Seduta n.189 del 11/05/2006 

CLXXXIX SEDUTA

(Pomeridiana)

Giovedì 11 maggio 2006

Presidenza del Presidente Spissu

La seduta è aperta alle ore 17 e 08.

CASSANO, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di mercoledì 3 maggio 2006 (183), che è approvato.

Congedi

PRESIDENTE. Comunico che i consiglieri regionali Giuseppe Fadda e Paola Lanzi hanno chiesto congedo per la seduta pomeridiana dell'11 maggio 2006.

Poiché non vi sono opposizioni, i congedi si intendono accordati.

Discussione del testo unificato delle proposte di legge Lai -Marrocu - Barracciu - Calledda - Cherchi Silvio - Corrias - Cugini - Floris Vincenzo - Mattana - Orrù - Pacifico - Pirisi: "Istituzione dell'agenzia regionale per l'ambiente (ARPAS)" (51/A), della proposta di legge Cocco - Addis - Biancu - Cucca - Cuccu Giuseppe - Fadda Paolo - Giagu - Manca - Sanna Simonetta - Secci: "Istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Sardegna" (101/A) e del disegno di legge "Istituzione dell'Agenzia regionale per

la protezione dell'ambiente della Sardegna (ARPAS)" (125/A)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge 51/A, 101/A e del disegno di legge 125/A .

Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Masia, relatore.

MASIA (Federalista-Autonomista Sardo), relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi arriva in Aula una legge che abbiamo tutti ritenuto importante; la prima riunione della Commissione sanità con la Commissione agricoltura, congiunte, si tenne nel mese di maggio dello scorso anno ed è già trascorso quasi un anno. Voglio dire anche che sono state fatte diverse riunioni e durante queste abbiamo voluto incontrare i sindacati, i rappresentanti degli enti locali e i rappresentanti del personale che già operano a diverso titolo e in situazioni diverse, nel settore di prevenzione e tutela dell'ambiente in Sardegna. La discussione della legge che istituisce l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, l'ARPAS, era prevista già come collegato alla finanziaria nel mese di marzo. Già da allora, stante l'ampia discussione avvenuta nelle due Commissioni, non vi erano problemi; tutto questo anche per sottolineare che arriva in Aula una legge tanto attesa quanto discussa.

Una legge che fa sintesi tra diverse proposte a disposizione; un testo unificato che è stato ottenuto dalle Commissioni V e VII e che è stato approvato il 18 gennaio ultimo scorso: la proposta di legge numero 51 con primo firmatario l'onorevole Lai del Gruppo dei D.S., di ottobre del 2004; la proposta di legge numero 101 con primo firmatario l'onorevole Mariuccia Cocco, per il Gruppo de La Margherita, già presente dal febbraio del 2005; il disegno di legge della Giunta, il numero 125, del mese di marzo del 2005. In quella fase di istruttoria preliminare venne fatto un lavoro apprezzabile da coloro che componevano questa sottocommissione...

OPPI (U.D.C.). Presidente, c'è anche un'altra proposta di legge, non se la faccia sfuggire, è del 19 gennaio 2006!

MASIA (Federalista-Autonomista Sardo), relatore. Non ho problemi, onorevole Oppi, non mi risultava, se così è la leggo volentieri e raccolgo appunto l'invito.

L'istruttoria preliminare venne fatta per avere un testo unificato, è un lavoro apprezzabile svolto da tutti i componenti che sono stati nominati dalle due Commissioni; rappresentavano i vari Gruppi che compongono le Commissioni e colgo l'occasione in questo momento per ringraziarli, in particolare perché da quel lavoro emergono i contenuti e i problemi reali presenti nelle tre proposte e che caratterizzano il testo unificato che abbiamo preso in considerazione. Con questo testo abbiamo, in quei mesi, discusso e provocato interventi, ottenendo contributi, suggerimenti, compresi anche quelli che sono pervenuti dalla Giunta attraverso i tre Assessori della programmazione, dell'ambiente, della sanità, tutti coinvolti a pieno titolo in questa legge. Questo Consiglio, da tempo, sente fortemente l'esigenza di un'Agenzia per preservare l'ambiente e la qualità della vita, ed è giusto sottolineare che la nostra Regione è buona ultima rispetto alle altre Regioni italiane nel dotarsi di una così importante struttura. Bisogna prendere atto, comunque, che già nella precedente legislatura era presente una legge che è stata approvata dalle Commissioni; però non ha avuto la fortuna di arrivare in Aula; questo per correttezza nei confronti di coloro che per quella legge si erano impegnati.

Abbiamo affrontato tanti temi che sono contenuti all'interno della legge che istituisce l'ARPAS e ritengo che buona parte abbiano trovato uno sbocco, una risposta, che - non è azzardato dire - caratterizzano la legge come una legge innovativa che, seppure in ritardo, è fortemente avanzata rispetto alle altre presenti nelle altre Regioni d'Italia. I temi riguardano in particolare l'autonomia dell'ARPAS, la separazione netta dei ruoli e delle responsabilità fra chi ha il dovere di carattere gestionale e chi invece ha il dovere di indirizzo e di verifica. Abbiamo anche voluto fare attenzione all'autorevolezza dell'Agenzia che noi stiamo andando a istituire, cioè la sua caratteristica di scientificità nell'affrontare i problemi, che pone questa Agenzia, come un organismo che ha il più alto titolo nella nostra Regione, per intervenire con valutazioni e opportunità sull'ambiente. Abbiamo parlato anche di terzietà dell'Agenzia e cioè dell'esigenza di non creare concorrenza con il privato e dell'opportunità di fornire prestazioni, stando molto attenti a non creare problemi di conflitto.

Ci si è soffermati, onorevoli colleghi, sul rapporto che ha l'Agenzia con gli enti locali, cercando di ottenere il massimo coinvolgimento dei territori al fine di predisporre programmi e indirizzi; con l'istituzione dei comitati provinciali crediamo di aver coinvolto, ancora una volta, maggiormente le province e abbiamo fatto in modo di poter raccordare l'Agenzia con questi organismi, attraverso il Comitato di indirizzo che ha appunto questo compito. Ci siamo preoccupati dell'organizzazione, con la necessità di ripartire i compiti tra una struttura centrale e le aree provinciali, salvaguardando i dipartimenti già presenti e facendo in modo che siano presenti, per i servizi di base, in ogni singola provincia; questo è l'indirizzo che ha assunto la maggioranza e cioè quello di valorizzare queste nuove realtà e gli enti locali da poco istituiti.

Si è entrati in merito anche al trattamento giuridico ed economico del personale e alla qualità e professionalità del personale che dovrà far parte della Agenzia. L'ARPAS è stata già istituita dal presidente Soru che, in qualità di Commissario governativo per l'emergenza idrica in Sardegna, ha emesso un'ordinanza il 29 dicembre 2004; l'ARPAS ha operato fino ad oggi con forti limitazioni che dobbiamo cercare di superare attraverso la legge. Ha iniziato a fare il controllo e il monitoraggio delle diverse attività di prevenzione ambientale di soggetti che oggi operano in Sardegna col preciso obiettivo di riorganizzarli e condurli ad una gestione unitaria. Credo che il compito svolto sino ad oggi possa essere anche la risorsa che avrà a disposizione nel momento in cui l'Agenzia verrà istituita

Molti si occupano in Sardegna di salvaguardia ambientale; si sa che l'acqua e l'aria hanno bisogno di una verifica costante della loro qualità; si sa che l'inquinamento acustico ed elettromagnetico non sono problemi avulsi dalla nostra realtà regionale e che il suolo, il suolo in particolare, ha bisogno di interventi, perché in questi anni è stato maltrattato, perché in questi anni non ci sono già state le giuste attenzioni. Una gestione errata dello smaltimento dei rifiuti solidi e dei liquidi nel nostro territorio ha creato inquinamento e situazioni di emergenza. Non dimentichiamo poi la gestione ambientale, che ha creato tanti problemi, non ultimi quelli all'attenzione di ogni giorno; problemi non indifferenti che provocano rischi e incidenti rilevanti e alcune malattie che, come abbiamo detto, sono strettamente connessi, non dobbiamo dimenticarlo; anche alcune attività industriali che, seppure producono occupazione, hanno bisogno delle giuste attenzioni che attraverso questa Agenzia possano trovare. In sintesi noi riteniamo che questa Agenzia debba promuovere un'attività di prevenzione e di controllo; che deve essere un giusto supporto di assistenza tecnico-scientifica e di organizzazione e gestione del sistema informatico per il monitoraggio ambientale; che deve essere quella risposta non soltanto di carattere ispettivo, ma di analisi e di sperimentazione, di reale supporto nell'assenza totale in cui viviamo oggi.

La legge che istituisce l'Agenzia regionale dell'ambiente e che oggi arriva in Aula colma una grave lacuna; la Sardegna è ultima, come ho detto, fra le Regioni italiane che si dota di questa preziosa struttura. Noi possiamo affermare che questo fatto ci ha consentito di elaborare un provvedimento che usufruisce della preziosa esperienza maturata nelle altre Regioni, dove queste strutture sono funzionanti da diverso tempo. L'ambiente, nel suo insieme, sappiamo che è uno dei beni più preziosi dei quali deve disporre la collettività; il suo valore cresce in proporzione allo sviluppo della società moderna, nella quale una delle aspirazioni principali è quella di poter migliorare la qualità della vita, intesa come l'insieme di fattori che, pur appartenendo a settori diversi, interagiscono fra di loro in una cornice di equilibri che sono sempre estremamente delicati.

Noi, col passare del tempo, ci siamo resi conto che la modifica di uno di questi elementi crea spesso un effetto valanga, i cui effetti si abbattono poi disastrosamente sulla collettività, talvolta anche al di fuori di quei paesi dove tali elementi vengono modificati. Potrei dire anche che quella che è l'internazionalizzazione dell'economia oggi soffre degli stessi effetti anche dell'internazionalizzazione dell'ambiente, basta ricordare Chernobyl, basta ricordare tanti altri eventi che si sono succeduti in questi ultimi anni. Per dire dei disastri ambientali di cui ho appena accennato e che devono essere presi come esempio per attirare e accrescere la nostra attenzione. D'altronde non sfugge a nessuno anche quello che sta avvenendo con la distruzione della foresta amazzonica, non è un fatto che riguarda solo il Brasile d'altronde, tutti noi sappiamo degli effetti del buco dell'ozono e se una volta era valido il proverbio che affermava che la natura ripara di notte i danni che l'uomo arreca di giorno all'ambiente, oggi la velocità del danneggiamento è tale che l'azione riparatrice di madre natura sicuramente non basta più, se non interviene l'uomo. Davanti a chi sostiene che la terra, nel suo complesso, deve essere considerata come un unico organismo vivente, e come tale in grado di autorigenerarsi, c'è anche chi afferma che oggi solo una netta presa di coscienza sul possesso dell'ambiente può essere la strada percorribile per tentare di consegnare ai nostri figli, ai nostri successori un mondo se non migliore, almeno uguale a quello in cui noi viviamo.

Al di là, però, della responsabilità dei singoli noi riteniamo che siano le istituzioni che hanno il compito più gravoso, il compito di proteggere e tutelare questo patrimonio che è un patrimonio insostituibile, per arginare le nuove barbarie, per proteggere i beni ripetibili, per coordinare e organizzare l'insieme di tutte quelle azioni che devono concorrere sinergicamente, in primo luogo appunto, a proteggere e mantenere l'equilibrio esistente, per poi cercare di migliorarlo, per partire almeno da lì. Non vogliamo con questo dire che l'ambiente sia intoccabile, naturalmente, il terrorismo ambientalista talvolta produce più danni di quelli ai quali noi vogliamo porre rimedio, come dimostrano le prese di posizione che proprio in questi giorni sono apparse sulla stampa nazionale e che mettono in guardia contro i falsi obiettivi verso i quali si concentrano azioni punitive che distolgono risorse ed energie dalle vere battaglie che vale la pena di interpretare e di intraprendere. Io parlo di quell'articolo, proprio presente nel "Corriere" di ieri, dove appunto è condivisibile che si sta evidenziando un po' troppo un problema che forse è importante, ma non è totale, mentre danni molto più importanti all'ambiente stanno avvenendo e per i quali, io ritengo, bisogna prestare fortemente attenzione.

Noi dobbiamo sempre tenere presente il concetto di ambiente legato allo sviluppo sostenibile, dobbiamo tener presente che lo sviluppo di un paese, di una società, di una collettività dipende dall'utilizzo delle risorse disponibili di quel paese, di quella società e di quella collettività. Chi ha materie prime, chi ha la forza lavoro la utilizza, chi ha risorse intellettuali e professionali naturalmente le utilizza, chi ha i doni di madre natura deve poterli utilizzare per migliorare la qualità della vita senza però distruggerli, semmai trovando una strada che ne consenta un consumo programmato e compatibile con la ricostruzione e la rigenerazione nel tempo, come una volta, appunto, si usava con i boschi, con un disboscamento parziale che faceva parte di un ciclo al termine del quale il bosco rimaneva sempre integro.

Noi non possiamo ignorare le preoccupazioni che hanno in questo momento gli enti locali ed è per questo che li abbiamo voluti coinvolgere, perché devono provvedere a dare risposte ai loro amministrati, in termini appunto di lavoro e di sviluppo e che ripongono le loro speranze sulle risorse ambientali. Non possiamo, però, nemmeno ignorare che certe produzioni agricole comportano l'inquinamento chimico dovuto ai fertilizzanti e ai pesticidi, ai pesticidi di ogni genere, e non possiamo tacere su alcuni aspetti di tumultuoso progresso tecnologico, come l'inquinamento elettromagnetico già citato ed elettroacustico. Abbiamo un'Isola che, per configurazione geografica, per aspetti geologici, per densità di popolazione, per varietà di habitat, di flora, di fauna, per la qualità dell'aria, dell'acqua, per le condizioni meteorologiche presenti ad oggi, per la longevità dei propri abitanti e per tanti altri fattori che tutti quanti noi conosciamo, rappresenta un unicum irripetibile, quasi un eden rispetto a tante zone del nostro paese; dall'altro lato però abbiamo una situazione occupazionale di sviluppo, di economia non certo brillante.

Bene! La domanda che noi ci poniamo, anche nella discussione di questa legge, questi due estremi possono coniugarsi? Si possono sposare e sposarli in modo che il matrimonio duri e produca una volta durevoli frutti? Io credo che sia possibile. E' possibile trovare un compromesso onorevole che leghi questi due poli per il benessere complessivo della Sardegna e lo si può fare, riteniamo, se ci dotiamo di quei giusti strumenti, come appunto l'Agenzia che noi attraverso questa legge stiamo istituendo, l'ARPAS, che con la sua genesi, con la sua struttura, i suoi obiettivi, le sue strategie, la sua piena operatività io sono sicuro cercherà di darci queste risposte. Sta per nascere un ente che si proietta sull'intero territorio isolano, con la creazione di oltre 400 posti di lavoro, qualificati, altamente professionalizzati, nell'ottica appunto di riuscire a dare quelle risposte occupazionali a chi ha acquisito professionalità, a chi ha cercato di avere titoli e si ritrova oggi costretto ad andar via dalla nostra Regione.

Io credo che questa Agenzia è una piccola risposta, ma è già una risposta che dovrà coordinare, promuovere, sviluppare, razionalizzando queste energie, cercando di tenerle ben presenti, facendo conto naturalmente che sono fondamentali le politiche ambientali del territorio che noi ci stiamo dando. Questi sono gli elementi basilari che hanno guidato le nostre scelte; scelte politiche da un anno a questa parte hanno impegnato le nostre Commissioni, le due Commissioni, quella della sanità e dell'agricoltura, che io a conclusione del mio intervento voglio ringraziare nei suoi componenti per il grande lavoro svolto, per le difficoltà che ogni volta erano presenti nel voler riunire queste due Commissioni quando erano impegnate in altri importanti disegni di legge, alcuni dei quali hanno avuto anche la possibilità di essere approvati all'interno di quest'Aula.

Io ritengo che queste due Commissioni hanno fatto un grande lavoro nella ricerca di sintesi, una sintesi che potesse contemperare le diverse esigenze che sono state giustamente manifestate da tutti gli operatori di settore che con il nostro impegno abbiamo voluto incontrare. Certo, come tutte le nuove leggi anche questo provvedimento è perfettibile, e questo lo dico ai colleghi che in qualche modo forse non hanno trovato le giuste risposte in tutti gli articoli pure contenuti, per avere una legge snella, per avere un'agenzia che possa dare risposte immediate. Ma noi siamo certi che questa legge è il nucleo, che ha un peso specifico; è il nucleo, dicevo, che si distacca nettamente, appunto, da quello che è il passato, che vuole essere la guida per la politica ambientale che noi vogliamo darci; che ci consentirà di valorizzare al meglio e al tempo stesso salvaguardare le risorse complessive della nostra Regione.

PRESIDENTE. Ricordo che i consiglieri che intendono prendere la parola devono iscriversi non oltre la conclusione del primo intervento.

E' iscritto a parlare il consigliere Gallus. Ne ha facoltà.

GALLUS (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è con particolare favore che il Gruppo di Fortza Paris, che in questa occasione ho l'onore di rappresentare, saluta l'approdo in Aula del testo unificato istitutivo dell'ARPAS. Il momento è significativamente importante per la comunità sarda che, per lungo tempo, ha atteso un provvedimento in grado di dare ulteriore impulso allo sviluppo sostenibile della propria economia e della salvaguardia della propria salute. Come tutti sappiamo questo avviene dopo un iter rispetto al quale la Sardegna ha indubbiamente l'obbligo di recuperare una propria autonoma e una degna posizione nel contesto non solo nazionale ma anche comunitario. Lo stesso iter era già iniziato nel 1993, quando attraverso un referendum le AA.SS.LL. furono private di tutta una serie di competenze, portando il legislatore statale ad individuare un nuovo modello organizzativo in tema di prevenzione e controllo ambientale. Anche analoghe esperienze internazionali avevano portato all'adozione del sistema delle agenzie, una nazionale e una serie regionali.

Ora, per quanto concerne la Sardegna, si è finalmente giunti ad una svolta attraverso la quale superare l'attuale fase, per così dire di origine commissariale, per restituire la disciplina e l'organizzazione della materia alle competenze legislative proprie del Consiglio. Ciò tuttavia non deve costituire un punto di arrivo, ma al contrario deve rappresentare la prima tappa di un ulteriore percorso, altrettanto impegnativo e irto di difficoltà, che va dalla definitiva adozione da parte del Consiglio regionale del miglior modello organizzativo dell'ARPAS, per arrivare alla fase, certamente più delicata, della concreta e piena attuazione dello stesso. Solo allora potrà dirsi essere venuta meno quella eccessiva e frammentaria distribuzione, in capo a diversi soggetti pubblici, delle competenze in materia ambientale che, sino ad oggi, ha per molti versi caratterizzato il quadro amministrativo della nostra Regione.

Il presente testo - che per molti aspetti ricalca gli omologhi provvedimenti adottati dalle altre Regioni - è un documento valido, anche se suscettibile, come ogni prodotto dell'impegno umano, di migliorie. Non dobbiamo però al riguardo dimenticarci della necessità, ormai impellente, di superare la fase dell'ulteriore studio della materia per passare all'effettiva operatività dell'azione amministrativa, nel perseguimento del fondamentale interesse legato alla tutela del territorio dell'ambiente. Il testo in discussione sicuramente presenta alcuni punti che meritano una più attenta lettura e attenzione rispetto ad altri; uno di questi ad esempio riguarda la scelta della forma di governo dell'Agenzia: da un lato si potrà privilegiare il criterio, per così dire, manageriale, in quanto accentra i poteri in un unico organo burocratico di direzione generale, sottoposto direttamente agli indirizzi della Giunta regionale, dall'altro si potrebbe optare, come hanno fatto le Commissioni consiliari competenti, per un criterio di rappresentatività con la previsione di un ulteriore organo collegiale, il Comitato regionale di indirizzo e di coordinamento, quale sovraordinata entità chiamata a svolgere compiti di controllo e di indirizzo politico. Se, con la prima soluzione, si privilegia la rapidità e la responsabilità delle decisioni, è altrettanto vero che, con la seconda, si persegue una più collegiale ponderazione degli interessi in gioco. Noi siamo, come Gruppo di Fortza Paris, sicuramente per la seconda ipotesi.

Altro aspetto di particolare importanza è l'impronta organizzativa che si è voluta dare all'apparato burocratico dell'ARPAS. Appare decisivo al riguardo creare una struttura efficiente, i cui costi non comportino ulteriori esborsi sulle debilitate casse pubbliche; in quest'ottica, mi sembra degna di nota la scelta di impiegare e valorizzare il personale esistente presso altre strutture che abbia maturato esperienza e conoscenza nel delicato compito della salvaguardia ambientale del territorio. Su tale aspetto, appare quanto ormai opportuno rivolgere una particolare menzione al personale dei Presidi multizonali di prevenzione, cosiddetti PMP, e alla loro professionalità che potrà trovare sicuramente ulteriori possibilità di crescita nei nuovi sbocchi che una struttura organizzativa maggiormente al passo con i tempi è in grado di garantire. Lo stesso discorso deve essere esteso anche al personale della Progemisa e del SAR, anche se in questo caso si rendono necessarie apposite procedure concorsuali.

Corretta risulta l'intenzione di favorire il decentramento degli uffici attraverso delle articolazioni territoriali, i dipartimenti provinciali, destinati a perseguire compiti che prevalentemente attengano allo svolgimento di servizi generali di base. Alle medesime articolazioni, individuate in maniera accentrata a livello regionale, i dipartimenti specialistici regionali appunto, sono invece riservati compiti di matrice specialistica; di particolare rilievo è inoltre la previsione in ordine ai compiti assegnati all'ARPAS di assistenza a favore degli enti pubblici. L'importanza di tale ruolo potrà essere sicuramente testata nella quanto mai necessaria interlocuzione con le autonomie locali impegnate da sempre nello svolgimento di quelle delicate competenze di gestione del territorio che, seppure ampiamente previste dal nostro ordinamento, spesso, di fatto, non vengono pienamente riconosciute.

Questo, per inciso, è particolarmente sentito anche da chi vi parla che in quanto sindaco di un piccolo centro dell'oristanese ogni giorno si trova ad affrontare i reali problemi e le legittime istanze che provengono dalla propria comunità; una qualificata mano d'aiuto dall'ARPAS risulterà sempre gradita. La raccolta e lo sviluppo dei dati in materia ambientale, all'interno di un apposito sistema informativo in collegamento con le analoghe banche dati nazionali e comunitarie costituirà la base di riferimento per tutti quanti. Su quest'ultimo aspetto mi sembra doveroso rimarcare la necessità che l'Agenzia si raccordi nel miglior modo, così come previsto dal documento in esame, con gli analoghi organismi delle altre Regioni, sfruttando le esperienze da queste maturate nel corso degli ultimi anni, insieme al patrimonio di informazioni di dati nel frattempo acquisito.

La struttura agenziale esistente ha già opportunamente mosso i primi passi verso tale direzione, dando luogo con l'omologa Agenzia della Regione Liguria ad un sinergico rapporto di scambi informativi. In tale contesto appaiono altrettanto preziose le possibili forme di collaborazione con l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici e con l'Agenzia europea dell'ambiente, nonché con gli altri enti ed istituzioni nazionali, comunitari ed internazionali che operano nel settore della prevenzione collettiva e del controllo ambientale. Si tratta di riuscire ad inserire con celerità, in un virtuoso circuito della corretta conoscenza e informazione, delle dinamiche ambientali che condizionano l'uso del territorio. Condivisibile appare inoltre la scelta, contenuta nel testo in esame, di orientare l'attività dell'Agenzia prevalentemente a favore delle strutture pubbliche, rimettendo alle autonome scelte degli organi della stessa le decisioni in merito allo svolgimento di prestazioni a favore di soggetti privati.

Una particolare menzione meritano i compiti di vigilanza e controllo ambientale; al riguardo, mi sembra opportuno segnalare la possibilità che l'ARPAS si colleghi con il Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione Sardegna, organismo continuamente impegnato nella difficile lotta contro il degrado ambientale e capace di svolgere fattivamente le proprie funzioni istituzionali di valido presidio sul territorio.

In ultimo, ma non di minore importanza rispetto alle altre, sono da rilevare quelle disposizioni, alcune anche a carattere transitorio, il cui compito è consentire il passaggio di fatto dal vecchio sistema di raccolta dati, controllo e assistenza in campo ambientale a quello che dovrebbe scaturire dall'approvazione del corpo normativo in discussione. Mi riferisco ad esempio alle norme che disciplinano l'attività cosiddetta ricognitiva posta in capo al direttore generale, attività propriamente volta ad individuare le risorse umane e strumentali esistenti che dovrebbero confluire all'interno dell'ARPAS; anche dalla loro attuazione, in parte già in corso in virtù delle ordinanze del Commissario per l'emergenza idrica, dipende non poco l'immediata utilità delle deliberazioni del Consiglio. Non posso sottrarmi al riguardo da rivolgere un sentito invito alla Giunta regionale affinché operi con la necessaria tempestività e perizia, così come non posso sottrarmi dal rivolgere umilmente all'intera Assemblea l'appello a operare nell'esame e nella discussione del testo, evitando il più possibile contrapposizioni su un tema che, data la sua portata, non può non essere di comune condivisione.

Concludo affermando che, anche attraverso quanto si farà e si deciderà in Aula in questa occasione, si gioca parte di quella storica scommessa delle moderne società di riuscire a conciliare lo sviluppo economico delle proprie comunità con un'adeguata ed equilibrata tutela dell'ambiente, del territorio e della salute dei cittadini. Per noi sardi la scommessa, come ben sappiamo, in ragione delle peculiari bellezze ambientali che madre natura fortunatamente ha riservato alla nostra regione, assume una valenza e un'importanza particolare. Un ringraziamento particolare va alla Commissione sanità e soprattutto ai componenti della minoranza che hanno con il loro senso di responsabilità fatto sì, nel garantire sempre e comunque il numero legale, che questa legge potesse essere discussa oggi. Vi ringrazio.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.

FRAU (Progetto Sardegna). Signor Presidente, Assessori, colleghi, il referendum del 1993, che tolse alle AA.SS.LL. la competenza sui controlli ambientali, rese necessaria una legislazione nuova e il 4 dicembre del 1993 fu promulgato il decreto legge numero 496 che disponeva "Disposizioni urgenti sulla riorganizzazione dei controlli ambientali e l'istituzione dell'agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente", che fu poi convertito in legge il 21 gennaio 1994, la legge numero 61 a cui facciamo riferimento.

Sulla base della legge nazionale, le Regioni e le Province autonome hanno istituito con proprie leggi le Agenzie regionali o provinciali per la protezione dell'ambiente, dando la propria interpretazione applicativa alla norma nazionale, ovvero inserendo esclusivamente le competenze previste o allargando il campo di intervento istituzionale a settori che la legge nazionale lasciava di competenza del sistema sanitario e nello specifico dei dipartimenti di prevenzione. L'indirizzo governativo sulla protezione ambientale ha successivamente portato l'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente, l'ANPA, a modificare parzialmente, con il decreto legge numero 300 del 1999, la sua fisionomia organizzativa ma più profondamente la sua impostazione di attività. Il cambio del nome, da ANPA ad APAT, cioè l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici, ridefinisce il modello di intervento sull'ambiente, legandolo a tutto il settore della difesa del suolo e della ricerca in diretta correlazione con lo stato di salute della popolazione.

Anche la Sardegna arriva finalmente alla istituzione dell'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente e si adegua, per ultima, alla normativa nazionale e in particolare alla legge 21 gennaio 1994 numero 61 che fissava in 180 giorni i termini per l'istituzione delle Agenzie da parte delle Regioni. Arriviamo con grande ritardo, sebbene negli anni siano stati elaborati numerosi provvedimenti di legge, anche sotto la spinta dell'assegnazione di una quota della premialità nazionale, sulla base di quanto stabilito dal Quadro comunitario di sostegno per il periodo 2000-2006, provvedimenti di legge che peraltro mai hanno superato la prova dell'Aula.

L'importanza dell'istituzione dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente è evidente; finora le funzioni che interessano la promozione e la prevenzione della salute collettiva e il controllo ambientale sono sotto il controllo di numerosi enti strumentali, di enti e organismi pubblici, di numerosi uffici, perdendo quella visione unitaria del problema che è la sola che può portare ad un reale governo delle problematiche in tema di tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini intesa in senso lato. Le funzioni proprie dell'ARPAS saranno il controllo e il monitoraggio del nostro ambiente, la valutazione dell'impatto che gli interventi antropici hanno sui nostri territori, la prevenzione di tutti i fenomeni di inquinamento del suolo, dell'aria, delle acque, lo studio dei rischi idrogeologici, il consolidamento delle aree protette, la ricerca e la formazione di una nuova cultura di rispetto e di protezione del nostro ambiente che costituisce un bene prezioso ed uno dei principali fattori che la nostra Isola può spendere nella strategia di competizione nazionale ed internazionale.

Se è vero, come è vero, che tutte le analisi sullo sviluppo economico vedono nel nostro patrimonio ambientale un fattore di traino nei confronti di tanti comparti della nostra economia, in particolare del turismo, l'istituzione dell'Agenzia pone un punto fermo nello sviluppo della nostra Regione. Voglio sottolineare che l'approvazione del progetto di legge sull'istituzione dell'Agenzia di protezione dell'ambiente cade in un momento in cui la nostra Regione è sotto osservazione internazionale ed è diventata punto di riferimento e modello anche per le Nazioni Unite in tema di protezione delle risorse ambientali con le politiche di salvaguardia dei territori previste nel nuovo Piano paesaggistico.

Ha già detto il Presidente che è stato un grande lavoro, svolto dalla settima Commissione e congiuntamente dalla settima e dalla quinta Commissione, durante il quale sono state attentamente esaminate tutte le normative che regolano le funzioni delle ARPA regionali, sono stati sentiti gli operatori, sono state sentite le organizzazioni sindacali, è stato un grande e non facile lavoro; bisogna dare atto, ai Presidenti delle Commissioni, del lavoro di sintesi che sono stati in grado di compiere. Le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare in Commissione sono derivate, io credo, da due aspetti fondamentali: con questo provvedimento di legge per la prima volta abbiamo dovuto affrontare il tema dell'Agenzia, cioè delle caratteristiche che questo strumento di governo deve avere. Un tema nuovo ed importante che ci troveremo di fronte quando dovremo affrontare l'istituzione di altre nuove agenzie, penso all'istituenda Agenzia sanitaria regionale e soprattutto alla trasformazione degli enti agricoli in agenzia.

Abbiamo dovuto affrontare quello che potremo definire come un principio di responsabilità, cioè il fatto che l'ARPAS è individuata come organo tecnico, ha personalità giuridica di diritto pubblico, ha autonomia amministrativa, tecnica, contabile e patrimoniale, risponde alla Giunta che ne nomina il direttore generale, senza commistione di responsabilità di governo. Anche il tema della partecipazione dei territori, già affrontato stasera, è stato oggetto di discussione e di approfondimento, nascono da qui l'istituzione dei dipartimenti provinciali, il comitato provinciale per l'ambiente, che ricordiamo è organo delle province e non dell'ARPAS, e il coordinamento, con funzioni di raccordo tra la Giunta, l'ARPAS e il sistema delle autonomie locali.

Il provvedimento di legge in discussione affronta positivamente il problema organizzativo dell'ARPAS, dal versante delle necessità di assicurare efficacia e indirizzi omogenei all'attività di prevenzione, di vigilanza e di controllo ambientali, nonché di coordinamento con l'attività di prevenzione sanitaria. Auspico quindi che questo Consiglio, così come è stato in Commissione in cui maggioranza e minoranza hanno lavorato comunemente alla stesura di questo testo di legge, nella sua interezza, approvandolo ponga fine al ritardo ormai insostenibile della mancata istituzione dell'ARPAS.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Moro. Ne ha facoltà.

MORO (A.N.). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, il quadro normativo di riferimento in materia ambientale ha subito in questi anni numerose e importanti trasformazioni di cui il Consiglio regionale è chiamato a tener conto nel momento in cui si appresta a legiferare per dar vita all'Agenzia regionale dell'ambiente. Premetto che, pur riconoscendo la necessità di approvare questa legge, non condivido l'iter, forse anche il coinvolgimento delle istituzioni, né il percorso e il traguardo, che in alcuni punti questa legge non ha raggiunto. Comunque nei diversi progetti di legge presentati si è fatto più volte riferimento, non sempre a proposito, al ritardo con cui la Sardegna arriva a dotarsi di questa fondamentale struttura. In questo momento però, più che in altri del passato, esistono le migliori condizioni per fare una buona legge nell'interesse dei sardi.

Nello scorso mese di febbraio infatti il Parlamento ha approvato, proprio in materia ambientale, una grande riforma strutturale, anche grazie al forte impulso di Altero Matteoli, Ministro dell'ambiente. Il testo finale (tralascio di elencare tutte le opere che sono state fatte in Parlamento) è stato approvato dal Consiglio dei Ministri in prima lettura nel novembre del 2005, ed in seconda definitiva lettura nel gennaio di quest'anno. La nuova disciplina - frutto, come dicevo, del grande lavoro del Parlamento e del significativo supporto fornito dalle Commissioni e dalle parti sociali - riordina tutta la normativa ambientale in sei settori. Comunque quella che vorrei prendere ad esempio è soltanto la politica incentivante per la promozione delle energie rinnovabili soprattutto nel sud, il rafforzamento della disciplina dell'informazione al pubblico.

Questa premessa che ho fatto era necessaria per motivare concretamente l'affermazione secondo la quale il Consiglio regionale ha ad oggi tutti gli strumenti, operando forse nelle migliori condizioni possibili, per fare davvero una buona legge. Siamo quindi di fronte ad una grande opportunità, probabilmente unica, ma non mi pare che, sotto questo profilo, le proposte fin qui presentate sia dalla Giunta che da altri Gruppi abbiano espresso compiutamente la volontà di varare anche in Sardegna una profonda riforma, come si è fatto a livello nazionale.

A mio giudizio, in particolare, la profondità della riforma e il suo carattere strutturale stanno innanzitutto nel tipo di approccio alle problematiche ambientali, come patrimonio della Regione e della comunità locale. Potrei dire in estrema sintesi che l'obiettivo più importante da raggiungere è quello di salvare l'ambiente dagli ambientalisti, non di salvare l'ambiente perchè è necessario, ma di salvare l'ambiente dagli ambientalisti! Dico quindi "no" alla lettura ideologica delle problematiche ambientali che ha sempre caratterizzato se non tutta la sinistra, buona parte di essa. Dico "no" ad una politica unilaterale e chiusa al confronto che tende prima di tutto a demonizzare le opinioni diverse dando vita ad una sorta di pensiero unico che non ammette eccezioni, e dico "no" ai predicatori di catastrofi e di allarmi che molto spesso non hanno rappresentanza politica, ma influenzano il dibattito su certi temi fino a monopolizzarlo. Dico "no", infine, ad una visione esclusivamente tecnica o scientifica della questione ambientale che esclude a priori, dai suoi ragionamenti e dalle sue proposte, persone e forze anche politiche, parti sociali e categorie produttive, perchè ritenute culturalmente e antropologicamente inferiori e non in grado di poter esprimere posizioni legittime e orientamenti autonomi.

Dico "sì", invece, ad una politica ambientale aperta e dinamica che proprio perchè di fonte pubblica sia ed appaia sempre assolutamente imparziale (non sposo le tesi precostituite di questo o di quel governo regionale) e soprattutto che garantisca con strumenti appropriati il massimo dell'informazione a livello centrale e locale, il massimo della trasparenza dei suoi atti e il massimo della certezza delle sue regole su ciò che è consentito e su ciò che è vietato, il massimo della condivisione e coinvolgimento dei soggetti istituzionali interessati come delle società civili a livello centrale e locale E il massimo dell'attendibilità e della credibilità scientifica.

Come non pensare, in primo luogo, alle vicende delle bandierine colorate che - è di attualità proprio in questi giorni - vengono piantate a ridosso dell'estate in alcune località turistiche del territorio nazionale e della nostra isola. Si tratta di un'operazione che non ha alcuna attendibilità scientifica perchè sono ben altri i parametri di accertamento e di analisi che le strutture pubbliche e i Presidi multizonali di prevenzione, in particolare, conducono da anni con metodologie ritenute valide in tutti i Paesi dell'Unione Europea. Ebbene, la situazione che purtroppo si è consolidata fa sì che nessuno tiene in considerazione il grande lavoro svolto dai Presidi, che tutti i comuni ricevono ma che nessuno legge e soprattutto nessuno diffonde. Questa è una realtà! Invece, una località appare o scompare dalla mappa turistica della Sardegna o di un'altra Regione in virtù delle bandierine colorate che riceve o che non riceve in quella stagione; nessuno si è messo mai nei panni di quell'amministratore locale che, privato della bandierina, è stato sbattuto sui mezzi d'informazione con la maglia nera di inquinatore, con il suo comune indicato al pubblico disprezzo perchè ambientalmente scorretto. E' da evitare tutto questo. Io mi auguro che, con questa legge, si possa fare.

Inoltre, come non ricordare la campagna che non esisterei a definire terroristica contro le antenne della telefonia mobile, ritenute responsabili di un presunto ma gravissimo inquinamento elettromagnetico. Anche in questo caso abbiamo assistito a campagne di stampa ad altissima intensità, nascita di comitati di zona o di condominio addirittura (questo si è verificato a Sassari quando io ero Assessore all'edilizia privata perchè fosse appunto a capo dell'edilizia privata questo argomento), quindi ricorsi al TAR, tutti respinti, di molte Regioni nonostante la normativa italiana sia la più restrittiva d'Europa ed il puntuale monitoraggio sia condotto in tutto il territorio nazionale da una struttura del Ministero delle comunicazioni. Nessuno si è occupato di verificare i dati ufficiali, pubblici, perchè era molto più comodo cavalcare l'onda emotiva seminata ad arte nell'opinione pubblica. Siccome a volte le parole sono pietre, non sono mancati nemmeno gli attentati a qualcuno di quegli impianti ad opera dei cosiddetti eco-terroristi, già il termine è aberrante perchè si ammette l'esistenza di un qualcuno che pensa a difendere l'ambiente mettendo bombe sotto i tralicci.

Come non rifarsi al nostro passato recente quando la Regione ha spazzato via l'energia eolica dal campo delle fonti energetiche alternative dopo che, per decenni, la fortissima pressione sull'opinione pubblica aveva fatto pensare che quella fosse l'unica strada per liberarsi dalla dipendenza energetica del petrolio e del carbone. Invece è prevalsa la linea oltranzista del "no a tutto" e, specialmente con questo Esecutivo, questo "no a tutto" è imperante. Il risultato finale è che alcune centrali sono state realizzate perchè autorizzate in precedenza, con il consenso delle comunità locali. mentre, per altri progetti, bloccati, il giudizio ormai è riservato ai tribunali; ma questa non è difesa dell'ambiente, questa non è politica energetica.

Ancora, come non sottolineare quanto accaduto nel mio territorio, a Porto Torres, dove per anni si è lottato contro il pericolo della centrale di Fiumesanto (non voglio dire con questo che su quello stabilimento non vadano fatti rigorosi controlli), mentre si è scoperto solo ora che il vicino sito della zona industriale, realizzato circa venti anni prima, quando non esisteva neppure una legislazione sull'ambiente, presenta rischi ben più concreti per la salute pubblica. L'elenco di questi danni ambientali indotti potrebbe essere ancora molto lungo, ma mi fermo qui perchè credo di aver dimostrato, sia pure in sintesi, in quale difficile e complessa realtà dovrà operare, e con quali enormi responsabilità, la nuova Agenzia regionale per l'ambiente.

Ho accennato in apertura al fatto che il percorso che si è scelto per dar vita a questa struttura ci vede, mi vede, assolutamente contrario. In particolar modo, sono contrario alla proposta della Giunta o, meglio, del suo Presidente, che immagina non tanto una struttura snella quanto una specie di monocrazia diretta emanazione del Governo regionale o, meglio, del suo Presidente, che tratta la materia quasi come se dovesse fare un semplice trasloco di competenze. Viene proposto, anche in questa circostanza, lo schema dell'uomo solo al comando, alle dirette dipendenze della Giunta o, meglio, del Presidente che decide tutto, operando così sotto dettatura del suo unico dante causa, il Presidente (mi consenta di dirlo, almeno di dirlo), attraverso una sorta di commissariamento politico relegando in una posizione del tutto marginale altri soggetti (Consiglio regionale, strutture tecniche della stessa Regione, autonomie locali, AA.SS.LL., scusate se è poco!) che invece dovrebbero essere i principali protagonisti della politica ambientale.

Tale schema viene giustificato strumentalmente con un richiamo all'esperienza nazionale delle Agenzie, nel cui ambito soltanto la Lombardia è dotata di un organo di governo collegiale. A parte il fatto che il panorama nazionale delle Agenzie oggi è il punto di arrivo di un processo che ha conosciuto fasi ben più articolate e graduali, mentre la Sardegna si trova al contrario al punto di partenza, forse qualcuno ha fatto finta di non vedere un altro elemento decisivo: la Lombardia è probabilmente la Regione più popolosa d'Italia e certamente quella a più alta densità industriale. Tutti fattori che giustamente, a nostro avviso, hanno indirizzato quel Consiglio regionale verso una soluzione più aperta alle esigenze delle diverse realtà territoriali e comunque più condivisa.

Far passare anche nel governo dell'ambiente la logica delle mani libere, affidando la gestione dell'Agenzia sarda ad una figura, mi consentite di dirvelo, etero-diretta dalla Giunta o meglio dal Presidente, una figura individuata, purtroppo è una facile previsione; non ne ho la certezza ma prevedo che, anche in questo caso, si possa ricorrere all'aristocrazia manageriale dell'Emilia Romagna o di qualche altra, perchè sembra che in Sardegna non ci sia nessuno, a ciò si arriva seguendo tale perverso ragionamento, che conosca la legislazione ambientale, che si intenda di organizzazione, che sappia dialogare con le articolazioni della pubblica amministrazione regionale e locale, per far nascere e funzionare al meglio la nuova struttura che la legge di cui ci occupiamo vuole istituire.

La tesi, naturalmente, non è dimostrata e non è dimostrabile; è una specie di tic nervoso, pericolosissimo peraltro, che è già scattato nella sanità, nell'informatica e in altre materie che stanno particolarmente a cuore al Presidente; non si è diffuso solo perchè, in presenza di determinate situazioni, la legge lo impedisce. E' indubbio poi che, a parte l'insensatezza delle scelte che fanno a pugni con la falsa retorica della sardità, proclamata ma non praticata, i risultati non sono arrivati e secondo me non arriveranno.

Se c'è perciò un'esperienza da non ripetere è proprio questa. Lascio volentieri in pace a casa loro (o lasciamo volentieri in pace, vorrei che ci fosse il coro del Consiglio) i magnifici del triangolo dell'aristocrazia manageriale e parliamo di cose serie. Qui siamo chiamati a configurare un nuovo modo pubblico di intendere la politica ambientale che deve trovare una sintesi tra le diverse realtà, tra le diverse professionalità, tra i diversi livelli di conoscenza, armonizzando anche le diverse discipline contrattuali e valorizzando al meglio una pluralità di figure professionali, deve fare cioè di tutto questo lavoro una risorsa dell'intero territorio regionale.

Insisto ancora su un altro punto: deve assicurare la massima informazione sull'attività della nuova struttura e la massima trasparenza sui suoi atti. Sotto questo profilo, la proposta della Giunta (a mio giudizio del tutto sbagliata, come ho sostenuto in precedenza) prevede un ruolo assolutamente marginale ed ininfluente del Consiglio (non è la prima volta che lo possiamo dimostrare) e del sistema delle autonomie locali, mentre abbiamo visto, ho visto, di quale enorme portata possa essere l'impatto dell'attività della struttura sui territori e sulle comunità.

Inoltre, non dice nulla, assolutamente nulla di concreto, sull'informazione e la comunicazione, al di là dei riferimenti occasionali e generici che denotano la voluta mancanza di una visione di fondo. Una lacuna che va assolutamente colmata anche utilizzando le buone esperienze provenienti dal panorama nazionale delle Agenzie.

A partire da alcune indicazioni interessanti contenute, sia pure in modo dispersivo e non organico, nelle altre proposte che sono state presentate, si può discutere in altre parole se la nuova Agenzia debba avere, quanto meno in questa fase, un consiglio di amministrazione o, come chiedono altri, un comitato di indirizzo. La soluzione migliore è certamente quella di un vertice plurale, perchè non è possibile immaginare che una persona sola possa mettere mano a una riforma di tale portata della pubblica amministrazione regionale e locale, in una materia così importante e delicata, senza l'apporto di altre conoscenze e di altre esperienze, senza il luogo istituzionale di confronto e di decisione nel merito dei problemi. Sono dell'avviso che, nell'ambito di questa pluralità, seguendo il metodo delle authorities pubbliche che si è venuto affermando a livello nazionale, debba essere garantita anche la presenza della minoranza, proprio per rafforzare i principi di imparzialità, buon andamento e perseguimento dell'interesse generale che, secondo la Costituzione, devono sempre caratterizzare la pubblica amministrazione.

Così come ci si può confrontare, sempre nel merito, sulla forma che dovranno assumere le articolazioni territoriali e decentrate dell'Agenzia e sulla loro composizione; è certo però che non dovranno essere solo organismi di episodiche e rituali consultazioni e che, al loro interno, andranno qualificate meglio le rappresentanze dei comuni, veri destinatari delle azioni concrete dell'agenzia. Quindi pluralismo ed ampia rappresentatività interdisciplinare ed istituzionale dei vertici, comunicazione come valore strategico di una struttura che vuol essere davvero al servizio dei cittadini, ruolo significativamente incisivo nel sistema delle autonomie locali. Questi devono essere, a mio avviso, i punti qualificanti della nuova legge istitutiva dell'Agenzia regionale per l'ambiente; solo centrando questi obiettivi ed a queste condizioni si può parlare di una buona legge.

Questi ci sembrano, e mi sembrano, essere oltretutto gli elementi di ragionevolezza e di buon senso che possono consentire al Consiglio regionale di cogliere la grande opportunità di operare un intervento legislativo autenticamente strutturale e profondamente riformatore che consenta alla società sarda di riconoscersi in esso, superando in positivo una normativa certamente frammentata e molto spesso contraddittoria, sostanzialmente priva di certezze ed esposta ad interpretazioni divergenti se non estreme di una stessa disposizione.

Un intervento, in definitiva, in linea con la legislazione più avanzata a livello europeo e coerente con il nuovo codice dell'ambiente che il Parlamento ha recentemente approvato dopo quasi quattro anni di approfondito dibattito.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sanna Alberto. Ne ha facoltà.

SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, con l'approvazione della legge sull'ARPAS che il Consiglio, a conclusione dei suoi lavori, appunto determinerà e definirà, la Regione Sardegna arriva con circa dodici anni di ritardo a colmare un vuoto aperto dalla legge nazionale numero 61 del 1994.

Svolge la Regione Sardegna (questa maggioranza e questo Consiglio) un ruolo molto importante relativamente alla tutela dell'ambiente, al miglioramento della sua qualità e alla tutela della salute della comunità regionale e, allo stesso tempo, va avanti anche nella sua opera di riforma complessiva dell'amministrazione regionale e di adeguamento della stessa ai bisogni della comunità regionale.

Voglio sottolineare nel mio intervento tre aspetti che ritengo significativi per quanto riguarda il lavoro svolto su questo provvedimento. Intanto voglio dire che c'è stato un confronto fattivo tra le Commissioni e la Giunta regionale; abbiamo esaminato tre provvedimenti di legge, il disegno di legge e due proposte di legge consiliari. E' stato fatto un lavoro importante di confronto e di sintesi, unificando le diverse proposte, ascoltando le ragioni della Giunta e del Consiglio, maggioranza e opposizione; a ciò si aggiunga una seria iniziativa finalizzata a sentire le ragioni delle forze sociali e delle forze imprenditoriali. Quindi è stata una concertazione vera, le Commissioni hanno tenuto nella dovuta considerazione queste proposte che sono contenute in una serie di modifiche e di miglioramenti, introdotta nel testo che arriva in Aula. Io volevo sottolineare sia il rapporto positivo tra Giunta e Consiglio, dialettico ma positivo, sia lo sforzo che è stato fatto per far sì che anche il rapporto con le forze sociali, quindi la concertazione, fosse un fatto positivo ai fini del miglioramento del testo della legge.

Un altro aspetto importante che voglio richiamare è il tipo di Agenzia che noi nella legge prefiguriamo. Di questo abbiamo discusso molto anche negli giorni, in maggioranza e con la Giunta, perché mi pare che sia la prima vera Agenzia che il Consiglio regionale istituisca, quindi era giusto stabilire le caratteristiche di questo strumento importante nel governo di una parte fondamentale della vita della nostra comunità. Qual è questo modello? E' un modello dove sono chiari e distinti i compiti e le responsabilità.

Premesso che l'Agenzia è uno strumento fondamentale che fa parte del Governo e che è in capo naturalmente alla Giunta, si è convenuti che esso debba avere un direttore generale come figura responsabile fondamentale, allo stesso tempo si è convenuto che l'azione di governo, di gestione, che è in capo al direttore generale, debba essere in qualche modo controbilanciata, attraverso un'azione di verifica, di controllo e anche di proposta, svolta dal Comitato di coordinamento regionale; ci deve essere, quindi, un equilibrio tra l'azione del direttore generale e quella del Comitato regionale di coordinamento. A questo Comitato siamo arrivati discutendo delle questioni vere che sono sul tappeto per il governo di questo comparto. Dicevo che le funzioni di controllo e di proposta del Comitato sono relative all'attività dell'ARPAS e ai bisogni che esprime il territorio soprattutto attraverso i propri rappresentanti, cioè, le autonomie locali. Oltre a queste due funzioni importanti, il Comitato esprime anche parere obbligatorio sugli atti fondamentali di programmazione dell'ARPAS, mi riferisco ai bilanci di previsione e consuntivo, al programma annuale e triennale dell'attività dell'ARPAS. Inoltre, altro punto estremamente importante e qualificante, esprime anche un parere sul direttore generale dopo 18 mesi della sua attività. Anche questo rientra nelle funzioni di equilibrio e di controllo dell'esercizio del governo di questo comparto da parte del direttore generale.

Oltre questo, però, il Comitato regionale di coordinamento svolge un'azione preziosa nel raccordare il sistema complessivo delle autonomie locali con l'attività dell'ARPAS, da questo punto di vista è significativa la composizione stessa del Comitato che vede la presenza dei due Assessori competenti (l'Assessore dell'ambiente, che presiede il Comitato, e l'Assessore della sanità), la presenza dei rappresentanti delle province e dei comuni e la partecipazione del direttore generale, pur senza diritto di voto, a tutte le riunioni. Insomma, io credo che abbiamo trovato, tutti insieme, un giusto equilibrio tra l'esigenza di assicurare una gestione chiara nella funzione e nella responsabilità di governo e, nello stesso tempo, anche un esercizio della funzione di controllo degna di questo nome come garanzia della stessa efficacia dell'azione di governo.

Infine voglio ricordare un'altra funzione importante del Comitato che è quella dell'approvazione del rapporto annuale sullo stato dell'ambiente in Sardegna che deve essere poi comunicato alla Giunta e al Consiglio regionale. Credo che da questi elementi fondamentali emergano le caratteristiche di questa Agenzia che, ripeto, risponde a una doppia esigenza, quella della chiarezza nella responsabilità ed efficienza del suo funzionamento e nello stesso tempo anche di un efficace controllo sul suo stesso funzionamento.

Voglio richiamare un'ultima questione che riguarda le funzioni di questo organismo, estremamente importante, che attengono tutte alla salute dell'ambiente e quindi alla salute di tutto ciò che nell'ambiente vive, comprese le persone. Voglio richiamare le azioni finalizzate in particolare a prevenire e ad eliminare qualsiasi forma di inquinamento: acustico, dell'aria, dell'acqua, del suolo, elettromagnetico, radioattivo, da rifiuti solidi e da liquidi. Ho voluto richiamare questo punto perché mi sembra prima di tutto emblematico e poi che riassuma con estrema chiarezza le azioni fondamentali che l'ARPAS deve svolgere per far sì che l'ambiente e tutto ciò che in esso vive siano mantenuti in condizione di salute.

Voglio anche ricordare che l'articolo 2, quello riguardante le funzioni dell'ARPAS, fa riferimento anche alla necessità, sempre per garantire un'adeguata igiene dell'ambiente, che ci sia un sistema che assicuri la conoscenza dei fattori geologici, meteorologici, idrologici, sismici e della trasformazione antropica del territorio, oltre che ad assicurare gli strumenti scientifici e tecnici per il monitoraggio di tutti i fattori antropici e non, che interagiscono con l'ambiente, sempre questo finalizzato alla conoscenza di tutti gli elementi indispensabili per governare, per tutelare e per migliorare l'ambiente e la salute di ciascuno di noi.

PRESIDENTE. E' iscritta a parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, intervengo nel dibattito generale intanto per sottolineare l'importanza del provvedimento all'attenzione dell'Assemblea. Per i ritardi accumulati dalla Regione, la legge sull'ARPAS non solo è urgente ma è ormai indispensabile per colmare un grave vuoto e mettere ordine in un settore complesso e delicato soprattutto, per la tutela della salute dei cittadini e per la salvaguardia e la difesa dell'ambiente.

Lo ha ben detto il Presidente della Commissione sanità, onorevole Pierangelo Masia, nella puntuale relazione illustrativa del provvedimento. L'enorme mole di lavoro a cui il Consiglio regionale sta facendo fronte con ritmi sostenuti e in alcuni casi frenetici che peraltro abbiamo scelto, penso non abbia consentito di coinvolgere nell'elaborazione del testo la Commissione diritti civili, anche se esclusivamente per quanto concerne le competenze e le funzioni sulle comunicazioni.

La Commissione, che si occupa anche d'informazione, sta infatti esaminando la legge istitutiva dell'ARCOS, l'Autorità regionale per le comunicazioni della Sardegna, che, nel rispetto della normativa nazionale sui CORECOM, i Comitati regionali per le comunicazioni, ha funzioni delegabili da parte dell'Autorità nazionale. Quelle in materia d'interferenze elettromagnetiche e di rispetto dei tetti di radiofrequenze compatibili con la salute umana, sono competenze importanti, fanno però riferimento soltanto a una parte delle implicazioni ambientali del settore delle telecomunicazioni; basti pensare all'installazione, al trasferimento e alla manutenzione dei tralicci e degli impianti di ricetrasmissione delle comunicazioni radiotelevisione e telefoniche.

Alla disciplina di questo settore, che, a mio avviso, l'ho già sottolineato più volte, deve essere di competenza esclusiva della Regione, è attualmente preposto - in base alla normativa statale - l'Ispettorato regionale del Ministero delle comunicazioni e specificamente il Centro controllo emissioni radioelettriche. Il Ministero delle Comunicazioni e l'Autorità nazionale hanno competenza sui siti e sulla ripartizione delle frequenze per i quali è prevista la predisposizione di appositi piani. Entrambi i piani hanno riflessi rilevanti sia sull'ambiente, che sulla salute umana innanzitutto, ma anche del mondo animale e vegetale. Quindi, occorre vigilare nella prevenzione e attivare controlli efficaci per l'eliminazione delle interferenze elettromagnetiche che tanta preoccupazione e, di conseguenza, anche numerose e decise proteste hanno suscitato nei cittadini, non per una moda - onorevole Moro - ma perché certe condizioni, giustamente, creano ansia per i rischi che potrebbero determinare per la salute.

La legge in esame forse proprio in attesa dell'ARCOS non affronta questo argomento, e disciplina invece il Presidio multizonale di prevenzione. Si pone però una questione che definisco un dilemma: bisogna affrontare il problema ora con proposte emendative appropriate, oppure rinviare alla normativa dell'istituenda ARCOS che dovrebbe prevedere azioni concertate con l'ARPAS? In linea generale forse entrambe le soluzioni possono andare bene. Penso però che, vista l'importanza del provvedimento, non sarebbe inopportuno ricercare intese condivise con la predisposizione di emendamenti che vedano il coinvolgimento eventualmente della Commissione diritti civili.

Mi sembra di poter affermare però che qualunque sia la strada che si vuole percorrere, è indispensabile dare risposte ad alcuni quesiti, per esempio il primo è: in che modo evitare che gli utenti - e mi riferisco ai titolari di concessioni radio televisive e telefoniche - siano sottoposti a controlli da parte di due diversi soggetti; è già avvenuto nel recente passato da quando l'ARPAS ha iniziato a svolgere il suo ruolo. E' accaduto appunto che si siano sovrapposte le richieste. Quindi, questo appare assurdo perché i soggetti interessati sono costretti a dover presentare, in tempi diversi, una duplice documentazione e una duplice modulistica.

Per quanto riguarda - ed è il secondo quesito - la redazione della mappa dei siti e del piano delle frequenze con i relativi aspetti ambientali che vengono aggiornati di volta in volta, si tratta di prerogative che devono restare in capo al Ministero o essere di competenza della Regione? Esiste inoltre un altro quesito a cui occorre, a mio avviso dare una risposta: i cittadini sardi che per una qualsiasi ragione, per un qualsiasi motivo si sentissero danneggiati delle emissioni elettromagnetiche o dalle interferenze, a chi si devono rivolgere per i controlli? All'Autorità, al Ministero, all'Assessorato della sanità o all'ARPAS?

Ci sono poi altre questioni non proprio marginali. Intanto chi eroga le sanzioni? E poi, che fine faranno i dipendenti dell'Ispettorato regionale delle Comunicazioni e del Centro di controllo per i quali la legge nazionale prevede la mobilità? Andranno all'ARPAS o andranno all'ARCOS quando sarà costituito? Sono quesiti e questioni che ritengo importanti ai quali occorre dare una risposta tenendo proprio presente l'obiettivo di razionalizzare un settore importante che ha indubbie ricadute sulla natura, sull'ambiente urbano e sulla salute dei cittadini. Qualunque sarà la decisione che verrà assunta di emendare o no il testo, di trasferire queste competenze all'ARPAS o all'ARCOS, il mio vuole essere ed è soltanto un contributo per un approfondimento nell'interesse esclusivo della legge.

Esprimo l'apprezzamento per il lavoro svolto dalle Commissioni e per gli interessanti contributi dei colleghi, in particolare oltre al presidente Masia anche quello dell'onorevole Alberto Sanna che ha, con efficacia e sintesi, fotografato il ruolo dell'ARPAS, dandocene un quadro molto preciso.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.

ATZERI (Gruppo Misto). La legge istitutiva numero 61 del 1994, è stato sottolineato di ben 12 anni fa, ha trovato la Sardegna a svolgere purtroppo il ruolo della Cenerentola ancora una volta. Con questa legge, che io ritengo una buona legge, sono stato individuato ed estrapolato dalla quinta Commissione per formare la sub Commissione che ha dedicato diversi mesi per cercare di dare alla Sardegna una legge ben radicata e con una buona prospettiva; ci vuole il suo tempo e credo che siamo di fronte finalmente a una buona legge che colma il vuoto normativo inspiegabile che veramente non ci fa molto onore. Una legge che, sottoposta all'attenzione del Consiglio, può subire ulteriori contributi.

Per quanto ci riguarda, in questa legge, sono stati accolti molti suggerimenti scritti che noi sardisti abbiamo avanzato, iniziando dal Comitato regionale di coordinamento che annovera con una buona pariteticità anche i componenti delle autonomie locali, perché lo snodo politico più importante, alla fine, era la filosofia dello strumento, uno strumento rappresentativo o lo strumento presidenziale. Poi parleremo anche dell'imparzialità di questa Agenzia che ci ha visto contrapposti con alcuni colleghi anche in un modo sanguigno, ma sempre uniti e protesi a cercare una soluzione buona per la comunità; alla fine in questa legge troviamo che la funzione direttiva e gestionale è controbilanciata, che c'è quel cuscinetto che non esautora il Consiglio regionale, ma crea proprio questa zona di equilibrio tra il potere esecutivo e quello legislativo. Quante volte abbiamo dedicato tempo perché non ci sia la "cannibalizzazione" da parte della Giunta e del suo Presidente nei confronti del Consiglio? Questa volta si è individuato un contrappeso interessante.

Così come sul conflitto di interessi potenziale che rischiava di diventare effettivo, perché questo strumento che è stato istituito per erogare formazioni, informazioni, consulenze inter-istituzionali, province, comuni, comunità montane, non poteva esserlo in un modo monopolistico e anche scorretto dal punto di vista dell'imprenditoria, per cui se l'unico referente è l'Agenzia che deve certificare la salubrità, la bontà ambientale, se è l'Agenzia l'unica che deve rilasciare questa certificazione, chi osa avventurarsi in imprese simili a quella dell'ARPAS quando si sa che chi è abilitato a rilasciare questo certificato è solo l'ARPAS?

Ecco perché era un palese conflitto di interessi, poi si passava da controllore a controllato, perché l'esempio che in Commissione ho sempre sollevato riguarda la SARAS, che prestandosi a creare dei reati ambientali, poi chiamava l'ARPAS a certificare, come cliente allettante, interessante, il buon andamento della politica industriale. E' chiaro che l'ARPAS sarebbe potuta essere indotta in tentazione di fronte a una commessa così allettante. Mentre se è il Comune di Sarroch a commissionare all'ARPAS, per la tutela della comunità, un'indagine sulla qualità dell'area, sulla qualità dell'acqua, ha un aspetto diverso e sono di fronte agli occhi di tutti gli innumerevoli scandali dal punto vista merceologico e di altre attività che ha commesso l'uomo, il quale di fronte al profitto non risparmia né salute, né ambiente.

Quindi il garante è l'ARPAS e deve avere il carattere della terzietà, dell'imparzialità, noi dobbiamo metterla in condizioni di lavorare con serenità; quindi gli snodi grossi erano questi, la terzietà dell'Agenzia e la sua struttura. Ho visto un altro emendamento - adesso non me lo ritrovo sottomano - che addirittura per certi versi rafforza questo concetto, quindi ho sottoscritto con piacere l'emendamento perché garantisce il fatto che l'ARPAS possa fornire questi serviziprincipalmente a soggetti pubblici e ad enti di diritto pubblico, assicurando il rispetto delle norme che regolano i principi di libera e leale concorrenza, quindi sono incompatibili con l'esigenza di imparzialità nell'esercizio dell'attività istituzionale e quindi vietate le prestazioni rese a favore dei privati che presuppongono sopralluoghi, pareri e valutazioni preventive su queste tipologie.

Su questo c'era un disaccordo che è stato superato, come ho detto prima, perché tutti protesi alla ricerca di una buona legge che intanto possa colmare questo inspiegabile e vergognoso vuoto normativo e poi, come spesso è stato sottolineato, perché la protezione dell'ambiente è un valore strategico per la politica della Regione, soprattutto per una Regione come la nostra. Allora dotiamoci di uno strumento che abbia l'inossidabilità, che abbia queste caratteristiche; con piacere voteremo a favore di questa legge.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Uggias. Ne ha facoltà.

UGGIAS (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, Presidente della Regione, signori della Giunta, colleghi consiglieri, con il decreto legge 496 del 1993 veniva fissato dal Governo nazionale e poi dal Parlamento, attraverso la sua trasformazione in legge, il termine per l'istituzione delle Agenzie regionali per l'ambiente; erano previsti 180 giorni, sono passati circa 150 mesi, arriva il momento in cui la Regione Sardegna, per ultima ma certamente in maniera molto opportuna se non tempestiva, si dota di questo strumento per incidere in maniera fondamentale per la tutela dell'ambiente e della salute in Sardegna.

Noi tutti siamo consapevoli dell'importanza di tale strumento perché, nei programmi di tutte le amministrazioni che si sono succedute alla guida della Regione, la realizzazione dell'Agenzia regionale per l'ambiente rappresentava un punto di sviluppo nodale delle proprie politiche. Infatti, l'Agenzia si pone come strumento di collegamento tra le politiche generali della Regione e le politiche di tutela della salute collettiva integrando le azioni in materia di ambiente e di sanità; si proietta, quindi, una gestione unitaria di funzioni e di soggetti che finora si presentavano, come si presentano, frammentati, distinti e talvolta distanti non in dialogo tra loro ma compresi non solo all'interno dell'apparato regionale in senso stretto ma anche al di fuori come nelle ASL, nelle Aziende sanitarie locali quindi, e nei PMP.

La consapevolezza di tutte le forze politiche presenti in Consiglio ha fatto sì che si sviluppasse un lavoro sintonico tra le impostazioni di tutti i Gruppi e di tutti i Commissari della quinta e della settima Commissione; tale lavoro si è sviluppato soprattutto attraverso la competenza tecnica e la saggezza politica manifestata in modo particolare nella fase in cui sono stati unificati i testi normativi, a tale proposito il Gruppo de La Margherita è grato, per il lavoro svolto, al collega Giuseppe Cuccu per il notevole impegno profuso. Credo, colleghi, che le caratteristiche siano state in parte già accennate da chi è intervenuto precedentemente ma sia opportuno andare ad analizzarne qualcuna.

Facendo per un attimo un passo indietro nella valutazione del lavoro, possiamo dire che esso nel suo complesso può essere definito di buona qualità, in quanto delinea un soggetto giuridico autonomo, ovvero l'Agenzia, che non risulta in mano alla Regione, ma viene caratterizzato come uno strumento autonomo ed indipendente proprio come richiesto dalla normativa nazionale che ne prevedeva l'istituzione; abbiamo un'articolazione della gestione piramidale, in mano ad un direttore generale che risponde alle particolari funzioni dell'Agenzia, orientata soprattutto alla tutela dell'ambiente ed alla ricerca degli obiettivi rispondenti alle politiche di tutela della salute collettiva, in sostanza viene proiettato uno strumento che va ad incrociare le diverse esigenze dei vari settori che finora hanno agito, loro malgrado, in maniera non sempre coordinata.

A fianco però a questa struttura piramidale viene collocato anche un momento di raccordo, che è un momento di raccordo politico, oltre che territoriale e gestionale in senso lato, perché nel Comitato di indirizzo, organo che rappresenta una mediazione tra la componente direzionale e la componente politica territoriale, è prevista la presenza dei due Assessori competenti in materia di sanità e di ambiente, nonché di rappresentanti delle autonomie locali; anche in questo caso la politica di questo Consiglio regionale dimostra coerenza rispetto a se stessa, nomina gli organismi e poi si spoglia delle proprie competenze per attribuirle ai soggetti ai quali le competenze stesse vengono attribuite.

Questo particolare non può certamente sfuggire per la sua importanza, nel momento in cui immaginiamo le ricadute delle politiche dell'Agenzia regionale per l'ambiente sul territorio e sulle autonomie locali perché l'articolazione si sviluppa anche in maniera territoriale nel momento stesso in cui vengono istituiti i comitati provinciali che mettono in correlazione le province, rappresentate dai Presidenti e dagli Assessori competenti, con i sindaci del territorio, tutti chiamati a mettere in evidenza e all'attenzione del direttore e delle direzioni locali i problemi e le aspettative del territorio sui problemi della salute collettiva e dell'ambiente in senso lato.

Ecco che quindi, in maniera virtuosa, inizia a svilupparsi anche un momento di coordinamento tra le politiche della Giunta, le politiche del Consiglio, le politiche dei territori, le politiche degli enti locali, tutte uniformate alla tutela di un interesse generale, di un interesse collettivo che tutti quanti noi diciamo essere primario, cioè la salute e l'ambiente, e al coordinamento appunto tra le politiche di salute e le politiche di ambiente. L'Agenzia è uno strumento che crea allo stesso tempo anche occasioni di lavoro qualificato, in quanto le Commissioni hanno potuto prevedere l'inserimento al suo interno di professionalità qualificate come quelle provenienti dalle selezioni che devono essere effettuate dal SAR, uno strumento che, seppure in mano pubblica, in questo momento risulta formalmente e giuridicamente estraneo all'apparato regionale, dalla Progemisa, o da altre strutture come la task force che il Ministero dell'Ambiente ha delineato al fine proprio di predisporre le condizioni perché le diverse Agenzie regionali potessero nascere e svilupparsi in tutte le Regioni, così come anche in questa sede.

Ecco perché, concludo, Presidente, ho definito il lavoro che abbiamo svolto un lavoro di buona qualità, di buon livello, forse ci sarà da sperimentare, forse ci sarà da rivedere, però credo che il lavoro che in questo momento siamo chiamati a definire non solo abbia quelle caratteristiche che ho detto inizialmente di evento storico, ma possa determinare implemento delle caratteristiche, della nostra Regione, di tutela, di salvaguardia e di ottimizzazione delle condizioni nelle quali ci siamo trovati ad operare e nelle quali vogliamo che continuino ad operare i nostri figli e i nostri nipoti.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.

VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, abbiamo terminato questa mattina la discussione di una legge importante, il recepimento della legge Bersani, la legge sul commercio, in un modo tutto sommato gratificante per chi lavora in Aula, cioè con un voto largamente condiviso di questo Consiglio che dimostra come, laddove sono condivisi i metodi e gli strumenti per risolvere le esigenze, non esista un pregiudizio che impedisca a chi è in minoranza di votare insieme alla maggioranza, cosa che assai difficilmente avverrà per quanto riguarda la legge attualmente in discussione che, com'è stato ricordato da tutti, è lungamente attesa. La Sardegna è l'ultima delle Regioni italiane a dotarsi di una propria Agenzia regionale per l'ambiente; è una legge di cui noi condividiamo assolutamente la necessità, l'indispensabilità e l'urgenza, per cui niente faremo per ritardare da parte vostra la sua approvazione secondo l'impianto che voi avete voluto darle. Ci corre però l'obbligo di dire una cosa che poi deve restare nelle assunzioni di responsabilità di ciascuno di noi, agli atti di questo Consiglio, cioè che noi Riformatori siamo convinti che lo strumento che avete messo in campo, che state decidendo di mettere in campo, per risolvere un'esigenza condivisa, sia inadeguato rispetto all'esigenza che deve affrontare.

Leggere e rileggere la legge sull'ARPAS fa tornare alla mente una chicca di questo Consiglio regionale, di questa legislatura, la legge sull'amianto; una legge per la quale noi, in maniera assolutamente urbana, vi abbiamo avversato in quest'Aula, dicendovi che probabilmente ci stavamo trovando di fronte ad un'esigenza reale e vera su cui bisognava in qualche maniera agire, cioè lo smaltimento dell'amianto; forse se ci fossimo rivisti ed avessimo tratto un bilancio, a distanza di due o tre anni dall'entrata in vigore della legge sull'amianto, avremmo scoperto che quella legge aveva dato da lavorare a tanti consulenti e a tante organizzazioni di vario genere, che intorno all'amianto ruotano, smaltendo però pochi metri quadri di amianto.

Io vorrei tra qualche mese, tra qualche anno, essere smentito in quest'Aula dai dati portati da voi, da cui si evince che la legge sull'amianto è stata invece una legge utile e buona per la Sardegna e che tutti i comitati e sottocomitati da essa creati hanno portato allo smaltimento effettivo dell'amianto; allora sì avremo di che discutere e chi sta sbagliando avrà il metodo urbano di chiedere scusa, se saremo noi, lo faremo senza remora alcuna.

L'onorevole Alberto Sanna (essendo uno dei promotori dell'assetto dell'attuale legge, ovviamente la difende) dice che è la prima Agenzia che si crea in Sardegna. Onorevole Sanna, questa non è un'Agenzia, questo è un Ministero! Nel senso che questa "cosa" che state facendo e che si chiama ARPAS è un pachiderma, un gigante malato di elefantiasi, una cosa colossale in cui l'organizzazione interna supera di gran lunga - per sforzo di ragionamento e di interesse posto sopra le valenze - il ruolo, gli obiettivi, le opportunità della legge stessa. Credo che purtroppo nello scrivere questa legge abbiate tirato fuori, voi del centrosinistra, il peggio della vostra cultura burocratica, nel senso che per voi i problemi si risolvono con una quindicina di comitati; dato che avete paura che un comitato possa assumere un particolare potere rispetto ad un altro, ogni comitato è controllato da tre sottocomitati e, siccome ogni sottocomitato potrebbe essere quello che prende l'iniziativa di fare qualche cosa, ci sono due comitati formati dalle parti sociali che lo controllano; insomma, questo meccanismo di controllo sarà ottimo per sistemare una serie di amici che, volendosi interessare di problemi di ambiente, hanno l'aspettativa di diventare direttori o di entrare in qualche comitato, ma non è ottimo per risolvere le esigenze che ci sono per quanto riguarda l'ambiente in Sardegna.

Non è possibile riuscire a condividere ciò che voi avete scritto all'interno di questa legge, non è possibile riuscire a condividere l'articolazione di cui voi avete parlato, che è un'articolazione faraonica; parlate di dipartimenti provinciali, "schiaffiamoci" otto direttori, così ci saranno otto premiati (saranno premiati sicuramente per competenza e capacità, perché abbiamo visto che voi, a differenza di chi vi ha preceduto, premiate soltanto per competenza e per capacità), poi ci sono i dipartimenti specialistici regionali, e vai con un'altra "carrada" di direttori che devono interfacciarsi - vedremo come ci riusciranno - con i direttori dei dipartimenti provinciali; poi c'è il comitato provinciale dell'ambiente che controlla i direttori provinciali, il quale esprimerà parere anche su quello che fanno i direttori dei progetti scientifici; ancora, è previsto il comitato regionale di indirizzo, il direttore generale, c'è il direttore tecnico scientifico, il direttore amministrativo, l'ufficio di direzione e l'ufficio di staff, perché, insomma non può mancare certo un ufficio di staff! Signori, che Dio ve la mandi buona! Anzi che ce la mandi buona, la deve mandare buona a tutti quanti in Sardegna, perché abbiamo sottolineato mille volte quanto l'ARPAS sarda sia attesa in Sardegna; quindi, che ce la mandi buona perché, se una riforma deve essere, e se l'ARPAS è comunque una riforma, che sia una riforma che serva a qualche cosa.

Siccome giustamente voi chiedete ogni tanto a noi della minoranza di essere propositivi, io voglio esserlo, dicendovi che avrei fatto il contrario di quello che avete fatto voi, cioè sarei partito con una struttura snella, la più snella possibile, esattamente quella che, nella scorsa legislatura, noi proponemmo per l'Agenzia regionale per la sanità. E' probabilmente assai diversa da quella che noi stessi abbiamo proposto per l'ARPAS nella scorsa legislatura, quando problemi d'Aula ben diversi portavano alla proliferazione dei comitati e dei sottocomitati. Adesso non ci sono più quei problemi, non c'è la necessità di far proliferare comitati e sottocomitati; una struttura snella può anche essere implementata, se poi ha bisogno di un'articolazione territoriale, gliela si può dare in un secondo momento, se ha bisogno di direttori scientifici, tecnici, a gruppi di dodici, beh si possono sempre aggiungere i direttori di dipartimento, i direttori di stazione idrogeologica, i direttori di quello che desiderate voi, cioè direttori se ne possono sempre fare, ma partire già con un'articolazione che prevede un centinaio di direttori, insomma, è roba da matti! Roba di matti che ci fa pensare che voi, di questa riforma, di questa ARPAS, abbiate davvero ben poca convinzione che possa veramente funzionare bene.

La chicca è senz'altro la dotazione finanziaria di questa ARPAS. Per quanto riguarda il personale, ci avete messo tutto il personale della Regione quindi state tranquilli che, in questa Agenzia, non mancherà il personale, forse mancherà il personale specializzato, perché se andiamo a leggere tutti coloro che saranno assorbiti da questa Agenzia può venire qualche dubbio che ci sia del personale specializzato rispetto agli obiettivi specifici che l'Agenzia ha; però, insomma, personale ne abbiamo messo a sufficienza e quindi quello si paga da solo. Ma per le iniziative, le attività dell'Agenzia, insomma, qual è la copertura finanziaria che voi date per quest'anno e per il successivo? Non c'è copertura finanziaria!

Voi siete convinti che questa "cosa" debba essere assorbita col contratto della sanità in riferimento - in cagliaritano direbbero unu sciacumannu de genti - ad una quantità molto grossa di persone che si trovano all'interno delle strutture regionali e che probabilmente hanno il diritto di essere in qualche maniera, come dire, strutturati; voi non vi siete posti, né vi interessa, il problema se questa Agenzia potrà funzionare, perché le avete attribuito un'infinità di competenze (alcune, lodevolmente, di gran lunga superiori rispetto a quelle esercitate fino adesso dai PMP o dagli altri che stanno svolgendo a spezzoni e a bocconi i compiti che saranno poi propri dell'Agenzia), per le quali, al momento di finanziarle, prevedete un miliardo di vecchie lire. Non si tratta di cifre che possono tranquillizzare le popolazioni della Sardegna che stanno aspettando schemi seri sui problemi legati all'inquinamento industriale o a qualsiasi altra forma di inquinamento, ad esempio quello militare di cui, spesso, si è parlato in quest'Aula.

Consentitemi però di dirvi di andare pure avanti con questa legge, approvatevela perché avete i numeri per approvarla ed è giusto che ve la approviate, però noi diciamo con chiarezza che consideriamo questo strumento assolutamente inadeguato e fallimentare rispetto agli obiettivi, che pure noi condividiamo. Anzi abbiamo il sospetto forte che dovremo tornare in quest'Aula, fra non molto, a prendere atto del fallimento e a iniziare nuovamente a discutere sull'errore che state commettendo oggi.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.

BALIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, mi consenta, all'intervento, che mi pare un attimino esasperato, dell'onorevole Vargiu, fa da contraltare l'intervento molto equilibrato, io lo vedo con piacere, dell'onorevole Atzeri, autorevole Capogruppo del Gruppo Misto ma, soprattutto, autorevole rappresentante del Partito Sardo d'Azione, il quale riconosce essere questa una buona legge, e io so che hanno contribuito in maniera sostanziosa anche a renderla la più efficace possibile.

Ecco perché dicevo (mi addentro ora sull'argomento, ma poi tornerò un attimino indietro) che mi pare esasperato l'intervento dell'onorevole Vargiu, perché se è vero che vi è una dotazione finanziaria contenuta e limitata, è altrettanto vero - presumo che l'onorevole Vargiu ne sia perfettamente consapevole - che, all'articolo 10, sempre comma 10 dello stesso articolo, viene detto in maniera chiara, molto precisa e puntuale, che in fase di prima pubblicazione è il direttore generale che, entro sei mesi dalla nomina, provvederà, onorevole Vargiu, a tutta un'elencazione di adempimenti, di ricognizioni, eccetera, a lui spettanti, dalle quali ricognizioni, dai quali adempimenti, dalle quali verifiche discenderanno poi le future esigenze anche di tipo finanziario. E' evidente che anche la norma finanziaria subirà un adeguamento rispetto a quelle future esigenze che però, allo stato attuale, non possono essere assolutamente determinate, come lei vorrebbe che fossero, così altrettanto per l'organismo al quale lei allude, al punto di parlare di centinaia di direttori generali chiaramente rappresentati da lei in maniera eccessivamente iperbolica.

Signor Presidente del Consiglio, mi consenta di ritornare ad un suo rimprovero, suo e non del presidente Soru, di alcune settimane fa, quando bonariamente richiamava ad una maggiore produttività questo Consiglio regionale, anche in sede di Conferenza di Capigruppo, dicendo che, in quella fase (era vero, ahinoi!), avevamo approvato soltanto la legge sulla pesca e la legge finanziaria, quest'ultima peraltro considerata un atto obbligatorio e quindi quasi da estrapolare dal contesto della produttività.

Ecco, ad oggi, lo dico per prendere atto della situazione nella quale siamo, abbiamo approvato, sia pure con qualche tensione all'interno della maggioranza, il maxi collegato, stamani è stato approvato il provvedimento sul commercio, stiamo affrontando questo provvedimento sull'ARPAS, secondo gli impegni che comunemente abbiamo tutti quanti assunto, maggioranza ed opposizione, la prossima settimana dovremo andare avanti con l'approvazione della Consulta statutaria e del D.L. 85. Il mio richiamo non è contro quello del Presidente del Consiglio, ma per dire che quando l'Aula decide di lavorare, e lavora secondo un criterio sinergico fra maggioranza ed opposizione, riesce ad ottenere pure alcuni risultati.

Ora, come rilevava il relatore onorevole Pierangelo Masia e il collega onorevole Alberto Sanna, è vero che noi arriviamo in ritardo all'esame, ma spero anche all'approvazione, di questo provvedimento però è altrettanto vero che arriviamo ultimi fra tutte le Regioni italiane rammentando che già dalla passata legislatura era pronto un provvedimento sull'ARPAS, rimasto purtroppo giacente in Commissione senza che il Consiglio l'abbia potuto esaminare e licenziare.

Comunque oggi è arrivato il momento di andare avanti; l'ARPAS si dice preposta alla riorganizzazione delle strutture che svolgono una funzione di controllo ambientale e provvedono alla promozione e prevenzione della salute collettiva. Ma l'ARPAS da un lato, di fatto, è stato già detto, promuove lo sviluppo sostenibile e la qualità degli ecosistemi, individua i fattori di degrado, promuove atti per la loro rimozione, fornisce consulenza tecnico-scientifica a favore della Regione e degli altri enti pubblici locali; insomma, scattano, con l'istituzione dell'ARPAS, varie iniziative di razionalizzazione con il divieto (la legge ha, grazie a Dio, una sua razionalità e una sua logica anche intrinseca) per gli enti locali e per le AA.SS.LL. di mantenere ed istituire servizi che risulterebbero, di fatto, doppioni rispetto ai compiti che, all'ARPAS, sono assegnati.

Quindi, non si sta andando a casaccio, non si stanno approvando dei provvedimenti di legge giusto per dire che stiamo andando avanti con gli impegni, si stanno approvando provvedimenti di legge che sono meritori di attenzione e degni di tutto rispetto. Nell'intervento dell'onorevole Moro vi è un passaggio riguardante gli eccessi che talvolta vengono propagandati, ora, onestamente, almeno in parte, io gli do ragione. Ricordo un caso, per esempio, in cui una nave petroliera aveva purtroppo sparso tutto il suo contenuto nell'Oceano Atlantico e le "Cassandre" di allora dicevano che una tale forma di inquinamento ambientale sarebbe durata qualcosa come quattrocento anni, mentre, onorevole Moro, per esempio Cousteau aveva dimostrato che sarebbero stati dieci anni o venti. Infatti, calcolando correnti e quant'altro, con tutte le metodiche e le tecniche moderne che aveva a disposizione, sostenne che, soltanto dopo dieci o vent'anni dal verificarsi dell'evento, la capacità di purificazione, naturale, quindi la capacità di reazione, esisteva e per fortuna esiste; è per quello che i sistemi in qualche maniera riescono a reggere. quindi, è vero che la natura spesso, nonostante gli errori degli uomini, ha una capacità reattiva e di salvaguardia che sono per noi talvolta inimmaginabili ed anche incomprensibili.

Tutto questo non può ovviamente significare da parte nostra un atto di rinuncia alla predisposizione di tutti gli strumenti e di tutti gli atti giuridici che siano in grado di meglio prevenire, di meglio garantire, di meglio tutelare la salute dell'ambiente e dell'uomo. Partendo anche dalla consapevolezza - che ormai credo sia comune, di tutta l'Aula - che c'è interdipendenza, che c'è una stretta connessione spesso tra l'una e l'altra, cioè che la salute della natura dipende dal comportamento dell'uomo così come la salute dell'uomo è ovviamente influenzata dalla natura. Anche in Sardegna, ahinoi, la Giunta regionale ha già avviato, in questa direzione, una serie di iniziative alcune delle quali, purtroppo, restano ancora ferme, non hanno ancora dispiegato efficacia, ma se noi pensiamo solo a quelle forme di patologie delle quali si sono ritrovati colpiti alcuni militari, strettamente connesse alla presenza di materiale vario disperso nell'ambiente, comprendiamo la portata e l'importanza dell'iniziativa.

Quindi, è giusto, opportuno ed assolutamente necessario che oggi noi arriviamo ad esaminare questa problematica e che, sia pure con qualche incongruenza, che verrà poi superata, arriviamo ad approvarla. Ritengo che il contenuto dell'articolato, che attribuisce alla Giunta regionale funzioni di coordinamento e l'approvazione di atti di indirizzo, la definizione degli obiettivi generali e delle priorità strategiche, oltre che l'emanazione delle direttive per l'esercizio delle funzioni di vigilanza, sia un fatto assolutamente necessitato e che la Giunta non possa rinunciare al suo assolvimento. Così come ritengo opportuno che l'ARPAS sia sottoposta, così com'è stato sottolineato dal primo relatore e dal Presidente dell'altra Commissione, al controllo della Giunta regionale, ivi compreso il controllo di gestione; l'unica che può svolgerlo con serietà, con capacità e che eventualmente può prevedere le opportune proposte di correzione non può che essere la Giunta regionale. Insomma, io credo che questo provvedimento legislativo rappresenti un grosso passo in avanti, che stiamo adempiendo così ad una giusta esigenza e che finalmente siamo arrivati vicini all'ottenimento di un risultato che si compirà con l'approvazione del testo.

Non è tutto in questa materia, può essere che altri percorsi debbano essere meglio individuati, che alcuni punti vadano ulteriormente perfezionati, può essere che dobbiamo anche rimettere mano all'articolato per un suo miglioramento, dopo un periodo di verifica del funzionamento dell'organismo, però, certamente, l'approvazione di questo provvedimento rappresenta un piccolo sasso nello stagno in grado di smuovere le acque.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Oppi. Ne ha facoltà.

OPPI (U.D.C.). Io andrò per flash, ma voglio precisare subito alcune inesattezze pronunciate dall'onorevole Balia,per esempio che noi diamo grande importanza a questo provvedimento, tutt'al più potrei dire che voi gliene date poco, perché il fatto che stasera, per un provvedimento di questa portata, ci siano così pochi consiglieri - tant'è che non c'è il numero legale - è l'evidenza che molti di voi non annettono la stessa rilevanza data da molti di noi invece a questo provvedimento.

Ha precisato che questo provvedimento non è giusto, per quello che ha detto l'onorevole Balia, anzi è sbagliato completamente, non si è perso nei meandri della Commissione, è stato approvato dalla Commissione sanità molti anni fa all'unanimità… tu hai detto che si è perso nei meandri ed abbiamo chiesto l'iscrizione all'ordine del giorno del Consiglio regionale e quindi era all'interno del Consiglio regionale, poi in quella fase, scusate se ve lo dico, siccome voi gestivate i lavori dell'Aula, voi minoranza di allora, per interconnessioni con il Presidente della Commissione che, a bacchetta, vi diceva di chiedere non soltanto il numero legale ma anche il voto segreto, avete fatto in modo che non si approvasse quel provvedimento, questa è la verità!

(Interruzioni)

La verità è che vi erano alcuni amici, casualmente della destra, il Presidente della Commissione, che vi dicevano di chiedere...

MARROCU (D.S.).La verità era la spaccatura di A.N. sul Presidente! Faccia un nome e cognome.

OPPI (U.D.C.). Tanto recupero!

Io faccio nomi e cognomi, mi piace farli, capito?,Questa è la verità, il contrario invece è ipocrisia! Questa è la verità! Allora, la prima difficoltà è stata stabilire a quale Commissione attribuire l'esame del provvedimento di istituzione dell'ARPAS. Abbiamo perso mesi per stabilire a chi dovesse essere attribuita, alla Commissione sanità oppure a quella dell'ambiente? Vi era una discrepanza di vedute tra l'Assessore della sanità, che modestamente ero io, e l'Assessore dell'ambiente, ma non tanto per la persona, quanto per le pressioni che venivano dalla sua parte politica; vedete, non abbiamo sollevato noi difficoltà per la gestione tra la sanità e l'ambiente, né vi abbiamo creato dei problemi, perché potevamo chiedere al Presidente del Consiglio (io l'ho fatto una volta per scherzo) chi si doveva assumere la responsabilità, a chi andava in carico il provvedimento. Quindi, sempre per amore della verità, questa legge è rimasta peraltro senza intelaiatura!

FADDA PAOLO (La Margherita-D.L.).Esisteva già l'altra.

OPPI (U.D.C.).Esisteva già l'altra ma non è stata approvata! Il massimo sforzo delle parti politiche c'è stato in questo provvedimento. Siamo qui, così come abbiamo fatto questa mattina approvando una legge all'unanimità, come abbiamo fatto per altre leggi, però voi lavorate a singhiozzo, ringraziate nel momento e poi vi nascondete e dite: "E' tutto merito nostro"; evitiamo queste sceneggiate che non servono, poi ne citerò alcune. Allora, la Giunta Pili aveva attivato peraltro una legge commissariale istitutiva dell'ARPAS, individuando canali di intervento finanziario, bisogna dire la verità sulle cose! Questa legge non partirà l'anno venturo, ha ragione il collega, prima di tutto perché bisogna fare un riparto dei fondi, la dottoressa Dirindin dovrà all'inizio dell'anno, quando il CIPE stanzierà le risorse finanziarie, valutare attentamente il provvedimento e provvedere all'assegnazione per quanto riguarda l'ARPAS.

E' un mezzo carrozzone, questo non potete negarglielo al collega Vargiu, il quale ha semplicemente detto che in itinere ci avete messo anche il SAR e la Progemisa; tant'è che, all'articolo 21, voi insediate alla fine due strutture, una a Sassari per le tematiche meteorologiche ed agrometeorologiche ed un'altra a Cagliari per le tematiche geologiche, chiaramente ed implicitamente (non perché io sono laureato in pietre), una per la geologia e quindi la Progemisa e l'altra per la struttura del SAR in quanto ha funzioni specifiche. Sono circa trecento dipendenti, anche se c'era un tentativo maldestro recentemente di inserire anche altra gente, tipo l'IGEA, ma ha fatto bene il Presidente della Giunta ad evitare che si ingrandisse questo carrozzone che, oltre i PMP, avrà queste altre due funzioni.

Come avevo cercato di fare personalmente, è stato ridisegnato, in quest'articolato finale, il livello del direttore generale, attribuendogli più poteri,però in coerenza con quelli della Giunta. Io sono anche d'accordo che ci siano verifiche, controlli eccetera, ci mancherebbe altro!, però vedete questo direttore alla fine potrà essere chiunque; noi volevamo nella precedente stesura una persona di grosso spessore, ma quando mai può diventare, un dirigente della Regione, uno che può essere un aspirante a diventare direttore generale? E gli facciamo fare, caro collega Balia, il direttore generale di dipartimenti specialistici, provvedimenti motivati del direttore dell'area tecnico scientifica, del direttore dell'area amministrativa, dei direttori dei dipartimenti provinciali specialistici, predisposizione del regolamento interno eccetera? Cioè mi sembra difficile che si possa trovare, tra i nostri modesti funzionari, una figura di così alto profilo che dovrebbe quella che dovrebbe gestire l'ARPAS, che poi così non è.

Allora io credo che noi dovremo cercare di evitare di ingigantire, noi siamo e saremo perché questa legge finalmente veda la luce, però va detto subito che si poteva gestirla e approvarla con molto anticipo. Perché dico questo? Perché ogni giorno, mi scusi dottoressa Dirindin se ogni tanto la cito, leggo sul giornale che, chissà, abbiamo scoperto la polvere da sparo. Ho letto casualmente, rientrando stamattina, quello del congresso dell'ANAO e si dice: "Sono arrivati, dal 1999, 600 milioni di euro per l'edilizia", bugia, sbagliato, ma non è un errore suo, sono 600 miliardi, non 600 milioni. Sono 700 miliardi globali, ivi compresa la tecnologia, e non è dal 1999, è dal 2001 con un piccolo sotterfugio, con un imbroglio perché ormai eravamo fuori tempo massimo, e il Ministro ha consentito in tre mesi di fare il provvedimento.

Quindi, io non critico perché dal 1997 al 2000 i lavori erano partiti al 20 o 25 per cento, non dipende dall'Assessore, dipende dalle ditte, se i siciliani vincono e poi creano problemi non è una competenza dell'Assessore. Vede, noi non abbiamo mai fatto grande chiasso quando abbiamo attivato il 118, leggendo sul giornale "Il soccorso: finalmente abbiamo inventato i vigili"; non avete inventato niente! Quando io ho fatto partire l'elisoccorso, i vigili non c'erano, non potevano garantire la doppia copertura di Sassari e Cagliari perché non esistevano a Cagliari e quindi si è fatto quello che avete fatto voi per un anno o due esattamente; garantivano anche i vigili che, non potendo attivare la procedura per Sassari, andavano ad Alghero, perché la base operativa era ad Alghero, e si è fatto quello che si è potuto fare.

Dopodiché oggi, per quanto riguarda Cagliari, in presenza di una convenzione fatta dalla ASL numero 8, c'è stato il potenziamento dei vigili e finalmente si può fare una cosa e l'altra con un risparmio di qualche centinaia di migliaia di euro. Quindi non ingigantiamo cose che altri hanno fatto, praticamente un'ordinaria un'amministrazione che non hanno certamente osannato.

Questo è un provvedimento, comunque, che io ritengo - tranne qualche emendamento sul quale speravo ci fosse la convergenza e non c'è - che debba essere approvato con la massima solerzia perché finalmente avremo una struttura, certamente non perfetta, che può essere rivista, corretta e in tempi rapidissimi riusciremo probabilmente, non nell'arco dei primi mesi dell'anno, ma abbiamo un quadro di riferimento, una serie di competenze, ad apportare i correttivi che vogliamo; anche noi così ci mettiamo al passo delle Regioni più evolute d'Italia.

Quindi, ci siamo arrivati con responsabilità dei ritardi di tutti, certo non miei, perché io ho approvato il provvedimento, l'ho fatto approvare dalla Commissione e ne ho rivendicato personalmente da Assessore, da questo stesso posto che occupo da tanti anni nei confronti del Consiglio, l'iscrizione all'ordine del giorno. Ahimè, per convergenze anomale questo non si è potuto verificare, oggi si è creato un clima diverso, non c'è lo stesso clima fra l'Assessore della sanità e l'Assessore dell'ambiente, quindi tutto quanto è sincrono, può andare alla perfezione, speriamo quindi che questo provvedimento - eventualmente con qualche correttivo - possa essere approvato rendendo giustizia ai sardi, ma soprattutto alle strutture ambientali della Sardegna che troveranno certamente in questa legge le condizioni per migliorare e forse risolvere tanti problemi che non siamo riusciti a risolvere in questi ultimi anni.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lai. Ne ha facoltà.

LAI (D.S.). Signor Presidente, penso che il dibattito dimostri che comunque questa è una legge bipartisan sui contenuti e bipartisan sull'urgenza, vedi anche l'ultimo intervento del collega Oppi, del quale riconosco l'apprezzamento del lavoro parlamentare. Quindi lo riconfermo, in Commissione sanità e in Commissione ambiente, non solo intorno a questa legge, specialmente nell'ultimo periodo, si registra una convergenza intorno ai numerosi provvedimenti che rappresentano prima di tutto l'interesse della cittadinanza; questo è importante riconoscerlo, non solo dentro la Commissione, ma anche in Aula.

L'intervento del collega Gallus, come quello del collega Atzeri, e gli interventi di merito del collega Vargiu e del collega Oppi, sono e vanno in quella direzione, poi è chiaro che la maggioranza prende delle decisioni, che sono in linea con il suo programma, delle quali si assume la responsabilità anche perché le ha prese come impegno di fronte ai sardi, e quindi procede in quella direzione e su quello si possono registrare, in qualche modo, differenze che però possono essere ricondotte, io penso, correttamente anche a valutazioni successive, soprattutto quando viene registrata ed è condivisa l'urgenza di un provvedimento, piuttosto che il continuare a limarlo all'infinito fino a quando non si trovi un margine minore di differenza.

Ora, questo è un provvedimento, l'ha riconosciuto anche il collega Moro, che qualifica l'azione parlamentare di questo Consiglio, perché va incontro alle esigenze dei cittadini e avvicina le istituzioni ai cittadini perché, nella sua impostazione organizzativa, ma anche nel suo dare risposte ad emergenze crescenti nella cultura e nelle aspettative dei cittadini, cerca di dare strumenti più completi, più consistenti e più rispondenti alla realtà dei fatti. E' attraverso questo strumento che forse questioni, dubbi atavici, come la situazione de La Maddalena sulla radioattività o del Salto di Quirra, possono essere affrontati con competenza, con puntualità, ma anche con rapidità per dire se un problema c'è o non c'è, piuttosto che lasciare nel dubbio la popolazione.

E' con questi strumenti che si danno certezze rispetto a ciò che si produce, si mangia, si propone ai cittadini e ai consumatori in Sardegna. E' con questo strumento che rispondiamo alle paure sull'inquinamento atmosferico, del terreno, dell'acqua, ma anche radioattivo; sì, anche quello radioattivo, perché non ci sono certezze sull'inquinamento radioattivo e quello elettromagnetico dei telefonini. Anche i neurologi dicono che non ci sono certezze perché gli studi che diano certezze hanno bisogno di cinque o dieci anni per verificare le mutazioni a carico dell'organismo umano. Ebbene, questi strumenti devono consentire di avere le risposte scientifiche che danno ai cittadini le certezze scientifiche che chi li governa dà risposte e dà sicurezze.

Però è anche un provvedimento portatore, ritengo, di alcuni valori importanti. Il primo valore è quello della funzione generale dell'Agenzia. Noi corriamo il rischio, con la trasformazione dell'Agenzia, che oggi la gran parte di ciò che viene trasportato in essa, proveniente dai Presidi multizonali di prevenzione, quelli delle AA.SS.LL., diventi in qualche modo parte fondamentale dell'Agenzia. Uno dei rischi che noi abbiamo è la desanitarizzazione, ovvero l'idea che quella sia un'Agenzia per l'ambiente in generale e si connetta di meno al tema della salute anche del singolo cittadino, non solo della salute che proviene dalla crescita del valore della sicurezza ambientale.

Questo è uno dei temi che in qualche modo viene posto. Allora, il fatto che noi diamo risposte per le quali dentro il Comitato di indirizzo ci sono l'Assessore dell'ambiente e l'Assessore della sanità, contemporaneamente, e che contemporaneamente si sviluppano dentro uno scheletro principale le due competenze, per fonderle in un'unica generale che è quella della salute generale e singola, è la risposta fondamentale che vede unito quel valore spesso ideologico, dell'ambiente, se non attivato e tagliato sulla pelle del singolo e della cittadinanza in generale, con il valore della salute del singolo cittadino. Bisognerà in qualche modo stare attenti a come si pone l'Agenzia, al fatto che non sia troppo ambientale dimenticando la parte della sanità o che non mantenga in qualche modo un'idea sanitaria senza pensare alla connessione col valore generale dell'ambiente.

C'è un secondo valore che io penso importante, questa è una legge, rispetto a quella della legislatura precedente, attenta ad un pieno inserimento dentro un modello sussidiario delle istituzioni, più attenta al rapporto tra enti locali e Regione che si sviluppa sia su un piano di coordinamento regionale, sia attraverso la dotazione alle province di strumenti operativi di richiamo, di convocazione dell'Agenzia, che ha gli strumenti tecnici, quindi la possibilità di chiamare direttamente in causa l'Agenzia senza passare attraverso la Regione. Questo crea anche la possibilità che, sulle emergenze, ma anche sul controllo periodico dell'ambiente nel proprio territorio, la provincia, che ha le funzioni, sia dotata di strumenti di convocazione del massimo strumento tecnico, altrimenti il rischio è che gli strumenti regionali possano essere convocati, utilizzati solo dalla Regione e mai nella possibilità di essere richiamati alle funzioni da parte degli organismi più, come dire, paritetici secondo la Costituzione, ma più in basso secondo un modello gerarchico superato.

Su questo aspetto, io penso che la legge abbia fatto un passo avanti e dia il sostegno ad un valore, al pari ordinamento tra enti locali e Regione; anzi, nel Comitato di indirizzo, questo pari ordinamento è concreto con i due Assessori e i tre rappresentanti, e qui c'è anche il valore giusto della funzione di apporto, di rappresentanza di tutti i sardi, della minoranza, perché l'espressione dei rappresentanti degli enti locali avviene con voto limitato. Anche questo ritengo sia un valore di rappresentanza di tutti i sardi. Però dà anche soluzioni a problemi che ci sono da molto tempo, Noi possiamo essere d'accordo o non d'accordo sul fatto che Progemisa e il sistema dell'agrometeorologia entrino dentro l'ARPAS, la verità è che c'è una logica corretta; siamo tutti d'accordo sul fatto che quello era un problema, perché strutture private, di fatto sostenute pubblicamente e stabilmente, non possono essere nelle condizioni di avere danni e disagi ed essere allo stesso tempo vincolate a funzioni che, invece, dovrebbero essere esercitare da strutture nettamente pubbliche, perché se esercitate pubblicamente anche la certezza di ciò che viene fatto risponde a regole pubbliche, a regole trasparenti rispetto ad una struttura fintamente privata, con i vantaggi di quella privata ma, nella realtà, pubblica perché sostenuta pubblicamente e totalmente.

Allora, con questa legge, si fa giustizia di una condizione di precarietà e di sospensione, di non trasparenza spesso di ciò che poteva essere fatto, non sto parlando di una parte o dell'altra, perché è stata fatta negli anni da parte di tutti, ma in questo modo si mette chiaramente la parola "fine", si risolve la questione e si porta nel sistema pubblico ciò che pubblico di fatto era.

Vado al punto conclusivo (sino a questo punto credo che siamo tutti d'accordo che non ci siano differenze): l'Agenzia propone anche un'innovazione istituzionale, non è vero che non è la prima delle Agenzie, perché sotto l'aspetto di una scelta vera tra ente ed agenzia, qui c'è la prima proposta organica (che non ci viene da un sistema nazionale, come nel caso delle AA.SS.LL.) di un modello in cui ad una funzione strettamente tecnica corrisponde una struttura organizzativa tecnica; cioè, se decidiamo che ci sono funzioni che sono di supporto tecnico all'Esecutivo, è corretto che linearmente queste siano esercitate da strutture che hanno una responsabilità tecnica, di cui risponda colui che ha la responsabilità politica in maniera diretta.

Io colgo l'aspetto sottolineato dal collega Oppi sotto questa direzione, c'è una linearità. Questo non vuol dire che ci si sottrae alla funzione e alla necessità di un controllo anche plurale, cioè di rappresentanza di tutte le parti, nella fase di controllo, ma anche di strumenti veri che consentano il controllo, sennò il controllo diventa finto, quindi non c'è e si rende comunque evidente una confusione tra le funzioni. Questo serve per accorciare, dal momento decisionale, l'efficacia delle azioni che la politica fa rispetto ai cittadini, perché se c'è una cosa che può riavvicinare i cittadini alla politica è che la politica accorci i tempi e l'efficacia delle proprie decisioni rispetto a quello che tocca i cittadini. Questo è quello che può riavvicinare le istituzioni ai cittadini! Certo, c'è il rischio dell'uomo solo al comando, ma a questo ci si rapporta attraverso, come dire, un concetto chiaro di differenza delle funzioni, a cui corrisponde un equilibrio dei poteri, pesi e contrappesi, anche attraverso una scelta chiara, netta ed evidente (cito ancora una volta il collega Oppi, che è qui da molte legislature e quindi anche sotto l'aspetto istituzionale è un punto di riferimento) all'autorevolezza manageriale. Cioè, quanto più è indiscutibile l'autorevolezza manageriale, tanto più la discussione su un uomo solo al comando diventa una discussione che non ha neanche da esistere, se a questo, soprattutto, si connettono strumenti di controllo e di valutazione chiari, trasparenti e percepibili da tutti, non solo da chi fa politica, ma anche dalla pubblica opinione.

Allora, la guida sotto questo aspetto è che non tutto si può risolvere in questa legge, siamo dentro una fase di transizione, questa è una legge che risolve prima di tutto il problema di istituire l'Agenzia, è evidente che scegliendo la strada della trasformazione degli enti in agenzie dobbiamo dotarci di un'architettura istituzionale che sviluppi i pesi e i contrappesi tra l'esercizio del potere esecutivo, la distinzione con quello legislativo e l'esercizio reale delle possibilità di controllo, non da parte degli organismi istituzionali e basta, ma da parte di ogni cittadino, attraverso la massima trasparenza possibile. Il che vuol dire attraverso le leggi che costituiscono l'architettura istituzionale, attraverso una distinzione tecnico-politica che vada in andata ma vada anche in ritorno; lo dicevo qualche ora fa, bisogna fare in modo che, nella distinzione tra tecnico-politico, chi fa il tecnico non possa utilizzare un potere tecnico per poi avere un consenso politico, questo sta dentro la legge elettorale che dovremo fare, modificare dentro l'architettura istituzionale, così come vanno normati genericamente e generalmente i poteri di sostituzione di un direttore generale che non va. Così come stiamo facendo dentro la legge di riforma della sanità attraverso la possibilità che la conferenza dei sindaci possa, dopo diciotto mesi, chiedere la sostituzione di un manager che è inadempiente rispetto al programma che ha generato proponendone alla Giunta la sua sostituzione.

Ecco, concludo davvero, il collega Vargiu ha posto dei problemi, io ho tentato, in qualche modo, di affrontarne qualcuno; vado per punti ancora su due piccole questioni, anche se il collega magari non è, in questo momento, attento. Troppe persone? E' un carrozzone? Guardate, rispetto alle funzioni di garanzia che deve avere, le persone sono insufficienti per garantire la qualità del controllo del sistema ambientale e della salute dei cittadini, quindi serviranno quelle professionalità che il collega, presidente Masia, relatore, ha accennato. Non sono troppe, un'Agenzia che funzioni deve avere le competenze, non sono sufficienti quelle che ci sono, d'altronde non venivano esercitate.

Secondo punto: i dipartimenti provinciali, perché no? Abbiamo le province, hanno le funzioni sull'ambiente, perché non bisogna dotare la provincia della Gallura, che ha il problema de La Maddalena, del suo dipartimento provinciale, ma non solo, di un dipartimento che tra l'altro deve svolgere servizi ai cittadini? Perché un cittadino de La Maddalena, per ottenere un servizio, deve andare a Sassari? Quindi, perché no? Se crediamo nell'architettura istituzionale delle province, non possiamo sottrarci dal dotare le province di strumenti per le funzioni che esse hanno.

Troppi organismi nell'Agenzia? Un baraccone sotto l'aspetto degli organismi? Guardi, collega Vargiu, gli organismi sono solo due: il Comitato di indirizzo e il direttore, perché i comitati provinciali non sono organismi dell'ARPAS, ma sono strumenti delle province che consentono alle province di convocare il direttore dell'ARPAS per le emergenze e per il controllo ambientale. Poteva essere anche un organismo previsto nel disegno di legge 85 è messo qui perché, da subito funzionando da subito l'Agenzia, deve essere attivata una responsabilizzazione delle province.

Sono convinto che stiamo andando verso una fase nella quale possiamo correggere, dentro un clima come quello che si è creato nelle Commissioni, ma io ritengo anche nell'Aula, cioè ognuno è convinto di certe cose, ma non vi sono differenze strutturali fondamentali, si tratta di esperienze che questa Regione deve fare dentro un percorso, che sta avviando, di modernizzazione della sua architettura istituzionale. Allora, i costi sono sicuramente un problema, ma sono legati alla qualità, alla quantità e all'efficacia di quello che quell'Agenzia dovrà fare. Io non mi spavento se, per fare le cose nuove, importanti, di garanzia della salute che quell'Agenzia deve realizzare, i costi saranno maggiori di quelli previsti e sono sicuro che, nel prossimo anno, potranno essere garantiti.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente.

DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. Presidente, onorevoli consiglieri regionali, onorevole Presidente della Regione, non è senza trepidazione che l'Assessore dell'ambiente interviene concludendo questo intenso e impegnato dibattito che si è svolto tra di voi. Non è senza trepidazione per una ragione, perché l'avete ricordato tutti, viene finalmente a concludersi una vicenda che è iniziata nazionalmente nel 1993, il conto l'avete fatto, la Regione Sardegna vi arriva buona ultima e vi arriva, direi, anche con l'esigenza di una messa a punto concettuale per capire che cosa è l'ARPAS. Quando il referendum del 1993 eliminò le funzioni di controllo ambientale dalle AA.SS.LL., stava avvenendo ormai qualche cosa, cioè si stava differenziando la funzione amministrativa ambientale nelle politiche europee che l'avevano assunta come una delle priorità che distinguono la politica dell'Unione rispetto ad altri mondi con cui siamo in competizione, a quello asiatico e a quello statunitense, anche dal punto di vista economico e civile insieme alla politica sociale.

In secondo luogo, andava maturando un orientamento costituzionale, voi sapete che l'ambiente fino al 2001, fino alla riforma del Titolo V della Costituzione, era una parola che non figurava in Costituzione. La Costituzione, all'articolo 9, riconosce il paesaggio come elemento dell'identità nazionale e la salute come diritto delle persone, non solo dei cittadini. La Corte Costituzionale cercò di costruire l'ambiente come concetto di interazione tra eco-sistema e attività antropica, interpolando questi due articoli e cercando di far emergere l'ambiente come quello che oggi la Corte Costituzionale, dopo la riforma del Titolo V, definisce un valore costituzionale.

Onorevole Moro, le dico subito che il Governo di centrodestra ha varato recentemente un decreto legislativo, che noi impugneremo, diciotto regioni su venti lo impugneranno, perché, nel dire che è un valore, la Corte Costituzionale ha detto che non è una competenza esclusiva dello Stato in termini amministrativi, è una competenza che pervade le funzioni di tutto il sistema di linea istituzionale. Questo per dire che, quanto a parlare di accentramento, quando un Governo elimina le autorità di bacino, quando accentra il potere sui rifiuti, quando accentra il potere sull'assetto idrogeologico e lo riporta a Roma, beh, insomma, discutiamo un po' meglio sapendo chi siamo ciascuno di noi e a quale area culturale apparteniamo!

Che cos'è l'ARPAS? Intanto, io dico come l'ho trovata perché devo fare un passaggio. L'ARPAS fu costituita in Sardegna con ordinanza del Commissario regionale per l'emergenza idrica numero 323 del settembre 2002; era il Presidente della Regione che la istituiva, in quanto Commissario, perché era arrivato un avvertimento. La Regione Sardegna non avrebbe potuto partecipare alla quota di premialità nazionale del QCS 2000-2006 se non avesse istituito l'ARPAS. Si trovò un sistema straordinario per istituire l'ARPAS, cionondimeno non partecipammo comunque alla quota di premialità perché non avevamo istituito i servizi per il lavoro, che era un altro degli elementi che servivano per partecipare alla premialità.

L'ARPAS non ha mai funzionato: nel 2004 non era retta neanche da un dirigente. Dopo un lungo susseguirsi di nomine di Commissari, c'era un geologo, neanche di carriera dirigente, ma un funzionario direttivo, messo in una stanza lì, ma l'ARPAS non esisteva. Il presidente Soru, esattamente il 29 dicembre 2004, eravamo insediati da poco, emanò un'ordinanza in cui decise di chiudere la gestione commissariale e nominò un direttore generale, la dottoressa Carla Festa, della quale io mi privai, in questo le rispondo un po', onorevole Oppi, nel dirle che ci sono dirigenti che sono in grado in Regione di dirigere anche una struttura complessa, perché - ancorché mancante di portafoglio e di strutture imponenti, salvo la task force ambiente del quale parimenti si è privato l'Assessorato per cederla all'ARPAS - la dottoressa Festa ha esercitato in questo periodo importanti funzioni di collaborazione con l'Assessorato della sanità, di coordinamento dei PMP, di collaborazione con la magistratura, di ricognizione del personale e dei costi...

OPPI (U.D.C.). Non ho capito, non c'è niente di nuovo, anche il precedente era un direttore generale. Quindi non ha detto niente di nuovo. Non era un Commissario, era un direttore generale.

DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. No, il precedente non era un direttore generale, era un commissario, se vuole torniamo agli atti.

Infine, che cosa voglio dire? Che cosa è l'ARPAS, dopo aver detto che si è enucleata una funzione "ambiente", un valore costituzionale "ambiente", quindi una materia "ambiente" che è diversa dal paesaggio ed è anche diversa dalla salute, perché li comprende tutti e due, oltre a comprendere ovviamente la salvaguardia di un bene per la preservazione della specie, quella umana, come specie e come individui; non è una battaglia fondamentalista. Non è un nuovo Assessorato, sia ben chiaro, non è un ente, tutti avete riflettuto in Consiglio, molti di voi hanno insegnato che bisogna abbandonare la politica per enti separati, che una volta fatti non vengono controllati più da nessuno, né dal Consiglio né dal Governo regionale.

Direi che non è nemmeno un'azienda, per come abbiamo conosciuto le aziende sanitarie locali. Io sento molto dire: " Si sta cercando di costruire il controllo democratico sulle aziende", ma il primo tentativo di controllo democratico sulle aziende sanitarie regionali lo sta facendo il Governo della Regione, perché prima non le controllava nessuno, erano affidate a ben altre dinamiche che non a quelle democratiche. Direi che non è nemmeno una authority perché non è un'autorità indipendente. Ergo, che cos' è? E' un'Agenzia del Governo regionale che ricompone, sulla base di un dettato legislativo preciso, normativo, funzioni, strutture e personale dispersi nei più disparati enti che non si sono mai parlati, che non collaborano tra di loro, che non hanno una guida unitaria. Alcuni di essi sono stati talmente abbandonati che sono dei reliquati. Le AA.SS.LL. non comprano più un attrezzo per i PMP, perché sanno che prima o poi dovranno passare all'ARPAS, chiaro? Molte volte mi si chiede in Commissione bicamerale sui rifiuti: "Ma l'ARPAS c'è in Sardegna? Ma i PMP funzionano?". Viene il magistrato e lo chiede. Come faccio a giustificarmi dicendo: "No, non funzionano perché la A.S.L., che non controlliamo adeguatamente, non dà i soldi". Questo è l'ARPAS, innanzitutto.

Per quanto riguarda il personale che prendiamo, onorevole Oppi, è personale che la legge ci obbliga a prendere, quello appartenente ai PMP, ai quali aggiungiamo personale che, come era detto prima, già paghiamo noi, quindi controbilanciamo un'origine, che è prettamente sanitaria, con specializzazioni che sono ambientali e le fondiamo assieme.

Quindi, che cosa fa? E' una struttura di servizio tecnico che non si sovrappone alle competenze della Regione, delle province, dei comuni perché le autorizzazioni continueranno a darle le autorità, e le autorità sono la Regione, le province e i comuni, però farà loro da supporto tecnico. Lo farà alla Regione, lo farà alle province, lo farà ai comuni e lo farà anche alla magistratura e alle forze dell'ordine, delle quali spesso io mi servo e dalle quali altrettanto spesso sono visitato, peraltro graditi ospiti in ogni caso. Quindi, esercita monitoraggio, controllo, ricerca ai fini della prevenzione del rischio ambientale per la salute e l'integrità delle comunità.

Questo è quello che è l'ARPAS. Ecco perché direi che va compresa la complessità. C'è anche chi dice che probabilmente non basta manco il personale che ha, perché dovremo veramente estendere un controllo che a noi in questi anni è mancato come strumento. Insomma, io la considero una tappa fondamentale di un lavoro in corso molto importante, un lavoro che la Giunta sta cercando di fare con serenità, con laboriosità, della quale deve anche ringraziare il Consiglio perché ogni volta che ci siamo trovati a parlarne in Consiglio regionale abbiamo trovato attenzione e comprensione, non ricordo scontri e difficoltà di dialogo, neanche questa volta li vedo, per dire la verità, anzi devo ringraziare le due Commissioni e il Consiglio per l'attenzione e per il dibattito che ho sentito poco fa, che è stato veramente di alto livello.

Io mi sono dato un programma con uno slogan quando il presidente Soru mi ha chiesto di diventare Assessore: trasformare la gestione dell'ambiente da gestione delle emergenze a gestione della normalità, ma una normalità di eccellenza perché, come ho incominciato parlando della politica europea, la programmazione 2007-2013 è già alacremente in corso, e nuovamente torna in campo la scelta di politica dell'Unione Europea anche per le Regioni che escono dall'Obiettivo 1. L'eccellenza anche ambientale come fattore competitivo, noi ci dobbiamo arrivare preparati. L'ARPAS è uno degli elementi che ci consente di arrivarci preparati. Il modello, ne avete discusso, credo che esista ormai un'ampia convergenza di vedute, mi pare proprio di aver colto che si è capito che vogliamo avere un'Agenzia che risponda, come supporto tecnico, a un responsabile politico, responsabile di fronte al Consiglio che ha i poteri di controllo nei confronti della Giunta regionale, nello stesso tempo la Commissione ha ritenuto di arricchire le forme gestionali dell'ARPAS con una partecipazione di coordinamento sia a livello territoriale sia a livello centrale, con il Comitato di coordinamento.

Ora, io credo che questo costituisca un arricchimento una volta che, come è stato preannunciato dal Presidente della Commissione ambiente, verrà ulteriormente chiarito il tipo di riflessione e di limatura, che ha fatto la Commissione, anche sui ruoli, sui poteri e sulle competenze. Penso che, sì, è vero, stiamo andando un po' empiricamente, stiamo imparando in progress, però quello che stiamo facendo è un buon lavoro. Siamo arrivati ultimi, può darsi che qualcuno copierà noi una volta tanto, anziché essere noi che mutuiamo modelli di altre normative, cosa che non fa mai male peraltro, perché con le leggi si procede sempre così, ciascuno prende un po' da dove trova, oltre che metterci la propria inventiva.

Infine, sui costi: non c'è dubbio,, onorevole Oppi, ne abbiamo discusso già in Commissione, che questa è un'operazione che comporterà dei costi sicuramente superiori a quelli preventivati nella copertura finanziaria del testo approvato. Non potevamo fare molto diversamente neanche noi come proposta, perché la stima dei costi dipendeva anche delle vostre scelte come Consiglio regionale sul tipo di contratto. Voi sapete che abbiamo discusso se applicare il contratto della Regione o del comparto della sanità. Non è indifferente scegliere l'uno o l'altro, voi avete fatto una scelta, da questa scelta comporta che dobbiamo rivalutare le stime. Peraltro devo anche dire (non perché, onorevole Oppi, scusi se la cito di nuovo, io auspichi che entri in funzione l'anno venturo) che io spero che entri in funzione a breve l'ARPAS, perché ne abbiamo bisogno, perché stiamo entrando di nuovo, a breve, nell'elaborazione del DPEF e nell'elaborazione della legge finanziaria per il prossimo anno. Quindi, la copertura finanziaria, che peraltro sarà una mera variazione di bilancio perché è un trasferimento di fondi dal bilancio della sanità e dal bilancio dell'ambiente al bilancio dell'ARPAS, non comporterà grandi stravolgimenti dal punto di vista degli equilibri della finanza regionale; è un'operazione che, di fatto, non comporterà alcun particolare stravolgimento.

Certamente, dal punto di vista dello sviluppo futuro, il funzionamento dell'ARPAS, la sua capacità di darsi dei programmi e le sue dinamiche chiederanno a noi di adattare in continuazione, perché è una struttura pubblica, i costi, oltre che fare una verifica sull'economicità della gestione. Questo lo faremo: il Governo della Regione, con gli strumenti del controllo di gestione che si estendono anche all'ARPAS; il Consiglio, con gli strumenti di controllo politico sulla Giunta, sua prerogativa istituzionale. Vi chiedo scusa per la lunghezza e ancora vi ringrazio.

PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.

LA SPISA (F.I.). Prima della votazione per il passaggio all'esame degli articoli, chiederei dieci minuti di sospensione.

PRESIDENTE. Va bene. Colleghi, sono stati chiesti dieci minuti di sospensione, riprenderemo i lavori alle ore 20. Chiedo ai colleghi che ancora devono presentare gli emendamenti di farlo, perché poi voteremo il passaggio all'esame degli articoli.

(La seduta, sospesa alle ore 19 e 46, viene ripresa alle ore 20 e 22.)

PRESIDENTE. Colleghi, prendete posto per cortesia. La sospensione è servita per definire le modalità con le quali procederemo prima della votazione per il passaggio all'esame degli articoli. Poiché sono stati presentati alcuni emendamenti, per esaminarli, si riuniranno congiuntamente le due Commissioni agricoltura e sanità, alle ore 20 e 30, presso la sala della Commissione agricoltura.

Quindi, sospendiamo la seduta a questo punto, il Consiglio è riconvocato domani mattina, venerdì 12 maggio, alle ore 9 e 30; preannuncio che, alle ore 10, si voterà il passaggio all'esame degli articoli. Ripeto che le Commissioni agricoltura e sanità sono convocate alle ore 20 e 30.

La seduta è tolta alle ore 20 e 24.