Commissione Sanità: audizioni dei sindacati sulle Rsa e di Cittadinanzattiva sugli accessi ai Pronto soccorso

La commissione Sanità, presieduta da Antonio Mario Mundula (Fdi) ha ascoltato i rappresentanti delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil sulla situazione delle Rsa di Selargius, Capoterra e Sestu, gestite dal Consorzio Gersia.

I sindacalisti hanno richiamato l’attenzione della commissione sul mancato pagamento delle retribuzioni ai lavoratori, a fronte di una delibera Ares sul rinnovo del contratto al soggetto gestore priva di copertura finanziaria. Si tratta di una situazione preoccupante, hanno proseguito, anche perché si inserisce in un quadro generale che presenta diverse criticità.

A parte i continui ritardi nei pagamenti degli stipendi, è stato rilevato, non ci  risultano versamenti regolari neanche per il Tfr e la “quota sociale”. Solo informalmente, è stata la conclusione, abbiamo avuto assicurazioni dalla Asl di una proroga ma, senza certezze e soluzioni stabili, molti operatori stanno presentando le dimissioni aumentando le difficoltà delle strutture ed il disagio dei pazienti.

Nella seconda parte della seduta la commissione si è occupata della disciplina degli accessi ai punti di Pronto Soccorso. Sulla materia il movimento civico Cittadinanzattiva ha illustrato una proposta che prevede l’introduzione di nuovi percorsi chiamati Fast track e See and treat. Si tratta, ha spiegato il dr. Giorgio Piras, di modalità operative finalizzate a differenziare l’accoglienza ed il trattamento dei pazienti a seconda delle priorità, consentendo agli operatori di concentrarsi sulle reali situazioni di emergenza-urgenza, ed affidando le problematiche minori (codici bianchi e verdi) ad altro personale.

Gli accessi “generalisti”, ha ricordato ancora Piras, costituiscono una anomalia della Sardegna dove, nel 2022, sono stati registrati oltre 30.000 accessi inappropriati (il 9.35%) di pazienti con patologie lievi che, magari dopo lunghe attese, non hanno poi risposto alla chiamata dei sanitari. Su base nazionale questa percentuale è attorno al 5% , segno che il sistema sanitario regionale richiede interventi correttivi.

(Af)

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