Interpellanza n. 93/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVILegislatura

Interpellanza n. 93/A

COMANDINI – GANAU – CORRIAS – DERIU – MELONI – MORICONI – PIANO – PISCEDDA – CADDE0 sui problemi inerenti i precari sardi della scuola.

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I sottoscritti,

premesso che:
– attualmente, a livello nazionale, gli insegnanti con un contratto a tempo determinato sono circa 150.000;
– con il decreto legge n. 126 del 2019 (Misure di straordinaria necessità ed urgenza in materia di reclutamento del personale scolastico e degli enti di ricerca e di abilitazione dei docenti), convertito in legge 20 dicembre 2019, n. 159, all’articolo 1, “Disposizioni urgenti in materia di reclutamento e abilitazione del personale docente nella scuola secondaria”, si mettono a concorso 24.000 posti, rivolti ai docenti che hanno maturato, tra l’a.s. 2008/2009 e l’a.s. 2019/2020, almeno tre annualità di servizio anche non consecutive;
– contestualmente è stato bandito un concorso ordinario per 48.536 posti di cui 8.491 sul sostegno;
– attualmente gli insegnanti precari in Sardegna sono circa 5.000 di cui 3.000 su posto di sostegno e 2.000 su posto comune;

considerato che:
– con il concorso previsto dal decreto legge n. 126 del 2019, i posti banditi sono soltanto 24.000 su un potenziale di partecipanti di circa 60.000, e che per coloro che non supereranno il concorso non è stata prevista un’alternativa e questo rischia di escludere un gran numero di precari storici che in questi anni hanno sopperito alle carenze di organico;
– al concorso ordinario bandito per 48.536 posti, si stima parteciperanno circa 1 milione di candidati, con la conseguenza che, da un lato verranno esclusi precari storici dall’altro si abiliteranno centinaia di migliaia di persone anche tra chi nella scuola non ha mai insegnato;

appreso che il MIUR ha già reso noto che i concorsi non saranno banditi per tutte le classi di concorso (discipline) e per tutte le regioni, il Ministro ha dichiarato di voler assegnare il maggior numero di bandi alle regioni del nord Italia, se così fosse la Sardegna, come già accadde nel concorso 2016, si troverà ancora una volta penalizzata e si avrà pertanto un concorso su base regionale dal quale i sardi saranno praticamente esclusi inoltre, dato che i concorsi oggetto del “Decreto Scuola 2019” hanno valore abilitante, i sardi si troveranno praticamente esclusi anche dalle abilitazioni, necessarie per la partecipazione ad eventuali futuri concorsi;

si prospetta quindi, una sostituzione degli insegnanti sardi con personale proveniente da altre regioni d’Italia come già avvenuto in passato, infatti il “Decreto Scuola 2019” estende le graduatorie dei precedenti concorsi del 2016, 2018 e graduatorie ad esaurimento a tutte le regioni d’Italia e con la nuova norma detta “Call Veloce” chiunque si trovi in una graduatoria di una qualsiasi regione potrà venire ad assumere un ruolo in Sardegna, erodendo di fatto i posti attualmente occupati dai docenti precari sardi;

evidenziato che i posti di lavoro a rischio sono complessivamente circa 5.000, questo pacchetto normativo avrà carattere permanente e quindi, se i docenti precari sardi non verranno tutelati, esporrà la regione Sardegna ad una potenziale discriminazione permanente,

chiedono di interpellare lAassessore regionale della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se non ritenga necessario:
1) valutare l’ipotesi di prevedere, in accordo con le università sarde e con un protocollo d’intesa con il MIUR, dei percorsi di abilitazione speciali riservati ai docenti precari che abbiano insegnato nella scuola in Sardegna per almeno tre anni;
2) in relazione ai prossimi concorsi straordinari e ordinari a cattedra, concordare con il MIUR affinché le prove di tutte le classi di concorso vengano svolte in Sardegna, evitando così disagi e costi notevoli per i partecipanti;
3) salvaguardare l’autonomia delle proprie scuole, che in considerazione del dimensionamento scolastico si sono ridotte da 410 a 274, anche in applicazione delle seguenti normative:
a) l’articolo 2 della legge n. 482 del 1999, che include le minoranze linguistiche catalana e sarda tra quelle da tutelare;
b) gli articoli 8, 10, 11 e 16 del decreto del Presidente della Repubblica n. 81 del 2009 che prevedono che le aree geografiche abitate dalle minoranze linguistiche usufruiscano di parametri ridotti per la formazione di classi uniche e indirizzi di studio;
c) il decreto legge n. 98 del 2011, e successive modificazioni ed integrazioni, sempre a tutela delle minoranze linguistiche, porta da 600 a 400 il numero degli alunni iscritti per mantenere un’autonomia scolastica;
4) prevedere, d’intesa con il MIUR, un piano che assicuri il rientro dei docenti fuori sede, esodati dal piano di reclutamento della legge n. 107 del 2005, ossia quei docenti residenti n Sardegna, ma con titolarità fuori Regione o fuori provincia.

Cagliari, 27 febbraio 2020

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