INTERROGAZIONE N. 505/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 505/A

INTERROGAZIONE CERA – TRUZZU – PIGA – FLORIS – MASALA – MELONI Corrado – MULA – RUBIU – SORGIA – USAI, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di garantire piena trasparenza, certezza degli effetti sulle attività agricole e zootecniche e adeguate garanzie per le comunità e le imprese del territorio, alla luce della proposta di ampliamento della ZPS “Costa ed Entroterra di Bosa, Suni e Montresta” – dagli attuali 8.222 a circa 47.233 ettari – che insisterebbero sui territori di Bosa, Suni, Montresta, Villanova Monteleone, Monteleone Rocca Doria, Padria e Mara e con estensione della tutela anche sulla componente marina.

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I sottoscritti,

PREMESSO che:
– la Regione ha avviato una consultazione pubblica relativa a tre proposte riguardanti la Rete Natura 2000, tra cui l’ampliamento della Zona di protezione speciale (ZPS) denominata “Costa ed entroterra di Bosa, Suni e Montresta”, identificata con il codice ITB023037;
– la proposta prevede, per tale ZPS, un ampliamento dagli attuali 8.222 ettari a circa 47.233 ettari, con un incremento particolarmente rilevante della superficie interessata, nonché l’estensione della tutela alla componente marina, che passerebbe dagli attuali 326 ettari a circa 7.176 ettari;
– la nuova perimetrazione interessa, secondo la documentazione regionale, i territori di Alghero, Bosa, Suni, Montresta, Villanova Monteleone, Monteleone Rocca Doria, Padria e Mara, con l’inclusione di territori attualmente non ricompresi nella ZPS;
– il progetto LIFE Abilas, nell’ambito del quale è stata elaborata la proposta, è finalizzato alla conservazione e al miglioramento dello status di specie di interesse comunitario e comprende, tra gli obiettivi, anche la reintroduzione in Sardegna di una popolazione stabile di Aquila di Bonelli; la Regione partecipa al progetto insieme all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), dell’Agenzia forestale regionale per lo sviluppo del territorio e dell’ambiente della Sardegna (FoReSTAS) e al partner spagnolo Grefa;
– per quanto riguarda la Planargia, la Regione indica quale elemento di particolare rilevanza la presenza del nucleo riproduttivo di Grifone più consistente d’Italia, con 104 coppie territoriali rilevate nel 2025 secondo la documentazione di sintesi allegata e le comunicazioni pubblicate;
– la proposta viene inoltre motivata, per alcuni dei territori interessati, dalle attività del progetto LIFE Safe for Vultures e dalla prospettiva di una futura reintroduzione dell’Avvoltoio monaco e del Gipeto;

CONSIDERATO che:
– l’estensione proposta determina un incremento di circa 39.000 ettari rispetto alla superficie terrestre oggi ricompresa nella ZPS “Costa ed Entroterra di Bosa, Suni e Montresta”, configurando una modifica territoriale di dimensioni tali da rendere indispensabile una puntuale valutazione delle ricadute non soltanto sotto il profilo naturalistico, ma anche sotto quello agricolo, zootecnico, venatorio, economico, infrastrutturale e sociale;
– la proposta complessiva regionale riguardante le tre nuove perimetrazioni ZPS comporterebbe un incremento della superficie terrestre interessata dalla tutela di circa 72.100 ettari, con un aumento del 29,19 per cento della superficie delle ZPS e il passaggio della copertura della Rete Natura 2000 in Sardegna dal 18,85 per cento al 20,02 per cento del territorio regionale;
– la stessa Regione riconosce espressamente che i siti Natura 2000 hanno quale obiettivo quello di conciliare la conservazione degli habitat e delle specie con le attività umane, tra cui agricoltura, turismo e silvicoltura, e che piani e progetti suscettibili di produrre effetti significativi devono essere sottoposti alle procedure previste dalla normativa ambientale;
– proprio per tale ragione, l’ampliamento della superficie sottoposta a tutela non può essere considerato esclusivamente quale operazione cartografica o naturalistica, ma deve essere accompagnato da una chiara individuazione delle conseguenze operative per coloro che quotidianamente vivono e lavorano nelle aree interessate;
– la documentazione resa pubblica deve pertanto consentire ai proprietari dei terreni, agli agricoltori, agli allevatori, alle imprese e agli enti locali ed a tutti i portatori di interesse, di conoscere con precisione quali attività saranno consentite, quali saranno soggette a specifiche condizioni, quali richiederanno valutazioni preventive e quali eventuali limitazioni potranno derivare dalle future misure di conservazione;
– particolare attenzione appare necessaria nei territori rurali della Planargia, del Villanova e del Meilogu, dove l’attività agro-pastorale costituisce una componente essenziale dell’economia e della permanenza delle comunità nelle aree interne;
– la tutela delle specie selvatiche e la conservazione degli habitat rappresentano obiettivi di indubbio interesse pubblico e comunitario, ma il raggiungimento di tali obiettivi deve essere perseguito attraverso un modello di gestione capace di coinvolgere le comunità locali e di evitare che la presenza di attività agricole e zootecniche venga considerata, in sé, incompatibile con la tutela ambientale;
– la Commissione europea, nella disciplina della Rete Natura 2000, richiama infatti la necessità di adottare misure positive di conservazione tenendo conto anche delle esigenze economiche, sociali e culturali e delle caratteristiche regionali e locali;

RILEVATO che:
– la consultazione pubblica, inizialmente prevista con termine al 15 settembre, è stata prorogata dalla Regione al 30 settembre 2026 ed al termine della consultazione il Servizio tutela della natura e politiche forestali ha annunciato l’organizzazione di uno o più incontri sul territorio con amministrazioni comunali e comunità locali, prima dell’eventuale deliberazione della Giunta regionale;
– tale proroga rende ancora più urgente assicurare che gli enti locali e le categorie direttamente interessate dispongano di informazioni complete e tecnicamente dettagliate, tali da consentire una partecipazione effettiva e non meramente formale al procedimento;
– appare inoltre necessario chiarire se siano già state effettuate specifiche valutazioni circa la sovrapposizione della nuova perimetrazione con le attività agricole e zootecniche esistenti, con le infrastrutture rurali, con gli insediamenti produttivi e con gli altri strumenti di pianificazione territoriale;
– la documentazione regionale indica inoltre l’utilizzo di dati derivanti dai tracciamenti GPS degli esemplari di Aquila di Bonelli, dai monitoraggi sul campo e, per i Grifoni, dalle informazioni ottenute attraverso gli accelerometri dei dispositivi GPS nell’ambito del progetto LIFE Safe for Vultures, oltre all’aggiornamento 2025 dell’inventario delle Important Bird and Biodiversity Areas della Sardegna;

OSSERVATO che:
– nei territori interessati dalla proposta di ampliamento della ZPS sono presenti importanti attività agricole e zootecniche che possono essere esposte agli effetti della crescente presenza e diffusione della fauna selvatica e, in particolare, del cinghiale;
– il problema della proliferazione del cinghiale non riguarda esclusivamente il possibile danneggiamento delle colture, ma assume una dimensione più ampia in relazione alla sicurezza della circolazione stradale, alla tutela delle produzioni agricole, alla gestione degli ecosistemi e all’equilibrio tra fauna selvatica e attività antropiche;
– la stessa Regione ha recentemente evidenziato che dal 2020 i sinistri stradali causati dalla fauna selvatica hanno raggiunto quota 6.995, più del doppio rispetto ai 2.991 registrati nel quinquennio precedente, individuando in particolare cinghiali e cervi tra le specie responsabili degli impatti più rilevanti sulle comunità locali, sulle produzioni agricole e sulla sicurezza degli automobilisti;
– la Regione ha inoltre adottato linee guida per la predisposizione dei piani provinciali e delle città metropolitane di gestione e contenimento della fauna selvatica, indicando espressamente tra le finalità la gestione delle specie che, per diffusione o concentrazione, possono determinare impatti significativi sull’agricoltura e sulla sicurezza stradale;

DATO ATTO che:
– anche gli strumenti regionali di pianificazione e gestione del cinghiale evidenziano la necessità di utilizzare un approccio integrato, nel quale l’attività venatoria costituisca uno degli strumenti di gestione della popolazione, da affiancare, ove necessario, agli interventi di controllo previsti dalla normativa vigente; il piano operativo relativo al territorio della Provincia di Oristano rileva infatti che la sola attività venatoria non è sufficiente, in determinate condizioni, a determinare il controllo della consistenza della specie e richiama la necessità di interventi di controllo nelle aree maggiormente sensibili ed esposte;
– la Regione ha altresì recentemente adottato specifici piani di controllo del cinghiale in altri territori regionali, confermando che la gestione della specie costituisce una questione di interesse pubblico che richiede interventi continuativi e coordinati;
– l’attività venatoria, nei limiti e secondo le modalità stabilite dalla normativa nazionale e regionale, rappresenta pertanto uno degli strumenti attraverso i quali può essere concorso alla gestione delle popolazioni di fauna selvatica e deve essere valutata all’interno di una strategia complessiva di gestione del territorio;
– la stessa Regione, nel calendario venatorio 2026/2027, ha previsto l’apertura della caccia al cinghiale dal 1°ottobre 2026, confermando la permanenza dell’attività venatoria quale componente della gestione faunistica regionale;

RITENUTO che:
– la tutela del Grifone e delle altre specie di interesse comunitario debba essere perseguita con determinazione, ma che la conservazione della biodiversità non possa essere disgiunta dalla tutela del presidio umano, agricolo e pastorale del territorio;
– una politica ambientale realmente efficace nel lungo periodo debba evitare contrapposizioni artificiose tra tutela della fauna e attività produttive e debba invece costruire un sistema nel quale agricoltori e allevatori siano riconosciuti come parte integrante della strategia di conservazione;
– l’eventuale ampliamento di una ZPS di tali dimensioni debba pertanto essere accompagnato da un quadro preventivo di regole certe, misure di accompagnamento, strumenti di sostegno e adeguate forme di compensazione, laddove eventuali limitazioni incidano concretamente sulla capacità produttiva delle aziende;
– è necessario che le comunità interessate non siano chiamate semplicemente a prendere atto di perimetrazioni già definite, ma siano messe nelle condizioni di partecipare concretamente alla costruzione delle modalità di gestione dei territori interessati;

VALUTAO altresì che:
– l’ampliamento della ZPS non possa essere giudicato esclusivamente sotto il profilo della tutela delle specie oggetto di conservazione, ma debba essere inserito in una più ampia strategia di governo dell’equilibrio faunistico e territoriale;
– sia necessario evitare che eventuali nuove misure di conservazione introducano, direttamente o indirettamente, condizioni tali da rendere più difficoltosa la gestione delle popolazioni di cinghiale proprio nei territori nei quali la specie può determinare danni alle colture e rischi per la sicurezza stradale;
– la tutela del Grifone e delle altre specie di interesse comunitario debba quindi essere accompagnata da una disciplina capace di rendere compatibili, ove tecnicamente e giuridicamente possibile, le esigenze di conservazione con le attività di gestione faunistica e venatoria, nel rispetto delle prescrizioni comunitarie, nazionali e regionali;
– la pianificazione delle nuove aree Natura 2000 debba tenere conto anche dei possibili effetti cumulativi derivanti dalla presenza di altri vincoli e regimi di tutela, evitando che la sovrapposizione di strumenti di protezione determini, senza adeguata valutazione, una progressiva riduzione degli strumenti disponibili per la gestione della fauna selvatica;
– la Regione debba pertanto garantire che agricoltori, allevatori, proprietari dei fondi, enti locali e soggetti abilitati alla gestione faunistica siano coinvolti nella definizione delle future misure di conservazione,

chiedono di interrogare la Presidente della Regione e gli Assessori regionali titolari delle deleghe in materia di ambiente e di agricoltura, ciascuno per quanto di rispettiva competenza, per sapere:
1) quali siano esattamente le motivazioni scientifiche e tecnico-naturalistiche poste alla base dell’ampliamento della ZPS “Costa ed Entroterra di Bosa, Suni e Montresta” da 8.222 a circa 47.233 ettari e quali specifici dati abbiano determinato l’individuazione della nuova perimetrazione;
2) se la Regione abbia predisposto una puntuale relazione sull’impatto territoriale, agricolo, zootecnico ed economico della nuova perimetrazione e, in caso affermativo, se intenda renderla integralmente disponibile ai comuni e alle organizzazioni professionali interessate;
3) quali siano, con riferimento ai territori di Bosa, Suni, Montresta, Villanova Monteleone, Monteleone Rocca Doria, Padria e Mara, le specifiche superfici agricole e zootecniche interessate dalla proposta e quante aziende agricole e zootecniche risultino coinvolte;
4) quali siano le concrete misure di conservazione che troverebbero applicazione nei territori di nuova inclusione e quali attività agricole, pastorali, forestali, venatorie, turistiche e infrastrutturali sarebbero soggette a prescrizioni, autorizzazioni o procedure di valutazione;
5) se siano state preventivamente analizzate le possibili conseguenze delle nuove misure sulle attività di allevamento estensivo, sulla gestione dei pascoli, sulla realizzazione e manutenzione delle infrastrutture aziendali, sulle recinzioni, sulla viabilità rurale, sulle opere di approvvigionamento idrico e sulle altre ordinarie attività connesse alla conduzione dei fondi;
6) se siano state effettuate simulazioni o valutazioni relative agli oneri amministrativi ed economici aggiuntivi che potrebbero ricadere sulle imprese agricole e zootecniche in conseguenza della nuova classificazione;
7) se la Regione abbia previsto uno specifico piano di accompagnamento economico per le aziende eventualmente interessate da limitazioni o maggiori costi derivanti dalla disciplina di conservazione della nuova ZPS;
8) se siano previste risorse regionali, nazionali o comunitarie destinate a indennizzi, compensazioni, investimenti aziendali e remunerazione dei servizi ecosistemici svolti dagli agricoltori e dagli allevatori che operano nelle aree Natura 2000;
9) quale sia il rapporto tra la nuova ZPS e le ZSC già presenti nel territorio, con particolare riferimento ai siti “Valle del Temo” e “Entroterra e zona costiera tra Bosa, Capo Marargiu e Porto Tangone”, e se siano state valutate eventuali sovrapposizioni o cumuli di vincoli e misure di conservazione; la documentazione regionale aggiornata individua, infatti, tali siti Natura 2000 nei territori interessati;
10) se siano state individuate alternative di perimetrazione capaci di garantire gli obiettivi di conservazione del Grifone e delle altre specie interessate limitando, ove possibile, l’incidenza sulle attività produttive e sulle aree agricole;
11) se la Regione intenda rendere pubblici, prima dell’eventuale deliberazione della Giunta, gli shapefile, le cartografie di dettaglio, i dati scientifici utilizzati e i criteri tecnici attraverso i quali è stata costruita la proposta;
12) se, prima dell’adozione della deliberazione definitiva, saranno garantiti incontri pubblici nei comuni interessati, con la partecipazione degli assessorati regionali competenti in materia di ambiente e agricoltura, degli enti locali, delle organizzazioni agricole e degli allevatori;
13) se l’Assessorato regionale dell’agricoltura sia stato pienamente coinvolto nella definizione della proposta e se abbia effettuato una propria valutazione degli effetti sulle aziende agricole e zootecniche;
14) se la Giunta regionale intenda subordinare qualsiasi ampliamento definitivo alla preventiva definizione di un quadro chiaro delle misure di conservazione, degli oneri per le imprese, degli strumenti di sostegno e delle modalità di coinvolgimento permanente delle comunità locali;
15) se la Regione abbia valutato gli effetti che l’ampliamento della ZPS potrebbe produrre sull’attuale regime di gestione della fauna selvatica e sull’esercizio dell’attività venatoria nelle aree interessate;
16) se siano state effettuate specifiche valutazioni sulla presenza e sulla consistenza delle popolazioni di cinghiale nei territori interessati dalla nuova perimetrazione e sui danni già provocati alle coltivazioni agricole e zootecniche;
17) se siano stati acquisiti e analizzati i dati relativi agli incidenti stradali provocati dalla fauna selvatica, con particolare riferimento al cinghiale, lungo la viabilità dei territori della Planargia, del Villanova e del Meilogu interessati dall’ampliamento;
18) se la Regione intenda garantire che le future misure di conservazione della ZPS siano definite in modo da consentire, nel rispetto della normativa vigente e dei necessari pareri scientifici, l’utilizzo degli strumenti di gestione e controllo della fauna selvatica, compresa l’attività venatoria ove prevista e compatibile, anche al fine di prevenire danni alle produzioni agricole e rischi per la sicurezza stradale;
19) se, prima dell’eventuale approvazione definitiva della nuova perimetrazione, la Regione intenda predisporre uno specifico quadro di gestione faunistica dell’area, nel quale siano individuati consistenza delle popolazioni, soglie di sostenibilità, aree maggiormente esposte, modalità di monitoraggio e strumenti di prevenzione e controllo;
20) se, nell’ambito degli incontri territoriali annunciati dalla Regione, sia prevista la partecipazione delle organizzazioni agricole, delle associazioni venatorie, degli enti gestori e dei soggetti direttamente coinvolti nella gestione della fauna selvatica;
21) se la Giunta regionale intenda assicurare che l’ampliamento della ZPS non determini una situazione nella quale, a fronte dell’incremento delle superfici sottoposte a tutela, si riducano gli strumenti disponibili per affrontare tempestivamente l’eventuale proliferazione del cinghiale e delle altre specie che possono determinare danni alle attività agricole o rischi per la pubblica sicurezza;
22) quali ulteriori risorse economiche la Regione intenda destinare, nelle aree interessate dall’ampliamento, alla prevenzione dei danni alle coltivazioni, al monitoraggio della fauna, alla messa in sicurezza dei tratti stradali maggiormente esposti e agli eventuali interventi di controllo delle popolazioni di cinghiale;
23) infine, se la Giunta non ritenga necessario adottare, nell’ambito della politica regionale sulla biodiversità, un modello di gestione partecipata della Rete Natura 2000, nel quale gli agricoltori e gli allevatori nonché tutti i diversi operatori economi e portatori di interesse coinvolti, non siano considerati meri soggetti destinatari di prescrizioni, ma veri e propri partner nella tutela degli habitat e delle specie.

Cagliari, 17 settembre 2026

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