Seduta n.154 del 05/07/2001
SEDUTA ClIv
Giovedì 5 luglio 2001
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Spissu
indi
del Presidente Serrenti
La seduta è aperta alle ore 10 e 40.
Cappai, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di giovedì 31 maggio 2001 (148) che è approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri Biancu, Dore e Balletto hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 5 luglio 2001.
Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.
Assenza per motivi istituzionaliPRESIDENTE. Comunico che, ai sensi del comma 5 dell'articolo 58 del Regolamento, il consigliere regionale Sergio Milia è assente nella giornata odierna, 5 luglio 2001, per impegni istituzionali fuori sede.
PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno reca la continuazione della discussione congiunta delle mozioni numero 43 e numero 44. E` iscritto a parlare il consigliere Spissu. Ne ha facoltà.
SPISSU (D.S.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, nonostante le numerose e vistose assenze, io credo che questo dibattito - il quale approda in Consiglio in un modo inusuale, attraverso una mozione che sostiene la petizione di un cittadino - consenta di riportare, nella sede più propria, l'esame della questione riguardante la riforma dello Statuto e la riforma interna della Regione che viaggia e cammina insieme alla riforma dello Statuto.
A ben guardare, anche nella semplificazione delle posizioni qui espresse (un'autoriforma o un'assemblea regionale dedicata allo scopo prima detto) ed anche delle divisioni, questo dibattito, oltre che essere datato, risulta essere anche falso, non perché false siano le motivazioni e la molla che hanno spinto i presentatori di alcune proposte di legge sulla materia, ma perché esse sono tutte nate prima delle importanti e significative modifiche del quadro generale di riferimento.
E` infatti totalmente cambiato il rapporto Stato-Regione conosciuto, su cui si è alimentata la nostra tradizione autonomistica, dallo Statuto ai piani di rinascita fino all'intesa Stato-Regione. In questi due anni di assoluto vuoto riformatore, che ha caratterizzato questo Governo di centrodestra, sono avvenuti importanti cambiamenti intorno a noi: la riforma della legge riguardante il sistema elettorale per l'elezione dei Consigli regionali, l'elezione diretta dei Presidenti delle Regioni e per ultima la riforma del Titolo V che, se e quando entrerà in vigore (sarà sottoposta a referendum in autunno), consentirà di avere una quantità massiccia di competenze che, a sentire le posizioni del nuovo Governo Berlusconi, verranno ulteriormente incrementate. Devoluzione massiccia di poteri, certo assessore Masala, non rivendicati, ma tuttavia competenze attribuite che ci consentiranno l'esercizio di potestà su decisive materie. E` cambiato il quadro generale di riferimento in cui eravamo abituati a collocare anche le nostre ragioni e i nostri ragionamenti.
In questi cinquantadue anni di vita del nostro Statuto è cambiato il mondo, è cambiato il rapporto tra gli Stati, i centri cedono poteri alle periferie, si affermano relazioni globali in campo sociale, economico, comunicativo e politico. Dalla concezione dello Stato centrale e centralista, che riconosce poteri speciali, siamo passati ad uno Stato in cui le Regioni concorrono e competono, proponendo in termini assolutamente nuovi i temi dell'unità nazionale e di come al centralismo statale debba sostituirsi la cooperazione solidale, il partnernariato, il concorso alle decisioni, la sussidiarietà. Il problema che sta davanti a noi non è più quello dei poteri, ma quello di ripensare la nostra collocazione in ragione delle nostre peculiarietà, dentro un'organizzazione statuale diversa da quella nota.
Il problema, per una Regione povera strutturalmente e insulare com'è la Sardegna, è quello delle risorse necessarie per esercitare i nuovi poteri, dell'efficienza ed efficacia nell'uso delle stesse, della partecipazione democratica degli enti locali che, insieme alle Regioni e allo Stato, costituiscono la nostra Repubblica. Il problema, quindi, in epoca globale è di come garantire ai sardi il diritto di cittadinanza e pari opportunità nell'Europa dei popoli, delle nazioni e delle Regioni.
Questa è la portata delle questioni in campo, questa la prospettiva che ci dobbiamo assegnare. Da gradualista e riformista credo poco alle scosse elettriche, come dice il mio amico e collega Pacifico, a proposito di assemblee costituenti, credo di più invece alle sfide che i gruppi dirigenti lanciano quando hanno la consapevolezza di avviare ed accompagnare il cambiamento; mi convince poco, anche se rispetto le ragioni e le opinioni di chi sostiene questa tesi, l'ipotesi di assemblee costituenti che non sono altro, o che rischiano di non essere altro, che un doppione del Consiglio regionale con poteri temporali limitati e forse con un ceto politico non più qualificato del nostro, ancorché confortato dalla volontà popolare, non diversamente del resto da quello presente oggi qui.
Le Costituenti sono tipiche di sistemi non costituiti, appunto, e hanno segnato nella storia cambiamenti decisivi dalle democrazie alle dittature, dai regimi totalitari alla democrazia, dalle monarchie ai sistemi parlamentari. Più semplicemente, io credo che noi ci troviamo in una fase di grande riforma interna ed esterna che necessita di una straordinaria e concludente, più che costituente, attività del Consiglio che mobiliti le forze migliori più rappresentative e - aggiungo - qualificate della Sardegna, una sorta di "stati generali" che affianchino e supportino il Consiglio regionale in questa difficile ed alta azione.
Ora io mi domando, forse un po' ingenuamente, perché il Consiglio regionale si cimenta e si arrotola in questa incapacità conclamata a riformare. Un collega, a cui sono legato da stima ed affetto, che siede da quasi quindici anni in Consiglio regionale, che è stato folgorato sulla via di Damasco e ha sposato la tesi dell'Assemblea costituente, mi spiegava che una delle ragioni che stanno alla base della sua nuova bandiera sta proprio nell'inconcludenza di questi ultimi quindici anni, questo lo ha convinto a sposare la tesi di un Consiglio regionale bis dedicato alle riforme. Ingenuamente gli ho chiesto, io che non ho avuto la fortuna di stare in Consiglio regionale in questi ultimi quindici anni, quale sia la mia colpa; a ben guardare molti altri, tra quelli che sposano con maggiore decisione la tesi dell'Assemblea costituente, hanno alle spalle il peso di questi fallimenti.
Credo che non sia giusto che il Consiglio regionale, a causa di questi fallimenti, si spogli di una competenza e di un ruolo che deve svolgere, io credo che non sia giusto impedire, a chi non intende ripercorrere l'inerzia e il fallimento, di mettere a disposizione l'entusiasmo, l'energia, l'intelligenza necessaria per aprire questa nuova e grande stagione di riforme.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente e onorevoli colleghi, la XII legislatura di questo Consiglio regionale ha consumato ormai un quinto del suo tempo e la crisi del nostro istituto autonomistico appare in tutta la sua preoccupante gravità.
Io non milito nel partito, sempre più largo e trasversale, dei catastrofisti che hanno già formulato una prognosi infausta per la nostra Regione, con Statuto speciale di autonomia, nata cinquantadue anni fa, all'indomani dell'approvazione della Costituzione repubblicana. Tuttavia sono, come altri colleghi, ben consapevole del grave processo di logoramento che questa istituzione sta attraversando, nella sua funzione rappresentativa delle istanze popolari e nella sua capacità di promuovere un effettivo riscatto economico e civile della Sardegna. La crisi della Regione autonoma viene da lontano e deriva sia da una debolezza primigenia dello Statuto sia da un progressivo degradare, nel corso degli ultimi lustri, del livello politico e culturale delle classi dirigenti. Cari colleghi, ciascuno di noi oggi è portatore di una enorme ed ineludibile responsabilità: o assecondare il declino dell'autonomia o trovare la forza, le strade e l'unità necessarie per rinnovarla e rinvigorirla, riportando innanzitutto questo consesso democratico in sintonia con le aspettative e la fiducia popolari.
Oggi il Consiglio è convocato ancora una volta in seduta straordinaria per iniziativa dei Gruppi di opposizione, questo è sicuramente un limite per l'avvio, seppure tardivo, del confronto parlamentare su un argomento così rilevante; tuttavia io vorrei invitare i consiglieri a volgere in positivo questa opportunità. Ho firmato la mozione di cui si è fatto promotore il collega Balia e, insieme agli altri consiglieri che l'hanno condivisa, ho fatto questo passo, signor Presidente, non per evidenziare ulteriormente l'inerzia e la crisi paralizzante dell'attuale maggioranza di governo; abbiamo chiesto la convocazione straordinaria dell'Assemblea con l'esclusivo intendimento di avviare su un terreno propositivo e concreto un confronto tra Gruppi e singoli consiglieri regionali sulla condizione e sul futuro del nostro ordinamento autonomistico. Cerchiamo di liberarci, cari colleghi, almeno in questo campo, dallo spirito di parte e dalla faziosità che spesso contraddistinguono e immiseriscono il confronto politico e parlamentare.
Per due anni abbiamo rimosso e trascurato questo gigantesco problema, lo abbiamo affrontato superficialmente e improduttivamente nel dibattito politico esterno, lo abbiamo tenuto fuori da quest'Aula eludendo di fatto uno dei compiti fondamentali del nostro mandato popolare: riformare, rivitalizzare e rilanciare la nostra Regione autonoma, essere protagonisti della transizione dall'autonomismo al federalismo. La mozione non vuole quindi allargare fossati tra le forze politiche o tra maggioranza e opposizione; la nostra iniziativa punta ad uscire dall'immobilismo, a ritrovare la strada faticosa ma non impossibile dell'impegno unitario di tutte le forze, di tutte le coscienze democratiche che, in quest'Assemblea e nelle fibre più profonde della comunità regionale, sono ancora disponibili a battersi per affermare i principi di libertà, di autogoverno ed anche di autodeterminazione del nostro popolo. Principi e valori di cui l'autonomia regionale, pur con le sue zone d'ombra, è stata comunque l'espressione storica e politica più matura e più avanzata. Ho sentito, nel dibattito di ieri e di oggi, accenti di forte e motivato pessimismo sul bilancio e sul futuro della nostra esperienza autonomistica che si traducono anche in un preoccupante scetticismo sulla capacità di questo Parlamento regionale di essere punto di riferimento e centro propulsivo per guidare i radicali mutamenti istituzionali e sociali che devono oggi accompagnare una nuova stagione del cammino dei sardi all'inizio del nuovo millennio.
Signor Presidente, penso che troveremo comunque il modo, nei prossimi mesi, per aprire in quest'Aula un confronto di merito sui progetti di nuovo Statuto o di nuova autonomia, inoltre penso che, senza depotenziare il ruolo del Consiglio, si possano trovare anche gli strumenti più incisivi per attivare il contributo delle migliori energie politiche, culturali e morali della società sarda, per rifondare la nostra autonomia e per dare forza e legittimazione popolare ad un progetto così ambizioso e ad un negoziato che sarà inevitabilmente difficile e duro con gli organi centrali dello Stato.
Tuttavia, cari colleghi, oggi dobbiamo valutare con la massima attenzione la portata dei passi che faremo nelle prossime ore per aprire una vera e concreta fase costituente, restando dentro o andando oltre i percorsi istituzionali previsti dalla Costituzione e dallo Statuto vigenti. Ho ascoltato con attenzione, senza alcun pregiudizio politico, vi assicuro, le proposte e le valutazioni che, negli ultimi mesi, hanno fatto i fautori dell'Assemblea costituente regionale, e capisco anche le suggestioni e le simpatie che hanno suscitato in una parte rilevante della pubblica opinione. Quella proposta nasce in primo luogo dalle sterili esperienze del passato, dai progetti abortivi delle Commissioni speciali; quella proposta nasce dall'esigenza di esplorare territori sconosciuti, tentando di mobilitare un vasto schieramento sociale, culturale e istituzionale, attivo e ramificato in tutto il territorio regionale.
Non sottovaluto lo spirito e la portata innovativa del Movimento che avanza la proposta dell'Assemblea costituente tuttavia, lo dico con la massima franchezza, prevale in me su questa proposta un giudizio decisamente negativo, perché la considero figlia non solo di una cultura critica e innovativa ma soprattutto figlia di una cultura sostanzialmente rassegnata alla prospettiva di un progressivo svuotamento della nostra democrazia rappresentativa e quindi di una ineluttabile delegittimazione delle nostre fondamentali istituzioni autonomistiche. Le Assemblee costituenti, cari colleghi, si formano quando si rompe un sistema democratico, come ha opportunamente ricordato poc'anzi il collega Spissu; la nostra Costituzione, il nostro Statuto prevedono meccanismi di revisione ed anche di radicale innovazione senza mettere mai a repentaglio la funzione di garanzia della legge fondamentale per la coesione e la solidarietà tra tutte le parti del Paese, nel rispetto dei loro diritti e delle loro diversità.
Se si apre la strada alle costituenti regionali, siamo certi che il Parlamento italiano, con l'attuale configurazione dei poteri centrali dello Stato, verrà incontro alle rivendicazioni ed ai diritti delle Regioni più deboli? Parlo non solo di diritti civili ma anche culturali, sociali, identitari. O non si corre il rischio che, con lo strumento dell'Assemblea costituente (oggi per noi e poi per ciascuna Regione per riscrivere il rispettivo Statuto), si apra una breccia pericolosa per favorire i più forti, quelli che rivendicano oggi un federalismo autarchico e disgregante? Attenzione alle suggestioni nella delicata materia delle modifiche costituzionali. Attenzione alle utopie e alle fughe in avanti perché ogni cosa ha il suo gravame. Vedete, io ho seguito il dibattito che si è aperto nel nostro Paese recentemente, a seguito di autorevoli richiami sulla coesione e sulla identità nazionale da parte del Capo dello Stato; su quel dibattito, che io ho trovato comunque interessante e che alcuni hanno cercato di forzare strumentalmente sul piano storico e culturale, fino ad affermare che gli Italiani vivono di fatto, a differenza degli altri cittadini europei, in una democrazia senza nazione e senza patria, dobbiamo riflettere. Quella tesi è stata confutata e sconfitta perché in uno Stato, relativamente giovane, che ha solo centoquaranta anni di vita, nato come sappiamo dall'assemblaggio un po' forzoso di comunità culturalmente molto differenti, l'identità nazionale si è andata comunque rafforzando, soprattutto durante l'esperienza repubblicana.
Detto questo, signor Presidente e cari colleghi, io penso però che sia non infondata la considerazione che l'identità nazionale in Italia è ancora precaria e gracile; quanto sia debole questo sentimento ce lo ha fatto capire Bossi, a partire dagli anni '80, con il suo successo nelle Regioni più ricche del Paese, dovuto in larga parte alla sua truce propaganda antistatuale ed antimeridionalista. Però, cari colleghi, il fenomeno "Lega" è forse il succedaneo più rozzo e appariscente di un sentimento ancora profondamente annidato nella parte più opulenta del Paese, in quella parte ricca ed oggi politicamente ...
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, le concedo ancora pochi secondi per concludere il suo intervento. Prego.
SANNA EMANUELE (D.S.). Chiudo, Presidente. Penso che, di fronte a queste sfide, dobbiamo aprire con la coesione necessaria, facendo cadere tra di noi i muri politici che ci hanno finora indebolito e diviso, un altro grande e irrinunciabile cantiere istituzionale, guardando all'orizzonte più ampio che si è dischiuso concretamente anche per noi in questo passaggio di millennio, soprattutto a livello europeo. Il federalismo è una tendenza storica e sarà comunque il tratto più caratterizzante della fase costituente dell'Unione europea anche sul piano politico istituzionale. Questa è la sfida, questo è il grande compito che ci attende e sul quale molti di noi, spero tutti noi, ci dovremo comunque cimentare senza indebolire la funzione democratica e rappresentativa di questa Assemblea.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pili. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.-Sardegna). Onorevoli Presidenti, onorevoli colleghi, in queste ore, in quest'Aula, nei corridoi di questo palazzo riecheggia insistente un quesito: che fine farà il Consiglio regionale se esso stesso decide di delegare all'esterno, all'Assemblea costituente, il proprio futuro e quello dell'Istituto autonomistico. C'è chi ha giudicato questa ipotesi come lesa maestà, che in tempi di principi e rigurgiti monarchici ci starebbe tutta; altri hanno richiamato prerogative di quest'Aula che non possono essere delegate o peggio retrocesse. Vedete, colleghi, noi davvero siamo davanti a una svolta della concezione della rappresentanza, dobbiamo cioè scegliere se chiudere le porte di questo Palazzo perché niente possa entrare nel dibattito politico e istituzionale o se invece aprirci alla società sarda, alla consapevolezza che è indispensabile un forte, autorevole sussulto d'orgoglio e di dignità che si manifesti, questo sì, con un chiaro segnale verso i sardi e la Sardegna tutta.
Siamo tutti, o quasi tutti, consapevoli che in quest'Aula sarà difficile modificare radicalmente l'impostazione del nostro Statuto, autonomistico sì, ma ormai meno che ordinario, inapplicato e vetero-centralista. Se i risultati di questi anni sono tangibili dobbiamo prenderne atto, tutti; facciamolo con l'autorevolezza di chi non teme confronti, con l'apertura mentale di chi può guidare una strategia di avanguardia istituzionale. Non possiamo non prendere atto di un'evoluzione reale nel sistema delle autonomie regionali, che ha visto la Sardegna esclusa in questi ultimi anni, oltre che per molti versi succube di un processo di allineamento dei poteri regionali che hanno finito per cancellare le specialità e trasformare l'autonomismo in un freno al processo di crescita e modernizzazione non solo istituzionale.
Noi, colleghi, possiamo scegliere la strada di chiuderci a riccio, di perseverare, consapevoli di un atteggiamento, me lo perdoneranno i sindacati, che porterà ad un impasse da sindacalismo istituzionale. Dobbiamo invece scommettere su una strada nuova, moderna, innovativa, anche coraggiosa, che ci permetta di rimettere in discussione noi stessi aprendo nuove frontiere del confronto politico. Un Consiglio regionale che sa aprirsi alla società civile sarda, che sa con essa dialogare, che sa trarre nuova linfa vitale per la sua azione istituzionale, può davvero essere, questo sì, la più alta rappresentanza dell'identità del popolo sardo. Anzi, consentitemi di affermare che l'autorevolezza di questo Consiglio regionale nasce ed è direttamente proporzionale alla capacità di coinvolgere la società sarda, ovvero di renderla capace di essere partecipe e protagonista della propria vita. Se scegliessimo la strada dell'isolamento, dell'esclusiva responsabilità di questa Assemblea, allora sì avremmo scelto la strada meno autorevole, l'unica che può davvero rendere più profondo il solco tra la classe politica e la Sardegna della solidarietà, dell'impegno e dello sviluppo dell'economia.
Dobbiamo, cioè, scegliere se perseguire la strada di una riforma limitata, di un'iniziativa legislativa che - per stessa ammissione dei proponenti - è funzionale a un semplice adeguamento normativo, o se invece volgere il nostro sguardo oltre l'ordinario allineamento costituzionale. E' così difficile per noi pensare a una nuova autonomia non rivendicazionista ma propositiva? E' impossibile ipotizzare un'istituzione regionale che sappia riequilibrare i poteri del governo regionale e quelli legislativi in una nuova dimensione europea e mediterranea? Non credo, colleghi, che sia difficile, non credo sia impossibile, procedere soprattutto su questa strada, perché su questa strada sembrano ormai convergere non solo una maggioranza di governo che diventa - su questi atti - sempre più politica, ma anche autorevoli segmenti della minoranza di questo Consiglio regionale.
Se così sarà, come io credo e spero, per la Sardegna si aprirà una nuova frontiera che saprà riscrivere uno Statuto sardo ed europeo dando alla Regione quella visione strategica di un'autonomia fondata sull'economia, sulla socialità, sull'insularità, su strumenti moderni in grado di restituire autorevolezza alle istituzioni. Dobbiamo iniziare a ragionare nei termini di una architettura distribuita dei poteri, che consenta di ordinare in una logica poliarchica le tante ambizioni dei protagonisti dell'attuale fase di rinnovato e rafforzato policentrismo. Solo così sarà più agevole fronteggiare i processi di devoluzione centro-periferia, determinando un'auspicabile articolazione sub-regionale di competenze e poteri.
Dobbiamo sapere cosa vogliamo dalla nuova autonomia, che ruoli assegnare ai diversi livelli istituzionali; dobbiamo porci il problema del nuovo ruolo del Consiglio regionale, dobbiamo pensare a una doppia via per le riforme: la prima, quella statuale, che deve fondarsi sull'Assemblea costituente, capace di riscrivere un'autonomia funzionale ai nuovi processi europei e nazionali; la seconda, tutta interna al Consiglio regionale, chiamata a ridisegnare i compiti e le funzioni del nostro Parlamento regionale, rilanciando la capacità di essere nuovi interpreti della rappresentanza, della capacità - e questa è tutta nostra - di valorizzare il potere di indirizzo e controllo del Consiglio regionale, della capacità di incidere in Europa forti della nostra specialità e identità.
Oggi l'opposizione ci chiede di rinviare in autunno; prima richiama l'argomento in Aula e poi in qualche modo vorrebbe nascondere la mano. Oggi credo, colleghi, che non ci sia più tempo per i rinvii. Si facciano tutti i dibattiti che si vogliono, a tempo debito, ma prima di tutto si faccia chiarezza sulla certezza dei percorsi. Forza Italia e questa maggioranza scelgono prima di tutto la strada dell'autorevolezza, il percorso senza mezze misure di un'Assemblea costituente che sappia riaccendere in Sardegna quella flebile fiammella di speranza, che troverà ossigeno in questo Consiglio regionale e linfa tra i sardi che vogliono cambiare; non un Consiglio regionale esautorato, come qualcuno vorrebbe, ma - nei modi che individueremo in quest'Aula - protagonista di una nuova stagione della politica, quella del coinvolgimento della società civile, della Chiesa, del mondo del volontariato, dell'economia, delle forze sociali; nuova frontiera di un autonomismo europeo, mediterraneo, che sappia valorizzare l'identità di una terra con la testa e con il cuore, che sappia passare dal pensiero alla realizzazione di un nuovo processo di crescita e di sviluppo della nostra Isola.
I Sardi, consentitemelo, non possono stare solo a guardare, con noi, con questo Consiglio regionale, devono diventare protagonisti del cambiamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
Sanna Giacomo (Gruppo Misto). Siccome in questi giorni il dibattito è stato abbastanza pressante e la richiesta di parlare di contenuti è venuta dai diversi interventi dei colleghi che si sono succeduti, io richiamo la necessità di portare, ai sensi dell'articolo 100, all'attenzione dell'Aula, essendo trascorsi 60 giorni, le quattro proposte di legge nazionale, tre di colleghi consiglieri e una della Giunta, per essere più preciso la numero 1 del 20 settembre 1999, la numero 2 del 9 marzo 2000, la numero 5 del 19 dicembre 2000 e la numero 7 del 20 dicembre 2000.
Ai sensi dell'articolo 100 del Regolamento, Presidente, le chiedo di inserire queste proposte di legge nazionale nella prossima programmazione bimestrale dei lavori, per consentire finalmente a quest'Aula di trattare la materia in modo certamente più preciso e approfondito.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, adesso l'ha preannunciato, io propongo di esaurire il dibattito in corso, al termine del quale le chiedo di reiterare la richiesta, dopo la quale dovrò dare la parola alla Giunta e ai Capigruppo onde prendere immediatamente la conseguente decisione. Se non le dispiace, adesso andiamo avanti.
E' iscritto a parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
Selis (Popolari-P.S.). Signor Presidente, l'onorevole Sanna ha testé sottolineato che le proposte citate datano da tempo. Allora le responsabilità del rinvio sono tutte addebitabili a chi dirige i lavori del Consiglio, assumetevi le responsabilità anche dei rinvii e non venite a farci la predica sui ritardi.
I colleghi Balia, Cogodi e gli altri che sono intervenuti hanno già espresso molte considerazioni che io condivido. Il senso delle mozioni è di riportare, in questo Consiglio regionale, il dibattito che la vostra inerzia ha svuotato; è di aprire una fase costituente con i tempi rapidi che riterrete, e riterremo di darci, ma finalmente passando dalle parole ai fatti, dalle chiacchiere dei dibattiti all'operazione concreta. Da tempo chiediamo che questo Consiglio regionale (l'hanno chiesto i Democratici all'inizio della legislatura, come ci ha ricordato Luca ieri)programmi una sessione costituente e questa diventi una legislatura costituente.
Tutti questi intendimenti servono a far fronte alla crisi dell'autonomia, però, signor Presidente, la crisi dell'autonomia - lo dico al Presidente della Giunta, agli Assessori e alla maggioranza - è certo crisi di Statuto, ma è anche crisi di riforme. A due anni dall'inizio della legislatura il bilancio fallimentare delle riforme ha una paternità, ha dei soggetti, ha una maggioranza che se ne deve far carico.
Caro collega Pili, non coprite oggi la vostra incapacità di affrontare le riforme andando a rilanciare in maniera retorica Assemblee costituenti che costituenti non sono, perché sono poteri derivati e tutt'al più costituiti; non la coprite oggi, prevedendo l'istituzione di Assemblee costituenti con proposte, quanto meno della maggioranza e della Giunta, così inconsistenti dal punto di vista costituzionale e miopi dal punto di vista culturale che credo che, nel proseguo dei tempi, la vostra stessa coscienza vi porterà a cestinarle e a sposarne e proporne altre.
Qualcuno dice che ci troviamo in una situazione straordinaria e che pertanto occorrono iniziative straordinarie a prescindere dai tempi. Credo che noi dobbiamo abituarci a vivere in una situazione straordinaria. Il mutamento e la complessità della società post-industriale, dei codici culturali, delle innovazioni tecnologiche, e soprattutto la genericità e la velocità di questo cambiamento ci porteranno la crisie il mutamento e la complessità diverranno una condizione normale.
Allora, in questa condizione normale in cui tutto cambia, l'economia, la società, la cultura, la geografia di questo pianeta, pensare di ragionare con tempi rallentati è davvero un fatto che ci mette fuori dai processi di sviluppo e di cambiamento. Allora, chi dice che, rispetto al mezzo straordinario, i tempi sono secondari, secondo me, non capisce davvero la dinamica di questi mutamenti e non coordina la propria azione ad essi. Stiamo ragionando della crisi dell'autonomia. La crisi dell'autonomia è un aspetto della crisi dello Stato. Dello Stato che noi abbiamo conosciuto, lo Stato in cui - diceva Weber - si realizza il monopolio dell'uso legittimo della forza, della forza che poi viene decentrata ai diversi livelli istituzionali. E` cambiata la fisionomia dello Stato e degli Stati, perché nel panorama mondiale emergono altri soggetti che hanno più forza degli Stati; poche decine di soggetti, di multinazionali, governano i processi economici, i processi politici, anzi in alcuni paesi... se la gente non vuole ascoltare, si può accomodare fuori, non pretendo di essere ascoltato, ma pretendo di non essere disturbato.
(Interruzioni dei consiglieri Contu e Fadda)
Presidente, l'onorevole Contu mi sta facendo perdere tempo.
PRESIDENTE. Prego, onorevole Selis, non si faccia distrarre.
SELIS (Popolari-P.S.). In alcuni Stati e in alcune realtà la predominanza dei soggetti economici è diventata talmente forte da occupare lo Stato mettendone in crisi l'idea stessa. Questo è successo in Italia: un partito-azienda ha organizzato il consenso e, dopo aver occupato lo Stato, lo ha gestito e lo gestisce dimenticandosi i conflitti di interesse che sono un inquinamento della democrazia. Allora, bisogna fare i conti con questi problemi e la crisi dell'autonomia va concentrata e proiettata in questa situazione. Una situazione in cui il 43 per cento dei consensi dei voti gestisce il 60 per cento del Parlamento, e a livello regionale le situazioni non sonomolto diverse; c'è una occupazione delle istituzioni, del potere, non solo da parte di comunità politiche, che sarebbe legittimo, dei partiti, ma anche da parte di soggetti economici, di gruppi di interesse.
Allora, in questo quadro, la crisi dell'autonomia è crisi dello Stato e la crisi dello Stato è crisi dell'autonomia, ma non possiamo affrontare la crisi dell'autonomia svincolandola da questa degenerazione dello Stato e della democrazia. Siamo di fronte a una crisi della democrazia e della politica, certo per colpa dei partiti e dei movimenti che non sono stati capaci di rinnovarsi e di affrontare i tempi, ma anche perché sono entrati in campo soggetti nuovi, poteri economici nel settore della comunicazione che hanno cambiato le logiche della politica e del consenso. Siamo di fronte a un verticismo assoluto che esautora le comunità.
Qual è la conseguenza di questo discorso, naturalmente solo accennato? La conseguenza è che quando si concretizza la crisi dello Stato, della partecipazione, della politica e della democrazia, il sintomo è la debolezza dei Parlamenti. In tutto il '900, nel secolo appena trascorso, quando i Parlamenti sono entrati in crisi è stato evidente il sintomo che fenomeni nuovi e spesso raccapriccianti si stavano affermando, che poteri nuovi, non derivanti dal consenso, dalla partecipazione, dalla democrazia si stavano affermando, che soggetti nuovi si impadronivano delle istituzioni. Credo che la crisi del Parlamento regionale sia oggi raccapricciante, mi sembra sempre più svuotato, screditato, logorato, per il dispregio che di questa istituzione mi pare abbiano la maggioranza e la Giunta.
Allora, la prima riforma, il primo impegno comune - questo sì comune - è riflettere su come rilanciare questo Parlamento regionale, come salvarlo, come dargli forza, come dargli soggettualità , come dargli protagonismo. Perché senza questo - caro collega Pili - anche le comuni intese di coinvolgere la società sarda saranno davvero dimenticate. La maggioranza deciderà, avete i numeri, fatelo, andate avanti con la parte delle opposizioni che sarà d'accordo con voi, decidete se e come procedere, se volete su questo tema affrontare un dialogo serio e trovare punti di convergenza o se volete invece consumare in questa Aula una rottura istituzionale. Quello che è stato un patrimonio storico di questa Assemblea, l'unità delle forze autonomistiche per dare autorevolezza a questa Regione di fronte allo Stato e di fronte all'Europa, oggi lo state deliberatamente consumando, logorando e rompendo. Decidete voi come andare avanti, non parlo dell'Assemblea costituente perché avremo tempo di farlo, perché ci sono proposte diverse, perché probabilmente ce ne saranno altre, perché ci sono ispirazioni diverse, decidete come volete andare avanti, se attivare un dialogo o rompere questo dialogo, se svuotare il Consiglio regionale o se esaltarlo, se affrontare insieme le riforme o se logorarle.
Infine, concludo, l'ipotesi di chi ritiene di salvaguardare l'autonomia parlando di Assemblea costituente, la quale passa attraverso il percorso difficile e dubbio di chiedere, al Parlamento governato dai grandi potentati nazionali, l'autorizzazione di difendere la nostra autonomia, mi lascia quanto meno perplesso. L'autonomia va difesa con la mobilitazione, con il consenso, con la cultura, con iniziative di progetti e di proposte. Allora voi, se volete, seguite la vostra strada, noi siamo disposti a ragionare e a dialogare ma, su alcuni principi fondamentali come, primo, la tutela dell'integrità del Consiglio regionale come momento alto della salvaguardia della democrazia; secondo, il coinvolgimento concordato di tutta la società sarda, delle categorie, delle imprese, degli enti locali; terzo, la capacità ? se voi non volete non fatelo, per quello che ci riguarda noi lo faremo ? di proporre all'attenzione di questa Assemblea i contenuti, le proposte e i progetti di Statuto, su cui noi riteniamo si possa cominciare a lavorare assieme.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, le concedo ancora qualche secondo per concludere.
Selis (Popolari-P.S.). Ho finito. Noi vi lanciamo la sfida sui temi della tutela del Parlamento, della riforma delle istituzioni, della riscrittura dello Statuto, sta a voi raccoglierla o meno, come anche sui vostri doveri - lo dico alla Giunta e alla maggioranza - che sinora non avete osservato, di portare in quest'Aula progetti di riforma che rendano credibili le vostre parole, per ora disattese da voi stessi.
PRESIDENTE. E' ora iscritto a parlare il Capogruppo di Rifondazione Comunista, onorevole Cogodi, al quale, avendo già parlato in sede di illustrazione della mozione, spetta adesso la parola come Presidente del suo Gruppo. Ne ha facoltà.
Cogodi (R.C.). In realtà, signor Presidente, io tengo questo intervento in luogo del collega, onorevole Ortu, che è assente giustificato come risulta agli atti. Avendo già espresso la mia opinione in sede di illustrazione delle mozioni, avrei potuto in questa fase non ribadire alcuni dei concetti che abbiamo già espresso. Tuttavia le cose dette ed anche le cose contraddette, il dibattito che si è svolto, dal nostro punto di vista meritano una puntualizzazione, a chiarimento soprattutto della nostra peculiare posizione in questo dibattito. Non c'è chiarezza di posizioni e non c'è sincerità in questo Consiglio. Noi assistiamo ad un confronto che apparentemente parla di cose nobili e in realtà pensa a cose più meschine.
Abbiamo la sensazione, non di vivere uno dei momenti alti dell'autonomia, ma di partecipare, purtroppo, in qualche modo, a una sorta di sagra della mistificazione e dell'inganno. Vecchi volponi della politica, vecchi o meno vecchi, vanno dicendo attorno a quest'Aula: se un sindacato forte, che porta molti voti, è alla testa della proposta di Costituente, quando mai la destra non dovrebbe essere d'accordo su quella proposta? Sarà! Ma se questa è l'ispirazione o se si tratta di regolare i conti all'interno della destra e del centrodestra, regolateli questi conti, ma non coinvolgete le istituzioni facendo pagare loro il prezzo e, in ogni caso, non pensate, avendo promosso la sagra degli inganni, che tutti noi siamo disponibili a lasciarci ingannare.
Assemblea costituente: parrebbe che da qui a qualche giorno o mese, la Regione possa vivere una nuova dimensione costituente. Sapete che non è vero, e va detto, va chiarito! Voi volete solo mortificare l'Assemblea "costituita", non volete un'Assemblea costituente forte e nuova. Quando si vuole costituire qualcosa, si può costituire dicendo cosa si vuole. Onorevole Pili, se si vuole aprire la Regione, se si vuole coinvolgere la società civile sarda, se si vuole che i lavoratori, i minatori, i pastori, la gente comune che opera, lavora, suda, manca delle cose indispensabili e necessarie, abbia qualcosa di questa Regione, in questa Regione, si chiami, o meglio, quando viene si accetti. Se volete coinvolgere la società sarda, governate in modo diverso, utilizzate le risorse e i danari di tutti in favore di tutti. Se volete delegare poteri, delegateli, ma non ai vostri familiari ed ai vostri soci in affari; chi impedisce di delegare, chi impedisce di aprirsi, chi impedisce di coinvolgere, chi impedisce che si faccia più democrazia in questa Regione? Voi, con il vostro Governo; allo stesso modo impedite anche a questo Consiglio addirittura di trattare queste questioni: è attraverso le mozioni che si è costretti a discuterne.
La sagra degli inganni, voi parlate di tre, quattro, dodici proposte di legge, ma chi vi ha impedito di esaminarle? Giacciono in Commissione da due anni. Siete o no maggioranza di Governo e, in questo Consiglio, maggioranza numerica, transgenica, composita, tutto quello che vi pare, però siete maggioranza! Perché non le avete trattate in Commissione? Perché non ci credete! Perché non è vero che volete la stessa cosa, non volete la Costituente; poi qui si parla di una proposta di modifica dello Statuto che prevede la Costituente, che va avanzata al Parlamento nazionale, e una volta adottata tale modifica il Consiglio regionale della Sardegna - questo e non un altro - dovrebbe decidere, con una sua legge, la legge elettorale che istituisce l'assemblea costituente, di privarsi di una parte della sovranità per attribuirla a questa nuova Assemblea regionale sarda, che sarebbe un altro Consiglio regionale, perché a base elettiva. Badate, continuando così i cittadini penseranno che è già di troppo uno di Consiglio regionale, e voi ne volete due! La legge elettorale, gli indirizzi, tutto tornerebbe in questo Consiglio regionale, essendo di sua competenza.
Questo secondo Consiglio regionale, che verrebbe comunque eletto, avrebbe come candidati eletti gli stessi che all'incirca, grosso modo, costituiscono già attualmente l'assemblea elettiva. Perché Berlusconi, Comincioli e i vostri principi e padroni, per l'elezione di un'Assemblea costituente, un secondo Consiglio regionale, non sarebbero tutti presenti e in campo? Tutti ci sarebbero e il risultato sarebbe pressoché analogo.
Avete elaborato una proposta di Statuto di cui non si sa quali siano i contorni, gli obiettivi e i contenuti; perché non ne volete parlare? Perché, voi dite, l'Assemblea costituente è solo uno strumento, la proposta di modifica dello Statuto poi dovrebbe comunque tornare in questo Consiglio regionale, o l'altro che ci sarà nella prossima legislatura, per poi andare di nuovo al Parlamento nazionale, il quale privandosi delle sue prerogative di sovranità dovrebbe prendere o lasciare, accettare tutto o bocciare tutto? E' una follia! E` un inganno, è un imbroglio! Voi lo sapete, non si può insistere in questo modo. Si vuole un nuovo Statuto, nuovi poteri, nuove prerogative, coinvolgere la società? Si faccia!
Noi abbiamo indicato, dal nostro punto di vista, quali devono essere alcuni elementi dei contenuti di questo nuovo Statuto; uno Statuto che pensi e dia garanzie di solidarietà interna, di soddisfazione dei diritti e dei bisogni, lo Statuto dei Sardi per i Sardi. Vi abbiamo detto, e ripetiamo, dei principi che la fanno da padroni e dei padroni che la fanno da principi, tutti i giorni in questa Regione; ma lo Statuto dei Sardi, della sua e della loro capacità, sua della Sardegna e loro dei cittadini di questa regione, che è composta anche da gente che lavora, che opera, non solo da gaudenti, salottieri della politica e altro. Las Vegas? No, Sardegna, Cagliari, ogni luogo ed ogni comunità della nostra Regione devono vivere nel suo nuovo Statuto.
Noi avevamo necessità di ribadire questa nostra posizione. Voi ritenete che quella proposta sia la più valida? Fatela e approvatela! Non avete risolto nulla. E tra coloro che avanzano l'idea di quello strumento, peraltro, non è che vi sia concordia, perché la destra pensa alla Costituente come a un diversivo, come ad un alibi per le sue responsabilità, ma quando mai la destra, storicamente centralista, autoritaria, fascista e parafascista, è stata autonomista, libertaria? Ma quando mai?
Non è un riferimento alla cultura politica, alla storia e basta, ma alla concretezza e alla realtà della politica sarda. Questo Governo è in carica oramai da due anni, questa maggioranza vegeta, per un verso, rispetto alle riforme, ma opera invece rispetto ai bilanci della Regione e non coinvolge nessuno, se non i potenti, nell'uso delle risorse regionali. Vuole continuare a vegetare rispetto alle riforme, quelle vere che qui si possono fare, cioè non fare nulla, continuando invece ad operare nell'uso dissennato delle risorse non a favore e a vantaggio di tutta la comunità dei sardi, ma di pochi.
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi le concedo ancora qualche secondo per concludere.
Cogodi (R.C.). Sappiamo bene che converge con quella posizione anche un'ispirazione autentica storicamente portata avanti dal Partito Sardo d'Azione, ma è cosa diversa, e noi siamo disponibili a confrontarci con quell'ispirazione autentica e sincera, perché si individuano anche i mezzi e gli strumenti migliori, senza trascurare i contenuti; se dobbiamo dividerci, ci divideremo sui contenuti, non sugli strumenti. Ecco quindi la necessità di un chiarimento, perché il confronto sia un confronto vero e perché le soluzioni, le più ampie ed unitarie, se saranno possibili, siano davvero soluzioni efficaci. Noi pensiamo ad un'autonomia vera, ad un'autonomia efficiente rispetto agli interessi della gente in carne ed ossa, dei Sardi tutti, e non - come pensate voi - ad un'autonomia del privilegio dei potenti e spesso, come accade oggi, dei prepotenti.
Presidente. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
Balia (F.S.D.). Colleghi, attraverso le due mozioni volevamo aprire finalmente, nell'Aula del Consiglio regionale, nella Istituzione più alta della Sardegna, il dibattito sulle riforme. Volevamo raggiungere un primo traguardo, che era dato dal confronto di opinioni, dal confronto di posizioni, dalla possibilità di verificare se potevano, su argomenti di questa portata e di questa importanza, costruirsi utili convergenze.
Questo traguardo non è stato raggiunto, si sono espresse opinioni, legittimamente differenti, le rispettiamo, ma non ha funzionato il metodo, non ha funzionato nulla perché, da parte della maggioranza, vi è stato un arroccamento deciso e un atteggiamento, non di umiltà, non di disponibilità, non di volontà di confronto, ma quasi sprezzante, talora colorito con toni saccenti; invece occorre raziocinio, equilibrio, e consapevolezza dei limiti.
Non sempre questa consapevolezza dei limiti vi è stata. Il primo disappunto ? onorevole Masala, mi rivolgo a lei, perché lei è l'Assessore delle riforme - è credibile una Giunta regionale che si presenta in Aula per un dibattito così importante, lo richiamava ieri l'onorevole Masia, in ordine sparso, con solo due Assessori seduti sui banchi della Giunta, ma quando mai? Io ricordo i tempi in cui il Presidente Floris, allora Presidente del Consiglio regionale, e non per dibattiti di tale importanza, richiamava la Giunta ad una maggiore partecipazione, ad un maggiore impegno, ad una presenza assidua e partecipata; oggi invece i banchi sono desolatamente vuoti. Ecco perché la sconsolazione! Inquilini morosi, abbiamo detto, non proprietari. Le mozioni volevano entrambe porre un problema, volevano porre il problema della cornice e poi decidere quale quadro all'interno della cornice doveva essere inserito; invece voi, avete fatto quasi un mito della cornice, vi siete limitati a quella, tutto il resto non vi interessa. Ma chi vi ha impedito prima d'oggi di richiamare in Aula i vostri progetti e il disegno di legge della Giunta regionale? Chi vi ha impedito prima d'oggi di ricorrere all'articolo 100? Chi ve l'ha impedito? Avete atteso questo dibattito. Onorevole Pili, chi vuole arrivare a settembre senza fare alcunché?
Noi ponevamo un altro problema: confrontiamoci sulla cornice, vediamo se le opinioni possono alla fine essere convergenti, anche se non è obbligatorio, e abbiamo detto, ove ciò non avvenisse, dateci poi l'opportunità di confrontarci in Aula, prima che quella cornice venga definita, anche sulla sostanza del problema, sul merito. Ma il merito evidentemente non vi interessa, il merito non è di questo Consiglio regionale. L'onorevole Locci ieri diceva: "Ma dovremmo, così, con semplicità" - non ho capito perché con semplicità - "stabilire che questo Consiglio regionale è legittimato a parlare, a legiferare sul nuovo Statuto, e mica stiamo sottoscrivendo" - proseguiva l'onorevole Locci - "un contratto predefinito come quello di somministrazione di energia elettrica". Beh! Se questa è la vostra opinione sul Consiglio regionale, se l'opinione è quella che sia stato eletto per stilare contratti per la fornitura di energia elettrica, sono opinioni quanto meno singolari.
Le mozioni non nascono da un capriccio, ma da problemi seri, dalla esigenza e dalla consapevolezza comune che vogliamo costruire le condizioni per creare lo sviluppo e l'autonomia senza dipendenza. La vostra è stata una dichiarazione di incompetenza, di incapacità e di rinuncia: non volete fare alcunché!
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue BALIA.) Onorevole Fantola, la smetta di parlare di riforme, si impegni, lei può fare di più, realizzi le riforme in concreto, il popolo sardo l'ha eletta per svolgere il ruolo di legislatore regionale, per il quale vi è la possibilità di aprire un dibattito serio sullo Statuto e legiferare. Le Assemblee costituenti servono a mascherare una non volontà e un'incapacità; dicevamo nel dibattito che questo Consiglio, se non ha le necessarie risorse e la sufficiente cultura, non è pronto per discutere nel merito ed affrontare i problemi reali dello Statuto per una nuova stagione autonomistica, tanto meno è pronto per dare indirizzi ad Assemblee costituenti che sarebbero Assemblee costituenti fantasma.
Non voglio più richiamare i tempi, voglio però appellarmi alla vostra sensibilità perché il dibattito in Consiglio regionale si riapra, perché ne stabiliamo tutti insieme le metodiche e la tempistica; voi andate avanti sul resto, discutetelo, ci confronteremo in Aula su quella parte, anche se noi vogliamo confrontarci in Aula pure sul resto, crediamo non solo di averne titolo ma diritto, e riteniamo che queste siano le aspettative dei cittadini sardi.
Badate, è stato detto che le due mozioni sono uno strumento debole, debole per cosa? Le due mozioni non sono certamente la riscrittura dello Statuto, esse hanno posto un problema all'attenzione della classe politica e dei Sardi. E' stato anche detto che le due mozioni sono una pastiglietta di aspirina per curare un male incurabile. No, le due mozioni sono una cosa seria; voi, invece, non proponete neanche le pastigliette di aspirina, proponete acqua colorata. Il risultato è quello dell'effetto placebo. Complimenti!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Granella. Ne ha facoltà.
GRANELLA (I DEMOCRATICI). Signori Presidenti, onorevoli colleghi e colleghe, è la mia prima occasione di parlare in questa mitica Assemblea e sento il dovere di rivolgere un deferente saluto all'Istituzione, a tutti i componenti, compresi i collaboratori, e ringrazio per la sensibilità, per la generosità e per la simpatia con cui mi avete accolto. Cercherò di non deludervi, utilizzando tutte le mie capacità e la mia esperienza per collaborare con voi e per lavorare sempre nell'interesse del popolo sardo.
Nel merito, per quanto riguarda il dibattito di oggi, sento di dover confermare le posizioni già espresse, in maniera chiara ed esaustiva, per i Democratici dall'onorevole Dore, quindi non occuperò tutto il tempo a me concesso e non farò perdere altri minuti all'Assemblea. Ritengo comunque che, se mi è concessa una piccola diversione, per il momento non sussista il problema della scelta degli strumenti, Costituente, modifiche o altro, non credo, molto modestamente, che sia questo il problema. Non vorrei sbagliare, ma ho la sensazione che nessuna modifica o rinnovamento di Statuto potranno mai essere compiuti se prima non sarà raggiunto l'accordo di tutti i componenti di quest'Aula, o della sua gran parte , sui contenuti - è una cosa che è già stata detta, ma che io vorrei sottolineare - e sugli orientamenti da seguire per tradurre le aspirazioni e le necessità dei Sardi in norme certe e applicabili. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Patto Segni-Rif. Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, credo che la petizione Ballero, che è arrivata alla discussione dell'Aula attraverso la mozione presentata da molti consiglieri della sinistra, abbia avuto senz'altro il merito indiscutibile di portare l'intera Aula a discutere di un argomento fondamentale, rappresentato dalla necessità della riforma dello Statuto regionale sardo. Credo che gli interventi numerosi dei colleghi, che pure si sono detti contrari all'iniziativa della Costituente, abbiano portato all'attenzione dell'Aula una serie di obiezioni sicuramente degne di essere analizzate profondamente nella sede più legittima con la massima serenità. Queste obiezioni sono state portate all'attenzione di ciascuno di noi.
Credo che si possa partire a ragionare dalla parte sostanzialmente condivisa da tutti, cioè l'obiettivo che quest'Aula consiliare nel suo complesso si vuole dare, il quale è rappresentato da un adeguamento dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna. Il collega Spissu ha detto che in cinquant'anni è cambiato il mondo; io credo che parole più sacrosante di queste non potessero risuonare in quest'Aula. Cinquant'anni fa non soltanto non c'erano Internet e i problemi della globalizzazione, ma non c'era neanche la televisione, la Comunità Europea, punto di riferimento di gran parte dei nostri ragionamenti, addirittura in Sardegna non c'era un albergo!
Probabilmente queste considerazioni ci fanno capire come il ragionamento che oggi andiamo a fare sulla riforma dello Statuto è effettivamente un ragionamento straordinario che cade in un momento straordinario e che riflette esigenze straordinarie del popolo sardo. Esigenze che sono dettate anche dalle ricadute che le nuove spinte verso il federalismo stanno continuamente provocando e dall'esigenza indifferibile di ridisegnare un rapporto della Sardegna non soltanto con lo Stato nazionale di cui facciamo parte, e quindi con Roma, ma soprattutto con lo Stato sovranazionale di cui desideriamo andare a far parte a pieno titolo, e cioè con l'Unione Europea.
A questo proposito io credo che, scegliendo lo strumento della Costituente, si sia per l'appunto individuato non "uno" strumento, ma "lo" strumento; perché lo dico? Perché le obiezioni sostanzialmente sollevate, a pieno titolo e legittimamente, hanno senz'altro portato ad approfondimenti da parte di tutti; per esempio il collega Raimondo Ibba (col quale ho avuto occasione di scambiare fuori dall'Aula qualche battuta) diceva che all'inizio del ragionamento lui stesso non aveva una posizione precisa sull'argomento, tale posizione precisa (credo che questo gli faccia onore) dichiara essergli nata dall'aver ascoltato con estrema attenzione le ragioni espresse in quest'Aula dai colleghi intervenuti; comportamento analogo a quello tenuto, credo, anche da tutti coloro che hanno presenziato a questa discussione.
Una delle obiezioni principali, sollevate negli interventi di chi non si trova d'accordo su questo strumento, riguarda la lunghezza della strada che è stata proposta. . Io sono d'accordo su questa obiezione, però vorrei ricordare come due dei nomi che sono echeggiati in quest'Aula, sono di persone che si sono battute per promuovere le riforme e che in questo momento ci stanno offrendo uno spuntoper andare avanti, cioè Ballero, autore della petizione, e Bonesu, che ha presieduto una delle Commissioni per la riforma dello Statuto; questo ci fa proprio pensare come forse gli strumenti a disposizione non sono stati sufficienti, visto che colui che era Assessore nella scorsa legislatura è oggi costretto a presentare una petizione, da semplice cittadino, per prospettare al Consiglio regionale della Sardegna una questione che forse, ha avuto difficoltà, per carenza di strumenti, a portare all'attenzione dell'Aula in quel periodo. Stesso discorso vale per il collega Bonesu che ha presieduto negli anni scorsi una Commissione che si occupava di questa materia, e che non è riuscito ad ottenere dall'Aula, sempre nella scorsa legislatura, l'appoggio sul documento conclusivo della Commissione.
Signori, sono assolutamente d'accordo con quello che ha detto Massimo Fantola, e cioè che il problema non è se la strada sia lunga o corta ma che la strada è questa o non è, nel senso che non ci sono altre strade da scegliere, non c'è una strada più facile o più agevole, non c'è una strada che porti nello stesso posto: l'unica strada è una strada lunga e tortuosa.
Questa introduzione mi consente anche di ragionare sulla seconda obiezione presentata in quest'Aula, e cioè il pericolo che ci possa essere un esautoramento del Consiglio nell'individuare un'Assemblea costituente che si occupi della revisione dello Statuto. Io credo che non ci sia niente di più inesatto, anzi ritengo che il Consiglio, scegliendo questa strada, darebbe prova della massima capacità, del massimo sforzo, della massima consapevolezza dei problemi e della massima volontà di affrontarli e risolverli. Come è stato giustamente ricordato da tutti, questa non è una strada che si conclude con una semplice alzata di mano da parte di una maggioranza di consiglieri regionali in quest'Aula. E' una strada lunga, è una strada in cui il Consiglio regionale avrà modo di dare prova delle sue capacità e della sua volontà di rappresentare la voglia di rinnovamento dei Sardi, riuscendo ad abbreviare quanto più possibile i tempi perché si arrivi alla legge costituzionale che consenta alla Sardegna di utilizzare lo strumento della Costituente.
Il Consiglio, nel momento in cui comincia a discutere e a combattere per la Costituente, sta in realtà lanciando una sfida a se stesso, perché dovrà nel tempo riuscire a dare conto dello strumento per consegnarlo poi nelle mani dei sardi. Quindi non è una cosa da poco conto per questo Consiglio. Ho seguito con attenzione l'intervento lucido del collega Gian Valerio Sanna, il quale è arrivato a proporre una sessione costituente per i mesi di settembre e di ottobre; credo però che questa proposta, che probabilmente nelle intenzioni del collega aveva ovviamente il massimo significato e valore, non vada per nulla d'accordo con altre esigenze di questo Consiglio. Cinquant'anni non sono passati soltanto per lo Statuto, ma anche per questo Consiglio regionale; sostanzialmente è probabile che i metodi di lavoro, utilizzati da questo Consiglio regionale, che erano adeguati quando non c'era la televisione e non c'era Internet, dopo cinquant'anni, non lo siano più completamente e pertanto siano da rivedere. Non è assolutamente una diminutio pensare che questo Consiglio possa individuare e tracciare una via per le riforme nell'istituzione di un'Assemblea costituente, combattendo per arrivare a realizzarle.
Però sono anche d'accordo con alcuni consiglieri dell'opposizione che hanno ricordato che stiamo discutendo sulla scelta di uno strumento e non sul merito della questione, lo ha detto il collega Falconi, che stiamo discutendo sulla cornice e non sulle tinte del dipinto, lo ha detto poco fa il consigliere Balia, ma è anche vero che molte volte la scelta dello strumento la dice lunga sulla volontà di arrivare ai risultati, per cui quando viene scelto uno strumento che si ritiene adeguato all'obiettivo che si vuoleraggiungere, questo fa pensare che davvero si voglia arrivare ad un obiettivo, mentre quando lo strumento che viene scelto non è lo strumento giusto, non è quello adeguato e lo dimostrano gli anni trascorsi a discutere di riforme in questo Consiglio senza realizzarle, allora ci viene il dubbio che non ci sia neanche la volontà di andare a scegliere poi le tinte con le quali si vorrà dipingere il quadro.
Dobbiamo ricordare, prima di tutto a noi stessi, e poi a tutti quelli che oggi noi rappresentiamo, che la Costituente non è un fatto di ingegneria istituzionale ma la Costituente e la riforma dello Statuto hanno una ricaduta concreta, quotidiana, sulla vita di ciascun cittadino sardo, in termini di nuove opportunità economiche, oltre che di crescita sociale e culturale. Io credo che abbia ragione il collega Pacifico quando sottolinea che la battaglia che noi stiamo per combattere è una battaglia che vede coinvolto tutto il Consiglio regionale;noi abbiamo detto tante volte che la battaglia per le regole deve essere condotta tutti quanti insieme, non è una battaglia di destra o di sinistra, degli uni contro gli altri, è una battaglia di tutti i cittadini sardi, con essa si mette in gioco l'orgoglio, la dignità, la speranza e il futuro dei Sardi.
Cari amici della sinistra, parlo soprattutto a voi perché avete una sensibilità specifica su questi problemi, non è vietato sognare, badate, non fantasticare, sognare. Sognava Martin Luther King ed erano sogni di progresso civile e culturale, di integrazione tra i popoli, di sviluppo economico e sociale; non neghiamo ai Sardi, nemmeno a questo Consiglio, e neanche a noi stessi, i sogni, perché forse anche noi abbiamo il diritto di sognare insieme ai Sardi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signori Presidenti, gentili colleghe e colleghi, dopo quanto ho sentito negli interventi durante queste due giornate di lavoro, mi sono sempre più convinto che la straordinarietà della seduta odierna deve indicarci con serenità ma con altrettanta fermezza il livello di coraggio e di maturità che dobbiamo raggiungere per intraprendere, senza più slogan, la strada per la nostra nuova specialità e autonomia.
La legge numero 3 del 1948 voleva darci questa speranza, più di cinquant'anni di storia l'hanno quasi completamente cancellata; l'Assemblea Costituente ce la può restituire ma serve il coraggio di non rimanere in mezzo al guado, costretti come siamo a rincorrere la revisione del Titolo V della Costituzione che ha già prodotto la modifica di alcuni articoli del nostro Statuto, mentre noi siamo apparsi disorientati ed inermi; non vi è dubbio che anche in quell'occasione potevamo far sentire di più la nostra voce. Ciò dimostra che il disinteresse non ha collocazione politica ma coinvolge tutto l'arco costituzionale, e ci rende sprovvisti di strumenti forti per opporci mentre l'interesse che può scaturire dalla Costituente dovrà avere un osservatore privilegiato e particolare rappresentato dalla nostra gente. In uno scorcio storico, come quello che stiamo attraversando, dove mai come oggi si è parlato di autonomia e federalismo, ci sentiamo esclusi e a disagio perché affiancati e addirittura superati da Regioni a Statuto ordinario con poteri di specialità superiori ai nostri, mentre noi siamo riconosciuti dalla Comunità Europea solo grazie oramai alla nostra insularità.
Cinquant'anni sembra che siano passati inutilmente o per parificare le altre Regioni a noi e non noi a loro, con tutti gli svantaggi economici che ci sono già e sono stati sottolineati da tutti. Tanto tempo, troppo tempo per capire, infine, che l'isolamento o l'insularità fossero il vero problema, bastava guardare la cartina geografica, non era necessario che passassero cinquant'anni, il primo dei nodi da sciogliere era l'insularità, ed è rimasto il vero nodo. Si ha la sensazione netta che l'Europa sperasse che, in questi anni, la nostra Isola-Regione, solo con gli accordi sul patto di stabilità o con le speranze di rimanere o di uscire - secondo i punti di vista - dall'Obiettivo 1, potesse riscattarsi definitivamente; invece il divario è aumentato perché, oltre a tutto ciò, era necessaria anche una vera e propria reazione interna.
Diciamo grazie lo stesso, ma a tutte le grandi cabine di regia è sfuggito qualcosa ed è per questo che da un po' di tempo diciamo che faremo da soli. Intendiamo, da soli ma con la Costituente, per ricostruire un organo vitale che agisca appunto secondo i tempi a prescindere dall'attenzione dei governi o dagli uomini che ci rappresentano, e che viva grazie ad una nuova spinta proveniente dalla base sarda, consapevole della nuova occasione di rinascita, cioè dal nostro popolo sardo che ci ha delegato, oltre che per governare nel migliore dei modi, anche per individuare le nostre carenze e i nostri limiti e per intervenire sull'origine dei nostri ritardi anche con decisioni che, pur sembrando ad alcuni segnali di resa, caro Peppino Balia, sono invece sintomi di vera consapevolezza e di vera umiltà. La stessa umiltà che hanno avuto tutti coloro che ci hanno preceduto nella storia e nella politica, ma che nel proporre cose nuove e cambiamenti non hanno mai voluto disconoscere quanto fatto dai loro predecessori ma viceversa valorizzare quanto avevano ereditato adeguandolo però con i tempi e con il mondo, lo stesso spirito dovrà prevalere in noi.
La nostra terra è intrisa di storia e caratterizzata dalla presenza di grandi uomini che dovremo sempre ricordare tramandandone la memoria, ma a noi sta il compito di riconoscere i linguaggi e i sistemi moderni, a noi il compito del presente perché le future generazioni riconoscano gli sforzi e le difficoltà nel compiere scelte complesse ma adeguate ai tempi, appunto scelte anche storiche. Da troppo tempo ormai attendiamo un'autonomia rivisitata che questa volta però dovrà essere la stessa di cui si parla in Consiglio regionale e soprattutto nelle strade, nelle case, nelle famiglie e nelle scuole, non un'autonomia e una sardità dei salotti buoni ma di tutta la nostra gente, la quale dovrà iniziare a parlarne con consapevolezza e cognizione di causa, così come parla della new economy, dei corsi di laurea, del turismo, gente preparata e disinvolta ma altrettanto consapevole di come la vera autonomia può generare storia se legata alla quotidianità, perché si impari finalmente che la nostra storia va costruita giorno dopo giorno e non ogni cinquant'anni.
Per arrivare a tutto ciò non potremo delegare più nessuno, il vero slogan sarà partecipare in prima persona ad un progresso generale e responsabile che dovrà coinvolgere i migliori uomini della politica, della storia e della cultura, ma soprattutto dovrà essere capace di mettere in prima linea e in campo l'entusiasmo della gente comune; questa è - secondo noi - la vera differenza tra quanto non è stato fatto fino ad oggi e quanto invece riuscirà a fare il nostro popolo di Sardegna. Per questo, oggi più che mai, dobbiamo evitare che questa petizione e la richiesta della Costituente finiscano nello stesso calderone senza che nessuna delle parti abbia piena soddisfazione e che in futuro scarichino l'una sull'altra le responsabilità dei ritardi.
Dobbiamo sapere oggi su chi si può e su chi si deve contare, ma sia altrettanto chiaro per noi che, se vogliamo che tutto questo incida sulla nostra vita, non sarà sufficiente approvare la proposta di legge o un testo coordinato, poco importa. Su quanto oggi stiamo facendo e sul valore che ha, come p.p.s.-c.d.u., chiediamo che vengano messe in campo tutte le risorse necessarie per coinvolgere le scuole, le università, i luoghi di lavoro; una vera campagna di informazione che deve trasformarsi in una campagna di partecipazione. Per questo non siamo d'accordo con chi detta strumenti e tempi per realizzare in fretta un progetto che ha invece necessità della migliore calma per evitare di vanificare tutto, come è successo fino ad oggi. Bisogna comunque imporsi di dare gambe decise e forti che non tentennino più.
Mi preme ringraziare infine l'amico professor Bebetto Ballero, che ha presentato una petizione, anche se non la condivido, e i colleghi consiglieri che hanno presentato le mozioni su tale petizione, poiché con questa seduta straordinaria, bisogna dargliene atto, ci hanno spronato a discutere di un problema pur sentito ma sempre passato in second'ordine. La seduta straordinaria di oggi gli restituisce il peso che merita, facciamone e fatene tesoro. Noi tutti, riteniamo infatti che l'Assemblea costituente come organo dedicato sarà più dinamico, assumendosi responsabilità e ritmi propri senza dover dipendere da decisioni centraliste o da ennesime Commissioni che non hanno approdato a nulla. D'altronde gli articoli 54 e 138, in tema di revisione, rispettivamente dello Statuto e della Costituzione, ci danno questa opportunità, che abbiamo il diritto e il dovere di cogliere fino in fondo.
Circa i contenuti delle iniziative per interpretare e riconoscere la rappresentanza delle nuove identità regionali, una delle quali si è svolta qualche giorno fa nel nostro Consiglio regionale, rischiamo di trovarci impreparati e in forte ritardo. Sarebbe inutile e vano continuare a parlare di Europa delle Regioni se ognuna di esse non avesse la propria identità; dobbiamo quindi trovare al più presto la via maestra per rifondare le nostre istituzioni legate ad una visione unitaria dello Stato che non è mai stata messa in discussione, e che ci consenta di avere un'autentica Costituzione federalista che ci rapporti con lo Stato e con il resto del mondo in condizioni di pari dignità.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
Fadda (Popolari-P.S.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghi, io a titolo personale chiedo scusa alla destra, vi abbiamo costretti ad un dibattito che voi non volevate; invece, per lo spirito con il quale noi abbiamo presentato la mozione, questo dibattito serviva a fare in modo che la destra e il centrosinistra si confrontassero in quest'Aula.
Ha ragione il collega Vargiu quando dice che non possiamo impedire a lui e ai sardi di sognare, ma neanche di avere incubi. Quello che cercheremo di impedirvi é di esercitare a pieno il vostro dovere. Lo faremo in tutti i modi e con gli strumenti che il Regolamento ci da. Il Presidente della Giunta regionale ha parlato di riforme nelle sue dichiarazioni programmatiche, ma nessuna di queste riforme, pronte in Consiglio regionale perché licenziate dalle Commissioni, è arrivata in Aula per essere approvata; di riforme, se ne parla negli organi di stampa, ma non si ha la capacità, l'interesse e la voglia di discuterne nella sede istituzionale. Noi vi abbiamo costretto a farlo; siamo orgogliosi di questo, siamo orgogliosi di avere rispettato quanto dichiarato dal Presidente della Giunta regionale, cioè che le regole si scrivono tutti insieme.
Abbiamo sfidato in questi due giorni la maggioranza a partecipare ad incontri, a riunioni di Capigruppo (delle quali l'ultima, quella di questa mattina è andata deserta), per cercare di capire se insieme potevamo iniziare a discutere di una riforma così importante come quella della riscrittura dello Statuto della nostra Isola. Non ci siamo riusciti. Le dichiarazioni programmatiche non vengono attuate neanche per quanto riguarda questa parte, che è il minimo che si possa chiedere ad un organo così importante come il Consiglio regionale.
Nei precedenti interventi svolti dai colleghi, si è riportata una frase di Emilio Lussu che, dopo l'approvazione del nostro Statuto da parte della Consulta, diceva che questa nostra autonomia poteva rientrare nella grande famiglia del federalismo così come il gatto rientra nella stessa famiglia del leone. Andiamo a cercare di capire quali sono le cause che hanno determinato questa affermazione. Intanto, mentre la Regione siciliana si era attrezzata per elaborare uno Statuto con piena autonomia, noi bisticciavamo e, non abbiamo mostrato di avere la stessa capacità di comportamento; in questo modo abbiamo ritardato l'elaborazione del nostro Statuto. Una delle cause è stata rappresentata dalle divisioni esistenti all'interno del Partito Sardo d'Azione e all'interno delle forze politiche presenti nella Consulta. Divisioni talmente forti che costrinsero lo stesso Lussu ad abbandonare il Partito Sardo d'Azione e a confluire nel Partito socialista.
Collega Pili, ieri non riecheggiavano in quest'Aula - almeno fosse stato così! - le parole: quale funzione del Consiglio regionale, quali poteri del Consiglio regionale? Purtroppo, tra i rappresentanti della destra circolava un bigliettino, ecco, un altro bigliettino ? non sto parlando, onorevole Ladu, di bigliettoni, sto parlando di bigliettini, per intenderci, ne ho parlato una volta e non ne voglio più parlare - su cui si raccoglievano le firme - perché le vere riforme che la destra vuole fare sono queste - contenente una proposta di modifica del Regolamento del Consiglio regionale che precede che anche il Presidente del Consiglio sia rieletto, così come tutto l'Ufficio di Presidenza, ogni due anni e mezzo. Si gioca soltanto per occupare il potere, per ricreare nuovi equilibri nelle istituzioni. Infatti l'altra proposta di cui si parlava era quella di modificare la legge numero 1, non per disciplinare nuovi poteri, ma perché è indispensabile inventare il tredicesimo Assessorato. Queste sono le riforme di cui la destra parla in questo momento.
Allora, noi abbiamo il dovere di fare in modo che le dichiarazioni programmatiche, anche se non le abbiamo votate, del Presidente della Giunta, vengano messe in atto, ma non siamo stati in grado di farlo. Sappiamo che respingerete il nostro ordine del giorno, abbiamo tentato in tutti i modi di dialogare con voi per cercare di farvi capire che, prima di scegliere lo strumento, il Consiglio regionale poteva dedicare due, tre, quattro, giorni al dibattito sul contenuto; non ci siamo riusciti. Comunque credo che abbiamo ancora degli strumenti per costringervi, anche se non lo volete, a venire in Aula per parlare dei contenuti della riforma dello Statuto; lo faremo, così come vi abbiamo costretto a spiegare ai Sardi che cosa significava questa crisi strisciante, così come vi abbiamo costretto oggi a venire a parlare di Statuto.
Allora, appurato che non volete il dialogo, l'unica cosa importante per voi è far emergere che il centrosinistra è diviso su questa questione, e che alcuni colleghi la pensano diversamente, ma questo può significare anche che vi è un minimo di libertà, che abbiamo la capacità nel centrosinistra di esprimere comunque pubblicamente quello che noi pensiamo. Sappiamo che tanti di voi non la pensano allo stesso modo e non favorevoli all'Assemblea costituente, sono solo costretti a non manifestare il proprio dissenso da qualche collega, per esempio da Massimo che dice che in questi anni, in questi quindici anni di attività in Consiglio regionale, vuole tentare di portare a casa almeno una riforma, visto che ancora non è riuscito a realizzarla, ma solo ad annunciarla alla stampa.
Sono convinto che sarà un ulteriore fallimento; non è vero che la Costituente significa più partecipazione della gente, non è vero! Sarà un nuovo Consiglio regionale. Ed allora sediamoci intorno a un tavolo, dibattiamo in Consiglio regionale per capire quali sono gli strumenti per coinvolgere davvero tutta la società sarda, vediamo di accelerare i tempi; l'intervento del collega Selis ? che ho condiviso in ogni parte ? ci parla degli strumenti che ci sono perché questo possa avvenire.
Per voi, così come state facendo tutti i giorni, importante è non fare: le sedute delle Commissioni continuano ad andare deserte, non riuscite ad approvare neanche uno dei collegati, adesso forse ci auguriamo che a fine mese almeno qualcuno venga approvato, senza parlare dell'incapacità di portare avanti le riforme. L'incapacità ? mi dispiace per l'assessore Pittalis ? di presentare nei tempi utili, perché questa è già una grande riforma, il DPEF e la Finanziaria, anche queste sono grandi riforme.
Ecco, volete distogliere l'attenzione perché non si faccia nulla neanche in questa legislatura, senza discutere di contenuto, ma parlando soltanto di contenitore, della Costituente.
PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è terminato. Le concedo ancora qualche minuto per concludere.
Fadda (Popolari-P.S.). Le proposte che sono state avanzate, da parte della Giunta regionale e da parte del collega Fantola, sono in contrasto con l'articolo 138 della Costituzione. Sapete che dovrete rimangiarvi quello che voi avete scritto e state sbandierando. Sono convinto che, se il clima che voi volete è quello dello scontro, anche sul tema della riforma delle regole, state sbagliando, non solo non state coinvolgendo la società sarda, ma come sempre più spesso sta capitando in questo Consiglio regionale, non riuscite a coinvolgere neanche i vostri colleghi della destra in un dibattito, in un esame, in una critica di proposte, cose che comunque devono ancora essere presentate.
Questo era lo spirito della mozione, volevamo il confronto, ce lo avete negato, ve ne assumete a pieno tutte le responsabilità.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
Murgia (A.N.). Collega Fadda, queste responsabilità ce le prendiamo tutte, anche se prima dobbiamo chiederci se la politica sarda viva veramente uno stato di crisi assodato. Se la risposta è sì, come credo, come crediamo tutti noi, è dovere della classe dirigente e politica porsi il problema del rimedio, sapendo che vi sono molte difficoltà di fondo. Da anni si chiedono risposte eccezionali a problemi intricati; da anni, alcuni - tra i quali noi - pensano che l'Assemblea costituente sia la strada vera da percorrere per ammodernare le nostre istituzioni malate e farle respirare. Altri, come gli estensori delle due mozioni, rivendicano il ruolo alto del Consiglio regionale come luogo ultimo del dibattito e del conflitto da risolvere, e nella sostanza bisognerà operare su un canovaccio che lo Stato ha già stabilito.
Nel 1948 lo Statuto diede grande dignità alla nostra terra e le garantì, almeno sulla carta, un futuro di autonomia. Ma oggi, in mezzo a cambiamenti vorticosi, con il complesso problema degli Stati nazionali dentro l'Europa e dell'identità dei popoli, ci chiediamo se quelle norme siamo ancora valide, se siano perfettamente in linea con i tempi e quali strumenti utilizzare per modificarle. Alleanza Nazionale ha aderito alla proposta della Costituente da subito, in tempi non sospetti, ed è protagonista del dibattito anche attraverso un proprio Assessore delle riforme; per cui la nostra opinione, ovviamente scontata, è favorevole.
Noi siamo convinti che serva un momento di partecipazione popolare per una più fresca concezione autonomistica. Vorrei però richiamare tutti a stare ben saldi per terra; ecco perché non siamo i pasdaran dell'Assemblea costituente e la vogliamo in una maniera seria e ragionevole. Dobbiamo essere concreti ed in linea con ciò che i nostri cittadini pensano quotidianamente e dobbiamo spiegare loro, con semplicità, le nostre intenzioni, per fare in modo che essi capiscano e che non pensino che le regole e il rapporto con lo Stato siano in realtà marginali rispetto alla loro vita. Per cui, quando voi parlate del centrodestra in termini apocalittici, sappiate che noi siamo consapevoli dei rischi e della sfida che andiamo a giocarci. Vogliamo perciò pensare, infatti, a una Costituente snella, agile, comprensibile, per appassionare i cittadini al dibattito e coinvolgerli con decisione, ma siamo anche consapevoli che serve una larga partecipazione della classe politica per qualcosa che certamente riguarda anche l'interesse di noi tutti.
Per questo - sempre per tornare a quello che dicevo poc'anzi - bisogna evitare di infilare la Costituente in un viottolo molto stretto e di difficile praticabilità. Se poi, come molti paventano, si apre un conflitto con lo Stato, può essere che questo risulti addirittura salutare, quasi un mettersi alla prova; e se questa idea del conflitto è condivisa come valida, l'importante è però esserne consapevoli, attrezzati e ragionare come una Regione che noi, per primi, percepiamo di serie A e non di seconda linea, altrimenti, sempre per quel senso di responsabilità che ci contraddistingue, il conflitto rimarrà una classica fuga in avanti e non porterà ad alcun risultato.
Tutto questo per dire che la Costituente serve a vivificare a e costruire il nuovo tessuto sul quale far crescere la Sardegna che abbiamo in mente: le forze sociali, il mondo dell'impresa, le associazioni, quelli che comunemente chiamiamo corpi intermedi, dovranno partecipare certamente, e con bagaglio autorevole, serio, concreto, ma anche appassionato. Questa è la strada che individuiamo per togliere quella patina di polvere che ci impedisce di respirare. E` un atto di indubbio coraggio, forse anche idealista, forse anche azzardato, ma è un atto consapevole che ci obbliga a pensare che la Costituente non può essere usata (noi lo sappiamo perché siamo persone serie) come un antidoto, come una aspirina da somministrare per ogni male sardo. Essa da sola non risolverà i molteplici problemi, ma sul piano sostanziale darà ai sardi la possibilità di scrivere le regole volute, di farle, di discuterle e, se è il caso, di pretenderle. A questo punto, perdonatemi un piccolo passaggio personale che riguarda il mio Gruppo politico, mi piace saldare definitivamente, una volta per tutte, il ruolo di una destra moderna - come la nostra - alle questioni della specialità e, pur nel quadro della unità nazionale, auspichiamo di inaugurare una stagione di rapporti fecondi con tutte le forze sardiste e riformiste.
In alcune manifestazioni, ma anche negli incontri privati, si rapportava l'attuale periodo al 1948. E' un periodo speciale - ci si è chiesti - questo nostro? Merita un tale sforzo? Noi diciamo di sì, e quindi, come richiesto, mi riferisco all'amico e collega Tore Sanna, per esempio, del quale rispetto molto le opinioni, come richiesto anche da alcuni autorevoli esponenti della sinistra ieri, noi abbiamo come centrodestra il dovere di accelerare e di essere conseguenti con tutto ciò che abbiamo detto, collega Fadda, anche sulla stampa, perché la politica moderna utilizza anche i mezzi di comunicazione come strumento di discussione. Non foss'altro che nello schermo dell'Europa unita non esistono più muri divisori o contrapposizioni ideologiche o faziose ma, a corto di grandi motivazioni ideali, la politica sarda arranca nelle piccole formule, appresso al quotidiano, un sistema che ha fatto della questua sregolata, del piccolo cabotaggio e della burocrazia nemica, le vere regole, queste sì, applicate.
C'è molto da lavorare quindi, e il ruolo della Costituente può essere e sarà quello di risvegliare energie e cervelli. Se ciò avverrà, pur con l'estrema attenzione della quale parlavo prima, con la massima concretezza operativa, certamente noi apriremo la stagione agognata del rinnovamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
Corona (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, onorevoli colleghi, i grandi cambiamenti in atto nella società nazionale, italiana e sarda, ci obbligano a riflettere oggi su ciò che sarà domani e a prevedere le condizioni per lo sviluppo e il benessere dei Sardi. Anche con le norme, soprattutto con le norme, si misura il tasso di democrazia di un paese e di una regione. In questo momento alla Sardegna servono norme nuove per assicurarsi uno sviluppo possibile, frutto di governi stabili, e per intrecciare nuovi rapporti con lo Stato che siano improntati a una maggiore autonomia regionale. Il Gruppo di Forza Italia è favorevole alla proposta di istituire un'Assemblea costituente che, in tempi rapidi, riscriva lo Statuto della Sardegna e lo trasformi nella carta dei diritti e dei doveri dei cittadini sardi.
Per quanto attiene alla legge costituzionale numero 2 di quest'anno e al conseguente testo, allegato alla petizione Ballero, temiamo un deciso passo indietro rispetto al patrimonio di discussioni e dibattiti che, attorno alla questione istituzionale, questo Consiglio ha maturato nel corso delle ultime tre legislature. Rileviamo addirittura qualche pericoloso passaggio, in particolare l'articolo 15, che priva dell'elemento cardine a cui tutte le Costituzioni devono riferirsi: la garanzia delle minoranze, che in tale disegno di testo divengono ostaggio vero e proprio delle maggioranze o della maggioranza uscita vincente dalla prima consultazione elettorale.
Anche per questo riteniamo che l'Assemblea costituente, eletta dal popolo sardo, debba tracciare un faro istituzionale tra il vecchio e il nuovo sistema di governo. Siamo contrari alle soluzioni pasticciate, calate dall'alto, affrettate. Siamo favorevoli a un sistema bipolare, ma non bipartitico, rappresentativo quindi di tutte, dico tutte, le forze politiche in campo. Un sistema, però, capace anche di garantire la governabilità ai vincitori grazie a un congruo premio di maggioranza. E' su questi principi che si misurerà la nostra capacità di offrire ai Sardi una proposta politica alta ed efficace e non una ripetizione di parole e principi che tutti ormai condividiamo ma che suonano vuoti, se non sono tradotti in norme e regole chiare.
Le proposte di legge sull'Assemblea costituente hanno l'indubbio merito di tracciare una strada certa e risolutiva nell'affrontare il tema della modernizzazione e innovazione del sistema Sardegna. Anche per questo noi siamo favorevoli all'Assemblea costituente. E' un'esigenza sentita dai Sardi nella logica di una Regione che voglia concretamente inserirsi nell'evoluzione di una società che, sotto la spinta della globalizzazione, sta radicalmente cambiando. Questa è la terza legislatura in cui il problema "riforme" torna prepotentemente alla ribalta.
Perché l'impegno del Consiglio abbia realmente risultati positivi, occorre capire che tale problema non può essere affrontato, come in passato, creando motivi di instabilità al quadro politico. Tra i motivi, infatti, che i cittadini sardi pongono alla nostra attenzione, a fronte dell'esigenza di una stagione produttiva di riforme, uno è proprio la creazione di condizioni di stabilità. La stabilità del governo rappresenta una delle principali richieste dei cittadini, solo così si può far valere la sua responsabilità. La forma di governo presidenziale è invocata dalla gente principalmente come uno strumento per fare chiarezza tra chi è chiamato a ricoprire responsabilità di governo e i cittadini. Non più assemblee parlamentari in cui confondere ruoli e responsabilità, ma maggioranze e presidenti facilmente individuabili dai cittadini. Si vuole sapere chi governa, si vuole sapere chi confermare o bocciare per quello che ha fatto attraverso l'unica opportunità di partecipazione democratica: il voto.
Ma esiste un altro motivo di discussione nell'ambito delle riforme: l'efficacia delle azioni di governo. In quest'Isola si produce ricchezza ogni anno per circa 40 mila miliardi; tra fondi di bilancio regionale diretti e indiretti circa 20 mila miliardi dipendono dalle scelte che l'amministrazione regionale effettua, dalla velocità con cui questi 20 mila miliardi vengono reinseriti nel circuito economico, dalla capacità di ottenere benefici aggiuntivi attraverso il ricorso ai fondi europei, attraverso la spendita rapida ed efficace delle risorse regionali.
L'introduzione di norme più snelle, capaci di rendere più efficaci e concrete le azioni dei governi, sono un'altra delle esigenze che la gente che lavora, investe e produce ci chiede. L'attuale sistema, infatti, rende spesso vane anche le iniziative degli amministratori più lungimiranti e capaci. Il cammino deve essere integrato, ma parallelo. Noi non possiamo decidere su questioni che possono riguardare le regole della selezione della classe politica dirigente perché siamo parti in causa, mentre altre norme tecniche, come quelle della riforma del bilancio, devono trovare dimensione ed essere oggetto di discussione in questo Consiglio.
Occorre, quindi, aprire una nuova stagione di riforme, nella quale prevedere iniziative di coinvolgimento della società, forme di consultazione dei cittadini, non gravate da logiche di speculazione politica; per questo ritengo che l'idea della Costituente non possa che trovare la giusta collocazione e compiti ben definiti. Un cammino, dicevo, che veda maggioranza e opposizione accomunate da questo grande obiettivo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
Cugini (D.S.). Bisogna riconoscere che, nella seconda parte del confronto, incominciano a diradarsi diverse nubi che erano invece presenti ieri, perché i colleghi del centrodestra che hanno preso la parola hanno cominciato a chiarire qual è la loro posizione.
A noi spetta il compito, lo hanno già fatto i colleghi che mi hanno preceduto, di chiarire anche dal nostro punto di vista il perché di questa procedura. Noi abbiamo detto, con le relazioni di Balia e di Cogodi, che hanno illustrato le mozioni, che il centrosinistra è impegnato nel sostegno del referendum confermativo della riforma del Titolo V; mentre i colleghi del centrodestra non hanno assunto questo impegno, quindi c'è già un elemento di distinzione. Noi pensiamo che le competenze positive che vengono trasferite dallo Stato a tutte le Regioni siano da accogliere, invece voi siete di una opinione diversa e confermate il voto contrario che avete espresso in Parlamento.
I colleghi del centrosinistra, che hanno presentato la proposta della Costituente, partecipano con noi al referendum per la conferma dei contenuti del Titolo V e si scontreranno con voi, nei prossimi mesi, perché voi siete contrari all'acquisizione di nuovi poteri. Quindi, la destra si contrappone in Sardegna alla riforma che ha proposto il Parlamento e si contrappone a tutto il centrosinistra sardo.
Quindi è bene, come hanno fatto i colleghi, parlare del merito delle questioni, perché il merito conferma la differenza. Il centrosinistra, lo diciamo anche in risposta a quanto sostenuto negli ultimi interventi, non si limita e non si vuole limitare all'argomento Titolo V, per noi è una positiva e ordinaria attività politica.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE SERRENTI
(Segue CUGINI.) La mozione che noi abbiamo presentato è utile ed è adeguata, perché ci dà la possibilità di incominciare a discutere delle differenze e a dire che noi, noi centrosinistra, caro Murgia, vogliamo concorrere a riscrivere lo Statuto sardo.
Il punto politico però qual è? E' la lettura che noi diamo, e che voi non avete annunciato, sulla conclusione - per noi definitiva - della prima fase dell'autonomia. Per noi, la prima fase dell'autonomia si è conclusa, (anche se molti autonomisti di allora sono ancora presenti in Consiglio regionale e alcuni sostengono la Costituente), però quella fase dell'autonomia, va detto, occorre e merita un giudizio politico. E` tutto disastro quello che è avvenuto in Sardegna? Lo dico questo per chi, anche negli anni passati, ha trattato questo argomento.
La Sardegna di oggi, dopo tutto quello che è avvenuto di positivo in Italia ed anche qui da noi, è tutto un disastro? Se è tutto un disastro, è bene che qualcuno incominci a dirlo; io sono convinto che non sia tutto un disastro. Allora c'è bisogno di riscrivere lo Statuto sardo, per fare in modo che ciò che è avvenuto in Italia, il trasferimento di poteri a tutte le Regioni, e che ha equiparato la Regione sarda a quelle ordinarie, sia portato in discussione in questo Consiglio: qual è la nuova specialità, qual è la nuova autonomia, quali sono i nuovi poteri che noi rivendichiamo? Questo è il punto che noi vogliamo mettere in discussione. Questo tema può essere portato avanti operando una esclusione del centrosinistra? Io penso che noi non ci faremo escludere, lo ha detto molto bene il collega Selis, noi non ci faremo escludere perché abbiamo chiaro che si tratta di un argomento che sta nel sangue dei sardi e noi centrosinistra abbiamo più titolo storico per parlare di riforme, perché siamo stati gli animatori di una fase alta della discussione autonomistica in Sardegna e nel resto del Paese.
Però, i passi in avanti che sono avvenuti vanno riconosciuti, Alleanza Nazionale non è il Movimento Sociale e quindi è chiaro che ci deve essere questo confronto ed anche la differenza che ha introdotto il collega Locci, ieri nella discussione, va valutata. Il collega Locci dice: "Si può discutere di Costituente, ma salvaguardiamo la funzione di questo Consiglio e si stabilisca che dieci di noi vadano nell'Assemblea Costituente"; è già un grande elemento di differenziazione che determina l'esigenza di un confronto, perché su questo tema non c'è totale concordia tra di voi.
Sono contrario all'Assemblea Costituente e sono contrario, lo dico per Locci, anche a questa proposta di composizione mista che si vuole avanzare perché essa esclude, invece, l'esigenza che noi mettiamo avanti, che è quella di discutere dei contenuti del nuovo Statuto in questo Consiglio e nella società sarda, e lo vogliamo fare proprio poiché Alleanza Nazionale non è il M.S.I., i D.S. non sono i comunisti, lo vogliamo fare con un confronto unitario nelle istituzioni maggiormente rappresentative della nostra Regione ed anche nelle assemblee dei cittadini sardi, proprio per dare questa idea della trasformazione che nel tempo è avvenuta, una trasformazione democratica.
Invece, però, ci ha pensato il collega Corona, quel suggerimento che gli è stato dato, è positivo, dice: "Possiamo parlare della Costituente, però Floris deve rimanere al suo posto.", Fantola e Pili non mettetevi in testa che Floris possa essere sostituito con la storia della Costituente. Questo andava detto ed è stato chiarito, perché è così nella discussione di oggi. Ed è chiaro che il tentativo di non far partecipare il centrosinistra a quella discussione, nasconde proprio questa volontà, non si tratta di uno strumento alto, ma di una scorciatoia, un sotterfugio, un imbroglio. Allora noi, lo hanno detto i colleghi, abbiamo voluto riportare la discussione in Consiglio regionale e la mozione era lo strumento, come ha detto bene il collega Balia, però non viene accolta la nostra indicazione di discutere a settembre, in una sessione speciale dei lavori consiliari, di contenuti. Diciamo questo al collega Masala che è stato vittima sacrificale, per il fatto che è Assessore delle riforme che non fa riforme, perché il collega Nuvoli (che abbiamo mandato, adesso, per riformare la Costituzione), che presiedeva la Commissione Prima, non metteva all'ordine del giorno dei lavori, il disegno di legge del collega Masala perché non lo condivideva, preferendo invece discutere il provvedimento riguardante l'istituzione dell'A.S.L. di Ozieri.
Però adesso il nuovo Presidente della Prima Commissione, il collega e amico Satta, vorrà con noi prevedere un'organizzazione dei lavori di quella Commissione, per fare in modo che si discuta anche delle altre riforme. L'urgenza è giusta ma, concludo, non deve confliggere con l'esigenza che anche le altre riforme siano messe all'ordine del giorno. Poi ci sarà anche una proposta pratica nel corso di questi lavori. Perché non è vero che si demanda tutto all'Assemblea Costituente, no, cari colleghi, voi non starete tre anni sgovernando. Capisco che molti di voi sono fermi alla prima parte dell'autonomia e vogliono continuare su una certa strada, noi invece siamo su un'altra posizione; no, l'Assemblea Costituente non sarà lo strumento che nasconderà l'incapacità di governo di questa maggioranza. Quindi il collega Satta con noi dovrà concordare come i progetti di legge, che sono in carico a quella Commissione, vengano messi all'ordine del giorno per evitare, collega Locci,...
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, le concedo ancora qualche secondo per concludere il suo intervento.
CUGINI (D.S.). …che noi facciamo ricorso alla mozione per trattare gli argomenti.
Come si può evitare che noi facciamo ricorso alla mozione per trattare gli argomenti? E` semplice, mettendoli all'ordine del giorno. Ma se, concludo, invece questo non avverrà, come sono sicuro che non avverrà, perché non c'è la vostra volontà, allora, lo dico per il collega Vargiu, è bene sognare, ma è bene anche evitare che il sogno diventi un incubo, perché allora conviene svegliarsi.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Cugini. Voglio ricordare che, per la Giunta, è già intervenuto l'Assessore, mi pare che adesso debba intervenire il Presidente della Giunta e poiché diventa difficile utilizzare il bilancino, io darei la parola al Presidente della Giunta per il tempo che ritiene, naturalmente se non ci sono osservazioni da parte dei colleghi.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Giunta.
FLORIS (Gruppo Misto), Presidente della Giunta. Grazie signor Presidente, colleghe e colleghi del Consiglio, a conclusione di un dibattito, che io considero di alto profilo politico e culturale, posso dire con soddisfazione che finalmente si è giunti alla stagione delle riforme. Un evento che avevo auspicato e sollecitato sulla base degli impegni assunti con le dichiarazioni programmatiche, intervenendo, come ricorderete, nella discussione sulla manovra finanziaria del 2001. In quella circostanza la Giunta richiamava la responsabilità delle forze politiche e si sollecitava, a tutti quanti noi, l'orgoglio di essere noi stessi legislatori della Sardegna, attori e protagonisti del cambiamento e della modernizzazione della Regione e delle riforme. Secondo me, questa stagione ormai è nelle cose.
La mozione che è stata discussa ha avuto soprattutto il pregio di ricordarci che non possiamo più tirarci indietro. La petizione del professor Ballero è uno stimolo che non possiamo ignorare. Il confronto e il dibattito, che si sono sviluppati in questi due giorni, hanno confermato la valutazione più volte espressa da tutte le forze politiche, cioè che la stagione delle riforme non ha un'appartenenza esclusiva, non è del centro, non è della sinistra, non è della destra, ma appartiene alla universalità della politica e della cultura, all'alto senso civico del popolo sardo che ha scritto e vuole continuare a scrivere la propria storia, quella dei popoli liberi, democratici e progressisti.
In questo momento cruciale della vita autonomistica, non ha senso, io dico, né logico, né pratico, andare a rivangare il passato per cercare di attribuire responsabilità di inefficienze e ritardi. Credo che sia invece più utile e produttivo cogliere gli elementi positivi del dibattito per andare avanti, per fare quello che molti hanno detto, passare dalle parole ai fatti, per affrontare i temi delle riforme a incominciare dallo Statuto. Allora tutte le proposte in campo sono degne di considerazione. Dobbiamo però compiere delle scelte, assumere le decisioni conseguenti, dare ad esse pratica attuazione. La nostra idea per il nuovo Statuto di autonomia è contenuta nelle dichiarazioni programmatiche e nel disegno di legge della Giunta regionale. L'insufficienza e l'inadeguatezza della Carta Statutaria sono alla base dell'esigenza di porre mano ad un nuovo e più adeguato Statuto, esigenza che si era già manifestata il 10 di marzo, cioè il giorno delle sua pubblicazione. Già da allora, anche nella coscienza di quanti concorsero ad approvare lo Statuto, c'era la consapevolezza che questa autonomia veniva considerata limitata e incompleta, non rispondente alle reali esigenze dell'Isola.
La specialità autonomistica, lo diceva il compianto Mannironi nella fase costituente, non è una benefica concessione dello Stato, ma è un diritto naturale del territorio dell'isola di Sardegna, che nasce con il popolo sardo, un diritto del quale ancora oggi rivendichiamo la piena e totale titolarità, in forza della nostra specifica soggettività politico-istituzionale nel contesto dello Stato unitario e d'Unione Europa che nel 1948 non c'era. Ci siamo posti questo obiettivo nel programma della Giunta regionale, della maggioranza di governo, e questo impegno hanno assunto le forze politiche all'inizio di questa XII Legislatura. Obiettivo e impegno che le forze sociali, sindacali e culturali della Sardegna chiedono di perseguire ed onorare.
Come tutti gli interventi hanno sottolineato, sono intervenute nel frattempo novità giuridiche organizzative di notevole rilevanza e impatto nel tessuto sociale, politico, economico del Paese e della Regione: la modifica del Titolo V della Costituzione, la legge costituzionale numero 1 del 1999 sulle Regioni a Statuto ordinario; la legge costituzionale numero 2 di modifica dello Statuto sardo; le cosiddette leggi Bassanini, che hanno portato, onorevole Sanna, sostanzialmente ad un appiattimento delle autonomie. In quelle leggi e in quel dibattito parlamentare la specialità è stata vista e considerata un freno alla modernità e allo sviluppo.
Ma, colleghe e colleghi, una cosa è l'adeguamento dello Statuto sardo alle leggi di riforma citate e un'altra cosa è un nuovo Statuto di autonomia fondato su un diverso, più forte e completo patto con lo Stato. Le strade da percorrere sono sostanzialmente due: una proposta di legge del Consiglio regionale al Parlamento nazionale oppure l'Assemblea costituente. Il disegno di legge proposto della Giunta regionale, come le proposte di altre forze politiche, propende per la seconda ipotesi. Secondo noi, l'Assemblea costituente, con la sua istituzione, garantirebbe la partecipazione di tutte le espressioni politiche, sociali, economiche e culturali; ma soprattutto è caratterizzata da un elemento significativo e determinante costituito dal potere immediatamente deliberativo della riforma statutaria affidatale, che acquisterebbe efficacia con la promulgazione del testo approvato, senza la necessità della sua approvazione da parte del Parlamento, che sarebbe invece necessaria nel caso in cui all'Assemblea costituente venisse riconosciuta solo una competenza di tipo propositivo.
Questo è il punto in cui ci troviamo, questa è la situazione riferita agli elementi di cui disponiamo. Un dato è certo, a nessuno è consentito fermarsi, a nessuno è dato frapporre ostacoli al processo che oggi abbiamo avviato, ne va della credibilità delle forze politiche, questo sì, delle stesse istituzioni regionali e di questa Assemblea. Senza nulla togliere alle prerogative del Consiglio regionale, anzi rafforzando il suo ruolo di legislatore, la sua funzione di garante della democrazia, noi abbiamo fatto una scelta che ci sembra chiara e inequivocabile, quella della Costituente, come strumento di unione di tutte le componenti della società sarda chiamate a scrivere il nuovo patto autonomistico.
Credo, lo dico all'amico Gian Mario Selis, che noi non possiamo, che la politica - lo ha accennato anche lui, io condivido - non può chiudersi in se stessa. Le istituzioni non possono ripiegarsi a tutela esclusiva delle proprie prerogative, ma devono aprirsi agli istituti popolari di partecipazione, incoraggiarli, sostenerli e guidarli attraverso il confronto democratico, altrimenti mi sembrerebbe di vivere quella fase dell'autonomia citata dall'onorevole Cugini, durante la quale ci siamo riuniti dieci giorni e dove c'erano i santoni che parlavano, i sindaci che ascoltavano, le organizzazioni che stavano lì ad applaudire quello che veniva loro notificato.
E` stato detto e scritto giustamente che in questi ultimi anni si sono logorate alcune idee forza e la stessa idea di autonomia; ma ha ripreso vigore un'altra idea guida, propria del nostro essere isolani e autonomisti, del nostro essere popolo nazione cioè il federalismo solidale come primato della democrazia, come primato dell'uomo in quanto tale, con i suoi insopprimibili aneliti di libertà e progresso. E' su questo che noi dobbiamo fare breccia. Anche per queste ragioni privilegiamo l'Assemblea costituente che, secondo alcuni sì, secondo altri no, rappresenta uno strumento più adeguato a costruire un futuro che non è soltanto di norme, ma è di coscienze, di cultura e di rivoluzione.
In questo momento come cinquanta anni fa, come in quegli anni drammatici ed esaltanti per la democrazia e per la Sardegna, noi riteniamo che bisogna chiamare il popolo a raccolta, e lo dobbiamo mettere in condizioni di elaborare e di formare le regole del suo futuro. Perché o si risveglia questo sentimento dell'autonomia che si è affievolito o in caso contrario rischia, come dirò fra poco, di essere continuamente deteriorato. Noi crediamo che l'Assemblea costituente sia l'unico mezzo per conseguire questo obiettivo; per questo motivo io auspico che si possa lavorare tutti insieme per creare le condizioni atte a realizzarlo nell'interesse generale. Attenzione, però, noi abbiamo tanti nemici, lo abbiamo visto nelle esperienze pratiche, nei nostri rapporti nazionali e europei. C'è chi dice che, attraverso l'Assemblea costituente, si provoca lo svuotamento delle prerogative nelle nostre istituzioni autonomistiche, c'è chi dice che, con l'Assemblea costituente, si deprime l'autonomia e il compito del Consiglio regionale, c'è chi dice che invece lo si innalza, c'è anche chi sostiene che se il Consiglio regionale decide per un'Assemblea costituente innalza il suo ruolo, diventa un Parlamento di rango nazionale nei confronti dell'Assemblea costituente. Queste considerazioni sono tutte degne di rispetto, ma teniamo presente che la partita che dobbiamo giocare è difficile, irta di pericoli; molti ci combattono e non vogliono darci questo nuovo Statuto di autonomia, che vuol dire risorse e quant'altro.
Su questo fronte non possiamo creare divisioni tra di noi: tra chi è per la Costituente e tra chi non è per la Costituente. Se il problema è la difesa delle prerogative del Consiglio regionale, dobbiamo e possiamo trovare il modo di superare ogni elemento di contrasto, contemperando ruoli e funzioni che tendono al collegamento sostanziale dei due organismi sulla base dell'unità di tutte le forze politiche e culturali del popolo sardo. Ecco perché in questa direzione sento con sincerità profonda l'esigenza di rivolgere un appello all'intera Assemblea regionale perché, così operando, dimostri la propria capacità di interpretare le alte aspirazioni del nostro popolo.
PRESIDENTE. Informo l'Aula che sono pervenuti tre ordini del giorno, di cui faremo dare lettura dopo le repliche dei proponenti delle mozioni.
Ha domandato di replicare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Noi raccogliamo, Presidente, con interesse e con molta attenzione, le proposte adesso avanzate. La pacatezza anche del tono che è stato usato è l'indice del riconoscimento che le mozioni sono degne di considerazione, perché se non altro hanno posto in questa Aula un problema reale, serio e vero. Ci voleva, per parte della maggioranza di governo, l'intervento dell'onorevole Floris, del Presidente, perché ciò fosse riconosciuto, e mentre il Presidente riconosce questo e auspica che il Consiglio regionale nella sua interezza - al di là delle divisioni e al di là della diversità sul percorso che dobbiamo seguire - dialoghi, l'onorevole Pili fa invece le solite prove per verificare la tenuta tecnica della Giunta.
Ora, onorevole Floris, credo che non vi sia consigliere regionale che non abbia piena consapevolezza che lo Statuto attuale è uno Statuto debole, che è diventato uno Statuto inadeguato. Credo che non vi sia consigliere regionale che non abbia consapevolezza che, alla base dell'autonomia, vi è un rapporto fra ordinamenti intesi come modelli i quali, se non sono proprio antagonisti, sono per lo meno confliggenti, per cui, per dirla con Lussu, condividiamo l'idea che l'autonomia concepita come decentramento non è più autonomia.
Però, ciò detto, dopo la conclusione alla quale l'onorevole Floris è pervenuto, se l'invito, che è stato ora rivolto all'intero Consiglio regionale, è un invito serio di tutta la maggioranza, che coinvolge tutti, per quale motivo è stata rifiutata, direi in maniera quasi ineducata, la nostra proposta di ieri? Proposta che oggi avrebbe dovuto essere posta a confronto nella Conferenza dei Presidenti di Gruppo convocata alle ore 9 e 30? A quella Conferenza dei Presidenti di Gruppo, era presente per la maggioranza solo l'onorevole Vargiu, nessun altro!
La proposta, tutto sommato, a cosa mirava? Mirava alla ricerca di una possibile unità del Consiglio su alcuni proponimenti: la maggioranza resti pure fedele alla propria ipotesi di Assemblea costituente, iscriviamo l'argomento all'ordine del giorno, lo si richiami in Aula attraverso l'articolo 100 e si stabiliscano i termini per la discussione ove le Commissioni non licenzino quei progetti e quel disegno di legge entro i tempi stabiliti; così facendo riaffermiamo tutti la volontà e la decisione di reintrodurre, dentro questo Consiglio regionale, un dibattito serio, stabilendone le modalità e i tempi, dedicando una settimana al confronto sui contenuti.
Onorevole Floris, la proposta che la sua maggioranza ha rifiutato era questa. Null'altro. Quindi vi è una chiara diversità tra quanto lei ha espresso, rispetto ai comportamenti che la maggioranza ha tenuto e attraverso l'assenza dei suoi Capigruppo dalla Conferenza dei Presidenti di Gruppo (erano impegnati in altra riunione, ci risulta), e il dibattito che si è svolto in Aula. Questa è un'incongruenza che dovete risolvervi da soli. Ci sono ancora tempi e modi per concordare qualcosa di unitario su questa base? Se ci sono, per Dio, battete un colpo, non vi si chiede altro, non sprecate questa occasione. I sogni a cui accennava l'onorevole Vargiu sono sempre belli, un bellissimo libro della Yourcenar, onorevole Vargiu, è intitolato "Sogni a occhi aperti"; si sogni pure ad occhi aperti, purché il sogno non sia il risultato della sonnolenza e del dolce far niente.
Onorevole Murgia, siamo ben consapevoli, come ha detto lei, che è un rischio, ma siete per le grandi cose e per i grandi rischi. Andate pure avanti su quella linea, ma rischiate di vostro, non fate rischiare il Consiglio regionale a scapito della Sardegna, il Consiglio regionale non è una bisca dove si rischia così, si deve rischiare con consapevolezza, scommettere, sì, ma avendone la giusta consapevolezza.
Ci saranno divergenze profonde e serie tra la maggioranza attuale, qualcuno di quei progetti di legge per altro, a nostro avviso, proprio della maggioranza, non potrà fare alcuna strada perché decisamente anticostituzionale, e vi sarà chi invece pur convinto dell'ipotesi di Assemblea costituente farà una battaglia a favore del referendum. Io rivolgo a voi la domanda che vi è stata già fatta da altri, mi pare dall'onorevole Cugini: sosterrete quel referendum a favore del Titolo V modificato o vi schiererete contro? Ci terremmo a saperlo, perché questo costituisce una differenza notevole tra voi per via di alcuni che vogliono l'Assemblea costituente, e fra voi e noi che abbiamo in mente un percorso e procedure di natura diversa.
Abbiamo proposto e continuiamo a proporre, se vi è la volontà politica, se la manifestate, se battete quel colpo benedetto a cui ho fatto riferimento, una gestione politica delle differenze. Abbiamo proposto che le divergenze trovino composizione politica tra le parti; badate, se trovano composizione politica, questo è un modo per esaltare la funzione del Consiglio, è un modo per esaltare quella autonomia che andiamo inseguendo. Se così non fosse, sarebbe invece un modo per affossare ogni cosa.
Quindi io ripropongo alla vostra attenzione questa ipotesi, ma sappiate che, se così non fosse, onorevole Contu non ci accusi in futuro di utilizzare tutti gli strumenti che sono a nostra disposizione per far convocare il Consiglio regionale e discutere nel merito. Non ci accusi dicendo che è una perdita di tempo, abbia piena consapevolezza che ci serviremo di tutti gli strumenti regolamentari utili a riaprire la discussione in questa sede, per portarla poi all'esterno, per confrontarci con i cittadini, per confrontarci con gli altri livelli istituzionali. Riapriremo in questa sede un dibattito serio, e vorremo vedere la compatibilità tra le vostre proposte di merito e quelle che da altre parti verranno avanzate.
Se non raccogliete neanche adesso questo invito, che per l'ennesima volta vi viene rivolto, la forza dei numeri vi porterà certamente a bocciare l'ordine del giorno che noi abbiamo presentato e ad approvarne uno vostro, Ma sappiate che questo segnerà un solco, una differenza notevole, e sappiate anche che, è vero, i numeri in democrazia contano, i numeri in democrazia sono un fatto importante, però, come qualcun altro ha detto, i numeri non sempre sottendono la verità; qualche volta i numeri servono per occultare e nascondere la verità.
PRESIDENTE. Ha domandato di replicare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Anch'io ritengo, signor Presidente del Consiglio, presente, signor Presidente della Giunta, assente…
FLORIS MARIO (C.S.), Presidente della Giunta. No, presente!
COGODI (R.C.). Presente? Chiedo scusa. Troppo presto, Presidente Floris, per sedersi lì.
Io ritengo che abbiano senso, valore e utilità i confronti e il dibattito quando, oltre a quello che si rappresenta, si ha la capacità di ascoltare anche quello che viene detto e di comprendere i passaggi che via via si percorrono, e le acquisizioni che maturano, attraverso il dibattito, se no l'Assemblea, il Consiglio, l'istituto e il valore della democrazia parlamentare sarebbe puramente un rito. Perciò a me pare di poter dire, per convinzione personale, per parere del Gruppo della Rifondazione Comunista, che ha presentato una delle due mozioni, che l'ultimo intervento, che non è uno dei tanti interventi e basta, ma è l'intervento del Presidente della Regione, capo dell'Esecutivo e perciò della maggioranza che ritiene, o comunque dichiara di sostenerlo, dicevo che l'intervento del Presidente della Regione ha introdotto in quest'Aula, e di fronte a tutto il Consiglio, delle novità vere, se è vera e sincera la volontà che regge la comunicazione che il Presidente della Regione ha reso al Consiglio. E, fino a prova contraria, in questa materia a nessuno, neppure a noi, è concesso di dubitare.
Il Presidente della Regione ha detto cose nuove. Valgono o non valgono? Non ha rivolto un generico appello all'unità di intenti dei sardi e dei rappresentanti in questa Assemblea del popolo sardo. Ha detto di rivolgere un appello all'intero Consiglio perché valuti la proposta che ha avanzato, la quale a noi pare, al di là di ogni ragionevole considerazione che si possa fare sulle varie opportunità, che meriti di essere riflettuta e valutata, criticamente valutata.
Dice il Presidente che noi oggi siamo di fronte a un fatto nuovo determinato dall'iniziativa che è stata adottata di discutere finalmente in Consiglio, non genericamente, dell'esigenza delle riforme o anche della redazione del nuovo Statuto, quindi di arrivare al tema. Il tema però è ancora da svolgere. Abbiamo di fronte a noi due strade in partenza, una è che questo Consiglio inizi e concluda, svolgendo così interamente il tema, l'altra strada è che questo Consiglio compia interamente il suo dovere, assolva le sue funzioni istituzionali, ipotizzando anche altri strumenti di arricchimento, di collegamento, di rafforzamento di una elaborazione di una proposta, di una rivendicazione che può essere, dice il Presidente, dal nostro punto di vista, anche l'Assemblea costituente.
Badate, noi abbiamo così colto questo assunto, perché così grosso modo è stato esposto, grosso modo nel senso che l'esigenza di sintesi non tiene conto della maggiore articolazione che era contenuta in quell'intervento; però ad una proposta nuova noi riteniamo che non sia tenuta a rispondere eventualmente solo l'opposizione, ad una proposta nuova che muove non dai banchi della Giunta ma dal Presidente della Regione e della Giunta, io credo che sia innanzitutto obbligata a rispondere la maggioranza nel suo insieme.
Con ciò non voglio dire che nell'intervento del Presidente della Giunta noi abbiamo riscontrato una rispondenza con il nostro assunto, stiamo dicendo invece che abbiamo trovato una diversità non solo di accenti e di tono, ma anche di contenuto, e che il Consiglio intero quindi è tenuto a valutare ed approfondire questa diversità di contenuto.
Anche il problema della partecipazione è stato esposto in termini più maturi, politicamente più validi. Il tema della partecipazione popolare non è stato demandato ad uno strumento alto ed unico, l'eventuale Costituente, ma si è opportunamente richiamata la necessità di un arricchimento, di una partecipazione reale della cultura politica, della cultura e basta, della società che costituisce l'entità "popolo" alla quale ci richiamiamo, cioè della società reale nelle sue articolazioni, tutta la società, non solo i ceti medi o le forze intermedie, come qualcuno ha detto, il popolo è uno ed è nel suo insieme che va considerato, con le diversità e i contrasti esistenti al suo interno attraverso mediazioni e sintesi si pervenga alla individuazione di un interesse generale che tocchi tutti.
Siccome anche le battute ci sono state di aiuto per chiarire il concetto, noi intravediamo, in questa rappresentazione, delle novità e non abbiamo inteso che la partecipazione popolare si riduca al corteo intorno al principe, intendo al principe delle balene, al quale principe delle balene poi si offrono i migliori pesci dello stesso mare, in dono, in omaggio, ed anche la laurea honoris causa perché protegge le balene. Non ci riferiamo a quel principe della contraddizione di questa moderna società e di questo potere così esercitato, ma all'idea di moderno principe, cioè il popolo sovrano, sovrano perché decide, e decide perché è consapevole, quindi è cosciente, sa quello che vuole per cui decide in ragione dei suoi complessivi interessi.
In conclusione, se in questa fase del dibattito e di questo confronto aspro per molti versi, però davvero, devo dire, partecipato non solo per il numero degli interventi ma anche per le indicazioni molteplici che si sono date, si può segnare un elemento sia pure insufficiente di novità, allora può concludersi questa riunione del Consiglio con i tre ordini del giorno annunciati che registrano puramente le posizioni più lontane anziché ipotizzare almeno le posizioni più vicine? O non è pensabile…
PRESIDENTE. Alcuni secondi ancora, onorevole Cogodi, la prego però di concludere.
COGODI (R.C.). Sì grazie, ho concluso. Rivolgevo a me e al Consiglio una domanda conclusiva: non è pensabile che invece una pausa non lunga, brevissima, di riflessione, per raggiungere l'obiettivo di una possibile diversa conclusione del confronto che deriva proprio da questa diversità di accenti ed anche di articolazione di ragionamento, possa essere di aiuto al Consiglio, non in omaggio a una unitarietà astratta, ma in ragione della salvaguardia degli interessi principali, supremi (si può dire questa parola ogni tanto) del popolo sardo, quello vero?
PRESIDENTE. Sono stati presentati tre ordini del giorno. Se ne dia lettura.
MANCA, Segretario:
Ordine del giorno Sanna Giacomo - Scano - Deiana - Dettori - Manca - Pacifico sull'inserimento nella programmazione dei lavori del Consiglio delleproposte di legge nazionale per l'istituzione dell'Asemblea costitutente della Sardegna. (1)
IL CONSIGLIO REGIONALE
PRESO ATTO dell'ampio e serio dibattito sviluppatosi in aula sulla base delle mozioni presentate sul tema della revisione dello Statuto Speciale della Sardegna;
CONSIDERATO che sono state da tempo presentate quattro proposte di legge nazionale per l'istituzione della Assemblea Costituente della Sardegna;
SOTTOLINEATA l'esigenza che, insieme allo svolgimento e al dispiegamento del dibattito sugli indirizzi e i contenuti della revisione statutaria, si definisca il tema del percorso e dello strumento,
decide
di inserire nella programmazione dei lavori la discussione delle quattro citate proposte di legge, con l'avvio immediato della discussione nella Prima Commissione e l'inizio del dibattito in aula, anche nel caso di non definizione in Commissione, entro e non oltre il 31 luglio 2001.
Ordine del giorno Corona - Murgia - Fois - Contu - Randazzo - Vargiu - Capelli sull'esame immediato da parte della Commissione competente delleproposte di legge nazionale sull'istituzione dell'Asemblea costitutente della Sardegna. (2)
Il Consiglio regionale
Al termine del dibattito sulle mozioni n. 43 e n. 44
ricordato che sono state presentate quattro proposte di legge nazionale per l'istituzione di un'Assemblea Costituente del Popolo Sardo per il nuovo Statuto della Sardegna;
preso atto che è stato richiesto, ai sensi dell'art. 100 del Regolamento, l'inserimento nella programamzione dei lavori delle dette proposte di legge;
delibera
di invitare la Commissione competente ad iniziare immediatamente l'esame delle proposte di legge nazionali e di fissare il dibattito in Aula entro e non oltre il 31 luglio 2001.
Ordine del giorno Cugini - Fadda - Granella - Balia - Cogodi sulle conclusioni del dibattito per la modifica dello Statuto Speciale della Sardegna (3)
IL CONSIGLIO REGIONALE
VISTI gli esiti del dibattito consiliare sulle mozioni nn. 43 e 44, riguardanti i temi della riforma dello Statuto Speciale;
CONSIDERATO che lo stesso dibattito ha evidenziato l'esigenza di accompagnare le scelte sugli strumenti di riforma all'approfondimento ed alla discussione sui contenuti della stessa,
si impegna e impegna, altresì, il Presidente
a) a inserire nella programmazione bimestrale del Consiglio in accordo e attraverso il confronto della Confeernza dei Presidenti dei gruppi, una sessione straordinaria del Consiglio regionale volta ad approfondire il dibattito sui contenuti del nuov Statuto, articolandola attraverso is eguenti argomenti:
1) progetto di rinascita e insularità
2) identità e sovranità
3) partecipazione poplare e strumenti elettivi
4) qualità sociale ed ambientale dello sviluppo.
b) a voler successivamente, e comunque entro il mese di settembre, riconvocare il Consiglio regionale per le decisioni e le determinazioni necessarie a concretizzare, anche alla luce delle proposte e disegni di legge presentati, il migliore e più appropriato itinerario di definizone del nuovo Statuto sardo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Sanna Nivoli. Ne ha facoltà.
SANNA NIVOLI (A.N.). Sono stati letti tre ordini del giorno che credo siano stati elaborati in tempo, ma io personalmente non ho avuto la fortuna e l'opportunità di averli sotto i miei occhi. Sono stati letti molto attentamente dal collega Segretario, ma molte cose mi sono sfuggite. Se si deve intervenire nel merito, decidere, votare, non votare, sarebbe opportuno che questi documenti preziosi per l'Aula siano a disposizione per una lettura diretta da parte di tutti i consiglieri.
PRESIDENTE. Onorevole Sanna, poichè gli ordini del giorno devono essere illustrati, durante la loro illustrazione, procederemo senz'altro a distribuirne copia, se già non è stato fatto. Mi dicono che è stato già fatto, forse non è stato distribuito a lei chissà per quale ragione, le chiediamo scusa, provvediamo subito.
Procediamo adesso all'illustrazione dell'ordine del giorno numero 1. Preciso che, se tale ordine del giorno venisse approvato, decadrebbe la richiesta di applicazione dell'articolo 100 del Regolamento, precedentemente avanzata dal consigliere Sanna Giacomo, primo firmatario di questo ordine del giorno.
Per illustrare l'ordine del giorno numero 1 ha facoltà di parlare il consigliere Sanna Giacomo.
sanna gIACOMO (Gruppo Misto). Intervengo molto brevemente, signor Presidente, per dire che l'ordine del giorno è frutto del dibattito in questi giorni affrontato in Aula e ricerca, come richiamato anche in questi ultimi interventi, una unità, nel discorso complessivo, pur con le differenze che però hanno contraddistinto le diverse parti che hanno partecipato allo stesso dibattito. Faccio presente che, anche se a volte ci si distrae, se a volte si pensa di non aver afferrato per intero, dopo una serie di interventi piuttosto lunghi che si sono succeduti, non si può però travisare la realtà delle cose. Qua c'è una differenza netta tra chi vuole l'Assemblea costituente del popolo sardo e chi vuole invece intraprendere un altro percorso, diverso, al di fuori dell'Assemblea costituente del popolo sardo. Sono posizioni differenti e rispettabilissime che si confrontano, però alla fine quest'Aula dovrà pur prendere una decisione a prescindere da numeri, dal valore democratico degli stessi, dal significato reale.
Ciò che avviene fuori da quest'Aula non può non interessarci. Abbiamo detto tante volte che era necessario aprirsi alla gente, al fermento che - al di fuori di quest'Aula - da tempo viene manifestato; quindi non si può far finta di non sapere, di non vedere, di non ascoltare, questa è la realtà delle cose e a questa realtà ci riferiamo. L'abbiamo fatto da tempo, presentando dei progetti di legge nazionale: uno dalla Giunta, due dai consiglieri dell'opposizione e uno da parte dei consiglieri della maggioranza stessa.
Non è quindi un problema di maggioranza o opposizione, non può essere svilito un progetto come questo in un discorso strumentale di maggioranza ed opposizione, perché in questo modo non gli si riconosce il giusto significato e, per quanto mi riguarda, è anche un venir meno alla storia del mio Partito, a ciò che - su questo tema - il Partito Sardo d'Azione, e non solo, da anni va richiamando come una vera ed essenziale necessità, cioè ricontrattare, riscrivere un patto tra noi Regione sarda e lo Stato centrale. Questa esigenza è evidente e da tutti condivisa, mentre ci contraddistingue il modo attraverso il quale dobbiamo arrivarci. Non credo che questo ci possa dividere, sarebbe strumentale, come strumentale è il richiamare le responsabilità di chi ha amministrato prima e non ha agito, di chi sta amministrando oggi e non sta agendo. Questo è il modo strumentale per non arrivare a concretizzare un discorso che ormai è arrivato al limite, al limite perché la spinta che sta ricevendo dall'esterno è talmente consistente da non consentire più qualsiasi tipo di rinvio, a questo ci siamo riferiti, nel formulare sia questo ordine del giorno e sia la richiesta di applicare l'articolo 100 del Regolamento. Presidente, quelle leggi dal 1999 al 2000 sono in Commissione. Io non vado a ricercare i motivi per cui dalla Commissione non si sono mosse per attribuirne a qualcuno le responsabilità, prendo atto che non si sono mosse.
Io faccio un discorso che riguarda l'intera Sardegna su un progetto che necessariamente deve trovare gambe senza preclusioni ideologiche e di schieramento. Sarebbe altrimenti troppo riduttivo, vorrebbe dire continuare a non fare niente, a non predisporre riforme con qualsiasi tipo di maggioranza governi questa Regione; a questo non ci stiamo. Riteniamo che ormai i tempi siano maturi e i tempi stessi che abbiamo posto nell'ordine del giorno lo dimostrano. Noi non vogliamo né esautorare la Commissione dalla sua competenza, cioè dal poter esitare le quattro proposte di legge, nè vogliamo esautorare l'Aula che, a pieno titolo, deve recuperare il ruolo per esercitare il quale ogni singolo consigliere è stato votato ed eletto, cioè rappresentare parte del popolo sardo; ma dobbiamo fissare un termine breve. Il 31 luglio credo che sia un termine più che accettabile. Se qualcuno è preoccupato per il fatto che, in presenza di quattro proposte potrebbe essere difficile entro quel termine redigere un testo unificato, io non credo, anzi ritengo che i presentatori delle proposte di legge siano in grado, anche in uno spazio di tempo piuttosto breve, di far pervenire a quest'Aula un testo unificato utilizzando gli strumenti consentiti dal Regolamento, siano essi emendamenti, o qualsiasi altro si voglia individuare, per risolvere il problema. Le difficoltà se ci sono, si affrontano, si risolvono, ma ci vuole quella unità di intenti che molte volte è venuta meno; pertanto il richiamo ai tempi credo che sia doveroso da parte mia e da parte di tutti i firmatari dell'ordine del giorno. Arrivati a questo punto, l'Aula non può non dibattere un tema di così grande importanza.
Per quanto riguarda i contenuti, chi ha voluto intraprendere un'altra strada, perseguire un altro progetto, li sta evidenziando da due giorni; mentre noi abbiamo evidenziato dal primo giorno di presentazione i contenuti della nostra proposta; questo non vuol dire che chi non l'ha fatto non sia in grado di discutere dei contenuti all'interno di quest'Aula, così come l'ha fatto da tempo fuori da quest'Aula; è in grado di farlo a pieno titolo, consapevole anche dell'importanza del tema e della responsabilità che grava su tutti noi dentro quest'Aula. Non si tratta di discutere di un fatto occasionale, non si tratta di decidere un qualcosa che si fa ogni pochi giorni, stiamo parlando dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna; non ci possiamo chiudere in quest'Aula, non possiamo essere noi a innalzare degli steccati o a costruire un recinto che sarebbe solo penalizzante verso chi all'esterno attende e vuole partecipare attivamente, in modo democratico e costruttivo, alla riscrittura di un patto tra la Regione sarda e il Governo centrale.
PRESIDENTE. Per illustrare l'ordine del giorno numero 2, ha facoltà di parlare il consigliere Vargiu.
VARGIU (Patto Segni-Rif. Sardi). Presidente, colleghi consiglieri, i firmatari dell'ordine del giorno numero 2 hanno voluto raccogliere in un documento che, come i colleghi hanno potuto aver modo di leggere, è estremamente scarno ed essenziale, gli esiti del dibattito che si è svolto tra ieri ed oggi in quest'Aula. Un dibattito, opportunamente promosso, sulla riforma dello Statuto in cui abbiamo avuto modo di ascoltare con estrema attenzione opinioni talvolta anche diversificate in maniera netta da parte di tutti i consiglieri presenti.
Credo che uno degli argomenti fondamentali, sui quali si sia arrivati a discutere, sia sostanzialmente quello riguardante lo strumento attraverso il quale la volontà riformista può essere attuata. Si è sottolineato da più parti che lo strumento non è separato dai contenuti, perché assai spesso la scelta dello strumento consente poi di dare ad essi attuazione. La volontà di arrivare a una riforma sostanziale delle leggi che regolano i rapporti dei Sardi tra loro e tra la Sardegna e le istituzioni di riferimento nazionali e europee è emersa dal ragionamento che tutti quanti i colleghi, che sono intervenuti nel dibattito, hanno svolto in Aula. Crediamo che, intorno alla volontà di trovare degli strumenti di modifica del Regolamento, si possa andare avanti insieme allargando i margini del consenso che non possono essere, lo abbiamo sottolineato in più riprese, margini che dividono il centrodestra dal centrosinistra, ma al più sono quelle linee di demarcazione che separano i progressisti dai conservatori, intendendo con ciò che chi individua strumenti inadeguati probabilmente intende conservare, chi individua degli strumenti adeguati, e siamo qui per discutere quali sono, vuole cambiare e, a pieno titolo, può essere incluso nell'ambito del fronte progressista.
Quindi, noi crediamo che oggi, per rispondere a diverse sollecitazioni che sono pervenute in questa Aula, anche e soprattutto da parte dei Gruppi che rappresentano la maggioranza consiliare, sia fondamentale dimostrare positivamente che le riforme si intende realizzarle sul serio, quindi che non rimarranno un mero tema di dibattito sui giornali o da rievocare in modo rituale in questa Aula.
Raccogliendo la proposta del collega Sanna, credo che forse la cosa più giusta da fare, come noi proponiamo attraverso questo ordine del giorno, sia fissare dei tempi certi all'Aula per la discussione delle proposte di legge, che riguardano l'istituzione dell'Assemblea costituente, che sono da diverso tempo all'ordine del giorno della Prima Commissione.
Quindi, noi intendiamo proporre all'Aula, alla quale chiediamo di votare, che si possano definire dei tempi certi, entro i quali le proposte di legge sulla Costituente arrivino in Consiglio; che l'Aula si esprima, in maniera sovrana, su di esse, speriamo su un testo unificato, e si consenta quindi di iniziare quel percorso lungo e faticoso a cui questo Consiglio regionale è chiamato, a nome dei cittadini sardi che lo hanno eletto. Questo perché la proposta di legge di Costituente sarda si traduca in una realtà concreta, uscendo dal campo dei legittimi sogni e aspettative.
PRESIDENTE. Per illustrare l'ordine del giorno numero 3, ha facoltà di parlare il consigliere Cugini.
CUGINI. (D.S.). Io, prima di dare la patente di conservatore, su questo argomento, a qualunque collega dell'Aula, ci penso dieci volte perché (prima mi sono intrattenuto brevemente sulle evoluzioni che ci sono state tra le forze politiche italiane)io non credo che, prima di discutere nel merito, si possa dire chi è conservatore e chi è progressista. Mi pare che il dibattito abbia evidenziato l'esigenza che tutti ci collochiamo sulla linea dei progressisti, e noi ci siamo ormai, mi pare, da tantissimo tempo.
Il nostro ordine del giorno, se mi limitassi a fare una battuta, come qualche volta mi capita, potrei dire che è stato illustrato dal Presidente Floris, perché mi pare che abbia condiviso pienamente l'esigenza, che noi abbiamo espresso per iscritto, di aprire un confronto, in quest'Aula, per proporre contenuti da inserire nel nuovo Statuto, mettendo così in evidenza che c'è bisogno di un nuovo Statuto, perché il livellamento delle competenze, trasferite dal Governo nazionale alle Regioni, ha fatto diventare anche le Regioni a Statuto speciale fortemente ordinarie.
I contenuti del nuovo Statuto vanno portati in discussione, e noi vogliamo fare in modo che il lavoro della Commissione sia preceduto ed affiancato da un dibattito in quest'Aula. Per questo noi abbiamo proposto quattro punti di discussione, ma non perché il nuovo Statuto si comporrà solo dei quattro punti che noi mettiamo in evidenza, ma perché riteniamo che il confronto di merito sul nuovo Statuto sia il punto di incontro di questa Aula. Fino adesso ci sono valutazioni diverse sullo strumento, sapendo - perché non dobbiamo fingere di non sapere - che lo strumento non è un fatto neutro. Lo strumento è la chiave della possibile soluzione; da qui la nostra resistenza alla proposta di istituire l'Assemblea costituente. Riteniamo che essa non colga l'obiettivo che noi vogliamo proporre all'attenzione, su questo non concordo con il Presidente Floris, il quale però ha lasciato aperto uno spiraglio.
Allora se c'è questa volontà, noi possiamo senz'altro concordare sul fatto che si tenti ancora di trovare un punto di incontro. Noi, come centrosinistra, concordiamo sul fatto che si esamini la proposta del Presidente Floris per trovare un punto di incontro sulle procedure da proporre all'attenzione di questo Consiglio, già dai prossimi giorni, perché se guardiamo i testi, e se eliminiamo dai testi, per un attimo, il riferimento all'Assemblea costituente, vediamo che essi propongono l'urgenza, tutti e tre, propongono l'esigenza del dibattito, tutti e tre; durante la discussione, noi abbiamo detto che le Commissioni competenti devono lavorare sui testi.
La cosa che mi sembra un tantino più difficile è quella che ha introdotto il collega Sanna prima, dicendo che, da parte dei proponenti, vi è la disponibilità a concordare un testo unificato anche con la Giunta. Questo già introduce un elemento che non è in discussione adesso, che potrà essere in discussione quando l'argomento si discuterà, perché è possibile, lo hanno già detto i colleghi, che si debba discutere anche un nostro testo; possiamo già dire che il nostro testo non potrà essere coordinato con quello della Giunta, perché è un testo alternativo. Invece Sanna dice che, a suo avviso, esiste la possibilità di tale coordinamento; questo è un passo che, se non spiegato, introduce un'ambiguità che è stata presente nel dibattito, ma che politicamente andrà ripresa. Può essere una fissazione, ma siccome io sono uno che sa rinunciare alle fissazioni, se questo punto mi viene spiegato, sarò senz'altro disponibile ad accogliere tale interpretazione; per il momento, io rimango fermo a ciò che ho sentito. Quindi conseguentemente, nell'illustrare la nostra indicazione alternativa a quella della Giunta, devo evidenziare chiaramente la nostra posizione.
Io sono d'accordo, noi come centrosinistra siamo d'accordo, che il nuovo Statuto debba dare soprattutto nuova soggettività alla Sardegna, si dice, lo diciamo noi, ma lo voglio sottolineare, nel rispetto dell'unità del Paese. Lo diciamo tutti? Verificheremo. Però noi lo diciamo in partenza. Poi noi diciamo: c'è l'esigenza che, nel processo del nuovo Statuto, si faccia il passo in avanti che la cultura sarda ormai reclama perché i Sardi diventino cittadini italiani, cittadini europei ed assieme diventino popolo sardo; nella nostra visione, la Sardegna (per la competenza che lo Statuto dovrà ad essa assegnare) dovrà diventare Stato. Siamo tutti d'accordo? Verifichiamolo. Questo lo dico per i colleghi di Alleanza Nazionale: quale sarà il punto di incontro nella discussione? Io sono sardo, italiano, europeo; nato in Sardegna da padre italiano e da madre gallurese, quindi ho nel sangue i diversi momenti originari. Penso che, se noi lo affrontiamo nel merito, possiamo portare a conclusione l'argomento. Quindi penso, accogliendo la proposta del Presidente Floris, che il Presidente del Consiglio potrebbe convocare una rapida Conferenza dei Capi Gruppo per vedere se si trova quel punto di incontro che noi abbiamo cercato di proporre alla vostra attenzione.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sui tre ordini del giorno, ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
MASALA (A.N.), Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. La Giunta si rimette all'Aula.
PRESIDENTE. Allora prima di procedere alla votazione, se è opportuno convoco una breve Conferenza, pochi minuti.
(Interruzioni)
DETTORI (D.S.). Riprendiamo alle 16 e 30.
PRESIDENTE. Credo che con qualche minuto possiamo cavarcela e magari chiudere i lavori in mattinata. Ormai siamo in dirittura d'arrivo. Convoco la Conferenza dei Capigruppo. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 46, viene ripresa alle ore 14 e 07.)
PRESIDENTE. Chiedo agli onorevoli Balia e Cogodi se le mozioni si intendono ritirate, visto che sono stati presentati gli ordini del giorno.
CUGINI (D.S.). Vengono sostituite dagli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Allora, ci comunicano che le due mozioni sono ritirate, pertanto procediamo alla votazione dei tre ordini del giorno, per alzata di mano.
Metto in votazione l'ordine del giorno numero 1.
Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (D.S.). Chiedo scusa, solo due minuti per una rapida dichiarazione di voto. Per dire che io avverto, in tutta sincerità, qualche disagio, che non dipende dal fatto che ci sono opinioni diverse, come spesso accade - è normale, siamo adulti - nello schieramento di cui io faccio parte, ma perché nel corso della discussione hanno preso via via peso argomenti e temi che sono, a mio giudizio, un po' distorcenti rispetto alla sostanza della discussione che stiamo facendo.
Allora, per essere molto chiari, io non capisco perché il dibattito sulla revisione dello Statuto, che è una cosa grande, debba essere inquadrato nello schema della disfida sul Presidente della Giunta; non lo capisco. Io non voglio essere arruolato né in un'armata, né nell'altra, il problema Pili-Floris non mi riguarda, per essere molto chiaro.
Secondo, non si tratta nemmeno di un conflitto tra centrodestra e centrosinistra. La situazione, com'è del tutto chiaro, anche se c'è chi non vuol vedere, anche questo comprendo, è diversa; non c'è dubbio che la maggioranza dei consiglieri del centrosinistra abbia una posizione, ma dentro il centrosinistra ci sono posizioni differenti. Ho naturalmente ascoltato il dibattito e, anche a nome degli altri due firmatari della proposta di legge di cui sono il primo firmatario, sento di ringraziare gli amici e i compagni del centrosinistra che hanno avuto l'intelligenza e la sensibilità di comprendere; questo è un fatto di civiltà ed anche di intelligenza politica. Non ringrazio invece coloro, pochi per fortuna, che non hanno compreso, sto sempre parlando del centrosinistra, credo che abbiano, diciamo, esigenza, come tutti sempre l'abbiamo, di sviluppare la riflessione su come si conduce, su una grande questione, una discussione ed anche una legittima battaglia politica.
Esprimo un'ultima considerazione di merito rapidissima, badate, io tengo molto a questo tema "Assemblea Costituente o non Assemblea Costituente"; secondo me, il centro della discussione è la modifica dell'articolo 54 dello Statuto. Perché se non si modifica tale articolo con legge costituzionale, per la quale è necessaria la doppia approvazione, il sistema sardo ha due poteri: il primo è quello di presentare proposte, il secondo è quello di partecipare ad un referendum consultivo. Se qualcuno si accontenta di questo: auguri!
Io credo invece che tutti, sostenitori e non dell'Assemblea Costituente, dovremmo proporre che il Parlamento modifichi l'articolo 54, se vogliamo avviare davvero una discussione forte sul merito e non solo sullo strumento.
Infine voglio dire che un costituzionalista che opera in Sardegna, un amico che la pensa diversamente da me sull'Assemblea Costituente, ma che rispetta naturalmente questa posizione pur non condividendola, mi ha detto: "C'è un elemento di romanticismo nella posizione vostra e di chi sostiene l'Assemblea Costituente, perché pensate che attraverso l'Assemblea si possa innescare un grande moto profondo di rinnovamento intellettuale morale e civile della Sardegna.". Gli ho risposto che non considero un peccato avere un elemento di romanticismo, a volte si muove la storia in questo modo, però la proposta è razionale e solida sul piano politico e sul piano tecnico-giuridico. Naturalmente voterò a favore di questo ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Chiedo la votazione nominale di tutti gli ordini del giorno, chiaramente utilizzando il sistema elettronico.
PRESIDENTE. Va bene, quindi voteremo con il sistema elettronico.
Onorevole Cugini, mi dicono che, per Regolamento, la sua richiesta deve essere sostenuta da altri sette colleghi.
(I consiglieri Calledda, Balia, Demuru, Falconi, Ibba, Marrocu e Masia appoggiano la richiesta.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DEIANA - DETTORI - DIANA - FANTOLA - FLORIS - FOIS - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PACIFICO - PIANA ? PILI - PILO - PIRASTU - PISANO - PITTALIS - RANDAZZO - RASSU - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SATTA - SCANO -SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - FADDA - FALCONI - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI ? CARLONI - FRAU.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 70
votanti 67
astenuti 3
maggioranza 34
favorevoli 45
contrari 22
(Il Consiglio approva)
Per ciò che riguarda l'ordine del giorno numero 2, avendo l'identico dispositivo e quindi trattando la stessa materia nello stesso modo, si ritiene assorbito dal primo in quanto il Consiglio non può esprimersi due volte o in maniera diversa sullo stesso argomento. Su cosa vuole parlare, onorevole Cogodi?
COGODI (R.C.). Sul numero 2 che viene messo in votazione.
PRESIDENTE. No, l'ordine del giorno numero 2 è decaduto in quanto praticamente assorbito dal primo. Avendo votato il primo ed essendo il dispositivo uguale non si vota il secondo.
SPISSU (D.S.). Si vota per parti.
CUGINI (D.S.). Presidente, non è uguale.
PRESIDENTE. Scusate un momento, nessuno ha chiesto l'abbinamento dei due ordini del giorno, io ho ritenuto per ovvietà politiche di non doverli abbinare. E` stato votato il primo e poiché il Consiglio non può deliberare due volte sullo stesso argomento, il secondo non si vota, decade.
Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Così è difficile fare riforme e anche riformine. Gli ordini del giorno sono diversi, poi se vogliamo discutiamo come e perché sono diversi, così sono stati recepiti, così sono stati presentati, così sono stati distribuiti. Pochi minuti fa, in Conferenza dei Capigruppo, il Presidente del Consiglio che presiede in questo momento ha espresso una opinione diversa. Gli abbiamo chiesto se l'ordine del giorno numero 1 e l'ordine del giorno numero 2 coincidevano, ci è stato risposto di no.
E` stato detto no, perché hanno diversa formulazione, poi, è stato aggiunto, per un'esigenza politica di avere due ordini del giorno, tant'è che, anche se si assomigliano molto, li hanno presentati distinti intendendo così che i due ordini del giorno si mettevano in votazione. In ogni caso non sono identici.
Il dispositivo è una cosa, l'esposizione è un'altra. L'esposizione, essendo finalizzata ad illustrare motivazione, illumina il dispositivo spiegando il nesso tra premessa e conseguenza e se la stessa conseguenza è imputabile ad una premessa diversa anche la conseguenza è diversamente illuminata. Quindi sono due ordini del giorno diversi.
PRESIDENTE. Così, onorevole Cogodi, la sua richiesta è accettabile. Ciò che ho detto nella Conferenza è che i due dispositivi sono uguali, anche se naturalmente il percorso per arrivare ai dispositivi è diverso, e ho anche detto - e l'ho ripetuto qua - che, per ovvie opportunità politiche, non li avremmo abbinati. Adesso mi pare corretta la sua interpretazione, di conseguenza corretto votare il percorso, quindi il preambolo alla delibera, essendo questo diverso.
Allora possiamo votare per l'ordine del giorno numero 2 solamente il preambolo senza il dispositivo. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Chiedo la votazione a scrutinio segreto sul preambolo.
PRESIDENTE. Sul preambolo è stata chiesta la votazione a scrutinio segreto.
Ha domandato di parlare il consigliere Selis. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Al di là delle perplessità sul fare queste discussioni tutto sommato non di grande rilevo per quello che mi riguarda, erano tutti e tre ordini del giorno che si potevano comporre perché sono di carattere organizzativo, però mi pare di capire che i dispositivi del primo e del secondo hanno una differenza sostanziale riguardante il momento di avvio dell'esame delle proposte di legge nazionali in Aula, in quanto il primo prevede che alla scadenza del termine i progetti di legge siano posti all'ordine del giorno anche qualora l'istruttoria da parte della Commissione non sia conclusa; il secondo prevede che comunque la Commissione debba preventivamente approvare il testo unificato Francamente non mi appassiona questo dibattito, è un problema che vedrà il Presidente, io avrei trovato una composizione più semplice sull'organizzazione dei lavori, per me anche prima del 31 luglio, ma ribadisco che ritengo le due proposte nettamente diverse, quindi chiedo che, qualora non venga messo in discussione, questo ordine del giorno sia ritirato dai proponenti o messo in votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Selis, anche gli Uffici mi confermano che, con gl'approvazione del primo ordine del giorno, abbiamo già definito questo aspetto.
SELIS (Popolari-P.S.). Non perché sono uguali.
PRESIDENTE. L'unico effetto che si potrebbe produrre, nel caso non ci fosse un voto contrario sul secondo ordine del giorno, sarebbe la modificazione della decisione che il Consiglio ha già assunto; poiché questo non è possibile, ritengo giusto votare il preambolo, così come è stato richiesto.
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto, con procedimento elettronico, del preambolo dell'ordine del giorno numero 2.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 65
votanti 62
astenuti 3
maggioranza 32
favorevoli 38
contrari 23
nulli 1
(Il Consiglio approva)
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BIANCAREDDU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI -? PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore ? SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI ? PACIFICO ? PIANA.)
Passiamo all'ordine del giorno numero 3. Ha domandato di parlare il consigliere Selis per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SELIS (Popolari-P.S.). Una dichiarazione di voto per fare due o tre considerazioni. Intanto mi rendo conto che il dibattito si è soffermato molto sull'Assemblea costituente, sono stati espressi pareri favorevoli e contrari, personalmente il parere l'ho già espresso, ma lo esprimerò meglio quando saranno esaminate le proposte di legge in Aula, perché oggi non si sa esattamente di che cosa parlare in quanto le proposte sono notevolmente diverse e io, con motivazioni differenti, sono contrario a tutte e quattro. Potrebbero esserne presentate anche altre e, comunque, si potrebbe aprire un dibattito e un confronto.
Ma non ho preso la parola per dire questo, voglio invece sottolineare che questa sessione costituente (aperta, come è stato riconosciuto dalla stesso Presidente della Giunta, o meglio provocata da una mozione presentata dall'opposizione) avrebbe richiesto un atteggiamento, un clima e una cultura di maggiore attenzione reciproca. Se è vero, come avete detto tutti, maggioranza ed opposizione, che le riforme non sono né di destra, né di sinistra, né di centro, e che bisogna trovare il massimo di unità; e se è vero che non è detto che questo massimo di unità si trovi sullo strumento "Assemblea costituente", a me sembra quanto meno paradossale non fare uno sforzo di dialogo e di attenzione reciproca almeno sui percorsi.
I tre ordini del giorno sono molto simili, non capisco su che cosa ci si divida, e mi sembra strano, lo dico con grande perplessità e con grande preoccupazione, che il clima che si sta ingenerando in quest'Aula sia un clima di scontro, non tanto sui contenuti alti delle riforme, ma sulle banalità, sulle cose organizzative, sui giorni. Chi vuole rompere questo dialogo e chi vuole portarci alla discussione di temi così ampi, con il massimo di esasperazione e di conflitto, faccia pure. Io credo che dovremmo, al di là delle parole, trovare il massimo di serenità, che non significa di unità, perché concordiamo sul fatto che su alcuni temi ci troviamo su posizioni profondamente diverse. Quello che voglio dire però è che sull'organizzazione dei lavori, che viene evocata dagli ordini del giorno, noi potevamo trovare una maggiore unità.
E` evidente, l'abbiamo detto nel dibattito, che la maggioranza, la maggioranza numerica non politica perché è formata da diverse componenti, ha i numeri per approvare in Commissione e in Aula i progetti di legge che riguardano l'Assemblea costituente o altro, i quali appena approvati, o prima, secondo una programmazione bimestrale, dovranno essere inseriti all'ordine del giorno del Consiglio. Ricordo però al Presidente del Consiglio, e a tutti noi, che la programmazione bimestrale è prevista anche per tutelare le opposizioni, e quindi mentre chiedo che il Presidente del Consiglio, ai sensi dell'articolo 23 del Regolamento, nei prossimi giorni si attivi per definire la programmazione bimestrale, chiedo che, si inseriscano, oltre i progetti di legge sia che la Commissione li istruisca o no, anche gli argomenti che, con l'ordine del giorno numero 3, l'opposizione sta chiedendo di discutere. Cioè non si vuole altro che approfondire il dibattito, ridare centralità al Consiglio, discutere su come il Consiglio, al di là delle cose che ci dividono, possa trovare anche qualche posizione unitarie su argomenti quali il coinvolgimento della società sarda nelle sue articolazioni sul problema delle riforme.
Per questo, nell'annunciare il voto favorevole all'ordine del giorno numero 3, chiedo al Presidente del Consiglio di attivarsi per la programmazione dei lavori e mi auguro che si crei un clima diverso in quest'Aula per le riforme e non solo.
PRESIDENTE. Solo per sua informazione, onorevole Selis, noi stiamo già procedendo a predisporre la programmazione per il mese di luglio, ho anche detto che un quarto dello spazio, come previsto dal Regolamento, è dà assegnare alle opposizioni, siamo in sede di formazione del programma, ieri la Giunta ci ha fatto pervenire le sue priorità, terremo conto anche delle richieste che lei adesso ha fatto per conto dell'opposizione.
Ha domandato di parlare il consigliere Scano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
scano (D.S.). Chiedo scusa se devo riprendere la parola, ma semplicemente perché ho il compito di annunciare l'astensione, su questo ordine del giorno, dei consiglieri regionali firmatari della proposta di legge di cui io sono il primo firmatario.
La motivazione dell'astensione è questa: è vero che non si può discutere del metodo senza discutere del merito,ma questa è una parte della verità. Non si può nemmeno discutere del merito senza discutere del metodo in momenti e su argomenti come questo. Voglio dire che nel metodo, nel percorso, nella procedura c'è un pezzo di merito. Quindi esprimo apprezzamento per il forte accento che c'è in questo ordine del giorno sulla necessità di un dibattito profondo sugli indirizzi e i contenuti della riforma, però noi abbiamo questa riserva. Il metodo non è indifferente rispetto al merito, le due cose vanno intrecciate, questo dovremo fare nel percorso che abbiamo di fronte. Oggi, dopo una bella discussione, il Consiglio ha dato un segnale chiaro sui tempi e sul metodo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Salvatore Sanna per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
Sanna Salvatore (D.S.). Naturalmente annuncio il mio voto favorevole all'ordine del giorno che scaturisce dalle due mozioni che sono state presentate e mi pare che vada ribadito ulteriormente che - lungi da tutte le affermazioni che ho sentito fare nell'Aula in questi due giorni da parte di quei colleghi che appunto sottovalutavano la mozione - queste due mozioni hanno ottenuto un risultato importante, quello di stanare gli imboscati che hanno fatto di tutto, dopo aver presentato le proposte di legge, per non farle esaminare ed approvare né in Commissione, né in Aula. Naturalmente faceva molto più comodo stare in questa situazione di stallo e continuare a pontificare e a parlare dai giornali, da altre tribune ed utilizzare questo argomento interessantissimo per lotte interne di schieramento o anche per tentare aggregazioni transgeniche di maggioranze improbabili.
Le nostre due mozioni hanno sostanzialmente fatto chiarezza, nel senso che hanno sgombrato il campo e dai prossimi giorni la Commissione inizierà l'esame dei progetti di legge. Questa proposta io l'ho avanzata in Commissione a gennaio di quest'anno, Presidente Nuvoli, come risulta dai verbali dei lavori di Commissione; non è servita perché non c'era assolutamente nessuna volontà di discutere.
Bene, adesso entriamo nel merito. Naturalmente la maggioranza che governa la Regione si distinguerà sicuramente per far mancare il numero legale, perché tanto in Aula ci arriviamo lo stesso. Avete brillato in tutto questo periodo anche in Prima Commissione nella quale di fatto non si poteva lavorare perché non garantivate il numero legale, continuerete ad agire nello stesso modo, ne sono sicuro anche perché, in tutti i casi, arriviamo all'Aula il 31 luglio. Ma poi il 31 luglio cosa facciamo? Andiamo in vacanza? Chiudiamo il Consiglio regionale perché all'improvviso i grandi costituenti hanno voglia di vacanza o vi impegnate a lavorare anche ad agosto? Perché se siamo in presenza di una situazione straordinaria di problemi straordinari, di emergenze straordinarie, allora vuol dire che se il 31 luglio arrivano i testi in Aula continuiamo a lavorare anche ad agosto, o chiudiamo per ferie? Cosa facciamo?
Comunque, io credo che l'elemento di chiarezza sia stato individuato, vedremo cosa succederà dopo questa votazione, a partire da lunedì prossimo, credo che il Presidente onorevole Satta manderà le convocazioni alla Commissione, quando cancelleremo tutte le altre questioni urgenti in discussione e metteremo al centro i quattro progetti di legge sull'Assemblea Costituente, vedremo come lavorerà la maggioranza che è scossa da questo anelito riformatore in Commissione, verremo qui poi a confrontarci sulla unificazione o tentativo di unificazione di quattro progetti che, a mio avviso, sicuramente mi sbaglierò, sono assolutamente impossibili da conciliare, perché penso che portino verso direzioni completamente opposte.
Auguri a chi si deve occupare della unificazione delle quattro proposte, vedremo poi i risultati in Aula, Commissione o non Commissione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
contu (C.C.D.). Presidente, sarò rapidissimo. Io voterò contro, per rispondere subito alla domanda fattami dall'onorevole Cugini. Voterò contro perché, a mio giudizio, c'è qualche equivoco che va chiarito. Qual è? E' che si arriva a un ordine del giorno dolce, mellifluo, direi, presentato bene, con dei fiori, però ci siamo dimenticati tutti che qui sono state presentate due mozioni dalla opposizione, con le quali, certamente, a me pare di capire, non è vero che si è voluto raggiungere un obiettivo unitario; basterebbe che io leggessi alcune frasi (per esempio: "Il Consiglio regionale preso atto della incapacità della Giunta e della maggioranza politica…", potrei continuare, ma è tardi e ne faccio ammenda), o ricordassi alcuni interventi dei consiglieri, come quello del consigliere Sanna, un intervento pesante nei confronti della maggioranza.
Quindi queste mozioni non erano mozioni di pace, tendenti a raggiungere l'obiettivo che tutta l'Assemblea unitariamente affrontasse questi problemi. Io avrei capito se l'opposizione, la quale afferma che da parte della maggioranza esiste una certa indolenza a discutere, avesse presentato una mozione dicendo: "Chiediamo una sessione straordinaria per discutere delle riforme.". Questo l'avrei capito, forse avrei votato anch'io, mi pare giusto, ma così non è stato!
L'ho detto anche altre volte, ma lo ripeto, voi non potete, attraverso le vostre mozioni e attraverso i vostri interventi, riempirci di letame e subito dopo, a conclusione, chiederci l'abbraccio unitario. Questo non è accettabile! A me dispiace che l'Assemblea regionale sarda su questi temi non trovi unità, dispiace a me e dispiace un po' a tutti, però anche in questo caso - cerco di finire perché capisco che è tardi - in fondo si sono scontrate due filosofie; ma perché non ce le diciamo queste cose? C'è una filosofia che dice che spetta soltanto all'Assemblea regionale sarda o a una sua Commissione discutere dei temi formidabili della riscrittura dello Statuto sardo, c'è invece un'altra scuola di pensiero che afferma il contrario, cioè che spetta all'Assemblea costituente. Non entro nel merito, non c'è niente di dogmatico in questa vita, però è chiaro che ci sono due scuole di pensiero.
Così come c'è chi dice che prima bisognerebbe discutere del contenuto e poi del contenitore o al contrario chi dice prima discutiamo del contenitore e poi del contenuto. Le posizioni, scusatemi, sono inconciliabili. Io non avrei presentato le mozioni, amici dell'opposizione, non l'avrei fatto, perché un tema così importante non dovrebbe mai essere strumentalizzato. Per me è stato un errore politico e credo che ve ne siate anche accorti, io me ne rendo conto con l'ordine del giorno finale. E' stato un errore politico, comunque considero l'incidente chiuso. L'Assemblea ha deciso ormai che deve discutere innanzitutto sul contenitore e lo farà nei modi dovuti.
Sul contenuto, il discorso è aperto. Io mica sono contrario a una sessione speciale della nostra Assemblea nella quale si discuta di questi temi così importanti. Le due cose non sono incompatibili, l'importante è che si sia affermato qui il principio che abbiamo scelto una strada, il contenitore, e che riempiremo questo contenitore del contenuto dovuto, con grande dignità, da parte di tutti i colleghi consiglieri di questa Assemblea.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare per dichiarazione di voto il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Io vorrei rapidamente dire al Consiglio che l'unico modo per rimediare in qualche maniera e dare dignità anche al voto che il Consiglio ha già espresso sarebbe quello di votare e quindi di approvare anche questo terzo ordine del giorno, in realtà secondo, proprio perché la discussione qui non è tanto se prima viene il contenuto e poi contenitore o viceversa, questa è roba da venditori di cose di rame.
CONTU (C.C.D.). Non offendere, però.
COGODI (R.C.). Mica sto parlando di te!
Io non riesco a comprendere come invece non si consideri l'evidenza delle cose, semplice, elementare, cioè che un contenuto non ha senso senza un'idea di contenitore, perché se io ho da mettere vino od olio da qualche parte, devo pensare a un fiasco e non a un cesto; così come non ha senso pensare a un contenitore senza un contenuto, perché se io mi immagino come miglior cosa del mondo un cesto e poi invece decido di metterci olio, quest'olio non ci sta, se ne va. Le due cose sono così intimamente connesse che è di questo che noi abbiamo discusso e trattato, ed è per questo che abbiamo detto in Aula che è necessario iniziare ad avere un'idea approssimata, i grandi indirizzi di quello che dovrà essere il contenuto, la forza, l'obiettivo o gli obiettivi del nuovo Statuto di autonomia, e in ragione di questo vedere poi quali saranno gli strumenti migliori per ottenerlo, partendo da quello che abbiamo cioè l'Assemblea rappresentativa, il Consiglio regionale, questo strumento che esiste e che è legittimo e legittimato.
Siete voi che avete scisso contenuto e contenitore, non importa se prima o dopo, siete voi che l'avete scisso. Però, badate, in questa materia se non c'è sincerità, non c'è niente. Non era strumentale la nostra ultima proposta quando in Aula e poi in Conferenza vi abbiamo detto: "Vediamo di rimettere insieme quello che si può mettere insieme", così come anche il Presidente della Regione ha indicato. Ma il Presidente della Regione - interpretato secondo Masala - ci è stato detto, ha rivolto un generico appello, ha fatto l'aruspice, ha sezionato viscere, ha guardato il volo degli uccelli, non ha detto in Consiglio: "Tutto il Consiglio rifletta un attimo perché senza forza non si vince". E cosa volete vincere voi con 38 voti? Visto che nel giro di tre minuti, passando da una votazione palese a una votazione segreta, i voti da 44 sono diventati 38!
(Interruzioni)
COGODI (R.C.). Non era fuori, era dentro.
USAI (A.N.). Loro ne avevano 22, ne hanno preso uno in più, e allora?
COGODI (R.C.). Insomma, saranno sei, saranno cinque, ma che cambia? Nel volgere di alcuni minuti! In ogni caso è una minoranza del Consiglio, ma voi con una minoranza del Consiglio ritenete di fare le nuove costituenti, i nuovi statuti, le nuove costituzioni, o voi, foste anche non 38, ma 40 e qualcuno in più, pensate che gli altri non rappresentino nulla qui e fuori di qui? Che se metà della società sarda non fosse convinta di questo grande compito e sforzo che si dovrà compiere, voi presenterete una proposta efficace al Parlamento nazionale, allo Stato centrale? Ecco allora che vi diciamo che non c'è sincerità nei vostri propositi, è strumentale la cosa così posta e rimarrà tale e si capirà via via che si procederà.
C'è un modo per rimediare, pensateci ancora un attimo, è tardi, lo so, però pensateci ancora un attimo, quest'ordine del giorno non contrasta con la vostra scelta di istituire l'Assembla costituente, perché non propone lo strumento, dice "si discutano", vedremo poi i tempi ed anche i contenuti, e così insieme si troverà modo anche di avvicinare l'idea degli strumenti e del raccordo, come ha detto il Presidente della Regione, fra l'Assemblea costituente che eventualmente deve chiedere ...
PRESIDENTE. Onorevole Cogodi, altri tre secondi.
cogodi (R.C.). ...per fare le leggi che avete detto ieri; non so come il 31 luglio voi porterete in Aula questi argomenti. Però l'avete deciso, e se così decidete in modo secco, è chiaro che il 31 luglio sarete qui, perché se voi non ci sarete, noi ci saremo ed anche il primo agosto.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Fadda per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Intervengo per annunciare il voto favorevole all'ordine del giorno. Io non ho capito, nonostante mi sia sforzato, le ragioni della maggioranza di non concordare almeno su un percorso; noi non vi abbiamo chiesto di scegliere "Assemblea costituente sì", "Assemblea costituente no", vi abbiamo detto semplicemente che il provvedimento doveva essere licenziato dalla Commissione e giungere in Aula, entro il 30 settembre. Questo dice il nostro ordine del giorno, anticipandolo con un dibattito, in data da concordare, secondo il carico di lavoro che il Consiglio, Presidente, ha già. Vogliamo vedere in che modo la Commissione riuscirà a lavorare da qui al 30 luglio, dato che il Consiglio è già convocato per il 24 luglio con all'ordine del giorno provvedimenti importanti richiesti dalla Giunta regionale.
Poi voglio rivolgere un appello, un invito all'onorevole Contu. Non pensi ai nostri errori politici, pensi ai problemi che ha la maggioranza, è suo dovere farlo. Nella nostra mozione non c'è un'offesa, non c'è una critica alla Giunta regionale (basta leggerla, onorevole Contu), in essa si ribadisce la necessità di un confronto indipendentemente dallo strumento. L'onorevole Contu ci rimprovera di aver commesso un errore imponendo al Consiglio regionale di discutesse di un argomento così importante. Invece noi ribadiamo di avere agito con consapevolezza, sapendo che potevamo avere anche qualche problema interno alla coalizione per quanto riguarda questo argomento, ma partite del genere non potevano continuare a rimanere chiuse nei cassetti; così come diceva il collega Sanna, noi, come opposizione, non la maggioranza, abbiamo sollecitato la discussione sulla Costituente, allora garantite il lavoro nelle Commissioni! Se si legge con attenzione la mozione ci si renderà conto invece che c'è un invito alla collaborazione e al dialogo su uno dei temi più importanti che noi dobbiamo affrontare in questa legislatura.
Poi, rivolgo all'onorevole Contu un'altra raccomandazione sulle scuole di pensiero. Io non so se siamo a livelli universitari o elementari e se c'è anche il pensiero, io questo non riesco a comprenderlo, però una cosa mi è sembrato di capire nelle giornate di oggi e di ieri, che non ci sono, se si approverà la legge sulla Costituente, le condizioni per poterne riparlare in Aula. Quindi non è prima contenitore e poi contenuto, o prima contenuto e poi contenitore, una volta che quella scuola di pensiero, di cui lei parla, decide per la Costituente, si è completamente esautorati dal poter discutere in questo Consiglio. Noi volevano invece, con questo ordine del giorno, fare in modo di discutere un attimo di contenuto per poi trovare lo strumento; vi abbiamo anche proposto, come termine ultimo per l'approvazione, il 30 settembre; è vero che avete i numeri, ma date la possibilità a questo Consiglio regionale di non essere giudicato incapace di affrontare i problemi che abbiamo sollevato sulla questione della Costituente. Non ci avete permesso neanche questo, anzi state tentando di non permettercelo.
Invece, come ho annunciato nel mio intervento, discuteremo, discuteremo perché credo che ci sia lo strumento regolamentare per poter convocare di nuovo il Consiglio regionale, utilizzando anche noi l'articolo 100, o la presentazione di altre mozioni. Discuteremo qui in Aula e fuori dall'Aula. Noi siamo convinti che la strada che avete iniziato è una strada che non ci porterà a nulla, e mi dispiace. Mi dispiace davvero che, visto che non riusciamo a esaminare neppure il progetto di legge sui co.ci.co., esitato dalla Commissione, per fare in modo che l'onorevole Fantola possa chiudere questa legislatura con una riforma approvata; neanche questo, perché sono convinto che questo clima non ci porterà da nessuna parte.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (F.S.D.). Poco fa abbiamo appreso, signor Presidente, dalle parole dell'onorevole Contu, che la maggioranza si è espressa contro le due mozioni e si esprimerà contro l'ordine del giorno, perché le mozioni contenevano giudizi politici severi.
Onorevole Contu, se lei ci avesse preavvertito, avremmo accompagnato le mozioni con un omaggio floreale, e così faremo in futuro, però ci consenta di dire che, all'interno delle stesse, i giudizi politici non possono naturalmente mancare. E sarebbe bella! Onorevole Contu, le mozioni, abbiamo detto, hanno avuto entrambe il merito di aprire in Aula questo dibattito; hanno avuto il merito di introdurre un elemento di sollecitazione nei confronti di una maggioranza, che era totalmente disinteressata a questo problema, e di una Giunta che, in ogni caso, al di là della presentazione di un disegno di legge, condivisibile o meno, restava per il resto inattiva.
Presidente Floris, lei oggi è stato clamorosamente smentito. Lei ha pronunciato un discorso edulcorato, l'abbiamo ringraziata perché ha tentato in maniera seria un'opera di mediazione, ma è stato smentito perché la sua maggioranza sostiene che il suo intervento non aveva nulla di politico, nel senso che non rappresentava un impegno, non rappresentava una volontà, non voleva essere una determinazione, non voleva avviare un confronto. Era solo un auspicio, una speranza. Questo, onorevole Floris, è stato detto per bocca della sua maggioranza.
Le assenze nelle Commissioni, onorevole Contu, non sono nostra responsabilità, sono vostra responsabilità! Vedremo se garantirete il numero legale, se sarete presenti nella Prima Commissione e nelle altre, vedremo come arriveranno quei progetti di legge in Aula e le possibilità di pervenire ad un testo unificato. Onorevole Contu, non è un obbligo, ma le voglio ricordare che alla domanda su come questa maggioranza si collocherà rispetto al referendum, non avete dato risposta; anche questo, evidentemente, ha un significato politico. Una cosa è certa, oggi si è svolto il dibattito, si è pervenuti ad alcune conclusioni attraverso l'approvazione di due ordini del giorno e, per quanto riguarda il terzo ordine del giorno, che presumibilmente verrà respinto, abbiamo già annunciato che assumeremo una serie di iniziative per costringervi a discutere della sostanza. Non tarderemo ad assumerle. Naturalmente dichiaro il voto favorevole all'ordine del giorno da parte del nostro Gruppo.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 3.
Rispondono sì i consiglieri: BALIA - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEMURU - FADDA - FALCONI - FRAU - GRANELLA - IBBA - LAI - MARROCU - MASIA - MORITTU - PISANO - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - SPISSU -VASSALLO.
Rispondono no i consiglieri: BIANCAREDDU - BIGGIO - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - CONTU - CORDA - CORONA - DIANA - FANTOLA -FLORIS - FOIS - GIOVANNELLI - GRANARA - LA SPISA - LADU - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MASALA - MURGIA - ONIDA - OPPI - PIANA - PILI - PILO - PIRASTU - PITTALIS - RASSU - SANNA Giacomo - SANNA NIVOLI - SATTA ? SCARPA - TUNIS - USAI - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SERRENTI - DEIANA - DETTORI - PACIFICO - SCANO.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 68
votanti 63
astenuti 5
maggioranza 32
favorevoli 24
contrari 39
(Il Consiglio non approva)
Il Consiglio verrà riconvocato a domicilio.
La seduta è tolta alle ore 15 e 02.
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