Nota stampa della seduta n. 128

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 128 – Antimeridiana

martedì 19 maggio 2026

Approvato il TESTO UNIFICATO N. 195-196/A. “Modifiche alla legge regionale 6 febbraio 2026, n. 4 (Disposizioni per la gestione e la valorizzazione delle ferrovie turistiche della Sardegna e disciplina degli organi della Fondazione Trenino verde storico della Sardegna)”;

Approvata la PROPOSTA DI MODIFICA DEL REGOLAMENTO INTERNO N. 2/A. “Modifiche del Regolamento interno”;

Approvata la PROPOSTA DI LEGGE NAZIONALE N. 6. “Integrazione all’articolo 43 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) in materia di elezione diretta degli organi di governo degli enti di area vasta”;

Il Consiglio si riunisce alle 16.

 

Il presidente Piero Comandini ha aperto i lavori del Consiglio alle 10.41. Dopo le formalità di rito e le comunicazioni all’Aula, il presidente ha sospeso la seduta per alcuni minuti e convocato una breve Conferenza dei Capigruppo.

Alla ripresa dei lavori, l’Aula ha ripreso l’esame del Testo Unificato sulla valorizzazione delle ferrovie turistiche della Sardegna interrotto nell’ultima seduta per mancanza del numero legale.

Il presidente ha messo in votazione l’articolo 1 “Modifiche all’articolo 14 della legge regionale n. 4 del 2026 (Norme finali)” che è stato approvato.

Ha quindi preso la parola il capogruppo di FdI Paolo Truzzu per chiarire che la minoranza, nella scorsa seduta, non ha partecipato alla votazione del testo Unificato per ragioni politiche.

Via libera all’articolo 2 “Abrogazioni” che modifica la legge regionale n.4 del 2026 eliminando gli articoli 5,6,7 e 8.

All’articolo 3, il consigliere del M5S Roberto Li Gioi ha proposto un emendamento sostitutivo totale per chiarire che all’attuazione delle disposizioni del Testo Unico si farà fronte con le risorse umane, strumentali e finanziaria previste dalla normativa vigente senza nuovi e maggiori oneri per il bilancio regionale. L’emendamento è stato approvato. Approvata anche la norma sull’entrata in vigore della legge (art 4)

Il Consiglio, prima della votazione finale del provvedimento, ha approvato un ordine del giorno proposto dal consigliere Roberto Li Gioi che impegna la Giunta regionale a dare seguito alla volontà politica espressa dal Consiglio con l’approvazione della legge n.4 del 2026 e a integrare le linee guida vigenti recependo gli elementi di novità introdotti dagli articoli 5,6,7,8 della legge n.4, oggi abrogati per esigenze di conformità costituzionale, garantendo la piena attuazione dell’assetto degli organi così come definito nel testo di legge».

Il presidente Comandini ha quindi messo in votazione il testo finale del provvedimento. Per dichiarazioni di voto è intervenuto il capogruppo di FdI Paolo Truzzu che ha annunciato l’astensione del suo gruppo: «Avevamo già messo in evidenza le criticità presenti nella legge precedente approvata a febbraio che oggi trovano conferma. Sono arrivate le contestazioni da parte della Presidenza del Consiglio, per questo oggi vengono abrogati diversi articoli perché vanno oltre le competenze del Consiglio. Questo testimonia quanto siate pasticcioni e superficiali. Più che affrontare le questioni nel merito preferite la propaganda. Per questo ci asteniamo».

Messo in votazione con procedimento elettronico, il Testo Unificato è stato approvato con 32 voti a favore e 15 astenuti.

Al termine della votazione, il presidente Comandini ha nuovamente sospeso la seduta e convocato la Giunta per il Regolamento.

Al ritorno in Aula, il Consiglio è passato all’esame della proposta di modifica del Regolamento interno.

Le novità sono state illustrate dal relatore di maggioranza Gigi Piano (Pd): «La proposta di modifica rappresenta un intervento ampio e organico frutto di un lavoro con diviso all’interno della Giunta per il Regolamento – ha detto Piano – non si tratta di un intervento meramente formale ma di un’operazione di aggiornamento e razionalizzazione del provvedimento che risponde a due esigenze fondamentali: adeguare il regolamento alla normativa vigente e al quadro costituzionale e statutario e, allo stesso tempo, recepire le prassi consiliari consolidate superando le criticità».

Piano ha quindi indicato le principali modifiche del regolamento, tra queste la disciplina sulla mozione sfiducia: «Si chiarisce definitivamente che la responsabilità politica è collettiva e non personale. Nei confronti degli assessori si potranno presentare solo mozioni o ordini del giorno di censura politica».

Un altro elemento rilevante è rappresentato dall’attenzione per la “centralità della qualità della legislazione”: «Ogni proposta di legge dovrà essere accompagnata dalla verifica preventiva di legittimità costituzionale e coerenza con lo Statuto e le leggi europee. E’ un passaggio rilevante perché favorirà la qualità degli atti».

Piano è quindi passato all’illustrazione della norma che introduce l’istituzione del Comitato paritetico di controllo e valutazione delle politiche pubbliche in sostituzione della Commissione di verifica: «Colma una lacuna del nostro ordinamento dotando il Consiglio di uno strumento stabile per la valutazione delle politiche adottate».

Il relatore ha quindi parlato delle modifiche del regolamento sul funzionamento delle commissioni: «In coerenza con le norme statali, si rafforza il ruolo della sessione di bilancio e dei disegni di legge collegati alla manovra. Si eviteranno così le norme intruse migliorando la qualità della produzione legislativa. Sul piano finanziario si introduce inoltre l’obbligo della relazione tecnico finanziaria quale condizione per la ricevibilità degli atti. Ciò garantirà la sostenibilità delle disposizioni legislative e la compatibilità con le norme per gli equilibri della finanza pubblica».

Piano ha quindi illustrato le norme sulla regolamentazione delle discussioni in aula, sul Question Time e l’utilizzo delle nuove tecnologie: «Tutto questo eviterà rallentamenti o incertezze adeguando l’attività consiliare alle modalità operative contemporanee».

In conclusione, Gigi Piano ha definito la proposta di modifica del Regolamento un disegno complessivo che mira a rendere il Consiglio regionale più moderno ed efficiente: «Si tratta di un passaggio fondamentale nel processo di modernizzazione dell’istituzione consiliare che coniuga esigenze di aggiornamento normativo con obiettivi di semplificazione, qualità della legislazione e migliore funzionalità delle procedure. E’ un contributo concreto al rafforzamento del ruolo del Consiglio».

Ha quindi preso la parola il relatore di minoranza Stefano Schirru (Misto) «Apprezziamo lo sforzo di adeguamento alla disciplina sopravvenuta delle norme che regolano il ciclo di bilancio – ha detto Schirru – il DEFR non è più esaminato e approvato all’interno della sessione di bilancio e, in linea con la previsione del decreto legislativo n. 118 del 2011, si introduce una disciplina autonoma e si lascia all’interno della sessione di bilancio l’approvazione della sola nota di aggiornamento al DEFR. Il DEFR è approvato con ordine del giorno e può, pertanto, essere emendato. E’ inoltre modificata la disciplina dell’art.34 del Regolamento interno in materia di esame dei documenti di bilancio. Si introduce anche l’esame dei disegni di legge collegati alla manovra finanziaria. L’obiettivo è disincentivare la presentazione di norme intruse. L’esame e l’approvazione dei disegni di legge collegati alla manovra finanziaria nella sessione di bilancio, da un lato garantisce l’approvazione di norme di carattere ordinamentale urgenti che altrimenti sarebbero espunte dal testo della legge di stabilità e, dall’altro, snellisce ed accelera l’approvazione delle leggi di stabilità e di bilancio che avrebbero un contenuto tipico e decisamente più snello. In terzo luogo, si valorizza la relazione tecnica-finanziaria, in linea con la necessità di rispettare l’obbligo, più volte rimarcato dalla Corte dei conti e dalla Consulta, di corredare leggi ed emendamenti approvati della relazione tecnica-finanziaria, anche in caso di invarianza della spesa».

Schirru ha poi parlato della introduzione dell’art 43 bis: «Prevede la possibilità per la Commissione competente di richiedere alla Giunta regionale, in sede di esame di progetti di legge, anche di iniziativa popolare, che comportino conseguenze finanziarie, la relazione tecnica-finanziaria che diventa condizione di ricevibilità sia delle proposte di legge dei consiglieri che dei disegni di legge della Giunta regionale».

Il capogruppo dei Riformatori Umberto Ticca, nel suo intervento, si è soffermato sugli articoli 6 e 7 e sull’istituzione Comitato paritetico: «In questi mesi ho avuto l’opportunità di vedere a che punto sono le regioni e quali risultati riescono a raggiungere. Il tema è stato trattato anche durante i lavori della Commissione speciale per la Legge Statutaria e e le norme di attuazione dello Statuto. Istituire il Comitato con un’equa rappresentanza può aiutare all’attuazione delle leggi e alla valutazione dei risultati raggiunti. Questo consentirà di evitare valutazioni superficiali che si fanno durante la presentazione di alcune leggi».

Roberto Deriu (Pd) ha invitato l’Aula a valutare il rischio che le norme vadano a ledere le prerogative e i diritti dei consiglieri. «Sono diffidente sulle riforme dei Regolamenti e della Costituzione. Ben vengano limitazioni alla fantasia sfrenata e al disordine delle proposte di legge ma altrettanto i regolamenti devono essere il presidio della libertà dei rappresentanti del popolo che è libertà del popolo. Non ci sarà nessuna ideologia burocratica che toglierà ai rappresentanti del popolo la possibilità di fare leggi secondo la loro libera valutazione».

Ricordando Marco Pannella nel decimo anniversario della sua scomparsa, Deriu ha aggiunto: «C’è lo stato di diritto nella corretta valutazione delle conseguenze della legislazione e dei suoi effetti, ma c’è anche il rispetto della minoranza e se possibile anche della maggioranza. Questa è la traduzione della volontà popolare che non è il risultato dell’attento e meditato studio degli uffici. La volontà popolare è l’interpretazione di un più vasto interesse e di un più vasto sentimento. Questo deve essere valutato nell’interesse della democrazia».

Deriu ha quindi concluso il suo intervento avanzando dubbi sull’opportunità di intervenire sulla regolamentazione dei tempi «Il perché mi sfugge. Lo capisco dal punto di vita di chi svolge il lavoro dietro le quinte. E’ un’esigenza importante ma non può essere l’elemento prevalente. Ogni consigliere deve poter esprimere liberamente la propria opinione. Tutto ciò che si dovesse dimostrare in contrasto con questo ci troverà attenti valutatori e, speriamo di no, in futuro proponenti di ritorni al passato. Se dovessimo accorgerci che le nuove regole arrivano ad esiti che nessuno si augura allora dovremmo ripristinare ciò che adesso ha funzionato».

Paola Casula (Sinistra Futura) ha posto l’accento su alcune novità: «Ritendo particolarmente importante la modifica, non solo tecnica, introdotta dall’art 11. Alla seconda commissione saranno affidati due temi come la tutela dei diritti civili e delle pari opportunità. Si accoglie una richiesta che arriva delle associazioni. Sarà utile che in Commissione ci sia uno spazio di confronto su questi temi importanti» (Psp)

Dopo l’on. Casula ha preso la parola l’on. Paolo Truzzu che ha detto: “Diffido anche io delle modifiche dei regolamenti perché come le rivoluzioni si sa come iniziano ma non come finiscono. Conterà, invece, quanto davvero saremo riusciti a correggere le storture che condizionano i lavori delle commissioni. Finalmente inseriamo un meccanismo di valutazione degli effetti prodotti dalle leggi che approviamo. Oggi il ruolo del Consiglio è molto indebolito dall’azione dell’esecutivo a seguito della riforma istituzionale ma se il Consiglio vuole svolgere il ruolo ispettivo e di indirizzo è necessario che questo Consiglio consenta ai consiglieri regionali di avere una struttura all’altezza del ruolo”.

Il presidente Comandini ha messo in votazione il passaggio agli articoli e poi ha approvato gli articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6. Approvato l’emendamento 1 all’articolo 7 e poi il testo dell’articolo 7 e gli articoli 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15. L’emendamento 2 all’articolo 16 è stato approvato insieme all’articolo 16 e agli articoli 17.

Ok all’emendamento 3 all’articolo 18 e poi anche agli articoli 18.

L’emendamento soppressivo totale 4 è stato approvato insieme agli articoli dal 20 al 1.

L’emendamento 5 all’articolo 42 è stato approvato insieme all’articolo 42.

Approvati anche gli articoli dal 43 al , 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50, 51, 52.

Approvato l’emendamento 6 all’articolo 53 e l’articolo stesso oltre all’articolo 54.

Sulla proposta di modifica del Regolamento interno l’Aula si è poi espressa a larga maggioranza con 55 votanti 31 favorevoli e 20 astenuti.

L’Aula è passata poi ad esaminare il tema dell’elezione diretta delle province con la proposta di legge nazionale 6 (modifiche all’articolo 43 dello Statuto speciale). Il relatore onorevole Salvatore Corrias, presidente della commissione Prima, ha detto: “La proposta è stata depositata il 3 marzo e ha già avuto il parere del Consiglio delle autonomie locali oltre che della commissione che presiedo.  Consta di due articoli e integra l’articolo 43 del nostro Statuto in tema di funzioni degli enti di area vasta. Chiediamo potestà legislativa esclusiva anche in tema di forma di governo e modalità di elezione, che noi vogliamo a suffragio universale e diretto. Va superato il dettato della legge 56 del 2014 e per farlo dobbiamo intervenire sul binario del nostro Statuto con norma di rango costituzionale. Confidiamo dunque che la proposta che oggi consegniamo al Parlamento abbia buon esito come lo ha avuto la proposta della Regione Friuli Venezia Giulia. Si tratta ora di riattivare il pluralismo democratico amministrativo, non possiamo andare avanti con elezioni di secondo livello che non offrono una visione d’insieme dei territori e della legislazione popolare diretta. Province hanno costi irrisori rispetto ai dicasteri romani ma riporteranno fiducia nelle istituzioni”.

Favorevole il capogruppo di Forza Italia, Angelo Cocciu e il capogruppo del Pd Roberto Deriu, che ha ripercorso la storia della cancellazione delle Province: “Tutto iniziò quando il ministro Tremonti offrì all’Europa le province per coprire le manchevolezze delle istituzioni italiane. Le province sono riferite al territorio e la Sardegna è più grande della Lombardia ma ha meno province. In seguito il governo Renzi provvide a scuoiare vive le province che nel frattempo erano asfissiate ed esangui. In Sardegna nel 2015 era necessario eseguire la legge Del Rio e io mi misi contro, l’ideologia “ancista” tracimava e arrivava in consiglio regionale in modo folkloristico. Finalmente nella scorsa legislatura e oggi in questa vengono dotate di mezzi che le consentono di occuparsi dei propri territori.

A seguire l’on. Paolo Truzzu, capogruppo di FdI, ha ribadito “il voto a favore” ma non credo che cambierà molto di destino delle province e delle città metropolitana perché la legge Del Rio è legge di grande riforma economico sociale e non è detto che l’escamotage della modifica dello Statuto sia sufficiente ad arrivare al risultato dell’elezione diretta. Voterò a favore ma rivolto agli amministratori locali sardi spengo ogni facile entusiasmo perché questa proposta di legge è chiaramente illegittima sotto il profilo costituzionale. Se vogliamo fare un lavoro più puntuale che dia risposte noi siamo a disposizione ma queste scorciatoie non aiutano”. (C.C.)

Nel prosieguo della discussione in Aula, sulla proposta di legge nazionale in materia di elezione diretta degli organi di governo degli enti di area vasta, finalizzata, in sintesi, ad introdurre l’elezione diretta degli amministratori delle Province e delle Citta metropolitane, si è registrata un’ampia convergenza tra i gruppi consiliari, pur con alcune differenti valutazioni sul percorso normativo e politico da seguire.

Nel dibattito, Cristina Usai (FdI) ha richiamato il valore democratico e politico della proposta, sottolineando come le Province incidano concretamente sulla vita quotidiana delle comunità e svolgano in Sardegna una funzione essenziale di raccordo tra territori caratterizzati da bisogni differenti. Ha evidenziato che il sistema delle elezioni di secondo livello crea distanza tra cittadini e istituzioni, escludendo la partecipazione diretta alla scelta degli organi di governo, e ha ribadito la necessita di restituire ai cittadini la responsabilità politica diretta attraverso il voto. In un contesto territoriale complesso come quello sardo, segnato dalla presenza di molti piccoli Comuni, gli enti intermedi sono stati indicati come strumenti utili ad affrontare questioni amministrative che i singoli enti locali non riescono a sostenere da soli. Pur esprimendo il voto favorevole all’elezione diretta, Usai ha confermato le perplessità già espresse dal capogruppo Truzzu sull’iter di approvazione della norma in sede parlamentare.

Paola Casula (Sinistra Futura) ha inquadrato la proposta nel suo rilievo costituzionale, richiamando l’articolo 5 della Costituzione, che collega il decentramento amministrativo alla vicinanza dei cittadini alle istituzioni, e l’articolo 114, che annovera le Province tra gli enti costitutivi della Repubblica, subito dopo i Comuni, nel solco del principio di sussidiarietà. Secondo la consigliera della maggioranza, il processo di delegittimazione delle Province può ormai considerarsi superato, come dimostrerebbero anche gli interventi legislativi adottati dal Consiglio regionale nell’ultimo decennio. Pur ricordando che allo stato attuale sono consentite solo elezioni di secondo livello, ha sostenuto che agli enti intermedi sia stata restituita dignità istituzionale. Da qui il sostegno alla proposta di legge nazionale, considerata un percorso condiviso da maggioranza e opposizione per riaffermare il carattere necessario e costituzionalmente riconosciuto della Provincia. Casula ha inoltre affermato che la riduzione delle rappresentanze non produce automaticamente una maggiore efficienza degli enti e ha annunciato il voto favorevole del gruppo.

Per Diego Loi (AvS), la discussione ha rappresentato l’occasione per una presa di posizione netta del Consiglio regionale a favore del valore della rappresentanza e per il riconoscimento degli errori compiuti in passato con la soppressione degli enti. Ha definito la riforma come parte di un più ampio processo di natura economica e sociale, che non deve essere arrestato dagli ostacoli esistenti. Ha rimarcato come l’assenza delle Province abbia pesato sui territori e come i cittadini ne avvertano la necessita. Secondo l’esponente della maggioranza, le rappresentanze locali devono essere espressione diretta delle popolazioni, ma parallelamente e necessario un riordino generale del sistema degli enti, per superare sovrapposizioni che non agevolano la soluzione dei problemi delle comunità. In questo quadro ha riconosciuto anche il ruolo svolto dalle Unioni dei Comuni come luogo di governo sovracomunale utile alla crescita e alla valorizzazione dei territori. A nome del gruppo consiliare di AvS ha annunciato voto favorevole, collegando la proposta anche al tema della specialità statutaria della Sardegna.

Un intervento particolarmente critico sul piano politico e stato quello di Antonello Peru (Sardegna al Centro 20Venti), che ha espresso apprezzamento per il lavoro della Commissione e per la condivisione raggiunta in Consiglio su un provvedimento ritenuto importante. Pur condividendo i richiami di altri consiglieri sul valore delle Province, ha contestato la posizione di Fratelli d’Italia, giudicando contraddittorio sostenere il provvedimento ma al tempo stesso manifestare dubbi sulla sua effettiva praticabilità. Peru ha insistito sulla necessita di una battaglia comune affinché la riforma giunga a compimento, ribadendo che non si può continuare con enti di secondo livello “perché i cittadini sardi non sono cittadini di secondo livello”. Ha sottolineato come una regione vasta e complessa come la Sardegna abbia bisogno di enti intermedi autorevoli e legittimate dal voto popolare, osservando inoltre che le elezioni di secondo livello, nate con l’obiettivo dichiarato di ridurre i costi, non avrebbero prodotto i risultati attesi. Ha poi ricordato il ruolo del suo gruppo nella riforma incominciata dal 2021 in Sardegna e ha richiamato la necessita di modificare lo Statuto speciale, sul modello di altre autonomie speciali come il Trentino. L’esponente della minoranza ha anche sostenuto che esiste una volontà nazionale favorevole all’elezione diretta negli enti intermedi, ma che questa continui a essere rinviata per ragioni di opportunità politica ed elettorale. Da qui il voto convintamente favorevole alla proposta di legge nazionale e l’auspicio che il Parlamento avvii la procedura di riforma costituzionale.

Conclusa la discussione generale, l’Aula ha approvato il passaggio agli articoli.

In sede di esame dell’articolo 1, e intervenuto il consigliere Mula (FdI), che ha confermato il voto favorevole del gruppo alla proposta di legge nazionale e la convinzione che si debba tornare all’elezione di primo livello per consentire ai cittadini di scegliere direttamente i propri amministratori. Mula ha precisato che Fratelli d’Italia ha sollecitato l’approvazione della legge nazionale e ha interpretato le osservazioni del capogruppo Truzzu come un invito a procedere con attenzione, per evitare possibili impugnative, suggerendo a questo proposito un’interlocuzione con il livello governativo.

A queste osservazioni ha replicato Antonello Peru, ricordando che in Senato risulta incardinata da tre anni una proposta di legge sull’elezione diretta degli amministratori provinciali e sostenendo che spetta alla maggioranza di governo favorirne l’approvazione.

L’articolo 1 (Integrazione all’articolo 43 dello Statuto speciale per la Sardegna) è stato quindi approvato, cosi come il successivo articolo 2 (Norma finanziaria).

Nella votazione finale, la proposta di legge nazionale e stata approvata all’unanimità con 50 voti favorevoli su 50 votanti.

Al termine, il Presidente ha dichiarato conclusi i lavori dell’Aula e ha annunciato la convocazione del Consiglio in seduta pomeridiana alle ore 16 per la prosecuzione dell’ordine del giorno. (A.M.)

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