CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XVII Legislatura
Ufficio Stampa
Nota stampa della seduta n. 118 – Pomeridiana
martedì 24 febbraio 2026
41 bis: approvato l’ordine del giorno n. 1 (Deriu e più) sulla necessità di modificare l’articolo 41 bis della legge 26 luglio 1975, n 354 al fine di sopprimere il riferimento alla collocazione preferenziale dei detenuti sottoposti a regime speciale in aree insulari e di scongiurare una ulteriore concentrazione di detenuti in regime speciale nel territorio della Regione sarda
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Cagliari, 24 febbraio 2026 – La seduta si è aperta sotto la Presidenza del Presidente Comandini. Dopo le formalità di rito il Presidente ha ricordato che all’ordine del giorno dell’aula c’era la prosecuzione dell’esame delle mozioni: 65 (Ticca – Fasolino – Salaris), sul trasferimento presso la Casa circondariale di Uta di novantadue detenuti sottoposti al regime del 41-bis; 83 (Fundoni – Soru – Cau – Cocciu – Corrias – Di Nolfo – Masala – Serra – Agus – Aroni – Canu – Cozzolino – Frau – Loi – Meloni Corrado – Peru – Pilurzu – Piras – Rubiu – Ticca), sulle problematiche relative all’ipotesi di trasferimento di novantadue detenuti sottoposti al regime dell’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario presso la casa circondariale di Uta e la numero 100 (Cocciu – Chessa – Maieli – Marras – Piras – Talanas) sulla richiesta di verifica dei criteri di allocazione dei detenuti in regime di cui all’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario negli istituti penitenziari della Sardegna.
Prima ad intervenire nella discussione generale è stata Camilla Soru (Pd), che ha detto: “Abbiamo il diritto di presentare una proposta di legge nazionale per modificare il criterio che penalizza le isole sul 41 bis e abbiamo presentato come Pd in Parlamento una proposta identica a quella presentata dall’onorevole Pittalis. Io la metto a servizio del consiglio regionale e voi potete fare altrettanto”.
A seguire il consigliere Stefano Tunis (Sardegna 20/venti): “Il vecchio rottame del 41 bis è nato per combattere il terrorismo e poi adattato alla lotta alla criminalità organizzata. Non voterò un odg o mozione che non dica con chiarezza che ai sardi fa schifo ogni mafioso. La Sardegna non ha materialmente gli strumenti per fronteggiare questo problema e ho apprezzato i toni di oggi in Aula della presidente Todde”. Per l’oratore “la presenza dello Stato in Sardegna diminuisce sempre di più ed è evidente che rispetto al passato la situazione è sempre peggiore. E’ corretto come dice l’onorevole Soru intervenire sulla legge che istituisce il 41 bis ma occorre prevenire l’infiltrazione mafiosa, in Sardegna come altrove”.
Per l’on. Sebastian Cocco (Uniti per Alessandra Todde) “discutere oggi del 41 bis significa parlare di sicurezza dello Stato, di efficacia dello strumento e del ruolo dei territori nelle scelte dello Stato. Noi oggi stiamo dando un grande segnale di maturità politica e forse ci sarà un punto di caduta alto in questa discussione. Cominciamo col dire che il 41 bis, il cosiddetto carcere duro, è una sorta di tortura che ha portato a condanne da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, nasce con la legge Gozzini e dal 2002 è diventato la regola del sistema detentivo in determinati casi. Ci dobbiamo chiedere se sta funzionando e se ha portato vantaggi: meno di un detenuto su dieci ha collaborato con lo Stato e questi sono dati certi.
Ma il terzo punto è determinante: abbiamo presentato la richiesta di istituzione di una commissione speciale per indagare sui rischi di infiltrazione criminale in Sardegna. E la proposta può essere condivisa da tutti”.
Per Luca Pizzuto (Sinistra Futura) “l’infiltrazione della criminalità organizzata non è un fatto metafisico. Già dagli anni ’80 esponenti della stidda di Gela fu mandata in confino obbligato a Carbonia ed erano interessati alla gestione dei rifiuti e al movimento terra. Attecchirono e si allearono con la banda di Is Mirrionis e questi sono fatti delle cronache giudiziarie. Non fantasie. Nel carcere si creano alleanze e le famiglie seguono i detenuti e si infiltrano nei territori. E la nostra isola rischia di diventare una grande conferenza permanente delle mafie. C’è una sottovalutazione della potenzialità di rieducazione del carcere e non capisco per quale ragione il governo ci stia imponendo una scelta così importante e perché non venga a parlarne qui con noi”.
Sempre dai banchi della maggioranza, Maria Laura Orrù (Avs): “Il governo agisce in solitaria e senza tornare sulla nostra posizione chiara di contrasto alle mafie dobbiamo chiederci il perché della decisione del governo di concentrare sulla Sardegna i detenuti del 41 bis, al di là della preferenzialità delle isole indicata dalla legge”.
Per il Movimento Cinque stelle Michele Ciusa ha detto: “La Sardegna non deve essere una terra di confino con tre strutture su sette (Uta, Nuoro e Sassari) destinate alla massima sicurezza dei detenuti italiani. Diciamo no alla servitù carceraria ed è il momento di unirci tutti. Sabato saremo in piazza e chiediamo a tutti di esserci. Non siamo attrezzati per gestire una problematica così complessa, non abbiamo agenti addestrati per il 41 bis e nemmeno strutture sanitarie per questi detenuti. Con la previsione del governo Uta arriverà a 800 detenuti con l’arrivo del 41 bis e sarà ingestibile”.
Dai banchi dell’opposizione Fausto Piga (FdI) ha affermato: “Dubito che ci sarà unitarietà su questo tema e la responsabilità è della presidente Todde, che sino a oggi ha preferito la propaganda alla politica come ogni volta che c’è un confronto tra il governo e la Regione. Il tema del 41 bis in Sardegna va trattato con serietà ma senza allarmismi. Si comprende la preoccupazione sincera di tanti sindaci, non quella faziosa né strumentale. Queste sane preoccupazioni devono essere ascoltate dalla politica ma la presidente Todde ha preso la strada dello scontro col governo per propaganda e dovrebbe smetterla di prendere per i fondelli la Sardegna”.
Sempre in discussione generale ha preso la parola Alberto Urpi (Sardegna 20/venti), che ha detto: “Il punto di arrivo è lo stesso per tutte le forze politiche presenti in quest’Aula. Noi siamo spaventati da questo processo di riorganizzazione dei pesi carcerari del 41 bis e adesso dobbiamo mettere un punto su questa situazione. L’insularità in Costituzione non ci ha dato un solo vantaggio sino a oggi nei trasporti come nelle entrate ma ci ha dato subito uno svantaggio: questo. Va aperto con lo Stato una grande vertenza sulla Sardegna, dove parlare di tutto e anche del trasferimento dei detenuti del 41 bis. Fermiamoci un attimo e avviamo un confronto leale con lo Stato mentre i parlamentari sardi devono modificare la legge che penalizza le isole”.(C.C.)
Per Giuseppe Dessena (Avs): «La presidente Todde sta cercando tutte le vie possibili per affrontare un problema che non siamo abituati ad affrontare. E’ avvenuto lo stesso in Toscana qualche anno fa. Anche quella Regione, con un sistema economico robusto, non è rimasta immune alle infiltrazioni mafiose. Queste organizzazioni si presentano nei territori in modo diverso, in giacca e cravatta o con le scarpe sporche di fango. Sono organizzazioni che riescono a camminare in territori in cui il confine tra legalità e illegalità non è sempre chiaro». Per Dessena vanno rivisti i rapporti tra Stato e Regione: «Capita spesso che il principio di leale collaborazione tra istituzioni venga messo in discussione da parte dello Stato».
Secondo Antonello Peru (Sardegna Venti/20): «Lo Stato non è un’entità astratta. Sono le forze politiche che lo guidano. Ognuno di noi ne rappresenta un pezzo. Tutta la politica sarda è molto preoccupata. La Presidente Todde ha scelto la piazza. Chiedo se la piazza può sostituire la via istituzionale. Io credo che il nostro ruolo nelle istituzioni debba essere interpretato fino in fondo senza sventolare bandiere. Per questo riconosco il merito dei deputati Meloni e Pittalis, soprattutto il secondo che ha presentato una proposta di legge in materia». Peru ha quindi concluso il suo intervento invitando i colleghi a riflettere: «Vi stupite davvero di questa decisione? Sono scelte che riguardano gli equilibri nazionali e non tengono conto degli interessi della Sardegna. E’ una scelta strategica che secondo lo Stato va vista come un premio per l’Isola. Serve un confronto istituzionale, invece subiamo l’ennesima decisione dall’alto. Ogni Governo ha sempre adottato questo tema trattandoci come una terra di servitù. Tutti i partiti nazionali hanno sempre risposto a logiche nazionali dove la Sardegna viene considerata un costo e non una realtà da valorizzare».
Per Corrado Meloni (Fratelli d’Italia): «Il problema del trasferimento in Sardegna di detenuti in regime di 41 bis è una questione che interroga tutta l’opinione pubblica. E’ un problema reale che la presidente Todde decide di affrontare individuando il governo nazionale come nemico pubblico numero uno. Prende forma una narrazione di comodo. La presidente chiama a raccolta le truppe sgangherate del Campo Largo annunciando una manifestazione di piazza anziché avviare un confronto con il Governo». Per Meloni, la manifestazione è uno strumento propagandistico: «Fa sorridere che i primi ad aderire alla manifestazione siano stati i sindaci che in questi mesi sono rimasti in silenzio sul caos del sistema sanitario. Non si può continuare a prendere in giro i sardi con operazioni di distrazione di massa. Occorre sgombrare il campo dalla disinformazione e dalla mistificazione. Non c’è nessuna invasione di mafiosi nell’Isola ma una rimodulazione delle presenze di detenuti in regime di 41 bis».
Di diverso avviso Salvatore Cau (Orizzonte Comune): «Sabato sarò in piazza come sindaco per protestare contro la decisione del Governo. Un’operazione che avrebbe pesanti conseguenze economiche e sociali. La Sardegna in passato è sempre venuta incontro alle esigenze dello Stato. Un atteggiamento che, però, si è spesso tradotto in marginalità ed esclusione. Questo provvedimento rischia di produrre ulteriori danni».
Per Cau: «prima di parlare di trasferimenti di detenuti è utile sapere quanti mafiosi e camorristi sono presenti nelle carceri sarde. Quello che sta accadendo ad Olbia e Alghero con le infiltrazioni criminali nel tessuto economico deve preoccupare tutta la Sardegna. Bene fa la presidente Todde a chiamare la Sardegna a una mobilitazione. Noi la sosteniamo convintamente».
Per Giuseppe Talanas (Forza Italia): «Dal dibattito emerge un forte no al trasferimento in Sardegna di detenuti sottoposti al 41 bis. Anche con posizioni diverse emerge una condanna unanime e la preoccupazione che la Sardegna si trasformi in una colonia penale. La pena ha una funzione rieducativa. La rieducazione prevede un avvicinamento dei detenuti alla loro famiglie. Se il carcere di Nuoro diventa una struttura destinata solo ai detenuti al 41 bis la situazione diventa preoccupante. Ai reclusi non sarà garantito il diritto alla difesa. Noi cediamo le strutture carcerarie a detenuti che arrivano da fuori. I carcerati sardi saranno portati in altre istituti, lontani dalle loro famiglie. Anche per il personale della polizia penitenziaria non mancheranno i problemi per garantire la sorveglianza. Il fenomeno va affrontato nel suo complesso. Occorre capire se in determinati territori l’arrivo di detenuti che si sono macchiati di delitti gravi possa configurare il pericolo di in filtrazioni criminali». Talanas ha poi puntato l’attenzione sul carcere di Nuoro: «Badu ’e Carros si trova al centro della città, non è adatto ad ospitare questo tipo di detenuti. Le loro famiglie si trasferiranno in città e lì stabiliranno la loro residenza. Tutta la Sardegna, non importa come, ha il dovere di manifestare la propria contrarietà a questa decisione».
Per il capogruppo di Fratelli d’Italia Paolo Truzzu, il problema delle infiltrazioni mafiose è un problema che riguarda tutti. «Il dibattito di oggi però è deludente – ha detto Truzzu – il 41 bis in Italia riguarda 800 detenuti ma quelli associati alle organizzazioni mafiose sono 9.000. Nessuno di noi vuole un mafioso in casa propria perché sappiamo quali sono i rischi per la nostra sicurezza e per le infiltrazioni criminali nel tessuto sociale. Se dovessero arrivare i detenuti annunciati, il numero dei reclusi sardi non aumenterà. Già oggi a Nuoro ci sono 468 detenuti appartenenti a organizzazioni criminali. Di questo si deve ragionare per difendere il nostro territorio». Truzzu si è poi rivolto alla presidente Todde: «Lei ha sbagliato strategia. Occorreva su questo tema coinvolgere le opposizioni, ma non oggi quando è stata già indetta una manifestazione di piazza. Sono convinto che se avesse chiesto un incontro, un’audizione in Consiglio dei Ministri si sarebbe potuto affrontare il tema in modo diverso. Lei ha scelto la strada più comoda: quella dell’agitazione della piazza, anziché quella più difficile del confronto. Mi sono convinto che lei questo problema non lo vuole risolvere, vuole affermare se stessa per recuperare qualche briciola di consenso».
Il presidente Comandini ha quindi annunciato la presentazione di due ordini del giorno presentati da maggioranza e opposizione.
Il primo, della maggioranza, è stato illustrato dal capogruppo del Pd Roberto Deriu: «Credo che lo strumento scelto che fa riferimento all’art.51 dello Statuto (invio del provvedimento alle Camere) sia il più efficace. La Giustizia è materia di competenza statale. La questione va affrontata a livello nazionale». (Psp)
L’odg n. 1 chiede al Parlamento, ai sensi dell’articolo 51 dello Statuto di promuovere, nel rispetto del principio di leale collaborazione, un confronto istituzionale volto a salvaguardare gli interessi della Regione ed evitare scelte suscettibili di accrescerne l’isolamento o la marginalità, di procedere alla modifica dell’art. 41 bis della legge n. 354 del 1975 per sopprimere il riferimento alla collocazione preferenziale dei detenuti sottoposti a regime speciale nelle aree insulari, di definire criteri omogenei per la distribuzione territoriale dei detenuti sottoposti al 41bis, di sospendere qualunque iniziativa volta a disporre la redistribuzione straordinaria di ulteriori detenuti sottoposti al regime speciale negli istituti penitenziari della Sardegna.
Deriu ha quindi proposto un emendamento orale all’ordine del giorno che introduce un nuovo capoverso. «Con questo emendamento si prevedono in ogni caso adeguati meccanismi di compensazione finanziaria a favore della Sardegna proporzionati al numero dei detenuti e dei soggetti sottoposti al 41 bis per i maggiori oneri sanitari sostenuti dalla Regione. Credo che sia una misura di buon senso». (Psp)
Il secondo ordine del giorno è stato illustrato dal primo firmatario Paolo Truzzu. Questo odg impegna la Presidente della Regione e la Giunta ad attivare un tavolo tecnico permanente con il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria al fine di valutare unitariamente l’effetto del trasferimento dei detenuti in regime di 41 bis negli istituti di pena in Sardegna, a promuovere, in sede di Conferenza Stato- Regioni, l’adozione di specifici protocolli di monitoraggio sul fenomeno del pendolarismo familiare, a garantire la piena applicazione del decreto legge in materia di “medicina protetta” promuovendo la costituzione di reparti sanitari dedicati ai detenuti all’interno degli ospedali, a istituire un Osservatorio regionale permanente sull’impatto socio-economico e sulla sicurezza del territorio nelle aree ospitanti gli istituti penitenziari.
Il presidente Comandini ha chiesto ai firmatari della mozioni se le ritiravano per votare gli odg del giorno. La mozione 100 (Cocciu ), non ritirata, su cui è stato chiesto il voto elettronico, è stata bocciata. (sì 11, no 26, 8 astenuti)
Approvato l’odg n. 1 (Deriu e più) , votato ai sensi dell’articolo 51 dello Statuto (sì 33, no 2, astenuti 9)
L’odg n. 2 (Truzzu e più) è stato bocciato. (Sì 18, no 26)
Dopo una breve Conferenza dei Capigruppo il Presidente Comandini ha comunicato che la Conferenza ha inserito all’odg il programma delle attività Corecom 2026. Messo in votazione il programma è stato approvato.
Il Consiglio è convocato a domicilio.