
Cagliari, 17 settembre – Un nuovo Piano paesaggistico regionale (Ppr) che parta dall’ascolto dei territori. E’ il programma illustrato oggi dall’assessore degli Enti locali, Francesco Spanedda, sentito in audizione dalla Quarta commissione (Governo del Territorio), presieduta da Roberto Li Gioi (M5S). Un percorso, quello presentato, che conta già nove incontri territoriali e una conferenza regionale, 803 partecipanti, 64 categorie di portatori di interesse, 118 interventi verbali e 21 contributi scritti. Un lavoro che si trova ancora in una fase preliminare, ha precisato l’assessore, dedicato alla raccolta delle informazioni e alla verifica delle esigenze manifestate dai territori. Il rapporto illustrato oggi alla Commissione non contiene, quindi, gli indirizzi della Giunta, ha voluto chiarire l’assessore, ma evidenzia le osservazioni formulate dagli amministratori locali, dalle organizzazioni e dagli altri soggetti intervenuti portatori di interesse.
Il confronto è stato articolato su tre domande principali con l’obiettivo di capire quale fosse il pensiero dei territori sugli elementi positivi del Ppr, le sue criticità e l’idea strategica di paesaggio per la Sardegna. Spanedda ha ricordato che, a vent’anni dall’approvazione del Piano, soltanto il 10-12 per cento dei Comuni interessati ha adeguato il proprio Piano urbanistico comunale (Puc) e che anche l’adeguamento dei piani particolareggiati dei centri storici è rimasto limitato a pochi Comuni. Una situazione che ha lasciato gran parte dell’Isola sottoposta, alle norme di salvaguardia, secondo Spanedda, spesso più restrittive rispetto alla disciplina che deriverebbe dall’adeguamento della pianificazione comunale.
Secondo l’assessore, il principio fondante del Ppr resta valido: la Regione definisce il quadro generale di tutela, mentre i Comuni lo precisano e lo adattano alle caratteristiche dei propri territori. Spanedda ha, inoltre, evidenziato che dagli incontri è emerso il riconoscimento del Piano come strumento fondamentale di tutela, ma anche la percezione di un modello calato dall’alto e non sufficientemente differenziato rispetto alle particolarità dei territori locali.
Per superare questa distanza, ha spiegato l’esponente dell’Esecutivo, è stato deciso di organizzare laboratori territoriali e conferenze intermedie, coinvolgendo attivamente anche il Consiglio regionale prima dei sessanta giorni previsti per l’espressione del parere.
L’assessore ha poi spiegato che sarà convocato un comitato di indirizzo interassessoriale, che lavorerà per armonizzare le diverse politiche regionali e rimuovere gli ostacoli che spesso impediscono la realizzazione degli interventi condivisi. Il nuovo Piano sarà elaborato attraverso la copianificazione con il Ministero della Cultura, con il quale è già iniziato il confronto per la revisione dei decreti ministeriali, in particolare quelli riguardanti la fascia costiera. La procedura formale di approvazione, della durata prevista di poco meno di un anno, partirà con la delibera contenente la proposta di Ppr, seguiranno la pubblicazione, la Valutazione ambientale strategica, l’esame delle osservazioni, l’adozione, i pareri della Quarta commissione e del Ministero, l’accordo tra Regione e MiC e l’approvazione definitiva.
Spanedda ha sottolineato che si vuole arrivare a questa fase con un Piano già ampiamente discusso, evitando di concentrare il confronto nei soli termini stabiliti dalla legge. La revisione dovrà, inoltre, estendere la pianificazione paesaggistica alle zone interne, senza trasferire automaticamente su queste aree il modello di tutela applicato alle coste.
Nei territori caratterizzati da spopolamento e scarso sviluppo economico, infatti, secondo l’esponente della Giunta, un sistema troppo rigido rischierebbe di produrre ulteriore immobilismo bloccando opportunità di crescita e contrasto all’abbandono del territorio. La proposta che è emersa è quindi quella di passare da una tutela passiva a una tutela attiva, capace di trasformare i beni culturali, ambientali e paesaggistici in opportunità di sviluppo.
Una nuova visione, dunque, ha spiegato, che considera il paesaggio un’infrastruttura strategica e la qualità del territorio un motore della cooperazione regionale e della coesione sociale. Tra i principali obiettivi anche il superamento dello squilibrio tra le diverse aree dell’Isola, il contrasto allo spopolamento, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la difesa dal rischio di desertificazione. Il Piano, ha concluso Spanedda, non potrà limitarsi a fotografare e conservare la realtà esistente, ma dovrà invece governare le trasformazioni, progettando la tutela e rendendola compatibile con le esigenze economiche e sociali delle comunità, con il cambiamento climatico e la transizione energetica. Al termine del percorso sarà organizzata una conferenza finale per condividere con i territori i risultati dell’intero processo. Il presidente Li Gioi ha espresso soddisfazione per l’incontro avvenuto oggi, definendolo “proficuo” ed evidenziando che è iniziato un percorso che, con la collaborazione di tutti e con un confronto continuo tra Giunta e Consiglio regionale, “porterà a una buona soluzione, ponendo le basi per un futuro migliore”.
Nel corso della seduta sono intervenuti i consiglieri Franco Mula (FdI), Alessandro Floris (FdI), Emanuele Matta (M5S), Gianluigi Piano (Pd) e Maria Laura Orrù (Avs).