“Ricordo del premio Nobel Grazia Deledda”

Sas cantones de pache e d’amore (Bae luna) del cantautore Piero Marras hanno aperto nell’Aula del Consiglio regionale l’incontro celebrativo per ricordare il premio Nobel Grazia Deledda, a 150 anni dalla nascita e a 94 anni dalla consegna del prestigioso riconoscimento che ancora oggi è l’unico, attribuito ad una scrittrice italiana per la letteratura.

«Celebriamo oggi una “figlia della Sardegna” – ha dichiarato il presidente del Consiglio, Michele Pais –  che ha dato lustro alla sua Isola avendo saputo immortalare con uno stile raffinato e originale la cultura, la mentalità, le caratteristiche della nostra terra e dei suoi abitanti, vissute e osservate in un particolare contesto territoriale e in un dato momento storico ma al contempo descritte con una carica introspettiva dal valore universale con la quale la scrittrice ha raggiunto – come riporta la motivazione del conferimento del Premio Nobel – una “profonda comprensione degli umani problemi” che accomunano tutte le genti».

«Grazia Deledda “una donna dei nostri tempi, una icona di modernità, la donna che non mise limiti alle donne” – ha proseguito il presidente dell’Assemblea sarda rivolgendosi al presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico – deve entrare a pieno titolo nei programmi degli istituti scolastici italiani».

«Portare nella scuole una delle “figure massime della cultura italiana” – ha dichiarato il presidente Fico – potrà contribuire a sradicare gli stereotipi di genere e a riaffermare uno straordinario esempio di emancipazione e riscatto femminile». Il presidente di Montecitorio ha quindi ricordato l’impegno e le sfide della scrittrice sarda («una donna tenace, determinata e indipendente che si impose come autodidatta in un’epoca nella quale la formazione scolastica era assai limitata per le donne Sardegna») e il suo indissolubile legame con la sua terra, dando lettura di un celebre passaggio di una nota scritta a soli vent’anni: «Io non sogno la gloria per un sentimento di vanità e di egoismo, ma perché amo intensamente il mio paese, e sogno di poter un giorno irradiare con un mite raggio le fosche ombre dei nostri boschi, di poter un giorno narrare, intesa, la vita e le passioni del mio popolo, così diverso dagli altri così vilipeso e dimenticato e perciò più misero nella sua fiera e primitiva ignoranza».

Il presidente della Camera ha quindi concluso il suo intervento assicurando l’attenzione del Parlamento italiano per la Sardegna («ricordo la recente approvazione in Senato del disegno di legge per il riconoscimento dell’insularità in costituzione del quale condivido l’obiettivo nel verso della coesione sociale e territoriale per rimuovere gli inaccettabili squilibri tra le regioni») e si è complimentato con il Consiglio regionale per l’iniziativa che celebra Grazia Deledda: «Le assemblee rappresentative possono contribuire allo sviluppo delle nostre comunità, non soltanto esercitando le funzioni istituzionali che gli sono proprie, ma anche agendo da promotori di occasioni culturali che favoriscano la coesione e l’identità delle nostre comunità».

Il giornalista Anthony Muroni, direttore artistico dell’anno deleddiano, ha presentato l’attore nuorese Giovanni Carroni che ha letto un brano del romanzo “Canne al vento” (la parte finale che racconta ultimi preparativi della cerimonia nuziale e nello tempo gli ultimi momenti di vita del protagonista Efis) mentre l’amministratore straordinario della Provincia di Nuoro, Costantino Tidu, ricordando la figura della Deledda, “la nostra Grazia”, ha affermato che “il suo Nobel non ha un valore solo letterario ma ha restituito dignità alla Sardegna ed alle sue istanze autogoverno”.

A nome del Comune di Nuoro ha preso poi la parola la Sindaca del Consiglio comunale dei ragazzi Carla Carboni, che si è soffermata sulla modernità di Grazia Deledda “grande donna che ha sempre rifiutato ogni discriminazione portando la Barbagia nel mondo”.

La scrittrice e studiosa deleddiana, Neria De Giovanni, ha invece raccontato alcuni interessanti aneddoti sul premio Nobel assegnato alla grande scrittrice nuorese. «Innanzitutto – ha ricordato – non è affatto vero che quello della Deledda è stato “un  Nobel per caso” perché è arrivato alla fine di ben 12 candidature, grazie soprattutto alla sua fama conquistata all’estero,  così come non è un caso che sia ancora oggi l’unica donna italiana, su 14, nella storia del Nobel dal 1901».

Il Collettivo scrittrici sarde ha proposto alcune testimonianze sulla cultura sarda di oggi per la quale la Deledda è un costante punto di riferimento, anche come riflessione “alta” sulla condizione della donna.

Giacomo Mameli infine, decano dei giornalisti sardi, ha contestato la tesi secondo la quale “tutta” la cultura italiana non ha riconosciuto il valore di Grazia Deledda. In proposito Mameli ha citato l’esempio di Carlo Bo, intellettuale editorialista e senatore a vita, che la definì “la scrittrice più libera del secolo” e di Carlo Momigliano, secondo il quale “dopo Manzoni nessuno descrisse come lei la profondità del senso della vita”. «Oggi  – ha concluso – Grazia Deledda è studiata anche nell’Università della California, dove alcuni studiosi hanno parlato del film tratto dal suo romanzo “Cenere” interpretato da Eleonora Duse, come di una vera “opera globale”».

La giornata in ricordo di Grazia Deledda si è conclusa con l’esibizione dei suonatori di Launeddas, che hanno eseguito fra l’altro una interpretazione del celebre brano “Non potho reposare”.

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