Nota stampa della seduta n. 108

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVI Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 108 – Pomeridiana 
Martedì 2 marzo 2021

Recovery plan, comunicazioni del presidente della Regione

La seduta è stata aperta dal presidente Pais che, dopo le formalità di rito, ha comunicato  l’adesione del consigliere Alfonso Marras al gruppo Psd’Az.

L’Aula è quindi passata all’esame del primo punto all’ordine del giorno: le dichiarazioni del presidente della Regione Christian Solinas sul Recovery Fund. Il capo dell’esecutivo, in apertura del suo intervento, ha voluto precisare alcune inesattezze circolate su cifre e assegnazioni a favore della Sardegna: «Ho sentito parlare di oltre 7 miliardi di euro per la nostra Isola – ha detto Solinas – la realtà è che non esiste alcuna assegnazione di fondi per le regioni. La cifra di cui si parla è la sommatoria delle proposte presentate dalla Regione Sardegna in Conferenza Stato- Regioni e ai ministeri competenti». Il presidente della Giunta ha poi proseguito ricordando all’Aula che i progetti presentati sono ormai datati: «Nel frattempo c’è stato un cambio di Governo. Il nuovo premier ha chiarito che il Recovery garantirà complessivamente circa 209 miliardi di euro all’Italia. Occorre fare chiarezza sui criteri di ripartizione. E’ vero che sono state individuate 6 missioni principali (Rivoluzione verde e transizione ecologica; Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; Infrastrutture; Istruzione e ricerca; Parità di genere, coesione sociale e territoriale; Salute) ma è altrettanto vero che nella ripartizione di fondi va rispettata la riserva del 34% delle risorse per il Sud. L’obiettivo dell’Europa è quello di ridurre il divario tra Nord e Sud».

Solinas ha quindi rivolto un segnale di apertura alle opposizioni: «C’è tutta la disponibilità della Giunta ad accantonare integralmente i progetti presentati per definire insieme all’opposizione, alle forze sociali e alle università quattro o cinque progetti di ampio respiro per lo sviluppo dell’Isola. Le proposte progettuali presentate alla Conferenza Stato-Regioni sono il frutto di elaborazioni del passato rese coerenti con le esigenze attuali e le linee del Recovery. La Conferenza delle Regioni ci ha chiesto lo scorso autunno di individuare le priorità. Il carteggio con la Conferenza si è concluso il 25 novembre scorso». Solinas ha quindi consegnato al presidente del consiglio Michele Pais il fascicolo con l’elenco dei progetti presentati dalla Regione in modo da metterli a disposizione dei consiglieri: «La progettazione è figlia di un contesto delineato dal governo precedente. Oggi abbiamo il dovere di individuare 4-5 nuove linee strategiche. Lo si può fare con il coinvolgimento di tutte le forze politiche e sociali della Sardegna».

Il presidente Pais ha quindi aperto il dibattito dando la parola al primo iscritto a parlare: il consigliere del Pd Cesare Moriconi. L’esponente della minoranza ha lamentato il grave ritardo con il quale il presidente della Regione si è presentato in aula per discutere del Recovery Fund: « Noi stiamo provando a dire la nostra sul Recovery dallo scorso mese di giugno. Sono trascorsi oltre 200 giorni dalla presentazione della nostra mozione in Consiglio. A settembre il presidente Solinas ha rivelato alla stampa la sua linea ma ha ritenuto di non presentarsi in Consiglio. Nelle scorse settimane in Conferenza dei capogruppo il tavolo è saltato per l’indisponibilità della Giunta. Oggi discutiamo di Recovery sulla base di semplici comunicazioni. Noi finora non abbiamo visto gli atti di programmazione. Occorrerebbe credere di più sul nostro ruolo di programmatori e legislatori. Parlare di Recovery Fund significa parlare delle criticità che frenano il nostro sviluppo. Nell’ordine del giorno approvato a febbraio del 2020 avevamo proposto la convocazione straordinaria del degli stati generali della società sarda per parlare degli svantaggi dell’insularità e degli strumenti per superare le criticità. Oggi volete fare ciò che vi abbiamo proposto un anno fa. Cosa non vi piaceva allora? Non mi sento per questo di approvare provvedimenti unitari. Finora non ci avete consentito di esercitare le nostre prerogative, annuncio quindi la mia astensione su eventuali proposte di approvazione di documenti».

Giudizio differente da parte di Fausto Piga (FdI): «Nessuno di noi pensava a inizio mandato di vivere questa esperienza – ha affermato Piga – un anno fa è comparsa la pandemia che ha avuto effetti pesanti per la Sardegna ma, dal punto di vista sanitario, non abbiamo visto le immagini dolorose e drammatiche che hanno interessato altre regioni. Le cure Covid sono state garantite a tutti. Il sistema sanitario ha resistito e oggi siamo la prima regione italiana a passare in zona bianca. Questo ci consente di guardare al futuro con più ottimismo». Piga ha poi rivendicato l’azione della Giunta sul fronte dei ristori al sistema economico e sociale: «La Sardegna è la Regione che ha stanziato più risorse. Certo vanno migliorati i tempi della burocrazia, per questo serve un provvedimento emergenziale che consenta a imprese e famiglie di ricevere in tempi rapidi le risorse stanziate. La discussione arriva nel momento giusto: ora il governo nazionale è più stabile, esiste un regolamento comunitario. Si accolga l’appello del presidente Solinas per l’elaborazione di un piano che coinvolga tutte le forze politiche e sociali dell’Isola. Non è questo il momento di scendere nei dettagli, credo sia più utile che le criticità delle pandemia vengano trasformate in occasioni di crescita per superare gli svantaggi causati dall’insularità. Quando si parla di progetti non dobbiamo illuderci: né su grandi opere, né sul numero degli interventi. La priorità deve essere la qualità degli investimenti che garantiscano crescita e sviluppo».

Massimo Zedda (Progressisti) ha sollecitato un deciso cambio di rotta nell’azione della Giunta: «Il presidente Solinas ha detto che non esistono risorse assegnate alle Regioni. Il rischio, se si procede di questo passo, è che non vengano assegnate nemmeno in futuro. Il pericolo è perdere i soldi o che i progetti vengano decisi a Roma. Noi dovremo fare uno sforzo doppio perché l’Europa assegna le risorse con l’obiettivo di porre rimedio al divario di sviluppo. Gli interventi su opere strategiche non hanno avuto finora ricadute per il Mezzogiorno».

Zedda ha poi proseguito con un invito al pragmatismo: «Abbiamo perso tempo, speriamo di poterlo recuperare. Suggerisco di non presentare ordini del giorno mirabolanti ma di darci un piano di lavoro. Gli obiettivi che vengono dati dall’Europa sono gli stessi della vecchia programmazione con l’aggiunta della Salute e dell’Inclusione sociale. Ciò che serve è un cronoprogramma. Occorre stabilire nel dettaglio che cosa fare. Ogni assessorato deve tirar fuori i dati di contesto. Sappiamo che i dati sono vecchi e vanno aggiornati. Occorre istituire un tavolo con la Banca d’Italia che ha statistiche aggiornate e indica ogni anno le ragioni del nostro sottosviluppo. Una volta avute le analisi di contesto serve individuare obiettivi strategici per determinare sviluppo e occupazione». Il consigliere dei progressisti ha quindi concluso il suo intervento auspicando un coinvolgimento dei privati: «Sarebbe inutile fare piani se non ci sono progetti di investimento. Per questo bisogna pensare a progetti di ampio respiro, progetti strategici accattivanti che guardino al contesto mediterraneo, al Nord Africa e alla Corsica, come un grande piano di raccolta delle plastiche in mare, in modo da diventare, noi, centro di innovazione tecnologica».

Roberto Li Gioi (M5S) ha iniziato il suo discorso parafrasando la nota canzone di Lucio Dalla “Caro amino ti scrivo”. Poi è entrato nel merito della questione rimproverando al presidente Solinas i ritardi con cui ha deciso di presentarsi in aula a discutere di Recovery Fund: «Si sono persi due mesi preziosi, i progetti inviati al governo non sono altro che quelli custoditi per decenni nei cassetti degli assessorati. Negarlo sarebbe un’altra caduta di stile. La pandemia ha paradossalmente regalato a questa legislatura l’opportunità di disegnare il futuro della Sardegna. Sarebbe un delitto non sfruttarla. I macrotemi individuati sembrano fatti apposta per resuscitare la Sardegna. Costituiamo subito la cabina di regia senza preconcetti, c’è in gioco il futuro della Sardegna».

Anche Maria Laura Orrù (Progressisti) ha lamentato i ritardi nell’avvio del dibattito consiliare. «Il tema è stato affrontato con superficialità, mediocrità e senza alcun coinvolgimento, non solo del Consiglio, ma di tutte le comunità locali. Oggi, tralasciando le polemiche,  è necessario pensare a un programma. Vi abbiamo chiesto da tempo di aprire un tavolo di confronto ma avete fatto spallucce. La riscrittura del piano da parte del Governo Draghi è una scusa. La definizione delle macroaree di intervento sono note da tempo. Per la Regione Sardegna si apre una grande opportunità: occorre ragionare tenendo conto dei fondi del Recovery e della programmazione europea 2021-2027». Per la consigliera di minoranza, la Sardegna deve seguire la via della transizione ecologica: «Abbiamo presentato una proposta di legge per la promozione delle comunità e cooperative energetiche. Bisogna pensare all’eliminazione delle plastiche dal mare, alla riforestazione, alla riqualificazione ambientale. Basta iniziare da cose semplici: si rivedano le leggi sul Piano casa e sulla rimozione della posidonia. Finora avete fatto provvedimenti da medioevo ambientale, altro che transizione ecologica!». Orrù, infine, ha invocato un cambio di marcia sulle zone interne: «Occorre aggredire il fenomeno dello spopolamento, dare risposte ai territori più in sofferenza come il Sulcis-iglesiente. L’Europa per questo territorio ha previsto risorse con il piano Next green generation. Cosa pensate di fare in  merito, avete un’idea? A Taranto si sono già attivati con un tavolo di confronto e c’è già una bozza di progetto di riqualificazione ambientale. Voi non avete nemmeno convocato i sindaci».

Critico anche Gianfranco Satta (Progesssisti): «Le crisi possono essere la premessa per il crollo o per la rinascita della nostra Isola. la pandemia segnerà per sempre la storia della Sardegna, per questo occorre fare scelte ponderate. Il Recovery fund sarà il piano Marshall del 21° secolo. La Sardegna dovrà avere la capacità di cogliere l’occasione. Dovremo essere capaci di proporre il nostro modello di investimenti in modo intelligente per garantire un futuro prospero alla nostra Regione. Per fare questo occorre capire quali sono le nostre forze e le nostre debolezze. La Sardegna ha una grande estensione territoriale e una densità di 77 abitanti km quadrati. La media per comune è di 4700 abitanti. Su questi dati occorre riflettere: c’è l’assoluta necessità di abbattere le distanze materiali e immateriali. L’obiettivo primario è favorire gli spostamenti: c’è l’enorme questione dei trasporti, l’isolamento delle zone interne. Occorre parlare di collegamenti ferroviari. Da alcuni territori dell’Isola è più facile recarsi a Roma che in altre città sarde. Serve poi pensare a un nuovo modello di sviluppo per le zone rurali offrendo tecnologia alle campagne, nuove chiavi di sviluppo all’agricoltura. Una via è quella della produzione dell’energia da fonti rinnovabili.  Abbiamo proposto l’istituzione delle comunità energetiche, questa può essere una strada. Mi auguro si arrivi a una cabina di regia plurale per la condivisione dei progetti».

Anche Diego Loi (Progressisti) ha lamentato i ritardi con cui si affronta la discussione sul Recovery Fund. «L’argomento è di tale rilevanza da poter segnare un nuovo piano di Rinascita, è una grande occasione di trasformazione della Sardegna. Chi vive i territori e chi ha un ruolo nelle istituzioni sa bene che la scelta di individuare alcuni asset può essere decisiva per assicurare la trasformazione. Negli anni quando si è parlato di sviluppo locale si è andati in un’altra direzione. C’è la nostra disponibilità a collaborare se la cabina di regia sarà plurima se si garantirà dignità a tutte le forze politiche». Loi ha poi suggerito un forte coinvolgimento dei territori e dei sindaci. «Attraverso al programmazione territoriale si è ripreso a pensare in comune. La grande rivoluzione della quale gli enti locali vorrebbero essere parti attive è quella collegata all’equità di genere e dei territori. Per combattere lo spopolamento occorre ridurre le differenze tra centro e periferia, garantire a tutti di vivere tutti in modo dignitoso».

Per Ignazio Manca (Lega) il Recovery rappresenta «una grande occasione, un nuovo piano Marshall. I dati della Sardegna sono impietosi, secondo il rapporto Crenos siamo una delle regioni europee più povere. Abbiamo alti tassi di disoccupazione, denatalità e abbandono scolastico. In un simile contesto serve una strategia per mettere in atto i progetti annunciati dal presidente Solinas. Bisogna avviare un confronto con le parti sociali, il mondo produttivo, le università evitando gli errori del passato. I piani di Rinascita del secolo scorso hanno riversato sull’isola fiumi di denaro senza lasciare tracce. Ora è il momento di individuare pochi temi, le forze politiche antepongano gli interessi generali alle diversità ideologiche. Il lavoro non manca, rimbocchiamoci le maniche e affrontiamo un momento storico che potrebbe rappresentare una svolta per tutti i sardi».

Desirè Manca (M5S) ha esordito ricordando i risultati raggiunti dal Governo Conte sul Recovery Fund: «La pandemia dura da un anno, nessuno si sarebbe aspettato questo. Conte è riuscito ad ottenere 209 miliardi di euro dall’Europa. Soldi che serviranno anche alla Sardegna per un suo piano di Rinascita. Questo poteva essere un piano di confronto per lavorare insieme nell’esclusivo interesse dei sardi. Lei, presidente Solinas, non ha sfruttato questo momento, si è isolato. A dicembre ha comunicato a tutte le testate giornalistiche l’esistenza di 206 progetti importanti per la Sardegna per un importo di 7 miliardi di euro. A noi è stato impedito di prenderne visione nonostante una richiesta di accesso agli atti. Perché negare ai sardi di conoscere la sua visione strategica sul futuro della Sardegna? Perché non coinvolgere i consiglieri? E’ un suo dovere coinvolgere tutte le forze politiche che rappresentano i sardi».

Antonello Peru, a nome di tutto il gruppo Udc-Cambiamo ha rimarcato l’importanza del Recovery Fund per il rilancio dell’Isola. «Abbiamo la possibilità di disegnare la Sardegna del futuro, non sprechiamo questa occasione, è un’opportunità irripetibile. Arriveranno molti soldi in Sardegna, sarà una cifra superiore ai miliardi ottenuti per i due piani di Rinascita. Siamo noi a dover decidere adesso su quali direttrici indirizzare i fondi, per questo è importante ascoltare le indicazioni dei territori, dei sindaci. L’altro giorno è stato presentato un documento con la proposta di ridurre il gap con le zone interne. I temi sono chiari: mobilità, trasporto pubblico locale, energia verde, più collegamenti con i porti e gli aeroporti. Le zone interne devono avere priorità assoluta se vogliamo contrastare lo spopolamento. Con questo piano  abbiamo una opportunità storica per creare un nuovo modello di sviluppo. Servono progetti che partano dai nostri punti di forza: cultura, identità, bellezze naturali. occorre individuare percorsi virtuosi con le reti d’impresa di tutta la regione. Si pensi all’agroalimentare: oggi in Sardegna si consumano beni pari a circa 5 miliardi di euro all’anno. Solo un miliardo e mezzo è prodotto nell’Isola. Non riusciamo nemmeno a coprire i nostri bisogni, serve un cambio di marcia totale. Per questo bisogna intervenire per la modernizzazione del sistema produttivo. I nostri prodotti devono diventare un punto di forza.»

Peru ha poi auspicato un nuovo modello anche per il turismo: «I turisti oggi arrivano in Sardegna solo per il mare. Noi dobbiamo valorizzare le zone interne, le eccellenze gastronomiche, le bellezze naturali, il patrimonio storico. Per questo occorre garantire un’accoglienza diffusa, cambiare culturalmente l’approccio».

Il consigliere di maggioranza ha poi sottolineato l’importanza degli altri settori di intervento, a partire dalla sanità: «Destinare una parte delle risorse alla realizzazione di nuovi ospedali consentirà un miglioramento dei servizi. Occorre raggiungere la sovranità ambientale, finanziaria ed energetica – ha concluso Peru – solo così potremmo garantire ai nostri figli condizioni di vita migliori». (Psp)

Dopo l’on. Peru ha preso poi la parola l’on. Emanuele Cera (FI), che ha citato un discorso di Einaudi e ha definito “il Recovery il master plan del nostro dopoguerra. Siamo chiamati a formare una graduatoria mettendo in fila le azioni più urgenti e quelle realizzabili in concreto. Il presidente della Regione ha indicato oggi oltre 200 azioni, comprese quelle sui trasporti e compresi i collegamenti per Olbia e per la metro di Cagliari. Noi chiediamo anche un intervento per il tratto Cagliari Oristano della Carlo Felice. Vogliamo una Sardegna che sia protagonista, un popolo che vuole uscire forte da questa pandemia e giovani sardi che non vedano un futuro soltanto fuori dall’isola”.

A seguire l’on. Antonio Piu (Progressisti) ha aperto il suo intervento rimarcando “la necessità del coinvolgimento del Consiglio regionale, che a oggi non è esistito in questo dibattito ma è stato soltanto delegittimato. Non si sa come si debbano spendere questi denari e chi li debba spendere e non voglio che questi fondi facciano la fine di tutti gli altri che giacciono nelle casse delle città metropolitane e degli enti. Se non riuniamo le commissioni e non discutiamo i progetti sul Recovery presentati dal presidente Solinas, qual è il nostro ruolo? A oggi non vedo uno spiraglio di luce per quest’Aula”.

Dai banchi della maggioranza l’on. Stefano Tunis (Sardegna 20/Venti – Misto) ha sottolineato che “questa è l’occasione storica per mettere da parte le divisioni e le vecchie polemiche: è cambiato un governo nazionale e la politica è stata messa da parte per cedere il passo alla tecnocrazia. Non dobbiamo rischiare che sia messa da parte la politica regionale, spetta a noi fare il passo in avanti ed elevarci”.  Per l’oratore “il debito pubblico che ci portiamo dietro non è finanziario ma ambientale. Non deve più restare un metro quadro di terra inquinata nelle industrie che sono state realizzate nel passato e che non producono più. Quella vecchia economia deve essere in tutto e per tutto accantonata”.

Per l’on. Elena Fancello (Misto) “non possiamo fallire ma individuare velocemente un elenco di interventi strategici per la Sardegna, con un calendario realistico. Se non rispetteremo la tabella di marcia i fondi verranno bloccati: dobbiamo essere bravi a coinvolgere le parti sociali e a realizzare le opere. Ma serve anche la convergenza di tutte le forze politiche”.

Dai banchi del Pd l’on. Piero Comandini ha detto: “Siamo pronti a ripartire da quello che ha detto lei, presidente Solinas, ma non è il numero dei progetti né la quantità economica a fare la differenza. Oggi abbiamo bisogno di sederci e capire che Sardegna avremo nel 2050. E dobbiamo pensare che se il Recovery è una grande opportunità è anche una grandissima responsabilità rispetto alle giovani generazioni sarde. I soldi non ci vengono regalati e ci costringeranno ad essere sempre sotto la lente di ingrandimento, per capire come li spenderemo. Al presidente Solinas chiedo una visione unica di Sardegna e che sia una visione percorribile, realizzabile entro un tempo stabilito. Nessuno ci farà sconti. E con questa struttura negli assessorati noi rischiamo di non farcela: serve una grande riforma della Regione se vogliamo spendere velocemente e bene”.

Sempre per il Pd l’on. Rossella Pinna si è rivolta al presidente Solinas: “Lei non coinvolge l’Aula e mi dispiace ma noi abbiamo da dire. E le chiediamo che ogni progetto abbiamo una valutazione dell’impatto di genere e una analisi di costi e benefici, favorendo l’occupazione femminile. Stiamo attraversando un inverno demografico, le donne in Sardegna fanno il primo figlio a 35 anni e sono ostacolate nella ricerca di un lavoro, discriminate nei diritti e nelle pari opportunità per la mancanza di servizi a sostegno delle madri”.

L’on. Giuseppe Talanas ha preso la parola per Forza Italia: “Questo è il dibattito più importante di tutta la legislatura e ci aspettiamo tutti che i progetti che saranno presentati siano all’altezza dei traguardi che ci stiamo proponendo. Parlo di digitalizzazione, innovazione, rivoluzione verde, ricerca e salute. E’ il momento delle produzioni a chilometro zero ed è la crisi che ci suggerisce il percorso che dobbiamo seguire. Abbiamo una opportunità irripetibile, dobbiamo solo sfruttarla”.

Dalla Lega Sardegna l’on. Pierluigi Saiu ha detto: “Siamo davanti a una grande occasione e tutti siamo chiamati a dire davvero qual è l’idea che abbiamo della nostra isola da qui a trent’anni. Questa non è l’occasione per dire cosa non è stato fatto ma è l’occasione per dire cosa dobbiamo fare, che classe dirigente siamo, che idee abbiamo. Dobbiamo dire oggi se quest’isola sarà popolata nelle coste e vuota al centro. O se sarà un’isola nella quale riequilibreremo le disuguaglianze tra i territori”. Parlando del secondo governo Conte l’oratore ha detto: “E’ caduto perché non aveva una visione dell’Italia ma perché sommava una serie di progetti. Ma qui ci chiedono pochi progetti che rispecchino una idea di sviluppo della nostra isola. Rispetto al passato, il nostro Piano di rinascita deve tener conto anche dell’Unione europea, non solo dello Stato italiano”.

Dai banchi dei Cinque stelle l’on. Alessandro Solinas si è detto “deluso per l’intervento del presidente della Regione. Non entrerò nemmeno nel merito, per protesta. Parlerò quando i progetti saranno concretamente discussi da noi. Sino a oggi il presidente Solinas non si è presentato in quest’Aula e oggi ha tentato di autoassolversi. I giovani sardi non vedono una prospettiva, erano partiti e sono tornati a causa del Covid. Dobbiamo trattenerli e costruire con loro una Sardegna migliore di quella che abbiamo trovato”.

Per l’on. Giovanni Satta (Udc) “dobbiamo avere la capacità di coinvolgere tutti e non ripeterò le cose dette sinora. Il tema che mi sta più a cuore sono le zone interne: vanno rilanciate anche usando l’agenzia Forestas, con l’occupazione nei cantieri delle zone interne, perché senza il lavoro nelle zone interne della Sardegna non ci vuole stare nessuno”. (C.C.)

Il consigliere del Pd Giuseppe Meloni, ricordando gli effetti negativi della pandemia sul tessuto economico regionale, ha polemizzato con le forze “sovraniste” che hanno sottovalutato le potenzialità dell’Unione europea e la sua capacità di risposta alle conseguenze economiche della stessa pandemia; quelle stesse capacità che potranno consentire di costruire un’Italia nuova ed una Sardegna nuova superando la storica differenza fra nord e sud del Paese. Una opportunità di tale portata, secondo Meloni, non può essere gestita in solitudine come la minoranza ha chiesto già da mesi, individuando temi centrali come sanità, rilancio delle aree interne, mobilità e competitività delle imprese. Se la maggioranza intendesse proporre un gruppo di lavoro tecnico politico, ha detto ancora il consigliere del Pd, diciamo no perché sarebbe per la maggioranza una via di fuga dalle responsabilità; serve invece una forte “cabina di regia” politica della quale facciano parte il presidente della Regione, gli assessori interessati e le rappresentanze di imprese, sindacati ed autonomie locali, coordinata dal centro regionale di programmazione, tenendo conto anche dei tempi ristretti a disposizione.

Laura Caddeo, esponente dei Progressisti, in apertura ha affermato di prendere per buona la proposta del presidente di contribuire ad una nuova progettazione di alto profilo, in coerenza con le indicazione della Ue e del piano nazionale. In questo ambito, ha sostenuto, un tema che fa da collante ed attraversa ogni programma è certamente la ricerca, come elemento in grado di accompagnare il programma dal punto di vista scientifico migliorandone la qualità, senza perdere di vista l’obiettivo della coesione sociale. Su questo, ha auspicato, la Regione deve osare, dando vita ad un sistema regionale della ricerca, che già oggi ha un suo grande valore ma possiede potenzialità e risorse umane e tecnologiche non ancora sfruttate; se si riuscirà ad iniziare questo nuovo percorso la crescita della Regione sarà sempre più solida, rafforzata anche dai tanti “cervelli” costretti nel tempo ad abbandonare la Sardegna. Altro problema da affrontare con decisione, ha detto concludendo, sarà quello delle politiche per le nuove generazioni: lotta contro la dispersione scolastica e rafforzamento dell’area della formazione nell’ottica della riduzione complessiva delle disuguaglianze.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula ha chiesto una breve sospensione della seduta per poter tenere una riunione della conferenza dei capigruppo: il presidente ha accolto la richiesta.

Alla ripresa dei lavori, la discussione è ripresa con l’intervento del consigliere di Leu Eugenio Lai che ha sottolineato come la pandemia abbia colpito le persone più deboli e fragili, fatto che a suo avviso avrebbe giustificato un discorso molto differente del presidente della Regione. Evidentemente, ha constatato Lai, è sparita la politica, quella vera, quella capace di coordinare e fare sintesi fra le posizioni presenti nella società sarda. Se si vuole continuare in questo modo, ha poi ammonito criticando la precedente versione del Recovery Plan elaborato dalla Giunta pieno di progetti non credibili e a basso impatto sociale, non ci stiamo; aspettiamo la sua replica ma chiediamo di abbandonare la strada della solitudine, chiediamo un deciso cambio di rotta e l’avvio di una fase nuova e soprattutto la piena legittimazione del Consiglio regionale nell’elaborazione di una forte idea di sviluppo.

Il capogruppo del M5S Michele Ciusa ha evidenziato il ritardo con il quale si è svolto il dibattito su un tema di enorme importanza per la Sardegna. La pandemia ha cambiato le nostre vite, ha detto Ciusa, e per questo bisogna ripensare completamente il nostro modello di sviluppo mettendo al centro il valore dell’ambiente e dobbiamo farlo presto, anche in Sardegna che è zona bianca ma non deve dimenticare di rilanciare con forza la campagna vaccinale della popolazione. I ritardi della Regione sono stati gravissimi, ha lamentato il capogruppo del M5S, ed il tempo a disposizione è diventato poco anche se una azione decisa del Consiglio può consentire di recuperarlo, puntando di digitalizzazione, infrastrutture e mobilità sostenibile, coesione, ricerca e sanità. Un passaggio storico, insomma, che la Sardegna non può fallire.

Il capogruppo della Lega Dario Giagoni ha definito il Recovery lo strumento più utile per il rilancio dell’Italia e della Sardegna, uno strumento che però non ammette errori. Ha fatto bene il presidente Solinas, secondo il consigliere, ad annunciare la sua scelta di puntare su pochi grandi progetti, affidandone la preparazione ad una cabina di regia aperta. Rivolgere lo sguardo al domani senza dimenticare la criticità della Sardegna di oggi, molte delle quali sono state aggravate dalla pandemia, significa per Gagoni attivare processi virtuosi per il rilancio dell’economia, di fronte a decisioni importantissime con le quali la politica deve saper agire in sinergia con la tecnica ed assicurare la maggiore qualità possibile della spesa pubblica, tenendo presente che le risorse potranno rendere concreta la speranza dei sardi di superare lo spopolamento e favorire il ritorno di tanti giovani costretti ad abbandonare la loro terra.

Il capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha ammonito l’Aula a non creare troppe aspettative rispetto alla qualità dei progetti presentati e del tempo disponibile per rimodularli, perché da questo punto di vista le esperienze sono molto negative. Positivo, ha riconosciuto, che i progetti vecchi (molti dei quali improponibili nonostante un certo trionfalismo mediatico) siano accantonati ma su quelli nuovi siamo fermi al punto di partenza e senza interlocuzioni con Governo e ministri competenti in vista della scadenza del 30 aprile, Mesi preziosi buttati anche per la maggioranza, ha aggiunto, nonostante le tante iniziative dell’opposizione ad ogni livello. Recuperare all’ultimo miglio? Per Agus si può ma bisogna sapere quanto tempo c’è e quali sono le regole: senza queste certezze la seduta di oggi è stata solo un esercizio retorico fuori tempo massimo. Da noi, ha chiuso, nessuna cambiale in bianco, vogliamo capire il ruolo Consiglio e diciamo no ad organismi pletorici che lavorano poco e male, magari nei ritagli di tempo ricavati dall’esame di leggi molto divisive.

Il capogruppo del Psd’Az Franco Mula, nel prendere atto di un dibattito corretto e non privo di uno spirito costruttivo di collaborazione, ha invitato il Consiglio a votare l’ordine del giorno che contiene la proposta del gruppo di lavoro nel quale sarà presente anche l’opposizione. Mula ha però respinto “giudizi pieni di pregiudizi” soprattutto in materia ambientale come quello per il contrasto della pesca a strascico che invece è un progetto finanziato dalla Ue con molti buoni precedenti in Italia. Attenzione, ha proseguito, perché molte risorse che si renderanno disponibili sono prestiti e dobbiamo spenderli bene: nessun progetto è stato “secretato”, io infatti li ho da tanto, cogliamo una occasione importante come il vecchio piano di rinascita e speriamo che non faccia la stessa fine, ora serve una riflessione comune alla quale tutti hanno il dovere di partecipare.

Il capogruppo del Pd Gianfranco Ganau ha affermato che certamente non sfugge a nessuno che ci troviamo di fronte ad un passaggio epocale che può avvicinare la Sardegna alle altre Regioni d’Italia e d’Europa, ma dobbiamo essere all’altezza del compito,  e noi crediamo di aver fatto il nostro dovere presentando le nostre proposte fin dal mese di giugno perché sapevamo che non erano cose facili ed oggi lo sono ancora meno perché i tempi sono molto stretti. A parte il fatto, ha spiegato, che gli 8 miliardi per la Sardegna sono solo teorici perché arriveranno solo in presenza di progetti di grandissima qualità: i progetti vecchi non sono un buon punto di partenza ed è stato un errore negare accesso ad atti a gruppi consiliari che hanno dovuto far ricorso ad uno strumento estremo, fatto che non ha giustificazioni ed ha messo a rischio il clima unitario. Possiamo essere ancora in tempo, ha ipotizzato Ganau, solo se sceglieremo progetti di grande rilevanza strategica, alta velocità ferroviaria, collegamenti con porti ed aeroporti, mobilità interna, rete energetica alimentata da rinnovabili, digitalizzazione estesa con banda larga  e 5G partendo dalle strutture pubbliche come pubblica amministrazione, scuola e sanità, riforestazione, equità sociale e di genere.

In replica il presidente della Regione Christian Solinas, prendendo spunto dall’intervento di Ganau, ha sostenuto che occorre rendersi conto di quello che è successo nel Paese, dove la quasi totalità della politica ha colto l’occasione di una pacificazione in vista di una prospettiva per i prossimo 50 anni, auspicando che le forze politiche regionali possano fare altrettanto. Se questo è il tema, ha proseguito, ci si può incontrare e l’ordine del giorno va in questo senso, ma va chiarito che i progetti precedenti sono un patrimonio della Regione stratificato nel tempo ed espressione di tutte le classi dirigenti di segno diverso che si sono alternate in questi anni. Io, ha aggiunto Solinas, sono per l’alta velocità su ferro che può cambiare modo di abitare la Sardegna, ma la nuova viabilità ordinaria serve comunque, penso alla 131, all’Arzachena – S.Teresa, ed alla dorsale sarda per collegamenti orizzontali che non ci sono mai stati. Va ricordando anche, a giudizio di Solinas, che il nuovo Governo sta rivedendo tutto compresa l’impostazione strategica, ed il nostro gruppo dovrà confrontarsi con la nuova idea del Governo; il Consiglio è un organo legislativo e farà la sua parte, ma poi il confronto di alto valore politico dovrà tradursi in un indirizzo da attuare con tutti i tecnici che abbiamo, da quelli interni al Crs4 alla Cassa Depositi e Prestiti e tanti altri: il tempo non è tanto e dobbiamo usarlo bene, mettiamo in piedi il gruppo di lavoro con le rappresentanze dei gruppi, riuniamoci in fretta ed apriamo la fase tecnica, cogliamo insomma lo spirito dei tempi. (Af)

Quindi il presidente ha annunciato la possibile presentazione di un ordine del giorno ma dopo qualche minuto, verificato che nessun documento era stato presentato, ha preso atto “con rammarico che non c’è stato accordo su un documento condiviso” ed ha parlato di “occasione sprecata per il Consiglio regionale”. Il capogruppo dei Progressisti, Francesco Agus, ha bollato come “inopportune” le dichiarazioni del presidente e confermato la disponibilità a sottoscrivere un documento “serio con tempistiche certe”. Dopo un veloce scambio di battute tra il capogruppo del Psd’Az, Mula, e il consigliere dei Progressiti, Loi, il presidente Pais ha dichiarato tolta la seduta ed ha riconvocato l’Aula per domani, mercoledì 3 marzo, alle 10.30 (A.M.)

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