Seduta n.315 del 27/04/2007
CCCXV Seduta
Venerdì 27 aprile 2007
Presidenza del Presidente Spissu
indi
del Vicepresidente Rassu
indi
del Presidente Spissu
INDICE
La seduta è aperta alle ore 10 e 44.11
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di giovedì 1 marzo 2007 (308), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Corda, Diana, Vincenzo Floris, Licandro, Maninchedda, Pinna, Salis e Serra hanno chiesto congedo per la seduta di venerdì 27 aprile 2007.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Colleghi, poiché la Giunta non è presente, sospendo la seduta per quindici minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 46, viene ripresa alle ore 11 e 05.)
Continuazione della discussione generale congiunta del "Programma regionale di sviluppo 2007/2009" (progr. n. 18/A) e dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (Legge finanziaria 2007)" (274/S/A) e "Bilancio di previsione per l'anno 2007 e bilancio pluriennale per gli anni 2007-2010" (275/A)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta del programma 18/A e dei disegni di legge 274/S/A e 275/A.
E' iscritta a parlare la consigliera Lombardo. Ne ha facoltà.
LOMBARDO (F.I.). Signor Presidente, signor Assessore, colleghe e colleghi, la manovra di bilancio presentata dalla Giunta regionale, ed esitata dalla Commissione competente si presenta all'esame del Consiglio regionale con un ritardo senza precedenti, secondo modi e tempi che influiscono negativamente sulla sua valenza strategica rispetto alle dinamiche economiche e sociali in atto.
Siamo già alla fine del quarto mese di esercizio provvisorio, un fatto grave che produce effetti devastanti sull'economia della Sardegna, non solo per l'incertezza nella quale tiene l'intero sistema economico e sociale e degli enti locali, ma anche e soprattutto perché annulla totalmente i benefici che la spesa pubblica potrebbe determinare su un'economia fortemente dipendente dal pubblico e in grande difficoltà. Ancor più grave è che dal 1 di Maggio, la spesa regionale sarà completamente paralizzata, con conseguenze ancor più disastrose sul nostro già debole sistema economico.
Le responsabilità di questo colpevole e consapevole ritardo sono tutte della maggioranza e del suo Presidente, che con grande ostinazione hanno voluto dare priorità alla legge statutaria piuttosto che alla finanziaria. Fatto che noi abbiamo contrastato e denunciato fin dall'inizio e che ci ha portati a compiere un gesto estremo come l'occupazione dell'aula, proprio perché avevamo previsto ciò che poi è accaduto e che francamente avremmo voluto risparmiare ai sardi, su cui non possono ricadere le conseguenze nefaste di un Governo regionale irresponsabile, lacerato dalle contrapposizioni interne, che hanno dato un forte contributo e rallentamento. Avete il merito di aver raggiunto il record delle performance negative; avevate annunciato, trionfalmente, la netta discontinuità con il passato. Vi chiedo: ma c'è discontinuità nell'aver presentato in aula la manovra di bilancio a fine aprile, e per giunta, non dopo l'approvazione ma insieme ai principali documenti strategici di riferimento, quale il Piano regionale di sviluppo e il documento strategico regionale? Di chi sono le responsabilità? Non certo, come nella scorsa legislatura, dell'assenza di una maggioranza politica e numerica; non potete di certo trincerarvi dietro l'alibi dell'ingovernabilità e dell'instabilità politica. Voi, come noi, siete il prodotto di una legge elettorale che, pur con tutti i suoi limiti, ha però un grande pregio: quello di aver attribuito allo schieramento vincente i numeri per poter governare, una maggioranza netta senza precedenti nelle ultime legislature. Pertanto, viste e considerate le diverse e favorevoli condizioni di partenza, mi sarei francamente aspettata ben altri risultati. Pensate che sia del tutto indifferente, non dico rispetto all'opinione pubblica, ma rispetto agli interessi sociali, rispettare o non rispettare le leggi, tenere in conto o in dispregio le istituzioni autonomistiche. Siete responsabili di non voler capire le cause e le ragioni profonde del malessere di questa Regione.
Questa manovra finanziaria si caratterizza principalmente per un'evidente carenza di visione strategica, in grado di dare respiro alle politiche regionali di sviluppo e di sostegno dell'economia sarda. E' prioritario, pertanto, porvi rimedio con una premessa alla manovra complessiva di bilancio, che indichi quali sono per questa Regione gli obiettivi generali del suo sviluppo, in modo da orientare i programmi di spesa al perseguimento di quegli obiettivi. Il problema vero, però, è che voi non avete obiettivi di sviluppo. Stiamo attraversando una difficilissima congiuntura economica e sociale, tra le più gravi dell'ultimo ventennio, e di fronte a tutto questo la Giunta regionale privilegia il metodo del distruggere, del non fare, rinunciando a una chiara strategia di sviluppo a breve e medio termine.
Non bisogna mai dimenticare che è fondamentale che le ragioni del rigore e del riequilibrio dei conti pubblici si coniughino con le politiche di crescita e di sviluppo, nell'ottica sempre della concertazione. Non si può, infatti, pensare di portare avanti un progetto di riforme sostanziali in campo economico, amministrativo e istituzionale senza un progetto condiviso, negando il ruolo e la funzione delle rappresentanze economiche e sociali, il cui coinvolgimento è indispensabile per preservare e salvaguardare la stessa coesione sociale. E' una denuncia non solo dell'opposizione, ma anche delle parti sociali, delle organizzazioni di categoria e del mondo dell'impresa. Basti pensare alle prese di posizione della CISL, della CNA della Confartigianato, della Confcommercio e della Confesercenti, che hanno minacciato di scendere in piazza nel caso in cui non vengano apportate modifiche sostanziali a una finanziaria che non hanno esitato a definire "punitiva, debole e inadeguata". La Confindustria parla, invece, di una finanziaria "disorganica e pasticciata, caratterizzata da entrate gonfiate, spesa fuori controllo e tasse ingiuste".
Volete o no registrare che non c'è una categoria che sostenga la vostra manovra finanziaria? L'allargamento della base produttiva, la valorizzazione delle risorse locali e l'occupazione dovrebbero essere o no la preoccupazione principale della finanziaria e del bilancio e trovare nell'uso delle risorse pubbliche regionali la base di sostegno? Dovrebbero essere o no i cardini di una saggia politica di sviluppo? Eppure, in questa finanziaria le leggi per le politiche attive del lavoro, per l'allargamento della base produttiva e per la creazione di nuove imprese risultano notevolmente ridotte nell'entità degli stanziamenti, che addirittura, in taluni casi, possono definirsi irrisori. Tengono invece banco le tasse "blocca sviluppo" e la vicenda delle entrate, che ha caratterizzato fortemente anche la chiusura del bilancio 2006. L'inserimento di entrate future, non ancora accertate, costituisce un esempio deplorevole di finanza creativa, un'operazione spericolata e pericolosa, illegittima e incostituzionale, che viola il principio dell'annualità e della veridicità del bilancio, un vero e proprio falso in bilancio che darebbe il via al cannibalismo finanziario. Ogni Giunta in carica, infatti, potrebbe spendersi anche le risorse future, lasciando alle successive Giunte i debiti da pagare. Per non parlare, poi, del rischio imitazione da parte di comuni e province, che potrebbero pensare di accordarsi ai comportamenti della Regione, facendo risultare in bilancio risorse future che non sono nella disponibilità dell'anno contabile.
Nella finanziaria 2007 la Giunta ha riproposto le imposte sui transiti di barche e aerei privati, sulle seconde case in fascia costiera e sulle plusvalenze relative alla loro compravendita. Grande novità di quest'anno l'imposta di soggiorno, che tanto ha fatto già discutere a livello nazionale, nel momento in cui si è affacciata l'ipotesi di un inserimento nella finanziaria del Governo Prodi. Un'ipotesi che è subito tramontata per la levata di scudi contro una misura che rappresenta un vero e proprio ostacolo allo sviluppo turistico. Per fortuna il buon senso ha prevalso. Altrettanto, purtroppo, non si può dire per chi sta sgovernando la Sardegna, preoccupato solo di mascherare il fallimento delle tasse blocca sviluppo introdotte lo scorso anno, che non hanno prodotto alcun gettito, e noi l'avevamo detto fin dall'inizio, e poi per dare una giustificazione all'istituzione dell'Agenzia della Regione autonoma della Sardegna per le entrate, che allo stato non ha nessuna ragione di esistere. Già in Commissione le proposte della Giunta hanno subito delle modifiche, vale dunque la pena riflettere sul problema generale della tassazione su queste specifiche proposte.
Qualunque tipo di tassa, come è ben noto, rischia di creare distorsioni ed effetti indesiderati e pertanto chi la propone deve usare la massima attenzione e cautela. Ecco perché è necessario stimare in anticipo tutte le possibili conseguenze delle tasse, in particolare gli atteggiamenti che verranno messi in essere dai soggetti sui quali ricadono. La storia economica è piena di esempi di interventi pubblici che hanno provocato disastri a causa di un'inadeguata valutazione dei possibili effetti delle tasse. Esaminando le proposte si deve innanzitutto sottolineare che l'applicazione esclusivamente ai non residenti in Sardegna crea non solo un evidente problema di illegittimità costituzionale, ma anche un ulteriore grave elemento di distorsione nei mercati. La motivazione della tassa sui transiti di barche e aerei privati non è chiara. Non è certo una tassa ambientale, in quanto le numerose piccole imbarcazioni a motore (si pensi alle micidiali moto d'acqua) inquinano e generano esternalità negative di concessione molto più elevate. Poi non si capisce in base a quale logica questi danni derivino solo dalle barche dei continentali e non anche da quelle dei sardi. Inoltre, trattasi di una tassa non capace di generare un gettito rilevante. Ma allora, se non aiuta a risolvere i problemi ambientali e non crea un forte gettito, perché è stata introdotta? E' evidente il fine meramente demagogico, propagandistico e inutilmente vessatorio di questa tassa ingiusta e iniqua, che danneggia il turismo sardo. La smania di passare tutto e tutti confligge con una visione del turismo inteso come volano dell'economia.
Anche l'imposta di soggiorno rappresenta una tassa destinata a danneggiare gravemente l'immagine della nostra Isola e a produrre, conseguentemente, effetti negativi sul turismo di gran lunga superiori rispetto a quelli delle imposte prima citate. Infatti, trattasi di una tassa che viene immediatamente percepita dal turista come un balzello a lui diretto, un vero e proprio boomerang dunque per la Sardegna, che a ben vedere potrebbe diventare la meta non più preferita dai vacanzieri. E' evidente che la Giunta sta portando avanti in modo disorganico e pasticciato una propria e autonoma politica fiscale interna. Sono convinta che la materia fiscale, per i suoi riflessi sull'economia, sia così delicata da non poter essere il risultato di sensazioni o di ipotesi che non siano supportate da dati reali. I mercati reagiscono rapidamente ad annunci di nuove tassazioni locali, dirette ai non residenti e sui beni da loro posseduti. E mentre gli effetti positivi sulle entrate sono incerti, quelli negativi sono purtroppo certi, immediati e di lungo periodo.
Ancor più sono convinta che una politica fiscale incentrata esclusivamente e unicamente sull'incremento della leva fiscale, al fine di ottenere effetti redistributivi atti a sostenere lo sviluppo di parti del territorio e ripagare la Sardegna dell'uso del proprio patrimonio ambientale e territoriale non sia efficace. Al contrario, sarebbe necessario utilizzare la leva fiscale per poter concedere sgravi fiscali ai cittadini e alle imprese che investono in istruzione, ricerca e sviluppo di impresa.
Concludendo, cari colleghi, questa manovra finanziaria richiede una sonora bocciatura, perché è dannosa e inadeguata; dannosa perché blocca ulteriormente lo sviluppo, inadeguata perché non dà nessuna risposta alle esigenze della Sardegna. E' palese che questa manovra finanziaria, ancor più che nel passato, sia nata in solitudine, senza servirsi di uno strumento che ormai è da tutti riconosciuto come essenziale e irrinunciabile: la concertazione.
Questa Giunta, ma in particolare questo Presidente, non ha nessun interesse ad ascoltare, a comprendere, a riportare all'interno della manovra le proposte che provengono dai sindacati, dagli enti locali, dal mondo produttivo e dalla sua stessa maggioranza. Ne è prova evidente quanto è accaduto nel momento in cui legittimamente i consiglieri di maggioranza della Commissione hanno deciso di esercitare le loro prerogative, rifiutando di interpretare il ruolo di meri esecutori delle decisioni dell'uomo solo al comando. Il dato politico è chiaro: il Presidente non ha una maggioranza che lo sostiene e lo segue nella politica economica. Il centrosinistra ha clamorosamente affossato le scelte del Governatore, sostenuto dalla sua creatura "Progetto Sardegna". La crisi della maggioranza è palese, una maggioranza ancora una volta ostaggio del suo Presidente e del ricatto: "O si fa così o tutti a casa!"
La sceneggiata messa in campo dal Governatore, con la minaccia delle dimissioni, ha messo all'angolo di partiti, neutralizzando tutte le spinte contrarie emerse nel corso dell'esame in Commissione. Come è stato scritto in un giornale, la pedagogia della paura, una pratica tipica del medioevo, ha dato i suoi frutti. Sono invece convinta che la capacità di ascolto sia la capacità essenziale per poter ben governare e ben programmare. Mi auguro che da parte della maggioranza ci sia un forte sussulto di dignità, che prevalga il senso di responsabilità non verso il Presidente, ma verso i sardi; un sussulto di dignità che vi porti a trarre le dovute conseguenze. Sono convinta che ci sia ancora il tempo per un minimo scatto d'orgoglio.
Se avete questo orgoglio, respingete al mittente la manovra, che non può essere il frutto di un ricatto, ma deve essere il risultato della concertazione, anche con i soggetti che ho più volte richiamato nel mio intervento e che, ne sono certa, meritano una maggiore attenzione da parte di questo Governo regionale e in particolare del suo Presidente, che dovrebbe dimostrare di avere una sensibilità democratica. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.
SABATINI (La Margherita-D.L.). Naturalmente non posso essere d'accordo con quanto affermato dalla collega Lombardo. Credo, invece, che il Presidente della Commissione bilancio abbia esposto in modo efficace ed esauriente la manovra finanziaria 2007, che ci accingiamo a discutere in quest'Aula, sottolineando la portata degli interventi e le ingenti risorse impegnate. Non mi soffermerò, quindi, su un'analisi particolareggiata di quanto contenuto nel testo in discussione, ma farò alcune considerazioni di carattere più generale, per un contributo attivo alla concretizzazione delle misure previste dalla manovra stessa.
Questa finanziaria rappresenta, certamente, una forte accelerazione dell'attuazione del programma con il quale, come coalizione, ci siamo presentati agli elettori, non perché le precedenti finanziarie non fossero coerenti con il programma, ma perché erano certamente condizionate dalla situazione finanziaria in cui si trovava la nostra Regione. E' noto a tutti, infatti, il forte indebitamento che riduceva in modo considerevole le risorse disponibili. La finanziaria 2007, quindi, accelera la realizzazione del programma perché, avviato un forte risanamento del bilancio, trova, attraverso la vertenza sulle entrate con lo Stato, nuove e ingenti risorse da mettere a disposizione dello sviluppo della nostra Isola.
A tutto ciò va aggiunto il fatto che numerose sono le riforme approvate in questa prima metà della legislatura e che oggi, se realizzate, insieme alla manovra di bilancio possono contribuire al cambiamento della Sardegna. Nel 2007 potranno essere attuati importanti interventi. Ne ricordo alcuni: un grande progetto per la casa, che impegna 100 milioni di euro; numerosi interventi nel settore della valorizzazione dell'ambiente, posto al centro delle politiche di questa finanziaria; il riconoscimento agli enti locali di un aumento dei trasferimenti di risorse; la risposta all'appello lanciato dalle forze sociali, dal volontariato e dalla stessa Chiesa sulla disoccupazione e sulla preoccupante crescita della povertà. L'elenco potrebbe continuare, gli interventi sono diversi, ma, come ho già detto, non voglio soffermarmi nella descrizione degli interventi previsti da questa finanziaria.
In questo momento l'approvazione della manovra finanziaria diventa di fondamentale importanza, un punto di snodo, direi, per la Giunta, per la maggioranza e per l'intera coalizione. Bisogna porre il massimo impegno per la realizzazione delle riforme approvate - e sono numerose - e per la spendita delle risorse, cioè per l'accelerazione della spesa, che è il problema cardine della nostra Regione, al fine di dare attuazione ai numerosi programmi di intervento contenuti in questa finanziaria. La Commissione ha lavorato per diverse settimane e credo che abbia impresso al testo proposto dalla Giunta un forte miglioramento. La maggioranza ha avuto modo, quindi, di apprezzare la proposta del Presidente e della sua Giunta e, senza stravolgerla, ha apportato delle modifiche e inserito alcuni programmi che hanno reso la proposta stessa più coerente con il programma della coalizione e più rispondente ai bisogni della società sarda. Sono altresì convinto che il Consiglio potrà lavorare per migliorarne ulteriormente il contenuto.
Tutto ciò riafferma il fatto che il confronto tra i Gruppi consiliari di maggioranza e la Giunta sui temi trattati produce sempre - dico produce sempre - aspetti positivi. Vi sono stati certamente dei momenti di tensione e legittima difficoltà, che siamo comunque riusciti sempre a superare.
Vi è una caratteristica costante in questa legislatura, che personalmente osservo: un esercizio alla divisione tra le persone che appartengono alla medesima coalizione e che vengono classificate buone o cattive, a favore o contro, progressiste o conservatrici. Vi è chi si esercita costantemente a mettere in atto questa divisione, forse nello sbandierato intento di favorire il progetto di riforma, ma che invece contribuisce, con la divisione, a rallentare il processo di cambiamento positivo. Io sono per il confronto e per il dialogo e credo che, ogni qualvolta, come maggioranza, siamo capaci di dare spazio alla discussione e al dibattito realizziamo la capacità di rilanciare il programma di governo. Sono anche convinto che i pregiudizi creati nel racchiudere in categorie le persone siano quanto di più deleterio serva, oggi, nella nostra Isola. Oltre a una buona finanziaria, oltre a delle buone leggi di riforma, al buon funzionamento della Giunta e del Consiglio, è necessario recuperare ancor prima la capacità di dialogo all'interno della maggioranza, così come va recuperato il rapporto con le forze sociali, gli enti locali, il mondo del volontariato e i cittadini.
Questa è una finanziaria importante, che dà risposte ai tanti problemi della Sardegna e mette in circolo ingenti risorse nella società sarda. Ma la società sarda ha bisogno di segnali di unità, di grande impegno e determinazione da parte di tutti noi. Incontrando la gente ci si accorge, purtroppo, di quanto, ancora oggi, poca sia la fiducia nella politica e nelle istituzioni. Ai cittadini interessano poco le diatribe, il dibattito che si trascina dall'inizio di questa legislatura sui vari livelli di competenza, se cioè la competenza in una determinata materia spetti alla Giunta, al Presidente o al Consiglio. Alla gente interessa di più una coalizione coesa, compatta e soprattutto impegnata, così come credo lo sia realmente a ritrovare nella politica le risposte ai problemi che, quotidianamente, si trova ad affrontare: un posto di lavoro, un'amministrazione che funzioni, una qualità della vita migliore.
Come tutti sappiamo, l'aumento delle entrate e il risanamento ci hanno consentito di scrivere una finanziaria capace di dare alcune importanti risposte cittadini sardi. Si tratta, ora, di trasmettere quei segnali di fiducia e di disponibilità al confronto, per innescare meccanismi virtuosi di sviluppo, senza i quali anche la migliore delle finanziarie è destinata al fallimento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Mario Floris. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, come al solito le aggettivazioni sulla finanziaria si sprecheranno. Si sprecheranno perché appartengono al tipo di linguaggio che ognuno di noi usa, alle diverse sensibilità, al grado di conoscenza che si ha del contenuto della legge finanziaria, al gioco delle parti tra chi sta in maggioranza e chi sta in minoranza.
Nell'affermare che si tratta di una manovra senza grandi voli, un tantino piatta, senza nessun collegamento con il Programma regionale di sviluppo e con il nuovo DPEF, non dico nulla di nuovo, perché è un qualcosa di consolidato, che lascia scoperte le parti più significative di collegamento tra la manovra finanziaria e gli strumenti di programmazione. Si tratta, a mio giudizio, di una manovra tappabuchi, volta cioè a tappare i buchi di una politica sbagliata portata avanti in questi tre anni di governo della Giunta Soru e che rivolge lo sguardo alle piccole esigenze, ai rivoli senza un quadro d'insieme, anzi con un quadro d'insieme contraddittorio. Anche il tentativo di finalizzare una certa parte di queste risorse verso esigenze sociali che prima venivano giudicate, invece, ininfluenti e che sono state aggredite e screditate, tanto da creare disoccupazione e povertà in questi tre anni, è privo di una strategia di lungo periodo e rappresenta una distorsione nel breve, perché quelle risorse non coprono neanche le esigenze che questi buchi hanno prodotto. Lo stesso salario di cittadinanza, senza una finalizzazione, rappresenta la copertura di un buco che si è creato e che si vuole riempire senza pensare allo sviluppo.
A parte l'idea, portata avanti in questi anni, dei tagli indiscriminati, che sono stati pomposamente definiti tagli di rami secchi, considerati poco efficienti (quindi l'intento era quello di realizzare l'efficienza rispetto all'efficacia dei provvedimenti), si è inventata una nuova programmazione. Questo è il punto, colleghi del Consiglio, se sfugge questo, sfugge tutto; se non cogliamo l'occasione della discussione sulla manovra finanziaria per dire che cosa è successo in questi tre anni in Sardegna, falliamo nuovamente nei nostri obiettivi. Si è inventata una nuova programmazione a latere di quella esistente, introducendo un nuovo sistema di relazioni sociali e ritenendo che gli interventi finalizzati allo sviluppo dovessero prescindere dalla concertazione. "Io decido la politica, io abrogo gli enti che reputo inutili, io provvedo alle nomine più piccole e più grandi, io sono l'amministratore delegato della Regione autonoma della Sardegna, io passo sopra e sotto tutti gli interessi e le incrostazioni dei partiti politici fastidiosi, rendo più efficiente la normativa e anzi la plasmo e la piego ai miei desideri personali", non politici. Il Consiglio regionale ha avuto e ha un mandato limitato e circoscritto, perché solo lui ha ricevuto un mandato preciso dal corpo elettorale e deve rispondere al corpo elettorale, e quindi al programma elettorale. "Sono un generale che deve gestire una campagna di guerra, voglio carta bianca, mi giudicherete dai risultati, non rompetemi le scatole". Questo è un accordo implicito ed esplicito fatto dal Presidente con i partiti politici e che per un certo periodo ha pure funzionato. Immagino i travasi di bile dei colleghi della maggioranza e quante volte essi si siano dovuti tappare il naso, le orecchie e gli occhi per sopportare tutto questo!
Questo meccanismo, però, si è inceppato, non poteva andare avanti all'infinito. Si è inceppato intanto perché i grandi generali, come Napoleone, quando si muovevano avevano i loro fedelissimi: tutti per uno uno per tutti. Napoleone, poi, amava il suo esercito e i suoi uomini. Soru ha distrutto la sua truppa e ha distrutto gli uomini meno graduati, e non ha più né esercito né truppe. Il caso dell'assessore Pigliaru è emblematico: Francesco Pigliaru era considerato da tutti, da noi, ma anche da parte di Progetto Sardegna e degli altri partiti, l'eminenza grigia del pool. Ma anche lui si è lasciato convincere che bisognava mettere in moto altri modelli di programmazione, che si potessero, cioè, introdurre negli apparati regionali nuovi soggetti, che si potessero sostituire e annullare quegli attuali e che questi, al momento opportuno, avrebbero risposto. Non è stato così. Pensare di poter immettere una nuova modellistica, una macchina non sperimentata pensando che questa potesse funzionare è stato un errore madornale. I corpi estranei non hanno funzionato, pensiamo al Centro regionale di programmazione, alla mancanza di un capo. C'è stata la parentesi Orlando, già consulente della Regione Calabria, uomo esperto, valido teoricamente. Un altro uomo solo, andato via lasciando macerie, per un'idea fantasiosa e deleteria che vedeva la progettazione integrata come un qualcosa formato da tante persone. Cioè abbiamo sostituito il Centro di programmazione, grande vanto della Sardegna in Italia e in Europa, con più di cinquanta persone in convenzione provenienti dal Formez, dall'Università, dalle Facoltà di economia e commercio e scienze politiche e da tutto il partenariato locale. Abbiamo sostituito tutta una macchina che funzionava benissimo con questa nuova macchina, un vero e proprio sistema alternativo avulso completamente dalla conoscenza della realtà che circondava questa pletora di persone che inseguiva un disegno che non c'era e che non c'è. Bene, l'ingegner Orlando è andato via dalla Sardegna, è ritornato in Calabria, e vuole costruire lì un centro regionale simile a quello che c'era in Sardegna all'atto della sua venuta. Perché? Ma perché tutti comprendiamo che la politica ha bisogno di un supporto tecnico valido e di alto livello, capace di abbracciare tutto l'arco delle conoscenze in una visione d'insieme che governi le intese e tutti gli strumenti della programmazione. Ma vi pare possibile che, oggi, tutto questo sia stato sostituito da un soggetto politico composto dal Direttore generale della presidenza, dal Direttore generale dell'ambiente e dal Direttore generale dei beni culturali? Ma cosa ne sanno questi di programmazione? Ma cosa ne sanno di trasporti, di energia, di ferrovie? Anche gli APQ sono un qualcosa, fatto dagli Assessorati, e riservato al Presidente, che è l'interfaccia degli uffici della Regione. E' tutto un monopolio!
A parte il giudizio politico, devo dire che Soru non ha mai sopportato il Centro di programmazione. Perché non l'ha mai sopportato? Perché ha sempre ritenuto che fosse un retaggio del compromesso storico, e, a parte la dichiarazione di guerra su un fatto politico che, invece, ha portato grandi risultati in Sardegna, ha ritenuto di doverlo distruggere per un'idea paradossale della programmazione.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RASSU
(Segue FLORIS MARIO.) Esiste comunque una continuità tra Pigliaru e Soru e tra Soru e questa maggioranza. Vedete, la differenza che c'era tra Soru e Pigliaru era che l'Assessore della programmazione e bilancio riteneva che la programmazione dovesse rimanere insieme al bilancio, perché il bilancio senza programmazione non è nulla, mentre Soru riteneva e ritiene che la programmazione debba allocarsi nella stanza del Presidente e che l'Assessorato del bilancio non sia altro che un posto dove vengono allocate le risorse. Lui vuole che anche la programmazione, oltre a tutto il resto, vada nella sua stanza!
La seconda differenza, che però è la più significativa, sta nell'importanza che si attribuisce al ruolo sociale della partecipazione nella programmazione regionale, e qui sta il punto. Soru ha bisogno - lo dice sempre - di portare avanti il programma elettorale senza lasciarsi invischiare dal partenariato con lacci e laccioli; fa delle scelte politiche personalissime, pericolose e talvolta ingiustificate, ancorate a un effimero programma elettorale, di cui la gente, nel tempo, dimentica persino l'esistenza. Quindi tutto ciò che contrasta con la sua "visione politica" viene ignorato, anche se proposto da portatori di interessi reali, quali quelli del partenariato.
In questo modo che cosa avviene? Si può migliorare l'efficienza, ma certamente si peggiora l'efficacia. E per l'efficacia il partenariato è fondamentale, perché scopre le vere necessità del contesto in cui opera, tutti vengono coinvolti per ottenere un determinato risultato. Il peggio di tutto questo è che il Presidente attiva il partenariato non nel momento ascendente, quando bisogna decidere, ma nei momenti di rottura, quando la Confindustria, le parti sociali, i sindacati minacciano l'occupazione o lo sciopero generale. A quel punto si ricorda e convoca i diversi soggetti, per fare che cosa? Una negoziazione di che cosa? Di nulla! Ecco, il modello scelto per i PIA e per i PIT, colleghi del Consiglio, il nuovo modello dei NA[s1] P è stato quello di dare mandato alla gente, anziché alle istituzioni locali, di partorire idee e di avanzare proposte progettuali. Queste idee vengono chieste agli imprenditori operai e la Regione interviene soltanto quando c'è da finanziare. Pensare che potessero emergere idee proprie del territorio è singolare e privo di logica, tant'è che si finanziano le stesse cose che si finanziavano prima in tempi moltiplicati per due, per tre, per quattro e per dieci. In questo modo non si è aiutato e non si aiuta il territorio, non avviene nessuna maturazione e anzi il risultato è che la progettazione cattiva scaccia quella buona. Si è finito per finanziare, come sta avvenendo adesso nella nostra Regione, le singole persone e non la collettività.
Anche i fondi nazionali, i fondi CIPE, non vengono più utilizzati a supporto dei fondi europei, quindi programmazione nazionale e programmazione europea, ma vengono presi per coprire i buchi che, secondo l'idea del Presidente, sono scoperti e vanno riempiti. Siamo indietro di trent'anni, anziché persistere nell'idea di fondo di aggiungere i fondi comunitari, si finisce per finanziare iniziative di infima qualità senza una bussola, bussando soltanto alla stanza del Presidente della Regione.
Colleghi, mettere insieme la finanziaria e il Programma regionale di sviluppo è un errore di logica. Intanto perché al Presidente della Regione del programma o dei programmi non gliene può fregar di meno. A lui interessa ciò che gli viene in mente di volta in volta, senza collocare nulla all'interno di nessun piano e di nessun elemento di programmazione. Tutto questo disturberebbe. In questo Programma regionale di sviluppo sono citati argomenti che mi ricordano le cose che Soru dice sempre, che ha detto durante la campagna elettorale e che conferma: "Non esistono le priorità, non esiste l'indicazione dei risultati né l'indicazione dei soggetti". Ma che cosa è? Assessore Dadea, devo rivolgermi a lei, che è stato proiettato qui, mi scusi, pur con tutta la sua dignità. Ma qui ci dovrebbe essere il Presidente, perché questa è una lotta impari: c'è chi comanda, butta lì le cose, se ne va, non partecipa, quindi anche queste discussioni - me ne rendo conto - sono quasi inutili. Noi le facciamo perché abbiamo il dovere di farle, ma voi comprenderete che non potete modificare una virgola. Cosa mi devo aspettare io dalla relazione? Nulla, assolutamente nulla! E anche questo è un modo per offendere il Consiglio regionale, perché se hai potere esercitalo, confrontati, vieni qua! Hai le tue idee? Dille. Invece il Presidente non le dice mai! Viene qui, ogni tanto, per fare discorsi populistici, come se noi fossimo dei cretinetti che aspettano che qualcuno li illumini. Questo non sta bene. Non sta bene perché il Presidente ha voluto l'Assessorato della programmazione e ha cacciato un Assessore. E allora venga qui a dire quali sono le nuove idee che stanno emergendo.
Intanto il Programma regionale di sviluppo era, è e sempre sarà la coincidenza della programmazione europea con la programmazione nazionale. Doveva contenere le strategie fino al 2015, quindi per più di una legislatura. Abbiamo, invece, un programma che tratta le risorse endogene e quelle che vengono dall'esterno, cioè le risorse nazionali ed europee, e le destina a pioggia, come si diceva una volta: alla scuola, alla disoccupazione, allo stipendio di cittadinanza e così via. E' un programma disarticolato dalla programmazione europea e dalla programmazione nazionale: la parte introduttiva contiene cose che contraddicono completamente il significato di questa manovra finanziaria. E' un nuovo programma elettorale, ma non sta a Soru indicare il nuovo programma elettorale. E' un programma che non prevede le strutture che noi abbiamo sempre definito e che vengono definite dappertutto "ad albero", non prevede obiettivi, non prevede punti strategici di sviluppo, non prevede i subobiettivi, non prevede le azioni, non prevede le risorse. Tutti gli strumenti di programmazione, il nuovo DPEF, il POR, il Piano di sviluppo della comunità europea, il FA[s2] S, gli APQ, eccetera, sono compartimenti stagni scollegati tra loro, che non comunicano, non si parlano.
Oggi la finanziaria avrebbe dovuto essere, a nostro giudizio, a valle, come primo punto indipendente. Tutti i pezzi della programmazione assomigliano agli aerei di Mussolini: erano dappertutto, ma la flotta non c'era. La programmazione integrata continua a farla da padrone e ci sono 700 milioni di euro non spesi che saranno parcheggiati lì, chissà per quanto tempo.
Tutto ciò per dire al Presidente - che non c'è - che lui, una volta, in uno dei suoi discorsi in Aula, ha detto una cosa che mi ha colpito ed era anche simpatica: "Non c'è bisogno di andare alla ricerca di frasi roboanti, ridondanti, di barocchismo. Siate semplici, perché la semplicità, molte volte, porta a farsi capire di più". Anch'io la invito, signor Presidente, a fermare il suo cervello e a renderlo meno tumultuoso e molto più sereno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Silvio Cherchi. Ne ha facoltà.
CHERCHI SILVIO (D.S.). Prendo la parola, dopo l'intervento "incoraggiante" dell'onorevole Floris, per dire intanto che ho notato che sia l'onorevole Diana sia l'onorevole Lombardo hanno fatto riferimento all'occupazione dell'aula. Siccome credo che non sia una giornata di cui andare orgogliosi, probabilmente ci sono elementi di autocritica che si possono anche apprezzare se hanno questo senso.
Io credo che per dare una valutazione su questa finanziaria si debba partire da un raffronto fra due dati: quello delle spese obbligatorie del 2004 e quello delle spese obbligatorie previste nella finanziaria che abbiamo di fronte. Si passa dal 99 per cento del 2004 al 78 per cento del 2007, ci sono, cioè, 21 punti percentuali in più a sostegno dello sviluppo, dell'occupazione e degli investimenti, che costituiscono - sarebbe bene ricordarlo - da molti anni a questa parte, una novità. Sono dati, numeri, non interpretazioni; dati che non sono capitati per caso, ma sono figli delle politiche di risanamento di questi anni e della positiva conclusione della vertenza sulle entrate, e probabilmente rappresentano il miglior biglietto da visita di questa maggioranza e di questa Giunta.
Certo, per quanto riguarda la finanziaria ci sono state le discussioni che abbiamo sentito in Commissione e in Aula sulla questione relativa all'anticipazione di risorse. Io non ho la competenza giuridica per essere perentorio sulla legittimità o meno di questa operazione, credo che le interpretazioni accademiche possano essere tante. Voglio rispondere, però, su questo punto, alla critica secondo cui stiamo togliendo risorse al futuro. Io penso esattamente il contrario: evitare ulteriori indebitamenti - quelli sì si scaricherebbero sulle future generazioni - e creare le condizioni per la crescita economica significa consegnare, senza frasi roboanti, una Sardegna che ha risolto qualche problema. C'è una dotazione finanziaria, anche grazie ai nuovi fondi POR e FAS, per poter raggiungere questo obiettivo nei prossimi anni. Credo, quindi, che la riflessione della maggioranza e della minoranza dovrebbe concentrarsi su un altro punto, valutare cioè se la finanziaria della Giunta e della maggioranza e il Programma regionale di sviluppo siano adeguati ai bisogni e alle esigenze dei nostri cittadini, se siano in grado di smuovere questa Regione e di inserirla nella scia delle rapide trasformazioni che caratterizzano le regioni d'Europa, ma con una sua autonoma fisionomia. Non è semplice e se qualcuno pensasse - lo dico anche per casa nostra - di poterlo fare senza il coinvolgimento e il contributo delle forze più rappresentative e più vive della società renderebbe tutto più complicato.
La finanziaria è composta, come dire, da quattro blocchi, corrispondenti ad altrettanti articoli, che sostanzialmente ne rappresentano la corda, la fibra. Sugli articoli che completano quel corpus di nuove imposte in direzione dell'autonomia finanziaria domando: sono iniziative che bloccano lo sviluppo o sono iniziative che non hanno portato niente? Una delle due! Anche nel formulare delle critiche, forse, bisognerebbe avere coerenza. E' certo un argomento controverso e un giudizio definitivo lo potremo dare quando queste imposte entreranno a regime e potremo effettivamente valutarne gli effetti. Credo che possiamo ascrivere a nostro merito che durante i lavori della Commissione abbiamo dato risposta ad almeno una delle contestazioni, e cioè che le imposte, oltre che giuste, devono essere eque. Infatti abbiamo adeguato l'aliquota riguardante la gran parte delle seconde case, cioè quelle meno pregiate, ai valori ICI.
L'articolo 10, con le nuove disposizioni per il finanziamento del sistema delle autonomie locali, consente non solo un sostanzioso recupero dei tagli nazionali e no praticati in questi anni, come ci ha ricordato, in audizione, il Presidente dell'ANCI, ma, fermo restando l'indirizzo rivolto all'occupazione e alle politiche attive, libera gli enti locali dai vincoli, favorendo una loro piena autonomia programmatoria.
L'articolo 13, concernente investimenti nella qualità ambientale e urbana, prevede anche il finanziamento, per 100 milioni di euro, del Programma straordinario di edilizia abitativa. Su questo, l'abbiamo detto in Commissione e continueremo qui la discussione, credo vada ascoltata con attenzione la riflessione dell'onorevole Diana sulla difficoltà oggettiva di spendere queste risorse in tempi rapidi, cioè di trasformarle in cantieri e posti di lavoro, mentre con le stesse risorse si potrebbero dare altre risposte ai bisogni sociali.
Il quarto blocco, che per comodità chiamiamo articolo 32 bis, che poi modificheremo, riguarda gli interventi finalizzati all'occupazione, alle politiche attive per il lavoro e di contrasto alla povertà. Credo che con questo articolo diamo una prima buona risposta, in coerenza con le scelte di questi anni.
Non mi sembra che stiamo ritornando a vecchie logiche, anzi mi sembra che con alcuni di questi provvedimenti, in particolare con le politiche per il lavoro e di contrasto alla povertà, stiamo cominciando a superare un limite della nostra iniziativa di questi anni. Vedete, molti di noi sono freschi di congresso e nel nostro, in particolare, c'è stata una lunga discussione sulle caratteristiche del riformismo di questo centrosinistra, discussione arricchita anche da metafore, come dire, di tipo ornitologico, ma questo è l'aspetto meno importante. Abbiamo spesso coniato degli slogan, come "riformismo senza popolo", "riformismo dall'alto", sintesi di discussioni avvenute dopo le elezioni, spesso dopo le elezioni perse. Credo che facciamo bene a parlarne in corso di legislatura, perché non possiamo nascondere i problemi che ci sono, il malessere diffuso nella società. Ce l'hanno ricordato in tanti, dalla Pastorale alle organizzazioni sindacali: 330 mila sardi al di sotto della soglia di povertà, numeri che, purtroppo, per la loro consistenza, mettono in chiaro le responsabilità di chi ha governato in questi anni e anche negli anni precedenti; difficoltà nei rapporti con le forze sociali e crisi dell'apparato industriale diffusa. Ed è onesto riconoscere che le innovazioni, le riforme fatte in questi anni, per motivi oggettivi, oltre che a causa di un sistema burocratico incombente e che non riusciamo a semplificare - credo che alcune delle cose dette dall'onorevole Mario Floris abbiano un fondo di verità -, non si sono ancora trasformate in opportunità, in vantaggi per chi ne ha bisogno. Ecco perché mi sembra che iniziamo faticosamente a fare un primo salto di qualità. In questa finanziaria noi non affermiamo che si debba riprendere a spendere e a spandere, ma sosteniamo quello che è negli obiettivi dell'Unione Europea, che è alla base dei sistemi economici europei più solidi, e cioè che la crescita economica e la coesione sociale si rafforzano reciprocamente, che una società con maggiore coesione sociale e meno esclusione è la garanzia di un'economia più efficiente. Basterebbe dare uno sguardo a quello che avviene in Europa e anche in alcune regioni d'Italia, dove si sono realizzate forti reti sociali, dove il cittadino non è solo, ma è assistito da servizi che funzionano, cioè è parte di una comunità organizzata. Sono regioni che, anche di fronte alle contingenze difficili di questi anni, reggono meglio, non perché la gente non protesti, ma perché così si crea anche un sistema economico più reattivo, capace di rispondere alle sfide nuove.
Certo, queste politiche non si possono decidere e attuare in una stanza. Ci vuole fatica, pazienza e dialogo, vanno coinvolti i sindacati, gli enti locali e tutto ciò che costituisce una società complessa e democratica, e poi ci vogliono Assessori e funzionari in grado, pazientemente e coerentemente, di attuarle.
Mi sembra che in questa finanziaria, che sicuramente, dati i tempi che abbiamo a disposizione e i ritardi che vi sono stati, soffrirà dell'impossibilità di un sostanziale arricchimento da parte del Consiglio regionale, vi siano alcune proposte, come quelle riguardanti le case (non necessariamente nuove), l'ambiente, l'occupazione, la povertà, il ruolo degli enti locali, che vanno in questa direzione, che possono essere migliorate, ma che comunque indicano una strada, forse da recepire e precisare meglio nel Programma regionale di sviluppo. E in questi giorni, nella discussione che si svolgerà in Aula, vi sarà la possibilità per tutti, con gli emendamenti, di dare un contributo e di recuperare davvero, attraverso le importanti novità che introduciamo nella finanziaria, il ruolo del Consiglio regionale. Probabilmente, chiarire la politica complessiva della Giunta e della maggioranza ci consentirà di superare anche, come dire, le turbolenze di questi giorni, che credo fossero dovute a un confronto serio sulle scelte politiche.
L'altro problema non lo risolviamo con questa finanziaria; è un problema che non si può risolvere con una legge finanziaria e necessita di una riflessione forse più profonda, che a dire il vero non ho trovato né nelle nostre proposte né nei contributi che sono venuti dalle associazioni di categoria. Certo, dobbiamo prestare attenzione e dare risposte alle richieste che ci sono state avanzate (penso, per esempio, alle richieste degli artigiani), però credo che quando ci si trova di fronte a una crisi così diffusa del sistema produttivo industriale probabilmente sia necessaria una riflessione più profonda, più attenta, soprattutto rispetto ai meccanismi di sviluppo e di crescita esistenti, oggi, nel mondo. Quando la crisi non coinvolge solo le grandi aziende che abbiamo ereditato dagli anni '60 e '70, cioè dal periodo delle partecipazioni statali, ma, al di là di un momento di contingenza favorevole, che speriamo diventi strutturale, come quello che stanno vivendo l'Europa e l'Italia in questi mesi, colpisce a pioggia anche aziende che hanno innovato, che hanno puntato quasi esclusivamente sull'esportazione, figlie di investimenti fatti da grandi aziende internazionali nel nostro territorio, nonché tante altre aziende di cui non sappiamo neanche il nome, perché non assurgono agli onori della cronaca, credo che quella riflessione approfondita di cui dicevo sia necessaria.
Noi abbiamo un sistema industriale che è stato un po' il secondo anello dello sviluppo dell'Europa e dell'Italia, che ha rappresentato la prima forma di delocalizzazione dello sviluppo industriale e che si è basato sul sistema degli incentivi, sul sostegno pubblico. Il problema, però, non è quello di eliminare il sostegno pubblico, il sistema degli incentivi; occorre aggiornare il sistema produttivo industriale, modificarlo, innovarlo. Ma vi è un elemento più strutturale, di fondo, ed è il fatto che nel mondo che viviamo oggi il sistema degli incentivi non è più sufficiente rispetto alla competitività di altri territori. La nostra delocalizzazione è stata superata da altre delocalizzazioni, i cui i costi non sono paragonabili a quelli che si devono sostenere in Europa. Credo, quindi, se è vero che crediamo ancora nella indispensabilità del sistema produttivo industriale, che insieme alle organizzazioni sindacali e alle forze sociali dobbiamo fare una riflessione e attivarci presso il Governo nazionale e la Comunità europea per consentire, anche attraverso forme di fiscalità innovative, che sia nuovamente appetibile investire in Sardegna.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (Gruppo Misto). Cercherò di non utilizzare tutto il tempo, se può servire a recuperare i ritardi di questa finanziaria.
Approfitto della circostanza, siccome vedo i banchi della opposizione quasi vuoti, per parlare con ancor più serenità alla maggioranza. Vedete, noi qui possiamo fare un esercizio di retorica, dicendo che tutto va bene o limitandoci a esaltare le cose che oggettivamente di buono questa finanziaria presenta. Ma sarebbe, a mio avviso, un'esercitazione davvero poco utile anche alla stessa maggioranza. E allora, parafrasando Arturo Graf, la nobilissima arte di mandare a braccetto verità e menzogna, in modo che chi le vede passare non sappia distinguere quale sia la verità e quale la menzogna, la lasciamo ad altro dibattito e ad altre circostanze.
Siccome stiamo affrontando il tema della manovra finanziaria e di bilancio, cioè uno degli appuntamenti che hanno grande rilievo non solo sul piano politico, ma anche per le ricadute economiche e sociali nella nostra Isola, è bene che questo tema lo affrontiamo, ripeto, senza infingimenti. E noi, Popolari Udeur, lo facciamo scevri da qualsiasi condizionamento, soprattutto scevri dal condizionamento che spesso ha inquinato il dibattito tra le stesse forze di maggioranza. Lo abbiamo detto al presidente Soru qualche giorno fa, proprio in occasione del nostro congresso regionale, lo ribadiamo oggi, ancor più chiaramente: l'Udeur, state sereni e tranquilli, colleghi della maggioranza, non è interessato ad alcuna poltrona assessoriale, non ne chiede. Addirittura, così vi alleggeriamo qualunque compito e vi togliamo dall'imbarazzo, non ne vogliamo! Questo non significa non essere partecipi, lo si può essere ugualmente, e noi lo siamo, e vogliamo esserlo ancor più credibilmente, proprio perché non siamo condizionati da nessun aspetto che riguardi l'occupazione di poltrone di qualunque tipo, e men che meno di quelle assessoriali.
Ci rivolgiamo alle forze politiche di maggioranza, però, per sapere se la nostra permanenza in questo quadro di maggioranza ha un senso, per sapere, cioè, se c'è ancora la condizione perché all'interno della maggioranza si sviluppi un dialogo franco, libero, aperto, oppure il tutto si riduca a un problema interno alle forze che domani andranno a costituire il Partito Democratico. Questo ce lo dovete dire, perché se il centrosinistra sardo vuole rinchiudersi tra le mura dei soggetti che attualmente sono i fondatori, rappresentano il nucleo del costituendo Partito Democratico, se ritiene, quindi - parlo evidentemente per l'Udeur - che noi non siamo utili o che non sia indispensabile la nostra presenza ne prenderemo atto.
Lo dico perché, vedete, noi riteniamo che sarebbe ingeneroso ridurre tutto a responsabilità della Giunta regionale o del presidente Soru. La Giunta regionale e il presidente Soru hanno le loro responsabilità, ma accanto alle responsabilità noi riconosciamo pure il merito di avere, forse per la prima volta, nella ultracinquantennale storia autonomistica, affrontato e risolto questioni storiche della nostra Isola: dalle entrate alle servitù militari. Ha affrontato seriamente anche il tema delle riforme, tra le quali la riforma degli enti. Però, il problema vero, a mio avviso, ed è un problema dei partiti, sta proprio nell'assenza della politica. Insegnava Aldo Moro che la politica è fatta di situazioni prima ancora che di scelte e che sfugge a ogni schema rigido. Nella politica l'esigenza di sperimentare in concreto, di cercare nuovi e più efficaci equilibri, deve prevalere sull'ansia di fissare soluzioni astratte e definitive. E allora, bisogna che tutti ci richiamiamo alla realtà, perché si deve sicuramente operare in aderenza con gli avvenimenti - ci ricorda ancora Moro -, per il quale una realtà non interpretata è una realtà muta. E lo scenario a cui spesso noi assistiamo sembra essere questo: uno scollegamento totale rispetto a ciò che avviene al di fuori di questo palazzo. E allora compito della politica è avanzare le analisi, proporre ipotesi di lettura capaci di avvicinare l'azione politica alla realtà, cogliendone i mutamenti, perché non possiamo continuare a limitarci a registrare i fatti o, peggio ancora, a subirli anziché aspirare a governarli.
E scusatemi se io ancora insisto sugli insegnamenti di Aldo Moro, il quale soleva fare riferimento alla "democrazia difficile", quale dato obiettivo con il quale ognuno di noi deve misurarsi. La democrazia difficile è l'orizzonte che rende la politica un'avventura complessa e affascinante allo stesso tempo. E allora, una democrazia difficile non esige dalla politica soltanto le doti della buona amministrazione, sempre che di buona amministrazione si parli in questo contesto. Non mi pare, infatti, che alcune questioni emerse in queste settimane diano conto che tutto si svolga secondo le regole della buona amministrazione.
A prescindere da questo aspetto, la buona politica domanda, soprattutto, che si dischiudano nuove prospettive e che vengano pazientemente superate tutte le asperità con la mediazione, il confronto, la gestione dei conflitti. Questo significa tornare alla politica. Noi, oggi, assistiamo, invece, a una conflittualità esasperata. Non c'è un'associazione di categoria o un'organizzazione sindacale che si dica soddisfatta dell'azione che la politica produce a livello regionale. Può darsi che esagerino, comprendiamo le battaglie sindacali che portano forse anche a esasperare alcuni temi, alcune problematiche, ma non è possibile che tutte le parti sociali si siano accordate per denunciare una situazione che davvero ci allontana dalla sfida della competitività, che ci allontana da quelle regioni il cui PIL anziché diminuire, o aumentare solo lievemente, cresce e cresce sostanzialmente, dove l'occupazione, quella effettiva non quella precaria o stagionale, quella stabile, cioè, aumenta consistentemente.
Allora, vedete, se questa maggioranza ritiene che il contributo dei Popolari Udeur sia utile, noi alcune soluzioni le abbiamo già prospettate in maniera chiara, senza ricorso alle vie tortuose, soluzioni che ancora qui riproponiamo. Se, come mi auguro, ci sarà la consapevolezza di un ritorno alla politica, soprattutto da parte dei maggiori partiti della coalizione, consideriamo indispensabile e non più rinviabile una risposta chiara alle questioni poste, innanzitutto, in materia di lavoro. Perché vi è la necessità di rivedere non solo la quantità delle risorse da investire in questi settori, ma anche la qualità della proposta, affinché non abbia a ripetersi lo scandalo di un monte di risorse, pari a oltre 500 milioni di euro, ancora ferme, bloccate, vuoi per responsabilità della Regione, che non fa le istruttorie, vuoi per responsabilità degli stessi enti locali, che non rispettano i canoni normativi per la spendita di quelle stesse risorse. Sta di fatto che sono risorse bloccate e, oggi, in una situazione drammatica, bloccare delle risorse a noi pare davvero un delitto.
Ma c'è un problema, e qui mi rivolgo in particolare agli amici della Rifondazione Comunista: i problemi del lavoro non si possono risolvere con un richiamo o una richiesta di dimissioni soltanto dell'Assessore del lavoro. Se questo potesse risolvere il problema, sosterremmo anche questa vostra richiesta, ma probabilmente il problema lo si risolve con azioni coraggiose, con azioni concrete. Invitiamo, pertanto, anche le parti politiche più sensibili a questi temi a porre in essere un'azione comune che veda finalmente risolto il problema del precariato in Sardegna, che è diffuso. E non mi riferisco tanto al problema dell'amministrazione regionale, quanto al problema degli enti regionali, degli enti pubblici in generale. Sotto il Consiglio regionale stazionano ancora lavoratori del Policlinico, ai quali tutti i Capigruppo, la stessa Giunta ha dato sostegno, solidarietà, assicurazione di risolvere il problema, ma il problema è sempre lì, perché loro sono lì con l'aggravante di sentirsi financo presi in giro.
Allora, o queste questioni le affrontiamo per dare soluzioni o altrimenti davvero tutti insieme (ma noi abbiamo almeno il merito di aver riproposto con forza il problema) falliremo su quella che, in questo momento, ci pare una delle più importanti emergenze della nostra Isola. Attivarsi in questo senso è una scelta e la politica è fatta di scelte. Io vedo che, a livello nazionale, il Governo Prodi ha avuto il coraggio di fare una scelta in questa direzione. In questa direzione, invece, mi pare che la Giunta regionale faccia scelte che contraddicono lo spirito anche dei provvedimenti del livello nazionale. Cito per tutti - e l'assessore Dadea sa a cosa mi riferisco - il fatto che non si possono obbligatoriamente collocare a riposo i dipendenti pubblici che abbiano compiuto sessant'anni d'età. Questo provvedimento può forse rispondere a logiche, per carità, anche nobili dell'amministrazione, ma è contraddittorio nel momento in cui si fanno consulenze non con ultrasessantenni, ma con ultrasettantenni! A livello nazionale la tendenza è quella di dare agli anziani una possibilità concreta di inserimento nel contesto del lavoro, perché sono ancora utili ai processi produttivi, alla società, e non dei ferri vecchi da rottamare.
Sono temi sensibili, sui quali noi, ripeto, non abbiamo interessi personali particolari da difendere, non alziamo la posta per ottenere assolutamente niente in cambio, lo ribadiamo. Ed ecco, allora, perché continuiamo a insistere sulla necessità che anche per il sistema produttivo, e mi riferisco in particolare all'artigianato e alla legge numero 51, una delle poche leggi che hanno dato significativi risultati sul piano occupazionale, non foss'altro perché le imprese artigiane rappresentano il nucleo fondamentale della nostra economia, si abbia un occhio di riguardo, prevedendo adeguate risorse. Ma è così anche per il commercio e la legge numero 9, e per il sistema agro-pastorale, affinché possa tornare a essere, se ci crediamo veramente, una componente essenziale del nostro sistema economico. Così come non possono essere lasciate al caso le situazioni di crisi che il settore industriale attraversa nella nostra Isola, dal sud al nord, passando per Ottana. Mi pare anche qui che, per quanto vi siano stati alcuni tentativi seri, con gli strumenti dell'ordinaria amministrazione non si risolvano i problemi. Occorrono anche per questo maggiore impegno e, se necessario, strumenti straordinari.
Non entro sulle questioni irrisolte della sanità, di cui vi potranno parlare meglio i colleghi Sergio Marracini e Renato Lai, ma a tal riguardo mi preme sottoporre un altro argomento che abbiamo proposto con forza, cioè la necessità che anche verso le categorie deboli, verso i disabili, si possa avere una maggiore attenzione, attraverso la previsione di un fondo unico dal quale attingere per andare incontro ai bisogni soprattutto di quei familiari che fanno assistenza diretta ai loro congiunti che si trovano in condizione di disabilità per patologie evidentemente gravi. E in questo si pone il tema della famiglia, che rappresenta anche per noi un banco di prova sul quale io richiamo, brevemente, la necessità di una maggiore attenzione per integrare le provvidenze previste dalla legislazione nazionale al fine di consentire a molte famiglie di superare le condizioni di disagio in cui versano.
Pensavo di non occupare tutto il tempo, mi dispiace, ma per noi questi sono punti irrinunciabili, che rappresentano il superamento di una logica nei rapporti tra i partiti della maggioranza e il superamento di una logica nel rapporto tra Popolari Udeur e Governo regionale. E allora, da un lato, noi non siamo più disponibili ad avallare scelte che non ci vedano direttamente coinvolti e, dall'altro, vogliamo che tornino tutte le azioni di coinvolgimento, di concertazione con le forze sociali, imprenditoriali, sindacali e culturali della società sarda.
In questo contesto, signor Assessore, noi sospendiamo il giudizio su questa finanziaria, ma collaboreremo per migliorarla e valuteremo quali e quante risposte saranno date ai problemi che, nella chiarezza e senza condizionamenti, abbiamo sottoposto alla vostra attenzione.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente del Consiglio, assessore Dadea, colleghe e colleghi, l'appuntamento con la finanziaria e il bilancio 2007 - lo faceva notare anche l'onorevole Cherchi - coincide, in Italia e in Sardegna, con un'autentica rivoluzione politica: mentre è stata varata una campagna referendaria finalizzata a eliminare le organizzazioni più piccole, è in atto una ristrutturazione epocale dei partiti. I socialisti dello S.D.I. vogliono costruire - come è emerso con forza ed entusiasmo al congresso straordinario di Fiuggi - una casa più spaziosa e ospitale, esposta al sole europeo del P.S.E.. Anche per questo motivo ritengo che non sia più procrastinabile la costituzione del gruppo S.D.I. in Consiglio regionale. D.S. e Margherita (nella nostra Isola anche Progetto Sardegna) sono orientati, del resto, a realizzare una fusione che, nello scenario europeo, propone una terza via, alternativa al Partito Socialista Europeo e il tentativo di creare un partito unico è imitato anche dal centrodestra. E' quindi un momento molto delicato e particolare che mi induce a ritenere che il Consiglio debba affrontare al più presto la riforma delle riforme, vale a dire la legge elettorale, perché d'altra parte occorre essere realisti: ho timore che anche in questa legislatura lo Statuto di autonomia resterà un sogno irrealizzato.
Questa premessa per chiarire il contesto magmatico in cui ci troviamo a operare e in cui si collocano finanziaria, bilancio e Programma regionale di sviluppo. Nel frattempo, e soprattutto dal maggio 2004 a oggi, la situazione socioeconomica della Sardegna non è, purtroppo, sufficientemente migliorata. Il documento strategico regionale, nonostante gli sforzi e l'impegno del Presidente, della Giunta e della maggioranza, delinea ancora, dopo quasi tre anni, un quadro preoccupante che richiede uno straordinario intervento. Sulla legge finanziaria 2007 grava pesantemente questa condizione di emergenza a cui responsabilmente si devono dare risposte immediate, anche se temporaneamente assistenziali, in attesa che le riforme in cantiere e in atto diano risposte strutturali all'Isola.
L'importante lavoro svolto dalla Commissione bilancio, con il contributo prezioso del presidente Giuseppe Luigi Cucca, per disporre di ingenti risorse contro la disoccupazione e per contrastare l'avanzata delle nuove povertà, è un segnale di rinnovata evidente sensibilità, perché se riformare significa - come sostiene l'assessore Gian Valerio Sanna - adeguare per competere, occorre ricordare che durante questo cambiamento dobbiamo lasciare un po' di tempo, soprattutto ai più deboli, per attrezzarsi. C'è il rischio altrimenti di costruire un mondo per pochi privilegiati. Il diritto uguale per tuutti deve valere anche durante il traghettamento, se no registreremo molti morti, colpevoli soltanto di trovarsi loro malgrado sulla barca sbagliata.
Non voglio apparire pedante, dal momento che in quasi tre anni di presenza immeritata in quest'Aula l'ho sistematicamente fatto rilevare, ma le leggi contabili a cui dedichiamo l'attenzione sono diventate talmente complesse e difficili da consultare che anche degli esperti, come l'assessore Mannoni e i funzionari dell'Assessorato, hanno dovuto ammetterlo, figuriamoci quindi se sono strumenti per i cittadini e per gli amministratori locali.
Nella parte iniziale di questo intervento intendo insomma suggerire di aiutare i cittadini a comprendere in modo più diretto, e quindi meno tecnico, quello che garantirà la finanziaria 2007, che cosa metterà a disposizione il bilancio e attraverso quali capitoli. Quello che ai cittadini è stato finora trasmesso e un'accentuata discrezionalità della Giunta e del Presidente a operare nei finanziamenti di iniziative e progetti, e ovviamente non mi sembra che l'informazione ai cittadini possa e debba limitarsi a questo genere di comunicazione incompleta e tendenziosa, e direi anche molto pericolosa. Per fugare qualunque dubbio occorre, quindi, evitare la propaganda e offrire un'informazione chiara, di servizio, dando istruzioni per l'uso in linea con quel senso etico che il programma di Sardegna Insieme vuole, credo, continuare a restituire alla politica.
Relativamente al tema del lavoro, a cui il documento strategico regionale dedica un denso capitolo, penso che anche in questo caso sia necessario ricordare quanto viene affermato nel programma della nostra coalizione, che - lo dico sempre - certo non è la Treccani, ma visto che per alcuni lo è forse è bene ricordarlo. Il tema dell'occupazione, in presenza di un tasso di disoccupazione tra i più elevati in Italia, che diventa allarmante per alcune categorie di soggetti, costituisce uno dei temi centrali d'impegno della politica regionale. Il conseguente obiettivo, pertanto, è quello della creazione di nuovi posti di lavoro e della conservazione di quelli esistenti. Il conseguimento di tale obiettivo è essenzialmente legato alla crescita economica della regione: tanto maggiore sarà per qualità e quantità la crescita economica, tanto maggiore sarà la crescita dell'occupazione. Tuttavia non si può prescindere, nella fase attuale, dall'adozione di opportune ed efficienti politiche del lavoro, non soltanto per accompagnare in maniera significativa il processo di creazione e di mantenimento di posti di lavoro, ma anche per far fronte al deficit di occupazione mediante misure aventi carattere assistenziale e politiche selettive da destinare alle categorie più deboli o svantaggiate nel mercato del lavoro.
Ritengo, quindi, alla luce delle corrette considerazioni precedenti e nell'ottica di una Regione pluralista, che la questione dell'occupazione debba essere affrontata d'intesa con le parti sociali e gli amministratori locali, lo diceva anche l'onorevole Sabatini. Ciò vale per le emergenze (Legler, Parco geominerario, industrie Portovesme, Mineraria Silius, Abbanoa, e mi fermo), ma anche per le iniziative che rischiano di ridurre anziché aumentare l'occupazione e di ampliare il numero dei poveri. Ricordo, per inciso, ma con forza, il problema delle donne delle pulizie della Regione: a conclusione del bando si profila, con la riduzione del servizio per ottenere un risparmio irrisorio, il licenziamento di non meno di 350 persone su 600 monoreddito, che guadagnano in media 500 euro al mese. Non credo, francamente, che si possa procedere su questa strada perché sarebbe un disastro umano e sociale, prima che politico. Aggraverebbe, inoltre, la già drammatica disoccupazione al femminile, che nella nostra Isola assume livelli inaccettabili. Ci sono poi i precari all'interno della Regione, delle Province e dei Comuni. Una pubblica amministrazione che si rispetti non può in alcun modo alimentare il mercato del lavoro precario e ricorrere a contratti atipici. Deve, quindi, farsi carico di persone che con un curriculum professionale ineccepibile aspettano di essere assunte ormai da decenni. Se i precedenti Governi non hanno provveduto a sanare queste situazioni hanno agito male e la nostra coalizione non può seguire quegli esempi negativi. Ecco perché ho apprezzato la sensibilità dell'assessore Dadea su questo argomento, ma questo deve valere per tutti, dai restauratori di libri ai precari del Centro del catalogo, insomma per tutti quelli in analoghe condizioni. Eliminare e combattere la precarietà deve essere un imperativo innanzitutto per la pubblica amministrazione, ma deve essere il principio guida dell'intero sistema economico regionale. In Italia potremo distinguerci anche per questo, perché siamo la prima Regione che punta a eliminare il precariato in ogni suo aspetto.
Nel mercato del lavoro e della flessibilità c'è, però, anche un altro fenomeno gravissimo che ha raggiunto dimensioni significative e al quale occorre dedicare una particolare attenzione. Mi riferisco ai nuovi disoccupati, figli di un'assurda applicazione della legge sulla flessibilità da parte di datori di lavoro, spesso di piccole imprese, che si liberano di professionalità mature con esperienza pluridecennale. Per ridurre le spese vengono assunti giovani con contratti a tempo. Si tratta di un uso improprio di strumenti legislativi per aggiudicarsi maggiori profitti. I licenziati, tra i 45 e i 55 anni, rimangono senza alcuna prospettiva di lavoro e privi di qualunque forma di aiuto sociale. Il reddito di cittadinanza, una proposta che i Socialisti condividono con Rifondazione, deve essere concretizzato è attuato con intelligenza, per chi aspira a entrare nel mondo del lavoro, ma anche per chi ha bisogno di un supporto per reinserirsi.
Penso che condividiate con me l'esigenza, manifestata con forza e determinazione in queste ultime settimane dagli operatori dell'artigianato, di ridare fiducia e slancio ai settori tradizionali dell'economia isolana, con il rifinanziamento delle leggi di incentivazione per il commercio, l'artigianato e il turismo, in grado, con la piccola e media impresa, di creare anche in tempi brevi posti di lavoro stabili. Relativamente alle riforme è necessario un maggiore e più convinto coinvolgimento dei cittadini, evitando rigidità e favorendo, invece, con il consenso le trasformazioni che tutti vogliamo. Proprio per accrescere la consapevolezza dell'utilità dei cambiamenti è indispensabile salvaguardare il pluralismo dell'informazione. Rilanciare la legge regionale numero 22 per l'editoria periodica radiotelevisiva e per le piccole realtà locali è diventata un'esigenza anche per salvaguardare le frequenze radiofoniche, che si stanno dilapidando in questa regione. In attesa, quindi, delle necessarie modifiche, deve essere rifinanziata in ogni capitolo, e non solo in parti residuali. Oggi la legge numero 22 è ridotta a un fantasma, a un puro nome, non ha più corpo, e ciò appare ancora più paradossale nell'era dell'informazione. Ma tornerò su questo punto, quando affronteremo l'esame degli articoli.
Anche per quanto riguarda il Piano paesaggistico l'informazione non è stata adeguata né tanto meno convincente. Ho potuto personalmente verificare in numerosi incontri pubblici la necessità di rivedere e aggiornare l'attuale normativa, soprattutto per rimuovere il blocco totale nelle aree agricole, risolvere i contenziosi, in particolare sui centri storici, per evitare cantieri abbandonati e opere incompiute. E' altresì indispensabile varare al più presto la legge urbanistica. Mi sono inoltre persuasa che un'ampia informazione debba riguardare il piano energetico, anch'esso da modificare offrendo maggiore spazio alle energie alternative, specie all'eolico, utilizzando i siti esposti al vento a scarso impatto ambientale, di cui l'Isola è ricca.
A conclusione dell'intervento, intendo mettere l'accento su due questioni: innanzitutto sono convinta che il Presidente della Regione abbia avuto un'idea geniale nel voler colpire il lusso, credo, però, che non si possano generalizzare le tasse, altrimenti daremmo un'immagine di un'isola dove i cittadini subiscono un aggravamento del sistema fiscale, insostenibile anche in considerazione dell'aumento del costo della vita. Sono, però, anche convinta che non si debbano tassare gli emigrati in nessun modo; sono nostri conterranei a tutti gli effetti e non possono essere considerati estranei alla loro terra. Allora, se non è possibile trovare il modo di individuare il lusso e di varare tasse intelligenti in grado di selezionare l'obiettivo, ebbene penso che sia meglio abolirle, perché intaccherebbero quella nostra unità di popolo disperso in ogni parte del mondo, che comunque va preservata prima di tutto. E penso, anche, che questo darebbe a noi un'occasione unica per ripristinare con i sardi in Italia e nel mondo veramente un rapporto di collaborazione, così come lo si vuole realizzare.
L'altra questione che ritengo importante, alla quale, secondo me, non possiamo derogare, è quella relativa ai giovani. Il mondo della scuola e della formazione professionale è in attesa di una riforma importante. La scuola pubblica statale di qualità è un obiettivo prioritario, così come una formazione professionale adeguata alle esigenze dei giovani e dei diversi settori produttivi. Spero, quindi, in un rapido approdo della legge in Aula, anche perché potrebbe rivelarsi uno strumento utile per dare risposte agli insegnanti e alle famiglie e, soprattutto, per ridare fiducia e speranza ai nostri ragazzi.
Io mi auguro che i lavori all'interno di quest'Aula possano essere utili per migliorare ulteriormente i testi che ci accingiamo a esaminare e, soprattutto, per ripristinare quegli equilibri che sono indispensabili all'interno della nostra Regione. Perché partecipare a manifestazioni pubbliche dove si sente parlare continuamente di situazioni drammatiche diventa un'impresa veramente non facile da sostenere per tutti, ma soprattutto per chi, come me, è alla prima esperienza legislativa e ha molta fiducia e crede molto nel potere della politica di dare soluzione ai problemi. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, l'approccio alla manovra finanziaria per il 2007 è stato traumatico per chi, come noi consiglieri, l'ha vissuto in diretta, ma è stato tanto più traumatico quanto più i tempi della presentazione dei relativi documenti si sono dilatati nel tempo per i riflessi negativi che la manovra stessa ha prodotto sulla collettività, sulla Regione, ma soprattutto sull'organizzazione complessiva della pubblica amministrazione in Sardegna, perché purtroppo sono riflessi che si fanno sentire anche in quello che è l'iter di approvazione dei bilanci degli enti locali. Quindi i riflessi negativi di questa manovra finanziaria sono estesi a tutta l'Isola, compresi i comuni più piccoli, condizionando pesantemente l'economia e coinvolgendo, come dicevo, l'amministrazione pubblica.
Detto questo, credo che sia necessario e utile ricordare i percorsi compiuti. Ho avuto la possibilità di ascoltare il collega Cherchi, il quale ha ricordato che la minoranza, per far sì che il Consiglio potesse avere i disegni di legge finanziaria e di bilancio, è stata obbligata a occupare l'aula, fatto per noi inconsueto, come rappresentanza politica di Forza Italia, fatto che non appartiene di sicuro alla storia, anche se di non molti decenni, del nostro partito.
Purtroppo, alcune responsabilità, caro Assessore, vanno individuate, certo non in capo alla sua persona. Del resto lei ha assunto l'interim della programmazione ad avvio ormai inoltrato della predisposizione della legge finanziaria. Voglio ricordare, infatti, che la legge finanziaria e il Programma regionale di sviluppo sono stati presentati nella Commissione di merito dal Presidente della Regione, che tutto ha fatto tranne che fornire responsabilmente al Consiglio i documenti necessari per poter procedere all'esame degli stessi.
Quindi l'iter della manovra finanziaria è partito col piede sbagliato, dal momento che, nonostante quanto previsto dalla nuova legge di contabilità, il 30 settembre noi non disponevamo ancora dei relativi documenti. La prima richiesta di autorizzazione all'esercizio provvisorio è stata avanzata nel mese di dicembre. In quella occasione è stato chiesto che la finanziaria e il bilancio venissero presentati, ma i tempi sono slittati fino ad arrivare alla richiesta di altri due mesi di esercizio provvisorio. Comunque sia, abbiamo battuto il record dei ritardi nella presentazione e di conseguenza nell'approvazione di questa manovra finanziaria. Questo va ascritto a merito soprattutto del Presidente della Regione, che, secondo la sua ratio, quella stessa ratio che l'ha portato a privarsi di un valido collaboratore, quale l'assessore Pigliaru, ha maldestramente percorso l'iter del confronto con lo Stato sul tema delle entrate, ma soprattutto, nonostante abbia bruciato tanti interessi nella nostra Isola, non ha saputo portare alla nostra terra quei benefici di cui parlava in continuazione, riempiendo pagine dei giornali, ma soprattutto le orecchie dei sardi.
Nella legge finanziaria 2007 leggiamo che per abbattere l'indebitamento della Regione, ovvero il disavanzo del 2006, dobbiamo ricorrere alla stipula di mutui per l'importo di 1 miliardo e 266 milioni di euro. Ma nel bilancio 2006, comunque sia, vennero iscritti a bilancio 1 miliardo e 500 milioni di euro a valere sulle entrate del 2013, 2014 e 2015. Dai banchi della minoranza, in quel momento, Assessore, noi dicemmo che si stava attuando un falso in bilancio, che si stava praticando un'alchimia contabile assolutamente non rispondente a quelli che sono i principi costituzionali che regolano l'attività finanziaria non solo dello Stato, ma anche di tutta l'amministrazione pubblica. Si trattava di una violazione - si disse allora - dello stato di diritto, che è garantito dalla nostra Costituzione, nell'utilizzo delle risorse pubbliche. Se uno stato di diritto deve esistere non può essere maltrattato, ma deve essere garantito.
Noi non condividiamo neanche le giustificazioni e le eventuali autorizzazioni che il Ministero delle finanze avrebbe concesso in merito a queste alchimie contabili, perché a noi non è stato mai fornito, Assessore, nessun documento, nemmeno in sede di Commissione, ma vorrei che mi si smentisse portando questa documentazione in Aula affinché tutti i consiglieri ne vengano a conoscenza.
Io non credo che ci si possa avventurare, davvero, nel realizzare quanto previsto soprattutto nell'articolo 1, cioè l'impegno di altri 500 milioni di euro a valere sulle entrate del 2010. Penso che questa manovra finanziaria avrà effetti devastanti, per l'ipoteca che genera sulle risorse degli anni citati, per le future generazioni e per chi verrà chiamato ad amministrare la Regione sarda nelle prossime legislature, perché qui siamo andati a intaccare non soltanto le risorse del prossimo quinquennio, ma persino quelle del 2013, 2014 e 2015. Allora, noi non possiamo di sicuro condividere questa operazione, non l'abbiamo condivisa quando è stata proposta e tanto meno potremo condividerla nel momento in cui saremo chiamati a votare la legge finanziaria.
Questo per quanto riguarda il preambolo, ma volevo anche ricordare che la manovra finanziaria andava accompagnata da un altro documento, il Programma regionale di sviluppo. Nonostante la scarsa presenza di consiglieri in aula, credo che meriti perlomeno alcune riflessioni il fatto che il Programma regionale di sviluppo, come è stato evidenziato già in sede di esame in Commissione, è soltanto l'elaborazione di un sogno, che è stato tradotto in tante belle parole, ma che non si sostanzia di nessuna risorsa. E infatti noi non intravediamo nessun percorso attraverso il quale questo programma possa essere realizzato. Se andiamo a verificare, a dispetto della sua denominazione, in questo programma, che riguarda il triennio 2007-2009, non c'è traccia alcuna di come la Regione sarda intenda programmare l'eventuale sviluppo in questi anni, non c'è un'indicazione chiara degli obiettivi né per quanto riguarda la copertura finanziaria né, tanto meno, per quanto riguarda le schede di valutazione, quindi il cronoprogramma che, anno per anno, consente di conoscere i risultati ottenuti, ma soprattutto di verificare, alla fine del triennio, se gli obiettivi previsti sono stati tutti raggiunti.
Bene, per tutte queste ragioni, siamo arrivati all'esame della finanziaria chiedendo ancora che venisse presentato, prima dell'inizio della discussione in Aula della finanziaria, l'allegato al Programma regionale di sviluppo contenente le schede obiettivo, le indicazioni sulle risorse da stanziare, i cronoprogrammi e soprattutto la valutazione dei risultati conseguiti. Non c'è ancora traccia di questo documento, nonostante il suo impegno, Assessore, a produrlo prima dell'inizio della discussione in Aula. Attendiamo fiduciosi che questi passaggi si compiano prima dell'esame degli articoli.
E andiamo a vedere quali sono i contenuti che più ci preoccupano di questa manovra finanziaria; una manovra che avrebbe dovuto cogliere quelli che sono i bisogni, anche tragici, che caratterizzano questa nostra Isola delle emergenze, perché la Sardegna è diventata, purtroppo, un'emergenza totale e assoluta, che ha comportato, negli ultimi tre anni, come dichiarato dalle rappresentanze sociali, 15 mila poveri in più (questi dati sono stati forniti in sede di Commissione). Le nuove povertà in Sardegna interessano 90 mila 764 famiglie, tante ne sono state censite appunto dalle rappresentanze sociali. Complessivamente 250 mila nostri concittadini versano in stato di povertà non solo economica, ma anche sociale.
Cogliendo i propositi che hanno ispirato la marcia della solidarietà che ha concluso il suo percorso proprio davanti al palazzo del Consiglio regionale, ho voluto rimarcare che queste persone non hanno bisogno di un assistenzialismo di ritorno, di interventi volti soltanto a risolvere il problema del quotidiano. Peraltro vedremo quanti emendamenti la Giunta e i consiglieri di maggioranza presenteranno, prima dell'inizio della discussione degli articoli, riguardanti interventi in favore dei nuovi poveri, ma soprattutto di tutte quelle persone che hanno non solo bisogni economici, ma anche sociali. Abbiamo approvato la legge numero 23, sulla riforma dei servizi socioassistenziali, ma nelle pieghe di questa finanziaria le risorse sono minimali rispetto a quanto si vorrebbe attivare per antagonizzare, come ricordava poco fa la collega Caligaris, la crescita della disperazione. Abbiamo degli obiettivi, che ci derivano dagli impegni di Lisbona e che riguardano soprattutto l'occupazione. L'occupazione è in crescita in Italia e in Europa, ma in Sardegna non cresce con gli stessi indici. Il tasso di occupazione previsto per il 2010 è indicato nel 70 per cento. A malapena, oggi, in Sardegna l'occupazione sfiora il 60 per cento e per raggiungere l'obiettivo prefissato, cari colleghi, dobbiamo seguire un percorso che porti gli occupati sardi dagli attuali 612 mila agli 810 mila previsti per il 2010. Questo significa che si sarebbe dovuta prevedere, in questa finanziaria, come pure nella programmazione regionale, quindi nel Programma regionale di sviluppo, la creazione di 50 mila nuovi posti di lavoro all'anno. Di tutto questo non c'è traccia né in questa finanziaria né nel PRS. Questo è grave, anche perché i lavori della Commissione sono stati interrotti proprio per cercare di elaborare frettolosamente degli emendamenti volti a cogliere questi bisogni.
A me dispiace che il presidente Soru non sia in aula, ma credo che lei, Assessore, sia in grado di trasferirgli questo messaggio: noi aspettiamo ben altro in termini di risposte per i cittadini, soprattutto per quelli più giovani.
CAPPAI (U.D.C.). E' andato a contare i nuovi poveri!
CONTU (F.I.). E' andato a contare i nuovi poveri e ci porterà nuovi dati, dice il collega.
Dette queste cose, credo che il primo obiettivo sul quale dovremo concentrare la nostra attenzione sia proprio quello di individuare, nelle pieghe delle proposte della Giunta e della maggioranza, ma anche nelle pieghe delle proposte della minoranza, le risorse necessarie e disponibili per affrontare questi punti cardine della crisi della nostra regione. Perché rispetto agli 8 miliardi e 37 milioni di euro previsti nella proposta originale della finanziaria, vorrei capire, ma non ne ho avuto ancora la possibilità, in che termini sono aggiuntivi i 100 milioni di euro previsti per garantire reddito di cittadinanza e quant'altro, ma soprattutto vorrei sapere quante risorse aggiuntive sono previste per creare nuova occupazione.
Comunque sia, se facessimo una verifica delle risorse aggiuntive risulterebbe che di aggiuntivo non c'è proprio niente e quindi anche l'arrivo delle tanto sbandierate risorse per la sanità, che l'assessore Dirindin, la settimana scorsa, ha detto di aver portato da Roma, non ci meraviglia più di tanto.
Mi fa concludere, Presidente?
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Contu.
CONTU (F.I.). Non ci meraviglia soprattutto perché si tratta di risorse che erano già state indicate nella programmazione finanziaria dello Stato e che spettavano alle Regioni che uscivano dall'Obiettivo 1. Smettiamola di accampare grandi risultati che non ci sono! Noi sappiamo di sicuro che per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti col Piano sanitario mancano svariate centinaia di milioni di euro, per cui, da qui alla fine dell'esame di questa finanziaria, vorremmo avere la garanzia che si darà corso all'attuazione del Piano sanitario. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (R.C.). La prima finanziaria, in questa legislatura, l'abbiamo approvata ad aprile del 2005, la seconda a febbraio del 2006, adesso ci avviciniamo a maggio e approviamo quella del 2007.
CAPPAI (U.D.C.). Ancora non lo sappiamo!
FADDA (R.C.). E' un gravissimo ritardo e la colpa è dell'onorevole Cappai!
Io ritengo che la riforma della legge di contabilità non abbia prodotto nessun miglioramento, almeno per ora. Le responsabilità sono diverse: il ritardo nel riconoscimento alla Sardegna dei crediti d'imposta pregressi da parte del Governo nazionale; l'attesa dell'approvazione della finanziaria, che sanciva definitivamente il trasferimento di ingenti risorse certe e così via. Ma, sicuramente, molta responsabilità va ascritta alle dimissioni di alcuni Assessori, che hanno senz'altro frenato l'attività dell'Esecutivo. Gli interim devono essere brevi nel tempo e circoscritti.
Non ho difficoltà a riconoscere i ritardi accumulati dalla programmazione. Guardate, io apprezzavo e apprezzo l'ex Assessore del bilancio, il professor Francesco Pigliaru, però ritengo che i ritardi accumulati, a un genio come l'ingegner Orlando… Per due anni e mezzo non sono stati emanati bandi, non abbiamo speso una lira di quei soldi che avevamo in disponibilità. Si ponga fine, quindi, all'interim, si metta mano al rimpasto in Giunta, in base alla legge statutaria, e si riparta con il dovuto slancio. C'è una maggioranza forte, basta coordinarsi meglio e già questa finanziaria potrà essere quella dello sviluppo. I soldi ci sono, il Consiglio può migliorare la ripartizione dei fondi a disposizione, bisogna però garantire la spendita delle risorse. Occorre, quindi, semplificare le procedure, sburocratizzare al massimo, con sportelli a supporto degli operatori e degli imprenditori, che devono essere messi in condizione di realizzare i propri progetti, e rilanciare le attività produttive in tutti i settori. Rivolgo l'invito al presidente Soru per un maggiore dialogo tra la Giunta, i partiti della maggioranza e l'intero Consiglio. Io sono per il coinvolgimento delle parti sociali, ma ci deve essere il tempo del dialogo e il tempo del fare. All'intera maggioranza coniugare le due esigenze.
Questa legge, dopo rilevanti aggiustamenti riguardanti i fondi per l'agricoltura, l'artigianato e soprattutto le politiche occupazionali di sostegno alle famiglie, può essere la finanziaria del rilancio e dello sviluppo. Bisogna acquisire una maggiore capacità di spendita, in cui siamo, per ora, deficitari. Io ritengo che se riusciamo a spendere i fondi a disposizione in questa finanziaria sicuramente daremo risposte immediate in tutti i settori e diverse emergenze troveranno adeguate soluzioni.
I nostri sforzi devono concentrarsi sulla elaborazione e presentazione della prossima finanziaria nel rispetto delle norme, ossia a settembre, per essere approvata in Consiglio entro dicembre. Se tutto ciò verrà accompagnato da una ritrovata capacità di efficienza, questa maggioranza si riconfermerà con merito, avremo mantenuto fede al programma elettorale sul risanamento, sulle riforme, sul rilancio e sullo sviluppo e realizzato migliori condizioni di vita per tutta la società sarda oggi in sofferenza. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, penso che la prima considerazione, in un dibattito così importante, debba riguardare il fatto - ed è la stessa premessa che faceva prima l'onorevole Pittalis - che ci troviamo in un'aula semideserta. E' quasi un atto di solidarietà nei confronti dell'assessore Dadea, che rappresenta qui la Giunta e che, quindi, si ritrova a dover ascoltare un dibattito che ben altra attenzione meriterebbe. Quando Benjamin Franklin inventò il parafulmine, certo non pensava al nostro Assessore, proprio perché è evidente che la sua funzione, oggi, è ben distante da quella che lo scienziato, invece, immaginava per la sua invenzione.
PIRISI (D.S.). Non ha collegato!
PISANO (Riformatori Sardi). Non ha collegato perché era distratto, ma non ha importanza, non ha perso niente!
D'altro canto ci ha aiutato moltissimo, nella premessa del suo intervento, l'onorevole Pittalis, il quale ha fatto riferimento proprio ai banchi vuoti dell'opposizione. Evidentemente, a causa di questa carenza, il collega Pittalis è voluto intervenire nel dibattito svolgendo un intervento che, a mio giudizio, noi stessi, come consiglieri di opposizione, non avremmo saputo fare. E' stato un bell'intervento che ha analizzato fino in fondo tutte le precarietà, le difficoltà e le criticità di questa manovra finanziaria. E siccome lui ha più volte citato Aldo Moro, io, se mi permettete, cito un altro Moro, Beniamino, che recentemente è intervenuto con un corsivo su un importante quotidiano della Sardegna per rimarcare, tra l'altro in maniera molto qualificata, che il dibattito su questa finanziaria è falsato, nel senso che tutte le attenzioni sono rivolte a cose che lui ha definito quasi trascurabili rispetto a due aspetti centrali. Il primo in assoluto, dice Beniamino Moro, è ovviamente il ritardo con cui è arrivata questa finanziaria, che ha prodotto un danno, cioè ha bloccato, fasciato, ingessato la spesa. E per effetto di un esercizio provvisorio giunto fino al limite massimo del quarto mese, probabilmente assisteremo a un blocco totale anche dei pagamenti e della spesa, perché la Tesoreria regionale dal 2 maggio non potrà dar luogo ad alcun pagamento fintanto che quest'Aula non approverà la manovra finanziaria. Quindi il professor Beniamino Moro afferma che questa constatazione è di una gravità inaudita. E nessuno ne parla.
Ma il secondo aspetto, che è ancora più grave, dice il professor Beniamino Moro, riguarda il fatto che attraverso i commi 1 e 2 dell'articolo 1 sta passando la più grande assurdità dal punto di vista dell'applicazione delle norme contabili e dei principi generali della contabilità. Il professor Moro dice esattamente: "Non è pensabile che un indebitamento che è reale, concreto, derivato dall'anticipare entrate di un esercizio del 2010, nella misura di 500 milioni di euro, e un altro indebitamento, esattamente di 1 miliardo e 500 milioni di euro, utilizzati per coprire il disavanzo 2006, possano davvero essere accettati come condizione ordinaria". E' vero che nella norma che la Commissione ha licenziato è richiamato l'aggettivo "straordinaria", ma non vi è nessuna straordinarietà e sarebbe pericolosissimo - obietta lui - se davvero questo principio diventasse applicabile nell'ordinamento italiano, se rientrasse tra i principi della contabilità. Perché, a questo punto, potrebbe non essere solo Renato Soru lo scienziato di turno che applica principi di questo genere, ma potrebbero esserlo tutti gli altri Presidenti delle Regioni italiane, e questo significherebbe non dare più certezze in materia di contabilità e anche per quanto riguarda il cosiddetto principio della certezza della partita nell'annualità dell'esercizio.
Ma, oltre a Beniamino Moro, è intervenuto in questo dibattito, in maniera probabilmente anche più qualificata, senza fare confronto alcuno, la persona che fino a qualche mese fa sedeva al posto dell'assessore Dadea, che sta occupando quel posto in maniera provvisoria e al quale, naturalmente, nessuna critica può essere mossa da questo punto di vista. L'ex assessore Francesco Pigliaru interviene nel dibattito dicendo che, pur condividendo l'esigenza di spalmare l'indebitamento relativo a questo esercizio in più annualità, è assolutamente inammissibile, anzi lui dice illegittimo - e condivido i tratti di illegittimità - che ciò avvenga in questo modo, cioè anticipando entrate del 2010 o, peggio ancora, del triennio 2013-2016. Dice il professor Pigliaru che è una cosa assolutamente priva di senso; lo dice praticamente l'ispiratore di quel risanamento contabile che noi, oggi, vorremmo accreditare a questa operazione. Una contraddizione palese, enorme rispetto, ovviamente, a quello che la Giunta regionale si prefigge oggi e si prefiggeva ieri attraverso l'operato dell'assessore Pigliaru.
Posto, quindi, che non si riesce a eliminare questo peccato originale della manovra finanziaria, a noi consiglieri di opposizione non resta che la possibilità di intervenire sugli altri trentatré articoli che compongono l'articolato e che attengono ai cosiddetti temi trascurabili rispetto all'assetto del primo articolo. E dico di più: se davvero il principio contenuto nell'articolo 1 è accettabile e tutti gli ottantacinque consiglieri di quest'Aula lo ritengono legittimo, mi spiegate per quale motivo dobbiamo limitarci ad anticipare 500 milioni di euro e non, come previsto nella prima stesura della legge finanziaria, 1 miliardo e 500 milioni di euro? Sarebbe meglio se riuscissimo ad anticipare un altro miliardo di euro e non più solo dall'esercizio 2010, ma anche dagli esercizi 2011 e 2012, vista la "straordinarietà" dell'evenienza che giustifica questa operazione. E io dico che questa straordinarietà c'è tutta ed è stata richiamata, bastava ascoltare anche soltanto l'intervento, molto apprezzabile e onesto, del consigliere Fadda, per capire che davvero dobbiamo fare uno sforzo superiore. E se dobbiamo fare uno sforzo superiore, anticipiamo, posto che sia legittimo, 1 miliardo e 500 milioni di euro in luogo dei soli 500 milioni previsti, così potremo finalmente dare risposte concrete a quelle che più volte qui sono state definite le vecchie e nuove povertà o ai problemi relativi a un sistema imprenditoriale, naturalmente produttivo, che non ha la possibilità di vedere accolta nessuna delle richieste avanzate. Basti pensare alle leggi numero 51, sull'artigianato, e numero 9, sul commercio, che sono state già citate, basti pensare a quello che si intende fare davvero per favorire l'occupazione.
L'ordinamento regionale prevede degli strumenti che sono straordinari e utili, anche se potrebbero essere rimodulati, come la legge numero 36 del 1998, che favoriva, attraverso il sistema dell'incentivazione, la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti di formazione e lavoro, oppure assicurare nuove assunzioni attraverso il sistema dell'abbattimento degli oneri previdenziali e assicurativi. E allora utilizziamoli questi strumenti, non possiamo continuare ad avere un insieme di norme, che possono genericamente essere definite politiche attive per il lavoro e che, poi, non utilizziamo. Penso, per esempio, alla legge numero 1 del 2002, che fu approvata all'unanimità da questo Consiglio regionale e che era finalizzata a incentivare l'imprenditoria giovanile. Dio solo sa quanto bisogno noi abbiamo, oggi, di incoraggiare iniziative giovani da un punto di vista imprenditoriale! Ebbene, da quando è nata, quella legge ancora non ha avuto la fortuna di ricevere un euro di finanziamento per poter emanare il primo bando. Si sono solo sanate le precedenti richieste, quelle che erano state fatte, per intenderci, attraverso la ex legge numero 28 del 1984.
Quindi vi è un sistema che non funziona. Non voglio ripetere ciò che ha detto l'onorevole Mario Floris riferendosi agli aerei di Mussolini, ma che ci sia qualcosa che non quadra è evidente, è palpabile, altrimenti tutto questo malcontento, tutta questa situazione di disagio che ogni giorno ci troviamo a misurare non avrebbe assolutamente senso. Cioè, dobbiamo prendere atto di una situazione straordinaria a cui dobbiamo dare adeguate risposte.
E' detto nella relazione di maggioranza che accompagna la legge finanziaria, e lo ha detto anche il Consiglio delle autonomie locali, che due sono i motivi principali che incoraggiano la svolta di questa manovra finanziaria. Il primo, ancora una volta, si riferisce alla soluzione del problema dell'indebitamento, e quindi al pareggio di bilancio. Su questo mi sono già soffermato e credo che nessuno di noi possa pensare che si tratti di un pareggio di bilancio; è infatti un pareggio fittizio. Il secondo motivo riguarda la novità contenuta nell'articolo 10, e cioè il fondo unico per gli enti locali.
Credo che occorra distinguere due aspetti all'interno di questa novità costituita dal fondo unico per gli enti locali. Innanzitutto il prosieguo, fortemente condivisibile, di ciò che la legge numero 25 ispirò nel 1993, cioè la possibilità di restituire ai comuni autonomia finanziaria e gestionale sulle partite più importanti. C'erano alcuni indirizzi imbrigliati, che probabilmente frenavano l'utilizzo delle spese, però questa parte di novità non può non essere condivisibile, sia pure con alcune correzioni, come hanno osservato anche i colleghi del Consiglio delle autonomie locali, con maggiore attenzione ai piccoli comuni, con maggiore attenzione a quei comuni che hanno più sofferenze finanziarie. Ecco, è una sorta di perequazione quella che manca nell'articolo 10. Però, pur condividendone lo spirito generale, c'è un altro aspetto che non è assolutamente condivisibile, ed è l'esiguità delle risorse. Ha voglia la Giunta di dire: "Abbiamo aggiunto altri 150 milioni di euro per portare il fondo unico a 460 milioni circa e incrementare in modo consistente i trasferimenti a favore degli enti locali". Questo non è, nel senso che i numeri vanno misurati in maniera un po' più attenta, primo perché - lo dice anche il Consiglio delle autonomie locali - dal 1993 a oggi si è perso molto di più di quanto oggi ne venga riacquistato. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio parlare esattamente di quello che non viene computato tra le risorse del fondo unico e che apparentemente farebbe misurare degli incrementi nei trasferimenti. Noi tutti sappiamo che fino al 2004, insieme alla legge numero 25, esisteva il Piano per il lavoro, ossia l'articolo 19 della legge numero 37 del 1998, che aveva una dotazione finanziaria di 170 milioni di euro che dal 2005-2006 si è ridotta fino a quasi un sesto, circa 30 milioni di euro, che erano pur sempre trasferimenti destinati ai comuni, ma speriamo davvero che la Giunta, in fretta, possa verificare lo stato di attuazione dell'articolo 19 della legge numero 37, perché ne vedremmo delle belle. Io ne sono convinto, anzi ne sono certo, ed è facile per la Giunta regionale misurare, in maniera totale e complessiva, lo stato di attuazione dell'articolo 19, perché è on line, basta digitare una password e si misura lo stato di attuazione di tutti gli interventi di tutti i 377 comuni della Sardegna. E il risultato lo si può stampare pigiando semplicemente un pulsante.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SPISSU
(Segue PISANO.) Ma gran parte di quelle risorse - non tutte, ovviamente - che oggi si ritengono non spese, attenzione, sono derivate da impegni che gli enti locali hanno assunto in funzione del cofinanziamento di politiche e interventi sovracomunali che ancora stentano a decollare perché quelle stesse risorse non sono ancora disponibili. Parlo dei PIA, parlo, naturalmente, di tutto ciò che riguardava la cosiddetta negoziazione concertata, quindi tutti quegli interventi che i territori, insieme, aprendo un dialogo in rete tra gli enti locali, erano riusciti a porre come obiettivo strategico della crescita dello sviluppo locale. Se noi potessimo soltanto misurare quante di queste risorse, oggi, sono ferme, ma con quel vincolo di destinazione, probabilmente ci accorgeremmo che la cosiddettadébâcle misurata dell'articolo 19 non c'è mai stata e che, anzi, i comuni si sono sempre attrezzati per spendere le risorse rapidamente e in maniera egregia, restituendo assai spesso iniziative che hanno dato anche occupazione locale.
Ecco, queste erano le due indicazioni, diciamo i punti di forza di questa manovra finanziaria indicati dal Consiglio delle autonomie locali e anche dalla Commissione bilancio quando ha licenziato il provvedimento.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Pisano.
PISANO (Riformatori Sardi). Credo che si possa e si debba fare di più. Se davvero riteniamo che anticipare risorse di competenza di esercizi futuri sia legittimo, allora facciamo di più, diamo risposte concrete. Tra i nostri emendamenti ce ne saranno alcuni che chiederanno un incremento di queste anticipazioni, posto, ripeto, che siano legittime.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Pileri. Ne ha facoltà.
PILERI (F.I.). Signor Presidente, prima stavo pensando di rinunciare al mio intervento, perché effettivamente intervenire su un argomento così importante in un'aula desolatamente vuota non è piacevole. Ma devo dire che questo fatto è comunque, grave, perché noi, maggioranza e opposizione, abbiamo un ruolo che credo sia importante, quello di cercare, attraverso il dibattito, risposte per i sardi. E mi rivolgo, visto che numericamente la maggioranza è assente, all'assessore Dadea, che, va precisato, garantisce una presenza assidua, però, purtroppo, non riesce a incidere rispetto alle segnalazioni che arrivano anche dalla minoranza. Potete dire quel che volete, ma io lo vedo come un discorso di serietà, perché il fatto che non sia stata chiesta la verifica del numero legale non autorizza nessuno ad andarsene a spasso mentre si discute un argomento così delicato. Ognuno, tuttavia, è libero di fare quello che vuole.
Caro consigliere Cucca, lei ieri ha detto che questo, secondo me, grave ritardo nella predisposizione della finanziaria regionale è dovuto a problemi legati alla mancanza di indicazioni da parte del Governo centrale. Secondo me, invece, i motivi sono altri: il principale è la mancanza di una strategia nella elaborazione di un bilancio serio per la Regione, ma c'è anche il fallimento, probabilmente, del passaggio da un sistema classico a un sistema informatico, che, stranamente, pur con un Presidente che dovrebbe essere un grandissimo esperto di informatica, ha fallito. Mi risulta, infatti, che gli uffici siano stati bloccati, praticamente, per disagi tecnici di tipo informatico. Questi disagi si sono riversati, paradossalmente, in prima battuta sugli enti locali.
Anche quella di ieri non è stata una bella giornata, perché per un incontro così importante come quello con il Consiglio delle autonomie locali in aula c'erano diciotto persone! Anche questo non mi sembra serio, e infatti sia il Presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia, sia il Presidente dell'ANCI, Salvatore Cherchi, nonché tanti sindaci, compreso il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, hanno manifestato apertamente il loro disagio. Se non ricordo male proprio il sindaco Ganau ha parlato di ruolo frustrante, qualcuno ha parlato di una Giunta che si sta allontanando dagli enti locali e di accentramento, qualcun altro ha chiesto che sia data dignità agli enti locali nel procedimento legislativo, cosa che poteva essere fatta anche attraverso la legge statutaria. C'è stato anche chi ha detto che la statutaria era un'occasione importante, che purtroppo è stata persa, per poter fare questo.
Quindi, io dico che alcuni aspetti della legge finanziaria afferiscono non a scelte strategiche, ma forse, per come la vedo io, a scelte populistiche, come per esempio le tasse sul lusso. Si parla di imposte e tasse che, forse, servono esclusivamente ad accattivarsi simpatie. Per esempio, quando si colpiscono le zone costiere, forse si intende accattivarsi le simpatie delle zone interne, ma questo è sbagliato perché può succedere esattamente il contrario. Quando si dice: "Applichiamo le tasse a chi è ricco, per poi distribuire il ricavato tra i poveri" si intende sicuramente accattivarsi le simpatie delle classi sociali meno abbienti, ma un indebolimento del sistema, che è quello che può accadere, può portare maggiore povertà.
Sembra che si aiutino gli enti locali: l'articolo 10 prevede uno stanziamento di 500 milioni di euro che, come hanno detto i rappresentanti del Consiglio delle autonomie locali, è comunque inferiore ai fondi stanziati nei primi anni '90, fino al 1993. Però, stranamente - e noi su questo presenteremo un emendamento - non si prevede una contrattazione o una concertazione con il Governo, per esempio per quanto riguarda il patto di stabilità per i comuni. Voi sapete che i comuni, per rispettare questo patto, non possono utilizzare i fondi dell'avanzo di amministrazione. Io chiederò che nella finanziaria venga inserita una norma che consenta l'utilizzo di questi fondi. Se la Regione riesce a utilizzare nel 2007 e nel 2008 risorse dei prossimi cinque o sei anni, credo che si possa fare qualcosa anche per consentire ai comuni di utilizzare l'avanzo di amministrazione per realizzare opere pubbliche e fornire servizi. Ciò costituirebbe anche un alleggerimento per le casse regionali.
La tassa sul lusso, sia per quanto riguarda le seconde case sia per quanto riguarda le imbarcazioni, è stata concepita in maniera grossolana: non entra nel dettaglio, non studia le problematiche, non studia le casistiche e probabilmente il fatto di colpire, come qualcuno ha richiamato, chi è nato in Sardegna e ha una casa vicina al mare, merita una riflessione. State attenti, la Sardegna è un'isola, i comuni costieri non sono individuabili come i comuni dei ricchi, quelli che devono essere colpiti. Molti paesi costieri sono radicati nella storia sarda e non è vero che chi abita sul mare sia assolutamente ricco o che sulla costa ci siano solo ville e case di valore elevato. Perché colpire indistintamente tutti? Perché, per esempio, non individuare una classe di valenza per queste abitazioni, che può essere la classe catastale? Voi sapete che in catasto le case vengono identificate in un certo modo: case di civile abitazione, villini, ville, megaville. Ecco, questa analisi manca assolutamente per quanto riguarda la tassa che voi avete previsto. Come al solito, come nel caso dell'urbanistica, si è stabilito esclusivamente il parametro dei tre chilometri dalla costa. Ma vi sembra logico che una megavilla situata a 3.001 metri dal mare non debba pagare la tassa sul lusso e la catapecchia di un emigrato costruita a 2.999 metri sì? A me sembra assolutamente assurdo e privo di serietà tutto questo. Così come è assurdo il fatto che ci debba essere un incremento del vincolo dei trecento metri dalla costa, non ne capisco il motivo.
Imposta sull'ormeggio: intanto ci sono degli errori, anche qua, per esempio nella distinzione tra nave e imbarcazione, perché, secondo il nuovo codice della navigazione, la distinzione scatta dai 24 metri e non dai 20 metri, quindi c'è una classificazione assolutamente sbagliata. Chiedo, al Presidente del Consiglio, che era presente a una riunione tenutasi a Olbia con gli operatori del settore, se ci sia qualche novità. Anche su questo noi presenteremo degli emendamenti, perché parlare di imposta o tassa, senza pensare al sistema della nautica nel suo complesso, è un grave errore. Anche in questo caso, infatti, l'imposta applicata in questo modo può creare l'uscita dai flussi dei circuiti delle barche di una certa dimensione che si muovono nel Mediterraneo, perché, mentre le barche piccole sono stanziali nei porti, i maxi yacht si spostano. Quindi un maxi yacht in transito nelle Bocche di Bonifacio, pur di non pagare 10 o 15 mila euro per sostare due giorni nel porto di Santa Teresa, farà rotta automaticamente verso Bonifacio, per poi proseguire magari per Malta.
Anche su questo argomento credo che debba nascere un dibattito, che si debba fare una riflessione e apportare dei correttivi. Guardate, la nautica in Sardegna, soprattutto per la portualità, ha una grande importanza. La Sardegna è prima in Italia per numero di posti barca per maxi yacht ed è la seconda per numero di imbarcazioni, dopo la Liguria, però c'è un aspetto che va considerato: nella produzione di maxi yacht e di barche di una certa dimensione le regioni che hanno maggiore valenza sono quelle del nord, come la Lombardia e il Piemonte. I grossi cantieri sono vicino alle montagne, quindi nel sistema di produzione industriale la Sardegna in questo caso non è competitiva, ma può esserlo nell'occupazione a cascata, nel lavoro indotto a monte e a valle. Cioè, a fronte di un occupato nell'industria della produzione ce ne sono otto, a monte a valle, nel sistema dei servizi. Allora, noi dobbiamo puntare al sistema dei servizi, ma questo vuol dire attrarre i flussi delle imbarcazioni e delle navi. Poi, se vogliamo far pagare qualcosa non pensiamo a un'imposta, ma pensiamo a un contributo: per l'ambiente, per finanziare scuole di formazione professionale o un'università del mare, che forse manca. Ecco, probabilmente, in quel caso chi è chiamato a pagare adempirebbe. Poi, ovviamente, e su questo presenterò degli emendamenti, ci deve essere una classificazione che non può essere quella prevista nell'articolo 3.
Altro grave errore: l'imposta di soggiorno e la tassa sul lusso per i maxi yacht viene applicata per chi è presente in Sardegna dal 1° maggio al 30 settembre. Ma la Sardegna soffre di un problema, che è proprio quello della stagione corta, cioè della concentrazione dei turisti tra il 15 luglio e il 15 agosto, perché tutti vogliono venire in quel periodo e si crea, quindi, una grande ressa. Perché dobbiamo far pagare una tassa a chi viene il 1°, il 15 o il 20 maggio? Dovremmo, semmai, dargli un contributo per venire in Sardegna, se vogliamo allungare la stagione! Allora, se deve rimanere questa imposizione, che la Giunta non credo abbia intenzione di eliminare, perché è un suo cavallo di battaglia, deve essere assolutamente ristretta al periodo di massima affluenza, per cui chi arriva in Sardegna in quel periodo paga un prezzo più alto. Su questo forse potremmo essere d'accordo.
Per quanto riguarda altri aspetti, ci sarebbe molto da dire sul PPR e sul blocco dell'attività edilizia che ha determinato nelle zone A. Mi pare che, dopo un nostro intervento in Commissione e dopo aver chiesto anche l'audizione dell'Assessore, ci sia stato un ravvedimento della Giunta per quanto riguarda i centri storici, perché era assurdo bloccare i comuni della Sardegna che avevano già approvato i Piani particolareggiati dei centri storici. Paradossalmente, dall'altra parte, la legge numero 29 è stata ridimensionata, perché un finanziamento di 15 milioni di euro non è sufficiente per dare il necessario impulso alla valorizzazione dei centri storici. E' inutile scrivere belle poesie se, poi, non si mettono a disposizione le risorse per fare progetti seri. Insufficienti sono pure i fondi per i Piani urbanistici comunali: ma sapete che cosa vuol dire adeguare un Piano urbanistico comunale alle nuove norme, che neppure i funzionari regionali spesso riescono a interpretare?
La Conservatoria delle coste merita sicuramente una riflessione: l'esproprio di aree va valutato con molta attenzione. Se ci sono delle aree nel territorio sardo che è importante acquisire perché hanno una valenza paesaggistica, io parlerei di acquisizione e non di esproprio, previa concertazione con gli enti locali.
Questa finanziaria, a mio avviso, si basa molto sul concetto di tassazione, ma forse sarebbe opportuno eliminare queste tasse, o quanto meno trasformarle in contributi, destinare maggiori fondi agli enti locali e finanziare progetti per i giovani sardi, molti dei quali laureati e spesso costretti a lasciare l'Isola. Come ho detto prima, potremmo utilizzare i fondi a nostra disposizione per favorire nuova imprenditoria, soprattutto nel settore della nautica. Altre Regioni italiane, ma anche altre nazioni, hanno attivato nuove forme di imprenditoria nel sistema della nautica, solo così si può crescere.
Occorre anche incrementare i fondi per lo sport, perché con l'articolo 28 si modifica in qualche modo la legge numero 17, ma poi si chiedono i fondi, che non ci sono, per gli impianti sportivi, che sono assolutamente importanti, per la cultura, per la formazione professionale e per la sanità. Approviamo una finanziaria che dia speranza di sviluppo, di crescita economica e culturale e non una finanziaria elettoralistica, eventualmente, e di divisione del popolo sardo. C'è, infatti, il rischio di creare una divisione tra le zone costiere e quelle interne e io dico che bisogna stare molto attenti, perché poi queste situazioni vanno gestite. Occorre, invece, creare integrazione tra la costa e l'interno. Grazie.
PRESIDENTE. Quello dell'onorevole Pileri era l'ultimo intervento della mattinata. Il Consiglio è riconvocato per mercoledì, 2 maggio, alle ore 10.
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Murgioni. Primo di una lunga serie, in quanto sono iscritti a parlare ventisette consiglieri.
La seduta è tolta alle ore 13 e 47.
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