Seduta n.213 del 04/02/1993
CCXIII SEDUTA
(POMERIDIANA)
GIOVEDI'4 FEBBRAIO 1993
Presidenza del Presidente FLORIS
INDICE
Proposte di legge nazionale Scano - Fantola - Serra Pintus - Amadu - Barranu - Casu -Manca - Ruggeri - Salis - Tamponi - Tarquini: "Modifica del sistema elettorale regionale previsto dallo Statuto speciale per la Sardegna" (3); Pubusa: "Integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna)" (4); Baroschi - Mannoni: "Modificazioni e integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna)" (5). (Continuazione della discussione e approvazione):
SELIS .........................................
SCANO ......................................
COGODI ....................................
MANNONI.................................
PUBUSA ....................................
ORTU..........................................
TAMPONI..................................
BAGHINO..................................
CABRAS, Presidente della Giunta
USAI SANDRO.........................
COCCO......................................
MELONI ....................................
BAROSCHI................................
MERELLA.................................
MULEDDA................................
ONNIS........................................
SERRA PINTUS........................
DADEA......................................
(Votazione a scrutinio segreto) .. …
(Risultato della votazione)..........
Sull'ordine dei lavori:
DADEA......................................
COGODI....................................
La seduta è aperta alle ore 16 e 32.
SECHI, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del 1° febbraio 1993, che è approvato.
Continuazione della discussione degli articoli delle proposte di legge nazionale Scano - Fantola - Serra Pintus - Amadu - Barranu - Casu - Manca - Ruggeri - Salis - Tamponi - Tarquini: "Modifica del sistema elettorale regionale previsto dallo Statuto speciale per la Sardegna" (3); Pubusa: "Integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna)" (4); Baroschi - Mannoni: "Modificazioni e integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna)". (5)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione degli articoli del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 3, 4 e 5 riguardanti: "Modifiche e integrazioni allo Statuto".
Sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Appellandomi alla cortesia e alla pazienza dei colleghi chiedo una sospensione di mezz'ora.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Per dire che una richiesta di sospensione finalizzata alla ricerca di soluzioni possibili nell'interesse generale del Consiglio e della Regione, non può che essere valutata positivamente, però per auspicare anche che spirito di tolleranza, di cortesia, di disponibilità e quant'altro, possano aleggiare un pochino di più in quest'aula e che valgano in via generale. Sarebbe utile a tutti. Potrebbe essere anche troppo facile dire quanto questo spirito di cortesia, di disponibilità, di tolleranza, di rispetto, non sia il pane quotidiano in quest'aula, in riferimento ai modi, agli atteggiamenti e ai provvedimenti pure che si assumono. Noi speriamo che sia utile perché il Consiglio regionale possa adempiere a quello che è suo compito e suo diritto, cioè procedere ad approvare le leggi.
PRESIDENTE. Sospendo i lavori del Consiglio per un'ora.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 37, viene ripresa alle ore 17 e 46.)
Continuazione della discussione e approvazione delle proposte di legge nazionale Scano - Fantola - Serra Pintus - Amadu - Barranu - Casu - Manca - Ruggeri - Salis - Tamponi - Tarquini: "Modifica del sistema elettorale regionale previsto dallo Statuto speciale per la Sardegna" (3); Pubusa: "Integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna)11 (4); Baroschi - Mannoni: "Modificazioni e integrazioni della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale della Sardegna)". (5)
PRESIDENTE. Ricordo che è stato approvato il titolo. Comunico che sono stati presentati gli emendamenti numero 46, 47, 48 e 49. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Emendamento sostitutivo parziale Cabras
Il penultimo comma dell'emendamento 38 è sostituito dal seguente:
"Non sono eleggibili all'ufficio di Presidente della Regione i membri di una delle Camere, del Parlamento europeo o di altro Consiglio regionale, i Sindaci e i Presidenti delle Province". (46)
Emendamento aggiuntivo Cabras
Al penultimo comma dell'emendamento 41 sono aggiunte le parole:
"tale da determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione". (47)
Emendamento soppressivo totale Cabras
Art.1
L'articolo 1 è soppresso. (48)
Emendamento soppressivo totale Cabras
Art.2
L'articolo 2 è soppresso. (49)
PRESIDENTE. Colleghi, riprendiamo l'esame dell'emendamento aggiuntivo numero 38 al quale è stato presentato l'emendamento sostitutivo parziale numero 46.
Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento sostitutivo parziale numero 46. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 38.
SELIS (D.C.). Presidente, ho chiesto di parlare.
PRESIDENTE. Su che cosa?
SELIS (D.C.). Sull'emendamento numero 46.
PRESIDENTE. Prego.
SELIS (D.C.). Presidente, due considerazioni. La prima è questa: io ho preso visione adesso dell'emendamento numero 46. Mi pare che l'importanza dei temi che stiamo discutendo richieda a tutti noi una concentrazione che non può essere garantita da un immediato esame e da una immediata votazione degli emendamenti appena distribuiti. Io e i miei colleghi tutti abbiamo appena avuto l'emendamento numero 46.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, abbiamo già votato l'emendamento numero 46, non riapra il discorso perché l'abbiamo già votato.
SELIS (D.C.). Presidente, io ho alzato la mano per chiedere la parola.
PRESIDENTE. Io ho chiesto chi intendeva parlare e l'ho posto in votazione. L'emendamento numero 46 è stato già votato.
SELIS (D.C.). Presidente, io ho alzato la mano.
PRESIDENTE. Se lei intende parlare sull'emendamento numero 38 le do la parola, se no gliela tolgo perché abbiamo già votato.
SELIS (D.C.). Presidente, mi scusi un attimo, questo è un incidente ricorrente e io credo che su temi di questa natura ci debba essere un momento di calma e di riflessione. Io su questo emendamento ho alzato la mano per chiedere di parlare. Non capisco perché non ci sia da parte della Presidenza una maggiore attenzione per le persone che chiedono di parlare e perché si proceda con una tale velocità nelle votazioni.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, qui ci sono le persone che controllano chi alza la mano. Se lei alza la mano...
SELIS (D.C.). Io ho alzato la mano.
PRESIDENTE. Comunque l'emendamento numero 46 è già stato votato.
SELIS (D.C.). Scusi, cosa devo fare? Devo fare una domanda in carta da bollo?
PRESIDENTE. No. Se lei vuole parlare sull'emendamento numero 38 le do la parola. Sull'e-mendamento numeroso numero 46, già votato dal Consiglio, è inutile che lei mi chieda di parlare.
SELIS (D.C.). Parlo sull'emendamento numero 38 per dire quello che avrei voluto dire e che mi è stato, per disguidi tecnici, impedito di dire. Voglio che questo resti a verbale. Io ho alzato la mano non per votare l'emendamento numero 46, ma per parlare sull'emendamento numero 46. Questo mi viene impedito. Noi non stiamo votando una leggina ma delle norme di grande portata e io credo che il metodo che qui si sta seguendo non garantisca la libertà di coscienza e la libertà di riflessione di tutti noi. Mi sembra che riforme di tale portata non possano essere votate in questo modo, ma che debbano essere valutate col massimo di tranquillità. Questo non è un emendamento qualunque. Si dice praticamente che non sono eleggibili all'ufficio di Presidente della Regione i membri delle Camere del Parlamento europeo o di altro Consiglio regionale. Praticamente si sopprime l'emendamento che dice che non possono essere candidati alla Presidenza della Regione coloro che non possono essere candidati al Consiglio regionale. Questo vi sembra poco? Vi pare che uno che chieda di parlare su questo stia violando chissà quali principi? Questo è un principio (torno all'emendamento numero 38 per non creare ulteriori incidenti) che anche per coloro - e io credo siano più di uno - che erano entrati nell'ordine di idee di sostenere convinti l'emendamento numero 38 e l'impianto della legge, diventa di grande turbativa. Da questo punto di vista l'emendamento numero 38, che riguarda l'articolo 2, con questo emendamento, pone davvero problemi a tutti noi - a tutti noi? A me e forse a qualcun altro - sulla coerenza dei discorsi che abbiamo fatto e sulla possibilità di votare perché su norme di questo genere il consenso va negoziato, va trattato, il confronto va ricercato. Uno non può trovarsi in aula un emendamento riguardante le condizioni per poter essere candidato alla Presidenza e non avere il tempo di discuterne. Questo non è il modo di fare le riforme e io mi sento profondamente indignato perché mi sento privato della possibilità di intervenire su queste cose.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Io intervengo sull'emendamento numero 38, ma voglio dire in premessa che mi associo pienamente alle dichiarazioni che ha fatto il collega Selis e che le sottoscrivo parola per parola. Io non credo che si possa seriamente discutere e approvare una legge elettorale con procedure così affrettate e anche un po' pasticciate. Questo emendamento presentato dal Presidente della Giunta io l'ho conosciuto dieci minuti fa. Per quanto riguarda l'emendamento numero 38 voglio dire semplicemente questo: noi stiamo decidendo positivamente con questo emendamento di scrivere in Statuto che il Presidente è eletto direttamente dagli elettori contestualmente al Consiglio regionale e in modo che sia assicurata la scelta da parte degli elettori della coalizione di governo. Io mi ritrovo profondamente in questa impostazione e la condivido; ritengo però che ci sia una lacuna seria - che voglio rilevare e ritengo dovrebbe essere colmata dal Consiglio - perché non diciamo che tipo di maggioranza sia richiesta per l'elezione del Presidente, se assoluta o relativa, e non è una questione di poco conto. Mi rendo conto - e questo processo di discussione così travagliato e sofferto lo rende evidente - che scontiamo un dato di fondo che è la mancanza di un disegno globale che abbracci riforma elettorale e forma di governo, però io credo che noi dobbiamo dire nell'emendamento numero 38, cioè nella riscrittura dell'articolo 36 dello Statuto, che per l'elezione del Presidente è necessaria la maggioranza assoluta come è quasi dappertutto, laddove si procede ad una investitura diretta del Presidente. Dico di più, dico non solo che il Presidente deve essere eletto a maggioranza assoluta, ma dico che bisogna…
(Interruzioni)
Merella, quando prederai la parola dirai le tue argomentazioni, adesso sto argomentando io e consentimi di sviluppare il mio brevissimo ragionamento.
Io non solo credo che il Presidente debba essere eletto a maggioranza assoluta, cioè con la metà più uno dei votanti, ma che questo vada detto nello Statuto perché è una questione fondamentale che è di rilevanza statutaria, non è una questioncella che può essere dipanata in un secondo momento o che può essere attribuita alla legislazione regionale. Credo che si debba prevedere la maggioranza assoluta in primo luogo perché il Presidente abbia una legittimazione adeguata, in secondo luogo perché ci sia un equilibrio fra i poteri attribuiti al Presidente e la forza della sua legittimazione. Io non so come procederà la discussione, quali saranno gli emendamenti che rimarranno, quali altri verranno presentati, quali verranno ritirati. Ho una certa difficoltà a prevedere l'evoluzione logica e politica del dibattito, ma in ogni caso voglio che risulti chiara la mia posizione. La mia opinione è che non è pensabile che il Presidente abbia insieme una legittimazione debole e poteri fortissimi. Occorre un equilibrio tra il tipo e la forza della legittimazione e il tipo di poteri di cui dispone.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Sull'emendamento numero 38. A me pare che, pur nella difficoltà che ormai i consiglieri regionali devono accettare di scontare in questa materia su cui da tanto tempo si discute, si istruisce, si propone, si dibatte e non sempre principalmente dentro l'aula del Consiglio, in materia di diretta attribuzione del Consiglio regionale, è evidente che vi sia una qualche difficoltà di cui dobbiamo farci carico e sopportare il peso.
Sarebbe troppo facile per un'opposizione politica in un'Assemblea elettiva scaricare tutta questa difficoltà sulla maggioranza e sulla Giunta che è espressione di questa maggioranza, posto che stiamo esaminando emendamenti che sono presentati dai Capigruppo della maggioranza, e chiedere che se c'è una maggioranza parli una lingua e se c'è una Giunta risponda nella stessa lingua.
Sarebbe troppo facile perché le difficoltà politiche sono evidenti e sta all'intelligenza e alla sensibilità di ognuno e dei Gruppi e delle associazioni e dei partiti e di quanti si vuole, di tenerne conto e di trarne le conclusioni. Però se il Consiglio regionale consegnasse all'opinione pubblica, oggi, un messaggio di inconcludenza totale, la conseguenza di questo messaggio distruttivo non coinvolgerebbe solo questa maggioranza politica che è già coinvolta o solo questa Giunta regionale che è già toccata da questa incapacità di proporre e di difendere quello che propone. Se no cos'è la democrazia, un gioco? Questo messaggio di inconcludenza coinvolgerebbe tutta l'istituzione regionale e allora la parola passerebbe ad altri, in altro modo, e io credo che noi non possiamo, se siamo persone appena responsabili, consentirci questo lusso.
Ecco perché, se non vi sono questioni fondamentali di principio, per le quali si deve combattere fino alle estreme conseguenze, e io credo che non ve ne siano, proprio perché la proposta viene dalla maggioranza, bisogna trovare un componimento. Una volta risolta la questione principale che ha diviso non il Consiglio regionale ma le coscienze dei consiglieri regionali, e cioè il tentativo di introdurre con un atto di forza, non meditato peraltro in nessuna discussione pubblica, il sistema maggioritario, scardinando una legge approvata da questo Consiglio appena alcuni mesi fa, una volta liberato il campo da questo tentativo di colpo di mano, io credo che vi siano le condizioni per fare alcune altre cose sulle quali i consiglieri, i partiti, le forze politiche si sono dichiarati nel tempo disponibili. Si può cioè completare un disegno di riforma nel quale, insieme alla composizione equilibrata del Consiglio regionale, cioè dell'Assemblea legislativa, sia previsto un altro istituto, un secondo pilastro che garantisca la governabilità, che garantisca un'altra delle condizioni necessaire per meglio produrre in politica, che è appunto l'elezione diretta del Presidente. In un sistema con questi due pilastri - il Consiglio eletto con sistema proporzionale corretto, con programma e con coalizione annunciata e quindi scelta dagli elettori e l'altro pilastro rappresentato dall'elezione diretta del Presidente - il Consiglio regionale dovrà costruire l'architrave tra i due pilastri. Dovrà cioè individuare i poteri, le competenze, i raccordi necessari tra i due poteri, tra Presidente e Consiglio. Tutto questo è demandato alla regolamentazione da parte di questo Consiglio, che dovrà dire quali poteri, quali funzioni precise, quali raccordi e rapporti dovranno vigere tra le funzioni primarie del Consiglio e del Presidente. Ecco perché io ritengo questa individuazione, nel suo insieme, compatibile con un disegno che è annunciato e non definito, perché rimandato alla legge regionale, e cioè allo stesso Consiglio che dovrà fare la legge, per cui ogni altra cosa che voglia drammatizzare e che voglia portare ad una inconcludenza, come dire sancita e annunciata all'esterno di questo Consiglio, fa parte di un altro disegno politico, che io mi permetto di sottolineare e di dire che non condivido. Lo stesso emendamento che prima è stato presentato e che mi pare del tutto ovvio sull'incompatibilità e ineleggibilità di chi esercita già altre funzioni primarie, come i parlamentari nazionali ed europei e i sindaci che esercitano già altre funzioni istituzionali primarie, potrebbe essere rimandato alla legge successiva. Sostituisce invece il penultimo comma del precedente emendamento numero 38, che prevedeva davvero un'incongruenza, cioè l'ineleggibilità a Presidente della Regione di chi fosse ineleggibile a consigliere regionale. Siccome è volontà dichiarata di questo Consiglio prevedere un limite di mandato per i consiglieri regionali, non è logico prevedere che chi non sia eleggibile a consigliere regionale non sia eleggibile ad altre funzioni. E' del tutto evidente che il limite di mandato vale per le funzioni di consigliere regionale, e non per altre che sono di ordine diverso. Io credo che questo sia stato una sorta di errore tecnico. Si sarebbe potuto semplicemente sopprimere il penultimo comma del precedente emendamento e non sarebbe successo nulla. Lasciarlo in una norma di ordine costituzionale avrebbe invece potuto inficiare addirittura la validità della legge, perché non si può definire, come dire, un limite all'esercizio di una funzione che derivi dal limite dell'esercizio di un'altra funzione. Così l'ho inteso e così mi pare che sia per cui non comprendo neppure perché si è creata questa incomprensione, se incomprensione è. Se è altro noi siamo qui, staremo attenti e cercheremo di capire se questo Consiglio, al di là delle convulsioni che possono attraversarlo, sia o no in grado di produrre qualcosa che sia utile per la Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, le obiezioni che poc'anzi il collega onorevole Scano avanzava hanno certamente qualche validità, nel senso che mi sembra che noi dobbiamo trovare l'occasione e il modo di stabilire modalità e requisiti e i livelli di consenso minimo richiesti per l'elezione del Presidente in una legge elettorale che abbia il livello di legge ordinaria. Lo stesso emendamento numero 38 fa riferimento appunto ad una legge regionale ordinaria per la fissazione di modalità e, aggiungo, di caratteristiche e requisisti per l'elezione del Presidente. Quindi, pur concordando sull'opportunità che sia stabilita una soglia minima che può essere raggiunta attraverso la previsione di diversi turni di elezione, prevedendo un ballottaggio che consenta appunto al Presidente di conseguire una maggioranza qualificata che ne convalidi la legittimazione popolare, credo che questo debba essere stabilito appunto nella legge regionale cui fa riferimento il nuovo testo dell'articolo 1. Questa valutazione è anche convalidata dal fatto che nel dibattito in quest'Aula e in Commissione, relativamente all'ipotesi di elezione diretta del Presidente, si è accennato al problema, però non si è finora pensato di introdurre nello Statuto semplicemente alcuni principi di fondo riguardanti l'elezione del Presidente della Giunta regionale. Direi quindi che si può con animo sereno procedere all'approvazione di questa norma con l'affermazione politica - questa volta sì - che ovviamente in sede di discussione della legge regionale questo problema va affrontato nella direzione di garantire un livello di consenso al Presidente che gli dia piena legittimazione rispetto anche all'altro organo ad elezione democratica della Regione che è il Consiglio regionale. Io credo che noi possiamo limitarci nello Statuto a stabilire i principi lasciando alla legge regionale prevista dall'articolo stesso il compito di regolamentare questi aspetti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Molto brevemente perché in particolare l'intervento del collega Mannoni è nella linea delle cose che io intendo dire. Questo dibattito, a mio avviso, non va drammatizzato oltre misura nel senso che si tratta di capire bene cosa stiamo approvando e cosa stiamo decidendo e si tratta anche di capire cosa possiamo ancora decidere e proporre. La decisione che noi stiamo assumendo oggi, nella linea essenziale che mi pare stia emergendo e che io condivido, è quella di introdurre una nuova forma di governo che fa sì che determinate scelte spettino direttamente al corpo elettorale e non più ai signori della politica e ai notabili, almeno questa è la speranza. Questo è il nucleo essenziale. Le altre questioni, molte delle quali io stesso ho sollevato, ad esempio quella che ha sollevato prima il collega Scano e che ha un preciso fondamento - e in questa sede accanto ai principi che già si sono determinati è necessario determinare anche questo - io credo possano essere recuperate nella fase successiva dell'iter, perché quanto noi stiamo decidendo, come i colleghi sanno, non determina immediatamente l'entrata in vigore di una legge. Noi stiamo facendo una proposta nella quale, così io la interpreto e così io la condivido, enunciamo qual è l'opzione fondamentale che facciamo. Si tratta di una proposta che poi dovrà andare al vaglio delle Camere in una procedura che, come i colleghi sanno, è rinforzata, e si tratta di una proposta alla quale, negli intendimenti di questo Consiglio, dovrebbe seguire la creazione di una Commissione speciale che noi auspichiamo avvenga immediatamente dopo l'approvazione di questa legge. Questo vuol dire che tutti i problemi che qui vengono sollevati e le preoccupazioni giuste che molti colleghi e io stesso abbiamo sollevato hanno una sede in cui possono essere approfondite nel modo dovuto, avendo anche i tempi per rappresentare alle sedi istituzionali nazionali, nel momento in cui verrà esaminato questo nucleo essenziale che noi stiamo approvando. Quindi la scelta che noi stiamo facendo oggi è l'opzione essenziale nelle sue linee più scarne. Tutti gli altri elementi più complessi potranno essere affrontati nella Commissione e poi nel confronto che si verificherà nel Parlamento, dove io credo che le forze politiche, come già stanno facendo sulle tematiche generali, avranno modo di proporre o di riproporre loro opzioni fondamentali e di precisare e di limare il testo che noi stiamo approvando. Quindi direi che in questa ottica e con questa consapevolezza questi articoli che enunciano le linee essenziali della nostra proposta possono essere approvati con la tranquillità che non stiamo chiudendo niente ma che avremo una sede in cui approfondire i singoli aspetti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Onorevole Presidente, c'è un senso di preoccupato sconcerto per il modo con cui si è impostata questa grande riforma e il modo con cui si sta procedendo, due articoli e poi valanghe di articoli aggiuntivi, valanghe di emendamenti agli articoli aggiuntivi, emendamenti agli emendamenti, tanti da frastornare ciascuno di noi e confondere le carte e le idee. E mentre tutto questo noi operiamo, a me pare con grande confusione, a Roma alla Bicamerale si discute di riforma delle Regioni, di riforma delle istituzioni e di riforma elettorale. La Bicamerale, a quanto ha riferito un autorevole rappresentante della Democrazia Cristiana in un convegno a Ghilarza sabato scorso, ha già definito l'universo dei poteri che verranno attribuiti alle Regioni e naturalmente i residui poteri che lo Stato riserva a sé stesso. Mentre tutto questo avviene, noi stiamo qui ore e giorni ad arrabattarci per modificare qualche articolo dello Statuto che deve poi percorrere un suo iter nel Parlamento italiano, la doppia lettura e via dicendo, ed in contemporanea lo stesso Parlamento va decidendo, invece, se tutti i poteri in materia di elezioni, di sistema di elezione del Presidente, eccetera, sono o no attribuiti alla Regione stessa.
In Parlamento, io penso, ci saranno persone sagge che diranno che non si può discutere della stessa cosa in due leggi distinte: ecco perché non vedo la ragione oggi di tanto impegno a vuoto di questo Consiglio. Mentre alla Bicamerale, dicevo, tutto questo è compiuto e va poi affrontato dai due rami del Parlamento - e noi non abbiamo espresso neanche una flebile voce per quanto riguarda le riforme istituzionali - arriva la nostra voce per l'elezione diretta del Presidente della Giunta, una voce, scusatemi, che giunge intempestiva, inopportuna, veramente stonata. Ma a tutto questo poi dovrebbe seguire che cosa? Dovrebbero seguire le modalità previste dalla legge regionale che noi dovremmo andare a discutere e ad approvare. Quando questo Consiglio dovrà discuterla e approvarla? Si era parlato di semestre bianco, e quindi quando se ne potrà discutere? Nel 2000! Perché - così si era detto - queste norme non andrebbero applicate per le elezioni del 1994 per cui si suppone che andrebbero applicate nel 1999, alle soglie proprio del 2000. Se così è io ritengo che sia anche inutile. Non si dice neanche con quale procedura si andrà a votare questa legge elettorale, se è una procedura rinforzata o meno, per dare valenza costituzionale alla norma che riguarda l'elezione del Presidente della Giunta che uscirà dallo Statuto, cioè dai rapporti diretti tra Stato e Regione e dovrà entrare in quello che è lo Statuto interno. A mio giudizio c'è molta nebbia in Val Padana, anzi nella Marina di Cagliari. Una grande riforma contenuta in due articoli con due emendamenti che recitano: "è soppresso l'articolo 1", "è soppresso l'articolo 2". Non c'è male proprio una grande riforma!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, ciò che rimane dell'articolo 38 dopo l'approvazione dell'emendamento numero 46 mi sembra debba essere valutato proprio per il secondo e quarto comma. Io sono d'accordo logicamente sul quarto comma e sul secondo comma e invito il Presidente della Giunta che ha presentato gli emendamenti a chiarire se debba intendersi ritirato anche l'emendamento numero 42 perché l'emendamento numero 42, che conteneva due proposte, era quello che di fatto rimandava per una parte al semestre bianco - e se questo fosse stato ritirato almeno per questa parte troverebbe il mio consenso - e per l'altra parte, invece, faceva rimando alla cosiddetta procedura rinforzata nell'approvazione della legge regionale in materia elettorale che riguardava gli articoli 16, 36 e 37, cioè l'elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta. Se questo emendamento fosse ritirato - è così, vero, Presidente? - di fatto il problema sarebbe chiaro, onorevole Scano, onorevole Pubusa e Cogodi che vi siete pronunciati sull'argomento. Noi con questa dizione stiamo scegliendo di demandare poi le modalità per l'elezione del Presidente della Giunta regionale, anzi della Regione - così si chiama, è una piccola cosa che sta passando così, ma è meglio puntualizzarla, si sta parlando d'ora innanzi di elezione del Presidente della Regione, non della Giunta regionale e anche questo va puntualizzato visto che nessuno lo ha detto -, ad una legge regionale ordinaria, mentre nella stesura originaria dell'emendamento si optava, come ricordiamo, per una procedura rinforzata. Coloro che si preoccupano giustamente che le leggi non siano fatte per penalizzare le minoranze, anche se io personalmente, penso a un sistema politico in cui maggioranza e minoranza possano alternarsi, ma che maggioranza e minoranza siano ridotti direi nella parcellizzazione, per evitare proprio questo atteggiamento, questa remora, questa riserva mentale, si era stabilito nelle discussioni e si era evidenziato in Commissione come vi fosse la necessità di un procedimento rinforzato, tanto è vero che nella prima stesura si partiva addirittura con l'ipotesi di una maggioranza qualificata dei due terzi e con il ricorso al referendum nel caso in cui i due terzi non fossero raggiunti, secondo la linea della procedura della modifica delle leggi costituzionali per quanto attiene appunto allo Stato.
Di fatto noi nel corso del confronto su questi temi siamo passati da una procedura estremamente garantista - due terzi e referendum - ad una procedura secondo me non garantista nei riguardi dei diritti delle minoranze e di coloro che chiedono che non si facciano le modifiche negli ultimi sei mesi, perché le modifiche si possono fare portando nocumento alle così dette minoranze assembleari anche un anno prima, ma se noi mettiamo delle norme di garanzia credo che il massimo rispetto dei diritti delle minoranze sia garantito. Io invito il Presidente a specificare se non ritenga che quanto meno la parte relativa all'articolo 36 che era prevista nell'emendamento numero 42 non debba rimanere e non si debba prevedere appunto che questa legge vada approvata secondo la procedura rinforzata che è prevista nel secondo comma dell'emendamento 42, logicamente facendo salvo ed eliminando l'ultimo aspetto che riguarda il semestre bianco.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 38. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo adesso all'emendamento aggiuntivo numero 39. Ricordo ai colleghi che siamo sempre in sede di dichiarazione di voto perché la discussione sul titolo e sugli emendamenti aggiuntivi è stata fatta nei giorni scorsi. L'emendamento aggiuntivo numero 39 e stato ritirato dai colleghi Soro, Mannoni, Pusceddu, Merella ma è stato fatto proprio dai colleghi Dadea, Erittu e Pubusa. I presentatori dell'emendamento numero 39 hanno presentato sullo stesso argomento l'emendamento numero 45 per cui se viene approvato l'emendamento numero 39 decade l'emendamento numero 45.
DADEA (P.D.S.). No, Presidente. L'intendimento è quello di ritirare l'emendamento numero 45. Rimane in votazione soltanto l'emendamento firmato Dadea, Erittu e Pubusa che riprende il vecchio emendamento numero 39.
PRESIDENTE. Quindi l'emendamento numero 45 si intende ritirato. Rimane l'emendamento numero 39.
Ha domandato di parlare l'onorevole Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SELIS (D.C.). Presidente, credo di aver espresso un malessere complessivo per come stiamo lavorando ad una legge non secondaria ma fondamentale. In altri momenti in quest'aula abbiamo lamentato tutti momenti di confusione che ci inducevano a votare leggi e leggine delle quali forse non eravamo del tutto e sino in fondo consapevoli. Quando questo accade per leggi di minore importanza è certamente grave, ma lo è molto di più quando il clima di incertezza si verifica per una legge di questa portata. Anche l'incidente di poc'anzi io credo che non vada sottovalutato. Ora noi ci troviamo di fronte a due emendamenti -uno ritirato, poi ripresentato e poi ancora ritirato - che sono totalmente, culturalmente, politicamente, istituzionalmente diversi. Qual è la linea che stiamo seguendo? L'impegno che il Presidente della Giunta ci ha ricordato questa mattina era un impegno della maggioranza a votare una legge che introducesse l'elezione diretta del Presidente. Questo noi potevamo e potremmo farlo affermando il principio, come è stato fatto prima all'articolo 38 e rinviando poi a leggi regionali che disciplinino tutti gli altri aspetti, invece in questo caso noi stiamo di volta in volta non solo affermando il principio, ma vedendo modalità, sospendendo modalità, cambiando modalità e in questa situazione di confusione credo che sia difficile per tutti avere coscienza di quello che stiamo votando. Io comprendo l'emendamento numero 45, che sostituiva l'emendamento numero 39, perché rinvia ad una legge regionale. Ora viene riproposto l'emendamento numero 39 che disciplina già alcuni aspetti di questa normativa. Io non so cosa stia succedendo in quest'Aula e sono davvero nell'impossibilità di fare fino in fondo il mio dovere e di dare un contributo meditato perché mi trovo di fronte a questo balletto di emendamenti. Anche l'incidente di prima, su cui non voglio tornare, crea una situazione di confusione, di diffidenza, di malessere complessivo che non è congeniale al lavoro che stiamo facendo, e non è adeguato all'importanza della funzione che stiamo svolgendo. Ieri e durante i mesi scorsi, abbiamo discusso sulla necessità di aprire un'alta stagione costituente e di fare uno sforzo per esprimere il massimo e il meglio delle nostre energie. In questa situazione io non credo che stiamo facendo questo. Ho davvero difficoltà a partecipare a questa situazione e quindi, con la massima disponibilità ad approvare un provvedimento che risponda all'impegno politico - che io ritengo già adempiuto con la votazione dell'articolo 38, che introduce il regime presidenziale - su tutti gli altri aspetti non mi sembra che la meditazione, la riflessione, il dialogo, il confronto tra di noi, sia tale da potermi consentire di esprimermi compiutamente su questi emendamenti. Per questo motivo io dichiaro di astenermi sull'articolo 39 e chiedo anche, in merito all'incidente di prima, credo che sia almeno questo il mio dovere, di avere la registrazione del passaggio precedente, perché a me è sfuggito il fatto che fosse stato messo ai voti l'emendamento numero 46.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baghino. Ne ha facoltà.
BAGHINO (D.C.). Signor Presidente, io devo dare atto, e lo faccio a nome della D.C. autorizzato dal Capogruppo, alla differenziazione dell'impostazione data dal Presidente della Giunta stamattina, la differenziazione dell'interpretazione sulla bocciatura dell'emendamento numero 37. Noi condividiamo la valutazione politica che ha dato il Presidente, giustamente corretta, della votazione sull'emendamento. Ora c'è un emendamento - noi abbiamo apprezzato lo sforzo del Presidente della Giunta che ritira tutti gli emendamenti - e si dice a questo Consiglio che stiamo votando e stiamo tentando di far passare l'elezione diretta del Presidente della Giunta e tutti diciamo: vogliamo riservarci - ha ragione Italo Ortu - nel 2000. Quindi è una falsa vittoria questa, se anche dovesse passare la legge sulle riforme, perché tecnicamente nel 2000 si cercherà di ridiscuterne, però è apprezzabile e ammirabile lo sforzo, perché si dice, nelle dichiarazioni programmatiche, che c'è l'impegno della maggioranza - e fa bene il Presidente a far rilevare questo sforzo - nell'approvare l'elezione diretta del Presidente. Diciamo anche che ne discuteremo. Di che cosa dovremo discutere? Delle modalità di elezione di tutto quanto comporterà la normativa elettorale. Bene hanno fatto i Capigruppo a ritirare l'emendamento in ossequio alla linea del Presidente della Giunta. Non capisco perché tre consiglieri regionali di un Gruppo politico della maggioranza, credo per problemi loro interni, di alchimie politiche lo facciano proprio, contravvenendo ad una precisa volontà politica.
PUBUSA (P.D.S.). E' stato ritirato.
BAGHINO (D.C.). Non ha detto che è stato ritirato, se lei lo ha ritirato, io credo al Presidente che ha detto: "L'emendamento è stato ritirato, ma lo fanno proprio tre consiglieri di maggioranza". Se invece questi consiglieri ritirano il mio discorso non serve. Stavo solo smascherando chi è che davvero vuole un certo tipo di riforme, perché qui gli imbrogli non valgono e le fughe in avanti non servono a questo Consiglio. Se l'emendamento è ritirato, Presidente, chiedo scusa e non continuo, però voglio dire che dobbiamo stare attenti per vedere chi nella maggioranza vuol seguire la linea politica tracciata in base alle dichiarazioni programmatiche e chi invece vuole strumentalizzare questa discussione per fini interni. Parlo per noi naturalmente, chi vuole apparire in questa discussione più avanzato, forse cercando di ottenere spazio nella stampa, per dire: è stata fatta qualcosa di utile, ci sono i progressisti e i reazionari. Staremo molto attenti e smaschereremo tutti questi tentativi subdoli perché forse si nasconde anche il tentativo di non far andare avanti, in modo incosciente, irresponsabile, vituperabile, una linea politica che democraticamente questo Consiglio si è dato. Noi, Presidente, staremo attenti, come Gruppo della D.C. a smascherare ogni tentativo di far cadere la Giunta. Siccome c'è molta tensione in Aula e si sta cercando, secondo me, di addossare a questo o a quell'altro Gruppo, responsabilità interne che ricadranno sulla linea politica. Ecco, noi non ci prestiamo a questi giochi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Intanto per dire che non si comprende a questo punto questa residua polemica o querelle che dir si voglia, sul prossimo venturo anno 2000, perché mi pare che non esita più questa questione. Se il Consiglio regionale sta approvando oggi, ai primi di febbraio del '93, una norma di legge che va inviata al Parlamento nazionale che deve esaminarla, se c'è un Parlamento nazionale che sia nazionale (perché se è antiregionale e non è neanche nazionale è un'altra cosa, ci facciamo le nostre leggi e ce le applichiamo) e che ha tutto il tempo nell'arco di alcuni mesi di esaminare la proposta di legge del Consiglio regionale di una Regione autonoma, restituendola tra qualche mese a questo Consiglio regionale, che ne è convinto perché sta approvando una legge di riforma, può benissimo e deve il Consiglio regionale, nel frattempo istruendo gli atti e cominciando a preparare la normativa di ordine tecnico che poi sostanzi il potere che si chiede, normare la possibile elezione diretta del Presidente e averla nell'anno 1994 e non nel 2000. Piuttosto voglio suggerire - io lo faccio come consigliere regionale che partecipa all'elaborazione di una legge, ma suggerisco che lo facesse con maggiore autorità e solennità il Presidente della Giunta regionale, che è consigliere regionale - voglio suggerire che già in sede di approvazione di questo articolo si dia una interpretazione autentica sul significato della parola "modalità". Il Presidente della Regione sarebbe eletto secondo le modalità stabilite dalla legge regionale, cioè il Consiglio regionale è dominus di questa regolazione successiva, però l'interpretazione autentica che suggerisco che si dia perché accompagni la legge è che per "modalità stabilite dalla legge regionale successiva" non si intendano solo la procedura e la tecnica elettorale, ma anche tutto ciò che attiene necessariamente alla definizione dei poteri del Presidente rispetto ai poteri del Consiglio, perché saranno due organi ugualmente legittimati dal voto popolare, e dei rapporti fra i due organi, cioè fra il Presidente della Regione eletto e il Consiglio regionale ugualmente eletto dal popolo perché se no in una interpretazione restrittiva o puramente letterale potrebbe ritenersi che la legge deve solo contemplare le tecniche elettorali: presentazione di liste, termini di elezione del Presidente, eccetera, mentre mi pare di intendere - altri lo hanno detto però è bene che sia esplicitato - che le modalità da fissare con la legge successiva di regolazione attengono a tutto l'insieme della precisazione dei poteri e dei rapporti perché questo poi ha conseguenza diretta anche sugli articoli successivi laddove si parla dei momenti di conflitto e delle conseguenze che derivano per l'Assemblea o per il Presidente anche di eventuale scioglimento o revoca, e tutto questo deve essere regolato nella legge costitutiva istitutiva una volta avuto il potere dell'elezione diretta del Presidente.
Un accenno ancora ad un'altra questione. Qualche collega ha posto il problema che non sarebbe adesso più indispensabile il sistema delle garanzie che erano previste nell'emendamento numero 42. Secondo me non sono più indispensabili per una semplice ragione, perché il sistema delle garanzie dell'emendamento numero 42, che va bene che non ci sia più, si riferiva al sistema elettorale, cioè i due terzi del Consiglio, la votazione successiva a distanza di tre mesi, l'eventualità del referendum, erano in relazione alla portata attuativa dell'articolo 16 modificato, cioè alla possibilità che si dovesse scegliere in sede regionale il sistema proporzionale o maggioritario temperati l'uno o l'altro come si vuole, e quindi per questo in assemblea si sarebbe dovuto dispiegare un sistema di garanzie rafforzato e dal numero e dalle due votazioni successive e anche dal cosiddetto semestre bianco perché non si cambiano le regole del gioco un attimo prima di entrare in campo, come minimo, mi pare una questione di correttezza.
Sull'elezione diretta del Presidente questa preoccupazione non ci dovrebbe essere perché su questo punto si registra una larga convergenza sull'obiettivo e mi pare di capire addirittura una unanimità di convergenza sull'obiettivo. Resta invece il problema di come regolare l'esercizio di questo potere che farà il Consiglio, però su questo articolo insisto sul punto essenziale che è quello dell'interpretazione autentica della parola "modalità" che penso debba intendersi come regolazione anche dei poteri e dei rapporti fra i due organi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Intervengo anche io sull'emendamento numero 39 per fare questo ragionamento: il Consiglio ha approvato l'elezione diretta del Presidente e questo è un fatto che io giudico estremamente positivo. Il problema che abbiamo di fronte è di un altro ordine ora, cioè che tipo di sistema andiamo configurando. Intervengo su questo perché a mio giudizio, lo dico in tutta modestia, ho colto nella discussione elementi non solo di complessità, ma in qualche caso anche di una certa confusione tra elezione diretta del Presidente e sistema presidenziale. L'analisi comparativa, come si dice, in ordine al rapporto tra modalità di investitura e forma di governo, mostra una grande varietà di modelli. L'elezione diretta del Presidente non sempre si collega, come è noto, a una forma di governo presidenziale e viceversa con l'elezione del Presidente da parte del Consiglio non sempre si è dentro un sistema di tipo parlamentare. Io credo che col tipo di normativa che stiamo esaminando ora siamo un po' sul crinale, siamo lì lì per andare - poi ciascuno può dire "ciò è bene o ciò è male, ciò mi convince o non mi convince" - verso un sistema di tipo presidenziale. Per questo voglio fare qui alcune riflessioni. Il problema chiave, a mio giudizio, è quello che abbiamo affermato con l'emendamento numero 38 del collegamento tra Presidente e coalizione, cioè se l'elettore è chiamato, per esempio, ad esprimere due voti distinti, uno per il Presidente e uno per il Consiglio, a prescindere dalla contestualità che qui non c'entra nulla, rimane evidentemente aperta la possibilità che venga eletto un Presidente senza maggioranza. Da qui la necessità per i sostenitori di questa tesi di operare una distinzione molto netta fra Governo e Consiglio e di realizzare una applicazione rigida del principio della divisione dei poteri e quindi di andare verso un modello presidenzialista. A mio giudizio anche la coesistenza della proporzionale per l'elezione del Consiglio con l'elezione diretta spinge in questa direzione, ma qui c'è un voto del Consiglio e quindi non sto ad argomentare e a dire su questo punto la mia opinione. Quando si vuole mantenere in capo al Consiglio il potere di determinare gli indirizzi generali da tradurre poi da parte del Presidente della Giunta in azione di governo, bisogna congegnare il sistema in modo da porre i due organi in grado di agire in sintonia, cioè di realizzare quello che abbiamo definito con l'emendamento numero 38 il collegamento tra il Presidente e la coalizione, realizzare un collegamento tra le candidature a Presidente e le candidature per il Consiglio e in tale schema l'elettore è chiamato ad una scelta coerente di un Presidente e di una maggioranza consiliare per garantire al Presidente eletto dal popolo una maggioranza stabile. Che tipo di sistema stiamo configurando? Io onestamente non riesco a capire del tutto, va bene che ci sono mille varianti, ci sono delle forme miste, ma ho l'impressione che la mediazione, peraltro necessaria e apprezzabile, abbia partorito una cosa non del tutto lineare: nell'articolo 36 affermiamo la contestualità e il collegamento tra Presidente e coalizione e quindi realizziamo questo rapporto di collegamento ma, questo è il punto, con gli emendamenti successivi - lo dico adesso, anche per non intervenire ripetutamente - non si prevede un rapporto di fiducia Presidente-Consiglio. Qui a mio giudizio bisognerebbe scegliere tra due modelli: o ipotizziamo il collegamento, adottiamo un sistema maggioritario - per ora non si può ma in prospettiva si potrà - tenendo in piedi un rapporto di fiducia oppure si fa una scelta completamente diversa e si applica una netta separazione dei poteri con legittimazione separata del Presidente e del Consiglio, col mantenimento della proporzionale e il Consiglio si è pronunciato in questa direzione e con la soppressione del rapporto di fiducia. Qui non siamo né nell'uno né nell'altro modello, siamo in una contaminazione che a me pare fonte di grande confusione; io non ne capisco molto però, cercando di ragionare sulle poche letture che ho cercato di fare, vedo una situazione molto confusa e una contaminazione che non so quanto funzioni. Ora si dice: qualora ci sia un contrasto politico insanabile (poi non so cosa significhi "politico" in questo contesto) si torna tutti agli elettori, e quindi viene affermato un principio di complementarietà Presidente-Consiglio; il mio collega Zucca direbbe simul stabunt simul cadent. Però non è questo il rapporto di fiducia come ho capito molti colleghi intendono perché dalle cose che si sono dette nel dibattito molti ritengono che questo e il rapporto di fiducia siano la stessa cosa. Il rapporto di fiducia è qualcosa che si esaurisce nella dimensione Consiglio-Presidente-Giunta. Qui c'è un'altra cosa: negli emendamenti successivi viene chiamata in causa un'autorità esterna e superiore, il Presidente della Repubblica, che dispone la revoca e il contestuale scioglimento, e quindi Presidente e Consiglio sono posti sullo stesso piano rispetto ad un'autorità esterna e l'uno e l'altro possono attivare il processo. Io mi fermo qui, ma siccome non ho concluso sarò costretto sul prossimo emendamento a tediare ancora i colleghi.
PRESIDENTE. Onorevole Scano, non bisogna tediare nessuno. Siamo in sede di dichiarazione di voto. La discussione su tutti questi emendamenti è già stata fatta abbondantemente nei giorni scorsi e questa mattina. Chi prende la parola deve dichiarare il suo voto. Non stiamo riaprendo surrettiziamente una discussione che non va riaperta. Chi chiede di parlare deve dire se è favorevole o contrario.
Metto in votazione l'emendamento numero 39. Chi lo approva alzi la mano.
COGODI (Gruppo Misto). Ho chiesto che il Presidente della Giunta desse un'interpretazione autentica.
PRESIDENTE. Io non lo so se il Presidente della Giunta intende parlare.
Metto in votazione l'emendamento numero 39. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo ora all'emendamento numero 40.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Sull'emendamento numero 40. E' vero, Presidente, siamo in sede di dichiarazione di voto quindi dichiariamo la ragione per cui un consigliere vota a favore o contro, nel contempo siccome diventiamo una materia non solo rilevante ma ancora quasi in fieri, fresca di fattura, di ultima organizzazione e proposta, credo che un contributo debba essere dato anche per migliorare per quanto possibile su aspetti non fondamentali però importanti la legge medesima. Per esempio, in relazione a questo articolo contenuto nell'emendamento numero 40, che prevede la revoca possibile del Presidente della Regione quando compie atti contrari alla Costituzione o allo Statuto o gravi violazioni di legge, secondo me è da precisare qual è la portata di queste violazioni di legge, perché la revoca del Presidente della Regione, per il sistema che si è pensato e che si propone con questa legge, comporta anche lo scioglimento del Consiglio regionale, ragione per la quale deve essere ipotizzata una situazione nella quale possa essere revocato il Presidente della Regione senza che necessariamente questo comporti lo scioglimento del Consiglio, perché il solo caso di conflitto non basta, il conflitto si attiva, si accende, però vi è chi vi dà adito delle due parti, in questo sistema equilibrato che si immagina. E non può essere che nell'ipotesi che sia il Presidente della Regione a dare adito a questo conflitto questo di per sé debba portare allo scioglimento del Consiglio. Dunque l'emendamento numero 47 che si propone all'emendamento numero 41, cioè al successivo, che prevede che questi atti devono esser tali da determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione, deve essere previsto anche in relazione all'emendamento numero 40. Cioè questa fattispecie di atti tali da determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione che accompagna la violazione di legge che deve essere di questa natura, deve essere contenuto anche nell'articolo 40. Se no rimane una dizione generica. Qual è la portata della violazione di legge? Può essere un semplice inadempimento, può essere un'omissione, può essere una diversa interpretazione della legge. Quindi accompagnare questa specificazione che opportunamente con l'emendamento numero 47 è prevista per l'emendamento successivo, dovrebbe essere prevista anche in relazione al 40 per cui il testo secondo me dovrebbe essere: "che compie atti contrari alla Costituzione o al presente Statuto o tali da determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione o gravi violazioni di legge"- se si vuole - oppure "gravi violazioni di legge tali da determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione", in modo che se è il Presidente a violare la legge o a determinare con i suoi atti o comportamenti l'impossibilità del funzionamento degli organi della Regione non debba essere trascinato nello scioglimento il Consiglio regionale. Questo è un punto delicato. Non so se sono riuscito a far capire il concetto. Può capitare che in un conflitto tra Presidente e Consiglio nell'ipotesi che il Presidente della Regione...
(Interruzioni)
… deve essere previsto qualora fosse il Presidente della Regione a determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione; per esempio non attendendosi a una direttiva del Consiglio, o comportandosi in modo tale da non consentire la funzionalità del Consiglio, e nel sistema bilanciato ce ne possono essere tanti di questi modi, che possono anche non essere una violazione di legge, in questo caso deve essere previsto che possa essere revocato il Presidente e che non necessariamente, come è nell'emendamento successivo questo comporti anche il contestuale scioglimento del Consiglio. E' una misura di garanzia per il Consiglio regionale. Questo è un punto così delicato e se non è chiaro quello che sto enunciando mi permetto di chiedere anche cinque minuti di sospensione dei lavori perché ritengo sia un punto essenziale che se sfugge adesso non è recuperabile successivamente, non è questione di coordinamento tecnico.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. A me pare che l'onorevole Cogodi abbia trascurato di sottolineare un aspetto. La fattispecie prevista dall'emendamento numero 40 non comporta lo scioglimento del Consiglio; prevede solo la revoca del Presidente e questa non si trascina dietro lo scioglimento del Consiglio, quindi questa puntualizzazione alla fattispecie prevista dall'emendamento 40 mi sembra superflua proprio perché l'emendamento numero 40 prevede solo la revoca del Presidente ma senza lo scioglimento del Consiglio, tant'è vero che nell'ultimo comma si dice che qualora il Presidente venisse revocato, il Consiglio regionale, che quindi rimane in carica, nomina un altro Presidente fino alle nuove elezioni. Per quanto riguarda l'emendamento numero 41 invece, che tra l'altro è stato oggetto di discussione anche negli incontri preliminari alla seduta di stasera, riguardante la possibile revoca in caso di conflitto tra il Presidente e il Consiglio regionale, si è precisato ulteriormente che non deve trattarsi di un conflitto qualsiasi, ma di un conflitto tale da determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione, proprio anche per evitare un'interpretazione elastica e precisare molto meglio la fattispecie. Mi permetto quindi di sottolineare che nell'emendamento numero 40 non è previsto lo scioglimento del Consiglio, e per l'emendamento numero 41 in cui questo è previsto, abbiamo presentato questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Sandro Usai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
USAI SANDRO (D.C.). Per dire che condivido la proposta dell'onorevole Cogodi il quale ha inteso rilevare che, così come il Consiglio può essere sciolto nei casi di grave impossibilità di funzionamento degli organi della Regione, qui sarebbe anche possibile prevedere che il Presidente venga revocato, non soltanto quando compia atti contrari alla Costituzione, non soltanto quando compia atti contrari allo Statuto, non soltanto quando compia gravi violazioni di legge, ma quando compia atti che impediscono che il Consiglio funzioni. Quindi propongo anch'io che dopo la parola "violazioni di legge" venga inserita la frase "o atti tali da..." e così via.
PRESIDENTE. Riassumo la proposta dell'onorevole Cogodi, il quale chiede di inserire dopo le parole "gravi violazioni di legge", "o atti tali da determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione".
USAI SANDRO (D.C.). "O atti politici tali da".
PRESIDENTE. Non "politici", "atti da".
Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. E' una precisazione che la Giunta accoglie.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 40 con questa aggiunta. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'emendamento numero 41, al quale è stato presentato un emendamento aggiuntivo, il numero 47 di cui abbiamo dato lettura precedentemente.
Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Poiché nessuno domanda di parlare, metto in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 47. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 41.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cocco per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COCCO (P.D.S.). Alla luce anche delle considerazioni che sono state formulate in ordine ai precedenti articoli, io condivido l'emendamento e naturalmente voto a favore. Mi lascia qualche perplessità la stesura del primo capoverso, dove, erroneamente può sembrare, perché alla luce delle cose dette così non è, che il Presidente della Regione possa in qualche modo intervenire e, con una sorta di primazia, anche rispetto al ruolo del Consiglio. La lettura può indurre in questa falsa impressione. Anche se poi il meccanismo di attivazione della procedura è tale che i due organi che traggono direttamente dal corpo elettorale il loro potere devono essere messi sullo stesso piano, una lettura superficiale può indurre a questa erronea valutazione e siccome si tratta di ruoli di massimo prestigio, è giusto che eventualmente, se possibile, in sede anche di revisione tecnica, si faccia un coordinamento tale da impedire questa falsa impressione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, io su questo emendamento ho avuto già modo di esprimere dei dubbi e delle perplessità per la sua formulazione soprattutto, e mi auguro, se e quando questa legge verrà approvata, che non si presenti mai l'ipotesi che viene rappresentata nell'emendamento che stiamo per votare, perché ritengo che sarebbe di difficile interpretazione e di ancora più difficile applicazione. Vero è che, per quanto riguarda le motivazioni che dovrebbero portare al contestuale scioglimento del Consiglio e alla revoca del Presidente della Regione, alla generica affermazione della sussistenza di un grave e comprovato contrasto politico tra il Presidente della Giunta e il Consiglio regionale è stato aggiunto l'emendamento che abbiamo appena approvato per cui il comprovato contrasto politico dovrebbe comunque essere tale da determinare l'impossibilità di funzionamento degli organi della Regione, diversamente sarebbe stata una dizione veramente generica e tale da prestarsi alle più svariate interpretazioni e da portare molto spesso, qualora nel corso di una legislatura si creassero delle situazioni in cui da parte del Consiglio o da parte dello stesso Presidente della Giunta potessero essere sollevati dei pretesti per provocare questo contrasto politico, questo porterebbe comunque, anche se la responsabilità fosse del Presidente del Consiglio e della Regione da una parte o meglio, e ancora, del Consiglio, allo scioglimento contemporaneo dei due organi. Il problema che io mi pongo e che non trova a mio parere soluzione, nonostante l'aggiustamento che si è fatto con modifica introdotta col precedente emendamento, è perché quando si verifica un contrasto politico originato, per esempio, da un atteggiamento del Presidente della Giunta, che non attua una legge del Consiglio, quindi un contrasto politico provocato dal Presidente della Giunta o dall'Esecutivo, debba essere sciolto anche il Consiglio regionale, perché la conseguenza è questa. Il solo sorgere e la sola esistenza di un contrasto politico tra questi due organi porterebbe necessariamente ed esclusivamente, come unica ipotesi, non allo scioglimento del Consiglio, se è responsabile della nascita del contrasto, oppure alla revoca del Presidente, ma per come è formulato l'articolo porterebbe necessariamente al venir meno di entrambi gli organi istituzionali. Tutto questo mi sembra di difficile comprensione e difficilmente accettabile. Bisognerebbe fare forse maggiore attenzione alle considerazioni che svolgeva e che credo riprenderà l'onorevole Pier Sandro Scano, là dove distingueva le diverse ipotesi che possono contraddistinguere anche un Governo presidenziale a seconda di come appunto nasca il consenso e il funzionamento di questo Governo presidenziale. Certo è che l'emendamento, così come è formulato, continua ad essere oltremodo confuso, difficile e di quasi impossibile applicazione concreta.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Signor Presidente io, un po' per le argomentazioni che ho portato prima, un po' per una considerazione che aggiungo adesso, dichiaro di astenermi sull'emendamento numero 41 perché è mia convinzione che si sta configurando nel rapporto fra organi un sistema abbastanza squilibrato. Noi abbiamo l'elezione diretta, tra l'altro anche a maggioranza relativa in quanto non viene esclusa questa possibilità, abbiamo un Presidente con i poteri previsti nell'articolo 37, non c'è il rapporto di fiducia perché il meccanismo previsto nell'emendamento numero 41, come ho detto anche prima, è ben altra cosa rispetto al rapporto di fiducia, qui c'è semplicemente la facoltà di ambedue gli organi di attivare un intervento esterno. Io nel dibattito di ieri, in riferimento a questo sistema che stiamo configurando, ho sentito qualcuno parlare di sistema neo-parlamentare, mi permetto di dire che il sistema neo-parlamentare non c'entra nulla perché il sistema neo-parlamentare è quello nel quale si ha l'elezione diretta del Presidente ma permane il rapporto di fiducia. Il sistema neo-parlamentare è una forte razionalizzazione del sistema parlamentare. Qui invece, a mio giudizio modestissimo, si esce dal sistema parlamentare: questo non è che sia un male, può essere un bene o un male a seconda dell'equilibrio e dell'architettura complessiva che si realizza. A mio giudizio, lo dico con particolare riferimento all'emendamento numero 41, oltre che con uno sguardo di insieme agli istituti che stiamo mettendo in essere, non c'è un bilanciamento adeguato dei poteri per cui sull'emendamento numero 41 mi astengo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Pubusa. Ne ha facoltà.
PUBUSA (P.D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei dire semplicemente questo, che la terminologia usata nel comma che stiamo discutendo, così come quella utilizzata nel comma precedente, è la stessa terminologia che si ritrova nella nostra Costituzione e si ritrova nell'articolo 50 dello Statuto speciale che prevede l'ipotesi di revoca del Presidente, e prevede l'ipotesi di scioglimento del Consiglio. Il problema che qui si è affrontato -naturalmente la formulazione può essere migliorata - è quello di adeguare l'ipotesi di scioglimento di cui all'articolo 50, alla mutata disciplina, quindi le preoccupazioni che i colleghi hanno avanzato, a mio modesto avviso, sono preoccupazioni del tutto prive di fondamento, intanto perché la dizione che viene utilizzata "grave e comprovato contrasto" così come prima "gravi violazioni", è la stessa dizione già contenuta nell'articolo 50 che presuppone naturalmente che vi sia un sedimentato contrasto politico, cioè è necessario che vi sia un indirizzo politico sedimentato che si manifesta ripetutamente e continuamente e dichiaratamente in modo contrario, e comprovato; significa che questo deve essere non un assunto puramente soggettivo o del Presidente o del Consiglio, ma che deve risultare da fatti obiettivi, quindi deve risultare da un insieme di fatti consiliari e politici obiettivi come potrebbe essere la mancata approvazione di disegni di legge che costituiscono parte importante del programma, la dichiarata affermazione da parte del Consiglio di non approvare i disegni di legge presentati dal Presidente e dalla Giunta che siano attuativi del programma su cui il Presidente è stato eletto e così via.
In secondo luogo non deve sfuggire ai colleghi che il garante della serietà e dell'esistenza dei presupposti è il Presidente della Repubblica, che deve poi tra l'altro sentire anche la Commissione parlamentare, quindi si attivano i massimi organi dello Stato. Io capirei queste preoccupazioni se la deliberazione del Consiglio o la richiesta del Presidente comportasse automaticamente lo scioglimento, invece non è così, è uno scioglimento che viene disposto, come già prevede l'articolo 50, col decreto del Presidente della Repubblica, e quindi è chiaro che sia il Consiglio regionale, sia lo stesso Presidente della Regione se arrivano ad attivare una procedura di questo genere devono avere dei motivi e dei fatti ben fondati perché diversamente si espongono ad una sconfessione che è anche di carattere politico da parte del Presidente della Repubblica e da parte del Governo.
Sono ipotesi del tutto eccezionali che prevedono dei fatti del tutto patologici, che normalmente non accadono nella vita parlamentare ma che pure devono essere presenti in un testo costituzionale ma che, a mio avviso non suscitano le preoccupazioni che sono state solevate. Lo stesso discorso vale per la preoccupazione sull'impossibilità di funzionamento: l'impossibilità di funzionamento è prevista in linea generale e come ipotesi di scioglimento; è un segno di cattiva formulazione legislativa ripeterlo in qualsiasi comma. L'emendamento aggiuntivo che è stato proposto si può anche votare, però è ultroneo, non aggiunge niente e peggiora la formulazione della legge perché l'ipotesi di impossibilità di funzionamento degli organi è una ipotesi generale di scioglimento. Quindi suggerirei ai colleghi di leggere queste norme nel contesto dell'articolo 50, il che potrebbe probabilmente fugare molti dei loro pur legittimi dubbi.
PRESIDENTE. Onorevole Pubusa, la Presidenza non ha capito la sua dichiarazione di voto. Stiamo di nuovo ricominciando il dibattito. Ripeto ai colleghi che non è possibile continuare in questo modo! Siamo in fase di dichiarazione di voto e chi chiede la parola deve dichiarare il suo voto. Non possiamo ricominciare tutta la discussione sugli emendamenti. I chiarimenti noi abbiamo avuto modo di farli in sede di discussione.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Io dichiaro il mio voto favorevole a questo articolo a condizione che si introduca un piccolo miglioramento, almeno di ordine tecnico. E' una cosa che ho detto credo infinite volte, i colleghi la conoscono, negli incontri in Commissione, negli abboccamenti, però torna comunque una dizione che, secondo me, è una dizione impropria. Io mi permetto di riproporre un miglioramento di ordine tecnico che non dovrebbe modificare il senso della mia dichiarazione di voto. Mi riferisco all'istituto della revoca: ho detto tante volte e voglio ridirlo, se serve a qualcosa, che revoca in senso tecnico vuole dire richiamo. Può essere richiamato chi è già chiamato, può essere revocato chi è vocato, e la fonte della revoca non può che essere la fonte originaria della chiamata. Ora un Presidente che è eletto dal popolo non può essere revocato da nessuno se non dal popolo. Ci possono essere dizioni tecniche più esatte, il nostro vocabolario e la nostra lingua, e anche il vocabolario giuridico è così ricco che possiamo benissimo utilizzare i termini propri per cui io più propriamente userei il termine "decadenza"; il Consiglio viene sciolto ma il Presidente non può essere sciolto, bisogna prevederne la decadenza, cioè un istituto che ne dichiari la cessazione. Tecnicamente non è una revoca. L'ho detto e l'ho ridetto e mi pare che sia un miglioramento anche di ordine tecnico. C'è una insistenza ossessiva nel non voler modificare neppure una parola che però ha pure un significato. Nel fare le leggi chi ci impedisce di essere precisi? Non è la prima volta che lo dico e da parte dei colleghi della Commissione, dei colleghi con i quali ci si è incontrati, non capisco questa insistenza! Propongo in sede di miglioramento tecnico di precisare che la parola "revoca" attribuita ad un altro potere che non è il potere originario è impropria e che si usi la parola "decadenza", "cessazione", equivalente che però non sia improprio.
PRESIDENTE. L'onorevole Cogodi quindi condiziona il suo voto favorevole alla modifica della parola "revoca" con la parola "decadenza" che mi pare il Consiglio possa approvare se non ci sono obiezioni. Se non ci sono osservazioni pongo con questa modifica in votazione l'emendamento aggiuntivo numero 41. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Si dia lettura dell'articolo 1.
SECHI, Segretario:
Art. 1
1. Dopo l'articolo 38 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna) è inserito il seguente:
"Art. 38 bis - La Regione può deliberare il sistema di elezione del Consiglio regionale e la disciplina della forma di governo diversamente da quanto stabilito nei precedenti articoli, anche con la possibilità di introdurre un sistema elettorale maggioritario e di procedere all'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale, attraverso disposizioni legislative approvate dal Consiglio regionale a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti.
1. Qualora le norme suddette abbiano ottenuto una maggioranza inferiore ai due terzi, ma comunque superiore alla metà dei componenti del Consiglio regionale, esse sono pubblicate, senza promulgazione, nel Bollettino Ufficiale della Regione, con l'avvertimento che, entro tre mesi, deve essere indetto su di esse referendum popolare, con decreto del Presidente della Giunta regionale, secondo le modalità e le procedure previste dalla legge regionale per il referendum consultivo. Le norme per le quali si procede al referendum, se risultano approvate dalla maggioranza dei voti validi espressi nella consultazione referendaria, sono immediatamente promulgate dal Presidente della Giunta regionale".
PRESIDENTE. All'articolo 1 sono stati presentati numerosi emendamenti. Vorrei chiedere ai presentatori degli emendamenti se intendono riconfermarli tutti o se ce ne sono alcuni che vanno ritirati, per evitare l'illustrazione e anche la lettura degli emendamenti. Gli emendamenti numero 1, 2, 3 e 4 sono ritirati. Resta l'emendamento soppressivo totale numero 15, abbinato al 48 presentato dalla Giunta, che è soppressivo totale anch'esso. L'emendamento numero 16 a firma Ortu, Cogodi, Puligheddu è soppressivo parziale. Poiché è stato presentato un soppressivo totale...
COGODI (Gruppo Misto). Presidente, io vorrei capire anzitutto una cosa. L'articolo 1, con la votazione che è già intervenuta dell'emendamento precedente, dovrebbe essere soppresso.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, ci sono due emendamenti, il 15 e il 48, che si abbinano, e che sono soppressivi totali, poi c'è una serie di emendamenti che sono stati presentati e io sto chiedendo ai presentatori quali di questi intendano ritirare. Per esempio il 7 e l'8 credo che permangano...
COGODI (Gruppo Misto). Scusi Presidente, l'emendamento che è stato votato questa mattina - chiedo scusa e vorrei capire a questo punto - l'emendamento che è stato votato stamani che comprendeva in sé il contenuto dell'articolo 1 e che è stato respinto dal Consiglio di fatto travolge l'articolo 1. Mi parrebbe di capire che non essendoci più l'articolo 1 non ci possono essere neanche gli emendamenti all'articolo 1. Allora come si fa adesso a dire "con la possibilità di introdurre un sistema elettorale anche maggioritario..." che è nell'articolo 1 quando su questo punto il Consiglio si è già espresso?
PRESIDENTE. Siccome le procedure sono determinate, e sono anche rafforzate, è chiaro che rimane ancora in essere.
COGODI (Gruppo Misto). Quella è una questione puramente tecnica. Io volevo capire il fatto che quell'emendamento fosse presentato al Titolo, cioè aggiuntivo al titolo, "dopo il titolo" è detto lì. L'articolo che è dopo il titolo è l'articolo 1. Io non conosco articoli dopo il titolo che siano meno 1. L'emendamento diceva: "dopo il titolo, è introdotto il seguente articolo"
(Interruzioni)
E' chiaro che dopo il titolo viene l'articolo 1, quindi l'emendamento che stamattina è stato presentato e che il Consiglio ha respinto era in luogo dell'articolo 1, perché dopo il titolo non ci può essere meno 1.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, politicamente ha ragione, ma dal punto di vista tecnico noi dobbiamo seguire questa procedura, perché non c'è alcun contrasto. Volevo chiedere ai presentatori se l'emendamento soppressivo parziale numero 16 si intende ritirato.
PULIGHEDDU (P.S.d'Az.). Mi scusi, Presidente, lei ha parlato di abbinare l'emendamento numero 15 con il 48 che prevede la soppressione dell'articolo. Se l'articolo viene soppresso, gli altri emendamenti siccome sono riferiti a quell'articolo decadono automaticamente. Se però rimane l'articolo noi manteniamo tutti gli emendamenti.
PRESIDENTE. Si dia lettura degli emendamenti.
SECHI, Segretario:
Emendamento aggiuntivo Tamponi - Scano - Salis - Erittu - Serra Pintus - Fantola - Corda
Art.1
Dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente:
Art. 1 bis
1. Dopo il secondo comma dell'articolo 17 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, sono inseriti i seguenti commi:
"2 bis. Non può essere eletto consigliere regionale chi abbia svolto tale ufficio per tre legislature". (7)
Emendamento aggiuntivo Erittu - Pubusa - Scano - Selis - Corda - Tamponi - Serra Pintus - Fantola
Art. 1
Dopo l'articolo 1 è aggiunto il seguente:
Art. 1 bis
1. Dopo il secondo comma dell'art. 17 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è inserito il seguente comma:
"Non può essere eletto consigliere chi abbia svolto le funzioni di assessore regionale nei due anni precedenti le elezioni regionali". (8)
Emendamento soppressivo totale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
"L'art 1 è soppresso". (15)
Emendamento soppressivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Sono soppresse le parole: "il sistema di elezione del Consiglio regionale e". (16)
Emendamento soppressivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Sono soppresse le parole: "anche con la possibilità di introdurre un sistema elettorale maggioritario". (17)
Emendamento soppressivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Sono soppresse le parole: "e di procedere all'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale". (18)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Le parole: "La Regione" sono sostituite con le parole "il Consiglio regionale". (19)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "può" è sostituita con "deve". (20)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "deliberare" è sostituita con "decidere con legge". (21)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "sistema" è sostituita con "modalità". (22)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "disciplina" è sostituita con "regolamentazione". (23)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "forma" è sostituita con "sistema". (24)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "diversamente" è sostituita con le parole "in deroga". (25)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art .1
La parola "da" è sostituita dalle parole "rispetto a". (26)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "quanto" è sostituita dalle parole "le previsioni normative". (27)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "stabilito" è sostituita da "contenute". (28)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
Le parole "nei precedenti articoli" sono sostituite dalle parole "in altre parti della legge". (29)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
Le parole "anche con" sono sostituite da "riconoscendosi". (30)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu • Planetta
Art. 1
Le parole "la possibilità" sono sostituite da "la facoltà". (31)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
Le parole "di introdurre" sono sostituite da "stabilite". (32)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
Le parole "un sistema elettorale" sono sostituite dalle parole "un metodo di elezione". (33)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
La parola "maggioritario" è sostituita dalle parole "variazioni compatibili con il sistema proporzionale". (34)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
Le parole "e di procedere" sono sostituite dalle parole "e di stabilire". (35)
Emendamento sostitutivo parziale Ortu - Cogodi - Puligheddu - Planetta
Art. 1
Le parole "all'elezione diretta" sono sostituite dalle parole "alla indicazione in via diretta". (36)
PRESIDENTE. Gli emendamenti possono essere illustrati.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Visto che bisogna procedere così, io tecnicamente intervengo...
PRESIDENTE. Tecnicamente, onorevole Cogodi, bisognerebbe eliminare tutti gli emendamenti che sono stati presentati. Rimarrebbero in vita solo gli emendamenti numero 7 e 8 che formano altri due articoli perché sono separati. Se non vengono ritirati gli emendamenti io per forza li devo mettere in votazione.
COGODI (Gruppo Misto). Presidente, io sono rispettoso di tutte le regole date per la civile convivenza, essendo un cittadino pacifico, ragione per la quale, se tecnicamente è così, tecnicamente intervengo perché una serie di emendamenti sono stati letti qui e anche messi in discussione, o meglio si è chiesto di illustrarli. Io mi permetto di dire che quegli emendamenti sono automaticamente venuti meno, perché sono emendamenti, se non a tutto l'articolo, a un pezzo dell'articolo che non c'è più, perché quello che è stato votato stamane sostituisce il contenuto dell'articolo 1, per cui sono emendamenti al nulla e si è chiesto di ritirarli. Per farla breve ho detto: per quanto c'è la mia firma sono ritirati. Però sono stati letti e si è detto che possono essere illustrati, mentre dal mio punto di vista, anche tecnicamente, sono venuti meno tutti quelli che attengono alla formulazione di un articolo che non c'è più. A che cosa si appendono gli emendamenti se non c'è il chiodo?
PRESIDENTE. Sono in discussione gli emendamenti soppressivi totali. Su che cosa vuole parlare, onorevole Cogodi?
COGODI (Gruppo Misto). Chiedo di parlare sull'emendamento soppressivo totale, per dire che anche l'emendamento soppressivo totale introduce nel modo di deliberare del Consiglio un rischio. Ammettiamo che il Consiglio voti per non sopprimere l'articolo 1, rimarrebbe l'articolo 1 che dice l'esatto contrario di quello che il Consiglio ha deliberato stamattina. Non può essere messo in votazione, non può esser soppresso perché è superato o decaduto, non lo so. Io ho detto prima: va bene ma a condizione che il risultato sia lo stesso, che non crei neanche in astratto una condizione per cui il Consiglio voti di sera il contrario di quello che ha votato la mattina.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, per una parte ha ragione, lei sta facendo un ragionamento politico e io lo comprendo benissimo, però l'articolo 1 ha due parti, una delle quali rimane e potrebbe rimanere in vita. Se si approva l'emendamento soppressivo totale decadono tutti gli emendamenti a eccezione dei due aggiuntivi.
Metto in votazione l'emendamento soppressivo totale numero 15. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Decadono gli emendamenti soppressivi parziali e sostitutivi parziali.
Passiamo all'emendamento aggiuntivo numero 7.
Per illustrare questo emendamento ha facoltà di parlare l'onorevole Tamponi.
TAMPONI (D.C.). Credo che questo emendamento non abbia bisogno di illustrazione in quanto su questo argomento credo che abbiamo già parlato abbondantemente in Aula e anche all'interno di molti Gruppi politici credo che la discussione sia già arrivata a una conclusione definitiva e chiara che è stata portata anche all'attenzione dell'opinione pubblica. Quindi non credo che questo emendamento abbia bisogno di altre illustrazioni. Ritengo però opportuno precisare che, nel contesto di tutti gli emendamenti che sono passati, questo emendamento non ha valore residuale in quanto tende a dare al regime che disciplina la permanenza nell'ufficio degli Assessori o del Presidente della Regione lo stesso livello e la stessa dimensione statutaria della disciplina che riguarda la permanenza nell'ufficio dei consiglieri anche se i termini che sono previsti sono diversi. Quindi credo che questo emendamento non avrà difficoltà a trovare l'approvazione dell'Aula.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Signor Presidente, il parere della Giunta sull'emendamento numero 7 è che poiché all'ordine del giorno è presente una proposta di legge che concerne: "norme di incompatibilità e di ineleggibilità per la funzione di consigliere regionale", questa materia debba essere più propriamente trattata in quella sede e non in questa nella quale stiamo trattando esclusivamente questioni che riguardano gli aspetti di carattere costituzionale legate all'elezione diretta del Presidente. La Giunta ha la stessa opinione ovviamente anche sull'emendamento numero 8 che tratta anche esso materia di ineleggibilità e incompatibilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Noi stiamo trattando - convengo con il parere espresso dal Presidente della Giunta - di una questione che molto più propriamente dovrebbe essere allocata nella proposta di legge nazionale sulle ineleggibilità e incompatibilità. Se però i proponenti non intendessero ritirare l'emendamento e la Presidenza non intendesse dichiararlo irricevibile per un problema di allocazione della norma, io suggerirei ai presentatori di integrare questo emendamento perché così come è formulato potrebbe dar luogo a equivoci. L'integrazione dovrebbe essere questa: "non può essere eletto consigliere regionale chi abbia svolto tale ufficio per tre legislature intere, valutando per intera anche la frazione di legislatura superiore alla metà della sua durata ordinaria". Questo per evitare che il termine legislatura possa dar luogo a equivoci quando si tratta di frazioni; c'è chi è stato nominato successivamente all'insediamento del Consiglio, e chi se ne va prima. Nel merito, se vengono superate le questioni di irricevibilità e non c'è la volontà di ritirare questo emendamento, voglio dire che questa norma segue un indirizzo che si va sempre più affermando nella formazione degli ordinamenti. E' stato approvato, la settimana scorsa, dalla Camera il primo testo sulla legge elettorale per i Comuni e le Province, dove viene fissato un limite di mandato per gli amministratori comunali e provinciali. E' vero che questa non è ancora una norma perché la legge è passata in Senato e in linea teorica potrebbe essere modificata. Poco fa abbiamo approvato in questo disegno di legge un emendamento che prevedeva un limite di mandato per il Presidente della Giunta regionale, stabilendo che non può essere eletto più di una volta e anche per gli Assessori abbiamo ribadito questo concetto. A me pare che anche per il Consiglio regionale si debba fissare un limite di mandato. C'è però un oggettivo ostacolo a tutto questo, ed ecco perché parlavo di possibile irricevibilità di questo emendamento. Se non viene in qualche modo e nella sede più appropriata variato uno dei pilastri fondamentali della nostra Costituzione, noi qui stiamo limitando l'elettorato passivo. Per spiegarmi: io se nasco maschio non posso essere eletto consigliere regionale perché questa mia condizione non la posso rimuovere, se io mi sono sposato con matrimonio civile non posso più rimuovere questa condizione per cui non posso essere eletto consigliere regionale; se io ho fatto tre legislature non posso più rimuovere questa condizione nei 180 giorni prima, e non posso più essere eletto consigliere regionale. Allora questa condizione di ineleggibilità che l'interessato non può rimuovere contrasta con i diritti fondamentali fissati dalla Costituzione ed ecco perché ho dei dubbi sul fatto che questo emendamento possa essere ricevuto tal quale, salvo che, ripeto, a livello nazionale questi principi fondamentali, io mi auguro di no, non vengano soppressi. Io chiedo al Presidente una sua autorevole espressione e di fronte a queste considerazioni chiedo anche ai presentatori se non ritengano che, potendo costituire questo un serio ostacolo ad un esame sereno da parte del Parlamento sull'emendamento numero 7, non so poi quale articolo sarà, non da adito anche a un giudizio poco simpatico nei confronti dei legislatori regionali che non conoscono nemmeno i principi fondamentali della Costituzione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Io vorrei rivolgere cortesemente un invito ai presentatori dell'emendamento perché lo spostino da questa legge che tratta dell'elezione del Presidente della Regione, che ha titolo e contenuto omogeneo, alla legge che pure è all'ordine del giorno del Consiglio regionale sulle incompatibilità e ineleggibilità. Ogni cosa va messa nel posto giusto. E' invalso un po' il sistema di prendere le leggi come un autobus: quando passa se c'è posto si sale, ma questo non è un modo, secondo me, puntuale e corretto di fare leggi. Se l'altra legge fosse di là da venire, se ci fosse il rischio di non poterla esaminare in Consiglio regionale, se fosse l'ultima legge della legislatura capirei. Capita che nelle ultime leggi della legislatura si carichi un po' tutto, però siccome la legge sulle incompatibilità e sulle ineleggibilità è all'ordine del giorno del Consiglio, io pongo il problema e chiedo: perché una parte dei colleghi la vogliono mettere qui? Perché in questa legge? E' un fatto politico, per cui innanzitutto io vorrei rivolgere questo invito che non è una manovra dilatoria ma è una questione di armonia delle leggi e anche un pochino di regolarità nel fare le leggi, e in ordine a questa cosa della regolarità secondo me si pone il problema della ricevibilità, perché non è che su ogni legge si può mettere tutto, c'è anche un qualche cosa che attiene al contenuto e che attiene allo stare in tema secondo i canoni del ben legiferare; però nel merito, perché non vi siano dubbio sulla volontà di ognuno di noi che dichiara la propria volontà o è chiamato a dare un contributo nel fare le leggi, io voglio dire, e mi pare di averlo già detto in precedenti circostanze, che la mia opinione è che l'obiettivo di porre un limite, di pensare al mandato parlamentare nelle specifiche funzioni in senso limitato nel tempo, a questo punto è un buon obiettivo che deve essere perseguito. Certamente si può e si deve discutere su questo perché le opinioni che sappiamo essere presenti fra i colleghi in questo Consiglio, sono opinioni diverse e io starei attento alla banalizzazione ricorrente in base alla quale dovrebbero essere necessariamente contrari quelli che hanno due o tre legislature e i favorevoli dovrebbero essere quelli che ne hanno una perché sarebbero agevolati. A me questa pare una banalizzazione, intanto per i colleghi che hanno una legislatura l'augurio è che ne facciano molte, però decideranno anche gli elettori - è un piccolo particolare che interviene nel frattempo - e in ordine al numero delle legislature c'è una questione che non è di astratta legalità o costituzionalità, è una questione politica che è il principio di responsabilità. Vi sono colleghi che adducono ragioni in base alle quali un consigliere regionale eletto che è nella condizione di legge di non poter essere più sottoposto al giudizio degli elettori, è un consigliere regionale deresponsabilizzato in partenza perché tanto sa che nessuno lo giudica. Quindi vi sono anche argomenti di ordine sostanziale che possono essere addotti anche se la mia opinione personale è che nell'esercizio delle funzioni politiche un limite di tempo fa bene alle istituzioni e fa bene anche alla salute perché un numero eccessivo di anni dedicati alla stessa funzione di fatto crea una sorta di immedesimazione fra persone e funzioni che fino a un certo punto aiuta, oltre un certo limite può essere non dico di disturbo ma di appesantimento. Si potrebbe anche discutere sul limite del mandato che si ipotizza: 15 anni. 15 anni di questi tempi e per l'applicazione che richiede una funzione legislativa sono, non dico un'eternità, ma quasi una vita lavorativa. Io riterrei che il periodo di tempo più proprio, funzionalmente individuabile per consentire che una persona esprima il meglio di sé, possa benissimo essere contenuto nei dieci anni; ritengo più fisiologico che chi svolge una funzione per 10 anni, e sono tanti, poi si applichi, se lo vuole, se ne ha titolo e merito e se gli elettori glielo consentono, in altre funzioni politiche come quelle di consigliere comunale o di circoscrizione. Ci sono tante belle funzioni politiche che possono essere esplicate, per cui chi ha detto che 15 anni è il limite più appropriato? Io credo che si possa più propriamente discutere la questione nella sede dovuta quando verrà inserita nella legge sul sistema delle incompatibilità e delle ineleggibilità, perché la legge è all'ordine del giorno di questa tornata. In quella sede la questione dovrà essere approfondita e meglio organizzata - e questa è l'ultima considerazione che voglio fare - a meno che i colleghi che propongono in questa sede questa norma, sapendo che su questa norma vi sono opinioni diverse fra i colleghi, non intendano introdurre un cuneo, porre una zeppa, un sasso sui binari della legge che prima si è approvata; così fra coloro che hanno obiezioni e le hanno pure espresse, sulla legge che prima si è discussa e approvata, che è una legge di riforma generale e non c'entra nulla con questo problema, e altri che sappiamo hanno obiezioni e le hanno espresse, sulla legge che prima si è discussa e approvata, che è una legge di riforma generale e non c'entra nulla con questo problema, e altri che sappiamo hanno obiezioni su questa questione. Magari sommando obiezioni si può pensare di mettere a rischio l'altra legge e questo non sarebbe opportuno. Secondo me non sarebbe opportuno perché si carica di altri significati una legge che invece deve essere lasciata libera di essere giudicata dal Consiglio per quello che è. In questo modo si introducono altre difficoltà, ma chi le introduce ne deve politicamente rispondere e farsene carico perché principalmente è dai settori della maggioranza che vengono questo tipo di incursioni in altre leggi. In termini tecnici queste si chiamano norme intruse, quando cioè in una norma che riguarda una questione vengono introdotti argomenti relativi ad altre questioni; questa è una intrusione nel campo della legge di riforme e di riordino dei poteri della Regione e di elezione del Presidente. Questa norma non c'entra nulla, deve andare in casa sua che è la legge sulle incompatibilità e sull'ineleggibilità. Se invece i colleghi di alcuni settori della maggioranza intendono rendere più difficile il percorso della legge che si è appena discussa e quindi rendere più difficile la vita della maggioranza, per la maggioranza sono fatti suoi, se intendono rendere immediatamente, come dire, esplicabile la difficoltà della Giunta sono fatti della maggioranza e fatti della Giunta, però una legge come quella che con largo concorso e consenso si è discussa prima non è solo questione di maggioranza e di Giunta e io ritengo che non possa essere messa a repentaglio e a rischio da appesantimenti che vengono in questo modo introdotti. Il mio è un invito alla riflessione perché nella sede propria sarà più facile trovare i consensi; in sede propria vi saranno le convergenze necessarie e io ritengo che fatti i confronti che devono essere fatti in sede propria e nel momento giusto che auspico sia tra mezz'ora, quando si passa ad altra legge, possa essere raggiunto un obiettivo che se è giusto dovrà essere sostenuto ma in modo libero e non invece condizionato dall'interconnessione con altre leggi che parlano d'altro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Io accolgo l'invito alla riflessione rivoltoci dal collega Cogodi e dico che questa norma, anche con l'integrazione proposta dall'onorevole Baroschi, è giusta e ritengo che debba andare a casa sua e ritengo che la sua casa sia l'articolo 17 dello Statuto, di cui ci stiamo occupando con una proposta di legge di iniziativa del Consiglio regionale di revisione statutaria. A me sembra che questa sia un'innovazione utile, è vero che nell'ordinamento italiano non esiste in relazione agli organi rappresentativi limite di mandato e però l'idea di porre dei limiti alla permanenza sia negli esecutivi, sia negli organi rappresentativi nasce dalla concreta situazione politica e storica si potrebbe dire, che stiamo vivendo in Italia e anche in Sardegna, ossia nasce dalla inamovibilità del personale politico e dall'affermarsi di un modello di professionismo politico. Ora, mentre c'è consenso più agevole da raggiungere sui limiti per la permanenza negli esecutivi, c'è una discussione più complessa e si capisce, perché parliamo di porre una disciplina che riguardi l'elettorato passivo, c'è una discussione più complessa e più contrastata su questo aspetto, cioè sulla limitazione dell'elettorato passivo. Tuttavia non sto ad argomentare a lungo, credo che la cosa sia ormai abbastanza chiara, se ne è parlato, tra l'altro è stato anche promosso un referendum consultivo regionale. Io credo utile e importante questa innovazione la cui ratio è di agevolare il ricambio del personale politico in generale e di combattere la tendenza insita naturalmente nelle democrazie a degenerare in oligarchia. Nella concreta situazione dell'Italia e della Sardegna serve inoltre a favorire il cambiamento della classe dirigente. Perché qui e non altrove? Rispondo anche alla proposta avanzata dal Presidente della Giunta, perché stiamo proponendo al Parlamento una revisione dello Statuto e in materia di forma di Governo e anche in materia elettorale. E le norme che hanno rilevanza statutaria vanno inserite in questo contesto, non altrove. Ora, a me sembra davvero compito arduo per chiunque, anche per abili e sofisticati argomentatori, sostenere che l'introduzione del limite di mandato non abbia rilevanza statutaria. L'articolo 17 dello Statuto dice: "è elettore ed eleggibile al Consiglio regionale chi è iscritto nelle liste elettorali della Regione. L'Ufficio di consigliere regionale è incompatibile..." eccetera. I colleghi conoscono l'articolo 17. A me sembra evidente che sia la incompatibilità consigliere-Assessore, che abbiamo introdotto nei mesi passati e che ora non stiamo proponendo di portare in questa sede -secondo me sbagliando - sia il limite di mandato trovino nell'articolo 17 dello Statuto la loro naturale e ottimale collocazione, tanto più, signor Presidente, che noi abbiamo approvato una disposizione poc'anzi in cui si fissa un limite di permanenza nell'Esecutivo. E allora non capiremmo perché l'una, questa seconda, abbia rilevanza statutaria e invece l'altra no.
Concludo dicendo che non solo ritengo questa norma che fissa il limite di tre legislature giusta e argomentata - tra l'altro si tratta di una novità assoluta nell'ordinamento italiano - ma anche che questa norma debba essere allocata nel posto giusto e il posto giusto è la riscrittura dell'articolo 17 dello Statuto della nostra autonomia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Merella. Ne ha facoltà.
MERELLA (Gruppo Laico Federalista). Presidente, molto brevemente per dire che i repubblicani sono contrari alla collocazione di questo emendamento nel contesto di questo disegno di legge di cui stiamo per concludere la discussione. Mentre sul piano del principio non abbiamo assolutamente nessuna osservazione da fare, a patto che si trovino dei sistemi e dei criteri per raggiungere gli obiettivi che ci vorremmo prefiggere con la limitazione del numero dei mandati politici, sosteniamo che se vogliamo avere la quasi certezza che non vi saranno osservazioni da parte del Parlamento o verosimili rinvii dobbiamo considerare che nel momento in cui andiamo a toccare le norme relative all'elettorato attivo e passivo noi dobbiamo valutare se i sardi devono essere considerati cittadini di categoria diversa dai lombardi o dai friulani perché se noi collocassimo una norma di questo tipo in una modifica statutaria, porremmo gli elettori in una condizione diversa da quella degli elettori emiliano-romagnoli, dei piemontesi o dei siciliani. Questa è la motivazione. Noi dobbiamo, in questo caso, oltre che farci soggetti proponenti insieme ad altri Consigli regionali e ad altre istituzioni perché il Parlamento si faccia carico dell'introduzione di una modifica alla Costituzione che preveda per i cittadini italiani, mantenendo inalterato usque ad mortem il loro elettorato attivo, delle regole diverse per quanto attiene l'elettorato passivo, e questo già il Parlamento mi pare lo stia facendo per quanto riguarda i mandati dei consigli comunali. Questa norma varrebbe innanzitutto per il Parlamento nazionale, dove però sono previste delle eccezioni per i presidenti della Repubblica e per coloro che vengono designati senatori a vita. Questo è il motivo per cui, pur condividendo il principio che la limitazione dei mandati, non essendo riuscita a trovare ospitalità negli statuti interni dei partiti, debba diventare una norma di carattere generale, pensiamo che debba interessare tutto l'elettorato del nostro Paese perché non avvenga che l'elettorato passivo sia regolato in modo diverso nelle varie Regioni. Io credo che questo principio debba prevalere su tutti e quindi dobbiamo proporci di collocarlo, di specificarlo, di articolarlo, di argomentarlo sotto il profilo della legittimità costituzionale nel disegno di legge numero 6. I proponenti dovrebbero prendere atto che, come diceva il collega Cogodi, non va inserito nel contesto del provvedimento in discussione e ritirare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, molti di noi si dichiarano autonomisti, ma spesso queste dichiarazioni non sono sostenute dai fatti. Credo che parlare del sistema elettorale o del regime di incompatibilità e ineleggibilità della Regione Friuli e di quella Lombarda a noi interessi relativamente poco, anche perché spesso in quest'Aula si è detto che noi siamo parte dello Stato, in parte siamo Stato. Io non so quanto siamo Stato ma certamente, in una materia come questa, onorevole Merella, credo che questo Consiglio regionale abbia piena legittimità a stabilire delle proprie regole senza cercare necessariamente uniformità di comportamenti con altre regioni italiane. Io credo che tutti di fatto ci dichiariamo d'accordo sullo spirito di questo emendamento, sulla necessità di porre dei limiti e di sancirli in legge, visto che i partiti in questi anni non sono stati in grado di favorire un processo di ricambio della classe politica e che proprio in questi giorni il Paese ha, come obiettivo di critica massima, quando non di disprezzo, quella che viene definita la nomenclatura di tutti i partiti. Non favorire attraverso un processo di riforma legislativa una prassi che sancisce i criteri del rinnovamento o probabilmente un rivolgersi a vecchi criteri che ormai sono superati. Oggi infatti siamo d'accordo che bisogna favorire un processo di mobilità, che non dobbiamo precostituire il carrierismo o il professionismo politico, che dobbiamo mettere i consiglieri regionali - perché stiamo parlando prima di tutto di noi - nella condizione di non condizionare e finalizzare il proprio impegno alla propria rielezione.
Caro Cogodi, se un consigliere regionale come ce ne sono tanti in quest'Aula - e il primo sei tu che ti sei dichiarato favorevole, avendo tre legislature, a non essere ricandidato - svolge il proprio mandato in questo periodo con spirito di partecipazione anche di abnegazione, credo che lo faccia con altrettanto rispetto, forza, determinazione e capacità, di come lo faceva all'inizio della prima legislatura nella quale è stato eletto. Caro Cogodi, tu sei al tempo stesso il pronunciatore di una opinione, di una sentenza e l'espressione dell'esatto contrario, perché certamente il tuo intento non è quello di finalizzare il tuo impegno alla tua rielezione, ma quello di servire una causa per la quale hai chiesto i voti e per la quale hai chiesto il consenso. Quindi io credo che non ci sia nessun criterio di deresponsabilizzazione in questo atteggiamento, nessun criterio di delegittimazione. Se si vuole invece passare dall'aspetto politico all'aspetto, direi, pratico, e anche formale che attiene al lavoro di questo Consiglio, e alle norme che attengono alla procedura di formazione delle leggi, io personalmente ritengo che questa non sia una norma intrusa ma che sia una norma che va introdotta proprio nella materia che stiamo discutendo, altrimenti sarebbe una norma esclusa dal proprio e normale contesto. Il contesto nel quale questa norma deve essere inserita infatti non può che essere quello in cui si prevede l'ineleggibilità dopo due legislatura alla carica di Assessore e soprattutto l'ineleggibilità alla carica di Presidente dopo due mandati. Credo che chi anche stasera ha rivendicato in questo Consiglio una pari considerazione tra le due funzioni, quella del Presidente che oggi è stata scelta in questo Consiglio e quella dell'Assemblea, abbia anche da questo un elemento in più per dire che questo aspetto va sancito in questo contesto normativo per dare corpo alla pari dignità del ruolo dei consiglieri rispetto a quello del Presidente. Voglio dire che l'interpretazione del collega Baroschi mi trova pienamente consenziente. Io avrei voluto dirlo anche in apertura, e chiedo scusa anche ad alcuni colleghi se non l'ho fatto, che l'intenzione dei proponenti era quella certamente di non rappresentare una mannaia verso alcuni colleghi che sono subentrati in Consiglio qualche anno dopo l'inizio della legislatura. L'interpretazione che dà Baroschi è un'interpretazione secondo me corretta perché contemporaneamente recupera un criterio di equità nei riguardi di coloro che hanno svolto solo per un breve periodo la funzione di consigliere regionale in questa assemblea, quindi non possono essere messi sullo stesso piano di coloro che hanno ricoperto questo ruolo per intere legislature, e in più impedisce che qualcuno, in termini legali, usi qualche marchingegno per il quale dimettendosi un anno prima poi di fatto possa ambire a una ricandidatura. E' questo che noi vogliamo ribadire con questo emendamento e che vogliamo rafforzare. Signor presidente Cabras, credo che la prossima settimana o la prossima tornata, quando discuteremo sulla proposta di legge sulla ineleggibilità e incompatibilità avremmo molta materia. Dando corpo e dando risalto statutario a questa norma, che peraltro è prevista anche in quel progetto di legge licenziato dalla Commissione, che arriverà in Consiglio e probabilmente subirà le stesse riflessioni, noi abbiamo dato la dimostrazione di saper affrontare contemporaneamente anche il problema del nostro status di consiglieri regionali, dimostrando che noi vogliamo partire nel fare le riforme dal rimettere in discussione il nostro ruolo. Credo che questo elemento, se il Consiglio, come io auspico, stasera darà parere positivo, servirà in parte a ricompattare noi con l'opinione pubblica che ci guarda e potrà constatare, stasera o domani mattina, che se pure questo Consiglio non è disponibile a parlare dell'autoriduzione del numero dei suoi componenti, è peraltro disponibile a parlare di un problema che riguarda i singoli consiglieri, quello appunto di interrompere per legge alcune carriere politiche che nella storia dell'autonomia sono durate in qualche caso decenni, con tutto il rispetto per coloro che sono qui in quest'aula, che hanno ricoperto per tanti anni questo incarico e l'hanno ricoperto credo rispettosamente. Non vi è quindi niente di personale contro questi colleghi, ma direi anzi che questa norma ne esalta la funzione perché se saranno capaci di offrire un contributo all'approvazione della legge dimostreranno di essere capaci innanzitutto di rimettere in discussione se stessi e di riproporsi all'attenzione dei sardi in funzione di servizio piuttosto che in funzione di conservazione e di autotutela del proprio ruolo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Muledda. Ne ha facoltà.
MULEDDA (P.D.S.). Onorevole Presidente, io dirò francamente quanto penso in ordine alla questione della limitazione della eleggibilità. La prima questione che pongo, e la pongo soprattutto ai presentatori dell'emendamento, è questa: quando si parla di prevaricazione del sistema dei partiti, la prima cosa da fare, secondo me, è trovare una strumentazione tale, oggettiva, normata per legge che limiti il potere dei partiti di determinare le condizioni di candidatura e le condizioni di eleggibilità e di fatto l'elezione. Perché il nodo da sciogliere, dal punto di vista politico e morale e istituzionale è sostanzialmente questo. Allora io pongo innanzitutto una questione: a me sta bene una proposta di legge da discutere in questo Consiglio, che la studi la Giunta regionale o la studi l'Ufficio di Presidenza di questo Consiglio, che preveda l'obbligo alle elezioni primarie, per cui la legittimazione alla candidatura derivi non dalle alchimie delle segreterie ma da un pronunciamento popolare che costruisca democraticamente e in modo trasparente e giusto - per questo va fatta la legge - con le primarie la candidabilità. Questa è la prima questione che va posta per essere chiari e limpidi. La seconda questione è una questione di principio; io credo di essere nel giusto, anzi sono certo di essere nel giusto, ove affermo che non esiste dalla rivoluzione francese in su un momento costituzionale che stabilisca che chi ha il diritto di elettorato attivo non possa avere il diritto di elettorato passivo. La legittimazione di tutti quanti noi sta nel fatto che siamo cittadini sottoponibili al giudizio del popolo attraverso elezioni, per quanto fatto e per quanto ci si impegna a fare. E allora si torni alla strada maestra - le primarie normate per legge - e si scioglierà la partitocrazia della quale si parla tanto e qualche volta anche a sproposito. Io mi stavo accingendo, onorevole Presidente, credo di avere ancora due minuti di tempo, a fare una statistica di quanto questi partiti hanno rinnovato questo Consiglio regionale; io ho 4 legislature, insieme ad altri tre colleghi, o forse due, c'è un collega di 5 legislature, il decano Baghino, e continuando - sono arrivato praticamente a metà - scopro che la maggioranza di questo Consiglio attraverso le segreterie dei partiti, le correnti, le componenti, le lotte interne e quant'altro, la stragrande maggioranza di questo Consiglio è fatta di consiglieri di prima e seconda legislatura. Allora la questione non è se si è verificato un ricambio fisico in quest'Aula, e non voglio fare apprezzamenti su quest'Aula che io rispetto ovviamente e anche sulla qualità che talvolta mettiamo dentro nell'espletare il nostro mandato di consiglieri regionali anche in prima legislatura. Dico soltanto per concludere, onorevole Presidente, che io riaffermo il principio secondo me inderogabile che una Costituzione e quindi uno Statuto garantisca a tutti i liberi cittadini elettori, che non abbiano altre incompatibilità, quindi elementi soggettivi, il diritto all'elettorato passivo. Se si vuole superare il sistema dei partiti, riformatori tutti uniti se siamo uniti stasera per attivare questo processo, diamo mandato o a una Commissione interpartitica se si vuole, o alla Giunta come incarico specifico perché avanzi una proposta. Io preferirei che la Presidenza del Consiglio avanzasse, attraverso l'Ufficio studi, attraverso le verifiche possibili, una proposta di legge per rendere obbligatorie le elezioni primarie e le norme per l'efficacia che esse debbono avere all'interno e all'esterno dei partiti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.
MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, io ho chiesto di parlare e ringrazio l'onorevole Presidente di avermi dato la facoltà di farlo, anche se devo manifestare la mia difficoltà a parlare dopo il collega Muledda che per larga parte ha devastato gli argomenti che intendo proporre a questo dibattito, ma alcune sottolineature intendo ugualmente proporle. A me farebbe molto piacere poter introdurre nello Statuto una norma di principio che stabilisca l'obbligo delle elezioni primarie come procedura per la formazione delle liste dei candidati alle elezioni. Questo mi farebbe molto piacere, perché probabilmente questa è proprio materia statutaria, introdurre un capoverso, una riga e mezzo dove si stabilisca che si introduce l'istituto delle elezioni primarie che devono essere peraltro regolamentate e normate con legge ordinaria regionale. Non propongo questo emendamento perché ritengo la sede impropria. Quella che oggi è in discussione è una serie di proposte di legge che si riferiscono ad un argomento molto rilevante e preciso, quello della forma di governo che viene modificata attraverso l'introduzione della elezione diretta del Presidente della Regione e con l'attribuzione a questa figura istituzionale del ruolo di potere autonomo rispetto a quello consiliare dal quale finora aveva derivato la sua autorità di Presidente.
Ritengo che la passione che io ho frenato non proponendo l'emendamento relativo all'introduzione delle elezioni primarie, non ha frenato i colleghi che, in buona fede, certamente, propongono di introdurre un limite di mandato nello Statuto della Regione autonoma della Sardegna, facendo una operazione che di per sé è corrispondente ad una loro convinzione e che peraltro finisce per rendere la legge che oggi andiamo discutendo, e speriamo approvando, disorganica, e per portare nella discussione un elemento ulteriore che può essere anche di turbativa e può incentivare atteggiamenti e giudizi diversi sul complesso della legge rispetto a quelli che la legge meriterebbe per la sostanza che la caratterizza, che è quella dell'elezione diretta del Presidente della Regione. Per questi motivi non posso che associarmi a tutti quei colleghi che dicono che di questo si deve parlare nell'ambito della legge sulle ineleggibilità e incompatibilità che è alle porte dell'aula, ricordando anche a qualche collega che ha citato l'articolo 17 (che mi è stato momentaneamente sottratto per una curiosità professionale da qualche collega) che il testo dell'articolo 17 dell'attuale Statuto si occupa dell'eleggibilità in termini positivi al primo comma, dove sottolinea che è elettore ed eleggibile al Consiglio regionale chi è iscritto nelle liste elettorali della Sardegna. E' un requisito positivo. Le incompatibilità che stabilisce il secondo comma sono solo quelle rivolte ad evitare la doppia funzione tra consigliere regionale e membro della Camera o di altro Consiglio regionale per un evidente rischio di conflitti di interessi che possono esserci tra due diversi livelli di legislazione e quindi il contemporaneo esercizio di due funzioni che potrebbero creare o avrebbe potuto creare questioni dannose per l'autonomia. Altrettanto può dirsi per la posizione di sindaco di comuni superiori ai 10.000 abitanti perché si ravvisa in questa figura un peso notevole della funzione comunale tale da influenzare negativamente anche l'esercizio del mandato. Tolto questo, l'articolo 17 effettua un rinvio per i casi di ineleggibilità e incompatibilità alla legge dello Stato riconoscendo a quel livello il ruolo costituzionale di stabilire i limiti dell'elettorato passivo. Introdurre in questo momento nello Statuto, nell'articolo 17, una norma che comporta un limite di mandato mi pare scorretto da un punto di vista anche formale oltre che incoerente dal punto di vista della struttura dello Statuto. Mi associo quindi alla posizione espressa dalla Giunta e da altri colleghi che ritengono che questo argomento debba trovare locazione adeguata, coerente e organica nel corso della discussione della legge ad hoc, questo sul piano dell'opportunità procedurale. Nel merito, signor Presidente, qui viene addotta un'esigenza, quella di trovare, nelle norme che andiamo approvando e nel complesso delle riforme che si stanno costruendo, un criterio, una strumentazione che consenta il ricambio della rappresentanza politica. Io credo che nel dibattito in corso nel nostro Paese, in questa Regione, sul ricambio delle rappresentanze, io credo che più di tutto si sottolinei il problema del ricambio dei ruoli di governo. Il mancato ricambio di cui nella tradizione del dibattito democratico del nostro Paese si parla è quello relativo intanto al ricambio delle formazioni politiche nei ruoli di governo; vi è anche un problema di ricambio del personale politico, ed è perciò che si stanno introducendo nelle legislazioni nazionali e regionali dei limiti all'esercizio del mandato di governo ed è quanto di più giusto si possa fare. La recente normativa relativa, approvata da un ramo del Parlamento, dalla Camera, che è adesso all'attenzione del Senato riguardante le elezioni del sindaco e le norme relative all'esercizio del diritto dell'elettorato nel livello comunale introduce limiti di mandato all'esercizio della funzione di sindaco e di presidente della provincia. Non introduce alcuna limitazione dell'elettorato passivo per quanto riguarda la funzione di rappresentanza che si esprime nella partecipazione ai consigli comunali. Vi sono insomma su questo tema evidentemente nel nostro ordinamento e nel sistema di rappresentanza che lo ispira, e cioè nel Parlamento, opinioni diverse da quelle che vengono rappresentate in questo momento dai colleghi portatori dell'emendamento in discussione. Io dico però che il ricambio va favorito anche negli organi consiliari, nelle assemblee legislative e nelle assemblee comunali e provinciali. L'ingessatura della rappresentanza non va bene, e però mi chiedo - però lo lascio come punto interrogativo che riprenderemo in sede di discussione della legge ad hoc - quanto questo non debba essere procurato attraverso forme come quella che è stata citata da Muledda e che io condivido delle elezioni primarie, piuttosto che da una normativa rigida come quella che viene proposta. Voglio dire che questa norma in fin dei conti, onorevoli colleghi, è una norma indolore, signor Presidente, è una norma che non crea grandi sacrifici in questo Consiglio perché già di fatto il superamento della soglia della terza legislatura è una situazione eccezionale nel Consiglio regionale della Sardegna. Direi che se volessimo introdurre una norma rigorosa dovremmo abbassare questa soglia, avrebbero dovuto farlo coloro che l'hanno proposta, non spetta a me chiedere un maggiore rigore rispetto a quello che viene avanzato perché il superamento della soglia è un fatto assolutamente straordinario ed eccezionale e tale da non integrare l'ipotesi di stabilizzazione della rappresentanza politica, di ingessatura, come si dice spesso, della rappresentanza. Quindi è una norma direi quasi indolore che potrebbe essere approvata a cuor leggero se non fosse, come dicevo poc'anzi, incongrua rispetto al contesto che stiamo esaminando e discutibile sul piano della utilità, indolore nel senso che, lo ripeto ancora una volta, il superamento della terza legislatura si è verificato eccezionalmente nel passato e credo che sia abbastanza ipotizzabile che col dibattito in corso tra le forze politiche sia ancora più raro che si verifichi in futuro. Questi sono i motivi, Presidente, per i quali io intanto chiederei di soprassedere al voto su questo argomento in quanto improprio rispetto alla struttura della legge e peraltro non posso che manifestare questa mia contrarietà anche con un voto personalmente contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baghino per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BAGHINO (D.C.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo …
(Interruzioni)
Io non richiamo, come ha fatto il collega Muledda, la rivoluzione francese, ma parlo di una seria rivoluzione che ha fatto la classe politica sarda da un po' di tempo a questa parte in Sardegna. Come non dare atto, signori presentatori di questo documento, alla serietà delle argomentazioni portate dai colleghi Muledda e Mannoni, sulle primarie? Io credo che avreste fatto una cosa più credibile, più seria se aveste introdotto anche in questa legge questa norma. Io quindi Presidente non parlo sull'ammissibilità, sul fatto che doveva essere il Presidente a respingere. Io credo che il Presidente del Consiglio abbia fatto bene perché ritengo, come ha giustificato il mio collega ex vicepresidente del Gruppo, che sia ammissibile in questa legge. Certamente è ineccepibile l'ammissibilità in questa legge, però qualche collega, se non sbaglio Cogodi, ha sollevato dei dubbi e credetemi parlo con serenità. Non è il tentativo da parte di chi ha cinque legislature...
(Interruzioni)
Grazie, Piero, per l'apprezzamento, grazie perché sei persona seria ma non mi convince. C'è una maggioranza e il Presidente della Giunta, a nome della Giunta sorretta da questa larga maggioranza, ha detto: su questo emendamento io dico che si può e si deve discutere nella legge che è all'ordine del giorno. Allora queste fughe in avanti forse nascondono sempre quella lepre che è facilmente individuabile di voler apparire per forza riformisti in una posizione più avanzata rispetto alla posizione reazionaria di Emanuele Sanna, per esempio, che se ne è voluto andare in Giunta quindi è un reazionario. Parlo con serenità, perché credo che non sarò in competizione, ma non sarò in competizione elettorale per mia scelta, non perché mi caccia via una norma immorale del Consiglio regionale. Certamente ci deve essere il ricambio. Anche nel P.D.S., l'ex Partito comunista, ricordo che era norma il limite delle due legislature. Infatti l'intervento di Cogodi risente ancora di questa matrice, dice: perché quindi anni, dieci! E voi pretendete, referendari, di scavalcare Luigi Cogodi del Gruppo Rinascita a sinistra. Non si fa scavalcare e ha fatto un intervento logico. Come si può confutare l'intervento di Luigi Cogodi quando dice che si vuole creare turbativa? Perché è chiaro che, comunque vada, questo emendamento nella votazione finale crea turbative. Allora dov'è la lepre? Chi è che vuole sostenere apertamente questa Giunta e chi non la vuole sostenere? Io mi auguro che si voti palesemente su questo articolo, mi auguro perché alcuni gruppi della maggioranza si sono espressi. Signor Presidente, allora chi sostiene lei e la sua Giunta? Chi qui glielo dice apertamente o chi le sta intorno dicendo che lei sta vincendo e poi nei fatti picchia di nascosto? Dobbiamo uscire da questo inghippo, caro Presidente. Quindi io dichiaro, da democristiano orgoglioso di essere democristiano, di essere in linea con il mio segretario politico Martinazzoli che dice che lui è un modificatore dei sistemi, dei metodi. Certamente la classe politica va cambiata. Ma può essere imputato questo Consiglio di avere una classe politica vecchia, a parte il sottoscritto e qualche altro? E' un Consiglio dove ci sono consiglieri di prima o di seconda legislatura. Inoltre, collega Baroschi, per la prima volta non sono d'accordo con te; noi scriviamo: chi ha un anno o due anni, o tre anni, perché da un punto di vista giuridico pensionistico, chi ha un anno, due anni o tre anni la legislatura se l'è riscattata, e come quattrini valgono dal punto di vista giuridico per una legislatura. Quindi non accontentiamo il mio amico X o il mio amico Y! Tu sei stato sempre lineare, pulito, esemplare, continua ad esserlo. Fai votare contro un'ingiustizia morale, come io giudico questa. Altro che cambiamento nei metodi! Io sono contrario al metodo dei tagliatori di testa, perché ho l'impressione che questi giovani consiglieri che ci sono, con la scusa del cambiamento, si stiano creando lo spazio politico per concorrere con maggior facilità, loro, alle elezioni, e cercano di creare problemi a questa Giunta con l'introduzione di questo problema. Ma qual è la motivazione se davvero la prossima settimana si potrà discutere a lungo sulle modifiche. In quella sede io voterò a favore di regole trasparenti e del cambiamento del modo di fare politica. Ho già detto, e l'ho ripetuto tante volte, che sono orgoglioso di far parte della classe politica sarda. Perché mi dovete far vergognare? Ecco Piero, perché ti dico: grazie del tuo apprezzamento. Ma l'apprezzamento me l'hanno dato gli elettori, in cinque legislature, quando mi sono presentato senza imbrogli su soldi spesi e poi mai attraverso i giornali o le televisioni. Mi chiedo se mi devo vergognare e devo essere cacciato da questo Consiglio perché ho cinque legislature! Io sono orgoglioso di avere il consenso che ho dall'elettorato sardo, sono orgoglioso perché l'ho rappresentato - non me lo dite voi, non me lo dico io - l'ho rappresentato quando sono stato chiamato ai massimi livelli, con dignità e orgoglio, e sono orgoglioso del modo con cui ho amministrato. E questo Consiglio ora deve votare subdolamente, con scrutinio segreto, contro chi ha onorato la classe politica sarda, cioè tutti quelli che hanno più legislature qua dentro? Siamo seri, dobbiamo abolire, introdurre due...
(Interruzioni)
Io, Luigi, ti supererò proponendo una e mezzo. Noi siamo in linea con la proposta del Presidente perché venga discusso questo problema, nella legge che è all'ordine del giorno, e che discuteremo domani, dopodomani o la prossima settimana. Per queste motivazioni, sono nettamente contrario, alla luce del sole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Non vorrei essere considerato, per il mio parere favorevole sull'emendamento, un tagliatore di teste né uno che va a trovare e sostenere delle norme immorali. La realtà è, signor Presidente, che stiamo discutendo ancora una volta - voglio mettere in risalto il modo con il quale arrivano alla discussione in aula le proposte di legge - stiamo discutendo una proposta di legge nazionale numero 3, insieme ad altre due, nelle quali espressamente, non attraverso questo emendamento, con la stessa relazione si propone il limite delle tre legislature. Quindi non siamo assolutamente fuori tema, la Commissione ha lavorato con questi testi e ha elaborato un testo finale di due articoli che come detto stasera ha fatto la fine che ha fatto. Due articoli di legge, due emendamenti, il primo per sopprimere l'articolo 1, il secondo per sopprimere l'articolo 2. Uno dei primi problemi quindi credo si possa considerare superato, perché se fosse anche vero che noi andremo a introdurre il limite delle legislature con una legge che ha valenza costituzionale, al limite faremmo un qualcosa di più che non ne inficia assolutamente la validità e l'efficacia. Se noi approvassimo oggi questo emendamento non succederebbe niente perché nessuno potrebbe dire che la legge è viziata da incostituzionalità, mentre può essere inficiata per altro motivo, e al massimo si rafforzerebbe la validità della norma stessa. La realtà è che è vero che in tutti gli organismi assembleari ci sono degli uomini politici che hanno onorato le assemblee e che hanno lunga vita politica che molto spesso sono di esempio per i giovani e per coloro che arrivano, ma da tempo in tutta la classe politica, nei partiti, nell'opinione pubblica si sollecita e si reclama un profondo ricambio, anche attraverso l'imposizione di norme ad hoc, della classe politica. E' in questo spirito che noi abbiamo approvato anche la legge nel luglio dello scorso anno che stabiliva l'incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di assessore, legge discutibile, sulla quale si può non essere d'accordo, perché appare difficile anche accettare e capire che chi è chiamato a cariche di governo non debba avere a sua volta il consenso elettorale e che debba essere invece designato e scelto o dai partiti, come sta avvenendo, oppure secondo delle logiche che possono rispondere ad altri disegni e che - se andrà avanti la proposta che noi stiamo discutendo - in un regime presidenziale, saranno scelti solo dal Presidente. Non vorrei tediare ancora di più il Consiglio e ripeto che noi riteniamo che è una delle cose fondamentali che possiamo proporre, e certamente anche questo argomento può essere riproposto anche, come suggeriva l'onorevole Muledda, con l'introduzione delle elezioni primarie, allorché andremo a discutere le altre leggi all'ordine del giorno, però ritengo che noi andiamo oggi a soddisfare l'esigenza che è forte nell'opinione pubblica di ricambio della classe politica e di garanzia sollecitando in questo modo la partecipazione dei giovani alla vita politica, la loro attenzione e la possibilità che possano col tempo competere ed essere inseriti, sapendo in partenza che chi va ad intraprendere un'attività politica e a proporre la propria candidatura, e va a ricoprire determinati ruoli, potrà ricoprire questi ruoli soltanto per un limitato periodo di tempo. Tutto questo credo sia logico, normale, e assolutamente legittimo.
Un'ultima considerazione, e ho finito Presidente. Voglio tranquillizzare coloro che hanno avanzato dubbi sul fatto che questo emendamento possa in qualche modo determinare comportamenti e votazioni e atteggiamenti di compromesso, di cambiamento, o che possano turbare la votazione finale della legge. Questo non è certamente nelle nostre intenzioni. Noi riteniamo che questa legge sia completa e che sia una vera legge di cambiamento e di rinnovamento anche con l'approvazione e l'introduzione dell'emendamento di cui stiamo discutendo.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 7.
Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Per quanto affermato nel mio intervento precedente, visto che i proponenti non intendono neanche, salvo quanto ha dichiarato l'onorevole Scano, completare per evitare equivoci questa proposta di articolo, dichiaro il mio voto contrario.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'emendamento numero 7. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 8.
Ha domandato di parlare l'onorevole Presidente della Giunta. Ne ha facoltà.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta. Io vorrei pregare i firmatari di valutare che la norma, così come è scritta, rischia di introdurre un effetto retroattivo che a mio giudizio non è giusto, in quanto nel secondo comma è scritto: non può essere eletto consigliere chi abbia svolto le funzioni di Assessore regionale nei due anni precedenti le elezioni. Ora io credo che ciascuno degli Assessori in carica debba essere messo nelle condizioni di valutare se stare in Giunta o non stare in Giunta nell'eventualità che questa norma venga approvata. Ci sono Assessori che, se votiamo la norma così com'è scritta, rischiano di essere dichiarati decaduti solo perché quando erano ancora Assessori questa norma non c'era. Credo che questo sia un vizio che va rimosso e che può essere rimosso solamente dai presentatori. Ovviamente anche per questa norma vale l'opinione che ho espresso in precedenza che questa non mi sembra la sede giusta per discutere questa materia.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Tamponi. Ne ha facoltà.
TAMPONI (D.C.). Signor Presidente, colleghi, credo che l'osservazione del presidente Cabras sia corretta e puntuale. Pensavo che qualcuno dei presentatori avrebbe precisato qualcosa. Indubbiamente bisogna scindere, in questa prima fase di applicazione della norma, tra coloro che sono Assessori per così dire "tecnici" e coloro che lo sono stati magari sino a poco tempo fa, quindi è chiaro che lo spirito dei presentatori della norma era quello di non rendere impossibile la rielezione e quindi la candidatura di quei consiglieri regionali che avevano svolto il compito e la funzione di Assessore fino a qualche tempo fa. Del resto probabilmente maturerà anche l'opinione da parte di molti colleghi che la possibilità di essere eletto a consigliere regionale possa essere preclusa per coloro che abbiano ricoperto l'incarico di Assessore nell'arco di una legislatura, cioè per qualsiasi periodo, però durante la legislatura precedente, e credo che questo fatto si commenti da solo per andare in linea con quel processo che, perlomeno per quanto attiene questa materia, da parte di molti di noi si sta ipotizzando e che vede proprio una separazione netta tra i poteri e vede anche contemporaneamente una separazione netta tra le prospettive politiche e le prospettive di governo. In sostanza questo emendamento vuole ribadire che chi è chiamato a incarichi di governo lo deve fare in uno spirito concreto di servizio e non prefigurando prospettive di elezione e di candidatura al Consiglio regionale perché ciò potrebbe distogliere il proprio comportamento dalla logica obiettività da cui chi amministra deve essere orientato e condizionato.
PRESIDENTE. Qual è la proposta?
TAMPONI (D.C.). Io credo di poter fare la proposta di aggiungere che si intende coloro che hanno svolto il compito di assessore durante la legislatura precedente e comunque facendo salvi da questa prima applicazione coloro che hanno svolto...
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevole Tamponi, questo cambia il significato dell'emendamento.
TAMPONI (D.C.). Va specificato, ci vuole una nota aggiuntiva che specifichi - se sospendiamo un attimo lo vediamo - che l'emendamento non è applicabile nei riguardi di coloro che hanno svolto la funzione assessoriale precedentemente a questa Giunta. Io chiedo una breve sospensione. In cinque minuti possiamo formularlo chiaramente.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Dico molto rapidamente che la norma a mio giudizio va mantenuta perché rappresenta uno sviluppo coerente del principio di incompatibilità tra la carica di consigliere e la carica di assessore che abbiamo di recente introdotto nella nostra legislazione. Detto questo riconosco la fondatezza delle osservazioni fatte dal Presidente della Giunta. Allora io credo che noi dobbiamo distinguere un attimo tra la norma considerata diciamo a regime e una situazione particolare contingente che può essere disciplinata con una disposizione transitoria come sempre si fa in questi casi. Questa è la mia proposta di metodo, cioè fermarci un minuto e scrivere una disposizione transitoria. Per quanto riguarda la proposta di merito, io proporrei di lasciare per quanto riguarda il funzionamento a regime i due anni proposti dall'emendamento numero 8, per quanto riguarda invece la disposizione transitoria si può ridurre ad un anno quindi accogliendo del tutto la proposta fatta dal presidente Cabras. Io credo che le posizioni siano quindi conciliabili attraverso un disposto che passi attraverso due strumenti: la norma, l'accoglimento cioè dell'emendamento numero 8, e la disposizione transitoria.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Io non mi pongo il problema di tediare nessuno. Si dice da più parti "scusate se vi ho tediato". Io credo che in Consiglio regionale ognuno esprima un'opinione che è utile e che quindi risveglia l'attenzione e non annoia.
Io ritengo questa norma - mi sia consentito di rappresentare questa opinione ai colleghi - una norma del tutto mutile, senza efficacia, senza effetto pratico, perché qui c'è scritto: non può essere eletto consigliere regionale chi abbia svolto le funzioni di assessore regionale nei due anni precedenti le elezioni regionali. Alle elezioni regionali manca un anno e qualcosa, nessuno potrà ricadere in questa ipotesi né in quelli che ci sono né di quelli che ci saranno perché non avranno avuto due anni.
(Interruzioni)
Nei due anni vuole dire nei due anni, non vuol dire mica nell'anno e mezzo. Nei due anni non potrà significare a nessuna interpretazione che se una persona passa di lì a essere assessore per tre giorni - perché una Giunta può essere eletta e dimettersi dopo tre giorni - non può essere candidata alle elezioni. Sarebbe illogico! Qui è scritto "nei due anni", nei due anni non vuol dire nell'anno e mezzo, vuol dire nei due anni. Quindi gli Assessori tutti che ci sono adesso, e quelli che a loro subentreranno qualora vi fosse l'opportunità di subentrare, possono stare tranquilli perché questa norma non vuole dire nulla. L'ho detto a qualche collega e mi ha detto: "Sì, però anche se non ha effetti adesso li avrà come norma di principio". Siamo seri, le norme sono leggi e questo Consiglio regionale deve fare leggi che abbiano senso, non norme di propaganda, non norme di pubblicità, non norme tanto per dire. Io invito quindi chi presenta una norma a presentarla perché abbia un senso politico e un senso giuridico. Avrei da dire altre cose se questa norma avesse efficacia ma dico: se si vuole si faccia pure questa norma però questo non è fare leggi, significa fare giochini e io credo che questo non aiuti la ricerca, e lo sforzo che tutti dicono che dobbiamo fare per qualificare il lavoro del Consiglio che va qualificato soprattutto, mi si consenta, nella serietà e anche nella dignità delle proposte che si avanzano perché così come è scritta questa norma non significa nulla e non ha nessun effetto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Onnis. Ne ha facoltà.
ONNIS (P.S.D.I.). Due cose, signor Presidente. Sull'emendamento numero 8, credo che già sia stato detto dai colleghi, ma io chiederei che il problema della retroattività sia valutato con attenzione, per ovvie ragioni. Io ho chiesto di intervenire soprattutto per l'emendamento numero 7 perché io ho votato l'emendamento numero 7 dopo aver sentito i presentatori dell'emendamento che si dicevano d'accordo per aggiungere quanto specificato da Baroschi. Ho votato contro l'emendamento numero 7 per una semplice ragione, perché non ritengo che per legge si possa limitare l'elettorato passivo. La norma non mi interessa personalmente perché la mia federazione già da tre anni ha stabilito che nessuno dei componenti questa assemblea possa essere candidato per la quarta legislatura. Abbiamo già una regola di partito. Ho votato contro perché non accetto assolutamente per una questione di principio che vi sia a questo proposito una delimitazione di legge, ma ho votato anche convinto (se no chiedo che venga ascoltata la registrazione) che i presentatori dell'emendamento accettavano la precisazione data dal collega Baroschi perché diversamente si avrebbero delle situazioni veramente assurde.
PRESIDENTE. Abbiamo già votato.
ONNIS (P.S.D.I.). Ma abbiamo votato cosa Presiedente? Per cose di questa importanza non si può votare in questo modo. Io voglio sapere cosa ho votato, signor Presidente.
PRESIDENTE. Abbiamo votato l'emendamento numero 7.
ONNIS (P.S.D.I.). Chiedo di sentire la registrazione dell'intervento del collega Scano che chiedeva di aggiungere le osservazioni di Baroschi.
PRESIDENTE. Questo è un dibattito che possono fare i consiglieri, ma io non ho ricevuto nessun emendamento. Ha insistito anche l'onorevole Baroschi nel chiedere. Nessuno ha presentato un emendamento formale alla Presidenza.
ONNIS (P.S.D.I.). Ma non è la prima volta, Presidente che a voce vengono presentati emendamenti e il consigliere Scano nel suo intervento ha accettato l'emendamento del collega Baroschi.
PRESIDENTE. Il collega Scano non ha formalizzato nessun emendamento.
ONNIS (P.S.D.I.). Chiedo che si senta la registrazione. Lo sta confermando il collega Scano. Del resto non è una cosa di poco conto. Dichiarazioni di questo tipo non sono di poco conto.
PRESIDENTE. Onorevole Onnis quando io ho messo in votazione nessuno ha formalizzato…
(Interruzioni)
Io ho messo in votazione...
ONNIS (P.S.D.I.). Io ho votato quell'emendamento in quella maniera. Chiedo che si senta la registrazione perché non è una cosa di secondaria importanza.
PRESIDENTE. Cosa vuole precisare onorevole Onnis? Io non capisco. Quando si vuole presentare un emendamento, si presenta formalmente un emendamento all'emendamento.
ONNIS (P.S.D.I.). Io faccio un'istanza formale su questa cosa, per iscritto. Io ho votato un emendamento completo con l'aggiunta del collega Baroschi, se no chiedo che si rifaccia la votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Onnis, l'onorevole Scano è uno dei presentatori dell'emendamento che è firmato da sette persone. Nessuno ha formalizzato questo emendamento, tant'è che io ho scritto qua le parole dell'onorevole Baroschi, che aveva detto: "valutando per intera anche la frazione della legislatura superiore alla metà della sua durata ordinaria", ma nessuno ha formalizzato questo emendamento.
ONNIS (P.S.D.I.). L'ha accettato il collega Scano, presentatore dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ma vanno formalizzati gli emendamenti. Io posso anche dire di essere d'accordo con l'onorevole Baroschi, ma se non faccio una proposta formale non può essere messa in votazione.
ONNIS (P.S.D.I.). Ma l'ha fatta la proposta formale!
PRESIDENTE. Non ha formalizzato nessuna proposta!
ONNIS (P.S.D.I.). Ma poco prima il collega Cogodi ha presentato un emendamento a voce e si è votato, e lei ha accolto.
PRESIDENTE. Ha formalizzato un emendamento a voce.
ONNIS (P.S.D.I.). La stessa cosa ha fatto il collega Baroschi. Noi chiediamo di sentire la registrazione.
BAROSCHI (P.S.I.). Voglio intervenire sull'emendamento numero 8.
PRESIDENTE. Onorevole Baroschi, lei ha fatto una dichiarazione di voto e ha detto: poiché nessuno dei presentatori dell'emendamento ha accettato formalmente la mia proposta, io voto contro. A quel punto nessuno si è alzato per dire che accettava la sua...
ONNIS (P.S.D.I.). Ho sollevato il braccio io, e non mi ha dato la parola.
PRESIDENTE. Ma onorevole Onnis, per cortesia, questo è quello che è avvenuto. Se l'onorevole Scano vuole precisare io non ho nulla in contrario, se il Consiglio è d'accordo, non ho nulla in contrario ad aggiungere eventualmente un emendamento all'emendamento, però, per cortesia, lei non deve dire che qualcuno ha formalizzato un emendamento all'emendamento, perché questo non è avvenuto. E' vero che durante la discussione l'onorevole Scano ha detto che accettava l'emendamento, ma nessuno lo ha formalizzato. Ora, prima della votazione finale possono essere richiamati all'attenzione del Consiglio, come ha fatto lei, quegli emendamenti già approvati che sembrino inconciliabili, e si possono proporre le rettifiche che si ritengono opportune. Ora, se il Consiglio all'unanimità approva questo emendamento, che non è stato presentato e che è stato richiesto dall'onorevole Baroschi, non ho nulla in contrario da aggiungere.
Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Solo per puntualizzare, poi spetta naturalmente alla responsabilità del Presidente di decidere, mi pare che abbia indicato una strada che anche io intendo suggerire, cioè il ricorso all'articolo 89. A me sembra che sia successo questo. Il collega Baroschi ha presentato un emendamento verbale dicendo: "Sto presentando un emendamento verbale". Io nel mio intervento, a nome dei presentatori, ho dichiarato di accogliere l'emendamento. Poi è vero che è accaduto ciò che il Presidente ha richiamato, e cioè che in quel momento, forse nella confusione, nessuno ha avuto la lucidità e la prontezza di proporre formalmente l'emendamento, però a questo punto, se non c'è materia di contendere in merito, credo che la strada suggerita dal Presidente sia idonea a risolvere il problema e per quanto mi riguarda io sono del tutto d'accordo.
PRESIDENTE. Allora chi è favorevole all'emendamento, è pregato di alzare la mano.
Ha domandato di parlare l'onorevole Muledda. Ne ha facoltà.
MULEDDA (P.D.S.). Parlo sulla proposta dell'onorevole Scano. Onorevole Presidente, io non voglio fare nessuna obiezione rispetto a quanto è stato detto dal collega Onnis e dal collega Baroschi e ora confermato dal collega Scano. Il problema vero però che si pone è che in quest'Aula, e chi ha esperienza evidentemente se ne giova ogni tanto, succedono delle cose strane. Si dice, per esempio, che un emendamento deve essere rigido, e per alcuni altri emendamenti si dice non devono farsi norme transitorie perché altrimenti casca il mondo, e per altri invece si ricorre e si può ricorrere ovviamente all'interpretazione autentica della volontà del Consiglio e rimettere in votazione. Però deve essere chiara una cosa: che i presentatori intendevano escludere dalla candidabilità tutti quei consiglieri che si sono dimessi prima da Assessore, avendo fatto nei due anni l'Assessore...
PRESIDENTE. Onorevole Muledda, abbiamo fatto un passo indietro, noi stiamo discutendo, adesso, dell'emendamento numero 7.
MULEDDA (P.D.S.). Io intendo parlare su questo, siccome il collega Cogodi ha parlato su questo.
PRESIDENTE. No, abbiamo fatto un passo indietro, perché c'è stata una precisazione da parte dell'onorevole Onnis.
MULEDDA (P.D.S.). Parlo anche su questo; se quello è il problema che ha posto Onnis a me non interessa, se serve l'unanimità del Consiglio io voterò contro.
ONNIS (P.S.D.I.). Non è un problema di unanimità del Consiglio.
MULEDDA (P.D.S.). E' una questione che riguarda la superficialità dei rapporti in quest'Aula, quando si discute di principi.
ONNIS (P.S.D.I.). Io sto parlando di principi.
MULEDDA (P.D.S.). Caro Augusto, io non contesto, tu hai votato contro, quindi non sto discutendo con te, sto dicendo che ogni tanto, con la presunzione qualche volta del neofita, qualche volta del maestro di scuola di paese, si scrivono cose non valutandole, e poi si dice a quest'Aula, e anche a me ovviamente, che c'è gente che non se ne intende e che non capisce e che alla fine insomma bisogna ascoltare qualche maestro. Allora, siccome qui maestri non ce ne sono, mi avvalgo della mia potestà di non rendere unanime il Consiglio, perché io sono contrario per principio a quella norma e mi batto perché quella norma non passi.
PRESIDENTE. Ma non c'è bisogno dell'unanimità perché, sentito il presentatore dell'emendamento, il Consiglio delibera in merito, quindi io pongo in votazione al Consiglio un'aggiunta all'emendamento numero 7, che così recita: "chi abbia svolto tale ufficio per tre legislature intere, valutando per intera anche la frazione di legislatura superiore alla metà della sua durata ordinaria". Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova). Chi non lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Siamo adesso all'emendamento numero 8.
Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, io credo di avere diritto a un po' di attenzione.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sta parlando l'onorevole Baroschi, chi non vuole ascoltarlo può andare fuori.
BAROSCHI (P.S.I.). Onorevole Presidente, carissimi colleghi, io credo che ciascuno di noi dovrebbe aiutare la Presidenza a uno svolgimento il più possibile sereno dei nostri lavori. Per quello che attiene all'emendamento numero 8, io ancora una volta, non essendo tra i presentatori - e come ho fatto precedentemente mi rivolgo ai presentatori, perché rispetto la volontà di chi ha presentato l'emendamento - noto, a mio modesto parere, che ci può essere un qualche cosa che può costituire un equivoco. Questa è stata la motivazione anche del mio intervento di prima, e chiedo ai presentatori perché io non mi assumo la responsabilità di presentare un emendamento all'emendamento. Nel caso in esame basta che qualcuno esterno al Consiglio abbia fatto l'Assessore regionale per 24 ore, purché queste 24 ore siano collocate nei due anni che precedono la fine della legislatura, perché quel cittadino non sia candidabile. Perché non si dice "per due anni", si dice "nei due anni". Allora io credo che non sia questo l'intendimento dei presentatori e allora, signor Presidente, poiché la norma anche qui può indurre in grossi equivoci è opportuna, e io la richiedo formalmente, una sospensione della discussione di questo emendamento perché venga riformulato come italiano chiede, perché non lo dobbiamo leggere soltanto noi. Ricordo ai colleghi che qui non stiamo soltanto facendo una legge, perché ne facciamo tante anche male, ma che ci sottoponiamo al giudizio di altri legislatori che ci diranno che non ci capiscono. Almeno questo orgoglio cerchiamo di averlo! La tecnica legislativa ha un senso, quindi, Presidente, io le chiedo formalmente di sospendere l'esame perché venga riscritto l'emendamento secondo gli intendimenti che i presentatori vorranno esprimere.
PRESIDENTE. Se non ci sono obiezioni, sospendiamo l'esame dell'emendamento numero 8 e procediamo invece all'esame dell'articolo 2.
Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Art. 2
1. Il quinto comma dell'articolo 54 della legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è sostituito dal seguente:
"Le disposizioni concernenti le materie indicate nell'articolo 123 della Costituzione della Repubblica possono essere modificate con le forme previste dall'articolo 38 bis".
PRESIDENTE. All'articolo 2 sono stati presentati una serie di emendamenti poi ritirati. Rimane semplicemente il numero 49 soppressivo totale presentato dalla Giunta regionale del quale è stata già data lettura.
Poiché nessuno domanda di parlare su questo emendamento, lo metto in votazione. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
In attesa di riformulare l'emendamento numero 8 sospendiamo la seduta per dieci minuti.
(La seduta sospesa alle ore 21 e 14, viene ripresa alle ore 21 e 43.)
PRESIDENTE. E' stato presentato l'emendamento numero 51. Se ne dia lettura.
SECHI, Segretario:
Emendamento sostitutivo totale Dadea - Scano - Soro - Erittu - Serra - Pintus - Tamponi - Salis
L'emendamento numero 8 è così sostituito:
"Dopo il secondo comma dell'art. 17 della L.C. 26.02.1948, n. 3, sono sostituiti i seguenti commi:
"Non può essere eletto consigliere regionale chi svolge le funzioni di assessore regionale salvo che le stesse funzioni non siano cessate almeno 24 mesi prima della data di scadenza della legislatura. In sede di prima applicazione le funzioni devono cessare almeno 12 mesi prima della data di scadenza della legislatura.
In caso di scioglimento anticipato del Consiglio la causa di ineleggibilità non ha effetto se le funzioni esercitate siano cessate entro i sette giorni successivi dalla data del decreto di scioglimento". (51)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento ha facoltà di illustrarlo.
TAMPONI (D.C.). Si dà per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
CABRAS (P.S.I.), Presidente della Giunta regionale. La Giunta si rimette al Consiglio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Muledda. Ne ha facoltà.
MULEDDA (P.D.S.). Onorevole Presidente, in coerenza con quanto ho sostenuto in ordine al principio per cui qualsiasi cittadino elettore possa essere candidato, credo debba essere sostenuta la possibilità che gli Assessori in quanto cittadini, dirò poi in quanto amministratori, possano essere candidati. La prima questione che pongo è questa. Io credo che sia un articolo assolutamente non accettabile per un motivo pratico: il fatto è che nessuno 24 mesi prima sa se sarà candidato. Nell'ipotesi che faccio io, cioè quella delle primarie, ritengo che ci sia un tempo congruo per svolgere questi elementari fatti procedurali e perché si possa arrivare nei tempi dati, in condizioni di democrazia e di chiarezza ,a che ogni cittadino possa essere candidato in quanto portatore del diritto primario di essere elettore attivo e passivo. Si introduce con questo emendamento un rafforzamento dei partiti il cui pronunciamento, è evidente, col sistema attuale che non si intende modificare, deve preventivamente essere espresso; poi si può chiamare corrente o componente - è la stessa cosa - ma il principio fondamentale è questo, non vi è libertà di concorrenza, non vi è libertà e la motivazione che non si dice mai, ma io voglio renderla espressa, è che si ritiene che gli Assessori da sé, in quanto ricoprono quella funzione ed esercitano un potere che non è illegittimo, io ritengo, non possono candidarsi perché portatori di una forza elettorale proveniente dalla gestione del potere. Io credo che quando parliamo di riforme noi dobbiamo andare molto più in profondità e vedere i rapporti tra l'Esecutivo e il Consiglio, come ciascun organo è separato dall'altro e come l'uno governa e l'altro controlla, e come in fin dei conti chi amministra a qualsiasi livello debba rendere conto al popolo sovrano. Dire che chi è Assessore non deve essere candidato è una demonizzazione del far politica, del far amministrazione e del servizio che si rende alla comunità. Si possono definire diversi livelli di incompatibilità, ma dichiarare uno interdetto perché ha fatto l'amministratore, perché di fatto questo è, equivale a togliere a persone rispettabili, fino a prova contraria, a sani amministratori, fino a prova contraria, la possibilità di confrontarsi con l'unico giudice naturale che esista che è il popolo. Gli altri giudici fanno il loro mestiere, lo fanno bene, oggi, lo faranno bene anche domani, ma chi giudica l'amministratore deve essere il popolo sovrano. Per questi motivi, onorevole Presidente, io sono contrario a questo articolo, a questo emendamento, mentre vedrei argomenti di questo genere eventualmente da discutere nella legge sulle incompatibilità, così come poteva fare per gli altri emendamenti che si sono portati avanti qui stasera; dicendo alcune cose, scrivendone altre, pensandone forse altre ancora. Da questo punto di vista la riscrittura - non l'ho letto ancora molto bene - fa un po' giustizia dell'italiano, e almeno questa è una cosa buona perché l'italiano è una cosa anche essa che ha una sua dignità, perché obiettivamente quando si diceva nel primo emendamento, dei padri costituenti della riforma, "nei due anni" si poteva e si doveva intendere che anche chi avesse fatto per ventiquattro ore l'assessore nell'arco dei due anni non poteva essere candidato. Si fa un po' di giustizia dell'italiano che ogni tanto si prende le sue rivincite; mi sia consentito però, onorevole Presidente, un richiamo bonario perché resti agli atti la vicenda dell'applicazione dell'articolo 89 del Regolamento. Il Consiglio ha votato, il Consiglio è sovrano, io lo rispetto né intendo mettere in discussione quanto il Consiglio ha fatto. Io ritengo che l'articolo 89 del Regolamento, chiedo scusa al Presidente perché mi arrogo un diritto che non mi compete, perché il Regolamento in aula è interpretato dal Presidente e giustamente lo rispetto, la lettera dell'articolo 89 non avrebbe dovuto consentire un ripescaggio di un emendamento per aggiungere un ulteriore emendamento, posto che la condizione principale che pone quell'articolo è che l'emendamento da richiamare sia richiamato ove sia in contrasto con la legge o con sue parti. E quell'emendamento francamente non era in contrasto. Se parliamo di questioni di opportunità io posso concordare, se parliamo però di strumenti che si usano artificialmente, e non da parte del Presidente, per modificare con procedure non consentite articoli che potrebbero avere conseguenze su tanti colleghi di questo Consiglio, come è stato in quest'occasione, allora io non sono perfettamente d'accordo. Credo che non debba essere sollevata questione formale, né la sollevo io, sottolineo questo solo perché il Regolamento che garantisce tutti non sia di volta in volta, da chi richiama il Regolamento come strumento per la gestione dei rapporti tra i consiglieri e tra i Gruppi, forzato oltre il limite perché, se dovesse succedere in altre situazioni, non dovremmo discutere più di riforma, ma dei principi fondamentali della nostra convivenza in quest'Aula. Chiedo scusa, Presidente, per la lunghezza del mio intervento e per quanto ho detto sul Regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Muledda, siccome lei ha fatto un riferimento anche se bonario all'articolo 89 del Regolamento, "coordinamento finale", che parla appunto di quegli emendamenti già approvati che sembrino inconciliabili con lo scopo della legge, intendo precisare che si tratta di emendamenti non conciliabili con lo scopo della legge. Io credo che lo scopo della legge sia stato quello di regolamentare i casi di ineleggibilità e di regolamentarli nel modo migliore, più giusto, più equo. La legge non può essere punitiva nei confronti di nessuno, può e deve essere omogenea, ci sono criteri di giustizia. E credo il Consiglio abbia approvato rendendosi conto che probabilmente non era centrato lo scopo di questa legge. Credo che l'articolo 89 sia applicabile perché non è la prima volta che viene applicato in casi del genere, anche perché qui si è trattato di un fatto procedurale perché alcuni colleghi avevano già manifestato la volontà, anche se la decisione del Consiglio non era stata ratificata con un provvedimento formale.
Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (Gruppo Misto). Io non vorrei occuparmi ora di interpretazioni regolamentari. Ho la mia opinione precisa anche su quella utilizzazione del Regolamento e sulla sua interpretazione. Vorrei invece dire due parole per tentare di interpretare il senso politico di quello che sta accadendo, che mi pare un pochino più rilevante. Intanto non capisco e non so chi ha deciso che si dovesse andare in seduta notturna, dopo una giornata nella quale si sono chieste a ripetizione sospensioni di ore. Io sono qui e ci sto anche tutta la notte, però mi pare che ci sia anche un modo di ordinare i lavori del Consiglio. Abbiamo dei giorni di fronte a noi di lavoro ordinario senza che si debbano necessariamente scombinare la vita e gli impegni di ognuno, senza soprattutto che lo si sappia prima. Poi magari c'è chi lo sa e quella è una parte del Consiglio che ha una sorta di privilegio. Comunque non è importante neppure questo.
Quello che invece è più importante davvero, e voglio dirlo, è questo spirito che emerge, questo spirito punitivo attraverso cui si vuole rappresentare un intendimento di riforma; o non chiamiamolo di riforma, chiamiamolo di approvazione di una legge, una attività legislativa pure e semplice, ordinaria. Si è tolto un emendamento, quello di prima, che poteva avere una doppia lettura, una lettura di inefficacia totale se "nei due anni" voleva dire o interpretarsi che uno aveva fatto l'Assessore nei due anni, e non nell'anno e mezzo, oppure un'altra lettura poteva significare che nel tempo dei due anni uno poteva anche aver fatto l'Assessore per ventiquattro ore al limite di due anni prima. Si è riscritto l'emendamento, e si è riscritto in un modo che chiaramente non dico che tradisca, perché non tradisce niente, ma rivela lo spirito vero. Perché la migliore riscrittura, anche in lingua, di fatto modifica la sostanza di quell'emendamento precedente introducendo una variabile che sarebbe un compromesso. La politica è anche compromesso, dice taluno, ma qui il compromesso non è né politico, né di ordine giuridico-normativo, il compromesso è personale perché con l'emendamento si è salvata una parte di quelli che si voleva colpire. Cioè si sono fatti salvi gli Assessori della precedente Giunta, per cui ci si accontenta di colpire gli Assessori della Giunta attuale. Ma lo spirito è lo stesso, si penserà di recuperare così qualche voto in Aula perché gli Assessori della Giunta attuale non votano, mentre quegli altri votano; ma non è così che si possono fare le leggi. Io rimango fermo al punto di sostanza, ma se vogliamo davvero qualificare la politica, se siamo mossi davvero da intendimenti sani, ma dove si deve selezionare il ceto politico o i portatori delle funzioni politiche, dove si debbono selezionare se non innanzitutto nella amministrazione, nella esposizione pubblica, nei luoghi dove la gente si applica ed è più a rischio, è più esposta, è più conosciuta, è più responsabile? Noi di questa cosa non dovevamo discuterne oggi, l'abbiamo detto dall'inizio, queste cose andavano discusse nella legge sulle incompatibilità. Si insiste a presentare norme nella legge sulla elezione del Presidente, di incompatibilità e di ineleggibilità e norme di questo tipo, però se andiamo a vedere il testo, l'insieme della elaborazione che è stata fatta in questo spirito e che è all'ordine del giorno del Consiglio, che discuteremo subito dopo, troviamo la stessa impostazione: non può essere candidato consigliere regionale uno che ha fatto il sindaco. Addirittura nella prima Commissione si è lavorato su un testo che prevedeva che non poteva essere candidato a consigliere regionale uno che avesse fatto l'Assessore di un comune superiore ai 10.000 abitanti! Cioè un Assessore del Comune di Serrenti non poteva essere candidato a consigliere regionale. Questo era uno dei testi, poi è stato migliorato. Si è detto: no, questo è troppo, facciamo solo dei comuni di 20.000 o di 50.000 o di 100.000, anzi il comune capoluogo, o 30.000 se si deve escludere questo o quel sindaco o assessore. Ma non si possono fare leggi così! Dov'è che si possono conoscere meglio le capacità politiche e amministrative, la dedizione e soprattutto la capacità politica e di pubblico servizio e di amministrazione se non nei luoghi dove il cittadino di più già si esprime e rischia? Ragione per la quale le funzioni politiche in questo modo verranno selezionate, dove? Dicono quelli che approssimano sempre: nella società civile. E qual è, e dove è? Dov'è la società civile? E la parte di società politica e amministrativa cos'è, diversa e incivile? O non è incivile invece chi male amministra, ed è civile, civilissimo, chi bene amministra? E nella cosiddetta società civile, che se civile fosse non ci sarebbe bisogno di noi, non ci sarebbe neanche bisogno di istituzioni, di mediazione e di contemperamento degli interessi; se la società fosse civile non ci sarebbe bisogno neanche della politica, sarebbe una società di persone felici, di liberi e di eguali e invece la società è incivile, o meglio è attraversata da tante forme di inciviltà e una delle funzioni della politica è di portare un contributo alla civilizzazione, alla conquista dei valori e dell'armonia sociale. Ma in quella società che si chiama civile lì si dovrebbe attingere per costruire e selezionare le funzioni politiche, nel mondo economico che come si sa è sano e sanissimo, basta essere imprenditori. Per carità, non ce n'è uno che abbia allungato la mano o per prendere o per dare, non c'entrano nulla con le ruberie nazionali e internazionali, quelli che nel mondo imprenditoriale economico svolgono funzioni, magari attingendo a piene mani dalle risorse pubbliche e maneggiando quella parte delle leggi della Regione, dello Stato e della CEE, dove si apprende e dove si prende pure. Ho esagerato? Oppure nella società professionale! Ma sono tutti campioni di limpidezza per cui un imprenditore, un professionista, un giudice, un giornalista, un sindacalista, un dirigente politico o di apparato, delle tante forme di organizzazione della società, quelli tutti fino all'ultimo momento, possono continuare a fare i sindacalisti, i dirigenti, gli organizzatori? Un amministratore no! Marco Marini, no, non può. Io mi chiedo che senso c'è in tutto questo? Che senso c'è, politico, culturale, di difesa davvero di valori civili? C'è al fondo di questa impostazione una sorta di pessimismo di fondo, una sorta di concezione consumistica ed edonistica della funzione politica, per cui essere assessore o amministratore vuol dire partecipare al banchetto imbandito, dividere la torta, per cui si deve fare a turno perché si pensa che essere assessore o sindaco è mangiare la torta, poi tocca a un altro. Ma chi l'ha detto che ogni amministratore è uno che mangia la torta? O non è invece uno che svolge una funzione che è nobile quando è svolta nei modi nei quali io ritengo la gran parte svolga queste funzioni. E' sbagliata la concezione, è sbagliato il valore, perché negativo, che muove norme di questa natura. E allora passi per la questione del limite di mandato per i consiglieri, per non essere messi nella condizione di dire che qualcuno qui sta pensando a sé stesso, quasi che - ho detto prima - non ci dovessero pensare gli elettori e i cittadini a valutare e a giudicare, ma per queste cose no, io credo che veramente deve essere introdotta una riflessione seria e che bisogna avere il coraggio di fare pulizia, dico pulizia, di queste impostazioni. Perché vanno a danno delle istituzioni pubbliche, a danno della politica, a danno della sua credibilità, a danno della stesa moralità che io ritengo in buona fede si voglia tutti davvero perseguire, per cui la riscrittura non è che cambia la sostanza della norma che si introduce, ragione per la quale io su questa norma sono proprio contrario. Dico che qui c'è un problema che è di fondo e che bisogna pensarci di più. Siccome gli inviti non servono a nulla è inutile che io dica, e sono molti quelli che l'hanno detto: "Pensiamoci un po' meglio, si organizzi, si veda, si equilibri, tanto domani discuteremo il progetto di legge sulle incompatibilità. Si può organizzare meglio". Ma qui non si ascolta, non si sente. Ognuno ormai ha preso la sua direzione. "Vincere o morire", pare che lì sia la soluzione dei mali della società. Pazienza, però io non ci sto. Dico che è sbagliato, che è diseducativo, che è dannoso e ho il dovere di dirlo perché così penso.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.
BAROSCHI (P.S.I.). Onorevole Presidente, io concordo con i colleghi che mi hanno preceduto sul fatto che questa nuova stesura renda più chiari gli intendimenti. Noi qui non siamo per fare pro-cessi alle intenzioni ma, quando si scrive qualcosa che poi dovrebbe diventare norma, dobbiamo pur capire, soprattutto in una materia delicata quale questa, di norme che vanno a essere allocate nello Statuto della Regione autonoma. Io concordo in fondo con alcune riflessioni che faceva testé il collega Cogodi e prima di lui il collega Muledda, cioè che traspare una cattiveria che tutto sommato rischia di avvelenare molti dei rapporti in quest'Assemblea perché, vede Presidente, quando si dice che un Assessore non può essere candidato, non è eleggibile se le sue funzioni non siano cessate almeno 24 mesi prima, e poi si aggiunge che in prima applicazione si riduce tutto questo a 12 mesi, ora noi questa sera siamo al 4 di febbraio, supponiamo che questa proposta di legge costituzionale venga approvata questa sera, non credo che domani al Parlamento siano pronti a riceverla, a discuterla e quant'altro, e comunque sia è una procedura, quella costituzionale, che con molta tranquillità mi fa affermare che prima del 24 giugno, cioè la scadenza ordinaria del 1994, 12 mesi prima, il 24 giugno 1993, questa legge non sarà in vigore e allora, se avremo un minimo di capacità d'intelletto da parte dei nostri parlamentari quando valuteranno questa proposta, il secondo comma, quello dei 12 mesi, che voleva essere, come dire, la pezza che rattoppa una certa cosa, non varrà. Faremmo bene a cancellare questa norma perché è inapplicabile, inefficace, non serve a nulla e ce la cancelleranno semplicemente. Allora, però rimarrebbe la norma dei 24 mesi e gli Assessori che sono andati via a ottobre potrebbero rientrare nella norma.
C'è qualche cosa che non combina in tutto questo, c'è qualche cosa che non va e mi dispiace, per le firme che ci sono, talune in particolare, che non si sia riflettuto su questi aspetti dei combinati che potrebbero produrre delle situazioni di grosso disagio. Io amo ancora credere che tutto sommato proprio questo non si volesse. Per chi vuole seguire un po' quello che fanno gli altri, quanto meno per imparare, per vedere, per capire come si scrivono certe cose, ricordo che l'altro giorno la Camera ha licenziato la legge per i Comuni. Stiamo parlando di 8 mila e passa sindaci e dì 94-95 presidenti di provincia. Non sono neanche due, tanti, però i deputati hanno scritto: "Chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco o presidente della provincia allo scadere del secondo mandato non è immediatamente rieleggibile alle medesime cariche. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2" - compreso quindi questo - "si applicano ai mandati amministrativi successivi alle elezioni effettuate dopo l'entrata in vigore della presente legge", cioè si legifera per il futuro, non si legifera per il pregresso.
Siccome non siamo degli ingenui, posso esserlo io e chiedo scusa ai colleghi, ma non lo sono certamente i proponenti, proporre in questa formula una cosa di questo genere ha un piccolo significato che introduce elementi che non hanno nulla di giuridico, nulla di politico e, ha ragione il collega Cogodi, introducono in quest'Aula altre cose che non ci devono mai entrare. Noi dobbiamo lasciarle fuori dalla porta per essere sempre sereni nel nostro giudizio. Poi c'è un'altra cattiveria, se mi si consente, che è una profonda ingiustizia. Noi in prima Commissione, al di là della qualità del prodotto che abbiamo esitato verso l'Aula, abbiamo discusso di questa questione. Il prodotto è la proposta di legge nazionale sull'ineleggibilità e incompatibilità. Io - lo dico qui apertamente tanto è nei verbali della Commissione - ho fatto fatica per far passare una linea che vedeva unificate tutte le rimozioni di cause d'ineleggibilità a 180 giorni; io non capisco perché un sindaco di Cagliari se rimane quella proposta debba rimuovere la causa di ineleggibilità 180 giorni prima e un assessore regionale, che presso la pubblica opinione, in quanto a potere di persuasione, di ricerca e di consenso non è certamente di più del sindaco della città capoluogo di Cagliari, lo dovrebbe fare 24 mesi prima. Ma dov'è la ratio di questa norma se non quella che diceva qualche collegadi punizione, di autocastrazione verso la pubblica opinione, perché stiamo dicendo che nell'esercizio di un potere politico quale quello dell'assessore regionale tutto si fa solo ed esclusivamente per procurarsi voti. Un presidente di provincia deve rimuovere la causa di ineleggibilità 180 giorni prima. L'assessore regionale 24 mesi prima. E' una pestata, ma questo quello che vogliamo sancire? Io, come ho detto nel mio intervento precedente, mi auguro che veramente l'istanza superiore, quella del Parlamento, non acceda a queste cose. Ho solo un dubbio per quanto è avvenuto a giugno, ma lì era il Governo, è un'altra cosa e nonostante tutto quello che succede in giro io mi auguro che il Parlamento non sia arrivato a questo livello. Ma al di là di questo, quello che mi preoccupa è che siamo capaci noi di fare una proposta così oscena al Parlamento italiano. Io chiedo ai colleghi Dadea, Scano, Soro, Erittu, Serra Pintus, Tamponi e Salis, che sono i firmatari, di ritirare questo emendamento perché non trovo altra soluzione perché ho la vaga impressione che noi stiamo introducendo questioni che non hanno nulla a che vedere né con lo Statuto né con le incompatibilità né con altro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.
MELONI (P.S.d'Az.). Signor Presidente, vorrei fare alcune osservazioni di carattere tecnico sull'emendamento così come è formulato. Io mi pongo il problema del secondo comma e della sua applicabilità laddove questa legge per esempio entrasse in vigore, per i tempi tecnici necessari per la sua approvazione e promulgazione, in data successiva all'elezione del 1994. Il secondo comma non avrebbe nessuna ragione di esistere perché bisognerebbe formularlo in modo tale, visto l'obiettivo che si vuole conseguire, da dire che in sede di prima applicazione le funzioni devono cessare almeno 12 mesi prima della data di scadenza della legislatura in corso o della presente legislatura. Se questa legge venisse approvata ed entrasse in vigore nel '95-'96 questa norma avrebbe nessuno senso, non servirebbe a niente e sarebbe in contrasto con lo spirito della legge, con quanto detto nel primo comma dell'articolo 1. L'altra osservazione è che mi sembra eccessivo prevedere in una norma costituzionale che agli assessori in carica, in caso di scioglimento del Consiglio, debbano essere dati i sette giorni. Io trovo che sette giorni si danno normalmente. Se si vuole mantenere questo terzo comma - io sarei del parere che può essere anche eliminato - parliamo almeno di un termine di trenta giorni perché oltretutto stiamo parlando di cessazione delle funzioni e quindi anche di comunicazione delle eventuali dimissioni e della rinuncia all'incarico. Propongo agli autorevoli firmatari dell'emendamento di modificare l'ultimo comma. La mia proposta la faccio per evitare che poi si dica, come è avvenuto, prima, che non è stata formalizzata in alcun modo, questo per evitare che succeda quello che è successo prima. L'altra considerazione che voglio fare è di carattere generale. Mi sembra che questo modo di procedere abbia due grossi difetti: il primo è quello di discutere leggi di questa rilevanza, con la presentazione dopo la discussione generale, al momento della discussione degli articoli, di emendamenti che hanno una grossa influenza sulla portata complessiva del provvedimento e l'altro è la confusione.
Si è detto che doveva essere portato all'esame del Consiglio regionale, un pacchetto complessivo di proposte di modifiche delle leggi elettorali. Ora il fatto che si sta dicendo che parte di questa norma debba essere collocata in altra legge che deve essere ancora discussa significa che la discussione, l'impostazione e il lavoro che sinora è stato fatto non è assolutamente coordinato e non risponde ad un disegno complessivo generale che possa dare a noi la certezza che si sta operando una riforma seria complessiva delle istituzioni e del sistema elettorale. Condivido invece sostanzialmente il merito dell'emendamento perché credo che sia evidente che nel momento in cui abbiamo voluto e votato una distinzione tra il ruolo dell'Esecutivo e quello del Consiglio regionale, bisogna anche prevedere che chi è chiamato a svolgere non attraverso il mandato elettorale, si badi bene, non attraverso il consenso elettorale, un ruolo esecutivo, non debba trarre beneficio e non debba finalizzare in alcun modo il suo operato a ottenere successivamente il consenso elettorale mantenendo, nella immediatezza delle elezioni, ancora la carica di Governo. Questo è stato detto anche ripetutamente in Commissione in considerazione del fatto che molto spesso si è criticata l'utilizzazione da parte di assessori in carica che si ripresentavano alle elezioni del personale o del potere che veniva gestito ai fini elettorali, al fine di ottenere il consenso.
Io credo che queste considerazioni non possano oggi essere messe da parte e che debbano invece costituire oggetto di seria riflessione perché si continui a percorrere la strada che si è introdotta con la legge delle incompatibilità e quindi si distingua nettamente, dicendo anche chiaramente che colui che accetta di svolgere la funzione di assessore, quindi di Governo deve svolgere quella e non deve pensare di utilizzarla a fini personale per ottenere la candidatura, creando in questo modo una situazione di difficoltà, di disagio e anche di diseguaglianza rispetto a tanti altri candidati alla elezione che non si troverebbero nelle stesse condizioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (P.D.S.). Molto rapidamente, io su un punto sono d'accordo col collega Baroschi, cioè che ci sia una "autocastrazione" della classe dirigente, non perché facciamo norme di questo genere, ma per come spesso amministriamo la cosa pubblica, è un altro concetto. Io non credo che ci sia alcun intento punitivo nell'opinione di chi la esprime, non credo che ci sia un intento siffatto nei proponenti, tra l'altro io sono anche contrario - parlo di me non posso parlare di altri - ad una impostazione vincolistica per quanto riguarda le candidature, il che non significa che non possano e non debbano essere posti dei limiti all'elettorato passivo. Io voglio limitarmi a esprimere tre concetti, il primo è questo: credo che sia del tutto legittimo proporre dei limiti all'elettorato passivo. La questione naturalmente è molto delicata, credo che ce ne rendiamo conto tutti, me ne rendo conto io, se ne rendono conto gli altri proponenti, se ne rende conto l'intero Consiglio, tant'è che questa materia, proprio perché attiene alla sfera dei diritti soggettivi, è stata proposta nella sede giusta, nella sede idonea cioè nella materia di rilevanza costituzionale, quindi non è che viene fatto con leggerezza. Secondo punto: credo che questa norma può stare qui o può stare altrove, ma il senso è che rappresenta lo sviluppo coerente della norma sulla incompatibilità che abbiamo di recente approvato. Questa è la ratio non altra, la ratio è quella dalla distinzione tra ineleggibilità e incompatibilità, non c'entrano nulla i premi e neanche le punizioni. Chi gestisce questo è il punto, non legifera e non controlla, chi legifera e controlla, non garantisce. E l'elettore, perché questo è lo spunto complessivo della innovazione legislativa che stiamo cercando di produrre - parlo dell'intera manovra della quale io non sono entusiasta, non è che vorrei passare adesso per un paladino a spada tratta di questa operazione, ne vedo gli aspetti positivi, ne vedo gli aspetti negativi, ho fatto molte considerazioni critiche nel dibattito di oggi, è possibile che le faccia in sede di dichiarazione di voto se ne avrò l'opportunità - l'elettore elegge sia il Governo sia l'organo rappresentativo e dà al Governo il mandato di governare e dà al secondo, al Consiglio e al consigliere, il mandato di legiferare e di controllare. Questa è la ratio del provvedimento. Ultimissima considerazione: le primarie. Sono state un po' contrapposte a queste norme. Io faccio rispettosamente osservare che chi ha proposto nel dibattito politico sardo il tema del limite di mandato di tre legislature è esattamente lo stesso soggetto che ha proposto questa norma, ed è sempre lo stesso soggetto che ha proposto le primarie, addirittura con un quesito referendario che verrà, immagino, sottoposto al voto degli elettori entro pochi mesi. Quindi io non accetto questa contrapposizione un pochino strumentale: noi siamo quelli delle primarie. Quelli delle primarie sono gli stessi dell'incompatibilità e gli stessi del limite di mandato di tre legislature. Non sono peraltro delle cose incompatibili il tener le primarie e avere questi principi, queste norme che stiamo proponendo, sono delle cose diverse. Io dico molto pacatamente, molto serenamente: ora cerchiamo, se c'è il consenso sufficiente, di introdurre nella normativa queste disposizioni e poi introdurremo, quando sarà il momento, anche le primarie. Io credo che oggi questo non fosse proponibile, ma abbiamo da completare un impianto legislativo di riforma della formazione della rappresentanza popolare e anche questa esigenza che è stata affacciata da molti consiglieri intervenuti nel dibattito, che io condivido del tutto e faccio mia, potrà trovare la sua collocazione in un edificio rinnovato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Serra Pintus. Ne ha facoltà.
SERRA PINTUS (D.C). Il consigliere Meloni ha proposto di modificare il secondo comma e il terzo. Io sono uno dei firmatari dell'emendamento, credo che gli altri firmatari condividano questa proposta del consigliere Meloni. Cioè il secondo comma dovrebbe essere così: "In sede di prima applicazione le funzioni devono cessare almeno dodici mesi prima della data di scadenza della legislatura corrente". Il secondo comma: "In caso di scioglimento anticipato del Consiglio, la causa di ineleggibilità non ha effetto se le funzioni esercitate siano cessate entro i 30 giorni successivi alla data del decreto di scioglimento".
PRESIDENTE. Onorevole Serra, non cambia nulla. Gli emendamenti orali si prendono quando sono digeribili da tutti quanti.
Metto in votazione l'emendamento numero 51. Chi lo approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano. Chi si astiene.
(E' approvato)
Ha domandato di parlare l'onorevole Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (P.S.d'Az.). Per chiedere, signor Presidente, la votazione a scrutinio segreto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Dadea. Ne ha facoltà.
DADEA (P.D.S.). Ai sensi dell'articolo 89, Presidente, in sede di coordinamento finale perché si possa adeguare il titolo della legge che non è più corrispondente al contenuto degli emendamenti che sono stati introdotti.
PRESIDENTE. Onorevole Dadea, è già stato fatto. A seguito degli emendamenti approvati il titolo dovrebbe essere così modificato: "Modifiche alla legge costituzionale 26 febbraio 48, n. 3 (Statuto speciale per la Sardegna), in tema di disciplina della forma di Governo e di ineleggibilità a Consigliere regionale".
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 3, 4 e 5. Prego i segretari di procedere alla chiama.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione del testo unificato delle proposte di legge nazionale numero 3, 4 e 5.
presenti 72
votanti 70
astenuti 2
maggioranza 36
favorevoli 39
contrari 31
(Il Consiglio approva).
(Hanno preso parte alla votazione: Amadu - Atzeni - Baghino - Baroschi - Cabras - Cadoni - Carusillo - Casu - Cocco - Cogodi - Corda - Cuccu - Dadea - Degortes - Deiana - Desini - Dettori - Erittu - Fadda A. - Fadda F. - Fadda P. - Fantola - Ferrari - Giagu - Ladu L. - Lombardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Manchinu - Mannoni - Manunza - Marteddu - Meloni - Merella - Mereu O. - Mereu S. - Morittu - Mulas M.G. - Muledda - Murgia - Onida - Onnis - Oppi - Ortu - Pes - Pili - Piras - Planetta - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Pusceddu - Salis - Sanna - Sardu - Satta A. - Satta G. - Scano - Sechi - Serra - Serra Pintus - Serrenti - Serri - Soro - Tamponi - Tidu - Urraci - Usai S. - Zucca.
Si sono astenuti: il Presidente Floris - Selis.)
Il Consiglio sarà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 22 e 48.
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