Cagliari, 28 aprile 2026 – Si sono svolte questa mattina in Consiglio regionale le celebrazioni per “Sa Die de sa Sardigna” in ricordo dell’insurrezione popolare del 28 aprile del 1794 che portò alla cacciata dei piemontesi e del viceré Balbiano da Cagliari. Ad aprire la manifestazione il Coro Carrales con l’esecuzione dell’inno sardo “Procurade ‘e moderare” e di altri brani della tradizione musicale isolana. In scaletta anche un brano musicato sul celebre testo “Noi siamo sardi” di Grazia Deledda recitato da Lia Careddu.
Al termine dell’esibizione, il presidente del Consiglio Piero Comandini ha ringraziato i componenti del Coro Carrales e dato la parola al vicepresidente del parlamento europeo Younus Omarjee, collegato in videoconferenza, che ha rivolto un saluto all’Assemblea Sarda sottolineando l’importanza del ruolo delle autonomie in ambito europeo e la valorizzazione delle istanze provenienti dai territori marginali e dalle periferie. Temi che saranno approfonditi nei prossimi giorni a Cagliari nell’Assemblea Generale della Conferenza delle regioni periferiche marittime d’Europa che riunisce 160 regioni e 25 stati europei (Ue e non).
Ha quindi preso ripreso la parola il presidente Comandini che, in apertura del suo intervento, ha sottolineato l’importanza della ricorrenza: «Quest’anno abbiamo voluto dare alla ricorrenza un taglio europeo, utilizzando la data de Sa Die per convocare a Cagliari, insieme alla presidente della Regione Alessandra Todde, l’Assemblea della Conferenza delle regioni periferiche marittima d’Europa».
«Nel 1794 i sardi si rivoltarono per cacciare gli oppressori. Un intero popolo si oppose alle sopraffazioni e alla tirannia. Il popolo sardo insorse per dignità politica. Una dignità che dobbiamo ritrovare all’insegna dell’unità, prima di tutto tra le istituzioni democratiche elette. Il tema che vogliamo porre oggi è “Chi decide per la Sardegna?”. E’ un tema di cui ci siamo occupati a più riprese. È tempo che per la Sardegna decidano i sardi all’interno di regole democratiche che sono la riforma dello Statuto e una nuova legge statutaria. Vogliamo aprire una nuova stagione politica attenta ai temi dell’identità, dei diritti dei territori. È ora di aprire una profonda riflessione per ripensare la nostra autonomia e la nostra specialità».
Temi ancora attuali, secondo Comandini, nonostante siano passati 33 anni dalla legge istitutiva de Sa Die de sa Sardigna. «Ma è un momento anche di grande riflessione sul valore della pace che non deve essere mai data per scontata e che deve essere mantenuta ad ogni costo per il bene dell’umanità. Certo, i conflitti attuali ancora aperti destano preoccupazione.
La guerra è il fallimento della politica. Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra come ha detto Papa Francesco. L’escalation di violenza, di protagonismo e di sopraffazione rischia di mettere a repentaglio gli equilibri raggiunti con tanta fatica. Non ci può essere futuro e nemmeno autonomia se questi conflitti non arrivano a una fine. Per questo dobbiamo essere uniti per chiedere la pace nei luoghi, troppi che subiscono le guerre».
Proprio per questo, ha sottolineato il presidente Comandini, momenti come quelli di oggi possono contribuire a rafforzare una consapevolezza comune e globale: «Quest’anno Sa Die coincide con l’Assemblea generale della Commissione delle Isole, i cui lavori si apriranno domani a Sa Manifattura. Saluto tutti rappresentanti della Commissione che sono qui non noi. La vostra presenza, in quest’aula, non è solo un fatto di cortesia istituzionale, ma la comune volontà di 15 milioni di persone che rappresentiamo e che chiedono alle istituzioni europee e agli Stati membri a cui appartengono di vedersi riconoscere politiche più incisive per superare gli svantaggi e le vulnerabilità derivanti dalla condizione di insularità».
Le celebrazioni de Sa Die coincidono dunque con la ricerca di una unità tra le isole europee. «L’insurrezione a cui è dedicata la giornata di oggi mantiene il suo significato simbolico e incoraggia una coesione dei sardi per rivendicare le proprie prerogative. Questo servirà anche a incoraggiare una coesione all’interno della Commissione delle Isole Europee. Serve Siamo consapevoli che in Sardegna dobbiamo combattere l’arretratezza delle infrastrutture materiali e digitali e tutti quei fattori che impediscono lo sviluppo, creano povertà o impediscono la piena espressione delle potenzialità culturali di cui la nostra terra è ricca. Un passo avanti è stato fatto nel 2022 con l’approvazione, da parte del Parlamento, della proposta di legge per l’inserimento del principio di insularità in Costituzione. Un passo importantissimo, ma solo un primo tassello. Ora dobbiamo impegnarci affinché il principio di insularità trasformi “l’essere isola” in opportunità».
Comandini ha poi proseguito illustrando le azioni intraprese dall’Assemblea Sarda in questo primo scorcio di legislatura: «Le riforme sono l’obiettivo principale. Una legge statutaria, un nuovo Statuto e la revisione delle norme già approvate. Su questi temi c’è grande unità tra le forze politiche. Fino ad adesso abbiamo applicato poco lo Statuto. La Sardegna ha approvato solo 33 norme di attuazione, poche rispetto a Sicilia e Trentino-Alto Adige. La Commissione speciale ha avviato il suo lavoro pensando anche a un nuovo Statuto in chiave moderna per rendere il testo più adatto alle esigenze e alle sfide che ci attendono. Stiamo ponendo le basi per la Sardegna del futuro con strumenti legislativi forti e moderni che servano anche a fronteggiare la crisi derivante dalla fragilità mondiale che si riversa pure sulla Sardegna».
Per centrare l’obiettivo, secondo Comandini, è dunque utile ripartire facendo tesoro del passato: «Dobbiamo sempre più puntare sull’identità del popolo sardo, osservare la storia e trarne i preziosi insegnamenti che ci tramanda. Così come nel 1794 si è passati da una Sardegna asservita al feudalesimo a una prospettiva di un’Isola libera, oggi dobbiamo promuovere un processo che apra le porte a un sistema di autentico autonomismo finora incompiuto. A 78 anni dalla conquista dell’Autonomia speciale e a 25 dalla riforma del Titolo V della Costituzione, la Sardegna sta diventando nuovamente un laboratorio di confronto e di studio per arrivare a una piena e concreta autonomia. Dobbiamo dunque accelerare questo percorso verso la modernità, rivendicare il nostro spazio in ogni settore. Prima di tutto, non mi stancherò mai di ripeterlo, con un nuovo rapporto leale con lo Stato che dia però quelle risposte che non possono più attendere. Come faceva la Brigata Sassari credo che l’incitamento “Fortza Paris” sia il modo migliore per dire che una nuova stagione si possa aprire a patto che la si viva tutti insieme».
Il presidente Comandini ha quindi dato la parola agli ospiti internazionali presenti in Aula per le celebrazioni de Sa Die: il presidente della Corsica e presidente della Commissione “Isole Crpm”, Marie Antoinette Maupertuis, e il presidente della Crpm e consigliere Gotland Filip Reinhag che hanno rivolto un saluto all’Assemblea Sarda confermando l’impegno per un’azione unitaria delle isole periferiche marittime nei confronti dell’Europa.
«E’ un onore essere qui in un giorno così simbolico per la Sardegna – ha detto Maria Antoniette Maupertuis – a nome di tutte le isole marittime rivolgo un fraterno saluto a tutti. E’ un momento politico e solenne. Per me, rappresentante della Corsica, è un momento di ribadire il legame tra i nostri popoli, da sempre fratelli che si sono opposti con forza alle dominazioni. Le nostre isole sanno cosa significa protegger la terra difendere la cultura e valorizzare la propria lingua. Sardegna e Corsica condividono molto di più di una semplice identità geografica. La Corsica è sempre disponibile a lavorare insieme per portare la voce delle Isole mediterranee in Europa».
Parole condivise dal presidente della Crpm Filip Reintag che, dopo aver rivolto un saluto al Consiglio regionale, ha sottolineato l’importanza degli incontri in programma nei prossimi giorni. Secondo Reinhag, l’Assemblea generale delle isole marittime europee rappresenta un’importante occasione per le regioni d’Europa di riunirsi, condividere buone pratiche, affrontare sfide comuni e decidere i percorsi da seguire per presentare le proprie rivendicazioni alle istituzioni europee. (Psp)
E’, quindi, intervenuto Salvatore Cubeddu, presidente del Comitato Sa Die de Sa Sardigna sul tema “Chi decide per la Sardegna? Le cinque domande ancora in attesa di risposte”. Cubeddu, ripercorrendo le tappe e la storia del popolo sardo ha rilanciato il tema centrale dell’autodeterminazione sarda. Nel suo intervento ha richiamato le “cinque domande” del 2026, che denunciano problemi, pongono gli interrogativi sul tema della guerra, della demografia, delle servitù, del modello di sviluppo, dell’identità, dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale. Il quinto punto, da lui oggi approfondito, ha riguardato il potere delle isole, il potere sulle isole e sull’Isola. “Tutte le cinque questioni si tengono insieme. Senza potere politico effettivo restano intenti improduttivi sul piano delle ricadute concrete”. La domanda – ha proseguito – è quale sia la volontà politica della classe dirigente sarda. “Vogliamo dotarci degli strumenti per decidere davvero?” e ha aggiunto “serve aprire un percorso costituente, un processo democratico che porti alle elezioni di un’Assemblea capace di scrivere un nuovo statuto e ridefinire l’autogoverno dell’Isola perseguendo un orizzonte di piena autodeterminazione”.
Al centro del suo intervento, dunque, il nodo del potere politico. Cubeddu ha espresso forte preoccupazione per una Sardegna segnata da servitù dello Stato, da quella penitenziaria a quella militare e industriale, fino ad arrivare al rischio delle speculazioni energetiche con scelte calate dall’alto che impoveriscono l’Isola, senza alcun beneficio per le comunità locali. Il presidente del Comitato ha citato Montesquieu e Angioy e ha sottolineato il legame esistente tra libertà e sviluppo. Cubeddu ha, quindi, proposto un processo costituente e la creazione di strumenti democratici innovativi che consentano al popolo sardo di esprimersi in materia di autonomia e di autodeterminazione e che darebbero più forza anche alle decisioni del Consiglio regionale.
La consigliera regionale Paola Casula (Sinistra Futura) ha ricordato la legge regionale 44 del 1993 che ha istituito la giornata del popolo sardo. Una decisione, ha detto, che aveva l’obiettivo di capire la storia, riuscire a interpretarla e farne tesoro. “Perché il concetto di autonomia – ha detto – non diventi solo simbolico, ma uno strumento reale di sviluppo e autodeterminazione”. La consigliera ha ripercorso la storia della Sardegna a partire dal 28 aprile del 1794, ricordando anche il 25 aprile. “Le nostre radici, la nostra appartenenza devono essere un modo di guardare avanti e non sempre indietro”, ha detto e si è posta la domanda “di quale Sardegna vogliamo costruire”. Il 28 aprile deve spronarci, ha continuato, a rivendicare l’autonomia e la dignità del popolo sardo, ricordando Umberto Cardia ed Emilio Lussu. “L’autonomia non è solo rivendicazione, ma responsabilità” e deve essere “un’autonomia praticata”, una sfida di civiltà “perché possiamo essere europei e globali senza smettere di essere profondamente sardi”. Casula ha, quindi, ricordato gli strumenti legislativi a disposizione della Sardegna. “Dobbiamo continuare ad avere il coraggio di cambiare ciò che non funziona”, facendo in modo che “il 28 aprile non sia soltanto memoria, ma un impegno collettivo per costruire un nuovo patto fra Istituzioni, cittadini e cittadine, con la riforma dello Statuto speciale, della legge statutaria, con un nuovo congresso del popolo sardo, con l’attuazione del principio di insularità, con una nuova scuola a misura di Sardegna, con maggiore sovranità energetica, fiscale e con tutti gli strumenti che potremo costruire nei prossimi anni di governo per attuare a pieno la nostra autonomia”. Casula ha poi concluso: “A tutte e a tutti noi spetta il compito di essere all’altezza di questa storia, di fare della Sardegna non solo un luogo che amiamo, ma un luogo che costruiamo ogni giorno insieme”.
Antonello Peru (capogruppo Sardegna al Centro 20Venti) ha sottolineato come il 28 aprile debba essere una lezione da comprendere. “Quello che la storia ha chiamato rivolta è stato un atto di coscienza politica. Il popolo decise di non subire: scelse”. Per Peru bisogna rendersi conto che è sempre la politica che decide e indirizza, ma ha anche sottolineato la sfiducia mostrata dal popolo verso le istituzioni. Una situazione che deve cambiare: quel 1974 chiede a noi politici, ha spiegato, di svegliarci, di reagire e di ricostruire la fiducia dei cittadini, mentre ai cittadini chiede di non rassegnarsi. Poi un monito ai giovani affinché partecipino attivamente: “Se la politica non vi piace cambiatela”. Questa giornata di Sa Die, ha concluso, serve a capire chi siamo e se abbiamo ancora il coraggio di scegliere e difendere questa terra.
Il consigliere Gianfranco Satta (Uniti per Todde-Cantiere riformista) ha ricordato che il 28 aprile è una ricorrenza che rappresenta l’orgoglio dei sardi, la loro caparbietà e la voglia di riscatto. “Nasce dal sentimento vivo di ciascuno di noi di dimostrare la nostra capacità di autodeterminazione e di governare i nostri interessi nel rispetto al quadro comune con le altre realtà d’Europa e d’Italia, senza mai cedere il passo a imposizioni o abusi di ogni sorta”. E ha aggiunto: “Noi sardi siamo uomini e donne di grande valore umano”, un popolo fiero che oggi deve difendere la terra da ogni tipo di sopruso. “Anche oggi la Sardegna è sotto attacco”, ha affermato parlando dei tentativi di speculazione in campo energetico, delle servitù militari, carcerarie, “con la trasformazione della nostra terra in una colonia penale per mafiosi”. “Siamo pronti a fare la nostra parte, lo stiamo dimostrando, – ha detto – come sempre abbiamo fatto, ma senza confondere la nostra disponibilità per debolezza”. è necessario difendere anche il diritto a una mobilità giusta che consenta ai sardi di spostarsi liberamente senza dover pagare un costo più elevato degli altri cittadini d’Italia e d’Europa. “Dobbiamo garantire una mobilità sostenibile per le merci, per sostenere il comparto produttivo”. Ha poi parlato della tutela del diritto alla salute, all’istruzione e della salvaguardia dell’ambiente e dei territori, comprendendo quali strumenti la Sardegna abbia a disposizione e da lì ripartire. Ricordando il 28 aprile ha poi concluso: “Con questo orgoglio, con quella stessa fierezza, continuiamo a guardare avanti consapevoli della nostra storia e responsabili del nostro futuro. Alla Sardegna il rispetto che merita, al popolo sardo il futuro che attende”.
Per il capogruppo dei Riformatori sardi, Umberto Ticca, Sa Die è un’occasione per rinnovare il senso di appartenenza, l’orgoglio di appartenere a questo popolo, alla sua cultura, l’orgoglio di far parte di un qualcosa di più grande delle singole identità, riconoscere di appartenere a una storia fatta di autonomia, di indipendenza, di cultura e di lingua. Quando la Sardegna non ha deciso, ha sottolineato, lo ha fatto per propria responsabilità. Dobbiamo comprendere e capire quali strumenti abbiamo a disposizione e da lì ripartire. “Serve un ragionamento di tutta la classe politica sarda, con la coesione delle forze politiche e con la coesione di tutte le intelligenze, di tutte le possibilità, di tutto il patrimonio culturale che la Sardegna ha da offrire”, ha concluso.
“Spesso accade che alcune ricorrenze vengano celebrate con grande partecipazione, ma poi, passato quel giorno, l’impegno si indebolisce”, ha affermato il consigliere Salvatore Cau (Orizzonte Comune), auspicando che Sa die non resti “solo dentro il perimetro della celebrazione. Vorrei che fosse una giornata con meno ritualità e più riflessione, meno orgoglio fine a se stesso e più impegno quotidiano, meno folklore e più identità concreta, meno rettoriche e meno cerimonie con inni strappa lacrime, spesso circoscritti a un’unica giornata, ma azioni estese a tutti i 365 giorni dell’anno”. Per Cau Sa die dovrebbe portarci a studiare di più la storia della Sardegna e guardare alla lingua sarda, il monumento più grande che abbiamo in Sardegna. (Eln)
Dopo il capogruppo di Orizzonte Comune ha preso la parola l’on. Stefano Schirru (Misto), che ha detto: “Oggi celebriamo Sa Die e non stiamo ricordato una data ma guardando noi stessi come popolo. I Sardi scelsero allora di non accettare più l’ingiustizia e allora Sa Die è responsabilità di essere all’altezza della nostra storia e dei diritti fondamentali, dalla sanità aio trasporti. Il rischio più grande è abituarsi e noi invece non ci rassegneremo, nello spirito autentico di Sa Die. Non siamo periferia, meritiamo rispetto e una politica migliore che non si fermi alle appartenenze”. Per l’oratore “amministrare non basta, il nostro compito è costruire il futuro. Un futuro in cui si parte per scelta e non per necessità”.
Per Avs la consigliera Maria Laura Orrù ha detto: “Dobbiamo oggi avere la stessa spinta di allora e rilanciare la nostra autonomia. Con chiarezza dobbiamo dire che i fondamenti dell’autonomia sarda sono sotto pressione mentre invece si tratta di un processo vivo che deve rispondere ai bisogni di una nuova fase costituente. In questo tempo di grandi trasformazioni dobbiamo innovare senza perdere noi stessi. E una delle sfide più importanti che ci attendono sarà l’Europa politicamente unita in cui le isole devono essere al centro del ragionamento”.
A seguire per il Movimento Cinque stelle il consigliere Michele Ciusa: “Il 28 aprile per ogni sardo è una giornata carica di emozione e quando in tutto il mondo la bandiera dei quattro mori viene alzata ritroviamo tutta la nostra identità. Sa Die deve diventare una festa di popolo, una festività piena che possa permettere a tutti di partecipare e condividere valori. Ribadiamo anche che le decisioni sulla nostra terra devono essere prese qui e non oltre mare. Abbiamo già pagato tantissimo per le servitù militari e oggi più che mai tutta la politica sarda deve restare unita”.
Ha preso poi la parola il capogruppo di Forza Italia, onorevole Angelo Cocciu, che ha detto: “La Sardegna ci chiede oggi se stiamo facendo abbastanza per lei, se la stiamo difendendo e valorizzando. La Sardegna ha bisogno di futuro, di scelte e di responsabilità, che non costringa i giovani a partire. Non siamo soltanto un’isola ma un popolo con una grande storia”.
Per il Pd ha preso la parola l’on. Gigi Piano: “il 28 aprile 1794 è data fondativa della nostra coscienza civile dei sardi. E non fu soltanto una ribellione contro il potere percepito ma anche affermazione della nostra identità”.
Per l’oratore “oggi viviamo in un contesto internazionale di crisi e di guerra, di pace messa in discussione, di regole del diritto internazionale messe in discussione. Come allora i sardi seppero affermare la dignità oggi quello stesso principio dobbiamo affermarlo e dare piena attuazione alla nostra missione, trasmettendo questi valori alle giovani generazioni”.
Per FdI il capogruppo Paolo Truzzu ha esordito: “Se la Sardegna è in grado di decidere che cosa vuole decidere? Se non abbiamo la consapevolezza di cosa siamo stati e di cosa vogliamo essere allora è vana la ricorrenza di oggi. E lo dico da italiano e da convinto autonomista: la Sardegna oggi sta mancando il suo appuntamento con la storia. Dov’era la Sardegna tra il 2018 e il 2019 l’Ue programmava il destino di intere regioni pianificando le fonti rinnovabili? Un tempo eravamo protagonisti della trasformazione del mondo, io appartengo alla generazione che ha visto nascere internet. E oggi stiamo subendo la perdita di Tiscali e lo dico senza polemica politica. Decidiamo chi siamo e chi vogliamo essere”. (C.C.)
«Ogni anno Sa Die ci chiama a fare il punto sul nostro cammino nella storia. Ogni anno Sa Die ci dà l’occasione, imprescindibile, di fare il punto sul nostro autogoverno. Nel passato, nel presente, nel futuro. Ogni anno Sa Die ci offre l’opportunità, da cogliere e praticare al meglio, per creare legami, reti, cooperazioni che ci possono rendere più forti nel panorama mediterraneo, europeo, internazionale». Con queste parole la presidente della Regione, Alessandra Todde, ha introdotto il suo intervento, a conclusione di quelli istituzionali, nelle celebrazioni dell’Aula del Consiglio per “Sa Die”.
Un discorso dedicato ai temi dell’autogoverno, della tutela dei diritti della Sardegna, della cooperazione tra realtà insulari e della formazione delle nuove generazioni. La Presidente ha richiamato il significato storico e civile della ricorrenza, quale momento di riflessione sul percorso compiuto dalla Sardegna e sulle prospettive future della sua autonomia. In tale contesto, ha evidenziato l’importanza di rafforzare il ruolo della Sardegna nello scenario mediterraneo ed europeo, anche attraverso il consolidamento delle relazioni istituzionali con altri territori insulari.
La Presidente Todde ha quindi ribadito l’impegno della Regione nel confronto con le istituzioni europee per il riconoscimento delle specificità delle isole, ricordando il lavoro portato avanti con la Conferenza delle Regioni Periferiche Marittime e la presentazione alla Commissione europea di proposte finalizzate all’adozione di strumenti normativi più adeguati alle esigenze dei territori insulari.
Un passaggio centrale del discorso è stato dedicato alla piena valorizzazione dell’autonomia speciale della Sardegna («Noi esercitiamo ogni giorno il nostro autogoverno. E se è vero che possiamo sempre fare di più e meglio è anche vero che non sempre siamo messi in condizione di fare come vorremmo»). La Presidente ha sottolineato la necessità che le prerogative statutarie siano rispettate e ha richiamato l’attenzione sulle questioni che, negli ultimi anni, hanno interessato competenze e funzioni della Regione in ambiti rilevanti per il futuro dell’Isola.
Nel quadro delle politiche strategiche regionali, la Presidente ha inoltre richiamato l’azione avviata dalla Regione in settori considerati prioritari, tra cui quello dell’energia, ribadendo la volontà di rafforzare la capacità della Sardegna di partecipare in modo più incisivo alle scelte riguardanti il proprio sviluppo.
Nel suo intervento, la Presidente ha anche posto l’accento sul valore della memoria storica e sulla necessità di trasmettere alle nuove generazioni una più solida consapevolezza dell’identità, della cultura e del patrimonio della Sardegna. In questa prospettiva, ha ribadito l’importanza di promuovere, anche in ambito scolastico, la conoscenza della storia, della lingua, della geografia e dell’economia della Sardegna.
In conclusione, la Presidente Todde ha rivolto un messaggio ai giovani, indicando nelle nuove generazioni il punto di continuità tra il presente e il futuro dell’Isola e richiamando la responsabilità collettiva delle istituzioni nel garantire loro strumenti, conoscenze e opportunità adeguate.
La seduta si è conclusa con l’esibizione dell’ensemble del Teatro Lirico di Cagliari che ha eseguito l’Inno d’Italia, l’Inno alla Gioia, l’Inno della Sardegna “Procurade ‘e moderare”. (A.M.)