la seduta dialitica; Centri dialisi ad assistenza limitata (CAL), strutture specialistiche finalizzate a garantire la dialisi a pazienti certificati dal Nefrologo responsabile come clinicamente stabili;
– i pazienti dializzati del nord ovest dell’Isola possono fare affidamento sull’assistenza territoriale fornita dal Centro dialisi di riferimento (CDR) presso l’Ospedale A. Segni di Ozieri e dal Centro dialisi ad assistenza decentrata (CAD) San Camillo, quest’ultimo situato presso la strada statale Sassari-Sorso, km 3;
– gli attuali requisiti minimi organizzativi, strutturali e tecnologici per l’accreditamento regionale dei Centri dialisi di riferimento e dei Centri dialisi ad assistenza decentrata sono definiti dalla deliberazione della Giunta regionale n. 47/15 del 29 settembre 2015;
– in particolare, i requisiti minimi strutturali del CAD (così come quelli del CDR) prevedono che il centro sia localizzato in modo da consentire il facile accesso dei pazienti, dei loro accompagnatori e dei mezzi di soccorso e che sia dotato di locali e spazi correlati alla tipologia e al volume delle attività erogate, dalle sale dialisi agli spogliatoi, debitamente arredati;
– i requisiti impiantistici prevedono che venga garantita una temperatura invernale ed estiva costantemente compresa tra i 20 e i 24 gradi, con umidità relativa compresa tra 40 e 60 per cento, illuminazione e ventilazione naturale, ma anche la continuità elettrica, un sistema centralizzato e/o nelle singole aree dialitiche per la chiamata del nefrologo di turno, almeno quattro prese elettriche con interruttore magnetotermico per ogni posto-dialisi, nonché un impianto di stoccaggio e pressurizzazione dell’acqua dimensionato alle necessità del centro per almeno un giorno di autonomia e un impianto di preparazione dell’acqua per emodialisi con precise caratteristiche tecniche;
– i requisiti tecnologici prevedono, poi, una dotazione minima di apparecchiature, attrezzature e presidi medico chirurgici, compresi letto o poltrona-bilancia e monitor per ogni posto-dialisi, rispondenti a determinate caratteristiche tecniche;
– infine, per il CAD sono prescritti specifici requisiti minimi organizzativi, consistenti in una “dotazione numerica del personale medico e infermieristico […] quantitativamente e qualitativamente adeguata alle prestazioni da erogare e al numero di pazienti effettivamente presenti contemporaneamente”, con un “rapporto effettivo infermiere/paziente […] di 1 ogni 4 pazienti cronici stabili, 1 ogni 3 pazienti cronici instabili, 1 ogni 2 pazienti acuti o cronici fortemente instabili o critici in terapia o assistenza semi-intensiva e 1 ogni paziente acuto, o cronico in trattamento presso i Servizi di Rianimazione e Terapia intensiva”; inoltre, deve essere “assicurata la presenza attiva da parte dello specialista nefrologo durante il trattamento;

constatato che:
– purtroppo, il Centro dialisi San Camillo, con un potenziale bacino di utenza di circa 120/150 pazienti cronici, di cui il 70/75 per cento di Sassari, sotto diversi profili non risulta rispondente ai requisiti minimi sopra indicati;
– in primis, l’ubicazione del centro in questione non consente l’agevole accesso dei pazienti e dei mezzi di soccorso, se si considera che dista circa 13 km dal centro di Sassari e che il relativo percorso si presenta alquanto tortuoso, risultando percorribile soltanto a mezzo di autobus pubblici con corse ogni novanta minuti o, in alternativa, mediante ambulanza a pagamento o con il proprio autoveicolo, con i conseguenti disagi per i pazienti con disabilità e/o sprovvisti della possibilità economica di viaggiare;
– inoltre, in caso di arresto cardiaco insorto durante il trattamento dialitico i mezzi del servizio di emergenza/urgenza arrivano da Sassari e devono trasportare il paziente in uno dei presidi ospedalieri cittadini dotati delle strutture e dei servizi necessari e, vista la notevole distanza del Centro dialisi e le caratteristiche della strada, sussiste il rischio concreto che non riescano a intervenire tempestivamente per salvargli la vita;
– dal punto di vista dei requisiti strutturali e impiantistici, sin dall’ingresso l’immobile, risalente addirittura agli anni ’50, si presenta marcatamente fatiscente, con intonaci ammalorati e scrostati anche nelle sale dialisi, infissi esterni e interni privi di guarnizioni e non a norma, nonché buchi nel pavimento – tra l’altro non segnalati – che mettono a rischio la sicurezza di pazienti e operatori sanitari;
– in aggiunta, i bagni per i pazienti sono di dimensioni ridotte e privi di areazione naturale e i bagni destinati alle persone con disabilità sono addirittura inesistenti, gli spogliatoi del personale presentano dimensioni non a norma e non sono dotati di armadietti in numero sufficiente;
– in svariati locali mancano i condizionatori, risultando pertanto impossibile assicurare la temperatura e il tasso di umidità come sopra prescritto;
– nelle sale dialisi, dotate di arredi obsoleti e di letti-bilancia usurati e privi di telecomando, l’impianto telefonico e la connessione Internet sono malfunzionanti;
– il magazzino è al sottopiano e non è presente il montacarichi, sicché viene a tal fine utilizzato un ascensore destinato ai pazienti del presidio ospedaliero;
– rimpianto dell’acqua per la dialisi è obsoleto e dispendioso e non è noto l’esito della manifestazione di interesse per l’appalto integrato per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori di adeguamento degli impianti di produzione di acqua medicale per emodialisi e degli impianti elettrici dei Centri dialisi del San Camillo, di Ozieri e del Poliambulatorio di Bono che risulta pubblicata dall’ATS nel mese di ottobre 2019 e -secondo le indicazioni fomite dal Sito istituzionale- incomprensibilmente tuttora in svolgimento;
– le attrezzature del Centro dialisi sono carenti e scarseggiano persino i presidi medici, dato che, in particolare, le scorte di siringhe, garze e cerotti medicati per prevenire eventuali infezioni non sono mai sufficienti per soddisfare le esigenze dei pazienti dializzati, tanto che alcuni di loro si sono visti costretti ad acquistarli a proprie spese;
– purtroppo, anche gli ordini di dispositivi e di farmaci non vengono mai interamente evasi dalla farmacia territoriale di Alghero, da cui attualmente il Centro dipende per le relative forniture;

considerato che:
– oltre alle criticità sopra esposte, si registra una grave e allarmante carenza di organico sanitario;
– infatti, il Centro dialisi può fare affidamento soltanto su due medici, che si alternano con grandi sacrifici per assicurare la presenza attiva di almeno un medico durante i trattamenti dialitici, come prescritto dai succitati requisiti organizzativi;
– anche la dotazione organica del personale infermieristico non risulta affatto conforme ai requisiti di accreditamento e il 30% degli infermieri ancora in servizio ha un contratto di lavoro a tempo determinato, senza contare che, inevitabilmente, alcuni di loro usufruiscono dei permessi di legge o sono soggetti a limitazioni e prescrizioni del medico competente;
– la carenza di organico e l’eccessivo carico di lavoro, oltre ad esporre seriamente il personale al rischio di bum out, incide negativamente sulla formazione degli infermieri, tenuto conto che lo specifico percorso formativo per l’assistenza infermieristica ai pazienti dializzati sotto i diversi profili della gestione tecnica del trattamento dialitico, della gestione del circuito extra-corporeo, ma anche della relazione con il paziente, fondamentale per la compliance terapeutica, dovrebbe essere di sei mesi seguiti da ulteriori sei mesi di affiancamento effettivo;
– l’insufficienza di organico non risparmia neanche il personale di supporto;

ritenuto che:
– sia necessario garantire che il Centro dialisi di riferimento per i pazienti sassaresi e del nord ovest della Sardegna sia agevolmente raggiungibile e vicino alle strutture ospedaliere di riferimento per la gestione dei pazienti dializzati con patologie tempo dipendenti;
– il Centro dialisi debba presentare caratteristiche strutturali e dotazioni impiantistiche e tecnologiche adeguate e rispondenti ai requisiti minimi prescritti a garanzia dei LEA;
– debba porsi immediatamente rimedio alla grave carenza di organico che impedisce agli operatori sanitari del Centro dialisi di svolgere serenamente il proprio lavoro consentendo di dedicarsi con la giusta attenzione e con i tempi necessari alla gestione -assai complessa- dei pazienti dializzati e richiede loro un sacrificio a lungo andare insostenibile;
– gli operatori sanitari del Centro dialisi debbano essere messi in condizioni di prestare, senza soluzione di continuità, la necessaria assistenza ai pazienti in carico grazie a un’adeguata dotazione di dispositivi, presidi medici e farmaci,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale per sapere:
1) se siano a conoscenza delle problematiche sopra esposte;
2) quali atti e misure intendano adottare al fine di garantire che il Centro dialisi San Camillo di Sassari sia rapidamente e agevolmente raggiungibile dai pazienti, dai loro accompagnatori e dai mezzi di soccorso e vicino alle strutture ospedaliere di riferimento per la gestione dei pazienti dializzati che manifestino patologie tempo dipendenti;
3) quali atti e misure intendano adottare al fine di garantire che il Centro dialisi in questione presenti caratteristiche strutturali e dotazioni impiantistiche e tecnologiche adeguate a garanzia dei LEA e rispondenti ai requisiti minimi prescritti per i CAD;
4) quali atti e misure intendano adottare al fine di porre immediatamente rimedio alla grave carenza di organico che impedisce agli operatori sanitari del Centro dialisi di svolgere serenamente il proprio lavoro;
5) quali atti e misure intendano adottare al fine di garantire che il Centro dialisi possa costantemente fare affidamento su un’adeguata dotazione di dispositivi, presidi medici e farmaci;

Cagliari, 13 agosto 2021

Condividi:
Aumenta dimensioni caratteri
Alto contrasto