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Resoconto della seduta n. 202 del 24/02/2022

Bozza provvisoria

CCII SEDUTA

Giovedì 24 febbraio 2022

(ANTIMERIDIANA)

Presidenza del Presidente Michele PAIS

indi

del Vicepresidente Giovanni Antonio SATTA

indi

del Presidente Michele PAIS

La seduta è aperta alle ore 09 e 48.

CUCCU CARLA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana dell'8 febbraio 2022 (191), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. I consiglieri regionali Sara Canu, Emanuele Cera, Annalisa Mele e Aldo Salaris hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 24 febbraio 2022.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Discussione e votazione dell'articolato del disegno di legge: Legge di stabilità regionale (legge finanziaria 2022) (301/A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione dell'articolato del disegno di legge numero 301/A.

Siamo arrivati all'articolo 10, rispetto al quale è stato espresso il parere della Commissione in ordine agli emendamenti presentati.

È aperta la discussione sull'articolo e sugli emendamenti.

Naturalmente ci si può prenotare prima della fine dell'intervento dell'onorevole Moriconi. Per cortesia, lasciamo intervenire l'onorevole Moriconi, grazie.

È iscritto a parlare il consigliere Cesare Moriconi. Ne ha facolt��.

MORICONI CESARE (PD). Grazie Presidente, Assessore. Lo spopolamento, lo sappiamo, è un fenomeno complesso perch�� determinato da un insieme di fattori, per ognuno dei quali sappiamo la necessità che abbiamo di fare delle analisi per comprendere come cause e soluzioni siano diverse l'uno dall'altro, così per la denatalità è evidente il fatto… Presidente, siamo in pochi…

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Moriconi, stavo parlando… onorevole Maieli, l'opposizione ci sta consentendo di iniziare il Consiglio regionale nonostante non ci sia il numero legale. Per cortesia, se volete parlare, visto che non c'è il numero legale, uscite fuori. Grazie.

Prego, onorevole Moriconi.

MORICONI CESARE (PD). Per cui se se analizziamo il fenomeno dello spopolamento, noi scopriamo che ci sono i temi che riguardano la denatalità, i temi che riguardano i flussi migratori da Comune a Comune, da Regione a Regione… magari aspettiamo che possano, sospendiamo un attimo, cinque minuti.

PRESIDENTE. Continui, onorevole Moriconi. Riniziamo da zero, sei minuti.

MORICONI CESARE (PD). Lo dico perché questa è l'anima della finanziaria, colleghi, questo è l'articolo attraverso il quale è stata dichiarata guerra ai mali atavici della Sardegna, lo dico per questo. Per cui io credo che sia cosa seria che ci soffermiamo un attimo perché, io lo capisco che non si possono risolvere tutti i problemi, io capisco che non si possono risolvere tutti i problemi e che non si possono risolvere i mali atavici con un clic, non è possibile, e quindi è corretto porre la questione, è importante che sia stata posta la questione dello spopolamento, e si deve esprimere approvazione circa il fatto che sia stato posto il problema dello spopolamento, ma lo spopolamento non è tre misure, tre misure sono qualcosa, come dice il collega Mula, meglio di nulla, però ci torniamo su questo. Lo spopolamento è il fenomeno della denatalità e la denatalità è il numero di nuovi nati, ma il numero di nuovi nati è meno in tutti i Comuni della Sardegna, è meno in Sardegna, è meno a livello nazionale, è meno a livello europeo, perché la popolazione invecchia, l'indice di vecchiaia è alto, il tasso di fertilità è basso. È un calcolo probabilistico, più soldi non è che aumenta il tasso di fertilità, ci sono delle dinamiche, delle questioni che vanno analizzate, certo un figlio va cresciuto, c'è bisogno di soldi e i soldi chiaramente aiutano le famiglie, ma non è che aumenta il tasso di fertilità introducendo il "bonus bebè", per quanto possa essere utile. È un tema che riguarda le condizioni di sviluppo economico dei Comuni? Certo. Delle Regioni? Certo, è così. I flussi migratori sono determinati da queste condizioni, dalle condizioni di vivibilità, dalla fruibilità dei servizi essenziali della sanità, dell'istruzione, della mobilità, è normale che sia così, e se non sono fruibili, se non c'è lavoro è normale che le persone si spostino, se ne vanno nei centri principali, si allontanano dai centri periferici, se ne vanno dalle Regioni del Meridione verso le Regioni del Nord, se guardiamo i dati sono quelli, cioè lo spopolamento è maggiore nelle Regioni del Meridione e minore nelle Regioni del nord Italia. Quindi voglio dire lo spopolamento è un problema molto serio, molto complesso e noi siamo disponibili ad affrontarlo e a discuterne. Il saldo anagrafico naturale è negativo anche nei Comuni di Cagliari, Sassari, Quartu, Monserrato, Iglesias, Nuoro, non solo nei piccoli centri. Il saldo anagrafico migratorio è negativo nei Comuni come Sassari, Quartu, Monserrato, Iglesias, Nuoro, Sestu, cioè è uguale dappertutto, certo l'impatto è diverso nei comuni minori. Allora il problema è che lo spopolamento è un tema di carattere regionale, nazionale, europeo. L'articolo 10 prova ad affrontarlo l'argomento, il collega Mula nella discussione generale dice che qualcosa è meglio di nulla, e io sono d'accordo se qualcosa produce effetti. Quando ho fatto riferimento al miliardo complessivo della strategia 5.8 della programmazione territoriale, volevo dire esattamente questo, che quel qualcosa è come nulla perché se noi non abbiamo speso nulla evidentemente ha prodotto gli stessi effetti del nulla. Se il Piano Sulcis non produce nulla è inutile che noi mettiamo un miliardo e 200 milioni nel Piano Sulcis se non siamo capaci di spenderlo. Se spendiamo solamente il 38,9 per cento delle risorse di una misura importante come quella del sostegno alle imprese evidentemente c'è un problema di fondo, e noi abbiamo posto esattamente questa come questione. Analizziamo le criticità per capire quali sono le criticità, come vanno affrontate le criticità, come vanno superate partendo dalla comprensione dei limiti dei provvedimenti che scriviamo noi a partire dall'azione legislativa, dei limiti delle procedure attuative anche delle delibere, lo ha fatto la settimana scorsa il collega Peru segnalando il fatto che abbiamo difficoltà a dare attuazione alle leggi che scriviamo per comprendere quali sono i nostri limiti nella programmazione, perché anche questo, l'approccio integrato di cui ha bisogno un tema complesso come lo spopolamento evidentemente merita di essere analizzato in questa dimensione. Noi allora per questo crediamo che l'articolo 10 rischia di essere, come ha detto Confindustria Sardegna, inidoneo, una misura, un insieme di misure idonee, perché rischia di essere inefficace perché rischia di essere anche ridondante su alcune misure che prevede, il contributo sulle ristrutturazioni lo prevediamo anche in provvedimenti adottati dal Governo. Quindi va fatto un coordinamento generale e una valutazione generale delle misure, e lo stesso il "bonus bebè" va articolato meglio perché, se non si tengono conto delle condizioni reddituali o se è uguale per tutti, e se i Comuni sotto i 3000 abitanti della costa sono uguali a quelli dell'entroterra, o quelli a ridosso dei poli sanitari più importanti, quindi dove è fruibile il servizio sanitario in maniera immediata rispetto ai Comuni dell'entroterra, dove invece per raggiungere una DEA di primo livello occorre un'ora…

PRESIDENTE. Può concludere.

MORICONI CESARE (PD). …è evidente che noi stiamo mettendo delle misure e non le stiamo articolando in relazione al reale fabbisogno delle comunità, abbiamo bisogno allora di comprendere queste criticità. Abbiamo bisogno per questo, e quindi è proprio l'articolo 10, abbiamo bisogno di comprendere quali sono le criticità che ci hanno impedito di dare attuazione, per esempio la misura 5.8 della strategia 2014-2020, per fare una verifica di attuazione, che non è la ricerca dei colpevoli, perché è la Regione Sardegna che non ha la capacità di spesa, non lo diciamo noi, lo dice la Corte dei Conti, e non è un problema di oggi, è un problema che viene da lontano, e siccome viene da lontano noi abbiamo il dovere non di rassegnarci alla nostra incapacità, abbiamo il dovere di porre rimedio. Individuare quelle criticità significa riscrivere le linee guida attraverso le quali poi devono essere spese quelle risorse per revisionare gli stessi progetti di sviluppo territoriali, gli stessi APQ, parte dei quali sono stati sottoscritti e parte dei quali non sono stati sottoscritti, e per riscrivere probabilmente il Piano Sulcis, per revisionare anche quelle leggi di spesa importanti come per esempio il sostegno alle imprese, e fare in modo che ogni impegno della nostra Regione possa finalmente trovare un punto di caduta efficace e utile al sistema economico e sociale regionale. Ecco perché il nostro punto di vista è che quell'articolo 10 rischia di essere una straordinaria illusione che, così come tutti gli altri provvedimenti che abbiamo adottato, tra qualche anno rischia, e noi non vorremmo che fosse così, di consegnarci il nulla pur avendo fatto quel qualcosa di cui parlava qualche giorno fa il collega Mula. E la richiesta che noi vi facciamo è che teniate conto su questo, il nostro giudizio sulla legge finanziaria è questo, è per questo, perché ogni volta che noi trattiamo i provvedimenti, che si tratti di legge finanziaria o si tratti di altre misure come per esempio la numero 22 del 2020, non abbiamo tenuto conto di quelle che sono le nostre capacità di dare efficacia ai provvedimenti che andiamo ad adottare, e il più delle volte rischiano di diventare assolutamente inefficaci.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Moriconi.

È iscritto a parlare il consigliere Daniele Secondo Cocco. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE SECONDO (LEU). Grazie Presidente. Credo che ci sia pochissimo da aggiungere rispetto a quello che ha appena detto il collega Moriconi. Non dobbiamo rassegnarci, ma abbiamo il dovere di porre rimedio alla grossa, alla grande incapacità di spesa della nostra Regione, ed è vero, non si vogliono cercare colpevoli, non si vogliono dare responsabilità a chicchessia, ma si vuole capire quale potrà essere il punto di caduta effettivo di questo articolo 10, perché quando si parla di bonus comprensivi di quelle che potrebbero essere anche le misure governative noi vorremmo capire, assessore Fasolino e assessore Sanna, se il bonus bebè arriverà comunque anche a quei bambini che tramite le nuove misure del Governo sull'assegno unico potrebbero avere dei benefici direttamente dal Governo o no. Tra l'altro vi vorrei chiedere, ma occorre solo un minimo di buonsenso, non si può dare il bonus bebè a chi è nato nel 2022 e lasciare fuori quelle famiglie che hanno messo al mondo dei bambini durante la crisi pandemica nel 2020 e nel 2021 con 100.000 difficoltà, che chiaramente poi con l'andare avanti, con la crescita dei piccoli figli aumenteranno sicuramente. Quindi io credo che una riflessione su questo occorra assolutamente farla, noi non possiamo parlare dei bambini che nascono, che nasceranno nel 2022, scordandoci completamente quelli che invece sono nati in condizioni ancora molto, molto peggiori. Però quando parliamo di spopolamento �� un fenomeno sicuramente che non possiamo dire sia colpa di questa Giunta, si metterebbero tutti a ridere, è purtroppo un fenomeno datato, che parte da molto lontano e rispetto al quale non si è mai riusciti a porre rimedio o a proporre soluzioni serie. E perché? Perché non è stata mai fatta una ricerca seria; noi ogni tanto mettiamo delle pezze, come delle piccole pezze, saranno questi provvedimenti inseriti nell'articolo 10. Perché è vero quello che ha detto il collega Moriconi, noi dobbiamo parlare di spopolamento di diversi livelli, perché lo spopolamento delle zone interne, dei piccoli paesi, dove non è possibile arrivare in dieci, in venti minuti a quelli che sono i servizi indispensabili alle persone che abitano quei borghi e quei paesi, è ben diverso dalla spopolamento che ci può essere un una grossa città, in una provincia o a Cagliari in particolare. Per cui dovremmo declinare le misure che avete messo in campo, secondo me, in maniera molto diversa e molto attenta, e credo che l'Aula su questi temi sia sensibile, tutti i 60 consiglieri, o quelli che siamo presenti abbiamo la giusta sensibilità per cercare insieme di proporre soluzioni che però non siano poi delle straordinarie illusioni, come ha detto l'onorevole Moriconi, perché su questo dovremmo avere delle risposte serie, su come poi effettivamente queste risorse e queste misure potranno essere applicate e praticate, perché davvero rischiamo di impegnare delle risorse anche importanti che poi, però, non avranno un punto di caduta certo rispetto a quello che si aspettano i nostri territori. Una attenzione particolare occorre metterla su quello che è il sistema sanitario. Parliamo di bambini, ma voi sapete che in questo momento il 60 per cento dei piccoli paesi non ha il pediatra? È venuto a mancare il pediatra? Sapete che moltissimi genitori non sanno più come fare per far seguire il loro bambino di un anno, di sei mesi, di quattro mesi? Sapete che devono iscrivere, ed è difficile anche questo, gli stessi bambini al medico di base, e sappiamo qual è la difficoltà in questo momento di avere i medici di base nei piccoli paesi? Queste sono credo delle misure strutturali che vanno immediatamente affrontate, perché questa è un'emergenza! Come emergenza sarà Assessore, lo dicevo ieri, il caro bolletta che riguarda i comuni, i comuni fra qualche giorno non saranno pi�� in grado di… dovranno spegnere le luci, dovranno staccare i computer, perché non avranno la possibilità di pagare bollette che da qualche giorno a questa parte sono quadruplicate. Io ho visto bollette di comuni sotto i 400 abitanti che hanno visto davvero triplicare la loro bolletta, in questo momento non sono in condizioni e dovranno consegnare le chiavi, non so a chi ma dovranno consegnare le chiavi. Quindi anche su questo problema, perché è dentro questo articolo, siamo proprio sul pezzo, noi credo che dovremo cercare con tutta la nostra forza di proporre delle soluzioni adeguate.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Grazie, Presidente. Come abbiamo detto nella discussione generale, l'articolo 10 è forse l'articolo più qualificante della legge finanziaria, perché affronta, e lo affronta in termini abbastanza organici, un tema cruciale, su cui diversi Gruppi di questo Consiglio regionale si sono pronunciati anche attraverso la presentazione di apposite proposte di legge; tema delicato, non è la prima volta che ne parliamo e non è la prima volta che vengono destinate ingenti risorse per affrontare questo tema. Un tema che risente pesantemente, lo ha detto anche il collega Moriconi, del fattore insulare perché, è vero, l'insularità accentua anche un fenomeno come quello dello spopolamento, perché in un'Isola dove le opportunità sono limitate e sono collocate soprattutto in alcune aree forti, per lo più allocate nelle coste, le persone tendono ad andare dove ci sono le opportunità e quindi questo contribuisce ulteriormente all'impoverimento dell'Isola e all'impoverimento delle zone interne. È chiaro che è un tema che va affrontato sotto diversi aspetti, questa Regione ha pensato di affrontarlo a volte, anzi in genere drenando risorse, e noi ci troviamo molti comuni dell'interno pieni di piscine inutilizzate, di bocciodromi, di palestre, di scuole dove non ci sono bambini, non ci sono atleti, strutture che sono costate risorse importanti e che inevitabilmente, per non essere utilizzate e per non essere mantenute, vanno in malora. Cosa voglio dire, colleghi, che il tema della spendita delle risorse è un tema essenziale rispetto all'argomento che abbiamo davanti e ieri, quando si parlava dei forestali, si è usato come argomento che anche questo è un intervento contro lo spopolamento; beh, allora incrementiamo le assunzioni nelle ASL o nei comuni, perché mettiamo la gente a lavorare, li assumiamo nella pubblica amministrazione e combattiamo lo spopolamento. Io mi permetto di dissentire da questa interpretazione, perché casomai il tema dell'assunzione dei forestali si iscrive nel capitolo degli ammortizzatori sociali e, diciamo così, delle misure antincendio in senso ampio, ma l'economia è un'altra cosa, l'economia la fanno le imprese private, l'economia non la fa la pubblica amministrazione, che da questo punto di vista è soltanto un onere per le casse dei cittadini, noi dobbiamo aiutare le persone, le imprese a rimanere nei centri soggetti a spopolamento attraverso gli strumenti che la Regione può mettere in campo, e anche, e qui sì che sono d'accordo, garantendo servizi essenziali, perché nessuno rimane in un posto dove non c'è la guardia medica, nessuno rimane in un posto dove per raggiungere l'ospedale occorre fare due ore di strada, è evidente. Quindi il tema dello spopolamento richiede una serie di interventi mirati per garantire servizi essenziali e per favorire l'economia. Vedo che il tempo sta scadendo, noi abbiamo presentato una serie di emendamenti che sono volti a temperare gli interventi e a mirarli ai comuni che sono effettivamente colpiti da spopolamento, non possiamo dare soldi ai comuni che sono in crescita demografica, dobbiamo darli ai comuni che negli ultimi dieci anni hanno registrato uno spopolamento che noi abbiamo individuato nel 3 per cento, può essere di più, può essere di meno ma introduciamo un limite. E personalmente qualche dubbio ce l'ho anche sul limite dei 3000 abitanti, perché mica solo i piccolissimi comuni sono colpiti da spopolamento. Le altre misure, che mi riservo di illustrare volta per volta, sono tese a favorire la salvaguardia del patrimonio edilizio, quindi a incentivare la tutela del patrimonio edilizio, che in molti comuni, proprio a causa dell'abbandono, sta andando a deperire, e per favorire l'insediamento di piccole imprese nei comuni colpiti in maniera particolarmente forte dello spopolamento. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Desirè Manca. Ne ha facoltà.

MANCA DESIRÈ (M5S). Grazie, presidente, buongiorno Assessore. Articolo che incardina il fulcro di questa legge, la lotta allo spopolamento…

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Manca, la possibilità di intervento è concessa a chi si fosse prenotato entro il termine del primo intervento, giusto per ricordarlo

MANCA DESIRÈ (M5S). Dicevo, un argomento importante, che ha rappresentato e che rappresenta un po' un argomento cardine in tutti i programmi elettorali di tutti i partiti, la lotta allo spopolamento, specialmente qua in Sardegna dove questo fenomeno, purtroppo, è sempre in crescita. E allora mi rifaccio un po' a quello che è l'articolo, a quella che è la vostra idea sul cercare di arginare questo fenomeno, e una delle perplessità che ho subito avuto nel leggere questa vostra proposta è proprio la possibilità di davvero arginare questo fenomeno. Perché? Perché dando questi famosi 600 euro per ogni nato nel 2022, per tutte le famiglie che risiedono nei comuni al di sotto dei 3000 abitanti specialmente, anzi, questo non è neanche definito se nell'entroterra o no, io mi domando, Assessore: ma queste 600 euro che voi vorreste dare a queste famiglie per ogni nato a cosa dovrebbero servire? Cioè, devono servire per portare loro, non so, alle visite di controllo mediche, per cui dai pediatri negli altri paesi o magari nelle città più vicine? Perché ovviamente noi sappiamo perfettamente che i tantissimi paesi sono rimasti senza pediatri.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIOVANNI ANTONIO SATTA

(Segue MANCA DESIRÈ.) Oppure devono servire per dare invece alla famiglia e quindi ai genitori la possibilità di mettere magari la benzina nella macchina per raggiungere il centro più vicino, magari una città, una delle quattro città delle cinque città più grandi della Sardegna per consentire loro di farsi una visita col medico di base? Perché noi sappiamo perfettamente che tantissimi paesi sono rimasti senza medico di base. Oppure devono servire loro per mettere sempre la benzina per raggiungere magari un posto lavorativo che dista dal proprio paese chilometri e chilometri e quindi questo potrebbe dar loro la possibilità di continuare a svolgere un lavoro, una professione, per cui avere quello che noi comunemente immortali chiamiamo "uno stipendio" per far vivere la propria famiglia? Tutto questo, Assessore, per dirle che come idea, quella dei 600 euro dati ai nati del 2022, non è male, anzi, anzi! Io la condividerei se alla base ci fosse un piano di azione per cercare di risolvere i veri problemi che comunque decretano lo spopolamento dei paesi, che sono il lavoro e la sanità. Assessore, se fossero risolti questi problemi non ci sarebbe la necessità di dare alle famiglie per i nuovi nati del 2022 i 600 euro, perché le famiglie avrebbero sia il lavoro che la possibilità di curarsi, per cui voi partite dalla fine di un problema e non dalla base del problema. I 600 euro che voi vorreste dare, condivido anche l'analisi che è stata fatta dal mio collega, dal collega Cocco, quindi voi tenete fuori tutti i bambini nati in questo periodo, io non dico di andare molto a ritroso, non dico di prevedere anni come il 2018 o il 2019 dove comunque c'era già la crisi, ma almeno il 2020 e il 2021, dove comunque purtroppo il mondo e quindi anche la Sardegna è stata veramente investita dalla pandemia, almeno in quei due anni io credo che questo sarebbe stato comunque un piccolo aiuto. Invece voi li tenete fuori comunque e iniziate dal 2022. Dal 2022 voi date questo aiuto però, sempre in riferimento a quanto previsto in questo articolo, voi prevedete anche queste misure nei comuni al di sotto dei 3000 abitanti o fino ai 3000 abitanti, e allora io mi domando, le domando, Assessore, ma magari un comune che c'è adiacente a quello dei 3000 abitanti e che magari, non so, consta di 3025 abitanti, quindi le persone per usufruire, le famiglie per usufruire di questo bonus sì dovrebbero, anzi, si trasferirebbero nel comune adiacente al di sotto dei 3 mila euro e quindi io le domando: dov'è l'azione, la vera azione di contrasto allo spopolamento dei paesi della Sardegna? Perché se la famiglia si trasferisce dal paese dei 3025 abitanti ai 3000 vuol dire che si trasferisce per cui crea un buco e uno spopolamento nel paese di 3025 abitanti, quindi lei fa un trasferimento da un paese all'altro dove in unotappa e dall'altra crea il buco, e quindi non riesco a capire dov'è veramente la vera misura e la lotta allo spopolamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Mura. Ne ha facoltà.

MURA FRANCESCO (FdI). Grazie, Presidente. Mi dispiace che il Presidente Pais mi abbia chiesto di intervenire dopo e poi se ne sia andato, ma sono sicuro che stia ascoltando lo stesso. Quello che le voglio chiedere, siccome sono stato richiamato al fatto che non ci si può iscrivere se non durante il primo intervento, e io ne sono consapevole e rispetto ovviamente questa norma del Regolamento, ma visto il fatto che comunque ci stiamo avviando alla conclusione della discussione sulla finanziaria e sugli articoli, le chiederei una deroga per trattare l'argomento principale di tutta la finanziaria e concedere magari di intervenire anche ad altri consiglieri che non hanno fatto in tempo a iscriversi, magari colpevolmente, durante il primo intervento. Grazie.

PRESIDENTE. Va bene, grazie.

È iscritto a parlare il consigliere Manca Ignazio. Ne ha facoltà.

IGNAZIO MANCA (LEGA) Signor Presidente, Assessori, colleghi, è inutile nasconderlo, oggi non è un giorno come gli altri, gli accadimenti delle ultime ore lasceranno il segno nella storia, sinceramente trovo difficile parlare d'altro, non fosse altro per le vittime del conflitto e per la popolazione civile in fuga verso l'Occidente. Non so quanti di voi mi crederanno, ma stamattina ho smesso di dormire in coincidenza con l'inizio dell'invasione russa, mai potevo immaginare quel che stava accadendo di cui avevo ho avuto certezza con l'ascolto dei primi giornali radio. So che le parole servono ben poco, tuttavia mi limiterò a due semplici considerazioni. Primo, la Russia ha approfittato l'attuale debolezza dell'Unione europea e degli Stati Uniti; secondo, i regimi comunisti stanno consolidando il loro potere, quello economico la Cina, quello militare la Russia. Quanto al primo punto la debolezza europea promana dall'assoluta mancanza di sovranità da parte degli Stati membri, sacrificata sull'altare di un'unione a sua volta priva di forza quantomeno militare. Quanto all'attuale debolezza dagli USA la stessa è direttamente proporzionale all'autorevolezza internazionale del Presidente Biden, colui che a detta del pensiero unico ha sconfitto il guerrafondaio Trump. Detto questo mi avvio a parlare dell'ordine del giorno, finalmente in aula si parla di misure di contrasto allo spopolamento, forse sotto mentite spoglie, la legge finanziaria, ma è importante che se ne parli. Per quanto mi riguarda non è certo la prima volta, ironia della sorte sono trascorsi ormai due anni allorché, intervenendo per la prima volta in quest'Aula in occasione del dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente Solinas, mi impegnai a formalizzare la richiesta di istituzione di una Commissione speciale anti spopolamento, ho mantenuto la promessa con il deposito dell'istanza ex articolo 53 del Regolamento nel dicembre 2019, la richiesta venne inutilmente inserita all'ordine del giorno della Seduta consiliare dell'11 febbraio 2020, non riuscì ad essere trattata, e causa del sopraggiungere del Covid che di fatto ha monopolizzato l'agenda politica dei mesi successivi, è miseramente finita nel dimenticatoio. Di fronte all'esame dell'articolo 10 del presente decreto non potevo non ripercorrere quei passaggi legati ad un impegno assunto ben prima della campagna elettorale per le regionali, allorché girando tra i paesi della Sardegna dimenticati e ascoltando la gente ho toccato con mano la disperazione giovanile di chi è tutt'ora costretto a resistere in territori abbandonati al loro destino, il tutto nell'indifferenza colpevole di una politica ormai adusa alle perenni lamentazioni e adagiata su un destino già segnato. Peraltro, prima di affrontare il merito, mi sia consentito ringraziare ancora una volta i 24 colleghi, allora firmatari della richiesta, con i quali avevo condiviso l'iniziativa, certo di un consenso trasversale, senza etichettature di parte. Non intendo alimentare il dibattito sullo spopolamento ormai in corso da almeno vent'anni e forse finanche stucchevole, sottolineando peraltro come lo stesso non abbia mai avuto sbocco in un organismo istituzionale preposto ad affrontare il gravoso tema in modo organico. L'auspicio era quello di dar vita ad un organo regionale con funzioni consultive e propositive, che si collocasse tra territorio, Consiglio e Giunta regionale, questo è quanto suggerito in occasione di tanti convegni svoltisi in questi anni, tra i quali mi piace rievocare quello del 6 ottobre 2017, raccolto nella Carta di Ollolai, ricco di spunti da cui trarre ispirazione, senza voler tralasciare le sacrosante accuse di immobilismo verso le istituzioni il messaggio emesso fu chiaro: bisogna restituire ai cittadini quella sovranità di cui si sentono espropriati. Riprendo con convinzione la citazione dell'allora Presidente Ganau, perché la condivido pienamente, da ciò consegue che nell'analizzare le cause dello spopolamento e nel ricercare possibili soluzioni sarà essenziale il coinvolgimento del territorio, anzitutto attraverso l'ascolto dei sindaci dei paesi ricompresi nell'elenco di cui all'elaborato il Centro Studi dell'Università di Cagliari, insieme ai quali si dovranno individuare le cause e studiare possibili ipotesi di soluzioni, solo successivamente competerà alla politica, come è giusto che sia, assumere i dovuti rimedi. Il tutto, per non ripetere gli errori del passato, dovrà avvenire con la validazione dei cittadini. Rischioso offrire solamente soluzioni imposte dall'alto che, pur se efficaci e lodevoli, come nel nostro caso, del che ringrazio il presidente Solinas e tutta la Giunta, da sole non sono sufficienti, le stesse non possono trascendere da un connotato culturale che promana dal basso. Non distolga dalla gravità del fenomeno la sua estensione nazionale ed europea, che evidenzia sempre più venti migratori verso le grandi città, dove maggiori sono le opportunità e i servizi. D'altra parte non possiamo e non vogliamo ignorare la questione meridionale, secondo la quale chi nasce nessun nel Sud ha minori possibilità di realizzarsi, così nel lavoro, come persino nello sport. La Sardegna, ahimé, sia per la notevole estensione, che per la scarsità demografica, detiene da tempo solo tristi primati negativi, puntualmente rievocati anche nel corso del dibattito. In futuro per raggiungere gli obiettivi sarebbe necessario un percorso virtuoso, che dovrà essere guidato unitariamente da una struttura ad hoc, come un assessorato, o quantomeno un dipartimento regionale… (manca audio). Occorre soprattutto voltare pagina abbandonando la politica dell'assistenzialismo clientelare, da sempre piegata al chiuso del proprio cortile. Occorre un progetto organico di sviluppo equilibrato tra zone interne e costiere, che affronti complessivamente i temi della produzione, dell'occupazione e dell'organizzazione sociale e civile della popolazione. Per concludere mi sia consentito di suggerire ancora una volta un occhio di riguardo verso il mondo agropastorale, da tempo in sofferenza, al quale si deve riconoscere il ruolo centrale di traino delle aree interne a forte compressione demografica. Come ripeto da tempo senza i pastori, ultime sentinella della nostra storia e della nostra identità, per quelle zone sarebbe un tracollo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Roberto Li Gioi. Ne ha facoltà.

LI GIOI ROBERTO (M5S). Presidente, come ha detto in maniera decisa e appassionata il collega Moriconi, oggi stiamo discutendo del cuore di questa norma finanziaria e io oserei dire del cuore della nostra Isola, e qui dovremmo avere la forza e la convinzione di scrivere una norma che ancora della nostra Isola dia la possibilità di battere forte per tanti anni, per decenni, e non al contrario scrivere una norma che a questo cuore consente un battito sempre più flebile, per poi spegnersi definitivamente. E questo succederà nel momento in cui questa norma sarà scritta male e se si trasformerà in una cura palliativa, che quindi non ha alcun effetto reale. Perché noi dobbiamo capire se con questa norma si vuole contrastare lo spopolamento o si vogliono sostenere i piccoli comuni. Il primo è un concetto universale, il secondo invece è un concetto particolare. A mio parere bisogna usare il concetto di decremento, al di là del numero di abitanti, Assessore, perché come hanno giustamente ricordato miei colleghi nei loro interventi, ci sono paesi sotto i 3000 abitanti che sono cresciuti e paesi poco sopra i 3000 che invece hanno avuto un calo demografico, e anche ci sono paesi o cittadine più grandi che soffrono. Il problema è sardo, non è relativo all'ampiezza dei Comuni, o al loro livello demografico. E quindi bisogna addivenire a scrivere, io ritengo che sia importante fermarci un attimo e cercare di modificarla questa legge, perché abbia veramente un senso per il futuro la nostra Isola, bisogna individuare azioni costruttive e non dare semplicemente soldi a pioggia. Ecco perché ritengo che l'analisi complessiva debba riguardare tutti i 377 Comuni della Sardegna, e non soltanto i 275 piccoli Comuni sotto i 3000 abitanti, altrimenti si sta volutamente sostenendo quei piccoli Comuni, però secondo un concetto generico che poi non porterà purtroppo a niente, da qui a qualche decennio, perché questo è l'orizzonte temporale che ci dobbiamo mettere. Non possiamo fare una semplice norma tampone fine a se stessa. Bisogna stimolare le famiglie a fare figli, non a trasferirsi nei piccoli comuni magari accendendo residenze fasulle, perché anche questo sicuramente si verificherà, e quindi a maggior ragione questa norma perderà qualsiasi significato, sarà fine a se stessa, sarà una goccia nel mare. Dobbiamo quindi fermarci un attimo e scrivere una norma universale, non particolare. È importante che la Giunta abbia avuto l'idea di contrastare lo spopolamento, ma dobbiamo contrastarlo in maniera reale, perché a mio parere questa è una norma pensata e scritta male, dobbiamo trovare la maniera per renderla fruibile, in maniera democratica, a tutti i cittadini della Sardegna. E qual è appunto, come dicevo prima, il criterio comune a tutta la Sardegna? Il criterio del decremento, perché sappiamo benissimo che l'effetto ciambella non c'è più, anche i paesi costieri sono in fase di decremento della propria popolazione. Ecco perché siamo chiamati ad una assunzione di responsabilità. Non ci possiamo permettere di scrivere questa norma, di votarla in maniera leggera, facilona, non va bene, perché è una norma importante. Io non sto sicuramente criticando la volontà della Giunta di occuparsi dello spopolamento, capisco che ci sono esigenze economiche per contrarre il budget a disposizione che devono essere coniugate con le esigenze reali della popolazione, però se non ci fermiamo e approviamo questa legge con questi criteri, che ad esempio scrivono che si utilizza anche il caso dell'affido preadottivo, quando sappiamo che l'affido preadottivo può durare più o meno anni e poi terminare anche negativamente, e questo è un fatto discriminatorio. Oppure si scrive di figli nati nel corso del 2022 e anni successivi, cosa vuol dire anni successivi? Cioè da un lato come hanno detto i miei colleghi è sbagliato scrivere solo 2022, perché ci sono gli anni precedenti che sono stati molto più critici dal punto vista economico, dall'altra parte anni successivi cosa arriviamo fino al 2030? Cerchiamo di essere più concreti, non mi sembra di chiedere cose astruse, noi siamo dei legislatori, dovremmo essere legislatori, il legislatore deve stare attento a queste cose, perché altrimenti l'effetto dell'atto legislativo che si va a sancire è diametralmente opposto e si ha un effetto boomerang, che quindi porterà effetti nefasti per la nostra Isola. Cerchiamo di entrare nella storia della Sardegna facendo una norma ben fatta, non facciamola tanto per farla, questa è una mia esortazione, perché ritengo che siamo in un punto importante appunto al cuore del problema, il cuore della nostra Isola, che tutti noi riteniamo debba battere forte da qui ai prossimi decenni, sempre che quello che sta accadendo non lontano da qui, non ci porti tristemente ad altre considerazioni.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Salvatore Corrias. Ne ha facoltà.

CORRIAS SALVATORE (PD). Presidente, l'articolo 10 è il cuore pulsante di questa legge finanziaria. Io parto da un dato che è reale, attuale, nel presidio ospedaliero del mio territorio, il nostra Signora della Mercede di Lanusei, non è consentito nascere, perché il punto nascita è chiuso, apre, richiude, funziona a intermittenza, come le luci di un presepe, un presepe dove la capanna e sguarnita, Gesù bambino non può nascere. Ma immaginate voi se la mamma che vorrebbe far nascere il proprio figlio a Lanusei ed è costretta oggi a venire a farlo nascere a Nuoro, o a Cagliari, vede nascere il figlio in ambulanza, in un caso o nell'altro avrebbe diritto al bonus natalità, questo sarebbe un problema ed è un problema che purtroppo potrebbe riscontrarsi. Quindi la questione, l'abbiamo già detto in sede di discussione generale, non è bonus natalità sì o no al di sopra della soglia demografica dei 3000 abitanti, la questione è che il bonus natalità non è affatto la chiave per risolvere il problema. Voi vorreste farne un passepartout, ma non è così che si affronta la questione. L'abbiamo già detto e lo ripetiamo qua. Se un punto nascita è chiuso, se la strada è tale per cui un'ambulanza arriva all'ospedale più attrezzato in due ore evidentemente il problema sono le infrastrutture, sono i servizi. Bene, sulla debolezza strutturale e infrastrutturale della nostra Isola è stato detto, si può porre rimedio ora con le risorse del PNRR, con i fondi complementari, con le risorse del fondo FSC, ma si tratta di 2 miliardi 444 milioni sui 73 destinati al sud, stiamo parlando del 3 per cento delle risorse per il sud e dell'1 per cento delle risorse per l'intera Italia. Ma il problema non sono i soldi, è stato detto prima in maniera molto nitida, il problema è la capacità di spenderli in fretta e di spenderli bene, perché magari succede che noi saremo in condizioni di spendere quelle risorse quando i bimbi saranno nati, avranno già avuto magari il bonus e decideranno di trasferirsi altrove, là magari dove i servizi ci sono, perché questa è la tendenza, ed è inesorabile, ed è storica, e non è certo attribuibile a voi oggi, ma a voi si deve attribuire la responsabilità di una scelta, se fosse buona apprezzabile, se fosse sbagliata, come crediamo, senz'altro non apprezzabile. E il contesto macroeconomico nel quale ci troviamo, e sono dati recentissimi, è tale per cui c'è un PIL pro capite in Sardegna che colloca la nostra Regione tra le regioni europee al centoquarantasettesimo posto su duecentoquaranta, e quindi è un dato questo che se andiamo ad analizzarlo nello specifico emerge con molta e preoccupante chiarezza, soprattutto nella Sardegna dei piccoli centri. Non basta dunque il bonus natalità, ma servono interventi sulle infrastrutture, interventi rapidi, compatibilmente con i tempi di istruttoria, servono interventi sui servizi, Assessore, servono interventi sulle comunità, scandiscono nitidamente la parola "comunità", incoraggiando i processi di aggregazione tra enti locali. Vorremmo capire se queste benedette Province ci saranno o meno, incoraggiando oltremodo le Unioni dei Comuni che faticano a fare e a far bene per mille ragioni, incoraggiando le aggregazioni tra enti locali e imprese. Certo che Forestas non è la panacea, ma l'abbiamo detto ieri e lo ribadiamo, può essere un buon antidoto, incoraggiando e accelerando i processi di pianificazione, laddove voi destinate 15.000 euro per ristrutturare le abitazioni dei centri storici. Molti Comuni non hanno i PUC e che quelli che hanno i PUC non hanno ancora un Piano Particolareggiato, perché il grande investimento dei centri che si spopolano dev'essere un investimento sulla bellezza, questo conta. Quindi il bonus natalità rischia di essere un intervento random, spot, che è tutt'altro che durevole. Ma una scelta importante che si fa in sede di legge finanziaria deve essere appunto durevole duratura e teniamo che questo non sia, non in questo modo, e per questo credo che si dovrà intervenire, ma lo farà anche la maggioranza in sede di emendamento. Tutto questo per dire cosa? E mi rivolgo in particolare a lei, Assessore, i territori attendono di capire di che vita dovranno vivere, non di quale morte morire. E la soluzione non è quella che voi paventate qua, con tutta la buona volontà, ma è quella per la quale servono interventi strutturali e organici sui trasporti, sulle strade, sui servizi sanitari, sulle scuole che altrimenti rischiano di rimanere vuote e su quei luoghi di aggregazione sociale che fanno vivere le nostre comunità.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare la consigliera Laura Caddeo. Ne ha facoltà.

CADDEO LAURA (Progressisti). Presidente, si è detto in maniera abbastanza chiara e anche ripetuta che quello dello spopolamento è un problema complesso e, normalmente, alla complessità si risponde con misure che siano sistemiche. Ecco perché io credo, Assessore, e spero che sia avvenuto, ma se così non fosse spero invece che ci si concentri anche su un'attività preliminare alle scelte, che poi facciamo in una finanziaria, che dovrebbe essere un'attività di ricerca, di studio, di approfondimento sulle cause e sui possibili interventi per contrastare lo spopolamento della nostra isola. Io non credo che sia semplice, non credo che esista veramente una misura che possa soprattutto nell'immediato risolvere questo problema. Penso che ci vorrà del tempo per immaginare una nuova configurazione della nostra isola, forse anche un diverso assetto dei nostri paesi, però penso che il gioco valga la candela, che dobbiamo approfondire e studiare veramente questo fenomeno, e solo dopo, o quanto meno contestualmente a un'attività di questo tipo, provare a sperimentare delle iniziative correttive o contrastanti il fenomeno. Penso che poi si debba, comunque, fare una scommessa; una scommessa ponderata, naturalmente, ma una scommessa sulla capacità di reazione della nostra Isola, sempre in termini sistemici. Per cui penso alla scommessa sui luoghi istituzionali nei diversi centri e borghi della Sardegna: proviamo a non spopolarla anche dei luoghi e delle istituzioni più importanti: la scuola; i luoghi e presìdi di legalità; i luoghi di aggregazione; i luoghi, piccoli o medi che siano, di tutela sanitaria; i poli, piccoli o medi a seconda delle dimensioni dei paesi, che possano garantire la salute pubblica. È inutile dire che la viabilità diventa un elemento fondamentale: ci sono borghi, è stato detto, più interni all'Isola per i quali è più difficile spostarsi verso altri centri; ecco, allora non lesiniamo le risorse su questi elementi. C'è un altro elemento che sarà fondamentale, quello della digitalizzazione, che davvero copra tutto il fabbisogno dell'Isola e consenta anche modelli occupazionali diversi da quelli tradizionali che tutti conosciamo, mi riferisco per esempio a chi può fruire dello smart working e che potrebbe farlo anche da un piccolo centro lavorando in maniera naturalmente produttiva, quanto e forse più che tradizionalmente. Ma penso anche alla valorizzazione, apparentemente, più solo - tra mille virgolette naturalmente - culturale dei nostri piccoli e medi borghi che potrebbe essere garantita da scuole artigianali, non solo sui cosiddetti antichi mestieri ma anche dei più moderni mestieri ma fatti in maniera artigianale, che potrebbero diventare, col supporto naturalmente delle risorse e di una politica avveduta e lungimirante, potrebbero diventare anche accademie addirittura attrattive per tutta una particolare utenza anche straniera che rispetto alle nostre competenze artigianali e professionali sarebbe molto interessata, e lo è già. Abbiamo già detto in discussione generale che queste iniziative sono state prese in Regioni come l'Umbria e la Toscana che sappiamo benissimo quanto abbiano valorizzato storicamente i borghi e che con queste iniziative attraggono in maniera davvero significativa.

Abbiamo già detto delle scuole ma io immagino anche la possibilità di decentrare gli studi universitari, per esempio evitando l'accentramento nei grandi centri e consentendo l'insediamento di piccoli e medi campus universitari anche nella cosiddetta periferia della città. Penso ancora alla possibilità di ricreare o ricostruire, perché prima queste cose esistevano, nei piccoli centri le biblioteche pubbliche e i punti di lettura, luoghi, come è stato già detto, di aggregazione sociale che convincano i nostri corregionali investire e a scommettere in una residenza che non sia nelle grandi città. Ripeto, però, che tutte le misure che riusciremo a trovare e che riterremo efficaci a mio avviso devono essere precedute da uno studio serio sullo spopolamento e sulla denatalità, perché non è sufficiente, vista la media dell'et�� della popolazione sarda, un bonus perché si possano fare dei figli, io credo che occorra davvero studiare prima e bene il fenomeno, e poi, ma anche contestualmente, agire.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (UDC-Cambiamo). L'autorevolezza dei colleghi che mi hanno preceduto sta facendo emergere in quest'Aula il fenomeno dello spopolamento come tema molto sentito, un tema molto dibattuto nel territorio della Sardegna. I dati sono sicuramente allarmanti: ogni giorno 9 sardi, circa 3000 all'anno, prendono la valigia e vanno fuori. Che la Sardegna diventi una ciambella, come qualcuno ha evidenziato, forse è vero, e io sono convinto che dobbiamo dire basta a questo, e nell'articolo 10 di questo provvedimento, seppure con misure sicuramente non sufficienti per bloccare questo fenomeno, ma qualcosa di significativo c'è, cari colleghi. Non è solo il tema della natalità, perché quest'articolo favorisce sicuramente da un lato la natalità nei piccoli Comuni per limitarne il declino, ormai costante e generalizzato come voi lo avete evidenziato, ma dall'altro lato questo articolo prevede con efficacia un contributo a tutti quei soggetti che intendono per esempio recuperare il patrimonio abitativo per ristrutturare la prima abitazione. E, ancora, ulteriori contributi sono indirizzati ad incentivare investimenti a tutti coloro che vorrebbero creare attività economiche. Però noi sappiamo che le cause dello spopolamento in Sardegna sono molto varie, e da anni il sottoscritto insieme al Gruppo cui appartengo siamo sempre stati presenti ed efficaci in questi temi, abbiamo sempre detto che per frenare l'emorragia dello spopolamento è necessario partire dai territori identitari, quelli che avete richiamato voi, quindi quelle zone interne che sono veramente il vero cuore della Sardegna, per i quali, nonostante ne parliamo da decenni, non riusciamo assolutamente a trovare quelle soluzioni strutturali e infrastrutturali. E allora noi siamo convinti che dobbiamo veramente mettere in campo misure e dare valore e potenzialità alle nostre vocazioni naturali, per svilupparne quelle economie in quei territori.

Noi diciamo da tanto tempo che in Sardegna il modello consolidato, quello del sole e del mare, non basta più. Bisogna agire con i fatti e noi diciamo che dobbiamo puntare su una domanda turistica diversa, denominata turismo culturale, quel turismo che invoglia i visitatori a venire tutto l'anno - perché lo diciamo e poi non troviamo le soluzioni per farlo -, quel turismo che tende a ricercare il paesaggio, le tradizioni, quelle del nostro artigianato e dei nostri costumi, la nostra gastronomia, la nostra accoglienza, tutti quegli elementi attrattivi, tutti quegli elementi che sono motivazionali affinché il turista possa venire tutto l'anno, e sono tutti all'interno delle zone interne. Allora, noi del Gruppo UDC-Cambiamo-Italia viva siamo sempre stati molto attenti e sensibili a questi temi e a questo fenomeno, da tempo ne stiamo studiando veramente le cause, ed per questo che abbiamo fatto una proposta integrativa alle azioni efficaci che sono all'interno dell'articolo 10 di questo provvedimento. Siamo stati, e lo siamo anche oggi, sempre convinti ed è molto fondamentale ed importante quello che diciamo, quindi la riqualificazione e la conversione in attività ricettive di tutto quel patrimonio esistente ubicato nei centri storici e ubicato nei borghi, quegli immobili che abbiamo sempre detto non sono più funzionali all'uso abitativo, perché lo sapete tutti che sono in stato di abbandono. Per questo motivo questo Gruppo ripresenta un emendamento, che precedentemente è stato già ripresentato e approvato (è già la terza volta) ma le somme non sono state né programmate né spese, e dunque sono rientrate - l'assessore Fasolino ne è a conoscenza - nelle pieghe del bilancio. Quindi non stiamo chiedendo niente in più, stiamo ripresentando ciò che abbiamo già fatto, per questa convinzione, e nessuno - lo dico in maniera molto chiara - ci parli di omnibus, non ci si dica che queste somme verranno destinate alla omnibus, eccetera, perché in Sardegna - l'hanno ribadito tutti i colleghi che mi hanno preceduto, a partire dal consigliere Moriconi - c'è fretta, perché questo emendamento è quell'emendamento che non assiste ma ristruttura, d�� veramente strutture a quello che noi stiamo dicendo. Quindi, si tratta di quei 5 milioni di euro, a favore degli enti locali e dei privati, che incentiva la realizzazione di alberghi diffusi e di ospitalità diffusa; noi abbiamo detto che queste risorse questa volta si chiamano "Pietro" perché non devono assolutamente tornare indietro. Questo progetto, come abbiamo ribadito, consentirà quell'offerta turistica ricettiva identitaria e dell'accoglienza di cui in tanti diciamo e poi non si fa mai, quella che allunga la stagione turistica.

Infine sono d'accordo con chi ha richiamato le infrastrutture, noi siamo convinti che senza una politica seria di trasporti non si può parlare né di anti spopolamento né tantomeno di allungamento della stagione turistica, è per questo che io oggi richiamo una cosa importante: collegare le zone interne con i grandi centri urbani e con la costa attraverso la mobilità sostenibile - parola questa che tanto ci piace -, costituisce veramente il vero progetto strategico per il nuovo modello di sviluppo. E allora, cara Giunta e caro Presidente della Regione, le risorse del PNRR devono creare questa necessaria infrastruttura, lo dico perché ci dobbiamo assolutamente far calare dall'alto tutte quelle misure e risorse che esaltino le nostre peculiarità, che esaltino le nostre vocazioni naturali, e solo così possiamo evitare lo spopolamento e possiamo offrire al mondo ciò che noi abbiamo e ciò che noi siamo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare la consigliera Rossella Pinna. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Intervengo sull'articolo 10, "Disposizioni in materia di contrasto allo spopolamento", che il presidente Solinas considera fiore all'occhiello della manovra, come fosse un intervento dai poteri salvifici "per contrastare" - usando le parole appunto del presidente Solinas - "con forza e decisione mali atavici come lo spopolamento dei territori e l'isolamento". Tema qualificante, è stato definito, a mio parere è tutta un'illusione un tentativo, e dirò subito che ancora una volta e ancora di più questo articolo dà la misura di scelte politiche parziali, superficiali, approssimative, disordinate, totalmente prive di elementi di analisi e di studio. La realtà delle aree interne in Sardegna intanto è molto più diffusa di quanto non si creda, sia in termini di popolazione che di numero di Comuni: parliamo del 50 per cento della popolazione della Sardegna che risiede nelle aree interne, 318 comuni su 377. La forte contrazione delle nascite, compresa quella dei primi figli, interessa tutte le aree del Paese, l'ha detto il mio collega Moriconi, ma ancora di più interessa il sud e la nostra Regione (lo chiamano inverno demografico), e il nostro record di denatalità va correttamente attribuito a effetti strutturali che sono stati indotti innanzitutto dalle modificazioni della popolazione femminile in età feconda. I giovani prolungano la loro permanenza all'interno delle famiglie, e non perché non se ne vogliono andare ma per molte ragioni: tempi di formazione più lunghi rispetto al passato; mancanza di opportunità di lavoro; instabilità del lavoro stesso; difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni. Sono tutti fattori che ritardano il passaggio all'età adulta rispetto alle generazioni precedenti e influenzano pesantemente le scelte delle giovani coppie, modificando e rinviando eventuali progetti di creazione e allargamento della famiglia.

Il vostro, secondo me, è un approccio sbagliato al problema, un approccio del tutto insufficienti e inefficace; le politiche contro lo spopolamento - l'abbiamo detto già in tanti - richiedono piuttosto interventi estremamente mirati, a 360 gradi, un vero e proprio piano strategico che preveda una pluralit�� di azioni partendo dal presupposto che non ci si può limitare ad un'unica area di sostegno, senza indicatori di risultato che attestino l'efficacia delle misure. Incominciamo innanzitutto dalla spendita delle risorse, dai progetti fermi: quasi un miliardo di euro destinato al contrasto allo spopolamento e non ancora spesi; la programmazione territoriale 2014- 2019, i 25 progetti per 37 Unioni dei Comuni; i due APQ della sperimentazione SNAI. Ma credete davvero che l'assegno mensile fino a 600 euro e per il primo figlio sulla base della residenza (di chi va chiarito) sarà sufficiente a motivare le giovani coppie ad avere i figli o a trasferire la propria residenza dai grossi centri (peraltro con rischio di svuotare questi ultimi), senza opportunità di lavoro, senza i servizi cosiddetti di cittadinanza - servizi sanitari, scuole, trasporti e mobilità, connettività -, siete davvero convinti che si possa contrastare così lo spopolamento? Sono questi i servizi che contribuiscono direttamente ad aumentare il benessere della popolazione residente è l'attrattività dei luoghi verso potenziali nuovi residenti, o anche a limitare l'esodo, l'emigrazione e il conseguente svuotamento, soprattutto dei giovani, delle aree interne. Un territorio lontano, o privato ad esempio dei presidi sanitari, che non assicura la presa in carico di patologie tempo-dipendenti è destinato all'abbandono. Queste sono precondizioni senza le quali i nostri paesi sono destinati a scomparire, voi invece avete scelto politiche di incentivazione, tecnicamente semplici ed immediate, ma che si riveleranno inefficaci, interventi spot, episodici e non di sistema.

Altra questione: individuazione dei Comuni destinatari delle misure. Vedo che il tempo sta finendo e ne parlerò più tardi. Allora parlo di prospettive sbagliate: avete ignorato un metodo di lavoro più rigoroso, quello che si avvale degli indici di deprivazione materiale e sociale e di area svantaggiata. Perché parlo di prospettiva sbagliata? Perché c'è un elemento strategico che voi non avete considerato, l'occupazione femminile, perché è un dato di fatto che genera ricchezza, riduce sensibilmente il rischio di povert��, specie nelle famiglie monoreddito. Secondo le stime di Banca d'Italia se l'occupazione femminile salisse al 60 per cento in Italia di 8 - 7 punti percentuali il PIL italiano crescerebbe di 7 punti percentuali, scusate se vi pare poco. Allora perché non puntare sulla crescita sostenuta dell'occupazione femminile? Puntare su questa significa creare le condizioni per un aumento del numero dei nati, dei figli desiderati a cui tanti giovani rinunciano nei Paesi sempre più afflitti dal mercato demografico. Le donne italiane, ancora di più quelle sarde, sono ancora costrette a scegliere tra il lavoro e la maternità e la scelta di avere dei figli rappresenta ancora un ostacolo alla piena occupazione delle donne, sto concludendo. Lo dice il Consiglio europeo la genitorialità è uno dei principali ostacoli alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Spopolamento e denatalità sono strettamente legati alla mancanza di servizi di cittadinanza. Allora non è l'assegno per i figli a favorire la ripresa demografica e a recuperare la natalità in Sardegna ma un investimento serio a favore, a sostegno dell'occupazione in generale e dell'occupazione femminile in particolare con interventi strategici che rendano il mercato del lavoro compatibile con la maternità e la carriera. Il PNRR è un'occasione per noi da non perdere per ridurre le disuguaglianze tra territori e persone.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giovanni Antonio Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI ANTONIO (MISTO). Grazie Presidente, signori Assessori, Vicepresidente della Giunta, buongiorno a tutti. Io più che un'argomentazione politica sono quasi costretto a farla tecnica, però come premessa volevo dire che concordo pienamente con le considerazioni fatte sia dall'onorevole Cossa sia dall'onorevole Antonello Peru, ma anche alcune riflessioni critiche fatte dall'onorevole Moriconi. Però credo, essendo definita l'articolo 10 il cuore della Finanziaria, credo che si siano poste le basi per iniziare a parlare, a iniziare ad intervenire per arginare il fenomeno dello spopolamento. Io ho presentato un emendamento perché nel testo dell'articolo 10 al comma 2 si parla di finalità è autorizza la Regione a concedere nel territorio nei Comuni con popolazione fino ai 3000 abitanti, secondo me questo è un aspetto che forse chi ha scritto il comma ha trascurato la definizione di piccolo comune. Perché nel primo comma si parla di piccoli comuni. I comuni in ambito amministrativo, la definizione di piccolo comune, è quella riportata nel disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati il 18 aprile del 2007 "Misure a sostegno per la valorizzazione dei piccoli comuni", secondo la quale per Comuni si intendono, per piccoli Comuni, si intendono i Comuni con popolazione pari o inferiore a 5000 abitanti. Già infatti l'ANCI utilizza tale criterio classificando come piccoli comuni i comuni con popolazione inferiore a 5000 abitanti, che sono il 72 per cento dei comuni italiani, cioè 5500 circa. In Sardegna i Comuni fino ai 3000 abitanti sono 275, dai 3000 ai 5000 sono trentanove, quindi nella sua totalità i Comuni fino a 5000 abitanti sono 314, stiamo parlando quasi del 90 per cento dei comuni sardi. Lo stesso Governo, destinando le risorse per i centri di valorizzazione, di recupero per la realizzazione di interventi di recupero per scongiurare lo spopolamento individua i piccoli Comuni e classifica i piccoli Comuni quelli fino a 5000 abitanti. Escludere una parte dei Comuni significa escludere quella parte dei Comuni che forse stanno soffrendo più di altri lo spopolamento. Forse nel dibattito iniziale Giovanni Satta aveva fatto questo riferimento, io do alcuni dati che credo che siano eloquenti, Bono che è il centro più grande del Goceano nel 2000 aveva 3810 abitanti, ora ne ha 3360 ne ha persi 450 che è una popolazione superiore a Esporlatu per dire che Esporlatu ha una popolazione di 380. Bonorva non vedo Salaris, che è il vicesindaco, ma sa che Bonorva nel 2000 aveva 4094 abitanti ora ne ha 3283, ha perso 811 abitanti. Calangianus 4635 abitanti nel 2000 oggi ne ha 3854. Buddusò, da dove io provengo, 4136 nel 2000 oggi ne ha 3666. Ploaghe 4804 abitanti oggi ne ha 4380, ne ha perso 424. Oschiri 3750 ne ha perso 676, è nella soglia di cui faceva riferimento l'onorevole Manca a 3074, paese che è vicino a Berchidda che adesso è sceso sotto i 3000 abitanti ma tra Oschiri e Berchidda può succedere effettivamente quello che ha annunciato poco fa l'onorevole Manca che qualcuno si può anche trasferire proprio per farsi concedere questi tipi di sovvenzioni e contributi come succede spesso di trasferire la residenza magari da solo, non con tutto il nucleo familiare, per evitare di pagare l'IMU della seconda casa. Quindi altri Paesi come Orgosolo, Fonni solo per citare qualcuno dei paesi vicini dalle zone interne ugualmente perdono dai 600 ai 700 abitanti nel Ventennio. Ora, onorevole Fasolino, Assessore, credo che da parte vostra ci sia l'attenzione dovuta su questo aspetto, io credo che sia discriminante escludere qualsiasi tipo di Comune anche per il fatto altrimenti bisogna cambiare tutta l'impostazione dell'articolo, perché i piccoli Comuni si intendono quelli fino a 5000 abitanti. Poi si può fare qualsiasi tipo di ragionamento per la spesa, però è chiaro che se si è fatto il conteggio rispetto al numero di 3000 adesso forse non è sufficiente per coprire tutta la tutta la spesa, quindi ci sono soluzioni che hanno prospettato anche altri con emendamenti che arricchiscono il contenuto di questo articolo, però io eviterei di lasciare fuori un solo Comune. Quindi ritengo che sia indispensabile reperire interamente la fascia demografica fino ai 5000 abitanti, grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). Grazie Presidente, che cos'è lo spopolamento verrebbe da chiedermi, è un tema talmente complesso, come ha detto l'onorevole Moriconi, che hanno provato ad affrontare tantissimi convegni, tantissimi studiosi, tantissimi statisti e statistici in questi anni e non pretendo che venga esaurita la discussione qui quest'oggi in un Consiglio regionale poco partecipato con la fretta di chiudere la manovra finanziaria e con una scarsa visione di prospettiva per i prossimi anni avvenire. Però naturalmente riconosco il fatto che questa finanziaria ha un merito, così come ha detto l'assessore Fasolino, cioè proporre il tema dello spopolamento all'interno della discussione. Il come è naturalmente abbastanza discutibile, proverò ad elencare alcune questioni quest'oggi, ma comunque c'è un aspetto: lo spopolamento entra all'interno di una discussione politica e questo naturalmente va dato atto alla Giunta. E allora se noi dovessimo andare ad esaminare le cause dello spopolamento probabilmente non basterebbe la discussione odierna. Però i colleghi hanno già inserito all'interno del dialogo di quest'oggi alcuni temi fondamentali ossia, Assessore, lo spopolamento non si può vincere, non si può combattere solo ed esclusivamente con i sussidi, serve necessariamente affrontare il tema a 360 gradi e serve ridare dignità in primo luogo a tutte le comunità della nostra Isola. E lo spopolamento non si può neanche combattere distinguendo solo esclusivamente i Comuni per fasce senza analizzare nessun tipo di criterio, senza analizzare nessun tipo di elemento, senza fare un'analisi completa sul tema. Allora è normale che il primo tema che mi viene da trattare è quello che è citato all'interno della normativa ossia sui bonus sulla natalità. E allora così come è scritto il testo danneggia principalmente coloro i quali hanno necessità di quel determinato bonus. Perché vede, Assessore, scrivere che il bonus è comprensivo anche degli aiuti nazionali significa dire che chi ha un ISEE basso o un reddito basso e percepisce un assegno unico a livello nazionale alto praticamente dalla Regione Sardegna non percepirà nulla, chi ha invece un ISEE o un reddito alto, che nell'assegno unico nazionale praticamente percepisce 50 euro al mese, dalla Regione Sardegna percepirà per un primo figlio 550 euro. Con questa manovra state andando ad avvantaggiare chi ha già le risorse non chi non ha le risorse per affrontare le spese della nascita di un figlio, da questo punto di vista vi invito a riflettere, e se è il caso anche fermarsi, perché naturalmente i redditi bassi hanno bisogno necessariamente di più aiuto e sostegno economico. Così come vi invito a riflettere sul fatto che il criterio non può essere solo quello dei 3000 abitanti più o meno, perché è naturale che il Paese da cui proviene l'assessore regionale alla programmazione e nettamente diverso da un Paese che è all'interno della Sardegna, che soffre le condizioni delle strade, che soffre le condizioni della sanità che soffre le condizioni dell'istruzione, ci devono essere dei criteri che stabiliscono quali sono i Comuni che hanno necessità di intervento su questa misura, sul resto naturalmente trovo il vuoto, perché l'hanno sottolineato la collega Pinna prima, l'onorevole Moriconi, l'ha sottolineato il collega Corrias cioè non c'è un intervento sul lavoro che premia chi vive nelle zone interne e allora come si fa a combattere lo spopolamento solo esclusivamente pensando ad un incentivo sulla natalità, è impensabile perché quella determinata famiglia se il genitore o la madre non lavorano non ci rimane in quel determinato Comune, ci rimane fino a che non percepisce 600 euro e poi va via, non stiamo facendo nient'altro, così come non si può pensare che una famiglia metta al mondo un bambino e poi non ha un pediatra di libera scelta in quel determinato territorio, non ha un medico di base, perché oltre agli annunci dell'Assessore alla sanità non sono neanche state pubblicate le sedi carenti di medicina generale, non ha un servizio degno di questo nome. E allora prima l'onorevole Cossa citava la questione delle imprese e allora chi è che fa impresa in un piccolo Comune che ha maggiori costi di trasporto, che ha una fibra e una rete internet che non funziona o che va nettamente a rilento, dove fare impresa è decisamente più difficile rispetto ad altre situazioni. Ecco perché parlare di spopolamento solo ed esclusivamente con il bonus oggi è riduttivo, non rende giustizia a tutti quei Comuni che stanno soffrendo questo tema. Così come sulle ferrovie si sono annunciati l'acquisto di treni nuovi ma con le rotaie dell'Anno Zero, ecco perché cambierà poco o niente. E concordo con l'onorevole Peru quando dice: dobbiamo combattere il fenomeno della mobilità dei nostri giovani verso altre nazioni. Da questo punto di vista come Gruppo politico e come opposizione abbiamo presentato un ordine del giorno successivamente ci sono le graduatorie Aspal e Laore ancora vigenti in questa Isola, non facciamo scappare anche quei giovani.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gian Franco Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIAN FRANCO (Progressisti). Grazie Presidente, l'argomento trattato nell'articolo 10 è un argomento che mi appassiona, non fosse altro perché personalmente coinvolto da anni, me ne sono occupato sul campo di politiche locali di sviluppo e in particolare cercando di reprimere in qualche modo il problema appunto dello spopolamento. Sminuire anche, come molti di voi dagli stessi banchi dell'opposizione, sminuire probabilmente il lavoro che è stato fatto in passato da quest'Aula dicendo e sostenendo che quest'Aula non si è occupata di questo tema, cioè del tema dello spopolamento, mi trova in qualche modo in disaccordo, perché ho vissuto e ho condiviso alcuni strumenti che sono stati messi in campo da quest'Aula attraverso delle leggi e quindi degli strumenti certamente più puntuali e probabilmente elaborati in quest'Aula attraverso un'analisi socio economica, quindi partendo da quello che inevitabilmente deve rappresentare il punto di partenza per l'elaborazione di una legge, quindi un'analisi socio economica del contesto. Io ricordo a tutti voi la legge, alcuni la ricorderanno, la legge 37 del 98, che è stata come dire finanziata con ingenti risorse da quest'Aula e ha contribuito a creare alcune imprese in quei territori marginali e in ritardo di sviluppo, ma anche la programmazione integrata di AREA, anch'essa uno strumento messo a disposizione di tutti i portatori di interesse, pubblici, privati, imprese, il tessuto quindi economico e sociale di quei territori coinvolti in una programmazione che partiva dal basso. E questo è il modello che ricordava anche il collega Ignazio Manca, un modello che non può essere assolutamente calato dall'alto, e questa credo che sia la vera sfida che quest'Aula dovrebbe in qualche modo perseguire coinvolgendo e stimolando quei territori affinché producano idee e progetti per lo sviluppo di quei territori. Sono gli strumenti che sono stati messi in campo nel passato, e probabilmente non arrivare a fare un'analisi di quella che è l'efficacia e il risultato di questi strumenti diventa difficile. Nel momento in cui in questa legge noi non prevediamo, neanche con evidenti responsabilità da parte della maggioranza, la possibilità di verificare a distanza di anni il risultato di questo articolo 10, il risultato di questo articolo 10, quindi noi oggi, come molti di voi hanno ricordato, destiniamo risorse, contributi e sussidi senza avere una minima idea di sviluppo di quei territori. Altri hanno ricordato alcune azioni chiave e quindi avere un'idea di quelle che possono essere le leggi che possono incidere in un possibile rilancio di quei territori e bloccare quella emorragia dello spopolamento. L'onorevole Peru, che adesso non vedo in aula, ha parlato della possibilità di incentivare le strutture diffuse nel territorio di piccola recettività, quindi di accoglienza diffusa. Questa è a mio avviso un'idea di poter incidere e rivitalizzare quei territori, anche perché se noi non interveniamo in quelle che sono le risorse identitarie, quindi possibilità di attivare processi di lavoro in quei territori che portino a valorizzare quelle risorse identitarie naturalistiche nei nostri territori, è difficile creare sviluppo, noi ci fermeremo esclusivamente a contributi e sussidi. L'altro elemento che vorrei porre all'attenzione di quest'Aula, e che è stato anche sottolineato da altri colleghi, è il parametro scelto dei 3000 abitanti. Noi abbiamo criteri che sono i criteri anche definiti dalla Comunità europea, abbiamo i territori leader, i territori leader non sono leader perché stanno meglio degli altri, sono leader perché hanno un indice di disoccupazione elevato, un indice di spopolamento rispetto ad altri territori elevato, una mancanza di servizi. Quindi se noi non accompagniamo questo intervento dalla possibilità di infrastrutture in quei territori, la digitalizzazione di quei territori, la banda larga di quei territori, difficilmente quei territori saranno appetibili per chi ha intenzione di creare impresa in quei territori. Quindi il richiamo che faccio è quello di rivedere quelli che sono i criteri di attuazione e quindi di rispetto alla destinazione di queste risorse, criteri oggettivi e non criteri basati esclusivamente sul parametro dei 3000 abitanti, perché abbiamo Comuni sotto i 3000 abitanti vicino alle città, Comuni sotto i 3000 abitanti vicino ai centri costieri che non vivono una condizione di disagio socio-economico come i territori delle montagne, delle colline, dove è difficile arrivare perché abbiamo strade in condizioni impercorribili. Quindi questo è il richiamo che faccio per non destinare risorse in mezzo al deserto, e in mezzo al deserto le piante non nascono. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az). Grazie Presidente. Si fa un gran parlare e si critica tanto questa norma proposta dall'Assessore, si parla di servizi, di mancanza di servizi, certo, sappiamo tutti che nel vivere nell'entroterra sardo c'è difficoltà alla mobilità, non sempre si raggiunge facilmente l'ospedale più vicino con facilità e con semplicità, quindi queste criticità c'erano e rimangono, poi non possiamo avere la bacchetta magica e risolvere tutto in un colpo. Io credo che non si possa partire per fare una lotta contro lo spopolamento senza incrementare o comunque fare qualcosa per incrementare la natività. Quindi noi lo stiamo facendo, questa è la scelta della Giunta che io condivido, è importante ovviamente come ho detto ieri che questa sia accompagnata da altre misure. Abbiamo all'interno di questa norma infatti la previsione di dare contributi alle famiglie a fondo perduto fino a 15.000 euro, che non sono pochi, per ristrutturarsi la casa, quindi chi ha intenzione di vivere in quel territorio, in quel borgo che sta per diventare quasi abbandonato, quindi vuole riscoprire la vita in quel borgo può avere un contributo fino a 15.000 euro per ristrutturarsi la casa, può avere un contributo che può arrivare fino a 20.000 euro per aprire un'attività produttiva, questo senza la natalità non ha un senso, se noi non incrementiamo la natalità che senso ha che io vada ad aprire, questa è logica, un'attività in un posto dove non nasce più nessuno, non ha senso perché è chiaro che sarà un'attività che domani mattina sarà chiusa. Quindi questa è una cosa importante, è una cosa lungimirante perché si uniscono le due cose e con le tre misure adottate si può cercare di fare un ragionamento con una sorta di programma su quei territori. Ovviamente a questo va aggiunta, l'ho detto ieri, lo ribadisco oggi, quella che è stata la scelta fatta dalla Giunta, dalla maggioranza e dal Consiglio intero di incrementare, di sbloccare il turnover di Forestas per dare la possibilità a tanti giovani di aspirare a un posto di lavoro in quei territori, questo vuol dire combattere lo spopolamento, qualcosa che nessuno prima d'oggi aveva mai fatto, perché io ero qua per cinque anni in minoranza e non ho mai visto, mai sentito consiglieri dell'allora maggioranza, molti dei quali sono qua ancora seduti in aula, molti dei quali hanno fatto degli interventi oggi critici, ma che non hanno mai proposto niente di alternativo a quello che sta proponendo oggi la Giunta e la maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale. Quindi una legge importante che può essere lo spartiacque tra quello che è stato l'abbandono delle zone interne e un riscoprire le zone interne. Ovviamente manca tanto, bisogna fare i servizi, bisogna dotare di servizi, dare le risposte del servizio sanitario, almeno quelle essenziali, questo lo possiamo fare e abbiamo un'altra scommessa che la collega Pinna ha citato, dobbiamo essere bravi a sfruttare il PNRR, che ci da una grande opportunità, dobbiamo essere bravi, come ha detto il collega Antonello Peru, a far sì che non vengano dall'alto le scelte fatte per questa terra, che siamo noi i protagonisti, quindi su questo sono pienamente d'accordo.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIOVANNI ANTONIO SATTA

(Segue SATTA GIOVANNI.) Condivido, l'avevo detto in apertura, in discussione generale sulla legge, l'emendamento presentato dal collega Giovanni Antonio Satta e lo difendo, perché è assurdo che noi andiamo a tutelare e a difendere i paesi, noi andremo a dare i "bonus bebè" in paesi che sono nella cerchia metropolitana di Cagliari piuttosto che quella di Sassari, che non solo non hanno avuto spopolamento, ma un incremento demografico, e dobbiamo togliere a Fonni, a Orgosolo, a Bono, a Buddusò, che hanno subito uno spopolamento pari al 15 per cento negli ultimi 15 anni, dobbiamo togliere questa possibilità, sarebbe una cosa assurda, veramente assurda. Ovviamente penso che sia importante e fondamentale introdurre una variante a questa norma, che ha soltanto i paesi che subiscono lo spopolamento abbiano diritto al "bonus bebè" e a tutte le altre misure previste per lo spopolamento. Io non posso andare a dare dei soldi ad un Comune dove la popolazione nel 2000 era di 1500 abitanti e oggi sono 2300, 2500 abitanti, che senso ha? Questo non ha un senso, Assessore, non ha un senso perché dobbiamo… le norme vengono fatte, un Consiglio ha il diritto di modificarle laddove siano incomplete, insufficienti o addirittura sbagliate, e quindi questo è il compito che spetta a questa Assemblea, a questa Assise oggi in merito a questa norma che io ritengo fondamentale, ma che ha necessità di avere dei correttivi. Quindi difendo l'emendamento del collega Giovanni Antonio Satta, che viene guarda caso da un paese dove lo spopolamento è arrivato qualche anno fa. Perché è arrivato lo spopolamento? Buddusò fino al 2000 non aveva decremento demografico, ma perché non ce l'aveva? Perché c'era lavoro, perché la gente rimaneva lì a lavorare, perché i ragazzi a vent'anni avevano già costruito la casa dove vivere, dove abitare, avevano un futuro. Nel momento in cui si è creato un microsistema economico che era legato soprattutto all'estrazione e alla commercializzazione del granito, dei trasporti, ecco che inizia il decremento demografico, mi visto prima, abbiamo subito una perdita, come ha citato il collega, di 700 abitanti, sono mancati 700 abitanti negli ultimi dieci…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

SATTA GIOVANNI ANTONIO (PSd'Az). … credo che sia fondamentale questo, capire che comunque la misura da sola non basta, quindi occorre fare quello che abbiamo iniziato ieri, ci sono anche altre misure che si possono fare anche col PNRR, che ci parla appunto di borghi, che ci parla di conversione ambientale, quindi tutte queste norme vanno sfruttate e dobbiamo limitare però anche in quei paesi, e sono tra l'altro ventiquattro i Comuni sopra i 5000 abitanti, che hanno avuto un decremento demografico sono soltanto ventiquattro. Ovviamente non mi batto perché vengano dati, non me ne vogliano Monastir o altri paesi, che non solo non hanno un decremento demografico, ma hanno un aumento della popolazione, e magari sono paesi dormitorio? Però quei ventiquattro, ne ho citato alcuni che sono tra i più tipici della Sardegna, quelli più famosi, Fonni e Orgosolo, per citarne due, oggi hanno poco pi�� di 3000 abitanti, fra qualche anno saranno sotto i 3000 e noi non avremo fatto niente per dargli una mano a combattere lo spopolamento. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Satta.

È iscritto a parlare il consigliere Fausto Piga. Ne ha facoltà.

PIGA FAUSTO (FdI). Grazie Presidente. Intanto io credo che la discussione di oggi sullo spopolamento segni un evidente cambio di approccio politico verso il tema. Non si parla più di convegni o soltanto di studi, ma ci stiamo confrontando anche su una legge, su un qualcosa che comunque incomincia già a stanziare anche in modo chiaro delle somme. Riprendiamo poi un cammino politico che avevamo cambiato obbligatoriamente due anni fa con l'arrivo della pandemia, perché se vi ricordate il tema dello spopolamento era inserito anche nella finanziaria del 2020, nella bozza di finanziaria 2020 che poi avevamo corretto in corsa per l'evoluzione drammatica degli eventi. Oggi devo dire che stiamo assistendo a un bel dibattito, a un bel dibattito costruttivo e personalmente tendo la mano all'opposizione e a tutti quegli interventi che possono migliorare questa norma, cercando di collaborare e di non cadere nell'errore di trasformare questo tema in una strumentalizzazione dove tutto va male, dove tutto si deve risolvere immediatamente, ma io credo che il ragionamento che noi dobbiamo fare sia quello di fissare delle priorità, degli obiettivi, essere pragmatici ed affrontare questo tema anche consapevolmente a step. Dico questo perché siamo consapevoli, non abbiamo la presunzione di pensare che con questa norma lo spopolamento sarà eliminato, oppure che ci sarà uno slancio incontrollato della natalità come mai si è visto. Siamo consapevoli che lo spopolamento è un cane che si morde la coda da solo, perché si è detto che senza servizi, senza infrastrutture, non si può affrontare lo spopolamento, ma in questi anni c'è stato anche detto che senza gli abitanti non si possono avere servizi e non si possono avere infrastrutture. Quindi è ovvio che dobbiamo creare un compromesso. L'incentivo economico che noi abbiamo in norma credo che bisogna dirlo chiaramente. non si tratta né di reddito di cittadinanza e né si tratta di una misura assistenziale. Io vedo questo incentivo un po' come quando abbiamo parlato di insularità, cioè chiedere al Governo che ci fossero riconosciute delle risorse per compensare degli svantaggi. Bene, io questi incentivi li vedo nello stesso identico modo, quello di dire alle persone: "Andate a vivere, investite nei territori meno densamente popolati, più periferici, dove sappiamo che mancano i servizi, dove sappiamo che mancano le infrastrutture, e a fronte di questo handicap vi viene riconosciuto questo incentivo economico", io la interpreto così, la interpreto così, e nell'interpretarla così non sono d'accordo sulla distinzione per esempio di fasce reddituali, assolutamente. Non è che dobbiamo dire che nei Comuni sotto i 3000 abitanti devono andare a vivere quelli che hanno l'ISEE basso e quelli che hanno l'ISEE alto devono andare a vivere nei grandi centri, io ho dei dubbi su questo tipo di concezione. Così come ho dei dubbi sul fatto di ampliare questo incentivo ai Comuni sopra i 3000 abitanti, che non vuole scatenare una guerra tra Comuni di 1000, di 2000, di 3000, di 5000 abitanti, ma vuole suggerire una riflessione, cioè quello di approcciarci al tema per step. Oggi l'urgenza è nei Comuni sotto i 3000 abitanti, dove sta chiudendo l'ufficio postale, dove sta chiudendo la posta, dove ci sono le pluriclassi… perdonami Giovanni, perdonami Giovanni… Quindi intervenire in una prima fase verso questi Comuni significa aggredire un'emergenza immediata, che poi è risaputo, dove ci sono anche i Comuni di 5000 abitanti il trend dello spopolamento esiste, come esiste il trend dello spopolamento anche a Cagliari, anche a Sassari, anche Olbia, esiste dappertutto, ma io credo che noi dobbiamo mettere in campo delle strategie a step, dove poi annualmente prenderemo in considerazione i risultati ottenuti, cambieremo eventualmente la strategia, metteremo degli accorgimenti in corso, ma se noi oggi pensiamo di aggredire lo spopolamento con un incentivo così universale, allora noi stiamo facendo altro, cioè noi stiamo rischiando di dire a tutti rimanete dove siete, rimanete dove siete. Perché se diamo l'incentivo a chi sta nei 5000 abitanti, diamo l'incentivo a chi sta nel paese di 10.000 abitanti, diamo l'incentivo anche a chi sta nel comune di 6000, 7000, 8000 abitanti, perché anche lì c'è questo trend di crisi demografica, allora ecco che tutti sceglieranno dove in questo momento ci sono comunque più servizi e più servizi, giocoforza, ci sono nei Comuni comunque di 5000, di 4000 abitanti che oggi noi vogliamo mettere all'interno di questo calderone. Quindi, io suggerisco di non farci prendere dalla fretta di dire "adesso con questa legge risolviamo tutte le criticità", no! Andiamo avanti per gradi, come è uscita dalla Giunta questa proposta può essere sicuramente ritoccata ma non andiamo ad alterare notevolmente quelli che sono i paletti e soprattutto, ripeto, sarebbe un errore metterlo sul piano del reddito, perché questo non è né reddito di cittadinanza e né una misura assistenziale, ma vuole essere una misura di compensazione all'handicap di servizi e di infrastrutture che ci possono essere in quei piccoli comuni per incentivarli ad andarci, e soprattutto occhio a toccare la fascia di popolazione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mura. Ne ha facoltà.

MURA FRANCESCO (FdI). Grazie, Presidente. Io voglio leggervi l'intervento di una autorevolissima persona, che non ha certo bisogno delle mie referenze per rendersi tale, che è il Presidente Pietrino Soddu, che nel 2013, in occasione di un lavoro fatto da due bravissimi artisti e professionisti di Villanova Monteleone, disse queste parole, tra le tante, queste però mi hanno colpito più di altre: "Per uscire dal lungo sonno degli ultimi decenni occorre una nuova visione, occorre coraggio e determinazione, occorre uscire dall'alternativa resilienza-resistenza e diventare fonte di energia indipendente, capace di agire senza essere costretta da altri. Occorre essere visionari, nel senso di sapere immaginare un futuro apparentemente impossibile e recuperare il tempo perduto saltando i naturali ritmi evolutivi, impegnando una generazione anche prima che sia arrivata la sua ora, utilizzando quote di sovranità responsabile per cancellare per sempre l'alibi delle colpe altrui. Il futuro non si costruisce tornando al passato ma costruendo un nuovo orizzonte, seguendo una visione diversa da quella che opprime e mortifica l'oggi o lo assoggetta alla necessità di soddisfare le spinte imitative promosse dal capitalismo consumistico. Il futuro deve nascere dall'ambizione di costruire un sistema non ancora sperimentato, che ha solo in parte le sue radici nel passato, ma sviluppa i suoi nuovi germogli nel tempo ancora a venire". Io, nell'interpretare le parole di Pietrino Soddu, ho immaginato che il Presidente Soddu dicesse che si rende quasi inutile un intervento materiale sui paesi, l'obiettivo nostro deve essere l'intervento sulle persone, io ho interpretato cos�� questo messaggio, perché quando si parla di riqualificazione urbana, di trasformazione di fabbricati e di immobili abbandonati nei piccoli e piccolissimi comuni della Sardegna per trasformarli in sistemi di ricezione turistica, apparentemente è un intervento lodevole, ma quello che manca e mancherà in quei paesi non è l'immobile che può ospitare le persone o l'albergo diffuso, mancherà il sistema di gestione di quella struttura, mancherà la capacità di trasformare in un sistema imprenditoriale un sistema che di imprenditoriale ancora non ha avuto nulla, manca a oggi ancora la creazione di una cultura anche turistica, anche imprenditoriale nelle persone che ci sono, perché qualsiasi nostro intervento, se non è condiviso e se in quell'intervento non ci credono le persone che vivono quei territori il nostro intervento non servirà a nulla, servirà forse a trasformare i nostri paesi in bellissime bomboniere da fotografia, ma non si invertirà nulla rispetto alla tendenza demografica che stanno vivendo. Quindi perché io plaudo all'intervento proposto dalla Giunta rispetto alla lotta allo spopolamento che ha fatto con questa finanziaria? Perché è un'azione che va a supporto dell'individuo che vuole scegliere di vivere lì a prescindere, come giustamente diceva l'onorevole Piga prima di me, dal suo reddito, a prescindere dalla sua condizione anche attuale, perché i nostri paesi non è che sono paesi poveri, non lo sono, non viviamo certo nelle ricchezze della Silicon Valley, però non sono paesi poveri, esistono anche i capitali nei nostri paesi, però manca il fatto che le persone credano nell'opportunità che possono dare ai nostri territori, questo manca. Quindi io sono molto orgoglioso di poter dire di aver sostenuto un Assessore alla programmazione che al contrario di, senza voler scadere in nessuna polemica, al contrario di altri che lo hanno preceduto, non gira la Sardegna per dire ai paesi che non hanno speranza, ma gira la Sardegna con un messaggio: "Guardate, la Regione è dalla vostra parte", io sarò felicissimo Assessore di accompagnarla in tutti quei paesi, che io conosco molto bene, per dire questo, per dire "no, da adesso in poi la Regione sta dalla vostra parte", consapevoli del fatto che questo intervento non risolverà definitivamente il problema, forse non lo risolverà neanche parzialmente, ma avvierà un percorso di rivoluzione culturale che è necessario, fondamentale, indispensabile per invertire la rotta e le condizioni socio-economiche di quei Paesi. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Alessandro Solinas. Ne ha facoltà.

SOLINAS ALESSANDRO (M5S). Grazie, Presidente, colleghi, membri della Giunta. Veniamo alla discussione di quello che è stato definito l'articolo più qualificante di questa legge, la lotta allo spopolamento, uno dei temi più importanti sicuramente, lo è per la Sardegna tutta, lo è per me ancor di più, uno dei temi verso i quali, l'abbiamo già detto e lo ridiciamo e lo ribadiamo con forza, sono state poste in essere misure però a nostro avviso meno incisive. Ritengo che per il modo con cui si sta affrontando il tema lo si stia facendo in maniera non rispondente alla necessità di risolverlo alla radice, ciò con cui si combatte, lo spopolamento, è mettere le persone nelle condizioni di partecipare alla vita delle comunità, di viverla, di animarla, perché questo avvenga non servono bonus a pioggia, servono servizi, così facendo o volendo aderire alla vostra teoria, alla modalità con cui state cercando di contrastare lo spopolamento adesso, si entra in pieno nella, da voi, tanto vituperata logica dell'assistenzialismo puro, al netto in ogni caso anche della quasi per niente convincente ma colorita spiegazione che ha fatto l'onorevole Piga. Il nostro ruolo è fornire alle persone servizi, creare le condizioni perché l'individuo possa autodeterminarsi, pari opportunità di crescita, diversamente si sta semplicemente inseguendo un problema a soli fini elettorali, prendendolo tra l'altro dalla parte sbagliata, abdicando al nostro ruolo di legislatori, di programmatori, mettendoci una pezza che alla fine, alla lunga, risulterà anche peggiore del buco. Se io do 600 euro a una persona nel momento in cui fa un figlio ma mancano tutti i servizi alla persona, io non posso andare semplicemente da una persona che vive in un paese, dove il pediatra è a 50 chilometri, qualsiasi ufficio è a 50,70 chilometri, qualsiasi servizio essenziale è una distanza tale che quei 600 euro, se gli va bene, se gli basteranno, se li spenderà nella benzina che gli serve per andare e tornare da lì, di certo non migliorando la sua condizione, aiutandolo a tirare a campare, ma quello sicuramente non è un modello scalabile di crescita. Ugualmente se io do di 15 mila euro a un'impresa per trasferire la propria sede in un piccolo paese, quei 15 mila eur probabilmente gli serviranno per pagarsi l'asse del furgone che si romperà nella strada completamente dissestata, quasi bombardata, che porta a quel paese, se i fornitori decideranno di poter arrivare a quel paese. Se manca internet, se mancano le strade, come possiamo pensare che una persona decida, un'azienda decide di stabilirsi in uno dei nostri piccoli centri? Per questo dico che servono servizi. Se così resta la norma tra l'altro rischierà di creare il viatico per far diventare i nostri piccoli centri dei vuoti contenitori, è già stato menzionato in maniera un po' più specifica, vuoti contenitori a fini anagrafici o lavorativi, mi riferisco al Registro delle imprese. Domenica ho partecipato alla marcia della Salute, a Samugheo, domenica mattina, non ho sentito nessuno chiedere 600 euro o 15 mila euro per trasferire la sede della propria impresa o nel momento in cui fa un figlio, ho sentito tutti, in modi diversi, chiedere però una sola cosa, servizi, ed è nostro dovere darglieli. Ieri si parlava di advisor, l'assessora Zedda li ha citati, nel momento in cui si diceva essersi reso necessario rivolgersi a persone dotate di approfondite conoscenze su determinate dinamiche per farci aiutare anche ad elaborare delle politiche che siano rispondenti effettivamente alle esigenze della nostra popolazione, dei cittadini sardi. Bene in questo caso i nostri primi advisor, i nostri principali advisor, volendo affrontare tematiche di questo genere, sono i nostri giovani, bisogna iniziare ad ascoltare i giovani, quelli che non se ne sono ancora andati o quelli che vorrebbero tornare in Sardegna, di sicuro vi prego non affidatevi alla visione del collega Piga, perché così è sicuro che faremo più danni che altro. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giuseppe Talanas. Ne ha facoltà.

TALANAS GIUSEPPE (FI). Grazie, Presidente. Io ritengo, per chi non se ne sia accorto e per chi è critico anche all'interno di quest'Aula, che questa è una grande manovra finanziaria e per questo veramente un plauso all'assessore Fasolino, all'intera Giunta e al Presidente della Giunta, nonché a tutti i colleghi che hanno partecipato alla formazione di un provvedimento, un provvedimento che, forse per la prima volta, posso dire mira in maniera concreta, in maniera veloce alle problematiche di quelle zone disagiate, di quei piccoli comuni, e non lo fa, cari colleghi, con un solo emendamento, ma lo fa con una serie di emendamenti, con una serie di norme organiche che quest'Aula man mano in questi giorni sta approvando, che mirano a contrastare quelle problematiche dei nostri piccoli comuni. Non ci vuole uno studio per capire, o delle tabelle, quali sono i paesi che soffrono di uno spopolamento, io ne sono un testimone oculare, ne sono un testimone oculare perché vivo in un paese che oggi conta all'incirca 2300 abitanti ma nei primi anni settanta era un paese di 6500 abitanti. Vicino al mio paese, che è Orune, c'è il paese di Bitti, che ha subito ugualmente uno spopolamento di questo tipo, circa 6000 abitanti nei primi anni settanta e oggi, se non vado errando, conta più o meno quel numero di abitanti che conta il paese di Orune. Perché parlo di norme organiche e di emendamenti che, uno dopo l'altro, così come li stiamo approvando, contrastano questo fenomeno? Perché ieri abbiamo approvato un emendamento che promuove e sblocca il turnover di quegli operai di Forestas, crea logicamente occupazione e la crea proprio lì, in quelle aree dove ci sono maggiori difficoltà. Io sono d'accordo con l'intervento del collega Cossa che dice che logicamente un cantiere di Forestas non deve essere… non è quello il modo per creare economia in un centro, però possiamo anche dire che in maniera armonica con quello che prevede l'articolo 10, che oggi è in votazione, che è in votazione in questo momento, che va a incentivare le nuove attività, che va a incentivare l'ampliamento di quelle attività già esistenti, che mira a incentivare l'incremento demografico, quindi con il bonus bebè, ecco, in maniera molto pratica, in paesi di quelle dimensioni, in Paesi come Orune, come Bitti, come tanti altri paesi della Sardegna, possiamo dire che un insieme di norme, da un lato il potenziamento delle attività artigianali e commerciali, che logicamente non possono essere in numero indefinito in questi paesi, perché stiamo parlando di piccoli centri, quindi non dobbiamo credere che in paesi che soffrono di una viabilità che non è adeguata si possano creare imprese, per così dire, di tutti i tipi, quindi con provvedimenti che creano da un lato occupazione nei cantieri di Forestas, dall'altro vanno ad incentivare la creazione di nuove attività, dall'altro vanno a potenziare e ampliare quelle già esistenti, dall'altro crea un contributo, una sorta di incentivo per l'incremento demografico attraverso questo bonus bebè, chiamiamolo così, attraverso una norma che mira ad incentivare appunto le nuove nascite dal 2022 per i prossimi cinque anni, penso che veramente tutte queste norme in maniera armonica vanno a formare un provvedimento che tiene conto effettivamente di quelle problematiche che noi viviamo quotidianamente in questi comuni, nei comuni al di sotto dei 3000 abitanti, ma non solo, sono anche d'accordo con la proposta dell'onorevole Giovanni Antonio Satta, con la proposta di Giovanni Satta, va anche ampliato ed esteso nei comuni, in tutti i comuni, in quei comuni che comunque hanno avuto un decremento demografico per evitare quello che è successo nei comuni come il mio, che dagli anni 70 sino ad oggi purtroppo ha perso all'incirca 4000 abitanti. Quindi un plauso veramente all'Assessore, che ha dimostrato nel costruire un provvedimento di questo tipo una qualità professionale, un plauso all'intera Giunta e al nostro Presidente della Giunta. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Dario Giagoni. Ne ha facoltà.

GIAGONI DARIO (LEGA). Grazie, Presidente. Oggi stiamo approvando un articolo importante, l'articolo 10, l'articolo che parla di spopolamento, un articolo che in campagna elettorale abbiamo più volte ripetuto e promosso, e promesso, soprattutto. Probabilmente questo provvedimento l'avremmo portato anche molto prima, ma siamo stati bloccati da questa maledetta infinita pandemia che non finisce. Ritengo che questo provvedimento sia giusto, soprattutto perché interviene in quelle zone dove quei piccoli paesi, dove anche io sono cresciuto, perché figlio dell'arma sono stato proprio in quei paesi dove purtroppo continuamente esiste lo spopolamento, interveniamo in quei paesi dove mettiamo in campo delle risorse importanti, diamo la possibilità alle mamme di avere un assegno in modo che così possano affrontare quelle che sono le difficoltà di una famiglia, mettiamo in campo, abbiamo messo, anzi, stiamo mettendo in campo delle risorse per ristrutturare la casa, elemento fondamentale, quindi anche qua si ripete l'aspetto famiglia e, oltretutto, stiamo mettendo in campo delle risorse per far sì che le aziende, le imprese o chi intende trasferirsi in quelle aree, continui a creare lavoro, creare posti di lavoro ed eventualmente incentivare quello che è l'aspetto artigianale, quelle basi fondamentali dove la nostra cultura, la nostra storia va avanti. Interessante l'aspetto su cui è stata posta l'attenzione dalla minoranza e anche dalla maggioranza legato al numero degli abitanti. Ci sono anche i Comuni che sono al di sotto dei 4000 abitanti che in alcuni casi hanno avuto ultimamente un leggero incremento, però ci sono anche Comuni sopra i 5000 abitanti che hanno purtroppo avuto una crescita zero, quindi su questo aspetto riterrei che è fondamentale soffermarsi e valutare al meglio come affrontare la questione. Indubbiamente, come è stato detto anche dai colleghi di maggioranza e anche di minoranza, con questo provvedimento non abbiamo risolto tutto, però io ritengo, sto parlando anche in sostituzione del Capogruppo, perché ringrazio il collega Saiu, quindi a nome del gruppo, ritengo che però è un primo passo, un primo passo, una prima risposta a quelle che sono state le nostre promesse in campagna elettorale. Quindi un provvedimento dove ringrazio la Giunta, ringrazio il Presidente che ha messo particolare attenzione, però non dobbiamo soffermarci solo con questo provvedimento, non noi dobbiamo fare in modo di creare un piano strategico sulle infrastrutture, avvicinare i piccoli territori ai grandi territori è fondamentale, lo ripeto, avvicinare i piccoli territori ai grandi territori è fondamentale, perché se io abito in un paesino e ho il lavoro in una grande città, però per arrivarci impiego ore davanti a strade fatiscenti, vergognose, da terzo mondo, io come lavoratore mi trasferisco in una grande città, cosa si crea in quel momento? Si crea un'implosione del centro e un'esplosione dei territori costieri. Questo non deve esistere. Quindi nella nostra mentalità si deve soffermare su questo aspetto, lavorare su questo aspetto, condividere quello che è il piano strategico, che ho letto da poco sui giornali che son state scelte delle figure che lavoreranno, ma si devono confrontare con la politica, perché noi siamo stati eletti dal popolo, noi riportiamo quello che il popolo ci dice, e non si deve fermare solo a dei tecnici. Interessante quello che ha detto il collega Talanas, sì, su Forestas è un impegno di tutta la maggioranza, ma credo anche dalla minoranza, perché io sono abituato a dare a dare a Cesare quel che è di Cesare, dare a Dio quel che è di Dio, perché non bisogna mai nascondere che anche l'impegno, se c'è una minoranza, se c'è una maggioranza costruttiva che ha voglia di confrontarsi le cose si portano, le cose diventano poi realtà, diventano atti esecutivi. Quindi il provvedimento di Forestas è un provvedimento molto importante, un provvedimento che grazie alla Giunta, grazie al nostro Assessore Satta, che si è sempre impegnato sul tema, ora è diventato realtà. Anni di tanti provvedimenti che non sono mai stati portati e invece, attraverso la Giunta, attraverso questo Governo di maggioranza… Concludo!

Quindi ritengo e rimarco il fatto che da parte nostra, ok a questo provvedimento, ma non dimentichiamo mai l'aspetto legato alle infrastrutture, lavoriamo tanto su quell'aspetto, creiamo una bella Sardegna, una Sardegna che funzioni in ogni angolo, senza nessuna divisione, tra grandi centri e piccoli centri, tra Nord e Sud, tra Est e Ovest.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MICHELE PAIS

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mula. Ne ha facoltà.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). Presidente, io non le vorrei fare nessun appunto, ci mancherebbe altro, però le chiederei il rispetto del Regolamento, perché ieri ci siamo detti alcune cose, di chiudere questa benedetta legge entro una determinata ora, la dovevamo chiudere ieri sera e oggi sa che cosa è successo? Che chi era puntuale stamattina in Aula e quando sono iniziati i lavori si è prenotato regolarmente dopo il primo intervento, poi invece è stato permesso di intervenire un po' tutti, tutto va bene, per carità, noi non vogliamo chiudere la bocca a nessuno, però questo vuol dire che uno può arrivare quando vuole, così come succede in quest'aula, poi gli interventi si aprono e noi non chiudiamo i lavori, poi giustamente l'opposizione dice noi abbiamo preso un impegno, colpa vostra. Era un appunto, Presidente, che serve anche a noi.

Detto questo, io inizierei il mio ragionamento ricordando ai colleghi che siamo in guerra. Cioè, è scoppiata la guerra stamattina, sembra che a noi non ci tocchi un argomento di questo tipo. Scusa?

(Interruzioni.)

PRESIDENTE. È un tema drammatico. Il Consiglio, voglio dirlo, poi evaderà un ordine del giorno unitario in cui prenderà posizione.

MULA FRANCESCO (PSd'Az). No, Presidente, ma non voglio parlare della guerra, non voglio fare ragionamenti strani, nel senso che poi anche questa povera terra della Sardegna vediamo che ripercussioni avrà da questa guerra, perché poi aumenteranno le tariffe, caro energia, e chi ne pagherà son sempre le regioni più povere come la nostra, questo era un inciso.

Devo dire che mi è piaciuto molto l'intervento che ha fatto il collega Morriconi, ma non avevo dubbi, a parte la stima che nutro nei suoi confronti, e il ragionamento che ha fatto stamattina, è un ragionamento che porta quest'Aula a fare altri ragionamenti, che qualcosa si è fatto, ma non basta, però qualcosa si sta facendo. Veramente in quest'Aula si sta parlando di spopolamento, veramente si sta parlando di interventi che si vogliono fare, che magari è un inizio, che magari non risolverà sicuramente i problemi di questa terra, però l'importante è iniziare a fare qualcosa e qualcosa che sia perfettibile, tant'è vero poi parleremo anche di qualche emendamento che è stato presentato, che a mio modo di vedere corregge e integra questa legge, quindi un ragionamento son convinto che quest'Aula lo farà. È una terra che sta morendo, lo possiamo dire, è una terra che sta morendo perché si sta spopolando l'intera isola, non è solo il nord, il sud, oppure dal centro che la gente si sposta nelle coste, si stanno spopolando pure le coste. Quindi vuol dire che questa terra non è più appetibile, purtroppo le famiglie, cioè i giovani che si sposano, le coppie non fanno figli, la natalità è ai minimi storici. Quindi il fatto di poter prevedere comunque un incentivo che non vuol dire naturalmente mi faccia un figlio perché mi arriverà un incentivo di 600 euro, ma sempre qualcosa è, al fronte del nulla io dico ben venga, ragioniamoci, qualcosa la stiamo facendo. Stiamo anche attenti, dobbiamo anche stare attenti, perché l'emendamento che è stato proposto e che poi a breve vedremo, anche quest'Aula vedrà, per quanto riguarda gli incentivi per i Comuni al di sotto dei 3000 abitanti e che l'emendamento invece vorrebbe portarlo sotto i 5000, io dico che va bene, ragioniamoci, comunque bisogna che sia dimostrato che uno spopolamento c'è stato, una perdita di popolazione, ma stiamo anche attenti che non succedano le furberie che sono successe in passato quando si son dati incentivi anche per le ristrutturazioni della prima casa, o anche per chi comprava la casa, a condizione che tu avessi la residenza in quel Comune dove c'è lo spopolamento, quindi fittiziamente molti si spostavano la residenza, per quanti anni, per due anni se non sbaglio, per due anni mi tengo la residenza, poi me ne ritorno da dove sono venuto e mi godo degli incentivi, ed era anche quello per aprire le attività. Quindi ragioniamoci, si possono fare anche interventi del tipo che non andiamo a penalizzare veramente le persone, le famiglie, le aziende che soffrono, ma io credo che si può porre rimedio anche a questa. Però stiamoci attenti. È molto interessante anche l'incentivo che si sta proponendo in legge per quanto riguarda anche gli interventi sulla casa, io dico che vanno sempre comunque nella direzione di aiutare le povere famiglie e che, comunque, può essere un inizio per poter dire veramente in questa terra magari possiamo trovare le condizioni per poterci continuare ad abitare, però mi sembra ingiusto, e ho sentito alcune considerazioni, come la negazione sul tutto. Cioè questa proposta di legge, o meglio l'articolo 10 quasi non serve a nulla, io invece concordo con l'intervento che sicuramente adesso farà anche l'Assessore alla programmazione, che fra le righe prima l'ho sentito anche un po' lamentarsi, giustamente per dire, signori se non va bene neanche questa norma anche sotto i 5000 e sotto i 3000, va bè ritiriamo il tutto, e vorrebbe dire non fare nulla? Io invece sono d'accordo, Assessore, che noi dobbiamo non solo continuare andare avanti, avere il coraggio anche di fare di più. E nella prossima manovra, nel prossimo strumento che entrerà in Aula, io credo che noi dobbiamo dare prosecuzione a questi interventi, perché sicuramente non basterà questo bonus, però è sempre un inizio, diamo seguito, diamo prosecuzione a questi interventi perché io credo che siamo sulla strada giusta. E devo ringraziare anche i colleghi dell'opposizione per alcuni interventi che ho sentito stamattina, che sono andati nella direzione di cercare di migliorare questa legge, non di affossarla.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Presidente, l'onorevole Mula ha colto il senso degli interventi dell'opposizione su questo tema. Lo abbiamo detto anche in discussione generale, su altre vicende ci siamo arrabbiati, quando tanti soldi vanno a pochi ci si arrabbia, quando quei pochi sono ben individuati ci si arrabbia. In questo caso si tratta di uno strumento migliorabile, ma che male andando garantirà una pioggia di risorse che nel peggiore dei casi non produrranno risultati, non faranno danni, non creeranno i problemi che in quest'aula in altre vicende abbiamo denunciato con tutta la forza del caso. I problemi sono tanti attorno allo strumento. Inizio dalle cose positive. Trovo positivo iniziare a inserire lo strumento dei contributi a fondo perduto per l'apertura di attività, potendo scegliere alleggerirei gli altri e concentrerei l'attenzione su quello strumento. Perché oggi a un giovane che decide di aprire una piccola attività in un comune a rischio di spopolamento non va dato solo un incentivo, va data una medaglia, e per chi decide di aprire una libreria va data una medaglia e anche fatta una statua al centro del paese, perché si tratta di interventi rischiosi, faticosi, con alto tasso di fallimento purtroppo, che questo Consiglio regionale, che tutte le istituzioni devono incentivare e supportare nella maniera massima possibile. I problemi però sono quelli legati al fatto che anche questa legge è una legge di questa legislatura. Più volte il Consiglio regionale ha approvato norme con le migliori intenzioni, anche trasversali, che poi si sono rivelate essere poco più che un buco nell'acqua. Pensiamo per esempio a quelle norme approvate nel primo periodo della pandemia, tutti noi volevamo supportare i sardi, i nuclei familiari alle prese con i problemi legati alla chiusura da un giorno all'altro delle loro attività, o delle loro fonti di sostentamento, si misero a disposizione 200 milioni di euro se non ricordo male nel primo periodo, si disse anche che la Sardegna fu in quella fase la Regione che più di altre aveva contribuito al sostegno delle famiglie, quei 200 milioni sono stati spesi con grave ritardo e in parte sono rimasti nelle casse comunali perché i criteri individuati dal Consiglio regionale erano sbagliati, non fotografavano la realtà e non tenevano conto anche della dimensione degli enti che dovevano erogare quelle risorse. Stiamo parlando comunque di apparati burocratici già in difficoltà che sono in difficoltà per fare l'ordinaria amministrazione. E allora dopo l'approvazione di questa legge, sui contributi per i nuclei familiari e dirò qualcosa alla fine, servirà una delibera di Giunta entro 60 giorni, sappiamo che il termine non è mai perentorio e sappiamo che 60 giorni come in altre delibere difficilmente verranno rispettati, una o più convenzioni con l'Agenzia delle entrate, e quindi entra un rapporto con un ente terzo con il quale bisognerà capire cosa fare, stiamo parlando di temi delicatissimi, tra l'altro il contributo economico non è sostitutivo rispetto a quelli statali, all'assegno unico, al bonus nido e agli altri contributi previsti, ci vorrà tempo. Per quanto riguarda i contributi a fondo perduto immagino che debba entrare la SFIRS, che ha già una storia, ci sono i bandi de minimis, ci saranno forse un'apertura al settore bancario, l'Assessore magari meglio di altri al termine del mio intervento potrà chiarire anche questi aspetti. Si tratterà anche qui di attendere tempo. Bisognerà poi predisporre i controlli, lo hanno detto i colleghi, quello è un aspetto importante perché non vorrei che le intenzioni di chi oggi pensa di tutelare i piccoli centri si traducesse con cambi di residenza surrettizi a Badesi, a Domus de Maria, a Calasetta, in località dove più che il rischio di spopolamento esistono appunto seconde case, che potrebbero essere utilizzate per eludere, o per sfruttare a proprio vantaggio, rimanendo nel campo della legalità, una misura nata con altre intenzioni. Poi io non penso che avrà buoni risultati il bonus per la natalità, non lo penso perché i fattori legati allo spopolamento sono legati a fattori economici, sociali e sociologici. Luoghi dove era economico e vantaggioso vivere nell'Ottocento possono in questi giorni non esserlo più. C'è però un tema, che alcune cose sono di competenza stretta di questo Consiglio regionale e, a mio giudizio, devono avere una scala di priorità precedente rispetto all'erogazione di bonus, penso per esempio al sistema della viabilità stradale. Alcuni paesi si spopolano perché in quei paesi mancano i servizi. Vi do un dato, concorso per i medici di medicina generale, l'anno scorso 190 medici presentano la domanda, quest'anno sono 93, sono stati tutti assunti altrove? No, alcuni preferiscono lavorare precariamente nelle USCA, negli hub vaccinali delle città, e perché preferiscono lavorare a tempo determinato in un hub vaccinale e non andare a fare invece il medico di medicina generale con un incarico in un piccolo paese? Perché a volte quei dieci chilometri richiedono mezz'ora di percorrenza, e richiedono anche sacrifici fisici e rischi personali. Può bastare dare 600 euro a chi mette al mondo un figlio in quei Paesi? Dovendo scegliere secondo me la priorità è quell'altra, perché noi rischiamo di dare una delusione a chi magari per qualche anno può spostare la residenza e dare un minimo di respiro, parlo di poche di poche unità per��, perché le cifre sono queste, e tra qualche anno non lasciare niente. Probabilmente dovendo ragionare su 100 milioni all'anno, perché questo è il costo della misura a consuntivo finale nel 2024, si potrebbe fare di più. Riguardo, visto che si è toccato l'argomento, dico anche questo, riguardo la soglia, quindi 5000 abitanti e 3000 abitanti, il Consiglio regionale si prenda lo spazio di una riflessione, perché i 39 Comuni tra i 3000 e i 5000, ovviamente se inseriti nella misura, richiederebbero un costo aggiuntivo che andrà calcolato. È pur vero però che sulla soglia prevista inizialmente dalla Giunta, le perplessità sono talmente tante da non aver bisogno in questa fase di un ulteriore richiamo, perché i colleghi anche di maggioranza le hanno chiarite bene.

PRESIDENTE. Ha facoltà ora di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA QUIRICO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. Oggi è stata una giornata interessante, con interventi puntuali, moltissimi interventi condivisibili, e si è iniziato finalmente ad affrontare un problema, che non è solo sardo ma è un problema nazionale, tanto è vero che la settimana scorsa nella Conferenza Stato-Regioni abbiamo affrontato il problema sulla nuova legge per la montagna, e in quell'occasione, a nome della Regione Sardegna, abbiamo chiesto maggiori risorse e interventi puntuali. Perché lo spopolamento, come moltissimi interventi in quest'Aula hanno sottolineato, si combatte in un solo modo, creando sviluppo, quindi lavoro, e garantendo i servizi, perché chi rimane in quei territori rimane perché può lavorare e perché ha i servizi. Gli interventi, però, come sosteneva l'onorevole Caddeo, sono plurimi; la Sardegna sta cercando di fare la sua parte con una iniziativa che è sociale, che è, come diceva qualche consigliere regionale, compensativa. E' chiaro che bisogna avere chiara l'idea che questo è il principio di un percorso che non può fermarsi solo al contributo bebè o agli interventi per incentivare le attività produttive. Intanto bisogna fare il ragionamento che le attività produttive devono essere collegate alla realtà dei territori e bisogna iniziare a fare sistema, cioè non bisogna più dare contributi a fondo perduto a pioggia per aprire attività che si sorreggono nel momento in cui hanno il contributo, e poi muoiono perché non sono collegate a una realtà che li possa far camminare nel prosieguo. Bisogna iniziare ad agire con onestà intellettuale e dare un aiuto alle start-up che partono, ma creare un sistema per cui non bisogna più parlare di politiche singole dei Comuni ma sviluppare politiche di territorio, perché se cresce il territorio la gente rimane nel territorio e quindi nei paesi. Poi un altro problema che abbiamo affrontato, sempre nella Conferenza Stato-Regioni - il collega Biancareddu ne è consapevole perché si è battuto prima di me e meglio di me - , è anche la scuola, onorevole Caddeo. Noi abbiamo problemi in molti Comuni in cui i plessi scolastici purtroppo vengono chiusi, ed è questo un incentivo a lasciare quei luoghi; quello che abbiamo chiesto alla ministra Gelmini è ovviamente che ci sia una deroga più forte per tenere quei plessi in quei Comuni, dove magari ci sono pochissimi bambini però debbono rimanere quei plessi e resistere, perché se chiudiamo anche quella scuola abbiamo chiuso la speranza, come diceva qualcuno, e noi dobbiamo invece dare a quei centri la speranza che possono continuare a vivere, perché sono la nostra realtà, la nostra storia, la nostra cultura. Tutti quei centri montani sono impregnati della nostra identità e noi non possiamo cancellare la nostra identità: io voglio continuare a vivere a Monti, non voglio diventare sassarese o cagliaritano, io voglio continuare a vivere nel mio paese.

Certamente come tutte le norme è migliorabile, e voi legislatori avete il compito, il dovere e il diritto di apportare i miglioramenti, è chiaro che tutto deve essere collegato poi alla realtà, quindi anche alle risorse, perché ovviamente tutti vorremmo scrivere il libro dei sogni però dobbiamo attenerci a quello che possiamo fare, perché la serietà della politica sta in quello che si può fare. Non è più tempo di illusioni, non è più tempo di promesse mirabolanti ma bisogna iniziare a essere concreti, quindi facciamo quello che possiamo fare. Abbiamo sviluppato un insieme di iniziative per arginare il fenomeno dello spopolamento, l'abbiamo fatto anche in sede urbanistica cercando di snellire i procedimenti, di consentire anche interventi dove non è possibile, perché ovviamente se in un centro storico mi si impedisce di poter migliorare è chiaro che io prendo e vado via; abbiamo sostenuto con forza alcuni progetti che servono anche per formare i giovani, come per esempio Focus europe, un progetto importante che serve per formare tanti giovani che saranno dei fautori della programmazione dei fondi europei, e quindi saranno una fonte importante di approvvigionamento di finanziamenti da portare in quelle comunità.

Ecco, tutto un insieme di iniziative che nel loro piccolo, unite, fanno sistema e formano quella diga che può impedire questo spopolamento, che ha avuto un incremento negli ultimi anni particolarmente grave, e poi, come con un malato bisogna iniziare in primis a salvargli la vita e dopo si pensa alla riabilitazione, oggi noi abbiamo Comuni che sono a forte rischio di spopolamento nel senso che stanno sparendo. Poc'anzi l'onorevole Talanas ha fatto l'esempio emblematico di Orune, che negli anni Sessanta arrivava a 6500 abitanti e oggi arriva a poco più di 2200-2300 abitanti, questo è sintomatico di un fenomeno che è dovuto in primis alle occasioni di lavoro, quindi sviluppo. Quando incontro diversi imprenditori, anche in Assessorato, io propongo sempre di sviluppare progetti e iniziative nel centro della Sardegna, ma non lo propongo come palliativo o come qualcosa di… io guardo ad esempi virtuosi. Voi pensate all'Umbria, che non ha mare però vive tutto l'anno di turismo perché ha sviluppato quell'attenzione al territorio, al paesaggio, all'ambiente a tutto quello sviluppo turistico religioso e identitario che ha fatto sì che quella Regione sia un luogo dove i borghi si siano sviluppati e sono diventati centri di attrazione. Io penso ad un centro come Labro, che era sparito, poi sono arrivati venti ingegneri e architetti dal Belgio e hanno rivitalizzato quel borgo che oggi è un borgo frequentatissimo da ogni parte d'Italia, perché ne hanno fatto veramente qualcosa di unico. Questo per dirvi che si può arginare lo spopolamento solo facendo politiche attive di sviluppo, perché solo sviluppando in quei territori occasioni di impresa… e l'impresa non può farla il pubblico, l'impresa la devono fare i privati, noi come enti pubblici dobbiamo creare le condizioni perché si sviluppi impresa lì, ma non può essere un'impresa pirata deve essere qualcosa che sia collegata alla realtà di quei territori, e quindi penso all'industria di trasformazione, penso alle eccellenze artigianali, penso a tutta quella piccola impresa che messa a sistema può diventare veramente una possibilità per sviluppare realtà importanti dal punto di vista anche occupazionale. Questa è la via, io penso che ognuno di noi, nessuno escluso, abbia in cuor suo la speranza di poter dare il proprio contributo affinché la nostra Isola non diventi, come ha detto qualche egregio consigliere regionale, una ciambella, ma sia veramente una forza e quella forza venga dalla parte più bella che è il nostro interno, che non può sparire, non deve sparire.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

FASOLINO GIUSEPPE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Prima di tutto vorrei ringraziare quei consiglieri che sono intervenuti con interventi… dove hanno parlato bene di me, e gli altri non li voglio ringraziare. Scherzo ovviamente, era solo per smorzare.

Io penso, come ha detto giustamente il Capogruppo del Partito Sardo d'Azione, e vorrei partire proprio dall'intervento che lui ha citato dell'onorevole Moriconi. Vorrei partire da lì, perché comunque è stata una discussione dove quando si mette da parte un po' l'aspetto politico davvero può nascere un confronto che può essere costruttivo, che può davvero migliorare quella che è una norma, soprattutto partendo da un'analisi come quella che lei ha fatto. Mi dispiace quando invece in altri interventi si dice che solo questo intervento è un intervento per combattere lo spopolamento, perché non si fa giustizia a una parte di questa finanziaria. Non sto dicendo che la finanziaria è una finanziaria positiva o negativa, voglio uscire dall'ambito politico di difendere a tutti i costi un provvedimento, non ci interessa, parliamo degli argomenti che sono su questo tavolo, partiamo da questo.

Questo articolo è un articolo fondamentale, importante, di questa finanziaria che ruota intorno a questo articolo, però perché non c'è solo, come ha ricordato qualche consigliere regionale, il bonus per le nascite, ma il bonus per le nascite è uno degli interventi di una finanziaria che ha una serie di altri interventi: l'articolo 9 sotto certi aspetti è ancora più importante nella lotta allo spopolamento; l'articolo 11 che prevede 40 milioni per i Comuni per dotarsi di un parco progetti per poter partecipare a tutti i bandi che ci sono attualmente e che ci potranno essere in futuro, è un altro argomento fondamentale contro lo spopolamento. L'onorevole Moriconi cita la programmazione territoriale e cita quali possono essere le motivazioni che ci hanno portato a spendere meno rispetto a quello che avremmo potuto spendere: all'interno di questa finanziaria ci sono 5 milioni di assistenza tecnica, che sono una delle motivazioni che hanno portato i Comuni a non poter spendere nei tempi prestabiliti, perché era un programma nuovo, anche innovativo da un certo punto di vista, un programma portato avanti nella precedente legislatura e secondo me molto interessante perché vedeva i Comuni come protagonisti; i Comuni che si mettevano in rete e che creavano una comunità, e quindi si creavano quei servizi di comunità che sono fondamentali per far sì che le persone rimangano all'interno di quella comunità. Quindi noi non solo crediamo che quello sia fondamentale, e non può essere all'interno di questa finanziaria ovviamente è un qualcosa che è al di fuori e lo vogliamo rafforzare, con il FESR avremmo molte più risorse per la programmazione territoriale, con l'assistenza tecnica riusciremo a dare l'opportunità ai Comuni di avere un supporto, che è fondamentale per poter riuscire a spendere le risorse in tempi più veloci. Forse non basterà, però qua vorrei aprire anche un discorso un po' più ampio - discorso che vorrei aprire all'interno di questo Consiglio e che spero di poter aprire il prima possibile nella Commissione per l'insularità -, oggi ho mandato una nota al Ministro, perché molto spesso noi facciamo, secondo me, politicamente un errore, andiamo a Roma, ci sediamo nei tavoli dei Ministri e chiediamo risorse, non che sia sbagliato però dobbiamo anche vedere, anche in funzione di quello che è il presente che stiamo vivendo e quello che è il passato, che non abbiamo solo bisogno di risorse, noi abbiamo bisogno di opere. Perché l'autostrada nella penisola non l'ha fatta la Regione Lazio, la rete ferroviaria nella penisola non l'ha fatta la Regione Lombardia, allora noi dobbiamo cominciare a chiedere che lo Stato si prenda la responsabilità di portare a termine le opere per la Regione Sardegna, non che ci diano le risorse ma non ci danno gli strumenti per poter spendere quelle risorse in tempi celeri, e poi noi ci ritroviamo un sacco di risorse non spese. Allora dobbiamo cercare di capire anche cosa noi possiamo fare, con quello che è il nostro deficit e con quelle che sono le nostre lacune, e dobbiamo cominciare a chiedere allo Stato di fare lo Stato, e come ha fatto per il resto del Paese di cominciare a farlo per la Sardegna: va bene le risorse ma ci sono opere che non dobbiamo fare noi, opere che deve fare lo Stato e che lo Stato deve continuare a fare, e dobbiamo avere il coraggio di dire no magari ad una risorsa, ma piuttosto un'opera.

Per quanto riguarda invece i discorsi legati al limite degli abitanti dei Comuni, 3000 e 5000, per me va bene ampliare, portarlo magari anche ai 5000, come �� stato proposto (non a tutti perché sennò non abbiamo le risorse e sarebbe inutile, si fa un intervento a pioggia che non serve a niente). Io dico possiamo portarlo ai 5000, rivedendo alcune cose, quindi magari ci fermiamo un attimo per rivedere queste cose, ma non tocchiamo i Comuni al di sotto dei 3000 abitanti, perché l'impatto sui Comuni al di sotto dei 3000 abitanti di un decremento demografico è devastante rispetto ai Comuni di 5000 abitanti, e anche nei Comuni dove magari c'�� stato un aumento demografico nel passato basta che vada via una famiglia e c'è il rischio di chiudere una scuola, e quella famiglia deve andare in una scuola in un altro paese. Ecco perché si è scelto il limite dei 3000, poi se questo va ampliato vediamo come possiamo ampliarlo, però stiamo attenti a non toccare il limite dei 3000, perché per quei Comuni deve essere lasciato così com'è, perché è molto più impattante rispetto agli altri. Come ha ricordato l'onorevole Agus, ci sono degli altri interventi che sono altrettanto importanti, sull'incentivo per aprire un'attività in un Comune, io la vedo esattamente come ha detto l'onorevole Agus, bisogna dare una medaglia a quei giovani che hanno intenzione di aprire una attività in un piccolo Comune, noi dobbiamo metterli in condizioni di poterlo fare a costo zero, perché è vero, onorevole Solinas, andando in giro probabilmente non avrà trovato nessuno che le diceva "non vedo l'ora per il bonus bebè", però io ho trovato tanti giovani che mi hanno detto "vorrei aprire un'attività tutte le misure nazionali e regionali che ci sono non mi danno l'opportunità di farlo". Questa misura dà l'opportunità perché non crea troppi paletti al giovane di aprire un'attività. Il bonus nascita non serve per far diventare le persone più fertili questo è sicuro, a meno che non inizino qualche cura, il bonus nascita serve per due aspetti: il primo deve essere un incentivo per quelle famiglie che avevano la preoccupazione per il futuro dei loro figli, per poter mantenere quei figli, di dargli quantomeno una serenità di poterlo campare e la possibilità di farlo nella propria città come diceva l'onorevole Manca di compensare alcuni costi che magari esistono dovendo vivere in un Comune piccolo nel quale non ci sono una serie di servizi. Allora andiamo a compensare questo con questo bonus non è risolutivo però nell'attesa che magari portiamo avanti l'insularità, il tavolo dell'insularità raggiungendo quegli obiettivi che ci siamo prefissati, attendendo i risultati magari della programmazione territoriale, che adesso però comincerà a realizzare una serie di opere e che quindi potrà realizzare una serie di servizi all'interno di questi piccoli comuni, che però, come diceva l'onorevole Cossa, stiamo attenti perché molto spesso noi ci diciamo che all'interno di questi piccoli Comuni mancano i servizi, non è sempre vero! Perché molto spesso ci sono i servizi e non ci sono le popolazioni e quei servizi e quella palestra e quella scuola rischia di essere un'opera non utilizzata. Allora nell'attesa che si perfezioni il ciclo della creazione di questi servizi con la speranza che migliorino i servizi sanitari nella nostra Regione, con tutto questo allora noi diamo un incentivo alle famiglie per potere dire: guardate non andate via dal vostro Comune, perché vi diamo l'opportunità di ristrutturare la casa, vi diamo l'opportunità di aprire un'attività, vi diamo l'opportunità di poter fare dei figli e di darvi un incentivo per questo, per poter portare avanti i vostri figli nella crescita.

Quindi, onorevole Rosella Pinna, non abbiamo la convinzione che con questo provvedimento risolveremo il problema, non abbiamo questa convinzione, glielo dico con molta serenità, però ho l'idea che con questo provvedimento possiamo fare un qualcosa andando in quella direzione. Guardate, in questa finanziaria abbiamo parlato ripetutamente del problema dello spopolamento, abbiamo ripetutamente inserito, portato sul tavolo delle idee, ognuno di voi ha messo sul tavolo alcune idee, ripeto tranne quegli interventi eccessivamente politici, però nella maggior parte dei casi sono stati messi sul tavolo alcune idee per poter sopperire a questo problema. Allora cominciamo a mettere questi, cominciamo a migliorare, come giustamente ha detto l'onorevole Moriconi, quelle che sono le nostre lacune e faremo un check, magari fra due anni, e cercheremo di capire che cosa è servito e che cosa invece è stato eccessivo o che cosa ancora dobbiamo migliorare per raggiungere quell'obiettivo. La sfida è una sfida colossale, lo sappiamo, non è che stiamo parlando, è la sfida di tutte le sfide quella di riuscire a combattere lo spopolamento, però cominciando a fare qualcosa e cominciando anche a sbagliare, forse, potremo capire qual è la vera soluzione, grazie.

PRESIDENTE. Grazie Assessore, partiamo con gli emendamenti…

Ha domandato di parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). Per tranquillizzare i collegi che stavano anche mugugnando è solo per ritirare gli emendamenti soppressivi totali e parziali a firma Lai e Cocco sul testo.

PRESIDENTE. Siccome sono uguali, onorevole Solinas, direi acceleriamo allora l'onorevole Lai ha ritirato gli emendamenti soppressivi, ritiriamo. Andiamo quindi ai sostitutivi parziali pagina 496, c'è un invito al ritiro, ritirato dall'onorevole Cera, è ritirato pagina 496, invito al ritiro è ritirato. Non ha copertura questo quindi è inammissibile non ha copertura. Emendamento 294 a pagina 497

Ha domandato di parlare il consigliere Massimo Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie Presidente, non mi sono iscritto per quanto riguarda la discussione generale perché l'accordo di ieri prevedeva che ci fosse un'accelerazione nei tempi della discussione, però ho ascoltato con piacere le parole di diverse colleghe e colleghi e devo esprimere soddisfazione perché tutti mossi dall'intenzione positiva di porre freno a un problema, che tutti avvertiamo come un problema, lo spopolamento. Ribadisco però un elemento che non aiuta nessuno di noi, non aiuta la Sardegna lo spopolamento riguarda l'Isola intera, questa dinamica centro e ciambella noi non abbiamo più manco la ciambella. Leggevo ieri sera in vista della discussione di oggi un articolo su The Lancet che traccia le linee di che cosa sarà il futuro del pianeta tra il 2050 e il 2100. Il mondo nel 2050 inizierà a avere più morti che nascite, il pianeta, è una questione di livello mondiale, che avrà conseguenze enormi da un punto di vista economico e lo vediamo, noi lo tocchiamo già con mano così come in altre realtà sociale, geopolitico e quali sono secondo i massimi studiosi, premi Nobel, esperti di sociologia, economia le frecce nel nostro arco per arginare questo fenomeno, far crescere la produttività del lavoro grazie alle tecnologie, incoraggiare l'immigrazione, che è un tema che non può essere toccato, del quale non si può discutere, poi se avrò tempo nel corso della discussione vi dirò qual è la composizione di provenienza della città di New York tra il 1940 e il 2021, che cosa è cambiato in quella città che cresce. Promuovere e sostenere le nascite, promuovere e sostenere le nascite, promuoverle con incentivi per chi fa figli, sostenerle però significa avere tutto quel sistema sociale in ogni piccola e grande realtà che consenta realmente poi di far crescere quelle ragazze e quei ragazzi e farli diventare adulti. Ovviamente ci saranno anche delle conseguenze differenti, meno pressione sull'ambiente, ma allo stesso tempo una miscela esplosiva che riguarda appunto lo spopolamento e il depauperamento di persone nelle varie realtà. Questi sono temi di livello mondiale, servirebbe viste le caratteristiche della Sardegna anche evidenziare, a fronte di fenomeni mondiali, quali gli elementi però ulteriormente più gravi forse e quali quelli positivi invece della realtà sarda, grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giovanni Antonio Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI ANTONIO (MISTO). Ho avuto un'interlocuzione con l'Assessore, da cui comunque abbiamo avuto garanzia che verrà rivisto lo stanziamento previsto per potere inserire anche i Comuni con popolazione fino a 5000 abitanti, quindi mi ritengo soddisfatto.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito assetto del territorio.

FASOLINO GIUSEPPE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie signor Presidente, allora se siamo d'accordo, se tutta l'Aula è d'accordo, quindi con questo emendamento portiamo la platea anche ai comuni superiori ai 3000 abitanti, dai 3000 ai 5000, però devono avere almeno avuto un decremento demografico di una percentuale che mi sembra che è inserita anche in uno degli emendamenti, forse nell'emendamento Satta che è del 3 per cento, che è l'emendamento all'emendamento. O ci fermiamo cinque minuti qua in aula cinque minuti, no?

PRESIDENTE. La pressione demografica citata dall'emendamento è del 3 per cento. Sì…

FASOLINO GIUSEPPE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Allora perché la prima proposta era per non avere eccessivi costi, per non avere costi superiori rispetto alla previsione era di arrivare anche ai comuni con 5000 abitanti diminuendo invece che 600, 500 euro mensili per ogni nato. Così possiamo coprire senza costi aggiuntivi anche i comuni con 5000 abitanti, ecco perché volevo un attimino fermarci per riflettere su questo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Presidente, una proposta sull'ordine dei lavori, data la necessità di entrare nel merito e di scrivere probabilmente degli emendamenti sostitutivi, forse sarebbe utile fare una pausa adesso e ritrovarci in Aula alla ripresa questo pomeriggio con l'emendamento pronto solo da mettere in votazione. Perché il rischio che intravedo è che, come altre volte è successo, ci si attardi in sospensioni o peggio ancora si metta in votazione un emendamento incompleto. Segnalo già che ci sono, per esempio, che l'emendamento che mette la soglia del 3 per cento scritto così non sarebbe applicabile per un Comune che ha avuto uno spopolamento del 4 per cento degli abitanti perché non dice almeno il 3 per cento, cioè sono piccole cose che però magari l'Assessore con i suoi Uffici insieme ai Consiglieri che vogliono contribuire. Poi se avete qualche informazione in più.

PRESIDENTE. Onorevole Mula, decido io quello che devo fare.

Il tema che ha posto l'onorevole Agus è evidente essendo un emendamento aggiuntivo noi possiamo andare avanti con l'approvazione…

Ha domandato di parlare il consigliere Michele Cossa. Ne ha facoltà.

COSSA MICHELE (Riformatori Sardi). Grazie Presidente, ma gli emendamenti sono diversi che sono stati presentati, è evidente che c'è bisogno di una azione di coordinamento e di collazione, ma prima di tutto, se l'Assessore un attimo mi ascolta, Assessore ho solo bisogno della sua attenzione. Dicevo che gli emendamenti che sono stati presentati sono diversi, alcuni sono confliggenti altri si possono armonizzare in un testo. Io credo che siccome abbiamo preso degli impegni e gli impegni bisogna mantenerli, io credo che noi dobbiamo cercare di concludere i lavori nei tempi che ci siamo detti. Se sforiamo di mezz'ora credo che non accada nulla. Però c'è anche l'esigenza di scrivere una norma come si deve e che tenga conto, almeno nella misura in cui questo è possibile, di quanto è emerso durante il dibattito. Però prima ancora arrivo sempre a questo pezzo e l'Assessore si distrae, dicevo, Assessore, prima ancora c'è bisogno di capire quali emendamenti la Giunta ritiene accoglibili e integrabili nel testo. Quindi io mi permetto di fare questa proposta, se l'Aula è d'accordo, di permettere alla Giunta di lavorare su un testo che tenga conto di quello di cui si può tener conto degli emendamenti, nel frattempo andiamo avanti con i lavori, sto proponendo di accantonare un attimo l'articolo 10 però dico per permettere alla Giunta di lavorare su questo ma di continuare i lavori sul resto della legge finanziaria. Nel frattempo se la Giunta ci propone un testo lo sottopone ai Capigruppo, grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (Psd'Az). Anch'io penso che tra le due proposte bisognerebbe fare sintesi, quella dell'onorevole Cossa e dell'Assessore. Ma secondo me la proposta che ha fatto l'Assessore è abbastanza semplice da recepire, cioè ci ha chiesto di trovare questa sintesi aumentiamo fino a 5000 abitanti, ovviamente tenendo e io sono d'accordo la clausola che ci sia almeno il 3 per cento di perdita di popolazione negli ultimi dieci anni, quindi non tutti i Comuni sopra i 5000 ma quelli che sono, ripeto, sono soltanto 23 o 24 e abbassiamo la quota di finanziamento alla famiglia del nascituro da 600 a 500, così abbiamo la copertura finanziaria per tutti. Mi sembra che si potrebbe appoggiare con un semplice emendamento orale se tutti siamo d'accordo e chiuderla qua e andare avanti con la legge, quindi non perdiamo ulteriore tempo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fausto Piga. Ne ha facoltà.

PIGA FAUSTO (FdI). devo parlare con l'Assessore, se deve fare la sintesi l'Assessore vorrei… sì siccome si sta parlando di fare sintesi, vorrei appunto che il discorso degli abitanti non fosse fuorviante. Io nel mio intervento ho detto che magari non era prioritario il discorso dei 4-5 mila abitanti, va benissimo anche aumentare il tetto. Però vorrei veramente che la filosofia della norma, che è quella di compensare i disagi, quello di promuovere i Comuni dove c'è comunque una meno densità di popolazione e meno servizi, sia messa in risalto. Sia lei, assessore Fasolino, che Quirico Sanna hanno toccato per esempio il tema delle pluriclassi di dove non si riesce ad avere la scuola, cioè questi devono essere elementi da valutare…

PRESIDENTE. Però non riniziamo la discussione…

PIGA FAUSTO (FdI). Sto portando all'attenzione questo aspetto per l'emendamento di sintesi perché deve essere chiaro.

PRESIDENTE. Ma l'ha già portato onorevole. C'è necessità di sospendere due minuti.

Il Consiglio è sospeso.

(La seduta, sospesa alle ore 13 e 02, viene ripresa alle ore 13 e 25.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori dell'Aula.

Siamo arrivati all'emendamento numero 570. Chi è favorevole, chi è contrario, chi si astiene, il Consiglio… l'aggiuntivo. Il numero 497 e 294 a cui viene presentato l'emendamento all'emendamento che è il numero 570 che stiamo votando ora. Però non è la cifra, lei sta parlando della cifra. Cambia solamente che abbiano perso il 3 per cento della popolazione. Va bene questo? Siamo al numero 570, che è un emendamento dell'emendamento, parere rimesso all'Aula, la pagina non c'è perché è un emendamento all'emendamento.

Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Meloni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MELONI GIUSEPPE (PD). Grazie Presidente. Io chiedo qual è il parere della Giunta su questo emendamento, perché nonostante mi dispiaccia, non sono d'accordo con il contenuto, mi dispiace perché lo propone il collega Giovanni Satta col quale ci troviamo spesso d'accordo su tanti temi. Io non sono d'accordo perché credo che vada a penalizzare delle situazioni di Comuni che hanno fatto delle scelte negli anni, ci sono Comuni che hanno scelto di investire su infrastrutture, altri che hanno scelto di investire sull'immagine, sul turismo, sull'accoglienza, altri Comuni che hanno deciso di investire su infrastrutture e per esempio welfare. Credo che in certi casi siano arrivati anche dei risultati rispetto alla tenuta dell'andamento demografico della popolazione in quei Comuni anche grazie a queste scelte. Temo che la decisione di restringere il riconoscimento di questi aiuti in buona sostanza, incentivi solo ai Comuni che abbiano perso il 3 per cento della popolazione nel corso degli ultimi dieci anni sia come una punizione nei confronti di quei Comuni che invece hanno anticipato quello che oggi cerca di fare magari il Consiglio regionale, è un errore e rischiamo di fare quello che a cui faceva riferimento in sede di discussione generale sulla legge la collega Desirè Manca quando parlava del rischio concreto di poter poi semplicemente trasportare e favorire il trasloco di residenti da un comune all'altro magari adiacenti. Grazie.

PRESIDENTE. È chiarissimo.

Ha facoltà di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

FASOLINO GIUSEPPE, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie Presidente, si potrebbe a questo proposito, se l'Aula è d'accordo, approvare direttamente l'emendamento numero 294, che sostituisce le parole "da 3000" "a 5000". Intervenite.

PRESIDENTE. Si sono prenotati tutti per gli interventi.

Ha domandato di parlare il consigliere Giovanni Satta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az). Stiamo parlando di… veramente, c'è stato un intervento, mi sa che era di Piga, non so di chi, ma stiamo parlando di fare un altro reddito di cittadinanza o qualcosa del genere? Caro Giuseppe, io lo sai che non voglio fare una guerra tra due Comuni importanti, ma a questo punto se io fossi sindaco, fossi stato sindaco di un paese che da 2000 abitanti è passato a quasi 4000 non starei qui a dire che ho problemi nel tenere la scuola aperta perché i bambini non ci sono più, veramente è un paradosso. Noi stiamo parlando di lotta allo spopolamento, quindi mentre può esserci una giustificazione, e non voglio fare una guerra, ripeto, sto esprimendo le mie opinioni, mentre può essere accolta la richiesta appunto fatta dalla Giunta e poi confermata anche da tanti altri colleghi in aula di mantenere tout court nei paesi che sono sotto i 3000 abitanti la norma, dai 3000 ai 5000, intanto abbiamo problemi di copertura finanziaria perché ci sarebbe un aumento della spesa, e in più veramente stiamo facendo una misura che non ha quell'obiettivo. Quindi il fumus della legge, cioè la volontà del legislatore, di chi ha proposto la legge, il legislatore siamo noi, ma di chi ha proposto la legge, che in questo caso è la Giunta, è di fare una lotta allo spopolamento, non di dare soldi a pioggia a tutti i Comuni, soprattutto dove non ci sono. A quel punto sarebbe più giustificato dare soldi alla città di Nuoro, che comunque ha perso 2000, o 3000, o 4000 abitanti negli ultimi dieci anni piuttosto che darli ai Comuni, che invece non li hanno, lo stesso discorso lo potrebbero fare anche Comuni come Orosei, come Dorgali, che non hanno aperto bocca perché hanno la popolazione che rimane costantemente al di sopra di quella che era dieci anni fa o quindici anni fa, per cui non credo che abbia un senso. Quindi atteniamoci a quella che è la volontà del legislatore, lotta allo spopolamento, è assurdo includere in questa fascia quei Comuni che non solo non hanno perso, ma hanno raddoppiato la propria popolazione, allora rientrerebbe San Teodoro, rientrerebbe Budoni, che sono tutti sotto i 5000, ma hanno raddoppiato la popolazione. Quando io sono diventato Sindaco nel 2000, questi Comuni avevano 3000 abitanti, e Buddusò ne aveva 4005, oggi Buddusò ne ha 3006 e questi ne hanno 5000, secondo me è anche una questione di logica. Grazie.

PRESIENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fausto Piga per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PIGA FAUSTO (FdI). Era per dire semplicemente che l'emendamento chiamiamolo di sintesi, che dice che la cifra di 5000, è aggiunta la seguente frase "che abbiano perso il 3 per cento della propria popolazione nel corso degli ultimi dieci anni" può essere la sintesi e il compromesso. Fermo restando che noi come Gruppo potremmo anche approvare immediatamente il testo come uscito dalla Giunta, ripeto, ma se proprio dobbiamo allargare la forbice a 5000 che sia messa questa clausola, perché se no noi stiamo rovinando da soli una proposta che è di tutto rispetto e che potrebbe essere davvero utile. Grazie.

PRESIENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giuseppe Meloni. Ne ha facoltà.

Però che sia sull'ordine dei lavori.

MELONI GIUSEPPE (PD). Sì, sull'ordine dei lavori, nel senso che io non ho fatto riferimento prima a un Comune preciso, specifico, quindi…

PRESIDENTE. No, le tolgo la parola.

Ha domandato di parlare il consigliere Cesare Moriconi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MORICONI CESARE (PD). Non per entrare nel merito, io ciò che penso dell'approccio sul fenomeno dello spopolamento l'ho detto, ho provato a dirlo almeno. Però, voglio dire, la misura di cui stiamo parlando ora e cioè la possibilità dell'ampliamento, cosa che evidentemente se dal punto di vista politico il Consiglio ritiene che il Consiglio è sovrano, produce degli effetti che dal punto di vista finanziario sono calcolati, evidentemente sono stati calcolati. Io voglio segnalare questo, sotto i 3000 abitanti nel 2020 sono nati più o meno 1828 bambini, sopra i 3000, dai 3500 ne sono nati 915. Solamente per dire che il calcolo così facile da fare certe volte, però più complicato in altri casi, può riservare delle sorprese che produrrebbe gli effetti di una norma scritta male, difficile da applicare e probabilmente con delle sorprese che sono di carattere finanziario evidentemente anche sulle ricadute, proprio ciò che è un difetto di quest'Aula, da molto tempo a questa parte evidentemente, è di provare a scrivere le norme e di sbagliarle perché le si vuole anche fare meglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Rossella Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA ROSSELLA (PD). Grazie Presidente. Io intervengo sul punto per sottolineare che l'analisi socio-economica del contesto sarebbe stata e sarebbe uno degli strumenti che toglierebbe dall'imbarazzo e che aiuterebbe a risolvere il problema. Allora io faccio riferimento a uno studio interessante che è stato realizzato nel 2012 con i fondi POR e che è intitolato "Comuni in estinzione. Gli scenari dello spopolamento". È uno studio che è stato commissionato dal Centro regionale di programmazione e che è stato realizzato dall'Università di Cagliari individuando un indice, un indicatore che rappresenta lo stato di malessere demografico. Sulla base dello stato di malessere demografico che tiene conto dello spopolamento e di altri fattori, che sono quelli di cui l'Aula stamattina ha parlato diffusamente, e cioè della mancanza di servizi, della mancanza in particolare di servizi di cittadinanza, è possibile appunto stilare una graduatoria sulla base dello stato di malessere più o meno grave che ci darebbe immediatamente l'indicazione e l'individuazione dei comuni anche nell'ambito dei 5000 abitanti. Se poi teniamo conto del fatto che la norma, al comma 3, dice che i 600 euro mensili per il primo figlio sono da erogare, possono essere erogati nella misura massima, noi dobbiamo anche tenere conto del fatto che il "bonus bebè", chiamiamolo così, della Sardegna non vada a diventare incompatibile con l'assegno unico universale per i figli. Abbiamo tenuto conto di questo? Se abbiamo tenuto conto di questo, noi dobbiamo incominciare a dire che i 600 euro vengono decurtati per chi percepisce nella misura massima l'assegno universale per i figli di 175 euro. Quindi, fatta tutta questa premessa vado a dire che il ragionamento deve essere fatto in termini più stringenti e che non può essere fatto in questo momento in cinque minuti, magari cercando, evitando o compromettendo appunto la bontà di un'iniziativa che ai territori con indicatore di malessere demografico può essere invece una misura destinata ad aiutare e a migliorare la situazione. l voto è contrario.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Giampietro Comandini per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COMANDINI GIMPIETRO (PD). Ricollegandomi a quello che diceva la collega Pinna, sicuramente su una norma importante che tende a bloccare lo spopolamento nella nostra isola non soltanto dal punto di vista demografico, ma anche imprenditoriale con le misure che sono previste nell'articolo 10, l'atto di coraggio forse era quello di mettere, sì, in quest'articolo 10 più risorse disponibili, perché lo spopolamento non è riconducibile soltanto nelle fasce dei comuni sotto i 3000 abitanti, e non soltanto nei Comuni sotto i 3000 abitanti ci può essere anche l'esigenza di attivare le attività commerciali e la riqualificazione urbana dei centri storici, per cui il mio voto relativamente a quella che è la proposta dell'assessore Fasolino con l'emendamento orale di portarlo a 5000 abitanti è un voto favorevole, considerando che dal mio punto di vista pi�� si amplia la platea dei Comuni che hanno la possibilità di beneficiare di interventi di questo genere e sicuramente si evita una sperequazione nei confronti di alcuni comuni. Per cui il mio voto è favorevole, Presidente, e chiedo che se la Giunta deve ampliare con altri Comuni e non soltanto (…).

PRESIDENTE. Grazie, c'è solamente un equivoco, onorevole Comandini, siamo al numero 570, che indica la percentuale di decremento del 3 per cento negli ultimi anni per poter accedere… siamo al numero 570 adesso, è in votazione. Quello di cui ha parlato l'Assessore è il numero 294 che porta a 5000, l'emendamento in discussione oggi, adesso, è quello che indica nel 3 per cento il decremento demografico negli ultimi dieci anni.

Ha domandato di parlare il consigliere Massimo Zedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

ZEDDA MASSIMO (Progressisti). Grazie Presidente. Se è stato valutato che questa può essere una percentuale, va bene ed il voto è favorevole. Vorrei che fosse chiaro a tutti a chi andranno queste risorse, queste risorse andranno ai bambini, ai neonati, alle famiglie, nate nel 2022, e per il futuro alle famiglie che avevano già deciso di fare figli. Va benissimo, è un aiuto a coloro che fanno figli in una situazione anche difficile economica, quindi va bene, ma non illudiamoci che questi provvedimenti possano porre un argine allo spopolamento o alle nascite. La Corea del Sud è il Paese al mondo col più alto tasso negativo di fertilità e nascite, ha speso, dal 2006, 171 miliardi di euro, l'equivalente in euro, per politiche similari, risultati zero, hanno aiutato le famiglie che volevano mettere su famiglie con figli, va benissimo, ma risultati zero. Nel corso dei prossimi decenni, gli unici due Paesi al mondo che cresceranno in termini di popolazione tra i grandi Paesi sono Nigeria e Stati Uniti, diversissimi tra loro. Sapete perché gli Stati Uniti? Perché a fronte di una politica del Giappone e della Cina di omogeneità della popolazione residente, e quindi con un blocco dell'immigrazione, gli Stati Uniti ormai da tanto tempo hanno percorso una linea strategica d'azione di grande democrazia multiculturale, è un tema del quale non si può parlare, è un tema difficilissimo e oggettivamente è anche difficilissimo gestire la convivenza tra persone provenienti da altre realtà del mondo in un Paese, e in un Paese anche come il nostro inserito nel contesto europeo. Quali sono i Paesi che hanno quei dati insieme alla Corea del Sud? Il Giappone, l'Italia e il Portogallo, l'Italia, non la Sardegna, l'Italia, che vedrà per il 2100 diminuire la popolazione fino a 40 milioni, questo è lo scenario. Se si pensa di affrontare un tema, del quale stanno parlando anche per l'assenza di forza lavoro, è la crescita della popolazione anziana che sappiamo che cosa significa dal punto di vista economico, se abbiamo l'intenzione di aiutare coloro che faranno figli, benissimo, se pensiamo che questo sia sufficiente per porre un argine allo spopolamento purtroppo, perché altrimenti sarebbe anche facile, temo che non riusciremo a risolvere questo grande e annoso problema. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Gian Franco Satta per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

SATTA GIAN FRANCO (Progressisti). Grazie Presidente, sull'emendamento numero 570 io non faccio un ragionamento sui 3000, 5000, ritengo che il principio cardine deve essere l'accertato calo demografico, l'accertato calo demografico lo si evince dai dati Istat e va calcolato su un periodo determinato, che non può essere né l'ultimo anno né 2 anni fa, va calcolato dal 2001, dall'indice Istat del 2001, tant'è che io ho presentato un emendamento al riguardo, che è a pagina 498, che aggiunge semplicemente, dopo le parole "dei piccoli comuni", "nei quali si è verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto al censimento generale della popolazione effettuato nel 2001, comuni caratterizzati da condizioni di disagio insediativo sulla base di specifici parametri definiti in base all'indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati, rispetto alla popolazione residente e all'indice di ruralità, comuni con territori totalmente o parzialmente montani". Allora, questi sono gli indici che vanno a configurare un comune con spopolamento marcato nel corso degli anni. Se noi, e spiego perché sono contrario a questo emendamento, leggiamo l'emendamento 570, dopo la cifra "5000" è aggiunta la seguente frase: "che abbiano perso il 3 per cento della popolazione nel corso degli ultimi dieci anni", cosa vuol dire? Che il 4 per cento non rientra, cioè chi ha perso il 4 per cento della popolazione…

PRESIDENTE. No, è "almeno"…

SATTA GIANNA FRANCO (Progressisti). Ma non c'è! Non c'è scritto…

PRESIDENTE. E lo scriviamo!

SATTA GIANNA FRANCO (Progressisti). …quindi se lei ci chiede di approvare l'emendamento non c'è scritto. Ma di cosa stiamo discutendo? Ho ragione o non ho ragione? L'emendamento vuole corretto. Però, al di là del… il 3 per cento non può essere un parametro che può essere preso in considerazione rispetto invece agli indici di decremento demografico, di vecchiaia, di disoccupazione, che è probabilmente nel foglio che io non ho avuto modo… ma che andrò sicuramente ad approfondire, dell'intervento dell'onorevole collega Pinna. Quindi, queste sono le cose dove ci devono trovare magari un ragionamento di sintesi; leggetevi l'emendamento.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Roberto Deriu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

DERIU ROBERTO (LEU). Questo 3 per cento mi sembra un po' come il rapporto deficit-Pil, un numero molto arbitrario, non è poggiato su calcoli o su criteri, è un punto d'incontro, una misura un pochino politica. Io vorrei dire questo, mi pare che questo provvedimento debba essere considerato per quello che la Giunta tenta di fare, cioè ha un approccio minimalista, non è una politica demografica è una politica che tenta di ripopolare centri che altrimenti scomparirebbero, questa è la definizione che possiamo dare di questo provvedimento. Allora, allargarlo a tutti i comuni che si spopolano è sbagliato, l'ha detto bene l'onorevole Zedda, il processo di spopolamento è generale in l'Italia, è un provvedimento che tenta una sperimentazione, l'ha detto l'Assessore, soggetto a verifica, che deve verificare appunto in comuni che stanno per scomparire la possibilità di invertire la tendenza rispetto ad alcuni problemi specifici. È stato detto "le scuole"; allora devono essere comuni piccoli, allora devono essere comuni soggetti a uno spopolamento feroce, cioè devono essere a rischio di scomparsa. Adesso, allargare il campo, allargare l'orizzonte, l'ambito di applicazione di una norma in questo momento senza averla mai sperimentata mi pare sbagliato, e quindi vi risparmio anche l'intervento sui 3000 e i 5000, perché se noi seguiamo la logica di questo provvedimento, dobbiamo tenerlo più contenuto possibile, specifico per i comuni piccolissimi a rischio di scomparsa, non allargare a una misura di politica demografica che questo provvedimento non coglie, non riusciamo a fare alla francese una grande azione politica che ci fa risollevare il tasso di fertilità, non è possibile con queste risorse e con questo tipo di approccio. È un esperimento, è una prova, se la maggioranza lo vuole portare in porto, non cerchiamo di allargare troppo a dare soldi a tutti perché non raggiungete nessun risultato. Grazie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diego Loi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LOI DIEGO (Progressisti). Grazie, Presidente. A una parte dei dubbi è stato già risposto quando avete detto che nell'emendamento inserite la parola "almeno", perché evidentemente sembrava assolutamente blindato in maniera incomprensibile. Diciamo che evidentemente il sostegno va alle iniziative di questa natura, quindi il voto non può che essere a sostegno e quindi a favore di iniziative di questo genere, mi chiedo, lo chiedo all'onorevole Satta in particolare, sull'emendamento 570, effettivamente se in questa percentuale indicate il 3 per cento, insomma, quale sia l'impatto che produce, nel senso come mai questa cifra, effettivamente, così come ieri si è ragionato in maniera collettiva sul provvedimento Forestas, inviterei effettivamente a prendere in considerazione l'emendamento a prima firma dell'onorevole Satta, il 252, perché probabilmente nell'ambito di un criterio generale, che probabilmente nell'applicazione della norma possa essere reso graduale, forse questo 3 per cento così preciso e puntuale e, ripeto, non so se sia collegato a dei parametri, a delle indicazioni di carattere generale cui fa riferimento questo 3 per cento però, mi collego a quanto hanno detto alcuni dei colleghi, è evidente che la risoluzione del problema non passa attraverso singoli interventi puntuali. Do atto dell'insieme e varietà di interventi che vogliono andare sul tema, su questo del numero degli abitanti e soprattutto della modalità di individuazione del criterio attraverso il quale stabilire qual è stato lo spopolamento, insomma, mi pare importante. Inoltre, e chiudo, avevo capito che a un certo punto Assessore si parlasse di una gradualità diversa, fino a 3000 abitanti, fino a 5000 abitanti, mi pare che quello non sia più presente o chiedo delucidazioni su questo. Non mi ha ascoltato l'Assessore, magari glielo dico dopo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Daniele Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

COCCO DANIELE (LEU). Leggendo il comma 3, l'ho detto in discussione generale, secondo me questa misura rischia di diventare totalmente inutile, perché se noi non abbiamo fatto un riscontro con quello che porter�� in Sardegna l'assegno unico, noi in questo momento non saremo in grado neanche di stabilire quello che può essere lo stanziamento per i comuni, che siano fino ai 3000 o fino ai 5000, Guardate che veramente, rileggendo bene il comma 3, quando si dice che "fino al quinto anno di età il bambino nella misura massima di 600 euro mensili per il primo figlio nato e 400 per ogni figlio… comprensivi di altre forme di sostegno statale alla natalità o bonus per i figli"; io Assessore glielo dico con tutto il bene che le voglio, noi in questo momento, ma non noi, nessuno può essere in grado di stabilire le risorse che occorrono per questa misura, e noi rischiamo di farla diventare totalmente inutile. Io, e l'ho detto in discussione generale, queste risorse le avrei messe in altra maniera per i nuclei familiari di quei piccoli centri, perché in questa maniera rischiamo di far arrivare 20, 50, 30 euro a bambino, perché sappiamo bene che a seconda dell'ISEE di riferimento arriverà già l'assegno unico universale, e secondo me questi calcoli andavano fatti bene, perché altrimenti risulta davvero una misura spot, ne riparleremo dopo, sarà anche inapplicabile la norma scritta così come è.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Agus per dichiarazione di voto. Ne ha Facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Grazie, Presidente. Io credo che il diavolo si nasconda nei dettagli. Questo è un testo su cui la Giunta punta molto, credo che non sia possibile modificarlo con un emendamento estemporaneo discusso dall'Aula, lo dico anche contro quello che è il ruolo che spesso svolge l'opposizione qua. Stiamo parlando di un parametro senza essere in grado di analizzare i dati a monte; perché 3 per cento? Quali sono i comuni in quella situazione? Forse, dovendo fotografare la realtà dello spopolamento, il 3 per cento potrebbe rappresentare un dato magari non oggettivo. Penso, per esempio, ai comuni costieri, ad alcuni comuni costieri dove la diminuzione dei residenti è legata strettamente all'aumento degli stagionali, sono persone che hanno deciso di prendere la residenza altrove, preferendo sviluppare un tipo di economia diversa; esiste anche questo, come vedete la realtà spesso non è fotografabile in due righe, è un po' più complessa. Secondo me, ribadisco la proposta, è necessario che la Giunta presenti un emendamento di Giunta, sulla base anche di uno studio rapido ma che non può essere svolto in quest'Aula, e sottoponga all'Aula l'emendamento di Giunta, perché il rischio è quello di rimanere qui a discutere per ore, non arrivare a niente o comunque magari arrivare addirittura a una soluzione che venga vista come un dito in un occhio da alcuni paesi della Sardegna, perché ci sarà sempre il comune di 5200 abitanti, il comune che ha perso 150 abitanti invece di 151, ci sarà sempre qualcuno che si vedrà privato di un diritto che invece è riconosciuto al comune vicino, e sappiamo anche quali sono le dinamiche della nostra Isola. Per cui, per evitare di prendere decisioni affrettate, forse è il caso, ribadisco, di sospendere la seduta anche per un'ora, il tempo per consentire alla Giunta di presentare un emendamento di sintesi che poi sarà messo all'attenzione dell'Aula. Secondo me, Presidente, rischiamo veramente… anche perché vedo che le idee dei colleghi non sono antitetiche, cioè, mi sembra che ci si possa approssimare a una sintesi, poi non andrà bene a tutti, però…

PRESIDENTE. Allora, sono le 14, la discussione di questo articolo e dell'emendamento sono andati oltre il previsto e forse il prevedibile, abbiamo due alternative: o sospendere e consentire… oppure in ogni caso tenere il testo com'era in origine e procedere. In ogni caso io a questo punto sospenderei… sospendiamo il Consiglio e riprendiamo i lavori alle 15 e 30. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 14.

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