Manovra finanziaria, in commissione Sanità la presidente Todde nelle vesti di assessora

E’ stata la presidente Todde, nelle vesti di assessora ad interim alla Sanità, a illustrare questa mattina la parte di competenza della manovra alla commissione Sanità presieduta dall’on. Carla Fundoni.

La leader della Giunta ha esposto i punti dell’articolo 2, dedicato appunto alla materia sanitaria, definendo la legge finanziaria “semplice e obbligata dallo stanziamento di cento milioni di euro per il fondo sanitario regionale. Nella massa manovrabile in primavera ci potrà essere spazio per azioni coraggiose e noi avremo coraggio”. In particolare la presidente Todde, che ha risposto a tutte le richieste di chiarimento dei commissari di maggioranza e opposizione, ha parlato delle misure economiche per rafforzare il servizio di pediatria di base, per sostenere i costi del personale nel progetto per i farmaci innovativi e per incrementare le prestazioni dei privati accreditati con lo scopo di ridurre le liste d’attesa”. Tra gli interventi anche la proroga dell’attuazione della riforma del terzo settore, che impatta soprattutto sull’organizzazione del servizio 118 di base, cioè le odv e le coop. Su questo tema sono intervenuti consiglieri di maggioranza e opposizione, ribadendo la necessità che siano integrate le risorse finanziarie per coprire i costi del sistema. La presidente Fundoni ha ricordato l’impegno del Consiglio regionale su questo punto a seguito di un ordine del giorno del Pd dei mesi scorsi. La presidente Todde ha detto che “si dovranno valutare in concreto gli effetti e i costi dell’applicazione della riforma del Terzo settore”.

In finanziaria sono previsti, inoltre, anche contributi a favore dei comuni per sostenere le famiglie povere escluse da altre misure di sostegno e per i disabili gravi e le persone non autosufficienti. Ticca (Riformatori) ha suggerito la riscrittura del sistema di spesa per gli asili nido (tema segnalato anche da Truzzu) e la necessità per i privati accreditati di “mettere a disposizione il budget già all’inizio dell’anno”. Un punto sul quale si è soffermato anche Cozzolino (Orizzonte Comune) parlando delle difficoltà dei laboratori di analisi.

Per la presidente Fundoni, che ha ringraziato Todde, “serve una manovra adeguata e questa lo è rispetto agli ultimi e alle tante fragilità e ai bisogni sociosanitari dei Comuni. L’assestamento di primavera sarà l’occasione per fare di più sotto il profilo degli investimenti e sostenere iniziative necessarie come il sostegno ai caregiver, la farmacia dei servizi e per recuperare le risorse aggiuntive per il 118. Mentre per lo scorrimento delle graduatorie e la stabilizzazione degli infermieri e degli oss, un atto tanto atteso, non c’è bisogno di aspettare”.

La commissione ha dato poi parere favorevole alla P 111, la proposta della Giunta per la riduzione delle liste d’attesa e dopo l’audizione dell’assessora Portas (Pubblica istruzione) ha dato il via libera alla manovra finanziaria.

Manovra finanziaria 2026-2028, via libera della Seconda Commissione alle parti di competenza

La Commissione “Lavoro, Cultura e formazione professionale” ha espresso parere favorevole alla Legge di Stabilità sulle materie di sua competenza.

Il parlamentino presieduto da Camilla Soru (Pd) ha sentito in audizione le assessore al Lavoro, Desirè Manca, e alla Pubblica Istruzione, Ilaria Portas, che hanno illustrato i provvedimenti finanziari gestiti dai loro assessorati.

 

LAVORO

Per il lavoro, la cifra più importante (5 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2026/2027/2028) è destinata alla tutela del lavoro di qualità, la sicurezza e la salute dei lavoratori come previsto dal Patto di Buggerru sottoscritto dalla Regione con i sindacati il 4 settembre 2024.

2 milioni di euro andranno invece a sostenere la transizione generazionale all’interno delle imprese artigiane. Una misura che punta a tramandare saperi tradizionali e conoscenze che rischiano di andare perdute.

Un milione e mezzo di euro andrà invece ai liberi professionisti per favorire i processi di innovazione tecnologica, ambientale e organizzativa attraverso l’aggiornamento delle competenze tecniche e digitali.

Un milione di euro sarà destinato alle scuole primarie per garantire i servizi di pre-accoglienza scolastica. Una disposizione – ha detto l’assessora Manca –che vuole dare un supporto alle mamme-lavoratrici che spesso non riescono a coniugare gli orari di lavoro con le esigenze familiari.

Per il resto, nella legge di stabilità sono stati inseriti piccoli stanziamenti a favore di università e comuni per progetti specifici

 

ISTRUZIONE-CULTURA

Nel settore dell’istruzione e della cultura, lo stanziamento più importante è quello destinato al programma “Iscola” per la riqualificazione degli edifici scolastici. La dotazione finanziaria prevista per il triennio è di oltre 17 milioni di euro (3,647 per il 2026, 3,6 per il 2027 e 9 milioni per il 2028). A questi fondi si aggiungono 2 milioni di euro (per ogni annualità) per gli interventi di messa in sicurezza degli edifici in caso di emergenza, e un milione all’anno per il 2027 e 2028 per l’acquisto di attrezzature e arredi scolastici.

450mila euro saranno spesi nel triennio per il rafforzamento del portale MLOL (Media LibraryOnLine) e lo sviluppo dei servizi digitali. Grazie a questo sistema biblioteche comunali e utenti potranno prendere in prestito gratuito libri digitali e accedere ad altri contenuti online.

Previsti anche stanziamenti per l’accreditamento delle fondazioni Its Academy (100mila euro), il monitoraggio e l’acquisizione di informazione e comunicazione sull’istruzione tecnologica superiore (300mila euro), l’anagrafe regionale dell’edilizia scolastica (80mila euro), il progetto Carta Giovani Sardegna (300mila euro per il triennio), il progetto Andalas de Cultura (150mila euro), attrezzature e funzionamento della Biblioteca regionale (95mila euro), partecipazione alla Fiera di Torino per la valorizzazione delle Domus de Janas, riconosciute dall’Unesco, e le celebrazioni del centenario del Nobel a Grazia Deledda, 60mila euro per ANPPIA,UAPS e ANPI.

 

La Commissione, nella seduta mattutina, ha infine, espresso parere positivo alla Programmazione della rete scolastica e dell’offerta formativa. Il documento è stato illustrato dall’assessora Ilaria Portas che ha confermato la decisione della Regione di rifiutare il piano nazionale di dimensionamento scolastico. «La soppressione di 9 autonomie non è in linea con i bisogni delle comunità – ha detto Portas – penalizzerebbe la qualità dell’istruzione e l’accessibilità al sistema scolastico». Sul rischio di un commissariamento da parte del Governo, l’assessora è stata chiara: «E’ una possibilità concreta. Se verrà presa questa decisione la impugneremo. Su questa partita serve un confronto istituzionale approfondito per ragionare su numeri reali. Solo così la discussione potrà essere riempita di contenuti».

MOZIONE N. 90

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Mozione n. 90

FUNDONI – DERIU – CORRIAS – PIANO – PILURZU – PISCEDDA – SAU – SOLINAS Antonio – SORU, circa l’adozione di strategie di intervento, sviluppo e ricerca e di strumenti applicativi a supporto delle persone affette da malattie rare.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
– In merito alla disciplina sulle malattie rare il quadro normativo europeo prevede:
– la decisione n. 1295/1999/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 1999, che adotta un programma d’azione comunitaria sulle malattie rare nel quadro dell’azione nel settore della sanità pubblica (1999-2003);
– il Regolamento (CE) n. 141/2000 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1999, concernente i medicinali orfani, in quanto alcune affezioni si manifestano con tale rarità da non consentire che i costi di sviluppo e commercializzazione di un medicinale destinato alla relativa diagnosi, profilassi o terapia siano recuperati con le probabili vendite e per questo si destinano incentivi economici e regolatori alle aziende farmaceutiche che li sviluppano;
– la raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 2009 con la quale gli stati membri sono stati invitati a sviluppare piani nazionali per le malattie rare per garantire un’assistenza di alta qualità, come suggerito dalla Commissione europea;
– Il quadro normativo italiano prevede:
– la legge 5 febbraio 1992 n.104 (legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità;
– il decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124 (Ridefinizione del sistema di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie e del regime delle esenzioni, a norma dell’articolo 59, comma 50, della legge 27 dicembre 1997, n. 449) che all’articolo 5, comma 1, lettera b), prevede che la condizione di malattia rara dà diritto all’esenzione dalla partecipazione per le prestazioni di assistenza sanitaria;
– il decreto ministeriale 28 maggio 1999, n. 329 (Regolamento recante norme di individuazione delle malattie croniche e invalidanti ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124);
– il decreto ministeriale 18 maggio 2001, n. 279 (Regolamento di istituzione della rete nazionale delle malattie rare e di esenzione dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124), che ha istituito la rete nazionale delle malattie rare e ha introdotto l’esenzione dalla partecipazione al costo per le prestazioni sanitarie correlate a queste patologie. Questo decreto definisce le malattie rare che danno diritto all’esenzione dal ticket e stabilisce le modalità per l’erogazione dei servizi sanitari per la diagnosi, il monitoraggio e la terapia;
– la legge 10 novembre 2021 n. 175 (Regolamento di istituzione della rete nazionale delle malattie rare e di esenzione dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 29 aprile 1998, n. 124) che reca disposizioni per la cura delle malattie rare e per il sostegno della ricerca e della produzione dei farmaci orfani;
– Piano nazionale malattie rare (PNMR) 2023-2026, che si pone l’obiettivo di assicurare un livello uniforme e di elevata qualità dell’assistenza su tutto il territorio nazionale, contrastando le disuguaglianze attualmente esistenti nell’erogazione dei servizi. Le azioni prioritarie del piano riguardano la promozione della prevenzione, il potenziamento della rapidità diagnostica, la strutturazione di percorsi assistenziali integrati tra i centri di riferimento e i servizi territoriali, la semplificazione dell’accesso ai farmaci e ai trattamenti non farmacologici, nonché il consolidamento delle attività di ricerca e dei programmi di formazione;
– Il quadro normativo della Regione Sardegna prevede:
– la legge regionale 23 luglio 1991, n. 26 (Prestazioni di assistenza indiretta nel territorio nazionale e all’estero) che disciplina le prestazioni sanitarie erogate in assistenza indiretta cioè, non tramite le strutture del Servizio sanitario regionale (SSR), ma mediante rimborso o contributo, per residenti in Sardegna, sia nel territorio nazionale che all’estero;

DATO ATTO che secondo la definizione europea, una malattia è considerata “rara” quando colpisce non più di cinque persone ogni 10.000 abitanti. In Italia si stima che oltre due milioni di cittadini convivano con una malattia rara, mentre alcune rilevazioni più ampie indicano un numero potenziale fino a 3,5 milioni di persone. Le patologie rare conosciute sono attualmente comprese tra 6.000 e 8.000 e circa un paziente su cinque è minorenne. Si stima, inoltre, che oltre 100.000 persone nel nostro Paese siano affette da una malattia rara ancora priva di diagnosi;

EVIDENZIATO che in Sardegna si stima la presenza di circa 14.000 persone affette da malattie rare, di cui 11.231 adulti e 2.728 minori (fonte: Osservatorio Malattie Rare). Dai dati regionali del 2022 risulta che oltre 10.500 persone sono assistite presso i centri specializzati per le malattie rare della Sardegna, di cui circa 1.200 minorenni;

CONSIDERATO che:
– le persone affette da malattie rare e le loro famiglie necessitano di una presa in carico integrata e multidisciplinare, che garantisca equità di accesso ai servizi sanitari, sociali e riabilitativi;
– la rete regionale per le malattie rare costituisce uno strumento fondamentale per assicurare una gestione omogenea dei pazienti su tutto il territorio e per favorire il coordinamento tra i centri di riferimento e le aziende sanitarie locali;
– persistono tuttavia criticità nell’uniformità dell’assistenza, con differenze territoriali nella presa in carico, nella rapidità delle diagnosi e nell’accesso ai trattamenti;
– è necessario rafforzare la formazione del personale sanitario e socio-sanitario, la sensibilizzazione della popolazione, affinché la diagnosi possa essere più tempestiva e la qualità di vita delle persone affette da malattie rare possa migliorare;
– lo screening neonatale esteso rappresenta un intervento di prevenzione primaria di comprovata efficacia, la cui piena attuazione deve essere garantita in modo uniforme in tutta la Regione;

RITENUTO che:
– sia necessario garantire un sostegno economico diretto e indiretto alle famiglie con persone affette da malattie rare, prevedendo contributi regionali dedicati a coprire le spese non incluse nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), oltre a quanto già previsto dalla legge regionale n. 26 del 1991 e riconoscendo agevolazioni fiscali e tariffarie, comprese quelle relative a trasporti pubblici, energia e tributi locali, per i nuclei familiari coinvolti. È, altresì, fondamentale potenziare la presa in carico integrata e rafforzare l’integrazione tra servizi sanitari, sociali e educativi, istituendo un “case manager” o referente unico per ciascun paziente, e creare un Fondo regionale dedicato alla non autosufficienza e alla disabilità rara, con risorse finalizzate alla personalizzazione dei progetti assistenziali;
– si ritiene, inoltre, necessario sostenere il diritto allo studio e al lavoro delle persone affette da malattie rare, promuovendo percorsi scolastici e formativi inclusivi, dotati di supporti personalizzati e tutoraggio e incentivando le imprese che assumono pazienti o caregiver familiari, anche mediante agevolazioni fiscali o contributive, oltre a sviluppare forme di lavoro flessibile e smart working per chi deve conciliare terapie e attività lavorativa;
– sia fondamentale garantire un accesso tempestivo ai farmaci orfani e alle terapie innovative, assicurando la loro fornitura gratuita e uniforme su tutto il territorio regionale e partecipando attivamente a reti di ricerca clinica e a programmi di sperimentazione per nuove terapie, con l’obiettivo di ridurre i tempi di accesso e favorire la continuità terapeutica;
– si ritiene altresì utile sostenere le associazioni di pazienti e caregiver, finanziando e valorizzando le realtà del territorio e riconoscendone il ruolo di supporto sociale, psicologico e informativo, nonché istituendo tavoli permanenti di confronto tra Regione, Azienda sanitaria locale (ASL) e associazioni per la co-programmazione delle politiche dedicate alle malattie rare;
– infine, si ritiene prioritario favorire la ricerca e l’innovazione, incentivando la ricerca biomedica e genetica in collaborazione con università e centri di eccellenza regionali e promuovendo l’istituzione di una banca dati regionale delle malattie rare, utile per monitorare i bisogni assistenziali e pianificare le risorse in maniera efficace, equa e coerente con le necessità del territorio,

impegna la Presidente della Regione

1) a adoperarsi per il rafforzamento della rete regionale delle malattie rare, al fine di garantire una presa in carico omogenea e coordinata su tutto il territorio regionale, valorizzando i centri già operativi e integrando, all’interno della rete, le strutture che dispongono di competenze specifiche, anche tra i presìdi periferici;
2) a potenziare il Registro regionale delle malattie rare, attraverso l’adozione di procedure semplificate per l’aggiornamento dei dati e la promozione di una collaborazione costante con le Università e i Centri di ricerca, al fine di disporre di dati epidemiologici completi, aggiornati e utili alla programmazione sanitaria regionale;
3) a promuovere l’adozione dei percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (PDTA) e l’attivazione dei Piani assistenziali individualizzati (PAI), quali strumenti fondamentali per assicurare percorsi di cura personalizzati, la continuità assistenziale e l’integrazione tra il sistema sanitario e i servizi sociali, nell’ottica di un approccio realmente centrato sulla persona;
4) a potenziare il sostegno psicologico e riabilitativo alle persone affette da malattie rare e alle loro famiglie, in un’ottica di integrazione tra sanità e servizi sociali;
5) a sostenere la ricerca e la formazione specialistica, valorizzando le scuole di specializzazione e promuovendo l’istituzione di un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) regionale, che diventi punto di riferimento nazionale per lo studio e il trattamento delle patologie immuno-mediate e rare.

Cagliari, 17 dicembre 2025

Manovra 2026-2028, la I Commissione esprime parere favorevole a maggioranza

Cagliari, 18  dicembre 2025 – La I commissione (Autonomia e ordinamento regionale), presieduta da Salvatore Corrias (Pd), ha espresso parere favorevole, a maggioranza, con l’astensione dei gruppi di minoranza, sulla Manovra finanziaria 2026-2026 per le parti di competenza. La decisione è arrivata dopo le audizioni dell’assessora regionale degli Affari generali e del Personale, Barbara Motzo, e dell’assessore degli Enti locali e Urbanistica, Francesco Spanedda, che hanno illustrato le parti di competenza. Il numero legale della seduta è stato garantito dalla presenza dei consiglieri della minoranza.

Innovazione tecnologica, transizione digitale e valorizzazione del personale regionale sono stati i temi principali affrontati dall’assessora agli Affari generali e al Personale, Barbara Motzo. Gli articoli di competenza dell’assessorato, ha spiegato Motzo, si concentrano in particolare sull’articolo 11, dedicato a competitività e innovazione, e sull’articolo 14, relativo alla contrattazione e all’organizzazione del personale. L’assessora ha annunciato la predisposizione di risorse per dare attuazione al protocollo con il Consorzio GARR-T, che consentirà alla Sardegna di collegarsi alla rete telematica a un TB, rafforzando il dialogo con università, mondo scientifico e sistema produttivo. Un intervento strategico che si inserisce nel progetto più ampio legato all’Einstein Telescope, ha detto. Previsto anche lo stanziamento di 500mila euro per la progettazione del Polo regionale per il digitale, concepito non solo come sede dei data center regionali, ma come luogo di confronto e supporto per gli enti locali nella transizione digitale, includendo sicurezza informatica, disaster recovery e business continuity.

L’assessora ha parlato anche dei punti di facilitazione digitale: con l’attivazione di 148 presidi sul territorio, di cui 88 grazie a fondi PNRR e 60 grazie alle risorse regionali. Sul versante del personale, l’articolo 14 prevede, ha spiegato, due milioni di euro per la riclassificazione, finalizzata ad aggiornare i profili professionali fermi da troppo tempo e a riconoscere nuove competenze, in particolare nell’ambito dell’innovazione tecnologica. L’obiettivo, ha sottolineato Motzo, è costruire un modello organizzativo più efficiente ed efficace, capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e di valorizzare il ruolo dei funzionari e del Corpo forestale, anche attraverso percorsi di crescita professionale.

La Commissione ha poi sentito l’assessore Spanedda che ha parlato di una manovra finanziaria improntata alla continuità, calibrata sulle risorse disponibili e orientata al mantenimento degli equilibri esistenti.

Al centro dell’intervento, l’illustrazione dell’articolo 7 e il Fondo unico per gli enti locali, quantificato in circa 573 milioni di euro per gli anni 2026, 2027 e 2028, una voce che – ha ricordato Spanedda – è da tempo oggetto di confronto con le rappresentanze degli enti locali. Le risorse sono state mantenute entro un perimetro compatibile con il bilancio complessivo, ha spiegato, ma ci sono già interlocuzioni con l’assessorato del Bilancio per poter rivedere le somme, subito dopo l’approvazione della Finanziaria, anche alla luce dell’accordo raggiunto sulla vertenza Entrate. L’assessorato ha annunciato la presentazione di un emendamento per l’istituzione di un osservatorio tecnico sul finanziamento agli enti locali. Uno strumento che consentirà di monitorare in modo sistematico i trasferimenti dalla Regione ai Comuni e di valutare in prospettiva una possibile revisione dei criteri di determinazione e distribuzione del Fondo.

Confermati gli stanziamenti già presenti nelle precedenti finanziarie, tra cui i finanziamenti al Museo MAN di Nuoro (800mila euro), i contributi per gli studi di compatibilità geologica e geotecnica (600mila) e le risorse a favore delle Città metropolitane di Cagliari e Sassari (2.4 milioni). Previsti anche fondi a sostegno delle Province e delle Città metropolitane per accompagnarne la fase organizzativa.

Spanedda ha inoltre richiamato il premio “Luigi Crespellani”, destinato a valorizzare le buone pratiche nella pubblica amministrazione, e lo stanziamento per il sistema informativo degli enti locali, finalizzato a una gestione integrata e condivisa dei dati su concessioni, immobili e autorizzazioni. Tra le priorità anche l’avvio della scuola di formazione per gli enti locali (2.3 milioni) e il rafforzamento dell’assistenza tecnica alle strutture regionali. Annunciati infine alcuni emendamenti correttivi di natura tecnica, necessari a rendere il testo pienamente operativo.

Nel corso della seduta sono stati sollevati, dal capogruppo di FI, Angelo Cocciu, i problemi legati alla graduatoria di Laore in scadenza il 31 dicembre 2025, ma anche all’incremento del fondo di posizione di Agris, sollevato dal presidente della V commissione Antonio Solinas, Pd. Sono intervenuti anche il vice presidente della Commissione, Giuseppe Fasolino (Riformatori sardi), Gianni Chessa (FI), Paola Casula (Sinistra futura), Antonio Sau (Pd) e Cristina Usai (FdI).

N. 3/XVII

N. 3/XVII – RICHIESTA DI ISTITUZIONE DI UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA E VIGILANZA sul fenomeno della criminalità organizzata, delle infiltrazioni mafiose e della corruzione in Sardegna – COCCO – FRAU – DI NOLFO – CIUSA – LI GIOI – MANDAS – MATTA – SERRA – SOLINAS Alessandro – PORCU – CAU – COZZOLINO – ORRÙ – DESSENA – LOI – TICCA – FASOLINO – SALARIS (ai sensi dell’articolo 124 del Regolamento del Consiglio regionale).

scarica RICHIESTA COMMISSIONE D’INCHIESTA N. 3/XVII 


iter 

  • Presentata il 10/12/2025

INTERPELLANZA N. 10/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interpellanza n. 10/A

FUNDONI – DERIU – CORRIAS – PIANO – PILURZU – PISCEDDA – SAU – SOLINAS Antonio – SORU, sul recepimento del documento rappresentativo del profilo di competenza del coordinatore appartenente alle professioni sanitarie.

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I sottoscritti,

PREMESSO che:
– la legge 1 febbraio 2006, n. 43 (Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali), è la norma dell’ordinamento italiano che disciplina le professioni sanitarie, stabilendo la delega al Governo per l’istituzione degli ordini professionali relativi alle figure sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione. La legge, inoltre, prevede l’istituzione della funzione di coordinamento, per la quale, all’articolo 6, individua specifici requisiti e dispone che i criteri e le modalità per l’attivazione di dette funzioni siano definiti con un accordo tra Governo, regioni e province autonome;
– la Regione ha avviato l’iter per la definizione del profilo di competenza del coordinatore appartenente alle professioni sanitarie, con l’obiettivo di stabilire i requisiti necessari e le funzioni proprie di tale ruolo gestionale, delineandone mansioni, responsabilità e competenze indispensabili per un efficace svolgimento nel contesto sanitario regionale;
– a tal fine, nell’anno 2020 è stato costituito un gruppo di lavoro composto da rappresentanti dell’Ufficio di gabinetto, dai dirigenti dei servizi delle professioni sanitarie, dalla Presidente del coordinamento nazionale dei caposala della Regione, da componenti del direttivo regionale e da un esperto in evidence-based practice. Il gruppo ha operato su mandato specifico per approfondire le tematiche inerenti alla funzione del coordinatore, identificando le relative aree di attività sulla base delle fonti normative vigenti;
– in data 9 dicembre 2021, gli ordini professionali sono stati convocati dall’Assessorato regionale dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale per la presentazione della bozza del documento del coordinatore delle professioni sanitarie della Regione e, successivamente, dopo l’analisi delle criticità e dei rilievi pervenuti, in data 18 maggio 2022 si è proceduto alla stesura definitiva del documento;

CONSIDERATA:
– l’evoluzione dei servizi sanitari, la crescente complessità dei modelli organizzativi, la multidisciplinarietà e le nuove esigenze gestionali rendono indispensabile una definizione strutturata del profilo professionale del coordinatore delle professioni sanitarie, figura cardine nella gestione dei processi assistenziali integrati;
– la complessità dei servizi, l’organizzazione dei processi gestionali e l’introduzione di nuovi modelli assistenziali orientati alla centralità del paziente hanno consolidato il ruolo del coordinatore, elemento determinante per il raggiungimento degli obiettivi di salute nel sistema sanitario della Regione;
– tale profilo si articola in sei aree di attività e responsabilità fondamentali, che ne definiscono competenze, funzioni e ambiti di intervento strategico nella programmazione, gestione e valutazione dei processi assistenziali:
1) pianificazione e gestione delle attività professionali-lavorative: organizza i processi assistenziali considerando complessità e carichi di lavoro, partecipa alla programmazione del budget, promuove la continuità e l’umanizzazione delle cure, favorisce l’integrazione tra servizi e l’adozione dell’Evidence Based Practice (EBP);
2) pianificazione e gestione dell’innovazione, sviluppo e formazione: introduce modelli organizzativi innovativi, promuove la multidisciplinarietà, valorizza le competenze professionali, individua aree di miglioramento e supporta la formazione continua del personale;
3) gestione del personale: stima il fabbisogno di personale, programma presenze e assenze, organizza percorsi di inserimento, valuta le performance e promuove il benessere organizzativo, valorizzando i professionisti esperti;
4) costruzione delle relazioni collaborative e interpersonali: promuove il lavoro d’equipe, gestisce i conflitti, coordina la comunicazione interna ed esterna e favorisce rapporti di collaborazione tra servizi;
5) gestione delle risorse materiali e delle tecnologie: coordina l’approvvigionamento, valuta e monitora l’utilizzo di materiali e tecnologie, partecipa alla definizione dei capitolati di gara e supervisiona i servizi esternalizzati;
6) gestione della sicurezza: esercita la funzione di preposto, promuove la cultura della sicurezza e la segnalazione degli eventi critici, partecipa alla valutazione dei rischi e adotta misure preventive e correttive per la sicurezza di utenti e operatori;

RILEVATA:
– la necessità, da parte delle aziende sanitarie della Regione, di adottare un piano unitario ispirato al profilo di competenza del coordinatore, assumendo come modello di riferimento quello approvato dalla Regione Veneto con deliberazione 23 febbraio 2016, n. 169 (Definizione del profilo di competenza del coordinatore appartenente alle professioni sanitarie nella Regione del Veneto), riconosciuto quale standard regionale;
– in tale prospettiva, il gruppo di lavoro, con la supervisione dell’Assessorato regionale competente, ha definito linee guida operative condivise, finalizzate alla piena valorizzazione e omogeneizzazione del ruolo del coordinatore all’interno delle diverse realtà aziendali del Servizio sanitario regionale, con l’obiettivo di:
a) uniformare le funzioni del coordinatore tra le diverse aziende sanitarie;
b) descrivere in modo puntuale le peculiarità del ruolo;
c) costruire strumenti coerenti di autovalutazione e valutazione;
d) valorizzare la funzione del coordinatore nel governo dei processi clinico-assistenziali,

chiedono di interpellare la Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale per sapere:

1) se intendano approvare il documento rappresentativo del profilo di competenza del coordinatore appartenente alle professioni sanitarie nella Regione, così come elaborato dal gruppo di lavoro costituito a tal fine;
2) se intendano garantire il core competence del profilo presentato attraverso un processo di formazione regionale, al fine di uniformare comportamenti aziendali coerenti e omogenei in tutte le aziende sanitarie della Regione.

Cagliari, 17 dicembre 2025

INTERROGAZIONE N. 363/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 363/A

INTERROGAZIONE CERA – TRUZZU – PIGA – FLORIS – MASALA – MULA – RUBIU – USAI – MELONI Corrado, con richiesta di risposta scritta, sulla gestione della fauna selvatica e, in particolare, della popolazione di cinghiale nel Montiferru (con specifico riferimento al Comune di Cuglieri), a seguito dei vincoli e dei divieti di caccia, imposti ai terreni percorsi da incendi e sulla mancata attuazione di adeguati piani di abbattimento con finalità di contenimento della proliferazione.

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I sottoscritti,

PREMESSO che:
– nelle giornate del 24, 25, 26, 27 luglio 2021 si è verificato un vasto e intenso incendio che ha colpito le regioni storiche del Montiferru e della Planargia interessando un’ampia porzione di superficie in almeno dieci comuni, fra cui Santu Lussurgiu, Cuglieri, Sennariolo, Tresnuraghes, Scano di Montiferro, Sagama, Flussio, Magomadas e Bonarcado;
– secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), l’emergenza incendi oristanese, documentata dalla Protezione civile regionale, il nucleo principale dell’evento su menzionato si colloca nei territori del Montiferru e in particolare nel Comune di Cuglieri e Santu Lussurgiu;
– in base alla scheda tecnica ISPRA sugli incendi boschivi, integrata dai dati del sistema europeo EFFIS (European Forest Fire Information System), il solo evento Montiferru-Planargia ha interessato circa tredicimila ettari di territorio, risultando l’incendio più esteso d’Italia nel 2021, con oltre quattromila ettari di macchia, boscaglie e boschi di sempreverdi andati distrutti, oltre a quattromila ettari di pascoli e il resto costituito da boschi di latifoglie e altre coperture del suolo, con danni economici che sfiorano il miliardo di euro;
– stando alle stime diffuse da Coldiretti Sardegna, migliaia di aziende agricole fra Montiferru e Planargia sono state colpite, con particolare devastazione della cosiddetta “valle degli olivi” e degli oliveti storici di Cuglieri, dove è stato gravemente danneggiato anche l’oleastro monumentale di Sa Tanca Manna, simbolo identitario del territorio;
– l’Agenzia regionale per l’attuazione dei programmi in campo agricolo e per lo sviluppo rurale (LAORE Sardegna) e la stessa Regione, per il tramite del Commissario delegato per l’emergenza incendi 2021, hanno confermato, anche sul piano amministrativo, la gravità dei danni subiti dalle imprese agricole in Montiferru e in Planargia allegando cartografie ufficiali delle aree percorse dal fuoco nella cosiddetta “Area A – Montiferru e Planargia”;
– l’ISPRA, nelle proprie analisi, sottolinea come l’incendio del Montiferru ha prodotto ingentissimi danni anche sul piano ecologico, colpendo ecosistemi forestali, praterie, pascoli e colture permanenti di alto valore paesaggistico e identitario, con particolare riferimento al Comune di Cuglieri e ancor di più del confinante Comune di Sennariolo, dove addirittura il 94 per cento del territorio comunale risulta attraversato dal fuoco;

RICHIAMATI i seguenti atti normativi e dispositivi:
– la legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge-quadro in materia di incendi boschivi), che all’articolo 10 stabilisce che le zone boscate e i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni e che per dieci anni è vietata la realizzazione di edifici o strutture produttive, salvo previsione urbanistica precedente l’evento;
– il successivo atto di indirizzo interpretativo e applicativo dei divieti, prescrizioni e sanzioni contenuti negli articoli 3 e 10 della legge n. 353 del 2000, approvato dalla Regione con deliberazione della Giunta regionale 23 ottobre 2001, n. 36/46 (Atto di indirizzo interpretativo e applicativo dei divieti, prescrizioni e sanzioni contenuti negli articoli 3 e 10 della legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge – quadro in materia di incendi boschivi)), che ha recepito e precisato, a livello regionale, l’ambito di applicazione dei vincoli sulle aree percorse dal fuoco, con particolare riferimento ai soprassuoli boscati e pascolivi;
– le prescrizioni di massima e di polizia forestale per i boschi e i terreni sottoposti a vincolo idro-geologico, approvate con decreto dell’Assessore regionale della difesa dell’ambiente 31 marzo 2021, n. 3022/3, che disciplinano gli interventi consentiti e vietati su tali terreni, anche in relazione al rischio incendi;
– la normativa nazionale sulla fauna selvatica e sull’attività venatoria di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venato-rio), nonché la vigente legge regionale 29 luglio 1998, n. 23 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per l’esercizio della caccia in Sardegna), che disciplina gli ambiti territoriali di caccia, i piani faunistico-venatori e gli strumenti regionali di gestione faunistica;
– la decisione del Comitato regionale faunistico della Sardegna, che, come comunicato dall’Agenzia forestale regionale per lo sviluppo del territorio e dell’Ambiente della Sardegna (FoReSTAS), ha disposto all’unanimità il divieto di caccia nei terreni percorsi dal fuoco, con la conseguente sospensione dell’esercizio venatorio (compresa la caccia al cinghiale) nelle aree formalmente individuate come percorse da incendi;
– le disposizioni in materia di catasto delle aree percorse dal fuoco, attraverso le quali la Regione, in collaborazione con i comuni e diversi altri soggetti istituzionali, aggiorna annualmente l’elenco dei soprassuoli incendiati ai sensi della legge n. 353 del 2000, rendendo operativi, a livello comunale, i vincoli di cui all’articolo 10;
– il piano straordinario nazionale per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, adottato dal Governo in attuazione del nuovo articolo 19-ter della legge n. 157 del 1992, che demanda alle Regioni la predisposizione dei relativi piani attuativi, con particolare riferimento al contenimento della specie cinghiale (Sus scrofa) per ridurne l’impatto su agricoltura, ecosistemi e sicurezza stradale;

DATO ATTO che:
– in applicazione della legge n. 353 del 2000 e del richiamato atto di indirizzo interpretativo regionale, i terreni boscati o a pascolo percorsi da incendio nel Montiferru, comprese le superfici a bosco-oliveto e a pascolo arborato, risultano sottoposti a vincolo di destinazione d’uso per quindici anni, con divieto di trasformazione urbanistica e di realizzazione di nuove strutture edilizie o produttive per almeno dieci anni se non già previste dagli strumenti urbanistici vigenti prima dell’evento;
– a tali vincoli urbanistico-edificatori, si sommano le prescrizioni di massima e di polizia forestale e le norme antincendio regionali, che impongono ai proprietari e ai conduttori obblighi stringenti in materia di gestione del combustibile, pulizia delle fasce parafuoco, manutenzione di viali tagliafuoco e rispetto delle misure di prevenzione del rischio incendi;
– il Comitato regionale faunistico, come già richiamato, ha deliberato – e l’Agenzia FoReSTAS ha reso pubblico – il divieto di caccia su tutti i terreni percorsi dal fuoco, determinando, di fatto, la sospensione dell’attività venatoria (compresa la caccia al cinghiale) in gran parte delle aree maggiormente danneggiate dell’oristanese, fra cui il comprensorio del Montiferru ed in particolare di Cuglieri;
– la Regione ha approvato, per il triennio 2023-2026, il piano operativo di gestione e controllo delle popolazioni di cinghiale nella Provincia di Oristano con decreto dell’Assessore della difesa dell’ambiente 23 febbraio 2024, n. 6, con l’obiettivo di contenere la specie nelle aree agricole e periurbane, ma che, secondo quanto riportato in un comunicato ufficiale regionale del 23 febbraio 2024, tale piano necessita di un’effettiva e capillare attuazione operativa per produrre risultati tangibili;

CONSIDERATO che:
– l’insieme dei vincoli post-incendio (immutabilità della destinazione d’uso, divieto di edificazione, divieto di caccia, prescrizioni forestali e antincendio) ha determinato, nei terreni percorsi dal fuoco nel territorio di Cuglieri, una condizione particolare, nella quale le attività agricole e selvicolturali risultano fortemente ostacolate, mentre la fauna selvatica, in assenza della normale pressione venatoria, trova condizioni favorevoli per l’insediamento e la riproduzione incontrollata;
– in tali contesti, il cinghiale (Sus scrofa) ha mostrato una capacità straordinaria di adattamento e di espansione, beneficiando della rigenerazione post-incendio (cespuglieti fitti, vegetazione secondaria, nuove risorse trofiche), oltre che dell’assenza di disturbo venatorio, fino a raggiungere densità di popolazione chiaramente superiori alla capacità di carico dell’ecosistema agricolo-forestale, con gravi danni alle colture, agli impianti olivicoli, alle recinzioni e alle infrastrutture agrarie;
– la sola attività venatoria ordinaria, concentrata in un periodo limitato dell’anno e spesso soggetta a forti restrizioni territoriali e temporali, non è più in grado, da sola, di contenere la proliferazione del cinghiale, motivo per cui il legislatore nazionale ha introdotto l’articolo 19-ter nella legge n. 15 del 1992, prevedendo piani straordinari di gestione e contenimento attuati dalle Regioni;

RILEVATO inoltre che:
– presso il Consiglio regionale della Sardegna risulta depositata la proposta di legge n. 135 (Modi-fiche ed integrazioni alla legge regionale n. 23 del 1998 in materia di protezione
della fauna selvatica e per l’esercizio della caccia in Sardegna), presentata in data 19 settembre 2025, da parte dei Consiglieri, del Gruppo consiliare Fratelli d’Italia, Cera, Truzzu, Piga, Floris, Masala, Mula, Rubiu, Usai e Meloni Corrado, assegnata alla Quinta Commissione in data 23 settembre 2025 e non ancora esaminata dall’Aula consiliare;
– la proposta di legge n. 135 del 2025, tra le altre cose, propone di:
a) estendere il periodo venatorio al cinghiale dal 1º ottobre al 10 febbraio, ampliando la finestra di prelievo ordinario della specie;
b) rafforzare i poteri della Regione nell’adottare “piani di intervento, compreso l’abbattimento, per il controllo delle popolazioni di fauna selvatica, anche nelle zone vietate alla caccia”, al fine di tutelare produzioni agro-forestali, patrimonio zootecnico, salute pubblica e patrimonio storico-artistico;
c) introdurre, fino al 31 dicembre 2028, la possibilità di prelievo selettivo notturno del cinghiale fino a mezzanotte, con l’uso di dispositivi di visione notturna e foraggiamento attrattivo, rendendo così più incisiva l’azione di contenimento;
d) aggiornare in modo organico il sistema di risarcimento e prevenzione dei danni provocati dalla fauna selvatica, riconoscendo la particolare gravità dei danni arrecati dal cinghiale alle produzioni agricole e alla sicurezza stradale;

VALUTATO che:
– nel contesto specifico del Montiferru e del Comune di Cuglieri, dove gli incendi del 2021 hanno già determinato una profonda crisi del sistema agricolo-olivicolo, l’effetto combinato di vincoli post-incendio, unitamente al divieto di caccia nelle aree percorse dal fuoco ed alla lentezza nonché parziale attuazione dei piani ordinari di controllo del cinghiale, ha di fatto trasformato vaste aree bruciate in zone di rifugio per la fauna selvatica, in particolare per il cinghiale, che ha potuto proliferare in maniera pressoché indisturbata, aggravando i danni alle aziende, le quali, stanno cercando faticosamente di ripartire;
– tale situazione genera un evidente squilibrio nell’ecosistema agro-forestale, in cui una specie opportunista e prolifica come il cinghiale viene favorita, mentre imprese agricole e boschive, già colpite dal fuoco, subiscono ulteriori perdite economiche per danneggiamenti a colture, oliveti, pascoli, recinzioni, strade poderali e infrastrutture rurali;
– i cacciatori, in quanto conoscitori del territorio e soggetti portatori di un interesse diretto al riequilibrio faunistico, possono e devono essere considerati alleati strategici nella gestione della fauna selvatica, a condizione che siano inseriti nei piani di controllo coordinati e monitorati dall’Amministrazione regionale, insieme al Corpo forestale e di vigilanza ambientale (CFVA), alle amministrazioni comunali e alle organizzazioni agricole;

RIMARCATO che:
– un ulteriore aspetto, di assoluta rilevanza pubblica, è costituito dall’incidenza, sempre più preoccupante, della fauna selvatica, e in particolare del cinghiale, sulla sicurezza della circolazione stradale, con riferimento specifico al Comune di Cuglieri;
– il cinghiale, per massa corporea, velocità e imprevedibilità, costituisce una delle principali cause di incidenti stradali legati alla fauna selvatica. L’impatto con un esemplare adulto o con un gruppo (evento frequente) comporta un altissimo rischio per automobilisti e motociclisti, soprattutto nelle ore serali e notturne;
– le aree percorse dal fuoco, nel 2021, nel Montiferru, oggi interdette alla caccia, si sono trasformate in veri e propri rifugi faunistici incontrollati, da cui, si è progressivamente determina una considerevole mobilità degli animali, spesso diretta verso le strade comunali, provinciali e poderali, che attraversano il territorio;
– negli ultimi anni, nel territorio di Cuglieri, si è registrato un importante aumento degli avvistamenti e degli attraversamenti improvvisi di cinghiali sulla carreggiata stradale, con un numero significativo di incidenti, alcuni dei quali con danni gravi ai veicoli, in cui, solo il caso, e non già l’assenza di rischio, ha evitato, finora, conseguenze letali per gli automobilisti coinvolti;

DATO ATTO che:
– la sicurezza stradale rientra tra le esigenze di tutela primaria della collettività. Per tale ragione, la proliferazione incontrollata del cinghiale nel territorio di Cuglieri rappresenta una minaccia non più tollerabile, che impone un intervento immediato e straordinario da parte della Regione;
– nel quadro di tale emergenza, gli interventi di controllo selettivo, anche nelle aree interdette alla caccia, devono essere considerati necessari e proporzionati alla tutela della pubblica incolumità, oltre che coerenti con l’articolo 19-ter della legge 157 del 1992;

RITENUTO che:
– ripristinare condizioni di sicurezza sulle strade del Montiferru sia un obiettivo indifferibile, parte integrante e sostanziale della più ampia azione di riequilibrio faunistico invocata dagli odierni interroganti;
– predisporre, in coerenza con gli strumenti normativi nazionali, un Piano aggiornato e adeguato, di abbattimento e contenimento del cinghiale, specificamente mirato ai territori attraversati dagli incendi, con particolare attenzione al Comune di Cuglieri e all’intera regione storica del Montiferru, sia oramai un’esigenza non più rinviabile;
– tale piano debba prevedere abbattimenti selettivi e mirati anche al di fuori del calendario venatorio ordinario, nei limiti consentiti dall’articolo 19-ter della legge n. 157 del 1992, ove motivati da tutela delle produzioni agricole, della sicurezza stradale e della pubblica incolumità, consentendone l’operatività anche nelle aree percorse dal fuoco e normalmente vietate alla caccia, quando ciò sia indispensabile per il riequilibrio faunistico, qualificando tali interventi come attività di gestione e controllo e non di caccia sportiva;

RITENUTO altresì, essenziale il coinvolgimento, in maniera strutturata, di tutti gli attori interessati, in primis cacciatori, agricoltori, amministrazioni comunali, Corpo forestale e di vigilanza ambientale (CFVA), associazioni venatorie e agricole, definendo ruoli, responsabilità, protocolli operativi e sistemi di monitoraggio;

VALUTATO che un piano di questo tipo produrrebbe molteplici ricadute positive:
– sul piano ecologico, ristabilendo un equilibrio accettabile tra fauna selvatica, ecosistemi forestali e attività umane;
– sul piano economico, riducendo i danni alle colture e sostenendo la ripresa delle imprese agricole e olivicole del Montiferru;
– sul piano sociale, attenuando il clima di esasperazione tra agricoltori e mondo venatorio, e riconoscendo ai cacciatori il ruolo di “migliori custodi e garanti dell’equilibrio dell’ecosistema” quando inseriti in un sistema di gestione responsabile e controllato,

chiedono di interrogare la Presidente della Regione e l’Assessore regionale della difesa dell’ambiente per sapere:
1) se siano a conoscenza della situazione creatasi nel territorio del Montiferru, in particolare nel Comune di Cuglieri, a seguito dell’imposizione dei vincoli, sui terreni percorsi dal fuoco, nel luglio 2021, da cui è conseguita l’applicazione del divieto di caccia su tali aree;
2) se vi sia o meno intenzione di procedere con un intervento straordinario di gestione e contenimento del cinghiale, ai sensi dell’articolo 19-ter della legge n. 157 del 1992, nel territorio del Montiferru, con particolare riferimento al Comune di Cuglieri, in quanto area attualmente caratterizzata da sovradimensionamento della popolazione di cinghiale;
3) se, più precisamente, la Giunta regionale intenda o meno adottare un piano operativo specifico di abbattimento dei cinghiali in esubero nel Montiferru, in particolare nel Comune di Cuglieri, anche mediante l’attivazione di interventi di controllo selettivo nelle aree percorse dal fuoco, oggi vietate alla caccia, in quanto strettamente necessario per la salvaguardia delle colture e della sicurezza in tali luoghi;
4) se la Giunta regionale non ritenga necessario rendere pubblica, sul portale istituzionale, una mappatura aggiornata, delle aree della Sardegna, in cui la fauna selvatica ed in particolare il cinghiale risulta in sovradimensionamento, con l’indicazione dei relativi piani di contenimento, dello stato di attuazione e degli obiettivi di riequilibrio fissati, in modo da garantire trasparenza nei confronti dei cittadini, degli agricoltori e naturalmente dei cacciatori;
5) se, la Giunta regionale intenda esprimere un chiaro indirizzo politico a sostegno della proposta di legge n. 135 del 2025, attualmente assegnata alla Quinta Commissione consiliare permanente, favorendo così un tempestivo esame del testo, con conseguente approdo nell’Aula consiliare di tale proposta di riforma organica della normativa sulla caccia e sulla gestione faunistica in Sardegna, al fine di rispondere concretamente all’emergenza inerente la proliferazione della fauna selvatica e del cinghiale in particolare nel territorio regionale.

Cagliari, 16 dicembre 2025

INTERROGAZIONE N. 362/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 362/A

INTERROGAZIONE SCHIRRU, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata disponibilità della terapia con anticorpi monoclonali per i pazienti affetti da emicrania cronica in cura presso la Struttura semplice dipartimentale (SSD) di terapia del dolore dell’ospedale Marino di Cagliari.

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Il sottoscritto,

PREMESSO che:
– l’emicrania cronica costituisce una patologia neurologica ad elevato impatto invalidante, la cui incidenza risulta in costante aumento e che compromette in modo significativo la qualità della vita dei soggetti affetti, incidendo negativamente sulla capacità lavorativa, sulle relazioni sociali e sull’autonomia personale;
– le più recenti evidenze scientifiche e linee guida cliniche riconoscono l’efficacia delle terapie innovative basate sugli anticorpi monoclonali, le quali consentono una riduzione significativa della frequenza e dell’intensità delle crisi emicraniche in una percentuale stimata intorno al 70 per cento dei pazienti trattati, con conseguente miglioramento sostanziale della qualità della vita;
– tali farmaci rappresentano una svolta terapeutica nel trattamento dell’emicrania cronica e della cefalea a grappolo, in quanto agiscono in modo selettivo sul neuropeptide CGRP, inibendo la trasmissione del segnale nocicettivo e prevenendo l’insorgenza degli attacchi dolorosi, costituendo pertanto un’opzione terapeutica essenziale per i pazienti refrattari alle terapie tradizionali;
– oltre al controllo del dolore, l’impiego degli anticorpi monoclonali è associato a un miglioramento delle funzioni cognitive, a una riduzione del consumo di farmaci analgesici e a un incremento complessivo del benessere psico-fisico del paziente;
– la somministrazione di tali terapie avviene, di norma, mediante iniezione sottocutanea con cadenza mensile o trimestrale ed è caratterizzata da un profilo di tollerabilità favorevole, con un’incidenza di effetti collaterali inferiore rispetto ad altre opzioni terapeutiche;

CONSIDERATO che a partire dall’anno 2023 presso l’ospedale Marino di Cagliari è operativa la SSD terapia del dolore, struttura riconosciuta quale centro di eccellenza a livello regionale e punto di riferimento per l’intero territorio della Sardegna per il trattamento dell’emicrania della cefalea a grappolo e del dolore facciale;

RILEVATO che:
– nonostante il Dipartimento suddetto sia dotato della presenza di un medico neurologo, figura professionale necessaria ai fini dell’accreditamento per la prescrizione e somministrazione della terapia con anticorpi monoclonali, lo stesso risulta, allo stato, escluso dall’accesso a tale trattamento;
– la suddetta terapia risulta formalmente disponibile, previa iscrizione in liste di attesa, presso altre strutture sanitarie regionali quali l’Azienda di rilievo nazionale ed alta specializzazione (ARNAS) G. Brotzu, l’ospedale Santissima Trinità e il Policlinico universitario di Monserrato, dove tuttavia i tempi di attesa risultano estremamente prolungati e tali da non garantire né la tempestività né la certezza dell’accesso alla cura;
– tale situazione determina una condizione di grave disagio per i pazienti interessati, i quali si trovano privati di un trattamento efficace e appropriato, con conseguente violazione del diritto fondamentale alla tutela della salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione,

chiede di interrogare la Presidente della Regione e l’Assessore regionale dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale per sapere quali iniziative urgenti e concrete intendano adottare al fine di garantire l’effettiva e tempestiva somministrazione della terapia con anticorpi monoclonali a tutti i pazienti affetti da emicrania cronica attualmente in cura presso la SSD terapia del dolore dell’ospedale Marino di Cagliari, assicurando parità di accesso alle cure e continuità assistenziale sull’intero territorio regionale.

Cagliari, 15 dicembre 2025

Manovra 2026-2028, concluso il ciclo di audizioni in Terza Commissione

La Terza Commissione, presieduta da Alessandro Solinas (M5S), ha concluso il ciclo di audizioni sulla Manovra finanziaria 2026-2028. La seduta pomeridiana è stata dedicata principalmente all’ascolto dei rappresentanti del sistema degli Enti Locali, anche se i primi a intervenire nel Parlamentino del Bilancio sono stati i portavoce dei centri riabilitativi della Sardegna che, in sintesi, hanno auspicato un incremento degli stanziamenti finalizzati all’aggiornamento del contributo per il trasporto dei pazienti disabili, il cui importo (20,56 euro per paziente) è bloccato dal 2013, nonostante la legge che lo stabilisce preveda l’adeguamento all’indice Istat. Salvatore Pani (Acris), Gianluca Carbone (Anffas) e Mauro Rea (Crs) hanno quindi ipotizzato uno stanziamento aggiuntivo di circa 3.300.000 euro, che porterebbe il totale complessivo a circa 10.000.000 di euro.

La presidente dell’Anci, Daniela Falconi, ha aperto la sessione riservata agli Enti Locali dando lettura degli articoli 5 e 114 della Costituzione, per ricordare che la Repubblica si articola in Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, ed evidenziare come lo svolgimento “delle audizioni del sistema degli Enti Locali in coda al calendario degli interventi” rappresenti motivo di amarezza per i rappresentanti dei territori e delle amministrazioni.

La presidente Anci ha quindi ricordato la crescente mole e qualità dei servizi che i Comuni svolgono per conto della Regione e dello Stato («dagli interventi per limitare i danni della fauna selvatica, alla gestione degli aiuti diretti ai passeggeri per il trasporto aereo, ai risarcimenti per i danni alluvionali, per citare i più recenti»), senza che a questi adempimenti corrisponda un incremento delle risorse. «Aumentano compiti e funzioni per le amministrazioni comunali – ha insistito Falconi – crescono i costi per il sociale ma non solo non si incrementa il Fondo unico, ma si continuano a confondere gli stanziamenti per gli investimenti con quelli disponibili per le spese correnti che garantiscono l’erogazione dei servizi indispensabili per i cittadini».

Il “grido d’allarme dei Comuni” – ha precisato la presidente Anci – troverà formalizzazione in un ordine del giorno che è in corso di approvazione in tutti i Consigli comunali, per richiedere l’intervento del Consiglio regionale, considerato che il Fondo unico è fermo dal 2007, se si esclude un’integrazione effettuata nel 2023.

Tra le proposte dell’associazione degli enti locali, quella di attivare l’Osservatorio sulla finanza locale, così da garantire automatismi negli stanziamenti a favore dei Comuni «ed evitare di presentarci con il cappello in mano a ogni discussione della Manovra finanziaria».

L’Anci ha espresso inoltre un giudizio positivo sul recente accordo con lo Stato sulla “vertenza entrate”, con l’auspicio che le risorse che saranno disponibili nel 2026 «possano dare respiro alle iniziative attese».

Concordi con quanto affermato dalla presidente Falconi si sono dichiarati anche Stefano Soro (Asel) e Andrea Soddu (Ali). Il primo ha posto l’accento «sulla necessità di ulteriori azioni sull’insularità, a iniziare da trasporti e spopolamento», e ha ribadito l’urgenza della definizione del comparto unico degli Enti Locali «per poter garantire efficienza e servizi alle nostre comunità».

Sui positivi esiti della vertenza entrate ha insistito Andrea Soddu, che ha proposto l’immediato avvio di un percorso di confronto «su entrate e spese» tra Regione ed Enti Locali, ribadendo la necessità di un aumento delle risorse del Fondo unico.

Il sindaco metropolitano di Cagliari, Massimo Zedda, ha salutato con favore «il tentativo di approvare la Manovra senza il ricorso all’esercizio provvisorio», ma ha anche invitato la Regione «a sollecitare gli uffici di competenza perché le risorse stanziate in favore degli Enti Locali siano trasferite celermente, così da ridurre il rischio di una diminuzione della capacità di spesa». Zedda ha quindi ricordato il generale incremento dei costi a carico delle amministrazioni locali per garantire servizi e funzioni, a fronte di stanziamenti sostanzialmente bloccati nel Fondo unico.

Il presidente della Provincia del Sulcis-Iglesiente, Mauro Usai, dopo alcune considerazioni generali sulle risorse, ha incentrato il suo intervento sulla richiesta di sostegni da parte della Regione per il rafforzamento dell’Università decentrata, in accordo con l’Ateneo di Cagliari. Usai ha illustrato le enormi opportunità, economiche e strategiche, offerte dalla valorizzazione – attraverso la formazione e la conoscenza – dell’immenso patrimonio rappresentato dai giacimenti di “materie prime critiche” presenti nel Sulcis.

Orientato maggiormente alle questioni pratiche l’intervento del presidente della Provincia di Oristano, Paolo Pireddu, che, nell’auspicare un «incremento strutturale del Fondo unico» insieme alla «sterilizzazione delle parti di competenza del contributo alla finanza pubblica» (la quota di risorse che gli enti locali accantonano per aiutare lo Stato a raggiungere gli obiettivi di risanamento dei conti pubblici), ha richiesto sostegni per la realizzazione del campus universitario e per le manutenzioni delle strade provinciali, il cui progetto ammonta complessivamente a circa 50 milioni di euro.

Marco Murgia, delegato dal sindaco Mascia a rappresentare la Città metropolitana di Sassari, ha rafforzato la richiesta di interventi in materia di contributo alla finanza pubblica (l’amministrazione del Sassarese dovrebbe restituire allo Stato 35 milioni in dieci anni) per fronteggiare quello che, a tutti gli effetti, può essere definito «un penalizzante squilibrio finanziario dell’appena istituito ente». Insieme all’incremento del Fondo unico, Murgia ha avanzato la richiesta di uno stanziamento di circa un milione di euro per assunzioni di personale e investimenti – con il sistema sperimentato nella scorsa manovra per la quantificazione delle risorse destinate alle manutenzioni stradali – finalizzati all’ammodernamento degli edifici scolastici.

In rappresentanza della Provincia della Gallura è intervenuto in videocollegamento il responsabile del servizio finanziario, Roberto Meloni, che ha ripreso il tema del contributo alla finanza pubblica per esplicitare l’impossibilità dell’ente intermedio di far fronte al debito con lo Stato, quantificato in 20 milioni di euro, a fronte di entrate del titolo primo che ammontano a 17 milioni. Da qui l’ulteriore richiesta di interventi da parte della Regione, insieme all’appello – condiviso da tutti gli amministratori provinciali – affinché «ora che sono state ricostituite le Province, si garantiscano le risorse per il loro funzionamento».

Ambiente e Trasporti, via libera alla manovra finanziaria dopo le ultime audizioni

Con il voto unanime della maggioranza (assente l’opposizione) la commissione Quarta presieduta da Roberto Li Gioi ha dato in serata il parere favorevole alla manovra finanziaria.

La seduta è cominciata con l’audizione dell’assessora Barbara Manca (Trasporti), che ha indicato alcuni punti di competenza della manovra: il sostegno finanziario all’Osservatorio dei trasporti “per arrivare a monitorare l’intero sistema della mobilità”, i nuovi allestimenti dei treni (porte usb e tavolini), gli interventi per la linea del Trenino verde da Mandas ad Arbatax, la manutenzione (11 milioni di euro) dei cinque treni affidati a Trenitalia e l’adeguamento del centro intermodale di Oristano e Nuoro.

Sul fronte dei lavori pubblici l’assessore Antonio Piu ha parlato dell’imminente accordo con Anas per gli interventi su frane nelle aree lungo le pareti delle Statali, “un problema che da ultimo è accaduto a Bortigiadas e Sant’Antonio di Gallura e ha portato disagi”. La Regione stanzierà anche 2 milioni di per adeguamenti di caserme dei carabinieri, 600 mila euro per il fascicolo degli immobili pubblici. Piu ha anche parlato della pianificazione in corso per la nuova statale 554.

Ultima audizione quella dell’assessore Francesco Spanedda (Enti locali) che ha illustrato gli investimenti a sostegno della candidatura dell’Einstein telescope a Lula: 1,5 milioni di euro per il recupero di immobili nei comuni interessati all’opera, da adibire ad abitazioni per il personale. Più altri due milioni per opere di sistemazione degli spazi pubblici, sempre nei comuni interessati dall’opera.

Dopo il parere favorevole il presidente Li Gioi ha commentato così il voto:  “Soddisfatto perché, nonostante si tratti di una manovra fortemente vincolata si possono cogliere già i segnali di interventi importanti e attesi dai territori, soprattutto delle zone interne. Con le risorse che arriveranno invece dall’accordo Stato Regione potremo effettuare ulteriori investimenti a favore delle comunità già dai prossimi mesi”.