Attività ridotta in Consiglio regionale

09/03/2020

“Nessun allarme ma la situazione sanitaria  richiede la massima cautela. Dobbiamo essere noi a dare l’esempio e a creare quelle condizioni di sicurezza per evitare l’ulteriore diffondersi del virus”.

Il Presidente del Consiglio regionale Michele Pais ha deciso, sentiti i capigruppo e i questori, di limitare al massimo l’attività nel Palazzo del Consiglio regionale per adempiere alle disposizioni ministeriali e regionali sulle misure da adottare per arginare il Coronavirus.

Da domani sono state annullate tutte le sedute delle commissioni consiliari , ad eccezione di quelle urgenti che, comunque, dovranno svolgersi nella massima sicurezza e senza persone estranee. Inoltre, l’accesso nel Palazzo sarà vietato ai visitatori.

“La nostra attività istituzionale – ha detto il Presidente Pais – subirà un rallentamento, ma non si fermerà. Saranno vietate riunioni e assembramenti. Nel caso di sedute urgenti saranno rispettate tutte le misure di sicurezza. E’ importante attenersi scrupolosamente ai divieti, agli obblighi e alle regole contenute nel Decreto del Presidente del Consiglio de ministri. Sono fiducioso – ha continuato Pais – che questo periodo di emergenza sanitaria sarà molto limitato ma chiedo a tutti i sardi, soprattutto ai giovani, di avere comportamenti responsabili e di attenersi scrupolosamente alle prescrizioni. Solo così potremo vincere tutti insieme questa battaglia sanitaria e ritornare al più presto alla vita normale ”.

Nuova disciplina del sistema di Protezione Civile regionale. Al via l’esame del disegno di legge della Giunta.

Cagliari, 12 febbraio 2026 – Il clima che cambia, crisi sanitarie globali e flussi migratori connessi agli scenari di guerra. Elementi che messi insieme hanno imposto a livello globale un cambio di rotta ai sistemi di protezione civile. Una situazione che non risparmia la Sardegna dove, in questi ultimi anni, la macchina organizzativa regionale si è dovuta adeguare alle nuove esigenze. Ora  però serve un ulteriore passo per rendere rafforzare il sistema per renderlo capace di rispondere in modo più efficace alle nuove e crescenti esigenze di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze. A questi obiettivi punta il nuovo Disegno di legge n.172 approvato dalla Giunta regionale a fine dicembre che detta una nuova disciplina del sistema regionale di protezione civile. Il provvedimento ha iniziato il suo iter in Consiglio regionale dove, nel pomeriggio, si sono riunite in seduta congiunta la prima e la quarta commissione guidate da Salvatore Corrias e Roberto Li Gioi per le audizioni dell’assessora all’Ambiente Rosanna Laconi e del direttore generale della Protezione Civile Mauro Merella. «Con questo Disegno di Legge si pone ordine al sistema puntando a un quadro normativo univoco – ha detto Laconi – la legge di riferimento (n.3 del 1989) è vecchia di quasi 40 anni. Il mondo nel frattempo è cambiato e la protezione civile non si occupa solo di calamità naturale ma anche della tutela della salute dei cittadini». L’assessora ha poi proseguito indicando gli obiettivi strategici che hanno orientato la predisposizione del nuovo disegno di legge. Tra questi, il rafforzamento della prevenzione e previsione dei rischi, lo sviluppo di pratiche coerenti ed efficaci per la loro gestione e il potenziamento della conoscenza degli eventi calamitosi attraverso indagini, studi e sistemi informativi integrati.

Il testo, composto da 36 articoli recepisce le disposizioni del “Codice della protezione civile”, tenendo conto della peculiarità fisico-geografica e insulare della Sardegna. «Puntiamo a un sistema regionale integrato, multilivello e multirischio, capace di garantire continuità di azione tra prevenzione, gestione dell’emergenza e ripristino delle condizioni di normalità – ha detto il direttore generale della Protezione Civile Mauro Merella – l’elemento distintivo è rappresentato da una pianificazione per ambiti territoriali che metta insieme e renda protagonisti tutti gli attori che agiscono all’interno del sistema».

«Vogliamo una protezione civile di prossimità – ha aggiunto l’assessora Laconi – sempre più vicina ai sindaci e alle comunità. Le organizzazioni di volontariato avranno un ruolo cruciale. Per la prima volta si parla di un convenzionamento delle associazioni. Questo darà loro certezze e favorirà aggregazioni territoriali».

Tra le novità del disegno di legge anche la previsione di una scuola di protezione civile per l’arricchimento professionale degli operatori e la promozione di una cultura di protezione civile in tutto il territorio regionale.

Nel dibattito sono intervenuti i consiglieri Antonello Floris, Gianni Chessa, Diego Loi, Antonio Sau, Emanuele Matta, Paola Casula, Antonio Solinas, Salvatore Cau e Paolo Truzzu che hanno chiesto chiarimenti sul ruolo delle associazioni di volontariato e fornito alcuni suggerimenti per la creazione di una app regionale per il sistema di allerta meteo. L’esame del disegno di legge proseguirà nelle prossime settimane. In programma un ciclo di audizioni che coinvolgerà, in prima battuta i rappresentanti degli enti locali. (Psp)

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Commissione Seconda, presentato il piano di politica linguistica

Il piano di politica linguistica 2025 – 2029 è stato presentato questa mattina per il parere obbligatorio dall’assessora alla Cultura, Portas, alla commissione Seconda presieduta da Camilla Soru (Pd).

L’esponente della Giunta ha spiegato che la Regione destina 3,7 milioni di euro al Piano per la lingua sarda e ha indicato gli ambiti e le azioni di questa iniziativa prevista dalla legge regionale 22 del 2018. Portas ha segnalato “il successo imponente del bando Imprentas, con prodotti editoriali di qualità che hanno diffuso nel mondo la lingua sarda” e la collaborazione avviata “con altre Regioni dell’Ue che contano lingue minoritarie al loro interno”. Avviata anche la standardizzazione ortografica del tabarchino (parlato a Carloforte e Calasetta) mentre è in valutazione il problema del precariato degli operatori degli sportelli linguistici. Di questo ha parlato anche Antonio Ignazio Garau, proprio in rappresentanza dei 60 professionisti del settore, segnalando la “necessità di una rete degli sportelli nel territorio per dare continuità al piano linguistico”. Poi ha aggiunto: “E’ necessario formare gli insegnanti perché dovete sapere che il sardo nella scuola pubblica non c’è più”. Per Garau va inoltre assicurata la presenza degli operatori linguistici di lingua sarda nei tribunali dell’Isola perché “ci sono procedimenti penali fermi proprio per questo”. Franciscu Sedda (A Innantis!) ha chiesto il raddoppio dello stanziamento della Regione e ha depositato in commissione un testo integrativo del piano affermando: “C’è una percezione diffusa del fatto che il sardo sia una lingua eppure nella pratica si parla molto più l’italiano”. Per Lorenzo Argiolas (“Sardegna chiama Sardegna”) “la lingua è usata se è utile, se crea opportunità. Noi dobbiamo fare in modo che parlare il sardo sia utile e vantaggioso, se vogliamo che il sardo viva e cresca”.

Terminate le audizioni, su proposte della presidente Soru la commissione Seconda ha rinviato ad altra seduta il parere sul piano di politica linguistica e ha poi approvato il programma delle attività del Corecom, preceduto dalla relazione del presidente Mario Cabasino. Per il giornalista “il programma del 2026 sarà caratterizzato dalla continuità dei principali progetti messi in campo nell’anno precedente che hanno un ampio respiro. Nell’anno in corso partirà una campagna di comunicazione per pubblicizzare le funzioni del Corecom soprattutto in materia di conciliazione con i gestori telefonici e le pay tv e tutela dei minori”. Poi Cabasino ha proseguito: “A proposito di tutela dei minori, segnaliamo l’iniziativa di media education “Patentino digitale” nelle scuole secondarie di tutta l’isola. Con l’università di Cagliari due progetti: un master in giornalismo e uno studio sull’intelligenza artificiale applicata alla informazione”.

Approvata anche la programmazione 2026 del Garante dei diritti dei detenuti. E’ stata la Garante, Irene Testa, a presentare alla commissione il programma delle attività, che prevede iniziative nelle ex colonie penali agricole, un monitoraggio delle conseguenze della presenza dei detenuti 41 bis nelle carceri sarde e un podcast radio che sarà realizzato dai detenuti del carcere minorile di Quartucciu.

La commissione ha audito anche i presidenti dell’Ersu di Cagliari e Sassari, Marco Meloni e Daniele Maoddi, in ordine alle modifiche da effettuare sugli statuti dei due enti.

MOZIONE N. 99

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Mozione n. 99

FUNDONI – DERIU – CORRIAS – PIANO – PILURZU – PISCEDDA – SAU – SOLINAS Antonio – SORU, per l’inserimento della figura del dirigente biologo nutrizionista specialista in scienza dell’alimentazione nei Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) della Sardegna.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
– la professione di biologo è disciplinata dalla legge 24 maggio 1967, n. 396 (Ordinamento della professione di biologo), e successive modifiche e integrazioni, istitutiva dell’Ordine dei biologi, ente pubblico non economico preposto alla tenuta dell’Albo professionale e alla vigilanza sull’esercizio della professione, articolato in Ordini territoriali e coordinato a livello nazionale dalla Federazione nazionale degli ordini dei biologi;
– con il decreto legislativo 13 settembre 1946, n. 233 (Ricostituzione degli Ordini delle professioni sanitarie e per la disciplina dell’esercizio delle professioni stesse), come modificato dalla legge 11 gennaio 2018, n. 3 (Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute), viene ridefinito l’ordinamento degli Ordini delle professioni sanitarie e il quadro normativo relativo all’esercizio delle stesse, consolidando il loro ruolo all’interno del Servizio sanitario nazionale (SSN) e chiarendo i profili di competenza professionale;
– il decreto del Presidente della Repubblica 5 giugno 2001, n. 328 (Modifiche ed integrazioni della disciplina dei requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e delle relative prove per l’esercizio di talune professioni, nonché della disciplina dei relativi ordinamenti), nel riformare l’accesso alle professioni regolamentate, ha confermato le competenze attribuite ai biologi iscritti nella sezione A dell’Albo, tra le quali rientrano le attività di valutazione nutrizionale e di elaborazione di profili alimentari, nell’ambito delle competenze professionali definite dalla normativa vigente;
– il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421) e successive modifiche e integrazioni, riconosce la dirigenza sanitaria non medica quale componente integrante del Servizio sanitario nazionale (SNN) e disciplina, all’articolo 15, i requisiti per l’accesso alla dirigenza sanitaria, ivi inclusi i dirigenti biologi in possesso di specializzazione nelle discipline previste dall’ordinamento del SSN;
– il decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368 (Attuazione della direttiva 93/16/CEE in materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli e delle direttive 97/50/CE, 98/21/CE, 98/63/CE e 99/46/CE che modificano la direttiva 93/16/CEE), concernente la formazione dei medici specialisti, e il decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero della salute 4 febbraio 2015, n. 68 (Riordino scuole di specializzazione di area sanitaria), hanno disciplinato l’accesso dei laureati non medici, tra cui i biologi, alle scuole di specializzazione di area sanitaria, ivi compresa la Scienza dell’alimentazione, rendendo tali titoli validi ai fini dell’accesso ai ruoli del SSN secondo la normativa vigente;
– il decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca 24 maggio 2018, n. 92 (Regolamento recante la disciplina dei profili di uscita degli indirizzi di studio dei percorsi di istruzione professionale, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 61, recante la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale nel rispetto dell’articolo 117 della Costituzione, nonché raccordo con i percorsi dell’istruzione e formazione professionale, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera d), della legge 13 luglio 2015, n. 107) attuativo della direttiva 2013/55/UE del Consiglio del 20 novembre 2013 (recante modifica della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali e del regolamento (UE) n.1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno («regolamento IMI»)) relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, si inserisce nel quadro normativo nazionale ed europeo volto a disciplinare le professioni regolamentate, incluse quelle sanitarie, definendo il sistema di riconoscimento delle qualifiche nell’ambito dell’Unione europea;
– il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 (Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502) e il decreto del Ministero della salute 2 aprile 2015, n. 70 (Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera.) prevedono modelli organizzativi fondati sull’integrazione multiprofessionale e sull’appropriatezza clinico-assistenziale, nell’ambito dei quali si collocano anche le attività di nutrizione clinica;
– il Piano nazionale della cronicità, approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni, nonché il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025, recepito dalla Regione, individuano la nutrizione quale componente essenziale nei percorsi di prevenzione e gestione delle patologie cronico-degenerative contemplando azioni dedicate alla nutrizione, alla prevenzione dell’obesità, del diabete e dell’insorgenza di patologie correlate agli stili di vita;
– la giurisprudenza amministrativa e di legittimità ha consolidato il principio secondo cui il biologo nutrizionista, nell’ambito delle competenze attribuite dalla normativa vigente, è legittimato a svolgere attività di valutazione dello stato nutrizionale e di elaborazione di piani alimentari personalizzati, anche in presenza di patologie, purché sulla base di diagnosi medica;
– il Piano regionale dei servizi sanitari della Sardegna (PRSS) e i Piani attuativi aziendali riconoscono l’importanza della presa in carico multidisciplinare dei pazienti con patologie croniche e dei percorsi di prevenzione primaria e secondaria;
– la Regione ha adottato diversi Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali (PDTA) (es. diabete, insufficienza renale, oncologia), nei quali il supporto nutrizionale è previsto nell’ambito dell’approccio multidisciplinare, ma non sempre risulta strutturalmente garantito mediante adeguata dotazione di personale specializzato;

DATO ATTO che:
– l’aumento della prevalenza di patologie cronico-degenerative (obesità, diabete mellito tipo 2, malattie cardiovascolari, oncologiche, gastrointestinali, ecc.) nella popolazione sarda rende imprescindibile un approccio terapeutico multidisciplinare che includa l’aspetto nutrizionale come parte integrante del trattamento. L’Organizzazione mondiale della sanità, così come il Ministero della salute, riconoscono la nutrizione clinica come elemento chiave nella prevenzione e nella gestione di tali condizioni;
– le Aziende sanitarie regionali (ASL, AO Brotzu, AOU Cagliari e AOU Sassari) presentano una dotazione non uniforme di professionisti dedicati alla nutrizione clinica, con carenze in reparti ad alta complessità (oncologia, nefrologia, geriatria, pediatria, diabetologia);

CONSIDERATO che:
– la presenza di biologi nutrizionisti nei servizi ospedalieri e territoriali è già una realtà consolidata in molte regioni italiane (es. Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia), che li hanno integrati nei Servizi di nutrizione clinica e nei PDTA;
– le funzioni del biologo nutrizionista includono:
– valutazione dello stato nutrizionale (anche tramite metodiche avanzate: antropometria, bioimpedenziometria, analisi della composizione corporea);
– elaborazione di piani alimentari su misura;
– monitoraggio nutrizionale in pazienti con patologie croniche, oncologiche, metaboliche e chirurgiche;
– partecipazione alle équipe multidisciplinari e ai percorsi clinico-assistenziali;
– la carenza di figure competenti nella nutrizione clinica contribuisce a:
– incremento delle complicanze post-operatorie;
– maggior rischio di malnutrizione ospedaliera;
– aumento dei giorni medi di degenza;
– costi sanitari più elevati a carico della Regione;

RITENUTO che:
– l’inserimento strutturato del biologo nutrizionista nelle articolazioni del Servizio sanitario regionale (SSR) rappresenti una scelta strategica e necessaria per l’attuazione degli obiettivi del Piano regionale dei servizi sanitari della Sardegna, in particolare ai fini del rafforzamento dei servizi di prossimità, dell’integrazione multiprofessionale e delle politiche di prevenzione primaria e secondaria rispetto alle patologie cronico-degenerative correlate a scorretti stili alimentari;
– il potenziamento dei servizi di nutrizione clinica nel SSR sardo sia coerente con il principio di appropriatezza assistenziale di cui al decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive modifiche e integrazioni, poiché la presenza stabile del biologo nutrizionista nei percorsi territoriali e ospedalieri contribuisce a migliorare la qualità delle cure, a prevenire ricoveri evitabili e a favorire una presa in carico realmente multidisciplinare dei pazienti;
– la Regione, nell’ambito delle proprie competenze statutarie in materia di organizzazione sanitaria, debba allineare il proprio modello assistenziale alle migliori pratiche adottate in altre regioni e agli standard raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Unione europea in materia di nutrizione, prevenzione e gestione delle cronicità, al fine di rafforzare l’efficacia del SSR e garantire una più piena tutela del diritto alla salute,

impegna la Presidente della Regione

1) a promuovere il riconoscimento formale della figura del biologo nutrizionista quale professionista sanitario integrante dei Servizi di nutrizione clinica operanti nelle strutture ospedaliere e territoriali del SSR, in coerenza con il quadro ordinamentale nazionale vigente;
2) ad avviare un percorso di potenziamento e progressiva strutturazione dei Servizi di nutrizione clinica nel SSR, favorendo, compatibilmente con i vincoli di bilancio e di personale, l’inserimento dei biologi nutrizionisti attraverso procedure coerenti con la normativa sul reclutamento del personale sanitario e la loro integrazione nelle équipe multidisciplinari già operanti nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali;
3) a promuovere l’integrazione del biologo nutrizionista nei PDTA regionali, con particolare attenzione ai percorsi relativi al diabete mellito di tipo 1 e 2, all’obesità e ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, alle patologie pediatriche a componente nutrizionale, alle nefropatie croniche, alla nutrizione artificiale ospedaliera e domiciliare, nonché alle patologie oncologiche, metaboliche, cardiovascolari e gastrointestinali, favorendone altresì il coinvolgimento nei programmi di prevenzione nutrizionale nelle scuole, nei consultori, nei centri territoriali e nei percorsi riabilitativi;
4) a orientare i Piani attuativi aziendali affinché le ASL e le Aziende ospedaliere tengano conto della necessità di un’adeguata presenza di professionalità qualificate in nutrizione clinica, con riferimento alle attività di valutazione dello stato nutrizionale, predisposizione e monitoraggio dei piani nutrizionali personalizzati, educazione terapeutica dei pazienti e partecipazione alle équipe multidisciplinari;
5) a sostenere e sviluppare programmi di prevenzione ed educazione alimentare nei distretti sanitari, nelle scuole e nei centri territoriali di prevenzione, valorizzando il contributo dei biologi nutrizionisti nell’ambito delle politiche regionali di promozione della salute e prevenzione delle patologie cronico-degenerative;
6) a prevedere forme di monitoraggio periodico delle iniziative intraprese in materia di nutrizione clinica, con particolare riguardo agli effetti sulla qualità delle cure, sulla prevenzione della malnutrizione ospedaliera e sull’uso appropriato delle risorse sanitarie, trasmettendo un’informativa alla Commissione competente del Consiglio regionale.

Cagliari, 11 febbraio 2026

INTERROGAZIONE N. 380/A

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Interrogazione n. 380/A

INTERROGAZIONE MELONI Corrado – TRUZZU – PIGA – CERA – FLORIS – MASALA – MULA – RUBIU – USAI, con richiesta di risposta scritta, sulla presenza di materiale propagandistico del Comitato per il NO al referendum costituzionale all’interno dei locali dell’ospedale di Isili.

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I sottoscritti,

PREMESSO che nei giorni scorsi è stata segnalata la presenza all’interno dei locali del presidio ospedaliero (P.O) San Giuseppe di Calasanzio di Isili di alcuni manifesti riconducibili al Comitato “Giusto dire no” in vista del prossimo referendum costituzionale in materia di giustizia;

CONSIDERATO che tali manifesti in promuoverebbero un convegno organizzato dal suddetto comitato che si terrà nei prossimi giorni proprio nel Comune del Sarcidano, configurandosi a tutti gli effetti come materiale di propaganda politica referendaria;

EVIDENZIATO che le strutture sanitarie pubbliche sono luoghi deputati esclusivamente all’erogazione di servizi sanitari e devono rimanere rigorosamente neutrali rispetto al confronto politico e referendario;

TENUTO CONTO che:
– l’esposizione di materiale politico o di propaganda elettorale o referendaria all’interno di ospedali e presidi sanitari rischia di ledere il principio di imparzialità della pubblica amministrazione e di risultare inopportuna nei confronti di pazienti, familiari e operatori sanitari, che devono poter frequentare tali luoghi senza essere esposti a messaggi di parte;
– la normativa in materia di propaganda elettorale e referendaria prevede regole stringenti sui luoghi e sulle modalità di affissione del materiale, proprio per garantire correttezza e parità tra le diverse posizioni in campo;

ACCLARATO che:
– un ospedale pubblico non può in alcun modo diventare sede, diretta o indiretta, di iniziative o comunicazioni riconducibili a comitati referendari o a soggetti politici;
– è compito delle direzioni sanitarie e delle aziende competenti vigilare sul corretto utilizzo degli spazi interni alle strutture e prevenire utilizzi impropri o non autorizzati,

chiedono di interrogare la Presidente della Regione nonché l’Assessore regionale ad interim dell’igiene e sanità e dell’assistenza sociale per sapere:
1) se sia a conoscenza della presenza, all’interno dell’ospedale di Isili, di manifesti o altro materiale di propaganda riferibili al Comitato per il NO al referendum costituzionale sulla giustizia;
2) chi abbia autorizzato, ove vi sia stata autorizzazione, l’affissione di tale materiale all’interno di una struttura sanitaria pubblica;
3) quali iniziative urgenti intenda adottare per disporre l’immediata rimozione di eventuale materiale di propaganda politica o referendaria presente all’interno dell’ospedale;
4) quali misure intenda attivare per vigilare affinché in tutte le strutture sanitarie della Sardegna sia rigorosamente rispettata la destinazione d’uso dei locali e sia impedita qualsiasi forma di propaganda politica o referendaria.

Cagliari, 11 febbraio 2026

Diabete, inclusione scolastica e sportiva. Fundoni: ottimo confronto, testo unificato serio

Con l’audizione dei rappresentanti dello sport, della consulta regionale della diabetologia, dei processi di prevenzione e cura del diabete e delle società scientifiche si sono conclusi stasera i lavori della commissione Sesta, presieduta da Carla Fundoni (Pd), chiamata a elaborare il testo unificato 126 – 138 a firma Ciusa e più.

L’articolato è destinato a favorire l’inclusione scolastica e sportiva dei minori sardi affetti da diabete di tipo 1 e ha ricevuto il plauso di tutti i portatori di interesse che si sono avvicendati nel corso dell’audizione. Bruno Perra (presidente Coni) ha detto: “Siamo tutti felici per questa iniziativa importante. Si può conciliare il diabete di tipo 1 con lo sport anche a livelli altissimi e cito per tutti il tennista Zverev. Credo si debba lavorare molto sulla famiglia e sul mondo dello sport per consentire a tutti i bambini affetti da questa patologia di fare sport, agonistico e non”. Per Roberto Seguro, medico sportivo e diabetologo, “per tutti e anche per i pazienti affetti da DT1 è fondamentale l’alimentazione e il movimento ma tutti i ragazzi accettano i loro compagni diabetici”. Danilo Russo (giunta Coni) ha aggiunto: “Spesso una volta scoperto il Diabete di tipo 1 è una bomba dentro le famiglie. Risulta fondamentale il dialogo tra mondo della scuola e mondo dello sport”.

Per Maria Pina Casula (Uisp Sardegna) “non è lo sport al centro ma il bambino. Credo che questa legge sarà ancora più utile se coinvolgerà anche il Forum del terzo settore”. Ha preso poi la parola Claudio Secci, presidente del Comitato italiano paraolimpico, che ha chiesto l’inserimento dell’organismo tra i soggetti indicati all’articolo 4 del Testo unificato.

Per il mondo sanitario ha preso per primo la parola Carlo Ripoli, diabetologo e pediatria del Microcitemico di Cagliari che insieme al collega Mauro Congia ha elogiato l’iniziativa (“c’è un forte bisogno”) ma ha anche espresso “perplessità sulle funzioni attribuite al coordinamento, che rischiamo di entrare in conflitto con quelle attribuite alla Consulta”. Congia ha poi precisato: “Da chi deve essere preso in carico il paziente DT1?”. Dai medici è giunto un invito a estendere questa legge a tutti i minori affetti da patologie autoimmuni, come i celiaci.

Ancora, la psicologa Valeria Mereu ha sottolineato l’importanza dei riferimenti in legge “all’attività degli psicologi nell’ambito della presa in carico del piccolo paziente” mentre Rosella Maccioni (pediatra del Cto di Iglesias) ha sottolineato “la sempre maggiore difficoltà di interloquire con personale scolastico”- Sono intervenuti anche Al Jamal Osama (rappresentante dei pediatri di libera scelta) e Antonella Correddu, diabetologa dell’ospedale di Ozieri.

Per la presidente Fundoni “questa proposta di legge è il risultato di un lavoro serio e condiviso. Esprimo grande soddisfazione per il percorso svolto, caratterizzato da una forte unitarietà della Commissione e da un metodo di lavoro basato sull’ascolto e sul confronto.

Nel corso dell’istruttoria sono stati auditi il mondo dello sport, le associazioni delle persone con diabete e delle famiglie, il mondo della scuola e la Consulta regionale di pediatria. È una legge costruita insieme a loro, che nasce dai bisogni reali e dalle criticità che bambini e bambine con diabete di tipo 1 vivono ogni giorno nei contesti scolastici e sportivi.

In una Regione come la Sardegna, che registra un’incidenza tra le più alte al mondo di diabete in età pediatrica, era necessario colmare un vuoto normativo e offrire strumenti chiari per garantire inclusione, sicurezza e continuità educativa e sportiva.

Questa legge rafforza il diritto alla salute e all’istruzione, sostiene le famiglie e valorizza il ruolo della scuola e dello sport come luoghi fondamentali di crescita. È il risultato di un lavoro istituzionale serio, condiviso e orientato a dare risposte concrete”.

Audizioni in Sesta Commissione su Testo Unico per l’inclusione scolastica e sportiva dei minori diabetici

La Commissione “Sanità”, presieduta da Carla Fundoni (Pd), ha avviato questa mattina un ciclo di audizioni sul Testo Unico (126-138) per l’inclusione dei minori con diabete di tipo 1 (DT1). Il provvedimento, firmato da tutti i gruppi politici presenti in Consiglio regionale, punta a migliorare la salute e la qualità della vita dei minori in ambito scolastico e a favorire la pratica sportiva.

Ogni anno in Sardegna vengono diagnosticati 130 nuovi casi di diabete di tipo 1 (DT1). Numeri molto alti rispetto alla media nazionale. Nell’Isola, l’incidenza della malattia nei minori è di 74 casi ogni 100mila abitanti, mentre in Italia i numeri sono nettamente inferiori: 15/20 casi all’anno. Una specificità che si manifesta in tutti gli ambiti sociali, con criticità evidenti nei contesti scolastici e sportivi dove i minori affetti da diabete di tipo 1 trovano difficoltà a partecipare alle attività programmate. A questa situazione cerca di porre rimedio il Testo Unico che recepisce le istanze del tavolo regionale multidisciplinare promosso dalla Garante regionale dell’Infanzia e l’Adolescenza.

Al Testo Unico guardano con interesse le associazioni che si occupano di diabete e della tutela dei pazienti i cui rappresentanti sono stati sentiti per primi dalla Commissione.

«Siamo ad una svolta epocale – ha detto Riccardo Trentin, presidente della Federazione Rete Sarda Diabete che unisce 11 associazioni – la Sardegna è la prima regione in Italia ad affrontare il problema dell’inclusione scolastica e sportiva dei minori con DT1. Con la formazione dei docenti e del personale scolastico si avranno scuole più sicure. Questa iniziativa può fungere da stimolo anche per le politiche nazionali».

Secondo il presidente di Tramas, Marcello Marceddu, «la legge prende atto dell’eccezionalità sarda e cerca di porre rimedio all’isolamento delle famiglie. Sono tante le madri costrette ad abbandonare il lavoro per assistere i loro figli. La formazione nelle scuole e nello sport consentirà di avere più autonomia. E’ importante però prevedere coperture assicurative per chi si deve occupare dei pazienti diabetici».

Sulla questione delle assicurazioni ha insistito anche Benedetto Mameli (presidente di Aniad Sardegna): «Servono risorse vincolate per dare piena attuazione alla legge». Secondo Mameli, la legge in discussione può trasformare l’emergenza sanitaria in un modello di civiltà: «Investire in prevenzione, formazione e autonomia significa costruire un sistema più equo, più efficiente e più sostenibile nel lungo periodo nell’interesse dei minori e delle loro famiglie».

Per Francesco Pili, presidente di Diabete Zero, la Sardegna già dal 2006, con l’approvazione del piano sanitario regionale, ha messo in atto buone pratiche a tutela dei pazienti diabetici. «La Consulta ha lavorato molto bene dettando delle linee guida sullo stile di vita da adottare a partire dalle scuole materne. E’ uno strumento che può tornare utile. Basterebbe allargarlo prevedendo delle sottocommissioni. Non è possibile che la Consulta non si possa riunire se manca l’assessore». Positivo il giudizio sulla formazione: «In questi anni abbiamo formato oltre 300 insegnanti con corsi gratuiti tenuti da specialisti – ha detto Pili – la presenza di persone consapevoli nelle scuole è un fattore importantissimo».

Per Stefano Garau, vicepresidente nazionale di Fand, il Testo Unico rappresenta una buona base su cui lavorare: «Le famiglie attendono una legge che le tuteli. Questa proposta va integrata nella parte relativa alla somministrazione del farmaco. A mio avviso nelle scuole serve un operatore sanitario che se ne occupi».

La dirigente dell’ufficio scolastico regionale, Andreana Ghisu, ha ricordato le diverse iniziative e i protocolli promossi al livello ministeriale e con l’assessorato regionale finalizzati all’assistenza e alla gestione soprattutto delle emergenze ed ha evidenziato le disposizioni del decreto legislativo 81/2015, nelle parti in cui si dispone l’integrazione della situazione relativa ai pazienti con diabete, con personale scolastico addetto e debitamente formato per il primo soccorso. «Garantiamo la massima collaborazione – ha concluso la dottoressa Ghisu – e la presenza dell’ufficio scolastico regionale per assicurare a tutti gli studenti parità di condizioni e uguali opportunità di crescita nella scuola».

Apprezzamento per la proposta di legge è stato espresso anche dai sindacati della scuola intervenuti: Cobas, Cigil, Cisl e Snals.

Giancarlo Della Corte (Cobas) ha elencato una serie di punti che sono stati in larga parte condivisi anche dai rappresentanti delle altre sigle dei rappresentanti i lavoratori. In particolare: il coinvolgimento del personale scolastico solo su base volontaria e un’adeguata formazione dello stesso, insieme con uno specifico riconoscimento contrattuale. La creazione di un apposito disciplinare e la sottrazione del personale scolastico alle responsabilità civili e penali. Dotare gli istituti scolastici delle opportune attrezzature per la conservazione dei medicinali e l’indicazione di precise e adeguate dotazioni finanziarie per dare attuazione alle norme previste nella proposta di legge.

Francesca Nurra (Cgil) ha evidenziato il ritardo con il quale in Sardegna si dsicute “una legge che restituirà dignità a tutti i bambini con diabete mellito”, mentre Maria Luisa Serra (Cisl) ha insistito sulla formazione del personale scolastico. Maria Annunziata Zedda (Snals) ha auspicato la previsione di puntuali verifiche periodiche sulle attività svolte per garantire l’inclusione scolastica e sportiva ai minori con diabete tipo 1.

Il giorno del Ricordo per onorare le vittime delle Foibe. Comandini:”Tutti uniti sotto la nostra bandiera per costruire insieme un futuro di libertà e giustizia”.  

 

Cagliari, 10 febbraio 2026 – “Ricordare i martiri delle Foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata è un dovere non solo  civile e morale ma istituzionale. Non dobbiamo essere prigionieri del passato. Oggi è una giornata di riflessione  sul nostro futuro che deve essere costruito sulla libertà e sulla giustizia”.

Lo ha detto il Presidente del Consiglio regionale Piero Comandini che questo  pomeriggio ha partecipato a Cagliari alle celebrazioni del  “Giorno del Ricordo”.

Una solennità, istituita nel 2004 con la legge n. 92 allo scopo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

“Oggi  ricordiamo il passato e celebriamo anche l’unità dell’Italia. Dobbiamo tutti essere uniti – ha detto il presidente – sotto la nostra bandiera, soprattutto in un momento delicato come questo in cui la pace del mondo è messa a dura prova ”.

 

 

MOZIONE N. 98

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Mozione n. 98

CERA – TRUZZU – PIGA – FLORIS – MASALA – MULA – RUBIU – USAI – MELONI Corrado sull’emergenza maltempo in Sardegna e sulle ricadute economiche, a carico del comparto ittico isolano, con richiesta di attivazione di misure regionali urgenti a sostegno del settore, in coordinamento con le azioni nazionali e di protezione civile.

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IL CONSIGLIO REGIONALE

PREMESSO che:
– all’interno del comparto ittico della Sardegna, un’importante posizione è occupata dai concessionari di pesca, operanti nei compendi ittici e degli operatori dalla pesca costiera, tradizionalmente caratterizzata da micro-imprese ad alta intensità di lavoro e margini economici ridotti, la quale rappresenta una componente fondamentale della tradizione marittima isolana, della sicurezza alimentare e della economia locale, ma al contempo è altamente vulnerabile agli shock climatici, all’innalzamento del livello del mare e agli eventi estremi correlati ai cambiamenti climatici;
– l’eccezionale ondata di maltempo e gli effetti del cosiddetto Ciclone Harry, che tra il 18 e il 21 gennaio 2026 ha investito la Sardegna, con precipitazioni intense, venti forti e mareggiate di eccezionale intensità, ha provocato danni ingenti alle infrastrutture costiere, alle attività produttive nonché alle flotte pescherecce, con una prima stima regionale che quantificherebbe le perdite, per l’economia sarda, in svariati milioni di euro, danni che si aggiungono a quelli già evidenziati in Sicilia e in altre Regioni del Sud Italia;
– tale evento ha comportato interruzioni prolungate dell’attività di pesca professionale, la sospensione delle operazioni di pesca nel periodo più critico, danni materiali ai compendi ittici, alle imbarcazioni, agli impianti portuali, alle attrezzature e alle infrastrutture di supporto, nonché perdite di reddito per le cooperative, gli armatori e tutto il personale dipendente;
– la natura eccezionale e persistente dell’evento in questione, ha compromesso non solo la disponibilità di risorse biologiche marine, ma anche la regolare operatività della filiera ittica, determinando perdite economiche non recuperabili senza adeguati strumenti di supporto;

CONSIDERATO che:
– la Regione è già chiamata, in analogia ad altri territori colpiti, a promuovere attività di ricognizione dettagliata dei danni subiti ai fini dell’attivazione delle procedure di stato d’emergenza e dei conseguenti sostegni previsti dal Codice della protezione civile e dal Fondo per le emergenze nazionali
– le associazioni di categoria del settore pesca, hanno richiamato la necessità di misure strutturali non solo di intervento emergenziale immediato, ma anche di rafforzamento delle misure di protezione sociale ed economica per i pescatori professionisti, in particolare per la piccola pesca costiera;
– è indispensabile integrare e potenziare gli strumenti regionali di sostegno, in raccordo con quelli nazionali, prevedendo specifiche azioni di emergenza, semplificazione burocratica e supporto economico diretto alle imprese di pesca artigianale che hanno subito danni, sospensioni forzate dell’attività e perdite di reddito;
– l’assenza di interventi tempestivi e adeguati rischia di causare l’uscita dal mercato di numerose imprese sarde dedite alla pesca, con conseguente perdita di capacità produttiva, di posti di lavoro e di presidio delle comunità costiere;

RITENUTO pertanto necessario e urgente:
– attivare, in via prioritaria, una ricognizione economica regionale specifica e dettagliata sul comparto della pesca costiera sarda, con rilevazione puntuale dei danni materiali, delle perdite di giornate di attività, degli impatti socio-economici e delle prospettive di ripresa;
– prevedere la creazione di un Fondo regionale di emergenza dedicato alla pesca, che integri e renda più tempestivi gli interventi compensativi rispetto alle misure nazionali di protezione civile e agli strumenti quali il Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura;
– promuovere la semplificazione delle procedure amministrative per l’accesso ai contributi regionali e nazionali da parte delle imprese di pesca, con criteri chiari, omogenei e differenziati in base alle specificità territoriali e dimensioni aziendali;
– estendere, nell’ambito delle competenze regionali, l’applicazione di strumenti di sostegno anche alle fattispecie di sospensione forzata dell’attività non strettamente riconducibili a danni fisici diretti, ma comunque derivanti da fenomeni meteorologici eccezionali persistenti;
– sostenere, in raccordo con il Governo centrale e con il Dipartimento nazionale della protezione civile, richieste di risorse aggiuntive al Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura per consentire ristori proporzionati e tempestivi a favore dei concessionari di pesca, operanti nei compendi ittici della Sardegna ed alle imprese sarde dedite all’attività di pesca costiera, che risultino danneggiate;
– promuovere interventi di resilienza e adattamento climatico dei porti e delle infrastrutture di pesca, con particolare attenzione alla salvaguardia di ormeggi, approdi minori e basi di pesca,

impegna la Presidente della Regione

1) ad attivare tutte le procedure necessarie per dare attuazione alle misure suindicate, mantenendo costanti rapporti di leale fattiva collaborazione con il Governo centrale ed i suoi organismi;
2) a presentare rendicontazioni quadrimestrali al Consiglio regionale sull’implementazione delle misure, sulla quantificazione dei fondi erogati e sugli effetti reali, da ciò generati, a favore del comparto della pesca sarda.

Cagliari, 6 febbraio 2026