Nota stampa della seduta n. 117

Nota Aula

Seduta n.117 

del 31 marzo 2021 Pomeridiana

Approvato il Testo unificato N. 6-20-155-176/A sulla riforma dell’assetto territoriale della Regione

Approvato il Documento n. 7 sull’attivazione del laboratorio di emodinamica presso il Presidio ospedaliero di Lanusei

Disegno di legge n.107/A “Norme urgenti per il rilancio delle attività di impulso, coordinamento ed attuazione degli interventi della Giunta regionale e di riorganizzazione della Presidenza della Regione” – illustrate le relazioni di maggioranza e opposizione

Il Consiglio riprenderà i lavori mercoledì 7 aprile alle 10,30

Cagliari, 31 marzo 2021 – La seduta pomeridiana n. 117 si è aperta sotto la presidenza del presidente del Consiglio, Michele Pais, che dopo le formalità di rito ha concesso la parola all’assessore degli Enti Locali, Quirico Sanna, che ha precisato che nel testo dell’emendamento n. 43, presentato dalla Giunta regionale e riguardante la nomina del commissario straordinario della provincia del Sud, non si fa riferimento al termine dei trenta giorni per la nomina del commissariamento straordinario “soltanto per un errore materiale da sanare in sede di coordinamento finale del testo di legge”.

Eugenio Lai (capogruppo Leu) ha chiesto il voto segreto sull’emendamento n. 43 che è stato approvato con 31 sì e 15 no.

Il consigliere dei Progressisti, Massimo Zedda, è intervenuto con riferimento all’emendamento n. 20 (Mura e più), la cui seconda parte è stata dichiarata decaduta, per criticare la duplicazione dei ruoli tra il commissario della città metropolitana di Cagliari e il commissario della Provincia del Sud che sarà accorpata alla città metropolitana. A giudizio del consigliere della minoranza, tale disposizione potrebbe comportare l’impugnazione del provvedimento in sede governativa perché in contrasto con quanto stabilito dalla legge Delrio.

Posto in votazione l’emendamento n. 20 è stato approvato e si è quindi passati all’esame del testo e degli emendamenti all’articolo 25 (Norma finanziaria). Il relatore di maggioranza, Antonello Peru (Udc-Cambiamo), ha dichiarato il parere favorevole all’emendamento sostituivo totale n.35 (Giunta) che riscrive la norma finanziaria e contrari all’emendamento n. 2 che però, dopo l’intervento illustrativo da parte del presentatore Gianfranco Satta (Progressisti), è stato dichiarato decaduto. Dopo il parere conforme a quello del relatore dichiarato dall’assessore Sanna, il consigliere dei Progressisti, Massimo Zedda, è intervenuto in tono critico proprio sulla norma finanziaria, denunciando il rischio che gli enti di nuova costituzione non possano, senza un intervento della Regione, avvalersi delle risorse dell’avanzo di amministrazione. «Nella scorsa legislatura – ha aggiunto l’esponente della minoranza – si intervenne per i 14 milioni che dalla città metropolitana dovevano essere trasferiti alla provincia Sud Sardegna ed è bene ricordare dunque che le province non sono dunque a costo zero ma ci costeranno diverse decine di migliaia di euro».

Posto in votazione l’emendamento n. 35 che riscrive totalmente l’articolo 25 è stato approvato.

Approvato anche l’emendamento n. 33 che sopprime totalmente l’articolo 6 della legge (Nomina del direttore generale) ed il cui esame era stato rinviato dalle precedenti sedute.

In sede di discussione generale sull’articolo 26 (Entrata in vigore) è intervenuto il relatore della maggioranza Antonello Peru (Udc-Cambiamo) che ha svolto una serie di considerazioni di carattere generale. Peru non ha nascosto la soddisfazione personale e politica per l’approvazione del provvedimento che istituisce la città metropolitana di Sassari e rilancia le province del Medio Campidano, della Gallura, del Sulcis e dell’Ogliastra. «Sulle grandi riforme – ha aggiunto il consigliere della maggioranza – non aiutano le divisioni ma servono impegno e passione per il bene della nostra Isola». «Questa riforma – ha insistito Peru – è il primo passo per realizzare un vero federalismo interno con le autonomie locali protagoniste».

Contrario alla riforma si è invece detto il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, che ha definito la discussione sugli enti locali “una discussione fuori dal tempo” ed ha evidenziato un’altra serie di priorità che, a suo giudizio, avrebbero meritato l’esame in Consiglio: priorità economiche, il disagio derivante dal momento emergenziale, i ritardi sulla campagna vaccinale e l’aumento dei contagi.

«La Regione – ha affermato l’esponente della minoranza – è ancora senza la legge finanziaria ed abbiamo sottratto al Consiglio un mese di lavoro sui temi più urgenti». Agus ha insistito sulle reali funzioni e sulle risorse dei nuovi enti: «Il giorno dopo l’approvazione della legge gli enti di nuova istituzione non potranno neppure fare lo sfalcio dell’erba, perché è vero che le province sono in una situazione finanziaria disperata, è ancor più vero che le province sarde sono quelle più in difficoltà, perché hanno subito il taglio dei finanziamenti e non hanno avuto accesso ai fondi per l’edilizia scolastica».

Massimo Zedda (Progressisti) ha avanzato dubbi sugli eventuali benefici che le norme in approvazione potrebbero produrre nei diversi territori: nella legge non c’è alcun tipo di intervento economico per aiutare le province e le città metropolitane. Il consigliere della minoranza ha escluso preconcetti sugli enti provinciali: «Non sono i Comuni e le Province ad aver determinato lo spreco delle risorse pubbliche, il 97% del debito pubblico italiano (pari a 2600 miliardi di euro) è responsabilità dello Stato e delle Regioni, ma il punto è come dare gambe a questi enti». A giudizio di Zedda, in Sardegna si sarebbe potuto modificare profondamente l’apparato regionale a favore di un reale decentramento amministrativo verso province e comuni. (A.M.) 

Dopo Massimo Zedda ha preso la parola Nico Mundula (FdI) che ha detto: “Questa legge, auspicata dai territori, porta in dote l’istituzione della città metropolitana di Sassari e il ripristino di province che in realtà non erano mai state abolite ma svuotate.  Serviranno ora denari per dare gambe alle province e farle funzionare”.

Per il leghista Pierluigi Saiu, presidente della commissione Autonomia, “in un periodo difficile come questo il Consiglio regionale ha il dovere di votare provvedimenti relativi alla legislazione di emergenza. E infatti lo facciamo: la commissione che presiedo ha discusso e votato la legge 9 e lo ha fatto prima di tutti gli altri. Questo non ci impedisce di affrontare anche altri provvedimenti come la riforma degli enti locali. Tutti i sindaci che abbiamo ascoltato ci hanno detto che la materia degli enti locali presentava squilibri e andava riscritta. Noi non imponiamo un disegno, a differenza di chi lo ha imposto nella scorsa legislatura”.

Per dichiarazione di voto l’on. Caddeo (Progressisti) ha esordito con un proverbio in campidanese: “A chini fait e sciusciat no dd’ammancat traballu. Il vostro è un modo di fare e disfare che non piacerà ai cittadini e alle cittadine sarde. Se non darete strumenti professionali ed economici questa vostra riforma sarà immobile e non produrrà nulla”.

Sempre dai banchi dell’opposizione il progressista Diego Loi, vicepresidente della commissione autonomia, ha detto: “Mi sarà dato atto che non mi sono mai sottratto in commissione né in aula ma a malincuore non riesco a definire questo provvedimento una riforma. Ma al massimo una prima linea di partenza”.

Il Pd ha preso la parola con il capogruppo Gianfranco Ganau, che ha attaccato la maggioranza: “Siete riusciti a creare interferenze gravi, a nominare un commissario aggiuntivo per la città metropolitana di Cagliari. E poi c’è la questione delle risorse finanziarie, che sarà necessario sostenere nella prossima variazione di bilancio”.

Per Antonio Piu (Pd) “il territorio del Sassarese è sfilacciato e io non posso che votare a favore di una proposta come questa, che istituisce la città metropolitana di Sassari ma avete inserito in questa legge tante funzioni accentrandole sulla Regione e levandole ai Comuni. Correggeremo tutto questo più avanti, magari quando ci sarà un’altra maggioranza”.

Dai banchi di Cinque stelle Michele Ciusa ha parlato di “ritorno al passato senza beneficio per il futuro. Era l’occasione per parlare di enti intermedi e invece in questa legge ci sono soltanto i soldi per i commissari. Tutto qui. Per questo voterò contro”.

Favorevole invece il voto dell’on. Fausto Piga (FdI): “In campagna elettorale avevamo preso l’impegno di riformare le province e l’impegno lo abbiamo rispettato. Se il centrosinistra non è riuscito a far funzionare le province non ci riusciremo noi in venti giorni ma con le risorse a disposizione raggiungeremo il risultato”.

Per il Pd l’on. Roberto Deriu ha parlato di “un tipo di legge caratterizzato da molti compromessi. Il tentativo di coinvolgere maggioranza, opposizione e territori è stato compiuto ma non completo. Ci sono lati positivi in questa legge, aspetti di attuazione della Costituzione e dello Statuto  che in passato non erano stati considerati. E’ un passo avanti ma non è la riforma definitiva anche perché servirà il passaggio popolare referendario per sentire l’opinione dei cittadini dei singoli comuni”.

Dai banchi dell’Udc il decano Giorgio Oppi ha detto che “in commissione il comportamento dell’opposizione è stato ineccepibile ma siamo d’accordo anche noi sul fatto che non è una legge perfetta. Ne siamo consapevoli ma per molti di noi, ogliastrini e galluresi, oggi per noi è una vittoria”.

Un altro sì dal Pd: Giuseppe Meloni ha annunciato il voto favorevole al testo unificato: “Sono stato il primo a dare impulso a questo cambiamento e oggi è un voto un po’ sofferto ma comunque c’è. Certo, l’assessore Sanna è riuscito a inquinare con disposizioni sbagliate questa legge ma intanto le province possono riprendere a lavorare, le vecchie e le nuove”.

E’ intervenuto poi l’Udc con l’on. Gianfilippo Sechi: “Questa riforma sarà all’altezza delle attese e delle aspettative dei cittadini sardi”.

Favorevole anche Salvatore Corrias (Pd): “Ora la Provincia dell’Ogliastra è fatta, bisogna fare gli ogliastrini. Se verranno superate tutte le perplessità che attualmente ci sono anche io vorrò portare qui gli amaretti, come l’onorevole Oppi. E porterò quelli di Baunei che sono molto buoni”. (C.C.)

Maria Laura Orrù, dei Progressisti, ha ribadito la posizione contraria del suo gruppo perché, ha spiegato, la pandemia ha profondamente modificato le nostre vite indicando nuove strade per il futuro, mentre invece questa legge di riforma segna il ritorno al passato. La mia non è una posizione aprioristica, ha poi precisato, ma è dovuta al fatto che la riforma inquadra il problema in una dimensione troppo ristretta che non apre una vera prospettiva di sviluppo per le nostre comunità e non appare all’altezza delle grandi sfide che attendono la Sardegna.

Il capogruppo di Fdi Francesco Mura, dopo aver premesso che la legge (come ogni legge) non potrà avere riscontri immediati, ha sottolineato che tuttavia la riforma segna un punto importante sull’autogoverno dei territori, principio cardine di ogni moderna democrazia. Soffermandosi sulla Città Metropolitana di Cagliari che si avvia verso un percorso nuovo e più ampio, Mura ha detto che è positivo che la necessaria fase di transizione sia assicurata da organismi eletti ed autorevoli, così come non può essere che positiva la valutazione per gli altri territori. L’esponente di Fdi ha infine polemizzato con i 5Stelle per le assenze di esponenti del territorio sassarese.

A nome di Leu il consigliere Eugenio Lai ha annunciato l’astensione del suo gruppo perché, ha precisato, la riforma al massimo sta costruendo una “scatola” che, però, dovrà essere riempita di contenuti e soprattutto risorse altrimenti, ha avvertito, sarà la solita presa in giro dei cittadini che giustamente chiedono più servizi, strade e scuole migliori. La legge, ha riconosciuto, assicura una certa perequazione fra le diverse realtà ma questa affermazione non basta se non si arriva quanto prima all’elezione diretta e se non si assicura pari dignità nei processi di sviluppo economico.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula, nel ribadire il voto favorevole del partito, ha ricordato gli errori del 2012 con l’abolizione frettolosa ed emotiva (“anticasta”, secondo qualcuno) delle Province, errore al quale adesso si pone giustamente rimedio e si restituisce dignità alla politica ed alle istituzioni rappresentative. Un ente intermedio serve alle comunità, ha sostenuto Mula, ed i fatti lo dimostreranno a partire dall’abolizione delle Unione dei Comuni, nell’ottica della semplificazione e dell’efficienza del tessuto istituzionale.

Per i Progressisti, il capogruppo Francesco Agus ha riaffermato le ragioni del “No”. Bisogna guardare innanzitutto ai bisogni dei cittadini che si rivolgono alle strutture pubbliche ma la legge, da questo punto di vista, non dà nessuna garanzia perché gli enti intermedi sono stati “mutilati” dai tagli di personale, figure professionali e risorse. Stando così le cose e senza novità, ha concluso, non succederà nulla almeno nel medio periodo.

Il consigliere Giovanni Antonio Satta (Misto), favorevole, ha evidenziato che con la riforma il Consiglio regionale raggiunge un traguardo storico e restituisce dignità a zone della Sardegna che, fin dai tempi della Carta De Logu, hanno storia e cultura e rappresentano allo stesso tempo specificità e diversità. Tornare a questa storia migliore, ha aggiunto, sarà un valore aggiunto per le comunità e per le sue aspirazioni di crescita, riavvicinando le istituzioni ai cittadini e superando la logica delle “periferie dell’impero” in una Regione nuova capace di governare i sardi con una politica “buona”. Ricordando il suo territorio di provenienza, Satta ha affermato che il Monte Acuto, con la Gallura, sarà portatore di un modello avanzato e adatto al comune sentire di quelle popolazioni.

Il consigliere dei Progressisti Massimo Zedda, soffermandosi sui problemi di finanza pubblica, ha affermato che la prima cosa da fare sarà aumentare il fondo unico che adesso i Comuni condividono con le Province e, secondo la Corte dei Conti, si tratta di individuare nuove risorse per 38 milioni: solo 11 a Sassari che dovrà poi versare una quota alla Gallura, 14 a Cagliari da suddividere fra Sulcis e Medio Campidano, e poi occorrerà definire il numero di dirigenti tecnici ed amministrativi da assegnare ai nuovi enti. I problemi di domani saranno pratici, ha sintetizzato, e costituiranno il vero banco di prova della riforma, che richiederà anche una verifica col Governo per la nuova quantificazione delle risorse necessarie in base alla popolazione residente.

Il consigliere di Fi Emanuele Cera, favorevole, ha evidenziato positivamente la nuova realtà degli enti intermedi che certamente daranno migliori risposte alle esigenze dei cittadini riavvicinando i cittadini alla politica e colmando la distanza fra Regione e Comuni, alla base di molte inefficienze del sistema pubblico. Nello stesso tempo, ha concluso, si dovrà intervenire su contenuti e risorse definendo un nuovo modello organizzativo e tornare quanto prima all’elezione diretta, proprio per rinsaldare il legame fra istituzioni e comunità.

Il consigliere sardista Giovanni Satta, favorevole, ha sostenuto che la riforma cancella la legge sbagliata fatta dal centrosinistra nel 2016 che ha scontentato tutti facendo scelte dannose per tutti i territori, a cominciare dalla Gallura che è stata ingiustamente privata di una sua conquista. Certo, ha ammesso, non è che cambierà tutto in meglio da domani mattina, ma è indubbio che oggi diamo risposta a molti territori, alla Gallura come al Sassarese ma anche all’Ogliastra, ai quali diamo uno strumento per decidere del loto destino. Riprendendo la polemica sulle concessioni demaniali, Satta ha ricordato che l’accentramento delle competenze in capo alla Regione servirà a correggere situazioni “a macchia di leopardo” che in prospettiva, ha annunciato, saranno oggetto di un intervento legislativo con la costituzione di una Agenzia regionale del demanio.

Il relatore della legge Antonello Peru, esponente di Udc-Cambiamo, ha espresso soddisfazione per l’ampio consenso ottenuto dalla legge, che accoglie fra l’altro contributi qualificanti dell’opposizione, frutto di uno spirito condiviso che consentirà a tutti i territori, uniti, di tornare protagonisti.

Il presidente della commissione Autonomia Pierluigi Saiu (Lega) ha parlato di una buona riforma che accoglie le istanze dei territori, e sintetizza bene le proposte di maggioranza ed opposizione. E’ un percorso lungo che oggi fa un passo avanti, ha concluso, ma deve proseguire col riordino delle funzioni, il superamento dei commissariamenti, il ritorno all’elezione diretta e, soprattutto, all’erogazione di servizi migliori per i cittadini.

A nome della Giunta, l’assessore degli Enti Locali Quirico Sanna ha ringraziato quanti hanno lavorato per il raggiungimento di un risultato così importante che, proprio nella settimana santa, ha richiesto travaglio e passione. Questa è una riforma nata prima di tutto nei territori, ha proseguito, sulla spinta di Sindaci, amministratori locali, sindacati e categorie, e conclude nel migliore dei modi il lungo lavoro di quanti, provenienti come me e il consigliere Deriu dalla cultura “provinciale”, si opposero fin dall’inizio all’abolizione, 

Successivamente il Consiglio ha approvato la legge con 34 voti favorevoli e 7 contrari.

Subito dopo, l’Assemblea ha approvato con 46 voti anche il Documento n. 7 riguardante l’attivazione del laboratorio di emodinamica presso il Presidio ospedaliero di Lanusei, come “interpretazione autentica” della “Ridefinizione della rete ospedaliera della Regione autonoma della Sardegna” approvata dal Consiglio regionale nella seduta del 25 ottobre 2017.

Illustrando il provvedimento l’assessore della Sanità Mario Nieddu ne ha sottolineato l’importanza per migliorare, dopo una lunga attesa, la qualità dell’assistenza sanitaria cardiologica in Ogliastra, dove i pazienti non saranno più costretti ad inutili e delicati spostamenti.

Il consigliere del Pd Salvatore Corrias ha messo in luce che non si tratta solo di un fatto tecnico ma bensì di un atto di giustizia nei confronti di molti pazienti cardiopatici che si sono sentiti a lungo figli di una “sanità minore”, auspicando infine che il laboratorio di emodinamica sia reso operativo al più presto. (Af)

L’aula è quindi passata all’esame del Disegno di legge n.107/A “Norme urgenti per il rilancio delle attività di impulso, coordinamento ed attuazione degli interventi della Giunta regionale e di riorganizzazione della Presidenza della Regione”.

Il relatore di maggioranza Stefano Tunis (Sardegna20Venti) ha illustrato brevemente il provvedimento che ha come obiettivo “la riorganizzazione delle strutture macro amministrative della Regione a livello centrale con l’intento di razionalizzarle e innovarle per il rilancio delle attività di impulso politico, di coordinamento e di attuazione degli interventi intersettoriali di competenza della Giunta regionale”.

Tunis ha ringraziato la Commissione per il lavoro svolto e auspicato ulteriori miglioramenti al testo licenziato dal parlamentino dell’“Autonomia”. Rimandando alla sua relazione scritta per i dettagli sui contenuti del Disegno di Legge, il relatore di maggioranza ha richiamato i principi di economicità, efficacia ed efficienza che sono alla base della buona amministrazione: «E’ questa la via tracciata – ha detto Tunis – in questi anni è passata l’idea che le cose complesse si possono fare spendendo poco. Io credo che serva invece la capacità e la saggezza di spendere bene. Occorre riannodare i fili con i cittadini, generare consenso per le decisioni della politica. Oggi, ogni atto amministrativo aumenta le distanze. Credo che sia opportuno ricondurre il confronto verso un obiettivo che non può non essere condiviso».

Il relatore di minoranza Salvatore Corrias (Pd), a scanso di equivoci, ha annunciato da subito l’assoluta opposizione al Dl: «Lo respingiamo sin da ora al mittente. I sardi di tutto sono preoccupati fuorché di un provvedimento che va a moltiplicare le poltrone. Questo disegno di legge non risponde affatto alle esigenze dei sardi».

Secondo Corrias non si ravvisa nel contenuto niente di quanto enunciato nel titolo, anzi, «il disegno di legge si pone in netta antitesi rispetto alle più moderne teorie dell’organizzazione amministrativa che deve rispondere a criteri di efficacia, efficienza ed economicità. Tutto ciò non si trova».

L’esponente della minoranza ha proseguito il suo intervento puntando l’indice nei confronti della Giunta regionale: «L’impressione complessiva è che si tratti del maldestro tentativo di accentrare nella Presidenza della Giunta il coordinamento e il controllo di tutte le funzioni politiche e amministrative della Regione, esautorando di fatto gli Assessorati, sia nella loro componente politica che in quella amministrativa. Un disegno di legge che, spostando l’asse sul Presidente a scapito degli Assessori, di riflesso continua ad accrescere il distacco tra Giunta e Consiglio Regionale».

Il rischio, secondo Corrias, è quello di creare una struttura “macrocefala” con l’istituzione di 3 Dipartimenti e di un Segretariato generale “dove qualunque impulso parte dalla Presidenza, così come è sempre la Presidenza che vaglia le attività che ne scaturiscono”.

Corrias ha poi definito sconcertante il contenuto dell’articolo 7 sulla composizione dell’ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione. «Come viene configurata nel testo – ha detto il consigliere del Pd – è un’ulteriore riprova dell’intento di accentrare nelle mani della Presidenza tutte le funzioni. Si tratta di una struttura sproporzionata e abnorme che passerebbe da 22 a 44 addetti, alcuni dei quali esperti o dotati di elevata professionalità, attinti all’esterno o dal personale della Regione o di altre pubbliche amministrazioni».

Giudizio negativo anche sull’articolo 8: «Si assiste a un aumento del personale degli uffici di gabinetto degli assessorati. In linea di principio non vi sono contrarietà rispetto alla nomina di un consulente per ogni Direzione generale, considerato che laddove negli Assessorati sono distinte due Direzioni. Meno giustificata appare invece la scelta di un consulente per ogni Direzione generale o ufficio di pari grado della Presidenza, anche alla luce dei tanti esperti che questa legge di modifica presuppone nello staff tecnico del Presidente. Per gli Uffici di gabinetto degli Assessorati, oltre a un numero superiore di consulenti, vengono incrementate anche le unità di personale, interno o proveniente da altre amministrazioni pubbliche, che passano da 6 a 9 per ciascun Assessorato, con un aumento di 36 unità. Anche se l’aumento dovesse coinvolgere esclusivamente dipendenti regionali si rammenta che ciascuna unità ha un costo aggiuntivo pari a 60 ore di lavoro straordinario, per importi che si aggirano mediamente intorno ai 1.000 euro cadauno».

Corrias ha poi chiesto chiarimenti al presidente della Regione sul contenimento della spesa: «Richiesta che scaturisce dagli importi comunicati dalla stessa Presidenza della Regione in data 12 novembre 2020, nella relazione finanziaria predisposta dall’Assessorato degli affari generali, personali e riforma della Regione. In tale relazione infatti per il Segretario generale veniva previsto un corrispettivo pari a euro 285.660, quindi di molto superiore al tetto di 240.000 previsto per i manager pubblici, così come sempre oltre i 240.000 euro sono stati quantificati i compensi per i direttori di dipartimento».

Il relatore di maggioranza ha quindi concluso il suo intervento annunciando la totale contrarietà al provvedimento: «Il disegno di legge in esame non è in linea con i principi che devono guidare l’operato di una amministrazione pubblica. La rivisitazione proposta sembrerebbe invece dettata dalla esclusiva volontà di aumentare il controllo del Presidente sulle attività degli Assessorati e degli stessi Assessori – ha affermato Corrias – non si comprendono le reali finalità della norma e appare molto difficile risalire da questo testo alla visione strategica di sviluppo che la maggioranza al governo ha pensato per la nostra Isola. È lecito allora chiedersi quale reale beneficio potrà derivarne. A chi giova? Quale reale godimento ne avranno i sardi? Riusciranno ad avere risposte più celeri alle loro richieste? Sarà la Regione più vicina alle loro esigenze? lo credo di no, noi crediamo di no. Per questo abbiamo il dovere di rappresentare tutta la nostra contrarietà a questo disegno di legge».

Al termine delle relazioni, il presidente Pais ha dichiarato chiusa la seduta. Il Consiglio riprenderà i lavori mercoledì 7 aprile alle 10.30. (Psp)

 

 

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