Le commissioni IV e V, presiedute da Roberto Li Gioi (M5S) e Antonio Solinas (Pd), hanno proceduto con le audizioni dei rappresentanti di undici comitati promotori della proposta di legge di iniziativa popolare “Pratobello24”. Sono intervenuti nella seduta congiunta dei parlamentini dell’Urbanistica e delle Attività produttive: Michele Zuddas (Bentu de Libertadi); Maria Grazia Demontis (Coordinamento Gallura); Luigi Pisci (Comitato Sarcidano); Maurizio Franco Fadda (Liberaterra Nuoro); Davide Fadda (Presidio Popolo Sardo); Gian Paolo Ledda (Comitato Sa Nurra); Franco Vacca (Comitato Karalis); Daniele Luigi Orrù (Sardigna No Est Colonia); Maria Rosaria Tocco (Comitato Difesa Territoriale Uta); Paola Doppio (Nuova Resistenza Alghero); Rita Corda (Comitato No Tyrrhenian Link).
In tutti gli interventi è stata sottolineata in modo critico il ritardo con il quale il Consiglio ha proceduto nell’incardinare l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare, insieme al pressante invito, rivolto alle forze politiche, affinché la Regione impugni dinanzi alla Corte costituzionale la legge dello Stato n. 4 del 15 gennaio 2026, che ha convertito il decreto-legge n. 175 del 21 novembre 2025, introducendo misure urgenti per il “Piano Transizione 5.0” e la produzione di energia da fonti rinnovabili. A giudizio dei comitati, le nuove norme statali limitano infatti le prerogative statutarie della Regione sarda, in particolare quelle riferite alla competenza regionale esclusiva in materia di urbanistica e governo del territorio. Sul punto, il presidente della Quinta commissione, Antonio Solinas, ha annunciato che sono in corso approfondimenti e valutazioni amministrative e giuridiche da parte dei competenti uffici della Giunta regionale, al fine di procedere con l’impugnativa della legge n. 4/2026.
La strategia nella quale si riconoscono la maggioranza dei comitati Pratobello24, per fermare la speculazione energetica in atto in Sardegna, può essere sintetizzata nell’intervento della rappresentante del Coordinamento Gallura, Maria Grazia Demontis, e si compone di tre azioni principali: l’approvazione della proposta di legge di iniziativa popolare, anche con miglioramenti normativi che non ne stravolgano finalità, obiettivi e strumenti di contrasto al proliferare dei grandi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili; l’individuazione delle aree in cui consentire gli insediamenti per la produzione di energia, tali da soddisfare l’obiettivo di produzione di energia rinnovabile in Sardegna (definito dal cosiddetto “decreto Draghi” del 2021), che prevede entro il 2030 l’installazione di 6,2 gigawatt di nuova potenza; l’approvazione del piano energetico regionale con l’indicazione del fabbisogno dell’Isola e delle quantità di energia da produrre da fonti rinnovabili e da fonti cosiddette fossili.
Luigi Pisci ha insistito sull’attuazione delle disposizioni della legge n. 53 del 22 aprile 2021 che, all’articolo 5, prevede l’individuazione delle aree idonee e non idonee per minimizzare “gli impatti sull’ambiente, il territorio e il paesaggio”, affermando che l’installazione degli impianti da rinnovabili nelle superfici già antropizzate “sarebbe sufficiente per garantire i target di produzione del 2030”.
Davide Fadda e Franco Vacca, anche alla luce delle nuove norme statali che limitano l’intervento della Regione in materia di urbanistica, hanno invece rilanciato la proposta della “Pratobello26”, che consiste, in sintesi, nel coinvolgimento di tutti i Comuni sardi per l’introduzione di norme specifiche nei piani urbanistici comunali, al fine di scongiurare il proliferare di grandi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Sul piano più politico della vicenda, Michele Zuddas ha confermato la disponibilità dei comitati a lavorare insieme al Consiglio per la predisposizione di norme chiare ed efficaci, in linea con la proposta di legge Pratobello24, a patto che “non si voglia stravolgerne il contenuto e che sia confermato l’impegno delle forze politiche per dotare la Sardegna di norme utili a fermare la speculazione energetica”. I comitati, a questo proposito, hanno proposto l’istituzione di un tavolo tecnico-politico.
Nel merito delle concessioni (le domande di autorizzazione sono oltre 800), con particolare riferimento agli impianti offshore, è stata evidenziata l’urgenza di formulare osservazioni puntuali e fondate sulla veridicità degli studi a supporto delle richieste di installazione («ci sono progetti che simulano la producibilità riferendosi al Golfo del Messico») e di contestare, dunque, la pubblica utilità degli impianti “fuori costa”.
Rita Corda ha ribadito la contrarietà al Tyrrhenian Link e ha rivolto critiche e perplessità sull’iter che ha caratterizzato la realizzazione del cavo sottomarino ad alta tensione, progettato da Terna e lungo 970 chilometri, per collegare Sardegna e Sicilia. Corda ha quindi denunciato la “debolezza dei Comuni dinanzi a Terna” e l’assenza del pronunciamento dei Consigli comunali dei territori interessati dall’infrastruttura («un vulnus democratico che la Regione deve sanare»).