MOZIONE N. 84

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Mozione n. 84

PERU – TUNIS – URPI, sulla revoca del procedimento di Valutazione impatto ambientale (VIA) regionale e Provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) (deliberazione della Giunta regionale 24 marzo 2021, n. 11/75 (Direttive regionali in materia di VIA e di provvedimento unico regionale in materia ambientale (PAUR)), relativo al progetto di costruzione e gestione di un impianto di smaltimento controllato per rifiuti speciali non pericolosi in localitĂ  Su Giri de Sa Murta, Comune di San Giovanni Suergiu (SU), proposto dalla societĂ  Ekosarda Srl.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
– la societĂ  Ekosarda Srl detiene una concessione mineraria/autorizzazione per l’attivitĂ  di cava di materiali (argilla, caolino, bentonite) in localitĂ  Su Giri de sa Murta, nel Comune di San Giovanni Suergiu (SU), in localitĂ  Is Urigus, su un’area precedentemente adibita a cava e acquisita nel 2016;
– con determinazione 20 dicembre 2018, n. 904, l’Assessorato regionale dell’Industria ha rilasciato alla societĂ  Ekosarda Srl la concessione mineraria per l’estrazione di argille e vulcaniti, imponendo obblighi vincolanti in materia di sicurezza del sito, continuitĂ  estrattiva, ripristino ambientale e fideiussione a garanzia degli interventi di bonifica;
– in data 14 febbraio 2025, la stessa societĂ  ha depositato presso la Regione la richiesta di autorizzazione per la realizzazione di un impianto di smaltimento controllato per rifiuti speciali non pericolosi, con volumetria netta pari a 323.164 metri cubi;
– con nota prot. n. 5806 del 21 febbraio 2025, la Regione ha comunicato agli enti competenti l’avvio del procedimento di Valutazione di impatto ambientale (VIA) e del Provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR), ai sensi della normativa vigente;
– l’avviso di avvio del procedimento è stato pubblicato il 25 luglio 2025 sull’albo pretorio del Comune di San Giovanni Suergiu;
– il 30 luglio 2025, il Consiglio comunale di San Giovanni Suergiu ha espresso unanime voto contrario alla realizzazione dell’impianto;
– il 30 agosto 2025, l’Assessorato regionale della Difesa dell’Ambiente ha avviato un’inchiesta pubblica a seguito delle osservazioni presentate da cittadini, associazioni e dallo stesso Comune;
– il 7 ottobre 2025 si è svolta la seduta dell’inchiesta pubblica, durante la quale sono state evidenziate gravi criticitĂ  tecniche, ambientali e procedurali riportate ulteriormente nelle successive osservazioni in scadenza il 27 ottobre scorso;

CONSIDERATO che sono state rilevate le seguenti criticitĂ  progettuali e di procedimento:
– incompatibilitĂ  giuridico‑amministrativa: la cava è ancora sotto la concessione del 2018, con obblighi inevasi, qualsiasi nuovo uso (ad esempio quello di discarica) è precluso finchĂ© la concessione non sia formalmente decaduta e il sito ripristinato, secondo le norme minerarie e ambientali;
– violazioni urbanistiche e paesaggistiche: l’area è classificata come zona agricola di categoria E e ricade in un contesto paesaggistico protetto dal Piano paesaggistico regionale (PPR). Inoltre, è stata riconosciuta come una zona a forte vocazione agricola, produttiva di orticole e specialmente della cipolla, quale Prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) di San Giovanni Suergiu. GiĂ  nel 2024 venne bocciato all’Ekosarda Srl il progetto dell’ampliamento della cava in contrasto con la tutela del paesaggio;
– prossimitĂ  a insediamenti sensibili: le distanze tra il sito e le abitazioni circostanti sono ben al di sotto delle soglie di sicurezza previste dalla normativa per impianti di smaltimento rifiuti. Le abitazioni piĂą vicine si trovano infatti a soli cento metri, mentre un campo sportivo e l’adiacente parco giochi distano appena trecentocinquanta metri. A meno di un chilometro si trovano anche un asilo nido e i nuclei abitativi della Frazione di Is Urigus;
– rischi ambientali e sanitari: gli studi geologici e idrogeologici risultano assenti e/o carenti e non offrono un quadro chiaro delle condizioni del sottosuolo. La falda acquifera è superficiale e in diretta comunicazione con i pozzi agricoli utilizzati per l’irrigazione, il che aumenta esponenzialmente il rischio di contaminazione delle acque. Inoltre, la zona è giĂ  classificata come area ad elevato rischio sanitario e ambientale a causa di pregresse attivitĂ  industriali, come documentato da rapporti dell’Istituto superiore di sanitĂ  (ISS), dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna (ARPAS) e dell’Associazione italiana medici per l’ambiente (ISDE);
– criticitĂ  economiche e gestionali del proponente: le indagini condotte sui bilanci della societĂ  proponente hanno evidenziato una situazione economica precaria, con conti in rosso e una carenza di personale tecnico qualificato. Le fideiussioni presentate a garanzia del ripristino ambientale appaiono di dubbia affidabilitĂ , sollevando seri dubbi sulla capacitĂ  dell’azienda di far fronte agli eventuali danni che potrebbero derivare dall’attivitĂ  di discarica. In caso di incidente, la collettivitĂ  si troverebbe esposta a un rischio concreto di non poter recuperare le risorse necessarie per il ripristino del sito;
– violazione dei principi di diritto ambientale: avviare un iter autorizzativo per una discarica in un’area mineraria non ancora chiusa e non bonificata costituisce un grave vizio procedurale. Tale condotta si pone in aperto contrasto con i principi di precauzione, buon andamento e tutela dell’ambiente sanciti dalla Costituzione e dalle direttive europee in materia ambientale. La legge richiede che ogni intervento sul territorio sia preceduto da una valutazione approfondita degli impatti e da misure idonee a prevenirli o quantomeno a mitigarli;
– impatto ulteriore su un sito giĂ  compromesso: realizzare una discarica in questa localitĂ  significherebbe aggiungere un ulteriore, gravissimo e potenzialmente irreversibile impatto a un’area che ha giĂ  subito decenni di attivitĂ  estrattiva. La fragilitĂ  idrogeologica del luogo, unita alla presenza di falde acquifere e del vicino Rio di Monserrato, aumenta il rischio di contaminazione a lungo termine. Ancora piĂą allarmante è il fatto che, sebbene il titolo del progetto lo definisca come una discarica di “rifiuti speciali non pericolosi”, la relazione progettuale illustrativa proposta da Ekosarda Srl contiene riferimenti espliciti a rifiuti pericolosi, il che aggraverebbe enormemente le conseguenze ambientali. I danni potrebbero estendersi ben oltre i confini del sito, compromettendo risorse idriche vitali per l’intera comunitĂ ;
– incoerenza con lo sviluppo sostenibile locale: la conversione da cava a discarica contrasta con i principi di tutela del paesaggio, della salute pubblica e della vocazione territoriale, che dovrebbe orientarsi verso uno sviluppo sostenibile e non verso la destinazione a siti di smaltimento. La comunitĂ  locale ha espresso chiaramente la volontĂ  di perseguire un modello di sviluppo che valorizzi le proprie risorse naturali e culturali, anzichĂ© trasformare il territorio in un luogo di deposito di rifiuti;
– incoerenza con la pianificazione regionale: la necessitĂ  di nuove discariche dovrebbe essere valutata alla luce del piano regionale gestione rifiuti, che stabilisce criteri rigorosi per l’individuazione di siti idonei. La vicinanza a centri abitati, attivitĂ  agricole e aree di interesse storico‑naturalistico rende il sito in questione particolarmente inidoneo;
– presunte violazioni e rischio revoca: sono emerse evidenze di presunte violazioni ambientali e inadempienze contrattuali, tra cui il mancato ripristino ambientale parziale o totale dell’area. Tali violazioni potrebbero configurare i presupposti per la revoca della concessione di cava attualmente in essere, qualora si accerti che la societĂ  non abbia adempiuto agli obblighi previsti dalla normativa vigente;
– forte opposizione della comunitĂ : il progetto ha sollevato una forte opposizione da parte della comunitĂ  locale, del Comune di San Giovanni Suergiu e di numerose associazioni ambientaliste. Il Consiglio comunale ha votato all’unanimitĂ  contro il progetto della Ekosarda Srl con deliberazione del 30 luglio 2025. A seguito di questa mobilitazione e delle numerose osservazioni tecniche pervenute all’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, la Regione ha avviato un’inchiesta pubblica per valutare la conformitĂ  del progetto alle normative ambientali e urbanistiche;
– elusione dell’obbligo di ripristino: il progetto della Ekosarda Srl prevede di utilizzare la cavitĂ  residua della cava come volume utile per l’invaso di rifiuti, eludendo di fatto l’obbligo legale di ripristino e rinaturalizzazione dell’area. Questo approccio contraddice le finalitĂ  di recupero ambientale che sono parte integrante dell’autorizzazione estrattiva originaria e che dovrebbero essere garantite al termine dell’attivitĂ  di cava;
– mancanza di un effettivo ripristino preventivo: non risulta che sia stato effettuato un ripristino finale documentato dell’area prima dell’inoltro del progetto di discarica. Tale omissione costituisce una grave violazione delle prescrizioni ambientali e degli obblighi contrattuali legati alla concessione di cava, mettendo a rischio la sostenibilitĂ  a lungo termine dell’intero intervento,

impegna la Giunta regionale e l’Assessore regionale della difesa dell’ambiente

1) a farsi promotore presso l’Assessorato regionale dell’industria affinchĂ© sia avviata con urgenza la revoca della concessione mineraria/autorizzazione di cava rilasciata alla Ekosarda Srl in localitĂ  Su Giri de sa Murta, per mancato rispetto degli obblighi di ripristino ambientale, violazioni accertate e incompatibilitĂ  con la vocazione territoriale;
2) a farsi promotore presso l’Assessorato regionale dell’industria affinchĂ© sia avviata con urgenza la revoca della determinazione dirigenziale n. 904/2018 e di conseguenza della concessione mineraria/autorizzazione di cava alla Ekosarda Srl, per violazione degli obblighi di legge e contrattuali, inclusi il mancato, parziale o eluso adempimento del recupero ambientale e del ripristino morfologico (legge regionale 7 giugno 1989, n. 30 in materia di disciplina delle attivitĂ  di cava);
3) a richiedere formalmente e con forza il rigetto dell’istanza di Provvedimento autorizzatorio unico regionale (PAUR) presentata da Ekosarda Srl per la discarica di rifiuti speciali (non pericolosi nel titolo, ma pericolosi nella relazione), motivando con l’incompatibilitĂ  ambientale, paesaggistica, urbanistica e con l’elusione del ripristino ambientale della precedente cava;
4) a revocare immediatamente l’iter autorizzativo VIA e PAUR relativo al progetto di discarica in localitĂ  Su Giri de Sa Murta, fino alla verifica della regolaritĂ  amministrativa e della compatibilitĂ  urbanistica e ambientale del sito;
5) a verificare l’adempimento degli obblighi di ripristino ambientale derivanti dalla concessione mineraria del 2018 e, in caso di inadempienza, escutere la fideiussione a garanzia, adeguandone l’importo ai reali costi di bonifica;
6) ad aggiornare il Piano regionale dei rifiuti speciali, introducendo criteri di equitĂ  territoriale, tutela della salute pubblica e salvaguardia dei territori agricoli e residenziali;
7) a promuovere un modello di sviluppo sostenibile per il Sulcis Iglesiente, coerente con la firma del protocollo di collaborazione tra la Regione e i Sindaci del Sulcis Iglesiente “Manifesto della Programmazione Territoriale del Sulcis Iglesiente” dello scorso maggio 2025, fondato su coesione sociale, welfare di comunitĂ , turismo e rigenerazione ambientale.

Cagliari, 19 novembre 2025

INTERROGAZIONE N. 339/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 339/A

INTERROGAZIONE MAIELI – COCCIU – CHESSA – PIRAS, con richiesta di risposta scritta, in merito alla possibilitĂ  di istituzionalizzare la nutrizione clinica nella rete sanitaria regionale con conseguente proposta di centro regionale e modello assistenziale strutturato.

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I sottoscritti,

PREMESSO che:
– la nutrizione clinica si interessa della nutrizione artificiale, del supporto nutrizionale specialistico e dei piani dietetici personalizzati, oltre ad altri casi, non è affatto un optional accessorio nelle moderne cure ospedaliere, ma costituisce un elemento essenziale per la prognosi, la sicurezza clinica, la tolleranza delle terapie farmacologiche e chirurgiche e la riduzione delle complicanze ospedaliere;
– secondo la letteratura scientifica, la malnutrizione nei pazienti ospedalizzati è un fenomeno molto diffuso che si stima che colpisca tra il 40 per cento e il 70 per cento dei pazienti ricoverati;
– la SocietĂ  italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (SINPE) evidenzia come, in Italia, un paziente su quattro al momento del ricovero sia malnutrito, e che una terapia nutrizionale adeguata riduce la degenza e la mortalitĂ , migliorando la sostenibilitĂ  economica complessiva;
– esistono linee guida nazionali e internazionali che raccomandano un’organizzazione strutturata dei servizi di nutrizione clinica, come ad esempio, le linee guida della European Society for clinical nutrition and metabolism (ESPEN) sulla nutrizione ospedaliera;
– a livello nazionale esistono documenti di indirizzo e regolamentazioni e tra queste, l’accordo della Conferenza Stato-Regioni del 2017 prevede il percorso nutrizionale come parte integrante dell’assistenza clinica;
– le linee di indirizzo dell’Associazione italiana oncologia medica (AIOM) e della SINPE (2024) sul supporto nutrizionale nei pazienti in terapia attiva, cioè quelli oncologici, enfatizzano la necessitĂ  di una presa in carico multidisciplinare, con protocolli condivisi e continuitĂ  ospedale-territorio;
– nel nostro sistema sanitario regionale non è attualmente formalizzato un centro regionale di nutri-zione clinica nĂ© è presente una rete organizzativa territoriale per la nutrizione artificiale, con il rischio concreto di disomogeneitĂ  assistenziale e di sovraccarico sulle singole strutture ospedaliere;

VISTO:
– il quadro normativo nazionale che riconosce la nutrizione anche come “parte integrante dei per-corsi di diagnosi e cura”, così come definito nelle linee di indirizzo nazionali per la ristorazione ospedaliera e assistenziale del Ministero della salute;
– le linee guida dell’Associazione nazionale dei medici delle direzioni ospedaliere (ANMDO) “Rischio clinico: integrazione e valorizzazione della nutrizione clinica nei percorsi di cura” che raccomandano politiche aziendali per l’identificazione precoce del rischio nutrizionale e la definizione di piani di intervento;
– l’assenza, ad oggi, in Sardegna, di una struttura regionale riconosciuta che coordini le politiche di nutrizione clinica e di figure stabili dedicate su scala regionale;

CONSIDERATO che:
– che l’Azienda ospedaliero-universitaria (AOU) di Sassari appare essere l’unico presidio nella Regione in grado di erogare “nutrizione clinica specialistica ad alta complessitĂ ”, ma tale ruolo “sovra zonale” non si traduce in un adeguato supporto organizzativo, strutturale e di personale;
– che affidare a una sola persona, il peso di tutte le attivitĂ  di consulenza nutrizionale, diabetologica intraospedaliera, presa in carico domiciliare di pazienti in nutrizione artificiale, formazione dei caregiver, istruzione sulla glicemia e auto somministrazione di insulina è, francamente, un esercizio eroico ma non sostenibile sul lungo periodo;
– che la lista d’attesa per le visite nutrizionali è di circa due mesi per i pazienti dimessi da ricoveri acuti, un intervallo imprevedibilmente incompatibile con la fragilitĂ  clinica di molti pazienti;
– che senza un’Ă©quipe dedicata e multidisciplinare non è possibile sviluppare percorsi diagnostico-terapeutico assistenziali (PDTA) nutrizionali e partecipare regolarmente a tavoli interdisciplinari, eseguire audit clinici nĂ© definire indicatori di esito condivisi;

EVIDENZIATO che:
– che in altre regioni italiane sono stati formalizzati modelli di nutrizione clinica integrata, con centri specialistici, equipe dedicate, reti territoriali per la nutrizione artificiale, protocolli standardizzati, audit e governance clinica strutturata;
– che tali modelli, sulla base di evidenze, non solo migliorano la prognosi e la sicurezza dei pazienti, ma permettono anche un uso piĂą efficiente delle risorse, riducendo le complicanze, i ricoveri impropri e i costi sanitari complessivi;
– che le linee guida AIOM-SINPE (2024) per il supporto nutrizionale in oncologia ribadiscono l’importanza di integrare la nutrizione fin dalle fasi iniziali del percorso di cura;
– che i costi della malnutrizione “non trattata” non sono una favola astratta ma una realtĂ  concreta: la letteratura riporta aumenti di degenza, complicanze, ri-ospedalizzazioni, che gravano sul sistema sanitario;

RITENUTO che:
– che la Regione abbia il dovere istituzionale, oltre che morale, di riconoscere la nutrizione clinica come disciplina strategica all’interno del suo Servizio sanitario regionale (SSR), non come area di nicchia ma come nodo infrastrutturale indispensabile per l’assistenza multidisciplinare dei pazienti fragili;
– che sia urgente istituire un centro regionale di nutrizione clinica, od almeno riconoscere formal-mente l’UnitĂ  operativa complessa (UOC) nutrizione presso AOU Sassari, con funzioni di coordi-namento, formazione, audit, definizione di protocolli e qualitĂ  assistenziale;
– che sia necessario potenziare l’organico con dirigenti medici specialisti in scienza dell’alimenta-zione, oltre a personale infermieristico dedicato, ad esempio per gestione PEG, pompe, forma-zione caregiver, monitoraggio domiciliare, per garantire continuitĂ , sostituzione e riduzione del rischio clinico;
– che occorra sviluppare una rete territoriale di nutrizione artificiale, enterale/parenterale, con Ă©quipe distrettuali, infermieri e referenti, per non gravare tutto sul solo ospedale;
– che si debbano definire e adottare PDTA nutrizionali regionali per oncologia, neurologia, chirurgia, geriatria e riabilitazione, in linea con modelli nazionali e internazionali;
– che la Regione debba promuovere un sistema di audit clinici e indicatori di esito per misurare l’impatto dei servizi di nutrizione, anche in ottica di sostenibilitĂ  e miglioramento continuo;

ACCLARATO che:
– che la mancata azione non rappresenta un’economia di scala ma un rischio, perchĂ© lasciare il sistema nutrizionale regionale in una condizione di emergenza strutturale, basato su un unico professionista, è semplicemente irresponsabile;
– che un’azione tardiva significa condannare inevitabilmente pazienti fragili a variabilitĂ  di cura, con liste d’attesa inaccettabili, perdite di opportunitĂ  terapeutiche e addirittura un probabile peggioramento degli esiti clinici;
– che ignorare la nutrizione clinica non è “risparmio”, è un costo piĂą grande nel medio- lungo periodo, in termini di mortalitĂ  ed inefficienza assistenziale;

RILEVATO che:
– che la comunitĂ  medica, i pazienti e le associazioni rappresentative in ambito oncologico, geriatrico, neurologico stanno da tempo chiedendo un intervento;
– che la costruzione di un centro regionale e di una rete non richiede fantasia rivoluzionaria, ma semplicemente l’allineamento a standard riconosciuti dalle societĂ  scientifiche come ad esempio ESPEN, SINPE, AIOM e alle linee guida nazionali esistenti;
– che ritardare ulteriormente significa delegittimare il ruolo strategico della nutrizione clinica nella Regione;
– in un’epoca in cui la medicina avanzata e le terapie innovative sono, e giustamente, in prima linea, sarebbe francamente paradossale se la Regione continuasse a trascurare un elemento di cura tanto fondamentale, semplice e al tempo stesso potente come la nutrizione clinica.
– che ignorare questo tema non è virtĂą di sobrietĂ  ma è un rischio clinico sistemico, un disservizio per i pazienti fragili ed una scelta miope per il futuro del sistema sanitario regionale,

chiedono di interrogare la Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’igiene e sanitĂ  e dell’assistenza sociale per sapere:
1) se l’Assessorato stia giĂ  provvedendo in tal senso e nel caso negativo, se sia possibile promuovere, entro sei mesi, la costituzione di un gruppo di lavoro regionale sulla nutrizione clinica, composto da rappresentanti tecnici della Regione, clinici dell’AOU Sassari, altre aziende sanitarie, societĂ  scientifiche (SINPE, AIOM, eccetera) e pazienti e associazioni, con il compito di predisporre una proposta organica per un centro regionale di nutrizione clinica;
2) se l’Assessore abbia informato il Commissario della AOU di Sassari circa la necessitĂ  che tale struttura sia formalizzata adeguatamente e possa pertanto essere pienamente operativa;
3) se siano stati indicati nel fabbisogno della AOU di Sassari figure specializzate in Scienze della nutrizione;
4) se ci siano ostacoli all’avvio della formalizzazione di una struttura autonoma di nutrizione clinica presso l’AOU di Sassari, con definizione di compiti, budget, indicatori di performance e piano di sviluppo e se tale orizzonte verrĂ  previsto in un eventuale modifica dell’atto aziendale della AOU di Sassari;
5) quali siano gli ostacoli all’elaborazione e ad adottare un protocollo regionale (PDTA) di nutrizione clinica per i principali percorsi terapeutici;
6) quali siano i limiti ed i blocchi nel creare una rete territoriale per la nutrizione artificiale domiciliare, coinvolgendo i distretti sanitari, con équipe dedicate e modelli di continuità ospedale-territorio.

Cagliari, 21 novembre 2025

INTERROGAZIONE N. 338/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 338/A

(pervenuta risposta scritta in data 08/01/2026)

INTERROGAZIONE SORGIA, con richiesta di risposta scritta, relativa alle condizioni di lavoro e criticità organizzative nel reparto di Medicina interna dell’AOU di Cagliari.

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Il sottoscritto,

PREMESSO che:
– presso il reparto di Medicina Interna dell’Azienda ospedaliero universitaria (AOU) di Cagliari, i dirigenti medici segnalano un appesantimento dei turni di lavoro non conforme al Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del Comparto sanitĂ  2019-2021, in particolare:
a) all’articolo 43 (Orario di lavoro), che prevede il rispetto dell’orario massimo settimanale e la corretta articolazione dei turni;
b) all’articolo 27 (Conferimento, durata, rinnovo e revoca degli incarichi di posizione), che stabilisce che le attivitĂ  siano coerenti con l’incarico attribuito e la disciplina di appartenenza;
c) nei pomeriggi feriali, oltre ai pazienti della SC Medicina interna, i medici devono occuparsi anche dei ricoverati nella SSD Emostasi e Trombosi, arrivando a gestire da soli fino a quarantuno pazienti in reparto e quattro nella SSD, oltre alle consulenze per il pronto soccorso e altri reparti;
d) alcuni dirigenti sono destinati esclusivamente ad attivitĂ  ambulatoriale, mentre altri effettuano turni notturni, feriali e festivi anche in sostituzione di colleghi ambulatoriali e della SSD, con evidente squilibrio nella distribuzione dei carichi di lavoro;
e) non risulta che il CCNL contempli la possibilitĂ  che un dirigente medico assunto per Medicina interna, reparto che accoglie pazienti gravi dal pronto soccorso, possa essere impiegato solo in ambulatorio, mentre ad altri viene negata tale attivitĂ  nonostante titoli e specializzazioni utili a ridurre ricoveri inappropriati;
– tale situazione genera stress da lavoro-correlato elevato, in violazione dell’articolo 28 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (Attuazione dell’articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro), che impone la valutazione di tutti i rischi, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato e delle Linee guida dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL);
– si segnala inoltre che una delle sale medici non rispetta gli standard di aeroilluminazione previsti dal decreto ministeriale sanitĂ  5 luglio 1975 (Modificazioni alle istruzioni ministeriali 20 giugno 1896, relativamente all’altezza minima ed ai requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione) e successive modifiche e integrazioni, che impone un rapporto minimo di 1/8 tra superficie finestrata e pavimento e adeguato ricambio d’aria;
– emergono criticitĂ  nella programmazione dei turni, in quanto alcuni dirigenti sono sovraccaricati, mentre altri svolgono quasi esclusivamente attivitĂ  ambulatoriale o turni di guardia festiva, chiamando poi in reperibilitĂ  il collega della SSD, con evidente disparitĂ  e possibili profili di discriminazione;
– il contratto del Direttore della struttura è in scadenza (quinquennale) e la rinomina è subordinata alla valutazione del periodo di incarico: non si potrĂ  prescindere, in tale processo, dalle segnalazioni e dalle criticitĂ  evidenziate dal personale afferente al reparto, che incidono sulla qualitĂ  organizzativa e sul benessere lavorativo;

CONSIDERATO che:
– la normativa vigente (CCNL Comparto SanitĂ , decreto legislativo n. 81 del 2008 e decreto ministeriale SanitĂ  5 luglio 1975) tutela il diritto dei dirigenti medici a condizioni di lavoro sicure, eque e rispettose della disciplina di appartenenza;
– il Piano regionale di prevenzione (PRP) 2020-2025 prevede azioni per la riduzione del rischio stress lavoro-correlato nel comparto sanitĂ ;
– la situazione descritta potrebbe configurare violazioni contrattuali e di sicurezza sul lavoro, con ripercussioni sulla qualitĂ  dell’assistenza e sulla salute dei lavoratori,

chiede di interrogare la Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’igiene e sanitĂ  e dell’assistenza sociale per sapere:
1) se siano a conoscenza delle criticità organizzative e strutturali sopra descritte nel reparto di Medicina interna dell’AOU di Cagliari;
2) quali iniziative intendano adottare per garantire il rispetto dei dettami contrattuali e una equa distribuzione dei carichi di lavoro;
3) se sia stata effettuata la valutazione del rischio stress lavoro-correlato prevista dall’articolo 28 del decreto legislativo n. 81 del 2008 e quali siano gli esiti;
4) se non ritengano opportuno avviare un audit organizzativo per verificare la gestione dei turni, la trasparenza nelle procedure di mobilitĂ  interna e la conformitĂ  delle strutture ai requisiti igienico-sanitari;
5) quali misure urgenti intendano adottare per tutelare la salute e la sicurezza dei dirigenti medici e garantire la continuitĂ  assistenziale nel rispetto delle norme vigenti;
6) se, in sede di valutazione per la rinomina del direttore, si intenda tenere conto delle segnalazioni e delle criticitĂ  evidenziate dal personale del reparto.

Cagliari, 20 novembre 2025

INTERROGAZIONE N. 337/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 337/A

(Pervenuta risposta scritta il 15/01/2026)

INTERROGAZIONE SCHIRRU, con richiesta di risposta scritta, in merito all’attuazione del piano assunzionale e allo sblocco del turnover dell’Agenzia forestale regionale per lo sviluppo del territorio e dell’Ambiente della Sardegna (FoReSTAS).

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Il sottoscritto,
PREMESSO che:
– l’articolo 11, comma 2, della legge regionale 9 marzo 2022, n. 3 (Legge di stabilitĂ ), al fine di rafforzare il ruolo strategico svolto per lo sviluppo del territorio e dell’ambiente della Sardegna, ha autorizzato l’Agenzia FoReSTAS, nel rispetto del piano triennale del fabbisogno e nei limiti delle facoltĂ  assunzionali vigenti, ad effettuare un piano straordinario triennale di assunzioni di personale per consentire il reintegro delle unitĂ  di personale cessate, autorizzando la spesa di 6 milioni di euro per l’anno 2022 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023 e 2024;
– tale misura rappresentava, dopo oltre vent’anni, un passo fondamentale per garantire il ricambio generazionale del personale e la continuitĂ  operativa delle attivitĂ  di tutela ambientale, prevenzione incendi e gestione del patrimonio boschivo regionale;
– la predetta disposizione normativa ha così permesso di superare il blocco del turnover con lo stanziamento di ingenti risorse finanziarie, al fine di assumere milletrecento lavoratori nei cantieri sardi;
– tuttavia, l’Agenzia FoReSTAS comunicava di non poter procedere alle assunzioni a causa dei vincoli assunzionali;

CONSIDERATO che:
– nel 2023, a seguito del completamento della regionalizzazione dell’Agenzia FoReSTAS, la stessa comunicò l’impossibilitĂ  di attuare integralmente il piano, a causa dei vincoli assunzionali derivanti dalle leggi statali di stabilitĂ ;
– per superare tali problematiche, con l’articolo 49, comma 1-bis 1, della legge regionale 27 aprile 2016, n. 8 (Legge forestale della Sardegna), comma aggiunto dall’articolo 109, comma 1 della legge regionale 23 ottobre 2023, n. 9 (Disposizioni di carattere istituzionale, ordinamentale e finanziario su varie materie), si è stabilito che “l’Agenzia FoReSTAS, in considerazione della attivitĂ  svolte presso la direzione generale della protezione civile, per la lotta agli incendi boschivi e per le attivitĂ  di prevenzione svolte nell’intero territorio regionale, è autorizzata in via straordinaria ad incrementare la propria capacitĂ  assunzionale al fine di provvedere all’assunzione di ulteriori seicentocinquanta unitĂ  di personale operaio di categoria B nel triennio 2023-2025, anche in applicazione in ambito regionale del disposto dell’articolo 1, comma 287, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020), nei limiti delle risorse finanziarie disponibili per tali finalitĂ  nel bilancio della medesima Agenzia”;
– in tale contesto normativo, l’Agenzia ha presentato il piano triennale del fabbisogno del personale. Tale disposizione, superando il vaglio di legittimitĂ  costituzionale, mira a consentire, così co-me previsto a livello nazionale, l’incremento delle facoltĂ  assunzionali per il reclutamento straordinario di personale, al fine di incrementare i servizi di prevenzione e di controllo del territorio nonchĂ© i servizi di soccorso pubblico, di prevenzione e di lotta attiva agli incendi boschivi;

RILEVATO che:
– ad oggi, non risultano avviate le procedure di assunzione per i restanti seicentotrenta operai previsti dal piano originario;
– tale ritardo sta mettendo a rischio la continuitĂ  operativa dei cantieri forestali, con il concreto pericolo di svuotamento delle sedi e riduzione dei servizi essenziali per la cura del territorio e la prevenzione degli incendi;
– il mancato completamento del turnover rappresenta anche un ostacolo concreto alla lotta contro lo spopolamento, poichĂ© priva molte aree interne della possibilitĂ  di offrire lavoro stabile e qualificato a centinaia di giovani,

chiede di interrogare la Presidente della Regione, l’Assessore regionale della difesa dell’ambiente e l’Assessore regionale degli affari generali, personale e riforma della Regione per sapere:
1) per quali motivi la Regione non abbia ancora dato piena attuazione alle disposizioni esposte sullo sblocco del turnover dell’Agenzia FoReSTAS;
2) se e quando intendano procedere alla seconda tranche di assunzioni per ulteriori seicentotrenta operai, così come previsto dal piano originario;
3) quali misure la Giunta regionale intenda adottare per rafforzare il ruolo dell’Agenzia FoReSTAS come soggetto attivo nella prevenzione incendi, nella protezione civile e nello sviluppo sostenibile dei territori interni;
4) se si ritenga di dare piena attuazione alle due leggi regionali vigenti, così da restituire certezza occupazionale e rilanciare l’azione dell’Agenzia in coerenza con le politiche di contrasto allo spopolamento.

Cagliari, 20 novembre 2025

INTERROGAZIONE N. 336/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 336/A

INTERROGAZIONE RUBIU, con richiesta di risposta scritta, concernente l’assegnazione degli incarichi dei Direttori sanitari e amministrativi delle ASL e delle AO della Sardegna.

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Il sottoscritto,
PREMESSO che:
– Il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) e successive modifiche e integrazioni disciplina la nomina dei Direttori sanitari e dei Direttori amministrativi delle Aziende sanitarie e delle Aziende ospedaliere, prevedendo requisiti stringenti, tra cui l’etĂ  inferiore ai sessantacinque anni e una comprovata esperienza quinquennale nella Direzione tecnico-sanitaria di enti o strutture pubbliche/private di medie o grandi dimensioni;
– Lo stesso decreto prevede inoltre cause di decadenza e incompatibilitĂ  con l’insorgenza di cause ostative;

CONSIDERATO che:
– alcune nomine/proroghe recenti in ruoli speciali di Direttore sanitario e Amministrativo presso le Aziende sanitarie locali (ASL) e le Aziende ospedaliere (AO) della Sardegna sembrerebbero non rispettare i requisiti normativi sopra elencati, sia in termini di etĂ  che di esperienza professionale che di stato giuridico (quiescenza);
– tali situazioni solleverebbero dubbi in merito alla regolaritĂ  degli incarichi, alla validitĂ  degli atti da essi sottoscritti, all’utilizzo di risorse pubbliche,

chiede di interrogare l’Assessore regionale dell’igiene e sanitĂ  e dell’assistenza sociale per sapere:
1) se risulti che ad oggi, siano in carica presso le ASL o AO della Sardegna, Direttori sanitari o Direttori amministrativi con etĂ  superiore ai sessantacinque anni (o in quiescenza) o senza la necessaria esperienza professionale soprarichiamata;
2) se siano state verificate, per ciascun incarico, le condizioni previste dall’articolo 3, commi 9-11, del decreto legislativo n. 502 del 1992, in materia di incompatibilitĂ , esperienza, etĂ ;
3) se siano state adottate tutte le misure previste dalla deliberazione n. 79/2024/PAR e dal decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 (Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini) per evitare compensi a soggetti in quiescenza, come previsto dalla normativa vigente;
4) se dovessero emergere casi di incarichi senza adeguata verifica dei requisiti necessari alla nomina, quali iniziative si prevedrebbe di assumere in merito ad eventuali irregolaritĂ  riscontrate, al fine di garantire il pieno rispetto della normativa vigente e dei principi di buon andamento e trasparenza dell’amministrazione pubblica.

Cagliari, 20 novembre 2025

INTERROGAZIONE N. 335/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 335/A

(pervenuta risposta scritta in data 01/12/2025)

INTERROGAZIONE COCCIU – MAIELI – PIRAS, con richiesta di risposta scritta, in merito valutazioni del personale nell’Agenzia LAORE nelle procedure di progressione professionale 2024 con le evidenti anomalie e conseguenti richieste di chiarimento.

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I sottoscritti,

PREMESSO che:
– l’Agenzia regionale per l’attuazione dei programmi in campo agricolo e per lo sviluppo rurale (LAORE) Sardegna ha sottoscritto il Contratto collettivo integrativo (CCI) per le progressioni professionali non dirigenti in data 31 dicembre 2024 e che tale contratto regolamenta anche le progressioni per gli anni 2024-2026;
– nel contratto si fa riferimento all’applicazione dell'”Accordo sulle progressioni professionali sottoscritto il 10 e 18 novembre 2009″, noto come Accordo Quadro, da cui derivano i criteri di valutazione e le modalitĂ  di progressione, valido per tutto il sistema Regione;
– secondo diverse segnalazioni dei lavoratori e delle Organizzazioni sindacali (OO.SS.) pervenute agli scriventi, alcune valutazioni effettuate dai dirigenti dell’Agenzia sono state modificate successivamente, con rivalutazioni al ribasso, in assenza di trasparenza e di adeguato contraddittorio;

VISTO che:
– l’Accordo Quadro del 2009 prevede all’articolo 17 che la valutazione del personale debba essere espressa dal dirigente di servizio e “convalidata” dal direttore generale, senza che quest’ultimo abbia il potere di ridiscutere, a piacimento, i giudizi espressi dai dirigenti di reparto;
– l’accordo integrativo del 31 dicembre 2024 prevede che la valutazione sia una rappresentazione coerente della “storia” lavorativa dell’ultimo triennio, proprio per prevenire qualsiasi valutazione arbitraria in sede di progressioni;
– non risulta evidente, nelle comunicazioni ufficiali dell’Agenzia, una motivazione chiara e articolata che giustifichi le rivalutazioni retroattive delle schede, nĂ© la comunicazione preventiva ai dipendenti e ai sindacati di tali “verifiche”;
– l’articolo 7 della legge 7 agosto 1990, n. 214 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi) sul procedimento amministrativo prevede il diritto al contraddittorio e alla partecipazione prima dell’adozione di atti modificativi;
– analogamente l’articolo 19, per quanto concerne gli obblighi dirigenziali, del Codice di comportamento del personale del sistema Regione e delle societĂ  partecipate della Regione, al comma 5 dispone espressamente che “Il personale dirigente cura il benessere organizzativo nella struttura a cui è preposto, (…) favorendo momenti di dialogo e attivandosi personalmente e presso i competenti uffici e organi affinchĂ© siano rimosse situazioni di disagio. Assume iniziative finalizzate alla circolazione delle informazioni (…)”;

CONSIDERATO che:
– la Direzione generale di LAORE, con la circolare n. 5824 del 17 gennaio 2025, ha adottato una procedura per l’attribuzione delle progressioni professionali completamente differente rispetto alle altre quattordici Direzioni generali sede di contrattazione ed in cui sono stati siglati entro il 31 dicembre 2025 i contratti integrativi per le progressioni professionali sostanzialmente identici a quelli LAORE;
– la procedura così delineata è stata contestata da tutte le OO.SS. maggiormente rappresentative in quanto non conforme alle procedure di valutazione del personale previste dal Contratto collettivo regionale di lavoro (CCRL) in vigore;
– dopo le prime valutazioni dirigenziali adottate nel mese di marzo – aprile 2025, successivamente, in data 9 luglio ultimo scorso, a seguito delle indicazioni ricevute dalla Direzione generale con nota interna che non è stata resa nota nĂ© al personale nĂ© alle organizzazioni sindacali, la Direttrice generale ha imposto ai Direttori di servizio, una revisione al ribasso delle valutazioni espresse nei mesi precedenti, “al fine di garantire l’omogeneitĂ  delle valutazioni tra tutti i servizi dell’Agenzia e il rispetto dei criteri stabiliti dal Codice della crisi d’impresa (CCI) (…) secondo la giurisprudenza della Cassazione richiamata nella nota succitata;
– sono state apportate rivalutazioni al ribasso, favorendo in modo fin troppo evidente alcuni di-pendenti inizialmente esclusi, ma sostenuti da fattori esterni alla reale valutazione meritocratica. Tali modifiche, operate da piĂą dirigenti, anche ad interim, hanno riguardato il periodo 1° gennaio 2024 – 31 dicembre 2024 e hanno alterato le valutazioni giĂ  espresse dal precedente dirigente, nonostante il nuovo dirigente non avesse alcuna effettiva conoscenza delle performance dei colleghi oggetto di revisione;
– dette valutazioni sono particolarmente gravi in quanto evidenziano non solo un’azione discrezionale, ma potenzialmente una decisione mirata a “sgonfiare” le valutazioni di alcuni colleghi a scapito di altri ed eventualmente negare i benefici delle progressioni ai colleghi a cui sono state riviste al ribasso le valutazioni;
– non è stata pubblicata una graduatoria “in chiaro”, ossia con tutti i nominativi, finale, come avvenuto recentemente in altri enti simili (es. AGRIS) e contrariamente a quanto previsto dai principi di trasparenza;
– l’uso delle note interne prot. n. 55466 (8 luglio 2025), n. 55666, n. 55668 (9 luglio 2025) e simili, senza formalizzazione in atto deliberativo (delibera, determina, disposizione), appaiono come un abuso di potere della dirigenza, in quanto tali note paiono indirizzi interni, non atti vincolanti e non giustificano la modifica retroattiva delle schede di valutazione;
– sembra essere stata richiamata una presunta “giurisprudenza della Cassazione” a supporto delle rivalutazioni, ma non è chiaro a quale sentenza specifica la direzione generale faccia riferimento e come mai questa giurisprudenza non sia stata resa nota ai sindacati o ai lavoratori interessati;

RILEVATO che:
– la mancanza di documentazione ufficiale, come verbali, delibere, griglie d’interpretazione, relativa alla riunione del 5 febbraio 2025, così come richiamata nelle note di luglio 2025, impedisce di verificare la legittimitĂ  dei criteri dichiarati dall’Agenzia;
– l’eventuale applicazione retroattiva di modifiche valutative senza un formale procedimento di autotutela può configurarsi come una violazione dei diritti dei dipendenti, oltre che dei principi di buon andamento, imparzialitĂ  e trasparenza;
– la trasparenza amministrativa richiede che siano pubblicati, per i procedimenti di valutazione e progressione, tutti i criteri, le griglie, i documenti di indirizzo, le note interne e le graduatorie, al fine di garantire la legittimitĂ  e la correttezza del processo;

RITENUTO che:
– il comportamento dell’Agenzia, se non adeguatamente giustificato e trasparente, mina la fiducia dei dipendenti nei processi di valutazione e crescita professionale;
– la direzione generale dell’Agenzia dovrebbe assumersi la responsabilitĂ  di chiarire pubblicamente ogni passaggio, anche in sede di confronto formale con le OO.SS. e con i dipendenti;
– il Consiglio regionale ha il dovere di vigilare su un ente che gestisce risorse umane pubbliche e su un processo che riguarda la valorizzazione del merito e dei diritti del personale;

chiedono di interrogare la Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:
1) se corrisponda al vero che le schede di valutazione originarie, marzo-aprile 2025, siano state modificate successivamente e senza un formale procedimento di autotutela e senza garantire il contraddittorio previsto dalla legge n. 241 del 1990. In caso affermativo, su quali basi giuridiche e regolamentari l’Agenzia ha deciso di procedere, e con quali atti ufficiali;
2) per quale motivo non sono stati pubblicati:
a) le note interne prot. n. 55466, n. 55666, n. 55668 e altre analoghe, su cui si sono basate le rimodulazioni;
b) i criteri operativi, le griglie di valutazione effettivamente utilizzate per la rivalutazione;
c) eventuali verbali o relazioni della riunione del 5 febbraio 2025, che la direzione generale richiama come momento di definizione di principi e criteri;
3) quanti dipendenti saranno, infine, inclusi nella graduatoria finale per le progressioni professionali 2024, dopo la rivalutazione e con quali risorse economiche (stanziamenti per il 2024 e prospettive per il 2025 ed il 2026);
4) se la direzione generale intenda annullare le schede di valutazione rimodulate, ripristinando quelle originarie e intraprendere un nuovo procedimento che rispetti trasparenza, contraddittorio, regole contrattuali e criteri meritocratici;
5) se siano state verificate eventuali responsabilitĂ  dirigenziali o amministrativo-contabili connesse alle modifiche retroattive, in funzione di garantire il buon andamento amministrativo e la correttezza del processo;
6) se l’Agenzia intenda adottare misure strutturali per garantire che in futuro le progressioni professionali avvengano nel pieno rispetto del CCI, del contratto quadro, dei principi meritocratici e con la massima pubblicizzazione di criteri, punteggi, graduatorie e decisioni.

Cagliari, 20 novembre 2025

INTERROGAZIONE N. 334/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 334/A

INTERROGAZIONE SORGIA, con richiesta di risposta scritta, sulla valorizzazione della figura degli Operatori socio-sanitari (OSS) e sulle criticitĂ  legate alla mancata assunzione degli idonei in graduatoria ARES.

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Il sottoscritto,

PREMESSO che:
– gli Operatori socio-Sanitari (OSS) rappresentano una figura professionale fondamentale per il funzionamento del Sistema sanitario regionale (SSN), garantendo assistenza diretta ai pazienti, supporto al personale infermieristico e contribuendo al benessere psico-fisico degli assistiti in ospedali, Residenze sanitarie assistenziali (RSA) e strutture territoriali;
– durante l’emergenza COVID-19, gli OSS hanno svolto un ruolo cruciale, operando in condizioni difficili e spesso in carenza di organico, dimostrando professionalitĂ  e spirito di servizio;
– nonostante ciò, centinaia di OSS risultati idonei nei concorsi dell’Azienda regionale della salute (ARES) banditi nel 2022 e 2024 si trovano ancora in attesa di assunzione, pur in presenza di gravi carenze di personale in molte strutture sanitarie sarde con la pubblicazione di una graduatoria che ha visto oltre duemila idonei;
– nonostante la forte carenza di personale OSS in tutte le Aziende sanitarie della Sardegna, la graduatoria sta scorrendo con estrema lentezza, generando frustrazione e precarietĂ  tra gli idonei;
– la graduatoria ARES, valida fino al 2026, rischia di non essere completamente utilizzata, nonostante il fabbisogno di personale OSS sia ancora elevato in molte Aziende sanitarie locali (ASL);
– le rassicurazioni fornite dall’Assessore regionale dell’igiene e sanitĂ  e dell’assistenza sociale e dall’Assessore regionale del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale sullo scorrimento delle graduatorie, non hanno ancora trovato attuazione in tutte le aziende sanitarie;
– nell’agosto 2024, l’Azienda di rilievo nazionale ed alta specializzazione (ARNAS G. Brotzu) ha proceduto all’assunzione di cinquanta OSS a tempo determinato, non attingendo dalla graduatoria concorsuale, ma ricorrendo a contratti interinali o selezioni parallele;

CONSIDERATO che:
– la Regione ha attivato i cosiddetti cantieri occupazionali sanitari, destinati a disoccupati qualificati, con contratti a tempo determinato, che in alcuni casi hanno scavalcato gli idonei in graduatoria, generando malcontento e senso di ingiustizia tra i professionisti in attesa di stabilizzazione;
– le aziende sanitarie regionali continuano a sopperire alla carenza di personale con cantieri occupazionali e stabilizzazioni selettive, mentre molti idonei del concorso ARES restano in attesa di chiamata;
– l’Azienda ospedaliera universitaria (AOU) di Cagliari e altre aziende sanitarie non hanno ancora chiarito se intendano far scorrere le graduatorie o se preferiscano ricorrere a canali alternativi di reclutamento,

chiede di interrogare la Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’igiene e sanitĂ  e dell’assistenza sociale per sapere:
1) quali siano le tempistiche previste per lo scorrimento completo della graduatoria ARES per gli OSS idonei;
2) se la Regione intenda garantire il rispetto del principio di equitĂ  tra i lavoratori, evitando che i cantieri occupazionali penalizzino chi ha giĂ  superato un concorso pubblico;
3) quali siano le misure previste per la stabilizzazione del personale OSS precario, in particolare di coloro che hanno prestato servizio durante l’emergenza sanitaria;
4) se corrisponde al vero che l’ARNAS G. Brotzu, nell’agosto 2024, ha assunto OSS tramite agenzie interinali o selezioni esterne, ignorando la graduatoria ARES appena conclusa;
5) quali siano le intenzioni dell’AOU di Cagliari in merito allo scorrimento della graduatoria OSS e se esista un piano di assunzioni trasparente e verificabile;
6) per quale motivo, nonostante l’esistenza di una graduatoria valida e aggiornata, si continui a ricorrere a forme di lavoro precario e a cantieri occupazionali;
7) se sia previsto un piano straordinario di assunzioni per colmare le carenze di personale OSS nelle strutture sanitarie sarde;
8) se la Regione intenda valorizzare il ruolo degli OSS anche attraverso percorsi di aggiornamento, formazione continua e riconoscimento economico e professionale.

Cagliari, 19 novembre 2025

INTERROGAZIONE N. 333/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 333/A

INTERROGAZIONE SORGIA, con richiesta di risposta scritta, sugli impatti socioeconomici del decreto del Direttore generale del Ministero dell’agricoltura, della sovranitĂ  alimentare e delle foreste 29 ottobre 2025, n. 582398 (Adozione di ulteriori misure di gestione dello sforzo di pesca nelle GSA 8, 9, 10 e 11), sul settore della pesca in Sardegna. Richiesta di chiarimenti e misure compensative.

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Il sottoscritto,

PREMESSO che:
– il Ministero dell’agricoltura, della sovranitĂ  alimentare e delle foreste ha adottato il decreto del Direttore generale 29 ottobre 2025, n. 582398, relativo all’introduzione di misure straordinarie di gestione dello sforzo di pesca nelle GSA (Sub aree geografiche del Mediterraneo) 8, 9, 10 e 11, finalizzate alla riduzione delle catture di riproduttori di nasello;
– il provvedimento dispone una interruzione temporanea obbligatoria e continuativa delle attivitĂ  di pesca dal 31 ottobre al 30 novembre 2025, per le unitĂ  autorizzate all’uso di attrezzi specifici (reti a strascico a divergenti, sfogliare rapidi), incluse quelle autorizzate alla pesca bersaglio del gambero rosso (ARS) e del gambero viola (ARA);
– durante tale periodo è vietata qualsiasi attivitĂ  di pesca e sbarco nelle acque e nei porti delle GSA 8, 9, 10 e 11, anche per le unitĂ  provenienti da altre GSA;

CONSIDERATO che:
– il provvedimento, seppur motivato da esigenze di tutela ambientale e ripopolamento ittico, comporta gravi ripercussioni economiche e occupazionali per le imprese della pesca sarde, giĂ  provate da crisi strutturali e aumenti dei costi;
– non risultano ancora chiaramente definite misure compensative o indennizzi per le imprese e i lavoratori coinvolti;
– la Regione ha competenze in materia di programmazione e sostegno al settore primario e può attivare strumenti di supporto e dialogo con il Governo,

chiede di interrogare la Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale per sapere:
1) se siano stati preventivamente informati o coinvolti nella definizione del decreto n. 582398 del 2025;
2) quali azioni urgenti intendano intraprendere per tutelare le imprese della pesca sarde colpite dal fermo obbligatorio;
3) se siano previste misure di sostegno economico o indennizzi regionali per compensare la perdita di reddito delle imprese e dei lavoratori del settore;

4) se sia stato attivato un tavolo di confronto con le associazioni di categoria e le marinerie interessate;
5) quali iniziative intendano promuovere per garantire una gestione sostenibile e concertata dello sforzo di pesca, evitando provvedimenti unilaterali e penalizzanti per il comparto sardo.

Cagliari, 19 novembre 2025

Lavoro, audizioni in Seconda Commissione sulla proposta di legge n.58 per il contrasto del dumping contrattuale nei lavori pubblici.

L’introduzione di un salario minimo di 9 euro all’ora, misure per la qualità del lavoro, la salute e la sicurezza dei lavoratori. Sono questi gli obiettivi della proposta di legge n.58 per il contrasto del dumping contrattuale negli appalti pubblici su tutto il territorio regionale (primo firmatario Alessandro Solinas M5S) all’esame della Seconda Commissione del Consiglio regionale che questa mattina ha sentito in audizione i rappresentanti di Cgil, Confindustria e Confartigianato.

 

«Si tratta di una proposta estremamente interessante di cui abbiamo discusso anche con il livello nazionale del sindacato – ha detto il segretario della Cgil Fausto Durante – condividiamo l’obiettivo di garantire condizioni contrattuali e salariali migliori per il lavoro in regime d’appalto. Auspichiamo che il provvedimento venga approvato in tempi rapidi». Il segretario della Cgil ha quindi segnalato alcune piccole correzioni per agganciare la norma regionale alla più recente legislazione nazionale per l’applicazione dei contratti collettivi di lavoro e al decreto legislativo n.36/2023 per evitare i subappalti a cascata.

 

Positivo anche il giudizio del responsabile dell’Area Lavoro di Confindustria Fulvio Nieddu: «Apprezziamo il coinvolgimento delle forze datoriali su un tema che ci sta molto a cuore e che riguarda la qualità e la sicurezza del lavoro». Sul fronte del salario minimo indicato in legge, Nieddu ha invitato il parlamentino a valorizzare i contratti collettivi nazionali: «In molti settori il limite dei nove euro è già superato. La legge in discussione tenga conto della nuova legge nazionale n.144 del 2025 che recepisce la direttiva europea sul salario minimo. Questa normativa traccia una direzione e fa un riferimento preciso ai contratti collettivi più applicati».

 

Più critica la posizione del segretario regionale di Confartigianato Daniele Serra: «Condividiamo gli obiettivi della proposta di legge per assicurare più qualità nel lavoro questo però deve avvenire tenendo conto delle diverse realtà. Alcune disposizioni come quelle sui criteri di premialità rischiano di penalizzare le piccole e le microimprese». Secondo Serra, le aziende artigiane fanno già molto per assicurare più qualità nel lavoro: «Non dipende da loro il mancato aumento degli stipendi. Si tenga conto che oltre il 50% dei costi se ne va in contributi e tasse».

Secondo Confartigianato, va chiarito meglio come le norme regionali andranno a integrarsi con quelle nazionali scongiurando il rischio di una sovrapposizione o, nel peggiore dei casi, di una conflittualità. «Il faro deve essere quello dei contratti collettivi nazionali, è il modo migliore per tutelare i lavoratori – ha detto Serra – la soglia del salario minimo deve discendere dai contratti collettivi, è sbagliato inserirla in legge». Un accenno infine alla mancata previsione di una dotazione finanziaria: «Senza risorse il costo rischia di rimanere esclusivamente sulle spalle delle imprese».

 

Il primo firmatario della proposta di legge Alessandro Solinas ha apprezzato i suggerimenti arrivati dai sindacati e dalle forze datoriali: «Quello del salario minimo è un tema di principio e non tecnico – ha detto l’esponente di M5S – la norma si può adeguare in futuro tenendo conto di realtà come quelle rappresentate dalle microimprese. Sui maggiori costi per i datori di lavoro non ci sono rischi: sarà cura della Regione prevedere misure adeguate negli appalti pubblici».