Nota stampa della seduta n. 91

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVI Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 91 – Antimeridiana
Giovedì 7 gennaio 2021

 

Scorie nucleari, il Consiglio esprime la propria contrarietà all’ipotesi di un deposito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi in Sardegna. Nel pomeriggio si voterà un ordine del giorno unitario.

Cagliari, 7 gennaio 2021  – La seduta del Consiglio regionale è stata aperta dal presidente Michele Pais. I lavori sono stati sospesi dopo le comunicazioni di rito e il presidente ha convocato una Conferenza dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori il presidente ha comunicato che la Conferenza dei capigruppo ha deciso di trattare come primo argomento all’ordine del giorno il tema legato all’individuazione ipotetica della Sardegna come zona di stoccaggio di rifiuti nucleari. Al termine del dibattito il Consiglio voterà un documento unitario con cui ribadirà la posizione contraria della Sardegna all’individuazione dei siti di stoccaggio nell’Isola. Per il presidente Pais è opportuno inviare il documento al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché questa posizione arrivi in maniera chiara ed inequivocabile.

Ha dunque preso la parola il presidente della Regione, Christian Solinas, che ha sottolineato come questo argomento metta insieme tutte le forze politiche sarde. Il presidente ha ricordato che la Sardegna è stata inserita nelle aree idonee per la localizzazione del deposito nazionale di combustibile nucleare esaurito. Solinas ha ricordato che si tratta di un argomento affrontato più volte sia dalla classe politica sia dal popolo sardo e che ha sempre visto confermata la volontà della Sardegna, pressoché unanime, di dire no alle scorie e no all’energia nucleare nell’Isola. Il presidente ha ribadito che la Sardegna ha detto no con un referendum popolare consultivo, che ha visto una partecipazione trasversale di tutte le forze politiche, una partecipazione corale del popolo sardo che ha detto no con una percentuale di oltre il 97%. Solinas ha poi sottolineato che il Consiglio ha anche approvato una legge regionale che dichiara la Sardegna territorio denuclearizzato e impedisce, essendo tuttora in vigore, non solo lo stoccaggio ma anche il transito di scorie nucleari all’interno del territorio regionale. Il presidente ha rimarcato inoltre che l’Aula si è espressa più volte sul tema e che un documento tecnico redatto dall’assessorato regionale dell’Ambiente ha chiarito che l’applicazione dei criteri escludenti, già previsti a livello centrale, da soli sono sufficienti ad escludere che la Sardegna possa essere individuata come area. I 14 siti individuati come potenzialmente idonei ricadono su un territorio di alto pregio paesaggistico, ambientale, archeologico, storico e culturale e priva di collegamenti viari adeguati. Per Solinas la Sardegna ha pagato da tempo il proprio tributo alla solidarietà nazionale con  oltre il 60% del territorio riservato a servitù militari, oltre a quelle di tipo industriali, che ancora non hanno visto interventi di bonifica, ma anche a quanto la Sardegna ha pagato per lo sviluppo delle reti ferroviarie italiane, visto che è stata disboscata per quattro quinti del suo territorio, con i conseguenti danni all’ecosistema, che hanno determinato le situazioni di rischio idrogeologico di oggi, le mutazioni climatiche nel ciclo delle piogge e tutta una serie di fattori concomitanti che hanno modificato profondamente anche il sistema economico e produttivo. La Sardegna, ha continuato Solinas, ha pagato tributi anche in termini di sangue, nella Prima guerra mondiale, con il più alto contributo di vite umane. Solinas ha quindi annunciato di voler votare in Giunta una delibera per l’istituzione di un comitato che coinvolga le Università sarde, le associazioni e le parti sociali per la redazione di un documento scientifico che illustri in maniera dettagliata e chiara le motivazioni che portano all’esclusione della Sardegna dai siti idonei a ospitare il deposito di scorie nucleari. «Siamo pronti a coordinare una mobilitazione democratica – ha concluso – di tutti gli enti locali, di tutto il popolo sardo e di tutte le istituzioni culturali, scientifiche, e dei corpi intermedi» per manifestare in maniera chiara la contrarietà della Sardegna «senza se e senza ma».

Fausto Piga (FdI) ha ripercorso le tappe che hanno confermato il no della Sardegna al nucleare, dalla legge del 2003 al referendum del 2011. «La Sardegna non vuole essere il cimitero delle scorie nucleari», ha affermato Piga, sottolineando che lo scenario di «tutti contro il governo» non lo fa gioire ma preoccupare. Il consigliere di maggioranza ha sottolineato l’importanza di approvare un documento unitario che dia forza all’azione del presidente Solinas e dell’assessore dell’Ambiente, Gianni Lampis. La vocazione turistica della Sardegna deve essere tutelata, come l’importante attività legata all’agricoltura e alla pastorizia. Piga ha quindi affermato che la battaglia sarà vinta soltanto dalle Regioni che si mostreranno unite.

Massimo Zedda (Progressisti) ha sottolineato che le scorie derivano dal comparto della ricerca, da quello della medicina e dell’elettroproduzione e che le Regioni con il più alto tasso di produzione di scorie, ben il 68% del totale a livello nazionale, è concentrato nel Lazio, in Lombardia e in Piemonte. Per il consigliere di opposizione, tra le osservazioni che la Regione dovrà presentare, è opportuno inserire questo dato, visto che nei 67 siti individuati, 7 sono in Piemonte e 5 nel Lazio. Zedda ha poi ricordato che per arrivare in Sardegna i mezzi dovrebbero viaggiare via mare, con tutti i rischi connessi, ma anche il prezzo già molto alto che l’Isola paga per le servitù militari e il costo dell’energia. L’elemento di forza su cui la Sardegna deve puntare per il suo sviluppo, ha proseguito, è avere un ambiente incontaminato che va tutelato e ha esortato la maggioranza a non approvare quindi norme che possano ledere l’ambiente.

Per Roberto Caredda (Misto) anche oggi la Sardegna dice no le scorie radioattive, come ha già fatto con la legge regionale n. 8 del 2003, quando in Sardegna veniva precluso il transito di materiale nucleare non prodotto nel territorio regionale. Il tema è stato poi affrontato negli anni successivi anche con mozioni e ordini del giorno, l’ultimo provvedimento anche in questa legislatura, nel 2019, in cui il Consiglio regionale ha respinto qualunque possibilità di stoccaggio in Sardegna dei rifiuti nucleari. Caredda ha poi ricordato il referendum consultivo del maggio 2011.  «Il Governo non può calpestare la nostra sovranità – ha affermato – ma soprattutto non può non tenere conto della volontà dei sardi». Anche il consigliere del Gruppo Misto ha ricordato l’alto valore paesaggistico dei territori individuati come potenzialmente idonei ad ospitare il deposito di scorie radioattive.  E ha ribadito che la Sardegna sta già pagando un conto salato allo Stato, sia per le servitù militari sia per quelle industriali e ha sottolineato che si tratta di una battaglia senza colore politico. Caredda ha esortato il presidente Solinas a intraprendere tutte le azioni possibili per preservare la Sardegna ed evitare che diventi il contenitore di scorie radioattive.

Roberto Li Gioi (M5S) ha evidenziato che oggi il Consiglio ha una grande opportunità: combattere uniti per la Sardegna, non contro qualcuno o qualcosa. «La notizia che la nostra Isola sia stata inserita tra le aree potenzialmente idonee alla costruzione del deposito nazionale delle scorie nucleari è di una gravità incommensurabile – ha affermato – la nostra terra non è la pattumiera del mondo e non lo sarà mai». Anche Li Gioi ha ricordato il no dei sardi espresso con il referendum e il prezzo già alto pagato dall’Isola per quanto riguarda le servitù militari.  Li Gioi ha però chiarito che il percorso per individuare i siti è iniziato nel 2010 e che qualunque Governo, oggi in carica, avrebbe dovuto concludere l’iter. Il consigliere ha però ribadito la ferma volontà di difendere la Sardegna, ma senza strumentalizzazioni inutili. «Dobbiamo essere uniti – ha detto – per i sardi». 

La presidenza dell’Aula è stata assunta dal vice presidente Giovanni Antonio Satta, che ha dato la parola a Domenico Gallus (Udc Cambiamo), presidente della commissione Salute. «La Sardegna ancora una volta si trova al centro di un interesse che la vede protagonista passiva di scelte calate dall’alto  – ha affermato – in dispregio del suo Statuto di autonomia speciale, da parte di uno Stato che la colloca in un’ottica di stampo becero colonialista come territorio da sfruttare per interessi lontani dalle necessità e bisogni del suo popolo».  Gallus ha sottolineato che lo Stato vorrebbe trasformare l’Isola “nella pattumiera di rifiuti radioattivi della Repubblica” e ha ricordato che invece i sardi si sarebbero aspettati altre attenzioni, dalla continuità territoriale alla metanizzazione, fino alla questione riguardante il gettito fiscale prodotto dell’Isola. Gallus ha ricordato che la Sardegna paga «un tributo altissimo in termini di consumo del territorio e compromissione della salute pubblica per via della presenza dell’uranio impoverito nei diversi poligoni dislocati» a cui si aggiungono le aree compromesse dalla presenza delle industrie. Il consigliere di maggioranza ha ribadito l’importanza del referendum. «Lo Statuto di autonomia speciale ci conferisce i poteri, la legittimazione a ergerci a difesa dell’Isola perché siamo padroni a casa nostra. Nessun governo può imporre in Sardegna quello che il suo popolo rifiuta – ha concluso – il governo in Sardegna siamo noi». Per Gallus è necessaria una mobilitazione unitaria che coinvolga tutte le componenti politiche, sociali ed economiche della Sardegna.

Elena Fancello (Psd’Az) ha ricordato che rimangono meno di 60 giorni per presentare le osservazioni contrarie all’individuazione della Sardegna come area per il deposito di scorie nucleari. Per la consigliera di maggioranza la Sardegna si è già espressa sia con la legge del 2003 sia con il referendum del 2011 e ha già pagato un prezzo molto alto con le servitù militari e industriali. Per Fancello lo Stato nei confronti della Sardegna si è comportato da patrigno. Lo ha fatto per quanto riguarda i trasporti, l’energia, la presenza delle Istituzioni nei piccoli centri e nel non riconoscere il gap legato all’insularità. Fancello ha rimarcato che la Sardegna, per il suo sviluppo, sta puntando sul turismo, sulla cultura e sull’ambiente, e si è detta favorevole a portare avanti manifestazioni coordinate “per far sentire la voce del popolo sardo”. 

Giovanni Satta (Psd’Az) ha condiviso l’intervento del presidente Solinas e ha sottolineato che da parte delle altre Regioni c’è stata una levata di scudi per dire no e che la Sardegna deve far sentire la sua voce. Satta ha anche ricordato che lo Stato ha l’obbligo di individuare il sito, come previsto dall’Ue. Il consigliere sardista ha evidenziato, inoltre, che la Sardegna può avere importanti opportunità di sviluppo, con il Recovery Fund, l’Obiettivo 1 e la vertenza entrate e ha auspicato che “nello scrivere il futuro della Sardegna, quindi in tutta la Sardegna, di quella rappresentata da voi, ma anche di quelle rappresenta la minoranza, la Giunta e il Presidente sappiano coinvolgere tutti”.

Per Maria Laura Orrù (Progressisti)  la pubblicazione della carta era un atto dovuto e si è detta contraria a contrapposizioni istituzionali fini a se stesse. Per la consigliera è necessario evidenziare quanto l’Isola ha già sacrificato in termini di servitù militari e delle industrie, ma anche l’esito del referendum. Per Orrù sarebbe opportuno presentare un piano strategico sostenibile dell’Isola da mettere sul tavolo e chiarire che la nostra Isola deve mettere al centro, e mette al centro, l’ambiente, il paesaggio, la cultura come base per il suo sviluppo futuro. Nessuna regione vorrà il sito sul proprio territorio, «ma noi siamo forti anche del fatto di avere un’autonomia speciale che va fatta valere, non a parole, ma riempendola di contenuti. Quindi ben venga un tavolo tecnico-scientifico, ma anche una posizione politica chiara che deve assolutamente guardare a un momento in cui si possa aprire una consultazione pubblica, partecipata, dove tutti i cittadini possono esprimersi nuovamente per far sì che si vada con forza e con precisione a spiegare i motivi per cui la nostra Isola non può e non deve essere il sito che ospiterà questo deposito unico». Orrù ha poi concluso rimarcando la posizione dell’Europa che, a più riprese, ha specificato che le isole non sono riconosciute come luogo ideale per il deposito delle scorie nucleari.(Eln)

Ha quindi preso la parola il consigliere di Forza Italia Giuseppe Talanas: «Dal 2008 la Sardegna ha dichiarato il proprio territorio denuclearizzato – ha detto Talanas – è grave che il Consiglio regionale si trovi a discutere dell’ipotesi di realizzazione di un sito di stoccaggio di scorie nucleari in piena pandemia. Tutta i cittadini sardi sono contrari, lo ha sancito un referendum nel 2011, per realizzare il deposito serve il consenso delle popolazioni locali previsto dalle norme europee. E’ vero che il progetto è alle fasi iniziali, ma perché la procedura non ha tenuto conto del pronunciamento popolare? Perché non si sono consultate le amministrazioni comunali nei cui territori ricadono la aeree individuate come possibili luoghi adatti ad ospitare il sito?». Talanas ha quindi puntato l’indice contro il governo nazionale: «Non c’è da stupirsi, sono le stesse persone che minacciano di impugnare leggi ancora non approvate – ha proseguito Talanas –  noi siamo contrari a portare anche un solo fusto di rifiuti radioattivi in Sardegna. Non è pensabile realizzare un deposito di scorie nucleari in aree vocate all’agricoltura e alla pastorizia, territori in cui si produce cibo di qualità che finisce sulle nostre tavole. E’ questo l’ennesimo atto di arroganza e prevaricazione di un Governo che non ha rispetto dell’Isola. L’ipotesi di un deposito nucleare in Sardegna è da respingere in modo unitario».

Contraria anche la consigliera Desirè Manca (M5S) che ha ricordato come fu avviato l’iter per la individuazione di un sito idoneo ad ospitare i rifiuti radioattivi prodotti in Italia: «E’ partito tutto nel 2010, al governo c’era Berlusconi. L’Italia stipulò un accordo con l’Europa per l’individuazione di un deposito di stoccaggio di scorie nucleari. In quel governo c’erano Fratelli d’Italia e la Lega. L’accordo prevedeva anche la realizzazione di impianti per la produzione di energia nucleare. C’è dunque una precisa responsabilità della destra – ha attaccato Manca – nel 2010 venne dato mandato alla Sogin di localizzare il sito e di elaborare il progetto per la realizzazione di un deposito di stoccaggio. La mappa era pronta da tempo, solo questo governo ha avuto il coraggio di divulgarla. Tutti sapevano che la sua pubblicazione avrebbe creato problemi».

Desirè Manca ha poi proseguito difendendo l’operato del Governo: «Nel 2010 alla guida della Regione c’era Cappellacci, lo stesso che oggi protesta contro la pubblicazione della mappa da parte di Sogin.  Il presidente Pais era allora assessore comunale ad Alghero – ha rimarcato l’esponente del M5S – oggi niente è deciso, fa specie sentire le dichiarazioni del presidente Solinas contro il governo nazionale che ha semplicemente onorato i vostri impegni. Fa finta di non sapere da chi è stato voluto e avviato questo progetto. Noi siamo per il rispetto della volontà espressa nel referendum del 2011 così come andrebbe rispettata la volontà dei sardi che hanno votato per l’abolizione delle Province».

Sull’ordine dei lavori ha chiesto di intervenire il consigliere di Fratelli d’Italia Fausto Piga: «Voglio precisare, a benefico dei followers dell’on. Manca, che il partito Fratelli d’Italia è nato nel 2012».

Anche il consigliere di Leu, Eugenio La,i ha dichiarato la propria ferma contrarietà all’ipotesi di un deposito di scorie nucleari in Sardegna. «Il nostro sarà un no senza se e senza ma – ha detto Lai – qui non c’è in ballo il futuro di un governo o di una giunta ma quello dei sardi». Lai ha poi espresso apprezzamento per l’intervento del presidente Solinas: «Accolgo il suo appello all’unità. Da questo Consiglio deve emergere una posizione unanime. Ringrazio il presidente per aver proposto l’istituzione di un tavolo che coinvolga tutte le componenti della società sarda. Questa non è la battaglia di un partito ma dell’intero popolo sardo che ha già pagato a caro prezzo la presenza delle servitù militari e dell’industria pesante che ha provocato danni ambientali e sanitari alla Sardegna». Il consigliere di Leu ha quindi concluso il suo intervento con un invito a Solinas: «Prepari una relazione tecnica che entri nel merito della questione e rimandi al mittente la proposta di un sito di scorie nucleari in Sardegna. La relazione di Sogin non tiene conto dei rischi idrogeologici. Nel mio territorio ci sono i laghi che forniscono acqua a 180 comuni dell’isola. Perché si individua un territorio fragile ma allo stesso tempo importante per la Sardegna. Dobbiamo provare a ribaltare lo studio attraverso un  nuovo modello di sviluppo. Da noi otterrà un mandato pieno per il no alle scorie nucleari, lo sfrutti tornando in aula con le motivazioni da contrapporre al piano della Sogin. Evitiamo polemiche e contrapposizioni politiche: questa è una battaglia di tutto il popolo sardo».

Pierluigi Saiu (Lega) ha invece rivolto pesanti critiche all’operato del governo nazionale: «Nella notte tra il 4 e 5 gennaio la Sogin ha pubblicato la carta delle aree idonee ad ospitare il sito. Mentre tutti sono alle prese con la pandemia, il governo attraverso la Sogin individua 67 aree idonee. Lo fa di notte, quasi di nascosto, alle prime luci del giorno scopriamo che, tra i 67 siti idonei, 14 si trovano in Sardegna. Proprio mentre l’opposizione protesta contro il Piano Casa i suoi rappresentanti a Roma ipotizzano un deposito di scorie nucleari in Sardegna». Saiu ha quindi rincarato la dose sottolineando il ruolo svolto dal viceministro allo Sviluppo Alessandra Todde: «Il sottosegretario Todde dice che la costruzione di un sito non può non essere condivisa con le popolazioni locali, vale per la Sardegna come per le altre regioni italiane. Il progetto ha però ottenuto il parere favorevole del suo ministero e di quello dell’Ambiente. Non mi fido di questo governo perché ha dimostrato di non essere amico della Sardegna. Non mi bastano le rassicurazioni dei sottosegretari sardi Calvisi e Todde. La Sardegna non doveva essere presente nell’elenco della Sogin perché ha già pagato in termini di servitù militari, lo Stato è in debito con noi. L’insularità costa a ogni sardo 5700 euro all’anno. Se qualcuno pensa di trasformare la Sardegna in una pattumiera sbaglia di grosso. Il popolo sardo non lo permetterà».

Contraria a qualsiasi ipotesi di realizzazione di un sito per i rifiuti radioattivi  nell’Isola anche Sara Canu (Riformatori): «Noi siamo sempre stati contrari – ha affermato Canu – è  vero che sono stati individuati 67 siti idonei, può darsi che la scelta non ricadrà sulla Sardegna  ma nel dubbio ribadiamo il nostro no. Siamo al 24° posto nell’elenco dei siti idonei ma questo non deve farci abbassare la guardia. Ci dicono che si tratta di rifiuti a bassa radioattività, sappiamo che non sarà così. La proposta dice che il sito avrà bisogno di 200 ettari su cui andranno a riversarsi i rifiuti dello smantellamento delle centrali nucleari e quelli degli ospedali. Rischiamo di diventare una grossa pattumiera, ci faremo carico dei residui contaminati di tutta Italia. Non siamo disponibili ad accollarci questo fardello. Saremo al fianco del presidente della Regione nella battaglia contro le scorie».

Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Andrea Piras (Lega): «Stiamo dando voce all’intero popolo sardo che si è già espresso inequivocabilmente nel referendum del 2011 contro il deposito di scorie nucleari in Sardegna. Un no che dovrebbe essere chiaro anche al governo centrale che sembra però sempre più lontano dagli enti locali. Noi vogliamo riaffermare una posizione chiara che non può essere ignorata: non permetteremo di barattare l’ambiente che rappresenta il nostro bene più prezioso. Noi siamo un popolo ricco di bellezze naturali, di tesori archeologici ma soprattutto di un grande amore verso la nostra terra. E’ assurdo che, a dieci anni dal referendum e della legge che ha dichiarato la Sardegna territorio denuclearizzato, si debba parlare di un progetto che mira a trasformare l’Isola nella discarica nucleare dell’Italia».

Diego Loi (Progressisti) ha espresso apprezzamento per le parole del presidente Solinas: «Ho accolto con favore il suo appello all’unità. Credo sia inopportuno sentire polemiche politiche in aula. Oggi la battaglia è di tutta la Sardegna, non voglio nemmeno mettere in discussione l’idea che uno dei nostri territori possa ospitare un deposito di scorie nucleari». Il consigliere di minoranza ha poi invitato l’Aula a una riflessione: «Questa può essere l’occasione per ripensare a noi stessi, per ragionare su due elementi cardine: l’esercizio della nostra specialità attraverso un processo di riforma e di riorganizzazione dell’Isola e un grande progetto di sviluppo sostenibile». Per Loi è impensabile poter ospitare un deposito di rifiuti radioattivi in Sardegna: «I siti individuati sono in aree particolarmente fragili. Tutta l’Isola deve stringersi intorno alle comunità e ai sindaci dei paesi nei cui territori ricadono le aree idonee alla realizzazione del deposito. E’ un importante occasione per favorire una riaggregazione della società sarda,  a partire dalla giovani generazioni. Il richiamo all’unità deve essere uno dei messaggi più forti che deve uscire da quest’aula per ragionar in termini di prospettiva e di sviluppo sostenibile dei nostri territori».

Antonello Peru (Cdu cambiamo), dopo aver apprezzato l’identità di vedute tra maggioranza e opposizione, ha elencato le ragioni della sua contrarietà al deposito di scorie nucleari nell’isola: «Il popolo sardo si è espresso chiaramente nel referendum del 2011 – ha detto Peru – la Sardegna ha pagato un caro prezzo per le servitù militari, con la cessione di 35mila ettari del suo territorio. Stesso discorso per la presenza dell’industria pesante che ha portato lavoro ma anche inquinamento e compromissione dei territori. Siamo inoltre l’unica regione con un pesante deficit energetico (paghiamo il doppio l’energia) e le nostre imprese sono penalizzate per la mancata realizzazione delle infrastrutture nei trasporti. L’Italia deve riconoscerci per ciò che siamo e per ciò che rappresentiamo: siamo la terra del buon cibo e dell’accoglienza, dell’ambiente e della biodiversità. I danni d’immagine, con la realizzazione di un deposito di rifiuti radioattivi, sarebbero incalcolabili. Tutto ciò è incompatibile con la realizzazione del sito». Peru si è poi soffermato sull’iter del progetto: «Non c’è ancora una decisione definitiva, per questo occorre far sentire da subito la nostra voce per bloccare sul nascere ogni ipotesi di realizzazione del sito in Sardegna. Bene ha fatto il presidente a proporre un tavolo allargato. Maggioranza e opposizione dicono in modo chiaro no alle scorie in Sardegna».

Un no al progetto Sogin anche da parte di Alessandro Solinas (M5S): «Il nostro è un no netto a qualsiasi ipotesi di realizzazione di un sito in Sardegna. L’Isola ha già pagato a caro prezzo le servitù militari e l’industrializzazione selvaggia. Lo studio di Sogin è solo tecnico, qualsiasi governo lo avrebbe dovuto fare. Ci vorranno 44 mesi di lavoro per arrivare a una decisione definitiva. Giusto però ribadire il nostro no. L’ipotesi di un deposito di rifiuti radioattivi non è realizzabile in Sardegna, troppo alti i rischi dal punto di vista ambientale. La volontà del popolo sardo contro le scorie è la stessa espressa contro le province. Questo mi preoccupa, perché un governo che non rispetta la volontà popolare è un governo nemico del popolo».

Critico nei confronti dell’esecutivo nazionale l’intervento di Michele Ennas (Lega): «La Sardegna è stata scaraventata in prima linea senza essere consultata. Il governo ha deciso di notte evitando qualsiasi confronto, in un momento in cui i riflettori sono puntati sulla pandemia. E’ una decisione inopportuna che scavalca la volontà delle popolazioni interessate. Emergono problemi di carattere procedurali evidenti: l’Isola intera si mobilita per respingere questa ipotesi. Noi speriamo sempre di ottenere altre attenzioni dal Governo ma questo non accade. Diciamo no a questo tentativo calato dall’alto. I cittadini sardi chiedono chiarimenti, il Governo finora li ha negati con una decisione che rappresenta un colpo di mano. La Sardegna è stata la prima regione a dichiarasi territorio denuclearizzato dopo disastro di Fukushima, il 96 % dei sardi si è pronunciato contro l’ipotesi di realizzazione di un deposito nucleare. Siamo pronti a difenderci con qualsiasi mezzo».

Un mandato chiaro al presidente Solinas ha sollecitato il leader dell’Udc Giorgio Oppi: «In passato ci sono stati ripetuti pronunciamenti del Consiglio contro l’ipotesi di un deposito di scorie nucleari in Sardegna – ha detto Oppi – durante il governo Renzi, quando era ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, l’idea era quella di realizzare il sito a bocca di miniera. Per questo venne presa in considerazione anche l’area del Sulcis, ipotesi poi scartata perché inidonea. Si parlava allora della Puglia come regione più idonea ad ospitare il deposito. Le popolazioni locali sembravano d’accordo anche in considerazione delle ingenti risorse destinate al territorio per gli indennizzi. Per anni però non si è fatto niente, ci si è quasi dimenticati della questione. Oggi se ne riparla, si individuano 67 siti possibili di cui 14 in Sardegna. Spero che questa discussione sia superflua. Il Consiglio si è già espresso.  Si dia mandato pieno al presidente della Regione per ribadire la scelta che abbiamo fatto in passato. Una volta per tutte si combatta con chi vuole mortificare la Sardegna». (Psp)

L’on. Ganau (Pd) ha detto a nome del Pd che «le dichiarazioni dell’on. Solinas ci consentono di andare verso una sintesi unitaria nel no al deposito di scorie nucleari in Sardegna. Non c’è bisogno di citare il referendum e i suoi esiti né le nostre leggi che non consentono nemmeno il passaggio di scorie nucleari sull’Isola, figurarsi lo stoccaggio. La Sardegna attende ancora la bonifica dei siti industriali e paga il prezzo delle servitù militari, che ci sottraggono aree destinate allo sviluppo della nostra economia». Per l’oratore «siamo davanti a un documento tecnico, non politico, che comunque indica i siti della Sardegna al terzo livello, cioè non tra quelli più indicati per stoccare le scorie. Noi comunque dobbiamo ribadire il no unitario in tutte le sedi e concludere con un ordine del giorno unitario questa mattinata. Al presidente chiedo di tornare in aula senza polemica, per trovare una sintesi anche sul recovery fund e sulla spesa di quei denari».

Per il Psdaz ha preso la parola il capogruppo Franco Mula: «Già nel 2015 tutti i Comuni sardi avevano detto  no alle scorie e così l’esito referendario. Però fa specie che un documento tecnico continui a indicare la Sardegna come un territorio dove potrebbero essere ospitate le scorie. E’ del tutto evidente che per i sardi non ci sono governi amici. Altro che scorie, ci aspettiamo ben altro da Roma visto che siamo un’isola, abbiamo difficoltà nei trasporti e paghiamo caramente l’energia per le nostre imprese». Il leader sardista ha aggiunto: «Non è un ragionamento proponibile il fatto che ci sarebbero nell’Isola  4 mila posti di lavoro in più: nessuno ci dice invece quanti danni farebbe alla Sardegna ospitare le scorie nucleari italiane».

Per i Progressisti il capogruppo Francesco Agus ha esordito dicendo che «in Italia ci sono ben 23 siti dichiarati maggiormente idonei rispetto a quelli sardi per ospitare scorie. Dunque, è del tutto evidente che la nostra posizione deve essere solida per portare a casa il risultato. Affidiamoci alla forza rivoluzionaria della verità. Non possiamo evitare di fare finta che la Sardegna non abbia subito sino a oggi soprusi ambientali gravi e per questo diventa ancora più importante la rinaturalizzazione della Sardegna. La domanda che dobbiamo farci è: perché i nostri siti, nonostante ci sia la difficoltà del mare, non sono stati ancora esclusi dalla lista dei siti dove ospitare il deposito di scorie? Quanto al comitato tecnico da istituire io dico sì ma purché non faccia la fine degli altri comitati tecnici».

Per le conclusioni ha preso la parola il presidente della Regione: «Si conferma un comune sentire tra noi e il tema non è il rapporto tra governi ma tra lo Stato e l’autonomia speciale – ha affermato Solinas – con gli occhiali della storia e non della cronaca dobbiamo valutare le scelte da fare, quando si parla di materiale radioattivo.  Perché gli effetti si svilupperanno per i prossimi tre secoli. Una scelta è stata fatta: nei 67 siti ce ne sono 14 della Sardegna, nonostante un referendum e tanti altri momenti istituzionali abbiano già escluso la volontà della Sardegna di autorizzare un deposito. Nel 1977 l’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti dal Canada annunciò l’acquisto di due centrali nucleari. Nell’anno successivo il Cipe indico la Sardegna come base strategica per la produzione di energia nucleare. Ad Andreotti rispose l’allora presidente Pietrino Soddu, che nonostante la comune militanza politica, assunse una posizione contraria e intransigente.   E disse in un telegramma a Palazzo Chigi: <Contro questo nuovo esempio di arroganza del potere romano esprimo a nome dei sardi una vibrata protesta per la mortificazione dei principi costituzionali dell’autonomia e del regionalismo. Ecco, io faccio mie quelle parole  di Soddu perché anche qui come allora è in gioco la qualità dei rapporti tra lo Stato e la Regione. Cosa altro vi devono dire i sindaci e i sardi per far capire allo Stato che noi il deposito di scorie non lo prendiamo in considerazione?  Qualcuno sceglie però di inserire la Sardegna nell’elenco dei siti: il ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo economico. Ed ecco perché è fondamentale dare oggi un mandato alla Giunta regionale per confermare il ben noto e intrattabile no in tutte le sedi democratiche».

Il presidente Pais ha quindi sospeso la seduta annunciando la predisposizione di un ordine del giorno unitario del Consiglio. I lavori riprenderanno alle 16. (C.C.)

 

 

 

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