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Resoconto della seduta n. 110 del 03/03/2021

CX Seduta

(POMERIDIANA)

Mercoledì 3 marzo 2021

Presidenza del Presidente MICHELE PAIS

La seduta è aperta alle ore 16 e 19.

MELE ANNALISA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 2 febbraio 2021 (103), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Sara Canu, Daniele Secondo Cocco, Giampietro Comandini, Carla Cuccu, Gianfranco Mariano Lancioni, Roberto Franco Michele Li Gioi e Francesco Paolo Mula hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 3 marzo 2021.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Annunzio di presentazione di proposte di legge

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le proposte di legge numero 250, 251.

Discussione generale del Testo Unificato delle proposte di legge numero 6-20-155-176/A. Riforma dell'assetto territoriale della Regione. Modifiche alla legge regionale 4 febbraio 2016, numero 2

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la prosecuzione della discussione del Testo unificato inerente le proposte di legge numero 6, 20, 155, 176, inerenti la riforma dell'assetto territoriale della Regione, modifica della legge numero 4 del 2 febbraio 2016 numero 2.

È iscritto a parlare il consigliere Ignazio Manca. Ne ha facoltà.

MANCA IGNAZIO (LEGA). Grazie Presidente, Assessori, onorevoli colleghi. Ritengo doveroso intervenire nel dibattito sulla riforma degli enti locali per offrire all'Aula alcune riflessioni. Come ho altre volte sottolineato non sono mai stato uomo di potere, ma di libero pensiero e così sarà anche in questa occasione. La data di oggi sarà ricordata per aver ridato voce a diversi territori dell'isola, per lo meno a quelli che ne hanno fatto richiesta. Tutte le istanze hanno trovato accoglimento anche se le soluzioni potevano essere diverse, eppure tanti sono i cittadini che hanno avuto da ridire, a cominciare da chi ci ha accusato di aver stravolto l'esito del referendum anticasta del 2012 restaurando di fatto le province e raddoppiando le città metropolitane. A dire il vero l'obiettivo è stato quello di una più equa redistribuzione del potere amministrativo e soprattutto dei fondi regionali, nazionali ed europei. Detto così parrebbe un traguardo storico ricco di enfasi privo di obiezioni.

Cercherò di dare ordine alla mia esposizione. Innanzitutto il dovuto riconoscimento al Presidente che ha tenuto fede agli impegni presi in campagna elettorale e all'assessore Quirico Sanna, alla cui coerenza e abnegazione va ascritta l'odierna riforma. In tempi non sospetti, prima ancora che l'iter della norma approdasse nella prima Commissione, prospettò il suo disegno istituzionale a cominciare dalla Città metropolitana di Sassari, è stato di parola e intendo dargliene atto. Così come esprimo un ringraziamento all'onorevole Peru, primo firmatario della proposta di legge da cui ha origine l'odierna norma per avere ascoltato la mia obiezione alla sua proposta iniziale che prevedeva per la Città metropolitana di Sassari appena 14 comuni, viceversa nessuno dei 66 comuni ricompresi nella circoscrizione è rimasto fuori. Non si tratta peraltro di un'imposizione calata dall'alto. Resta valido per i singoli comuni l'esercizio della facoltà all'eventuale distacco dalla Città metropolitana verso province limitrofe. Infine, non certo per importanza, il dovuto riconoscimento all'onorevole Saiu, che con abilità e tenacia ha presieduto i lavori della prima Commissione. Cosa non è andato? Se dovessi trovare per forza un neo, direi il mancato coinvolgimento di tutti i rappresentanti del territorio, a prescindere dall'appartenenza ai rispettivi partiti. Per quanto mi riguarda, ricordo soltanto che in una delle prime riunioni in Commissione manifestai la mia contrarietà alla Sardegna delle contrade o, per dirla alla Maurice Le Lannou, alla Sardegna cantonale. Perché la mia avversità? Come ho detto più volte, un eccessivo frazionamento non fa che avvantaggiare contrattualmente la nostra controparte, cioè Governo centrale ed Unione Europea, eppure, come in più occasioni è stato ribadito dall'Aula, nessuno fa sconti all'Isola, non ci sono mai stati Governi amici, divide et impera pare sia il motto che ci accompagnerà nel tempo. Ciononostante prevale la nostra propensione all'invidia, al campanilismo, quella che da sempre ci ha regalato sottomissione e servilismo; guai a prendere esempio da altre regioni similari che della loro autonomia hanno fatto la propria forza, basta fare un raffronto statistico per guardare dal basso i loro primati e, viceversa, toccare con mano la nostra realtà. Chi mi conosce sa bene che mi riferisco al Trentino-Alto Adige, al cui modello mi ispiro da tempo, in particolare agli altoatesini, primi preoccupazione, reddito pro-capite, qualità della vita, natalità, minor tasso di criminalità, risparmio a favore delle casse di risparmio locali e così via. Invocare un simile modello avrebbe rappresentato una vera redistribuzione di potere nel territorio, ma tant'è, le obiezioni si perderebbero nella Piana di Ottana: percorso troppo lungo, iter costituzionale e quant'altro. Eppure i sud tirolesi sono maestri di rivendicazione; minacciano il distacco dall'Italia e continuano a ricevere da sempre laute prebende; altro che Sardigna Natzione. Al bando le polemiche, oggi noi del sassarese siamo tutti felici e contenti, ma nessuno stappi champagne, il gap tra nord e sud esiste e resta, così com'è vero che Sassari è una città da tempo in decadenza che avrà necessità di ulteriori cure, di interventi, prima di potersi riascoltare ai fasti del passato. Per il momento accontentiamoci del passo in avanti, consapevoli che tanti restano i problemi da affrontare e risolvere, per non vanificare la pioggia di milioni che, con l'istituzione della Città metropolitana, arriveranno sul territorio. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare la consigliera Desirè Manca. Ne ha facoltà.

MANCA DESIRÈ (M5S). Grazie, Presidente. Una proposta di legge che mi trova d'accordo a metà, una metà dettata dal buon senso e l'altra che non tiene affatto conto della volontà espressa dai sardi. Una volontà espressa dai sardi per l'abolizione delle province nel 2012 che voi, con questo provvedimento, cancellate con un colpo di spugna, una volontà che per voi non vale niente, che non solo, ripeto, calpestate, ma addirittura procedete con l'operazione al contrario, cioè procedete con l'operazione della moltiplicazione di nomine, ruoli e poltrone, quindi altri soldi spesi da tutti i sardi per amministratori straordinari, direttori generali, revisori, insomma, è sempre la solita prassi: nomine e poltrone. E allora, ricordiamolo ai sardi che cosa vorrà dire anche andare a votare questa proposta di legge. Quindi, con questa legge pescate dallo stesso fondo destinato ai territori i soldi per pagare le nomine e le poltrone. E allora facciamo qualche cifra, facciamo qualche numero: 280 mila euro in più, che pagheranno tutti i Sardi, per pagare appunto gli amministratori; 225 mila euro in più per pagare i revisori; 360 mila euro in più per pagare i segretari, e allora questi sono numeri, queste sono cifre che i sardi devono conoscere quando voi finirete di votarvi questa legge. Quindi non solo non rispettare la volontà espressa da tutto il popolo sardo, la calpestate liberamente e deliberatamente, in più, obbligate tutti i sardi a pagare le famose nomine. Insomma, la solita prassi, il solito vostro modo di comportarvi, la solita "divisione dei pani e dei beni" di tutti i vostri soliti amici. In questa proposta di legge però si tocca anche un tema a me molto caro, che è quello dell'istituzione e del riconoscimento della Città metropolitana di Sassari che mi ha visto, nella scorsa legislatura, come consigliere comunale di opposizione firmare e portare avanti delle mozioni, dove chiedevo l'istituzione e il riconoscimento della Città metropolitana. Un territorio, quello di Sassari, che io conosco molto bene, il mio territorio che, purtroppo, è stato vittima di scelte politiche sbagliate, che in anni hanno creato e allargato quel netto divario, quella netta differenza, sociale ed economica, tra il nord e il sud della Sardegna, il nord e il sud della stessa Isola. Sassari, che per volontà politica è stata privata nel corso degli anni della sua forza, privata nel corso degli anni della sua dignità, Sassari, alla quale è stata riconosciuta una rete metropolitana, un riconoscimento assolutamente fittizio, un riconoscimento di una scatola vuota contenente il nulla! Quasi offensivo per i suoi abitanti, una scatola vuota che dalla sua costituzione non ha mai, e lo ribadisco, mai reso possibile la spendita dei fondi destinati a tutto il territorio del nord ovest della Sardegna. Se devo essere onesta, entrando nel merito della proposta per le modalità di costituzione della Città metropolitana di Sassari, non mi trova assolutamente d'accordo, però nel merito entrerò durante la discussione dell'articolo 3 della proposta di legge. Tuttavia, mi piace pensare che questo possa rappresentare un punto di partenza, come ha poi citato il mio collega che siede a fianco a me, un punto di partenza per cercare davvero di ridare e di riconsegnare quella dignità che Sassari, in tanti anni, purtroppo ha perso.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Antonello Peru. Ne ha facoltà.

PERU ANTONELLO (UDC Cambiamo). Grazie, Presidente. Vorrei intervenire nella discussione generale per chiarire dei punti che chi mi ha preceduto ha citato. Intanto sottolineando che c'è stata una volontà politica perché le province fossero azzerate, lo dichiara in maniera molto seria il Presidente delle province italiane, e non è una volontà popolare attraverso il referendum, come tanti sostengono, come tanti sostengono che questo sia il vero peccato originale, e vorrei dimostrarlo con dei dati. Dovete sapere che per abolire le province sono nati in Italia, non sono miei dati, sono dati con delle rivelazioni da enti di altissimo spessore, sono nati in Italia più di mille enti, avete sentito bene, mille enti. Le funzioni delle province sono state spalmate in 301 agenzie regionali, 125 enti regionali, 44 agenzie regionali per l'ambiente, 572 Unioni dei Comuni, 152 Comunità montane, 149 Consorzi di bonifica, 107 di governo per i servizi in generale. Questi sono l'estrapolazione delle funzioni che prima erano in capo alle province, sono stati sottratti ben 5 miliardi di euro all'anno, sino al 2019, l'ammontare di circa 30 miliardi di euro, sono stati ridotti i servizi per il 65 per cento di investimenti sulle infrastrutture che erano in capo alle province e ne abbiamo sentito parlare in questi giorni proprio dal commissario della provincia di Sassari, per quanto riguarda l'esempio di Bonorva, sui fatti che abbiamo vissuto tutti.

Quindi lo stesso vale per la volontà popolare, tutti l'abbiamo citata, tutti l'avete citata, che contro le province c'è stata una volontà popolare dei cittadini, vero, 2012. Allora partiamo dal referendum del 2012, quel quorum in Sardegna per l'abrogazione del referendum fu raggiunto con il 2 per cento in più di un terzo dei cittadini sardi, quindi col 35 per cento, solo un terzo votò quel referendum. In Gallura, per fare un esempio, non votarono il 33 per cento, che era il limite della percentuale del quorum ma votò esattamente il 26 per cento, in Ogliastra il 28 e nel Sulcis il 31, quindi i cittadini sardi non si espressero assolutamente sul 33 per cento del quorum, solo in due province, nelle province storiche che sono quelle che hanno fatto sì che il quorum fosse raggiunto. Ma l'espressione più chiara è quella del 2016, referendum del 2016, il referendum del 2016, dove votarono gli italiani e i sardi, per quanto riguarda il referendum costituzionale che avrebbe dovuto anche al suo interno abolire le province, il no per l'abolizione delle province in Sardegna fu raggiunto con il 72 per cento, contro il 59 per cento del dato nazionale e il 72 per cento dei sardi si espresse nel 2016 per la non abolizione delle province. Quindi questo è il dato e quindi non possiamo raccontare ciò che non è la realtà, quindi se qualcuno è soddisfatto a metà i dati sono questi. In Sardegna non ci fu una volontà popolare per l'abolizione delle province e dopo l'espressione del referendum sugli enti intermedi della Sardegna ci furono delle dichiarazioni con voce dei territori, degli amministratori e dei sindaci, 4300 sindaci italiani, pari al 77 per cento delle regioni ordinarie, hanno sottoscritto e approvato da poco un ordine del giorno per fare in modo che gli organi intermedi potessero essere restituiti ai territori.

Voi del Movimento 5 Stelle che chiedete a gran voce l'abolizione delle province avete due Sindaci in questo momento, il Sindaco di Carbonia qualche giorno fa, queste sono le sue dichiarazioni, dice pubblicamente: "Ridateci la provincia del Sulcis." L'ha dichiarato il sindaco di Carbonia. Gli stessi sindaci sono stati auditi in Commissione dalla prima Commissione per quanto riguarda la volontà della riproposizione delle province del Sulcis, del Medio Campidano e della Gallura e tutti si sono espressi in maniera positiva. E allora chiedetelo al Nord-Ovest dell'isola se quel territorio per quanto riguarda la città metropolitana si sia espresso in maniera negativa, chiedetelo alla Gallura, all'Ogliastra, al Medio Campidano e al Sulcis se vogliono in questo momento il riequilibrio territoriale. Eppure c'è ancora tra di noi chi sottolinea, evidenzia in maniera chiara che i sardi nel 2012 si sono espressi in maniera negativa per non volere le province. Certo, è vero che in questo momento noi stiamo creando un grande contenitore organico che i due poli, Nord e Sud attraverso la città metropolitana possono dialogare, possono trovare raccordo e unire i Comuni dalle zone interne alle zone costiere, lo stesso dovrebbero fare le province. È vero che noi stiamo creando dei contenitori, ma abbiamo anche detto, l'abbiamo ribadito in Commissione e spero che il Presidente della prima Commissione l'ha dichiarato e ha molta sensibilità su questo, al più presto inizierà l'iter per (…) il riempimento di questo contenitore, lo riempiremo di contenuti, di funzioni e di risorse. È vero quando qualcuno sottolinea che assolutamente gli organi intermedi non possono vivere senza risorse e senza funzioni, ma questo è l'obiettivo di questa legge e questo è l'obiettivo della maggioranza e il secondo step è quello di dare possibilità ai territori di avere più autonomia, di creare un federalismo attraverso i territori e creare protagonismo per quanto riguarda gli enti locali e i Comuni.

PRESIDENTE. Il consigliere Piscedda non è presente in Aula, quindi decade.

È iscritto a parlare il consigliere Pierluigi Saiu. Ne ha facoltà.

SAIU PIERLUIGI (LEGA). Vorrei dare anche io il mio contributo al dibattito che oggi affronta il Consiglio regionale su un tema fondamentale, su una delle riforme che nella sfera autonomistica della nostra Regione ha determinato, e l'onorevole Meloni lo ricordava anche stamattina, lacerazioni profonde all'interno delle maggioranze, delle coalizioni e delle componenti politiche che hanno assunto negli anni e anche nel recente passato responsabilità di governo della nostra Regione.

La prima considerazione che voglio fare, forse è banale, è che oggi discutiamo di una proposta del Consiglio regionale. Nessuno veda in questo un accenno polemico nei confronti della Giunta, anzi, voglio ringraziare per il supporto la collaborazione, il confronto costante, proficuo e ricco di spunti che con la prima Commissione e con me personalmente ha avuto l'assessore Quirico Sanna, che ha accompagnato la Commissione dal primo giorno del suo lavoro su questo tema con la presenza che si è svolta in audizione e ripeto con un contributo proficuo e apprezzabile. Ugualmente ringrazio il suo staff, il suo Gabinetto, gli Uffici dell'Assessorato, ma ribadisco che si tratta di una legge del Consiglio regionale per richiamare il riconoscimento della funzione più nobile di questa Assemblea, per richiamare ciascuno di noi consiglieri regionali alla sua funzione principale, alla sua funzione più nobile che è quella di essere legislatori del popolo sardo. Quindi, detto che si tratta di una legge del Consiglio regionale che unifica quattro proposte di legge che portano firme diverse, che sono espressione di componenti politiche diverse e di coalizioni diverse, voglio aggiungere che non si tratta di una legge che reintroduce le province, perché forse qualcuno era distratto e non se ne è accorto, ma le province non sono mai state abolite, non sono state abolite dopo il referendum del 2012 e non sono state abolite nemmeno dopo il referendum del 2016. E allora se proprio vogliamo richiamarci alla volontà espressa dal popolo sardo e se vogliamo farlo richiamandoci alla forma più recente di questa sua espressione allora dobbiamo richiamarci a quello che ha detto l'onorevole Peru, e cioè al plebiscito che anche nella nostra regione ha avuto modo di manifestarsi nel rifiuto di quella riforma costituzionale appunto del 2016 che era orientata fra le altre cose proprio alla cancellazione delle province. E allora l'espressione più recente della volontà del corpo elettorale della Sardegna è in questa direzione, cioè di conservare nel nostro ordinamento, nel nostro sistema democratico le province quali organi di governo dell'area vasta. E probabilmente in quella manifestazione elettorale, quella del referendum del 2016, che come dicevo riconosce la volontà del popolo di conservare le province, c'è il primo vero affievolimento della furia anticasta che ha visto nella abolizione delle province, che dicevo non sono mai state abolite, il baluardo di una battaglia che via via è stata persa sull'altare del divieto del divieto di alleanze che è caduto, del limite del doppio mandato che è caduto, della trasparenza dell'apertura delle assemblee parlamentari come scatolette di tonno, e che in realtà appassiona credo anche giustamente in maniera diversa l'opinione pubblica che ha avuto modo di verificare non solo quanto a quegli slogan di protesta così forti non abbia poi fatto seguito un'azione di governo responsabile, ma abbia avuto modo soprattutto di vedere che alcune delle riforme proposte sulla scorta di quei convincimenti, di quei principi, così come nel caso delle province, non abbia portato agli effetti sperati. E allora se non sono state cancellate le province, cosa è stato cancellato? E' stato certamente cancellato il diritto dei cittadini di scegliere da chi essere governati, si è passati da un sistema nel quale il Presidente della provincia e il Consiglio provinciale venivano eletti dai cittadini a un sistema nel quale invece gli organi di governo, e i poteri degli organi di governo, vengono concentrati nelle mani di un amministratore straordinario, che è quanto di più lontano ci sia dalla volontà dei cittadini e dal diritto dei cittadini di scegliere da chi essere rappresentati. Sono state cancellate le risorse che venivano riconosciute alle province, senza tuttavia cancellarne le funzioni, e quindi ci siamo trovati di fronte a enti intermedi governati da amministratori straordinari non scelti dal popolo che dovevano comunque svolgere delle funzioni per le quali non avevano risorse sufficienti. E poi ci siamo trovati di fronte a territori che dovevano essere governati da enti di area vasta molto lontani da loro, e così l'Ogliastra è tornata a doversi confrontare con Nuoro, la Gallura con Sassari e il Sulcis, o il Medio Campidano all'interno del sud Sardegna, una provincia che univa comuni da una costa all'altra della nostra Regione. Il testo di legge unificato che discute oggi il Consiglio regionale quindi cosa fa, sostanzialmente corregge la legge 2 del 2016 che imponeva un sistema, un'organizzazione territoriale contraria alla volontà delle popolazioni, contraria alla richiesta dei sindaci e dei cittadini. Quei cittadini che noi abbiamo ascoltato attraverso la loro rappresentanza diretta, cioè attraverso i sindaci, proprio in audizione in Commissione I. Abbiamo ascoltato i sindaci dell'Ogliastra che ci hanno chiesto il riconoscimento di un ente di governo di area vasta che si preoccupasse delle loro esigenze, che governasse nell'interesse del loro popolo, che governasse nell'interesse dei loro comuni, cioè che chiedevano un ente di governo che si preoccupasse del loro territorio, e ugualmente hanno fatto i sindaci del Sulcis. E io ricordo quell'audizione, così come quella dei sindaci dell'Ogliastra o del Medio Campidano, per richiamare a quest'Aula la genesi di una proposta di riforma che nasce dal basso, non che arriva dall'alto, non che arriva dalla volontà di replicare a livello regionale una scelta legislativa nazionale. Nel primo articolo del testo di legge unificato c'è il richiamo nobile all'articolo 3 del nostro Statuto, che attribuisce alla Regione Sardegna competenza in materia di ordinamento degli enti locali. Con la legge 2 del 2016 quell'autonomia non è stata esercitata così come il nostro Statuto richiamava, attraverso la legge 2 del 2016 il legislatore regionale che ci ha preceduto si è limitato a fotocopiare scelte politiche romane, e mi riferisco ovviamente alla legge Delrio, senza nessun esercizio critico rispetto a quelle scelte legislative ma soprattutto senza alcun esercizio di autonomia. E invece il percorso politico che questo Consiglio regionale, che in questa legislatura si è deciso di seguire è stato diametralmente opposto, non di replicare una scelta fatta a Roma, ma di prevedere una riforma del sistema degli enti locali che recepisse le istanze dei cittadini. Allora chi voterà contro questa proposta di legge, visto che un po' di semplificazioni le ho sentite nel dibattito di queste ore, allora non voterà contro le province, voterà contro la Gallura, voterà contro l'Ogliastra, voterà contro il Sulcis, voterà contro la città metropolitana di Sassari, voterà contro la volontà dei cittadini espressa attraverso i Sindaci che abbiamo ascoltato in Commissione I, voterà contro quella volontà che questa proposta di legge cerca invece di interpretare. E io vorrei che questo Consiglio regionale nel dibattito che seguirà sia nella discussione generale, che poi sui singoli articoli, non perdesse mai di vista il fatto che noi stiamo parlando di una riforma che nasce dal basso, che nasce dalla volontà dei territori. E dico l'ultima cosa, Presidente, per poi tacere. E' un primo passo nella riforma generale del sistema degli enti locali, riforma che non può non contemplare il riconoscimento nuovamente del diritto dei cittadini a scegliere da chi essere governati. Questa è una riorganizzazione territoriale, dovremmo arrivare al punto in cui nel percorso che anche l'onorevole Peru richiamava nel suo intervento a restituire ai cittadini il diritto di scegliere da chi essere governati.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giorgio Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI GIORGIO (UDC Cambiamo). Io credo sia opportuno fare un po' di storia e dire che cosa ha significato questa legge. E parto dalla passata legislatura nella quale un'area geografica che oggi rappresenta il motore dell'economia in Sardegna, cioè la Gallura, di fatto aveva chiesto di rappresentare una provincia, e qui abbiamo fatto tanti interventi, tante discussioni, sino a quando a due giorni circa dalla fine della legislatura è mancato il numero legale, per diatribe interne: questa è la storia. Sono state dette tante cose, io rispetto tutti ma è giusto che ognuno di noi dica la verità. Qui è stata presentata all'inizio di questa legislatura una proposta, proprio dagli amici della Gallura, nei confronti dei quali c'era un impegno quasi generale perché si arrivasse a quella soluzione, c'è un porto, un aeroporto, nella passata legislatura un gioco di squadra ha fatto fare tre province, Nuoro, Sassari e appunto il terzo era Olbia: c'era un accordo, votarono i consiglieri e crearono che le strutture andavano: l'ATS a Sassari, l'Autorità portuale ad Olbia e l'AREUS andava a Nuoro. Questo avete fatto, in un accordo vostro, mica noi. Detto questo, è tutto legittimo ma è meglio che si sappia. C'è stato anche che in questa legislatura, prima Meloni e più, poi Corrias e più, per il suo territorio, aveva la spinta del suo territorio che è un territorio che è stato obiettivamente mortificato e avendo un numero di abitanti non eccessivo addirittura molte volte non riesce a eleggere neanche un consigliere regionale, quindi non ha quella forza trainante, nonostante abbia le bellezze naturali e abbia mille attributi che tutti quanti conoscono, poi c'è stata la legge che aveva fatto Peru e più e un'altra che ha fatto il Sulcis, quando tutti i Sindaci sono venuti a Cagliari a sostenere con forza, nessuno escluso, che si facessero altre Province. Anche il Sulcis, che era una volta il motore e adesso è fanalino di coda, ha chiesto di poter essere audito, e nessuno in nessuna parte politica ha mai posto problemi. Allora alcune cose si sono realizzate, abbiamo lavorato in Prima Commissione, abbiamo lavorato per mesi, abbiamo fatto moltissime audizioni, abbiamo fatto incontri, contro incontri, fino a quando il provvedimento è stato approvato nella sua interezza. Certo, ci sono delle obiettive difficoltà, qual era il moto dilagante sempre? E' "cagliaricentrico": non è così, e lo dirò perché non è così. Allora c'erano i commissari. I commissari, come avviene spesso anche nella passata legislatura per i vari enti, costano allo stesso modo, perché si nominano i sub, si nominano vice commissari, tripli commissari, per esempio io conosco la mia realtà territoriali dove sono nato e cresciuto, anche se non vivo in quella realtà, e per esempio, non coloro i quali c'erano ma i commissari, di concerto con chi stava uscendo, hanno istituito tre sedi, una a Carbonia, una a Iglesias e persino una a Cagliari, come costi. Così come nominare un amministratore unico nei vari enti, fatto dal centrosinistra nella passata legislatura, ha portato a far sì che si unificasse su una persona lo stipendio che prendeva il consiglio di amministrazione: questa è la verità, il resto è chiacchiera!

Detto questo, è chiaro che in una situazione come questa c'è stata una difficoltà; una volta che tutti quanti hanno chiesto, per ultimo l'ha chiesto per la verità il Campidano, è evidente che si creano una serie di conflittualità. I problemi sono avvenuti anche in passato quando erano tre le Province, e invece ci fu Oristano che, attraverso il senatore Abis, fece una battaglia che sembrava persa per riuscire anche a fare la quarta Provincia, che poi ha funzionato e ha funzionato anche bene. Allora stiamo attenti, qualcuno proprio dei 5 Stelle stamattina ha parlato di servizi, e ha ragione, ma io ho sentito molti lavoratori delle strutture che si lamentavano. Che cosa è cambiato? La verità è che i servizi hanno funzionato male con i commissari, è inutile che si voglia dire, non solo hanno funzionato male ma hanno operato male… perché non è che, per esempio a Nuoro, il mio amico Tidu è rimasto a guardare, anzi, in un rapporto chiamiamolo pure trasversale ha fatto molto e forse ha fatto più di quello che hanno fatto gli altri in dieci anni. Sto parlando di un accordo trasversale, per chi lo vuole capire.

Detto questo, è chiaro che noi abbiamo i commissari, alcuni non avevano titolo per rimanere ancora perché dopo un certo numero di anni dovevano essere cacciati via (cacciati via nel senso buono, voglio dire che avevano superato il limite di tempo che non gli consentiva più per legge di rimanere), sono rimasti e siccome la volontà politica espressa dai Sindaci di tutta la Sardegna ha detto questo, siamo andati avanti, con un unico problema: inventiamoci una cosa diversa. Sì, è vero, si è rispettato anche il ruolo di Sassari, una realtà incredibile, molti di voi forse hanno studiato poco ma vi dico che Sassari è il centro della Sardegna, è l'intellighenzia, perché quando Cagliari in un'elezione politica esprimeva 1,1 preferenze su cinque, Sassari ne esprimeva 3 su 8 ed eleggeva 3, 4 deputati, sempre primo, secondo e terzo, si potevano chiamare Cossiga, si potevano chiamare Segni, il terzo era Pisanu. Cagliari non riusciva, con il triplo degli abitanti, a eleggere un deputato, se non l'ultimo, il Sulcis non è stato mai in grado di eleggere, non un senatore, non un deputato (solo dopo il 1990) ma addirittura, pensate la vergogna, non è riuscito per circa vent'anni a eleggere un consigliere provinciale dell'intera Provincia di Cagliari. Solo nel 90 un ragazzino, potevo essere io quel ragazzino, è riuscito ad arrivare dal 20 al 30 per cento, se no non avrebbero eletto mai nessuno. Ebbene, in una situazione del genere, ci siamo trovati in difficoltà in Commissione, perché nel momento in cui ci sono i problemi dell'area metropolitana è chiaro che era difficile (forse l'unico è stato Tunis che proponeva una cosa diversa) ma c'erano intersezioni strane, perché ci sono realtà strane in questa Provincia. L'Area metropolitana, che ha 17 Consigli comunali che sono di grosse dimensioni, doveva anche assorbire l'aria che sta a destra e l'area che sta a sinistra: e dove andavano la Trexenta? E dove andava il Parteolla, dove andava un paese come Villasimius? Bisognava accorpare questi Comuni e si è fatta una specie di struttura enorme che certamente sovrasta e crea obiettivamente delle difficoltà, però bisogna essere onesti, non c'era alternativa, cosa lasciavamo fuori da Trexenta, che era il granaio della Sardegna per 50 anni? Cosa lasciavano fuori l'aria di del Sarrabus? Era impossibile, quindi si è dovuta fare una cosa che è anomala, ma su questo c'è stata la volontà pressoché unanime di tutti quanti, perché la gente non trova interlocutori nei commissari della Provincia, perché sono di Cagliari e vanno nel Sulcis, e molte volte stanno male, e ci sono altri che fanno i propri interessi personali, dico questo e taccio, però di fatto c'è la volontà politica di fare questo. Questo abbiamo deciso assieme, poi possiamo cambiare ma lo facciamo nell'interesse generale. Parliamo di Sassari, ma scusate Sassari ha espresso due Presidenti della Repubblica, il potere vero ce l'aveva Sassari, il Banco di Sardegna è stato praticamente il perno in Sardegna, i padroni incontrastati; hanno eletto Presidenti di grande valore, Giagu, Soddu, eccetera, uomini illustri, i Presidenti più validi e più organizzati erano di Sassari. Quindi è corretto anche tener conto che esiste una realtà come Sassari che merita questo, così come lo merita Olbia, forse oggi lo merita meno, scusa Corrias, l'Ogliastra, lo merita meno il Sulcis, lo merita meno forse il Campidano, ma anche loro sono cittadini e vogliono essere cittadini di serie A, Se dovessi parlare del Campidano, pensate recentemente nel fare una programmazione, un illustre personaggio messo a gestire l'ATS (…) essere come tutti gli altri e avere gli stessi diritti, e questa è un'interpellanza fatta da me e dall'amico Satta, alla quale faremo seguire una mozione perché la gente viene cacciata via quando non tutela gli interessi dei sardi.

Quindi, amici, siamo arrivati a un punto fermo, c'è una volontà politica rispettiamola, nel rispetto di tutti, cerchiamo di correggere alcune storture che possono essere corrette nell'interesse generale, ma credo che bisogna dare gambe a una situazione di questo genere, bisogna rispettare e soprattutto una comunità che da circa otto anni fa la sua battaglia che è quella di Olbia

PRESIDENTE. Iniziamo con i Capigruppo.

È iscritto a parlare il consigliere Eugenio Lai. Ne ha facoltà.

LAI EUGENIO (LEU). Grazie Presidente, quando si parla di riordino del sistema delle Autonomie locali bisognerebbe provare a lasciare da una parte le idee di campanile, bisognerebbe provare a lasciare da parte chi pensa che costituire può dare dignità a interi territori, significa rafforzare un luogo piuttosto che un altro. Chi pensa che mettere in contrapposizione i territori possa giovare alla propria carriera magari politica o la propria filosofia di Isola. Io credo e noi crediamo che quando si parla di riforma del sistema delle autonomie locali bisogna avere un'idea di insieme della Sardegna, bisogna lasciare da un lato i sentimenti campanilistici e bisogna provare a costruire un sistema e un ragionamento che non lasci nessuno indietro e da qui voglio partire. Perché nel corso della precedente legislatura noi come Gruppo abbiamo più volte contestato sia la legge Del Rio e sia la legge regionale 2 per cui ne abbiamo chiesto più volte la modifica, perché? Perché quella legge era frutto di un periodo storico che è stato ampiamente bocciato dai cittadini con la riforma costituzionale, era frutto di un periodo storico che vedeva il superamento di tutto tranne che costruire un qualcosa. E allora abbiamo visto in Sardegna l'apertura di un'ampia discussione, come quella che stiamo facendo oggi, sulle città metropolitane, così come se avessimo nella nostra isola grosse città del calibro di Roma, di Milano per chiamarsi metropolitana, per chiamarsi un qualcosa che supera una grossa città. E allora proprio per tutelare, ed è questo che non mi piace della discussione che si è venuta a creare, e nell'ultimo periodo proprio per tutelare qualcosa che non è metropolitano, si è danneggiato tutto il resto, si è danneggiato un intero territorio, si sono danneggiati interi territori che si son trovati di punto in bianco senza una rappresentanza. Territorio e cittadini che erano costretti per la Camera di Commercio ad andare a Nuoro, per la Prefettura, da un punto di vista della Prefettura, un punto di vista naturalmente di ordine pubblico, a Nuoro, mentre da un punto di vista elettorale a Cagliari o Sanluri, per altri servizi a Cagliari o addirittura con la legge 2 a Carbonia. E allora io credo che se oggi dovessimo chiedere a un cittadino di qualunque territorio: qual è la priorità che ha in testa? Non è come ti chiamerai come provincia, ma è quella di dire qual è la situazione più semplice per semplificare la vita quotidianamente. Ad un'impresa quando chiediamo dov'è la tua provincia ideale non ci risponde questo o quella, ci risponde: io voglio in una giornata liberarmi da tutti i procedimenti burocratici. Provare a ragionare di semplificazione e provare a ragionare di un'informazione di servizio. Perché non è pensabile avere un'ASL da una parte, non è pensabile avere una provincia dall'altra, non è pensabile avere la Prefettura dall'altra ancora.

Per quanto stiamo ragionando di province mi sorge subito il fatto di quella provincia che era nata nel sud Sardegna, non è stata riconosciuta praticamente da nessuno, non la voleva il Sulcis, non la voleva il resto del sud Sardegna, si è creato un agglomerato che andava da Villasimius, come ha detto l'onorevole Oppi, a Seulo che andava fino ad Arbus, un qualcosa di abominevole da un punto di vista dell'organizzazione della nostra Isola. Certo sento dire: oggi non è indispensabile ragionare di province, ci sono temi sicuramente più urgenti; è vero! È vero se dovessimo uscire da quest'Aula la priorità è quella della ripartenza economica, la priorità è quella della pandemia, l'abbiamo detto più volte, però se dobbiamo oggi ragionare di riforma degli enti locali, così come ci state chiedendo, non possiamo che entrare nel merito della questione, però ricordando anche ai colleghi della maggioranza che chi ha abolito le province era stato Cappellacci, e ai colleghi dei Riformatori voglio dire che non basta dire: abbiamo abolito le province. Cosa avete creato dopo? Perché, badate, abolire le province per poi nominare dei commissari è semplice per tutti, stiamo solo ed esclusivamente e stavate solo ed esclusivamente togliendo la democrazia diretta e nominando qualche collega di partito, niente di più. E allora anche chi dice stiamo ragionando di aumento della spesa, ma oggi vi siete chiesti quanto costano i commissari e sub commissari? Io sono per l'elezione diretta delle province, sono per la rappresentanza diretta della politica all'interno degli organi, chi mi dice è una spesa; la democrazia è una spesa! A me non piace l'uomo solo al comando, non mi è mai piaciuto, l'ho sempre combattuto. Mi piace la rappresentanza collegiale, mi piacciono la democrazia e la democrazia purtroppo ha un costo e va affrontato.

E allora, Presidente, però non può bastare la riesumazione delle province lo avevamo detto anche nella scorsa legislatura come Gruppo, noi non eravamo contrari all'istituzione della provincia della Gallura, noi eravamo a favore, però eravamo a favore di rivedere una geografia regionale che mettesse tutto al proprio posto. Pensavamo all'autodeterminazione dei territori, cosa che è stata citata in precedenza, pensavamo a quei comuni, ed è l'esempio di Seulo, ne abbiamo parlato tante volte in questo Consiglio regionale, che aveva già fatto, che ha già fatto un referendum all'interno della propria comunità per decidere a quale provincia aderire e hanno deciso, però con quella legge con altre situazioni sono stati inseriti in un contesto diverso, non è corretto, noi siamo per l'autodeterminazione delle comunità ed è giusto che le comunità scelgano dove andare, ma dove andare con un sentimento solidaristico, perché non può funzionare che si costituiscano enti che prendono tutto il personale, che prendono tutte le risorse lasciando interi territori nella desertificazione più totale. Territori che possono permettersi, grazie alle risorse acquisite da quella legge, di costruirsi un mega impianti sportivi e territori che invece non riescono neanche ad aggiustare le aule di quella determinata scuola, di quel determinato edificio ad aggiustare quella determinata strada provinciale, perché se dovessimo parlare di strade provinciali ci metteremmo le mani nei capelli. E allora bisogna inserire delle risorse, Assessore, non basta solo ed esclusivamente dire abbiamo costituito dalle province, bisogna dargli gambe, perché le strade provinciali non si aggiustano costituendo la provincia, dandogli un nome o l'altro, le aule delle scuole non si aggiustano chiamandosi Nuoro o Cagliari, le aule delle scuole si aggiustano con le risorse e nella finanziaria regionale ad oggi le risorse che abbiamo inserito sono nettamente insufficienti. Quindi il rischio è davvero di essere una scatola vuota.

E al collega Meloni, che ha accusato l'Assessore di non aver fatto una propria proposta di legge dico: meno male. Meno male che la proposta sia partita dal Consiglio regionale, meno male che i consiglieri regionali come lei, onorevole Meloni, come l'onorevole Satta, come l'onorevole Piga, come tanti colleghi, come l'onorevole Peru si sono fatti portavoce delle esigenze dei propri territori, meno male che si è data voce a tutti quegli amministratori locali che hanno chiesto una rideterminazione dei propri bisogni e dei propri confini. Perché, badate, parlare con un commissario, con un sub commissario non è semplice, non è semplice per nessuno e non sono di quella filosofia politica che pensa che ai tecnici non c'è sostituzione, che la politica abdica tutto il suo ruolo di programmazione e di sviluppo a qualcosa che non è politica. No, badate, io credo che la politica debba riappropriarsi dei propri luoghi, che la buona politica debba dare quelle risposte che in questo momento la gente sta attendendo. Perché se dovessimo fare qualsiasi tipo di referendum oggi dicendo e sfruttando la demagogia probabilmente la politica soccombere ovunque, mentre invece se dovessimo dar corso a una buona politica io credo che noi classe politica attuale recupereremo quella fiducia che manca nei confronti delle nostre popolazioni. Quindi io sono favorevole alla ricostituzione delle province, lascerei da parte ragionamenti demagogici e retorici e proverei a ragionare insieme ridando voce a tutti quei territori, a tutte quelle persone che si sono sentite isolate, deluse, che si sono sentite abbandonate nel corso del tempo. Questa legge probabilmente non riuscirà a dare tutte queste risposte, sta però a voi ora mantenere le promesse, così come avete detto, e dargli gambe, dargli gambe attraverso uno stanziamento congruo che consenta di affrontare l'emergenza.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Mura. Ne ha facoltà.

MURA FRANCESCO (FdI). Grazie Presidente. Io che sono un attento ascoltatore in quest'Aula torno indietro alla relazione di minoranza di questa legge, perché la apparentemente e svogliata, ma sempre pungente relazione dell'onorevole Deriu secondo me necessita di un emendamento, una modifica, perché l'onorevole Deriu ha indirizzato un parere, un concetto, forse un'accusa nei confronti del centrodestra di aver prima rinnegato la legge Delrio, contestato anche, e poi di averla riattuata e riscritta quasi in copia. Bene, quell'emendamento, stando all'ultimo intervento dell'onorevole Lai, forse va emendato con l'inclusione di una parte della sinistra, onorevole Deriu, perché adesso scopriamo che quello che è accaduto durante la discussione e l'approvazione della legge numero 2 del 2016 forse non era così voluto dall'Aula. Perché voi in quell'occasione, come in altre che storicamente e ciclicamente si ripetono, quando la congiuntura astrale porta la sinistra al Governo a tutti i livelli, dal Governo nazionale a quello regionale e ad alcuni importanti Comuni, crea dei mostri, delle situazioni che sono nel merito, ma anche nel metodo, diventano terribili e invincibili, e così fu quando la sinistra fece il lontano PPR e così è stato quando la sinistra ha in quest'Aula, con l'appoggio appunto del Governo Renzi, con l'onorevole ministro Delrio, creato la legge numero 2 del 2016. La legge numero 2 del 2016, che è stata dal mio punto di vista, come ho già detto anche in quest'Aula, una sorta di tradimento nei confronti di quella Sardegna che recriminava marginalità, anzi che recriminava il fatto di essere marginale, una immagine di Sardegna che l'ha vista con la costruzione di una città metropolitana e di 360 villaggi vacanza da poter visitare durante il lungo autunno di "Cortes Apertas". Questo è stata un po' la legge numero 2 del 2016, promuovendo in maniera quasi subdola e sotto forma di tradimento una spinta verso il trasferimento delle funzioni dei Comuni, che già sono in difficoltà, verso le unioni dei comuni, togliendo di fatto la capacità amministrativa e di autodeterminazione dei Comuni, soprattutto di quelli piccoli e più piccoli. Pertanto, io vorrei partire da questo ragionamento, da quella che è la base del ragionamento. Durante questo dibattito odierno io non ho potuto fare a meno di notare che ci sono stati anche dei professori che hanno voluto impartire lezioni a quest'Aula, però noi abbiamo tanto da imparare da tutti, ma non prendiamo lezioni da tutti perché il percorso di perdita della memoria rispetto al disequilibrio che si è creato tra la Città metropolitana di Cagliari e il resto della Sardegna è stato inaugurato da persone che siedono in quest'Aula, e che oggi si vogliono ergere a insegnanti del riequilibrio politico e gestionale degli enti locali in Sardegna. Noi la ricordiamo molto bene, perché se non siamo dotati di grandi qualità abbiamo quantomeno una buona memoria, ricordiamo molto bene chi era il Sindaco della Città metropolitana che reclamava una modifica alla legge sul fondo unico per riequilibrare le capacità di spesa dei piccoli Comuni che avevano una spesa enorme rispetto a quella della città di Cagliari, lo ricordiamo molto bene, onorevole Zedda, ricordiamo molto bene l'atteggiamento che la Città di Cagliari, Città Metropolitana nella fase iniziale del suo percorso di città metropolitana aveva nei confronti dei piccoli e piccolissimi Comuni. Pertanto le sue lezioni noi non le prendiamo rispetto a questo tema…

(Interruzioni del consigliere Massimo Zedda)

(Segue MURA FRANCESCO). …non ti sei spiegato bene allora, spiegati meglio, invece è così, e invece lei viene qua a impartire lezioni su equilibri territoriali e distribuzione di enti locali quando è stato lei a inaugurare quella stagione, deridendo progetti dell'attuale sindaco e dei sindaci metropolitani come se fossero progetti inutili. Le assicuro che l'unica cosa che non ci sarà nel tunnel sottomarino sarà una rotonda, onorevole Zedda. E all'onorevole Alessandro Solinas, che parla chiedendo di avere spunti per autoinfliggersi dolore, suggerirei se vuole autoinfliggersi dolore, purtroppo non c'è, lo so, ma sono sicuro che ci sta ascoltando, di andare a guardare le posizioni, i video, le esternazioni del suo partito e soprattutto le successive contraddizioni anche rispetto a questo tema, questo significa infliggersi dolore. Noi abbiamo un'idea di Sardegna diversa da quella che avete avuto voi, abbiamo un'idea di Sardegna dove gli eventuali, anzi i certi, a questo punto, vantaggi della città metropolitana possono essere estesi anche ai territori dell'interno che da quella città metropolitana sono stati abbracciati al nord come al sud. Abbiamo questa idea, abbiamo detto ai Sindaci della Città metropolitana di Cagliari che sono venuti qui in audizione di guardare alla possibilità di estendere la città metropolitana con una prospettiva diversa, di guardarla come se fosse un'occasione per fare finalmente oggi, e non ieri come non siete riusciti a fare, di farlo oggi finalmente della Città di Cagliari una città leader del territorio e anche dei territori dell'interno, includendo appunto quei territori che oggi si sentono marginali ed esclusi da un disegno che non li ha mai considerati degni di far parte di un progetto ambizioso come quello della Città metropolitana di Cagliari. Pertanto questo abbiamo detto ai Sindaci della Città metropolitana di Cagliari, che è opportuno l'estensione a quei territori che oggi sono stati esclusi, ma siamo anche convinti che quest'Aula debba fare una riflessione più approfondita sul percorso di transizione rispetto alla nuova legge, dalla situazione attuale alla nuova legge, in modo particolare nel territorio della Città metropolitana di Cagliari affinché con l'acqua sporca non si butti anche il bambino. Noi non potremmo mai accettare che il sindaco eletto della Città metropolitana di Cagliari possa essere commissariato per la transizione, la Città metropolitana di Cagliari ha un Sindaco eletto e riconosciuto da una grande riforma economica e sociale come la legge Delrio, che io contesto ma oggi c'è, ed è stato eletto e sta operando bene e deve operare nella transizione rispetto a questa nuova legge. Pertanto poi avrei voluto, anzi vorrò in futuro avere la capacità di poter descrivere gli accadimenti così come ha fatto l'onorevole Oppi. Tutti i territori da questa legge ne usciranno vincitori, ne uscirà vincitrice la Gallura, perché come è stato detto è il motore di quest'isola quantomeno dal punto di vista economico, ne uscirà vincitrice il territorio del Sassarese, che finalmente avrà un riequilibrio quantomeno territoriale su un progetto di ambizione territoriale. Per quanto mi riguarda sarà una vittoria anche di Oristano, che sarà la prima provincia, la provincia più grande per estensione, per numero di abitanti e per numero di enti coinvolti. Io sono convinto che da questa discussione, con la ragionevolezza che quest'Aula ha dimostrato di avere anche in passato, si possa trovare una sintesi e operare bene nell'approvazione di una legge che possa davvero rendere la Sardegna protagonista in Italia. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mura.

È iscritto a parlare il consigliere Dario Giagoni. Ne ha facoltà.

GIAGONI DARIO (LEGA). Grazie Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, signore e signori della Giunta. Già da tempo appare del tutto evidente il sussistere della necessità di ripensare a un quadro di organizzazione delle Autonomie locali in Sardegna, questo ovviamente non deve implicare l'istituzione di nuovi farraginosi e costosi carrozzoni, bensì la creazione di un essenziale organismo istituzionale tra il livello regionale e il livello comunale. Il testo unificato, che discutiamo oggi, mira a garantire questo ed è il frutto di un intenso e certosino lavoro ad opera della prima Commissione, per il quale ringrazio tutti i suoi componenti e in modo particolare il collega Pier Luigi Saiu, Presidente della Commissione, per la capacità dimostrata nell'amalgamare ed elaborare un tema tanto complesso quanto rilevante, consegnandoci oggi una norma volta a fare doverosa chiarezza. La legge regionale 2 del 2016 era stata, per ammissione dei suoi stessi promotori, scritta e determinata pensando a una situazione nella quale le province non ci sarebbero più state, dando erroneamente per scontato il risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Ma il quadro istituzionale, a seguito del referendum rivelatore di parecchie e inaspettate sorprese, è mutato, gettando i vari territori in uno stato di profonda incertezza, fatto di servizi rimasti nel limbo, che non poteva non sfociare in un intervento legislativo come quello odierno. Un intervento già in parte tentato nel 2019, a conclusione della passata legislatura, e che vede ora il suo concretizzarsi in modo assai più organico, armonico e rispettoso delle esigenze e peculiarità di ogni singolo territorio, come è giusto che sia. La provincia, a nostro avviso, non è affatto un ente inutile, come sin troppo spesso si è affermato, la dimensione provinciale è infatti insostituibile, come dimostrato anche dal modo di operare di tutte le istituzioni sul territorio, dalle Camere di commercio, ai Vigili del Fuoco, Polizia, Carabinieri e alle associazioni commerciali, riconoscimento di un'indipendenza territoriale, istituzionale e burocratica, che incide positivamente o negativamente anche negli aspetti più banali della quotidianità, creando talvolta disparità o trattamenti ingiusti a discapito sempre e solo del cittadino. Vi porto, in tal senso, un esempio pratico molto attuale, in quanto fa riferimento al 22 febbraio scorso. I bovini allevati nelle ex, ancora per poco, per fortuna, provincie della Gallura e dell'Ogliastra, nonostante continuino ad essere ufficialmente indenni da tubercolosi, dovranno essere sottoposti al test antitubercolina e alla identificazione elettronica per essere movimentati, questo perché la Gallura e l'Ogliastra, non essendo più province autonome, requisito minimo per dare la qualifica di indennità o meno, sono chiamate a rispettare le norme degli enti di cui ora fanno parte, nello specifico dunque Sassari e Nuoro, non naturalmente indenne da Tbc, con tutto ciò che ne consegue. Abbiamo oggi la possibilità di ripartire ragionando in primis sulle competenze da affidare alle province, sulle risorse necessarie affinché esse non siano trasformate in scatole vuote; Assessore, mi rivolgo a lei quando dico "scatole vuote", dopodiché, una volta tornata la capacità di spesa, serve anche una loro chiara riconoscibilità da parte dei cittadini, che possano così trovare in esse un reale e concreto punto di riferimento vicino cui rivolgersi. Un punto di riferimento vicino anche per andare in soccorso alle stesse amministrazioni comunali troppo spesso lontane, da un punto di vista geografico e non solo, dalle dinamiche regionali. Non si tratta pertanto di tornare al passato, come qualcuno parrebbe aver alluso, ma di fare delle province il motore dello sviluppo locale, l'ente della programmazione strategica, territoriale e di restituirle a ogni cittadino. Concludo, Presidente, dicendo che l'impegno, l'interesse da gallurese non si è fermato solo nei confronti della Gallura, ma si è allargato anche a firmare dei testi di legge che erano stati presentati anche dall'opposizione. Ho firmato il testo di legge proposto dall'onorevole Corrias per l'Ogliastra, perché ritengo che anche l'Ogliastra non debba essere un territorio di serie B ma un territorio di serie A, come ho firmato anche la proposta di legge proposta, perché anche noi, come Gruppo Lega, abbiamo detto più volte che il territorio di Sassari merita una Città metropolitana, quindi abbiamo firmato anche il testo di legge che era stato proposto dall'onorevole Peru. Idem per quanto riguarda il testo di legge che riguarda il Sulcis perché, come ha ben detto prima l'onorevole Oppi, anche il Sulcis non è un territorio di serie B ma è un territorio di serie A. Con questo concludo e spero che non ci si fermi a un campanilismo, perché la Regione è tutta. Grazie.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Francesco Agus. Ne ha facoltà.

AGUS FRANCESCO (Progressisti). Grazie, Presidente. In premessa, anche per evitare fraintendimenti o anche per avere la libertà di poter entrare nel merito delle questioni in maniera libera, inizio dalla fine; il mio voto sarà contrario su tutta la legge, su tutti gli articoli, e ogni volta che avrò la possibilità di esprimere un voto, questo sarà contro, perché a essere sbagliata è tutta la discussione, una discussione che fa perdere tempo alla Sardegna in un momento in cui dovremmo occuparci di altro e che fa sprecare all'Isola un'occasione irripetibile per creare un proprio sistema di enti locali. Avremmo dovuto disegnare un sistema di funzioni, di finanze, di poteri e di governance, adatto realmente al nostro territorio per questi anni e per i problemi che il nostro territorio sta vivendo in questi anni, attivando un ragionamento con lo Stato, perché è inutile procedere a un braccio di ferro o alla trascrizione in sardo di leggi italiane, meno che mai è utile forzare grandi norme di grande riforma che però ormai sono scadute, perché la legge Delrio, che sino all'altro giorno era un totem, insuperabile, oggi, a detta anche del legislatore statale, dovrà essere superata. Poteva essere l'occasione per superare la Delrio e per iniziare in Sardegna un processo di anticipo rispetto a quella che sarà la legislazione statale. Si sono alternati tre Governi negli ultimi tre anni; uno, il primo di questa legislatura, aveva anche in programma di intervenire sugli enti locali, di fatto la situazione è ancora quel ponte pericolante pensato appunto nel 2014-2015, è rimasto pericolante perché dall'altra parte del ponte il pilastro, che doveva sostenere quell'impalcatura, e cioè la soppressione in costituzione delle province, come tutti sappiamo non c'è, ci sono le province, che sono rimaste, e oggi necessitano di un riordino a livello nazionale. Avremmo potuto anticipare quel processo, abbiamo deciso di non farlo. Badate bene, la legge che oggi sta per essere votata, discussa dal Consiglio regionale, rientra pienamente nel vostro diritto; lo avete proposto nel vostro programma elettorale, avete fatto la campagna elettorale attorno a questi temi, per cui è vostro diritto proporlo, certo questo è un anno particolare, è un anno in cui le priorità sono state sovvertite, in cui fuori da questo Consiglio i bisogni sono diversi, non aver cambiato opinione da allora, secondo me, non depone a vostro favore. In questa discussione sbagliata, come sempre accade, ci sono anche rivendicazioni giuste; della Gallura ne hanno parlato tanti colleghi, io dico che voterò con rammarico contro anche quell'articolo, e il rammarico è dato dal fatto che, per l'ennesima volta, quel territorio decide di compiere, purtroppo, perché la politica è questa e le regole anche di quest'Aula sono anche queste, lo stesso errore che gli costò caro vent'anni fa, lo ha ricordato bene l'onorevole Oppi nella sua cronistoria degli ultimi decenni. Perché ci state portando dentro una discussione sbagliata? Per tre errori. Il primo è il classico bias cognitivo che porta sempre a pensare che il mondo del passato fosse migliore del mondo del presente, è esistita un'età dell'oro in cui tutto andava bene ed esiste anche una formula magica per ritornarci in quell'età dell'oro. E allora siccome stavamo meglio quando nel mondo c'erano le province, le ASL, la tripla in schedina, il divieto di ingaggiare più di tre stranieri per squadra di serie A, allora dobbiamo tornare in quel mondo e ci torniamo riproponendo le stesse formule, come se negli anni non fossero passati e come se fosse possibile tornare indietro. E questo è il primo errore. Il secondo è pensare che esistono scorciatoie, strade facili per risolvere problemi complicati. Le realtà metropolitane oggi sono in tutta Europa e in tutta Italia, meno in crisi del resto del territorio, sempre. Il sindaco Orlando quando si parlava dell'istituzione della Città metropolitana di Palermo che non è stata istituita con legge statale, ma è stata istituita esattamente come quelle sarde, con legge regionale, perché così prevede la Costituzione, diceva: "Quando il resto della Sicilia sta malissimo, Palermo sta un po' meno male". Noi ci salviamo, abbiamo una realtà diversa perché ci sono più servizi, ci sono più possibilità, ci sono più connessioni con il resto del Paese e il resto del mondo in una città metropolitana, ma questo non lo dà il titolo. Pensare di poter moltiplicare quel tipo di connessioni semplicemente ampliando un perimetro, è qualcosa che non farà altro che creare nuove illusioni in una popolazione già illusa. Sarebbe stato complicato intervenire sul diritto ai servizi, alle connessioni anche internet, ai trasporti, alle cure, agli studi, decidiamo invece di dare una medaglietta con un nome diverso e decidiamo brutalmente forse di prendere anche in giro i sardi.

L'altro problema, l'altro vizio primordiale, è la retorica dell'ascolto della gente. Io ci ho pensato, nel 2001 quando questo Consiglio creava otto province con dodici capoluoghi, aveva ascoltato la gente, c'erano pulsioni esterne al Consiglio regionale che portarono quella legislatura in quella sintesi. Nel 2012, quando il presidente Cappellacci promosse insieme a partiti della maggioranza di oggi un referendum, referendum anticasta, stava ascoltando la gente. Nel 2016 quando il Consiglio regionale dovette prendere atto di quell'esito referendario, non potendo ascoltare la gente direttamente, ascoltò i sindaci. Se guardate in prima Commissione ci sono ancora i verbali delle sedute in cui sono stati auditi nel 2016 i Sindaci, tutti, perché c'erano le rappresentanze di ANCI, con Sindaci di centrosinistra e di centrodestra, tutti venivano in Commissione a chiedere la soppressione di tutte le province, il conferimento delle funzioni e dei poteri ai Comuni e la creazione delle Unioni dei comuni. Nel 2016, non un'era geologica fa e sono in Commissione agli atti, per cui è sufficiente andare a vedere nei faldoni, se volete vi accompagno, e almeno evitiamo cinque anni dopo di dire che stavolta le persone che tre anni fa chiedevano una cosa, che cinque anni fa chiedevano una cosa, oggi vengono a dirci l'esatto contrario e noi come dei passacarte ogni volta smontiamo e montiamo.

Il Parlamento nel 2014 ascoltò quel moto e non fece un buon affare perché la legge Delrio era una legge che nasceva con l'intenzione di liquidare le province, lo fece però prima della riforma costituzionale e creò quindi questa terra di mezzo che nessuno ad oggi è stato capace di superare a livello nazionale. A distanza di pochi anni quell'opinione è radicalmente cambiata, però in questi casi prima di agire è importante sederci attorno a un tavolino e ragionare su quelle che sono le priorità, perché noi, per l'ennesima volta, stiamo discutendo di contenitori senza intaccare di una virgola quelli che sono i veri problemi e i reali problemi. Fortunatamente abbiamo azzeccato il momento, perché si è parlato della volontà di portare le risorse, bene, c'è un assestamento di bilancio che andrà in Aula tra due mesi, sono disponibilissimo a votare qualunque trasferimento di risorse verso gli enti locali, perché c'è necessità di intervenire sulle strade, sulle scuole, sui servizi per garantire anche quell'accesso ai servizi attraverso sportelli territoriali che non ci sono più, perché a livello nazionale le risorse sono state stornate. Vediamo chi vuole ragionare su quei documenti, perché la sensazione invece è quella per cui questa legge sia una legge destinata semplicemente a distribuire etichette prive di sostanza. E allora la prova del nove non l'avremo neanche tra qualche anno, tra qualche anno vedremo i primi guai, come quelli che riguarderanno la città metropolitana di Cagliari e ci arrivo dopo, sicuramente a breve giro capiremo se è reale la volontà di potenziare gli enti locali.

Il problema, e chiudo, è che questo Consiglio regionale ha già sbagliato più volte quando si è parlato di enti locali e di nuovi assetti, sbagliò clamorosamente nel 2001. Nel 2001, quando creò le nuove province, queste impiegarono quattro anni per diventare esecutive, i primi esecutivi e i primi Consigli furono eletti nel 2005, 4 anni dopo, nel 2008 però una trasmissione televisiva di cui non faccio il nome per evitare ogni riflesso pavloviano nei colleghi, fece uno speciale incentrando la sua azione sul fatto che il problema del Paese in quel momento fosse il melone all'asciutto e i finanziamenti della provincia del Medio Campidano. Da lì si generò una reazione a catena che portò appunto al referendum del 2012. Le province durarono sette anni, fecero a malapena in tempo a fare il trasferimento di competenze e di personale e di risorse da una provincia all'altra, per essere poi chiuse definitivamente appunto nel 2012 con referendum che nominò i commissari e mandò a casa Presidenti e Consigli eletti dal popolo in quell'occasione, e poi nel 2016 quando si dovette ritornare e riniziare daccapo e rimontare i mattoncini per formare i nuovi enti. Abbiamo perso tempo, abbiamo perso risorse, non abbiamo dedicato neanche un secondo di tempo invece al recupero di quelle risorse statali sottratte agli enti provinciali e ai contribuenti sardi, perché le risorse delle province non sono nient'altro che le aliquote dell'RC Auto e dell'IPT che un tempo creavano e consentivano alle province di mantenere le strade e le scuole e oggi invece finiscono nelle casse indistinte dello Stato senza che alla Sardegna arrivi in tasca niente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Angelo Cocciu. Ne ha facoltà.

COCCIU ANGELO (FI). Sarà un intervento molto, molto breve, più che altro per ringraziare tutte le persone, tutti i colleghi che in Commissione hanno permesso di esitare e di far arrivare in Aula questa legge che oggi troviamo proprio nella fase iniziale. Un ringraziamento particolare al presidente Saiu che ha condotto i lavori in maniera molto, molto professionale, all'onorevole Peru che insieme a tutti i consiglieri onorevoli regionali che avevano idea di portare avanti questa iniziativa, hanno lavorato per tanti mesi all'interno delle Commissioni e poi anche un ringraziamento speciale a una persona che è Giorgio Oppi, che ha capito quelle che erano le esigenze di un territorio come il nostro, ci ha sostenuto fortemente in questa iniziativa che appunto oggi abbiamo portato in Aula. Io feci un passaggio il giorno dell'insediamento del Consiglio regionale, un passaggio dove vinceva sicuramente l'emozione, dove parlai di quelle che erano le esigenze del territorio che rappresentavo, però ho detto sempre una cosa, dissi sempre una cosa, ed è una cosa che manterrò fino alla fine: "Non sarei mai stato avaro nei confronti degli altri territori."

Questo perché? Perché da lontano, facendolo l'amministratore comunale per tanti anni, abbiamo capito quelle che sono le esigenze di un territorio, ma abbiamo capito anche quelle che sono le esigenze dei sardi. E quindi mi son detto da consigliere regionale non sarò mai egoista nei confronti degli altri territori, ciò che chiederanno gli altri territori saranno in qualche maniera da me assecondati finché riuscirò, finché potrò, con tutte le mie forze, perché penso che si diventi grandi insieme, non può diventare grande solamente un territorio e l'altro deve essere trascurato. Io faccio parte di una zona che in questo momento è florida, dà lavoro a tanta gente, tanta gente anche delle vostre parti che continueremo ad accogliere con forza, per ogni volta che si parla della Gallura si è un po' restii a riconoscere certe situazioni e certe rivendicazioni, rivendicazioni lecite, super lecite, cosa che in qualche maniera ci son state sottratte nel passato, e non le vogliamo con la forza, le vorremmo col massimo riconoscimento di tutta l'Assemblea. Io vorrei fare un invito a quelli che sono i consiglieri regionali anche dell'opposizione, rivedete un po' quella che è la vostra decisione definitiva, penso che sia bello portare avanti questa iniziativa dove tutte le province possano trionfare. Avete visto che non c'è stata nessuna preclusione a nessuna rinascita di provincia per gli altri territori che potevano rivendicarla, sicuramente la Gallura magari poteva avere un piccolo passo in più, ed era giusto anche far nascere la Città metropolitana di Sassari perché le parole dette in campagna elettorale sono promesse e quindi vanno mantenute, e son promesse per fare il bene dei territori non per agevolare una persona oppure un'altra. Quindi penso che sia giusto che queste iniziative possano tranquillamente essere portate a compimento, a buon fine. Il mio mancato egoismo in questa legge e anche in Commissione è anche dato dal fatto che quando ho saputo che gli altri territori, al pari della Gallura, rivendicavano questa iniziativa non mi sono mai opposto. Quindi chiedo con la stessa forza, con la stessa voglia a tutti i Consiglieri dell'opposizione di votare insieme a noi questo provvedimento, ma non con un voto negativo, se qualcuno ha veramente voglia di votare contro che si astenga, ma un voto negativo a questa legge sarebbe poco giustificato. Non sono assolutamente d'accordo con qualche Consigliere che ha fatto riferimento alla possibilità di legittimare solamente una parte di questa legge, quindi riconoscere solo un'iniziativa a una determinata zona della Sardegna, le iniziative vanno riconosciute a tutti, e da bravi amministratori dovremmo essere veramente all'altezza di mettere da parte i campanilismi e approvare leggi come questa che non possono altro che far bene.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Giovanni Satta. Ne ha facoltà.

SATTA GIOVANNI (PSd'Az). Presidente, io ovviamente non sono una memoria storica di questo Consiglio, sicuramente non posso paragonarmi al decano di quest'Aula che è l'amico, collega, Giorgio Oppi, ma ricordo benissimo che nel 2001 ero sindaco di un paese che faceva parte di quella che era la costituenda provincia di Gallura, allorquando i sindaci ci recammo qua per chiedere con forza che nascesse la provincia della Gallura. Ma una battaglia che è nata fuori di qua, che ha visto sindaci, parti sociali coinvolte che volevano fortemente la nascita della provincia di quel territorio che era la Gallura, che aveva tutti i requisiti per poter diventare autonoma. In quest'Aula allora, che era il 12 luglio del 2001, con grande sorpresa vennero fuori da un cilindro le otto province, perché pur non avendo fatto il Sulcis, il Medio Campidano, l'Ogliastra la battaglia che fece la Gallura vennero fuori quelle otto province, e io ho chiuso assieme al collega Giuseppe Meloni in trincea la scorsa legislatura chiedendo ad alta voce che nascesse la provincia della Gallura. In questa legislatura lo riaperta come l'ho chiusa, ho chiesto che nascesse la provincia della Gallura perché quell'istanza ha sicuramente, come ha detto lo stesso onorevole Oppi nel suo intervento, più di ogni altra ragione di essere soddisfatta. Ovviamente essendo membro anche della prima Commissione non ho rinunciato alle richieste da alcuni colleghi tra i quali in prima linea Corrias, ma poi anche l'amico che non è presente in aula Fabio Usai, come Giorgio Oppi, affinché fossero sentiti anche gli altri territori, e ascoltare le istanze di tutti Sindaci nessuno escluso che ci hanno chiesto che venissero ricostituite quelle otto province che, e qua bisogna andare ad eliminare gli equivoci, noi abbiamo la Costituzione italiana che ci dice che noi tra gli enti locali è annoverata all'articolo 114 la provincia come ente intermedio, questa abrogazione può avvenire soltanto mediante un referendum nazionale. Nel 2012 un gruppo politico che io rispetto perché portatore di iniziative importanti, di riforme importanti che è quello dei riformatori propose un referendum per abrogare tutte le province non soltanto quelle nuove, tutte le province, quel referendum perché erano posti diversi quesiti, tra i quali ce n'era uno per abrogare tutte le province, e la popolazione sarda con un piccolissimo margine, il 35 per cento degli aventi diritto al voto, decise per eliminare tutte le province, nessuno ha seguito quel referendum! Nessuno! La legge numero 2 del 2016 non ha seguito quel referendum, è andata in direzione opposta, perché ha costituito le quattro province storiche, le ha tenute in vita, e ha costituito l'area metropolitana di Cagliari, con molti di voi, tra i quali in prima linea l'onorevole Meloni, che si sono battuti perché era un obbrobrio, e pur essendo appartenenti a quella maggioranza hanno giustamente chiesto di non votare perché venisse approvata quella legge e non l'hanno votata. C'era stata anche una battaglia che penso che abbia coinvolto anche l'allora Presidente del Consiglio Ganau, perché una parte di sassaresi giustamente volevano il riequilibrio tra i poteri di Cagliari e di Sassari e volevano l'area metropolitana di Sassari, così come non si opposero a quella di Cagliari. Questo non è avvenuto, quindi c'è stata una sorta di legge pasticcio, che tutta la ma la minoranza di allora e molti della maggioranza di allora non hanno votato o comunque non hanno condiviso. Quindi noi oggi stiamo ridando dignità al sassarese, che così come Cagliari diventa area metropolitana, stiamo evitando quell'obbrobrio di provincia del sud che non era né carne né pesce, che non si sapeva neanche dove aveva la testa o dove aveva i piedi, un'Area Metropolitana allargata simile a quella di tanti altri centri del nord Italia, come l'area metropolitana di Torino che annovera al suo interno circa 300 comuni. E non mi si venga a dire, perché ci avete stancato, tutti mi hanno stancato quando vanno a parlare di risparmi, perché sulla democrazia, sulla libertà dei popoli di autodeterminarsi, così come sulla salute, non si può andare a parlare di risparmi, perché abbiamo visto approvato cosa ha prodotto risparmiare anche nella sanità. Venite in Gallura a vedere cosa ci ha prodotto l'aver perso la provincia e l'aver perso le ASL. Quindi vi chiedo di avere un briciolo di dignità e di votare tutti quanti uniti maggioranza e minoranza, o comunque come ha detto l'onorevole Cocciu, pur nel rispetto delle scelte di qualcuno, almeno abbiate la dignità di astenervi su una cosa così importante che i sardi, i sindaci, tutti i sindaci vi hanno chiesto di fare. E non andate a sventolare la bandiera del risparmio, perché la democrazia e la sanità non hanno un prezzo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Gianfranco Ganau. Ne ha facoltà.

GANAU GAINFRANCO (PD). Presidente, ma io inizio confessando che sono sempre stato convinto della necessità e dell'utilità delle province come organismi sovracomunali di coordinamento, cui affidare le funzioni di area vasta, questo anche contro il parere di gran parte del mio partito, per questo motivo non ho mai visto con favore il tentativo reiterato di abolizione delle province. Di fatto oggi interveniamo sulla legge regionale 2, che nasce con un difetto, che è quello di aver dato per scontato l'esito del referendum costituzionale che portava l'abolizione delle province, e quindi di avere presupposto un sistema degli enti locali che non prevedeva di fatto le Province, e che attribuiva le funzioni allora delle Province sulle Unioni dei Comuni, costruendole tra l'altro in maniera abbastanza artificiale. Il risultato negativo dell'ultimo referendum costituzionale ha di fatto confermato il ruolo di questi enti intermedi previsto in Costituzione, e la composizione, la strutturazione di questi enti deve necessariamente tener conto delle aspirazioni di autogestione dei territori, che da tempo sono state espresse e rivendicate, e a quelle di un equilibrio della gestione delle funzioni.

Mi pare che questa riforma dia risposte ai territori, alla loro specificità, alla loro storia, alle loro esigenze. Di fatto per quanto riguarda le Città metropolitane si propone un quadro, che è quello previsto dalla legge Del Rio che identifica i confini della Città Metropolitana con quelli della preesistente Provincia, una soluzione che non mi convince fino in fondo, essendo più funzionale sicuramente una città metropolitana compatta come attualmente definita nella Città metropolitana di Cagliari e come individuata anche nella Rete metropolitana di Sassari, che ingiustamente non ha trovato conferma nella programmazione regionale precedente. Pur tuttavia mi rendo conto che questa connotazione provoca degli squilibri pesantissimi, con la costituzione di pseudo province e marginalizzando interi territori, e quindi prendo atto che questa soluzione sia comunque una soluzione che riequilibra un sistema dando finalmente un riconoscimento anche alla Città metropolitana di Sassari, che appunto ha avuto secondo me ingiustamente un mancato riconoscimento nella precedente programmazione.

Trovo sicuramente positiva l'introduzione dell'Unione delle Province, perché dà una maggiore forza alle Province nei confronti delle due Città metropolitane e porta ad un riequilibrio del sistema che non è ininfluente e non va sottovalutato. Purtroppo il tema della riforma degli enti locali dovrebbe essere portato avanti contemporaneamente ad una riflessione su una riforma della Regione che preveda la perdita delle funzioni gestionali che ancora esercita la Regione, a favore degli enti degli enti locali. La Regione dovrebbe limitare le proprie funzioni una volta per tutte a quelle di regolazione dei sistemi e non di gestione diretta, è questo il vero passaggio che può dare piena dignità e ruolo agli enti locali, su cui ancora una volta siamo in difetto. Ancora una volta si evita questo discorso, questo approfondimento, privilegiando una riorganizzazione che è puramente amministrativa e che rischia di essere un riconoscimento più di forma che di sostanza.

Alle Province devono essere attribuite le funzioni e con esse la piena capacità di esercitarle, e se c'è una critica che io debbo fare a questa legge è che non prevede la possibilità da parte delle Province di esercitare appieno quelle funzioni, e di garantirsi quelle strutture che servono per l'esercizio delle funzioni e per la piena autonomia delle Province, e quindi credo che la legge di bilancio che abbiamo approvato, che prevede un fondo unico che è uguale a quello degli anni precedenti, vada rivisitata, e credo che questo debba essere un impegno dell'intero Consiglio regionale nella prossima variazione di bilancio perché queste risorse siano presenti, siano disponibili per dare davvero gambe e funzioni piene alle Province nella riorganizzazione che stiamo ipotizzando.

PRESIDENTE. Prima di dare la parola alla Giunta, facciamo una sospensione dei lavori per una Conferenza dei Capigruppo. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 58, riprende alle ore 18 e 19.)

Riprendiamo i lavori dell'Aula.

Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

SANNA QUIRICO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze ed urbanistica. È sicuramente motivo di soddisfazione vedere un lavoro portato avanti da tutti, e mi scuso stamattina con l'amico onorevole Meloni, però questa è una battaglia che chi, come me e l'onorevole Meloni, viene a quel territorio, sappiamo cosa ha portato, la tensione che ha creato nei nostri territori e le aspettative che ci sono in tutti i territori.

In verità, appena sono stato nominato Assessore, ho iniziato un percorso di ascolto e di interlocuzione con i vari territori; ho iniziato dalla Gallura, abbiamo visitato l'Ogliastra, abbiamo visitato il Sulcis e per ultimo il Medio Campidano. In tutti i territori che abbiamo visitato, tutti i Sindaci presenti, dico tutti i Sindaci presenti, hanno espresso la volontà dell'autonomia del proprio territorio. L'onorevole Corrias mi è buon testimone che anche in quella che è la più piccola delle Province, l'Ogliastra, su questo argomento non c'è stata distinzione di appartenenza partitica o politica, e dico tutti, e quando dico tutti dico tutti, anche quelli appartenenti a forze che a livello regionale hanno idee diverse, nello specifico hanno rivendicato l'autonomia di quei territori.

Questa legge nasce dal basso, nasce ascoltando le esigenze dei territori, non è una legge che si impone, è una legge che ha due valori: uno è quello dell'autonomia di quei territori, l'altro è applicare lo spirito della solidarietà in quei territori. Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, l'abbiamo rivendicato con forza nel concetto di Città metropolitana, sull'esempio di quello che è avvenuto con la Città Metropolitana di Torino, che si compone di circa 300 Comuni, anche alpini, non si poteva permettere che piccoli Comuni potessero essere eliminati, quindi chi era povero deve continuare a essere più povero, tra virgolette, e chi era ricco sempre più ricco. Non poteva passare questo messaggio, è passato il messaggio di stare tutti insieme, di salvarci tutti. Quindi storicamente ci sono territori che hanno un collegamento economico e culturale con Cagliari, e non potevano rimanere lontano da quel centro, che hanno sempre conosciuto come il centro leader. Non potevamo imporre una riforma artificiale, come quella della provincia del Sud, che collegava i territori, perché nulla a che vedere aveva Iglesias con Muravera eppure in quella sciagurata riforma sono stati costretti a stare insieme, ma nulla li univa. Cosa diversa invece da questa riforma, perché che Villasimius guardi a Cagliari o che Escolca guardi a Cagliari è un dato storico, culturale, economico e quindi per questa ragione abbiamo voluto che tutti i comuni si riconoscessero in questa riforma, in questo nuovo ente allargato.

Non è una legge voluta dall'assessore Quirico Sanna, è la legge voluta da chi ha il compito sovrano di fare le leggi: il Consiglio regionale. Io mi sono messo a disposizione, e ringrazio il Presidente della prima Commissione onorevole Saiu, ringrazio l'onorevole Satta e ringrazio l'onorevole Meloni e l'onorevole Corrias che in questa particolare situazione.

PRESIDENTE. Assessore, io la ringrazio però se mette la mascherina… grazie…

SANNA QUIRICO, Assessore tecnico degli enti locali, finanze e urbanistica. Abbiamo guardato l'interesse non di un territorio ma dei territori. La Sardegna è fatta di tante peculiarità, di identità diverse che vanno tutte tutelate. Certo come tutte le cose può essere perfezionato, però l'idea di dare ascolto ai territori, di essere noi i portatori di quelle richieste e di quelle esigenze nobilita questa legge.

Io so la sofferenza che qualche amico ha avuto qualche anno fa quando ha tentato fino all'ultimo di portare in Aula la legge confidando in un voto favorevole, poi le condizioni purtroppo politiche in quel momento non c'erano e non si è riusciti a portare a casa quel risultato. Oggi il clima è mutato, oggi c'è una consapevolezza che la stagione della demagogia e del populismo è terminata, oggi stiamo vivendo l'era della concretezza, l'era delle cose che servono senza guardare all'interesse meschino personale. Bene ha detto l'onorevole Satta e l'onorevole Lai a dire che la democrazia non ha prezzo. Neanche io, onorevole Lai, sono per l'uomo solo al comando, io sono per la democrazia e perché la democrazia parta dal popolo e al popolo bisogna rispondere, e quindi sulla battaglia dell'elezione diretta a suffragio universale sicuramente saremo dalla stessa parte. L'onorevole Satta, con l'onorevole Meloni hanno dato l'input alla ripartenza di questa legge, a cui poi si è aggiunta anche la proposta dell'onorevole Corrias, ci ha portato a quello che giustamente l'onorevole Meloni ha detto: a prendere atto che le condizioni per la riforma dovevano portarle tutti. Il nostro territorio in verità non è mai stato, come dire, in una posizione negativa nei confronti di altri territori noi pensiamo che oggi i sindaci dell'Ogliastra, i sindaci del Sulcis, sindaci della Gallura e del Medio Campidano oggi vedono in noi coloro che stanno esaudendo le richieste di quei territori. Quindi oggi bisogna andare orgogliosi di poter portare a casa un risultato che per certi aspetti è storico. Perché ripartiamo da dove c'eravamo fermati ma con un presupposto che non andiamo a fare restaurazione, andiamo a fare innovazione. Perché nella seconda fase porteremo competenze - e come dice l'onorevole Lai - risorse, perché se non ci sono risorse quelle competenze diventano un peso. Oggi dopo tanti anni abbiamo un sistema viario provinciale disastroso, abbiamo un sistema scolastico degli immobili scolastici pietoso, quindi investire nella scuola, investire in quei servizi e investire nei territori è investire nella democrazia, è investire nel futuro. Quindi è chiaro che questa riforma ci porterà a quello che abbiamo sempre detto: potenziare gli enti intermedi per sgravare la Regione da alcuni poteri, di fatto strappando la Regione e torni a essere quello che doveva essere un organo di programmazione, di controllo e il potere legislativo di poter fare le leggi. Io vi ringrazio tutti indistintamente, grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei, Assessore. Possiamo passare quindi ora alla votazione per il passaggio all'esame degli articoli; proviamo per la prima volta, sperimentiamo come si fa. Apriamo la votazione. Stiamo imparando tutti, non lo so, come si vota. Avete votato? Siete riusciti a votare? Allora uscirà fuori la videata "conferma", dovete schiacciare su conferma… annullata la votazione, la rifacciamo.

Scusate, un minimo di attenzione. La votazione è aperta, trovate di fronte a voi la scritta "conferma", dovete schiacciare "conferma" e votare come volete, a favore, astenuto o contrario, verde, bianco o rosso.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli.

(Segue la votazione)

Chiedo ai consiglieri che non fossero riusciti ad esprimere il voto mediante piattaforma di alzare la mano.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

(Il Consiglio approva).

Sospendiamo, come da accordi, i lavori del Consiglio regionale. È convocata per domattina alle ore 9 e 30 la prima Commissione e a seguire, quindi alle 10 e 30, i lavori del Consiglio regionale. La seduta è tolta.

La seduta è tolta alle ore 18 e 43.

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