Nota stampa della seduta n. 110

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVI Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 110 – Pomeridiana 
Mercoledì 3 marzo 2021

Riforma dell’assetto territoriale della Regione (T.U. Pl 6, 20, 155 e 176): chiusa la discussione generale, approvato il passaggio agli articoli.

Cagliari, 3 marzo 2021 –   La seduta pomeridiana del 3 marzo si è aperta in prosecuzione dell’ordine del giorno della seduta n.109. Il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, dopo le formalità di rito, ha concesso la parola per gli interventi in sede di discussione generale del testo unificato in materia di riforma dell’assetto territoriale della Regione.

Il primo ad intervenire è stato il consigliere della Lega, Ignazio Manca, che ha confermato il sostegno alla proposta legislativa di iniziativa consiliare riaffermando l’obiettivo del ricercare “una più equa distribuzione dei poteri amministrativi e delle risorse, soprattutto di quelle europee”. «Manteniamo gli impegni assunti in campagna elettorale – ha dichiarato l’esponente della maggioranza – ad iniziare dalla istituzione della Città metropolitana di Sassari». Ignazio Manca ha però lamentato il pieno coinvolgimento dei rappresentanti di tutti i territori ed ha affermato di guardare al Trentino Alto Adige come modello e al Sud Tirol come “esempio positivo” di esercizio dell’autonomia e della buona amministrazione”. A giudizio del consigliere del Carroccio, in Sardegna permane invece il gap tra il Nord e il Sud dell’Isola: «Ma da Sassari si guarda con fiducia all’approvazione di questa legge».

«Sono d’accordo a metà con i contenuti della proposta legislativa oggi all’esame del Consiglio». Con queste parole la consigliera dei Cinque Stelle, Desirè Manca, ha aperto il suo intervento che si è concentrato sulle ragioni del sassarese e su quello che – a giudizio dell’esponente dell’opposizione – sarebbe un tradimento della volontà referendaria dei cittadini sardi. «Con questa legge – ha attaccato l’onorevole Manca – la maggioranza calpesta il referendum del 2002 per l’abolizione degli enti intermedi e ripropone l’ennesima moltiplicazione di nomine e poltrone a carico dei contribuenti sardi». La consigliera M5S ha invece espresso favore per quella parte del testo unificato che punta all’istituzione della Città metropolitana di Sassari: «Ente per il quale mi sono sempre battuta mentre ho sempre definito una scatola vuota la cosiddetta “Rete metropolitana”».

In sede di discussione generale è intervenuto anche il relatore della maggioranza, Antonello Peru (Udc-Cambiamo)  per offrire alcuni chiarimenti su punti evidenziati nel corso del dibattito consiliare. L’esponente della maggioranza ha ricordato le “forzature politiche” e la “poca verità” che hanno portato all’indebolimento del ruolo degli enti intermedi anche in Sardegna. «Più che una volontà popolare contro le Provincie c’è stata una volontà politica – ha dichiarato l’onorevole del centrodestra – e ricordo che per abolire le province sono nati, in Italia più di mille enti». «Le funzioni degli enti intermedi – ha spiegato Peru – sono state spalmate su 301 enti regionali, 125 agenzie, 572 unioni di comuni, 152 comunità montane, 149 consorzi e così via». Peru a quanti hanno ricordato gli esiti del referendum del 2002 ha replicato citando i risultati della consultazione del 2016: in Sardegna il “no” per l’abolizione delle Province ottenne 72% dei voti contro il 59% della media italiana». Sottolineando il favore anche da parte dei sindaci dei 5 Stelle per le previsioni normative del testo unico, il consigliere del partito di Toti ha concluso preannunciando nuovi provvedimenti “per riempire di contenuti e risorse gli istituendi enti intermedi».

Il presidente della commissione Autonomie e Riforme, Pierluigi Saiu (Lega), ha ricordato l’iter del testo unificato, rimarcandone l’importanza insieme con una ritrovata centralità politica del Consiglio: «Discutiamo di una proposta dei consiglieri regionali e il tutto serve a richiamare la funzione più nobile di questa Assemblea che è quella dell’essere  legislatori. «Le province non sono riproposte – ha dichiarato l’esponente della maggioranza – perché nella realtà non sono mai state abolite e la volontà del popolo sardo per la loro sopravvivenza istituzionale è quella espressa nel referendum del 2016 che ha rigettato la riforma che prevedeva anche la cancellazione degli enti intermedi». Il presidente della Prima commissione ha quindi ricordato il favore espresso dalle comunità dell’Ogliastra, della Gallura, del Sulcis, di Sassari, del Medio Campidano per una nuova organizzazione territoriale ed ha affermato di “battersi per l’elezione diretta degli amministratori e per il superamento degli amministratori straordinari nelle Province”. «Questa proposta arriva dal basso – ha concluso Saiu – e chi voterà contro questa legge voterà contro la Gallura, l’Ogliastra, il Sulcis, Sassari o il Campidano».

Il leader dell’Udc, Giorgio Oppi ha ripercorso le tappe storiche del dibattito e del confronto in Consiglio sulle Province ed ha ricordato l’impegno “tradito dal centrosinistra nella scorsa Legislatura con la Gallura”. «Ricordo che nonostante gli impegni assunti con gli amministratori galluresi – ha dichiarato l’esponente della maggioranza –  è mancato il numero legale in Aula nella discussione della proposta per l’istituzione della Provincia del Nordest». Oppi ha quindi mostrato apprezzamento che il testo che unifica quattro differenti proposte di consiglieri del centrosinistra e del centrodestra ed ha evidenziato il costo e la scarsa efficacia delle gestioni dei commissari straordinari.

Il consigliere di Leu, Eugenio Lai, ha affermato in apertura del suo intervento di rifiutare logiche di campanile di contrapposizione tra i diversi territori: «Bisogna dimostrare di avere un’idea di insieme della Sardegna e non lasciare nessuno indietro». L’esponente della minoranza ha ricordato la contestazione fatta, pur sedendo nei banchi dell’allora maggioranza, alle disposizioni contenute nella legge Delrio ed a quelle della legge regionale n. 2 del 2016: «Per tutelare qualcosa che metropolitano non è, si sono danneggiati interi territori, negandogli servizi, funzioni e risorse». Particolarmente critici i riferimenti alla provincia del Sud («un ente artificiale mai riconosciuto che va da Villasimius a Seulo») e al presidente del centrodestra della Legislatura 2009-2014 («È stato Cappellacci a cancellare le province sarde»). Lai ha quindi dichiarato il favore “per l’elezione diretta degli amministratori negli enti intermedi” ed ha posto l’accento “sul rispetto delle volontà delle comunità e sul diritto all’autodeterminazione dei territori”.

Il capogruppo dei Fratelli d’Italia, Francesco Mura, ha ricordato le responsabilità politiche del centrosinistra sulla legge Del Rio e sulla legge di riordino degli Enti Locali approvata nella scorsa legislatura in Regione: «Avete disegnato una Città metropolitana con 360 villaggi vacanza di contorno». L’esponente della maggioranza ha quindi replicato ad alcune dichiarazioni rese in sede di dibattito dal consigliere dei Progressisti, Massimo Zedda: «Oggi parla di riequilibrio tra i diversi territori ma lo ricordiamo come sindaco metropolitana di Cagliari favorire divisioni e penalizzazioni in danno dei centri più piccoli». Mura non ha risparmiato neppure i 5 Stelle («dovrebbero considerare le contraddizioni che sul tema delle province, ma non soltanto, emergono nel movimento») ed ha rilanciato la proposta politica del centrodestra al governo della Regione: «Abbiamo un’idea di Sardegna diversa, dove i vantaggi della Città metropolitana possono essere estesi ai territori dell’interno». Il capogruppo FdI ha quindi concluso il suo intervento con un tono sottilmente polemico all’indirizzo della sua maggioranza: «Non possiamo accettare però che il sindaco della Città metropolitana di Cagliari possa essere commissariato nelle fasi di attuazione della legge che andiamo ad approvare». (A.M)

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni ha ribadito la necessità di ripensare il quadro istituzionale della Sardegna senza creare organismi inutili ma facendo scelte chiare nell’interesse dei cittadini e dei territori. La legge infatti, ha affermato, fà chiarezza dopo quella del 2016 che immaginava una Sardegna senza Province ma la volontà degli elettori è andata da un’altra parte, causando però gravi incertezze e privando le comunità locali di punti di riferimento. La Provincia, a suo giudizio, non è un ente inutile soprattutto perché ha una dimensione adatta a rappresentare un organo di governo territoriale; ora lavoriamo sulle competenze senza lasciare le Province come “scatole vuote”, rendiamole nuovamente riconoscibili, al fianco dei Comuni e della Regione, non per tornare al passato ma per rimettere in moto i processi di sviluppo attraverso una programmazione strategica moderna ed efficiente. Giagoni ha infine invitato tutti a non fermarsi a questioni di campanile, ricordando di aver firmato, da gallurese, le proposte sulle Province dell’Ogliastra e del Sulcis, oltre che per la Città metropolitana di Sassari.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus, annunciando il suo voto contrario, ha criticato radicalmente la legge che a suo avviso ha fatto perdere tempo alla Sardegna, rinunciando ad un progetto originale del sistema degli Enti locali, avviando un opportuno confronto con lo Stato, anche perché la stessa legge Delrio sarà superata, nel quadro di un riordino di livello nazionale. Questo è un anno particolare, ha detto ancora Agus, nel quale sono state sovvertite tutte le priorità, ed è un errore ancora più grave discutere di “contenitori” senza risolvere i problemi; anzi, vediamo dopo queste parole nel prossimo assestamento fra due mesi arriveranno le risorse per far funzionare i nuovi enti dopo anni di tagli. Altro errore, ha proseguito l’esponente dei Progressisti, è quello di tornare al passato con le stesse formule, trovare scorciatoie per risolvere in modo facile problemi difficili, dare spazio alla retorica “dell’ascolto della gente”, dimenticando che quelli che chiedevano prima le Unioni dei Comuni poi sollecitato il ripristino delle Province; lo stesso Consiglio regionale ha sbagliato più volte, dal 2001 ad oggi, montando e smontando gli enti provinciali, non facendo certo un buon servizio ai cittadini.

Il consigliere di Fi Angelo Cocciu che ricordato che, nel giorno dell’insediamento del Consiglio regionale, assunse l’impegno di non essere mai egoista e di non togliere niente agli altri territori ed ai dei sardi, fermo restano il suo convincimento sulle giuste ragioni della Gallura. Questo è il modo per crescere tutti insieme, ha concluso, e sarebbe bello un voto unanime del Consiglio, quanto meno senza voti negativi, al di là dei campanilismi.

Il consigliere del Psd’Az Giovanni Satta ha ripercorso le battaglia di tanti cittadini e tanti amministratori per la Provincia Gallura, un progetto che già dal 2001 nasceva dal comune sentire dalle popolazioni, oltre da ragioni oggettive che la differenziamo rispetto ad altri territori della Sardegna. Le Province, ha proseguito, sono nella Costituzione ed abbiamo il dovere di porre rimedio alle “legge pasticcio” del 2016, come pensava anche una parte della maggioranza di allora. Oggi restituiamo dignità ai territori, compresi i Comuni più piccoli, e soprattutto affermiamo il principio che su democrazia e salute non vogliamo risparmiare. Satta ha infine rivolto al Consiglio un appello al voto unitario.

Il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau, dopo aver premesso di essere convinto da sempre dell’utilità della Province come enti intermedi di area vasta (anche in dissenso da una parte del suo partito), ha espresso una valutazione positiva sul testo che riforma la legge regionale n.2 del 2016 nata sul “difetto” di aver dato per scontata l’abolizione delle Province sostituendole in un modo abbastanza artificiale. La riforma, ha continuato Ganau, dà quindi alcune risposte, anche se non tutte sono convincenti perché lo schema della Città metropolitana di Cagliari è praticamente quello della legge nazionale Delrio mentre sarebbe stato meglio configurare un’area più compatta come quella di Cagliari o della stessa Rete metropolitana di Sassari. E’invece positiva, secondo il capogruppo del Pd, la previsione dell’Unione delle Province che “bilancia” il ruolo delle Città metropolitane, anche se manca una vera riforma della Regione che, da un lato, riduca le sue funzioni gestionali a favore di funzioni di “regolazione”; si tratta di un ennesimo rinvio che privilegia la riorganizzazione amministrativa senza risolvere i problemi di funzioni, strutture e risorse per i quali auspico una soluzione a partire dal prossimo assestamento di bilancio.

Al termine dell’intervento di Ganau, il presidente ha disposto una breve sospensione della seduta per tenere una riunione dei capigruppo.

Alla ripresa dei lavori, a nome della Giunta, l’assessore degli Enti locali Quirico Sanna ha manifestato soddisfazione per il risultato giunto al termine di un lungo lavoro che ha coinvolto tutte le componenti del Consiglio, ricordando di aver visitato, all’inizio del mandato, tutti i territori per un percorso di ascolto e dappertutto, ha precisato, i Sindaci hanno espresso la volontà di rendere autonomi i loro territori, senza distinzioni politiche. Questo dato quindi, ha aggiunto, conferma che la legge nasce dal basso e poggia sui valori dell’autonomia e della solidarietà per cui, nel rispetto di questi principi, abbiamo seguito il modello della Città metropolitana di Torino con 300 Comuni molto diversi fra loro con realtà urbane e montane, piuttosto che ripercorrere quello di una Città metropolitana di Cagliari di dimensioni ridotte, che penalizzava aree con forti legami storici e culturali con il capoluogo di Regione, unendo invece Comuni diversi come Iglesias e Muravera. Questa inoltre, ha proseguito l’assessore, è una legge del Consiglio nei confronti della quale io mi sono messo subito a disposizione guardando l’interesse non di un territorio ma di tutti, perché rispetto alla precedente legislatura oggi c’è una nuova consapevolezza comune all’insegna della concretezza. Sono anche d’accordo sul ritorno al suffragio universale con l’elezione diretta dei presidenti e dei Consigli provinciali, ha concluso, non per una restaurazione ma per aprire una stagione di innovazione assegnando ai nuovi enti competenze e risorse, in coerenza con una strategia di investimento sugli enti intermedi che nello stesso tempo dovrà riportare la Regione ai suoi compiti naturali di programmazione.

Successivamente il Consiglio ha approvato il passaggio all’esame degli articoli con 38 voti favorevoli, 9 contrari e 7 astenuti.

Al termine dello scrutinio il presidente ha chiuso la seduta, convocando la commissione Autonomia per l’esame degli emendamenti domattina alle 9.30 e, a seguire, il Consiglio, per le 10.30. (Af)

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