Mozione n. 465

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVILegislatura

Mozione n. 465

MORICONI – GANAU – COMANDINI – CORRIAS – DERIU – MELONI – PINNA – PISCEDDA – COCCO – LAI – AGUS – CADDEO – LOI – ORRÙ – PIU – SATTA Gian Franco – ZEDDA Massimo – CIUSA – LI GIOI – MANCA Desiré Alma – SOLINAS Alessandro sull’impatto economico, finanziario e occupazionale della crisi e la necessità di un piano di salvataggio delle imprese e dell’economia regionale.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
– dall’ultimo rapporto ISTAT (edizione 2021) sulla competitività dei settori produttivi emerge che, alla fine del 2020, il 32 per cento delle imprese riteneva compromesse le proprie possibilità di sopravvivenza. Il dato rilevato su scala nazionale ha evidenziato che la crisi ha colpito in particolare le imprese di minore dimensione, tanto che è stato classificato a rischio oltre il 33 per cento delle imprese con meno di dieci addetti, il 26,6 delle piccole (10-49 addetti), il 10 delle medie (50-249 addetti) e il 15 per cento delle grandi (250+ addetti);
– l’analisi dei dati certifica che la piccola dimensione delle imprese risulta il tratto distintivo di quelle più colpite dalla crisi, e che una maggiore capacità di reazione sembra caratterizzare i settori più orientati a specializzazioni di tipo high-tech e a modelli di specializzazione maggiormente diversificati;
– la stessa analisi rivela che i valori degli indicatori strutturali per regione classificano la Sardegna tra le ultime quattro in Italia per dimensione media di impresa, propensione alla diversificazione, produttività del lavoro e quota addetti nei settori high-tech;
– il rapporto ISTAT evidenzia, inoltre, come la vulnerabilità di un territorio dipenda, in modo significativo, dal grado di diffusione dei settori maggiormente colpiti dalla crisi e dal grado di specializzazione dell’economia locale in tali attività. Tali elementi di fragilità sono ricavabili facilmente dall’esame del grado di specializzazione occupazionale delle regioni nei settori specifici come le attività legate al turismo, commercio, ristorazione e le attività culturali e sportive, su cui hanno impattato direttamente i provvedimenti amministrativi e le regole di distanziamento sociale adottate per contrastare il diffondersi della pandemia;
– la Sardegna rientra tra le regioni con specializzazioni di forte intensità proprio nel settore del turismo e con specializzazione di media intensità nei settori del commercio, della ristorazione e delle attività cultuali e sportive, ragion per cui registra, nelle proprie imprese, una maggiore difficoltà alla elaborazione di adeguate strategie di reazione alla crisi e una riduzione percentuale di fatturato tra le più alte d’Italia, tanto da essere classificata tra le regioni con il maggior numero di imprese e di addetti ad “Alto rischio operativo combinato”, il che significa in una condizione di grave pericolo di chiusura e di licenziamenti di massa;
– nella lettura delle esposizioni delle economie locali agli effetti della pandemia da Covid-19, e nella conseguente mappatura dei territori, il rapporto ISTAT classifica la Sardegna e la Calabria come le regioni con maggiore fragilità economica e strutturale d’Italia, il che significa che le rispettive imprese, identificate in gran parte ad “Alto rischio”, vivono una condizione di pericolosa sofferenza per la mancanza di liquidità e la caduta della domanda interna, ma soprattutto risentono di maggiori difficoltà nel pianificare strategie di reazione;
– in un contesto di questo tipo, assume grande rilevanza la possibilità di esaminare, con estrema attenzione e urgenza, gli effetti della crisi, sia per analizzare come i diversi segmenti del sistema produttivo stiano reagendo alle conseguenze dello shock, sia per individuare i fattori strutturali di resilienza o, all’opposto, di vulnerabilità delle imprese;

CONSIDERATO che:
– le soluzioni economiche sin qui adottate dalle istituzioni pubbliche a vantaggio delle categorie più colpite dagli effetti della pandemia sono essenzialmente di due tipi:
a) prestiti garantiti a tasso agevolato e iter semplificato;
b) risorse erogate a fondo perduto, sia con iniziative statali che regionali;
– la Regione ha adottato le seguenti iniziative:
1) finanziamento “de minimis”, ai sensi dell’articolo 7 della legge regionale n. 8 del 2020, col quale si prevede l’erogazione sino ad un massimo di euro 70.000 a favore delle aziende della filiera turistica della Sardegna da restituire in sei anni (due di preammortamento e quattro di restituzione), a fronte di uno stanziamento complessivo di euro 15.000.000, incrementato di ulteriori euro 15.000.000 con legge regionale n. 22 del 2020;
2) sostegno all’occupazione, ai sensi dell’articolo 12 bis della legge regionale n. 22 del 2020, denominato “Destinazione Sardegna Lavoro 2020”, per il quale è stanziata la somma complessiva di euro 15.000.000. L’aiuto consiste in una sovvenzione concessa alle “Imprese della filiera turistica” per le assunzioni di giovani di età inferiore ai 35 anni, disoccupati di età superiore ai 35 anni e donne di età superiore ai 35 anni;
3) istituzione del “Fondo (R)esisto”, destinato a sovvenzionare le imprese e i lavoratori, ai sensi dell’articolo 14 della legge regionale n. 22 del 2020, con cui sono stati stanziati euro 63.539.000, implementati con legge regionale n. 8 del 2021 di altri euro 32.988.000;
4) istituzione del Fondo di Fondi “Emergenza Imprese Sardegna”, di cui alle deliberazioni della Giunta regionale n. 23/1 del 29 aprile 2020, n. 29/24 del 12 giugno 2020 e n. 36/28 del 17 luglio 2020, finalizzato al miglioramento della solidità finanziaria delle imprese, per il quale sono stati previsti euro 200.000.000, di cui il 40 per cento riservato per il settore dei servizi per il turismo. Altri euro 60.000.000, stanziati ai sensi dell’articolo 3 della legge regionale n. 30 del 2020, sono stati destinati esclusivamente alle grandi imprese alberghiere. Con lo stesso articolo 3 della legge regionale n. 30 del 2020 si è provveduto ad implementare di 50.000.000 euro lo stanziamento del Fondo dei Fondi “Emergenza Imprese Sardegna”;

VALUTATO che:
– le risorse a fondo perduto, erogate a una parte limitata del mondo produttivo, pur costituendo importante ristoro, sono considerate dagli stessi operatori economici, cifre relativamente esigue, almeno rispetto agli effetti della pandemia sulle loro imprese;
– le difficoltà e i ritardi nello stato di attuazione dei provvedimenti finanziari sono tali per cui, ad oggi, le risorse stanziate con “Destinazione Sardegna Lavoro” e “Fondo(R)esisto” non sono state ancora erogate alle imprese;
– nonostante pressanti sollecitazioni rivolte alla Giunta regionale da parte dei Gruppi consiliari di minoranza in Consiglio regionale, e la proposta di discussione della mozione n. 389, depositata il 18 gennaio 2021, sulla necessità di una verifica dello stato di attuazione dei provvedimenti finanziari adottati per contrastare gli effetti della crisi pandemica sulle imprese, ad oggi, non si conosce quale sia il reale fabbisogno e in quale percentuale le misure finanziarie adottate potrebbero soddisfare le esigenze del sistema produttivo sardo;
– nel frattempo, i pagamenti di imposte, canoni locativi, utenze e spese di funzionamento, cui sono chiamate ad adempire le imprese, hanno continuato a incombere sui relativi bilanci già gravemente martoriati;
– la concessione di prestiti, pur costituendo importanti boccate d’ossigeno per le imprese in crisi, è destinata a determinare fortissime criticità, di cui occorre tener conto:
1) nel caso del finanziamento “de minimis” le risorse vanno restituite in tempi strettissimi, 48 rate. Ciò significa che dalla primavera/estate del 2022 un’azienda che abbia preso 70mila euro deve restituire una rata di 1.460 euro al mese, che va ad aggiungersi agli altri costi;
2) il “Fondo di Fondi Emergenza Imprese Sardegna” presenta ulteriori criticità, sia in termini di difficoltà istruttorie e di accesso, che andrebbero verificate e chiarite al Consiglio regionale, ma anche in relazione al fabbisogno potenziale del sistema imprenditoriale sardo, evidentemente, di gran lunga maggiore rispetto alle capacità di soddisfacimento della cifra stanziata, se si pensa che, a fronte di un numero di imprese complessive operanti sul territorio regionale superiore alle 103 mila, al momento, solo 200 circa dovrebbero avere completato l’iter di approvazione delle relative domande;

PRESO ATTO che:
– le aziende rimaste sul mercato hanno potuto resistere all’impatto della crisi, soprattutto grazie al ricorso massiccio al credito bancario a breve termine (le banche, mediante le garanzie disposte dallo Stato con il medio credito centrale, hanno richiesto denari a interesse, anch’essi da restituire in tempi non superiori ai 60 mesi). Le attività di blocco del mercato, che si immaginavano limitate al periodo marzo-maggio 2020, sono invece ancora in atto. La Sardegna è, oggi, ancora “zona rossa” ed è evidente che anche la programmazione turistica del 2021 è in ogni caso compromessa;
– il 30 giugno 2021 scadrà la moratoria per prestiti e mutui antecedenti il 9 marzo 2020 e la moratoria fiscale, per cui le aziende dovranno cominciare a pagare cifre altissime che, nella stragrande maggioranza, rischiano di non poter essere onorate;

CONSIDERATO che:
– nelle analisi sviluppate dalle stesse organizzazioni rappresentative il mondo produttivo, a partire da Confindustria, le previsioni per la ripresa non sono per niente confortanti, almeno nel breve termine, mentre si ritiene che ciò potrà avvenire solo a fine del 2022;
– in relazione ai timori di questo scenario, le stesse organizzazioni del sistema produttivo hanno esaminato le eventuali possibili soluzioni da mettere in campo al fine di arginarne le peggiori conseguenze, ipotizzando l’allungamento dei tempi di rimborso dei debiti garantiti contratti dalle imprese per far fronte all’emergenza;
– con note ufficiali del 27 aprile u.s., Cna Sardegna ha lanciato l’allarme relativo ai gravi problemi di liquidità delle imprese associate, conseguenti “il protrarsi delle restrizioni sulle attività economiche, in relazione a cui ritiene necessaria la proroga delle garanzie, delle moratorie e un allungamento dei termini di restituzione dei debiti contratti dalle imprese e chiede che la Regione istituisca un fondo dedicato a finanziare i bisogni di liquidità delle piccolissime imprese sarde”;
– nell’ipotesi più temuta, il rischio di fallimenti delle aziende più fragili sarebbe altissimo, così come la scadenza del blocco forzoso potrebbe determinare pericolosi licenziamenti di massa;
– la Regione rischia di doversi accollare i debiti delle aziende di cui è fideiussore e provvedere a forme immediate di ammortizzatori sociali che evitino tensioni gravissime nella popolazione. Il disagio delle imprese, quindi, si trasferirebbe integralmente sulle casse regionali;
– un sistema imprenditoriale così collassato produrrebbe effetti sulle imprese che non avessero subito grandi ripercussioni per effetto delle restrizioni da Covid-19, con un ulteriore grave impoverimento dell’economia isolana;

RIBADITO che i dati ISTAT 2021, purtroppo, rappresentano il rischio del più temuto degli scenari possibili, classificando la Sardegna tra le due regioni con maggiore fragilità economica e strutturale d’Italia, quindi ad altissimo rischio chiusure e licenziamenti di massa,

impegna il Presidente della Regione

1) a proporre un piano di salvataggio dell’economia regionale da sottoporre all’attenzione del Consiglio regionale e delle forze economiche e sociali per evitare il collasso delle imprese dovuto al Covid-19;
2) ad analizzare per il piano ogni elemento utile, predisponendo uno studio generale e dei diversi segmenti del sistema produttivo isolano, al fine di valutare gli effetti della crisi economica da Covid-19 in Sardegna, le capacità di reazione alle conseguenze dello shock, i fattori strutturali di resilienza o, all’opposto, di vulnerabilità delle imprese;
3) a predisporre rapidamente strumenti finanziari e investimenti straordinari prevedendo:
a) la concessione di prestiti di ristrutturazione del debito e di consolidamento patrimoniale, a tasso di mercato, concessi con garanzia pubblica al 100 per cento, anche integrando quella del MCC, da restituire in un periodo non inferiore a 30 anni, per le aziende che fanno parte dei settori colpiti dal blocco, filiera turistica, pubblici esercizi e attività artigianali collegate, facendo in modo che l’erogazione sia sottoposta ad istruttorie semplificate ed evitando procedure umilianti e inadeguate come i click-day;
b) la concessione di prestiti d’onore, anche a fondo perduto per una parte maggioritaria, per le piccole e piccolissime attività, i giovani professionisti e artigiani, i piccoli esercizi commerciali di prossimità, di quartiere o delle piccole comunità, e ambulanti, finalizzando il sostegno alla prosecuzione dell’attività aziendale per mantenere la presenza nei territori e la coesione sociale;
c) il rilancio della Sardegna come destinazione valida e sicura e in cui sia possibile muoversi e godere dello straordinario patrimonio naturalistico, ambientale, culturale dell’isola in condizioni di sicurezza attraverso un piano di comunicazione e marketing straordinario e individuando e finalizzando gli investimenti necessari per gli asset che determinano le condizioni e la percezione di sicurezza sanitaria, dalla sanità ai trasporti pubblici, alle reti di connessione digitale agli hub di trasporto.

Cagliari, 30 aprile 2021

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