Seduta n.236 del 05/05/1993 

CCXXXVI SEDUTA

(POMERIDIANA)

MERCOLEDI' 5 MAGGIO1993

Presidenza del Presidente FLORIS

indi

della Vicepresidente SERRI

INDICE

Mozione Scano - Amadu - Baghino - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Dettori - Erittu - Fadda Paolo - Fantola - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Salis - Marteddu - Mulas Francesco - Mulas Maria Giovanna - Morittu - Murgia - Onida - Pes - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Ruggeri - Satta Gabriele - Sardu - Selis - Serra Pintus - Serri - Soro -Tamponi - Tidu - Usai Edoardo - Zucca sulla necessità di trasparenza circa l'appartenenza ad associazioni che svolgono attività di carattere politico, culturale, assistenziale o di promozione economica e l'eventuale affiliazione alla Massoneria (117). (Continuazione, fine della discussione e approvazione):

AZZENA, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport

SCANO ...................................

BAROSCHI.............................

SELIS ......................................

Programma: "Legge 268/74 - Programma di intervento per gli anni 1988-1989-1990 - Modificazioni" (30). (Discussione e rinvio):

RUGGERI...............................

BARRANU ............................

Documento: "Disposizioni di omogeneizzazione e di coordinamento dei piani territoriali paesistici" (Doc. n. 36/38). (Discussione):

COGODI ................................

MANNONI .............................

Sull'ordine del giorno:

BAROSCHI.............................

La seduta è aperta alle ore 17 e 04.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 22 aprile 1993, che è approvato.

Continuazione della discussione della mozione Scano - Amadu - Baghino - Carusillo - Casu - Cocco - Corda - Cuccu - Dadea - Deiana - Dettori - Erittu - Fadda Paolo - Fantola - Giagu - Ladu Leonardo - Lorelli - Lorettu - Manca - Salis - Marteddu - Mulas Francesco - Mulas Maria Giovanna - Morittu - Murgia - Onida - Pes - Porcu - Pubusa - Puligheddu - Ruggeri - Satta Gabriele - Sardu - Selis - Serra Pintus - Serri - Soro -Tamponi - Tidu - Usai Edoardo - Zucca sulla necessità di trasparenza circa l'appartenenza ad associazioni che svolgono attività di carattere politico, culturale, assistenziale o di promozione economica e l'eventuale affiliazione alla Massoneria (117)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione della mozione numero 117.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport.

AZZENA ALBERTO, Assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. Sono grato al Presidente della Giunta regionale per avermi affidato l'incarico di esprimere la posizione della Giunta su un dibattito così delicato e importante e che mi sembra abbia evidenziato una grande sensibilità da parte dell'Assemblea anche nei toni che la discussione, che ho attentamente seguito, ha avuto. E' stato sottolineato da più parti che la mozione di cui si è a lungo discusso interpreta bene quello che è lo spirito dei tempi, cioè l'idea che ci si debba ispirare nella vita pubblica a principi di trasparenza che vanno al di là, in questa particolare stagione, della normale etica e del comune sentire nell'arco della storia delle Assemblee legislative italiane. Il dibattito si è ovviamente incentrato sulla motivazione principale della mozione che sta nella specifica previsione di un obbligo di trasparenza riferito in particolare alla massoneria. Questo proprio perché il dibattito e la stessa mozione rispecchiano quelle che sono le esigenze portate da una certa vicenda storica, e ritengo che sia condivisibile l'impostazione, emersa in maniera molto marcata dal dibattito, e cioè che la storia della massoneria ci insegni come qualsiasi associazione, qualunque ne sia lo scopo in un certo senso (al limite si potrebbe dire, consentitemi la parentesi, che la mozione è limitativa quando parla di associazioni, pur non parlando solo di associazioni cioè a fini prevalentemente politici o economici ma anche, per esempio, culturali) possa raggiungere effetti perversi anche se non se li propone espressamente e da questo punto di vista è molto apprezzabile e ritengo che la mozione vada al di là di quelli che sono i limiti segnati dalla legislazione nazionale, e mi riferisco soprattutto alla legge 17 del 1982, che è anch'essa segnata da questa esperienza; è una legge che nasce da questa esperienza ed è una legge che ha dei ben precisi limiti perché dà un concetto giuridico di segretezza che non è quello ordinario, la segretezza dell'associazione, ma che per la qualificazione giuridica come segreta di una associazione richiede un qualcosa di più che una finalità per così dire semplificativamente eversiva. La mozione va al di là di questo, segna invece una esigenza di trasparenza che è maggiormente incentrata sull'aspetto della segretezza e quindi è maggiormente incentrata su quello che è stato il "brodo di cultura", se così vogliamo dire, che ha favorito questo tipo di tralignamento.

Nessuno, mi sembra, nella discussione ha disconosciuto i meriti storici della massoneria nell'opposizione al regime fascista e, ancora più indietro nel tempo, nell'epoca risorgimentale, ma si è visto come il tipo di struttura e il manto di segretezza - qualcuno riduttivamente ha parlato di riservatezza - hanno favorito questo tralignamento e soprattutto hanno impedito lo svilupparsi di anticorpi a questo tipo di tralignamento. Mi sembra di cogliere il senso del dibattito, e di poter esprimere un apprezzamento per questo tipo di impostazione, nel senso che si vuole impedire per il futuro questo "brodo di cultura", cioè che l'elettore, che l'opinione pubblica nel valutare l'operato degli amministratori a tutti i livelli, amministratori eletti e non, perché lo spettro investito dalla mozione è molto ampio, e comprende anche la fascia dirigenziale degli amministratori burocratici della Regione e degli enti controllati, che l'opinione pubblica sia informata, abbia una cifra che le consenta di valutare l'operato di questi amministratori, di capire quale può esser l'ispirazione, quali possono essere certi vincoli che derivano agli amministratori, intesi nel senso che dicevo, da queste opzioni. Credo che questo sia il senso del dibattito, che è fatto proprio dalla Giunta regionale che è espressione di una maggioranza larghissima di questa Assemblea. Quindi mi sembra che quanto emerge dal dibattito segni proficuamente una convergenza fra la maggioranza che sorregge la Giunta e la Giunta stessa su una questione così fondamentale come è quella che è stata affrontata nel dibattito di questa mattina e di ieri sera. Nell'appartenenza alla massoneria, si è potuta vedere, con le vicende legate alla loggia P2, alla loggia coperta e così via, una valenza negativa, e con la mozione credo che si voglia sottolineare l'impegno a esplicitare delle appartenenze che possono essere viste dall'opinione pubblica, e quindi dall'elettorato di cui l'Assemblea è espressione, con una valenza di tipo negativo. Un dibattito pacato su questo non deve ignorare, e in questo sarei in disaccordo con alcune posizioni emerse, la stretta connessione tra politica, cultura ed economia. Non si possono riduttivamente interpretare certe vicende del recente passato come legate strettamente a una influenza economica limitata all'ambito economico, perché in realtà queste vicende non solo hanno una valenza diversa, ma anche se fossero state circoscritte all'ambito economico fatalmente avrebbero avuto ripercussioni gravi sull'ambito politico e, quel che è peggio, sull'ambito istituzionale. Credo che non si possa ignorare, da parte della Giunta, che è chiamata dalla mozione ad applicare questa normativa, l'aspetto, come dire, tecnico-applicativo. Chiaramente ci sono dei punti della mozione che fanno apparire l'obbligo come un obbligo che può essere imposto in termini, come dire, di normativa imperfetta, nel senso che sarà difficile, anzi credo sia impossibile sanzionarlo.

Vorrei soffermarmi in particolare in due aspetti tecnico-applicativi, in modo tale che ci sia anche possibilità nella replica di portare un contributo da parte dell'Assemblea al chiarimento, di questi aspetti che sarà essenziale nella fase applicativa, alla quale la Giunta è chiamata una volta che la mozione fosse approvata. Un aspetto è quello che riguarda autenticità della dichiarazione, e quindi le ripercussioni anche di ordine penale che ci potrebbero essere per una dichiarazione mendace e falsa. Io ritengo che la dichiarazione non abbia questa valenza, mi sembra che, così come si legge nella mozione, la dichiarazione costituisca più un impegno morale che non un impegno giuridico suscettibile di essere qualificato secondo le categorie del falso penalistico. Il secondo problema è che, per quanto riguarda i rapporti Giunta, burocrazia regionale si pone il problema della possibilità dei destinatari dell'invito della Giunta, che appartengono alla dirigenza, di un rifiuto di rilasciare questa dichiarazione. Ritengo che non ci sia nessun obbligo giuridico che possa, attraverso la mozione, entrare nel rapporto di pubblico impiego e quindi tra i doveri dell'impiegato per il rilascio della dichiarazione, e che quindi il mancato rilascio della dichiarazione non possa essere valutato negativamente neppure dal punto di vista disciplinare. Ritengo anche - e forse questo aspetto è stato un tantino sacrificato nel dibattito rispetto agli altri temi di maggior respiro che sono stati affrontati - che ci sia anche il problema di una certa garanzia della privacy, della sfera relativa al privato, soprattutto per quanto riguarda non tanto i rappresentanti eletti, ma i dipendenti pubblici.

In conclusione quello che è apprezzabile della mozione e del dibattito che mi sembra abbia interpretato fedelmente lo spirito della mozione, fra l'altro condivisa da un largo numero di firmatari, è l'aspetto morale, il richiamo morale alla necessità della trasparenza che non la formalizzazione giuridica di questi temi. Credo che non sia un caso che l'opzione da parte dei componenti dell'Assemblea si sia rivolta verso uno strumento quale quello della mozione piuttosto che verso un disegno di legge. Direi che il disegno di legge in un certo senso comporterebbe un arretramento della frontiera della morale, in quanto il disegno di legge - e mi sembra che ci sia un esempio molto palese e facilmente comprensibile proprio nella legge 17 del 1982 - comporta una serie di limitazioni nella possibilità di attribuire rilevanza penale di certi atteggiamenti che comporta un arretramento rispetto agli obblighi che possono essere imposti. Lo strumento della mozione, impegnativa per la Presidenza del Consiglio regionale e per la Giunta regionale, ha invece il vantaggio di portare a una frontiera avanzata della moralità pubblica, a una frontiera avanzata della trasparenza, e da questo punto di vista ritengo che meriti di essere ampiamente condivisa.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare l'onorevole Scano.

SCANO (P.D.S.). Io mi avvalgo di questo diritto per pochissimi minuti, con molta sobrietà e solo per ribadire ancora il senso dell'iniziativa, al termine di un dibattito serio ed equilibrato che ha tolto ogni ragione e ogni pretesto a chi voglia atteggiarsi a vittima. La mozione pone due punti: primo, non c'è democrazia se il potere non è visibile e controllabile; secondo, la richiesta alla massoneria di decidere essa, non per un vincolo impostole dall'esterno, di rendere pubblici gli elenchi e di liberarsi della segretezza. Qui non si sono sentiti toni, parole e principi da inquisizione, si sono sentiti toni, parole e principi di libertà e di democrazia. E non si può parlare - lo dico con garbo e amicizia a Giorgio Ladu - di caccia alle streghe. Dove sta il maccartismo? Questo è stato un dibattito da gentlemen, serio, pacato, sereno; nessuno di noi ha detto: "la massoneria è Belzebù" anche se Belzebù in Italia c'è, ce n'è più di uno e bisogna anche squarciare il velo che lo protegge. Ma nessuno ha identificato nella massoneria il "grande vecchio" responsabile di tutti i mali, abbiamo fatto ragionamenti seri. Allo stesso modo nessuno ha introdotto una visione liquidatoria e demonizzante della storia della massoneria. Abbiamo sentito ieri sera l'intervento magistrale di Francesco Cocco, ma in diversi interventi abbiamo ricordato le radici illuministiche della massoneria, gli ideali umanitari, la tradizione democratica, il contributo determinante al processo di laicizzazione dello Stato italiano e dello stato europeo in generale, quindi a questo punto dovrebbe essere più che chiaro che l'obiettivo dei firmatari non era e non è di accendere roghi, di bruciare grembiuli, bensì quello di ragionare di istituzioni e di ragionare di democrazia, come ha sottolineato, con accenti che condivido, or ora l'assessore Azzena, e anche, naturalmente, di far pronunciare il Consiglio su questa materia. Certo, se poi il Consiglio approverà questa mozione si porrà una questione delicata di cui ora parlava l'assessore Azzena, se cioè sia sufficiente l'approvazione della mozione, se sia una trincea più avanzata quella di un intervento legislativo o se invece stare nella dimensione, come dire, etica e dell'impegno morale. Si tratta, questo è il punto, lo dico in poche parole e poi concludo, di affermare la necessità che il potere sia visibile, che siano visibili i meccanismi e i circuiti del potere perché il potere non visibile costituisce negazione della democrazia: senza controllo non c'è democrazia. Ora, vi sono, come è chiaro, forme diverse di potere non visibile e non controllabile, la massoneria è una di queste forme, è una manifestazione rilevante di potere sottratto al controllo, e approfitto anche per chiarire - en passant, perché forse un passaggio del mio intervento di ieri ha potuto generare qualche equivoco - che nessuno ha posto, né io ho posto sullo stesso piano, la massoneria e gli ordini cavallereschi (di Malta, del Santo Sepolcro e quant'altro). Anche se ho detto e ribadisco che l'esigenza della piena trasparenza riguarda tutti; io non dimentico, per esempio, che sono emerse in alcune recenti vicende giudiziarie delle pagine assai oscure, recentissime, per quanto riguarda l'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro che nulla hanno a che fare, mi pare, con la difesa dei luoghi sacri in Terra Santa.

Quindi questa è la mozione, questo è il dibattito che c'è stato, e allora, mi pare che ci sia Giorgio Ladu...

(Interruzioni)

Non voglio polemizzare, non voglio nemmeno accentuare certi toni, parlo con molta tranquillità, ma il tuo intervento mi è sembrato francamente spiazzato rispetto all'impostazione della mozione, alla presentazione che io ne ho fatto e al dibattito che si è svolto in quest'Aula. Agli argomenti bisogna rispondere con argomenti, se si hanno; perché se si ricorre alle contumelie è come ammettere di non avere ragioni, di non avere argomenti. "Siete in cerca di pubblicità". Ma che razza di argomento è questo! Questo si può dire di qualsiasi iniziativa e nessuno può trovare il modo di controbattere ad un argomento di questo genere. "Bisogna risolvere il problema del lavoro". Certo, bisogna risolvere il problema del lavoro! Ma la massoneria è un capitolo, non il libro, ma un capitolo del problema: "far funzionare la democrazia". Questo è un problema fittizio o è un problema reale? A me sembra che sia un problema reale e che anche da questo versante si possa non risolvere la questione della democrazia, sicuramente, ma portare un piccolo contributo ad affermare un carattere essenziale di un ordinamento democratico. Si dice: i veri responsabili della corruzione sono i partiti. Qui nessuno ha cercato di rovesciare la frittata e di ribaltare sulla massoneria le responsabilità dei partiti. Quando l'oggetto della discussione sono i partiti parliamo dei partiti, a ciascuno il suo, e credo che più di un consigliere regionale abbia parlato con schiettezza e senza remore su questo oggetto; quando invece l'oggetto della discussione è la massoneria, parliamo della massoneria senza andare in cerca di diversivi e di espedienti per parlare di altro.

In conclusione, il punto vero è la questione della segretezza, questo è il punto. E questo spiega anche - è stato detto in molti interventi - l'ostilità di gran parte dell'opinione pubblica verso la massoneria. Di questa ostilità, io vorrei dirlo con accenti schietti, sono responsabili i massoni medesimi. Anche perché rimangono abbarbicati a questa difesa non solo di riti, ma anche di un aspetto al di là dei riti, che è appunto quello che io chiamo segretezza e che altri chiamano riservatezza. Se c'è e sicuramente c'è, una storia nobile della massoneria, se ci sono, e ci sono, tutt'ora, dei massoni irreprensibili che si richiamano agli ideali di tolleranza, di libertà, di fratellanza è interesse di questa massoneria, è interesse di questa storia, che nessuno vuole demonizzare, spazzar via le deviazioni, spazzar via le logge coperte, gli intrecci occulti, spazzar via ciò che non va, spazzar via anche il marciume che c'è. Allora se la risposta, caro Ladu, è l'arroccamento - io credo che non sarà questa, credo che rifletterete, ne parlerete, ne ragionerete anche tra i voi - ma se la risposta è l'arroccamento, il no alla trasparenza, sbagliereste ancora. Io vorrei dire, conclusivamente, ai massoni sardi: dovete fare un atto di coraggio, dovete rompere con la segretezza, scegliete la luce del sole, perché solo così potete vincere il sospetto. E solo così potete anche vincere l'ostilità di gran parte dell'opinione pubblica verso di voi. Non avete che una strada se volete salvare la massoneria. A me non sta a cuore il salvataggio della massoneria ma ai massoni sì, ma se volete salvare questa istituzione, questi ideali, questa tradizione nobile, questa storia, la strada che avete è quella della trasparenza, altrimenti il muro di incomunicabilità che c'è tra gran parte dell'opinione pubblica e la massoneria è destinato a diventare più alto, più invalicabile perché l'opinione pubblica non tollera più misteri, segretezze, cappucci e quant'altro.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare dichiaro chiusa la discussione generale. Metto in votazione la mozione numero 117.

Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, per una brevissima dichiarazione di voto e per chiederle, se i proponenti non modificano la mozione, di poterla votare per parti perché sono contrario al secondo alinea della mozione dove si dice: "Impegna il Presidente della Giunta regionale a richiedere analoga dichiarazione ai dirigenti e ai funzionali dell'amministrazione regionale e agli amministratori, dirigenti e funzionari degli enti regionali" e poi "invita il Presidente del Consiglio a richiedere ai dirigenti e ai funzionari del Consiglio regionale identica dichiarazione". Io rimango ancora convinto assertore che al di sopra della volontà del Consiglio regionale esiste una legge dello Stato che non consente né al Presidente del Consiglio, né al Presidente della Giunta regionale di schedare i propri dipendenti, e siccome la legge 300, il cosiddetto statuto dei lavoratori, ha in sé principi di democrazia che per me valgono ancora, io non vorrei che da questa Assemblea legislativa venisse un invito, tale è una mozione, a schedare i dipendenti dell'amministrazione regionale, del Consiglio regionale e degli enti regionali.

Sono convinto che chi assume funzioni pubbliche abbia il dovere - e quindi è giusto che un Consiglio regionale lo richiami a questo - di dichiarare se appartiene o meno a qualunque tipo di associazione, intendo dire chi è chiamato o chiede di svolgere funzione pubbliche; ma per coloro che svolgono il proprio lavoro, punto e basta, e non ritengono di dover svolgere funzioni di rappresentanza pubblica, io non capisco perché si debba tornare ai metodi di Valletta. Io credo che sia una svista, che si può rimediare ancora, perché non credo che nei proposti di coloro che hanno presentato questa mozione ci sia questo desiderio, non lo credo, per cui se viene modificata la mozione nel senso che viene cancellato questo invito, io voterò a favore. Non sono né aderente all'Opus Dei, né massone, sono convinto della necessità di questo; se invece non viene modificata la mozione io le chiedo, signor Presidente, di consentirmi di poter votare contro questi due aliena, perché li ritengo aberranti.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Selis. Ne ha facoltà.

SELIS (D.C). Vorrei chiedere al Presidente e ai colleghi una sospensione di cinque minuti per ve-rificare la possibilità di concordare un emendamento.

PRESIDENTE. Onorevole Baroschi, la mozione si può votare per parti, basta la richiesta di un Capogruppo.

BAROSCHI (P.S.I.). Io ho rivolto ai presentatori l'invito a modificare la mozione.

PRESIDENTE. Sono stati chiesti cinque minuti di sospensione. Se non ci sono opposizioni sospendo i lavori del Consiglio per cinque minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 33, viene ripresa alle ore 17 e 44.)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Chiedo di poter votare separatamente il secondo alinea a pagina 2 che dice "a richiedere analoga dichiarazione ai dirigenti e ai funzionari dell'amministrazione regionale, agli amministratori, ai dirigenti e ai funzionari degli enti regionali". Chiedo inoltre che si voti separatamente l'invito al Presidente del Consiglio "a richiedere analoga dichiarazione ai dirigenti e ai funzionari dell'Assemblea regionale".

PRESIDENTE. Metto in votazione la mozione dall'inizio fino alla seconda pagina, alle parole "comprese le logge riservate". Chi l'approva alzi la mano.

(E'approvata)

Metto in votazione il secondo comma dalle parole "a richiedere analoga dichiarazione" alle parole "alle logge sarde". Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova.) Chi non l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione la frase "Invita il Presidente del Consiglio a richiedere la suddetta dichiarazione ai consiglieri regionali". Chi l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

Metto in votazione la frase "e ai dirigenti e ai funzionari dell'Assemblea regionale". Chi l'approva alzi la mano. (Viene richiesta la controprova) Chi non l'approva alzi la mano.

(E' approvato)

La mozione è approvata nel testo originario.

Discussione e rinvio del programma: "Legge 268/74 - Programma di intervento per gli anni 1988-1989-1990 - Modificazioni" (Progr. n. 30)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del programma numero 30. Era stata chiesta ieri una sospensiva per un chiarimento della Giunta in ordine al programma stesso.

Ha domandato di parlare l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERI (P.D.S.). Chiedo dieci minuti di sospensione per consentire ai diversi Gruppi di valutare la tabella predisposta dagli Uffici circa il costo generale di questo intervento.

PRESIDENTE. Se non vi sono opposizioni, sospendo i lavori del Consiglio per quindici minuti.

(La seduta, sospesa alle ore 17 e 47, viene ripresa atte ore 18 e 35.)

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE SERRI

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Ne ha facoltà.

BARRANU (P.D.S.). Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Per chiedere ai colleghi del Consiglio un aggiornamento della discussione a domani pomeriggio, perché nella discussione che su questo punto abbiamo fatto con il Presidente della Commissione industria si è ritenuto che, affrontando il problema in modo più compiuto e individuando il fatto che il problema riguarda una fascia di aziende medie che sono escluse dalle azioni di consolidamento dei debiti previste dalla legislazione regionale vigente, sia preferibile fare una valutazione più attenta sullo strumento da utilizzare per intervenire in questi casi, cioè se sia più utile insistere sulla proposta di estensione del contributo all'esportazione oppure se non si possa intervenire con nuovi strumenti o modificando strumenti esistenti, per esempio la 44 o la 66. Per fare questo la Giunta ha necessità di un minimo di istruttoria ulteriore e di un ulteriore confronto anche con la stessa Commissione programmazione prima di tornare al Consiglio, per cui chiederei, a nome della Giunta, di posporre la discussione di questo punto a domani pomeriggio. Chiedo di posporlo perché potrebbe comunque ritenersi necessario ritornare al testo originario o modificare il programma, e non predisporre necessariamente un provvedimento di legge. E se si decidesse di modificare il programma, siccome sarebbe questo il programma da esaminare, è chiaro che non può essere approvato prima, perché verrebbe meno lo strumento da utilizzare. Per questo chiederei una ulteriore sospensione.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, la richiesta è approvata e il provvedimento è rinviato a domani.

Discussione del documento: "Disposizioni di omogeneizzazione e di coordinamento dei piani territoriali paesistici" (Doc. n. 36/38)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento numero 36-38. Dichiaro aperta la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore onorevole Gabriele Satta.

SATTA GABRIELE (P.D.S.). Mi rimetto alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Cogodi. Ne ha facoltà.

COGODI (Rinascita e Sardismo). Signor Presidente e colleghi, stiamo discutendo le disposizioni di omogeneizzazione e di coordinamento dei piani paesistici territoriali e mi parrebbe un pochino incongruo che, dopo tanto impegno del Consiglio e tanta attenzione attorno alla vicenda della pianificazione paesistica, dovesse insorgere nel Consiglio l'idea che adesso, dopo che si è modificata la legge 45 nei giorni scorsi, introducendo alcuni elementi che abbiamo tutti valutato positivamente, quel che segue, cioè le norme di attuazione dei piani, sia una sorta di corollario, una sorta di appendice di carattere secondario o addirittura marginale per cui il daffare è fatto e adesso si tratterebbe di procedere ad adempimenti formali. La mia opinione è che non sia affatto così, che per molti versi l'adempimento ora in discussione è ancora più importante della modifica legislativa, perché la modifica legislativa, ancorché abbia avuto il consenso unanime del Consiglio, è una modifica che suscita almeno qualche perplessità, perché se da un lato pone qualche punto fermo in ordine alla fascia dei 300 metri, per esempio, e quindi per la tutela ambientale e paesistica di quell'ambito di territorio isolano, nello stesso tempo modifica profondamente tutta la procedura di redazione e di approvazione dei piani paesistici territoriali, per cui questa è l'ultima occasione nella quale il Consiglio regionale nell'immediato - poi se ne potrà occupare sulla base di proposte di legge quando riterrà - sulla base della impostazione pluriennale che deriva dalla vicenda della legge urbanistica e della legge 45, questa è l'occasione nella quale il Consiglio regionale se ne può occupare. Poi, in base alle modifiche apportate alla 45 la parola passerà ad altri, passerà alla Giunta regionale, passerà alla sola Commissione consiliare urbanistica, il Consiglio non se ne occuperà più. Quindi è importante che il Consiglio sappia che questo è il passaggio fondamentale che lo riguarda. Le norme generali, le prescrizioni, le disposizioni di coordinamento sono quanto il Consiglio regionale può dare di contributo e di decisione sua alla qualità dei piani paesistici territoriali. Io ho ricordato il giudizio che si è dato in occasione dell'approvazione ultima della legge modificativa della 45. Si è detto che si trattava di un passo avanti importante, per altri versi di una buona mediazione, però se è un passo avanti deve essere avanti lungo un cammino e non dovrebbe essere né contraddetto da altre decisioni che in qualche modo attenuino o sminuiscano - spero che non sia così però il rischio c'è - la portata positiva di quella deliberazione, né può essere che sia proibito fare altri passi vanti. Se è un primo passo si intende che altri passi seguiranno lungo un cammino, quello della salvaguardia e della tutela dei beni più preziosi di questa Regione. Vorrei ancora ricordare che oggi il Consiglio approva queste norme di omogeneizzazione e di coordinamento, queste norme generali dei piani in una condizione giuridico-istituzionale abbastanza particolare, cioè in una condizione nella quale è vigente tuttora la 45 e le modifiche ultime introdotte dal Consiglio non sono ancora vigenti, per cui il potere che sta esercitando il Consiglio regionale è il potere che gli deriva dalla 45, non è il potere che gli deriva dall'ultima legge approvata, che ancora non è legge, è in cammino, in itinere, è al controllo del Governo. La Giunta si era impegnata a seguirla giorno dopo giorno perché per gli adempimenti ordinari il Governo, ancorché quello dimissionario, esisteva. Noi oggi siamo in questa situazione, che il potere che il Consiglio sta esercitando è il potere che gli deriva dalla 45, non dall'ultima legge approvata, però secondo me il Consiglio può pienamente, legittimamente decidere, perché la legge 45 dava al Consiglio e tuttora dà, in assenza di modifiche operanti, il potere di approvazione dei piani. A maggior ragione, se i piani, sono stati adottati dalla Giunta e trasmessi al Consiglio (altra cosa è che non siano stati istruiti e non siano iscritti all'ordine del giorno), il Consiglio ha il potere di approvazione. Anziché approvare i piani il Consiglio si limita a fare una parte del tutto, anziché approvare i piani si limita ad approvare norme generali per i piani, in attesa, se verrà approvata la legge ultimamente varata dal Consiglio, che vi sia una nuova normativa e che questo potere definitivo dal Consiglio si trasferisca alla Giunta.

Vuol dire che nell'attuale nostra condizione giuridico-istituzionale particolare e per molti versi delicata, il Consiglio regionale interviene, dentro un procedimento amministrativo di carattere complesso e approva con delibera, quindi con provvedimento amministrativo, norme di carattere generale cui devono conformarsi i piani. Essendo la deliberazione che assumerà il Consiglio, come qualità, una normazione secondaria, cioè che deriva da legge e attua la legge, è anche chiaro ed evidente che nessuna norma secondaria potrà contraddire la norma di legge; potrà esplicarla, potrà regolarne le modalità attuative ma non potrà contraddirla. E a me pare, per esempio, che alcune norme - però questo è oggetto di discussione e di confronto - alcune delle norme che sono contenute nella proposta che la Commissione trasmette al Consiglio possano contraddire alcune norme principali della legge, e questo sarà oggetto di discussione articolo per articolo. Ho voluto richiamare subito queste considerazioni di carattere generale e la necessità della coerenza con la legge e voglio richiamare il fatto che le norme di cui il Consiglio si deve occupare debbono avere carattere prescrittivo per i piani paesistici e non per altro, quindi devono essere norme a contenuto paesistico, non a contenuto altro, neppure urbanistico. Sono le norme generali per costruire una strumentazione che, nella gerarchia degli strumenti, è sovraordinata rispetto ad altri strumenti anche di carattere urbanistico. I colleghi mi diranno che non devo fare la lezione perché queste cose le sappiamo bene, ma proprio perché le sappiamo bene è utile che in qualche modo le abbiamo molto presenti perché alcune di queste considerazioni torneranno nell'esame degli articoli, in ragione dei quali già in via preliminare avanzo una osservazione critica. Se le norme che il Consiglio deve decidere sono le norme che presiedono all'organizzazione generale dei piani, perché poi i singoli piani avranno una normativa specifica, queste norme di carattere generale, che in qualche modo prefigurano i contenuti dei piani paesistici, non potranno non indicare che la qualità delle scelte che saranno contenute nei piani paesistici dovrà derivare dalla valutazione oggettiva della qualità dell'ambiente naturale, cioè che i piani paesistici non possono essere una operazione fatta a tavolino, decisa in via politica, solo per criteri da cui derivano disegni ma che dovrà avere alla sua base lo studio, l'analisi del territorio. Quindi, secondo me dovrà essere introdotta la norma per cui il contenuto dei piani dovrà essere dato non in modo meccanico, ma tenendo conto dell'analisi della qualità del territorio, perché è l'analisi tecnico-scientifica che dirà che un singolo bene o un ambito di territorio ha una qualità che deve essere tutelata. Non può essere una operazione tutta formale, tutta preordinata, tutta prescrittiva in senso tecnico-burocratico. Queste annotazioni preliminari io ritengo possano esserci utili nel corso dell'esame dei singoli articoli e degli emendamenti che alcuni di noi - di sicuro il nostro Gruppo, il Gruppo Rinascita e Sardismo - abbiamo elaborato, emendamenti che sono pensati e sono diretti per alcuni versi ad un miglioramento del testo perché il testo in molti punti è di difficile, quasi incomprensibile lettura, e invece qui abbiamo bisogno di molta chiarezza, cioè bisogna che in questa materia si sappia esattamente che cosa si sta decidendo, qualunque cosa si decida. Altri emendamenti invece ripropongono questioni che sono già state proposte in occasione dell'esame della legge, questioni che nel confronto che già c'è stato si è detto essere questioni aperte su cui si riteneva di dover ricercare un confronto aperto e leale e migliori punti di sintesi, per cui mi parrebbe un po' contraddittorio con questa volontà positiva che è stata dichiarata, una sorta di atteggiamento, non voglio usare l'espressione liquidatorio, però un po' semplificatorio che per esempio dicesse: "Basta con questa vicenda, l'equilibrio è fatto, la sintesi l'abbiamo trovata in maggioranza, la Commissione all'unanimità ha deciso, quello che era da confrontare è già confrontato, questo pacchetto è già chiuso, mettiamo anche qualche autoblindo intorno e non se ne parla più". Io dico subito che noi saremo contrarissimi a una tale idea, credo che le proposte che sono portate alla riflessione del Consiglio anche sotto forma di emendamenti alla legge debbano essere considerati, non si pretende di rovesciare una impostazione perché sarebbe una pretesa eccessiva. Una minoranza deve avere idee diverse rispetto alla maggioranza, altrimenti sarebbe maggioranza insieme agli altri, naturalmente non pretende di avere dalla sua tutte le ragioni, però sono dei contributi che sono già in qualche modo mediati, confrontati, vi sono delle proposte che non sono delle novità ma che in qualche modo nei contenuti sono state già dichiarate ammissibili non solo al confronto ma anche all'accoglimento. Io ricordo, per esempio, che una serie di questi emendamenti furono presentati in Aula in occasione della discussione della legge e furono ritirati sull'assunto che avrebbero potuto trovare collocazione nelle norme successive, cioè in queste norme generali. Non tutte e neppure tutte nei modi che noi riteniamo, ma una serie di queste indicazioni credo che, anche a miglioramento dell'impianto complessivo, debbano essere, in questa occasione, considerate ed anche in gran parte recuperate, proprio per non contraddire e direi per non sprecare il vantaggio che il Consiglio nel suo insieme - su questo avevamo già discusso - non solo una maggioranza, non solo la Giunta (anzi la Giunta, ha proprio poco in questa situazione), comunque il Consiglio ha acquisito. Però un vantaggio non può durare di per sé in eterno, se poi non è confortato e confermato dagli atti successivi e se con questi in qualche modo - spero che così non sia, che io mi sbagli e pecchi un po' di pessimismo in questa mia valutazione - questo vantaggio dovesse essere in parte sprecato e in parte vanificato.

Quindi l'invito che io rivolgo ai colleghi è di avere un poco di pazienza, di non considerare questa vicenda una come una cosa che deve essere liquidata in tutta fretta, di disporsi ad un confronto sereno, utile, come già è accaduto in diverse circostanze e da ultimo in occasione dell'esame delle modifiche della legge urbanistica, di esercitare saggezza, di non pensare che le modifiche che si propongono abbiano chissà quale altro significato, se non quello di voler affermare una impostazione politico-culturale, e per quanto possibile, di modificare in meglio le norme che si propongono. Quindi, sull'assunto che qualche giorno fa si è compiuto un passo avanti, l'invito è a lavorare per quanto possibile insieme perché possiamo fare ancora qualche altro passo avanti, nella stessa direzione, però, che non tutte, ma alcune delle modifiche introdotte di recente alla legge 45 hanno lasciato intravedere. Queste cose ho voluto dire preliminarmente proprio perché avendo presentato un corpo di emendamenti che appare un poco consistente, non sembri che abbiano un fine che non sia solo ed esclusivamente quello di migliorare l'impostazione delle norme di attuazione dei piani, di dare un contributo di merito e quindi di essere partecipi di un obiettivo che il Consiglio dovrà porsi, quello di non ritenere ultimata la sua fatica in questa materia, ma di doversi accingere a un attività che io continuo a ritenere più impegnativa dell'approvazione delle modifiche alla legge 45.

PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, dichiaro chiusa la discussione generale.

Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.

BALIA GIUSEPPE, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. La Giunta si rimette alla relazione scritta.

PRESIDENTE. Metto in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi lo approva alzi la mano.

(E' approvato)

Si dia lettura del titolo.

MULAS MARIA GIOVANNA, Segretaria:

Titolo

Disposizioni di omogeneizzazione e di coordinamento dei piani territoriali paesistici.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Mannoni. Ne ha facoltà.

MANNONI (P.S.I.). Signor Presidente, io ho avuto modo di avere ora un corpo consistente di emendamenti ai quali viene assegnata, anche da parte dei presentatori, un'importanza rilevante. Io sono certo che sia così e proprio per questo chiedo che il mio Gruppo possa esaminarli. Per questo motivo chiedo che si sospendano i lavori per consentire ai Gruppi di esaminare gli emendamenti.

PRESIDENTE. Può specificare meglio la sua richiesta, onorevole Mannoni?

MANNONI (P.S.I.). Chiedo la sospensione della seduta perché i Gruppi possano riunirsi e valutare meglio gli emendamenti, onde evitare una valutazione estemporanea e non ponderata.

PRESIDENTE. Quanto tempo chiede, onorevole Mannoni?

MANNONI (P.S.I.). Per una riunione del Gruppo ci vorrà un'ora e mezzo. Si può andare a domani mattina.

PRESIDENTE. Poiché non ci sono opposizioni, la richiesta dell'onorevole Mannoni è accolta e i lavori del Consiglio proseguiranno domani mattina alle ore 10.

Sull'ordine del giorno

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'onorevole Baroschi. Ne ha facoltà.

BAROSCHI (P.S.I.). Signor Presidente, chiedo che venga inserito all'ordine del giorno il provvedimento numero 388 a norma dell'articolo 102.

PRESIDENTE. Comunico che la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso all'unanimità, ai sensi dell'articolo 102 del Regolamento, di inserire all'ordine del giorno dei lavori di questa tornata, la proposta di legge numero 388 nel testo del proponente: "Modifiche alla legge regionale concernente il trasferimento di risorse finanziarie al sistema delle autonomie locali e modifiche alla legge regionale 1° agosto 1975, numero 33". I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.

La seduta è tolta alle ore 19 e 01.