Nota stampa della seduta n. 109

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVI Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 109 – Antimeridiana 
Mercoledì 3 marzo 2021

Riforma dell’assetto territoriale della Regione (T.U. Pl 6, 20, 155 e 176): discussione generale

La seduta è stata aperta dal presidente Michele Pais. Dopo le formalità di rito il Consiglio ha iniziato l’esame dell’ordine del giorno con il Testo unificato della riforma dell’assetto territoriale della Regione – relatori Antonello Peru di Udc-Cambiamo per la maggioranza e Roberto Deriu del Pd per l’opposizione.

Il relatore di maggioranza Antonello Peru (Udc-Cambiamo) ha ricordato che la proposta di riordino delle autonomie proviene dalle comunità locali, che sollecitano da tempo una maggiore aderenza delle realtà territoriali alle istituzioni per garantire spazio e ruolo a aree più marginali, in un quadro di federalismo interno fra Regione, Province, Città metropolitane e Comuni, in grado di assicurare la migliore efficienza delle politiche pubbliche. La necessità del riordino, ha aggiunto Peru, nasce anche dalla coabitazione forzata fra la legge nazionale n.56/14 (legge Del Rio) che doveva essere transitoria ma è diventata definitiva e la legge regionale del 2/2016, entrambe di fatto svuotate dalla mancata approvazione del referendum costituzionale e dal conseguente ripristino dello schema costituzionale che comprende le Province a pieno titolo. Secondo Peru si tratta quindi di una situazione da correggere con una riforma vera, come primo segnale per rimettere le cose a posto nel rispetto della volontà dei cittadini. La nostra idea, ha riassunto il consigliere, è quella di un modello federalistico della Regione identitario e fondato sul protagonismo dei territori.

Per la minoranza il relatore Roberto Deriu, del Pd, dopo aver dato conto dei diversi orientamenti emersi sull’argomento all’interno dell’opposizione, ha sottolineato che il testo richiama i principi di sussidiarietà e differenziazione nonché quelli della carta europea delle autonomie locali, configurando uno schema privo di sovrapposizione fra Stato e Regione in nome dell’alta considerazione di storia cultura e identità e della Sardegna. Subito dopo però, ha polemizzato Deriu, emergono una profonda contraddizione ed una scelta incomprensibile sul piano politico, perché viene riproposta di fatto una fotocopia della legge nazionale Delrio (che pure il centro destra ha demonizzato) sulla conformazione delle città metropolitane e sul miscuglio di mappe e confini, di  mare e montagna, omologando il sistema sardo e quello italiano in barba ad ogni rivendicazione autonomista. Se l’Aula non mette rimedio a questo pasticcio, ha avvertito il consigliere del Pd, si determinerà un grave squilibrio con inefficienze, diseconomie e lesioni dei diritti dei cittadini, lo si è visto a Cagliari che pure è guidata da uno dei leader del centrodestra e lo si vedrà anche a Sassari. Chiediamo quindi il rinvio del testo in commissione, per approfondire questi temi controversi e colmare evidenti lacune finanziarie, a parte il fatto che il momento della pandemia è il meno adatto per rimescolare il quadro istituzionale regionale.

Il consigliere Gian Franco Satta (Progressisti) ha ricordato che la relazione di maggioranza parla di richieste dal basso ma va precisato invece che il testo ripropone unicamente i confini del territorio regionale precedenti al 2012 quando vennero cancellate le Province più recenti con il c.d. referendum anti-casta e, sul punto, non si può trascurare la recente sentenza della Corte costituzionale che vieta la reintroduzione di norme bocciate dal corpo elettorale se non in presenza di cambiamenti strutturali. Per queste ed altre ragioni, come quelle del raddoppio delle città metropolitane, ha aggiunto Satta, è probabile l’impugnazione della legge non sul merito ma su una procedura che non tiene conto di esiti referendari. Non basta insomma riportare indietro le lancette del tempo, ha sostenuto il consigliere dei Progressisti, per cambiare in meglio le cose, fatta eccezione forse per la sola Gallura, la cui collocazione sarebbe stata migliore in un ottica di unione con Sassari o “Provincia rafforzata” come Monza-Brianza in Lombardia o Forlì in Emilia-Romagna. E’inoltre superficiale, a giudizio di Satta, liquidare il lavoro delle Unioni dei Comuni che invece è stato molto positivo su problemi molto concreti per i cittadini. Il momento della pandemia, ha detto in conclusione, è oggettivamente meno adatto per riforme di tale portata, anche perché aprirebbe una difficile fase di transizione con ricadute negative sui servizi e più spesa pubblica.

Sempre per i Progressisti il consigliere Antonio Piu ha parlato di giorno importante per la Sardegna perché legge di riforma cambierà vita delle amministrazioni e dei cittadini, e nel territorio regionale c’è bisogno di riforma e di capire chi deve decidere, chi ha le risorse, chi può incidere sui territori. Citando l’esempio di Sassari, dove è stata costituita nel 2016 una Rete metropolitana (organismo che esiste solo in Sardegna), Piu ha lamentato  che nella struttura si siano accumulate risorse non spese per circa 200 milioni, provenienti da un accordo siglato nella precedente legislatura che aveva l’obiettivo di riequilibrare il Sud e il Nord della Regione. Il problema vero, ha affermato Piu, è che mancano strumenti e “governance” per spendere le risorse disponibili perché la rete è una “scatola vuota” che, non da oggi, richiede un cambio di passo, altrimenti è inutile parlare di autonomia e coesione. Non credo che questa legge sia la migliore possibile, ha aggiunto l’esponente dei Progressisti, perché è mancato il confronto con i territori, ma è comunque un punto di partenza importante che può solo migliorare. (Af)

Dopo l’on. Piu ha preso la parola l’on. Massimo Zedda che ha detto: “Va detto subito che la riforma in discussione mostra una serie di limiti, già evidenziati da chi mi ha preceduto e su tutti dal relatore di minoranza, l’onorevole Deriu.  In realtà il dibattito che avremmo dovuto fare ieri sul quale futuro vogliamo per la Sardegna è strettamente legato al dibattito di oggi. Siamo invece a una sorta di nanismo istituzionale mentre altrove tutti si mettono assieme e fanno massa critica. Questa legge, invece, determinerà l’assenza totale di sviluppo e il riconoscimento soltanto di un nome, che determinerà illusione in quei territori. Meglio che ce lo diciamo subito e meglio che la riforma ritorni in commissione, perché ci possiamo lavorare bene e utilmente”.

A seguire l’on. Diego Loi, sempre per i Progressisti: “Più volte abbiamo chiesto una visione organica integrata perché questa legge sia utile. Abbiamo chiesto che sia chiaro quali sono le competenze e quali le risorse di queste istituzioni, nel rapporto con gli altri livelli di governo. Non c’è nulla di tutto questo, invece, nella legge che presentate”.

Per l’on. Michele Cossa (Riformatori) “la nostra posizione è nota e tutti sanno che su questo tema abbiamo opinioni diverse. Rispetteremo la volontà del Consiglio, ovviamente. Lasciatemi dire che se non consideriamo le Province il male assoluto le consideriamo però l’emblema di un ente superato e costoso. E nel frattempo pensate che i consiglieri della città metropolitana di Cagliari non hanno diritto nemmeno a un euro per il rimborso della benzina”.

Il leader dei Riformatori ha proseguito: “L’istituzione della provincia può creare una sorta di illusione dei territori e questo non sarebbe giusto: sono i Comuni le istituzioni naturali che devono restare al centro del sistema. E per quanto diamo atto all’assessore Quirico Sanna di averci provato non è questo il modo di rivedere il sistema degli enti locali della Sardegna. Ci sarebbe piaciuto confrontarci sugli assetti generali del sistema, anche reintroducendo qualche provincia come quella della Gallura. Suggerisco a quest’Aula una sommessa riflessione: siamo sicuri che questa legge serva?”.

Per l’on. Fausto Piga (FdI) “la maggioranza non ha mai fatto mistero in campagna elettorale di voler rivedere il sistema delle province. Quella del Sud Sardegna va abolita perché ha fallito le attese dei cittadini ed è corretto allargare il territorio e i Comuni della città metropolitana di Cagliari perché 17 Comuni rappresentano una vera anomalia nel panorama italiano. Confrontiamoci per migliorare il  testo ma evitiamo la guerra di campanile”.

E’ intervenuto poi l’on. Giuseppe Meloni (Pd): “Non sono convinto che questa legge sia il miglior assetto degli enti locali ma io so che non posso stare con chi non vuole cambiare nulla, al di là delle parole e dei buoni propositi.  E non è questione di parte politica. Non sto con chi vuole che tutto resti come è e le audizioni hanno ben chiarito quali siano le esigenze dei territori, manifestate qui dai rappresentanti che abbiamo ascoltato. L’assessore Quirico Sanna in questi anni ha parlato tanto e fatto poco, tanto è vero che questa proposta arriva dal Consiglio regionale e non dalla Giunta. Al suo posto, prima di fare certe dichiarazioni avrei tenuto conto della situazione reale”.

A seguire l’on. Giovanni Antonio Satta (Misto), secondo cui “era impensabile fare a meno delle province visto che leggi di assoluta importanza come il testo unico in materia di ambiente è costruito intorno alle province. E’ necessario ripartire dalle competenze assegnate e rimettere ordine. Possiamo noi abitanti del nord est davvero ancora risiedere nella provincia di Sassari, che ha un territorio più ampio di quello dell’intera Liguria? Davvero è accettabile tutto questo? E’ accettabile un lungo guinzaglio cagliaritano, come quello che viene percepito dalle popolazioni nei territori? Dobbiamo trasferire poteri nei Comuni e nelle province se davvero vogliamo essere autonomisti e accelerare processi politici identitari”. (C.C.)

Convinto della necessità di dare rappresentanza ai territori con l’istituzione di nuovi enti intermedi il consigliere del Pd Salvatore Corrias: «I legislatori precedenti sono stati più realisti del Re – ha detto Corrias – il referendum costituzionale li ha smentiti ribadendo la necessità di tenere in vita le province. Ecco perché anche il Consiglio regionale ha contribuito in modo trasversale a comporre un Testo Unificato. Io stesso ho presentato una proposta per la ricostituzione della provincia Ogliastra. Lo spirito che ci ha guidato è lo stesso dei sindaci che ci hanno confermato la necessità di ricostituire le province abrogate con il referendum del 2012».

Il consigliere di minoranza ha poi spiegato le ragioni che lo hanno convinto a battersi per la provincia dell’Ogliastra: «Non tutti i territori sardi sono uguali. Inizialmente si perorava solo la ricostituzione della provincia della Gallura come se l’Ogliastra fosse un quartiere della città smeraldina. Non ero d’accordo e per questo ho deciso di dare un contributo alla riforme. All’interno dell’Isola ci sono “piccole sardegne” che hanno bisogno di enti sovraordinati. L’Ogliastra dal punto di vista geografico, storico e identitario è pienamente riconoscibile».

Secondo Corrias alle province occorrerà però garantire un’adeguata dotazione finanziaria: «Bisogna dare loro funzioni certe, in modo che possano garantire servizi efficienti ai cittadini. Alle province va assegnata la programmazione territoriale, le Unioni dei comuni, ahimè, hanno fallito. Nella sanità i plus funzionano. anche i Suape spesso funzionano per le attività produttive. Oggi diamo attuazione all’articolo 114 della Costituzione che sancisce i principi di prossimità e sussidiarietà». Corrias ha quindi suggerito di recuperare le risorse attraverso il prossimo assestamento di bilancio: «Alle province va assicurata l’autonomia finanziaria. E’ evidente che bisogna trovare le risorse per farle funzionare. Ciò che si darà alle province non dovrà essere tolto ai comuni. Il Recovery Plan sui grandi atti strategici potrebbe dare risposte per la coesione territoriale».

Nell’ultima parte del suo intervento, l’esponente del Pd ha sottolineato l’esigenza di restituire ai nuovi enti intermedi dignità politica: «Non voglio che le province vengano svilite sul piano della loro rappresentanza – ha concluso Corrias – la norma sui commissariamenti sia transitoria, se non si può fare altro si vada ad elezioni di secondo livello, basta con i commissariamenti perpetui. Altrimenti non sarà una riforma ma l’ennesima delusione per i sardi».

Critico l’intervento di Alessandro Solinas (M5S): «Questa non è una riforma ma una mera restaurazione. I sardi nel 2012 si sono espressi in modo chiaro, poi è seguito un referendum costituzionale per il quale noi abbiamo votato NO. Nessuno ha mai negato la necessità dell’esistenza di enti intermedi. In commissione però non si è parlato di nuovi contenuti ma di una mera riesumazione delle vecchie province».

Anche per Solinas se si vogliono far funzionare le province occorrerà garantire loro un’adeguata dotazione finanziaria: «Questo però a voi non interessa, questa legge si occupa solo delle nuove figure amministrative e si  tradurrà in un commissariamento perpetuo».

Secondo il consigliere pentastellato la norma in discussione non tiene conto delle esigenze dei territori: «Gli amministratori locali non chiedono province ma servizi. Loro hanno bisogno di enti che si sobbarchino i servizi che loro non possono garantire. Lo dimostrano le rimostranze del sindaco metropolitano di Cagliari. Questa legge avrà effetti devastanti per il sistema della Città Metropolitana. Altri organi di governo non servono ai cittadini ma solo alla politica. Questa è una finta riforma, è un ulteriore prodotto della vostra azione miope. Rimarranno i problemi. Le province non avranno i soldi per adempiere alle funzioni attribuite. State svilendo la sacrosanta battaglia dei territori per l’autodeterminazione». (Psp)

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