Nota stampa della seduta n. 121

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

XVII Legislatura

Ufficio Stampa

Nota stampa della seduta n. 121 – Antimeridiana

mercoledì 8 aprile 2026

 

Approvato il passaggio all’esame degli articoli e degli emendamenti della Pl 58 (Solinas Alessandro e più)

La Seconda commissione si riunisce alle 15, il Consiglio è convocato alle 16

La seduta del Consiglio è stata aperta dal vicepresidente Giuseppe Frau che ha comunicato all’Aula l’ufficialità della nomina del consigliere Sebastian Cocco (Uniti per la Todde) alla carica di assessore regionale degli Affari Generali. Frau ha inoltre comunicato al Consiglio l’adesione del consigliere Gianfranco Satta al gruppo Uniti per la Todde e la nomina del consigliere Valdo Di Nolfo alla presidenza dello stesso gruppo.

Il vicepresidente ha quindi messo in discussione il primo punto all’ordine del giorno: la proposta di legge n.58/A “Disposizioni per la qualità e la sicurezza del lavoro, per il contrasto al dumping contrattuale, nonché per la stabilità occupazionale nei contratti pubblici d’appalto o di concessione eseguiti sul territorio regionale”.

Il provvedimento punta a garantire la qualità del lavoro e a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, vigilare sulla corretta applicazione dei contratti negli appalti pubblici.

Per l’illustrazione del testo, ha preso la parola il primo firmatario della proposta di legge, Alessandro Solinas (M5S). «La novità assoluta è la previsione di una clausola inderogabile per un salario minimo garantito ai lavoratori impiegati negli appalti pubblici finanziati dalla Regione. La legge prevede un compenso minimo di  9 euro lordi l’ora». Solinas ha poi precisato che la norma sul salario minimo rappresenta solo la punta dell’iceberg della proposta di legge: «L’Italia è uno dei pochi paesi a non aver regolato in Europa un salario minimo. Questo danneggia i lavoratori – ha detto Solinas – ci sono tanti casi nel mercato degli appalti pubblici che contrastano con i contratti collettivi. Contrastare il dumping contrattuale significa impedire che la logica del massimo ribasso si traduca in una compressione dei diritti e dei salari. Fissare una soglia minima inderogabile di nove euro lordi l’ora vuol dire restituire dignità a chi oggi fatica a sostenere il costo della vita, significa garantire maggiore stabilità occupazionale e condizioni economiche più eque per i lavoratori coinvolti». Proseguendo nel suo intervento, Solinas ha chiarito che la proposta di legge introduce criteri stringenti che la Regione dovrà applicare nella predisposizione e gestione delle gare d’appalto, prevedendo un meccanismo premiale per le imprese che assicurano non solo la paga minima di nove euro lordi l’ora, ma anche elevati standard in materia di sicurezza sul lavoro, sostenibilità ambientale e promozione dell’occupazione femminile e giovanile. «Il tema di un lavoro dignitoso – ha concluso Solinas – è dirimente nelle scelte dei nostri giovani di rimanere o lasciare la Sardegna. E’ un tema che va al di fuori dell’ideologia ma riguarda la dignità dei lavoratori. Per questo auspico una condivisione quanto più larga possibile».

 

Stefano Tunis (Sardegna 20/Venti) ha auspicato uno sforzo ulteriore per assicurare al sistema del lavoro una norma efficace in grado di tutelare gli interessi di lavoratori e aziende: «Ringrazio i proponenti per l’onestà e per aver riconosciuto che il salario minimo è una battaglia condotta a livello nazionale da alcune forze politiche. Il tema però è più complesso. Vorrei eliminare quell’olezzo di assistenzialismo che si respira quando si affrontano con poca competenza alcuni temi». Tunis ha invitato i proponenti a riflettere su un punto fondamentale: «Il lavoro ha i suoi protagonisti: lavoratori e datori di lavoro. Le aziende sono serie e i lavoratori hanno diritto a un lavoro dignitoso. La nostra economia paga il prezzo di un sistema burocratico sclerotizzato nella ricerca del minor costo possibile. Questo aspetto ha eroso due cose: la capacità di crescita del valore della prestazione e la sicurezza sul posto del lavoro. Chi ha pagato il conto sono stati i lavoratori e le loro famiglie». Secondo Tunis la discussione non si deve fermare all’aspetto “tabellare”: «Non basta parlare di 9 euro l’ora. Il salario minimo è la linea di galleggiamento che, peraltro, è già rispettata da molti datori di lavoro. La discussione deve andare oltre e parlare di contrattazione di secondo livello, welfare aziendale etc. Tutto questo vale molto di più dell’applicazione del contratto collettivo. Il rischio è favorire le aziende che stano sulla linea dei 9 euro l’ora».

Critico il giudizio di Fausto Piga (Fratelli d’Italia): «Quando ho letto il titolo della legge mi sono detto: “Promette bene!”, poi sono andato a leggere l’articolato dove, oltre le belle parole del titolo, non c’è niente di concreto per contrastare il dumping contrattuale e la concorrenza sleale negli appalti pubblici. Ancora una volta il vostro populismo ci divide». Piga è poi entrato nel merito della proposta di legge: «Il cuore è il salario minimo negli appalti pubblici. È una soluzione semplicistica a un problema complesso. Si punta più all’apparenza che alla sostanza sottovalutando il problema del lavoro sottopagato. Un tema come questo merita una riforma migliore che consenta di tutelare sia gli interessi delle aziende che dei lavoratori. Io sono a favore del salario giusto determinato dalla contrattazione collettiva con una retribuzione minima e la tutela dei diritti che danno dignità ai lavoratori. Ho il timore che questa legge possa creare più danni che benefici. Si rischia di creare confusione e di illudere le persone. Annuncio un emendamento per smascherare il populismo: io propongo 11 euro lordi l’ora».

Sulla stessa lunghezza d’onda Gianni Chessa (Forza Italia): «Lo spirito della legge è buono però vi dimostrate ancora una volta inadeguati. L’assistenzialismo è una pessima piaga che va estirpata. Chi lavora deve guadagnare e guadagnare bene. Si può prendere spunto da questa proposta e guardare all’evidenza dei fatti. Un dipendente della Asl guadagna 1200 euro al mese. Quando ci sono gli aumenti si parla di 27 euro di media. Cresce l’inflazione e scendono i salari. In Sardegna sta scomparendo il ceto medio. È nostro dovere adeguare i contratti e garantire parità di trattamento ai lavoratori impegnati nei contratti pubblici di appalto. Ci sono alcuni lavori retribuiti con 5 euro all’ora e un salario medio di 600 euro al mese. Siamo ben oltre la soglia di povertà. La Regione dica che non si possono fare gare al ribasso. Il salario non deve essere minimo ma giusto. Nove euro l’ora non sono un salario giusto. Ci sono i margini per dare una risposta ai lavoratori».

Di diverso avviso Roberto Li Gioi (M5S: «Questa proposta di legge costituisce un solido argine allo sfruttamento della forza lavoro e un esempio che mi auguro venga eseguito da altre regioni italiane. Il salario minimo rappresenta una delle battaglie identitarie dei Cinque Stelle per garantire un lavoro dignitoso. Nove euro l’ora sono solo la punta dell’iceberg di una proposta che contiene disposizioni per il miglioramento delle condizioni di lavoro. Questa legge è ancora più importante per il periodo che stiamo vivendo con salari da fame e il dumping contrattuale. Non ci possiamo arrendere di fronte a questa barbarie. È una battaglia di civiltà una mano tesa ai lavoratori contro un sistema che li considera solo come numeri. Oggi parte un percorso virtuoso che stoppa una pericolosa deriva e apre a un futuro di ottimismo». (PSP)

Ha preso poi la parola Alessandro Sorgia, che ha detto: “Diamo atto che è difficile votare contro una proposta che promette di tutelare la dignità dei lavoratori ma il nostro dovere di legislatori ci impone di non fermarci alle copertine e a chiarire che questo non è un salario minimo regionale. Non dovete illudere la gente e non creiamo disparità nel mercato del lavoro della Sardegna. Noi siamo per la giustizia sociale, non per la miopia e per nuove rigidità sociali e nell’economia”.

Anche il consigliere Alberto Urpi (Sardegna 20/venti) ha criticato il testo legislativo: “Non siamo davanti al salario minimo regionale e benché siate animati da valori encomiabili non siamo nel libro Cuore ma in un parlamento. Questa norma fa a pugni con i contratti collettivi nazionali e prima ancora con l’articolo 117 della Costituzione. Basterebbe circoscrivere la norma alle forniture della Regione invece di investire del rischio di illegittimità anche il sistema degli enti locali”. L’oratore ha sollecitato la maggioranza a predisporre un emendamento condiviso.

A seguire per Forza Italia Emanuele Cera: “Sui principi generali siamo d’accordo ma gli slogan normativi non vanno bene e così come è scritta questa proposta rischia di diventare una dichiarazione di intenti senza che sia chiaro chi controlla davvero le imprese e con quali sanzioni se violano le regole”. Per l’oratore è necessario “prevedere un sistema regionale di monitoraggio con numeri reali, per capire chi rispetta le norme e chi no. Non voteremo leggi che contengono enunciazioni e propaganda. Se se la maggioranza correggerà il testo lo voteremo”.

Dai banchi della maggioranza Gianluca Mandas (Cinque stelle) ha detto: “Basta leggere la nostra proposta e capirete che le cose non stanno come dite. Con questa legge la Regione dice che i soldi pubblici non possono essere usati per alimentare lavoro povero. E la Regione la fa come pioniera, mettendo al centro la qualità e la dignità del lavoro, riducendo le discriminazioni tra lavoratori e lavoratrici”. Per l’esponente della maggioranza “non è questione di mettere bandiere ma di definire il perimetro del lavoro dignitoso rispetto ai contratti riconducibili alla Regione”.

Per Sinistra futura l’on. Paola Casula ha citato le norme della Costituzione sul lavoro e ha aggiunto: “Questa proposta parla di retribuzione minima e di dignità del lavoro, del non riuscire a provvedere a sé stessi e alla vita di tutti i giorni. Il salario minimo in Europa è legge in 22 Stati su 27, anche guidati da conservatori. Ecco, è importante che almeno in quest’Aula entri il dibattito sulla condizione della vita dei sardi. Noi guardiamo chi resta indietro e facciamo qualcosa di concreto per chi resta indietro”.

Maria Laura Orrù (Avs) ha sollecitato “il voto unanime del Consiglio su questa legge, sarebbe una vittoria per tutta la Sardegna e sarebbe una spinta a intervenire a livello nazionale nella direzione del salario minimo. Chi come me ha avuto la fortuna di fare il sindaco sa quanta fatica facciano la maggioranza delle famiglie, soprattutto con figli. E non è soltanto una questione economica ma di giustizia”. L’oratrice ha annunciato il voto favorevole del gruppo Avs al progetto di legge.

Per il Pd la consigliera Camilla Soru ha detto: “La proposta dice che la Sardegna fa di tutto per tutelare le possibilità lavorative dei ragazzi e delle ragazze sarde, evitando di premiare chi vince le gare comprimendo il costo del lavoro e scaricando rischi sui lavoratori. Con questa legge proviamo a rimettere al centro non il costo del lavoro e siccome non lo fa il governo nazionale almeno inizia la Regione negli appalti che la riguardano direttamente”.

Il capogruppo di FdI, Paolo Truzzu, ha esordito così: “Meglio essere ricchi e felici che poveri e malati, diceva una massima degli anni ’90. E vale anche oggi nel senso che siamo tutti d’accordo che i salari italiani sono bassi e che ci siano attività che producono lavoro povero.  Il problema è come lo si fa, come si contrasta il lavoro povero intervenendo esclusivamente sugli appalti della Regione ma i contratti poveri sono soprattutto nei contratti privati, che sono regolati dalla contrattazione collettiva. Siete voi che state dando a questo intervento normativo una connotazione demagogica perché in queste righe di salario minimo non c’è nulla”. Truzzu ha proposta di espungere dall’articolato di legge l’articolo 5 bis per aprire la strada anche al voto dell’opposizione. (C.C)

Il consigliere Tunis (Sardegna 20/Venti) ha quindi richiesto una sospensione dei lavori dell’Aula per dare luogo ad una conferenza dei capigruppo con l’assessora del Lavoro. La richiesta è stata accordata ed alla ripresa, il presidente Comandini, ha concesso la parola all’assessora Desirè Manca (M5S) che a nome della Giunta ha dichiarato il favore dell’esecutivo regionale alla proposta di legge

Nel corso del suo intervento, l’assessora Manca, ha definito le misure contenute nel provvedimento all’attenzione dell’Aula come “un punto di partenza” nel verso del riconoscimento “della dignità delle persone dal punto di vista lavorativo”. «Non possiamo chiamarlo salario minimo – ha spiegato – e non abbiamo l’ambizione che risolverà tutti i problemi del mondo del lavoro, ma è una buona base da cui partire». L’assessora ha quindi evidenziato i dati Istat riferiti al 2024 e 2025 che segnano una crescita del 2,6% del livello occupazionale in Sardegna («era vent’anni che non si registrava un incremento») per affermare che “il sistema imprenditoriale sardo risponde positivamente agli indirizzi indicati dalla Giunta” e tra questi ha ricordato le misure per favorire la trasformazione dei contratti a tempo determinato e dei tirocini, in contratti a tempo indeterminato.

L’Aula ha quindi approvato il passaggio all’esame degli articoli ed il presidente, prima di dichiarare conclusi i lavori della seduta antimeridiana, ha comunicato la convocazione della Seconda commissione alle 15, per l’espressione dei pareri agli emendamenti, e l’Aula alle 16, per proseguire con l’esame della Pl n. 58 (Solinas Alessandro e più) e degli altri punti all’ordine del giorno. (A.M.)

 

 

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