CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XVII Legislatura
Mozione n. 115
CIUSA – LI GIOI – MANDAS – MATTA – SERRA – SOLINAS Alessandro, sulle conseguenze a carico della salute dei Vigili del Fuoco per esposizione a sostanze perfluoroalchiliche contenute nei DPI e nei liquidi schiumogeni: necessità di attivazione di specifico biomonitoraggio.
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IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che:
– la divisa di un Vigile del Fuoco che si appresta a intervenire è una composizione di diversi strati pensati per difendere la pelle dal fuoco, dalle sostanze tossiche, dai fumi. Stivali, calzettoni, pantaloni, maglia, giacca come primo strato. Completo antifiamma composto da un altro pantalone e un giaccone antifiamma come strato superiore, elmo e guanti a completamento. Diversi strati per isolare e proteggere che lasciano esposto solo il viso, coperto da idonee maschere filtranti solo se l’intervento lo richiede. Ogni Vigile del Fuoco sa di essere protetto e di poter operare in sicurezza solo se indossa tutti questi dispositivi di protezione individuale (DPI);
– per essere efficaci e svolgere il loro ruolo protettivo i completi antifiamma devono essere costruiti con materiali resistenti al fuoco; quelli in dotazione al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco (CNVVF) contengono il politetrafluoroetilene (PTFE), più conosciuto come teflon, e altri PFAS, le sostanze perfluoralchiliche note soprattutto per essere responsabili di una delle più grandi contaminazioni ambientali italiane, avvenuta in provincia di Vicenza a opera dell’azienda Miteni Spa e da diversi anni al centro di analisi e divieti perché tossiche e cancerose per l’uomo;
– il teflon, fino a qualche anno fa conteneva PFOA – un PFAS considerato cancerogeno e vietato dal 2013 a causa della sua pericolosità per l’uomo, noto soprattutto per essere contenuto nelle padelle antiaderenti, avente varie proprietà: non fa propagare le fiamme, permette ai tessuti di resistere a temperature elevate, è idro e olio repellente. Sarebbe quindi ideale per le tute da intervento dei Vigili del Fuoco, se non fosse però che il ripetuto e prolungato tempo di utilizzo delle tute antifiamma contenenti Teflon unitamente al calore dovuto alle alte temperature durante gli incendi, potrebbe aumentare il livello di esposizione e di conseguenza la capacità del corpo umano di assorbire PFAS e relativi livelli di accumulo di queste sostanze all’interno dell’organismo;
– la letteratura scientifica ha già ampiamente dimostrato che i tumori più diffusi tra chi è stato esposto continuamente a PFAS sono: cancro ai testicoli, mesotelioma, linfoma non Hodgkin e cancro alla prostata. Secondo alcuni studi statunitensi questi sono quattro degli otto principali tumori che colpiscono Vigili del Fuoco con una percentuale maggiore rispetto alla popolazione normale;
– oltre ai tumori, l’assorbimento dei PFAS e i livelli di accumulo derivanti possono portare a malattie cardiovascolari e tiroidee, ipertensione e ipercolesterolemia;
VALUTATO che:
– in uno studio del 2017 dell’associazione no profit americana “firefightercancersupport.org” è stata esaminata l’esposizione chimica che si verifica durante l’estinzione degli incendi di emergenza e si è scoperto che i Vigili del Fuoco assorbono attraverso la pelle sostanze chimiche nocive, compresi gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), riscontrandone da tre a più di cinque volte la quantità di sottoprodotti degli IPA nelle loro urine dopo un incendio rispetto a prima dell’incendio;
– da altri studi si evince che un vigile del fuoco ha il rischio maggiore del 29 per cento di contrarre il cancro rispetto al resto della nostra popolazione ed ancor peggio che i vigili del fuoco hanno un rischio maggiore del 68 per cento di ricevere una diagnosi di cancro rispetto alla popolazione generale;
– secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology, un team di epidemiologi dell’Università di Yale ha esposto cellule di cancro al colon a livelli di PFAS comparabili a quelli presenti nel sangue dei Vigili del Fuoco. Osservando che i PFAS hanno alterato sostanze cruciali per il metabolismo cellulare e ridotto le sostanze antinfiammatorie che di solito hanno proprietà protettive contro il cancro. Tale ricerca suggerisce un ulteriore, nuovo e poco conosciuto effetto deleterio dei PFAS;
– a luglio 2022 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha riclassificato la lotta antincendio dei Vigili del Fuoco come occupazione ad alto rischio per il cancro;
RILEVATO che:
– il Regolamento delegato (UE) 2020/784 della Commissione dell’8 aprile 2020 recante modifica dell’allegato I del regolamento (UE) 2019/1021 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’inserimento dell’acido perfluoroottanoico (PFOA), dei suoi sali e dei composti a esso correlati, tra le altre disposizioni stabilisce anche limitazioni alla presenza di PFOA nelle schiume antincendio;
– la Direzione centrale per l’emergenza (DCE), recependo la Direttiva 2006/122/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006 , che modifica, per la trentesima volta, la direttiva 76/769/CEE del Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi, aveva diramato nel 2019 la circolare n. 26540 in cui venivano emanate le “prime direttive finalizzate al miglioramento dell’attività di spegnimento degli incendi”, mettendo al bando gli schiumogeni contenenti PFOS e prevedendo la transizione dai vecchi schiumogeni di tipo proteinico e fluoro proteinico ai nuovi schiumogeni di tipologia sintetica;
– fin dall’anno 2021 alcune organizzazioni sindacali dei Vigili del Fuoco hanno segnalato alle competenti amministrazioni statali, Ministero dell’interno e Dipartimento dei Vigili del Fuoco tra le altre, la presenza di PFAS nei materiali costitutivi i dispositivi di protezione individuale (antifiamma) indossati dai Vigili del Fuoco;
– nei primi anni 2000, proprio per dare risposte alle organizzazioni sindacali che chiedevano attenzione al problema delle malattie professionali, è nato l’Osservatorio bilaterale per le politiche sulla sicurezza sul lavoro e sanitario del CNVVF, trasformato in un organismo che poi ha il potere di discutere ma non ha la potestà di decidere.
– inoltre, data la cronica carenza di organici e risorse economiche, i Vigili del Fuoco difficilmente riescono sempre a compiere le complete procedure di decontaminazione al termine di ogni intervento. Di conseguenza, tutte le particelle contaminanti che si depositano sui DPI vi restano in accumulo e/o vengono disperse negli ambienti, automezzi di soccorso, spogliatoi;
CONSIDERATO che:
– a seguito di una ricerca avvenuta in New Jersey su centotrentacinque vigili del fuoco che ha rivelato la presenza nel sangue di valori di sostanze perfluoroalchiliche di molto superiori alla media della normale popolazione, è stato richiesto con urgenza se anche negli indumenti e nei dispositivi di protezione individuale dei vigili del fuoco italiani fossero presenti tali sostanze;
– in data 14 giugno 2021 Il Ministero competente ha risposto di non ritenere necessario approfondire con ricerche indipendenti, rispetto a quanto dichiarato dai produttori e dai certificatori degli indumenti, la percentuale di PFAS presente nei completi antifiamma, né se queste sostanze possano rappresentare un pericolo per i Vigili del Fuoco;
– la risposta del Ministero non ha soddisfatto il sindacato USB VVF, che ha richiesto di procedere con un biomonitoraggio nazionale per valutare in un campione significativo di Vigili del Fuoco l’eventuale presenza di PFAS nel sangue e nelle urine, relativi valori e l’eventuale correlazione con malattie al fine di procedere in caso di necessità all’acquisto di indumenti e DPI privi di queste sostanze pericolose;
CONSIDERATO infine che:
– con riferimento ai Vigili del Fuoco, anche volontari, in considerazione che alle condizioni operative si aggiunge l’esposizione ai PFAS alla quale è già soggetta la popolazione, appare evidente e necessario attivarsi nei confronti del Ministero dell’interno, tramite il Capo dipartimento dei Vigili del Fuoco, per incaricare la Direzione centrale per la salute e il benessere del personale di uno studio sul tema PFAS finalizzato alla comprensione della problematica e un monitoraggio su base volontaria di un campione di Vigili del Fuoco, anche volontari e in quiescenza per poi estenderlo a tutti i lavoratori del CNVVF;
– mentre negli Stati Uniti iniziano processi contro le aziende produttrici di DPI per Vigili del Fuoco e l’amministrazione Biden stanzia milioni di dollari per gli screening oncologici sui Vigili del Fuoco, in Italia non risultano analisi e studi epidemiologici sui pompieri e il Ministero dell’interno dà risposte sommarie e superficiali sulla potenziale esposizione ai PFAS degli appartenenti al Corpo nazionale e dei Vigili del Fuoco volontari;
impegna la Presidente della Regione e la Giunta regionale
1) ad intervenire presso gli organi competenti affinché venga previsto un biomonitoraggio di esami specifici, su base volontaria, sui livelli di PFAS estesi a più molecole possibili nell’organismo dei Vigili del Fuoco professionisti e volontari anche in quiescenza;
2) ad attivarsi presso il ministero affinché i suddetti biomonitoraggi vengano inclusi all’interno del perimetro previsto dalle visite periodiche previste dalla medicina del lavoro;
3) ad avviare tutte le azioni di propria competenza che consentano il riconoscimento dei parametri INAIL al fine di garantire ai vigili del fuoco lo status di categoria di lavoratori sottoposti ad impieghi altamente e particolarmente usurante e invalidante.
Cagliari, 15 aprile 2026