Prosegue in Commissione “Sanità” l’esame del disegno di legge sull’invecchiamento attivo.
Il parlamentino presieduto da Carla Fundoni (Pd) ha sentito nel pomeriggio i rappresentanti del Terzo Settore con l’audizione di vertici di Acli, Caritas, Anteas, Anmic e Anffas. Tutti hanno espresso apprezzamento il provvedimento che rivolge la sua attenzione agli anziani e promuove l’invecchiamento attivo rovesciando il vecchio schema fondato sull’assistenza sociosanitaria alle fasce di età più alte della popolazione.
La responsabile del Centro Studi e Ricerche di Acli, Vania Siatzu e il presidente provinciale dell’Acli di Cagliari, Giacomo Carta, hanno evidenziato l’importanza di puntare sullo scambio intergenerazionale: «Giovani e anziani non sono realtà separate – ha detto Siatzu – è un bene che la legge affronti il tema della trasmissione dei saperi e delle conoscenze. Noi, da anni, proponiamo l’istituzione di un “servizio civile anziani” per dare alla popolazione in età avanzata un ruolo attivo nella società». Il presidente dell’Acli di Cagliari, Giacomo Carta, ha invece ricordato i progetti attivati da circa tre anni dall’associazione in 6 comuni sardi: «Si tratta di interventi di natura specialistica e sociale per gli anziani. Da un lato si stimolano memoria e riflessi, dall’altro si organizzano attività, laboratori ed escursioni per favorire la socialità. I risultati sono ottimi. E’ un modello da seguire per prevenire l’invecchiamento e incoraggiare l’aggregazione sociale».
Il responsabile del Servizio Studi e Ricerche della Caritas, Raffaele Callia, ha fornito alcuni dati interessanti alla Commissione, in particolare sull’aumento degli anziani che chiedono aiuto ai centri della Caritas: «Abbiamo da poco concluso il 21° rapporto “Silver Poverty” sulla povertà economica e sociale degli anziani: «Il 15% delle persone ascoltate ha più di 65 anni – ha detto Callia – una fascia d’età in costante aumento». Per questo il rappresentante della Caritas ha sollecitato un occhio di riguardo per gli anziani fragili: «Perché la legge non rimanga una mera enunciazione di principi servono risorse dedicate. Occorre inoltre prevedere una rete che eviti di appesantire i compiti di Plus e Comuni».
Anche per Paolo Cuscusa, presidente di Anteas, il tema delle risorse è fondamentale: «Perché la legge funzioni occorre istituire un fondo regionale stabile. Le altre due priorità sono il riconoscimento del volontariato come strumento dell’invecchiamento attivo e la costituzione di una rete regionale contro le solitudini e le fragilità, composta da Regione, Comuni, Plus, servizi sanitari e Terzo Settore».
Risorse certe in legge hanno chiesto anche i rappresentanti di Anmic: «Temi così importanti meritano un’adeguata dotazione finanziaria – ha detto il presidente Fabrizio Rodin – l’altro aspetto riguarda il coordinamento della legge regionale con il Decreto Anziani approvato a livello nazionale nel 2024. L’ultimo aspetto da sottolineare è la necessità di rappresentare i disabili e le loro famiglie all’interno del tavolo regionale previsto dall’art.8 della legge». Rodin ha poi rivolto la sua attenzione ai progetti di inclusione digitale degli anziani: «Devono essere visti come un affiancamento ai servizi presenti nel territorio. Se diventano sostitutivi il rischio è quello di escludere ampie fette di popolazione. Si pensi a quanto accaduto in molte zone della Sardegna dove, dopo l’avvento del digitale, sono stati soppressi gli uffici dell’Inps lasciando senza assistenza tantissimi anziani che non hanno dimestichezza con le nuove tecnologie». Concetto ribadito anche dalla responsabile delle relazioni esterne di Anmic Chiara Cortese: «L’inclusione digitale deve essere abbinata a un’analisi reale sull’accessibilità ai servizi altrimenti può trasformarsi in un fattore negativo».
Le audizioni si sono concluse con il direttore di Anffas, Gianluca Carbone, che ha invitato la Commissione a guardare alle trasformazioni introdotte dal decreto 62 del 2024 che cambia radicalmente il mondo della disabilità: «In Sardegna si stanno sperimentando le novità con due territori coinvolti, Sassari e Cagliari. Sperimentazione che si concluderà nel 2026 per poi estendersi, dal primo gennaio 2027, a tutto il territorio nazionale. E’ una trasformazione epocale che guarderà alle disabilità come una condizione non più personale ma che investe l’intera società. Un nuovo modello che impone la rimozione di tutti i limiti culturali, fisici e logistici». Secondo il direttore di Anffas, per l’attuazione della legge regionale servirà una rete forte di supporto ai territori con un ruolo attivo del terzo settore.