Acta Curiarum – Edizione critica degli Atti dei Parlamenti sardi

Il 10 maggio 1983 l’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Sardegna – presieduto dall’on. Alessandro Ghinami – accolse la proposta della vicepresidente Mariarosa Cardia di riprendere l’iniziativa più volte tentata sin dall’Ottocento di pubblicare gli atti di 22 Parlamenti dal 1355 al 1699 e gli atti stamentari del 1793-1799.

Quella decisione del Consiglio regionale, “erede” delle antiche istituzioni rappresentative, si collocava in una temperie politica e culturale attenta alla ricerca sull’identità regionale, alla riflessione critica sui contenuti e sui metodi della storiografia locale e all’affinamento degli studi sulle istituzioni parlamentari. Il progetto mirava a una più compiuta e diffusa conoscenza delle tradizioni storico-giuridiche della Sardegna nell’ambito dell’evoluzione della società e delle istituzioni rappresentative europee e a offrire un fondamentale strumento di ricerca alla storia dell’isola, innovandone temi e contenuti. Il Consiglio era consapevole che non si può scrivere la storia di un paese ignorandone le istituzioni rappresentative, che esprimono l’essenza e la misura della partecipazione delle popolazioni al governo. La storia parlamentare è il documento più eloquente delle travagliate vicende della storia della Sardegna, dei suoi bisogni, delle sue speranze, poiché il parlamento è l’istituzione intermedia tra governati e governanti, insieme organo della società e organo dello Stato, organo rappresentativo sotto il profilo sia politico che giuridico.

L’esame del peculiare ruolo che i Parlamenti andarono assumendo in rapporto alla società isolana in quel corso storico plurisecolare avrebbe consentito di valutare meglio quanto questo istituto trapiantato da una classe dominante esterna seppe divenire strumento di unità amministrativa e territoriale della Sardegna e organo giuridicamente e politicamente rappresentativo. E avrebbe potuto, più in generale, recuperare dall’oblio una fonte straordinaria per la conoscenza della storia sarda nel più ampio contesto europeo, dell’evoluzione del mondo feudale isolano, dei processi di unificazione nazionale, di fusione etnica.

Con questa consapevolezza il Consiglio di Presidenza decise di accertare, con la collaborazione di esperti, le modalità, i tempi e l’onere finanziario necessari per la realizzazione del progetto. A tal fine si svolsero in giugno e in luglio del 1983 due riunioni con gli studiosi degli Atenei sardi interessati alla materia e con i rappresentanti della Deputazione di Storia Patria, della Soprintendenza Archivistica regionale, degli Archivi provinciali. Scaturirono da quegli incontri numerosi e preziosi suggerimenti. Nel febbraio 1984 si decise di istituire un Comitato scientifico composto da alcuni membri del Consiglio di Presidenza e da rappresentanti degli Atenei sardi, della Deputazione di Storia Patria, degli Archivi, della International Commission for the History of the Representative and Parliamentary lnstitutions, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’UNESCO: Bruno Anatra, Alberto Boscolo, Mariarosa Cardia, Guido D’Agostino, Antonello Mattone, Gabriella Olla Repetto, Giancarlo Sorgia, Girolamo Sotgiu, Giovanni Todde. Successivamente entrò a farne parte Marco Tangheroni. Attualmente è composto dal presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, dal presidente delegato Michele Cossa e da Italo Birocchi, Mariarosa Cardia, Guido D’Agostino, Carla Ferrante, Antonello Mattone, Gian Giacomo Ortu.

Per la definizione del progetto ci si avvalse dei consigli del prof. Antonio Marongiu, illustre studioso dei parlamenti, incontrato a Roma dalla vicepresidente Cardia e dal prof. D’Agostino. Il Comitato predispose un piano di pubblicazione con nuovi criteri editoriali, discussi il 28-29 novembre 1984 in un seminario internazionale di studi sul tema “Istituzioni rappresentative nella Sardegna medioevale e moderna”¹, che vide la partecipazione dei più qualificati studiosi italiani e stranieri. La collana si basa sul superamento dello studio dell’istituto parlamentare da un punto di vista esclusivamente formale, per porre invece le istituzioni in rapporto con la società che le esprime e che esse rappresentano e rispecchiano, secondo la visione innovatrice espressa dal dibattito storiografico internazionale. Inoltre, prevede la fruibilità dei testi anche per un lettore non specialista, criteri uniformi, l’articolazione di ogni volume in quattro parti: un saggio introduttivo, che inquadra le vicende parlamentari nel contesto storico complessivo; l’analisi archivistica e diplomatistica dei documenti editi; la trascrizione e la regestazione degli atti parlamentari; gli indici onomastico e toponomastico².

¹ Acta Curìarum Regni Sardiniae. Istituzioni rappresentative nella Sardegna medioevale e moderna, Atti del Seminario di studi, Cagliari, 28-29 novembre 1984, Consiglio regionale della Sardegna, Sassari, T.A.S., 1986.

² Si vedano i Criteri proposti per l’edizione critica degli atti dei Parlamenti sardì, a cura di Gabriella Olla Repetto, in Acta Curiarum Regni Sardiniae. Istituzioni rappresentative nella Sardegna medioevale e moderna, cit, ristampa 1989, Appendice II e III, pp. 415-441.

 

 

Il progetto comporta la pubblicazione di ventidue Parlamenti dal 1355 al 1699 e degli atti stamentari del 1793-1799:

  • Parlamento del re Pietro IV d’Aragona (1355), curatore Giuseppe Meloni, pubblicato nel 1993.
  • Parlamenti del re Alfonso V il Magnanimo (1421-1452), curatore Alberto Boscolo, aggiornamenti, apparati e note di Olivetta Schena, pubblicato nel 1993.
  • Parlamento del viceré Eximenen Perez Scriva de’ Romani (1481-1485), curatore Pinuccia F. Simbula.
  • Parlamenti dei viceré Giovanni Dusay e Ferdinando Giròn de Rebolledo (1495, 1497, 1500, 1504-1511), curatori Anna Maria Oliva e Olivetta Schena, pubblicato nel 1998.
  • Parlamenti dei viceré Angelo de Vilanova (1518-1523, 1528) e Martino Cabrero (1530), curatore Laura Galoppini.
  • Parlamento del viceré Antonio Folch de Cardona (1543), curatore Lluis J. Guia Marin.
  • Parlamento del viceré Lorenzo Fernàndez de Heredia (1553-1554), curatore Nicoletta Bazzano.
  • Parlamento del viceré Alvaro de Madrigal (1558-1560), curatori Maria Luisa Plaisant e Giovanni Serreli, all’esame del Comitato scientifico.
  • Parlamento del viceré Giovanni Coloma (1572-1574), curatore Leopoldo Ortu, pubblicato nel 2006.
  • Parlamento del viceré Michele de Moncada (1583), curatori Giuseppe Pala e Giampaolo Salice, all’esame del Comitato scientifico.
  • Parlamento del viceré Gastone de Moncada marchese d’Aytona (1592-1598), curatore Diego Quaglioni, pubblicato nel 1997.
  • Parlamento del viceré Antonio Coloma conte di Elda (1602-1603), curatore Giuseppe Doneddu, pubblicato nel 2015.
  • Parlamento del viceré Carlo de Borja duca di Gandìa (1614), curatore Gian Giacomo Ortu, pubblicato nel 1995.
  • Parlamento del viceré Giovanni Vivas (1624), curatori Antonello Mattone e Alessandra Argiolas.
  • Parlamento straordinario del viceré Gerolamo Pimentel marchese di Bayona (1626), curatore Gianfranco Tore, pubblicato nel 1998.
  • Parlamento ordinario del viceré Bayona (1631-1632), curatore Gianfranco Tore, pubblicato nel 2008.
  • Parlamento del viceré Fabrizio Doria duca d’Avellano (1641-1643), curatore Giovanni Murgia, pubblicato nel 2006.
  • Parlamento del viceré Francesco Fernandez de Castro conte di Lemos (1653-1656), curatori Piero Sanna e Paolo Cau.
  • Parlamento del viceré Emanuele de los Cobos marchese di Camarassa (1666-1668), curatore Rafaella Pilo.
  • Parlamento del viceré Francesco de Benavides conte di Santo Stefano (1677-1678), curatore Guido D’Agostino, pubblicato nel 2014.
  • Parlamento del viceré Nicola Pignatelli duca di Monteleone (1688-1689), curatore Federico Francioni, pubblicato nel 2015.
  • Parlamento del viceré Giuseppe de Solìs Valderràbano conte di Montellano (1698-1699), curatori Giuseppina Catani e Carla Ferrante, pubblicato nel 2004.
  • L’attività degli Stamenti nella “sarda rivoluzione” (1793-1799), curatore Luciano Carta, pubblicato nel 2001.

Per il piano editoriale originario, che nel corso degli anni ha subito alcune variazioni relative ai curatori, si veda: Acta Curiarum Regni Sardiniae. Piano editoriale, Cagliari, s.d. (ma 1994).

Oltre agli atti del seminario del 1984, raccolti nel 1° volume, sono stati sinora pubblicati quindici Parlamenti; degli altri otto, due sono all’esame del Comitato scientifico, sei saranno consegnati nei prossimi mesi.

Questo progetto ha affiancato l’impegno profuso in passato dal mondo accademico per dare spessore alla memoria dei Sardi e coinvolto molteplici energie intellettuali in un confronto assai ampio.

Le difficoltà da superare sono state numerose, sia di ordine culturale sia di ordine politico e tecnico: ampiezza e dispersione delle fonti, loro stato di conservazione, costi economici e intellettuali. Alcuni illustri studiosi, come Giovanni Todde, Alberto Boscolo, Giancarlo Sorgia, Girolamo Sotgiu e Marco Tangheroni, che hanno dato un prezioso contributo e che si ricordano con riconoscenza e affettuoso rimpianto, sono scomparsi.

Il dialogo e la collaborazione soprattutto con istituzioni culturali e studiosi della Spagna si sono intensificati negli anni. Il 27-29 ottobre 1994 si è tenuto ad Alghero un convegno di studi su “Corts valencianes e Parlamenti sardi nel Medioevo e nell’Età moderna”, promosso dal Consiglio regionale della Sardegna e dalle Università di Sassari (Dipartimento di Storia) e di Valencia (Facoltà di Geografia e Storia), in cui si è realizzato un confronto scientifico sui rispettivi modelli editoriali degli atti delle Corti medievali e moderne³. Il 25-26 novembre 1998 la collana “Acta Curiarum Regni Sardiniae” è stata presentata a Barcellona e discussa con i rappresentanti del mondo politico e culturale.

In un triennio questo complesso e imponente progetto editoriale verrà finalmente completato, portando alla luce un notevole corpus documentario sulla storia del Mediterraneo dal XIV al XVIII secolo, una raccolta di fonti indispensabile per cogliere l’intersezione tra storia locale e storia generale e chiarire alcuni complessi nodi storiografici. Sarà forse possibile riscrivere la storia della Sardegna aragonese e spagnola e del primo secolo di dominazione sabauda, e correggere pregiudizi e luoghi comuni. La collana “Acta Curiarum Regni Sardiniae”, attraverso il recupero e la valorizzazione della memoria storica, grazie anche all’inserimento della collana editoriale nel sito Internet del Consiglio regionale della Sardegna, apporterà certamente un prezioso contributo a dare senso all’identità, a capire le ragioni della speciale autonomia sarda, a fornire nuovi strumenti all’impegno democratico e autonomistico delle popolazioni e delle istituzioni della Sardegna.

³ Nel convegno, introdotto da Girolamo Sotgiu, sono intervenuti: Piero Sanna, I Parlamenti del Regnum Sardiniae: problemi storico-istituzionali; Lluis Guia Marin, Poder politic i representació. Les Corts valencianes a l’epoca forai; Gabriella Olla Repetto, La collana “Acta Curiarum Regni Sardiniae”; Maria José Carbonell Boria, Los procesos de Cortes valencianos: un proyecto de edición; Elisa Varela, Las edizione documentales en Catalunya: la sediciones de Actas de cortes del Principado de Catalunya; Vittorio Sciuti Russi, Le edizioni dei Parlamenti del Regno di Sicilia; Bruno Anatra, Contrappunti sui Parlamenti sardi; Pietro Corrao, Equilibri sociali e strutture istituzionali nel Regno di Sicilia. Premesse tardomedievali del sistema parlamentare; Guido D’Agostino, A proposito dei Parlamenti del Regno di Napoli; Pablo Fernandez Albaladejo, La evolución del Parlamento en Castilla durante la Edad Moderna; Ricardo Garda Càrcel, Pactismo y Cortes en Cataluna en la Edad Moderna; Rosa Munoz Pomer, Problemas de historia del parlamentarismo: las cortes valencianas; Josep Juan Visal, Mallorca: un reino sin Cortes; Luciano Carta, Le sedute stamentarie del triennio rivoluzionario sardo (1793-1796): problemi di ricognizione documentaria e dì edizione. Gli atti sono pubblicati in “Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico”, n. 47/49 (1996).

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