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Convegno “L’equità della salute, nella vita e nel lavoro”

Data: 25/06/2009 – Cagliari, Palazzo Viceregio

La Presidente del Consiglio regionale Claudia Lombardo al Convegno “L’equità della salute, nella vita e nel lavoro”


Cagliari, 25 Giugno 2009 – “Il benessere delle donne misura la civiltà e lo sviluppo di una società. Le disuguaglianze in materia sanitaria dell’universo femminile vanno di pari passo con le disuguaglianze politiche, economiche, sociali e culturali”.


Lo ha detto la presidente del Consiglio regionale  Claudia Lombardo al convegno “l’equità della salute, nella vita e nel lavoro”, organizzato a Cagliari dalla consigliera regionale di parità.


“Purtroppo – ha detto la presidente – la salute rappresenta ancora una  delle aree rispetto alle quali le disparità di genere risulta in maniera più significativa”.


Eppure il diritto alla salute, oltre che un principio contenuto nella nostra Costituzione, è al centro anche delle politiche comunitarie. L’approccio “trasversale di genere” in materia, però, è ancora insufficiente sia nel Trattato europeo del 1992 dedicato alla salute pubblica, sia  nella seconda parte del trattato  istitutivo della Costituzione europea.


La presidente ha tracciato un quadro completo della situazione sanitaria , riferita a un’ottica di genere.


“I paesi, dove in materia sanitaria, la disparità di genere è minore – ha affermato Claudia Lombardo – sono la Svezia, la Norvegia, la Finlandia e l’Islanda. Seguono la Francia, la Germania e la Spagna”


L’Italia è all’ultimo posto tra i paesi europei e all’82esimo nel mondo tra i 128 paesi  considerati nel rapporto Global Gender Gap Index 2007 del World Economic Forum che ha redatto un’analisi comparata sull’argomento. 


“Il dato negativo – ha detto ancora la presidente –  è che se nel mondo complessivamente il divario tra generi si è ridotto, nel settore sanitario, al contrario si è allargato quasi dappertutto”.


 


Per la presidente del Consiglio in una società che vuole essere “di servizio” si devono creare degli strumenti normativi adatti a soddisfare le esigenze e i bisogni del singolo individuo tenendo conto anche del “genere”.


Solo così la donna,  fino a poco tempo fa, considerata per la società “un costo sociale” potrà essere  “una risorsa”. (R.R.)

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