Seduta n.290 del 13/02/2007 

CCXC Seduta

(Antimeridiana)

Martedì 13 febbraio 2007

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 10 e 38.

MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 2 febbraio 2007 (284), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Alessandro Frau, Raimondo Ibba, Pierangelo Masia, Nicolò Rassu e Beniamino Scarpa hanno chiesto congedo per la seduta antimeridiana del 13 febbraio 2007.

Poiché non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Regione, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 14, 16 e 21 novembre.

Risposta scritta ad interrogazioni

PRESIDENTE. Comunico che è stata data risposta scritta alle seguenti interrogazioni:

"Interrogazione VARGIU sulla ripartizione del Fondo per le attività delle consigliere di parità per gli anni 2002 - 2003 - 2004". (381)

(Risposta scritta in data 7 febbraio 2007)

"Interrogazione CASSANO sul mancato finanziamento della legge regionale 13 agosto 2001, n. 12 (Incentivi alle imprese artigiane sull'apprendistato)". (465)

(Risposta scritta in data 7 febbraio 2007)

"Interrogazione DAVOLI - URAS - PISU sulla grave situazione di crisi del comparto commerciale UPIM a Nuoro e Carbonia". (509)

(Risposta scritta in data 7 febbraio 2007)

"Interrogazione SCARPA sui rapporti tra la Regione sarda e i circoli dei sardi nel mondo, con particolare riguardo al circolo "Sa domo sarda" di Parigi". (568)

(Risposta scritta in data 7 febbraio 2007)

"Interrogazione VARGIU sulla ripartizione dei fondi ex articolo 72 della legge regionale 30 aprile 1991, n. 13, per l'anno 2006". (676)

(Risposta scritta in data 7 febbraio 2007)

"Interrogazione AMADU sul mancato avvio delle tratte aeree Alghero-Torino e Alghero-Bologna in regime di continuità territoriale, previsto a partire dal 15 gennaio 2007". (727)

(Risposta scritta in data 7 febbraio 2007)

Annunzio di interrogazioni

PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interrogazione CUCCA - BIANCU - CUCCU Giuseppe - CACHIA - GIAGU - SABATINI - MANCA - SANNA Simonetta - UGGIAS, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della Commissione per le adozioni internazionali (CAI) di revocare all'Associazione Chiara onlus le autorizzazioni per lo svolgimento delle proprie attività presso i paesi stranieri." (747)

"Interrogazione LANZI - LICHERI - DAVOLI - FADDA - PISU - URAS sulla frequenza dei disturbi respiratori nell'infanzia e sul ruolo di fattori causali che rendono i bambini residenti a Sarroch soggetti a malattie e disturbi respiratori più frequentemente e gravemente rispetto al resto della popolazione." (748)

"Interrogazione VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sui disservizi dell'Assistenza domiciliare integrata (ADI) della ASL n. 8 di Cagliari." (749)

"Interrogazione SANJUST, con richiesta di risposta scritta, sulle incompatibilità presunte alla ASL n. 8 di Cagliari." (750)

Annunzio di interpellanza

PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.

MANCA, Segretario:

"Interpellanza La Spisa sulla sospensione della procedura di impatto ambientale per il progetto della nuova strada statale n. 195." (233)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la verifica del numero legale.

PRESIDENTE. Poiché sono effettivamente presenti pochi consiglieri, sospendo la seduta per 10 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 10 e 56.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Presidente, reitero la richiesta di verifica del numero legale.

(Appoggia la richiesta il consigliere Artizzu)

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 37 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: ARTIZZU - BALIA - BIANCU - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - LA SPISA - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PISU - PITTALIS - PORCU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - SPISSU - URAS.)

PRESIDENTE. Poiché il Consiglio non è in numero legale, sospendo la seduta per 30 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 10 e 59, viene ripresa alle ore 11 e 32.)

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo nuovamente la verifica del numero legale.

(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)

Seconda verifica del numero legale

PRESIDENTE. Dispongo la verifica del numero legale con procedimento elettronico.

(Segue la verifica)

Risultato della verifica

PRESIDENTE. Dichiaro che sono presenti 49 consiglieri.

(Risultano presenti i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCU - CACHIA - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DEDONI - DIANA - FADDA - FARIGU - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LA SPISA - LAI Silvio - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARROCU - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PILERI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PITTALIS - PORCU - RANDAZZO Alberto - SABATINI - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Franco - SECCI - SERRA - SPISSU - VARGIU.)

PRESIDENTE. Poiché il Consiglio è in numero legale, procediamo con i nostri lavori.

Sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Presidente

della Commissione Bilancio

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, prima dell'inizio della seduta vorrei che la Presidenza rispondesse ad una richiesta, firmata dai Capigruppo del centrodestra, nella quale si chiede se corrisponda al vero la notizia, apparsa sulla stampa, secondo la quale il Presidente della Commissione bilancio avrebbe dichiarato che, in occasione della discussione del disegno di legge sull'autorizzazione all'esercizio provvisorio del 28 dicembre, gli Uffici avrebbero rilasciato un parere sul comma 7 dell'articolo 2, quello che - lo ricordo - anticipava in entrata somme di competenza del 2013, 2014, 2015.

Se questo parere è stato formulato, in forma scritta o verbale, chiedo che ne venga data immediata comunicazione ai consiglieri. Consegno alla Presidenza la lettera recante la richiesta firmata da tutti i Capigruppo della minoranza.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cucca. Ne ha facoltà.

CUCCA (La Margherita-D.L.). Presidente, essendo stato chiamato in causa dall'onorevole La Spisa, che ha fatto riferimento a mie dichiarazioni riportate in modo non veritiero, vorrei replicare esclusivamente per chiarire di non aver mai fatto parlato di pareri rilasciati dagli Uffici del Consiglio sull'argomento indicato. La stampa ha riportato cose differenti rispetto a quelle dette.

Sull'ordine dei lavori

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Presidente, sembrerebbe che mercoledì scorso la Giunta abbia approvato la finanziaria regionale. Ricordo che avevamo avuto garanzie che l'iter di trasmissione della finanziaria al Consiglio sarebbe avvenuto in tempi brevi; però, a sei giorni dall'approvazione del documento, il testo definitivo non compare sul sito della Regione e non abbiamo notizie neanche sulla sua trasmissione al Consiglio regionale. Vorremmo sapere se lei ha qualche informazione in merito.

PRESIDENTE. Onorevole Vargiu, fino a questa mattina al Consiglio non sono pervenuti i relativi disegni di legge.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Confermo che la Giunta ha approvato, nella seduta di mercoledì, la legge finanziaria e il bilancio. Naturalmente, ci sono dei tempi tecnici legati alla predisposizione, particolarmente laboriosa (elaborazione di tabelle e quant'altro), di un provvedimento complesso e difficile. Penso comunque che quanto prima questi disegni di legge saranno portati all'attenzione del Consiglio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, ricordo prima di tutto che in apertura dei lavori sulla Statutaria fu respinta dall'Aula la pregiudiziale, presentata dalla minoranza, nella quale si chiedeva se gli Uffici si erano espressi sulla costituzionalità delle norme contenute nel disegno di legge statutaria. Vorrei questo chiarimento, senza alcun intento polemico.

PRESIDENTE. Onorevole Capelli, gli Uffici non si sono pronunciati e non si pronunceranno in quanto il provvedimento è già stato esitato dalla Commissione, e non è prassi che gli Uffici si pronuncino su determinazioni delle Commissioni che sono all'attenzione dell'Aula. . Spetta infatti al Consiglio approvare le leggi pur nella consapevolezza, è accaduto in altre occasioni, della possibile violazione di limiti di costituzionalità..

Discussione dell'articolato del disegno di legge: "Legge statutaria della Regione Autonoma della Sardegna" (5-Stat/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dell'articolato del disegno di legge numero 5-Stat/A. Passiamo all'esame del Titolo al quale sono stati presentati sei emendamenti.

(Si riporta di seguito il testo del Titolo e dei relativi emendamenti:

Titolo

Legge statutaria della Regione autonoma della Sardegna.

EMENDAMENTO sostitutivo totale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

TITOLO

Il titolo è sostituito con il seguente: "Statuto speciale di autonomia per la Sardegna". (379)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPPAI - DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA - MURGIONI - LA SPISA - AMADU - PILERI - CASSANO - SANJUST - RANDAZZO Vittorio - RANDAZZO Alberto - CUCCU Francesco Ignazio.

TITOLO

In tutti gli articoli e parti del disegno di legge n. 5/Stat/A le parole "Regione Sardegna" sono sostituite dalle parole "Regione Autonoma della Sardegna". (234)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

TITOLO

Nel testo dell'articolato la dizione "Regione Sardegna" è ovunque sostituita da: "Regione sarda". (676)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

TITOLO

Nel testo dell'articolato la dizione "Consiglio Regionale" è ovunque sostituita da: "Parlamento regionale". (680)

EMENDAMENTO aggiuntivo FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.

TITOLO

Prima del titolo I, Art. 1 è aggiunto il seguente preambolo: La Regione Sardegna, nell'adottare la presente legge statutaria, si ispira ai seguenti valori e principi.

La Comunità sarda è costituita dai comuni, dalle province e dalla Regione. Ne fanno parte gli uomini e le donne nati in Sardegna o che si riconoscono nella Comunità per tradizione familiare o per legami di natura culturale, economica e sociale con il territorio. La Regione rappresenta l'unità istituzionale del popolo sardo.

L'insularità, la vocazione mediterranea, l'ambiente, il paesaggio, la lingua e le molteplici espressioni culturali dei suoi territori danno corpo all'identità della Sardegna. Essi sono fattori imprescindibili per lo sviluppo civile, sociale ed economico della Comunità sarda. La Regione riconosce, quale strumento di comunicazione e patrimonio della Comunità, la lingua sarda nelle sue varietà locali e le altre parlate della Regione. L'autonomia della Regione si attua, in forme rispondenti alle sue tradizioni e alla sua storia, nel rispetto dei valori fondamentali della libertà, della pari dignità sociale e di genere, dell'eguaglianza delle persone, della solidarietà e della tolleranza, nel riconoscimento del valore dell'istruzione, del lavoro e della libera iniziativa economica. La Regione promuove, attraverso lo sviluppo economico, il raggiungimento dell'autonomia finanziaria per l'esercizio delle funzioni proprie o conferite, mediante una compartecipazione al sistema tributario nazionale e un sistema di imposizione locale. La Regione promuove lo sviluppo integrato della Comunità e favorisce il passaggio ad una società e ad un'economia fondate sulla conoscenza e sull'innovazione. Sostiene la piena occupazione, la solidarietà e la coesione sociale, la protezione dell'ambiente, quale patrimonio universale e indisponibile da tutelare e tramandare, in una prospettiva di crescita sostenibile. Si impegna, pertanto, a garantire condizioni di vita adeguate ai bisogni della Comunità assumendo responsabilità e doveri anche nei confronti delle generazioni future. I comuni, le province e la Regione collaborano lealmente fra di loro per la cura degli interessi unitari della Comunità sarda, ne valorizzano la cultura, rispettando le diverse identità territoriali, ne promuovono la pacifica convivenza, lo sviluppo ed il progresso civile, sociale ed economico, ne favoriscono l'autogoverno e ne garantiscono l'inclusione nella Comunità italiana ed europea attraverso idonee forme di partecipazione dei cittadini, singoli e associati, alle rispettive scelte politiche. La Regione riconosce e tutela la specificità dei piccoli comuni, quali portatori di un peculiare patrimonio di tradizioni locali, di cultura e di identità, promuovendo l'associazionismo e la valorizzazione anche ai fini di contrastarne lo spopolamento. Tutela le minoranze storiche e linguistiche presenti in Sardegna, di cui promuove e valorizza le attività e le tradizioni. La Regione mantiene e sviluppa i legami culturali, sociali ed economici con i sardi residenti al di fuori della Sardegna e con le loro famiglie e associazioni, promuovendone la partecipazione alla vita della Comunità regionale e agevolandone l'eventuale rientro e il reinserimento in Sardegna. Riconosce, allo stesso tempo, il valore umano, sociale e culturale dell'immigrazione e favorisce il pieno inserimento nella Comunità regionale delle persone immigrate. Per la realizzazione di un'Europa unita, la Sardegna collabora al processo di integrazione europea informando la sua azione al rispetto dei principi democratici e dei diritti sanciti nei documenti costituzionali dell'Unione europea. In conformità alla Costituzione ed allo Statuto, la Regione concorre alla determinazione delle politiche dell'Unione europea e alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari che la riguardano. In attuazione dei principi comunitari volti a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità, la Regione, anche mediante le opportune intese con lo Stato, assicura l'effettiva continuità territoriale delle persone e delle merci e attua ogni iniziativa per assicurare la presenza nel territorio regionale di un nodo paritario di tutti i sistemi di rete presenti nel territorio italiano, quali, fra gli altri, i trasporti, l'energia elettrica, il gas e le telecomunicazioni. Nell'ispirarsi ai principi e ai valori della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, la Regione si impegna a tutelare la salute quale diritto fondamentale della persona ed interesse della collettività e a garantire i diritti di cittadinanza sociale, promuovendo un sistema integrato di servizi sociali. (201)

EMENDAMENTO aggiuntivo LADU - ARTIZZU - FARIGU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

TITOLO

Nel testo dell'articolato, prima del titolo I, dell'art. 1, è inserito il seguente preambolo: "La storia delle istituzioni mostra come, fatti salvi i principi di valore universale, non esistano leggi buone per tutti i popoli e come, tendenzialmente, le buone leggi debbano trarre ispirazione dalla civiltà e dalla cultura di un popolo dato. Se così non è, un popolo può a volte e temporaneamente subire ma mai condividere leggi che sente fatte per erodere o peggio corrompere la propria identità nazionale. Al pari delle leggi ordinarie e più di esse, la Legge statutaria di cui all'articolo 15 dello Statuto speciale sardo muove dunque dalla necessità di assicurare al popolo sardo e al suo Parlamento quella dignità di soggetti di Storia che neppure le tentazioni centraliste dello Stato italiano hanno per ora cancellato, forse nella non vana attesa che a ciò provvedessero i nemici interni della nazione sarda. La Regione sarda è, non per caso, oggi ridotta da una cultura neo-giacobina a "Regione Sardegna" persino in atti legislativi, quasi non fosse titolare di una riconosciuta specialità e di una soggettività peculiare ma una semplice e ordinaria filiale di una peraltro inesistente "Repubblica Italia", anziché componente autonoma della esistente Repubblica italiana. Il riconoscimento e l'autoriconoscimento della Regione sarda, forma istituzionale del popolo sardo, comporta che, soprattutto in questa fase costituente della sua autonomia, la Legge statutaria assuma come sua linea guida la storia della Sardegna, la cultura dei sardi, le loro istituzioni originali, il senso comunitario rispettoso dell'autogoverno e malgrado ciò unitario, il solidarismo interno alle comunità e i suoi istituti consuetudinari. Assuma, in altre parole, il concetto di popolo sardo non come enfatico sinonimo di popolazioni ma come soggetto titolare del diritto internazionale alla autodeterminazione, sia pure nel rispetto del diritto della Repubblica alla sua integrità territoriale. Il disprezzo imperiale dei sardi pocos, locos y male unidos è, e deve essere, positivamente accolto come la fotografia di realtà geopolitiche e morali. Pochi perché lo siamo, bizzarri perché la nostra costante resistenziale ci ha sempre reso inaffidabili per chi ci voleva sottomettere, disuniti perché, nella nostra autonomia individuale e comunitaria, siamo gelosi delle personali individualità capaci, quando serve, di unità non per pregone reale ma per nostra scelta e nostro impulso, come hanno sperimentato generazioni di dominatori, a partire dai cartaginesi. Fine di questa Legge statutaria non è solo la condivisione delle forze politiche ma soprattutto quella del popolo sardo: di esso favorisce al massimo la capacità e la possibilità di partecipare alle scelte di governo della società. La storia anche recente ha ampiamente dimostrato come le scelte autoritarie dei neo-illuministi, pre e post industriali, abbiano scatenato la resistenza e la fiera apposizione delle comunità, quando si è cercato di disegnare per loro progetti che negavano diritti di autogoverno. Questo è tenuto in massimo conto anche quando si stabiliscono pur necessari criteri di partecipazione a scelte collettive come i referendum e le proposte di iniziativa popolare. Affermare la potestà di iniziativa legislativa dei cittadini e poi di fatto complicarne all'inverosimile l'esercizio sarebbe, infatti, molto più di un imbroglio, sarebbe un'offensiva affermazione che la sovranità non sta nel popolo ma solo in quella parte di esso che detiene i Lumi della Ragione. Altrettanto si fa stabilendo i limiti delle iniziative referendarie: se pure la Costituzione italiana preclude al referendum popolare alcune materie di politica statuale, essa non obbliga la Regione sarda a scimmiottare lo Stato. Non solo l'attuale piccola soggettività internazionale della Sardegna, ma domani anche la piena soggettività che potrebbe darle la nuova Costituzione sarda può essere sottoposta al giudizio referendario sia nella sua forma abrogativa, sia in quella propositiva e a maggior ragione in quella consultiva. I cittadini francesi e quelli spagnoli e le rispettive nazioni senza stato, per citarne solo due, hanno potuto liberamente esprimersi addirittura sul Trattato per la Costituzione europea e i loro stati non corrono per questo alcun pericolo. Quanto alla forma di governo, anche qui la legge statutaria è carata non su un indistinto popolo, ma su quello sardo. Il deplorevole costume di alcuni popoli della federazione Indiana di seppellire la vedova del marajà insieme al defunto non è il costume del popolo sardo che anzi ha in odio il sovrano assoluto. Non a caso i parlamenti federali dei sardi del Nuragico erano tondi e non per caso i parlamenti dei regni sardi medioevali si chiamavano Corona de Logu. Se non è oggi in discussione - e se comunque non è coralmente in discussione - la necessità di avere un presidente con ampi poteri, temporanea soluzione di una temperie politica, affidargli poteri da marajà sarebbe una ferita alla democrazia sarda. Caduto un presidente, per volontà sua, o de deus, solo se il Parlamento non riesce ad eleggerne un altro nella sua stessa maggioranza si deve tornare al voto. Una soluzione del genere non solo non confligge con la lenta faticosa costruzione di una identità nazionale, ma dà anche un giusto impulso a che la futura Carta costituzionale della Sardegna sia anche'essa rispettosa della coscienza di sé che il popolo sardo continua ad avere." (749).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, il disegno di legge presentato dalla Giunta regionale, che nel Titolo reca la dizione di legge statutaria, era stato rappresentato e portato all'attenzione del Consiglio come una idea guida, una linea guida per predisporre un nuovo Statuto di autonomia. Se questo è vero, come era vero nella stesura iniziale, nella confusione che sta creando la Giunta in materia di riforma autonomistica è bene che noi questa discussione la concentriamo su alcune questioni che sono di fondamentale importanza se si vuole procedere alla riscrittura dello Statuto. Intanto, come poteva e come può un disegno di legge presentato da una maggioranza tracciare le linee guida per una Consulta, che dovrebbe essere super partes e magari composta da membri non tutti in sintonia con la visione politica statutaria dei regionali proponenti? Come si può elaborare uno Statuto di tutti i sardi sulla base di un'impostazione ideologica precostituita? Se la Consulta è, come mi pare, solo un organo di garanzia (poi non so se verrà sostituita dalla prima Commissione o da altre consulte), cioè di giudizio e di controllo di quanto viene ad essa sottoposto, allora chi in pratica redigerà a breve, come diceva la Giunta regionale e come è stato detto in questo Consiglio regionale più volte nella discussione, lo Statuto vero e proprio? A quale organismo o a quale équipe sono allora indirizzate le linee guida del presente disegno di legge? Qualunque sia, per legge costituzionale nazionale, l'altro attore del rapporto Stato-Regione (non si capisce ancora se il Governo o il Parlamento) diventa l'interlocutore principale al quale ci si deve sempre riferire in ogni momento di richiesta autonomistica in quanto è lo Stato concedente del diritto. Perciò che cosa vogliamo chiedere allo Stato e che cosa stiamo chiedendo con questa legge statutaria?

Nel disegno di legge in esame la relazione della Giunta regionale è divisa in due parti. La prima parte è una premessa che espone la filosofia informatrice del documento autonomistico; la seconda, più prosaica, spiega come è fatto il documento e che cosa contengono i vari titoli. Fin dalla prima riga della premessa, colleghi del Consiglio, si nota che il nuovo Statuto regionale vuole, per dizione, rifarsi alla specificità pregressa di Statuto speciale per la Sardegna; come il vecchio Statuto del 1948, anche questo vuole essere uno Statuto speciale.

Questa collocazione all'interno dello Stato, se ci distingue dalle altre sedici Regioni a Statuto ordinario, certamente non ci distingue dalle altre quattro Regioni a Statuto speciale. Questo frenerebbe di sicuro la richiesta di più autonomia rispetto alla Sicilia, al Trentino Alto Adige e alla Valle d'Aosta. In altre parole non saremmo unici e distintivi nel complesso delle venti Regioni italiane come potremmo esserlo se invocassimo una via di rivendicazione storico-istituzionalista invece di rimanere ancorati ad una specialità che è stata concessa nel 1948 e non, come dicono le relazioni del Consiglio regionale, da oltre 60 anni.

Dal Preambolo ci pareva di capire che tutto il rapporto Stato-Regione in materia di richiesta autonomistica è e sarà basato non su fattori oggettivi e inconfutabili ma sulla "capacità dialettica della Regione" - così è scritto nella relazione - ed anche "dalla sua potenzialità di pressione nei confronti dello Stato nel conquistare più avanzati livelli di autonomia". Insomma, secondo la Giunta, secondo questa maggioranza, si tratterà di mandare a Roma buoni avvocati che con forbite arringhe riusciranno a far passare i nostri fichi d'India per preziosi diamanti, capaci di influenzare l'economia dello Stato.

Speriamo solo che questi nostri futuri avvocati difensori nel discorso dialettico con lo Stato non confondano l'autonomia con la sovranità, come stiamo confondendo anche in quest'Aula, come hanno fatto gli estensori della relazione introduttiva laddove auspicano per la Sardegna "un livello di sovranità più grande di quello del quale godono le altre Regioni italiane".

La sovranità, come recita qualunque testo di diritto costituzionale, è propria dello Stato e mai di una parte di esso come una Regione che ha, appunto, nello Stato il suo superiore; infatti tutte le Regioni operano in regime delegato, cioè non originario.

Inoltre non mi pare, signor Presidente del Consiglio, che la sovranità sia graduabile. L'espressione "sovranità limitata" è politica, non istituzionale, mentre l'autonomia, sì, è graduabile, ed è su questa scala di gradualità in crescendo che dobbiamo combattere. Ecco perché io ho voluto riproporre il Preambolo: per capire, perché non si capisce che cosa sia questa legge statutaria! La Giunta regionale ha detto una cosa, la Commissione ne dice un'altra, dice che non è possibile attuare questa riforma statutaria se non in concomitanza con l'attuazione dello Statuto; io non ho capito bene che cosa stiamo facendo.

Si dice e si riconferma anche in questa sede, nel Preambolo, che "La Comunità sarda è costituita da comuni, da province e dalla Regione e ne fanno parte gli uomini e le donne nati in Sardegna o che si riconoscono nella comunità per tradizione familiare o per legami di natura culturale, economica e sociale con il territorio". Strana commistione tra entità, comuni, province, regioni e società; ne fanno parte tutti gli uomini e le donne.

La comunità, si sa, corrisponde ad un gruppo sociale unito da vincoli territoriali o politici o etnici, linguistici, religiosi tali da formare un'unità facilmente riconoscibile con le altre. Essa è un gradino al di sotto della Nazione perché mentre la comunità è forma contingente e temporanea (vedi la Comunità Europea, la comunità scolastica) la Nazione, con le stesse qualità della comunità, nasce e si sviluppa in secoli di comunanza civile fra i popoli che la compongono e dura nel tempo. Sarebbe stato politicamente meglio, e forse anche scientificamente più giusto, nel disegno di legge usare non l'espressione comunità sarda, chiaramente riduttiva, ma l'espressione, come dovremmo, di Nazione sarda; espressione non soltanto infinitamente più bella ed appropriata ma più funzionale al disegno, se ce l'abbiamo, di andare a trattare una nuova autonomia nei confronti dello Stato.

D'altra parte la Nazione sarda nasce con la venuta dell'uomo in Sardegna, cresce e si sviluppa nel periodo nuragico fino a quando, verso il 1000 a.C. comincia a perdere la sua evidenza infossandosi nel substrato delle popolazioni sottomesse con il sopraggiungere delle civiltà straniere (fenicia, punica, romana, vandalica, bizantina eccetera) egemoniche le quali, però, ogni qualvolta passano dalla condizione di dominio a quella di soggezione, vanno ad arricchire il substrato culturale indigeno per cui la Nazione sarda non è altro che la somma delle civiltà dell'isola.

Queste cose vanno chiarite, e mi meraviglia che noi andiamo in Commissione a legiferare, ma a legiferare con gente che ritiene che, riflettendo di più, si possa fare un articolo migliore dell'altro. Per legiferare, colleghi del Consiglio, non basta questo; occorre una conoscenza straordinaria, occorre un coinvolgimento straordinario e occorre riprendere e riproporre il contenuto di tutto quello che è avvenuto nella storia della nostra Sardegna. A me pare che veramente stiamo facendo una cosa non soltanto zoppa, ma proprio stupida, perché questo disegno di legge è nato perché Soru voleva un certo numero di Assessori, voleva maggiori poteri, è nato così ed è incorreggibile. Quando discutiamo di queste cose lasciamo perdere le incompatibilità o le ineleggibilità o le fesserie che diciamo, facciamo i legislatori e cominciamo a dire che cosa noi vogliamo, che cosa vogliamo essere, che cosa siamo, da dove partiamo, dove vogliamo arrivare. Tutto questo non è avvenuto, è avvenuto semplicemente (l'abbiamo visto per altri provvedimenti) che si voleva e si vuole approvare una legge statutaria per metterla nel carniere. Per dire che abbiamo fatto una legge statutaria, sapendo che tutte le altre Regioni a Statuto speciale legge statutaria non ne hanno! Non ne hanno! Ce l'hanno soltanto le Regioni a Statuto ordinario.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, io credo che l'emendamento numero 379, che potrebbe sembrare una provocazione, come tale non dovrebbe essere inteso. Questo inizio di dibattito, colleghi, visto che oggi ci troviamo ad esaminare un disegno di legge così fortemente voluto da questa maggioranza, e ancora di più dal suo Presidente, mi porta alla memoria le parole che un famosissimo giornalista sportivo, nel giustificare una pesantissima sconfitta di una squadra del campionato di serie A, scrisse nel suo articolo: "Tutti all'attacco e portiere volante". Io avrei immaginato che il Presidente della Commissione, o l'Assessore, quanto meno chiarissero a questo Consiglio regionale, qual è la via di fuga, cioè dove si arriva con questo disegno di legge.

Tutti vi state preoccupando di iniziare questo dibattito, di esaminare gli emendamenti, probabilmente di accusare la minoranza di averne presentato strumentalmente una serie infinita, ma gli emendamenti non servono certamente per allungare i tempi, e lo dimostreremo nel proseguo della discussione, ciò che è certo è che il nodo fondamentale di questo disegno di legge ancora non è stato chiarito. Non è stato chiarito in sede di maggioranza, non è stato chiarito tra la Giunta e la sua maggioranza, non è stato chiarito tra i partiti che compongono la maggioranza e probabilmente non è stato chiarito neanche all'interno dei partiti che compongono l'opposizione. Dico probabilmente, perchè chi, come me, rappresenta un partito da sempre presidenzialista difficilmente, direi che è quasi impossibile, potrà scostarsi da quella posizione a meno che qualcuno di noi non abbia una fantasia tale, lo dico in termini positivi, da trovare una formulazione che contempli l'esigenza di avere un Presidente eletto direttamente evitando quella serie di fatti che voi dite essere negativi, e che noi diciamo essere negativi all'occasione, e cioè a dire nel momento in cui una norma come quella di cui sopra trova un Presidente che approfitta di quella situazione. E sulle persone che approfittano è difficile influire, certamente difficile.

Indubbiamente questo emendamento che recita "Statuto speciale di autonomia per la Sardegna", è provocatorio, ma voi sapete benissimo che all'interno di questo disegno di legge sono contenute norme che non discendono dall'articolo 15 dello Statuto regionale, ma invece sono norme di rango costituzionale e quindi norme da Statuto.

Allora a me pare che ci sia una grande difficoltà a capire, intanto quali sono gli obblighi che ci derivano dall'applicazione dell'articolo 15, perché molte delle cose che sono contenute nell'articolo 15, cari colleghi, erano e sono contenute nel nostro Statuto. Le norme sul referendum esistono, le norme sulle incompatibilità e le ineleggibilità esistono, esistono norme riferite alla forma di governo, alla organizzazione; esiste tutta una serie di norme alle quali noi oggi facciamo riferimento. Perché si vuole "affondare il colpo", pretendendo di approvare una legge che nasce monca e che dovrà necessariamente essere modificata nel momento in cui qualcuno penserà che lo Statuto debba essere riscritto e contenere anche molte delle norme che oggi voi pretendereste essere contenute nella legge statutaria.

Questo ci porta certamente distanti dall'affrontare il problema, e non può essere che ci tenga uniti solo la discussione tra chi è parlamentarista e chi invece è presidenzialista. State attenti, colleghi, perché su questo non faremo una battaglia, Assessore, e non saremo disponibili a venire a patti con nessuno. Ognuno tutela la propria parte, ma se pensate di spaccare questo Consiglio regionale nel nome del presidenzialismo o del parlamentarismo, io credo che questo non debba accadere, e non accadrà. Da lì però bisogna partire; per cui se avete ancora dei nodi da sciogliere, se avete ancora delle difficoltà, diciamo pure se abbiamo delle difficoltà, e non ne abbiamo, non sarebbe meglio forse sospendere, non sarebbe meglio prendere un po' di tempo, non sarebbe meglio iniziare la discussione su una riforma dello Statuto, e mettere tutto insieme? Allora sì, si può arrivare ad un trasversalismo, si potrebbe dico, certo meglio sarebbe se uno Statuto di una Regione speciale come la Sardegna diventasse patrimonio di tutto il Consiglio regionale.

Vedete questa legge non nasce come io vorrei nascesse, questa, e sono sicuro che non nascerà come vorrei neanche lo Statuto che voi andrete a proporre, quando ne avrete la voglia e la necessità. Fino adesso gli statuti, e questa legge è l'esempio classico, ma tutte le leggi che stiamo approvando, nascono per imporre qualcosa ai cittadini, non nascono al servizio dei cittadini. Servono per rafforzare il governo regionale, servono per rafforzare, forse, il Consiglio regionale, servono per rafforzare la Giunta. Ma tutta quella popolazione invece che ci guarda e aspetta con ansia una riforma dello Statuto, senza sapere esattamente che cosa si aspetta dallo Statuto? Ma nessuno di noi oggi è in grado di dire se il disegno di legge statutaria possa essere accolto positivamente dai cittadini sardi. Io credo di no, perché questo disegno di legge nasce monco, nasce con una impostazione malata.

Allora vedremo nel proseguo della discussione se questa deve essere una legge statutaria, ma non lo è; se diventa una norma statutaria, allora diventa lo Statuto autonomistico della Sardegna, diventa lo Statuto, stiamo lavorando sullo Statuto. Se stiamo lavorando sullo Statuto cambiate il Titolo e lavoriamo sullo Statuto; e quando andremo alla sua approvazione avrà la necessità di essere approvata così come deve essere approvato uno Statuto e non con una maggioranza, per quanto rafforzata, che comunque non ci da nessuna garanzia su una legge importante come questa.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, devo dire che anche io, quando ho letto per la prima volta il Preambolo alla statutaria, sono rimasta piuttosto perplessa. Infatti, leggendo attentamente l'articolo 15 mi ero convinta che un Preambolo così articolato dovesse essere inserito nello Statuto. Un esame più complessivo del disegno di legge, dopo il lavoro svolto dalla Commissione autonomia, ma anche le riflessioni e gli apporti del dibattito generale, mi hanno invece convinta della necessità dei contenuti del Preambolo.

Ritengo, infatti, che questa legge statutaria, che ho definito in più di un'occasione maschilista e scarsamente democratica, abbia un difetto di identità, non abbia, come dire, un'anima, non abbia alcun tratto che possa far ritenere che questa sia la statutaria di una Regione a Statuto speciale, di una comunità etno-linguistica specifica, portatrice di valori condivisi e precisi tratti storici.

Propongo pertanto che venga ripristinato il Preambolo originario, così come è riproposto dagli onorevoli Floris e Cherchi, che esprime, con la felice sintesi trovata dalla Giunta, chi siamo e quali principi animano la nostra comunità. A far ritenere necessario o addirittura indispensabile il Preambolo è anche una valutazione politica, per così dire di carattere utilitaristico. Mi sembra che inserire nella statutaria il riferimento alla comunità degli emigrati possa costituire il presupposto, in qualche modo, per rivendicare nei confronti del Governo una maggiore autonomia impositiva escludendo, per esempio, i sardi emigrati dal pagamento della tassa sulle seconde case. Penso, infatti, che dobbiamo utilizzare qualunque mezzo per evitare che gli emigrati, avendo subito una discriminazione sociale in Sardegna, da dove hanno dovuto allontanarsi per bisogno, debbano anche pagare le conseguenze di quella condizione di debolezza e di povertà con una tassa che è stata pensata non certo per gravare sui nostri conterranei.

Come socialista, del resto, non posso accettare supinamente una presa di posizione da parte del Governo e invito il Presidente della Regione, l'onorevole Soru, se ne farà interprete l'assessore Dadea, a promuovere ogni iniziativa capace di riconoscere ai sardi emigrati le stesse prerogative dei residenti. Ritengo che una strada percorribile, per esempio, sia quella dell'iscrizione all'anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), e il fare riferimento alla norma con cui la Regione Trentino Alto Adige esclude dal pagamento di analoghe tasse i suoi emigrati. Auspico quindi che, su questo punto, ci sia un'azione dell'intero Consiglio e se il Preambolo può servire anche in questo senso, penso che sia opportuno riflettere.

Siccome si fa troppo spesso riferimento al programma di governo, lo hanno fatto esponenti autorevoli di questa Aula, volevo anche ricordare che nel libretto rosso di "Sardegna Insieme" non c'è scritto che avremmo introdotto nuove tasse e, neppure, che avremmo considerato quelle degli emigrati seconde case o case turistiche da tassare. E' vero, lo ha detto molto bene l'assessore Dadea, che il Consiglio deve rivendicare il suo ruolo prioritario, quello legislativo, e io sono molto d'accordo con lui su questo aspetto. Tuttavia questo sistema, così come viene delineato in particolare nel testo della statutaria in discussione, è antiparlamentare per definizione; quello che stiamo sperimentando lo è in modo particolarmente evidente.

Il Consiglio, in ogni caso, per quello che abbiamo visto in questi due anni e mezzo, è costretto a seguire, o forse di più, a inseguire la Giunta, ne subisce tempi e ritmi, la predominanza dei disegni di legge sulle proposte di legge, il disagio nelle Commissioni che si ripercuote sull'Aula con la presentazione di centinaia di emendamenti. Sono andata a vedere degli atti precedenti, non ho mai visto una tale mole di emendamenti nelle precedenti legislature.

Allora, anche su questo bisognerà riflettere perché, evidentemente, c'è un difetto. Ovviamente va al di là, talvolta, della strumentalità dell'azione delle opposizioni, denota invece una difficoltà oggettiva del sistema. Bisogna, infatti, non dimenticare che i ritmi incalzanti si ripercuotono anche sulla qualità delle leggi, sulla loro comprensione, sulla possibilità di essere veramente e immediatamente capite dai cittadini; e non è un caso se, ed è accaduto, si sia dovuti ritornare più volte sulla stessa legge. Anche il lavoro dei funzionari, costretti a moltiplicare la fatica in Aula, risulta appesantito in senso burocratico e in qualche misura svilito da questo sistema. Talvolta il peso inconsueto, e mi permetto di dire irrazionalmente condotto, dell'impegno, assume dei tratti addirittura caotici, ed è anche su questi aspetti, su questi risvolti, su queste modalità che dobbiamo riflettere nel corso dell'esame di questo disegno di legge.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.

PISANO (Riformatori Sardi). Presidente, intervengo nella discussione sul Titolo di questo provvedimento di legge per sottolineare che abbiamo tutti bene a mente le considerazioni, le riflessioni che sono state portate in questa Aula durante il dibattito generale. Un dibattito, definito ottimo, nel corso del quale sono state rilevate in particolare le aperture, che sembravano essere proprio di sostanza, fatte sia dal Presidente della Commissione riforme che dall'assessore Dadea. Quindi, abbiamo concluso quel dibattito, prima che si votasse il passaggio all'esame degli articoli, convinti che davvero ci fosse la voglia di un confronto serio, serio quanto il Titolo di questa legge implica, un confronto che fosse teso, così com'era stato definito, al contributo di tutti i presenti in questa Aula.

Purtroppo non è stato così. I lavori in Commissione non si sono svolti in funzione del cosiddetto "atteggiamento di un comitato di volontari" - perché quasi si è detto dovesse essere questo - ma c'è stata una sorta, a mio giudizio, di chiusura rispetto alle proposizioni fatte attraverso gli emendamenti soprattutto dei Gruppi di minoranza e di opposizione. Avremmo voluto registrare un atteggiamento e un clima diversi, al di là ovviamente della cordialità personale che i componenti potevano manifestare; l'atteggiamento di chi vuole davvero far sì che questa legge statutaria riceva i contributi di tutti i sardi, tutti i sardi che noi rappresentiamo. Perché legge statutaria è sinonimo di partecipazione totale, complessiva, non esiste la possibilità politica che oggi la legge statutaria sia fatta da una maggioranza, questo dobbiamo mettercelo in testa tutti, perché sarebbe un fallimento totale per la Sardegna e per i sardi.

Allora, siamo ancora probabilmente in tempo per frenare e per bloccare questo errore che sarebbe davvero un errore storico, catastroficamente storico: non possiamo e non vogliamo assolutamente accedere ad un risultato finale che condanni la Sardegna.

Questa legge statutaria, tra l'altro, era difficile da scrivere perché l'articolo 15 (lo hanno già detto i colleghi che sono intervenuti) nasce in funzione di una cronologia degli eventi diversa da quella che si è verificata in quest'Aula; ovviamente si sarebbe dovuto approvare lo Statuto prima della legge statutaria, allora molte delle contraddizioni e degli istituti che oggi sono all'interno di questa legge statutaria avrebbero avuto un significato, un peso e un rilievo diversi. Così non è stato e quindi le difficoltà si sono accentuate; comprensibili difficoltà che però avremmo voluto affrontare tutti insieme onde evitare proprio che alcune di queste, importanti, contraddizioni ci portino a dei risultati non voluti.

Nello specifico, mi pare una previsione assolutamente sproporzionata, ad esempio, istituire attraverso una legge statutaria una Consulta che avrà la funzione di vigilare sulla costituzionalità del nostro Statuto. Non è possibile, né pensabile, che noi istituiamo attraverso una legge statutaria un nuovo organo di controllo sovrano, alto, che vigili sul nuovo Statuto: è evidente che sarà il nuovo Statuto a dover definire e battezzare questo organo di controllo proprio, e non già una legge statutaria che è di rango legislativo inferiore, che potrebbe essere modificata quando vogliamo e che, probabilmente, non ha colto nel segno nemmeno la sua funzione.

Ma non di questo voglio parlare. Io credo che noi oggi possiamo fare un passo indietro, così come diceva il collega Diana, probabilmente occorre tempo per una riflessione più attenta; compito della maggioranza è quello di fare l'impossibile, non il possibile, perché ci sia un accordo totale sulla legge statutaria, altrimenti davvero non si va da nessuna parte, altrimenti questo disegno di legge sarà il decreto del fallimento della Sardegna.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. Signor Presidente, la Giunta cercherà di intervenire il meno possibile nell'ambito del dibattito che si svilupperà sugli articoli e sugli emendamenti, però io vorrei cogliere l'occasione degli interventi fin qui svolti, soltanto per puntualizzare alcuni aspetti particolarmente importanti. Soprattutto alcune delle questioni che ha sollevato l'onorevole Floris sul concetto di sovranità, sul concetto di Nazione sarda, sulla stessa concezione dello Statuto e della legge statutaria, sono stati oggetto di un confronto quanto mai approfondito in seno alla Commissione, quindi io non ripeterò, naturalmente, i termini e i contenuti di quel confronto.

Voglio però soffermare la vostra attenzione su un aspetto che è stato sollevato e che riguarda Preambolo contenuto nel testo presentato dalla Giunta.

Nella elaborazione della Giunta il disegno di legge statutaria aveva la presunzione di diventare qualche cosa di diverso che andava, forse, anche al di là dei contenuti dello stesso articolo 15 dello Statuto, così come modificato dalla riforma del Titolo V della Costituzione; era forse un progetto ambizioso, qualcuno potrebbe dire anche pretenzioso, perché conteneva il Preambolo.

Il Preambolo, però, voleva essere solo ed esclusivamente l'enunciazione di alcuni valori e principi universali che stanno a fondamento della nostra identità; la sola enunciazione perché poi, giustamente, come è stato sottolineato più volte, i poteri per la concreta attuazione di quei principi devono trovare collocazione all'interno dello Statuto di autonomia. Quindi una scelta ambiziosa sul piano culturale, forse anche pretenziosa.

La Giunta ha concordato con la Commissione di cassare il Preambolo soprattutto per la preoccupazione che, essendo il Preambolo qualche cosa di estraneo ai contenuti dell'articolo 15 dello Statuto, potesse essere oggetto di impugnativa da parte del Governo ed essere in qualche modo individuato come illegittimo e incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Questo non vuol dire però che sia i contenuti del Preambolo che il dibattito che si è sviluppato in Commissione non siano importanti e, soprattutto, che quel confronto non possa essere utile nel momento in cui questo Consiglio regionale sarà chiamato a riscrivere lo Statuto di autonomia.

In conclusione vorrei fare due considerazioni. La prima riguarda il concetto di sovranità. Onorevole Floris, il concetto di sovranità ha subito profonde modificazioni nel corso del tempo; il concetto di sovranità odierno non è sicuramente lo stesso del secolo scorso. Oggi noi siamo abituati a cedere sovranità ad altri livelli istituzionali: cediamo sovranità allo Stato, cediamo sovranità alla Comunità Europea, ma questo non vuol dire mettere in discussione il concetto di sovranità; il concetto di sovranità io penso possa essere utilizzato correttamente così come era contenuto all'interno del disegno di legge, così come era contenuto nella legge che è stata approvata da questo Consiglio regionale e che è stata impugnata dal Governo. Noi siamo profondamente convinti che il concetto di sovranità possa essere usato correttamente anche nel nostro contesto.

La seconda considerazione riguarda le aperture ai contributi di cui lamentava la carenza l'onorevole Pisano. Io penso che da parte di questa Giunta e di questa maggioranza la disponibilità al confronto ci sia tutta, ma naturalmente occorre trovare una convergenza su alcune questioni fondamentali. Oggi prende l'avvio il confronto sugli articoli e sugli emendamenti, e io ribadisco che c'è questa disponibilità nella profonda convinzione che, sulla materia di questo disegno di legge (non solo perché ha bisogno di una votazione rafforzata), si debba trovare il massimo della convergenza e il massimo dell'unità.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sugli emendamenti ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere negativo su tutti gli emendamenti presentati e cioè gli emendamenti numero 379, 234, 676, 680, 201, 749.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sugli emendamenti ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. E' in votazione l'emendamento numero 379.

Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 379.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ATZERI - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CONTU - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GALLUS - LA SPISA - LICANDRO - LIORI - MORO - MURGIONI - PETRINI - PISANO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 60

votanti 59

astenuti 1

maggioranza 30

favorevoli 19

contrari 40

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 234. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 676. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Metto in votazione l'emendamento numero 680.

Ha domandato di parlare il consigliere Murgioni. Ne ha facoltà.

MURGIONI (Fortza Paris). Chiedo la votazione nominale.

(Appoggia la richiesta il consigliere Vargiu.)

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 680.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: CASSANO - CUCCU Franco Ignazio - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - GIORICO - LA SPISA - LADU - LICANDRO - MORO - MURGIONI - PILERI - PISANO - RANDAZZO Alberto - RANDAZZO Vittorio - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BIANCU - BRUNO - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MELONI - ORRÙ - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 58

votanti 57

astenuti 1

maggioranza 29

favorevoli 16

contrari 41

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione il Titolo. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

E' in votazione l'emendamento numero 201.

Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, molto brevemente perché ho ascoltato con molta attenzione le valutazioni dell'assessore Dadea e la preoccupazione che ha espresso su una eventuale impugnazione del testo, in quanto illegittimo o anticostituzionale. Tuttavia, nonostante la sua dichiarazione, io voterò a favore dell'emendamento perché mi chiedo, e chiedo, se non sarebbe una bella sfida vedersi dichiarare illegittima e anticostituzionale una legge statutaria, la prima in Italia, di una Regione a Statuto speciale, perché intende esprimere i principi e i valori che ritiene fondamentali.

Credo che sarebbe forse necessario, se fosse solo questa la causa di incostituzionalità, di provare veramente a sfidare su questo tema lo Stato e il Governo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Maninchedda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

MANINCHEDDA (Federalista-Autonomista Sardo). Presidente. io voterò contro il testo dell'emendamento per l'inserimento di questi argomenti all'interno della statutaria, condividendo alcune valutazioni della Giunta. Ma avverto i colleghi che la condivisione di questi principi mi porterà, anzi mi ha portato, a emendare il testo della statutaria. Se c'era una cosa, lo dico all'assessore Dadea, che strideva nella statutaria era che nel Preambolo venivano annunciati principi ispirati anche al comunitarismo, addirittura si parla di comunità, ma il comunitarismo prevede che il sistema di poteri si distribuisca, rispetto alle relazioni sociali attive, in maniera tale di sostenere un sistema a rete, un sistema orizzontale; viceversa un provvedimento di legge che enunciava il principio di comunità e poi nel testo si dedicava prevalentemente al potere e a una concezione verticistica del potere, creava una contraddizione in terminis del disegno di legge che abbiamo in esame. Giusto spostare e togliere dunque il Preambolo per evitare una contraddizione, ma chi condivide questi principi deve emendare il testo. Chi condivide questi principi non crede nella burocratizzazione della società, crede nel pluralismo, crede in un'amministrazione regionale facilmente controllabile e decentrata, crede nei parlamenti liberi. Come è in tutto al mondo.

Esprimo quindi un voto contrario perché condivido ciò che ha detto la Giunta circa l'errato posizionamento del Preambolo ma essendo invece favorevole ai principi che vi sono espressi in ragione di questo ho presentato degli emendamenti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, io ovviamente voterò a favore dell'emendamento, ma mi dispiace che in quest'Aula non ci sia un clima di discussione e di approfondimento (dall'Assemblea costituente siamo passati alla Consulta, dalla Consulta non so a che cosa passeremo), non saremo quindi in condizioni in questa legislatura di redigere il nostro Statuto di autonomia. Questa poteva essere l'occasione; io l'ho sostenuto tante volte in Commissione, anche perché le contraddizioni e le incongruenze nel disegno di legge ci sono, al suo interno sono trattate materie proprie dello Statuto, altre che attengono alla riforma della Regione, e così via. Tanto valeva inserire qualche elemento che richiamasse la nostra individualità, non la nostra identità, che dicessimo qualche cosa su questa materia che è fondamentale.

Vede, Presidente, io sono andato nei mercati e mi hanno dato il "libretto" del Presidente; allora sto pensando, se lei me lo consente, di distribuire tutti gli interventi del presidente Soru di questa legislatura, in modo che il popolo sardo si renda conto del livello che questa Assemblea sta perseguendo. Si fanno questi discorsi populisti, quando si tratta di approfondire temi come questi che si ritiene dovranno avere la priorità sul bilancio; io mi meraviglio che questa discussione non venga fatta, ma, Assessore, dove la dovremmo fare? Ma quale sarà l'occasione per cui il Consiglio regionale si dovrà esprimere su questi concetti fondamentali per poi richiedere una più avanzata autonomia? Qual è l'occasione se non questa? Non la vogliamo cogliere? Mi dispiace molto anche perché avremmo molto da dire.

Si dice di essere disponibili, ma si è disponibili a niente, si è disponibili a mantenere intatto un testo di legge che non produce nulla e che non porta nulla a nessuno. Io credo che questa invece fosse l'occasione giusta; se effettivamente c'è questa apertura, apriamo il tavolo politico. Non è sufficiente parlare di disponibilità perché voi non siete disponibili neanche a cambiare le virgole, quindi neanche a parlare di cose serie.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Io voterò contro l'emendamento numero 201 e anche contro il successivo numero 749 prima di tutto perché non ritengo debba darsi valore di Statuto alla legge statutaria; su questo, e lo sforzo che è stato fatto anche in Commissione è in questa direzione, va rimosso ogni possibile equivoco; l'idea che ci sia più autonomia se ce la facciamo in casa, cioè senza passare attraverso il confronto con lo Stato e magari, se fosse possibile, con l'Unione Europea, l'idea che lo Statuto ce lo dobbiamo fare in casa è un'idea che non mi convince.

I Costituenti, all'indomani della fine della guerra, hanno chiesto una legge costituzionale per parlare della qualità dei principi che sono espressi anche nell'emendamento numero 201 e che per parti sono condivisibili. Quindi, questa è la ragione del mio voto contrario ed è anche la ragione dell'atteggiamento del mio Gruppo sulla statutaria. La statutaria secondo noi è legge che attua lo Statuto, l'articolo 15 in modo specifico e adempie ad un obbligo della norma costituzionale. In questo percorso le differenze di merito ci sono, la discussione deve essere affrontata sulle differenze nel merito senza strumentalizzazioni di ordine contingente, di politica spicciola dell'oggi.

Io sono convinto, lo diceva prima l'onorevole Diana, che i presidenzialisti convinti devono fare la loro battaglia come noi che invece siamo per un sistema parlamentare faremo la nostra, è attraverso il confronto tra posizioni diverse che si migliora la qualità del prodotto legislativo.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa, per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Io dichiaro il voto favorevole; ma soprattutto esprimo la soddisfazione per il fatto che il Preambolo presentato dalla Giunta sia stato espunto da questo testo ad opera della Commissione. L'emendamento numero 201, così come il 749, provocatoriamente immette in questo testo contenuti che possono costituire un preambolo della legge statutaria, ma è importante che non sia stato accolto un testo, quello presentato dalla Giunta, centrato non sui valori della storia, della cultura, dell'identità della Sardegna ma sulla conoscenza intesa come un valore assoluto, su cui disegnare nuovi scenari, un futuro prodigioso. La conoscenza e l'informazione possono essere invece strumenti attraverso i quali veicolare i valori fondamentali della nostra identità e impostare politiche di sviluppo, di progresso. Per tradurre quindi i principi della cultura e dell'identità sarde in un testo costituzionale, sarà necessario un ampio confronto senza pregiudiziali perchè sono proprio questi valori che ci salvano molto spesso anche dai disastri della politica.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

PINNA (Progetto Sardegna). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario al "201" e per sottolineare che questi mesi di discussione in Commissione hanno consolidato la nostra idea che, siccome la Statutaria e lo Statuto sono entrambi espressioni dell'autonomia, ma contengono disposizioni diverse, per le caratteristiche della legge statutaria fosse necessario espungere la proposta di Preambolo . Permane la convinzione, emersa dal lavoro fatto nella Commissione e dal dibattito politico conseguente, che lo Statuto (a dire il vero modificato molte volte nel corso di questi anni, da ultimo anche nel 2001), debba essere effettivamente aggiornato e quindi riscritto. La Statutaria non depotenzia lo Statuto, diventa uno strumento attraverso il quale si rafforza la nostra autonomia, ma abbiamo chiara la distinzione tra Statuto e legge statutaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io voterò a favore dell'emendamento numero 201, sottolineando che il Preambolo proposto nell'emendamento sicuramente da più dignità ad una legge statutaria che comunque dobbiamo riportare nell'alveo che le è proprio. A mio avviso in questa discussione le stiamo già confezionando un abito molto più ampio rispetto a quello che dovrebbe avere. Condivido sicuramente la definizione contenuta nel "201" di "comunità sarda", un termine non giuridico che io propongo di cassare nel successivo articolo 10 perché non c'entra niente con la legge statutaria, sarà sicuramente da definire invece in fase di elaborazione dello Statuto.

Al momento noi stiamo scrivendo una legge statutaria in ottemperanza a quanto previsto dall'articolo 15 dello Statuto che, lo ricordo, ci richiama a disciplinare cinque specifici argomenti che nulla hanno a che vedere con quanto si è discusso finora. Considero perciò un fatto positivo l'espulsione dal testo del Preambolo presentato dalla Giunta; contemporaneamente vedo che il Preambolo proposto nel "201" chiarisce alcuni "indirizzi" per cui lo condivido pur sottolineando il fatto che dobbiamo riportare le nostre argomentazioni e il nostro confronto su quanto previsto dall'articolo 15 dello Statuto in materia di legge statutaria: non stiamo discutendo di Statuto.

In questa sede sarebbe molto più opportuno, e sarebbe un messaggio importante anche nei confronti dello Stato centrale,discutere di legge elettorale, è previsto dall'articolo 15che parla di iniziativa legislativa del popolo sardo. Questo sarebbe il fulcro della legge statutaria che, invece, non viene affrontato.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Oscar Cherchi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.

CHERCHI OSCAR (Gruppo Misto). Signor Presidente, e' chiaro che voterò a favore dell'emendamento numero 201, in quanto firmatario ma anche perché certo dell'importanza di questa proposta di emendamento. Io sono convinto che nel momento in cui si decide di dare una legge statutaria alla Sardegna (come è già stato detto dall'onorevole Floris, l'unica Regione a Statuto speciale a dotarsi di una legge statutaria), è assurdo non prevedere al suo interno i valori e i principi ispiratori.

Io credo che nell'ultima parte del nostro emendamento siano molto chiari alcuni principi fondamentali. Per esempio scriviamo che: "In attuazione dei principi comunitari, volti a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità, la Regione, anche mediante opportune intese con lo Stato, assicura l'effettiva continuità territoriale delle persone e delle merci…", perché non inserire questa proposizione come Preambolo, colleghi, all'interno della nostra proposta di legge statutaria, di questa proposta di legge statutaria, se veramente la si intende come la legge fondamentale per la nostra Sardegna? Se la ritenete fondamentale e se la ritenete importante, io credo che un Preambolo così chiaro, così lineare, che individua i valori e principi della nostra Regione debba essere accolto e non dire soltanto "no" per partito preso, o per iniziativa della maggioranza.

Io credo che se, come ha spiegato all'inizio l'Assessore, effettivamente la proposta della Giunta prevedeva comunque il Preambolo, molto probabilmente chi l'ha pensato , almeno nella parte iniziale, intendeva spiegare le ragioni di questa legge statutaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu. Ne ha facoltà.

ARTIZZU (A.N.).Chiedo la votazione nominale

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 201.

(Segue la votazione)

Rispondono sì i consiglieri: ARTIZZU - ATZERI - CALIGARIS - CAPELLI - CASSANO - CHERCHI OSCAR - CONTU - DIANA - FARIGU - FLORIS Mario - LA SPISA - MORO - PILERI - RANDAZZO Vittorio - VARGIU.

Rispondono no i consiglieri: BALIA - BIANCU - BRUNO - CALLEDDA - COCCO - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - FADDA - FLORIS Vincenzo - GESSA - GIAGU - LAI Silvio - LANZI - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - ORRÙ - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISU - PITTALIS - PORCU - SABATINI - SALIS - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SERRA - UGGIAS - URAS.

Si è astenuto: il Presidente SPISSU.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 55

votanti 54

astenuti 1

maggioranza 28

favorevoli 15

contrari 39

(Il Consiglio non approva).

Metto in votazione l'emendamento numero 749. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'esame del Titolo I. Al Titolo I è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo del Titolo I e del relativo emendamento:

Titolo I
Oggetto della legge

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

TITOLO

Nel titolo I il testo è così modificato: "Finalità della Legge". (675).)

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Si esprime parere negativo sull'emendamento numero 675.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 675. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non lo approva alzi la mano.

(Non è approvato)

Passiamo all'esame dell'articolo 1.

Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione.Presidente, per agevolare i lavori dell'Aula vorrei proporre all'Assemblea di accantonare l'articolo 1 e di passare all'esame dell'articolo 2.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, data l'importanza dell'argomento in discussione, vorrei che l'Assessore motivasse la sua richiesta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Ne ha facoltà.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. L'articolo 1, sostanzialmente, ripropone i contenuti dell'articolo 15 dello Statuto. A mio modo di vedere i lavori del Consiglio sarebbero agevolati se noi affrontassimo subito il merito della legge e, in una fase successiva, i contenuti dell'articolo 1, anche tenendo conto del fatto che l'eventuale approvazione o rigetto di alcuni emendamenti potrebbe in qualche modo modificarne i contenuti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, io comprendo le argomentazioni portate dall'Assessore ma, proprio a seguito di questa ulteriore spiegazione, io riterrei, non dico fondamentale, ma sicuramente importante invece iniziare dall'articolo 1, perché c'è già una differenziazione tra noi.

Lei ha fatto riferimento all'articolo 15, a mio avviso i principi fondamentali dell'organizzazione e del funzionamento della Regione, presenti nell'articolo 1, con l'articolo 15 non hanno proprio niente a che vedere. Perciò, se iniziamo a ridare, come dire, legittimità a questa legge, nel pieno rispetto dell'articolo 15, è importante proprio esaminare l'articolo 1 perchè contiene due o tre proposizioni che già danno, a mio modo di vedere ovviamente, fin dall'inizio una impostazione sbagliata

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Presidente, siamo decisamente in difficoltà rispetto alla proposta, in primo luogo perché non ne eravamo a conoscenza e, in secondo luogo, perché rinviare l'articolo 1 può aprire ipotesi di estensione dei contenuti dell'articolo 15 della Statutaria su cui una riflessione, in precedenza, forse sarebbe stata necessaria.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Riteniamo che se la Giunta regionale avanza una richiesta di sospensione di un articolo (in questo caso l'articolo 1), soprattutto con l'intento di favorire la discussione e anche un'accelerazione del dibattito, questa richiesta vada accolta; non abbiamo mai avuto problemi ad accogliere positivamente questo tipo di richiesta da qualsiasi parte politica venisse posta. Quando sarà messo in discussione l'articolo 1, lo discuteremo e affronteremo anche i problemi posti dal collega Uras.

PRESIDENTE. Colleghi, se non c'è un'intesa su una questione formale, non sostanziale, di rinvio della discussione dell'articolo 1, io devo mettere in votazione la proposta, evidentemente.

Ha domandato di parlare il consigliere Uras. Ne ha facoltà.

URAS (R.C.). Chiedo, se e' possibile, una breve sospensione dei lavori.

PRESIDENTE. Sospendo i lavori per 5 minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 12 e 50, viene ripresa alle ore 13.)

PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo decidere se, come proposto dall'Assessore, sospendere la discussione dell'articolo 1, procedere, con l'articolo 2 e tornare sull'articolo 1 dopo l'esame e l'eventuale approvazione o rigetto di alcuni punti.

Se non c'è un'intesa generale ovviamente devo mettere in votazione la proposta.

Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, siccome l'interlocuzione ha riguardato solo la maggioranza, io non ho niente da aggiungere a quanto ho detto prima. Non ho sentito ragioni diverse; la nostra posizione è sempre quella di essere conseguenti alle vostre decisioni.

PRESIDENTE. Metto in votazione la proposta dell'Assessore di sospendere l'articolo 1. Chi la approva alzi la mano..

(E' approvata)

Passiamo all'esame del Titolo II del Capo I al quale è stato presentato un emendamento.

(Si riporta di seguito il testo del Titolo II del Capo I e del relativo emendamento:

Titolo II
Partecipazione popolare

EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA Matteo - RASSU - SANJUST - LOMBARDO - CONTU - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio

Capo I

Il titolo del Capo I è così modificato: "Partecipazione e interazioni con la popolazione". (708).)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.

DIANA (A.N.). Presidente, non farò una discussione sulla differenza tra "interazione" e "iterazione", ovviamente non è questo l'argomento del contendere. E' argomento del contendere invece il titolo del Capo I "Partecipazione e rapporti con la comunità".

Alla luce di ciò che è successo negli ultimi minuti e di quello che succederà dopo, io mi chiedo come si possa parlare di partecipazione e rapporti con la comunità. Credo che il Gruppo consiliare di Alleanza Nazionale faccia parte di questa comunità, credo che anche tutti gli altri Gruppi politici facciano parte della comunità, allora, assessore Dadea, a parte la sua proposta di sospendere l'articolo 1 vorrei che lei mi spiegasse come ritiene che io possa partecipare come comunità nel momento in cui lei, come Giunta regionale, sottoscrive un emendamento che, proposto da me ha un senso, proposto dalla Giunta ha tutto un altro senso.

Colleghi, la Giunta chiede la soppressione dell'articolo 2. E' inutile che dica che cosa questo comporta in termini di partecipazione; perché se la Giunta presenta un emendamento soppressivo totale e la maggioranza (su questo e su altri articoli) propone un emendamento sostitutivo vengono a cadere tutti gli emendamenti presentati dall'opposizione. Poichè questa situazione si è verificata per una serie continua di articoli, se questo è il significato di partecipazione, colleghi, io allora non ho capito veramente di che cosa stiamo parlando.

Presidente, lei dovrebbe sospendere immediatamente i lavori e dare la possibilità alle opposizioni di presentare gli emendamenti agli emendamenti sostitutivi totali presentati dalla maggioranza, perché altrimenti non sappiamo esattamente come dobbiamo andare avanti. Chiaramente non voglio pensare che sia un artifizio messo in piedi ad hoc, però certamente chi vuole partecipare (torno al Capo I di questo Titolo II) - e io voglio capire come posso partecipare; deve essere messo in condizione di farlo. Vorrei capire come posso partecipare all'emendamento sostitutivo totale presentato da Biancu e più!

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Presidente, credo che la modifica proposta dai colleghi Vargiu e più al Capo I sia una modifica importante perché dà un indirizzo iniziale alla legge statutaria, perciò non mi sembra e non credo sia un emendamento da prendere sottogamba.

Però io vorrei sottolineare in modo particolare che la discussione di questa legge, a mio avviso, non è iniziata bene. Non è iniziata bene pensando agli appelli, lanciati dai diversi e autorevoli colleghi della maggioranza, al dialogo, al confronto in quest'Aula. Durante la discussione generale abbiamo interloquito e, un po' da tutte le parti, sono venuti segnali sulla necessità di un confronto; non mi sembra però che l'inizio sotto questo punto di vista sia significativo.

Lo stesso rinvio dell'articolo 1 pur non essendo, come ho detto nel mio intervento precedente, una questione fondamentale, dal punto di vista del metodo non è stato opportuno, perché non mi sembra un modo di confrontarsi corretto quello in cui solo la maggioranza deve discutere, dettare i tempi, dire che cosa si fa, cosa non si fa, senza sentire le ragioni degli altri. Se voi il confronto lo intendete in tal senso allora la mente corre irrimediabilmente, per quanto mi riguarda, all'organizzazione del referendum abrogativo, cioè parteciperò a questa discussione pensando e dedicando la mente e il tempo a come mettere in piedi, successivamente all'approvazione del testo di legge, l'organizzazione necessaria per abrogarlo. La mente già corre al referendum abrogativo, istituto che poi disciplineremo in qualche modo in questo contesto, ma ovviamente si farà riferimento a situazioni precedenti, perché prima che entri in vigore questa legge ci vorrà del tempo.

Quindi, se questo è il vostro atteggiamento, parlerò di questo disegno di legge da questo momento in poi già pensando a come abrogarlo. D'altra parte è un atteggiamento che persiste perché anche in questo momento, probabilmente perché è poco interessante quello che dico, così come precedentemente richiamato anche dal collega Diana, non ci ascoltiamo. Certo, è più semplice passare il tempo in quest'Aula telefonando, leggendo i giornali, i quotidiani (tutti noi lo facciamo normalmente durante la discussione di un provvedimento di legge), salvo poi intervenire e richiamare l'importanza e la dignità di una legge così importante come la Statutaria. Dignità e importanza che comprendiamo solo noi perché non posso esimermi dal dire che sicuramente la sua discussione non era tra le nostre priorità.

Io penso agli operai della Legler, a quelli del Sulcis, al mondo economico, a chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, a tutte quelle persone in stato di bisogno che giornalmente purtroppo incontriamo e che chiedono aiuto alla politica; lo chiedono magari attraverso un classico intervento clientelare oppure lo chiedono per significare una situazione di disagio che ormai è diffusissima nella nostra società. E noi poi veniamo in quest'Aula a dire, con interventi altisonanti, quanto è importante per noi il popolo sardo, la comunità sarda o quant'altro, però con queste parole la gente non riesce a superare la terza settimana del mese, anzi credo che adesso si fermi alla seconda settimana, soprattutto e in particolare in Sardegna.

Perciò cerchiamo di dare dignità a noi stessi togliendola all'Aula, nel senso che quest'Aula non ha più ragione di esistere. Io più vado avanti più mi convinco che il sistema Soru è l'unico che può governare quest'Aula e la Sardegna. Mi sto in un qualche modo convincendo che il presidente Soru abbia ragione: è inutile discutere in quest'Aula, è completamente inutile! E' inutile il confronto! Noi facciamo atto di presenza fisica e anche mentre ci guardiamo non ci ascoltiamo. Credo che quest'Aula abbia definitivamente perso la ragione di esistere, è delegittimata e in questo probabilmente il Presidente, collega consigliere regionale nonché presidente Soru, ha fatto centro: ha definitivamente delegittimato quest'Aula. E' molto più importante di ciò che si dice in questi minuti la notizia che uscirà domani sui giornali, il comunicato stampa che ognuno di noi manderà, quanta visibilità verrà data alle nostre parole. Noi non ci comportiamo in quest'Aula come persone delegate dal popolo sardo a confrontarsi su ragioni diverse che in diversi casi possono anche essere simili, essere concordate, perché no, nell'interesse comune, per l'interesse generale. Preferiamo in ogni caso non impegnarci, tanto qualcuno ci penserà a portare avanti il provvedimento, qualcuno, di maggioranza o di opposizione, ha l'incarico del Consiglio di portare avanti il testo di legge.

Questo non è un discorso rivolto soltanto alla maggioranza; è rivolto anche alla mia minoranza, è rivolto ai partiti che sono totalmente carenti in questa discussione, il mio per primo. Oggi io sto portando avanti una posizione, delle ragioni e delle valutazioni personali. Certo, come altri non ho sentito le posizioni dei partiti su una legge statutaria, su una legge elettorale; e, ripeto, prima di accusare gli altri guardo in casa mia: totalmente inesistente, al partito che oggi magari si dedica molto di più a raccogliere tessere, anche di morti, per le strade della Sardegna (è successo anche in altri partiti, che sono arrivati alle prime pagine nazionali per questo), invece che discutere quello per cui siamo, non dico pagati, ma quello per cui ci siamo proposti: noi ci siamo proposti a rappresentare le ragioni del popolo sardo.

È veramente deprimente parlarne in questa Aula assente, oltre che fisicamente, anche mentalmente, intellettualmente. Avevo preparato tutta una serie di osservazioni che, vi devo dire, non ho voglia di rappresentarvi; non ho voglia di rappresentarvi perché penso che sia solo tempo perso. Io volevo parlare con i colleghi, nell'intervento svolto in discussione generale io mi sono proposto ai colleghi per ascoltare le loro ragioni e proporre le mie sulla legge statutaria. Bene su questo c'è stato il vuoto totale.

L'ultimo esempio è arrivato proprio dal rinvio dell'articolo 1; dovevamo continuare a parlare, insieme, del perché l'articolo 1 non doveva essere rimandato; invece si è data una semplice dimostrazione muscolare, numerica senza ascoltare minimamente le obiezioni di una microscopica minoranza, o di uno di noi. Dovevamo continuare a parlarne per convincere l'altro che le ragioni portate dalla Giunta avevano un significato di cui oggi non siamo padroni; abbiamo votato, ma non ne siamo padroni, non ne siamo a conoscenza. Perciò si vota sul Titolo, sul cambio del Titolo o quant'altro, quando tutto è predefinito, e voi questa predefinizione di obiettivi la chiamate confronto! Io vorrei capire che peso date al termine confronto. Confronto con chi? Confronto come? Secondo quale metodo? Qual è il vostro obiettivo? Se è quello di approvare la Statutaria così, come avete deciso, allora, credo che i comitati per il referendum si formeranno fin da stasera.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.

FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente e colleghi del Consiglio, io non so se la materia della partecipazione sia una materia da trattare nella Statutaria o nello Statuto. Da come si svolgono questi lavori, penso che la materia della partecipazione sia una materia da Statuto, bisogna inculcare nelle classi dirigenti e nei sardi che cosa vuole dire partecipazione. La prima espressione della partecipazione dovrebbe essere, signor Presidente del Consiglio, quella di aprire questo Consiglio alla gente attraverso le dirette televisive. Almeno in questo modo la gente si renderebbe conto di come, quando si discutono problemi importanti, le persone qui non ci siano, ma non ci siano per nulla! Ormai chi vuole accende il televisore e vede che cosa avviene nel Parlamento nazionale; nelle altre Regioni, in molte altre Regioni, se uno vuole accende il televisore e vede tutte le sedute del Consiglio regionale. Qui non si capisce perché non ci debbano essere le dirette televisive. Forse perché questo è un modo di far partecipare la gente e anche di vedere come si comportano i consiglieri regionali.

Io credo che su questa materia, prima di parlare di referendum di vario genere, ci voglia un chiarimento di fondo. A me pare, l'ho detto tante volte, che i partiti politici, e anche i singoli che vengono eletti dal popolo, siano strumenti di cooperazione, siano forze che si qualificano come strumenti di cooperazione propulsiva, ma il vero titolare della sovranità, il depositario supremo, l'origine dell'autorità delegata è il popolo, sono i cittadini. A questo principio dobbiamo cercare di essere conseguenti, questa credo sia una verità, una conquista storica irreversibile, a meno che non ci sia qualcuno che la metta in discussione, come mi pare che Soru la metta in discussione, e vedremo perché se avrò il tempo di sviluppare il ragionamento.

Ci sono alcune visioni ideologiche che cercano di svuotare nell'applicazione pratica questa verità e questo riconoscimento che sono propri ormai di tutte le nazioni del mondo. Riconoscere ovviamente questo principio, che sia il popolo titolare della sovranità popolare, quale entità organica, vuol dire che questa sovranità non può essere né di una classe politica, né dei partiti politici e, tanto meno, di un semplice individuo. Tutto ciò però non bisogna affermarlo soltanto a parole, ma con i fatti concreti, noi dobbiamo quindi essere fedeli alle esigenze della volontà popolare, nessun partito e nessun uomo può ritenersi capace di essere l'unico interprete, l'esclusivo interprete di questa volontà.

Allora, colleghi del Consiglio, diciamo subito che i partiti che conquistano la maggioranza dei suffragi non ricevono una investitura popolare infinita; e soprattutto un uomo non conquista un'investitura popolare infinita. Non può dire: "Tu mi dai l'investitura, io me la tengo, e per cinque anni faccio quello che voglio", mi riferisco a quel famoso programma di cui si parla. Ma così non si tiene conto che in cinque anni la vita cambia, che questa è una società dai mutamenti non lenti ma rapidi, una società che cambia giorno per giorno, cambiano le esigenze e quindi anche i programmi vanno adeguati. Essere eletti dal popolo, ma considerarsi il padrone per cui il popolo, che mi ha investito e mi ha delegato, non ha neanche la potestà di ritirarmi quella delega, qualunque cosa io faccia, vi sembra una cosa normale?

Questa non è una cosa normale. Io credo che occorrano istituti e non soltanto di partecipazione diretta ed indiretta per consentire l'esercizio della sovranità del popolo, ma ci sia l'esigenza di far partecipare alle esigenze della comunità e alla elaborazione delle sue leggi e al perfezionamento della struttura, al modello di sviluppo, al governo del popolo, i nostri cittadini.

Per esempio, in prima Commissione, signor Presidente, non su mia proposta, non è stato consentito neanche agli enti locali di esercitare il diritto di presentare provvedimenti di legge, cioè non si è consentito di far partecipare i nostri comuni alla formazione della legislazione regionale.

Questa conquista in altri posti è avvenuta, e poteva essere un modo per far partecipare i cittadini alla legislazione regionale. Allora siccome noi dobbiamo fare in modo che questa sovranità venga restituita e non possa essere affidata ad un gruppo di potere, e tanto meno ad un uomo, perché si tratterebbe di una forma di contraffazione della democrazia, riflettiamo un attimo su questo. Vogliamo iniziare il capitolo della partecipazione così? Lasciandolo così come la Commissione l'ha stilato?

Io credo che un momento di riflessione su questo argomento possa essere fatta, perché se è vero che è stato fatto qualche passo per favorire la partecipazione indiretta dei cittadini, è altrettanto vero che non è stato fatto nulla per favorire la partecipazione diretta. Cioè l'iniziativa popolare con la quale si tende a consentire al corpo elettorale di ottenere leggi che le Assemblee legislative non propongono, o quando queste siano contrarie agli interessi del popolo.

Chiederei quindi un attimo di riflessione. So che sarà una richiesta vana e inutile perché ormai in questo bipolarismo "operante e arrogante" chi ha la maggioranza fa tutto e decide su tutto. Mi dispiace molto però che la Giunta e anche i colleghi della maggioranza non si rendano conto di questo, e continuino a prendere in giro in maniera scorretta i colleghi del Consiglio regionale chiamandoli a partecipare a cose che sono state già decise, e che non sono in grado di modificare in nulla. È successo anche in Commissione; su un certo argomento si era costituita una maggioranza trasversale, ma è stata trovata comunque una scappatoia.

Ma questo non è un sistema politico serio, perché il confronto dev'essere vero, dev'essere fatto sulle cose concrete. Quando entreremo nel merito e parleremo del Consiglio regionale e dei suoi componenti non dite che avete aumentato i poteri del Consiglio regionale perché, al contrario, li avete umiliati, mortificati, e ve lo dimostreremo.

Solo se si sta attenti alle proposte altrui si colgono i contributi; noi il nostro contributo ve lo diamo, non venite a dire che siete disponibili perché siete disponibili a fare niente. Anche il metodo che avete adottato, di sopprimere l'articolo per far decadere tutti gli emendamenti presentati a quell'articolo, è una tecnica legislativa, ma non è un modo di affrontare i problemi; è soltanto un modo di affrettare i tempi perché voi ritenete che i tempi siano l'unica cosa valida in questa terra.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.

PILERI (F. I.). Presidente, io credo che oggi abbiamo visto i primi segnali di quello che questo disegno di legge, se approvato, può comportare. La difficoltà che l'Assessore ha incontrato nel chiedere la sospensione dell'articolo 1, e quindi il passaggio all'articolo 2, è sintomatica della distanza che c'è tra la Giunta, o meglio il suo Presidente, e questa Assemblea. Tanto è vero che sarebbe stato opportuno capire se questa richiesta nasceva da un'esigenza specifica della Giunta o del suo Presidente che non è qua (, mi pare che riesca comunque ad incidere notevolmente sui lavori di questa Assemblea), oppure se questa è un'esigenza che è rappresentata da una parte, e allora sarebbe opportuno sapere da quale parte, di questa maggioranza.

Noi avremmo potuto, io avrei potuto accogliere questa possibilità se il tutto avesse potuto consentire una partecipazione anche della minoranza, e anche io qua devo esprimere il rammarico che su un tema così importante il dibattito, anche al nostro interno, sia particolarmente o quasi assente.

Mi pare che l'esigenza di questa sospensione nasca soprattutto dalla volontà di portare avanti questo atto legislativo in tempi serrati. Ma allora mi chiedo, ha senso continuare a discutere degli articoli, degli emendamenti se non viene riconosciuta in qualche modo la dignità, quanto meno, per quanto mi riguarda, di consigliere? Perché qua è in gioco, soprattutto con il Titolo II, passiamo appunto a questi aspetti, la partecipazione, o meglio, la nostra rappresentanza; noi dobbiamo rappresentare in questa Assemblea la gente che è fuori e che non può o ha difficoltà ad ascoltarci, tanto è vero che l'emendamento presentato al Capo I parlava di "partecipazione e interazione"; l'interazione sta probabilmente per "rapporto" con la gente, rapporto che questa Assemblea o, meglio, questo governo regionale sta perdendo quotidianamente.

Di fatto, si sta mettendo in discussione un aspetto molto importante, e poi lo vedremo con l'articolo 2 perché si parla di "partecipazione", mal'articolo 2 più che di partecipazione parla di informazione, la gente non ha bisogno solo di informazione ma ha bisogno di poter partecipare e di poter incidere nelle scelte. E allora, prima di tutto bisognerebbe cercare di dare a questa gente almeno la certezza del diritto, elemento che con gli ultimi passaggi legislativi sta mancando.

Io oggi vi porto una testimonianza che riguarda gli enti locali proprio in tema di mancanza della certezza del diritto. Oggi, gli uffici "tutela del paesaggio" delle varie province stanno sospendendo tutti gli interventi e non stanno dando il parere di competenza, anche sulle opere pubbliche finanziate addirittura dalla Regione, per rimandare il tutto all'intesa; ma intesa di che cosa? E per quale motivo? Perché gli enti locali non devono avere la possibilità di programmare il loro territorio e di spendere i fondi che spesso sono anche stanziati dalla Regione? E quindi dico che, se può servire a qualche cosa continuare questo dibattito e il dialogo, io cercherò di fare anche degli interventi propositivi, ma se la maggioranza intende proseguire ad approvare in tempi serrati questa legge, lo faccia pure, con i numeri che ha, ovviamente, ma assumendosi tutte le responsabilità.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.

PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Il parere sull'emendamento numero 708 è negativo.

PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.

DADEA, Assessore tecnico degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta esprime un parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Chiedo la votazione nominale.

Votazione nominale

PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'emendamento numero 708.

(Segue la votazione)

Prendo atto che i consiglieri Uras e Sanna Alberto hanno votato contro.

(A causa di un malfunzionamento del sistema elettronico di votazione non è disponibile il tabulato recante il nome dei votanti.)

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:

presenti 52

votanti 51

astenuti 1

maggioranza 26

favorevoli 16

contrari 35

(Il Consiglio non approva).

Passiamo all'esame dell'articolo 2. All'articolo 2 sono stati presentati cinquantanove emendamenti

(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2 e dei relativi emendamenti:

Art. 2

Partecipazione dei cittadini

1. La Regione promuove la partecipazione democratica dei cittadini, di coloro che risiedono stabilmente nel territorio della Sardegna e dei soggetti sociali organizzati.

2. La Regione, al fine di rendere effettivo il diritto di partecipazione, promuove l'accesso a tutte le reti tecnologiche e comunicative nonché la diffusione dell'innovazione tecnologica sul proprio territorio.

3. La Regione si impegna affinché ogni persona possa accedere in condizioni di uguaglianza a tutte le informazioni ed ai servizi forniti attraverso le tecnologie informatiche e telematiche. Deve essere in particolare garantito l'accesso telematico agli atti, ai documenti ed ai servizi interattivi forniti dalle amministrazioni pubbliche che operano sul territorio regionale da parte di tutti i cittadini, secondo standard compatibili su tutto il territorio nazionale.

4. Allo scopo di assicurare ad ognuno la partecipazione attiva alla società dell'informazione e combattere l'esclusione digitale, la Regione favorisce la diffusione dei servizi in rete di tutte le amministrazioni pubbliche che operano sul territorio regionale, assicurando la possibilità di un accesso adeguato a tutti i cittadini e garantendo l'accessibilità ai soggetti diversamente abili.

EMENDAMENTO soppressivo totale CAPELLI - CUCCU - MILIA - RANDAZZO Vittorio - AMADU - RANDAZZO Alberto - CAPPAI.

Articolo 2

L'articolo 2 è soppresso. (155)

EMENDAMENTO soppressivo totale FARIGU.

Articolo 2

L'articolo 2 è soppresso. (248)

EMENDAMENTO soppressivo totale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

L'articolo 2 è soppresso. (404)

EMENDAMENTO soppressivo totale GIUNTA REGIONALE.

Articolo 2

L'articolo 2 è soppresso. (752)

EMENDAMENTO sostitutivo totale SANNA Francesco - BIANCU - SECCI - GIAGU - MELONI - SANNA S. UGGIAS, CUCCA, CUCCU Giuseppe - CACHIA, COCCO, SABATINI, MANCA

Emendamento all'emendamento n. 790

Art. 2

Partecipazione democratica e informazione dei cittadini

1. La Regione favorisce la partecipazione democratica dei cittadini, di coloro che risiedono stabilmente nel territorio della Sardegna e del partenariato sociale ed economico organizzato.

2. Al fine di rendere effettivo il diritto di informazione dei cittadini, la Regione ispira la sua attività ai principi di trasparenza e pubblicità.

3. La Regione riconosce altresì il ruolo delle parti sociali, garantisce un dialogo trasparente, aperto e regolare, ed il loro coinvolgimento nei processi di programmazione, nonnazione e nella valutazione delle politiche adottate.

Le modalità di tale dialogo sono previste negli atti di programmazione generale e specifica adottati dalla Regione.

EMENDAMENTO sostitutivo totale BIANCU - SANNA Francesco - CUCCA - UGGIAS - CUCCU Giuseppe - SABATINI.

Articolo 2

Partecipazione e informazione dei cittadini

1. La Regione promuove la partecipazione democratica dei cittadini, di coloro che risiedono stabilmente nel territorio della Sardegna e del partenariato sociale organizzato.

2. Al fine di rendere effettivo il diritto di informazione dei cittadini, la Regione ispira la sua attività ai principi di trasparenza e pubblicità.

3. La Regione si impegna altresì a garantire il coinvolgimento dei soggetti sociali nei processi decisionali e nelle scelte strategiche. (790)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Il comma 1 è soppresso. (405)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 1, la parola "democratica" è soppressa. (410)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 1, la parola "stabilmente" è soppressa. (409)

EMENDAMENTO soppressivo parziale URAS - LICHERI - DAVOLI - FADDA - LANZI - PISU.

Articolo 2

I commi 2,3,4, dell'art.2 sono soppressi. (247)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Il comma 2 è soppresso. (406)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 2, le parole "al fine di rendere effettivo il diritto di partecipazione" sono soppresse. (411)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Il comma 3 è soppresso. (407)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 3, le parole "secondo standard compatibili su tutto il territorio nazionale" sono soppresse. (412)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Il comma 4 è soppresso. (408)

EMENDAMENTO soppressivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 4, le parole "la possibilità di" sono soppresse. (413)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale BIANCU - SANNA Simonetta - SANNA Francesco.

Articolo 2

Il titolo è così sostituito: "Partecipazione e informazione dei cittadini" (789)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LADU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 2

Il titolo dell'articolo 2 è così modificato: "Informazione". (722)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Il comma 1 è sostituito dal seguente: "1. La Regione promuove la partecipazione democratica dei cittadini residenti in Sardegna, individualmente e attraverso i soggetti sociali e politici organizzati.". (414)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 2

Nell'articolo 2 al comma 1 le parole "la partecipazione democratica", sono sostituite dalle seguenti: "l'informazione". (724)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LADU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 2

Nel Primo Comma le parole "dei cittadini, di coloro che risiedono stabilmente nel territorio", sono sostituite dalle seguenti parole: "dei cittadini sardi iscritti nelle liste elettorali dei comuni dell'Isola" (723)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - RANDAZZO Vittorio - AMADU.

Articolo 2

Nel comma 1 le parole "e dei soggetti sociali organizzati", sono sostituite dalle seguenti parole: "e dei soggetti sardi organizzati". (674)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Il comma 2 è sostituito dal seguente: "2. L'accesso alle reti tecnologiche e comunicative, nonché la diffusione dell'innovazione tecnologica sul territorio regionale, sono disciplinati con legge regionale ordinaria ai sensi dell'articolo 15, comma 2 dello Statuto speciale di autonomia della Sardegna". (415)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 2

Nell'articolo 2 al comma 2 le parole "di partecipazione", sono sostituite dalle seguenti: "all'informazione". (673)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Le condizioni di accesso alle informazioni e ai servizi forniti attraverso le tecnologie informatiche e telematiche, e in particolare l'accesso telematico agli atti, ai documenti ed ai servizi interattivi forniti dalle amministrazioni pubbliche che operano sul territorio regionale, sono disciplinate con legge regionale ordinaria ai sensi dell'articolo 15, comma 2 dello Statuto speciale di autonomia della Sardegna". (416)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale FLORIS Mario - CHERCHI Oscar.

Articolo 2

Al 3° comma:

· le parole "si impegna affinchè" sono sostituite dalle parole: "garantisce che ogni";

· dopo le parole "accesso telematico" inserire le parole: "ai dati relativi alla gestione del bilancio e specificatamente alle Entrate, alla spesa della competenza e del conto residui, ripartiti per totali generali, per Assessorati e per unità previsionali di base". (28)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 3, le parole "possa accedere" sono sostituite con: "acceda". (418)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 3, le parole "agli atti" sono sostituite con: "a tutti gli atti". (419)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 3, le parole "secondo standard compatibili su tutto il territorio nazionale" sono sostituite con: "secondo i più elevati standard disponibili". (420)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - VARGIU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 2

Nel terzo comma le parole "standard compatibili su tutto il territorio nazionale", sono sostituite dalle seguenti parole: "standard europei". (682)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LADU - LA SPISA - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - LOMBARDO - PETRINI - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 2

Nel terzo comma le parole "standard compatibili su tutto il territorio nazionale", sono sostituite dalle seguenti parole: "standard compatibili su tutto il territorio della Repubblica". (683)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Il comma 4 è sostituito dal seguente: "4. La diffusione dei servizi in rete delle amministrazioni pubbliche che operano sul territorio regionale e la loro fruibilità da parte dei cittadini diversamente abili sono disciplinate con legge regionale ordinaria ai sensi dell'articolo 15, comma 2 dello Statuto speciale di autonomia della Sardegna". (417)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 2

Nell'articolo 2 al comma 4 le parole "di partecipazione attiva", sono sostituite dalle seguenti: "l'accesso". (685)

EMENDAMENTO sostitutivo parziale RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU - PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 2

Nel comma 4 la parola "favorisce", è sostituita da: "sostiene". (681)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - CASSANO - DEDONI - VARGIU.

Articolo 2

Dopo le parole "di coloro che risiedono stabilmente nel territorio della Sardegna" sono inserite le seguenti parole: ", dei cittadini nati in Sardegna emigrati all'estero e dei loro figli,". (159)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 1, dopo le parole "che risiedono stabilmente nel territorio della Sardegna", è aggiunto: "dei cittadini sardi emigrati all'estero". (421)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.

Articolo 2

All'articolo 2, dopo il comma 1, è aggiunto il seguente: "La Regione è altresì impegnata a garantire ogni possibile forma di partecipazione e coinvolgimento alle decisioni e alle scelte di sviluppo dei cittadini sardi residenti fuori dai confini dell'isola.". (204)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 2, dopo le parole "promuove l'accesso", è aggiunto: "gratuito". (422)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.

Articolo 2

Nel comma due dell'articolo 2, dopo la parola "comunicative", è aggiunto il seguente: ", in particolare attraverso lo sviluppo della conoscenza della lingua inglese," (218)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 2, dopo le parole "la diffusione dell'innovazione tecnologica", è aggiunto: "e dell'alfabetizzazione informatica". (423)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al termine del comma 2, è aggiunto: "2 bis. La Regione, al fine di rendere effettivo il diritto alla partecipazione, garantisce a tutti i cittadini l'accesso gratuito alle reti telematiche a banda larga". (424)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al termine del comma 2, è aggiunto il comma: "2 bis. La Regione, al fine di rendere effettivo il diritto alla partecipazione, promuove la conoscenza della lingua italiana". (425)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al termine del comma 2, è aggiunto il comma: "2 bis. La Regione, al fine di rendere effettivo il diritto alla partecipazione, promuove la conoscenza della lingua sarda". (426)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al termine del comma 2, è aggiunto il comma: "2 bis. La Regione, al fine di rendere effettivo il diritto alla partecipazione, promuove la conoscenza della lingua inglese". (427)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 3, dopo le parole "possa accedere" è aggiunto: "gratuitamente". (428)

EMENDAMENTO aggiuntivo ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - LA SPISA - LADU VARGIU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU -PETRINI - LOMBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 2

Nel comma 3 dopo le parole "accesso telematico" sono aggiunte le seguenti parole: "e attraverso idonea pubblicizzazione coi mezzi di informazione aventi sede nella Regione". (684)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al termine del comma 3, è aggiunto: "A tal fine, le amministrazioni pubbliche che operano sul territorio regionale si impegnano a rendere accessibili per via telematica tutti i loro atti e documenti entro il termine massimo di due ore dalla loro approvazione o emanazione". (429)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al comma 4, dopo la parola "adeguato" è aggiunto: "e gratuito". (430)

EMENDAMENTO aggiuntivo PISANO - VARGIU - CASSANO - DEDONI.

Articolo 2

Al termine dell'articolo 2, è aggiunto il seguente comma: "4 bis. L'importanza strategica che la società dell'informazione assumerà per lo sviluppo della Sardegna impone l'istituzione di una Commissione Consiliare di sorveglianza che verifichi i profili di imparzialità e neutralità della specifica azione di merito svolta dalla pubblica amministrazione". (217)

EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA.

Articolo 2

Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4 bis. Per gli scopi di cui al presente articolo la Regione garantisce su tutto il proprio territorio l'accesso gratuito ad internet ai propri cittadini residenti aventi età inferiore ai trenta anni, "escluse le finalità di lucro". (302)

EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA.

Articolo 2

Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4 bis. Per gli scopi di cui al presente articolo la Regione garantisce su tutto il proprio territorio l'accesso ad internet mediante la connettività a banda larga". (303)

EMENDAMENTO aggiuntivo SCARPA.

Articolo 2

Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: "4 bis. Ai fini di cui al presente articolo la Regione garantisce su tutto il proprio territorio l'accesso gratuito ad internet a favore di tutti i cittadini residenti, escluse le finalità di lucro". (304)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al termine del comma 4, è aggiunto il comma: "4 bis. La Regione si impegna affinchè ogni persona possa accedere in condizioni di uguaglianza a tutte le informazioni disponibili in formato cartaceo ed ai servizi al pubblico forniti dai propri uffici. Deve essere in particolare garantito l'accesso diretto agli atti, ai documenti ed ai servizi forniti dalle amministrazioni pubbliche che operano sul territorio regionale da parte di tutti i cittadini". (431)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al termine del comma 4, è aggiunto il comma: "4 bis. La Regione garantisce l'accessibilità diretta agli atti e ai documenti custoditi in formato cartaceo e ai servizi forniti dalle amministrazioni pubbliche che operano sul territorio regionale ai soggetti diversamente abili". (432)

EMENDAMENTO aggiuntivo DIANA - LIORI - ARTIZZU - MORO - SANNA Matteo.

Articolo 2

Al termine del comma 4, è aggiunto il comma: "4 bis. Allo scopo di promuovere la partecipazione attiva e democratica di tutti i cittadini, compresi quelli non dotati di conoscenze in campo informatico, la Regione si impegna a inviare gratuitamente il Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, in formato cartaceo, a tutte le famiglie sarde". (433)

EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.

Articolo 2

All'articolo 2 è aggiunto l'articolo 2 bis. "Sussidiarietà sociale"

1. La Regione conforma la propria attività al principio di sussidiarietà e opera, a tal fine, per avvicinare nella più ampia misura ai cittadini l'organizzazione della vita sociale e l'esercizio delle funzioni pubbliche.

2. La Regione favorisce l'autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro aggregazioni per il diretto svolgimento di attività di riconosciuto interesse generale.

3. L'attuazione del principio della sussidiarietà sociale è prioritariamente diretta al miglioramento del livello dei servizi, al superamento delle disuguaglianze economiche e sociali, a favorire la collaborazione dei cittadini e delle formazioni sociali, secondo le loro specificità, ai fini della valorizzazione della persona e dello sviluppo solidale delle comunità. (166)

EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.

Articolo 2

All'articolo 2 è aggiunto l'articolo 2 ter "Istituti di garanzia dei cittadini"

1. La Regione promuove l'esercizio dei diritti civili dei cittadini attraverso organismi di controllo e di rispetto delle pari opportunità tra uomini e donne.

2. Sono organismi di controllo e tutela regionali:

a) il Difensore Civico;

b) il Garante dei Diritti delle persone private della libertà;

c) la Commissione per le Pari Opportunità tra uomini e donne;

d) l'Arcos (Autorità Regionale per le Comunicazioni della Sardegna). (167)

EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS.

Articolo 2

All'articolo 2 è aggiunto l'articolo 2 quater "Organismi di consulenza della Regione"

1. Sono organi di consulenza della Regione:

a) il CREL (Comitato Regionale dell'Economia e del Lavoro);

b) la Consulta dell'Emigrazione;

c) la Consulta dell'Immigrazione;

d) la Consulta giovanile;

e) la Consulta delle Elette; (168)

EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - LADU - VARGIU - ARTIZZU - RANDAZZO Alberto - FARIGU - GALLUS - MURGIONI - MORO - SANNA - RASSU - SANJUST - CONTU PETRINI - LOBARDO - PILERI - CASSANO - DEDONI - AMADU - RANDAZZO Vittorio.

Articolo 2 bis

All'art.2 è aggiunto il seguente articolo 2 bis: Titolo Partecipazione democratica dei cittadini

1. Le istituzioni regionali danno ai cittadini e alle formazioni sociali ove si svolge la loro personalità, attraverso gli opportuni canali, la possibilità di conoscere e di scambiare pubblicamente le opinioni in tutti i settori di azione della Regione.

2. Le istituzioni regionali mantengono un dialogo aperto, trasparente e regolare con la società sarda e, al fine di assicurare la coerenza e la trasparenza delle azioni della Regione, procedono ad ampie consultazioni delle parti interessate. (686)

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Con la discussione dell'articolo 2 entriamo subito nel merito di alcuni argomenti già segnalati in sede di richiesta di sospensiva del disegno di legge in esame. A questo articolo, ma anche al successivo articolo 3 sono stati presentati degli emendamenti soppressivi totali anche, ne prendo atto, dalla stessa Giunta, che soltanto ora si rende conto che gli argomenti proposti nei due articoli esulano totalmente dall'oggetto della legge statutaria e con la stessa disciplina in essa contenuta in ordine alla forma di governo regionale, alle cause di ineleggibilità e di incompatibilità, alla mozione di sfiducia, e simili.

I principi enunciati nell'articolo 2 e nel successivo articolo 3, così come la materia disciplinata dai predetti articoli, sono contenuti nel disegno di legge recante "Testo unico sulle norme di rapporto tra i cittadini e l'Amministrazione della Regione Sardegna per la trasparenza e la semplificazione dei procedimenti amministrativi", approvato dalla Giunta regionale con delibera del 7 novembre 2006. Perciò, anche in riferimento al lavoro svolto dalla Commissione, credo che prestando maggiore attenzione sarebbe stato opportuno espellere questi due articoli ancor prima che arrivassero in Aula, perché proprio nulla hanno a che fare - come altri articoli che vedremo nel seguito della discussione - con la legge statutaria.

Questo è solo un primo esempio, ma questo discorso l'avremmo fatto anche per l'articolo 1 se l' avessimo potuto discutere. Mi sembra una costante di questo disegno di legge; e già l'articolo 2 e l'articolo 3 motivano le espressioni, lo riconosco un po' pesanti, utilizzate dalle parti sociali che abbiamo audito e che hanno definito questo un provvedimento di legge di basso profilo.

Un provvedimento di basso profilo perché evita di entrare nel merito di ciò che l'articolo 15 dello Statuto prevede per una legge statutaria che si deve limitare all'esame degli argomenti proposti dalla legge statutaria stessa; nel contempo prendo atto che la stessa Commissione ha rigettato l'invito ufficiale, istituzionale del Presidente del Consiglio di prendere in esame, in fase di discussione della legge statutaria, anche gli altri disegni e proposte di legge sulla materia. Parlando di proposte i colleghi di maggioranza negli interventi in quest'Aula hanno sottolineato una carenza di proposte da parte della minoranza; si è detto e ripetuto in quest'Aula che la minoranza ha preferito abbandonare i lavori in Commissione.

Ma come può, la minoranza, partecipare ai lavori in Commissione quando le sue proposte di legge vengono messe in un cassetto e non discusse? Noi abbiamo presentato, in particolare il mio Gruppo, fin dal marzo del 2005, una proposta di legge elettorale; questi sono gli elementi di discussione che porta la minoranza: proposte di legge che voi conoscete - presumo - che dimenticate, o omettete di rappresentare quando dite in quest'Aula che c'è una minoranza non propositiva. Come si deve essere propositivi se non nella presentazione di proposte di legge, che sono offerte alla discussione della Commissione ed eventualmente all'Aula? Qual è il metodo col quale ci dobbiamo proporre se non attraverso degli atti ufficiali che dichiarano ed esplicitano le posizioni, in questo caso di un partito, di un Gruppo, facente parte della minoranza? Anche altri colleghi della minoranza hanno presentato delle proposte di legge che voi non prendete in considerazione.

Allora, dopo aver votato - mi auguro - (giusto perché anche la Giunta ha presentato un emendamento soppressivo) la soppressione di questi due articoli intrusi nella legge statutaria, vi pregherei di non usare più espressioni quali: "la minoranza non collabora, la minoranza non propone". I metodi che usiamo per proporci non sono né quelli della piazza né quelli della stampa, sono le proposte di legge; le proposte di legge che voi evitate di discutere anche quando richiamati da articoli dello Statuto sardo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, colleghi, rappresentante della Giunta, è stata una scelta, quella della Commissione, di trasformare tutta la prima parte della legge in una forma decisamente più asciutta che rimanda l'elaborazione dei valori fondanti della comunità sarda ad una successiva fase di riscrittura dello Statuto di autonomia; è questa è la ragione per la quale lo sfondo valoriale, che inizialmente apparteneva a questo disegno di legge, è stato sottratto alla fase di discussione della legge statutaria.

Lo voglio dire perché credo che noi dobbiamo una risposta alle parti sociali che più volte , su questo punto, hanno obiettato alla proposta della Giunta e ai lavori del Consiglio (ma direi più al testo che è uscito dai lavori del Consiglio piuttosto che alla proposta della Giunta che, invece, inizialmente, questa cornice valoriale rappresentava in forma molto articolata); ebbene, io credo che alle parti sociali noi dobbiamo questo chiarimento perché altrimenti non c'è il fondamento essenziale per qualsiasi dialogo su quello che sta facendo il Consiglio regionale.

Se noi non diciamo e riconfermiamo in questa occasione che la costruzione della cornice valoriale e di identità dell'autonomia speciale sarda è rimandata ad una elaborazione futura, ma non distante, dal lavoro che stiamo facendo, accettiamo di minimizzare il valore della legge statutaria che invece è completamente e interamente richiamabile come valore importante anche nel testo che è presente all'esame di quest'Aula stamattina.

Io potrei finire qui perché il ragionamento è assolutamente aperto; sui temi che sono stati portati ad esempio di incompletezza da altri colleghi, come il collega Floris, io credo che ci ritorneremo e li discuteremo approfonditamente.

In conclusione metto in evidenza non tanto una mancata discussione in Commissione, quanto l'esistenza di un'opinione contraddittoria all'interno della minoranza che da un lato propone emendamenti soppressivi sugli articoli 2 e 3 (io sul 3 non interverrò ma il mio intervento vale anche per questo articolo), dall'altro intende riaprire la definizione di cornice valoriale.

In questo contesto è stato presentato un emendamento, un sostitutivo totale, con l'intento di abbozzare semplicemente una risposta, non tanto sulla cornice valoriale e identitaria quanto su ciò che è il presupposto del lavoro di trasformazione dentro i meccanismi della forma di governo, del rapporto tra la società sarda e il frutto del nostro lavoro, cioè, in qualche modo, l'attività legislativa e l'attività normativa.

Questo è offerto all'Aula. In che modo? E' un testo che predica valori ampiamente condivisi, e scritti tra l'altro anche nella Costituzione europea, che non è ancora in vigore: il confronto sociale, il parternariato sociale. Ma, siccome non possiamo prestarci a nessun gioco di dilazione e di confusione tra i valori identitari e di cornice, che abbiamo detto saranno delineati con lo Statuto, e quelli che verranno attuati dagli strumenti istituzionali, quindi che stabiliscono i prossimi articoli della statutaria, questo emendamento è ritirato dai proponenti se non ottiene preventivamente (capiremo da quello che direte adesso), l'unanimità dei consensi senza una discussione, diciamo così, che ci riporti alla ridefinizione di quello che deve esserci o quello che non deve esserci in statutaria: non vogliamo e non possiamo prestarci ad atteggiamenti di questo tipo.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Presidente, la formulazione dell'articolo 2 appare in molte parti velleitaria e, in altre, in contrasto con la normativa vigente. In particolare l'applicazione degli istituti di partecipazione democratica a coloro che risiedono stabilmente in Sardegna, desta più di una perplessità. Infatti, come dovrebbe sapere il legislatore regionale, nel nostro ordinamento non esiste il concetto di residenza stabile in alternativa a un concetto di residenza di tipo precario; molto più semplicemente, o un cittadino risiede in un comune o non vi risiede, punto e basta. Andare oltre questa definizione significa in primo luogo violare la legge ed, inoltre, svuotare di ogni contenuto concreto lo stesso principio che astrattamente si vuole affermare.

Che cosa significa residenza stabile e entro quale arco temporale (un anno, oppure poniamo, cinque) la stessa si può considerare tale? Ma c'è un altro dato, peraltro assai diffuso nella conoscenza comune, che il legislatore avrebbe dovuto tener presente nella stesura di questo articolo: la residenza può essere stabilita da qualunque cittadino nel comune che preferisce con una procedura molto semplice ma, in modo altrettanto rapido, può essere cambiata. Come farebbe la Regione ad applicare correttamente questa norma così come è scritta, senza tener conto delle innumerevoli variazioni effettuate ad iniziativa degli interessati, praticamente ogni giorno negli oltre 300 comuni sardi?

Altrettanto criticabile è la previsione del comma 3, laddove si prevede che l'accesso dei cittadini all'informazione e ai servizi forniti dalla pubblica amministrazione regionale avvenga in "condizioni di uguaglianza". Il termine più appropriato in questo caso sarebbe senz'altro quello di "parità". Forse il legislatore è rimasto attratto, romanticamente e ideologicamente, dal concetto di uguaglianza introdotto dalla Rivoluzione francese; ma, a parte il fatto che una compiuta analisi storica dimostra, in modo inequivocabile, che proprio in quel periodo si fece un vergognoso scempio di quel concetto così illuminato, è chiaro a tutti che ciascun individuo possiede, sotto ogni profilo, una sua identità e che nessuna persona è uguale ad un'altra.

Anche l'idea secondo la quale tutti cittadini sono uguali davanti alla legge, contiene in sé una forte deformazione di forma e di sostanza; come possiamo leggere in tutti i nostri tribunali, le cose stanno in modo profondamente diverso. Nelle aule di giustizia c'è scritto che è la legge ad essere uguale per tutti, riconoscendo esplicitamente che il diritto deve trattare tutti in modo uguale, anche se tutti non sono ovviamente uguali. Potrebbe sembrare un discorso pedante, ma ci si può facilmente rendere conto che non è così riferendosi, ad esempio, anche ai concetti di parità e pari opportunità che sono entrati a far parte del nostro ordinamento a proposito di tante situazioni che riguardano gli uomini e le donne. Nessuno sostiene che sono uguali, se ne dispiacerebbero probabilmente nella stessa misura sia gli uomini che le donne, rivendicando giustamente la propria identità e diversità, ma c'è pieno accordo sul fatto che entrambi debbano essere considerati dalla legge in condizione di parità ed avere pari opportunità.

Lo Stato, e men che meno la Regione, non devono identificare un livello filosofico cui adeguare i cittadini, ma riconoscere a ciascuno le stesse opportunità, nel pieno riconoscimento delle identità e delle differenze che, del resto, fanno parte della stessa natura umana, in primo luogo e a prescindere da fedi religiose o convenzioni culturali. A proposito di partecipazione democratica, piuttosto, c'è qualcuno che in questo articolo è stato dimenticato. Mi riferisco in primis agli emigrati sardi residenti all'estero che hanno conservato la cittadinanza italiana. Pare francamente inammissibile che nel momento in cui una sacrosanta modifica della nostra Costituzione ha consentito il voto degli italiani all'estero, la Regione sarda non contempli nella platea, ammessi alla partecipazione e alla vita politica istituzionale della Sardegna, gli emigrati che posseggono certi requisiti. Non si tratta per questo di operare una sorta di discriminazione fra gli emigrati che hanno conservato la cittadinanza italiana, e quelli che liberamente ne hanno acquisito un'altra, pur mantenendo solidi legami con la nostra terra. Va da sé, però, che dal punto di vista normativo il cittadino ha diritti e doveri diversi da chi non lo è, non per questo la Regione si deve dimenticare dei sardi all'estero che sono cittadini di altri Stati, come testimoniano le tante iniziative pubbliche e private che in questi anni, grazie anche ai mezzi di comunicazione, hanno indubbiamente fatto sentire più vicini i nostri conterranei alla Sardegna e noi a loro.

Va riconosciuto, però, ed una legge statutaria non può esimersi dal farlo, che si tratta di azioni diverse che si sviluppano su piani diversi. Anche perché una legge statutaria è una legge di principi e non c'è niente di peggio che constatare l'inefficacia reale di un principio, quando lo stesso non è perfettamente calato nella realtà giuridica e normativa in cui vuole operare.

L'articolo 2, insomma, nel suo complesso, appare animato da qualche buona intenzione, pur non dicendo niente di nuovo, ma la sua formulazione si presta ad interpretazioni talmente difformi da rendere molto incerto e contraddittorio il suo campo di applicazione. Particolarmente accidentato, se dovesse essere approvato in questa stesura, sarà il cammino dell'istituto della cosiddetta residenza stabile, che così com'è vuol dire tutto e non vuol dire niente, e in materia di partecipazione le regole devono essere estremamente chiare. Ecco per quale motivo, signor Presidente, e concludo, abbiamo chiesto in primis la soppressione dell'articolo 2.

PRESIDENTE. Il Consiglio è riconvocato per questo pomeriggio alle ore 16 e 30.

La seduta è tolta alle ore 13 e 53.



Allegati seduta

Risposta scritta a interrogazioni

(inserire risposte)

Testo dell'interpellanza e interrogazioni annunziate in apertura di seduta

INTERPELLANZA LA SPISA sulla sospensione della procedura di impatto ambientale per il progetto della nuova strada statale n. 195.

Il sottoscritto,

appreso che il telegiornale della RAI Sardegna di domenica 4 febbraio ha dato la notizia che la Giunta regionale ha chiesto la sospensione della procedura di impatto ambientale per il progetto della nuova strada statale n. 195; tale sospensione comporterà ritardi di oltre cinque anni, se tutto va bene, sulla realizzazione dell'opera;

considerato che:

- il vecchio tracciato ha sino ad oggi causato un'infinita serie di morti per incidenti stradali dovuti all'eccessivo traffico veicolare e che sulla stessa strada statale grava tutto il traffico di autobotti della raffineria di Sarroch;

- l'iter che ha portato all'attuale progetto è durato lunghissimi anni;

- le popolazioni locali di tutti i comuni interessati attendono da anni la soluzione del problema,

chiede di interpellare il Presidente della Regione e l'Assessore della difesa dell'ambiente:

1) per conoscere se la notizia riportata dal telegiornale corrisponda al vero;

2) per sapere se sia vero che la Giunta regionale ha chiesto la sospensione della procedura di Valutazione di impatto ambientale;

3) per sapere quali iniziative abbiano assunto o intendano assumere per tutelare i cittadini dalla lunga lista di incidenti stradali con conseguenze tragiche. (233)

INTERROGAZIONE CUCCA - BIANCU - CUCCU Giuseppe - CACHIA - GIAGU - SABATINI - MANCA - SANNA Simonetta - UGGIAS, con richiesta di risposta scritta, sulla decisione della Commissione per le adozioni internazionali (CAI) di revocare all'Associazione Chiara onlus le autorizzazioni per lo svolgimento delle proprie attività presso i paesi stranieri.

I sottoscritti,

premesso che il 2006 per le adozioni internazionali si è chiuso con una crescita degli arrivi di oltre il 12 per cento, con un consuntivo provvisorio, nei dodici mesi dell'anno appena concluso, di 3.185 bambini stranieri presenti nel nostro paese, oltre 300 in più rispetto al 2005;

rilevato che la Commissione per le adozioni internazionali, che ha sede presso la Presidenza del Consiglio, con delibera n. 10/2006/E/SG del 20 dicembre 2006 ha revocato all'Associazione Chiara onlus le autorizzazioni per lo svolgimento delle proprie attività previste dalla Legge n. 476 del 1998;

considerato che, a seguito del provvedimento suddetto, è nato un movimento spontaneo denominato "Comitato sardo Chiara" con lo scopo di patrocinare non solo le 58 famiglie sarde che all'Associazione si sono già rivolte ma, altresì, di tutelare, attraverso qualsivoglia forma di sensibilizzazione, le 80 famiglie sarde che hanno conferito il mandato per l'adozione internazionale di minori all'Associazione Chiara onlus;

accertato che il provvedimento di revoca ha di fatto lasciato 80 famiglie sarde e 558 famiglie in Italia prive della necessaria assistenza nel campo delle pratiche di adozione all'estero con la conseguenza, secondo il Comitato sardo Chiara, di costringere i bambini in attesa di adozione a permanere per un tempo oggi indefinibile presso gli istituti che li ospitano;

constatato che la CAI ha reso pubblico sul proprio sito un comunicato nel quale ha dato atto di assicurare il proprio intervento soltanto alte famiglie che risultino aver avuto l'abbinamento con uno o più minori stranieri o risultino, quantomeno, già in possesso della complessa documentazione per l'adozione, lasciando le altre senza alcuna informazione;

appreso che la CAI non dispone attualmente di una organizzazione operativa all'estero in grado di istruire e gestire materialmente le coppie che si recano presso i paesi di adozione, per te quali incombenze la stessa CAI si avvale di strutture operative di enti iscritti all'albo che comunque già lavorano a regime nei paesi in cui sono operativi;

preso atto che, infine, su tale incresciosa situazione un collegio di avvocati sta attualmente predisponendo un ricorso collettivo al TAR che, qualora venga riconosciuta la richiesta di sospensiva del provvedimento di revoca, consentirebbe all'Associazione Chiara onlus la ripresa immediata dell'assistenza alle coppie attraverso la propria organizzazione nei paesi esteri,

chiedono di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale al fine di conoscere:

1) quali iniziative abbiano adottato o intendano adottare presso al Presidenza del Consiglio dei Ministri dirette a conoscere le ragioni che hanno indotto la CAI, con sede presso la stessa Presidenza del Consiglio, ad escludere l'Associazione Chiara onlus dagli enti iscritti all'Albo accreditati nei paesi stranieri;

2) se intendano sollecitare il Presidente del Consiglio dei Ministri e del pari il suo Ministro per le politiche della famiglia al fine di trovare, con tempestività e urgenza, una soluzione alla domanda di assistenza delle famiglie italiane sul problema delle adozioni internazionali, considerato che le principali vittime di questa inefficienza sono i bambini che a tutt'oggi permangono negli istituti dei loro paesi in attesa di una famiglia e di un'infanzia migliore. (747)

INTERROGAZIONE LANZI - LICHERI - DAVOLI - FADDA - PISU - URAS sulla frequenza dei disturbi respiratori nell'infanzia e sul ruolo di fattori causali che rendono i bambini residenti a Sarroch soggetti a malattie e disturbi respiratori più frequentemente e gravemente rispetto al resto della popolazione.

I sottoscritti,

premesso che le malattie respiratorie, e in particolare l'asma bronchiale, sono diffuse nella popolazione infantile anche in Italia come documentano gli studi DRIAS nel 2005 (campione Comuni di Capoterra, Carbonia, Portoscuso, Sant'Antioco, San Gavino, Sarroch, Villa San Pietro, Villacidro e Villasor) e SIDRIA, condotto con strumenti analoghi in 13 centri italiani;

tenuto conto che:

- la frequenza dei disturbi respiratori nei bambini residenti a Sarroch è risultata più alta del 3,2 per cento rispetto al campione DRIAS (6,25 per cento rispetto al 3,03 per cento) per i sintomi di tipo infiammatorio;

- per quanto riguarda i sintomi asmatici (fischi o sibili negli ultimi 12 mesi) la differenza è del 2,9 per cento, con prevalenza a Sarroch di 11,25 per cento contro gli 8,38 per cento nel restante campione DRIAS;

- a Sarroch tra i bambini con l'asma il 45 per cento ha una forma grave contro il 35 per cento del restante campione DRIAS, mentre il dato nazionale si attesta sul 29,5 per cento;

- vi è una sottodiagnosi di asma rispetto ai dati nazionali (sintomi nel 9,6 per cento dei bambini di 6/7 anni in Sardegna contro l'8,4 per cento nazionale mentre le diagnosi sono il 6,4 per cento contro il 9,2 per cento) in più a Sarroch si registra un eccesso di ricorso al ricovero ospedaliero, il 3,8 per cento contro il 2,0 per cento del campione DRIAS e l'1,8 per cento del nazionale,

chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, Nerina Dirindin, per sapere:

1) come intende procedere per verificare quali siano i fattori causali dell'innalzamento dei disturbi respiratori nell'infanzia a Sarroch;

2) come intende procedere per tutelare al meglio la salute di tutti i cittadini. (748)

INTERROGAZIONE VARGIU, con richiesta di risposta scritta, sui disservizi dell'Assistenza domiciliare integrata (ADI) della ASL n. 8 di Cagliari.

Il sottoscritto,

considerato che:

- il servizio di assistenza domiciliare nasce per garantire pazienti in gravi condizioni di salute, che necessitano di fiancheggiamento attento e costante e possono essere assistiti presso le proprie abitazioni soltanto grazie ad uno specifico impegno in tal senso della sanità pubblica;

- il servizio ADI appare di grande importanza per il raggiungimento del risultato del contenimento del tasso di ospedalizzazione, che viene valutato tra gli obiettivi prioritari dello stesso Piano sanitario regionale appena approvato dal Consiglio regionale;

RILEVATE le significative sofferenze registrate nei primi giorni di febbraio nel servizio di assistenza domiciliare della ASL n. 8, che hanno lasciato in gravi difficoltà diversi pazienti;

RILEVATO che:

- le notizie riportate dalla stampa farebbero ipotizzare che tali difficoltà siano conseguenti all'applicazione del disposto del TAR, ex sentenza 2547/2005, da cui discende la decisione dell'ASL n. 8 di assegnare temporaneamente il servizio infermieristico ADI alla Cooperativa sociale Ctr Primavera;

- sempre dalle notizie riportate dalla stampa, sembrerebbe che la Cooperativa sociale Ctr Primavera abbia avuto difficoltà a garantire il servizio nei termini disposti dalla specifica asta pubblica;

- a seguito di tali difficoltà parrebbe che la ASL n. 8 abbia inizialmente tentato di sopperire alle carenze più drammatiche del servizio addirittura attraverso l'invio di propri infermieri dipendenti;

- la direzione generale dell'ASL n. 8 avrebbe individuato, in alcuni dirigenti della stessa Azienda, i responsabili dei disservizi patiti dai pazienti e avrebbe pertanto rimosso dall'incarico ADI gli stessi dirigenti;

- sempre dalle notizie di stampa emergerebbe che il direttore generale della ASL n. 8 si interrogherebbe sui motivi che consentono alla Cooperativa ADI 2000 di fornire un servizio a costi inferiori rispetto a quelli proposti dalla Cooperativa Ctr Primavera,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere:

1) se esista qualche insoddisfazione della ASL n. 8 rispetto al servizio sinora fornito da ADI 2000, che possa confermare la direzione generale aziendale nella convinzione espressa alla stampa che sia impossibile continuare a fornire le prestazioni a costi più bassi rispetto ad altri soggetti;

2) in tal caso, per quale motivo non si sia provveduto ad escludere l'ADI 2000 dal novero dei soggetti invitati alla gara per l'affidamento di assistenza integrata ADI per tre anni;

3) quale sia il motivo per cui la ASL abbia deciso di dare attuazione soltanto dal 1° febbraio al disposto del TAR che consentiva l'utilizzo della Cooperativa CTR Primavera per la fornitura dei servizi infermieristici dell'ADI;

4) quale sia il motivo per cui tale trasferimento di competenze abbia creato tanti disservizi per i pazienti;

5) se risponda al vero la notizia per cui la ASL n. 8 abbia tentato di sopperire ai disservizi verificatisi nell'ADI al cambio del soggetto erogatore delle prestazioni infermieristiche, attraverso l'utilizzo di propri infermieri dipendenti;

6) quale sia il motivo per cui la direzione generale dell'ASL n. 8 si è vista costretta a fare retromarcia sul proprio provvedimento di affidamento dei servizi alla Cooperativa Ctr Primavera, riaffidando il servizio sino a maggio alla Cooperativa ADI 2000;

7) quali siano le responsabilità che la ASL n. 8 attribuisce ai dirigenti sanitari responsabili del servito ADI che, secondo le notizie di stampa, sono stati revocati dalle proprie responsabilità. (749)

INTERROGAZIONE SANJUST, con richiesta di risposta scritta, sulle incompatibilità presunte alla ASL n. 8 di Cagliari.

Il sottoscritto,

appreso che:

- la ASL n. 8 di Cagliari avrebbe stipulato una convenzione con lo Studio Vega srl;

- l'importo di tale convenzione sarebbe di 135.000 euro;

considerato che il signor Walter Gumirato, esperto di sistemi informativi, sarebbe il titolare della società denominata SI.TI. srl, a sua volta partner di Studio Vega srl,

chiede di interrogare il Presidente della Regione e l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale per sapere se:

- siano vere le notizie sopra riportate;

- esista, e quale eventualmente sia, il grado di parentela tra il sig. Walter Gumirato e l'attuale direttore generale della ASL n. 8 di Cagliari sig. Gino Gumirato;

- le notizie riportate fossero verificate, non si rilevi lo stato di un pericoloso conflitto di interessi in atto ed eventualmente quali provvedimenti s'intendano adottare. (750)