Seduta n.61 del 12/01/2005
LXI Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 12 gennaio 2005
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 19.
CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 17 dicembre 2004 (56), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Masia ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 12 gennaio 2004. Se non vi sono opposizioni, il congedo s'intende accordato.
PRESIDENTE. Bene, colleghi, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, che si è tenuta ieri a conclusione della seduta, ha concordato di inserire all'ordine del giorno la mozione numero 22 a firma Capelli, Oppi, La Spisa e più, relativa alla revoca del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso quindi di iniziare la seduta odierna con questo argomento e di concludere la discussione entro la mattinata, cercando di limitare gli interventi ad uno per ciascun Gruppo consiliare.
Si dia lettura della mozione.
CORDA, Segretario:
MOZIONE CAPELLI - OPPI - LA SPISA - DIANA - VARGIU - LADU - SANNA Matteo - ARTIZZU - AMADU - PILI - LOMBARDO - RASSU - PETRINI - CONTU - SANNA Paolo Terzo - LICANDRO - BIANCAREDDU - LIORI - MILIA - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - CASSANO - DEDONI - PISANO - SANJUST - RANDAZZO - MORO - ONIDA - MURGIONI sulla revoca del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che a tutt'oggi non è stata confermata la revoca e la sospensione del decreto Ronchi sull'istituzione del Parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei, come da proposta del Ministro dell'ambiente, Matteoli;
CONSIDERATOche l'istituzione del Parco del Gennargentu è stata accompagnata da forti contrarietà da parte delle comunità locali circa la perimetrazione e i vincoli ad essa connessi;
CONSIDERATOche pare opportuno procedere ad una revoca del decreto per riesaminare l'intera vicenda e procedere ad istituire, se del caso, un'area protetta solo a seguito del consenso espresso delle popolazioni;
RILEVATO che il mantenimento dell'attuale decreto e della attuale perimetrazione si configurano come un atto di prevaricazione delle comunità interessate in ossequio ad una politica centralistica;
CONSIDERATOche il Consiglio regionale deve unitariamente esprimere una posizione che rivendichi la propria autonomia statutaria,
impegna la Giunta regionale
- a voler richiedere tempestivamente la revoca del decreto istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei al Governo, notificando al Parlamento e a al Presidente della Repubblica la presente mozione;
- a riferire immediatamente in Aula sull'esito dei colloqui avuti dall'Assessore della difesa dell'ambiente con il Governo nazionale. (22)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare la mozione.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Colleghi, la mozione che è oggetto di discussione - che brevemente cercherò di illustrare in quanto i contenuti mi sembra che siano abbastanza chiari per tutti e che siano all'ordine del giorno del Consiglio e dell'opinione pubblica da questo inizio di anno - fu presentata il 2 dicembre 2004. L'intento di allora fu quello di cercare di anticipare i tempi e provocare una presa di posizione del Consiglio regionale, come meglio esplicitato nel dispositivo della mozione stessa, affinché la Giunta, il Presidente e l'Assessore di competenza, avessero pieno sostegno nell'azione da portare avanti nei confronti del Governo centrale perché si addivenisse ad una definitiva soluzione dell'ormai annoso problema del Parco del Gennargentu e del Golfo di Orosei. Questo era l'intento di allora, che fu esplicitato anche quando motivammo la richiesta di discuterla immediatamente ai sensi del secondo comma dell'articolo 114 del Regolamento, e rimane l'intento di oggi. Certo da allora alcune cose sono cambiate in quanto dal primo gennaio, come è a tutti noto, i vincoli conseguenti al decreto istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei sono a tutti gli effetti stati applicati, comunque noi riteniamo ancora valida la mozione nella forma che abbiamo presentato allora con l'intento, appunto, di arrivare ad una presa di posizione, possibilmente unanime, del Consiglio regionale che possa provocare una revoca di quel decreto. Certo, da molte parti è stato detto che vi sarebbero ostacoli di tipo normativo ad accogliere tale richiesta, ma che la soluzione possa essere quella di modificare la legge nazionale nella parte in cui disciplina le modalità di istituzione del parco soprattutto prevedendo un maggior coinvolgimento delle popolazioni locali nella definizione della perimetrazione del Parco e anche dei vincoli ad essa collegati.
Tenendo fede all'impegno preso in Conferenza dei Capigruppo, l'illustrazione della mozione sarà decisamente breve, onde poter consentire l'intervento in mattinata di tutti i rappresentanti dei Gruppi consiliari e affinché dal dibattito possa scaturire una posizione unanime del Consiglio regionale che rappresenti in questo caso la volontà della Sardegna tutta nei confronti di un atto dai più rigettato.
C'è un'ulteriore precisazione che vorrei fare. Noi avremmo gradito, Presidente, che in occasione dell'emanazione dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sullo stato di calamità dei territori della Regione Sardegna a seguito degli eventi alluvionali verificatisi nel mese di dicembre 2004, si fosse acceduto anche alla richiesta di sospendere, per ulteriori sei mesi, gli effetti del decreto di istituzione del Parco stesso. Questi sei mesi, a nostro avviso, sarebbero stati utili non per un ulteriore rinvio delle decisioni e per ritrovarci magari a giugno o a luglio nella stessa situazione di oggi, ma per arrivare ad una decisione definitiva, non nello stato di tensione che in questi mesi e in questi giorni vivono le popolazioni interessate dalla perimetrazione del Parco, utilizzando appieno quei sei mesi per confrontarci con il Governo, con il Ministro competente, il Ministro dell'Ambiente, e risolvere assieme questo annoso problema.
Credo che su questo problema non sia opportuno, anzi sia addirittura nocivo, creare contrapposizioni di tipo politico e di tipo strumentale, per cui affidiamo al dibattito dell'Aula, questo era l'intento della mozione, la ricerca di una via e una soluzione, sulle quali concordino l'intero Consiglio regionale e la Giunta, al problema della istituzione di un Parco nato male, cresciuto peggio e che speriamo non determini situazioni sociali difficilmente controllabili.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli Assessori, colleghi e colleghe, io ho anche mandato una lettera qualche giorno fa al Presidente del Consiglio regionale chiedendo che l'argomento fosse trattato da questo Consiglio regionale perché lo ritengo di grande importanza in questo momento, anche perché credo che sia opportuno stemperare gli animi e ricondurli alla ragione e soprattutto che il parco diventi uno strumento accettato e gradito da tutti gli enti locali che sono direttamente interessati.
E' ovvio che in questo momento noi ci troviamo ad affrontare una situazione abbastanza delicata perché il decreto Ronchi che istituisce del Parco nazionale del Gennargentu e del Golfo dell'Asinara è già in vigore, dal primo gennaio sono già in vigore i vincoli previsti all'interno del Parco del Gennargentu. C'è di fatto una sollevazione da parte dei Consigli comunali direttamente interessati che non vogliono accettare questo Parco e questi vincoli, che sono stati in qualche modo calati dall'alto; quindi, considerato che il decreto è già in vigore, io mi rendo conto che non è cosa semplice oggi riuscire ad eliminarlo.
Credo che compito di questo Consiglio sia vedere come questo decreto debba essere rimosso e come debba essere superata questa situazione, ma credo che per fare questo noi dobbiamo avere le idee chiare, bisogna sapere cosa vuole questo Consiglio, perché credo che sia importantissimo quello che deciderà in questa sede il Consiglio regionale anche per decidere cosa poi eventualmente dovrà fare il Presidente della Giunta regionale insieme al Ministro dell'Ambiente; io mi auguro che a breve ci sia questo incontro, però credo che sia effettivamente importante capire qual è l'esatta posizione del Consiglio regionale in questa materia. Credo che la revoca del decreto e la sospensione immediata dei vincoli sia un obiettivo che noi dobbiamo raggiungere, però bisogna vedere anche quali saranno gli strumenti migliori e le soluzioni praticabili per arrivare a questo, fermo restando che noi conosciamo quali sono i motivi che hanno creato delle grosse difficoltà all'interno delle amministrazioni comunali e che sono attribuibili al fatto che la perimetrazione è stata fatta all'ultimo momento e probabilmente non coincide con quella che era stata individuata in una prima fase; quindi un primo motivo di scontro e di contestazione da parte dei Consigli comunali è dato dalla perimetrazione che va sicuramente rivista, perché all'interno di quella perimetrazione ci sono zone che sicuramente devono essere escluse e probabilmente altre che magari possono essere incluse; pertanto rivedendo la perimetrazione credo che la situazione possa essere migliorata.
Così dicasi in relazione alla rappresentanza in seno agli organi di gestione dell'Ente Parco; anche questo è stato motivo di grande contestazione. L'articolo 9 della legge 394 del 1991 è stato contestato da sempre dagli amministratori locali, ma anche dal Consiglio regionale, io lo ricordo, allora ero Presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente, noi approvammo due risoluzioni nel mese di novembre e nel mese di dicembre del 1995, in cui dicevamo che comunque dovevano far parte del parco tutti quei comuni che avevano deciso in tal senso, quindi praticamente non potevano essere inseriti quei comuni che non ne avevano fatto richiesta e soprattutto noi mettevamo in discussione il fatto che effettivamente la composizione degli organi di gestione dell'Ente parco era sbilanciata a favore del Governo nazionale e quindi chiedevamo che ci fosse una revisione dell'articolo 9, proprio perché volevamo una gestione più regionale, anzi che prevedesse un maggiore coinvolgimento dei comuni e degli enti locali. Quindi questa era una richiesta avanzata con forza e ripetutamente anche dal Consiglio regionale tramite la Commissione agricoltura.
Infine poi c'è il problema dei vincoli, che è un problema serio, che non riguarda naturalmente soltanto la caccia, che è un aspetto assolutamente marginale, credo, rispetto a tutti gli altri. Bisogna trovare una soluzione anche perché io non so se l'applicazione di questi vincoli poteva essere rinviata e se è vero che il Presidente della Giunta regionale ha rifiutato la sospensione di ulteriori sei mesi dei vincoli. Credo che comunque quest'argomento vada affrontato a bocce ferme, con la massima serenità, senza creare grandi contrapposizioni e tensioni nelle popolazioni. Per fare ciò penso che in questo momento l'obiettivo principale che noi ci dobbiamo porre sia quello di eliminare completamente i vincoli.
Qualche riflessione però la devo fare. Voglio sapere qual è l'esatta posizione della Giunta, perché io ho capito in questi giorni che la posizione della Giunta e del Presidente della Giunta regionale è quella di lasciare in vita i vincoli, il decreto e il parco nelle aree che oggi sono gestite dall'ente foreste e quindi, se non ho capito male - questo lo voglio sapere oggi perché è importante anche ai fini della determinazione che noi dobbiamo assumere - la Giunta regionale dice: "Noi vogliamo che l'Ente parco si riduca dai 60-70 mila ettari attuali a circa un terzo, che corrisponde ai terreni che ha in concessione la Regione, perché sono terreni dei comuni che ha in concessione trentennale l'Ente foreste".
Io ho dei dubbi su questa soluzione, l'avrei anche potuta condividere in riferimento ad altri casi, però in una situazione come questa credo che sia opportuno, a questo punto, davvero cancellare tutto e poi ripartire da zero. Questo lo dico perché anche questa soluzione potrebbe provocare ulteriori tensioni; io mi auguro che si ottenga la revoca del decreto e si riparta da zero con una maggiore presenza della Regione e dei comuni all'interno di questo grande processo di crescita e di sviluppo, perché io considero il Parco un fatto straordinario, una grande opportunità di sviluppo, però credo che il procedimento vada azzerato totalmente, non a metà, perchè questo potrebbe essere motivo di ulteriori tensioni.
Io voglio capire quale è la posizione della Giunta regionale, però per quanto mi riguarda e ci riguarda credo che in questa fase sia opportuno effettivamente procedere alla cancellazione totale dei vincoli in tutta l'area del parco per poi studiare ipotesi diverse, una può essere anche quella del parco regionale che abbia valenza nazionale, si possono studiare insieme mille ipotesi di valorizzazione di quest'area, anche perché credo che i comuni non siano pregiudizialmente contrari al parco.
PRESIDENTE. Concluda il suo intervento, Onorevole.
LADU (Fortza Paris). Noi dobbiamo aiutare i sindaci e gli amministratori comunali a trovare soluzioni che siano condivisibili non solo da loro ma anche dalle popolazioni, solo in questo modo credo che il parco possa nascere, perché un parco non può essere istituito contro la volontà delle popolazioni interessate.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Corrias. Ne ha facoltà.
CORRIAS (D.S.). Signor Presidente, Signor Presidente della Giunta e onorevoli colleghi, vorrei iniziare dicendo che, come vedete, io non sono a Roma stamattina. Dal punto di vista istituzionale ieri è stata una brutta giornata, giocata su una materia così delicata in maniera molto brutta nei confronti della Regione sarda, del Presidente della Regione, che è il Presidente di tutti i sardi, anche di quelli che non l'hanno votato, e nei confronti dei sindaci.
Io, per vicende che riguardano la mia comunità, parlo in qualità di sindaco, sono abituata a ragionare con le istituzioni in termini istituzionali. Tutti quanti apparteniamo a degli schieramenti politici, ma quando siamo al governo il ragionamento deve essere più alto. Allora la forma diventa sostanza e un ministro della Repubblica, se vuole ricevere i sindaci, lo deve fare nelle maniere istituzionali corrette e non tramite telefonate ad amici. Dopo che, come sindaci, abbiamo passato nelle nostre comunità le giornate di tensione che tutti conoscete, bene, la giornata di ieri non è certo quello che la maggior parte dei sindaci e la maggior parte delle popolazioni si aspettavano. La classe dirigente deve essere all'altezza del suo compito.
L'altro giorno tutti i sindaci ad Orgosolo, poi dal Prefetto e poi nella sala della Provincia, dove il Presidente della Regione insieme all'Assessore regionale dell'ambiente si sono precipitati per ragionare insieme a loro, hanno presentato un documento, l'ennesimo documento, in cui hanno ribadito la richiesta di revoca di questo decreto. Non sto a ripetervi la storia, c'è anche un ricorso che pende presso il TAR che ha provocato anche un ricorso alla Corte Costituzionale. Per cui le battaglie dal punto di vista politico e anche giudiziario le stiamo combattendo tutte e spetta a tutti mostrare di avere grande senso di responsabilità.
In altre occasioni abbiamo parlato con ministri e però spesso capita, purtroppo,che in queste vicende, come in altre, prevalga il piccolo gioco della politica, quello di vedere che vantaggi ne possa trarre ciascuno schieramento politico. Io ne sono profondamente dispiaciuta perché non si può, quando si parla di gestione del territorio e di una materia così delicata, fare battaglie di piccolo cabotaggio, e di questo si è trattato.
Io spero che in questi giorni si ritorni veramente ad una maggiore serietà e senso di responsabilità, che si ricucia lo strappo che si è creato e si ritorni a fare le battaglie unitarie, in questo caso anche per far prevalere una posizione comune: ci riempiamo la bocca di autonomia, di specialità della nostra Regione, di maggiori competenze alle autonomie locali e poi di fronte ad una richiesta di incontro, concordata con gli amministratori locali, è successo quello che è successo. Nel 1998 era stato già approvato un ordine del giorno unitario e spero che anche oggi si riesca a votarne uno. Io condivido il contenuto della mozione perché ricalca le volontà delle amministrazioni comunali e delle popolazioni e spero che ci sia in aggiunta, visto che la mozione è datata 2 dicembre, e siamo stati travolti dai fatti, in qualche modo, una volontà unitaria anche di stigmatizzare quello che è avvenuto ieri.
Quella che dobbiamo fare è una battaglia vera e non di schieramento per riconquistare alle autonomie locali e alla Regione Sardegna quello che in maniera pasticciata è stato tolto. Io auspico questo e spero veramente che prevalga la ragione sullo stomaco; insomma, bisogna ragionare con la testa perché voi conoscete le tensioni che si vivono nei nostri territori e non c'è assolutamente bisogno di crearne delle altre. Credo che questa Assemblea sia costituita da persone responsabili e vorremmo, parlo in qualità di sindaco oltre che di consigliere, avere l'Assemblea regionale tutta al fianco delle popolazioni.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Io vorrei cercare di essere il meno polemico possibile in merito alle considerazioni, alle interviste e alle dichiarazioni che in questi giorni abbiamo letto sui giornali. La discussione di questa mozione, che è stata presentata prima di qualsiasi altra iniziativa che successivamente è stata assunta, non ci deve vedere in questo momento contrapposti, dobbiamo decidere assieme che cosa è giusto e corretto fare. Il Presidente della Regione ha dichiarato che il Ministro avrebbe incontrato i sindaci della propria parte politica; e se questo fosse vero già di per sé sarebbe un fatto gravissimo. Il Ministro è stato sollecitato dai sindaci ben prima che il Presidente della Regione chiedesse di essere ricevuto e di essere sentito, e quindi il fatto non rileva assolutamente; credo che un ministro della Repubblica abbia tutto il diritto di ricevere gli amministratori locali quando ne facciano richiesta, quando ciò sia necessario per trovare la soluzione di un problema.
Il problema del Parco del Gennargentu non è un problema di oggi, è un problema che conosciamo da tanti anni, da quando Ministro dell'ambiente non era un esponente di Alleanza Nazionale ma era Ronchi, e l'Amministrazione provinciale di Nuoro era assolutamente governata dal centrosinistra. Successivamente al ministro Ronchi abbiamo avuto un altro ministro, il ministro Bordon, il quale in fatto di rispetto istituzionale poteva probabilmente scrivere un trattato di grandi dimensioni, non riceveva mai gli amministratori, neanche quando veniva in Sardegna.
Allora, se dobbiamo fare la storia di questo parco bisogna dire esattamente come stanno le cose. È legittimo che i territori non vogliano questo parco, è legittimo che noi amministratori e consiglieri regionali critichiamo la scelta di istituirlo, è legittimo che i sindaci si rivolgano al Ministro, è legittimo che il Presidente della Regione, a nome del Consiglio regionale, delle amministrazioni locali e di quant'altri si rivolga al Ministro, e non solo al Ministro, per vedere accolta una richiesta.
Parlo di richiesta e non un diritto perché, come tutti i colleghi sanno, l'avere delle zone vincolate a parco nel nostro territorio, non solo regionale ma nazionale, dipende da accordi comunitari che prevedono che un certo numero di milioni di ettari debbano essere destinati a parco; e come tutti sappiamo l'Italia è piuttosto indietro su questo, perché ci sono delle nazioni che fanno parte dell'Unione Europea che hanno già individuato le aree da destinare a parco, pensate che la Francia ha destinato 2 milioni e mezzo di ettari a parco e lo ha fatto subito.
In questi parchi non esistono però i vincoli che esistono nei nostri, sono dei parchi che hanno una perimetrazione, però al loro interno di fatto si continuano a svolgere tutte quelle attività che si svolgevano prima, con una differenza: che l'Unione Europea si è preoccupata di prevedere la predisposizione di una cartellonistica che indichi quali sono i siti di maggiore rilevanza dal punto di vista culturale, dal punto di vista ambientale, dal punto di vista archeologico; insomma, hanno fatto una politica probabilmente diversa dalla nostra, o da quella applicata al Parco del Gennargentu.
Ora c'è una sollevazione generale; la stessa mozione che serve a sollevare il problema, contiene una richiesta, la revoca del decreto, che tutti quanti noi sappiamo che non può essere accolta. Non è assolutamente possibile revocare questo decreto, e quindi dobbiamo partire da qui; non è che la protesta dei sindaci, del Presidente della Regione, nostra, possa portare alla revoca di un decreto, questo non è assolutamente possibile. L'unico modo per modificare lo stato delle cose è quello di riformare la legge numero 394; ma per fare questo è necessaria certamente una volontà politica unitaria, una volontà popolare diffusa, abbandonando le posizioni di retroguardia che io critico, perché il ministro Matteoli, che certamente conosco molto meglio io di voi, per come lo conosco se ne guarda bene dal fare riunioni politiche, visto che io sono 25 giorni che non riesco a parlarci neanche io che credo di non essere l'ultimo degli iscritti di Alleanza Nazionale. Quindi il problema non si deve porre in questi termini, onorevole Corrias, ma mi rivolgo anche al Presidente Soru, che non so se abbia mai avuto l'occasione di parlare col ministro Matteoli, ma vi assicuro che è lungi da lui fare figli e figliastri, e quindi incontrare sindaci appartenenti a quale forza politica? Nella provincia di Nuoro non esiste un sindaco di Alleanza Nazionale, tanto per sgombrare il campo, non ne abbiamo uno, quindi non ci sono riunioni di correnti, riunioni di partiti, non ci sono neanche consiglieri regionali di Alleanza Nazionale in provincia di Nuoro. Quindi perché avvelenare i toni e discutere di un problema che non esiste?
Da questo punto inizia il ragionamento: il Presidente Soru ritiene che si debba perseguire un obiettivo, forse anche legittimo dal suo punto di vista, e cioè che l'istituzione dei parchi in Sardegna debba essere di competenza esclusiva della Regione Sardegna o del Presidente della Regione Sardegna. E' legittimo questo? Non si può certo pensare che lo Stato deleghi interamente questa materia alla Regione mettendo poi a disposizione anche le risorse per la gestione materiale di questi parchi, perlomeno non ci sono oggi le condizioni perché questo avvenga, può darsi anche che si possa perseguire un obiettivo di questo genere, ma per la normativa vigente questo non è assolutamente possibile. Per cui dobbiamo affrontare il problema in una maniera diversa. Invece noi stiamo scatenando i cacciatori, scatenando i pastori, scatenando i sindaci, scatenando gli amministratori, senza riuscire ad inquadrare il problema nella maniera più opportuna.
Nessuno di noi è contrario al parco, è certo che il parco però in Sardegna, e non solo in Sardegna, è diventato in questi anni elemento negativo: parco vuol dire divieto, parco vuol dire perdere dei privilegi, parco vuol dire tutta una serie di cose che in qualche maniera mettono il cittadino in una posizione di grandissima tensione e quindi ci mettiamo tutti spalle al muro e appena si sente parlare di parco: "Per carità!", perché siamo stati abituati dalla gestione Ronchi e dalla gestione Bordon, e ribadisco questo concetto, al fatto che ove nasce un parco nascono automaticamente divieti, non inviti al rispetto della natura, non inviti ad avere un rapporto diverso con la natura, no, sono i vincoli e i divieti che spaventano la gente e io sono spaventato come sono spaventati tutti i cittadini sardi. Per cui l'approccio che noi dobbiamo avere a questo problema è quello di convincere intanto noi stessi e poi i cittadini che, tutto sommato, se riusciamo ad interpretare al meglio la normativa sui parchi o le aree vincolate o qualsiasi altra cosa, probabilmente ne deriveranno più benefici che danni.
Ho detto in altre circostanze che se si dovessero mettere insieme tutti i territori sardi che attualmente sono vincolati, e non perché sono parco, ma perché sono sottoposti a vincoli rigidissimi, la percentuale sull'intero territorio isolano risulterebbe notevolissima. Pensiamo per esempio a tutte le aree che sono sotto tutela dell'Ente foreste, nella stragrande maggioranza dei casi non ci si può fare niente. Prendiamo per esempio il demanio di Alà dei Sardi, è chiuso dal 1951, è un'oasi fin troppo felice dove non si può andare a caccia, non si può entrare con il bestiame, non si può fare pastorizia e non si può fare agricoltura, sono decine di migliaia di ettari.
Allora, se la materia deve essere affrontata non scontriamoci sul fatto che il Ministro ha ricevuto i sindaci e riceverà non so quando il Presidente Soru, cerchiamo di uscire da quest'Aula con un documento che faccia capire esattamente cosa la Sardegna vuole in ordine ai parchi, questo è quello che noi dobbiamo fare; ma se dobbiamo avvelenarci con questi toni, se dobbiamo andare a criticare tizio e caio, beh, io credo che questa non sia la politica giusta che noi dobbiamo fare.
Dobbiamo fare una politica diversa, dobbiamo fare una politica di grande attenzione al territorio, ma soprattutto dobbiamo far capire ai cittadini che l'istituzione di un'area attrezzata a parco probabilmente può determinare dei vantaggi di tipo economico e non solo di tipo economico, ma può essere una cosa utile soprattutto per le zone più interne della nostra Isola.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.
SABATINI (La Margherita - D.L.). Grazie Presidente. Io credo che vada accolta positivamente la proposta fatta dal collega Roberto Capelli, perché credo che in questo momento la cosa che vada sottolineata e che sia più importante di tutto, sia il fatto che il Consiglio regionale dia un segnale unitario su questa vicenda, superando anche le divisioni, che io reputo gravi, verificatesi nel territorio. Vedete, credo che le comunità locali non capiscano più, perché troppe volte si sono avviati dei percorsi di concertazione per concordare una linea operativa sul parco del Gennargentu con le comunità locali, ma troppe volte poi questi percorsi sono stati interrotti da decisioni che sono andate in senso contrario. Allora quando la gente si esaspera, quando i cacciatori si esasperano, quando i pastori, i sindaci manifestano il loro dissenso, questo capita perché il percorso seguito non è chiaro. Allora la cosa più importante che dobbiamo cogliere oggi e che dobbiamo tutti contribuire a fare è dare un segnale unitario. Al di là dell'idea che ognuno di noi può avere su come sviluppare le aree del Gennargentu, io non parlerei neanche di parco, tutti siamo d'accordo affinché si applichi il metodo della concertazione, affinché concordare nei territori, con le comunità locali, un percorso di valorizzazione di quelle aree, sia al centro di tutte le nostre decisioni, perché o intraprendiamo questa via o diamo questo segnale con chiarezza o non riusciremo a raggiungere l'obiettivo, su cui tutti concordiamo, di proteggere e di valorizzare quelle aree. La valorizzazione e la protezione di queste aree può nascere con la concertazione, tenendo conto della volontà delle comunità locali, per realizzare un parco che parta non dai vincoli, ma dalla valorizzazione della cultura, dell'ambiente, ma anche delle attività produttive che sono insediate in quei territori, un parco nel quale si riconosca un territorio nella sua interezza; è questo concetto che non passa. Allora ecco perché la gente recepisce, e ha ragione di fare ciò, l'istituzione del Parco del Gennargentu come vincoli che vengono imposti con una legge che non condividiamo, e che non condividono le comunità di quei territori, che impone un consiglio d'amministrazione che decide, per conto di chi non si sa, sul futuro e sulla gestione dei territori che appartengono a quelle comunità e che quelle comunità hanno difeso.
Ecco perché accolgo pienamente questa mozione, anche per i toni e i modi con cui il collega Cappelli l'ha illustrata e credo che sia importante trasformare questa mozione, presentata da una parte di quest'Aula, in un ordine del giorno unitario del Consiglio che dia un segnale univoco e chiaro sulla vicenda del parco e che deleghi al Presidente della Regione a portare una richiesta forte e univoca al Governo nazionale affinché revochi il decreto istitutivo del Parco e perché si avvii un percorso di concertazione con le comunità locali e con i territori. Mi auguro che su questo obiettivo concordino il Governo, la Regione e le comunità interessate all'area del Parco del Gennargentu.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, colleghe del Consiglio, a me sembra che le esperienze maturate in questi anni, dall'emanazione del decreto Ronchi in poi, non abbiano insegnato ancora che oggi non è più possibile parlare di questo argomento senza pensare che sono trascorsi anni, si sono consumati fiumi d'inchiostro e parole per non arrivare a concludere nulla ed essere ancora al punto di partenza, cioè il rifiuto del provvedimento che istituisce il Parco, che è stato calato dall'alto, sul quale le popolazioni si sono più volte espresse e ancora oggi si esprimono, anche attraverso i sindaci che si sono recati a Roma, dicendo che è tempo di finirla con l'istituzione delle riserve indiane, con organismi che impongono soltanto dei vincoli, è ora di finirla soprattutto con la negazione del diritto, maturato nei secoli, di godimento del proprio territorio, una risorsa che è stata preservata, che è stata soprattutto mantenuta, qualche volta migliorata, una risorsa che davvero è patrimonio di tutti e non può essere soltanto patrimonio di pochi.
Il decreto Ronchi, non condiviso fin dalla sua emanazione, è ancora oggi espressione di uno pseudo ambientalismo che invece che tutelare, preservare, intende privare i legittimi fruitori della possibilità di utilizzare il territorio come nuova risorsa per garantire lo sviluppo economico di quelle realtà.Io ho avuto nella vita la fortuna di visitare personalmente diversi parchi della Penisola, ma anche di altri paesi. Devo dire che la cosa essenziale che è mancata in Sardegna, nonostante la condivisione del parco come istituzione - stavo provando a contare i parchi previsti in Sardegna: Sette Fratelli, Sulcis, Monte Arci, Badde Salighes, Molentargius, Giara di Gesturi, La Maddalena, Asinara e così via - è l'affermarsi di una cultura del parco come organismo che deve appunto tutelare, ma soprattutto rendere fruibili queste aree, trasformarle in fonte di ricchezza per le popolazioni che non devono subire imposizioni ma autonomamente maturare questa scelta, questo concetto di parco. La cultura del parco non è un qualcosa che viene calato dall'alto, la cultura del parco deve essere appresa fin dalla più tenera età e far maturare la nostra collettività attraverso dei percorsi che non possono essere neanche quelli da lei proposti, Presidente.
Lei ha pensato - così ci è sembrato di capire - di destinare i 28 mila ettari oggi gestiti dall'Ente Foreste al Parco del Gennargentu, con tutti quei vincoli che la gente oggi rifiuta. Noi non possiamo pensare che le aree che sono in gestione all'Ente Foreste possano essere tout court destinate a parco perché ciò dimostrerebbe che non si è capito che neanche quelle aree possono essere espropriate e sottratte alla fruizione delle popolazioni. I nostri concittadini che su quelle aree gravitano, chiedono di poter fruire di quelle risorse, chiedono che quelle risorse vengano destinate alla fruizione delle collettività, una fruizione che dev'essere fonte di sviluppo economico, ma che deve, nello stesso tempo, essere finalizzata anche alla tutela. Noi sappiamo benissimo - e mi rivolgo alla collega sindaco di Baunei - io ne sono convinto, ho frequentato negli anni quei territori, che noi abbiamo, non solo a Baunei, ma a Urzulei, a Orgosolo, in tutto il Supramonte, in tutti quei comuni, un patrimonio ambientale inestimabile; e da chi è stato reso tale? Da chi ha usufruito di quei territori senza abusarne, perché altrimenti di tutto quel patrimonio non esisterebbe più niente. Noi siamo convinti che quel patrimonio debba essere messo a disposizione della collettività, debba essere reso fruibile, ma debba essere reso fruibile con la condivisione delle popolazioni che su quelle aree gravitano. Come può realizzarsi questo? Partendo dalla fase di programmazione alla quale i sindaci, le amministrazioni locali devono essere chiamati a partecipare come primi attori e non, come succede sempre più di frequente, soltanto come guardiani, come controllori, come gestori di un sistema le cui leve di comando stanno ancora in mano alla Regione o ad un consiglio di amministrazione, peraltro calato dall'alto, in cui mamma Regione, considerato che al momento non esistono risorse messe in campo dall'amministrazione regionale, imporrebbe le sue scelte ai territori con le conseguenze che noi già ben conosciamo.
Allora, caro Presidente, a nostro avviso il processo oggi va azzerato chiedendo la revoca del decreto e la modifica della legge nazionale sulle aree protette, anche in virtù delle necessità scaturite dagli ultimi eventi naturali, ma anche legati all'opera dell'uomo che non ha programmato interventi per prevenire fatti naturali come quelli che purtroppo si sono scatenati su quei territori e che tanta devastazione hanno creato. E' infatti necessario programmare interventi di tutela, ma soprattutto di prevenzione del dissesto idrogeologico di tante di quelle aree, affinché fatti quale quello verificatosi nel mese di dicembre non abbiano a ripetersi con lo stesso effetto devastante.
E' inoltre necessario che le popolazioni locali, rappresentate dalle loro amministrazioni, siano i primi attori, soprattutto nel creare questa nuova cultura ambientalista che porti ad una piena condivisione del parco, che trasformi l'ambiente in una risorsa atta a favorire quello sviluppo a cui tutti tendiamo con la nostra azione politica e amministrativa, e che deve realizzarsi soprattutto e prevalentemente nelle zone interne.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, i riformatori sono tra i firmatari della mozione di cui stiamo discutendo, sono amareggiati per aver dovuto firmare questa mozione, nel senso che non consideriamo il momento che sta vivendo quest'Aula un momento trionfale. Il testo di questa mozione purtroppo è, a nostro avviso, un testo che prende atto di un fallimento. Nel momento in cui si prende atto di un fallimento non si può certo esprimere soddisfazione, nel senso che noi riteniamo che la politica dei parchi in Sardegna sia una politica di estrema importanza per lo sviluppo e per il futuro della Sardegna.
Questo Consiglio regionale, anche quelli che lo hanno preceduto, hanno indicato con forza l'obiettivo di trasformare la Sardegna in una isola della qualità, cioè in un'isola in grado di garantire per ciascuno dei propri prodotti, siano essi quelli culturali, siano essi quelli ambientali, siano essi le risorse umane, il massimo. Quindi noi vogliamo garantire il massimo nel turismo, vogliamo garantire il massimo nei servizi di supporto al turismo, vogliamo garantire il massimo nell'agricoltura, con uno sguardo particolare a quella di tipo biologico, vogliamo garantire il massimo nei servizi sanitari che offriamo ai nostri cittadini, ma che offriamo anche a chi è ospite della nostra Isola, vogliamo garantire il massimo nei prodotti che in questa Isola nascono e che da questa Isola sono destinati all'esportazione. Vogliamo che la Sardegna abbia una sorta di marchio della qualità - lo abbiamo ripetuto tante volte - e che questo marchio sia ciò che contraddistingue non solo i nostri prodotti ma l'intera Sardegna, e che conferisce ad essa quella diversità virtuosa che noi riteniamo sia il valore aggiunto con cui la Sardegna può essere spesa nel mondo.
Ecco, è evidente che il dibattito che si svolge oggi in Aula in maniera, come spesso accade, anche distratta, ma che segue altri dibattiti approfonditi, che anche in questa legislatura già hanno toccato questo tema, diventa un dibattito che crea sofferenza a ciascun consigliere e a ciascun Gruppo. Quando abbiamo discusso, e ne abbiamo avuto di tempo, la legge che riguardava le coste, credo che tutti i consiglieri regionali di quest'Aula si siano espressi più volte, e che sia tra coloro i quali contestavano il testo della legge, sia tra coloro i quali lo difendevano, però emergesse in maniera nitida, in maniera chiara, in maniera inequivoca, in maniera direi condivisa, la volontà che comunque si andasse nella direzione dello sviluppo sostenibile per la nostra terra, che comunque dovesse essere messo in raccordo lo sviluppo delle zone costiere con quello delle zone interne, che comunque la Sardegna rappresentasse un unicum, e che all'interno di questo unicum le diversità peculiari dei singoli territori dovessero essere valorizzate, per poter garantire la circolazione di benessere e lo sviluppo che tutti noi auspichiamo per la nostra terra.
Ecco, allora oggi, che noi discutiamo una mozione nella quale stiamo chiedendo al Presidente della nostra Regione di fare ciò che peraltro il Presidente della nostra Regione ha, in maniera realistica, già iniziato a fare, e cioè ottenere la revoca del decreto del 1998 sull'istituzione del parco del Gennargentu, io credo che in quest'Aula non possano esserci toni di entusiasmo, non possano esserci toni di contentezza o di soddisfazione, ma credo che debbano esserci per forza toni di riflessione e anche toni di rammarico, perché dal 1998 al 2005 sono passati sette anni, sette anni che forse ciascuno di noi, che forse ciascuna forza politica, che forse ciascun rappresentante del popolo sardo avrebbe potuto utilizzare in modo diverso, sia singolarmente sia complessivamente, per fare i ragionamenti che intorno al Parco del Gennargentu si sarebbero potuti fare, perché, tutto sommato, l'opposizione di una parte della popolazione che risiede nei comuni i cui territori dovrebbero rientrare all'interno del perimetro del parco, è nota da tempo. Le ragioni di questa opposizione, alcune condivisibili, altre probabilmente superabili con un ragionamento complessivo, sono note da tempo.
Quindi resta il rammarico che la Regione Sardegna e lo Stato non abbiano posto in essere, in questi anni, tutte quelle iniziative necessarie affinché il Parco del Gennargentu non fosse sentito, da una parte importante della popolazione di quei territori, come un'imposizione calata dall'alto, ma che al contrario fosse considerata un'esigenza da quelle stesse popolazioni, perché questo è, colleghi, l'obiettivo che noi dobbiamo porci. Questo è l'obiettivo che avremmo già dovuto da tempo avere, cioè l'obiettivo che l'opera di sensibilizzazione, di riflessione, di ragionamento, di coinvolgimento, di concertazione, di confronto con le popolazioni che oggi chiedono a gran voce che venga revocato il decreto Ronchi, che tutto questo confronto che si sarebbe dovuto fare nel tempo, possa portare come risultato quello della condivisione che tutti quanti noi all'interno di questo Consiglio riteniamo che non possa che essere la base ineluttabile, fondamentale di ciascun ragionamento sul parco del Gennargentu.
E' stato ricordato da altri colleghi che sono intervenuti su questo argomento, come in tante altre realtà siano stati risolti problemi contingenti che oggi sembrano insolubili in Sardegna, quelli della fruibilità da parte delle popolazioni di alcune opportunità che comunque all'interno del parco possono essere salvaguardate, ma soprattutto è importante che le popolazioni di quei territori, che oggi noi sappiamo in fase di spopolamento, che oggi noi sappiamo in sofferenza dal punto di vista demografico, che sappiamo in gravissima sofferenza dal punto di vista occupazionale, possano essere rese consapevoli della grande opportunità che il parco può rappresentare, e soprattutto delle immense sinergie, delle sinergie necessarie, inevitabili, che esistono e che devono esistere tra lo sviluppo turistico costiero e quello delle zone interne. Non possiamo negarcelo, la gente continua a venire in Sardegna perché è attratta dalla bellezza delle coste sarde, quindi noi possiamo organizzare tutti i simposi e i convegni che vogliamo sul turismo, ma, finché la nostra offerta è rappresentata da ciò che di buono la natura ci ha dato, quello è il prodotto che vendiamo e siccome è un prodotto che si vende da solo quello è il motivo per cui la gente viene in Sardegna.
Noi vogliamo - e ne parliamo da tanti anni - estendere la stagione turistica, cambiare il tipo di ricettività, modificare le infrastrutture; vogliamo portare la gente anche a conoscere la cultura sarda, ad apprezzare le opportunità che la Sardegna dell'interno è in grado di offrire, vogliamo garantire ricettività, infrastrutture, interesse turistico anche in zone che oggi sembrano condannate a un declino ineluttabile. Se questo è un ragionamento condiviso, è un ragionamento che deve entrare nella testa di tutti i sardi, che deve far crescere la cultura dell'accoglienza e che deve far crescere anche la cultura relativa all'uso del territorio che non può più essere quello di cento anni fa, ma che dev'essere necessariamente inteso in senso moderno e quindi funzionale agli obiettivi di sviluppo che noi ci poniamo.
Quindi io credo che queste siano le riflessioni che oggi noi dobbiamo fare, e devo dire che, almeno per quanto è dato di apprendere dai giornali, ci sembra ragionevole la posizione che il Presidente della Regione ha sinora assunto, che non è a favore dell'annullamento totale dell'idea del parco, ma comunque tende a ripartire da qualcosa, cioè da un territorio - se non abbiamo capito male -, quello che comunque oggi è in l'Ente foreste ha in gestione, e ripartire da un principio, e cioè il principio della crescita culturale delle popolazioni, diffondendo nei territori i concetti che oggi sono in quest'Aula nitidi, ma che evidentemente non lo sono altrettanto nei territori, perché cresca la condivisione dell'idea, cresca la consapevolezza della necessità del parco e perché esso sia concepito dalla gente allo stesso modo in cui lo è da noi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Assessore, le ricordo che ha a disposizione venti minuti.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. La ringrazio Presidente. Signor Presidente, signor Presidente della Regione, onorevoli consiglieri, ci troviamo in una situazione di riflessione su una vicenda che non è nata oggi, se vogliamo non è nata neanche nel 1998. Il progetto di istituzione di un parco sul Gennargentu è stato prospettato, verso il finire degli anni '80, da un senatore orgolese, di origine cattolica, il senatore Monni, nell'ambito del dibattito che allora era in corso sulle prospettive di rinascita della Sardegna. Nel '68 vi fu, come sapete, uno studio di una società, la Generalpiani, collegata all'intervento nel Mezzogiorno, che lanciò l'idea di un parco nazionale sul Gennargentu. E a quei tempi, nel '68, fu duramente contestata perché era prevalente nell'ambito delle forze politiche autonomistiche un'idea di sviluppo legata all'industria. Nel '68, a Pratobello, ci fu una manifestazione all'insegna dello slogan "Prima l'uomo poi il muflone", e per tutti gli anni settanta e ottanta l'idea rimase sopita, anche se, bisogna ricordarlo, ricorrevano i documenti della programmazione regionale. E' nell'89 che matura una maggiore coscienza dei problemi ambientali anche nella classe politica, nelle istituzioni, e viene approvata dal Consiglio regionale la legge numero 31, nella quale erano previsti nove parchi regionali, tra i quali quello del Gennargentu. Ma nonostante iniziative ripetute delle diverse Giunte successive, in particolare tra il '92 e il '94, nessuno dei nove parchi regionali è stato istituito.
Nel '94 il Parlamento approvava la legge quadro sulle aree protette, che prevede tra queste il Parco nazionale del Golfo di Orosei, dell'Asinara e del Gennargentu, da istituirsi con decreto del Presidente della Repubblica, previa intesa tra Governo e Regione. L'Asinara viene successivamente stralciata e la legge quadro prevede, appunto, l'istituzione del Parco del Gennargentu. La legge quadro è stata oggetto di numerose critiche anche in sede regionale, perché prevede l'istituzione di un ente parco i cui organi, presidente, consiglio direttivo, comunità del parco, sono nominati dal Ministro dell'ambiente, sia pure previa intesa con la Regione, perché del consiglio direttivo, oltre ai rappresentanti della Regione e ai rappresentanti degli enti locali designati dalla comunità del parco fanno parte anche rappresentanti del Governo, del Ministero dell'ambiente e del Ministero dell'agricoltura. Ciò non di meno è andato avanti negli anni il tentativo di istituire il Parco del Gennargentu. Il 30 marzo del 1998 è intervenuto il decreto del Presidente della Repubblica, preceduto da tre successive intese tra Governo e Regione: una del 25 giugno '92 , una del 29 dicembre '95 e l'ultima, del 19 febbraio 1999. Ai quattordici comuni originari previsti dalla legge 31 se ne aggiungono altri e i comuni diventano 24. E' in quel momento che scatta qualcosa che ancora oggi non è semplice da capire, perché immediatamente dopo la pubblicazione del decreto istitutivo, diversi comuni contestano la perimetrazione, affermando che essa non rispetta gli accordi intercorsi e denunciano l'intesa. Ed è lo stesso Consiglio regionale, il 30 aprile del 1998, che con un ordine del giorno unanime, chiede: la sospensione del decreto istitutivo del Parco, la revisione della legge numero 394 riservando alla competenza della Sardegna la materia dei parchi, ovvero la disciplina della materia attraverso norme di attuazione dello Statuto; la negoziazione di una nuova intesa; la garanzia che le misure di salvaguardia derivanti dall'istituzione del Parco diventino efficaci solo dopo gli atti formali di adesione delle amministrazioni locali interessate.
Conseguentemente, il 10 novembre 1998, con Decreto del Presidente della Repubblica viene disposto il differimento delle misure di salvaguardia fino al 1° luglio 1999; il 22 luglio 1999 un nuovo D.P.R. stabilisce un ulteriore differimento dei termini fino al 31 gennaio 2000 (entrambi questi D.P.R. sono stati negoziati dalle Giunte della passata legislatura). Dal 31 gennaio 2000 non succede praticamente più niente, o meglio, il 30 gennaio c'è una nuova deliberazione della Giunta che incarica il presidente Floris di negoziare un nuovo differimento dei termini, ma nessun atto intercorre fino al maggio del 2004, quando il Consiglio dei ministri, alla vigilia della campagna elettorale, su proposta del Ministro dell'ambiente, Matteoli, approva uno schema di decreto presidenziale che avrebbe dovuto abrogare le misure di salvaguardia del precedente decreto istitutivo prevedendo, entro il 31 dicembre 2004, la negoziazione di una nuova intesa tra Governo e Regione per una diversa perimetrazione del Parco e una ridefinizione del ruolo della Regione e delle autonomie locali. Al 31 dicembre 2004 lo schema di D.P.R. non è stato sottoscritto dal Presidente della Repubblica e nessun indirizzo politico amministrativo espresso in atti formali giustificava più, o giustifica più, la disapplicazione di vincoli che esistono in base a una legge dello Stato e al decreto istitutivo del Parco del Gennargentu.
La Giunta ha cercato di muoversi consapevole che questa situazione stava maturando; l'Assessore dell'ambiente il 1° dicembre, dopo numerosi tentativi di contattare il Ministero dell'ambiente, ha espresso questa preoccupazione alla Direzione generale, sono andato direttamente dal Direttore generale della conservazione della natura del Ministero dell'ambiente, ho incontrato il 13 di dicembre i sindaci dei Comuni del Gennargentu, ho fatto presente che la Giunta regionale si stava adoperando, in continuità con una linea istituzionale della Regione, per il superamento delle intese precedentemente intercorse, per una modifica della legge 394, per una rinegoziazione del ruolo della Regione e degli enti locali, per il superamento e la rimozione del decreto del Presidente della Repubblica istitutivo del Parco.
Ci siamo mossi tempestivamente, ci siamo mossi con consapevolezza per tentare di recuperare un ritardo che, sia detto senza polemica, è durato cinque anni. C'era tutto il tempo in questi cinque anni di rinegoziare la decisione sul Parco del Gennargentu e per discutere complessivamente della questione dei parchi. Sia detto anche questo senza polemica, perché sappiamo che le posizioni, al di là del fair play istituzionale tra di noi, sono diverse: per cinque anni di parchi non si è voluto neanche parlare, né regionali né nazionali. E questo ha comportato anche che la vicenda del Gennargentu abbia navigato per cinque anni in una situazione effettivamente, dal punto di vista istituzionale, molto precaria e molto discutibile, con un parco non istituito, ma con i vincoli vigenti, anche se le istituzioni, le forze dell'ordine, la Regione non li applicavano,. E' una situazione, diciamocelo francamente, di illegalità.
Questa situazione va superata, va superata molto rapidamente e va superata non con pannicelli caldi. Chiedere una sospensione in occasione dell'alluvione e della dichiarazione dello stato di calamità, sarebbe stato un sotterfugio e sarebbe stato quasi certamente prendere ulteriore tempo per non concludere assolutamente niente. Tanto vale, a questo punto, affrontare le cose immediatamente di petto per quello che sono. La Giunta non intende - questo vorrei che fosse molto chiaro - rinunciare a una politica delle aree naturali protette in Sardegna. Non ci pensa neanche, anzi, l'istituzione di aree naturali protette e di parchi è uno dei perni del nostro programma, perché siamo convinti che siano uno strumento di sviluppo, e riprendere la strada della istituzione delle aree protette è uno dei nostri obiettivi. Certamente non vogliamo ripercorrere errori del passato; i parchi cerchiamo di costruirli col consenso delle comunità locali, col consenso delle popolazioni, cercando di spiegare quali sono i vantaggi. Il parco non è un recinto, non è un ente, non è una ASL. Il parco è un progetto di sviluppo, un modo di vivere il territorio, un modo di organizzare produzioni, comportamenti, progetti, riqualificazione, utilizzo dei beni naturali in modo sostenibile. Questo è un parco. Presentarlo come un recinto è stato uno degli errori più gravi che siano stati mai commessi, sia da quelli che volevano i parchi, sia da quelli che non li volevano. Non esiste al mondo un parco naturale di grandi dimensioni recintato! Esistono al mondo parchi naturali di grandi dimensioni che hanno progetti di sviluppo sostenibile, ambientalmente compatibile, uno sviluppo fondato su un uso rinnovabile dei beni ambientali. Questa è la linea che la Giunta vuole perseguire. Ovviamente vogliamo averne noi la gestione, e ciò vale anche per il parco del Gennargentu, quello che diciamo è che non siamo contrari al fatto che un parco abbia una rilevanza nazionale; siamo contrari al fatto che ci siano parchi ministeriali. Questa è la nostra posizione.
La nostra posizione è altresì realistica, nel senso che partiamo dalla consapevolezza che in questi quarant'anni la Regione ha accumulato una risorsa notevole, che è quella delle foreste della Regione, quelle demaniali e quelle che abbiamo in concessione dai comuni. Queste foreste sono state consegnate dalle comunità locali; prima gli Ispettorati forestali, poi l'Azienda demaniale, poi l'Ente Foreste le hanno gestite con una logica di accumulo, con una metodologia chiusa, tanto è vero che spesso le comunità si sono persino dimenticate di che cosa c'è dentro e hanno accettato questa gestione in cambio di posti di lavoro. Oggi noi pensiamo che questi 214 mila ettari di foreste, di cui 28 mila nel centro della Sardegna, proprio nell'area del Gennargentu, possano essere utilizzati come base di partenza non esclusiva per costituire i nostri parchi. Ed è esattamente il contrario di quello che ho sentito dire da parte di alcuni onorevoli consiglieri. La fase due della gestione del patrimonio forestale sarà proprio la fase dell'apertura delle foreste a una nuova fruizione, ovviamente non per distruggere il patrimonio che è stato accumulato, ma per renderlo produttivo e metterlo a frutto, per sviluppare l'economia del bosco, per sviluppare l'impresa del verde, per consentire alle comunità locali di trarre posti di lavoro da questa nostra risorsa, che non siano più buste paga a carico del bilancio regionale, che non è più in grado di reggere una politica forestale intesa come mero ammortizzatore sociale.
Questa è la linea politica della Giunta regionale. La Giunta avrebbe voluto esporre questa linea al Ministro dell'ambiente. Ieri è successo un fatto istituzionalmente grave, onorevole Diana, molto grave, perché un ministro non può, di fronte a una richiesta del Presidente della Regione sarda, dire: "Aspetta fuori che prima sento i sindaci". Non lo può fare. Qualunque cosa sia successa, Presidente Diana, Presidente della Provincia, stiamo parlando di un fatto istituzionalmente molto grave che credo questo Consiglio dovrebbe riprovare, perché si tratta di un'offesa alla massima istituzione autonomistica della Sardegna. Dobbiamo chiedere al Ministero il rispetto dei rapporti formali corretti e dobbiamo chiedere al Ministero che ci aiuti nella soluzione di questo problema, perché è un problema effettivamente, dal punto di vista giuridico, non facile. La rimozione di quel decreto non può avvenire tout court, deve avvenire sulla base di un'intesa tra Stato e Regione e di un patto chiaro su quello che si vuole fare. Questo noi chiediamo nell'avviare un nuovo confronto col Governo, e il Governo deve rendersi responsabile di una partita che è prevalentemente nelle sue mani, deve rendersi conto che non può continuare a mantenere noi in una situazione di incertezza, di ambiguità e di difficoltà nell'applicazione della legge.
Un'ultima parola la voglio dire sulla gestione di questa vicenda: noi abbiamo cercato di fare, tramite il Corpo Forestale, un'attività di informazione, di prevenzione delle tensioni, di dialogo, e devo dire, con soddisfazione, che la maggior parte delle persone, compresi i cacciatori, si sono comportate in maniera estremamente responsabile. La gente ha bisogno di legalità, e in genere quando vede il forestale non gli spara addosso ma ci dialoga e osserva anche le istruzioni che in base alla legge vengono date. Siamo noi amministratori che non dobbiamo incitare alla illegalità, siamo noi amministratori che dobbiamo essere custodi della legalità anche quando ci sono leggi che non ci convincono, siamo noi amministratori che dobbiamo governare con serenità anche situazioni difficili.
Prendo atto che stanno cercando di farlo insieme alla Regione, anche molti sindaci, non tutti, ma chiedo a tutti ancora uno sforzo di responsabilità, di serenità, di razionalità, perché la vertenza non sarà facilissima, non si concluderà in un giorno, richiederà anche molta creatività istituzionale; su questo chiediamo l'aiuto del Consiglio, il suo supporto politico, e su questo contiamo dai prossimi giorni di metterci a lavoro con la stessa intensità con cui ci siamo messi a lavoro nei giorni scorsi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Chiedo se sia possibile accordare una breve sospensione che ci consenta la predisposizione di un testo che possa essere il più unitario possibile, che esprima anche le posizioni e le diversità da comporre, diversità che sono state manifestate anche nel corso di questo dibattito.
PRESIDENTE. Va bene, penso che sia utile, che serva a concludere bene il lavoro. La seduta è sospesa sino alle 11 e 50.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 37, viene ripresa alle ore 12 e 11.)
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno firmato da tutti i Gruppi. Se ne dia lettura:
CORDA, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO CAPELLI - MARROCU - LA SPISA - BIANCU - DIANA - PINNA - VARGIU - ATZERI - LICHERI - CACHIA - LADU sul superamento del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che a tutt'oggi non si è verificato il superamento del decreto Ronchi sull'istituzione del parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei;
CONSIDERATOche l'istituzione del parco del Gennargentu è stata accompagnata da forti contrarietà da parte delle comunità locali circa la gestitone centralistica, la perimetrazione e i vincoli ad essa connessi;
CONSIDERATOche pare opportuno procedere ad un superamento del decreto istitutivo per riesaminare l'intera vicenda e istituire un'area protetta con il consenso esplicito e formale delle popolazioni interessate;
CONSIDERATOche il Consiglio regionale intende esprimere unitariamente una posizione che rivendichi la autonomia statutaria della Sardegna,
impegna la Giunta regionale
1) ad attivare ogni iniziativa utile a promuovere in tempi rapidi la revisione della Legge n. 394 del 1991 secondo modelli culturali e sociali più consoni alla Sardegna, riservando alla competenza della Regione la materia dei parchi ritenuti uno degli strumenti strategici per lo sviluppo;
2) a richiedere tempestivamente al Governo il superamento del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei
3) a riferire immediatamente in aula sull'esito degli incontri della Giunta con il Governo nazionale. (1)
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno sono consentite dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente. Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente e consiglieri, intendo preannunciare il mio voto favorevole a quest'ordine del giorno con le seguenti considerazioni: io non considero quest'ordine del giorno un'archiviazione della politica dei parchi, ritengo che quest'ordine del giorno rappresenti un rilancio vigoroso, su basi completamente nuove e diverse, di una politica dei parchi e di salvaguardia del territorio che sappia anche favorire lo sviluppo economico. Credo che quest'ordine del giorno aiuti ad iniziare a superare alcune contrapposizioni nei confronti di un sistema dei parchi che oggi ha proposto essenzialmente vincoli e divieti e non prospettive di sviluppo, per tutta una serie di vicende che ha ben descritto l'assessore Dessì. Credo che in quest'ordine del giorno quando si ribadisce che il parco è uno strumento strategico per lo sviluppo, quando si dice che i parchi vanno rilanciati con un consenso maggiore delle popolazioni interessate e prevedendo un ruolo decisivo della Regione, si voglia non archiviare l'esperienza del parco, non far diventare il parco un tabù, ma far diventare il parco uno strumento a favore dello sviluppo di questa regione. In questo senso credo che sia fondamentale l'impegno che si richiede alla Giunta, di superare alcune di quelle contraddizioni, alcuni di quegli ostacoli, ma anche di svolgere un ruolo attivo affinché si affermi una politica dei parchi intesi nel senso di strumento di promozione del territorio. Stiamo infatti parlando di zone che tendono allo spopolamento, che sono state progressivamente abbandonate, stiamo parlando di zone per le quali un sistema dei parchi diverso da quello pensato dalla legge istitutiva può rappresentare uno strumento decisivo di sviluppo. Credo che quest'ordine del giorno vada in questa direzione e quindi il mio voto sarà ssenz'altro favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Mi riconosco pienamente nell'ordine del giorno per cui voterò a favore, ma mi riconosco pienamente soprattutto in quelle parti che sinteticamente riprendono l'intervento che l'assessore Dessì ha svolto in Aula. Non si tratta evidentemente di una rinuncia, non si tratta di una modifica rispetto ad intendimenti, a decisioni e a volontà politiche che erano state già in precedenza espresse, ma si tratta di superare una concezione tradizionale di parco, che per certi versi è vecchia e che non è in ogni caso condivisa dalle popolazioni, che rispecchia il modello di parco definito dalla legge nazionale. Un modello sicuramente vecchio, che è necessario superare costituendo un parco che non sia solo strumento per osservare e rispettare la natura, cose delle quali tutti siamo ben convinti, ma che serva anche al rilancio dello sviluppo economico della Sardegna. Quindi non solo parco come oggetto di contemplazione, ma parco come strumento di sviluppo, non parco contro la gente, ma parco deciso unitamente alla gente.
Ancora di più condivido poi l'interpretazione che l'assessore Dessì ha dato del problema, unificando le tematiche del parco con alcune delle tematiche dell'Ente unico delle foreste. Dobbiamo trovare gli strumenti per uscire da una politica che allo stato attuale rischia di diventare almeno parzialmente assistenzialistica, l'Ente foreste deve anch'esso essere propulsore di sviluppo e deve riuscire a recuperare parte delle risorse al proprio interno sia con la filiera del legno, sia con il legnatico ma soprattutto con la sentieristica e con quelle strutture che l'Ente foreste ha, che unite alle competenze in materia di emergenze ambientali servono a rivitalizzarlo e a far sì che possa diventare l'elemento di congiunzione tra il turismo costiero, il turismo del mare e il turismo invece dell'interno della Sardegna.
Dobbiamo però superare una concezione che, mi dispiace dirlo, ha animato non tutti ma certamente molti di quelli che oggi operano all'interno dell'Ente foreste, secondo la quale la gestione dell'ente è stata intesa come una gestione di natura non solo privatistica ma quasi personale, quasi si trattasse non di bene di questa Regione ma di un bene di proprietà di ciascuno di loro. Conosciamo le richieste che vengono dalla scuola, le visite guidate che vengono fatte ma tutte a costo zero, dobbiamo, anche relativamente a quest'aspetto, cambiare indirizzo e far sì che anche questa diventi un'attività produttiva, che recuperi reddito in modo che l'Ente viva con risorse che non siano solo della Regione, ma recuperi anche altre risorse in modo tale da essere propulsore anch'esso dello sviluppo della Sardegna.
Questa logica di integrazione parco - Ente foreste, questa logica di ricoinvolgimento della gente, fa sì che il parco nasca come momento non che aumenta, che incrementa le tensioni sociali, tensioni sociali poi tutte destinate sempre a scaricarsi sui sindaci che sono i primi recettori perché più vicini ai cittadini di quanto lo siamo noi, ma che stempera le tensioni sociali perché concorre a cambiare la Sardegna in positivo, creando posti di lavoro e preservando un ambiente la cui conservazione in condizioni abbastanza efficienti ed utili per il futuro, cosa che allo stato attuale ci consente ancora di parlare di possibilità di parco, la dobbiamo ai nostri pastori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Intervengo brevemente perché noi avevamo inteso che l'accordo raggiunto fosse di arrivare velocemente all'approvazione dell'ordine del giorno senza dichiarazioni di voto, però a questo punto non ci si può esimere dal motivare, seppur telegraficamente, il nostro voto favorevole su un ordine del giorno che ha un'unica e fondamentale preoccupazione, quella di rappresentare una posizione unitaria di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale, per avviare una trattativa con lo Stato che porti al superamento della legge 394 riguardo al parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei, al riconoscimento di una competenza piena della Regione, e soprattutto ad un riconoscimento pieno della necessità che le popolazioni e gli amministratori locali siano considerati i veri protagonisti delle scelte, qualunque sia l'orientamento futuro riguardo a questa materia. Non possiamo non notare e non ribadire che questa posizione unanime è evidentemente dettata dal senso di responsabilità da parte di tutti e quindi anche da parte nostra, ma è una posizione che non può nascondere alcune differenze sostanziali su questa materia, che rimangono e rimarranno. Per quanto riguarda gli accenni fatti dall'Assessore dell'ambiente su alcuni intendimenti che sono stati anche espressi dal Presidente della Regione, per quanto abbiamo potuto leggere sulla stampa, che tenderebbero a proporre una riperimetrazione di questa, come di altre aree protette, che si centri sulle aree demaniali forestali di proprietà della Regione e sui terreni dei comuni dati in concessione all'Ente foreste, a nostro parere essa rischia di incrementare un nuovo centralismo regionale nei confronti delle amministrazioni locali e potrebbe essere rischiosamente ispirata ad una concezione ancora molto astratta ed illuministica della politica dei parchi. Noi crediamo che tutto vada fatto col consenso delle popolazioni locali, che non si possa imporre un modello astratto di parco perché non funzionerebbe; il fatto che in altre aree del nostro paese o del nostro continente l'esperienza dei parchi funzioni non può voler dire che un modello vada applicato meccanicisticamente al nostro territorio, occorre dialogare con le popolazioni, questo è l'imperativo di fondo e questo è il motivo fondamentale per cui aderiamo unitariamente a quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Vincenzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, Signori Assessori, onorevoli colleghi, dichiaro il mio voto favorevole sull'ordine del giorno perché colgo oggi un sentire comune da parte del Consiglio su un problema come quello del parco del Gennargentu che, lo voglio ricordare, ha lacerato per lungo tempo non solo le comunità dell'interno ma anche le forze politiche a livello regionale. Questo atto, che io reputo molto importante, può permetterci di scrivere seriamente una nuova pagina meno conflittuale ed anche più dignitosa rispetto al passato, dal punto di vista politico; questo naturalmente ci dà la possibilità anche di cogliere, nel confronto con il Governo, quei risultati che le popolazioni interessate oggi si attendono.
In questo modo il Consiglio si riappropria di un ruolo attivo e non subalterno rispetto al Governo nazionale, imponendo il metodo della concertazione, questo va ribadito come aspetto centrale del problema, ed un modello culturale e sociale più rispondente alle aspettative della nostra Isola. Si tratta di attribuire interamente alla nostra competenza regionale la materia dei parchi, attuando il nostro Statuto speciale. Per questo reputo importante andare immediatamente al superamento del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu, anche attraverso una intesa istituzionale che permetta di ridisegnare un nuovo strumento basato non sui vincoli fini a sé stessi, ma su un modello vero di sviluppo delle aree dell'interno; dobbiamo quindi definire un progetto che parta, come diceva l'Assessore dell'ambiente, dai terreni concessi dai comuni all'Ente foreste per attuare i cantieri di forestazione e dai terreni di proprietà demaniale, per arrivare ad un nuovo utilizzo del territorio salvaguardando in primo luogo le sue ricchezze e valorizzandone, però, anche le potenzialità, in termini di ricadute economiche che possono determinarsi.
È chiaro che per riscrivere questo nuovo scenario dobbiamo dialogare a lungo con tutti gli attori locali, in modo che le popolazioni siano coinvolte e partecipino in prima persona alla costruzione di un diverso modello di sviluppo. In questo progetto devono entrarci tutti, perlomeno tutti quei soggetti che utilizzano il territorio, dai pastori ai cacciatori, naturalmente con regole condivise che permettano di continuare a preservare una delle oasi più belle d'Europa dal punto di vista ambientale.
Il parco, lo strumento che decideremo di mettere in campo, va riempito di contenuti, sennò è semplicemente un'enunciazione di principio, in grado di dare risposte credibili alle attese che le popolazioni interessate hanno. Concordo pienamente sulla nuova missione da assegnare all'Ente foreste, anche se più di nuova missione io parlerei di applicazione completa della riforma che ha segnato la nascita del l'Ente unico di forestazione. Evitiamo in questo modo la "calabrizzazione" del settore dando innanzitutto dignità agli stessi operai, facendoli sentire dei produttori e non degli assistiti. Su tutta questa partita il Consiglio deve mantenere una posizione unitaria andando al confronto con il Governo, con tutto il peso istituzionale che la Giunta e questo Consiglio può esercitare. Eviteremo in questo modo possibili strumentalizzazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io e il mio Gruppo condividiamo l'ordine del giorno che è stato proposto, perché contiene alcuni elementi che ci permettono di superare questo momento di particolare tensione, ed soprattutto ci permetterà successivamente di superare il decreto Ronchi che, come sappiamo, è assolutamente respinto dalle popolazioni direttamente interessate.
E condivido naturalmente anche le osservazioni contenute nell'ordine del giorno sulla gestione centralistica, sulla perimetrazione, sui vincoli che praticamente oggi sono respinti da quelle popolazioni; ed è anche molto importante il riferimento alla volontà dei comuni, laddove si afferma che solo quelli che formalmente esprimono l'adesione al parco possono farne parte. Credo che questo ordine del giorno contenga tutte le ipotesi di soluzione che potrebbero portarci ad istituire un parco veramente condiviso dalla gente.
Nella replica dell'Assessore qualche cosa non è stata chiarissima, ma credo che non sia argomento di discussione oggi, nel senso che ha proposto di utilizzare, per l'istituendo parco, i terreni gestiti oggi dall'Ente foreste è da valutare con attenzione perché le concessioni trentennali di terreni comunali sono nate per finalità diverse e cioè per fare forestazione e non per fare parchi, però questo è un argomento che affronteremo in una seconda fase.
Quello che voglio rimarcare è che quando si afferma che l'Ente foreste sta rendendo poco in termini economici, e questo è verissimo, bisogna tener conto che parliamo di investimenti a lunga scadenza, perché quando si fa forestazione si fa un investimento che avrà un rientro economico non negli anni successivi ma dopo dieci, anzi forse decine e decine di anni, forse centinaia di anni. In altri termini, la ricaduta che noi avremo sui terreni destinati a forestazione sarà una ricaduta sicuramente di natura ambientale, ma potrà essere anche diversa ma questo si verificherà entro tempi lunghi, non possiamo certo aspettarci risultati immediati.
Quello che voglio dire all'Assessore è che bisogna davvero partire da quei parchi che sono voluti dalla gente; l'Assessore sa che c'è una proposta di parco "Crastazza - Littos - Tepilora" che praticamente è approvata dalle popolazioni interessate ed è stata approvata dalla Giunta regionale, mi chiedo perché questa proposta non viene trasmessa al Consiglio, si riuscirebbe in questo modo ad approvare l'istituzione di un altro parco, ad ampliare la portata della legge regionale numero 31 perché questa è una zona di grande interesse, sono circa seimila ettari di foreste, questo è uno dei polmoni verdi più importanti della Sardegna, c'è una richiesta dei comuni che vogliono istituire un'area parco ed io credo che bisogna cogliere al volo queste proposte, perché ritengo che almeno dove i comuni addirittura sollecitano l'istituzione di un parco, queste richieste debbano essere accolte.
Quindi, chiedo che venga riesaminata questa richiesta che è ferma da quasi un anno presso la Giunta regionale, perché così facendo io credo che daremmo una risposta importante a tutto il territorio di quella zona della Sardegna, ma credo anche a tutta la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente, noi voteremo a favore di quest'ordine del giorno, sia perché ne condividiamo gli intenti sia perché il Consiglio regionale nella sua interezza ha capito che il problema del parco del Gennargentu è un problema molto importante, è un problema che riguarda un vasto territorio della Sardegna, è un problema che ha caratteristiche precipue che non esistono in altre parti del mondo.
Quindi, per una volta siamo stati così intelligenti, tutti assieme, da uscire dagli schemi mentali della politica e di trovare una posizione comune per cercare di modificare e di accogliere determinate richieste ed eliminarne altre, e dare alle popolazioni che vivono in quel territorio maggiore sicurezza; dicevano i latini se non ricordo male "nova erigere et vetera servare". Indubbiamente il parco del Gennargentu non potrà essere il parco dello Stelvio. Il parco del Gennargentu deve essere un parco che si deve adattare alle condizioni storiche della nostra terra, ci sono popolazioni che abitano quei luoghi da migliaia di anni e che hanno la loro storia, la loro cultura, sono abituate a vivere quel territorio in un modo particolare; noi dobbiamo essere talmente intelligenti da comprendere le loro ragioni, da farle nostre, e calarle poi su quel territorio; ma nel contempo dobbiamo essere anche talmente intelligenti e talmente preparati da capire che oggi il bene ambiente è un bene che non può essere assolutamente trascurato, come lo è stato negli anni passati, e che anzi è un bene che serve alle popolazioni, tutte, a migliorare il loro stato sociale, a migliorare il benessere, e pertanto è un bene che deve essere preservato e che non può essere assolutamente mutilato.
Nella filosofia che ha animato le dichiarazioni programmatiche della Giunta Soru, il rapporto, l'interconnessione, l'osmosi che dovrebbe esserci tra le zone interne e le zone costiere trova la sua massima espressione nell'istituzione di un parco che non mortifichi le popolazioni, che non sia fatto solo di divieti. Dobbiamo avere la capacità di far capire alla gente che, al contrario, il parco rappresenta un'occasione di sviluppo e di progresso sociale. Per questi motivi, signor Presidente, voteremo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole, mio personale ed anche di tutto il Gruppo. Credo che la soluzione prospettata nell'ordine del giorno che è stato elaborato in questa seconda fase sia una soluzione ragionevole, attuabile, e per quanto mi riguarda personalmente forse anche un po' troppo sfumata, io avrei preferito che vi fosse una maggiore presa di distanza dalle scelte del passato, che sono state imposte con uno spirito prevaricatore nei confronti delle popolazioni del nuorese e che oggi vanno assolutamente riviste.
Il testo comunque sostanzialmente mi soddisfa; io onestamente comprendo l'imbarazzo che in questo momento, su questo argomento, prova la Giunta regionale, è un imbarazzo che sfocia anche, necessariamente e fatalmente, nella preoccupazione, visti anche gli episodi fortunatamente abbastanza limitati che ci sono stati di teppismo, di vandalismo che vanno assolutamente condannati e che mi auguro siano severamente perseguiti. E in questa sede voglio anche esprimere la mia personale solidarietà nei confronti del corpo forestale che è stato fatto oggetto di un vile atto intimidatorio, sbagliato in partenza come qualunque atto di violenza, e comunque rivolto stupidamente verso persone che fanno soltanto il proprio dovere e che applicano regole che purtroppo e loro malgrado esistono.
Secondo me la Regione, la Giunta regionale, pur appoggiando io oggi un documento su cui sostanzialmente mi trovo d'accordo con la maggioranza, avrebbe potuto agire anche prima; perché è vero che voi avete ereditato questa situazione, è vero che ne avete subito effetti che già si stavano dispiegando, è anche vero onestamente che avete avuto comunque cinque mesi di tempo, entro i quali avreste potuto porvi rimedio, per non arrivare ad una sorta di braccio di ferro con il Governo nazionale, come pare sia quello che si è consumato ieri. Si è trattato di un incidente che sono certo peraltro che sarà pacificamente e costruttivamente superato, ma credo che la Giunta regionale avrebbe dovuto comunque agire per tempo.
Io non parlerò della caccia per sottolineare l'importanza e l'urgenza della revoca dei vincoli e di una rimessa in discussione di qualsiasi progetto che riguardi il parco del Gennargentu, così come peraltro anche l'istituzione di nuove, eventuali oasi naturali o zone protette dove sono vietate alcune attività; non parlerò della caccia perché sarebbe fin troppo facile, avendo io l'onore di rappresentare diecimila cacciatori della Federazione Italiana della caccia della provincia di Cagliari (oltre diecimila), ma anche perché credo che sia fuorviante parlare solo di caccia.
Noi abbiamo sentito parlare e letto delle proteste dei cacciatori, molti titoli dei giornali si sono concentrati sul problema caccia, dando finalmente spazio ai diritti di 48 mila cittadini sardi onesti e dalla condotta irreprensibile, però voi capite bene, colleghi e signor Presidente, che il problema del parco del Gennargentu non è solo un problema di caccia, la caccia è un'attività molto importante non solo dal punto di vista sportivo, ricreativo e ludico ma lo è anche da un punto di vista economico, perché la caccia crea sviluppo, crea ricchezza, muove quattrini. Però, il problema dei vincoli riguarda fasce di popolazione che vanno bene al di là di quella dei cacciatori, riguarda l'agricoltura, riguarda l'allevamento, riguarda tutte le attività rurali, tutte le attività dell'esistenza legate al territorio del Gennargentu.
Ed allora, io mi auguro e spero che questo sia un positivo passo avanti e sono soddisfatto che si sia arrivati ad una posizione unitaria, mi auguro che sia un positivo passo avanti affinché davvero si studi una nuova forma di tutela di un'area che certamente, a mio avviso, deve essere molto più circoscritta, e che non sia una sorta di campana di vetro che copre un territorio all'ingresso del quale c'è un cartello con un'elencazione di divieti ma che rappresenti veramente una opportunità di sviluppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). L'istituzione dei parchi era, è e sarà l'unica e vera grande opportunità di sviluppo per le popolazioni di quel territorio; non c'è alternativa, per quelle aree, ad una politica di valorizzazione del loro immenso patrimonio naturalistico ambientale. La crisi drammatica del settore agricolo, che discuteremo forse subito dopo, o anche le vicende del prezzo del latte, il cui valore reale è inferiore a quello di vent'anni fa, testimoniamo che alternative ad una politica di valorizzazione di quell'immenso patrimonio ambientale non ce ne sono e testimoniano cosa è accaduto in questi anni a quei territori e a quelle popolazioni che gradualmente stanno depauperandosi, impoverendosi ed emigrando. E sono convinto che quest'ordine del giorno, a favore del quale io voterò, comunque rappresenta una sconfitta della politica in Sardegna e una sconfitta della classe dirigente sarda.
Un manifesto che era affisso presso l'Azienda foreste demaniali, e c'è ancora, diceva che un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Io voterò a favore di quest'ordine del giorno non perché sono preoccupato del rumore dell'albero che cade o dei cosiddetti comitati antiparco, che spesso sono anche serviti a nascondere interessi diversi da quelli reali delle popolazioni che volevano o intendevano rappresentare, però, è pur vero che da questa vicenda, sulla base dell'esperienza di questi dieci anni, noi usciamo sconfitti, ci siamo preoccupati di più del rumore dell'albero che cadeva che di guardare la foresta che invece cresceva. Non siamo riusciti a far decollare i due piccoli parchi che nella legislatura del 1994/1999 furono approvati, Porto Conte e Molentargius, non siamo riusciti a proporre nulla di alternativo al Parco nazionale del Gennargentu, anzi abbiamo provveduto ad annullare la legge numero 31 del 1989 e non siamo riusciti a costruire nulla di alternativo che dimostrasse che poteva esserci una politica diversa da quella dei vincoli e che valorizzasse quello che intanto si era tutelato. Il fatto stesso che in quest'ordine del giorno, che io ho sottoscritto e che quindi ovviamente voterò, si faccia riferimento a quello che abbiamo già detto nel 1998, significa che è passata un'intera legislatura - nella quale tra l'altro voi eravate al governo - inutilmente, tant'è che dobbiamo riproporre oggi le stesse rivendicazioni e le stesse ipotesi che avevamo formulato insieme nel 1998. Quindi, quest'ordine del giorno non rappresenta una grande vittoria della politica sarda ma rappresenta l'ammissione di una sconfitta e la voglia comunque di costruire qualcosa di alternativo.
Condivido l'impostazione che è stata data dalla Giunta e dall'assessore Dessì nel suo intervento. Si parla tanto di Ente foreste, avrà tanti limiti e io condivido le critiche che ho sentito, però oggi l'Ente foreste gestisce oltre 250 mila ettari di territorio regionale che rappresentano quell'immenso patrimonio di ricchezza ambientale di cui parlavo prima, e ha consentito in questi anni che l'indice di boscosità della Sardegna, che era tra i più bassi intorno agli anni cinquanta, entrasse nel novero di quelli più alti a livello nazionale, portandolo quasi al livello di quello prescritto dalla Comunità Europea. Ed oggi è arrivato il momento, e su questo concordo con le affermazioni dell'Assessore, che la politica sinora seguita, che è stata fatta esclusivamente di interventi di conservazione e in una certa misura anche di carattere assistenziale, assuma invece i caratteri di un'intrapresa economica, e quindi si possa proprio partire da quelle aree, da quei territori per costruire dei modelli di gestione del territorio che possano ottenere realmente il consenso della gente. Voterò a favore dell'ordine del giorno - chiedo solo un secondo in più - perché ritengo che senza una modifica sia dell'articolo 10 bis della legge 394, sia delle norme relative ai vincoli ed alla gestione dei parchi che rimane in capo allo Stato ed invece va trasferita agli enti locali, ai comuni, alla Regione e alle province, non sia possibile realmente fare nascere i parchi nazionali.
Ritengo che il modello da seguire, come ha detto il sindaco di Guspini sulla stampa sia quello del geoparco, che è più consono ai modelli culturali ed alla situazione sociale della Sardegna. Io ritengo che il prelievo venatorio, per esempio, sia possibile realizzarlo anche nelle aree adibite a parco, un prelievo che sia programmato, che non determini una pressione venatoria eccessiva su quelle aree e sia organizzabile; cioè è possibile pensare di istituire parchi ma ciò non rientra nella competenza della Giunta regionale e di questo Consiglio; il Parlamento potrebbe modificare la legge 394 così come altre leggi, ad esempio la numero 157, cosa che però non fa, allora sperimentiamo una forma di parco partendo dalle aree demaniali, da questo immenso patrimonio, apriamo le foreste attraverso una gestione corretta, nello statuto dell'Ente foreste questo è già previsto, e magari anche il grado di consenso delle popolazioni lo si misurerà non più sulla base dell'azione dei comitati o sulla base di quello che si dice, ma sull'azione concreta politica che noi sapremo mettere in campo.
PRESIDENTE. Invito i Capigruppo a valutare che stiamo un po' superando i tempi che avevamo stabilito nella Conferenza ieri, io capisco che ci sia bisogno di esprimere la propria opinione ma si sta aprendo un vero e proprio dibattito su un documento unitario.
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Presidente, cari colleghi, io parlo a titolo personale, e però coerentemente, nel solco della tradizione della parte politica a cui appartengo che ha sempre voluto coniugare la tutela dell'ambiente con lo sviluppo, anche per esprimere quanto mi detta la mia coscienza. Presidente, intervengo non per dire che sono d'accordo ma perché voterò contro quest'ordine del giorno, e quindi sento in coscienza di dover motivare a quest'Aula la mia scelta. E dicevo che voterò contro coerentemente con il patto stipulato con gli elettori che hanno votato me e hanno votato anche il programma che è stato presentato da questa Giunta. Io non sono convinto che vengano attuati il punto 1 e il punto 2 dell'ordine del giorno che il Consiglio approverà, ed in modo particolare non credo che verrà modificata in tempi rapidi la legge 394 del 1991, perché su questa legge si fondano tutti i parchi nazionali che esistono in Italia, e non mi pare che ci sia da parte delle altre regioni una spinta in tal senso; magari fosse!. Il secondo motivo è che nell'ordine del giorno si chiede che venga superato il decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu. Penso che il Presidente della Repubblica firmerà un nuovo decreto se ce ne sarà uno sostitutivo di quello vecchio, ma questo prevederà di nuovo un parco nazionale, perché la politica nazionale si deve raccordare a quella europea, che prevede una quota di parchi nazionali anche per l'Italia.
Mi è stato detto di non espormi, colleghi, di evitare di fare il parafulmine di una parte di dissenso che c'è; ma che significa dire ad un consigliere regionale di non esporsi? Evidentemente ci sono preoccupazioni grandi per le zone del centro Sardegna. E' stato detto che c'è grande dissenso in molte parti della Sardegna, domando a qualcuno: in che modo è stato misurato il consenso verso il parco? In che modo è stata data libertà ai cittadini di esprimere la propria opinione senza essere in qualche misura, appunto, minacciati? Io credo che il popolo sardo, tutto, debba avere libertà di poter esprimere in autonomia e in sicurezza il proprio punto di vista e rivendico questo diritto; non è pensabile, cari colleghi, che ci siano parti del nostro territorio dove la libertà è conculcata e dove la sovranità è limitata. Noi siamo a favore, ed io condivido questa posizione, dell'estensione della politica che abbiamo cercato di portare avanti nelle nostre coste alle zone del centro della nostra Isola. Ma io credo anche che sarebbe bene fare quell'azione di informazione che non è stata fatta, ed oggi ci troviamo in questa condizione, ma nel 1998, lo dico all'Assessore perché lo ricorda bene, lo dico a tutti i colleghi, il consenso dei sindaci nei confronti del parco nazionale del Gennargentu era larghissimamente maggioritario. Cosa è intervenuto poi per far cambiare idea ai sindaci che certamente sono esposti in quel territorio, a causa di certi ragionamenti e di certi discorsi. Però io domando a quest'Assemblea: come mai è stato detto all'inizio della passata legislatura: cancelleremo il parco e favoriremo un nuovo modello di sviluppo? Niente di tutto questo è stato fatto e non voglio addossare responsabilità a nessuno, anzi, faccio un'autocritica come componente di quest'Assemblea, però questa è la verità storica; il parco può essere un'opportunità non, come è stato detto, per chiudere qualcuno in un recinto, cari colleghi, ma per cercare di frenare lo spopolamento di quei territori che è un male che affligge fortemente quelle zone, per evitare l'emigrazione, per evitare la mancanza di reddito, per evitare che la gente che se ne andrà per le crisi che abbiamo nel settore tessile e nella valle di Ottana, poi, debba cercare altre vie per trovare il sostentamento e per procurarsi il pane.
Quindi, io signor Presidente, pur apprezzando lo sforzo collettivo che è stato fatto e pur apprezzando che sia stato detto che la politica dei parchi non morirà con quest'ordine del giorno, sono però convinto che disarmare e trovare oggi in qualche misura una pacificazione possa essere dannoso; io sono favorevole alla pacificazione dei territori, all'instaurarsi di un confronto, alla soluzione del problema della caccia anche attraverso delle riserve di caccia da individuare e da istituire nei modi e nelle forme che possono essere compatibili, però credo che noi oggi, come diceva il mio Capigruppo, stiamo siglando un documento che segna una sconfitta della politica. Avremmo forse dovuto in qualche misura lavorare affinché veramente quello che diciamo di voler realizzare, lo sviluppo che coniughi il turismo costiero con l'interno, diventasse una realtà, e non invece arretrare, attraverso la scelta che stiamo compiendo. Perché le risorse che sono previste dalla legge 394 noi, se dovessimo fare un parco regionale, le staremmo perdendo, le staremmo perdendo di certo! Io dico riflettiamoci e ragioniamo concretamente sulle cose che dobbiamo fare anche per la prospettiva futura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, anche noi voteremo a favore dell'ordine del giorno condividendone lo spirito soprattutto del dispositivo, nella parte in cui impegna la Giunta regionale a promuovere tutti gli atti e tutte le iniziative necessarie per modificare la legge numero 394. Ovviamente siamo favorevoli anche perché si tratta di un ordine del giorno, se non sbaglio, ripetitivo, in quanto il Consiglio regionale si è già espresso su questa materia quando io ero Presidente della Regione, ed anche allora tutte le forze politiche avevano condiviso una posizione unitaria che doveva essere portata all'attenzione dello Stato nazionale. Ovviamente siamo andati avanti, abbiamo parlato anche di norme di attuazione e probabilmente sarà necessario che il Consiglio ritorni su questo argomento, non con una seduta così frettolosa che prende lo spunto dalla necessità di intervenire nell'immediato. Vorrei però che fosse chiarito in quest'Aula che non si può addebitare la situazione attuale a ritardi di questa Giunta o di un'altra Giunta, perché su questa posizione ci siamo attestati come sardi, in ogni circostanza, e non si tratta neanche di discutere se siamo o no favorevoli al parco, si tratta di ben altro, di competenze che noi vogliamo acquisire proprio perché questo bene fondamentale per lo sviluppo della Sardegna venga gestito da noi e non da altri. Ma io vorrei sapere, posto che il Presidente sicuramente farà una dichiarazione di voto e posto che il Consiglio appoggia la sua azione nei confronti del Governo nazionale, per capirne di più circa le interlocuzioni che sono avvenute tra il Presidente della Regione e il Governo della Nazione, tra il Ministro e il Governatore, se risponde a verità quanto dicono oggi i giornali circa il rinvio dell'incontro che sarebbe dovuto avvenire tra la massima rappresentanza istituzionale della Regione e il Governo nazionale. Perché, vedete, non è la prima volta che il Governo nazionale tenta di dividere il fronte delle autonomie locali, però su questo bisogna fare chiarezza perché noi come forze politiche, come Consiglio, non possiamo assolutamente accettare passivamente che un Ministro della Repubblica venga a dividere un fronte che è stato unito e che in passato ha trovato posizioni unitarie tra i sindaci, le amministrazioni provinciali e l'amministrazione regionale e quindi inviterei il Presidente ad informare il Consiglio circa questi adempimenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, intervengo brevissimamente perché non pensavo che l'ordine del giorno provocasse una discussione che invece è mancata sulla mozione. Gli intenti come al solito, per vari motivi, ma anche legittimamente, vengono superati dalla necessità di intervenire per motivare i voti, così come io spero che non si liquidi con semplicità e con questo dibattito il problema dell'auspicato sviluppo delle zone interne della Sardegna che viene discusso ad ogni legislatura. Spero che i colleghi tutti non pensino che con questo semplicissimo dibattito ognuno abbia illustrato le sue opinioni, più o meno condivisibili, sullo sviluppo delle zone interne legato alla presenza del parco o alla sua assenza. L'intento dell'ordine del giorno è chiaro, soprattutto nella parte finale del dispositivo che impegna la Giunta a chiedere la modifica della legge 394 del 1991; vogliamo capire perché ci sono al Senato e alla Camera due proposte di legge di modifica della legge 394 che non sono state neanche ammesse alla discussione; vorremmo rinviare i termini di applicazione della nuova gestione di quelle aree da tutti decantate come bellissime e da salvaguardare, che però generalmente nella legislatura vengono trattate dal Consiglio in una seduta che dura una mezza mattinata e poi dimenticate. E in questo sì, condivido quanto ha detto il collega Marrocu, è il fallimento della politica che si è praticata fino ad oggi - ed auspichiamo che da oggi in poi riusciamo a voltare pagina - della nostra e della vostra politica. Poco importa se nel 1998 governava il centrosinistra, correggo in questo l'onorevole Marrocu, e non il centrodestra, se poi il centrodestra a seguire non è riuscito a portare a termine le azioni concordate, che molto spesso vengono sottoscritte in quest'Aula con un ordine del giorno, considerato alla stregua di un atto che non si nega mai a nessuno, sul problema delle zone interne, sull'area di Ottana, senza mai approfondire veramente il problema e limitandosi ad interventi di cinque minuti, in cui genericamente si dice; "Io penserei che lo sviluppo debba essere segnato, costruito e progettato attraverso quest'idea". Idea che poi non viene mai approfondita, impegni che muoiono nel tempo fino ad arrivare a fine legislatura senza aver fatto nulla.
L'ordine del giorno parla d'altro, dice altro, individua un altro percorso, sullo sviluppo delle aree delle zone interne, sullo sviluppo di quelle aree che da troppo tempo la politica vera, quella della programmazione, degli investimenti, del monitoraggio degli investimenti, trascura. Ricordo in proposito che è agli atti una proposta di istituire una commissione d'inchiesta per conoscere cosa è stato fino ad oggi, spero che possa vedere luce anche quella proposta e si possa finalmente addivenire a delle risposte che possano servire per programmare il futuro.
L'intento, dicevo, di quest'ordine del giorno è bloccare quanto sta avvenendo, era intento della mozione del 2 dicembre anticipare quanto sta avvenendo; spero che il Consiglio regionale a questo si limiti perché diversamente la discussione di merito sullo sviluppo possibile ci potrebbe portare anche a posizioni non condivise.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, anche io mi sarei attenuto all'accordo tra i Capigruppo e non sarei intervenuto ma alcune considerazioni, in particolar modo quelle dell'onorevole Marrocu, mi inducono a fare alcune precisazioni. Quello di oggi è un passo importante, colleghi del Consiglio regionale, e chiunque lo voglia sottovalutare fa un errore, perché credo che sia assolutamente importante che il Consiglio regionale della Sardegna si presenti con una posizione unitaria, o comunque largamente maggioritaria, a un confronto con lo Stato. E' un passo importante che non può essere inficiato dalle polemiche che ognuno di noi può aprire sulle responsabilità del passato. Le responsabilità del passato hanno nomi e cognomi, che sono riportati nello stesso ordine del giorno che stiamo votando e sono storicamente datati.
Io mi soffermo soltanto su un elemento politico per dire che quest'ordine del giorno merita un voto favorevole e dispiace che il collega Pirisi abbia assunto una posizione diversa, seppure rispettabilissima, una posizione corretta e lineare sostenuta con coerenza negli anni, ed è per questo motivo che credo meriti la nostra stima. E' un ordine del giorno che stigmatizza il centralismo statale. Io vorrei che su questo noi ci soffermassimo, ma sono convinto che alcuni passaggi di quest'ordine del giorno vogliono fermare il neocentralismo regionale nella gestione e valorizzazione del territorio. La parte in cui si fa riferimento alla necessità del consenso esplicito e formale delle popolazioni interessate, per me ha il significato di porre un freno ad un neocentralismo regionale che sostituisce quello statale e cancella, colleghi, anche le ambiguità del passato, di chi da una parte difendeva il decreto Ronchi e nel contempo accusava lo schieramento opposto di non fare di tutto per provocarne la revoca. Come è stato detto più volte, una revoca di un decreto presidenziale ha percorsi e ha soprattutto bisogno di un terreno politico che oggi questo ordine del giorno favorisce e cerca di creare. Un capo dello Stato che deve revocare un atto, per giunta di un suo predecessore, ha bisogno di una posizione chiara e netta di un'assemblea legislativa, come il Consiglio regionale della Sardegna. Ecco, se avessi dovuto introdurre una sola parola in questo ordine del giorno avrei aggiunta dopo "un'area protetta", le parole "e valorizzata", perché bisogna saper coniugare la tutela in tutti i suoi aspetti con il progetto di sviluppo.
Concludo, colleghi, col dire che bisogna ricondurre questa discussione che ha avuto toni polemici - il presidente Floris lo ha richiamato poc'anzi, -, circa un presunto sgarbo istituzionale del Ministro dell'ambiente, ad una corretta lettura dell'ordinamento costituzionale, che pone sullo stesso piano la Regione, la Provincia e i Comuni. E se c'è stato questo primo incontro non significa, così come è stato detto, che la Regione non avrà il ruolo che merita e, anzi, aver saputo valorizzare, oggi che si parla di consiglio di autonomie locali, il ruolo dei comuni non significa che il Governo intenda avallare la decisione già assunta di istituire il parco, come diceva il collega Marrocu, ma che vuole ascoltare le autonomie locali per stabilire quale sarà il progetto di sviluppo per quel territorio, a patto che sia un progetto di sviluppo condiviso formalmente e sostanzialmente da quelle comunità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, signor Presidente. Intervengo in particolar modo per rispondere alla richiesta di chiarimento avanzata dal presidente Floris.
Sì, è vero che da qualche giorno noi avevamo chiesto un incontro urgente con il Ministro dell'ambiente. L'avevamo chiesto per tempo, anche precedentemente, per diverse questioni che sono aperte, e recentemente abbiamo ulteriormente ribadito l'urgenza di questo incontro per affrontare le questioni legate all'istituzione del Parco del Gennargentu. Le segreterie si sono sentite e abbiamo aspettato che il Ministro rientrasse dalle vacanze, ed era stato, di fatto, concordato un incontro immediatamente dopo il suo rientro. Poi abbiamo saputo che il Ministro preferiva incontrare i sindaci e rimandava a un momento successivo l'incontro con il Presidente della Regione.
Ho ritenuto e continuo a ritenere che questo sia stato uno sbaglio, che sia stato un errore. Ho una diversa considerazione del principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale. Credo che la Regione possa rappresentare in molte circostanze i sindaci e credo che i sindaci non debbano andare singolarmente e separatamente al confronto con lo Stato. Credo che sia un arricchimento per tutti poter contare su un'istituzione regionale che ci rappresenti tutti assieme. E' un arricchimento importante, è un punto di forza importante che non va sottovalutato e non deve essere permesso che sia sottovalutato nemmeno dagli altri. L'ho ribadito con una protesta formale, al Ministro ed alla Presidenza del Consiglio. Per me l'incidente è chiuso e credo che da domani mattina si inizi a lavorare concordemente assieme per il bene comune, con la volontà comune delle diverse istituzioni di fare il bene delle nostre popolazioni.
Io voterò a favore di questo documento, perché pone chiaramente due principi: il principio che la Regione rivendica a sé la responsabilità principale in tema di tutela del proprio ambiente, e quindi in tema di parchi, ed il principio che i parchi sono un fattore importantissimo nel progetto di sviluppo della Regione sarda. E quindi ringrazio il Consiglio per aver deciso di votare di fatto concordemente, unanimemente, so che è anche nello spirito del collega Pirisi, questo documento che ha lo scopo di rafforzare la posizione della Giunta nei confronti dello Stato, supportando il lavoro sinora portato avanti. Lo voto con molta convinzione, questo documento, perché è dalla prima visita all'Asinara che ho ribadito, nel momento in cui io ho visitato, per la prima volta, un parco nazionale in Sardegna, che deve essere assolutamente cambiato il sistema di gestione. Noi non possiamo avere in Sardegna dei parchi nazionali gestiti in modo centralistico dallo Stato, che non tiene conto della specificità sarda e non tiene conto soprattutto di come l'ambiente oggi non sia solamente fauna e flora, ma sia anche storia, cultura, paesaggio, tradizione, vita delle popolazioni che da millenni abitano quel territorio, tutti caratteri che riconducono necessariamente l'ambiente in modo prioritario nella sfera di responsabilità della Regione e non dello Stato.
I parchi sono necessari, sono necessarissimi. Noi siamo parte, come Stato italiano, della Comunità Europea, abbiamo degli obblighi comunitari che vanno rispettati e la Sardegna deve fare la sua parte per rispettarli. Non solo la Sardegna deve fare la sua parte, ma può fare addirittura di più delle altre regioni, avendo noi una riserva ambientale particolarmente importante rispetto ad altre regioni. I parchi non sono assolutamente un problema; i parchi sono una opportunità importante per questa regione e noi questa opportunità la vogliamo cogliere. Abbiamo un punto di partenza, sicuramente: le foreste regionali sono in nuce un embrione di parco che può essere sfruttato. E su questo, come ho detto, lavoreremo naturalmente con tutte le cautele del caso. Il Parco del Gennargentu era cosa buona, ha avuto un percorso sbagliato e oggi, è vero, registriamo un fallimento. Cercheremo di non sbagliare più, coinvolgendo in tutte le maniere i sindaci, le popolazioni locali affinché in Sardegna i parchi ci siano, ce ne siano tanti e siano strumento di sviluppo per le popolazioni.
PRESIDENTE. Bene, colleghi, siamo in fase di votazione. E' stata richiesta la votazione nominale. Siccome votiamo per la prima volta con questo sistema, avviso i colleghi che devono estrarre la tessera e reinserirla, perché il sistema consenta la votazione. Per il resto funziona tutto come prima.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Onorevole Giorico, vuol dichiarare il voto?GIORICO (Insieme per la Sardegna). Favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - ONIDA - ORRU' - PETRINI - PILI - PINNA - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - SPISSU - VARGIU.
Risponde no il consigliere: PIRISI.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 76
Votanti 76
Maggioranza 39
Favorevoli 75
Contrari 1
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Colleghi, proseguiamo nell'esame del testo unificato delle proposte di legge numero 9/A e 27/A che abbiamo interrotto ieri, con la votazione del passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Presidente, chiedo un chiarimento sulla prosecuzione dei lavori. Si era detto, nella Conferenza dei Capigruppo, che avremmo affrontato anche il problema dell'agricoltura. Cosa vuol dire questo? Perché l'ipotesi era di farlo già stamattina, credo che non ci sia più il tempo, però sarebbe utile che lei eventualmente dopo la votazione dica quando e come si riprenderà l'argomento, perché così concordiamo.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, ha ragione. Per quanto riguarda il problema da lei sollevato, ci sarebbe la necessità, perché la discussione venga ammessa in Aula a termini di Regolamento, che venisse presentata una mozione unitaria che può venire discussa anche stasera alla conclusione dei nostri lavori. Quindi, siccome la mozione materialmente non è stata ancora presentata, vi prego di stenderla, di presentarla all'Ufficio Assemblea, e questa sera, in conclusione o in apertura, a seconda di come i Capigruppo decideranno, possiamo esaminare questo argomento.
Quindi, adesso proporrei di proseguire votando il passaggio all'esame degli articoli del testo unificato all'ordine del giorno.
Onorevole Alberto Sanna, su che cosa intende intervenire?
SANNA ALBERTO (D.S.). Sul problema della mozione sull'indebitamento delle aziende agricole. Siccome la mozione praticamente è pronta, la stanno vedendo i Gruppi, credo durante l'intervallo del pranzo, definiremo una mozione unitaria e che la presenteremo prima dell'apertura dei lavori del pomeriggio. Quindi chiedo che venga esaminata all'inizio dei lavori di stasera.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, per essere coerenti rispetto agli impegni che abbiamo assunto ieri, chiedo che la discussione, anziché avvenire in conclusione dei lavori di questa sera, visto che la mozione è definita e pronta, avvenga in apertura dei lavori di questo pomeriggio.
PRESIDENTE. Io non ho, colleghi, nessuna difficoltà. Se la mozione viene presentata, siamo in condizioni di discuterla. Confermo la volontà, se verrà presentata, così come annunciato dall'onorevole Sanna, che stasera, alla riapertura dei lavori, poiché c'è un'intesa dei Gruppi in tal senso, possiamo iniziare con questo argomento contingentando il tempo della discussione, così come ci siamo detti ieri, per evitare di discutere soltanto mozioni, ancorché importanti.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge numero 9/A e 27/A.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MURGIONI - ONIDA - ORRU' - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - SPISSU - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ARTIZZU - SANNA Matteo.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 68
Astenuti 2
Maggioranza 35
Favorevoli 68
(Il Consiglio approva).
La seduta di questa mattina si conclude con questa votazione. Il Consiglio riprenderà questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 42.
Allegati seduta
LXI Seduta
(Antimeridiana)
Mercoledì 12 gennaio 2005
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 10 e 19.
CORDA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta di venerdì 17 dicembre 2004 (56), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Masia ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 12 gennaio 2004. Se non vi sono opposizioni, il congedo s'intende accordato.
PRESIDENTE. Bene, colleghi, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi, che si è tenuta ieri a conclusione della seduta, ha concordato di inserire all'ordine del giorno la mozione numero 22 a firma Capelli, Oppi, La Spisa e più, relativa alla revoca del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu. La Conferenza dei Capigruppo ha deciso quindi di iniziare la seduta odierna con questo argomento e di concludere la discussione entro la mattinata, cercando di limitare gli interventi ad uno per ciascun Gruppo consiliare.
Si dia lettura della mozione.
CORDA, Segretario:
MOZIONE CAPELLI - OPPI - LA SPISA - DIANA - VARGIU - LADU - SANNA Matteo - ARTIZZU - AMADU - PILI - LOMBARDO - RASSU - PETRINI - CONTU - SANNA Paolo Terzo - LICANDRO - BIANCAREDDU - LIORI - MILIA - CAPPAI - CUCCU Franco Ignazio - CASSANO - DEDONI - PISANO - SANJUST - RANDAZZO - MORO - ONIDA - MURGIONI sulla revoca del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che a tutt'oggi non è stata confermata la revoca e la sospensione del decreto Ronchi sull'istituzione del Parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei, come da proposta del Ministro dell'ambiente, Matteoli;
CONSIDERATOche l'istituzione del Parco del Gennargentu è stata accompagnata da forti contrarietà da parte delle comunità locali circa la perimetrazione e i vincoli ad essa connessi;
CONSIDERATOche pare opportuno procedere ad una revoca del decreto per riesaminare l'intera vicenda e procedere ad istituire, se del caso, un'area protetta solo a seguito del consenso espresso delle popolazioni;
RILEVATO che il mantenimento dell'attuale decreto e della attuale perimetrazione si configurano come un atto di prevaricazione delle comunità interessate in ossequio ad una politica centralistica;
CONSIDERATOche il Consiglio regionale deve unitariamente esprimere una posizione che rivendichi la propria autonomia statutaria,
impegna la Giunta regionale
- a voler richiedere tempestivamente la revoca del decreto istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei al Governo, notificando al Parlamento e a al Presidente della Repubblica la presente mozione;
- a riferire immediatamente in Aula sull'esito dei colloqui avuti dall'Assessore della difesa dell'ambiente con il Governo nazionale. (22)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Capelli per illustrare la mozione.
CAPELLI (U.D.C.). Grazie Presidente. Colleghi, la mozione che è oggetto di discussione - che brevemente cercherò di illustrare in quanto i contenuti mi sembra che siano abbastanza chiari per tutti e che siano all'ordine del giorno del Consiglio e dell'opinione pubblica da questo inizio di anno - fu presentata il 2 dicembre 2004. L'intento di allora fu quello di cercare di anticipare i tempi e provocare una presa di posizione del Consiglio regionale, come meglio esplicitato nel dispositivo della mozione stessa, affinché la Giunta, il Presidente e l'Assessore di competenza, avessero pieno sostegno nell'azione da portare avanti nei confronti del Governo centrale perché si addivenisse ad una definitiva soluzione dell'ormai annoso problema del Parco del Gennargentu e del Golfo di Orosei. Questo era l'intento di allora, che fu esplicitato anche quando motivammo la richiesta di discuterla immediatamente ai sensi del secondo comma dell'articolo 114 del Regolamento, e rimane l'intento di oggi. Certo da allora alcune cose sono cambiate in quanto dal primo gennaio, come è a tutti noto, i vincoli conseguenti al decreto istitutivo del Parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei sono a tutti gli effetti stati applicati, comunque noi riteniamo ancora valida la mozione nella forma che abbiamo presentato allora con l'intento, appunto, di arrivare ad una presa di posizione, possibilmente unanime, del Consiglio regionale che possa provocare una revoca di quel decreto. Certo, da molte parti è stato detto che vi sarebbero ostacoli di tipo normativo ad accogliere tale richiesta, ma che la soluzione possa essere quella di modificare la legge nazionale nella parte in cui disciplina le modalità di istituzione del parco soprattutto prevedendo un maggior coinvolgimento delle popolazioni locali nella definizione della perimetrazione del Parco e anche dei vincoli ad essa collegati.
Tenendo fede all'impegno preso in Conferenza dei Capigruppo, l'illustrazione della mozione sarà decisamente breve, onde poter consentire l'intervento in mattinata di tutti i rappresentanti dei Gruppi consiliari e affinché dal dibattito possa scaturire una posizione unanime del Consiglio regionale che rappresenti in questo caso la volontà della Sardegna tutta nei confronti di un atto dai più rigettato.
C'è un'ulteriore precisazione che vorrei fare. Noi avremmo gradito, Presidente, che in occasione dell'emanazione dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sullo stato di calamità dei territori della Regione Sardegna a seguito degli eventi alluvionali verificatisi nel mese di dicembre 2004, si fosse acceduto anche alla richiesta di sospendere, per ulteriori sei mesi, gli effetti del decreto di istituzione del Parco stesso. Questi sei mesi, a nostro avviso, sarebbero stati utili non per un ulteriore rinvio delle decisioni e per ritrovarci magari a giugno o a luglio nella stessa situazione di oggi, ma per arrivare ad una decisione definitiva, non nello stato di tensione che in questi mesi e in questi giorni vivono le popolazioni interessate dalla perimetrazione del Parco, utilizzando appieno quei sei mesi per confrontarci con il Governo, con il Ministro competente, il Ministro dell'Ambiente, e risolvere assieme questo annoso problema.
Credo che su questo problema non sia opportuno, anzi sia addirittura nocivo, creare contrapposizioni di tipo politico e di tipo strumentale, per cui affidiamo al dibattito dell'Aula, questo era l'intento della mozione, la ricerca di una via e una soluzione, sulle quali concordino l'intero Consiglio regionale e la Giunta, al problema della istituzione di un Parco nato male, cresciuto peggio e che speriamo non determini situazioni sociali difficilmente controllabili.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Capelli. E' iscritto a parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, onorevoli Assessori, colleghi e colleghe, io ho anche mandato una lettera qualche giorno fa al Presidente del Consiglio regionale chiedendo che l'argomento fosse trattato da questo Consiglio regionale perché lo ritengo di grande importanza in questo momento, anche perché credo che sia opportuno stemperare gli animi e ricondurli alla ragione e soprattutto che il parco diventi uno strumento accettato e gradito da tutti gli enti locali che sono direttamente interessati.
E' ovvio che in questo momento noi ci troviamo ad affrontare una situazione abbastanza delicata perché il decreto Ronchi che istituisce del Parco nazionale del Gennargentu e del Golfo dell'Asinara è già in vigore, dal primo gennaio sono già in vigore i vincoli previsti all'interno del Parco del Gennargentu. C'è di fatto una sollevazione da parte dei Consigli comunali direttamente interessati che non vogliono accettare questo Parco e questi vincoli, che sono stati in qualche modo calati dall'alto; quindi, considerato che il decreto è già in vigore, io mi rendo conto che non è cosa semplice oggi riuscire ad eliminarlo.
Credo che compito di questo Consiglio sia vedere come questo decreto debba essere rimosso e come debba essere superata questa situazione, ma credo che per fare questo noi dobbiamo avere le idee chiare, bisogna sapere cosa vuole questo Consiglio, perché credo che sia importantissimo quello che deciderà in questa sede il Consiglio regionale anche per decidere cosa poi eventualmente dovrà fare il Presidente della Giunta regionale insieme al Ministro dell'Ambiente; io mi auguro che a breve ci sia questo incontro, però credo che sia effettivamente importante capire qual è l'esatta posizione del Consiglio regionale in questa materia. Credo che la revoca del decreto e la sospensione immediata dei vincoli sia un obiettivo che noi dobbiamo raggiungere, però bisogna vedere anche quali saranno gli strumenti migliori e le soluzioni praticabili per arrivare a questo, fermo restando che noi conosciamo quali sono i motivi che hanno creato delle grosse difficoltà all'interno delle amministrazioni comunali e che sono attribuibili al fatto che la perimetrazione è stata fatta all'ultimo momento e probabilmente non coincide con quella che era stata individuata in una prima fase; quindi un primo motivo di scontro e di contestazione da parte dei Consigli comunali è dato dalla perimetrazione che va sicuramente rivista, perché all'interno di quella perimetrazione ci sono zone che sicuramente devono essere escluse e probabilmente altre che magari possono essere incluse; pertanto rivedendo la perimetrazione credo che la situazione possa essere migliorata.
Così dicasi in relazione alla rappresentanza in seno agli organi di gestione dell'Ente Parco; anche questo è stato motivo di grande contestazione. L'articolo 9 della legge 394 del 1991 è stato contestato da sempre dagli amministratori locali, ma anche dal Consiglio regionale, io lo ricordo, allora ero Presidente della Commissione Agricoltura e Ambiente, noi approvammo due risoluzioni nel mese di novembre e nel mese di dicembre del 1995, in cui dicevamo che comunque dovevano far parte del parco tutti quei comuni che avevano deciso in tal senso, quindi praticamente non potevano essere inseriti quei comuni che non ne avevano fatto richiesta e soprattutto noi mettevamo in discussione il fatto che effettivamente la composizione degli organi di gestione dell'Ente parco era sbilanciata a favore del Governo nazionale e quindi chiedevamo che ci fosse una revisione dell'articolo 9, proprio perché volevamo una gestione più regionale, anzi che prevedesse un maggiore coinvolgimento dei comuni e degli enti locali. Quindi questa era una richiesta avanzata con forza e ripetutamente anche dal Consiglio regionale tramite la Commissione agricoltura.
Infine poi c'è il problema dei vincoli, che è un problema serio, che non riguarda naturalmente soltanto la caccia, che è un aspetto assolutamente marginale, credo, rispetto a tutti gli altri. Bisogna trovare una soluzione anche perché io non so se l'applicazione di questi vincoli poteva essere rinviata e se è vero che il Presidente della Giunta regionale ha rifiutato la sospensione di ulteriori sei mesi dei vincoli. Credo che comunque quest'argomento vada affrontato a bocce ferme, con la massima serenità, senza creare grandi contrapposizioni e tensioni nelle popolazioni. Per fare ciò penso che in questo momento l'obiettivo principale che noi ci dobbiamo porre sia quello di eliminare completamente i vincoli.
Qualche riflessione però la devo fare. Voglio sapere qual è l'esatta posizione della Giunta, perché io ho capito in questi giorni che la posizione della Giunta e del Presidente della Giunta regionale è quella di lasciare in vita i vincoli, il decreto e il parco nelle aree che oggi sono gestite dall'ente foreste e quindi, se non ho capito male - questo lo voglio sapere oggi perché è importante anche ai fini della determinazione che noi dobbiamo assumere - la Giunta regionale dice: "Noi vogliamo che l'Ente parco si riduca dai 60-70 mila ettari attuali a circa un terzo, che corrisponde ai terreni che ha in concessione la Regione, perché sono terreni dei comuni che ha in concessione trentennale l'Ente foreste".
Io ho dei dubbi su questa soluzione, l'avrei anche potuta condividere in riferimento ad altri casi, però in una situazione come questa credo che sia opportuno, a questo punto, davvero cancellare tutto e poi ripartire da zero. Questo lo dico perché anche questa soluzione potrebbe provocare ulteriori tensioni; io mi auguro che si ottenga la revoca del decreto e si riparta da zero con una maggiore presenza della Regione e dei comuni all'interno di questo grande processo di crescita e di sviluppo, perché io considero il Parco un fatto straordinario, una grande opportunità di sviluppo, però credo che il procedimento vada azzerato totalmente, non a metà, perchè questo potrebbe essere motivo di ulteriori tensioni.
Io voglio capire quale è la posizione della Giunta regionale, però per quanto mi riguarda e ci riguarda credo che in questa fase sia opportuno effettivamente procedere alla cancellazione totale dei vincoli in tutta l'area del parco per poi studiare ipotesi diverse, una può essere anche quella del parco regionale che abbia valenza nazionale, si possono studiare insieme mille ipotesi di valorizzazione di quest'area, anche perché credo che i comuni non siano pregiudizialmente contrari al parco.
PRESIDENTE. Concluda il suo intervento, Onorevole.
LADU (Fortza Paris). Noi dobbiamo aiutare i sindaci e gli amministratori comunali a trovare soluzioni che siano condivisibili non solo da loro ma anche dalle popolazioni, solo in questo modo credo che il parco possa nascere, perché un parco non può essere istituito contro la volontà delle popolazioni interessate.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la consigliera Corrias. Ne ha facoltà.
CORRIAS (D.S.). Signor Presidente, Signor Presidente della Giunta e onorevoli colleghi, vorrei iniziare dicendo che, come vedete, io non sono a Roma stamattina. Dal punto di vista istituzionale ieri è stata una brutta giornata, giocata su una materia così delicata in maniera molto brutta nei confronti della Regione sarda, del Presidente della Regione, che è il Presidente di tutti i sardi, anche di quelli che non l'hanno votato, e nei confronti dei sindaci.
Io, per vicende che riguardano la mia comunità, parlo in qualità di sindaco, sono abituata a ragionare con le istituzioni in termini istituzionali. Tutti quanti apparteniamo a degli schieramenti politici, ma quando siamo al governo il ragionamento deve essere più alto. Allora la forma diventa sostanza e un ministro della Repubblica, se vuole ricevere i sindaci, lo deve fare nelle maniere istituzionali corrette e non tramite telefonate ad amici. Dopo che, come sindaci, abbiamo passato nelle nostre comunità le giornate di tensione che tutti conoscete, bene, la giornata di ieri non è certo quello che la maggior parte dei sindaci e la maggior parte delle popolazioni si aspettavano. La classe dirigente deve essere all'altezza del suo compito.
L'altro giorno tutti i sindaci ad Orgosolo, poi dal Prefetto e poi nella sala della Provincia, dove il Presidente della Regione insieme all'Assessore regionale dell'ambiente si sono precipitati per ragionare insieme a loro, hanno presentato un documento, l'ennesimo documento, in cui hanno ribadito la richiesta di revoca di questo decreto. Non sto a ripetervi la storia, c'è anche un ricorso che pende presso il TAR che ha provocato anche un ricorso alla Corte Costituzionale. Per cui le battaglie dal punto di vista politico e anche giudiziario le stiamo combattendo tutte e spetta a tutti mostrare di avere grande senso di responsabilità.
In altre occasioni abbiamo parlato con ministri e però spesso capita, purtroppo,che in queste vicende, come in altre, prevalga il piccolo gioco della politica, quello di vedere che vantaggi ne possa trarre ciascuno schieramento politico. Io ne sono profondamente dispiaciuta perché non si può, quando si parla di gestione del territorio e di una materia così delicata, fare battaglie di piccolo cabotaggio, e di questo si è trattato.
Io spero che in questi giorni si ritorni veramente ad una maggiore serietà e senso di responsabilità, che si ricucia lo strappo che si è creato e si ritorni a fare le battaglie unitarie, in questo caso anche per far prevalere una posizione comune: ci riempiamo la bocca di autonomia, di specialità della nostra Regione, di maggiori competenze alle autonomie locali e poi di fronte ad una richiesta di incontro, concordata con gli amministratori locali, è successo quello che è successo. Nel 1998 era stato già approvato un ordine del giorno unitario e spero che anche oggi si riesca a votarne uno. Io condivido il contenuto della mozione perché ricalca le volontà delle amministrazioni comunali e delle popolazioni e spero che ci sia in aggiunta, visto che la mozione è datata 2 dicembre, e siamo stati travolti dai fatti, in qualche modo, una volontà unitaria anche di stigmatizzare quello che è avvenuto ieri.
Quella che dobbiamo fare è una battaglia vera e non di schieramento per riconquistare alle autonomie locali e alla Regione Sardegna quello che in maniera pasticciata è stato tolto. Io auspico questo e spero veramente che prevalga la ragione sullo stomaco; insomma, bisogna ragionare con la testa perché voi conoscete le tensioni che si vivono nei nostri territori e non c'è assolutamente bisogno di crearne delle altre. Credo che questa Assemblea sia costituita da persone responsabili e vorremmo, parlo in qualità di sindaco oltre che di consigliere, avere l'Assemblea regionale tutta al fianco delle popolazioni.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Grazie Presidente. Io vorrei cercare di essere il meno polemico possibile in merito alle considerazioni, alle interviste e alle dichiarazioni che in questi giorni abbiamo letto sui giornali. La discussione di questa mozione, che è stata presentata prima di qualsiasi altra iniziativa che successivamente è stata assunta, non ci deve vedere in questo momento contrapposti, dobbiamo decidere assieme che cosa è giusto e corretto fare. Il Presidente della Regione ha dichiarato che il Ministro avrebbe incontrato i sindaci della propria parte politica; e se questo fosse vero già di per sé sarebbe un fatto gravissimo. Il Ministro è stato sollecitato dai sindaci ben prima che il Presidente della Regione chiedesse di essere ricevuto e di essere sentito, e quindi il fatto non rileva assolutamente; credo che un ministro della Repubblica abbia tutto il diritto di ricevere gli amministratori locali quando ne facciano richiesta, quando ciò sia necessario per trovare la soluzione di un problema.
Il problema del Parco del Gennargentu non è un problema di oggi, è un problema che conosciamo da tanti anni, da quando Ministro dell'ambiente non era un esponente di Alleanza Nazionale ma era Ronchi, e l'Amministrazione provinciale di Nuoro era assolutamente governata dal centrosinistra. Successivamente al ministro Ronchi abbiamo avuto un altro ministro, il ministro Bordon, il quale in fatto di rispetto istituzionale poteva probabilmente scrivere un trattato di grandi dimensioni, non riceveva mai gli amministratori, neanche quando veniva in Sardegna.
Allora, se dobbiamo fare la storia di questo parco bisogna dire esattamente come stanno le cose. È legittimo che i territori non vogliano questo parco, è legittimo che noi amministratori e consiglieri regionali critichiamo la scelta di istituirlo, è legittimo che i sindaci si rivolgano al Ministro, è legittimo che il Presidente della Regione, a nome del Consiglio regionale, delle amministrazioni locali e di quant'altri si rivolga al Ministro, e non solo al Ministro, per vedere accolta una richiesta.
Parlo di richiesta e non un diritto perché, come tutti i colleghi sanno, l'avere delle zone vincolate a parco nel nostro territorio, non solo regionale ma nazionale, dipende da accordi comunitari che prevedono che un certo numero di milioni di ettari debbano essere destinati a parco; e come tutti sappiamo l'Italia è piuttosto indietro su questo, perché ci sono delle nazioni che fanno parte dell'Unione Europea che hanno già individuato le aree da destinare a parco, pensate che la Francia ha destinato 2 milioni e mezzo di ettari a parco e lo ha fatto subito.
In questi parchi non esistono però i vincoli che esistono nei nostri, sono dei parchi che hanno una perimetrazione, però al loro interno di fatto si continuano a svolgere tutte quelle attività che si svolgevano prima, con una differenza: che l'Unione Europea si è preoccupata di prevedere la predisposizione di una cartellonistica che indichi quali sono i siti di maggiore rilevanza dal punto di vista culturale, dal punto di vista ambientale, dal punto di vista archeologico; insomma, hanno fatto una politica probabilmente diversa dalla nostra, o da quella applicata al Parco del Gennargentu.
Ora c'è una sollevazione generale; la stessa mozione che serve a sollevare il problema, contiene una richiesta, la revoca del decreto, che tutti quanti noi sappiamo che non può essere accolta. Non è assolutamente possibile revocare questo decreto, e quindi dobbiamo partire da qui; non è che la protesta dei sindaci, del Presidente della Regione, nostra, possa portare alla revoca di un decreto, questo non è assolutamente possibile. L'unico modo per modificare lo stato delle cose è quello di riformare la legge numero 394; ma per fare questo è necessaria certamente una volontà politica unitaria, una volontà popolare diffusa, abbandonando le posizioni di retroguardia che io critico, perché il ministro Matteoli, che certamente conosco molto meglio io di voi, per come lo conosco se ne guarda bene dal fare riunioni politiche, visto che io sono 25 giorni che non riesco a parlarci neanche io che credo di non essere l'ultimo degli iscritti di Alleanza Nazionale. Quindi il problema non si deve porre in questi termini, onorevole Corrias, ma mi rivolgo anche al Presidente Soru, che non so se abbia mai avuto l'occasione di parlare col ministro Matteoli, ma vi assicuro che è lungi da lui fare figli e figliastri, e quindi incontrare sindaci appartenenti a quale forza politica? Nella provincia di Nuoro non esiste un sindaco di Alleanza Nazionale, tanto per sgombrare il campo, non ne abbiamo uno, quindi non ci sono riunioni di correnti, riunioni di partiti, non ci sono neanche consiglieri regionali di Alleanza Nazionale in provincia di Nuoro. Quindi perché avvelenare i toni e discutere di un problema che non esiste?
Da questo punto inizia il ragionamento: il Presidente Soru ritiene che si debba perseguire un obiettivo, forse anche legittimo dal suo punto di vista, e cioè che l'istituzione dei parchi in Sardegna debba essere di competenza esclusiva della Regione Sardegna o del Presidente della Regione Sardegna. E' legittimo questo? Non si può certo pensare che lo Stato deleghi interamente questa materia alla Regione mettendo poi a disposizione anche le risorse per la gestione materiale di questi parchi, perlomeno non ci sono oggi le condizioni perché questo avvenga, può darsi anche che si possa perseguire un obiettivo di questo genere, ma per la normativa vigente questo non è assolutamente possibile. Per cui dobbiamo affrontare il problema in una maniera diversa. Invece noi stiamo scatenando i cacciatori, scatenando i pastori, scatenando i sindaci, scatenando gli amministratori, senza riuscire ad inquadrare il problema nella maniera più opportuna.
Nessuno di noi è contrario al parco, è certo che il parco però in Sardegna, e non solo in Sardegna, è diventato in questi anni elemento negativo: parco vuol dire divieto, parco vuol dire perdere dei privilegi, parco vuol dire tutta una serie di cose che in qualche maniera mettono il cittadino in una posizione di grandissima tensione e quindi ci mettiamo tutti spalle al muro e appena si sente parlare di parco: "Per carità!", perché siamo stati abituati dalla gestione Ronchi e dalla gestione Bordon, e ribadisco questo concetto, al fatto che ove nasce un parco nascono automaticamente divieti, non inviti al rispetto della natura, non inviti ad avere un rapporto diverso con la natura, no, sono i vincoli e i divieti che spaventano la gente e io sono spaventato come sono spaventati tutti i cittadini sardi. Per cui l'approccio che noi dobbiamo avere a questo problema è quello di convincere intanto noi stessi e poi i cittadini che, tutto sommato, se riusciamo ad interpretare al meglio la normativa sui parchi o le aree vincolate o qualsiasi altra cosa, probabilmente ne deriveranno più benefici che danni.
Ho detto in altre circostanze che se si dovessero mettere insieme tutti i territori sardi che attualmente sono vincolati, e non perché sono parco, ma perché sono sottoposti a vincoli rigidissimi, la percentuale sull'intero territorio isolano risulterebbe notevolissima. Pensiamo per esempio a tutte le aree che sono sotto tutela dell'Ente foreste, nella stragrande maggioranza dei casi non ci si può fare niente. Prendiamo per esempio il demanio di Alà dei Sardi, è chiuso dal 1951, è un'oasi fin troppo felice dove non si può andare a caccia, non si può entrare con il bestiame, non si può fare pastorizia e non si può fare agricoltura, sono decine di migliaia di ettari.
Allora, se la materia deve essere affrontata non scontriamoci sul fatto che il Ministro ha ricevuto i sindaci e riceverà non so quando il Presidente Soru, cerchiamo di uscire da quest'Aula con un documento che faccia capire esattamente cosa la Sardegna vuole in ordine ai parchi, questo è quello che noi dobbiamo fare; ma se dobbiamo avvelenarci con questi toni, se dobbiamo andare a criticare tizio e caio, beh, io credo che questa non sia la politica giusta che noi dobbiamo fare.
Dobbiamo fare una politica diversa, dobbiamo fare una politica di grande attenzione al territorio, ma soprattutto dobbiamo far capire ai cittadini che l'istituzione di un'area attrezzata a parco probabilmente può determinare dei vantaggi di tipo economico e non solo di tipo economico, ma può essere una cosa utile soprattutto per le zone più interne della nostra Isola.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Sabatini. Ne ha facoltà.
SABATINI (La Margherita - D.L.). Grazie Presidente. Io credo che vada accolta positivamente la proposta fatta dal collega Roberto Capelli, perché credo che in questo momento la cosa che vada sottolineata e che sia più importante di tutto, sia il fatto che il Consiglio regionale dia un segnale unitario su questa vicenda, superando anche le divisioni, che io reputo gravi, verificatesi nel territorio. Vedete, credo che le comunità locali non capiscano più, perché troppe volte si sono avviati dei percorsi di concertazione per concordare una linea operativa sul parco del Gennargentu con le comunità locali, ma troppe volte poi questi percorsi sono stati interrotti da decisioni che sono andate in senso contrario. Allora quando la gente si esaspera, quando i cacciatori si esasperano, quando i pastori, i sindaci manifestano il loro dissenso, questo capita perché il percorso seguito non è chiaro. Allora la cosa più importante che dobbiamo cogliere oggi e che dobbiamo tutti contribuire a fare è dare un segnale unitario. Al di là dell'idea che ognuno di noi può avere su come sviluppare le aree del Gennargentu, io non parlerei neanche di parco, tutti siamo d'accordo affinché si applichi il metodo della concertazione, affinché concordare nei territori, con le comunità locali, un percorso di valorizzazione di quelle aree, sia al centro di tutte le nostre decisioni, perché o intraprendiamo questa via o diamo questo segnale con chiarezza o non riusciremo a raggiungere l'obiettivo, su cui tutti concordiamo, di proteggere e di valorizzare quelle aree. La valorizzazione e la protezione di queste aree può nascere con la concertazione, tenendo conto della volontà delle comunità locali, per realizzare un parco che parta non dai vincoli, ma dalla valorizzazione della cultura, dell'ambiente, ma anche delle attività produttive che sono insediate in quei territori, un parco nel quale si riconosca un territorio nella sua interezza; è questo concetto che non passa. Allora ecco perché la gente recepisce, e ha ragione di fare ciò, l'istituzione del Parco del Gennargentu come vincoli che vengono imposti con una legge che non condividiamo, e che non condividono le comunità di quei territori, che impone un consiglio d'amministrazione che decide, per conto di chi non si sa, sul futuro e sulla gestione dei territori che appartengono a quelle comunità e che quelle comunità hanno difeso.
Ecco perché accolgo pienamente questa mozione, anche per i toni e i modi con cui il collega Cappelli l'ha illustrata e credo che sia importante trasformare questa mozione, presentata da una parte di quest'Aula, in un ordine del giorno unitario del Consiglio che dia un segnale univoco e chiaro sulla vicenda del parco e che deleghi al Presidente della Regione a portare una richiesta forte e univoca al Governo nazionale affinché revochi il decreto istitutivo del Parco e perché si avvii un percorso di concertazione con le comunità locali e con i territori. Mi auguro che su questo obiettivo concordino il Governo, la Regione e le comunità interessate all'area del Parco del Gennargentu.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Contu. Ne ha facoltà.
CONTU (F.I.). Signor Presidente, colleghi, colleghe del Consiglio, a me sembra che le esperienze maturate in questi anni, dall'emanazione del decreto Ronchi in poi, non abbiano insegnato ancora che oggi non è più possibile parlare di questo argomento senza pensare che sono trascorsi anni, si sono consumati fiumi d'inchiostro e parole per non arrivare a concludere nulla ed essere ancora al punto di partenza, cioè il rifiuto del provvedimento che istituisce il Parco, che è stato calato dall'alto, sul quale le popolazioni si sono più volte espresse e ancora oggi si esprimono, anche attraverso i sindaci che si sono recati a Roma, dicendo che è tempo di finirla con l'istituzione delle riserve indiane, con organismi che impongono soltanto dei vincoli, è ora di finirla soprattutto con la negazione del diritto, maturato nei secoli, di godimento del proprio territorio, una risorsa che è stata preservata, che è stata soprattutto mantenuta, qualche volta migliorata, una risorsa che davvero è patrimonio di tutti e non può essere soltanto patrimonio di pochi.
Il decreto Ronchi, non condiviso fin dalla sua emanazione, è ancora oggi espressione di uno pseudo ambientalismo che invece che tutelare, preservare, intende privare i legittimi fruitori della possibilità di utilizzare il territorio come nuova risorsa per garantire lo sviluppo economico di quelle realtà.Io ho avuto nella vita la fortuna di visitare personalmente diversi parchi della Penisola, ma anche di altri paesi. Devo dire che la cosa essenziale che è mancata in Sardegna, nonostante la condivisione del parco come istituzione - stavo provando a contare i parchi previsti in Sardegna: Sette Fratelli, Sulcis, Monte Arci, Badde Salighes, Molentargius, Giara di Gesturi, La Maddalena, Asinara e così via - è l'affermarsi di una cultura del parco come organismo che deve appunto tutelare, ma soprattutto rendere fruibili queste aree, trasformarle in fonte di ricchezza per le popolazioni che non devono subire imposizioni ma autonomamente maturare questa scelta, questo concetto di parco. La cultura del parco non è un qualcosa che viene calato dall'alto, la cultura del parco deve essere appresa fin dalla più tenera età e far maturare la nostra collettività attraverso dei percorsi che non possono essere neanche quelli da lei proposti, Presidente.
Lei ha pensato - così ci è sembrato di capire - di destinare i 28 mila ettari oggi gestiti dall'Ente Foreste al Parco del Gennargentu, con tutti quei vincoli che la gente oggi rifiuta. Noi non possiamo pensare che le aree che sono in gestione all'Ente Foreste possano essere tout court destinate a parco perché ciò dimostrerebbe che non si è capito che neanche quelle aree possono essere espropriate e sottratte alla fruizione delle popolazioni. I nostri concittadini che su quelle aree gravitano, chiedono di poter fruire di quelle risorse, chiedono che quelle risorse vengano destinate alla fruizione delle collettività, una fruizione che dev'essere fonte di sviluppo economico, ma che deve, nello stesso tempo, essere finalizzata anche alla tutela. Noi sappiamo benissimo - e mi rivolgo alla collega sindaco di Baunei - io ne sono convinto, ho frequentato negli anni quei territori, che noi abbiamo, non solo a Baunei, ma a Urzulei, a Orgosolo, in tutto il Supramonte, in tutti quei comuni, un patrimonio ambientale inestimabile; e da chi è stato reso tale? Da chi ha usufruito di quei territori senza abusarne, perché altrimenti di tutto quel patrimonio non esisterebbe più niente. Noi siamo convinti che quel patrimonio debba essere messo a disposizione della collettività, debba essere reso fruibile, ma debba essere reso fruibile con la condivisione delle popolazioni che su quelle aree gravitano. Come può realizzarsi questo? Partendo dalla fase di programmazione alla quale i sindaci, le amministrazioni locali devono essere chiamati a partecipare come primi attori e non, come succede sempre più di frequente, soltanto come guardiani, come controllori, come gestori di un sistema le cui leve di comando stanno ancora in mano alla Regione o ad un consiglio di amministrazione, peraltro calato dall'alto, in cui mamma Regione, considerato che al momento non esistono risorse messe in campo dall'amministrazione regionale, imporrebbe le sue scelte ai territori con le conseguenze che noi già ben conosciamo.
Allora, caro Presidente, a nostro avviso il processo oggi va azzerato chiedendo la revoca del decreto e la modifica della legge nazionale sulle aree protette, anche in virtù delle necessità scaturite dagli ultimi eventi naturali, ma anche legati all'opera dell'uomo che non ha programmato interventi per prevenire fatti naturali come quelli che purtroppo si sono scatenati su quei territori e che tanta devastazione hanno creato. E' infatti necessario programmare interventi di tutela, ma soprattutto di prevenzione del dissesto idrogeologico di tante di quelle aree, affinché fatti quale quello verificatosi nel mese di dicembre non abbiano a ripetersi con lo stesso effetto devastante.
E' inoltre necessario che le popolazioni locali, rappresentate dalle loro amministrazioni, siano i primi attori, soprattutto nel creare questa nuova cultura ambientalista che porti ad una piena condivisione del parco, che trasformi l'ambiente in una risorsa atta a favorire quello sviluppo a cui tutti tendiamo con la nostra azione politica e amministrativa, e che deve realizzarsi soprattutto e prevalentemente nelle zone interne.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Rif. Sardi). Signor Presidente, i riformatori sono tra i firmatari della mozione di cui stiamo discutendo, sono amareggiati per aver dovuto firmare questa mozione, nel senso che non consideriamo il momento che sta vivendo quest'Aula un momento trionfale. Il testo di questa mozione purtroppo è, a nostro avviso, un testo che prende atto di un fallimento. Nel momento in cui si prende atto di un fallimento non si può certo esprimere soddisfazione, nel senso che noi riteniamo che la politica dei parchi in Sardegna sia una politica di estrema importanza per lo sviluppo e per il futuro della Sardegna.
Questo Consiglio regionale, anche quelli che lo hanno preceduto, hanno indicato con forza l'obiettivo di trasformare la Sardegna in una isola della qualità, cioè in un'isola in grado di garantire per ciascuno dei propri prodotti, siano essi quelli culturali, siano essi quelli ambientali, siano essi le risorse umane, il massimo. Quindi noi vogliamo garantire il massimo nel turismo, vogliamo garantire il massimo nei servizi di supporto al turismo, vogliamo garantire il massimo nell'agricoltura, con uno sguardo particolare a quella di tipo biologico, vogliamo garantire il massimo nei servizi sanitari che offriamo ai nostri cittadini, ma che offriamo anche a chi è ospite della nostra Isola, vogliamo garantire il massimo nei prodotti che in questa Isola nascono e che da questa Isola sono destinati all'esportazione. Vogliamo che la Sardegna abbia una sorta di marchio della qualità - lo abbiamo ripetuto tante volte - e che questo marchio sia ciò che contraddistingue non solo i nostri prodotti ma l'intera Sardegna, e che conferisce ad essa quella diversità virtuosa che noi riteniamo sia il valore aggiunto con cui la Sardegna può essere spesa nel mondo.
Ecco, è evidente che il dibattito che si svolge oggi in Aula in maniera, come spesso accade, anche distratta, ma che segue altri dibattiti approfonditi, che anche in questa legislatura già hanno toccato questo tema, diventa un dibattito che crea sofferenza a ciascun consigliere e a ciascun Gruppo. Quando abbiamo discusso, e ne abbiamo avuto di tempo, la legge che riguardava le coste, credo che tutti i consiglieri regionali di quest'Aula si siano espressi più volte, e che sia tra coloro i quali contestavano il testo della legge, sia tra coloro i quali lo difendevano, però emergesse in maniera nitida, in maniera chiara, in maniera inequivoca, in maniera direi condivisa, la volontà che comunque si andasse nella direzione dello sviluppo sostenibile per la nostra terra, che comunque dovesse essere messo in raccordo lo sviluppo delle zone costiere con quello delle zone interne, che comunque la Sardegna rappresentasse un unicum, e che all'interno di questo unicum le diversità peculiari dei singoli territori dovessero essere valorizzate, per poter garantire la circolazione di benessere e lo sviluppo che tutti noi auspichiamo per la nostra terra.
Ecco, allora oggi, che noi discutiamo una mozione nella quale stiamo chiedendo al Presidente della nostra Regione di fare ciò che peraltro il Presidente della nostra Regione ha, in maniera realistica, già iniziato a fare, e cioè ottenere la revoca del decreto del 1998 sull'istituzione del parco del Gennargentu, io credo che in quest'Aula non possano esserci toni di entusiasmo, non possano esserci toni di contentezza o di soddisfazione, ma credo che debbano esserci per forza toni di riflessione e anche toni di rammarico, perché dal 1998 al 2005 sono passati sette anni, sette anni che forse ciascuno di noi, che forse ciascuna forza politica, che forse ciascun rappresentante del popolo sardo avrebbe potuto utilizzare in modo diverso, sia singolarmente sia complessivamente, per fare i ragionamenti che intorno al Parco del Gennargentu si sarebbero potuti fare, perché, tutto sommato, l'opposizione di una parte della popolazione che risiede nei comuni i cui territori dovrebbero rientrare all'interno del perimetro del parco, è nota da tempo. Le ragioni di questa opposizione, alcune condivisibili, altre probabilmente superabili con un ragionamento complessivo, sono note da tempo.
Quindi resta il rammarico che la Regione Sardegna e lo Stato non abbiano posto in essere, in questi anni, tutte quelle iniziative necessarie affinché il Parco del Gennargentu non fosse sentito, da una parte importante della popolazione di quei territori, come un'imposizione calata dall'alto, ma che al contrario fosse considerata un'esigenza da quelle stesse popolazioni, perché questo è, colleghi, l'obiettivo che noi dobbiamo porci. Questo è l'obiettivo che avremmo già dovuto da tempo avere, cioè l'obiettivo che l'opera di sensibilizzazione, di riflessione, di ragionamento, di coinvolgimento, di concertazione, di confronto con le popolazioni che oggi chiedono a gran voce che venga revocato il decreto Ronchi, che tutto questo confronto che si sarebbe dovuto fare nel tempo, possa portare come risultato quello della condivisione che tutti quanti noi all'interno di questo Consiglio riteniamo che non possa che essere la base ineluttabile, fondamentale di ciascun ragionamento sul parco del Gennargentu.
E' stato ricordato da altri colleghi che sono intervenuti su questo argomento, come in tante altre realtà siano stati risolti problemi contingenti che oggi sembrano insolubili in Sardegna, quelli della fruibilità da parte delle popolazioni di alcune opportunità che comunque all'interno del parco possono essere salvaguardate, ma soprattutto è importante che le popolazioni di quei territori, che oggi noi sappiamo in fase di spopolamento, che oggi noi sappiamo in sofferenza dal punto di vista demografico, che sappiamo in gravissima sofferenza dal punto di vista occupazionale, possano essere rese consapevoli della grande opportunità che il parco può rappresentare, e soprattutto delle immense sinergie, delle sinergie necessarie, inevitabili, che esistono e che devono esistere tra lo sviluppo turistico costiero e quello delle zone interne. Non possiamo negarcelo, la gente continua a venire in Sardegna perché è attratta dalla bellezza delle coste sarde, quindi noi possiamo organizzare tutti i simposi e i convegni che vogliamo sul turismo, ma, finché la nostra offerta è rappresentata da ciò che di buono la natura ci ha dato, quello è il prodotto che vendiamo e siccome è un prodotto che si vende da solo quello è il motivo per cui la gente viene in Sardegna.
Noi vogliamo - e ne parliamo da tanti anni - estendere la stagione turistica, cambiare il tipo di ricettività, modificare le infrastrutture; vogliamo portare la gente anche a conoscere la cultura sarda, ad apprezzare le opportunità che la Sardegna dell'interno è in grado di offrire, vogliamo garantire ricettività, infrastrutture, interesse turistico anche in zone che oggi sembrano condannate a un declino ineluttabile. Se questo è un ragionamento condiviso, è un ragionamento che deve entrare nella testa di tutti i sardi, che deve far crescere la cultura dell'accoglienza e che deve far crescere anche la cultura relativa all'uso del territorio che non può più essere quello di cento anni fa, ma che dev'essere necessariamente inteso in senso moderno e quindi funzionale agli obiettivi di sviluppo che noi ci poniamo.
Quindi io credo che queste siano le riflessioni che oggi noi dobbiamo fare, e devo dire che, almeno per quanto è dato di apprendere dai giornali, ci sembra ragionevole la posizione che il Presidente della Regione ha sinora assunto, che non è a favore dell'annullamento totale dell'idea del parco, ma comunque tende a ripartire da qualcosa, cioè da un territorio - se non abbiamo capito male -, quello che comunque oggi è in l'Ente foreste ha in gestione, e ripartire da un principio, e cioè il principio della crescita culturale delle popolazioni, diffondendo nei territori i concetti che oggi sono in quest'Aula nitidi, ma che evidentemente non lo sono altrettanto nei territori, perché cresca la condivisione dell'idea, cresca la consapevolezza della necessità del parco e perché esso sia concepito dalla gente allo stesso modo in cui lo è da noi.
PRESIDENTE. Poiché nessun altro è iscritto a parlare, per la Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore della difesa dell'ambiente. Assessore, le ricordo che ha a disposizione venti minuti.
DESSI', Assessore tecnico della difesa dell'ambiente. La ringrazio Presidente. Signor Presidente, signor Presidente della Regione, onorevoli consiglieri, ci troviamo in una situazione di riflessione su una vicenda che non è nata oggi, se vogliamo non è nata neanche nel 1998. Il progetto di istituzione di un parco sul Gennargentu è stato prospettato, verso il finire degli anni '80, da un senatore orgolese, di origine cattolica, il senatore Monni, nell'ambito del dibattito che allora era in corso sulle prospettive di rinascita della Sardegna. Nel '68 vi fu, come sapete, uno studio di una società, la Generalpiani, collegata all'intervento nel Mezzogiorno, che lanciò l'idea di un parco nazionale sul Gennargentu. E a quei tempi, nel '68, fu duramente contestata perché era prevalente nell'ambito delle forze politiche autonomistiche un'idea di sviluppo legata all'industria. Nel '68, a Pratobello, ci fu una manifestazione all'insegna dello slogan "Prima l'uomo poi il muflone", e per tutti gli anni settanta e ottanta l'idea rimase sopita, anche se, bisogna ricordarlo, ricorrevano i documenti della programmazione regionale. E' nell'89 che matura una maggiore coscienza dei problemi ambientali anche nella classe politica, nelle istituzioni, e viene approvata dal Consiglio regionale la legge numero 31, nella quale erano previsti nove parchi regionali, tra i quali quello del Gennargentu. Ma nonostante iniziative ripetute delle diverse Giunte successive, in particolare tra il '92 e il '94, nessuno dei nove parchi regionali è stato istituito.
Nel '94 il Parlamento approvava la legge quadro sulle aree protette, che prevede tra queste il Parco nazionale del Golfo di Orosei, dell'Asinara e del Gennargentu, da istituirsi con decreto del Presidente della Repubblica, previa intesa tra Governo e Regione. L'Asinara viene successivamente stralciata e la legge quadro prevede, appunto, l'istituzione del Parco del Gennargentu. La legge quadro è stata oggetto di numerose critiche anche in sede regionale, perché prevede l'istituzione di un ente parco i cui organi, presidente, consiglio direttivo, comunità del parco, sono nominati dal Ministro dell'ambiente, sia pure previa intesa con la Regione, perché del consiglio direttivo, oltre ai rappresentanti della Regione e ai rappresentanti degli enti locali designati dalla comunità del parco fanno parte anche rappresentanti del Governo, del Ministero dell'ambiente e del Ministero dell'agricoltura. Ciò non di meno è andato avanti negli anni il tentativo di istituire il Parco del Gennargentu. Il 30 marzo del 1998 è intervenuto il decreto del Presidente della Repubblica, preceduto da tre successive intese tra Governo e Regione: una del 25 giugno '92 , una del 29 dicembre '95 e l'ultima, del 19 febbraio 1999. Ai quattordici comuni originari previsti dalla legge 31 se ne aggiungono altri e i comuni diventano 24. E' in quel momento che scatta qualcosa che ancora oggi non è semplice da capire, perché immediatamente dopo la pubblicazione del decreto istitutivo, diversi comuni contestano la perimetrazione, affermando che essa non rispetta gli accordi intercorsi e denunciano l'intesa. Ed è lo stesso Consiglio regionale, il 30 aprile del 1998, che con un ordine del giorno unanime, chiede: la sospensione del decreto istitutivo del Parco, la revisione della legge numero 394 riservando alla competenza della Sardegna la materia dei parchi, ovvero la disciplina della materia attraverso norme di attuazione dello Statuto; la negoziazione di una nuova intesa; la garanzia che le misure di salvaguardia derivanti dall'istituzione del Parco diventino efficaci solo dopo gli atti formali di adesione delle amministrazioni locali interessate.
Conseguentemente, il 10 novembre 1998, con Decreto del Presidente della Repubblica viene disposto il differimento delle misure di salvaguardia fino al 1° luglio 1999; il 22 luglio 1999 un nuovo D.P.R. stabilisce un ulteriore differimento dei termini fino al 31 gennaio 2000 (entrambi questi D.P.R. sono stati negoziati dalle Giunte della passata legislatura). Dal 31 gennaio 2000 non succede praticamente più niente, o meglio, il 30 gennaio c'è una nuova deliberazione della Giunta che incarica il presidente Floris di negoziare un nuovo differimento dei termini, ma nessun atto intercorre fino al maggio del 2004, quando il Consiglio dei ministri, alla vigilia della campagna elettorale, su proposta del Ministro dell'ambiente, Matteoli, approva uno schema di decreto presidenziale che avrebbe dovuto abrogare le misure di salvaguardia del precedente decreto istitutivo prevedendo, entro il 31 dicembre 2004, la negoziazione di una nuova intesa tra Governo e Regione per una diversa perimetrazione del Parco e una ridefinizione del ruolo della Regione e delle autonomie locali. Al 31 dicembre 2004 lo schema di D.P.R. non è stato sottoscritto dal Presidente della Repubblica e nessun indirizzo politico amministrativo espresso in atti formali giustificava più, o giustifica più, la disapplicazione di vincoli che esistono in base a una legge dello Stato e al decreto istitutivo del Parco del Gennargentu.
La Giunta ha cercato di muoversi consapevole che questa situazione stava maturando; l'Assessore dell'ambiente il 1° dicembre, dopo numerosi tentativi di contattare il Ministero dell'ambiente, ha espresso questa preoccupazione alla Direzione generale, sono andato direttamente dal Direttore generale della conservazione della natura del Ministero dell'ambiente, ho incontrato il 13 di dicembre i sindaci dei Comuni del Gennargentu, ho fatto presente che la Giunta regionale si stava adoperando, in continuità con una linea istituzionale della Regione, per il superamento delle intese precedentemente intercorse, per una modifica della legge 394, per una rinegoziazione del ruolo della Regione e degli enti locali, per il superamento e la rimozione del decreto del Presidente della Repubblica istitutivo del Parco.
Ci siamo mossi tempestivamente, ci siamo mossi con consapevolezza per tentare di recuperare un ritardo che, sia detto senza polemica, è durato cinque anni. C'era tutto il tempo in questi cinque anni di rinegoziare la decisione sul Parco del Gennargentu e per discutere complessivamente della questione dei parchi. Sia detto anche questo senza polemica, perché sappiamo che le posizioni, al di là del fair play istituzionale tra di noi, sono diverse: per cinque anni di parchi non si è voluto neanche parlare, né regionali né nazionali. E questo ha comportato anche che la vicenda del Gennargentu abbia navigato per cinque anni in una situazione effettivamente, dal punto di vista istituzionale, molto precaria e molto discutibile, con un parco non istituito, ma con i vincoli vigenti, anche se le istituzioni, le forze dell'ordine, la Regione non li applicavano,. E' una situazione, diciamocelo francamente, di illegalità.
Questa situazione va superata, va superata molto rapidamente e va superata non con pannicelli caldi. Chiedere una sospensione in occasione dell'alluvione e della dichiarazione dello stato di calamità, sarebbe stato un sotterfugio e sarebbe stato quasi certamente prendere ulteriore tempo per non concludere assolutamente niente. Tanto vale, a questo punto, affrontare le cose immediatamente di petto per quello che sono. La Giunta non intende - questo vorrei che fosse molto chiaro - rinunciare a una politica delle aree naturali protette in Sardegna. Non ci pensa neanche, anzi, l'istituzione di aree naturali protette e di parchi è uno dei perni del nostro programma, perché siamo convinti che siano uno strumento di sviluppo, e riprendere la strada della istituzione delle aree protette è uno dei nostri obiettivi. Certamente non vogliamo ripercorrere errori del passato; i parchi cerchiamo di costruirli col consenso delle comunità locali, col consenso delle popolazioni, cercando di spiegare quali sono i vantaggi. Il parco non è un recinto, non è un ente, non è una ASL. Il parco è un progetto di sviluppo, un modo di vivere il territorio, un modo di organizzare produzioni, comportamenti, progetti, riqualificazione, utilizzo dei beni naturali in modo sostenibile. Questo è un parco. Presentarlo come un recinto è stato uno degli errori più gravi che siano stati mai commessi, sia da quelli che volevano i parchi, sia da quelli che non li volevano. Non esiste al mondo un parco naturale di grandi dimensioni recintato! Esistono al mondo parchi naturali di grandi dimensioni che hanno progetti di sviluppo sostenibile, ambientalmente compatibile, uno sviluppo fondato su un uso rinnovabile dei beni ambientali. Questa è la linea che la Giunta vuole perseguire. Ovviamente vogliamo averne noi la gestione, e ciò vale anche per il parco del Gennargentu, quello che diciamo è che non siamo contrari al fatto che un parco abbia una rilevanza nazionale; siamo contrari al fatto che ci siano parchi ministeriali. Questa è la nostra posizione.
La nostra posizione è altresì realistica, nel senso che partiamo dalla consapevolezza che in questi quarant'anni la Regione ha accumulato una risorsa notevole, che è quella delle foreste della Regione, quelle demaniali e quelle che abbiamo in concessione dai comuni. Queste foreste sono state consegnate dalle comunità locali; prima gli Ispettorati forestali, poi l'Azienda demaniale, poi l'Ente Foreste le hanno gestite con una logica di accumulo, con una metodologia chiusa, tanto è vero che spesso le comunità si sono persino dimenticate di che cosa c'è dentro e hanno accettato questa gestione in cambio di posti di lavoro. Oggi noi pensiamo che questi 214 mila ettari di foreste, di cui 28 mila nel centro della Sardegna, proprio nell'area del Gennargentu, possano essere utilizzati come base di partenza non esclusiva per costituire i nostri parchi. Ed è esattamente il contrario di quello che ho sentito dire da parte di alcuni onorevoli consiglieri. La fase due della gestione del patrimonio forestale sarà proprio la fase dell'apertura delle foreste a una nuova fruizione, ovviamente non per distruggere il patrimonio che è stato accumulato, ma per renderlo produttivo e metterlo a frutto, per sviluppare l'economia del bosco, per sviluppare l'impresa del verde, per consentire alle comunità locali di trarre posti di lavoro da questa nostra risorsa, che non siano più buste paga a carico del bilancio regionale, che non è più in grado di reggere una politica forestale intesa come mero ammortizzatore sociale.
Questa è la linea politica della Giunta regionale. La Giunta avrebbe voluto esporre questa linea al Ministro dell'ambiente. Ieri è successo un fatto istituzionalmente grave, onorevole Diana, molto grave, perché un ministro non può, di fronte a una richiesta del Presidente della Regione sarda, dire: "Aspetta fuori che prima sento i sindaci". Non lo può fare. Qualunque cosa sia successa, Presidente Diana, Presidente della Provincia, stiamo parlando di un fatto istituzionalmente molto grave che credo questo Consiglio dovrebbe riprovare, perché si tratta di un'offesa alla massima istituzione autonomistica della Sardegna. Dobbiamo chiedere al Ministero il rispetto dei rapporti formali corretti e dobbiamo chiedere al Ministero che ci aiuti nella soluzione di questo problema, perché è un problema effettivamente, dal punto di vista giuridico, non facile. La rimozione di quel decreto non può avvenire tout court, deve avvenire sulla base di un'intesa tra Stato e Regione e di un patto chiaro su quello che si vuole fare. Questo noi chiediamo nell'avviare un nuovo confronto col Governo, e il Governo deve rendersi responsabile di una partita che è prevalentemente nelle sue mani, deve rendersi conto che non può continuare a mantenere noi in una situazione di incertezza, di ambiguità e di difficoltà nell'applicazione della legge.
Un'ultima parola la voglio dire sulla gestione di questa vicenda: noi abbiamo cercato di fare, tramite il Corpo Forestale, un'attività di informazione, di prevenzione delle tensioni, di dialogo, e devo dire, con soddisfazione, che la maggior parte delle persone, compresi i cacciatori, si sono comportate in maniera estremamente responsabile. La gente ha bisogno di legalità, e in genere quando vede il forestale non gli spara addosso ma ci dialoga e osserva anche le istruzioni che in base alla legge vengono date. Siamo noi amministratori che non dobbiamo incitare alla illegalità, siamo noi amministratori che dobbiamo essere custodi della legalità anche quando ci sono leggi che non ci convincono, siamo noi amministratori che dobbiamo governare con serenità anche situazioni difficili.
Prendo atto che stanno cercando di farlo insieme alla Regione, anche molti sindaci, non tutti, ma chiedo a tutti ancora uno sforzo di responsabilità, di serenità, di razionalità, perché la vertenza non sarà facilissima, non si concluderà in un giorno, richiederà anche molta creatività istituzionale; su questo chiediamo l'aiuto del Consiglio, il suo supporto politico, e su questo contiamo dai prossimi giorni di metterci a lavoro con la stessa intensità con cui ci siamo messi a lavoro nei giorni scorsi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (Progetto Sardegna). Chiedo se sia possibile accordare una breve sospensione che ci consenta la predisposizione di un testo che possa essere il più unitario possibile, che esprima anche le posizioni e le diversità da comporre, diversità che sono state manifestate anche nel corso di questo dibattito.
PRESIDENTE. Va bene, penso che sia utile, che serva a concludere bene il lavoro. La seduta è sospesa sino alle 11 e 50.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 37, viene ripresa alle ore 12 e 11.)
PRESIDENTE. E' stato presentato un ordine del giorno firmato da tutti i Gruppi. Se ne dia lettura:
CORDA, Segretario:
ORDINE DEL GIORNO CAPELLI - MARROCU - LA SPISA - BIANCU - DIANA - PINNA - VARGIU - ATZERI - LICHERI - CACHIA - LADU sul superamento del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che a tutt'oggi non si è verificato il superamento del decreto Ronchi sull'istituzione del parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei;
CONSIDERATOche l'istituzione del parco del Gennargentu è stata accompagnata da forti contrarietà da parte delle comunità locali circa la gestitone centralistica, la perimetrazione e i vincoli ad essa connessi;
CONSIDERATOche pare opportuno procedere ad un superamento del decreto istitutivo per riesaminare l'intera vicenda e istituire un'area protetta con il consenso esplicito e formale delle popolazioni interessate;
CONSIDERATOche il Consiglio regionale intende esprimere unitariamente una posizione che rivendichi la autonomia statutaria della Sardegna,
impegna la Giunta regionale
1) ad attivare ogni iniziativa utile a promuovere in tempi rapidi la revisione della Legge n. 394 del 1991 secondo modelli culturali e sociali più consoni alla Sardegna, riservando alla competenza della Regione la materia dei parchi ritenuti uno degli strumenti strategici per lo sviluppo;
2) a richiedere tempestivamente al Governo il superamento del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu e del golfo di Orosei
3) a riferire immediatamente in aula sull'esito degli incontri della Giunta con il Governo nazionale. (1)
PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno sono consentite dichiarazioni di voto. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Grazie Presidente. Chiedo la votazione nominale.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Porcu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PORCU (Progetto Sardegna). Presidente e consiglieri, intendo preannunciare il mio voto favorevole a quest'ordine del giorno con le seguenti considerazioni: io non considero quest'ordine del giorno un'archiviazione della politica dei parchi, ritengo che quest'ordine del giorno rappresenti un rilancio vigoroso, su basi completamente nuove e diverse, di una politica dei parchi e di salvaguardia del territorio che sappia anche favorire lo sviluppo economico. Credo che quest'ordine del giorno aiuti ad iniziare a superare alcune contrapposizioni nei confronti di un sistema dei parchi che oggi ha proposto essenzialmente vincoli e divieti e non prospettive di sviluppo, per tutta una serie di vicende che ha ben descritto l'assessore Dessì. Credo che in quest'ordine del giorno quando si ribadisce che il parco è uno strumento strategico per lo sviluppo, quando si dice che i parchi vanno rilanciati con un consenso maggiore delle popolazioni interessate e prevedendo un ruolo decisivo della Regione, si voglia non archiviare l'esperienza del parco, non far diventare il parco un tabù, ma far diventare il parco uno strumento a favore dello sviluppo di questa regione. In questo senso credo che sia fondamentale l'impegno che si richiede alla Giunta, di superare alcune di quelle contraddizioni, alcuni di quegli ostacoli, ma anche di svolgere un ruolo attivo affinché si affermi una politica dei parchi intesi nel senso di strumento di promozione del territorio. Stiamo infatti parlando di zone che tendono allo spopolamento, che sono state progressivamente abbandonate, stiamo parlando di zone per le quali un sistema dei parchi diverso da quello pensato dalla legge istitutiva può rappresentare uno strumento decisivo di sviluppo. Credo che quest'ordine del giorno vada in questa direzione e quindi il mio voto sarà ssenz'altro favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Balia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
BALIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. Mi riconosco pienamente nell'ordine del giorno per cui voterò a favore, ma mi riconosco pienamente soprattutto in quelle parti che sinteticamente riprendono l'intervento che l'assessore Dessì ha svolto in Aula. Non si tratta evidentemente di una rinuncia, non si tratta di una modifica rispetto ad intendimenti, a decisioni e a volontà politiche che erano state già in precedenza espresse, ma si tratta di superare una concezione tradizionale di parco, che per certi versi è vecchia e che non è in ogni caso condivisa dalle popolazioni, che rispecchia il modello di parco definito dalla legge nazionale. Un modello sicuramente vecchio, che è necessario superare costituendo un parco che non sia solo strumento per osservare e rispettare la natura, cose delle quali tutti siamo ben convinti, ma che serva anche al rilancio dello sviluppo economico della Sardegna. Quindi non solo parco come oggetto di contemplazione, ma parco come strumento di sviluppo, non parco contro la gente, ma parco deciso unitamente alla gente.
Ancora di più condivido poi l'interpretazione che l'assessore Dessì ha dato del problema, unificando le tematiche del parco con alcune delle tematiche dell'Ente unico delle foreste. Dobbiamo trovare gli strumenti per uscire da una politica che allo stato attuale rischia di diventare almeno parzialmente assistenzialistica, l'Ente foreste deve anch'esso essere propulsore di sviluppo e deve riuscire a recuperare parte delle risorse al proprio interno sia con la filiera del legno, sia con il legnatico ma soprattutto con la sentieristica e con quelle strutture che l'Ente foreste ha, che unite alle competenze in materia di emergenze ambientali servono a rivitalizzarlo e a far sì che possa diventare l'elemento di congiunzione tra il turismo costiero, il turismo del mare e il turismo invece dell'interno della Sardegna.
Dobbiamo però superare una concezione che, mi dispiace dirlo, ha animato non tutti ma certamente molti di quelli che oggi operano all'interno dell'Ente foreste, secondo la quale la gestione dell'ente è stata intesa come una gestione di natura non solo privatistica ma quasi personale, quasi si trattasse non di bene di questa Regione ma di un bene di proprietà di ciascuno di loro. Conosciamo le richieste che vengono dalla scuola, le visite guidate che vengono fatte ma tutte a costo zero, dobbiamo, anche relativamente a quest'aspetto, cambiare indirizzo e far sì che anche questa diventi un'attività produttiva, che recuperi reddito in modo che l'Ente viva con risorse che non siano solo della Regione, ma recuperi anche altre risorse in modo tale da essere propulsore anch'esso dello sviluppo della Sardegna.
Questa logica di integrazione parco - Ente foreste, questa logica di ricoinvolgimento della gente, fa sì che il parco nasca come momento non che aumenta, che incrementa le tensioni sociali, tensioni sociali poi tutte destinate sempre a scaricarsi sui sindaci che sono i primi recettori perché più vicini ai cittadini di quanto lo siamo noi, ma che stempera le tensioni sociali perché concorre a cambiare la Sardegna in positivo, creando posti di lavoro e preservando un ambiente la cui conservazione in condizioni abbastanza efficienti ed utili per il futuro, cosa che allo stato attuale ci consente ancora di parlare di possibilità di parco, la dobbiamo ai nostri pastori.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Intervengo brevemente perché noi avevamo inteso che l'accordo raggiunto fosse di arrivare velocemente all'approvazione dell'ordine del giorno senza dichiarazioni di voto, però a questo punto non ci si può esimere dal motivare, seppur telegraficamente, il nostro voto favorevole su un ordine del giorno che ha un'unica e fondamentale preoccupazione, quella di rappresentare una posizione unitaria di tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale, per avviare una trattativa con lo Stato che porti al superamento della legge 394 riguardo al parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei, al riconoscimento di una competenza piena della Regione, e soprattutto ad un riconoscimento pieno della necessità che le popolazioni e gli amministratori locali siano considerati i veri protagonisti delle scelte, qualunque sia l'orientamento futuro riguardo a questa materia. Non possiamo non notare e non ribadire che questa posizione unanime è evidentemente dettata dal senso di responsabilità da parte di tutti e quindi anche da parte nostra, ma è una posizione che non può nascondere alcune differenze sostanziali su questa materia, che rimangono e rimarranno. Per quanto riguarda gli accenni fatti dall'Assessore dell'ambiente su alcuni intendimenti che sono stati anche espressi dal Presidente della Regione, per quanto abbiamo potuto leggere sulla stampa, che tenderebbero a proporre una riperimetrazione di questa, come di altre aree protette, che si centri sulle aree demaniali forestali di proprietà della Regione e sui terreni dei comuni dati in concessione all'Ente foreste, a nostro parere essa rischia di incrementare un nuovo centralismo regionale nei confronti delle amministrazioni locali e potrebbe essere rischiosamente ispirata ad una concezione ancora molto astratta ed illuministica della politica dei parchi. Noi crediamo che tutto vada fatto col consenso delle popolazioni locali, che non si possa imporre un modello astratto di parco perché non funzionerebbe; il fatto che in altre aree del nostro paese o del nostro continente l'esperienza dei parchi funzioni non può voler dire che un modello vada applicato meccanicisticamente al nostro territorio, occorre dialogare con le popolazioni, questo è l'imperativo di fondo e questo è il motivo fondamentale per cui aderiamo unitariamente a quest'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Vincenzo per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS VINCENZO (D.S.). Signor Presidente del Consiglio, Presidente della Giunta, Signori Assessori, onorevoli colleghi, dichiaro il mio voto favorevole sull'ordine del giorno perché colgo oggi un sentire comune da parte del Consiglio su un problema come quello del parco del Gennargentu che, lo voglio ricordare, ha lacerato per lungo tempo non solo le comunità dell'interno ma anche le forze politiche a livello regionale. Questo atto, che io reputo molto importante, può permetterci di scrivere seriamente una nuova pagina meno conflittuale ed anche più dignitosa rispetto al passato, dal punto di vista politico; questo naturalmente ci dà la possibilità anche di cogliere, nel confronto con il Governo, quei risultati che le popolazioni interessate oggi si attendono.
In questo modo il Consiglio si riappropria di un ruolo attivo e non subalterno rispetto al Governo nazionale, imponendo il metodo della concertazione, questo va ribadito come aspetto centrale del problema, ed un modello culturale e sociale più rispondente alle aspettative della nostra Isola. Si tratta di attribuire interamente alla nostra competenza regionale la materia dei parchi, attuando il nostro Statuto speciale. Per questo reputo importante andare immediatamente al superamento del decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu, anche attraverso una intesa istituzionale che permetta di ridisegnare un nuovo strumento basato non sui vincoli fini a sé stessi, ma su un modello vero di sviluppo delle aree dell'interno; dobbiamo quindi definire un progetto che parta, come diceva l'Assessore dell'ambiente, dai terreni concessi dai comuni all'Ente foreste per attuare i cantieri di forestazione e dai terreni di proprietà demaniale, per arrivare ad un nuovo utilizzo del territorio salvaguardando in primo luogo le sue ricchezze e valorizzandone, però, anche le potenzialità, in termini di ricadute economiche che possono determinarsi.
È chiaro che per riscrivere questo nuovo scenario dobbiamo dialogare a lungo con tutti gli attori locali, in modo che le popolazioni siano coinvolte e partecipino in prima persona alla costruzione di un diverso modello di sviluppo. In questo progetto devono entrarci tutti, perlomeno tutti quei soggetti che utilizzano il territorio, dai pastori ai cacciatori, naturalmente con regole condivise che permettano di continuare a preservare una delle oasi più belle d'Europa dal punto di vista ambientale.
Il parco, lo strumento che decideremo di mettere in campo, va riempito di contenuti, sennò è semplicemente un'enunciazione di principio, in grado di dare risposte credibili alle attese che le popolazioni interessate hanno. Concordo pienamente sulla nuova missione da assegnare all'Ente foreste, anche se più di nuova missione io parlerei di applicazione completa della riforma che ha segnato la nascita del l'Ente unico di forestazione. Evitiamo in questo modo la "calabrizzazione" del settore dando innanzitutto dignità agli stessi operai, facendoli sentire dei produttori e non degli assistiti. Su tutta questa partita il Consiglio deve mantenere una posizione unitaria andando al confronto con il Governo, con tutto il peso istituzionale che la Giunta e questo Consiglio può esercitare. Eviteremo in questo modo possibili strumentalizzazioni.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Io e il mio Gruppo condividiamo l'ordine del giorno che è stato proposto, perché contiene alcuni elementi che ci permettono di superare questo momento di particolare tensione, ed soprattutto ci permetterà successivamente di superare il decreto Ronchi che, come sappiamo, è assolutamente respinto dalle popolazioni direttamente interessate.
E condivido naturalmente anche le osservazioni contenute nell'ordine del giorno sulla gestione centralistica, sulla perimetrazione, sui vincoli che praticamente oggi sono respinti da quelle popolazioni; ed è anche molto importante il riferimento alla volontà dei comuni, laddove si afferma che solo quelli che formalmente esprimono l'adesione al parco possono farne parte. Credo che questo ordine del giorno contenga tutte le ipotesi di soluzione che potrebbero portarci ad istituire un parco veramente condiviso dalla gente.
Nella replica dell'Assessore qualche cosa non è stata chiarissima, ma credo che non sia argomento di discussione oggi, nel senso che ha proposto di utilizzare, per l'istituendo parco, i terreni gestiti oggi dall'Ente foreste è da valutare con attenzione perché le concessioni trentennali di terreni comunali sono nate per finalità diverse e cioè per fare forestazione e non per fare parchi, però questo è un argomento che affronteremo in una seconda fase.
Quello che voglio rimarcare è che quando si afferma che l'Ente foreste sta rendendo poco in termini economici, e questo è verissimo, bisogna tener conto che parliamo di investimenti a lunga scadenza, perché quando si fa forestazione si fa un investimento che avrà un rientro economico non negli anni successivi ma dopo dieci, anzi forse decine e decine di anni, forse centinaia di anni. In altri termini, la ricaduta che noi avremo sui terreni destinati a forestazione sarà una ricaduta sicuramente di natura ambientale, ma potrà essere anche diversa ma questo si verificherà entro tempi lunghi, non possiamo certo aspettarci risultati immediati.
Quello che voglio dire all'Assessore è che bisogna davvero partire da quei parchi che sono voluti dalla gente; l'Assessore sa che c'è una proposta di parco "Crastazza - Littos - Tepilora" che praticamente è approvata dalle popolazioni interessate ed è stata approvata dalla Giunta regionale, mi chiedo perché questa proposta non viene trasmessa al Consiglio, si riuscirebbe in questo modo ad approvare l'istituzione di un altro parco, ad ampliare la portata della legge regionale numero 31 perché questa è una zona di grande interesse, sono circa seimila ettari di foreste, questo è uno dei polmoni verdi più importanti della Sardegna, c'è una richiesta dei comuni che vogliono istituire un'area parco ed io credo che bisogna cogliere al volo queste proposte, perché ritengo che almeno dove i comuni addirittura sollecitano l'istituzione di un parco, queste richieste debbano essere accolte.
Quindi, chiedo che venga riesaminata questa richiesta che è ferma da quasi un anno presso la Giunta regionale, perché così facendo io credo che daremmo una risposta importante a tutto il territorio di quella zona della Sardegna, ma credo anche a tutta la Sardegna.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cachia per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CACHIA (Insieme per la Sardegna). Signor Presidente, noi voteremo a favore di quest'ordine del giorno, sia perché ne condividiamo gli intenti sia perché il Consiglio regionale nella sua interezza ha capito che il problema del parco del Gennargentu è un problema molto importante, è un problema che riguarda un vasto territorio della Sardegna, è un problema che ha caratteristiche precipue che non esistono in altre parti del mondo.
Quindi, per una volta siamo stati così intelligenti, tutti assieme, da uscire dagli schemi mentali della politica e di trovare una posizione comune per cercare di modificare e di accogliere determinate richieste ed eliminarne altre, e dare alle popolazioni che vivono in quel territorio maggiore sicurezza; dicevano i latini se non ricordo male "nova erigere et vetera servare". Indubbiamente il parco del Gennargentu non potrà essere il parco dello Stelvio. Il parco del Gennargentu deve essere un parco che si deve adattare alle condizioni storiche della nostra terra, ci sono popolazioni che abitano quei luoghi da migliaia di anni e che hanno la loro storia, la loro cultura, sono abituate a vivere quel territorio in un modo particolare; noi dobbiamo essere talmente intelligenti da comprendere le loro ragioni, da farle nostre, e calarle poi su quel territorio; ma nel contempo dobbiamo essere anche talmente intelligenti e talmente preparati da capire che oggi il bene ambiente è un bene che non può essere assolutamente trascurato, come lo è stato negli anni passati, e che anzi è un bene che serve alle popolazioni, tutte, a migliorare il loro stato sociale, a migliorare il benessere, e pertanto è un bene che deve essere preservato e che non può essere assolutamente mutilato.
Nella filosofia che ha animato le dichiarazioni programmatiche della Giunta Soru, il rapporto, l'interconnessione, l'osmosi che dovrebbe esserci tra le zone interne e le zone costiere trova la sua massima espressione nell'istituzione di un parco che non mortifichi le popolazioni, che non sia fatto solo di divieti. Dobbiamo avere la capacità di far capire alla gente che, al contrario, il parco rappresenta un'occasione di sviluppo e di progresso sociale. Per questi motivi, signor Presidente, voteremo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Artizzu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
ARTIZZU (A.N.). Grazie signor Presidente. Intervengo per annunciare il voto favorevole, mio personale ed anche di tutto il Gruppo. Credo che la soluzione prospettata nell'ordine del giorno che è stato elaborato in questa seconda fase sia una soluzione ragionevole, attuabile, e per quanto mi riguarda personalmente forse anche un po' troppo sfumata, io avrei preferito che vi fosse una maggiore presa di distanza dalle scelte del passato, che sono state imposte con uno spirito prevaricatore nei confronti delle popolazioni del nuorese e che oggi vanno assolutamente riviste.
Il testo comunque sostanzialmente mi soddisfa; io onestamente comprendo l'imbarazzo che in questo momento, su questo argomento, prova la Giunta regionale, è un imbarazzo che sfocia anche, necessariamente e fatalmente, nella preoccupazione, visti anche gli episodi fortunatamente abbastanza limitati che ci sono stati di teppismo, di vandalismo che vanno assolutamente condannati e che mi auguro siano severamente perseguiti. E in questa sede voglio anche esprimere la mia personale solidarietà nei confronti del corpo forestale che è stato fatto oggetto di un vile atto intimidatorio, sbagliato in partenza come qualunque atto di violenza, e comunque rivolto stupidamente verso persone che fanno soltanto il proprio dovere e che applicano regole che purtroppo e loro malgrado esistono.
Secondo me la Regione, la Giunta regionale, pur appoggiando io oggi un documento su cui sostanzialmente mi trovo d'accordo con la maggioranza, avrebbe potuto agire anche prima; perché è vero che voi avete ereditato questa situazione, è vero che ne avete subito effetti che già si stavano dispiegando, è anche vero onestamente che avete avuto comunque cinque mesi di tempo, entro i quali avreste potuto porvi rimedio, per non arrivare ad una sorta di braccio di ferro con il Governo nazionale, come pare sia quello che si è consumato ieri. Si è trattato di un incidente che sono certo peraltro che sarà pacificamente e costruttivamente superato, ma credo che la Giunta regionale avrebbe dovuto comunque agire per tempo.
Io non parlerò della caccia per sottolineare l'importanza e l'urgenza della revoca dei vincoli e di una rimessa in discussione di qualsiasi progetto che riguardi il parco del Gennargentu, così come peraltro anche l'istituzione di nuove, eventuali oasi naturali o zone protette dove sono vietate alcune attività; non parlerò della caccia perché sarebbe fin troppo facile, avendo io l'onore di rappresentare diecimila cacciatori della Federazione Italiana della caccia della provincia di Cagliari (oltre diecimila), ma anche perché credo che sia fuorviante parlare solo di caccia.
Noi abbiamo sentito parlare e letto delle proteste dei cacciatori, molti titoli dei giornali si sono concentrati sul problema caccia, dando finalmente spazio ai diritti di 48 mila cittadini sardi onesti e dalla condotta irreprensibile, però voi capite bene, colleghi e signor Presidente, che il problema del parco del Gennargentu non è solo un problema di caccia, la caccia è un'attività molto importante non solo dal punto di vista sportivo, ricreativo e ludico ma lo è anche da un punto di vista economico, perché la caccia crea sviluppo, crea ricchezza, muove quattrini. Però, il problema dei vincoli riguarda fasce di popolazione che vanno bene al di là di quella dei cacciatori, riguarda l'agricoltura, riguarda l'allevamento, riguarda tutte le attività rurali, tutte le attività dell'esistenza legate al territorio del Gennargentu.
Ed allora, io mi auguro e spero che questo sia un positivo passo avanti e sono soddisfatto che si sia arrivati ad una posizione unitaria, mi auguro che sia un positivo passo avanti affinché davvero si studi una nuova forma di tutela di un'area che certamente, a mio avviso, deve essere molto più circoscritta, e che non sia una sorta di campana di vetro che copre un territorio all'ingresso del quale c'è un cartello con un'elencazione di divieti ma che rappresenti veramente una opportunità di sviluppo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). L'istituzione dei parchi era, è e sarà l'unica e vera grande opportunità di sviluppo per le popolazioni di quel territorio; non c'è alternativa, per quelle aree, ad una politica di valorizzazione del loro immenso patrimonio naturalistico ambientale. La crisi drammatica del settore agricolo, che discuteremo forse subito dopo, o anche le vicende del prezzo del latte, il cui valore reale è inferiore a quello di vent'anni fa, testimoniamo che alternative ad una politica di valorizzazione di quell'immenso patrimonio ambientale non ce ne sono e testimoniano cosa è accaduto in questi anni a quei territori e a quelle popolazioni che gradualmente stanno depauperandosi, impoverendosi ed emigrando. E sono convinto che quest'ordine del giorno, a favore del quale io voterò, comunque rappresenta una sconfitta della politica in Sardegna e una sconfitta della classe dirigente sarda.
Un manifesto che era affisso presso l'Azienda foreste demaniali, e c'è ancora, diceva che un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Io voterò a favore di quest'ordine del giorno non perché sono preoccupato del rumore dell'albero che cade o dei cosiddetti comitati antiparco, che spesso sono anche serviti a nascondere interessi diversi da quelli reali delle popolazioni che volevano o intendevano rappresentare, però, è pur vero che da questa vicenda, sulla base dell'esperienza di questi dieci anni, noi usciamo sconfitti, ci siamo preoccupati di più del rumore dell'albero che cadeva che di guardare la foresta che invece cresceva. Non siamo riusciti a far decollare i due piccoli parchi che nella legislatura del 1994/1999 furono approvati, Porto Conte e Molentargius, non siamo riusciti a proporre nulla di alternativo al Parco nazionale del Gennargentu, anzi abbiamo provveduto ad annullare la legge numero 31 del 1989 e non siamo riusciti a costruire nulla di alternativo che dimostrasse che poteva esserci una politica diversa da quella dei vincoli e che valorizzasse quello che intanto si era tutelato. Il fatto stesso che in quest'ordine del giorno, che io ho sottoscritto e che quindi ovviamente voterò, si faccia riferimento a quello che abbiamo già detto nel 1998, significa che è passata un'intera legislatura - nella quale tra l'altro voi eravate al governo - inutilmente, tant'è che dobbiamo riproporre oggi le stesse rivendicazioni e le stesse ipotesi che avevamo formulato insieme nel 1998. Quindi, quest'ordine del giorno non rappresenta una grande vittoria della politica sarda ma rappresenta l'ammissione di una sconfitta e la voglia comunque di costruire qualcosa di alternativo.
Condivido l'impostazione che è stata data dalla Giunta e dall'assessore Dessì nel suo intervento. Si parla tanto di Ente foreste, avrà tanti limiti e io condivido le critiche che ho sentito, però oggi l'Ente foreste gestisce oltre 250 mila ettari di territorio regionale che rappresentano quell'immenso patrimonio di ricchezza ambientale di cui parlavo prima, e ha consentito in questi anni che l'indice di boscosità della Sardegna, che era tra i più bassi intorno agli anni cinquanta, entrasse nel novero di quelli più alti a livello nazionale, portandolo quasi al livello di quello prescritto dalla Comunità Europea. Ed oggi è arrivato il momento, e su questo concordo con le affermazioni dell'Assessore, che la politica sinora seguita, che è stata fatta esclusivamente di interventi di conservazione e in una certa misura anche di carattere assistenziale, assuma invece i caratteri di un'intrapresa economica, e quindi si possa proprio partire da quelle aree, da quei territori per costruire dei modelli di gestione del territorio che possano ottenere realmente il consenso della gente. Voterò a favore dell'ordine del giorno - chiedo solo un secondo in più - perché ritengo che senza una modifica sia dell'articolo 10 bis della legge 394, sia delle norme relative ai vincoli ed alla gestione dei parchi che rimane in capo allo Stato ed invece va trasferita agli enti locali, ai comuni, alla Regione e alle province, non sia possibile realmente fare nascere i parchi nazionali.
Ritengo che il modello da seguire, come ha detto il sindaco di Guspini sulla stampa sia quello del geoparco, che è più consono ai modelli culturali ed alla situazione sociale della Sardegna. Io ritengo che il prelievo venatorio, per esempio, sia possibile realizzarlo anche nelle aree adibite a parco, un prelievo che sia programmato, che non determini una pressione venatoria eccessiva su quelle aree e sia organizzabile; cioè è possibile pensare di istituire parchi ma ciò non rientra nella competenza della Giunta regionale e di questo Consiglio; il Parlamento potrebbe modificare la legge 394 così come altre leggi, ad esempio la numero 157, cosa che però non fa, allora sperimentiamo una forma di parco partendo dalle aree demaniali, da questo immenso patrimonio, apriamo le foreste attraverso una gestione corretta, nello statuto dell'Ente foreste questo è già previsto, e magari anche il grado di consenso delle popolazioni lo si misurerà non più sulla base dell'azione dei comitati o sulla base di quello che si dice, ma sull'azione concreta politica che noi sapremo mettere in campo.
PRESIDENTE. Invito i Capigruppo a valutare che stiamo un po' superando i tempi che avevamo stabilito nella Conferenza ieri, io capisco che ci sia bisogno di esprimere la propria opinione ma si sta aprendo un vero e proprio dibattito su un documento unitario.
Ha domandato di parlare il consigliere Pirisi per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PIRISI (D.S.). Presidente, cari colleghi, io parlo a titolo personale, e però coerentemente, nel solco della tradizione della parte politica a cui appartengo che ha sempre voluto coniugare la tutela dell'ambiente con lo sviluppo, anche per esprimere quanto mi detta la mia coscienza. Presidente, intervengo non per dire che sono d'accordo ma perché voterò contro quest'ordine del giorno, e quindi sento in coscienza di dover motivare a quest'Aula la mia scelta. E dicevo che voterò contro coerentemente con il patto stipulato con gli elettori che hanno votato me e hanno votato anche il programma che è stato presentato da questa Giunta. Io non sono convinto che vengano attuati il punto 1 e il punto 2 dell'ordine del giorno che il Consiglio approverà, ed in modo particolare non credo che verrà modificata in tempi rapidi la legge 394 del 1991, perché su questa legge si fondano tutti i parchi nazionali che esistono in Italia, e non mi pare che ci sia da parte delle altre regioni una spinta in tal senso; magari fosse!. Il secondo motivo è che nell'ordine del giorno si chiede che venga superato il decreto istitutivo del parco nazionale del Gennargentu. Penso che il Presidente della Repubblica firmerà un nuovo decreto se ce ne sarà uno sostitutivo di quello vecchio, ma questo prevederà di nuovo un parco nazionale, perché la politica nazionale si deve raccordare a quella europea, che prevede una quota di parchi nazionali anche per l'Italia.
Mi è stato detto di non espormi, colleghi, di evitare di fare il parafulmine di una parte di dissenso che c'è; ma che significa dire ad un consigliere regionale di non esporsi? Evidentemente ci sono preoccupazioni grandi per le zone del centro Sardegna. E' stato detto che c'è grande dissenso in molte parti della Sardegna, domando a qualcuno: in che modo è stato misurato il consenso verso il parco? In che modo è stata data libertà ai cittadini di esprimere la propria opinione senza essere in qualche misura, appunto, minacciati? Io credo che il popolo sardo, tutto, debba avere libertà di poter esprimere in autonomia e in sicurezza il proprio punto di vista e rivendico questo diritto; non è pensabile, cari colleghi, che ci siano parti del nostro territorio dove la libertà è conculcata e dove la sovranità è limitata. Noi siamo a favore, ed io condivido questa posizione, dell'estensione della politica che abbiamo cercato di portare avanti nelle nostre coste alle zone del centro della nostra Isola. Ma io credo anche che sarebbe bene fare quell'azione di informazione che non è stata fatta, ed oggi ci troviamo in questa condizione, ma nel 1998, lo dico all'Assessore perché lo ricorda bene, lo dico a tutti i colleghi, il consenso dei sindaci nei confronti del parco nazionale del Gennargentu era larghissimamente maggioritario. Cosa è intervenuto poi per far cambiare idea ai sindaci che certamente sono esposti in quel territorio, a causa di certi ragionamenti e di certi discorsi. Però io domando a quest'Assemblea: come mai è stato detto all'inizio della passata legislatura: cancelleremo il parco e favoriremo un nuovo modello di sviluppo? Niente di tutto questo è stato fatto e non voglio addossare responsabilità a nessuno, anzi, faccio un'autocritica come componente di quest'Assemblea, però questa è la verità storica; il parco può essere un'opportunità non, come è stato detto, per chiudere qualcuno in un recinto, cari colleghi, ma per cercare di frenare lo spopolamento di quei territori che è un male che affligge fortemente quelle zone, per evitare l'emigrazione, per evitare la mancanza di reddito, per evitare che la gente che se ne andrà per le crisi che abbiamo nel settore tessile e nella valle di Ottana, poi, debba cercare altre vie per trovare il sostentamento e per procurarsi il pane.
Quindi, io signor Presidente, pur apprezzando lo sforzo collettivo che è stato fatto e pur apprezzando che sia stato detto che la politica dei parchi non morirà con quest'ordine del giorno, sono però convinto che disarmare e trovare oggi in qualche misura una pacificazione possa essere dannoso; io sono favorevole alla pacificazione dei territori, all'instaurarsi di un confronto, alla soluzione del problema della caccia anche attraverso delle riserve di caccia da individuare e da istituire nei modi e nelle forme che possono essere compatibili, però credo che noi oggi, come diceva il mio Capigruppo, stiamo siglando un documento che segna una sconfitta della politica. Avremmo forse dovuto in qualche misura lavorare affinché veramente quello che diciamo di voler realizzare, lo sviluppo che coniughi il turismo costiero con l'interno, diventasse una realtà, e non invece arretrare, attraverso la scelta che stiamo compiendo. Perché le risorse che sono previste dalla legge 394 noi, se dovessimo fare un parco regionale, le staremmo perdendo, le staremmo perdendo di certo! Io dico riflettiamoci e ragioniamo concretamente sulle cose che dobbiamo fare anche per la prospettiva futura.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Presidente, anche noi voteremo a favore dell'ordine del giorno condividendone lo spirito soprattutto del dispositivo, nella parte in cui impegna la Giunta regionale a promuovere tutti gli atti e tutte le iniziative necessarie per modificare la legge numero 394. Ovviamente siamo favorevoli anche perché si tratta di un ordine del giorno, se non sbaglio, ripetitivo, in quanto il Consiglio regionale si è già espresso su questa materia quando io ero Presidente della Regione, ed anche allora tutte le forze politiche avevano condiviso una posizione unitaria che doveva essere portata all'attenzione dello Stato nazionale. Ovviamente siamo andati avanti, abbiamo parlato anche di norme di attuazione e probabilmente sarà necessario che il Consiglio ritorni su questo argomento, non con una seduta così frettolosa che prende lo spunto dalla necessità di intervenire nell'immediato. Vorrei però che fosse chiarito in quest'Aula che non si può addebitare la situazione attuale a ritardi di questa Giunta o di un'altra Giunta, perché su questa posizione ci siamo attestati come sardi, in ogni circostanza, e non si tratta neanche di discutere se siamo o no favorevoli al parco, si tratta di ben altro, di competenze che noi vogliamo acquisire proprio perché questo bene fondamentale per lo sviluppo della Sardegna venga gestito da noi e non da altri. Ma io vorrei sapere, posto che il Presidente sicuramente farà una dichiarazione di voto e posto che il Consiglio appoggia la sua azione nei confronti del Governo nazionale, per capirne di più circa le interlocuzioni che sono avvenute tra il Presidente della Regione e il Governo della Nazione, tra il Ministro e il Governatore, se risponde a verità quanto dicono oggi i giornali circa il rinvio dell'incontro che sarebbe dovuto avvenire tra la massima rappresentanza istituzionale della Regione e il Governo nazionale. Perché, vedete, non è la prima volta che il Governo nazionale tenta di dividere il fronte delle autonomie locali, però su questo bisogna fare chiarezza perché noi come forze politiche, come Consiglio, non possiamo assolutamente accettare passivamente che un Ministro della Repubblica venga a dividere un fronte che è stato unito e che in passato ha trovato posizioni unitarie tra i sindaci, le amministrazioni provinciali e l'amministrazione regionale e quindi inviterei il Presidente ad informare il Consiglio circa questi adempimenti.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Presidente, intervengo brevissimamente perché non pensavo che l'ordine del giorno provocasse una discussione che invece è mancata sulla mozione. Gli intenti come al solito, per vari motivi, ma anche legittimamente, vengono superati dalla necessità di intervenire per motivare i voti, così come io spero che non si liquidi con semplicità e con questo dibattito il problema dell'auspicato sviluppo delle zone interne della Sardegna che viene discusso ad ogni legislatura. Spero che i colleghi tutti non pensino che con questo semplicissimo dibattito ognuno abbia illustrato le sue opinioni, più o meno condivisibili, sullo sviluppo delle zone interne legato alla presenza del parco o alla sua assenza. L'intento dell'ordine del giorno è chiaro, soprattutto nella parte finale del dispositivo che impegna la Giunta a chiedere la modifica della legge 394 del 1991; vogliamo capire perché ci sono al Senato e alla Camera due proposte di legge di modifica della legge 394 che non sono state neanche ammesse alla discussione; vorremmo rinviare i termini di applicazione della nuova gestione di quelle aree da tutti decantate come bellissime e da salvaguardare, che però generalmente nella legislatura vengono trattate dal Consiglio in una seduta che dura una mezza mattinata e poi dimenticate. E in questo sì, condivido quanto ha detto il collega Marrocu, è il fallimento della politica che si è praticata fino ad oggi - ed auspichiamo che da oggi in poi riusciamo a voltare pagina - della nostra e della vostra politica. Poco importa se nel 1998 governava il centrosinistra, correggo in questo l'onorevole Marrocu, e non il centrodestra, se poi il centrodestra a seguire non è riuscito a portare a termine le azioni concordate, che molto spesso vengono sottoscritte in quest'Aula con un ordine del giorno, considerato alla stregua di un atto che non si nega mai a nessuno, sul problema delle zone interne, sull'area di Ottana, senza mai approfondire veramente il problema e limitandosi ad interventi di cinque minuti, in cui genericamente si dice; "Io penserei che lo sviluppo debba essere segnato, costruito e progettato attraverso quest'idea". Idea che poi non viene mai approfondita, impegni che muoiono nel tempo fino ad arrivare a fine legislatura senza aver fatto nulla.
L'ordine del giorno parla d'altro, dice altro, individua un altro percorso, sullo sviluppo delle aree delle zone interne, sullo sviluppo di quelle aree che da troppo tempo la politica vera, quella della programmazione, degli investimenti, del monitoraggio degli investimenti, trascura. Ricordo in proposito che è agli atti una proposta di istituire una commissione d'inchiesta per conoscere cosa è stato fino ad oggi, spero che possa vedere luce anche quella proposta e si possa finalmente addivenire a delle risposte che possano servire per programmare il futuro.
L'intento, dicevo, di quest'ordine del giorno è bloccare quanto sta avvenendo, era intento della mozione del 2 dicembre anticipare quanto sta avvenendo; spero che il Consiglio regionale a questo si limiti perché diversamente la discussione di merito sullo sviluppo possibile ci potrebbe portare anche a posizioni non condivise.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pili per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
PILI (F.I.). Grazie Presidente, anche io mi sarei attenuto all'accordo tra i Capigruppo e non sarei intervenuto ma alcune considerazioni, in particolar modo quelle dell'onorevole Marrocu, mi inducono a fare alcune precisazioni. Quello di oggi è un passo importante, colleghi del Consiglio regionale, e chiunque lo voglia sottovalutare fa un errore, perché credo che sia assolutamente importante che il Consiglio regionale della Sardegna si presenti con una posizione unitaria, o comunque largamente maggioritaria, a un confronto con lo Stato. E' un passo importante che non può essere inficiato dalle polemiche che ognuno di noi può aprire sulle responsabilità del passato. Le responsabilità del passato hanno nomi e cognomi, che sono riportati nello stesso ordine del giorno che stiamo votando e sono storicamente datati.
Io mi soffermo soltanto su un elemento politico per dire che quest'ordine del giorno merita un voto favorevole e dispiace che il collega Pirisi abbia assunto una posizione diversa, seppure rispettabilissima, una posizione corretta e lineare sostenuta con coerenza negli anni, ed è per questo motivo che credo meriti la nostra stima. E' un ordine del giorno che stigmatizza il centralismo statale. Io vorrei che su questo noi ci soffermassimo, ma sono convinto che alcuni passaggi di quest'ordine del giorno vogliono fermare il neocentralismo regionale nella gestione e valorizzazione del territorio. La parte in cui si fa riferimento alla necessità del consenso esplicito e formale delle popolazioni interessate, per me ha il significato di porre un freno ad un neocentralismo regionale che sostituisce quello statale e cancella, colleghi, anche le ambiguità del passato, di chi da una parte difendeva il decreto Ronchi e nel contempo accusava lo schieramento opposto di non fare di tutto per provocarne la revoca. Come è stato detto più volte, una revoca di un decreto presidenziale ha percorsi e ha soprattutto bisogno di un terreno politico che oggi questo ordine del giorno favorisce e cerca di creare. Un capo dello Stato che deve revocare un atto, per giunta di un suo predecessore, ha bisogno di una posizione chiara e netta di un'assemblea legislativa, come il Consiglio regionale della Sardegna. Ecco, se avessi dovuto introdurre una sola parola in questo ordine del giorno avrei aggiunta dopo "un'area protetta", le parole "e valorizzata", perché bisogna saper coniugare la tutela in tutti i suoi aspetti con il progetto di sviluppo.
Concludo, colleghi, col dire che bisogna ricondurre questa discussione che ha avuto toni polemici - il presidente Floris lo ha richiamato poc'anzi, -, circa un presunto sgarbo istituzionale del Ministro dell'ambiente, ad una corretta lettura dell'ordinamento costituzionale, che pone sullo stesso piano la Regione, la Provincia e i Comuni. E se c'è stato questo primo incontro non significa, così come è stato detto, che la Regione non avrà il ruolo che merita e, anzi, aver saputo valorizzare, oggi che si parla di consiglio di autonomie locali, il ruolo dei comuni non significa che il Governo intenda avallare la decisione già assunta di istituire il parco, come diceva il collega Marrocu, ma che vuole ascoltare le autonomie locali per stabilire quale sarà il progetto di sviluppo per quel territorio, a patto che sia un progetto di sviluppo condiviso formalmente e sostanzialmente da quelle comunità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il Presidente della Regione per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SORU (Progetto Sardegna), Presidente della Regione. Grazie, signor Presidente. Intervengo in particolar modo per rispondere alla richiesta di chiarimento avanzata dal presidente Floris.
Sì, è vero che da qualche giorno noi avevamo chiesto un incontro urgente con il Ministro dell'ambiente. L'avevamo chiesto per tempo, anche precedentemente, per diverse questioni che sono aperte, e recentemente abbiamo ulteriormente ribadito l'urgenza di questo incontro per affrontare le questioni legate all'istituzione del Parco del Gennargentu. Le segreterie si sono sentite e abbiamo aspettato che il Ministro rientrasse dalle vacanze, ed era stato, di fatto, concordato un incontro immediatamente dopo il suo rientro. Poi abbiamo saputo che il Ministro preferiva incontrare i sindaci e rimandava a un momento successivo l'incontro con il Presidente della Regione.
Ho ritenuto e continuo a ritenere che questo sia stato uno sbaglio, che sia stato un errore. Ho una diversa considerazione del principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale. Credo che la Regione possa rappresentare in molte circostanze i sindaci e credo che i sindaci non debbano andare singolarmente e separatamente al confronto con lo Stato. Credo che sia un arricchimento per tutti poter contare su un'istituzione regionale che ci rappresenti tutti assieme. E' un arricchimento importante, è un punto di forza importante che non va sottovalutato e non deve essere permesso che sia sottovalutato nemmeno dagli altri. L'ho ribadito con una protesta formale, al Ministro ed alla Presidenza del Consiglio. Per me l'incidente è chiuso e credo che da domani mattina si inizi a lavorare concordemente assieme per il bene comune, con la volontà comune delle diverse istituzioni di fare il bene delle nostre popolazioni.
Io voterò a favore di questo documento, perché pone chiaramente due principi: il principio che la Regione rivendica a sé la responsabilità principale in tema di tutela del proprio ambiente, e quindi in tema di parchi, ed il principio che i parchi sono un fattore importantissimo nel progetto di sviluppo della Regione sarda. E quindi ringrazio il Consiglio per aver deciso di votare di fatto concordemente, unanimemente, so che è anche nello spirito del collega Pirisi, questo documento che ha lo scopo di rafforzare la posizione della Giunta nei confronti dello Stato, supportando il lavoro sinora portato avanti. Lo voto con molta convinzione, questo documento, perché è dalla prima visita all'Asinara che ho ribadito, nel momento in cui io ho visitato, per la prima volta, un parco nazionale in Sardegna, che deve essere assolutamente cambiato il sistema di gestione. Noi non possiamo avere in Sardegna dei parchi nazionali gestiti in modo centralistico dallo Stato, che non tiene conto della specificità sarda e non tiene conto soprattutto di come l'ambiente oggi non sia solamente fauna e flora, ma sia anche storia, cultura, paesaggio, tradizione, vita delle popolazioni che da millenni abitano quel territorio, tutti caratteri che riconducono necessariamente l'ambiente in modo prioritario nella sfera di responsabilità della Regione e non dello Stato.
I parchi sono necessari, sono necessarissimi. Noi siamo parte, come Stato italiano, della Comunità Europea, abbiamo degli obblighi comunitari che vanno rispettati e la Sardegna deve fare la sua parte per rispettarli. Non solo la Sardegna deve fare la sua parte, ma può fare addirittura di più delle altre regioni, avendo noi una riserva ambientale particolarmente importante rispetto ad altre regioni. I parchi non sono assolutamente un problema; i parchi sono una opportunità importante per questa regione e noi questa opportunità la vogliamo cogliere. Abbiamo un punto di partenza, sicuramente: le foreste regionali sono in nuce un embrione di parco che può essere sfruttato. E su questo, come ho detto, lavoreremo naturalmente con tutte le cautele del caso. Il Parco del Gennargentu era cosa buona, ha avuto un percorso sbagliato e oggi, è vero, registriamo un fallimento. Cercheremo di non sbagliare più, coinvolgendo in tutte le maniere i sindaci, le popolazioni locali affinché in Sardegna i parchi ci siano, ce ne siano tanti e siano strumento di sviluppo per le popolazioni.
PRESIDENTE. Bene, colleghi, siamo in fase di votazione. E' stata richiesta la votazione nominale. Siccome votiamo per la prima volta con questo sistema, avviso i colleghi che devono estrarre la tessera e reinserirla, perché il sistema consenta la votazione. Per il resto funziona tutto come prima.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
(Segue la votazione)
PRESIDENTE. Onorevole Giorico, vuol dichiarare il voto?GIORICO (Insieme per la Sardegna). Favorevole.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CORRIAS - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - ONIDA - ORRU' - PETRINI - PILI - PINNA - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - SPISSU - VARGIU.
Risponde no il consigliere: PIRISI.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 76
Votanti 76
Maggioranza 39
Favorevoli 75
Contrari 1
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. Colleghi, proseguiamo nell'esame del testo unificato delle proposte di legge numero 9/A e 27/A che abbiamo interrotto ieri, con la votazione del passaggio all'esame degli articoli.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere La Spisa. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Presidente, chiedo un chiarimento sulla prosecuzione dei lavori. Si era detto, nella Conferenza dei Capigruppo, che avremmo affrontato anche il problema dell'agricoltura. Cosa vuol dire questo? Perché l'ipotesi era di farlo già stamattina, credo che non ci sia più il tempo, però sarebbe utile che lei eventualmente dopo la votazione dica quando e come si riprenderà l'argomento, perché così concordiamo.
PRESIDENTE. Onorevole La Spisa, ha ragione. Per quanto riguarda il problema da lei sollevato, ci sarebbe la necessità, perché la discussione venga ammessa in Aula a termini di Regolamento, che venisse presentata una mozione unitaria che può venire discussa anche stasera alla conclusione dei nostri lavori. Quindi, siccome la mozione materialmente non è stata ancora presentata, vi prego di stenderla, di presentarla all'Ufficio Assemblea, e questa sera, in conclusione o in apertura, a seconda di come i Capigruppo decideranno, possiamo esaminare questo argomento.
Quindi, adesso proporrei di proseguire votando il passaggio all'esame degli articoli del testo unificato all'ordine del giorno.
Onorevole Alberto Sanna, su che cosa intende intervenire?
SANNA ALBERTO (D.S.). Sul problema della mozione sull'indebitamento delle aziende agricole. Siccome la mozione praticamente è pronta, la stanno vedendo i Gruppi, credo durante l'intervallo del pranzo, definiremo una mozione unitaria e che la presenteremo prima dell'apertura dei lavori del pomeriggio. Quindi chiedo che venga esaminata all'inizio dei lavori di stasera.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita-D.L.). Presidente, per essere coerenti rispetto agli impegni che abbiamo assunto ieri, chiedo che la discussione, anziché avvenire in conclusione dei lavori di questa sera, visto che la mozione è definita e pronta, avvenga in apertura dei lavori di questo pomeriggio.
PRESIDENTE. Io non ho, colleghi, nessuna difficoltà. Se la mozione viene presentata, siamo in condizioni di discuterla. Confermo la volontà, se verrà presentata, così come annunciato dall'onorevole Sanna, che stasera, alla riapertura dei lavori, poiché c'è un'intesa dei Gruppi in tal senso, possiamo iniziare con questo argomento contingentando il tempo della discussione, così come ci siamo detti ieri, per evitare di discutere soltanto mozioni, ancorché importanti.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del passaggio all'esame degli articoli del testo unificato delle proposte di legge numero 9/A e 27/A.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - ATZERI - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Oscar - CHERCHI Silvio - COCCO - CONTU - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - CUCCU Giuseppe - CUGINI - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Mario - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MURGIONI - ONIDA - ORRU' - PETRINI - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SCARPA - SECCI - SERRA - SORU - SPISSU - VARGIU.
Si sono astenuti i consiglieri: ARTIZZU - SANNA Matteo.
Risultato della votazionePRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 70
Votanti 68
Astenuti 2
Maggioranza 35
Favorevoli 68
(Il Consiglio approva).
La seduta di questa mattina si conclude con questa votazione. Il Consiglio riprenderà questo pomeriggio alle ore 16 e 30.
La seduta è tolta alle ore 13 e 42.
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