Seduta n.62 del 12/01/2005
Presidenza del Vicepresidente Fadda Paolo
indi
La seduta è aperta alle ore 16 e 37.
LANZI, Segretaria f.f., dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 21 dicembre 2004 (57), che è approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Chiedo se sia possibile sospendere per dieci minuti, un quarto d'ora, la seduta, perché stiamo raccogliendo le firme da apporre sulla mozione numero 23.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 17.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 38, viene ripresa alle ore 17 e 05.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio e lettura della mozione pervenuta alla Presidenza, di cui la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso l'immediata discussione.
(Si riporta di seguito il testo della mozione)
MOZIONE SANNA Alberto - MARROCU - BIANCU - LA SPISA - PINNA - ATZERI - CAPELLI - LICHERI - DIANA - CACHIA - VARGIU - LADU sulla necessità di un intervento della Regione finalizzato alla riduzione dell'indebitamento delle aziende agricole
IL CONSIGLIO REGIONALE
considerato che, nonostante le difficoltà che gravano sul settore agricolo, questo costituisce una irrinunciabile realtà dell'economia della Sardegna;
considerato che appare necessaria e indispensabile una azione dell'Amministrazione regionale finalizzata a rimuovere le cause che impediscono un rilancio del settore agricolo;
considerato che uno dei maggiori problemi che gravano sul settore agricolo è costituito da un indebitamento eccessivo delle aziende agricole che impedisce non solo una crescita delle aziende ma pone in pericolo la loro stessa esistenza;
constatato che tra le numerose cause alla base dell'eccessivo indebitamento del settore agricolo vi sono le numerose calamità naturali che hanno colpito la Sardegna;
appreso che sono in corso numerosi procedimenti esecutivi nei confronti di aziende che non sono più in grado di far fronte ai propri debiti e che, in particolare, nei giorni scorsi una azienda agricola del valore di oltre 500.000 euro è stata venduta all'asta , dopo 17 tentativi, per circa 18.000 euro;
considerato che tale episodio sia indicativo di un modo di procedere che, oltre a non essere di nessuna utilità per gli istituti di credito che così facendo ottengono solo una minima parte del loro credito, contribuisce ad accrescere il malessere economico e sociale di parte della popolazione delle campagne;
ritenuta pertanto la necessità che l'Amministrazione regionale, nell'ambito di un più ampio progetto di rilancio complessivo del settore agricolo, adotti con immediatezza un intervento finalizzato alla riduzione dell'indebitamento delle aziende agricole fino a un livello sostenibile dalle stesse;
considerato che in data 5 aprile 2004 l'Amministrazione regionale, gli istituti di credito e le organizzazioni professionali agricole hanno firmato un protocollo di intesa finalizzato al risanamento del deficit del comparto agricolo;
ritenuto che sia necessario verificare lo stato di attuazione di tale protocollo anche al fine di una modifica dello stesso,
impegna la Giunta regionale
a) a costituire un tavolo tecnico tra l'Amministrazione regionale, gli istituti di credito e le organizzazioni professionali agricole per effettuare la verifica dell'accordo in essere e per definire un nuovo accordo, vincolante tra le parti, sull'indebitamento del settore agricolo e per inserire nello stesso i seguenti punti:
1) la sospensione immediata di tutti gli atti esecutivi nei confronti delle aziende agricole;
2) la previsione di una ricontrattazione dei debiti delle aziende agricole con la trasformazione delle sofferenze in debiti a lungo periodo, almeno quindici anni;
3) l'adozione di tassi di interesse in linea con quelli praticati a livello nazionale;
b) ad aprire una trattativa con la Commissione europea e con lo Stato al fine di individuare una azione della Amministrazione regionale a favore delle aziende agricole che si trovano in stato di crisi a causa dell'indebitamento dovuto alla perdurante crisi di mercato oltre che a diverse calamità naturali;
c) ad esaminare la possibilità di adottare gli interventi possibili a favore dei titolari della azienda specificatamente indicata nella premessa, per permettere il riacquisto della stessa o la possibilità di iniziare un'altra attività imprenditoriale nel settore agricolo.(23)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca pertanto la discussione della mozione numero 23. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio è stato chiamato ad affrontare un problema grosso, un problema davvero importante che riguarda l'agricoltura sarda, e purtroppo riguarda l'agricoltura più moderna, quella che investe e produce. Le vicende dei giorni scorsi hanno visto un'azienda di Decimoputzu essere messa all'asta e, dopo diciassette incanti andati deserti, essere acquistata da un cittadino per 18 mila euro; un'azienda che vale - pare - circa un miliardo di vecchie lire. E questo è solo un caso, la punta dell'iceberg, è un campanello d'allarme che deve far riflettere tutti.
Ci troviamo di fronte ad un problema (l'indebitamento delle aziende agricole) che conta diverse cause: da un lato le calamità naturali che ultimamente hanno senz'altro inciso negativamente sui conti delle nostre aziende (la virosi, la siccità, ecc.) nonché una politica del credito che in Sardegna certamente non le ha aiutate a svilupparsi (il costo del denaro nell'Isola è stato sempre più caro rispetto al resto del Paese); dall'altro una debolezza strutturale del settore dovuta ad una dimensione aziendale non adeguata e quindi ad una programmazione colturale, ad una capacità produttiva, ad una capacità di stare nel mercato non all'altezza della concorrenza. Insomma si tratta di un insieme di fattori che, sommati, hanno contribuito a determinare una situazione di grandissima difficoltà.
A questo si aggiunge poi la circostanza che tradizionalmente in Sardegna abbiamo una maggiore difficoltà rispetto ad altre parti d'Italia nel rapportarci al mercato. Siamo degli ottimi produttori, ma non sappiamo organizzare la trasformazione e la vendita dei nostri prodotti, abbiamo difficoltà "a fare filiera" nei due passaggi fondamentali della filiera dove si crea valore aggiunto e occupazione, dove c'è insomma la possibilità di avere un ritorno economico positivo.
E' una situazione che da un lato mette in evidenza tutta una serie di difficoltà e dall'altro indica chiaramente la necessità di una politica che offra una risposta immediata a questa emergenza, perché quando l'ammalato è grave bisogna adoperarsi perché non muoia. Però non dobbiamo commettere l'errore, come è stato fatto in altre occasioni, di assumere soltanto provvedimenti d'emergenza, dobbiamo individuare una strategia di lungo periodo che sia in grado, in modo coraggioso, di aggredire i punti strutturali del nostro ritardo di sviluppo.
Voglio anche richiamare l'assoluta necessità di orientare l'amministrazione regionale verso un'azione che tenga conto della liberalizzazione dei mercati in Europa e nel mondo, della politica di "disaccoppiamento" dell'Unione europea che permette all'agricoltura di svincolarsi dalle colture a cui era destinato l'aiuto nel passato spingendolo ad una competizione sempre maggiore. Quindi c'è bisogno di un sistema agricolo competitivo che sia in grado di stare nel mercato e di far fronte alle difficoltà.
Nel mese di aprile dell'anno scorso la Giunta regionale, insieme alle organizzazioni di categoria e a una serie di banche, aveva allestito un tavolo tecnico per affrontare il problema e aveva anche, alla fine di un percorso un po' faticoso, siglato un accordo, un protocollo di intesa che in buona parte, a mio parere, le banche hanno disatteso. Il protocollo di intesa contiene sostanzialmente l'orientamento, l'invito, la pressione, la richiesta della politica e del mondo agricolo alle banche di praticare una diversa politica creditizia, di ricontrattare i mutui per permettere agli agricoltori di onorare i debiti e di continuare a svolgere il loro lavoro, senza dovere, quindi, essere costretti a liquidare l'azienda.
Quell'accordo, però, come ricordavo, è stato in buona parte disatteso dalle banche. Lo stesso fatto che ho richiamato in apertura (dell'azienda aggiudicata per 18 mila euro), da un lato non ha permesso alla banca creditrice di ottenere quanto dovutole, dall'altro però ha gettato una famiglia sul lastrico. Si tratta quindi di un problema enorme. Questa mozione che unitariamente presentiamo in Consiglio, nasce anche dalle sollecitazioni e dalle richieste delle amministrazioni comunali e degli agricoltori che, giustamente preoccupati per l'aggravarsi di questa situazione, si sono rivolti alla Giunta regionale e a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, chiedendo l'assunzione di impegni precisi per la soluzione, nei limiti del possibile, di problemi così grossi e così complessi.
Che cosa si dice nella mozione? Si dice che bisogna riprendere quel protocollo di intesa, quel tavolo tecnico e fare in modo che si apra intanto una verifica sullo stato di attuazione di quel protocollo, di come le banche lo stanno attuando e successivamente, si mette mano ad una rivisitazione ed un aggiornamento dello stesso, perché la situazione nel frattempo si è aggravata e occorre stabilire punti certi, regole impegnative, soprattutto per quanto riguarda le modalità di ricontrattazione dei mutui e dei tassi di interesse. Vi è poi la necessità che i debiti a breve siano trasformati in debiti a lungo termine (15 o 20 anni) in modo da offrire la possibilità agli agricoltori di onorarli senza dover soccombere sotto il loro peso.
Questo viene richiesto nella mozione, questo si chiede alla Giunta regionale. Naturalmente sarà compito anche del Consiglio, anche della Commissione agricoltura, porre in essere tutte le iniziative che si renderanno necessarie perché assieme a questo problema si affrontino i problemi complessivi dell'agricoltura sarda.
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
ADDIS, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Preliminarmente voglio rivolgere un augurio di buon anno al Consiglio e di buon lavoro a tutti. Per quanto riguarda la mozione la Giunta accoglie le proposte in essa contenute, che peraltro raccolgono il consenso, mi sembra, dell'intero Consiglio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, il problema oggi in discussione è stato portato varie volte all'attenzione di questo Consiglio; può essere considerato la madre dei problemi della Sardegna credo. E' un problema che, secondo me, nell'ultimo decennio, non parlo solo degli ultimi cinque anni, è stato sottovalutato. Perché? Perché il mondo agropastorale ha continuato a indebitarsi. Purtroppo abbiamo visto la fine che ha fatto la legge numero 44 del 1988, speriamo che la Corte Suprema di Bruxelles dia ragione a tutti coloro i quali allora ottennero i prestiti a tasso agevolato e si videro costretti in seguito a rimborsare i loro debiti a tasso ordinario più gli interessi; una decisione ingiusta che ha contribuito non poco a mettere in ginocchio moltissime aziende agropastorali in Sardegna.
Il caso di Decimoputzu è il primo senz'altro di centinaia di casi, poiché l'indebitamento riguarda oltre duemila aziende in Sardegna. L'esposizione verso le banche, tra debiti a medio termine e debiti a breve, di fatto si attesta su quasi duemila miliardi. E' un debito che difficilmente il settore agropastorale riuscirà ad onorare, stante anche la congiuntura negativa che attraversa ormai da qualche anno. Basti pensare al prezzo del latte, alle varie epizoozie, ai gravissimi danni causati dalla siccità alle colture cerealicole o imputabili, per quanto riguarda i pomodori, ad esempio, al virus che ogni anno colpisce quelle coltivazioni e che ha messo a rischio negli anni scorsi i prodotti e quindi gli incassi di quelle aziende.
Alcuni aspetti li ha esposti abbastanza chiaramente il collega Sanna, io credo che il Consiglio regionale debba approfittare di questa occasione per decidere di dedicare una parte dei suoi lavori alla grave situazione in cui versa il settore agropastorale. Nella scorsa legislatura presentai un progetto di legge in Commissione per evitare, così dissero, che Bruxelles bloccasse la legge sulla blue tongue, però non venne inserito proprio quell'articolo (né il mio né tanto meno quello proposto da altre forze politiche) che appunto offriva una possibilità di rateizzazione di questi prestiti agrari.
E' indispensabile e necessario che la Regione intervenga su questi istituti di credito (la Banca Nazionale del Lavoro e il Banco di Sardegna), che peraltro sono tesorieri entrambi della Regione, perché, in questi decenni, noi abbiamo visto prestiti che da quattro, cinquecento milioni sono cresciuti fino a due miliardi. E' una vergogna! Occorre monitorare caso per caso. Laddove il contadino, laddove l'agricoltore ha pagato ratei pari almeno alla quota capitale, occorre trattare su una quota una tantum di interessi per coprire le spese e salvare il settore, perché di questo si tratta. Del resto senz'altro dietro queste cifre si nasconde il fenomeno dell'anatocismo, non c'è ombra di dubbio.
Il settore agropastorale è stato abbandonato a se stesso, preda delle banche; non è possibile che un settore che è in ginocchio, ma non da oggi, da anni, un settore che è scarsamente strutturato dal punto di vista funzionale (vedasi reti idriche, rete elettrica e così via) sia lasciato alla mercé del più forte, così come è avvenuto nel vergognoso caso di Decimoputzu, dove un'azienda valutata alcune centinaia di milioni di lire è stata svenduta all'asta per 18 mila euro. Continuando su questa strada il crollo del settore sarà inevitabile perché in questa condizione si troveranno, tra poco, centinaia di aziende, e il giudice dell'esecuzione, purtroppo, dovrà andare avanti. E' indispensabile obbligare le banche a bloccare tutti gli atti esecutivi.
Questo la Regione può farlo, ha gli strumenti per farlo, non l'ha fatto ieri colpevolmente, lo faccia oggi! E' indispensabile farlo se vogliamo bloccare questa vergogna della rapina, dell'esproprio delle nostre aziende agropastorali da parte delle banche.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo perché l'argomento è di grande interesse, però non vorrei che con questa nostra decisione si liquidasse un problema che non può essere considerato solo del Consiglio regionale, ma riguarda anche l'intero Esecutivo. Senza voler sollevare grandi polemiche, ritengo che nell'affrontare questo problema ci dobbiamo porre anche alcuni quesiti su che cosa faremo dopo l'approvazione di questa mozione. Si tratta infatti di un problema che ormai è diventato atavico e che non è - come sostiene l'onorevole Rassu - la madre di tutti i problemi, semmai ne è la matrigna, perché i problemi dell'agricoltura in Sardegna ormai sono storicizzati.
Io non credo che riusciremo a risolvere il problema solo ed esclusivamente intervenendo sugli istituti di credito. Certo, bisogna intervenire in questo senso, ma la cosa fondamentale, secondo me, è capire qual è la politica agricola che questa Giunta regionale vuole mandare avanti. Perché se questo argomento non l'abbiamo affrontato con il Dpef (e non credo che lo affronteremo con la finanziaria) è indispensabile capire quali siano le prospettive, le linee guida, gli indirizzi che vogliono ispirare questa maggioranza nell'affrontare un problema che non è di facile soluzione. Quindi, al di là del fatto che voteremo certamente a favore di questo documento, iniziamo a porci adesso alcuni quesiti che non hanno trovato risposta né da parte del Presidente della Commissione agricoltura e neanche nelle numerosissime questioni che abbiamo sollevato in Consiglio regionale quando abbiamo affrontato il documento di programmazione economica finanziaria.
Io credo che sia necessario soffermarsi un attimo su questo aspetto; io credo che sia necessario che il Consiglio regionale impegni una parte del suo tempo (che utilizziamo spesso anche per questioni di poca rilevanza) per discutere su quali prospettive esistano oggi per il mondo agricolo sardo, cioè che cosa intendiamo fare e che cosa intendete fare. Perché è vero, come qualcuno ha detto, che se si rompe l'equilibrio, che si è già per altro incrinato, dell'agricoltura in Sardegna, viene meno ogni ulteriore prospettiva.
In questa sede non abbiamo dato risposte al problema del prezzo del latte, o per lo meno abbiamo dato risposte molto parziali, che sembrerebbero non trovare l'accordo neanche delle organizzazioni, neanche degli industriali. Ma se non riusciamo a dare risposte al problema dell'indebitamento delle aziende, se non riusciamo a dare risposte se non parziali al problema del prezzo del latte ovino, se non riusciamo a dare risposte se non parziali all'emergenza Arborea, se non riusciamo a dare risposte che non siano parziali, tutto è parziale, e questo preoccupa ancora di più.
Io credo che sia necessario veramente pensare un nuovo piano di sviluppo rurale della Sardegna, bisogna però che questo Consiglio regionale abbia il coraggio di esaminarlo, e soprattutto che la Giunta abbia la volontà di proporre a questo Consiglio una soluzione del problema agricoltura in Sardegna, perché se abbiamo già deciso che dobbiamo dismettere l'attività agricola in Sardegna è meglio dirlo subito. Io credo però che non abbiamo ulteriori prospettive, io credo che l'attività agricola in Sardegna sia talmente importante che se non costituisce il primo problema certamente è uno dei primissimi problemi, perché ogni mese, ogni sei mesi, ogni stagione, ci ritroviamo a dover affrontare una emergenza relativa a questo settore.
Allora bisogna veramente che la Giunta regionale presenti una proposta importante a questo Consiglio regionale, che certamente sarà attento e la valuterà insieme alle altre proposte, convinti come siamo che per risollevare le sorti dell'economia della Sardegna l'agricoltura sia elemento fondamentale e indispensabile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, altre volte il Consiglio regionale è stato chiamato a discutere e approvare ordini del giorno e mozioni sul tema dell'indebitamento delle aziende agricole, e la mozione che approveremo oggi non si allontana molto da atti già precedentemente approvati da questo Consiglio. Anche qui però riscontriamo, e dovremmo riscontrare e autocriticamente segnalarlo, che il fatto che il Consiglio torni sullo stesso argomento per anni, senza conseguire risultati, non è certamente per noi, classe politica (uso questo termine un po' impropriamente, fra virgolette) un elemento di orgoglio e di merito.
E' però intervenuta una novità in questi giorni: a seguito della conclusione di una procedura esecutiva un agricoltore dopo anni si è visto privato del lavoro di un'intera vita, la famiglia si è vista privata della sua unica possibilità di sostenimento che era rappresentata dall'azienda, e si è vista privata per 18 mila euro, di un bene che supera il valore di un miliardo di vecchie lire. La novità sta nel fatto che si è rotta la solidarietà da parte della società civile, dei cittadini, i quali si erano astenuti dal partecipare alle precedenti aste per non togliere a un altro cittadino disgraziato in difficoltà finanziarie un bene che era frutto del proprio lavoro. Alla diciassettesima asta, invece, un cittadino fa un'offerta e con 18 mila euro acquisisce un bene del valore di oltre un miliardo di lire. Moralmente è un fatto inaccettabile che ha rotto una solidarietà diffusa e presente nelle comunità di quei territori.
Ma, al di là dell'aspetto morale, occorre sottolineare il mancato rispetto, da parte dell'istituto di credito, di un protocollo di intesa siglato insieme alle organizzazioni professionali agricole e all'intera Giunta, il 5 aprile. Protocollo che reca la firma del Presidente della Regione Masala, dell'assessore della programmazione Capellacci e dell'Assessore dell'agricoltura. Quell'accordo che è stato tanto pubblicizzato ad aprile, e che segnava un traguardo importante per le organizzazioni professionali agricole, di fatto è stato disatteso. L'istituto di credito, infatti, pur di dare un esempio agli agricoltori morosi, è andato avanti con l'esecuzione e per 18 mila euro ha consentito che venisse acquisita un'azienda del valore di oltre un miliardo.
La prima cosa da fare, quindi - ecco l'invito che rivolgo all'Assessore e al Presidente Soru, che abbiamo già avuto modo di informare - è mettere in atto tutte le forme possibili di pressione politica perché intanto quell'azienda torni al legittimo proprietario, perché quel cittadino che pensa di aver fatto un tredici al totocalcio sottraendo un bene ad un altro cittadino, ad un agricoltore che si è trovato in difficoltà e acquisendo con 18 mila euro un patrimonio di più di dieci ettari (oltre a 7500 metri quadri di serra, un capannone e una casa colonica) sappia che non gode della stima di nessuno, sappia che non gode della stima della comunità e venga invitato a restituire l'azienda al legittimo proprietario.
Quindi io chiedo, al di là della mozione che voterò, che approverò, alla cui sottoscrizione ho partecipato insieme ad altri colleghi, che venga promossa una azione convinta e immediata da parte di tutta la comunità, quindi anche da parte della Giunta regionale, perché quell'azienda venga rimessa nella disponibilità del proprietario a cui è stata sottratta.
Sugli altri temi concordo con quanto affermava il collega Diana e il collega Sanna: c'è bisogno di un momento di riflessione per individuare gli strumenti idonei ad affrontare queste problematiche. Non sarà infatti certamente una mozione approvata dietro la spinta dell'emergenza che permetterà di risolvere tutti i problemi; c'è bisogno invece di un'attenta discussione per evitare di ripetere gli errori che anche nel passato abbiamo commesso su questo tema; errori che aprono false speranze ma che non consentono di conseguire risultati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colgo l'occasione intanto per ringraziare l'Assessore dell'agricoltura e ricambiare gli auguri di buon anno, con l'auspicio che l'anno sia buono per tutto il Consiglio e per chi si occupa di problemi agricoli, e secondariamente per esprimere alcune riflessioni sul contenuto della mozione.
Noi condividiamo il testo della mozione e condividiamo anche il dispositivo finale; sottoscriviamo anche l'appello accorato, che il collega Marrocu ha appena rivolto ai banchi della Giunta, perché in qualche maniera possa essere inviato un segnale di solidarietà da parte della società sarda, mostrando tutto il dissenso nei confronti di chi si sottrae al sentimento della solidarietà. Però non vorremmo - e chiudo su questo argomento - che si rischiasse di confondere il rimedio con il male e quindi di confondere un sintomo con la causa del sintomo. Il problema, infatti, non è che un cittadino ha rotto il meccanismo della solidarietà o non è soltanto questo; il problema è che esiste un sistema che ha permesso che un'azienda del valore di un miliardo di lire andasse all'asta per 36 milioni di lire.
Quindi noi non possiamo fermarci alla valutazione della disapprovazione morale, che è rimessa alle coscienze di ciascuno di noi e alla coscienza dell'intera società; noi dobbiamo porci il problema del perché è successo un fatto che dal punto giuridico è assolutamente legittimo e sul quale quindi si può intervenire soltanto con strumenti giuridici analoghi a quelli che sono stati utilizzati sino adesso. E' questo l'argomento sul quale noi vorremmo, come Riformatori, che venisse dedicato un istante di riflessione in più; nel senso che in quest'Aula da parecchi anni vengono dibattuti due grandi problemi della Sardegna, due grandi problemi che costituiscono anche delle ingenti fonti di spesa e che vengono affrontati dal Consiglio con un senso di ineluttabilità: mi riferisco ai problemi relativi alla sanità e all'agricoltura.
Sulla sanità ci siamo fatti - e ne abbiamo discusso varie volte in quest'Aula - l'idea che comporti una serie di spese fisse (impegnano la metà del bilancio ordinario della Regione) sulle quali sia difficile entrare nel merito. Si è detto - lo si è detto in quest'Aula - che probabilmente la situazione in cui versa la sanità in Sardegna non è addebitabile né all'ultima Giunta né alla precedente e forse neanche alla precedente ancora, ma a tutte quante insieme e si è detto anche che è necessaria una svolta e che è necessaria la solidarietà dell'intero Consiglio nell'affrontare questa svolta.
Credo che un ragionamento assai simile valga anche per le tematiche dell'agricoltura. Pur non essendo, infatti, un tecnico del settore agricolo sono stato costretto, come chiunque svolge attività politica in Sardegna, a confrontarmi spesso con le problematiche degli agricoltori, e in quelle occasioni ho potuto constatare che il dramma più grosso è costituito proprio dalla nostra incapacità d fornire delle risposte. Non esiste infatti una strategia della Regione sui problemi dell'agricoltura che ci consenta di dire agli agricoltori: "Bene, stringete la cinghia, abbiate fiducia, resistete per tre anni perché noi abbiamo individuato il possibile motore dello sviluppo che risolverà tutti i vostri problemi".
Io credo che per l'agricoltura (così come per la sanità) sia necessario un piano, un piano agricolo regionale che tracci. tenendo conto dello scenario europeo, dei mercati nazionali, del problema della continuità territoriale per le merci, del problema del marketing per il prodotto e via dicendo, le linee guida dello sviluppo che la Regione Sardegna intende proporre al mondo agricolo in modo da poterci confrontare su queste e ottenere dei risultati che possano durare per il futuro. Chiaramente voteremo a favore della mozione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi e colleghe, con questa mozione (che noi condividiamo) vengono in parte affrontate le difficoltà che oggi sta attraversando il settore agropastorale. L'occasione è stata offerta dalla vendita all'asta di un'azienda di Decimoputzu, aggiudicata a un privato per un decimo del suo valore. Questo peraltro è un problema che evidenzia la responsabilità delle banche, che non so quale vantaggio possano ottenere nel far vendere un'azienda a un decimo del suo valore. Purtroppo noi siamo abituati a questo tipo di comportamento da parte degli istituti di credito, abbiamo visto diverse volte aziende che falliscono anche quando i crediti superano i debiti, e questo dimostra che non c'è un impegno da parte delle banche per salvare un tessuto produttivo, che spesso può essere salvato con un intervento minimo.
E' chiaro che la Regione a questo punto si deve porre il problema, deve tentare di rimuovere le cause della crisi. Ma le cause delle crisi sono molte: da una parte c'è l'indebitamento delle aziende, dall'altra ci sono problemi relativi alle calamità naturali, al mercato, soprattutto del pecorino romano, alla scarsa competitività delle aziende dovuta alla mancata diversificazione della produzione. Noi oggi riproponiamo l'apertura di un tavolo tecnico fra Regione, istituti di credito e organizzazioni agricole, però io non so fino a che punto questo possa servire, perché questo tavolo l'abbiamo già aperto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L'immediata sospensione degli atti esecutivi, la ricontrattazione dei mutui, tentando di allungare il periodo di restituzione del debito con l'ennesima richiesta da parte del Consiglio regionale di equiparare i tassi almeno a quelli nazionali, sono tutte misure che possono servire ad attenuare la drammaticità della situazione, però ovviamente non risolvono il problema. Perché il problema, bisogna dircelo, non è solo quello delle banche e degli istituti di credito, il problema è cosa vogliamo fare noi, oggi e domani, dell'agricoltura in Sardegna. Su questo argomento non si sta discutendo, non abbiamo una linea che ci possa rassicurare, che ci possa garantire sullo sviluppo del settore agricolo, che ancora oggi rimane un settore portante della nostra economia.
I problemi li conosciamo, i problemi sono aperti, problemi del mercato, del pecorino romano (oggi ancora il 60 per cento del latte ovino viene trasformato in pecorino romano) però non sappiamo ancora cosa dobbiamo fare e anche se siamo consapevoli che una delle cause principali, forse la causa principale che ha fatto cadere il prezzo del latte, è questa. Quindi manca una linea da parte della Giunta regionale.
Così come l'accordo stabilito fra la Regione e le associazioni di categoria sul prezzo del latte è un accordo che, secondo me, non potrà essere rispettato, perché la Comunità europea non accetterà mai questo intervento che costituisce una sorta di aiuto alle imprese. Peraltro non si dice, qualora la Comunità europea non accettasse questa aggiunta di 14 centesimi, chi pagherà questi 14 centesimi. E' un aspetto che occorre chiarire perché altrimenti si rischia di perpetrare un altro imbroglio nei confronti del mondo agropastorale.
Ma anche se la Comunità europea dovesse accettare questa integrazione di 14 centesimi per litro di latte si tratta di un intervento che risolverà il problema quest'anno, ma fra un anno, fra due anni, fra tre anni, si riproporrà lo stesso problema. Quindi noi non possiamo tappare il buco oggi, ma dobbiamo creare le condizioni affinché il mondo agropastorale abbia la capacità e la possibilità di poter andare avanti con le proprie forze. Con queste premesse mi pare che le condizioni a tutt'oggi non ci siano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, ritengo doveroso intervenire attorno a questo tema, e colgo l'occasione per sottolineare che il Consiglio regionale in queste settimane, in questi mesi, si è più volte trovato concorde su testi di legge e su mozioni. Per esempio sui temi della formazione e del sistema integrato scuola/formazione professionale, abbiamo discusso e approvato all'unanimità in Commissione un progetto di legge in materia di partecipazione attiva del sistema delle autonomie locali alle decisioni e alla programmazione regionale. Abbiamo un Consiglio che, pur essendo il risultato di un sistema elettorale che prevede schieramenti contrapposti, alla fine si ritrova su molti argomenti a lavorare e a ragionare insieme positivamente per individuare una soluzione.
Credo che la nostra economia riceva un contributo significativo dal settore agricolo e dall'allevamento. E' importante, pertanto, perseverare nello sforzo di recuperare quella cultura di economia rurale in tutte le sue forme, per esempio nell'impiego, nell'utilizzo dei prodotti della terra attraverso la produzione di paste e di altri prodotti alimentari tipici. Si tratta quindi di un recupero di cultura, di identità, attorno al quale costruire anche una fetta del nostro sviluppo, quello cosiddetto minore, lo sviluppo locale, fatto di piccole iniziative, di piccole ma vivaci iniziative che caratterizzano poi anche l'economia di una Regione come la nostra, alla perenne ricerca di mercati stabili.
Io vado sostenendo da diverso tempo che uno dei prodotti più moderni del settore dell'alimentazione, prima della nascita dei crackers, era il pane carasau. Questo resta tuttora uno dei prodotti migliori, più ambiti sul piano del mercato alimentare, così come tutte le forme di pane a lunga conservazione che si producono in Sardegna, che sono molto moderne, perché si conciliano perfettamente con la vita che conduciamo, sempre frenetica, che ci porta raramente a scendere nel panificio per comprare il panino fresco, ma che invece ci fa giustamente apprezzare quel pane che noi riteniamo essere tipico della nostra terra e della nostra cultura.
Intervenire a sostenere questa economia è un dovere, e tutte le compatibilità finanziarie, tutte le compatibilità normative, tutte le compatibilità di partecipazione al sistema più ampio nazionale ed europeo, la tutela della concorrenza, tutte queste regole non debbono essere interpretate come un ostacolo alla salvezza di un'economia, fra l'altro di un'economia che patisce difficoltà e arretratezza. Al contrario, io credo che studiare i sistemi di intervento serva oggi per risolvere questo problema e debba servire anche domani per capire come ci dobbiamo attestare per difendere le possibilità di sviluppo di questa nostra Regione. Per questo votiamo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi era sembrato di capire che dopo la presentazione di una mozione firmata da tutti i Gruppi non fosse necessario intervenire in quest'Aula, però la circostanza che ognuno di noi spesso e volentieri ama mettersi in mostra impone anche a me di intervenire, non per mettermi in mostra, ma per rivendicare alcuni dei risultati conseguiti nella precedente legislatura.
Ho partecipato, insieme al Presidente della Commissione, alla stesura di questa mozione, condividendone fin dall'inizio l'impostazione generale, però mi preme sottolineare alcuni aspetti. Va dato atto all'Assessore precedente che, per rispetto nei confronti di chi avesse vinto le elezioni, sottoscrisse un protocollo d'intesa con le associazioni di categoria e con le banche per un periodo limitato di tempo (novanta giorni) lasciando così la possibilità all'Esecutivo successivo, e quindi alla nuova formazione politica di centrosinistra, di riaffrontare il problema ed eventualmente modificare il protocollo d'intesa. Ciò non è avvenuto, Assessore, e me ne dispiace, eppure lei era un valido funzionario di quell'Assessorato, sapeva a che punto eravamo arrivati, sapeva che le banche si erano impegnate per iscritto a non procedere al sequestro delle aziende per un periodo di novanta giorni. Da quel periodo in poi, cioè dal 5 aprile, trascorsi i novanta giorni la Giunta Soru non ha fatto niente.
Ma io non voglio aprire una polemica, voglio invece sottolineare un aspetto: il centrosinistra, nella precedente legislatura, non faceva altro, in Commissione agricoltura, che richiedere a quanto ammontava il debito nel settore agricolo. Avrei preferito che uno dei primi atti della Giunta Soru fosse quello di dire: "Il debito in agricoltura ammonta a 1.200 milioni, non rifinanziamo più il piano triennale del lavoro e saldiamo i debiti in agricoltura". Probabilmente anche Rifondazione Comunista, che ha annunciato il voto favorevole a questa mozione, avrebbe detto: "Sì, comunque salviamo posti di lavoro in agricoltura, consentiamo che lo sviluppo in agricoltura ritorni quello di una volta" così oggi nel centrosinistra non ci sarebbero problemi.
Un ulteriore aspetto che voglio sottolineare è quello relativo all'annunciato piano di sviluppo della Giunta Soru. Si dice che la Giunta Soru finanzierà in questi giorni, con 150 milioni di euro, il piano d sviluppo, però non ci dice quale sarà il piano di sviluppo. Allora invito il mio amico Alberto Sanna, Presidente della Commissione agricoltura, valido esponente del centrosinistra, che conosce veramente i problemi del settore, a fare in modo che già quei 150 milioni di euro vengano destinati a ripianare una parte dell'indebitamento in agricoltura. Poi se Rifondazione Comunista non sarà d'accordo sarà un problema di Rifondazione Comunista. Però se è vero come è vero, e come è stato sottolineato in quest'Aula, che il principale settore dell'economia sarda è quello agro-pastorale, rimbocchiamoci le maniche tutti, ma non a parole, da domani per cercare di risolvere i problemi del mondo agricolo. Il debito in agricoltura ammonta a 1.200 miliardi delle vecchie lire, però nessuno, né il centrosinistra né il centrodestra hanno il coraggio di dire come dobbiamo fare per sanare quest'indebitamento.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, concluda il suo intervento.
CAPPAI (U.D.C.). È vero collega Marrocu che sono stati firmati molti documenti, molti atti con i quali sono stati assunti impegni per risolvere il problema dell'agricoltura, però è altrettanto vero che quelle firme sono state disattese da troppi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, signori Assessori, io voterò a favore di questa mozione, anche se debbo sottolineare alcuni aspetti negativi: uno è quello dedotto dal Presidente della Commissione, Alberto Sanna. Ho conosciuto Alberto Sanna quando era componente della Commissione agricoltura: era grintoso, portava gli elementi e i problemi all'attenzione della Commissione anche in maniera dura. Bene, stasera l'ho visto in difficoltà perché evidentemente anche lui non sa ancora, nonostante sia un autorevole esponente del Gruppo di maggioranza, cosa eventualmente decidere, cosa fare e in che modo affrontare il problema dell'indebitamento agricolo in Sardegna.
Più volte abbiamo parlato in Commissione di indebitamento agricolo, della legge regionale numero 44 del 1988, io non sto qui a ricordare, collega Marrocu, di chi erano le responsabilità di quella famosa legge numero 44, responsabilità che comunque non erano certamente del centrodestra, ma che risalgano probabilmente, anzi, senza probabilmente, alla Giunta del centrosinistra, però non voglio sollevare polemiche. Io la ringrazio, caro Assessore dell'agricoltura, per gli auguri che ha formulato, però mi sarei aspettato, come primo esordio, che lei ci illuminasse e ci chiedesse eventualmente quale contributo potessimo offrire noi, come Consiglio, in materia agricola e avesse detto quale proposta intendesse avanzare.
I esco deluso da questo dibattito, profondamente deluso, perché non ho ricevuto da lei alcun elemento da portare a quelle organizzazioni che ci chiedono cosa vogliamo fare per risolvere il problema dell'indebitamento. Quindi io mi auguro che alla fine non venga "stoppata" anche la sua buona volontà da chi non è presente in Aula e decide dietro le quinte.
L'abbiamo visto anche in materia di formazione professionale: un ordine del giorno votato all'unanimità da parte del Consiglio e poi bloccato da chi eventualmente preferisce non presenziare in Aula. L'abbiamo visto in occasione delle discussioni sui problemi della chimica, dell'energia, su tutti i problemi che hanno coinvolto l'intero Consiglio regionale; problemi che puntualmente gli Assessori di turno si sono impegnati ad affrontare accogliendo i relativi ordini del giorno e che puntualmente sono stati bloccati da coloro che operano dietro le quinte, e che contano probabilmente molto ma molto di più degli Assessori, decidendo in nome e per conto di essi. Allora io dico: caro Assessore, non so se lei sia in grado di farlo questa sera, però mi auguro che presenti sui problemi dell'agricoltura una proposta organica che offra risposte alle richieste degli agricoltori e di tutti coloro che lavorano in questo settore e attraversano una situazione gravissima.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, Assessore e onorevoli colleghi, siamo di fronte ad una mozione unitaria su un tema che mette a nudo la gravità della situazione in cui versano le aziende agricole in Sardegna. Noi di Rifondazione Comunista vogliamo un intervento che riguardi tutto il comparto agricolo, perché riteniamo questo settore fondamentale per lo sviluppo economico della Sardegna, ma non ci facciamo trascinare nell'errore di utilizzare per esso tutti i fondi del piano straordinario del lavoro. Noi non ci stiamo a questa ipotesi, non vogliamo mettere in competizione tra loro due categorie in crisi, e cioè quella degli agricoltori e quella dei disoccupati che non hanno una prospettiva di lavoro in Sardegna. Noi riteniamo che per aggredire il fenomeno della disoccupazione sia fondamentale avviare politiche straordinarie in materia di lavoro.
Ma oggi qui siamo chiamati a discutere di altro, siamo chiamati a discutere sull'emergenza, siamo di fronte ad un impegno che è stato completamente disatteso dalle banche, un protocollo d'intesa siglato il 5 aprile del 2004, che chiamava più soggetti (la Regione, le banche, le associazioni di categoria, gli imprenditori agricoli) ad assumersi le proprie responsabilità. Bene, le banche hanno disatteso questo protocollo d'intesa, lo hanno disatteso con i primi provvedimenti, come quello relativo all'azienda agricola messa all'asta che abbiamo richiamato nella mozione presentata dai Capigruppo.
Si tratta di un primo tentativo, posto in essere dalle banche, di smantellare tutto il sistema dell'agricoltura in Sardegna. E questo è inaccettabile, per quanto ci riguarda. Dobbiamo invece avviare un confronto per capire quali siano le azioni che possiamo intraprendere nell'immediato; avviare un monitoraggio della situazione del comparto agricolo in Sardegna e aprire immediatamente un'interlocuzione forte con la Comunità europea per individuare le indicazioni da fornire per poter uscire da questa situazione di crisi.
Quindi va molto bene la mozione, non è necessario che pronunci la mia dichiarazione di voto, considerato che è stata sottoscritta da tutti i Capigruppo consiliari, però essa deve costituire il primo passo per riavviare la discussione e per recepire anche i punti migliori contenuti in quel protocollo d'intesa siglato nel 2004.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, noi dell'U.D.S. voteremo contro la mozione presentata dai Capigruppo. Voteremo contro perché non soltanto riteniamo che costituisce un arretramento rispetto al dibattito sviluppatosi in quest'Aula nel dicembre del 2003, ma perché la consideriamo una vera e propria polverina negli occhi di chi ci sta ascoltando qua dentro e fuori di qua.
La storia si ripete. Anche adesso noi riteniamo di rendere un servizio, con questa mozione, dicendo: "Andate, siate in pace". Non è così! Nel 2003 noi abbiamo affrontato in quest'Aula un grande dibattito politico, mettendo l'accento sulla grave crisi esistente nel settore dell'agricoltura: sul fatto della nuova competitività, sulle molteplici calamità che hanno dovuto affrontare gli agricoltori nell'ultimo decennio, dalle ripetute siccità, alle gelate, alle alluvioni, alle virosi, alle grandinate, alla lingua blu, alla peste suina, oltre alle conseguenze del cosiddetto morbo della mucca pazza.
Nel dicembre del 2003 abbiamo approvato due ordini del giorno ben più avanzati della mozione che stiamo presentando oggi, e su uno di quegli ordini del giorno l'allora assessore Contu aveva chiesto due mesi di tempo per proporre al Consiglio regionale un disegno di legge che ponesse fine al dramma degli agricoltori della Sardegna. E che cosa mi proponete adesso? Un ordine del giorno che non è più neanche quello, che costituisce un arretramento rispetto a quello. Ma ci stiamo prendendo in giro?
Il Presidente della Commissione, di Alleanza Nazionale, presentò allora tre proposte di legge, parcheggiate in Commissione, che dovevano essere esaminate con urgenza per dare risposte legislative agli agricoltori della Sardegna e impegnò la Commissione consiliare competente a porre all'ordine del giorno dei suoi lavori il disegno di legge per poi proporlo all'Aula. E adesso che cosa facciamo? Ne usciamo fuori con un documento che, rispetto a quello che avevamo già detto (dopo aver trovato le risorse disponibili e quant'altro) inizia tutto daccapo. E quest'anno che cosa è successo? Il nuovo Assessore all'agricoltura cosa ha fatto? Qual è la proposta che porta qui?
Un'altra volta abbiamo discusso in quest'Aula, onorevole Marrocu, del problema relativo alle serre e ancora mi sento dire che l'Assessore dell'agricoltura continua a ripetere che questi finanziamenti non si possono erogare perché sono passati cinque anni. Cinque anni passati per l'inerzia della Regione e del Consiglio regionale! Adesso arriva il momento di dare i soldi agli agricoltori e si dice: "Eh, ma quei soldi sono spesi, non li abbiamo più, li abbiamo presi e dirottati verso altri capitoli"! Ma la vogliamo finire con questo balletto? Io credo che sia proprio ora di smetterla!
Ecco perché noi votiamo contro questa mozione, perché la riteniamo una vera e propria presa in giro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, nell'annunciare il mio voto favorevole a questa mozione presentata da tutti i Capigruppo e dal Presidente della Commissione agricoltura, colgo l'occasione per ringraziare chi oggi ha sensibilizzato questo Consiglio, su questo argomento, e cioè i sindaci, che dopo le organizzazioni di categoria, che da anni stanno conducendo un'aspra battaglia, hanno avuto la capacità di portarci davanti al letto del moribondo. E' un moribondo che deve sopravvivere nell'interesse della collettività sarda, perché rappresenta un comparto strategico per la nostra Isola.
Tutti noi sappiamo che importanza riveste in Sardegna l'agricoltura e quanto è importante salvaguardarla, però mi pare che l'atmosfera che si respirava sino a qualche giorno fa (lo scontro tra il Presidente e un'organizzazione di categoria, le organizzazioni di categoria per anni rimaste inascoltate, gli Assessori molto spesso lasciati da soli) non permetteva di elaborare un progetto strategico di rilancio dell'agricoltura.
E' un problema che viene da lontano. La verità è che in Sardegna si interviene da troppi anni con soluzioni tampone, sulla spinta delle emergenze, ma manca una politica strategica per il rilancio e il sostegno nel tempo di questo settore. Ricordiamoci una cosa: tutti i paesi più avanzati del mondo, i cosiddetti paesi industrializzati, i cosiddetti paesi ricchi, parlo degli Stati Uniti d'America, dell'Olanda, della Francia, della Germania e dell'Inghilterra, fanno un'agricoltura anche in condizioni climatiche avverse sotto copertura, con l'aria condizionata, pur di farla, perché sanno quanto è importante.
Prendiamo l'esempio di Israele, che in condizioni climatiche assurde, in condizioni incredibili, ha capito che un paese che vuole avere un peso politico ed economico deve avere un'agricoltura forte, solida e naturalmente sostenuta, perché non esiste agricoltura che non sia sostenuta in tutti i paesi del mondo, perché pur avendo poco peso all'interno del prodotto interno lordo, ha un peso enorme dal punto di vista strategico. Ricordiamoci che una Russia ricca di petrolio, di diamanti e di quant'altro con un'agricoltura povera è crollata miseramente, e così tutti i paesi che non hanno avuto l'intelligenza e le capacità politiche per sostenere questo settore.
Bene, la Regione sarda, ma anche l'Italia, per troppo tempo hanno dimenticato l'agricoltura. C'è stato un momento negli anni cinquanta e sessanta, che è stata sostenuta ed ha ottenuto grandi risultati. Poi c'è stata, invece, la totale disattenzione e la politica italiana ha preferito frequentare solo i salotti importanti dell'industria, occupandosi di chimica, di siderurgia e trascurando totalmente il mondo agricolo. Fu un errore madornale, un errore che sicuramente verrà ricordato nel tempo per i danni causati.
Io credo che occorra rivedere tutto, occorra ricreare un clima sereno, occorra avere un progetto e una progettualità a cui dobbiamo contribuire tutti. Adesso è arrivato il momento di metterci tutti a lavorare, in modo particolare lei che è l'Assessore, quindi il responsabile delle politiche agricole in Sardegna. Io sono convinto che quel tavolo verde che si occupa di tutta una serie di problemi deve essere accompagnato da un tavolo di esperti; parlo degli esperti dei nostri enti regionali, dell'ERSAT, dell'Istituto Zootecnico Caseario.
Dobbiamo prendere le intelligenze dalle università, dobbiamo stanare quegli uomini che sono addetti alla ricerca, dobbiamo trovare politiche di sostegno, dobbiamo individuare una strategia comune per il rilancio di questo importante settore. Altrimenti, veramente, noi ci ritroveremo in una situazione di totale abbandono delle campagne e dei piccoli paesi, e ciò andrà a discapito di tutti, perché mancherà l'uomo che presiederà il territorio, e con tutti i danni conseguenti, non solo economici, ma anche ambientali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ovviamente dichiaro il mio voto favorevole, essendo anche tra i firmatari, in rappresentanza del Gruppo dell'U.D.C., della mozione, però vorrei sottolineare e riprendere quanto detto stamane in sede di esame dell'ordine del giorno sul Parco del Gennargentu e riferirmi anche a quanto sottolineato, in quell'occasione, dall'onorevole Marrocu.
Mi sembra di assistere all'ennesimo fallimento della politica, ma soprattutto mi sembra di comprendere che ogni volta che si discute di una problematica si debba esaminare tale problematica sotto tanti punti di vista senza concentrare l'attenzione sui fini che si prefigge la mozione che l'ha sollevata. Si ha la pretesa di risolvere, qui, durante questa discussione, in cinque minuti di dichiarazione di voto per ognuno di noi, il problema dell'agricoltura in Sardegna. Io credo invece che per tale problema, come accennato anche dal collega Vargiu per la sanità, si debbano tenere delle sessioni straordinarie del Consiglio.
Non si può trovare qui, in questa fase, nella discussione di una mozione che è nata dietro la spinta di un problema specifico (l'ndebitamente del comparto agricolo) e che soprattutto è mirata - questa almeno era la mia intenzione nel sottoscriverla - e cercare di correggere la politica degli istituti di credito in Sardegna, la soluzione di un problema così vasto. Un'altra sessione straordinaria del Consiglio dovrebbe essere aperta per esaminare la politica del credito in Sardegna, perché quanto noi stiamo dicendo per l'agricoltura vale per l'industria, vale per il commercio, vale per l'artigianato; manca, da parte dei nostri istituti di credito, un sistema di assistenza creditizia in Sardegna.
Ho già avuto modo di dire che il sistema creditizio è sicuramente il socio occulto delle aziende sarde, con le quali divide solo gli utili, grazie a tassi di interesse elevatissimi, ma giustificati dall'alto rischio (alto rischio che, peraltro, secondo le ultime statistiche non viene confermato) maggiorati mediamente dai 2 ai 4 punti rispetto ai tassi praticati nel resto d'Italia. C'è però un altro aspetto: nel conteggio degli interessi viene operata una strana capitalizzazione che avvicina molto all'usura il sistema del credito e gli istituti di credito della Sardegna. Questi ultimi, infatti, non sono collaboratori, non fungono da sostegno alle aziende agricole e alle nostre aziende in generale, ma sono stessi essi causa del problema di cui stiamo discutendo in questa sede.
Quali le soluzioni? Le soluzioni sono state già indicate, tant'è che si fa cenno all'accordo del 5 aprile 2004. Pare che questa Giunta sia all'altezza di studiare nuovi sistemi di finanza innovativa; ma anche senza questi sistemi è sempre possibile chiamare al tavolo le banche, è sempre possibile muovere la finanziaria regionale, acquisire in toto il monte debitorio e ridistribuirlo a medio e lungo termine agli stessi agricoltori, a un tasso di interesse di mercato, di mercato non sardo, possibilmente, perché verrebbero strozzati una seconda volta.
Così come è possibile, in ogni caso, procedere come fanno le banche (vedasi la cessione delle quote CIS, quando fu acquistata, come ormai capita spesso, da aziende di oltre Tirreno). Le banche cedono i crediti a un presso del 30, in quel caso 25, massimo 40 per cento del suo valore, escono dal fallimento e ciò fa sì che la ricontrattazione avvenga non sul 100 per cento del debito, ma sul 40 per cento del debito. Le aziende creditizie non hanno infatti nessun interesse a tenere in bilancio delle sopravvenienze passive, cioè i crediti non riscossi, e l'eventuale cessione ad aziende specializzate, avverrebbe con vantaggio del bilancio della Regione Sardegna...
PRESIDENTE. Onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Ho quasi terminato. Con vantaggio della Regione Sardegna che dovrebbe essere garante dell'operazione, ma con vantaggio soprattutto del debitore. Questa dovrebbe essere la strategia.
Ecco perché sarebbe stato opportuno discuterne anche, senza nulla togliere all'Assessore dell'agricoltura, in presenza dell'Assessore della programmazione e soprattutto del Presidente della Regione, che in termini finanziari avrebbe potuto offrire buoni consigli, nonostante l'andamento ultimo dei conti della sua azienda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, mi ero ripromesso di iniziare questa brevissima riflessione rispondendo a ciò che l'onorevole Uras qualche minuto fa ha detto in quest'Aula o che mi è sembrato di recepire dal suo discorso. Mi è parso, infatti, che quasi si meravigliasse del fatto che ultimamente più di una volta in quest'Aula ci si è trovati, tutti insieme, a discutere e a ragionare su determinate tematiche. Io avrei voluto rispondergli che è normale che su determinati temi ci si trovi e ci si debba trovare tutti d'accordo nel dare una risposta affermativa. Probabilmente, però, lo stupore dell'onorevole Uras era dovuto all'esperienza che io sicuramente non ho ancora acquisito. Mai e poi mai io infatti avrei pensato che invece qualcuno oggi in quest'Aula potesse dichiarare di votare contro una mozione del genere, e soprattutto che lo facesse un ex Presidente della nostra Regione. Comprendo però quali possano essere state le ragioni di scoramento del presidente Floris, perché sappiamo che ogni legislatura ha una storia a sé, altrimenti non si capirebbero i motivi per i quali decadono mozioni, interrogazioni, interpellanze, proposte e disegni di legge presentati nelle precedenti legislature. Quindi capisco lo scoramento del presidente Floris per non essere riuscito, nelle passate legislature, non dico a risolvere, ma nemmeno ad alleviare l'annoso problema dell'agricoltura. Ma questo, a mio parere, non può che consentire a chi, nelle legislature future, ha intenzione, idee e proposte per cercare di risolvere i problemi, di farlo. Ecco perché nel mio piccolo mi permetto di invitare ad una riflessione ulteriore l'onorevole Floris dall'alto della sua coscienza politica, così da arrivare tutti insieme a dare una riposta favorevole a questo grido d'allarme che un intero comparto e un'intera società oggi ci sta chiedendo di trasferire a gran voce nell'Aula consiliare.
Volevo anche dire che penso che nessuno di noi, me compreso, voglia o abbia anche solo minimamente pensato di sfruttare il dramma che stanno vivendo in queste ore non solo le decine di famiglie di Decimoputzu ma quelle di tanti altri comuni della Sardegna, per attaccare alcuni degli esponenti di questa Giunta. Certo è che la non presenza del Presidente in un momento così importante deve comunque essere stigmatizzata. Soprattutto da parte dell'Assessore (mi scusi se le muovo quest'appunto) ci saremmo aspettati qualcosa di più di un semplice augurio di buon anno.
L'Assessore, del resto, conosce perfettamente i problemi, anche se solo per averli letti sui quotidiani negli ultimi giorni, non c'è stato giorno nell'ultima settimana che non si sia parlato del caso di Decimoputzu, si sapeva benissimo che si sarebbe arrivati oggi in Aula con una mozione e con un ordine del giorno. Io penso che dall'intervento dell'Assessore sarebbe stato lecito attendersi sicuramente ben più di un semplice augurio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, questa mozione richiama la necessità di un intervento della Regione finalizzato alla riduzione dell'indebitamento delle aziende agricole. Io credo che parlare di indebitamento delle aziende agricole sia quasi un eufemismo, perché è un problema che si è cronicizzato da lungo tempo. Oggi se ne riparla in quest'Aula a seguito dell'eclatante notizia di un'azienda (prima fiorente e con dietro speranze, famiglie ed attività) che è stata pignorata e venduta all'asta per 18 mila euro; un fatto che veramente grida allo scandalo e che potrebbe essere oggetto di dibattiti anche dal punto di vista morale.
Al di là di questo, che è un fatto eclatante, che l'agricoltura sia una cenerentola del nostro mondo produttivo lo sanno anche i bambini, lo so da quando sono nato, perché sono figlio di agricoltore. Per quanto riguarda i problemi in carico a questo Consiglio ho potuto riscontrare una notevole differenza di trattamento fra alcuni settori della società e la benedetta e fantomatica agricoltura. Quando si è trattato di affrontare i problemi della sanità, che era in crisi, che presentava un'esposizione debitoria per la quale e senza la copertura della quale noi avremmo perso altri finanziamenti, il Consiglio si è riunito e addirittura abbiamo fatto anche le ore piccole per stabilire che cosa avremmo dovuto fare, alla fine abbiamo trovato la terapia. Adesso, infatti, siamo in grado di ricevere questi finanziamenti.
Per l'agricoltura ci lamentiamo, eleviamo grida di dolore, sentiamo i sindaci, però di terapia non se ne parla. Praticamente, in quest'occasione stiamo discutendo dell'ossigeno da somministrare ad un traumatizzato. Se a un traumatizzato che sta per morire gli somministriamo solo l'ossigeno, nel momento si rianima, magari riesce anche a salutare parenti e amici, però se poi non intervengono i chirurghi, dopo qualche tempo muore. Ciò vale anche per quanto riguarda il problema in discussione oggi. Abbiamo impegnato la Giunta a intervenire subito, perché se a questa parte dell'agricoltura, in questo momento, non eroghiamo tutto l'ossigeno necessario, molte aziende faranno la fine di quella che è stata posta all'asta per la cifra irrisoria di 18 mila euro.
Ma per quale motivo, io mi chiedo, questo Consiglio si accorge di intervenire soltanto nell'emergenza? Perché il problema dell'agricoltura è un problema di emergenza. E' vero che ci sono delle differenze: abbiamo parlato per molto tempo - perché effettivamente ci hanno assillato sia la stampa sia gli operatori del settore - del problema del prezzo del latte, però in agricoltura non c'è soltanto produzione del latte, la parte produttiva, la zootecnia, ci sono anche le coltivazioni agricole, le granaglie. Mi sembra quasi di far parte di un gruppo di alieni che non ha contatto con chi produce veramente in agricoltura, sembra quasi che tutta l'altra parte dell'agricoltura vada bene.
Pensate - il dato è approssimativo ma serve per capire - negli anni settanta i concimi costavano 8 mila lire e il grano si vendeva a 37 - 40 mila lire il quintale; oggi, trent'anni dopo, i concimi costano l'equivalente in euro di 50 - 60 mila lire il quintale e il grano viene ritirato per cortesia, non sempre, a 30 mila lire il quintale. Ditemi se questa è un'agricoltura che può essere ancora incoraggiata!
Io non so per quale motivo, considerato che la Regione ha dei settori specializzati come l'ERSAT, con delle teste che - mi hanno riferito - pensanti che sono all'avanguardia per quanto riguarda la soluzione dei problemi agricoli, non capisco per quale motivo non vengono mobilitate queste intelligenze per cercare di offrire a quel comparto la possibilità di generare un reddito dignitoso per chi vi lavora. Come fa un agricoltore di un'azienda di cento ettari ad assumere un dipendente che gli costa 40 milioni l'anno? Non possibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, ritengo necessario pronunciare questa dichiarazione di voto per puntualizzare alcuni aspetti che sono emersi in questa sorta di dibattito apertosi in occasione delle dichiarazioni di voto. Io credo che l'atto che stiamo per approvare in questo Consiglio non possa essere sminuito da nessuno nella sua importanza formale e sostanziale. Importanza formale perché è un atto di indirizzo che il Consiglio regionale invia alla Giunta all'inizio della legislatura su un problema di grande rilevanza. Importanza sostanziale perché tutto ciò che è stato tentato e fatto nel passato si scontra oggi con un dato nuovo.
Non dimentichiamoci che stiamo intervenendo a seguito della conclusione o dell'avvio ormai inoltrato di una procedura di asta che ha portato alla svendita, alla realizzazione di un vero e proprio atto di speculazione nei confronti di un'azienda agricola a conduzione familiare che ha un valore patrimoniale altissimo e che rischia di andare in mani di non sappiamo chi (o meglio, molti sanno anche in mano a chi) per 18 mila euro. Questo è un fatto gravissimo, ma è un fatto ampiamente annunciato in passato. Continuando su questa strada, e se la Regione non interverrà, questi atti diventeranno progressivamente la norma gettando sul lastrico numerose famiglie e immettendo nelle campagne speculatori che acquisiscono le aree per un pugno di euro.
Questo è il fatto grave, e io condivido quanto detto anche dal collega Marrocu, che chi compie questi atti non può godere del silenzio del Consiglio regionale; chi si comporta così deve sapere che ha la riprovazione delle istituzioni. Alla Giunta spetta ora un compito molto delicato e decisivo, Assessore, cioè quello di utilizzare tutti gli strumenti di pressione consentiti dalla legge per attuare o eventualmente modificare il protocollo già firmato dalla precedente Giunta con gli istituti bancari, in modo tale da raggiungere intese che siano maggiormente vincolanti rispetto a quelle già raggiunte, così che vengano effettivamente bloccati tutti gli atti esecutivi, che si preveda un'effettiva ricontrattazione (l'abbiamo scritto nel dispositivo) dei debiti delle aziende agricole e che si mettano le stesse banche di fronte alle proprie responsabilità.
Le banche su questi debiti hanno svolto un ruolo negativo, questo va detto molto chiaramente; la lievitazione degli interessi, il calcolo degli interessi sugli interessi costituiscono un fatto grave, spesso sono stati trascurati anche i tempi precisi in cui questi interessi dovevano essere effettivamente calcolati. Ci sarebbe molto da approfondire sul piano amministrativo e tecnico. Oggi, con questo atto fondamentale del Consiglio portato in Aula all'inizio della legislatura, si assegna alla Giunta, all'Assessore e al Presidente un compito importantissimo che deve essere svolto devono svolgere con grande senso di responsabilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Io credo, signor Presidente, onorevoli colleghi, che questo provvedimento unitario che proponiamo all'attenzione del Consiglio e alla sua approvazione costituisca un fatto importante. Io non penso, onorevole Floris, che questo lavoro che abbiamo intrapreso sia un lavoro inutile; io non lo credo, naturalmente rispetto la sua autorevole opinione. Penso che, di fronte ad una situazione che oggi si presenta anche più grave (sempre che ciò sia possibile) rispetto al passato, sia giusto e doveroso che il Consiglio regionale, unitariamente - questo è un fatto positivo che voglio sottolineare - perché vuol dire che c'è un'assunzione di responsabilità complessiva da parte del massimo organo che rappresenta la nostra comunità rispetto ad un problema di questa importanza - dia alla Giunta indicazioni, che impegni la Giunta perché intervenga di fronte all'emergenza rimettendo e riconsegnando al tavolo tecnico il suo ruolo e quindi ridefinendo una strategia.
Il dispositivo indica i punti qualificanti e i punti fondamentali, ma stabilisce anche che la Giunta deve concordare col Governo nazionale e con l'Unione Europea tutte le possibili misure che possono essere portate avanti per dare una risposta a questo problema. Però il documento inquadra la tematica nel contesto più ampio di una crisi strutturale del settore all'interno di una situazione comunitaria e internazionale sempre più complessa, che richiede anche alla nostra agricoltura una capacità di adeguamento, di "fare filiera" e di presentarsi competitiva nel mercato globale.
Nella mia dichiarazione di voto, che naturalmente non può che essere favorevole, volevo anche richiamare questi elementi che non possono non essere valorizzati e chiedere anche alla Giunta, e complessivamente al Consiglio, che in tempi rapidi definisca i punti fondamentali di una strategia di politica agricola. La Commissione agricoltura in qualche modo ha già avviato questo percorso con il lavoro svolto, con l'indagine conoscitiva che ha compiuto sul prezzo del latte, dove non si è limitata ad esaminare il problema del prezzo del latte e delle dinamiche di quel comparto, ma ha messo in evidenza anche i punti di criticità del sistema agricolo nel suo insieme.
Io credo che quel lavoro costituisca già una buona base di partenza per definire gli obiettivi complessivi per il rilancio del comparto economico più importante della nostra Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale sulla mozione numero 23.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, RANDAZZO, CAPELLI, ARTIZZU, MORO, MURGIONI, ONIDA.)
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 23.
(Segue votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - ONIDA - ORRU' - PETRINI - PILI - PINNA - PISANO - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 60
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 9 e 27. Nella precedente seduta è stato approvato il passaggio all'esame degli articoli.
Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta di seguito il testo del titolo)
Titolo
Istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione-enti locali.
(È approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1. A questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento)
Art. 1
Oggetto
1. In attuazione del principio di cooperazione degli enti locali tra loro e con la Regione e al fine di garantire la partecipazione degli enti locali ai processi decisionali regionali di loro diretto interesse, la presente legge istituisce il Consiglio delle autonomie locali e la Conferenza permanente Regione-enti locali e ne disciplina le competenze, la composizione e il funzionamento.
EMENDAMENTO sostitutivo totale ATZERI - SCARPA
Art. 1
Oggetto
1. In attuazione del principio di cooperazione degli enti locali tra loro e con la Regione e del principio di sussidiarietà, e al fine di garantire agli stessi enti locali funzioni deliberative concorrenti con la regione nelle materie di cui al comma 2, la presente legge istituisce il Consiglio delle Autonomie Locali e la Conferenza permanente Regione/Enti locali e ne disciplina le competenze, la composizione e il funzionamento.
2. Il Consiglio delle Autonomie Locali esercita funzioni deliberative in ordine alle seguenti materie:
a) ordinamento delle autonomie locali;
b) bilancio economico-programmatico della Regione;
c) riforma dello Statuto.
3. In ordine a tutto quanto non previsto al comma 2, il Consiglio delle Autonomie Locali esercita funzioni consultive obbligatorie.. (1)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Atzeri per illustrare l'emendamento.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho avuto abbondante tempo per illustrare l'emendamento in sede di discussione generale. Quindi lo do per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. L'emendamento non si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, svolgo l'intervento che avrei voluto pronunciare brevemente al momento della votazione del passaggio all'esame degli articoli. E' un intervento che riprende alcune considerazioni espresse sia dal collega Atzeri durante la discussione generale di ieri sera, sia dallo stesso assessore Dadea.
Sostanzialmente, il ragionamento che fa l'assessore Dadea - e che io voglio cercare di seguire dal punto di vista concettuale - è che ci troviamo nella fase iniziale di un grande processo di cambiamento che coinvolge l'intera Regione Sardegna. La legge numero 1 di quest'anno, la legge sul consiglio delle autonomie locali, rappresenta il primo mattone di una grande innovazione che irromperà nel "sistema Sardegna", nel sistema burocratico istituzionale Sardegna, incidendo sia nei rapporti che la nostra Isola intrattiene verso l'esterno (quindi con la Comunità Europea e con lo Stato italiano anche a seguito della riforma dello Statuto) sia nei rapporti interni, col federalismo comunale, con il principio di sussidiarietà che parte dai comuni, e con l'autoriforma della Regione, cioè con la riforma della macchina burocratica amministrativa della Regione stessa.
Sulla stessa linea era il ragionamento del collega Atzeri, il quale, pur intervenendo su un argomento differente, sottolineava come il consiglio delle autonomie locali avrebbe un senso se avesse un potere diverso da quello consultivo attribuitogli dalla legge nazionale, e che noi abbiamo previsto all'interno della proposta di legge oggi in discussione.
Partendo da queste due considerazioni per noi Riformatori sarebbe facile incassare un risultato,e cioè dire che siamo stati i primi nella scorsa legislatura a cogliere il ruolo e l'importanza che il consiglio delle autonomie locali poteva rivestire. Siamo stati infatti i primi, forse gli unici nella scorsa legislatura, a presentare una proposta di legge finalizzata in tal senso; l'abbiamo ripresentata in questa legislatura e ad essa ha fatto seguito anche una proposta di legge che poi è stata utilizzata come testo unificante nella discussione in Commissione.
Dicevo, sarebbe facile per noi Riformatori incassare il risultato, sarebbe facile guardare quei banchi del centrosinistra da cui tante volte ci è stata mossa l'accusa di non aver realizzato quelle riforme per cui siamo nati e dire: "Vedete, noi abbiamo visto più lontano degli altri, gli altri sono approdati su posizioni che erano le nostre ed oggi andiamo verso l'approvazione di una prima riforma, di un primo mattone della riforma complessiva, che tutto sommato è il primo mattone che noi avremmo posto già dalla passata legislatura".
Io non voglio però porre la questione in questi termini, perché credo che la discussione odierna, il ragionamento e la riflessione odierni vertono sul valore e sul significato dell'eventuale "primo mattone", perché - hanno ragione in questo i Sardisti - il primo mattone rischia di restare un mattone senza casa. Non so se conoscete, a Cagliari, in Castello, il palazzo Zapata, che è noto ai cagliaritani come "il portone senza palazzo", perché i Zapata, che avevano molti soldi quando costruirono il portone di accesso a quello che doveva essere un grande palazzo nobiliare, poi caddero in difficoltà economiche, per cui rimane visibile, dal bastione di Santa Caterina, un bellissimo portone al quale non fa seguito un palazzo dello stesso pregio architettonico ed artistico. Non vorrei quindi che il nostro primo mattone subisse la stessa sorte.
Assessore Dadea, io ho seguito con attenzione il suo ragionamento, lei parla di tutto quel sistema di solidarietà intercomunale e comunale che si basa sull'identico ruolo e dignità degli enti locali comunali nei confronti dell'ente Regione, che consente di attivare degli scambi e poi dei trasferimenti di risorse che lei stesso ha detto che devono seguire alle competenze, che lei stesso ha detto debbono seguire al personale perché poi la Regione rimanga snella.
Presidenza del Presidente Spissu
(Segue VARGIU.) Siamo d'accordo su tutto, però se il sistema - come lo vedremmo noi Riformatori - deve essere quello di una Regione che si confronta con enti di pari importanza rappresentati dalle istituzione comunali, occorre fare i conti con tutto ciò che poi le istituzione comunali pongono in essere (consorzi, assemblee di comuni) cioè con tutte quelle strutture che servono ai comuni stessi per gestire insieme i servizi che non possono essere più gestiti su base comunale. Si ha insomma la sensazione che in questa Regione ci sia una pletora di enti. Nel senso che nel livello intermedio, tra comuni (e quindi sul federalismo comunale di gestione su cui siamo d'accordo) e la Regione, ente di programmazione, insiste una pletora di enti la cui esistenza nei prossimi giorni noi andremo ulteriormente a ratificare attraverso un atto dovuto, quale l'approvazione della legge elettorale che consentirà di votare all'interno delle otto province sarde. La pletora di enti è quindi rappresentata dalle province e dalle comunità montane, organismi spesso sovrapposti per competenze, addirittura per territorio, per ambito territoriale, come succede in Ogliastra, e tutto ciò non può non lasciare perplessi.
Poco fa, intervenendo sulla mozione testé approvata sui problemi dell'agricoltura ho indicato un settore, l'agricoltura, insieme a quello della sanità, su cui probabilmente questo Consiglio dovrà superare divisioni se vuol operare bene, se vuol dare indicazioni positive per il cambiamento della Sardegna. Forse anche per quanto riguarda la riforma complessiva dell'ente regione noi dovremmo aprire un ragionamento a 360 gradi, probabilmente dovremmo andare a guardare gli atti del passato, figli a volte, forse, di pressioni a cui l'Assemblea legislativa sarda ha ritenuto di non dover resistere o alle quali ha ritenuto di doversi in ogni misura e in ogni maniera adeguare, anche perché sono pressioni - come sa ciascuno di noi che fa politica - che provengono dalla nostra stessa classe politica, cioè da coloro che fanno politica nei nostri partiti, vengono da coloro che rappresentano il consenso diffuso che ciascun partito, che ciascun movimento ha nei territori di riferimento.
Sembra quasi di essere agli albori di una nuova era, sembra che sia stato posto il mattone di una casa che è diversa da quella che abbiamo conosciuto. In questo senso credo che l'opposizione, anzi la minoranza, come è più giusto chiamarla, sicuramente i Riformatori all'interno della minoranza, presti maggiore attenzione nei confronti di ciò che si sta facendo, nutra delle aspettative analoghe a quelle create in tanti sardi che hanno votato per questa coalizione di centrosinistra portandola al governo. Le aspettative le può avere anche chi sta all'interno di questo palazzo, all'interno di quest'Aula, esercitando un ruolo di minoranza.
Noi staremo attentissimi a ciò che verrà proposto all'Aula in relazione a questi argomenti e a questi problemi perché riteniamo che siano degli argomenti su cui, rappresentando il sistema complessivo delle regole, la cornice di riferimento all'interno della quale il progetto Sardegna si può sviluppare, l'intera Aula possa e abbia il diritto di pronunciarsi. La capacità di ascolto tra chi è in minoranza e chi è in maggioranza è fondamentale perché l'edificio possa innalzarsi e possa non restare, come il palazzo Zapata, un portone senza palazzo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna.. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sull'impostazione generale siamo già intervenuti nella discussione di ieri. Vorrei ora, invece, rivolgere un'attenzione particolare alla motivazione politica con la quale il Partito Sardo d'Azione ha voluto, direi con una certa dose di esplicita provocazione, presentare il proprio emendamento all'articolo 1. Questa provocazione, che ovviamente non è accoglibile nei termini tecnici se si vuole che questa legge passi indenne ad una valutazione di legittimità costituzionale, può essere recuperata utilmente in una seconda fase, quella che stiamo aprendo e che dovrà necessariamente valutare stimoli ed anche elaborazioni teoriche come quelle che emergono nell'emendamento Atzeri - Scarpa.
Mi riferisco al fatto che l'approvazione della norma, così come è, creerebbe una sorta di bicameralismo rispetto ai processi decisionali con valenza legislativa che la nostra Regione deve affrontare nella sua attività e il Consiglio sino ad oggi ha affrontato come organo unico di deliberazione. Non può leggersi in maniera differente l'utilizzo di espressioni tipo: "Deliberazioni o attività deliberative concorrenti", cioè espressioni che normalmente si attribuiscono all'attività legislativa della Regione rispetto a quella dello Stato; quando si afferma anche che le materie dell'ordinamento delle autonomie locali, del bilancio, la riforma dello Statuto sono di competenza deliberativa del consiglio delle autonomie locali si enuncia un concetto che sottintende una differenziazione del potere legislativo nella nostra Regione.
Non è banale dire che si è contro questo emendamento perché non è banale, credo, la motivazione politica che vi ha indotto a presentarlo; noi siamo contro questo emendamento per motivi di legittimità costituzionale più che di merito: non si può infatti innovare la competenza legislativa di questa Regione - perché di questo si tratta - attraverso una legge ordinaria. Occorre invece impostare il ragionamento in termini di immediata operatività della consulta delle autonomie locali, del consiglio delle autonomie locali sui temi che voi ponete, cioè la riforma dello Statuto, la struttura del bilancio economico e programmatico della Regione e l'ordinamento delle autonomie locali. Credo quindi che ci sia lo spazio per coinvolgere immediatamente il consiglio delle autonomie locali sulla più vasta competenza che questo Consiglio si è dato in questa legislatura di riforma della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRÙ (D.S.), relatore. Signor Presidente, io ovviamente ho espresso parere contrario sull'emendamento presentato dagli amici sardisti ed è mio intendimento chiarirne i motivi. Mi sembra che l'onorevole Vargiu, che mi ha preceduto, abbia ribadito quello che un po' tutti abbiamo affermato, cioè che senza enfasi alcuna si tratta comunque di un primo passo verso un processo di riforma o di autoriforma (chiamiamola così) che ci auguriamo generi frutti cospicui e produca atti conseguenti.
Penso anch'io che si tratti di un primo passo che dobbiamo fare in modo che si tratti di un passo avanti, non di un passo falso. Chiarisco meglio. L'emendamento presentato dagli amici sardisti, ha un evidente obiettivo provocatorio, mira cioè a sottolineare che quel limite costituzionale della funzione puramente consultiva e non decisionale, non deliberativa, è un limite non accolto, non condiviso. Io penso di trovarmi d'accordo su questo punto, noi abbiamo lo strumento per superare questo limite, per fare in modo che questo organismo non sia puramente consultivo, che esprime pareri ma che non vincola e non decide; lo strumento è quello della revisione statutaria, non vi sono altre strade, con legge ordinaria questo limite non può essere superato.
Credo allora sia intendimento di tutti varare il consiglio delle autonomie, compiere appunto questo primo passo, consentire intanto alle autonomie locali, anche attraverso questo organismo rappresentativo, di partecipare a quel percorso, di riforme e autoriforme che proseguirà poi nei modi che si delineeranno: attraverso la consulta e attraverso altre forme, anche di partecipazione diretta. Poi esamineremo l'articolo 9 che prevede che sulle modifiche statutarie, sulla riforma statutaria, il Consiglio delle autonomie locali abbia l'obbligo di esprimere la sua valutazione, di essere coinvolto nel percorso. In seguito troveremo il modo di fargli assumere anche il potere decisionale, la cosiddetta funzione deliberativa, così come viene chiamata nell'emendamento, anche se non so ancora in quali termini, se attraverso un federalismo interno, con le due camere, o con altri strumenti.
Io credo che ci siano opinioni differenti anche su questo, se entriamo nel merito, ma non penso che sia questo il punto. Credo invece che vada raccolto l'invito sottinteso nell'emendamento: "Non fermiamoci a quella che è una funzione non decorativa, ma che è una funzione importante", perché esprimere pareri obbligatori su tutta quella serie di norme non è un fatto secondario, in più si conferisce legittimità istituzionale ad un organismo seriamente rappresentativo delle autonomie locali.
Quindi, il parere contrario ovviamente non è contrario all'obiettivo che l'emendamento presuppone, il parere contrario riguarda la fattibilità attuale. Non possiamo negare cioè la funzionalità dello strumento su cui stiamo lavorando, la piena funzionalità del consiglio delle autonomie. Inserire una norma di questo tipo significa sancire la illegittimità costituzionale del Consiglio stesso; ecco la ragione del parere contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'emendamento che abbiamo presentato nasce nel corso del nostro ultimo congresso politico quando i sindaci sardisti hanno proposto all'assemblea del congresso, che l'ha approvato all'unanimità, un documento nel quale si chiede che i rappresentanti sardisti al Consiglio regionale propongano al Consiglio stesso una modifica di questo strumento nei termini che noi oggi proponiamo con l'emendamento. Modifica che il consiglio nazionale sardista ha approvato all'unanimità e che noi doverosamente oggi portiamo all'attenzione dell'Aula.
Apprezziamo il fatto che tutti gli interventi che fino ad ora si sono succeduti sul tema esprimano apprezzamento sulle intenzioni e quindi speriamo vivamente che in sede di modifica dello Statuto, queste intenzioni siano tenute presenti e siano recepite. Comprendiamo anche le ragioni che sono state espresse, tuttavia insistiamo nel richiedere l'approvazione dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Io chiedo scusa all'Aula, sono consapevole che non è molto ortodossa la mia richiesta di intervenire in questa fase del dibattito consiliare, però mi sembra opportuno spendere qualche parola sulla questione che il Gruppo sardista ha voluto porre all'attenzione dell'Aula.
La Giunta, così come il relatore, si è dovuta limitare, nell'esprimere un parere sull'emendamento, ad un sì, oppure ad un no, però io già in sede di discussione generale ho avuto modo di affermare che la questione che è stata posta e che è contenuta nell'emendamento non è meramente provocatoria, è una questione reale e concreta. La possibilità che questo strumento di partecipazione del sistema delle autonomie locali ai processi legislativi si possa anche trasformare in una partecipazione di tipo deliberante, è una questione veramente reale e concreta.
Come però ha avuto modo di dire già il relatore, l'onorevole Orrù, non possiamo assolutamente dare una risposta in questa fase della nostra vita autonomistica, possiamo invece dare una risposta concreta, come è stato detto, attraverso il nuovo Statuto di autonomia. In quella fase penso che noi potremmo prendere in considerazione realmente e concretamente la possibilità di rendere questo strumento di partecipazione diventare qualcosa di diverso, di più importante, dotato di poteri maggiori, poteri deliberanti che possono arrivare persino a prefigurare una seconda camera regionale.
Questa sarà una scelta di cui dovrà occuparsi la Consulta prima e il Consiglio regionale poi. Penso pertanto che prefigurare anche queste possibilità, iniziare a riflettere su queste possibilità sia assolutamente opportuno e necessario. Proprio per questo mi permetto di chiedere al Gruppo sardista, considerato che questa legge nasce da un forte spirito unitario dell'intero Consiglio su questi temi, se questo non avesse delle conseguenze nella vita interna del loro partito, perché capisco che la loro posizione è originata da un deliberato congressuale, un atteggiamento diverso nei confronti di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Ringrazio l'assessore Dadea, il relatore e i colleghi che sono intervenuti, perché il voto negativo verso questo emendamento non pregiudica il riconoscimento della sensibilità politica manifestata dalla Giunta e da tutti i colleghi con la disponibilità a inserire nell'immediato futuro quelle competenze che noi rivendichiamo. Così come, del resto, non pregiudica il nostro voto favorevole su questa proposta di legge.
L'emendamento che abbiamo presentato non voleva essere solo una provocazione, era anche il modo per porre un problema, per riflettere ed avere il tempo e il "coraggio" per contestare certe leggi dello Stato italiano che non soddisfano il nostro spirito federalista e sardista.
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, non ho capito se l'emendamento resta in campo e quindi...
ATZERI (Gruppo Misto). Lo teniamo con fibrillazione!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita - D.L.). Chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 1.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Francesco SANNA, SECCI, Simonetta SANNA, GIAGU, FADDA Paolo, Vincenzo FLORIS, ADDIS.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dall'emendamento numero 1.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CORDA - LADU - LIORI - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SABATINI - SANNA Matteo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 51
Astenuti 3
Maggioranza 26
Favorevoli 15
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
Sul funzionamento del sistema di votazione elettronica
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Vorrei porre un problema che sicuramente non è tra i più importanti, però chiedo alla Presidenza di farsi carico della sua soluzione in tempi rapidi: se non funziona il tabellone, lo scrutinio elettronico palese diventa uno scrutinio segreto. Sarebbe pertanto auspicabile che il tabellone venisse riparato al più presto, così da rendere nuovamente palese lo scrutinio della votazione nominale.
PRESIDENTE. Il tabellone verrà attivato, è l'ultima cosa che resta da fare perché, come avete visto, il nostro tecnico sta procedendo a ritmi frenetici. Ci è stato assicurato che prima della fine della legislatura funzionerà anche il tabellone.
Chiedo scusa ai colleghi per questo inconveniente, naturalmente nei banchi della Presidenza è a disposizione il tabulato per chiunque lo volesse esaminare o averne copia. Per garantire una maggiore trasparenza delle votazioni si potrebbe procedere anche alla lettura dei nomi dei consiglieri con l'indicazione del voto, ma si complicherebbe un po' il lavoro. Purtroppo non è stato possibile concludere la sostituzione del sistema elettronico di votazione prima dell'inizio di questa tornata dei lavori.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Passiamo all'articolo 2. a questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2 e del relativo emendamento)
CORDA, Segretario:
Art. 2
Consiglio delle autonomie locali
1. Il Consiglio delle autonomie locali:
a) è l'organo di rappresentanza istituzionale, autonoma ed unitaria, degli enti locali della Sardegna e costituisce sede di studio, informazione, confronto, coordinamento e proposta sulle problematiche di loro interesse;
b) partecipa al procedimento di formazione delle leggi e degli atti di programmazione regionale, secondo quanto previsto all'articolo 9;
c) propone alla Giunta regionale di promuovere, ai sensi del comma 2 dell'articolo 127 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale su atti legislativi dello Stato, ritenuti lesivi delle prerogative delle autonomie territoriali;
d) partecipa, attraverso propri rappresentanti, alla Conferenza permanente Regione-enti locali.
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - DIANA - VARGIU - ONIDA
Art. 2
Dopo il comma 1 dell'art. 2 è aggiunto il seguente comma 1 bis:
"Il Consiglio delle Autonomie locali ha sede nella città di Oristano". (3)
PRESIDENTE. L'emendamento viene dato per illustrato.
Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRÙ (D.S.), relatore. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Conforme al parere del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo che il relatore e l'assessore diano maggiori spiegazioni riguardo il loro parere negativo sull'emendamento.
Il consiglio delle autonomie in legge non ha una sede, non è indicata neanche quella del Consiglio regionale, è indicata per la conferenza, ma non per il consiglio delle autonomie. Tra l'altro, credo che la nostra proposta costituisca un passaggio importante, un primo passo versi il superamento del centralismo cagliaritano. La proposta è quella di individuare finalmente un ente, un consiglio, un'istituzione fuori dalle braccia matrigne di Cagliari. Ecco perché è indicata la città di Oristano: per facilitare l'accesso alla sede del consiglio delle autonomie a tutti gli amministratori locali che provengano da Palau come da Carloforte; perché non ci siano solo alcuni avvantaggiati, ma ci sia una equidistanza, finalmente.
Spero in futuro che questo avvenga anche per il Consiglio regionale, che si possa trasferire l'asse dell'attenzione politica, economica ed istituzionale verso una zona baricentrica della Sardegna, in modo tale che una volta tanto anche gli amministratori cagliaritani si alzino all'alba per poter raggiungere, come fanno altri del sassarese e del nuorese, gli uffici regionali. quindi l'obiettivo dell'emendamento è, in primo luogo, quello di determinare una sede e, in secondo luogo, quello di determinarla fuori dal classico cerchio restrittivo, sotto tutti i punti di vista, cagliaritano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, avendo appreso le motivazioni che hanno portato alla presentazione di questo emendamento, illustro le ragioni del parere contrario. La Commissione, per quanto riguarda la sede del consiglio delle autonomie non opera una scelta, non opera perché ritiene che tale scelta debba essere operata dallo stesso consiglio delle autonomie locali, appunto autonomamente.
Personalmente non escludo che il consiglio della autonomie locali possa scegliere di stabilire la propria sede in un luogo diverso dal capoluogo di Regione; può darsi che operi una scelta in direzione di una località oppure che opti per una zona interna della nostra Isola. Ritengo che sia giusto che questa scelta la effettui il consiglio in piena autonomia, quindi non ...
CAPELLI (U.D.C.). La scelta la opera chi legifera.
ORRÙ (D.S.). Onorevole Capelli, è una mia opinione, rispettabile, credo, quanto la sua. Penso che sia più giusto affidare a quell'organismo, fosse anche il primo dei suoi atti, la competenza di decidere quale sia il luogo più opportuno per stabilirvi la sede.
Non è secondario, secondo me, che però la scelta della sede, l'organizzazione, la regolamentazione dei propri lavori, sia affidata alla libera determinazione del consiglio delle autonomie. Mi sembrerebbe inopportuno definire in legge dove dev'essere stabilita la sede, soprattutto mi sembra contraddittorio rispetto allo spirito che pervade un po' tutta la proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, io stavo provocatoriamente per presentare un emendamento dove indicavo il comune di Baradili, in provincia di Oristano, che è il comune più piccolo della Sardegna, come sede di questo consiglio delle autonomie locali. Questo perché mi rendo conto che, oggi come oggi, lo strumento che noi stiamo approvando ha una scarsissima capacità di incidere nella realtà sarda. Io ho votato a favore dell'emendamento che hanno presentato i sardisti perché ritengo che anche in questa fase un minimo di ruolo e di competenze andava assegnato a questo nuovo organismo che si sta formando.
Assessore Dadea, non credo che sia indispensabile operare una modifica dello Statuto per attribuire competenze in più a questo consiglio delle autonomie. Credo che se questo Consiglio regionale vuole, se c'è la volontà, già in questa fase gli si possano riconoscere un minimo di funzioni, in modo da rendere effettivo questo ruolo di cerniera che deve svolgere fra Regione ed enti locali.
Noi comunque alla fine voteremo a favore, ci aspettavamo qualcosa di più, perché credo che ciò che stiamo approvando oggi non sia all'altezza delle aspettative e del ruolo che deve essere riconosciuto a questo nuovo istituto.
Per quanto riguarda la sede voglio dire che è stata indicata la città di Oristano, ma poteva essere indicata anche un'altra sede centrale, si poteva anche cogliere l'occasione per fare qualcosa di nuovo, anche per operare un minimo di decentramento. Ovviamente il vero problema non è questo, il vero problema è che alla fine bisogna dotare questa organizzazione degli strumenti giusti per poter camminare; cosa che oggi mi pare non si stia facendo.
(È approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'articolo 3. A questo articolo sono stati presentati 2 emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti)
Art. 3
Composizione
1. Del Consiglio delle autonomie locali fanno parte:
a) i presidenti delle province;
b) un sindaco di comune capoluogo di provincia per ciascuna provincia;
c) quattro sindaci di comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti non appartenenti tutti alla stessa provincia;
d) un sindaco di comune con popolazione compresa fra 3.001 e 10.000 abitanti per ciascuna provincia;
e) due sindaci di comuni con popolazione pari o inferiore a 3.000 abitanti per ciascuna provincia.
2. Ai fini dell'applicazione della presente legge si considera la popolazione risultante dall'ultimo censimento ufficiale.
3. La funzione di componente del Consiglio delle autonomie locali non è delegabile.
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS - BARRACCIU - CERINA - LANZI - LOMBARDO - SANNA Simonetta - COCCO
Art. 3
All'articolo 3 "COMPOSIZIONE" dopo la lettera E) è aggiunta la seguente lettera:
"E bis) ai sensi del comma 6 dell'articolo 117 della Costituzione è garantita la presenza femminile in una percentuale non inferiore a quella delle elette Presidente di Provincia e Sindaco. Nel caso in cui non ci sia alcuna rappresentante femminile ai vertici degli Enti Locali, l'Assemblea regionale dei Sindaci, prevista dall'art 4, elegge almeno 4 amministratrici scelte tra quelle presenti nei Consigli comunali e/o provinciali". (2)
EMENDAMENTO aggiuntivo MARROCU - CORRIAS - ORRU'
Art. 3
Dopo il comma l è aggiunto il seguente:
"l bis. In attuazione del comma 7 dell'articolo 117 della Costituzione, la rappresentanza degli eletti ai sensi del comma 1 dovrà favorire il principio di parità fra uomini e donne; comunque il genere meno rappresentato non potrà avere in percentuale una rappresentanza inferiore alla percentuale di eletti alla carica di sindaco nell'insieme dei comuni della Sardegna". (5)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la consigliera Caligaris per illustrare l'emendamento numero 2.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, stimati assessori, il carattere fortemente innovativo del provvedimento e il tratto decisamente riformatore della proposta approvata - lo sottolineo - in Commissione all'unanimità, evidenzia un'esigenza di confronto più ampio e una significativa istanza di protagonismo da parte dei cittadini e delle istituzioni.
E' questo il frutto di una modifica della Costituzione che nell'istituire un organo di consultazione tra Regione ed enti locali ha posto l'accento, nonostante appaiano contradditori segnali, sulla necessità di una maggiore democrazia. L'emendamento si inserisce in questo contesto con l'aspirazione di rafforzare la proposta e di valorizzare una più forte partecipazione. Il confronto è decisamente più significativo se le voci sono diverse, così la democrazia è più forte se ispirata ai valori paritari. Non a caso il settimo comma dell'articolo 117 della Costituzione ha sancito che le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica, e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.
Qualcuno afferma che con questa proposta si sta dando vita ad un organismo di secondo livello, ma non può essere una giustificazione condivisibile per non accogliere il punto di vista femminile. Le rappresentanti femminili dell'Assemblea, sarda che hanno predisposto il testo dell'emendamento unitariamente, ritengono infatti che si possa compiere un salto di qualità e inviare un segnale davvero innovativo e pienamente riformatore, basti pensare che attualmente su 377 sindaci, 27 sono donne, con una percentuale che supera di poco il 6 per cento. Come è noto, inoltre, nessuna delle presidenze delle province attualmente è affidata a una donna.
L'articolo 117 della Costituzione pone una questione importante che, dal nostro punto di vista, è irrinunciabile sotto il profilo formale e sostanziale: garantire la presenza femminile, presenza femminile che però deve essere però considerata davvero una ricchezza e non un capriccio di una parte della società o, peggio ancora, dello sparuto drappello che la rappresenta in Consiglio. Noi confidiamo nella cultura paritaria dell'Assemblea e siamo certe che prevarrà, soprattutto nell'ottica dell'innovativo sistema istituzionale orientato a una più ampia partecipazione. Quindi il senso dell'emendamento è tutto qui: intende garantire una presenza delle donne in questo organismo, dove altrimenti rischierebbero davvero di non essere presenti e di non poter offrire un contributo reale di cambiamento alla società.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 5 ha facoltà di illustrarlo.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, l'emendamento numero 5 costituisce il tentativo di offrire una risposta positiva al problema importante, serio sollevato dalla collega Caligaris poc'anzi. E' vero, l'articolo 117 della Costituzione, quando prevede il principio di favorire la parità di accesso tra uomini e donne alle cariche elettive non si dice in che modo tutto questo debba essere garantito nella rappresentanza, oltre che nell'accesso. Lo scopo dell'emendamento è quello, appunto, trattandosi di un'elezione di secondo livello, di garantire almeno, dal punto di vista della rappresentanza, la stessa percentuale che uno dei due sessi ha (in questo caso ci riferiamo alla parte più debole, alle donne) nei comuni e nelle province della Sardegna. Per intenderci: se, come affermava la collega Caligaris, su 377 sindaci in Sardegna, le donne sono 27, è opportuno che almeno la percentuale corrispondente, nel Consiglio delle autonomie, sia espressione delle donne, evitando almeno di andare al di sotto di quella percentuale, e lasciando poi, al successivo articolo 4 l'individuazione degli strumenti perché questo possa essere effettivamente garantito e non affermato solo in termini di principio.
Quindi lo scopo, l'obiettivo dell'emendamento numero 5 è quello di ribadire quel principio, di farlo nostro, farlo proprio e poi di rinviare all'articolo successivo l'individuazione degli strumenti per renderlo effettivo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 2 ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S), relatore. Invito i presentatori al ritiro dell'emendamento numero 2 se ritengano che, appunto, l'emendamento numero 5, insieme all'emendamento successivo numero 6, accolga quel principio e quella volontà di rappresentanza.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Esprimersi sul sì o sul no senza poter argomentare è particolarmente difficile. Mi pare che le argomentazioni, però, che sono state portate dal relatore, l'onorevole Orrù, ci consentano di affermare che il senso e il contenuto dell'emendamento numero 2, venga ampiamente rispecchiato nell'emendamento numero 5, e poi nel successivo emendamento numero 6. Quindi l'invito che la Giunta si sente di rivolgere ai proponenti è quello di ritirare l'emendamento numero 2 se si riconoscono nel contenuto dei due emendamenti, il 5 e il 6.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, sottolineando che l'accoglimento di questo principio attua per la prima volta in Sardegna concretamente un dettato della Costituzione, così come è venuto alla luce dopo la modifica del Titolo V, e interpretando il punto di vista delle colleghe che hanno contribuito alla stesura dell'emendamento, ritengo di poter accogliere la proposta della Commissione e della Giunta, chiedendo però che i nomi delle consigliere vengano, diciamo così, aggiunti a quelli dei proponenti l'emendamento.
Pur non essendo tutte presenti in questo momento, credo di interpretare correttamente il pensiero di tutte, sottolineando anche che la presenza della parte attualmente più debole nella rappresentanza elettiva costituisce un elemento di forza per tutti. Quindi non è un aspetto legato soltanto alla differenza di genere, ma costituisce veramente un salto di qualità culturale. Ritiro pertanto l'emendamento.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 4. A questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4 e del relativo emendamento)
Art. 4
Nomina dei componenti
1. I componenti del Consiglio delle autonomie locali di cui alle lettere c), d) ed e) del comma 1 dell'articolo 3 sono eletti in un'assemblea regionale dei sindaci convocata dal Presidente del Consiglio regionale. L'assemblea si articola in un collegio regionale per l'elezione dei componenti di cui alla lettera c) e in collegi provinciali per l'elezione rispettivamente dei componenti di cui alle lettere d) ed e) del comma 1 dell'articolo 3.
2. Ogni avente diritto al voto può esprimere una preferenza.
3. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di preferenze e, a parità di preferenze, i sindaci dei comuni di minore dimensione demografica.
4. Nel caso in cui gli eletti per la categoria di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 3 risultino appartenere tutti alla stessa provincia, in luogo del meno votato è proclamato eletto il sindaco più votato che appartenga ad altra provincia.
5. Dell'avvenuta elezione il Presidente del Consiglio regionale dà comunicazione al Presidente della Regione, che conseguentemente emana il decreto di nomina dei componenti del Consiglio delle autonomie locali, compresi i componenti di diritto di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 3.
6. Nelle province nelle quali, ai sensi dell'articolo 10 quater della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province), sia stata attribuita la qualifica di capoluogo a più di un comune, ovvero non sia stato ancora determinato il capoluogo, le funzioni di componente del Consiglio delle autonomie locali ai sensi della lettera b), del comma 1 dell'articolo 3, sono esercitate dal sindaco congiuntamente designato dai sindaci dei comuni capoluogo, ovvero dai sindaci dei comuni individuati come sede provvisoria degli organi provinciali ai sensi dell'articolo 10 ter della citata legge regionale n. 4 del 1997. Qualora la designazione congiunta non sia pervenuta al Presidente della Regione entro sette giorni dalla data di svolgimento dell'assemblea di cui al comma 1, le funzioni sono svolte a turno dai sindaci dei comuni capoluogo, ovvero dei comuni individuati come sedi provvisorie, in ordine di dimensione demografica. La durata di ciascun turno è pari alla durata ordinaria del Consiglio delle autonomie locali divisa per il numero dei comuni capoluogo, ovvero dei comuni individuati come sedi provvisorie.
7. Il decreto di nomina è comunicato al Presidente del Consiglio regionale il quale convoca la seduta d'insediamento del Consiglio delle autonomie locali.
EMENDAMENTO aggiuntivo MARROCU - CORRIAS - ORRU'Art. 4
Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:
"4 bis. Nel caso in cui tra i componenti eletti non si riscontri la percentuale stabilita dal comma 1 bis dell'articolo 3, i meno votati tra gli eletti sono sostituiti dai non eletti del genere meno rappresentato secondo l'ordine di graduatoria in base ai voti, a cominciare dalla categoria di cui alla lettera e) e fino alla concorrenza della percentuale minima prevista. Occorrendo si procede analogamente per la categoria di cui alla lettera d) e per la categoria di cui alla lettera c).". (6)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 6 ha facoltà di illustrarlo.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, intervengo solo per dire che, se con l'emendamento numero 5 si afferma il principio che la rappresentanza femminile deve essere garantita, è chiaro che poi bisogna trovare lo strumento attraverso il quale concretamente garantire la rappresentanza stessa. Il testo dell'emendamento può risultare alquanto cervellotico, mi si passi l'espressione. Sicuramente poteva essere scritto meglio, però ci è sembrato il modo più rapido per poter consentire, qualora non si verifichi il rispetto di quel principio, cioè di quella percentuale di rappresentanza, alla Presidenza del Consiglio regionale di intervenire.
Il meccanismo è questo, lo illustro rapidamente e provo a farmi capire. Poniamo che, in base ai criteri stabiliti dall'articolo 3, debba essere garantita la presenza di cinque rappresentanti di sesso femminile e che i rappresentanti eletti in prima istanza di quel sesso siano soltanto tre; per raggiungere quel numero in che modo si può fare? Si ricorre all'istituto del subentro, cioè subentrano i primi due non eletti al posto degli ultimi due votati. Non solo, si è poi indicato un criterio per individuare le categorie da cui attingere per effettuare il subentro.
Poiché sulle categorie di cui alla lettera a) (Presidenti delle Province) e alla lettera b) (un sindaco di un comune capoluogo di provincia per ciascuna provincia) non si può intervenire, perché vi fanno parte membri di diritto e non elettivi, occorre attingere dalle categorie di cui alle lettere c), d) ed e), che si riferiscono a rappresentanze elettive, a rappresentanti eletti in seconda istanza. Si è preferito stabilire di iniziare dalla categoria di cui alla lettera e) in quanto i rappresentanti eletti di questa categoria sono 16 contro i 4.
Quindi qualora, ripeto, si verifichi una non coincidenza tra le percentuale stabilita dall'articolo 3 e il numero degli eletti per genere in prima istanza, e si tratti di riequilibrare, per esempio, con due che subentrano agli ultimi due eletti, si attinge prima dai primi dei non eletti della lettera e), e, se questo non fosse possibile, si passa ai primi dei non eletti delle altre categorie, e cioè, nell'ordine, delle categorie di cui alla lettera d) e alla lettera c), sino ad avere quella rappresentanza stabilita all'articolo 3. Spero di essere stato chiaro, ma non ne sono affatto certo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere è conforme a quello del relatore, nel senso che questo emendamento ci offre la possibilità di dare concreta attuazione al principio che abbiamo inteso inserire nell'emendamento numero 5. Quindi è favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, poiché l'emendamento costituisce una continuazione dell'emendamento precedente, che noi abbiamo accolto, chiediamo che anche su questo i nostri nomi vengano aggiunti a quelli dei proponenti.
Volevo però sottolineare che noi auspichiamo che mai - come pure non si esclude con questo emendamento - sia possibile che nessuna donna occupi almeno un posto nelle amministrazioni comunali, perché altrimenti avremmo raggiunto il totale scollamento tra una società che va ad avanti e le istituzioni che invece rimangono ferme ad aspettare.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 5.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 5)
Art. 5
Durata in carica, rinnovo e decadenza
1. Il Consiglio delle autonomie locali rimane in carica tre anni.
2. I componenti del Consiglio delle autonomie locali restano in carica fino alla nomina dei loro successori.
3. Essi tuttavia decadono anticipatamente di diritto allorché cessino, per qualsiasi causa, dalla carica in relazione alla quale sono stati nominati.
4. In sostituzione del componente di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 3 anticipatamente decaduto il Presidente della Regione nomina, entro sette giorni dalla sua proclamazione, il nuovo titolare della carica che dà diritto alla nomina.
5. Negli altri casi il Presidente della Regione sostituisce il componente anticipatamente decaduto col primo dei non eletti nel suo collegio. Nel caso in cui sia stato esaurito l'elenco dei non eletti, ovvero nel caso in cui, nel periodo decorrente dalla precedente elezione, sia stato rinnovato oltre un terzo delle amministrazioni dei comuni del collegio, ne dà comunicazione al Presidente del Consiglio regionale che convoca il collegio per procedere ad un'elezione suppletiva. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 4.
6. Non si procede alla sostituzione nel caso in cui il componente del Consiglio sia decaduto per l'ordinaria scadenza del mandato di sindaco e sia immediatamente rieletto alla medesima carica.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 6. A questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 6 e del relativo emendamento)
Art. 6
Organi e regole di funzionamento
1. Il Consiglio delle autonomie locali elegge nel suo seno un presidente, che resta in carica un anno e sei mesi.
2. Il regolamento può prevedere anche l'elezione di un vice presidente e di un ufficio di presidenza, che restano in carica quanto il Presidente, e la costituzione di commissioni istruttorie.
3. Per la validità delle deliberazioni del Consiglio delle autonomie locali è necessaria la presenza della maggioranza dei suoi componenti ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
4. Ciascun componente del Consiglio delle autonomie locali esprime un voto.
5. Le sedute del Consiglio delle autonomie locali sono pubbliche.
6. Le modalità di convocazione e di svolgimento delle sedute, le condizioni per la validità delle deliberazioni, le procedure interne di funzionamento e di organizzazione dei lavori del Consiglio delle autonomie locali, ivi comprese le modalità per indire e svolgere consultazioni della generalità degli enti locali, le modalità per l'eventuale ratifica delle intese e degli accordi, le norme sull'organizzazione degli uffici, sull'ordinazione delle spese, sulla contabilità, i bilanci ed i rendiconti sono disciplinate, per quanto non direttamente previsto dalla presente legge, da un regolamento interno approvato dal Consiglio delle autonomie locali a maggioranza dei suoi componenti entro 45 giorni dall'insediamento.
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - LA SPISA - LADU - MORO
Art. 6
II comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. Il Consiglio delle autonomie locali elegge nel suo seno un presidente che resta in carica quanto il Consiglio stesso". (7)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 7 viene dato per illustrato.
Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Il parere sull'emendamento numero 7 è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è favorevole.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 7.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 7)
Art. 7
Indennità di carica e di presenza
1. Al presidente del Consiglio delle autonomie locali è corrisposta un'indennità di carica pari al venticinque per cento dell'indennità di carica del presidente della provincia in cui si trova il capoluogo di regione.
2. Per ogni giornata di seduta del Consiglio delle autonomie locali è corrisposto ai componenti presenti, ad esclusione del presidente, un gettone di presenza che è pari all'indennità di presenza dei consiglieri provinciali della provincia in cui si trova il capoluogo di regione.
3. Le indennità di cui ai commi 1 e 2 sono cumulabili con le altre indennità di carica percepite dai componenti.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 8.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 8)
Art. 8
Uffici
1. L'attività istruttoria e di supporto al funzionamento del Consiglio delle autonomie locali è svolta da un ufficio di segreteria, il cui ordinamento è disciplinato dal regolamento interno.
2. Dell'ufficio di segreteria possono far parte esclusivamente dipendenti degli enti locali della Sardegna, ovvero dell'Amministrazione regionale, collocati in posizione di comando, ovvero segretari comunali o provinciali a disposizione ai sensi dell'articolo 101, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali). Al personale compete un trattamento pari a quello previsto nel ruolo di provenienza.
3. Nei limiti delle proprie disponibilità finanziarie, il Consiglio delle autonomie locali può inoltre stipulare contratti di consulenza e di prestazione d'opera, esclusa in ogni caso la costituzione di rapporti di lavoro dipendente.
4. In sede di prima applicazione della presente legge e per un periodo massimo di un anno, le funzioni dell'ufficio di segreteria del Consiglio regionale delle autonomie sono svolte dal personale dell'ANCI Sardegna in numero non superiore a quattro unità, il cui trattamento economico, pari a quello in godimento, è a carico del Consiglio regionale delle autonomie.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 9.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9)
Art. 9
Partecipazione al procedimento legislativo
1. Il Consiglio delle autonomie locali esprime parere obbligatorio al Consiglio regionale:
a) sulle proposte di modifica dello Statuto speciale della Sardegna d'iniziativa del Consiglio regionale;
b) sui disegni e le proposte di legge in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni;
c) sui disegni e le proposte di legge che attengono alla determinazione o modificazione delle competenze degli enti locali;
d) sulle proposte di atti di programmazione soggetti all'approvazione del Consiglio regionale.
2. Gli atti di cui al comma 1 sono comunicati al Consiglio delle autonomie locali nel testo approvato dalla competente Commissione consiliare, prima della votazione finale. Il parere deve essere espresso entro quindici giorni dalla richiesta, decorsi i quali la Commissione può procedere alla votazione finale. Il parere è dato per iscritto ed è allegato alla relazione della Commissione.
3. Il Consiglio delle autonomie locali esprime parere obbligatorio al Consiglio regionale sui disegni di legge finanziaria e di bilancio e sulla proposta di documento di programmazione economica e finanziaria, i quali sono comunicati al Consiglio delle autonomie locali nel testo del proponente. Il parere deve essere espresso entro sette giorni dalla richiesta. Il parere è dato per iscritto ed è allegato alla relazione della Commissione competente in materia di bilancio. In caso di decorrenza dei termini senza che sia stato espresso, il parere s'intende favorevole.
4. Il Consiglio delle autonomie locali può esprimere di propria iniziativa, ovvero su richiesta delle Commissioni, osservazioni su qualsiasi atto che debba essere approvato dal Consiglio regionale. Le osservazioni sono espresse per iscritto ed allegate alla relazione della Commissione.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 10.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 6 e del relativo emendamento)
Art. 10
Seduta congiunta
1. Il Consiglio regionale ed il Consiglio delle autonomie locali si riuniscono annualmente in seduta congiunta, prima dell'approvazione del bilancio della Regione, per un esame dello stato del sistema delle autonomie in Sardegna.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 11.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 11)
Art. 11
Informazione
1. Gli uffici del Consiglio regionale sono tenuti ad assicurare che l'informazione dei componenti del Consiglio delle autonomie locali sui testi degli atti presentati al Consiglio regionale, nonché sulle convocazioni e gli ordini del giorno dell'Aula e delle Commissioni sia pari, per completezza e tempestività, a quella fornita ai consiglieri regionali.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 12.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 12)
Art. 12
Conferenza permanente Regione-enti locali
1. La Conferenza permanente Regione-enti locali è sede unitaria e generale di concertazione, di cooperazione e di coordinamento tra l'amministrazione regionale e gli enti locali della Sardegna.
2. Alla Conferenza partecipano per la regione:
a) il Presidente della Regione, che la presiede;
b) l'Assessore regionale competente in materia di enti locali, con funzioni di vicepresidente;
c) gli Assessori regionali competenti in materia di riforma della Regione, di bilancio e di programmazione;
d) gli Assessori regionali competenti nelle materie oggetto di discussione.
3. In rappresentanza degli enti locali partecipano alla Conferenza:
a) dieci componenti del Consiglio delle autonomie locali, eletti dal Consiglio in modo tale da garantire la presenza di due rappresentanti per ciascuna delle categorie elencate al comma 1 dell'articolo 3;
b) dai Presidenti regionali dell'ANCI, dell'UPS, dell'UNCEM, dell'AICCRE, della Lega delle autonomie e dell'ASEL, costituenti il coordinamento delle associazioni degli enti locali della Sardegna.
4. La Conferenza è convocata dal suo Presidente almeno una volta ogni tre mesi e ogniqualvolta ne facciano richiesta, con indicazione degli oggetti da iscrivere all'ordine del giorno, almeno quattro dei suoi componenti in rappresentanza degli enti locali.
5. La Conferenza delibera con la presenza di almeno 7 dei componenti in rappresentanza degli enti locali.
6. La Conferenza ha sede presso l'Assessorato regionale degli enti locali.
7. La segreteria della Conferenza è assicurata dagli uffici dell'Assessorato regionale degli enti locali, con la collaborazione dell'ufficio di segreteria del Consiglio delle autonomie locali.
8. La Conferenza adotta, d'intesa fra le sue componenti, un regolamento che ne disciplina il funzionamento per quanto non previsto dalla presente legge.
(E` approvato)
Passiamo all'articolo 13.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 13)
Art. 13
Intese fra Regione ed enti locali
1. Sono adottati, previa intesa in sede di Conferenza permanente Regione-enti locali: gli atti d'indirizzo e coordinamento, ove previsti dalla legge, delle funzioni amministrative a qualsiasi titolo conferite agli enti locali; gli atti amministrativi comunque denominati con i quali si definiscono criteri per la ripartizione di risorse finanziarie regionali fra gli enti locali; fatta eccezione per quelli per i quali i criteri siano stabiliti in legge; gli altri atti per i quali l'intesa sia richiesta dalla legge.
2. Ai fini dell'intesa, la posizione della regione è espressa dal Presidente della Regione o dall'Assessore da lui delegato; la posizione degli enti locali è quella espressa dalla maggioranza dei componenti della Conferenza in rappresentanza degli enti locali.
3. In caso d'urgenza la Giunta regionale può provvedere senza la previa intesa di cui al comma 1. I provvedimenti così adottati sono sottoposti all'esame della Conferenza entro i successivi sette giorni, per il conseguimento dell'intesa.
(E` approvato)
Passiamo all'articolo 14.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 14)
Art. 14
Accordi fra Regione ed enti locali
1. La Giunta regionale e gli enti locali, in attuazione del principio di leale collaborazione e nel perseguimento di obiettivi di funzionalità, economicità ed efficacia dell'azione amministrativa, possono concludere in sede di Conferenza accordi al fine di coordinare l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere attività d'interesse comune.
2. Gli accordi si perfezionano con l'espressione d'assenso degli organi della Regione e degli enti locali cui spetta l'adozione del provvedimento per il quale si è concluso l'accordo.
(E` approvato)
Passiamo all'articolo 15.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 15)
Art. 15
Norme finali
1. In sede di prima attuazione l'assemblea regionale dei sindaci di cui all'articolo 4 è convocata dal Presidente del Consiglio regionale entro trenta giorni dalla proclamazione degli eletti delle elezioni amministrative della primavera del 2005.
2. La Conferenza permanente Regione-enti locali istituita con decreto del Presidente della Giunta regionale 18 novembre 1993, n. 331, pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione n. 1 del 1994, continua a svolgere le sue funzioni fino alla data della nomina dei rappresentanti del Consiglio delle autonomie nella Conferenza istituita dalla presente legge.
(E` approvato)
Passiamo all'articolo 16. A questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 16 e del relativo emendamento)
Art. 16
Norma finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in annui euro 516.000 a decorrere dall'anno 2005.
2. Nel bilancio della Regione per gli anni 2004-2006 sono apportate le seguenti variazioni:
In diminuzione
03 - PROGRAMMAZIONE
UPB S03.006 - FNOL - parte corrente
2004 -----
2005 euro 516.000
2006 euro 516.000
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 1 (Interventi vari di parte corrente) della tabella A allegata alla legge regionale 11 maggio 2004, n. 6
In aumento
04 - ENTI LOCALI
Servizio 02 - UPB S04.015
(n.i.) - Sostegno al sistema delle autonomie locali
2004 -----
2005 euro 516.000
2006 euro 516.000
3. Le spese previste per l'attuazione della presente legge gravano sulla UPB S04.015 del bilancio della Regione per gli anni 2004-2006 e su quelle corrispondenti dei bilanci della Regione per gli anni successivi.
EMENDAMENTO sostitutivo totale BIANCU - ORRU'Art. 16
l'articolo 16 è sostituito dal seguente :
"Art. 16
Copertura finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge sono valutati in euro 516.000 annui; alla relativa copertura finanziaria si fa fronte con l'utilizzo di eguale quota delle entrate proprie della Regione - UPB E03.017 - del bilancio per gli anni 2005 - 2007 e di quelli per gli anni successivi. Nello stato di previsione della spesa dell'Assessorato degli enti locali, finanze ed urbanistica del bilancio della Regione per gli anni 2005 - 2007 e successivi è istituita la UPB S04.015 (Dir. 01, Serv. 02) (Sostegno al sistema delle autonomie locali) (NI), con lo stanziamento sopra indicato.". (4)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento.
ORRU' (D.S.). Si tratta di un adeguamento di una norma tecnica in quanto la precedente norma finanziaria attribuiva all'UPB relativa al fondo nuovi oneri legislativi, oneri valutati in 516 mila euro annui. Non essendo più possibile attribuirli a quell'UPB, agli oneri derivanti dall'attuazione di questa legge si fa fronte con l'utilizzo di una quota delle entrate proprie della Regione. Poi annualmente, in sede di approvazione della legge di bilancio, si individueranno i capitoli conseguenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione salvo la rettifica dell'imputazione dello stato della spesa. La copertura è a valere sull'UPB S04025/01.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo unificato delle proposte di legge numero 9 e 27.
Prendo atto che il consigliere Ladu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MORO - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SPISSU - URAS - VARGIU.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 55
Votanti 55
Maggioranza 28
Favorevoli 55
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 79. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Signor Presidente, la proposta di legge numero 79, che aveva nella sua veste originaria, non in quella licenziata dalla Commissione, propositi più ampi rispetto a quelli poi definiti nel testo che abbiamo oggi in discussione, oltre ad affrontare gli aspetti relativi all'indizione e allo svolgimento delle elezioni provinciali e comunali nella nostra Regione, si poneva anche l'obiettivo della gestione di tutte le fasi relative allo scioglimento e commissariamento dei comuni e agli atti conseguenti.
La Commissione, invece, ha scelto di limitare il campo e di affermare in pratica solo il principio della acquisizione della competenza costituzionale dell'indizione delle elezioni relative ai comuni e alle province sarde, di nuova o di vecchia istituzione.
Una proposta di legge - lo ricordo brevemente al Consiglio - peraltro tardiva; la Corte costituzionale, infatti, non più tardi di un anno e mezzo fa, ci ricordava che questa competenza esclusiva delle Regioni a statuto speciale, quindi anche della Sardegna, non era mai stata esercitata perché la Regione non si era dotata di una legge, di una norma di carattere generale, e quindi non poteva adottare di volta in volta i relativi provvedimenti a seconda delle scadenze. L'obiettivo di questa proposta di legge è, quindi, di dotare la Regione di questa norma di carattere generale, che riporta, assegna pienamente la competenza dell'indizione delle elezioni amministrative in Sardegna alla Presidenza della Regione, sottraendole alla decretazione del Consiglio dei Ministri.
La scelta di non inoltrarci negli atti conseguenti - quindi in una disciplina dei casi di scioglimento, degli interventi sostitutivi e così via - è stata operata perché credo che certe decisioni debbano essere assunte alla luce del processo di riforma che andrà avanti. Intanto è importante affermare il principio, poi sulla disciplina concreta dei diversi casi avremo modo di tornare in momenti successivi ed anche con discussioni di più vasta portata che affrontino il rapporto enti locali - Regione da un punto di vista più generale.
Quindi, riconosciuta questa competenza, la proposta di legge si limita ad affidare al Presidente della Regione il compito di indire le elezioni, lasciando ad una fase successiva la soluzione delle altre problematiche. Credo che questo sia lo spirito dal quale si è partiti; e poi si è ragionato sulle date delle prossime elezioni e così via. Le date sono del tutto aperte: naturalmente una volta acquisita la competenza spetta all'Esecutivo regionale, stabilirle; indipendentemente, o anche in conseguenza delle scelte che verranno operate sul piano nazionale. pertanto questo strumento di legge ha una valenza di carattere generale, non episodica, non strumentale, non per l'oggi: vuole rappresentare l'acquisizione definitiva alla Regione della potestà costituzionale riconosciutale.
PRESIDENTE. Colleghi, al testo della Commissione sono stati presentati alcuni emendamenti ed altri probabilmente ne verranno presentati, quindi io proporrei di concludere la seduta di stasera. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 19 e 57.
Allegati seduta
Presidenza del Vicepresidente Fadda Paolo
indi
La seduta è aperta alle ore 16 e 37.
LANZI, Segretaria f.f., dà lettura del processo verbale della seduta di martedì 21 dicembre 2004 (57), che è approvato.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Alberto Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Chiedo se sia possibile sospendere per dieci minuti, un quarto d'ora, la seduta, perché stiamo raccogliendo le firme da apporre sulla mozione numero 23.
PRESIDENTE. Poiché non vi sono opposizioni, sospendo la seduta sino alle ore 17.
(La seduta, sospesa alle ore 16 e 38, viene ripresa alle ore 17 e 05.)
PRESIDENTE. Si dia annunzio e lettura della mozione pervenuta alla Presidenza, di cui la Conferenza dei Presidenti di Gruppo ha deciso l'immediata discussione.
(Si riporta di seguito il testo della mozione)
MOZIONE SANNA Alberto - MARROCU - BIANCU - LA SPISA - PINNA - ATZERI - CAPELLI - LICHERI - DIANA - CACHIA - VARGIU - LADU sulla necessità di un intervento della Regione finalizzato alla riduzione dell'indebitamento delle aziende agricole
IL CONSIGLIO REGIONALE
considerato che, nonostante le difficoltà che gravano sul settore agricolo, questo costituisce una irrinunciabile realtà dell'economia della Sardegna;
considerato che appare necessaria e indispensabile una azione dell'Amministrazione regionale finalizzata a rimuovere le cause che impediscono un rilancio del settore agricolo;
considerato che uno dei maggiori problemi che gravano sul settore agricolo è costituito da un indebitamento eccessivo delle aziende agricole che impedisce non solo una crescita delle aziende ma pone in pericolo la loro stessa esistenza;
constatato che tra le numerose cause alla base dell'eccessivo indebitamento del settore agricolo vi sono le numerose calamità naturali che hanno colpito la Sardegna;
appreso che sono in corso numerosi procedimenti esecutivi nei confronti di aziende che non sono più in grado di far fronte ai propri debiti e che, in particolare, nei giorni scorsi una azienda agricola del valore di oltre 500.000 euro è stata venduta all'asta , dopo 17 tentativi, per circa 18.000 euro;
considerato che tale episodio sia indicativo di un modo di procedere che, oltre a non essere di nessuna utilità per gli istituti di credito che così facendo ottengono solo una minima parte del loro credito, contribuisce ad accrescere il malessere economico e sociale di parte della popolazione delle campagne;
ritenuta pertanto la necessità che l'Amministrazione regionale, nell'ambito di un più ampio progetto di rilancio complessivo del settore agricolo, adotti con immediatezza un intervento finalizzato alla riduzione dell'indebitamento delle aziende agricole fino a un livello sostenibile dalle stesse;
considerato che in data 5 aprile 2004 l'Amministrazione regionale, gli istituti di credito e le organizzazioni professionali agricole hanno firmato un protocollo di intesa finalizzato al risanamento del deficit del comparto agricolo;
ritenuto che sia necessario verificare lo stato di attuazione di tale protocollo anche al fine di una modifica dello stesso,
impegna la Giunta regionale
a) a costituire un tavolo tecnico tra l'Amministrazione regionale, gli istituti di credito e le organizzazioni professionali agricole per effettuare la verifica dell'accordo in essere e per definire un nuovo accordo, vincolante tra le parti, sull'indebitamento del settore agricolo e per inserire nello stesso i seguenti punti:
1) la sospensione immediata di tutti gli atti esecutivi nei confronti delle aziende agricole;
2) la previsione di una ricontrattazione dei debiti delle aziende agricole con la trasformazione delle sofferenze in debiti a lungo periodo, almeno quindici anni;
3) l'adozione di tassi di interesse in linea con quelli praticati a livello nazionale;
b) ad aprire una trattativa con la Commissione europea e con lo Stato al fine di individuare una azione della Amministrazione regionale a favore delle aziende agricole che si trovano in stato di crisi a causa dell'indebitamento dovuto alla perdurante crisi di mercato oltre che a diverse calamità naturali;
c) ad esaminare la possibilità di adottare gli interventi possibili a favore dei titolari della azienda specificatamente indicata nella premessa, per permettere il riacquisto della stessa o la possibilità di iniziare un'altra attività imprenditoriale nel settore agricolo.(23)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca pertanto la discussione della mozione numero 23. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione ha facoltà di illustrarla.
SANNA ALBERTO (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Consiglio è stato chiamato ad affrontare un problema grosso, un problema davvero importante che riguarda l'agricoltura sarda, e purtroppo riguarda l'agricoltura più moderna, quella che investe e produce. Le vicende dei giorni scorsi hanno visto un'azienda di Decimoputzu essere messa all'asta e, dopo diciassette incanti andati deserti, essere acquistata da un cittadino per 18 mila euro; un'azienda che vale - pare - circa un miliardo di vecchie lire. E questo è solo un caso, la punta dell'iceberg, è un campanello d'allarme che deve far riflettere tutti.
Ci troviamo di fronte ad un problema (l'indebitamento delle aziende agricole) che conta diverse cause: da un lato le calamità naturali che ultimamente hanno senz'altro inciso negativamente sui conti delle nostre aziende (la virosi, la siccità, ecc.) nonché una politica del credito che in Sardegna certamente non le ha aiutate a svilupparsi (il costo del denaro nell'Isola è stato sempre più caro rispetto al resto del Paese); dall'altro una debolezza strutturale del settore dovuta ad una dimensione aziendale non adeguata e quindi ad una programmazione colturale, ad una capacità produttiva, ad una capacità di stare nel mercato non all'altezza della concorrenza. Insomma si tratta di un insieme di fattori che, sommati, hanno contribuito a determinare una situazione di grandissima difficoltà.
A questo si aggiunge poi la circostanza che tradizionalmente in Sardegna abbiamo una maggiore difficoltà rispetto ad altre parti d'Italia nel rapportarci al mercato. Siamo degli ottimi produttori, ma non sappiamo organizzare la trasformazione e la vendita dei nostri prodotti, abbiamo difficoltà "a fare filiera" nei due passaggi fondamentali della filiera dove si crea valore aggiunto e occupazione, dove c'è insomma la possibilità di avere un ritorno economico positivo.
E' una situazione che da un lato mette in evidenza tutta una serie di difficoltà e dall'altro indica chiaramente la necessità di una politica che offra una risposta immediata a questa emergenza, perché quando l'ammalato è grave bisogna adoperarsi perché non muoia. Però non dobbiamo commettere l'errore, come è stato fatto in altre occasioni, di assumere soltanto provvedimenti d'emergenza, dobbiamo individuare una strategia di lungo periodo che sia in grado, in modo coraggioso, di aggredire i punti strutturali del nostro ritardo di sviluppo.
Voglio anche richiamare l'assoluta necessità di orientare l'amministrazione regionale verso un'azione che tenga conto della liberalizzazione dei mercati in Europa e nel mondo, della politica di "disaccoppiamento" dell'Unione europea che permette all'agricoltura di svincolarsi dalle colture a cui era destinato l'aiuto nel passato spingendolo ad una competizione sempre maggiore. Quindi c'è bisogno di un sistema agricolo competitivo che sia in grado di stare nel mercato e di far fronte alle difficoltà.
Nel mese di aprile dell'anno scorso la Giunta regionale, insieme alle organizzazioni di categoria e a una serie di banche, aveva allestito un tavolo tecnico per affrontare il problema e aveva anche, alla fine di un percorso un po' faticoso, siglato un accordo, un protocollo di intesa che in buona parte, a mio parere, le banche hanno disatteso. Il protocollo di intesa contiene sostanzialmente l'orientamento, l'invito, la pressione, la richiesta della politica e del mondo agricolo alle banche di praticare una diversa politica creditizia, di ricontrattare i mutui per permettere agli agricoltori di onorare i debiti e di continuare a svolgere il loro lavoro, senza dovere, quindi, essere costretti a liquidare l'azienda.
Quell'accordo, però, come ricordavo, è stato in buona parte disatteso dalle banche. Lo stesso fatto che ho richiamato in apertura (dell'azienda aggiudicata per 18 mila euro), da un lato non ha permesso alla banca creditrice di ottenere quanto dovutole, dall'altro però ha gettato una famiglia sul lastrico. Si tratta quindi di un problema enorme. Questa mozione che unitariamente presentiamo in Consiglio, nasce anche dalle sollecitazioni e dalle richieste delle amministrazioni comunali e degli agricoltori che, giustamente preoccupati per l'aggravarsi di questa situazione, si sono rivolti alla Giunta regionale e a tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione, chiedendo l'assunzione di impegni precisi per la soluzione, nei limiti del possibile, di problemi così grossi e così complessi.
Che cosa si dice nella mozione? Si dice che bisogna riprendere quel protocollo di intesa, quel tavolo tecnico e fare in modo che si apra intanto una verifica sullo stato di attuazione di quel protocollo, di come le banche lo stanno attuando e successivamente, si mette mano ad una rivisitazione ed un aggiornamento dello stesso, perché la situazione nel frattempo si è aggravata e occorre stabilire punti certi, regole impegnative, soprattutto per quanto riguarda le modalità di ricontrattazione dei mutui e dei tassi di interesse. Vi è poi la necessità che i debiti a breve siano trasformati in debiti a lungo termine (15 o 20 anni) in modo da offrire la possibilità agli agricoltori di onorarli senza dover soccombere sotto il loro peso.
Questo viene richiesto nella mozione, questo si chiede alla Giunta regionale. Naturalmente sarà compito anche del Consiglio, anche della Commissione agricoltura, porre in essere tutte le iniziative che si renderanno necessarie perché assieme a questo problema si affrontino i problemi complessivi dell'agricoltura sarda.
PRESIDENTE. Poiché nessuno è iscritto a parlare, ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale.
ADDIS, Assessore dell'agricoltura e riforma agro-pastorale. Preliminarmente voglio rivolgere un augurio di buon anno al Consiglio e di buon lavoro a tutti. Per quanto riguarda la mozione la Giunta accoglie le proposte in essa contenute, che peraltro raccolgono il consenso, mi sembra, dell'intero Consiglio.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione. Ha domandato di parlare il consigliere Rassu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.). Signor Presidente, il problema oggi in discussione è stato portato varie volte all'attenzione di questo Consiglio; può essere considerato la madre dei problemi della Sardegna credo. E' un problema che, secondo me, nell'ultimo decennio, non parlo solo degli ultimi cinque anni, è stato sottovalutato. Perché? Perché il mondo agropastorale ha continuato a indebitarsi. Purtroppo abbiamo visto la fine che ha fatto la legge numero 44 del 1988, speriamo che la Corte Suprema di Bruxelles dia ragione a tutti coloro i quali allora ottennero i prestiti a tasso agevolato e si videro costretti in seguito a rimborsare i loro debiti a tasso ordinario più gli interessi; una decisione ingiusta che ha contribuito non poco a mettere in ginocchio moltissime aziende agropastorali in Sardegna.
Il caso di Decimoputzu è il primo senz'altro di centinaia di casi, poiché l'indebitamento riguarda oltre duemila aziende in Sardegna. L'esposizione verso le banche, tra debiti a medio termine e debiti a breve, di fatto si attesta su quasi duemila miliardi. E' un debito che difficilmente il settore agropastorale riuscirà ad onorare, stante anche la congiuntura negativa che attraversa ormai da qualche anno. Basti pensare al prezzo del latte, alle varie epizoozie, ai gravissimi danni causati dalla siccità alle colture cerealicole o imputabili, per quanto riguarda i pomodori, ad esempio, al virus che ogni anno colpisce quelle coltivazioni e che ha messo a rischio negli anni scorsi i prodotti e quindi gli incassi di quelle aziende.
Alcuni aspetti li ha esposti abbastanza chiaramente il collega Sanna, io credo che il Consiglio regionale debba approfittare di questa occasione per decidere di dedicare una parte dei suoi lavori alla grave situazione in cui versa il settore agropastorale. Nella scorsa legislatura presentai un progetto di legge in Commissione per evitare, così dissero, che Bruxelles bloccasse la legge sulla blue tongue, però non venne inserito proprio quell'articolo (né il mio né tanto meno quello proposto da altre forze politiche) che appunto offriva una possibilità di rateizzazione di questi prestiti agrari.
E' indispensabile e necessario che la Regione intervenga su questi istituti di credito (la Banca Nazionale del Lavoro e il Banco di Sardegna), che peraltro sono tesorieri entrambi della Regione, perché, in questi decenni, noi abbiamo visto prestiti che da quattro, cinquecento milioni sono cresciuti fino a due miliardi. E' una vergogna! Occorre monitorare caso per caso. Laddove il contadino, laddove l'agricoltore ha pagato ratei pari almeno alla quota capitale, occorre trattare su una quota una tantum di interessi per coprire le spese e salvare il settore, perché di questo si tratta. Del resto senz'altro dietro queste cifre si nasconde il fenomeno dell'anatocismo, non c'è ombra di dubbio.
Il settore agropastorale è stato abbandonato a se stesso, preda delle banche; non è possibile che un settore che è in ginocchio, ma non da oggi, da anni, un settore che è scarsamente strutturato dal punto di vista funzionale (vedasi reti idriche, rete elettrica e così via) sia lasciato alla mercé del più forte, così come è avvenuto nel vergognoso caso di Decimoputzu, dove un'azienda valutata alcune centinaia di milioni di lire è stata svenduta all'asta per 18 mila euro. Continuando su questa strada il crollo del settore sarà inevitabile perché in questa condizione si troveranno, tra poco, centinaia di aziende, e il giudice dell'esecuzione, purtroppo, dovrà andare avanti. E' indispensabile obbligare le banche a bloccare tutti gli atti esecutivi.
Questo la Regione può farlo, ha gli strumenti per farlo, non l'ha fatto ieri colpevolmente, lo faccia oggi! E' indispensabile farlo se vogliamo bloccare questa vergogna della rapina, dell'esproprio delle nostre aziende agropastorali da parte delle banche.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Diana per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Signor Presidente, intervengo perché l'argomento è di grande interesse, però non vorrei che con questa nostra decisione si liquidasse un problema che non può essere considerato solo del Consiglio regionale, ma riguarda anche l'intero Esecutivo. Senza voler sollevare grandi polemiche, ritengo che nell'affrontare questo problema ci dobbiamo porre anche alcuni quesiti su che cosa faremo dopo l'approvazione di questa mozione. Si tratta infatti di un problema che ormai è diventato atavico e che non è - come sostiene l'onorevole Rassu - la madre di tutti i problemi, semmai ne è la matrigna, perché i problemi dell'agricoltura in Sardegna ormai sono storicizzati.
Io non credo che riusciremo a risolvere il problema solo ed esclusivamente intervenendo sugli istituti di credito. Certo, bisogna intervenire in questo senso, ma la cosa fondamentale, secondo me, è capire qual è la politica agricola che questa Giunta regionale vuole mandare avanti. Perché se questo argomento non l'abbiamo affrontato con il Dpef (e non credo che lo affronteremo con la finanziaria) è indispensabile capire quali siano le prospettive, le linee guida, gli indirizzi che vogliono ispirare questa maggioranza nell'affrontare un problema che non è di facile soluzione. Quindi, al di là del fatto che voteremo certamente a favore di questo documento, iniziamo a porci adesso alcuni quesiti che non hanno trovato risposta né da parte del Presidente della Commissione agricoltura e neanche nelle numerosissime questioni che abbiamo sollevato in Consiglio regionale quando abbiamo affrontato il documento di programmazione economica finanziaria.
Io credo che sia necessario soffermarsi un attimo su questo aspetto; io credo che sia necessario che il Consiglio regionale impegni una parte del suo tempo (che utilizziamo spesso anche per questioni di poca rilevanza) per discutere su quali prospettive esistano oggi per il mondo agricolo sardo, cioè che cosa intendiamo fare e che cosa intendete fare. Perché è vero, come qualcuno ha detto, che se si rompe l'equilibrio, che si è già per altro incrinato, dell'agricoltura in Sardegna, viene meno ogni ulteriore prospettiva.
In questa sede non abbiamo dato risposte al problema del prezzo del latte, o per lo meno abbiamo dato risposte molto parziali, che sembrerebbero non trovare l'accordo neanche delle organizzazioni, neanche degli industriali. Ma se non riusciamo a dare risposte al problema dell'indebitamento delle aziende, se non riusciamo a dare risposte se non parziali al problema del prezzo del latte ovino, se non riusciamo a dare risposte se non parziali all'emergenza Arborea, se non riusciamo a dare risposte che non siano parziali, tutto è parziale, e questo preoccupa ancora di più.
Io credo che sia necessario veramente pensare un nuovo piano di sviluppo rurale della Sardegna, bisogna però che questo Consiglio regionale abbia il coraggio di esaminarlo, e soprattutto che la Giunta abbia la volontà di proporre a questo Consiglio una soluzione del problema agricoltura in Sardegna, perché se abbiamo già deciso che dobbiamo dismettere l'attività agricola in Sardegna è meglio dirlo subito. Io credo però che non abbiamo ulteriori prospettive, io credo che l'attività agricola in Sardegna sia talmente importante che se non costituisce il primo problema certamente è uno dei primissimi problemi, perché ogni mese, ogni sei mesi, ogni stagione, ci ritroviamo a dover affrontare una emergenza relativa a questo settore.
Allora bisogna veramente che la Giunta regionale presenti una proposta importante a questo Consiglio regionale, che certamente sarà attento e la valuterà insieme alle altre proposte, convinti come siamo che per risollevare le sorti dell'economia della Sardegna l'agricoltura sia elemento fondamentale e indispensabile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Marrocu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MARROCU (D.S.). Signor Presidente, altre volte il Consiglio regionale è stato chiamato a discutere e approvare ordini del giorno e mozioni sul tema dell'indebitamento delle aziende agricole, e la mozione che approveremo oggi non si allontana molto da atti già precedentemente approvati da questo Consiglio. Anche qui però riscontriamo, e dovremmo riscontrare e autocriticamente segnalarlo, che il fatto che il Consiglio torni sullo stesso argomento per anni, senza conseguire risultati, non è certamente per noi, classe politica (uso questo termine un po' impropriamente, fra virgolette) un elemento di orgoglio e di merito.
E' però intervenuta una novità in questi giorni: a seguito della conclusione di una procedura esecutiva un agricoltore dopo anni si è visto privato del lavoro di un'intera vita, la famiglia si è vista privata della sua unica possibilità di sostenimento che era rappresentata dall'azienda, e si è vista privata per 18 mila euro, di un bene che supera il valore di un miliardo di vecchie lire. La novità sta nel fatto che si è rotta la solidarietà da parte della società civile, dei cittadini, i quali si erano astenuti dal partecipare alle precedenti aste per non togliere a un altro cittadino disgraziato in difficoltà finanziarie un bene che era frutto del proprio lavoro. Alla diciassettesima asta, invece, un cittadino fa un'offerta e con 18 mila euro acquisisce un bene del valore di oltre un miliardo di lire. Moralmente è un fatto inaccettabile che ha rotto una solidarietà diffusa e presente nelle comunità di quei territori.
Ma, al di là dell'aspetto morale, occorre sottolineare il mancato rispetto, da parte dell'istituto di credito, di un protocollo di intesa siglato insieme alle organizzazioni professionali agricole e all'intera Giunta, il 5 aprile. Protocollo che reca la firma del Presidente della Regione Masala, dell'assessore della programmazione Capellacci e dell'Assessore dell'agricoltura. Quell'accordo che è stato tanto pubblicizzato ad aprile, e che segnava un traguardo importante per le organizzazioni professionali agricole, di fatto è stato disatteso. L'istituto di credito, infatti, pur di dare un esempio agli agricoltori morosi, è andato avanti con l'esecuzione e per 18 mila euro ha consentito che venisse acquisita un'azienda del valore di oltre un miliardo.
La prima cosa da fare, quindi - ecco l'invito che rivolgo all'Assessore e al Presidente Soru, che abbiamo già avuto modo di informare - è mettere in atto tutte le forme possibili di pressione politica perché intanto quell'azienda torni al legittimo proprietario, perché quel cittadino che pensa di aver fatto un tredici al totocalcio sottraendo un bene ad un altro cittadino, ad un agricoltore che si è trovato in difficoltà e acquisendo con 18 mila euro un patrimonio di più di dieci ettari (oltre a 7500 metri quadri di serra, un capannone e una casa colonica) sappia che non gode della stima di nessuno, sappia che non gode della stima della comunità e venga invitato a restituire l'azienda al legittimo proprietario.
Quindi io chiedo, al di là della mozione che voterò, che approverò, alla cui sottoscrizione ho partecipato insieme ad altri colleghi, che venga promossa una azione convinta e immediata da parte di tutta la comunità, quindi anche da parte della Giunta regionale, perché quell'azienda venga rimessa nella disponibilità del proprietario a cui è stata sottratta.
Sugli altri temi concordo con quanto affermava il collega Diana e il collega Sanna: c'è bisogno di un momento di riflessione per individuare gli strumenti idonei ad affrontare queste problematiche. Non sarà infatti certamente una mozione approvata dietro la spinta dell'emergenza che permetterà di risolvere tutti i problemi; c'è bisogno invece di un'attenta discussione per evitare di ripetere gli errori che anche nel passato abbiamo commesso su questo tema; errori che aprono false speranze ma che non consentono di conseguire risultati.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colgo l'occasione intanto per ringraziare l'Assessore dell'agricoltura e ricambiare gli auguri di buon anno, con l'auspicio che l'anno sia buono per tutto il Consiglio e per chi si occupa di problemi agricoli, e secondariamente per esprimere alcune riflessioni sul contenuto della mozione.
Noi condividiamo il testo della mozione e condividiamo anche il dispositivo finale; sottoscriviamo anche l'appello accorato, che il collega Marrocu ha appena rivolto ai banchi della Giunta, perché in qualche maniera possa essere inviato un segnale di solidarietà da parte della società sarda, mostrando tutto il dissenso nei confronti di chi si sottrae al sentimento della solidarietà. Però non vorremmo - e chiudo su questo argomento - che si rischiasse di confondere il rimedio con il male e quindi di confondere un sintomo con la causa del sintomo. Il problema, infatti, non è che un cittadino ha rotto il meccanismo della solidarietà o non è soltanto questo; il problema è che esiste un sistema che ha permesso che un'azienda del valore di un miliardo di lire andasse all'asta per 36 milioni di lire.
Quindi noi non possiamo fermarci alla valutazione della disapprovazione morale, che è rimessa alle coscienze di ciascuno di noi e alla coscienza dell'intera società; noi dobbiamo porci il problema del perché è successo un fatto che dal punto giuridico è assolutamente legittimo e sul quale quindi si può intervenire soltanto con strumenti giuridici analoghi a quelli che sono stati utilizzati sino adesso. E' questo l'argomento sul quale noi vorremmo, come Riformatori, che venisse dedicato un istante di riflessione in più; nel senso che in quest'Aula da parecchi anni vengono dibattuti due grandi problemi della Sardegna, due grandi problemi che costituiscono anche delle ingenti fonti di spesa e che vengono affrontati dal Consiglio con un senso di ineluttabilità: mi riferisco ai problemi relativi alla sanità e all'agricoltura.
Sulla sanità ci siamo fatti - e ne abbiamo discusso varie volte in quest'Aula - l'idea che comporti una serie di spese fisse (impegnano la metà del bilancio ordinario della Regione) sulle quali sia difficile entrare nel merito. Si è detto - lo si è detto in quest'Aula - che probabilmente la situazione in cui versa la sanità in Sardegna non è addebitabile né all'ultima Giunta né alla precedente e forse neanche alla precedente ancora, ma a tutte quante insieme e si è detto anche che è necessaria una svolta e che è necessaria la solidarietà dell'intero Consiglio nell'affrontare questa svolta.
Credo che un ragionamento assai simile valga anche per le tematiche dell'agricoltura. Pur non essendo, infatti, un tecnico del settore agricolo sono stato costretto, come chiunque svolge attività politica in Sardegna, a confrontarmi spesso con le problematiche degli agricoltori, e in quelle occasioni ho potuto constatare che il dramma più grosso è costituito proprio dalla nostra incapacità d fornire delle risposte. Non esiste infatti una strategia della Regione sui problemi dell'agricoltura che ci consenta di dire agli agricoltori: "Bene, stringete la cinghia, abbiate fiducia, resistete per tre anni perché noi abbiamo individuato il possibile motore dello sviluppo che risolverà tutti i vostri problemi".
Io credo che per l'agricoltura (così come per la sanità) sia necessario un piano, un piano agricolo regionale che tracci. tenendo conto dello scenario europeo, dei mercati nazionali, del problema della continuità territoriale per le merci, del problema del marketing per il prodotto e via dicendo, le linee guida dello sviluppo che la Regione Sardegna intende proporre al mondo agricolo in modo da poterci confrontare su queste e ottenere dei risultati che possano durare per il futuro. Chiaramente voteremo a favore della mozione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, Assessori, onorevoli colleghi e colleghe, con questa mozione (che noi condividiamo) vengono in parte affrontate le difficoltà che oggi sta attraversando il settore agropastorale. L'occasione è stata offerta dalla vendita all'asta di un'azienda di Decimoputzu, aggiudicata a un privato per un decimo del suo valore. Questo peraltro è un problema che evidenzia la responsabilità delle banche, che non so quale vantaggio possano ottenere nel far vendere un'azienda a un decimo del suo valore. Purtroppo noi siamo abituati a questo tipo di comportamento da parte degli istituti di credito, abbiamo visto diverse volte aziende che falliscono anche quando i crediti superano i debiti, e questo dimostra che non c'è un impegno da parte delle banche per salvare un tessuto produttivo, che spesso può essere salvato con un intervento minimo.
E' chiaro che la Regione a questo punto si deve porre il problema, deve tentare di rimuovere le cause della crisi. Ma le cause delle crisi sono molte: da una parte c'è l'indebitamento delle aziende, dall'altra ci sono problemi relativi alle calamità naturali, al mercato, soprattutto del pecorino romano, alla scarsa competitività delle aziende dovuta alla mancata diversificazione della produzione. Noi oggi riproponiamo l'apertura di un tavolo tecnico fra Regione, istituti di credito e organizzazioni agricole, però io non so fino a che punto questo possa servire, perché questo tavolo l'abbiamo già aperto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L'immediata sospensione degli atti esecutivi, la ricontrattazione dei mutui, tentando di allungare il periodo di restituzione del debito con l'ennesima richiesta da parte del Consiglio regionale di equiparare i tassi almeno a quelli nazionali, sono tutte misure che possono servire ad attenuare la drammaticità della situazione, però ovviamente non risolvono il problema. Perché il problema, bisogna dircelo, non è solo quello delle banche e degli istituti di credito, il problema è cosa vogliamo fare noi, oggi e domani, dell'agricoltura in Sardegna. Su questo argomento non si sta discutendo, non abbiamo una linea che ci possa rassicurare, che ci possa garantire sullo sviluppo del settore agricolo, che ancora oggi rimane un settore portante della nostra economia.
I problemi li conosciamo, i problemi sono aperti, problemi del mercato, del pecorino romano (oggi ancora il 60 per cento del latte ovino viene trasformato in pecorino romano) però non sappiamo ancora cosa dobbiamo fare e anche se siamo consapevoli che una delle cause principali, forse la causa principale che ha fatto cadere il prezzo del latte, è questa. Quindi manca una linea da parte della Giunta regionale.
Così come l'accordo stabilito fra la Regione e le associazioni di categoria sul prezzo del latte è un accordo che, secondo me, non potrà essere rispettato, perché la Comunità europea non accetterà mai questo intervento che costituisce una sorta di aiuto alle imprese. Peraltro non si dice, qualora la Comunità europea non accettasse questa aggiunta di 14 centesimi, chi pagherà questi 14 centesimi. E' un aspetto che occorre chiarire perché altrimenti si rischia di perpetrare un altro imbroglio nei confronti del mondo agropastorale.
Ma anche se la Comunità europea dovesse accettare questa integrazione di 14 centesimi per litro di latte si tratta di un intervento che risolverà il problema quest'anno, ma fra un anno, fra due anni, fra tre anni, si riproporrà lo stesso problema. Quindi noi non possiamo tappare il buco oggi, ma dobbiamo creare le condizioni affinché il mondo agropastorale abbia la capacità e la possibilità di poter andare avanti con le proprie forze. Con queste premesse mi pare che le condizioni a tutt'oggi non ci siano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Uras per dichiarazioni di voto. Ne ha facoltà.
URAS (R.C.). Signor Presidente, ritengo doveroso intervenire attorno a questo tema, e colgo l'occasione per sottolineare che il Consiglio regionale in queste settimane, in questi mesi, si è più volte trovato concorde su testi di legge e su mozioni. Per esempio sui temi della formazione e del sistema integrato scuola/formazione professionale, abbiamo discusso e approvato all'unanimità in Commissione un progetto di legge in materia di partecipazione attiva del sistema delle autonomie locali alle decisioni e alla programmazione regionale. Abbiamo un Consiglio che, pur essendo il risultato di un sistema elettorale che prevede schieramenti contrapposti, alla fine si ritrova su molti argomenti a lavorare e a ragionare insieme positivamente per individuare una soluzione.
Credo che la nostra economia riceva un contributo significativo dal settore agricolo e dall'allevamento. E' importante, pertanto, perseverare nello sforzo di recuperare quella cultura di economia rurale in tutte le sue forme, per esempio nell'impiego, nell'utilizzo dei prodotti della terra attraverso la produzione di paste e di altri prodotti alimentari tipici. Si tratta quindi di un recupero di cultura, di identità, attorno al quale costruire anche una fetta del nostro sviluppo, quello cosiddetto minore, lo sviluppo locale, fatto di piccole iniziative, di piccole ma vivaci iniziative che caratterizzano poi anche l'economia di una Regione come la nostra, alla perenne ricerca di mercati stabili.
Io vado sostenendo da diverso tempo che uno dei prodotti più moderni del settore dell'alimentazione, prima della nascita dei crackers, era il pane carasau. Questo resta tuttora uno dei prodotti migliori, più ambiti sul piano del mercato alimentare, così come tutte le forme di pane a lunga conservazione che si producono in Sardegna, che sono molto moderne, perché si conciliano perfettamente con la vita che conduciamo, sempre frenetica, che ci porta raramente a scendere nel panificio per comprare il panino fresco, ma che invece ci fa giustamente apprezzare quel pane che noi riteniamo essere tipico della nostra terra e della nostra cultura.
Intervenire a sostenere questa economia è un dovere, e tutte le compatibilità finanziarie, tutte le compatibilità normative, tutte le compatibilità di partecipazione al sistema più ampio nazionale ed europeo, la tutela della concorrenza, tutte queste regole non debbono essere interpretate come un ostacolo alla salvezza di un'economia, fra l'altro di un'economia che patisce difficoltà e arretratezza. Al contrario, io credo che studiare i sistemi di intervento serva oggi per risolvere questo problema e debba servire anche domani per capire come ci dobbiamo attestare per difendere le possibilità di sviluppo di questa nostra Regione. Per questo votiamo a favore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cappai per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPPAI (U.D.C.). Signor Presidente, mi era sembrato di capire che dopo la presentazione di una mozione firmata da tutti i Gruppi non fosse necessario intervenire in quest'Aula, però la circostanza che ognuno di noi spesso e volentieri ama mettersi in mostra impone anche a me di intervenire, non per mettermi in mostra, ma per rivendicare alcuni dei risultati conseguiti nella precedente legislatura.
Ho partecipato, insieme al Presidente della Commissione, alla stesura di questa mozione, condividendone fin dall'inizio l'impostazione generale, però mi preme sottolineare alcuni aspetti. Va dato atto all'Assessore precedente che, per rispetto nei confronti di chi avesse vinto le elezioni, sottoscrisse un protocollo d'intesa con le associazioni di categoria e con le banche per un periodo limitato di tempo (novanta giorni) lasciando così la possibilità all'Esecutivo successivo, e quindi alla nuova formazione politica di centrosinistra, di riaffrontare il problema ed eventualmente modificare il protocollo d'intesa. Ciò non è avvenuto, Assessore, e me ne dispiace, eppure lei era un valido funzionario di quell'Assessorato, sapeva a che punto eravamo arrivati, sapeva che le banche si erano impegnate per iscritto a non procedere al sequestro delle aziende per un periodo di novanta giorni. Da quel periodo in poi, cioè dal 5 aprile, trascorsi i novanta giorni la Giunta Soru non ha fatto niente.
Ma io non voglio aprire una polemica, voglio invece sottolineare un aspetto: il centrosinistra, nella precedente legislatura, non faceva altro, in Commissione agricoltura, che richiedere a quanto ammontava il debito nel settore agricolo. Avrei preferito che uno dei primi atti della Giunta Soru fosse quello di dire: "Il debito in agricoltura ammonta a 1.200 milioni, non rifinanziamo più il piano triennale del lavoro e saldiamo i debiti in agricoltura". Probabilmente anche Rifondazione Comunista, che ha annunciato il voto favorevole a questa mozione, avrebbe detto: "Sì, comunque salviamo posti di lavoro in agricoltura, consentiamo che lo sviluppo in agricoltura ritorni quello di una volta" così oggi nel centrosinistra non ci sarebbero problemi.
Un ulteriore aspetto che voglio sottolineare è quello relativo all'annunciato piano di sviluppo della Giunta Soru. Si dice che la Giunta Soru finanzierà in questi giorni, con 150 milioni di euro, il piano d sviluppo, però non ci dice quale sarà il piano di sviluppo. Allora invito il mio amico Alberto Sanna, Presidente della Commissione agricoltura, valido esponente del centrosinistra, che conosce veramente i problemi del settore, a fare in modo che già quei 150 milioni di euro vengano destinati a ripianare una parte dell'indebitamento in agricoltura. Poi se Rifondazione Comunista non sarà d'accordo sarà un problema di Rifondazione Comunista. Però se è vero come è vero, e come è stato sottolineato in quest'Aula, che il principale settore dell'economia sarda è quello agro-pastorale, rimbocchiamoci le maniche tutti, ma non a parole, da domani per cercare di risolvere i problemi del mondo agricolo. Il debito in agricoltura ammonta a 1.200 miliardi delle vecchie lire, però nessuno, né il centrosinistra né il centrodestra hanno il coraggio di dire come dobbiamo fare per sanare quest'indebitamento.
PRESIDENTE. Onorevole Cappai, concluda il suo intervento.
CAPPAI (U.D.C.). È vero collega Marrocu che sono stati firmati molti documenti, molti atti con i quali sono stati assunti impegni per risolvere il problema dell'agricoltura, però è altrettanto vero che quelle firme sono state disattese da troppi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cassano per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CASSANO (Riformatori Sardi). Signor Presidente, colleghe e colleghi consiglieri, signori Assessori, io voterò a favore di questa mozione, anche se debbo sottolineare alcuni aspetti negativi: uno è quello dedotto dal Presidente della Commissione, Alberto Sanna. Ho conosciuto Alberto Sanna quando era componente della Commissione agricoltura: era grintoso, portava gli elementi e i problemi all'attenzione della Commissione anche in maniera dura. Bene, stasera l'ho visto in difficoltà perché evidentemente anche lui non sa ancora, nonostante sia un autorevole esponente del Gruppo di maggioranza, cosa eventualmente decidere, cosa fare e in che modo affrontare il problema dell'indebitamento agricolo in Sardegna.
Più volte abbiamo parlato in Commissione di indebitamento agricolo, della legge regionale numero 44 del 1988, io non sto qui a ricordare, collega Marrocu, di chi erano le responsabilità di quella famosa legge numero 44, responsabilità che comunque non erano certamente del centrodestra, ma che risalgano probabilmente, anzi, senza probabilmente, alla Giunta del centrosinistra, però non voglio sollevare polemiche. Io la ringrazio, caro Assessore dell'agricoltura, per gli auguri che ha formulato, però mi sarei aspettato, come primo esordio, che lei ci illuminasse e ci chiedesse eventualmente quale contributo potessimo offrire noi, come Consiglio, in materia agricola e avesse detto quale proposta intendesse avanzare.
I esco deluso da questo dibattito, profondamente deluso, perché non ho ricevuto da lei alcun elemento da portare a quelle organizzazioni che ci chiedono cosa vogliamo fare per risolvere il problema dell'indebitamento. Quindi io mi auguro che alla fine non venga "stoppata" anche la sua buona volontà da chi non è presente in Aula e decide dietro le quinte.
L'abbiamo visto anche in materia di formazione professionale: un ordine del giorno votato all'unanimità da parte del Consiglio e poi bloccato da chi eventualmente preferisce non presenziare in Aula. L'abbiamo visto in occasione delle discussioni sui problemi della chimica, dell'energia, su tutti i problemi che hanno coinvolto l'intero Consiglio regionale; problemi che puntualmente gli Assessori di turno si sono impegnati ad affrontare accogliendo i relativi ordini del giorno e che puntualmente sono stati bloccati da coloro che operano dietro le quinte, e che contano probabilmente molto ma molto di più degli Assessori, decidendo in nome e per conto di essi. Allora io dico: caro Assessore, non so se lei sia in grado di farlo questa sera, però mi auguro che presenti sui problemi dell'agricoltura una proposta organica che offra risposte alle richieste degli agricoltori e di tutti coloro che lavorano in questo settore e attraversano una situazione gravissima.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Licheri per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LICHERI (R.C.). Signor Presidente, Assessore e onorevoli colleghi, siamo di fronte ad una mozione unitaria su un tema che mette a nudo la gravità della situazione in cui versano le aziende agricole in Sardegna. Noi di Rifondazione Comunista vogliamo un intervento che riguardi tutto il comparto agricolo, perché riteniamo questo settore fondamentale per lo sviluppo economico della Sardegna, ma non ci facciamo trascinare nell'errore di utilizzare per esso tutti i fondi del piano straordinario del lavoro. Noi non ci stiamo a questa ipotesi, non vogliamo mettere in competizione tra loro due categorie in crisi, e cioè quella degli agricoltori e quella dei disoccupati che non hanno una prospettiva di lavoro in Sardegna. Noi riteniamo che per aggredire il fenomeno della disoccupazione sia fondamentale avviare politiche straordinarie in materia di lavoro.
Ma oggi qui siamo chiamati a discutere di altro, siamo chiamati a discutere sull'emergenza, siamo di fronte ad un impegno che è stato completamente disatteso dalle banche, un protocollo d'intesa siglato il 5 aprile del 2004, che chiamava più soggetti (la Regione, le banche, le associazioni di categoria, gli imprenditori agricoli) ad assumersi le proprie responsabilità. Bene, le banche hanno disatteso questo protocollo d'intesa, lo hanno disatteso con i primi provvedimenti, come quello relativo all'azienda agricola messa all'asta che abbiamo richiamato nella mozione presentata dai Capigruppo.
Si tratta di un primo tentativo, posto in essere dalle banche, di smantellare tutto il sistema dell'agricoltura in Sardegna. E questo è inaccettabile, per quanto ci riguarda. Dobbiamo invece avviare un confronto per capire quali siano le azioni che possiamo intraprendere nell'immediato; avviare un monitoraggio della situazione del comparto agricolo in Sardegna e aprire immediatamente un'interlocuzione forte con la Comunità europea per individuare le indicazioni da fornire per poter uscire da questa situazione di crisi.
Quindi va molto bene la mozione, non è necessario che pronunci la mia dichiarazione di voto, considerato che è stata sottoscritta da tutti i Capigruppo consiliari, però essa deve costituire il primo passo per riavviare la discussione e per recepire anche i punti migliori contenuti in quel protocollo d'intesa siglato nel 2004.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Mario Floris per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
FLORIS MARIO (Gruppo Misto). Signor Presidente, noi dell'U.D.S. voteremo contro la mozione presentata dai Capigruppo. Voteremo contro perché non soltanto riteniamo che costituisce un arretramento rispetto al dibattito sviluppatosi in quest'Aula nel dicembre del 2003, ma perché la consideriamo una vera e propria polverina negli occhi di chi ci sta ascoltando qua dentro e fuori di qua.
La storia si ripete. Anche adesso noi riteniamo di rendere un servizio, con questa mozione, dicendo: "Andate, siate in pace". Non è così! Nel 2003 noi abbiamo affrontato in quest'Aula un grande dibattito politico, mettendo l'accento sulla grave crisi esistente nel settore dell'agricoltura: sul fatto della nuova competitività, sulle molteplici calamità che hanno dovuto affrontare gli agricoltori nell'ultimo decennio, dalle ripetute siccità, alle gelate, alle alluvioni, alle virosi, alle grandinate, alla lingua blu, alla peste suina, oltre alle conseguenze del cosiddetto morbo della mucca pazza.
Nel dicembre del 2003 abbiamo approvato due ordini del giorno ben più avanzati della mozione che stiamo presentando oggi, e su uno di quegli ordini del giorno l'allora assessore Contu aveva chiesto due mesi di tempo per proporre al Consiglio regionale un disegno di legge che ponesse fine al dramma degli agricoltori della Sardegna. E che cosa mi proponete adesso? Un ordine del giorno che non è più neanche quello, che costituisce un arretramento rispetto a quello. Ma ci stiamo prendendo in giro?
Il Presidente della Commissione, di Alleanza Nazionale, presentò allora tre proposte di legge, parcheggiate in Commissione, che dovevano essere esaminate con urgenza per dare risposte legislative agli agricoltori della Sardegna e impegnò la Commissione consiliare competente a porre all'ordine del giorno dei suoi lavori il disegno di legge per poi proporlo all'Aula. E adesso che cosa facciamo? Ne usciamo fuori con un documento che, rispetto a quello che avevamo già detto (dopo aver trovato le risorse disponibili e quant'altro) inizia tutto daccapo. E quest'anno che cosa è successo? Il nuovo Assessore all'agricoltura cosa ha fatto? Qual è la proposta che porta qui?
Un'altra volta abbiamo discusso in quest'Aula, onorevole Marrocu, del problema relativo alle serre e ancora mi sento dire che l'Assessore dell'agricoltura continua a ripetere che questi finanziamenti non si possono erogare perché sono passati cinque anni. Cinque anni passati per l'inerzia della Regione e del Consiglio regionale! Adesso arriva il momento di dare i soldi agli agricoltori e si dice: "Eh, ma quei soldi sono spesi, non li abbiamo più, li abbiamo presi e dirottati verso altri capitoli"! Ma la vogliamo finire con questo balletto? Io credo che sia proprio ora di smetterla!
Ecco perché noi votiamo contro questa mozione, perché la riteniamo una vera e propria presa in giro.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanciu per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANCIU (F.I.). Signor Presidente, nell'annunciare il mio voto favorevole a questa mozione presentata da tutti i Capigruppo e dal Presidente della Commissione agricoltura, colgo l'occasione per ringraziare chi oggi ha sensibilizzato questo Consiglio, su questo argomento, e cioè i sindaci, che dopo le organizzazioni di categoria, che da anni stanno conducendo un'aspra battaglia, hanno avuto la capacità di portarci davanti al letto del moribondo. E' un moribondo che deve sopravvivere nell'interesse della collettività sarda, perché rappresenta un comparto strategico per la nostra Isola.
Tutti noi sappiamo che importanza riveste in Sardegna l'agricoltura e quanto è importante salvaguardarla, però mi pare che l'atmosfera che si respirava sino a qualche giorno fa (lo scontro tra il Presidente e un'organizzazione di categoria, le organizzazioni di categoria per anni rimaste inascoltate, gli Assessori molto spesso lasciati da soli) non permetteva di elaborare un progetto strategico di rilancio dell'agricoltura.
E' un problema che viene da lontano. La verità è che in Sardegna si interviene da troppi anni con soluzioni tampone, sulla spinta delle emergenze, ma manca una politica strategica per il rilancio e il sostegno nel tempo di questo settore. Ricordiamoci una cosa: tutti i paesi più avanzati del mondo, i cosiddetti paesi industrializzati, i cosiddetti paesi ricchi, parlo degli Stati Uniti d'America, dell'Olanda, della Francia, della Germania e dell'Inghilterra, fanno un'agricoltura anche in condizioni climatiche avverse sotto copertura, con l'aria condizionata, pur di farla, perché sanno quanto è importante.
Prendiamo l'esempio di Israele, che in condizioni climatiche assurde, in condizioni incredibili, ha capito che un paese che vuole avere un peso politico ed economico deve avere un'agricoltura forte, solida e naturalmente sostenuta, perché non esiste agricoltura che non sia sostenuta in tutti i paesi del mondo, perché pur avendo poco peso all'interno del prodotto interno lordo, ha un peso enorme dal punto di vista strategico. Ricordiamoci che una Russia ricca di petrolio, di diamanti e di quant'altro con un'agricoltura povera è crollata miseramente, e così tutti i paesi che non hanno avuto l'intelligenza e le capacità politiche per sostenere questo settore.
Bene, la Regione sarda, ma anche l'Italia, per troppo tempo hanno dimenticato l'agricoltura. C'è stato un momento negli anni cinquanta e sessanta, che è stata sostenuta ed ha ottenuto grandi risultati. Poi c'è stata, invece, la totale disattenzione e la politica italiana ha preferito frequentare solo i salotti importanti dell'industria, occupandosi di chimica, di siderurgia e trascurando totalmente il mondo agricolo. Fu un errore madornale, un errore che sicuramente verrà ricordato nel tempo per i danni causati.
Io credo che occorra rivedere tutto, occorra ricreare un clima sereno, occorra avere un progetto e una progettualità a cui dobbiamo contribuire tutti. Adesso è arrivato il momento di metterci tutti a lavorare, in modo particolare lei che è l'Assessore, quindi il responsabile delle politiche agricole in Sardegna. Io sono convinto che quel tavolo verde che si occupa di tutta una serie di problemi deve essere accompagnato da un tavolo di esperti; parlo degli esperti dei nostri enti regionali, dell'ERSAT, dell'Istituto Zootecnico Caseario.
Dobbiamo prendere le intelligenze dalle università, dobbiamo stanare quegli uomini che sono addetti alla ricerca, dobbiamo trovare politiche di sostegno, dobbiamo individuare una strategia comune per il rilancio di questo importante settore. Altrimenti, veramente, noi ci ritroveremo in una situazione di totale abbandono delle campagne e dei piccoli paesi, e ciò andrà a discapito di tutti, perché mancherà l'uomo che presiederà il territorio, e con tutti i danni conseguenti, non solo economici, ma anche ambientali.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Signor Presidente, ovviamente dichiaro il mio voto favorevole, essendo anche tra i firmatari, in rappresentanza del Gruppo dell'U.D.C., della mozione, però vorrei sottolineare e riprendere quanto detto stamane in sede di esame dell'ordine del giorno sul Parco del Gennargentu e riferirmi anche a quanto sottolineato, in quell'occasione, dall'onorevole Marrocu.
Mi sembra di assistere all'ennesimo fallimento della politica, ma soprattutto mi sembra di comprendere che ogni volta che si discute di una problematica si debba esaminare tale problematica sotto tanti punti di vista senza concentrare l'attenzione sui fini che si prefigge la mozione che l'ha sollevata. Si ha la pretesa di risolvere, qui, durante questa discussione, in cinque minuti di dichiarazione di voto per ognuno di noi, il problema dell'agricoltura in Sardegna. Io credo invece che per tale problema, come accennato anche dal collega Vargiu per la sanità, si debbano tenere delle sessioni straordinarie del Consiglio.
Non si può trovare qui, in questa fase, nella discussione di una mozione che è nata dietro la spinta di un problema specifico (l'ndebitamente del comparto agricolo) e che soprattutto è mirata - questa almeno era la mia intenzione nel sottoscriverla - e cercare di correggere la politica degli istituti di credito in Sardegna, la soluzione di un problema così vasto. Un'altra sessione straordinaria del Consiglio dovrebbe essere aperta per esaminare la politica del credito in Sardegna, perché quanto noi stiamo dicendo per l'agricoltura vale per l'industria, vale per il commercio, vale per l'artigianato; manca, da parte dei nostri istituti di credito, un sistema di assistenza creditizia in Sardegna.
Ho già avuto modo di dire che il sistema creditizio è sicuramente il socio occulto delle aziende sarde, con le quali divide solo gli utili, grazie a tassi di interesse elevatissimi, ma giustificati dall'alto rischio (alto rischio che, peraltro, secondo le ultime statistiche non viene confermato) maggiorati mediamente dai 2 ai 4 punti rispetto ai tassi praticati nel resto d'Italia. C'è però un altro aspetto: nel conteggio degli interessi viene operata una strana capitalizzazione che avvicina molto all'usura il sistema del credito e gli istituti di credito della Sardegna. Questi ultimi, infatti, non sono collaboratori, non fungono da sostegno alle aziende agricole e alle nostre aziende in generale, ma sono stessi essi causa del problema di cui stiamo discutendo in questa sede.
Quali le soluzioni? Le soluzioni sono state già indicate, tant'è che si fa cenno all'accordo del 5 aprile 2004. Pare che questa Giunta sia all'altezza di studiare nuovi sistemi di finanza innovativa; ma anche senza questi sistemi è sempre possibile chiamare al tavolo le banche, è sempre possibile muovere la finanziaria regionale, acquisire in toto il monte debitorio e ridistribuirlo a medio e lungo termine agli stessi agricoltori, a un tasso di interesse di mercato, di mercato non sardo, possibilmente, perché verrebbero strozzati una seconda volta.
Così come è possibile, in ogni caso, procedere come fanno le banche (vedasi la cessione delle quote CIS, quando fu acquistata, come ormai capita spesso, da aziende di oltre Tirreno). Le banche cedono i crediti a un presso del 30, in quel caso 25, massimo 40 per cento del suo valore, escono dal fallimento e ciò fa sì che la ricontrattazione avvenga non sul 100 per cento del debito, ma sul 40 per cento del debito. Le aziende creditizie non hanno infatti nessun interesse a tenere in bilancio delle sopravvenienze passive, cioè i crediti non riscossi, e l'eventuale cessione ad aziende specializzate, avverrebbe con vantaggio del bilancio della Regione Sardegna...
PRESIDENTE. Onorevole Capelli.
CAPELLI (U.D.C.). Ho quasi terminato. Con vantaggio della Regione Sardegna che dovrebbe essere garante dell'operazione, ma con vantaggio soprattutto del debitore. Questa dovrebbe essere la strategia.
Ecco perché sarebbe stato opportuno discuterne anche, senza nulla togliere all'Assessore dell'agricoltura, in presenza dell'Assessore della programmazione e soprattutto del Presidente della Regione, che in termini finanziari avrebbe potuto offrire buoni consigli, nonostante l'andamento ultimo dei conti della sua azienda.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanjust per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANJUST (F.I.). Signor Presidente, mi ero ripromesso di iniziare questa brevissima riflessione rispondendo a ciò che l'onorevole Uras qualche minuto fa ha detto in quest'Aula o che mi è sembrato di recepire dal suo discorso. Mi è parso, infatti, che quasi si meravigliasse del fatto che ultimamente più di una volta in quest'Aula ci si è trovati, tutti insieme, a discutere e a ragionare su determinate tematiche. Io avrei voluto rispondergli che è normale che su determinati temi ci si trovi e ci si debba trovare tutti d'accordo nel dare una risposta affermativa. Probabilmente, però, lo stupore dell'onorevole Uras era dovuto all'esperienza che io sicuramente non ho ancora acquisito. Mai e poi mai io infatti avrei pensato che invece qualcuno oggi in quest'Aula potesse dichiarare di votare contro una mozione del genere, e soprattutto che lo facesse un ex Presidente della nostra Regione. Comprendo però quali possano essere state le ragioni di scoramento del presidente Floris, perché sappiamo che ogni legislatura ha una storia a sé, altrimenti non si capirebbero i motivi per i quali decadono mozioni, interrogazioni, interpellanze, proposte e disegni di legge presentati nelle precedenti legislature. Quindi capisco lo scoramento del presidente Floris per non essere riuscito, nelle passate legislature, non dico a risolvere, ma nemmeno ad alleviare l'annoso problema dell'agricoltura. Ma questo, a mio parere, non può che consentire a chi, nelle legislature future, ha intenzione, idee e proposte per cercare di risolvere i problemi, di farlo. Ecco perché nel mio piccolo mi permetto di invitare ad una riflessione ulteriore l'onorevole Floris dall'alto della sua coscienza politica, così da arrivare tutti insieme a dare una riposta favorevole a questo grido d'allarme che un intero comparto e un'intera società oggi ci sta chiedendo di trasferire a gran voce nell'Aula consiliare.
Volevo anche dire che penso che nessuno di noi, me compreso, voglia o abbia anche solo minimamente pensato di sfruttare il dramma che stanno vivendo in queste ore non solo le decine di famiglie di Decimoputzu ma quelle di tanti altri comuni della Sardegna, per attaccare alcuni degli esponenti di questa Giunta. Certo è che la non presenza del Presidente in un momento così importante deve comunque essere stigmatizzata. Soprattutto da parte dell'Assessore (mi scusi se le muovo quest'appunto) ci saremmo aspettati qualcosa di più di un semplice augurio di buon anno.
L'Assessore, del resto, conosce perfettamente i problemi, anche se solo per averli letti sui quotidiani negli ultimi giorni, non c'è stato giorno nell'ultima settimana che non si sia parlato del caso di Decimoputzu, si sapeva benissimo che si sarebbe arrivati oggi in Aula con una mozione e con un ordine del giorno. Io penso che dall'intervento dell'Assessore sarebbe stato lecito attendersi sicuramente ben più di un semplice augurio.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Moro per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
MORO (A.N.). Signor Presidente, questa mozione richiama la necessità di un intervento della Regione finalizzato alla riduzione dell'indebitamento delle aziende agricole. Io credo che parlare di indebitamento delle aziende agricole sia quasi un eufemismo, perché è un problema che si è cronicizzato da lungo tempo. Oggi se ne riparla in quest'Aula a seguito dell'eclatante notizia di un'azienda (prima fiorente e con dietro speranze, famiglie ed attività) che è stata pignorata e venduta all'asta per 18 mila euro; un fatto che veramente grida allo scandalo e che potrebbe essere oggetto di dibattiti anche dal punto di vista morale.
Al di là di questo, che è un fatto eclatante, che l'agricoltura sia una cenerentola del nostro mondo produttivo lo sanno anche i bambini, lo so da quando sono nato, perché sono figlio di agricoltore. Per quanto riguarda i problemi in carico a questo Consiglio ho potuto riscontrare una notevole differenza di trattamento fra alcuni settori della società e la benedetta e fantomatica agricoltura. Quando si è trattato di affrontare i problemi della sanità, che era in crisi, che presentava un'esposizione debitoria per la quale e senza la copertura della quale noi avremmo perso altri finanziamenti, il Consiglio si è riunito e addirittura abbiamo fatto anche le ore piccole per stabilire che cosa avremmo dovuto fare, alla fine abbiamo trovato la terapia. Adesso, infatti, siamo in grado di ricevere questi finanziamenti.
Per l'agricoltura ci lamentiamo, eleviamo grida di dolore, sentiamo i sindaci, però di terapia non se ne parla. Praticamente, in quest'occasione stiamo discutendo dell'ossigeno da somministrare ad un traumatizzato. Se a un traumatizzato che sta per morire gli somministriamo solo l'ossigeno, nel momento si rianima, magari riesce anche a salutare parenti e amici, però se poi non intervengono i chirurghi, dopo qualche tempo muore. Ciò vale anche per quanto riguarda il problema in discussione oggi. Abbiamo impegnato la Giunta a intervenire subito, perché se a questa parte dell'agricoltura, in questo momento, non eroghiamo tutto l'ossigeno necessario, molte aziende faranno la fine di quella che è stata posta all'asta per la cifra irrisoria di 18 mila euro.
Ma per quale motivo, io mi chiedo, questo Consiglio si accorge di intervenire soltanto nell'emergenza? Perché il problema dell'agricoltura è un problema di emergenza. E' vero che ci sono delle differenze: abbiamo parlato per molto tempo - perché effettivamente ci hanno assillato sia la stampa sia gli operatori del settore - del problema del prezzo del latte, però in agricoltura non c'è soltanto produzione del latte, la parte produttiva, la zootecnia, ci sono anche le coltivazioni agricole, le granaglie. Mi sembra quasi di far parte di un gruppo di alieni che non ha contatto con chi produce veramente in agricoltura, sembra quasi che tutta l'altra parte dell'agricoltura vada bene.
Pensate - il dato è approssimativo ma serve per capire - negli anni settanta i concimi costavano 8 mila lire e il grano si vendeva a 37 - 40 mila lire il quintale; oggi, trent'anni dopo, i concimi costano l'equivalente in euro di 50 - 60 mila lire il quintale e il grano viene ritirato per cortesia, non sempre, a 30 mila lire il quintale. Ditemi se questa è un'agricoltura che può essere ancora incoraggiata!
Io non so per quale motivo, considerato che la Regione ha dei settori specializzati come l'ERSAT, con delle teste che - mi hanno riferito - pensanti che sono all'avanguardia per quanto riguarda la soluzione dei problemi agricoli, non capisco per quale motivo non vengono mobilitate queste intelligenze per cercare di offrire a quel comparto la possibilità di generare un reddito dignitoso per chi vi lavora. Come fa un agricoltore di un'azienda di cento ettari ad assumere un dipendente che gli costa 40 milioni l'anno? Non possibile.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere La Spisa per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
LA SPISA (F.I.). Signor Presidente, ritengo necessario pronunciare questa dichiarazione di voto per puntualizzare alcuni aspetti che sono emersi in questa sorta di dibattito apertosi in occasione delle dichiarazioni di voto. Io credo che l'atto che stiamo per approvare in questo Consiglio non possa essere sminuito da nessuno nella sua importanza formale e sostanziale. Importanza formale perché è un atto di indirizzo che il Consiglio regionale invia alla Giunta all'inizio della legislatura su un problema di grande rilevanza. Importanza sostanziale perché tutto ciò che è stato tentato e fatto nel passato si scontra oggi con un dato nuovo.
Non dimentichiamoci che stiamo intervenendo a seguito della conclusione o dell'avvio ormai inoltrato di una procedura di asta che ha portato alla svendita, alla realizzazione di un vero e proprio atto di speculazione nei confronti di un'azienda agricola a conduzione familiare che ha un valore patrimoniale altissimo e che rischia di andare in mani di non sappiamo chi (o meglio, molti sanno anche in mano a chi) per 18 mila euro. Questo è un fatto gravissimo, ma è un fatto ampiamente annunciato in passato. Continuando su questa strada, e se la Regione non interverrà, questi atti diventeranno progressivamente la norma gettando sul lastrico numerose famiglie e immettendo nelle campagne speculatori che acquisiscono le aree per un pugno di euro.
Questo è il fatto grave, e io condivido quanto detto anche dal collega Marrocu, che chi compie questi atti non può godere del silenzio del Consiglio regionale; chi si comporta così deve sapere che ha la riprovazione delle istituzioni. Alla Giunta spetta ora un compito molto delicato e decisivo, Assessore, cioè quello di utilizzare tutti gli strumenti di pressione consentiti dalla legge per attuare o eventualmente modificare il protocollo già firmato dalla precedente Giunta con gli istituti bancari, in modo tale da raggiungere intese che siano maggiormente vincolanti rispetto a quelle già raggiunte, così che vengano effettivamente bloccati tutti gli atti esecutivi, che si preveda un'effettiva ricontrattazione (l'abbiamo scritto nel dispositivo) dei debiti delle aziende agricole e che si mettano le stesse banche di fronte alle proprie responsabilità.
Le banche su questi debiti hanno svolto un ruolo negativo, questo va detto molto chiaramente; la lievitazione degli interessi, il calcolo degli interessi sugli interessi costituiscono un fatto grave, spesso sono stati trascurati anche i tempi precisi in cui questi interessi dovevano essere effettivamente calcolati. Ci sarebbe molto da approfondire sul piano amministrativo e tecnico. Oggi, con questo atto fondamentale del Consiglio portato in Aula all'inizio della legislatura, si assegna alla Giunta, all'Assessore e al Presidente un compito importantissimo che deve essere svolto devono svolgere con grande senso di responsabilità.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Sanna Alberto per dichiarazione di voto. Ne ha facoltà.
SANNA ALBERTO (D.S.). Io credo, signor Presidente, onorevoli colleghi, che questo provvedimento unitario che proponiamo all'attenzione del Consiglio e alla sua approvazione costituisca un fatto importante. Io non penso, onorevole Floris, che questo lavoro che abbiamo intrapreso sia un lavoro inutile; io non lo credo, naturalmente rispetto la sua autorevole opinione. Penso che, di fronte ad una situazione che oggi si presenta anche più grave (sempre che ciò sia possibile) rispetto al passato, sia giusto e doveroso che il Consiglio regionale, unitariamente - questo è un fatto positivo che voglio sottolineare - perché vuol dire che c'è un'assunzione di responsabilità complessiva da parte del massimo organo che rappresenta la nostra comunità rispetto ad un problema di questa importanza - dia alla Giunta indicazioni, che impegni la Giunta perché intervenga di fronte all'emergenza rimettendo e riconsegnando al tavolo tecnico il suo ruolo e quindi ridefinendo una strategia.
Il dispositivo indica i punti qualificanti e i punti fondamentali, ma stabilisce anche che la Giunta deve concordare col Governo nazionale e con l'Unione Europea tutte le possibili misure che possono essere portate avanti per dare una risposta a questo problema. Però il documento inquadra la tematica nel contesto più ampio di una crisi strutturale del settore all'interno di una situazione comunitaria e internazionale sempre più complessa, che richiede anche alla nostra agricoltura una capacità di adeguamento, di "fare filiera" e di presentarsi competitiva nel mercato globale.
Nella mia dichiarazione di voto, che naturalmente non può che essere favorevole, volevo anche richiamare questi elementi che non possono non essere valorizzati e chiedere anche alla Giunta, e complessivamente al Consiglio, che in tempi rapidi definisca i punti fondamentali di una strategia di politica agricola. La Commissione agricoltura in qualche modo ha già avviato questo percorso con il lavoro svolto, con l'indagine conoscitiva che ha compiuto sul prezzo del latte, dove non si è limitata ad esaminare il problema del prezzo del latte e delle dinamiche di quel comparto, ma ha messo in evidenza anche i punti di criticità del sistema agricolo nel suo insieme.
Io credo che quel lavoro costituisca già una buona base di partenza per definire gli obiettivi complessivi per il rilancio del comparto economico più importante della nostra Isola.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Amadu. Ne ha facoltà.
AMADU (U.D.C.). Chiedo la votazione nominale sulla mozione numero 23.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri CAPPAI, RANDAZZO, CAPELLI, ARTIZZU, MORO, MURGIONI, ONIDA.)
Votazione nominalePRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, della mozione numero 23.
(Segue votazione)
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - ATZERI - BIANCAREDDU - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CAPELLI - CAPPAI - CASSANO - CERINA - CHERCHI Silvio - CONTU - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - DIANA - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - LA SPISA - LADU - LANZI - LICANDRO - LICHERI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MILIA - MORO - MURGIONI - ONIDA - ORRU' - PETRINI - PILI - PINNA - PISANO - PORCU - RANDAZZO - RASSU - SALIS - SANCIU - SANJUST - SANNA Alberto - SANNA Francesco - SANNA Matteo - SANNA Paolo Terzo - SCARPA - URAS - VARGIU.
Rispondono no i consiglieri: CHERCHI Oscar - FLORIS Mario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 62
Votanti 62
Maggioranza 32
Favorevoli 60
Contrari 2
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione del testo unificato delle proposte di legge numero 9 e 27. Nella precedente seduta è stato approvato il passaggio all'esame degli articoli.
Passiamo all'esame del titolo.
(Si riporta di seguito il testo del titolo)
Titolo
Istituzione del Consiglio delle autonomie locali e della Conferenza permanente Regione-enti locali.
(È approvato)
Passiamo all'esame dell'articolo 1. A questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 1 e del relativo emendamento)
Art. 1
Oggetto
1. In attuazione del principio di cooperazione degli enti locali tra loro e con la Regione e al fine di garantire la partecipazione degli enti locali ai processi decisionali regionali di loro diretto interesse, la presente legge istituisce il Consiglio delle autonomie locali e la Conferenza permanente Regione-enti locali e ne disciplina le competenze, la composizione e il funzionamento.
EMENDAMENTO sostitutivo totale ATZERI - SCARPA
Art. 1
Oggetto
1. In attuazione del principio di cooperazione degli enti locali tra loro e con la Regione e del principio di sussidiarietà, e al fine di garantire agli stessi enti locali funzioni deliberative concorrenti con la regione nelle materie di cui al comma 2, la presente legge istituisce il Consiglio delle Autonomie Locali e la Conferenza permanente Regione/Enti locali e ne disciplina le competenze, la composizione e il funzionamento.
2. Il Consiglio delle Autonomie Locali esercita funzioni deliberative in ordine alle seguenti materie:
a) ordinamento delle autonomie locali;
b) bilancio economico-programmatico della Regione;
c) riforma dello Statuto.
3. In ordine a tutto quanto non previsto al comma 2, il Consiglio delle Autonomie Locali esercita funzioni consultive obbligatorie.. (1)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Atzeri per illustrare l'emendamento.
ATZERI (Gruppo Misto). Signor Presidente, ho avuto abbondante tempo per illustrare l'emendamento in sede di discussione generale. Quindi lo do per illustrato.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. L'emendamento non si accoglie.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere è conforme a quello del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Signor Presidente, svolgo l'intervento che avrei voluto pronunciare brevemente al momento della votazione del passaggio all'esame degli articoli. E' un intervento che riprende alcune considerazioni espresse sia dal collega Atzeri durante la discussione generale di ieri sera, sia dallo stesso assessore Dadea.
Sostanzialmente, il ragionamento che fa l'assessore Dadea - e che io voglio cercare di seguire dal punto di vista concettuale - è che ci troviamo nella fase iniziale di un grande processo di cambiamento che coinvolge l'intera Regione Sardegna. La legge numero 1 di quest'anno, la legge sul consiglio delle autonomie locali, rappresenta il primo mattone di una grande innovazione che irromperà nel "sistema Sardegna", nel sistema burocratico istituzionale Sardegna, incidendo sia nei rapporti che la nostra Isola intrattiene verso l'esterno (quindi con la Comunità Europea e con lo Stato italiano anche a seguito della riforma dello Statuto) sia nei rapporti interni, col federalismo comunale, con il principio di sussidiarietà che parte dai comuni, e con l'autoriforma della Regione, cioè con la riforma della macchina burocratica amministrativa della Regione stessa.
Sulla stessa linea era il ragionamento del collega Atzeri, il quale, pur intervenendo su un argomento differente, sottolineava come il consiglio delle autonomie locali avrebbe un senso se avesse un potere diverso da quello consultivo attribuitogli dalla legge nazionale, e che noi abbiamo previsto all'interno della proposta di legge oggi in discussione.
Partendo da queste due considerazioni per noi Riformatori sarebbe facile incassare un risultato,e cioè dire che siamo stati i primi nella scorsa legislatura a cogliere il ruolo e l'importanza che il consiglio delle autonomie locali poteva rivestire. Siamo stati infatti i primi, forse gli unici nella scorsa legislatura, a presentare una proposta di legge finalizzata in tal senso; l'abbiamo ripresentata in questa legislatura e ad essa ha fatto seguito anche una proposta di legge che poi è stata utilizzata come testo unificante nella discussione in Commissione.
Dicevo, sarebbe facile per noi Riformatori incassare il risultato, sarebbe facile guardare quei banchi del centrosinistra da cui tante volte ci è stata mossa l'accusa di non aver realizzato quelle riforme per cui siamo nati e dire: "Vedete, noi abbiamo visto più lontano degli altri, gli altri sono approdati su posizioni che erano le nostre ed oggi andiamo verso l'approvazione di una prima riforma, di un primo mattone della riforma complessiva, che tutto sommato è il primo mattone che noi avremmo posto già dalla passata legislatura".
Io non voglio però porre la questione in questi termini, perché credo che la discussione odierna, il ragionamento e la riflessione odierni vertono sul valore e sul significato dell'eventuale "primo mattone", perché - hanno ragione in questo i Sardisti - il primo mattone rischia di restare un mattone senza casa. Non so se conoscete, a Cagliari, in Castello, il palazzo Zapata, che è noto ai cagliaritani come "il portone senza palazzo", perché i Zapata, che avevano molti soldi quando costruirono il portone di accesso a quello che doveva essere un grande palazzo nobiliare, poi caddero in difficoltà economiche, per cui rimane visibile, dal bastione di Santa Caterina, un bellissimo portone al quale non fa seguito un palazzo dello stesso pregio architettonico ed artistico. Non vorrei quindi che il nostro primo mattone subisse la stessa sorte.
Assessore Dadea, io ho seguito con attenzione il suo ragionamento, lei parla di tutto quel sistema di solidarietà intercomunale e comunale che si basa sull'identico ruolo e dignità degli enti locali comunali nei confronti dell'ente Regione, che consente di attivare degli scambi e poi dei trasferimenti di risorse che lei stesso ha detto che devono seguire alle competenze, che lei stesso ha detto debbono seguire al personale perché poi la Regione rimanga snella.
Presidenza del Presidente Spissu
(Segue VARGIU.) Siamo d'accordo su tutto, però se il sistema - come lo vedremmo noi Riformatori - deve essere quello di una Regione che si confronta con enti di pari importanza rappresentati dalle istituzione comunali, occorre fare i conti con tutto ciò che poi le istituzione comunali pongono in essere (consorzi, assemblee di comuni) cioè con tutte quelle strutture che servono ai comuni stessi per gestire insieme i servizi che non possono essere più gestiti su base comunale. Si ha insomma la sensazione che in questa Regione ci sia una pletora di enti. Nel senso che nel livello intermedio, tra comuni (e quindi sul federalismo comunale di gestione su cui siamo d'accordo) e la Regione, ente di programmazione, insiste una pletora di enti la cui esistenza nei prossimi giorni noi andremo ulteriormente a ratificare attraverso un atto dovuto, quale l'approvazione della legge elettorale che consentirà di votare all'interno delle otto province sarde. La pletora di enti è quindi rappresentata dalle province e dalle comunità montane, organismi spesso sovrapposti per competenze, addirittura per territorio, per ambito territoriale, come succede in Ogliastra, e tutto ciò non può non lasciare perplessi.
Poco fa, intervenendo sulla mozione testé approvata sui problemi dell'agricoltura ho indicato un settore, l'agricoltura, insieme a quello della sanità, su cui probabilmente questo Consiglio dovrà superare divisioni se vuol operare bene, se vuol dare indicazioni positive per il cambiamento della Sardegna. Forse anche per quanto riguarda la riforma complessiva dell'ente regione noi dovremmo aprire un ragionamento a 360 gradi, probabilmente dovremmo andare a guardare gli atti del passato, figli a volte, forse, di pressioni a cui l'Assemblea legislativa sarda ha ritenuto di non dover resistere o alle quali ha ritenuto di doversi in ogni misura e in ogni maniera adeguare, anche perché sono pressioni - come sa ciascuno di noi che fa politica - che provengono dalla nostra stessa classe politica, cioè da coloro che fanno politica nei nostri partiti, vengono da coloro che rappresentano il consenso diffuso che ciascun partito, che ciascun movimento ha nei territori di riferimento.
Sembra quasi di essere agli albori di una nuova era, sembra che sia stato posto il mattone di una casa che è diversa da quella che abbiamo conosciuto. In questo senso credo che l'opposizione, anzi la minoranza, come è più giusto chiamarla, sicuramente i Riformatori all'interno della minoranza, presti maggiore attenzione nei confronti di ciò che si sta facendo, nutra delle aspettative analoghe a quelle create in tanti sardi che hanno votato per questa coalizione di centrosinistra portandola al governo. Le aspettative le può avere anche chi sta all'interno di questo palazzo, all'interno di quest'Aula, esercitando un ruolo di minoranza.
Noi staremo attentissimi a ciò che verrà proposto all'Aula in relazione a questi argomenti e a questi problemi perché riteniamo che siano degli argomenti su cui, rappresentando il sistema complessivo delle regole, la cornice di riferimento all'interno della quale il progetto Sardegna si può sviluppare, l'intera Aula possa e abbia il diritto di pronunciarsi. La capacità di ascolto tra chi è in minoranza e chi è in maggioranza è fondamentale perché l'edificio possa innalzarsi e possa non restare, come il palazzo Zapata, un portone senza palazzo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Francesco Sanna.. Ne ha facoltà.
SANNA FRANCESCO (La Margherita-D.L.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sull'impostazione generale siamo già intervenuti nella discussione di ieri. Vorrei ora, invece, rivolgere un'attenzione particolare alla motivazione politica con la quale il Partito Sardo d'Azione ha voluto, direi con una certa dose di esplicita provocazione, presentare il proprio emendamento all'articolo 1. Questa provocazione, che ovviamente non è accoglibile nei termini tecnici se si vuole che questa legge passi indenne ad una valutazione di legittimità costituzionale, può essere recuperata utilmente in una seconda fase, quella che stiamo aprendo e che dovrà necessariamente valutare stimoli ed anche elaborazioni teoriche come quelle che emergono nell'emendamento Atzeri - Scarpa.
Mi riferisco al fatto che l'approvazione della norma, così come è, creerebbe una sorta di bicameralismo rispetto ai processi decisionali con valenza legislativa che la nostra Regione deve affrontare nella sua attività e il Consiglio sino ad oggi ha affrontato come organo unico di deliberazione. Non può leggersi in maniera differente l'utilizzo di espressioni tipo: "Deliberazioni o attività deliberative concorrenti", cioè espressioni che normalmente si attribuiscono all'attività legislativa della Regione rispetto a quella dello Stato; quando si afferma anche che le materie dell'ordinamento delle autonomie locali, del bilancio, la riforma dello Statuto sono di competenza deliberativa del consiglio delle autonomie locali si enuncia un concetto che sottintende una differenziazione del potere legislativo nella nostra Regione.
Non è banale dire che si è contro questo emendamento perché non è banale, credo, la motivazione politica che vi ha indotto a presentarlo; noi siamo contro questo emendamento per motivi di legittimità costituzionale più che di merito: non si può infatti innovare la competenza legislativa di questa Regione - perché di questo si tratta - attraverso una legge ordinaria. Occorre invece impostare il ragionamento in termini di immediata operatività della consulta delle autonomie locali, del consiglio delle autonomie locali sui temi che voi ponete, cioè la riforma dello Statuto, la struttura del bilancio economico e programmatico della Regione e l'ordinamento delle autonomie locali. Credo quindi che ci sia lo spazio per coinvolgere immediatamente il consiglio delle autonomie locali sulla più vasta competenza che questo Consiglio si è dato in questa legislatura di riforma della Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRÙ (D.S.), relatore. Signor Presidente, io ovviamente ho espresso parere contrario sull'emendamento presentato dagli amici sardisti ed è mio intendimento chiarirne i motivi. Mi sembra che l'onorevole Vargiu, che mi ha preceduto, abbia ribadito quello che un po' tutti abbiamo affermato, cioè che senza enfasi alcuna si tratta comunque di un primo passo verso un processo di riforma o di autoriforma (chiamiamola così) che ci auguriamo generi frutti cospicui e produca atti conseguenti.
Penso anch'io che si tratti di un primo passo che dobbiamo fare in modo che si tratti di un passo avanti, non di un passo falso. Chiarisco meglio. L'emendamento presentato dagli amici sardisti, ha un evidente obiettivo provocatorio, mira cioè a sottolineare che quel limite costituzionale della funzione puramente consultiva e non decisionale, non deliberativa, è un limite non accolto, non condiviso. Io penso di trovarmi d'accordo su questo punto, noi abbiamo lo strumento per superare questo limite, per fare in modo che questo organismo non sia puramente consultivo, che esprime pareri ma che non vincola e non decide; lo strumento è quello della revisione statutaria, non vi sono altre strade, con legge ordinaria questo limite non può essere superato.
Credo allora sia intendimento di tutti varare il consiglio delle autonomie, compiere appunto questo primo passo, consentire intanto alle autonomie locali, anche attraverso questo organismo rappresentativo, di partecipare a quel percorso, di riforme e autoriforme che proseguirà poi nei modi che si delineeranno: attraverso la consulta e attraverso altre forme, anche di partecipazione diretta. Poi esamineremo l'articolo 9 che prevede che sulle modifiche statutarie, sulla riforma statutaria, il Consiglio delle autonomie locali abbia l'obbligo di esprimere la sua valutazione, di essere coinvolto nel percorso. In seguito troveremo il modo di fargli assumere anche il potere decisionale, la cosiddetta funzione deliberativa, così come viene chiamata nell'emendamento, anche se non so ancora in quali termini, se attraverso un federalismo interno, con le due camere, o con altri strumenti.
Io credo che ci siano opinioni differenti anche su questo, se entriamo nel merito, ma non penso che sia questo il punto. Credo invece che vada raccolto l'invito sottinteso nell'emendamento: "Non fermiamoci a quella che è una funzione non decorativa, ma che è una funzione importante", perché esprimere pareri obbligatori su tutta quella serie di norme non è un fatto secondario, in più si conferisce legittimità istituzionale ad un organismo seriamente rappresentativo delle autonomie locali.
Quindi, il parere contrario ovviamente non è contrario all'obiettivo che l'emendamento presuppone, il parere contrario riguarda la fattibilità attuale. Non possiamo negare cioè la funzionalità dello strumento su cui stiamo lavorando, la piena funzionalità del consiglio delle autonomie. Inserire una norma di questo tipo significa sancire la illegittimità costituzionale del Consiglio stesso; ecco la ragione del parere contrario.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Scarpa. Ne ha facoltà.
SCARPA (Gruppo Misto). Signor Presidente, l'emendamento che abbiamo presentato nasce nel corso del nostro ultimo congresso politico quando i sindaci sardisti hanno proposto all'assemblea del congresso, che l'ha approvato all'unanimità, un documento nel quale si chiede che i rappresentanti sardisti al Consiglio regionale propongano al Consiglio stesso una modifica di questo strumento nei termini che noi oggi proponiamo con l'emendamento. Modifica che il consiglio nazionale sardista ha approvato all'unanimità e che noi doverosamente oggi portiamo all'attenzione dell'Aula.
Apprezziamo il fatto che tutti gli interventi che fino ad ora si sono succeduti sul tema esprimano apprezzamento sulle intenzioni e quindi speriamo vivamente che in sede di modifica dello Statuto, queste intenzioni siano tenute presenti e siano recepite. Comprendiamo anche le ragioni che sono state espresse, tuttavia insistiamo nel richiedere l'approvazione dell'emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Io chiedo scusa all'Aula, sono consapevole che non è molto ortodossa la mia richiesta di intervenire in questa fase del dibattito consiliare, però mi sembra opportuno spendere qualche parola sulla questione che il Gruppo sardista ha voluto porre all'attenzione dell'Aula.
La Giunta, così come il relatore, si è dovuta limitare, nell'esprimere un parere sull'emendamento, ad un sì, oppure ad un no, però io già in sede di discussione generale ho avuto modo di affermare che la questione che è stata posta e che è contenuta nell'emendamento non è meramente provocatoria, è una questione reale e concreta. La possibilità che questo strumento di partecipazione del sistema delle autonomie locali ai processi legislativi si possa anche trasformare in una partecipazione di tipo deliberante, è una questione veramente reale e concreta.
Come però ha avuto modo di dire già il relatore, l'onorevole Orrù, non possiamo assolutamente dare una risposta in questa fase della nostra vita autonomistica, possiamo invece dare una risposta concreta, come è stato detto, attraverso il nuovo Statuto di autonomia. In quella fase penso che noi potremmo prendere in considerazione realmente e concretamente la possibilità di rendere questo strumento di partecipazione diventare qualcosa di diverso, di più importante, dotato di poteri maggiori, poteri deliberanti che possono arrivare persino a prefigurare una seconda camera regionale.
Questa sarà una scelta di cui dovrà occuparsi la Consulta prima e il Consiglio regionale poi. Penso pertanto che prefigurare anche queste possibilità, iniziare a riflettere su queste possibilità sia assolutamente opportuno e necessario. Proprio per questo mi permetto di chiedere al Gruppo sardista, considerato che questa legge nasce da un forte spirito unitario dell'intero Consiglio su questi temi, se questo non avesse delle conseguenze nella vita interna del loro partito, perché capisco che la loro posizione è originata da un deliberato congressuale, un atteggiamento diverso nei confronti di questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). Ringrazio l'assessore Dadea, il relatore e i colleghi che sono intervenuti, perché il voto negativo verso questo emendamento non pregiudica il riconoscimento della sensibilità politica manifestata dalla Giunta e da tutti i colleghi con la disponibilità a inserire nell'immediato futuro quelle competenze che noi rivendichiamo. Così come, del resto, non pregiudica il nostro voto favorevole su questa proposta di legge.
L'emendamento che abbiamo presentato non voleva essere solo una provocazione, era anche il modo per porre un problema, per riflettere ed avere il tempo e il "coraggio" per contestare certe leggi dello Stato italiano che non soddisfano il nostro spirito federalista e sardista.
PRESIDENTE. Onorevole Atzeri, non ho capito se l'emendamento resta in campo e quindi...
ATZERI (Gruppo Misto). Lo teniamo con fibrillazione!
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Biancu. Ne ha facoltà.
BIANCU (La Margherita - D.L.). Chiedo la votazione nominale sull'emendamento numero 1.
(Appoggiano la richiesta i consiglieri Francesco SANNA, SECCI, Simonetta SANNA, GIAGU, FADDA Paolo, Vincenzo FLORIS, ADDIS.)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dall'emendamento numero 1.
(Segue la votazione)
Rispondono sì i consiglieri: AMADU - ATZERI - CAPELLI - CAPPAI - CORDA - LADU - LIORI - MORO - MURGIONI - PETRINI - PILI - RASSU - SANCIU - SANJUST - SCARPA.
Rispondono no i consiglieri: ADDIS - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CUCCU Giuseppe - DAVOLI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - IBBA - LANZI - LICHERI - MANINCHEDDA - MARRACINI - MATTANA - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - SALIS - SANNA Francesco - SANNA Simonetta - SECCI - URAS - VARGIU.
Si sono astenuti: il Presidente SPISSU - SABATINI - SANNA Matteo.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 54
Votanti 51
Astenuti 3
Maggioranza 26
Favorevoli 15
Contrari 36
(Il Consiglio non approva).
Sul funzionamento del sistema di votazione elettronica
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Vargiu. Ne ha facoltà.
VARGIU (Riformatori Sardi). Vorrei porre un problema che sicuramente non è tra i più importanti, però chiedo alla Presidenza di farsi carico della sua soluzione in tempi rapidi: se non funziona il tabellone, lo scrutinio elettronico palese diventa uno scrutinio segreto. Sarebbe pertanto auspicabile che il tabellone venisse riparato al più presto, così da rendere nuovamente palese lo scrutinio della votazione nominale.
PRESIDENTE. Il tabellone verrà attivato, è l'ultima cosa che resta da fare perché, come avete visto, il nostro tecnico sta procedendo a ritmi frenetici. Ci è stato assicurato che prima della fine della legislatura funzionerà anche il tabellone.
Chiedo scusa ai colleghi per questo inconveniente, naturalmente nei banchi della Presidenza è a disposizione il tabulato per chiunque lo volesse esaminare o averne copia. Per garantire una maggiore trasparenza delle votazioni si potrebbe procedere anche alla lettura dei nomi dei consiglieri con l'indicazione del voto, ma si complicherebbe un po' il lavoro. Purtroppo non è stato possibile concludere la sostituzione del sistema elettronico di votazione prima dell'inizio di questa tornata dei lavori.
PRESIDENTE. Metto in votazione l'articolo 1. Chi lo approva alzi la mano.
(È approvato)
Passiamo all'articolo 2. a questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 2 e del relativo emendamento)
CORDA, Segretario:
Art. 2
Consiglio delle autonomie locali
1. Il Consiglio delle autonomie locali:
a) è l'organo di rappresentanza istituzionale, autonoma ed unitaria, degli enti locali della Sardegna e costituisce sede di studio, informazione, confronto, coordinamento e proposta sulle problematiche di loro interesse;
b) partecipa al procedimento di formazione delle leggi e degli atti di programmazione regionale, secondo quanto previsto all'articolo 9;
c) propone alla Giunta regionale di promuovere, ai sensi del comma 2 dell'articolo 127 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale su atti legislativi dello Stato, ritenuti lesivi delle prerogative delle autonomie territoriali;
d) partecipa, attraverso propri rappresentanti, alla Conferenza permanente Regione-enti locali.
EMENDAMENTO aggiuntivo LA SPISA - CAPELLI - DIANA - VARGIU - ONIDA
Art. 2
Dopo il comma 1 dell'art. 2 è aggiunto il seguente comma 1 bis:
"Il Consiglio delle Autonomie locali ha sede nella città di Oristano". (3)
PRESIDENTE. L'emendamento viene dato per illustrato.
Per esprimere il parere sull'emendamento, ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRÙ (D.S.), relatore. Il parere è contrario.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta, ha facoltà di parlare l'assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Conforme al parere del relatore.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.
CAPELLI (U.D.C.). Chiedo che il relatore e l'assessore diano maggiori spiegazioni riguardo il loro parere negativo sull'emendamento.
Il consiglio delle autonomie in legge non ha una sede, non è indicata neanche quella del Consiglio regionale, è indicata per la conferenza, ma non per il consiglio delle autonomie. Tra l'altro, credo che la nostra proposta costituisca un passaggio importante, un primo passo versi il superamento del centralismo cagliaritano. La proposta è quella di individuare finalmente un ente, un consiglio, un'istituzione fuori dalle braccia matrigne di Cagliari. Ecco perché è indicata la città di Oristano: per facilitare l'accesso alla sede del consiglio delle autonomie a tutti gli amministratori locali che provengano da Palau come da Carloforte; perché non ci siano solo alcuni avvantaggiati, ma ci sia una equidistanza, finalmente.
Spero in futuro che questo avvenga anche per il Consiglio regionale, che si possa trasferire l'asse dell'attenzione politica, economica ed istituzionale verso una zona baricentrica della Sardegna, in modo tale che una volta tanto anche gli amministratori cagliaritani si alzino all'alba per poter raggiungere, come fanno altri del sassarese e del nuorese, gli uffici regionali. quindi l'obiettivo dell'emendamento è, in primo luogo, quello di determinare una sede e, in secondo luogo, quello di determinarla fuori dal classico cerchio restrittivo, sotto tutti i punti di vista, cagliaritano.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Orrù. Ne ha facoltà.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, avendo appreso le motivazioni che hanno portato alla presentazione di questo emendamento, illustro le ragioni del parere contrario. La Commissione, per quanto riguarda la sede del consiglio delle autonomie non opera una scelta, non opera perché ritiene che tale scelta debba essere operata dallo stesso consiglio delle autonomie locali, appunto autonomamente.
Personalmente non escludo che il consiglio della autonomie locali possa scegliere di stabilire la propria sede in un luogo diverso dal capoluogo di Regione; può darsi che operi una scelta in direzione di una località oppure che opti per una zona interna della nostra Isola. Ritengo che sia giusto che questa scelta la effettui il consiglio in piena autonomia, quindi non ...
CAPELLI (U.D.C.). La scelta la opera chi legifera.
ORRÙ (D.S.). Onorevole Capelli, è una mia opinione, rispettabile, credo, quanto la sua. Penso che sia più giusto affidare a quell'organismo, fosse anche il primo dei suoi atti, la competenza di decidere quale sia il luogo più opportuno per stabilirvi la sede.
Non è secondario, secondo me, che però la scelta della sede, l'organizzazione, la regolamentazione dei propri lavori, sia affidata alla libera determinazione del consiglio delle autonomie. Mi sembrerebbe inopportuno definire in legge dove dev'essere stabilita la sede, soprattutto mi sembra contraddittorio rispetto allo spirito che pervade un po' tutta la proposta di legge.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Ladu. Ne ha facoltà.
LADU (Fortza Paris). Signor Presidente, io stavo provocatoriamente per presentare un emendamento dove indicavo il comune di Baradili, in provincia di Oristano, che è il comune più piccolo della Sardegna, come sede di questo consiglio delle autonomie locali. Questo perché mi rendo conto che, oggi come oggi, lo strumento che noi stiamo approvando ha una scarsissima capacità di incidere nella realtà sarda. Io ho votato a favore dell'emendamento che hanno presentato i sardisti perché ritengo che anche in questa fase un minimo di ruolo e di competenze andava assegnato a questo nuovo organismo che si sta formando.
Assessore Dadea, non credo che sia indispensabile operare una modifica dello Statuto per attribuire competenze in più a questo consiglio delle autonomie. Credo che se questo Consiglio regionale vuole, se c'è la volontà, già in questa fase gli si possano riconoscere un minimo di funzioni, in modo da rendere effettivo questo ruolo di cerniera che deve svolgere fra Regione ed enti locali.
Noi comunque alla fine voteremo a favore, ci aspettavamo qualcosa di più, perché credo che ciò che stiamo approvando oggi non sia all'altezza delle aspettative e del ruolo che deve essere riconosciuto a questo nuovo istituto.
Per quanto riguarda la sede voglio dire che è stata indicata la città di Oristano, ma poteva essere indicata anche un'altra sede centrale, si poteva anche cogliere l'occasione per fare qualcosa di nuovo, anche per operare un minimo di decentramento. Ovviamente il vero problema non è questo, il vero problema è che alla fine bisogna dotare questa organizzazione degli strumenti giusti per poter camminare; cosa che oggi mi pare non si stia facendo.
(È approvato)
(Non è approvato)
Passiamo all'articolo 3. A questo articolo sono stati presentati 2 emendamenti.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 3 e dei relativi emendamenti)
Art. 3
Composizione
1. Del Consiglio delle autonomie locali fanno parte:
a) i presidenti delle province;
b) un sindaco di comune capoluogo di provincia per ciascuna provincia;
c) quattro sindaci di comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti non appartenenti tutti alla stessa provincia;
d) un sindaco di comune con popolazione compresa fra 3.001 e 10.000 abitanti per ciascuna provincia;
e) due sindaci di comuni con popolazione pari o inferiore a 3.000 abitanti per ciascuna provincia.
2. Ai fini dell'applicazione della presente legge si considera la popolazione risultante dall'ultimo censimento ufficiale.
3. La funzione di componente del Consiglio delle autonomie locali non è delegabile.
EMENDAMENTO aggiuntivo CALIGARIS - BARRACCIU - CERINA - LANZI - LOMBARDO - SANNA Simonetta - COCCO
Art. 3
All'articolo 3 "COMPOSIZIONE" dopo la lettera E) è aggiunta la seguente lettera:
"E bis) ai sensi del comma 6 dell'articolo 117 della Costituzione è garantita la presenza femminile in una percentuale non inferiore a quella delle elette Presidente di Provincia e Sindaco. Nel caso in cui non ci sia alcuna rappresentante femminile ai vertici degli Enti Locali, l'Assemblea regionale dei Sindaci, prevista dall'art 4, elegge almeno 4 amministratrici scelte tra quelle presenti nei Consigli comunali e/o provinciali". (2)
EMENDAMENTO aggiuntivo MARROCU - CORRIAS - ORRU'
Art. 3
Dopo il comma l è aggiunto il seguente:
"l bis. In attuazione del comma 7 dell'articolo 117 della Costituzione, la rappresentanza degli eletti ai sensi del comma 1 dovrà favorire il principio di parità fra uomini e donne; comunque il genere meno rappresentato non potrà avere in percentuale una rappresentanza inferiore alla percentuale di eletti alla carica di sindaco nell'insieme dei comuni della Sardegna". (5)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare la consigliera Caligaris per illustrare l'emendamento numero 2.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghe e colleghi, stimati assessori, il carattere fortemente innovativo del provvedimento e il tratto decisamente riformatore della proposta approvata - lo sottolineo - in Commissione all'unanimità, evidenzia un'esigenza di confronto più ampio e una significativa istanza di protagonismo da parte dei cittadini e delle istituzioni.
E' questo il frutto di una modifica della Costituzione che nell'istituire un organo di consultazione tra Regione ed enti locali ha posto l'accento, nonostante appaiano contradditori segnali, sulla necessità di una maggiore democrazia. L'emendamento si inserisce in questo contesto con l'aspirazione di rafforzare la proposta e di valorizzare una più forte partecipazione. Il confronto è decisamente più significativo se le voci sono diverse, così la democrazia è più forte se ispirata ai valori paritari. Non a caso il settimo comma dell'articolo 117 della Costituzione ha sancito che le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica, e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.
Qualcuno afferma che con questa proposta si sta dando vita ad un organismo di secondo livello, ma non può essere una giustificazione condivisibile per non accogliere il punto di vista femminile. Le rappresentanti femminili dell'Assemblea, sarda che hanno predisposto il testo dell'emendamento unitariamente, ritengono infatti che si possa compiere un salto di qualità e inviare un segnale davvero innovativo e pienamente riformatore, basti pensare che attualmente su 377 sindaci, 27 sono donne, con una percentuale che supera di poco il 6 per cento. Come è noto, inoltre, nessuna delle presidenze delle province attualmente è affidata a una donna.
L'articolo 117 della Costituzione pone una questione importante che, dal nostro punto di vista, è irrinunciabile sotto il profilo formale e sostanziale: garantire la presenza femminile, presenza femminile che però deve essere però considerata davvero una ricchezza e non un capriccio di una parte della società o, peggio ancora, dello sparuto drappello che la rappresenta in Consiglio. Noi confidiamo nella cultura paritaria dell'Assemblea e siamo certe che prevarrà, soprattutto nell'ottica dell'innovativo sistema istituzionale orientato a una più ampia partecipazione. Quindi il senso dell'emendamento è tutto qui: intende garantire una presenza delle donne in questo organismo, dove altrimenti rischierebbero davvero di non essere presenti e di non poter offrire un contributo reale di cambiamento alla società.
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 5 ha facoltà di illustrarlo.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, l'emendamento numero 5 costituisce il tentativo di offrire una risposta positiva al problema importante, serio sollevato dalla collega Caligaris poc'anzi. E' vero, l'articolo 117 della Costituzione, quando prevede il principio di favorire la parità di accesso tra uomini e donne alle cariche elettive non si dice in che modo tutto questo debba essere garantito nella rappresentanza, oltre che nell'accesso. Lo scopo dell'emendamento è quello, appunto, trattandosi di un'elezione di secondo livello, di garantire almeno, dal punto di vista della rappresentanza, la stessa percentuale che uno dei due sessi ha (in questo caso ci riferiamo alla parte più debole, alle donne) nei comuni e nelle province della Sardegna. Per intenderci: se, come affermava la collega Caligaris, su 377 sindaci in Sardegna, le donne sono 27, è opportuno che almeno la percentuale corrispondente, nel Consiglio delle autonomie, sia espressione delle donne, evitando almeno di andare al di sotto di quella percentuale, e lasciando poi, al successivo articolo 4 l'individuazione degli strumenti perché questo possa essere effettivamente garantito e non affermato solo in termini di principio.
Quindi lo scopo, l'obiettivo dell'emendamento numero 5 è quello di ribadire quel principio, di farlo nostro, farlo proprio e poi di rinviare all'articolo successivo l'individuazione degli strumenti per renderlo effettivo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere sull'emendamento numero 2 ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S), relatore. Invito i presentatori al ritiro dell'emendamento numero 2 se ritengano che, appunto, l'emendamento numero 5, insieme all'emendamento successivo numero 6, accolga quel principio e quella volontà di rappresentanza.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Esprimersi sul sì o sul no senza poter argomentare è particolarmente difficile. Mi pare che le argomentazioni, però, che sono state portate dal relatore, l'onorevole Orrù, ci consentano di affermare che il senso e il contenuto dell'emendamento numero 2, venga ampiamente rispecchiato nell'emendamento numero 5, e poi nel successivo emendamento numero 6. Quindi l'invito che la Giunta si sente di rivolgere ai proponenti è quello di ritirare l'emendamento numero 2 se si riconoscono nel contenuto dei due emendamenti, il 5 e il 6.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, sottolineando che l'accoglimento di questo principio attua per la prima volta in Sardegna concretamente un dettato della Costituzione, così come è venuto alla luce dopo la modifica del Titolo V, e interpretando il punto di vista delle colleghe che hanno contribuito alla stesura dell'emendamento, ritengo di poter accogliere la proposta della Commissione e della Giunta, chiedendo però che i nomi delle consigliere vengano, diciamo così, aggiunti a quelli dei proponenti l'emendamento.
Pur non essendo tutte presenti in questo momento, credo di interpretare correttamente il pensiero di tutte, sottolineando anche che la presenza della parte attualmente più debole nella rappresentanza elettiva costituisce un elemento di forza per tutti. Quindi non è un aspetto legato soltanto alla differenza di genere, ma costituisce veramente un salto di qualità culturale. Ritiro pertanto l'emendamento.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 5. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 4. A questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 4 e del relativo emendamento)
Art. 4
Nomina dei componenti
1. I componenti del Consiglio delle autonomie locali di cui alle lettere c), d) ed e) del comma 1 dell'articolo 3 sono eletti in un'assemblea regionale dei sindaci convocata dal Presidente del Consiglio regionale. L'assemblea si articola in un collegio regionale per l'elezione dei componenti di cui alla lettera c) e in collegi provinciali per l'elezione rispettivamente dei componenti di cui alle lettere d) ed e) del comma 1 dell'articolo 3.
2. Ogni avente diritto al voto può esprimere una preferenza.
3. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di preferenze e, a parità di preferenze, i sindaci dei comuni di minore dimensione demografica.
4. Nel caso in cui gli eletti per la categoria di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 3 risultino appartenere tutti alla stessa provincia, in luogo del meno votato è proclamato eletto il sindaco più votato che appartenga ad altra provincia.
5. Dell'avvenuta elezione il Presidente del Consiglio regionale dà comunicazione al Presidente della Regione, che conseguentemente emana il decreto di nomina dei componenti del Consiglio delle autonomie locali, compresi i componenti di diritto di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 3.
6. Nelle province nelle quali, ai sensi dell'articolo 10 quater della legge regionale 2 gennaio 1997, n. 4 (Riassetto generale delle province), sia stata attribuita la qualifica di capoluogo a più di un comune, ovvero non sia stato ancora determinato il capoluogo, le funzioni di componente del Consiglio delle autonomie locali ai sensi della lettera b), del comma 1 dell'articolo 3, sono esercitate dal sindaco congiuntamente designato dai sindaci dei comuni capoluogo, ovvero dai sindaci dei comuni individuati come sede provvisoria degli organi provinciali ai sensi dell'articolo 10 ter della citata legge regionale n. 4 del 1997. Qualora la designazione congiunta non sia pervenuta al Presidente della Regione entro sette giorni dalla data di svolgimento dell'assemblea di cui al comma 1, le funzioni sono svolte a turno dai sindaci dei comuni capoluogo, ovvero dei comuni individuati come sedi provvisorie, in ordine di dimensione demografica. La durata di ciascun turno è pari alla durata ordinaria del Consiglio delle autonomie locali divisa per il numero dei comuni capoluogo, ovvero dei comuni individuati come sedi provvisorie.
7. Il decreto di nomina è comunicato al Presidente del Consiglio regionale il quale convoca la seduta d'insediamento del Consiglio delle autonomie locali.
EMENDAMENTO aggiuntivo MARROCU - CORRIAS - ORRU'Art. 4
Dopo il comma 4 è aggiunto il seguente:
"4 bis. Nel caso in cui tra i componenti eletti non si riscontri la percentuale stabilita dal comma 1 bis dell'articolo 3, i meno votati tra gli eletti sono sostituiti dai non eletti del genere meno rappresentato secondo l'ordine di graduatoria in base ai voti, a cominciare dalla categoria di cui alla lettera e) e fino alla concorrenza della percentuale minima prevista. Occorrendo si procede analogamente per la categoria di cui alla lettera d) e per la categoria di cui alla lettera c).". (6)
PRESIDENTE. Uno dei presentatori dell'emendamento numero 6 ha facoltà di illustrarlo.
ORRU' (D.S.). Signor Presidente, intervengo solo per dire che, se con l'emendamento numero 5 si afferma il principio che la rappresentanza femminile deve essere garantita, è chiaro che poi bisogna trovare lo strumento attraverso il quale concretamente garantire la rappresentanza stessa. Il testo dell'emendamento può risultare alquanto cervellotico, mi si passi l'espressione. Sicuramente poteva essere scritto meglio, però ci è sembrato il modo più rapido per poter consentire, qualora non si verifichi il rispetto di quel principio, cioè di quella percentuale di rappresentanza, alla Presidenza del Consiglio regionale di intervenire.
Il meccanismo è questo, lo illustro rapidamente e provo a farmi capire. Poniamo che, in base ai criteri stabiliti dall'articolo 3, debba essere garantita la presenza di cinque rappresentanti di sesso femminile e che i rappresentanti eletti in prima istanza di quel sesso siano soltanto tre; per raggiungere quel numero in che modo si può fare? Si ricorre all'istituto del subentro, cioè subentrano i primi due non eletti al posto degli ultimi due votati. Non solo, si è poi indicato un criterio per individuare le categorie da cui attingere per effettuare il subentro.
Poiché sulle categorie di cui alla lettera a) (Presidenti delle Province) e alla lettera b) (un sindaco di un comune capoluogo di provincia per ciascuna provincia) non si può intervenire, perché vi fanno parte membri di diritto e non elettivi, occorre attingere dalle categorie di cui alle lettere c), d) ed e), che si riferiscono a rappresentanze elettive, a rappresentanti eletti in seconda istanza. Si è preferito stabilire di iniziare dalla categoria di cui alla lettera e) in quanto i rappresentanti eletti di questa categoria sono 16 contro i 4.
Quindi qualora, ripeto, si verifichi una non coincidenza tra le percentuale stabilita dall'articolo 3 e il numero degli eletti per genere in prima istanza, e si tratti di riequilibrare, per esempio, con due che subentrano agli ultimi due eletti, si attinge prima dai primi dei non eletti della lettera e), e, se questo non fosse possibile, si passa ai primi dei non eletti delle altre categorie, e cioè, nell'ordine, delle categorie di cui alla lettera d) e alla lettera c), sino ad avere quella rappresentanza stabilita all'articolo 3. Spero di essere stato chiaro, ma non ne sono affatto certo.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere è conforme a quello del relatore, nel senso che questo emendamento ci offre la possibilità di dare concreta attuazione al principio che abbiamo inteso inserire nell'emendamento numero 5. Quindi è favorevole.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare la consigliera Caligaris. Ne ha facoltà.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Signor Presidente, poiché l'emendamento costituisce una continuazione dell'emendamento precedente, che noi abbiamo accolto, chiediamo che anche su questo i nostri nomi vengano aggiunti a quelli dei proponenti.
Volevo però sottolineare che noi auspichiamo che mai - come pure non si esclude con questo emendamento - sia possibile che nessuna donna occupi almeno un posto nelle amministrazioni comunali, perché altrimenti avremmo raggiunto il totale scollamento tra una società che va ad avanti e le istituzioni che invece rimangono ferme ad aspettare.
(E' approvato)
Metto in votazione l'emendamento numero 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 5.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 5)
Art. 5
Durata in carica, rinnovo e decadenza
1. Il Consiglio delle autonomie locali rimane in carica tre anni.
2. I componenti del Consiglio delle autonomie locali restano in carica fino alla nomina dei loro successori.
3. Essi tuttavia decadono anticipatamente di diritto allorché cessino, per qualsiasi causa, dalla carica in relazione alla quale sono stati nominati.
4. In sostituzione del componente di cui alle lettere a) e b) del comma 1 dell'articolo 3 anticipatamente decaduto il Presidente della Regione nomina, entro sette giorni dalla sua proclamazione, il nuovo titolare della carica che dà diritto alla nomina.
5. Negli altri casi il Presidente della Regione sostituisce il componente anticipatamente decaduto col primo dei non eletti nel suo collegio. Nel caso in cui sia stato esaurito l'elenco dei non eletti, ovvero nel caso in cui, nel periodo decorrente dalla precedente elezione, sia stato rinnovato oltre un terzo delle amministrazioni dei comuni del collegio, ne dà comunicazione al Presidente del Consiglio regionale che convoca il collegio per procedere ad un'elezione suppletiva. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 4.
6. Non si procede alla sostituzione nel caso in cui il componente del Consiglio sia decaduto per l'ordinaria scadenza del mandato di sindaco e sia immediatamente rieletto alla medesima carica.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 6. A questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 6 e del relativo emendamento)
Art. 6
Organi e regole di funzionamento
1. Il Consiglio delle autonomie locali elegge nel suo seno un presidente, che resta in carica un anno e sei mesi.
2. Il regolamento può prevedere anche l'elezione di un vice presidente e di un ufficio di presidenza, che restano in carica quanto il Presidente, e la costituzione di commissioni istruttorie.
3. Per la validità delle deliberazioni del Consiglio delle autonomie locali è necessaria la presenza della maggioranza dei suoi componenti ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
4. Ciascun componente del Consiglio delle autonomie locali esprime un voto.
5. Le sedute del Consiglio delle autonomie locali sono pubbliche.
6. Le modalità di convocazione e di svolgimento delle sedute, le condizioni per la validità delle deliberazioni, le procedure interne di funzionamento e di organizzazione dei lavori del Consiglio delle autonomie locali, ivi comprese le modalità per indire e svolgere consultazioni della generalità degli enti locali, le modalità per l'eventuale ratifica delle intese e degli accordi, le norme sull'organizzazione degli uffici, sull'ordinazione delle spese, sulla contabilità, i bilanci ed i rendiconti sono disciplinate, per quanto non direttamente previsto dalla presente legge, da un regolamento interno approvato dal Consiglio delle autonomie locali a maggioranza dei suoi componenti entro 45 giorni dall'insediamento.
EMENDAMENTO sostitutivo parziale CAPELLI - LA SPISA - LADU - MORO
Art. 6
II comma 1 è sostituito dal seguente:
"1. Il Consiglio delle autonomie locali elegge nel suo seno un presidente che resta in carica quanto il Consiglio stesso". (7)
PRESIDENTE. L'emendamento numero 7 viene dato per illustrato.
Per esprimere il parere sull'emendamento ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Il parere sull'emendamento numero 7 è favorevole.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta ha facoltà di parlare l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione.
DADEA, Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione. Il parere della Giunta è favorevole.
(E' approvato)
Metto in votazione l'articolo 6. Chi lo approva alzi la mano.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 7.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 7)
Art. 7
Indennità di carica e di presenza
1. Al presidente del Consiglio delle autonomie locali è corrisposta un'indennità di carica pari al venticinque per cento dell'indennità di carica del presidente della provincia in cui si trova il capoluogo di regione.
2. Per ogni giornata di seduta del Consiglio delle autonomie locali è corrisposto ai componenti presenti, ad esclusione del presidente, un gettone di presenza che è pari all'indennità di presenza dei consiglieri provinciali della provincia in cui si trova il capoluogo di regione.
3. Le indennità di cui ai commi 1 e 2 sono cumulabili con le altre indennità di carica percepite dai componenti.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 8.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 8)
Art. 8
Uffici
1. L'attività istruttoria e di supporto al funzionamento del Consiglio delle autonomie locali è svolta da un ufficio di segreteria, il cui ordinamento è disciplinato dal regolamento interno.
2. Dell'ufficio di segreteria possono far parte esclusivamente dipendenti degli enti locali della Sardegna, ovvero dell'Amministrazione regionale, collocati in posizione di comando, ovvero segretari comunali o provinciali a disposizione ai sensi dell'articolo 101, comma 2, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali). Al personale compete un trattamento pari a quello previsto nel ruolo di provenienza.
3. Nei limiti delle proprie disponibilità finanziarie, il Consiglio delle autonomie locali può inoltre stipulare contratti di consulenza e di prestazione d'opera, esclusa in ogni caso la costituzione di rapporti di lavoro dipendente.
4. In sede di prima applicazione della presente legge e per un periodo massimo di un anno, le funzioni dell'ufficio di segreteria del Consiglio regionale delle autonomie sono svolte dal personale dell'ANCI Sardegna in numero non superiore a quattro unità, il cui trattamento economico, pari a quello in godimento, è a carico del Consiglio regionale delle autonomie.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 9.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 9)
Art. 9
Partecipazione al procedimento legislativo
1. Il Consiglio delle autonomie locali esprime parere obbligatorio al Consiglio regionale:
a) sulle proposte di modifica dello Statuto speciale della Sardegna d'iniziativa del Consiglio regionale;
b) sui disegni e le proposte di legge in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni;
c) sui disegni e le proposte di legge che attengono alla determinazione o modificazione delle competenze degli enti locali;
d) sulle proposte di atti di programmazione soggetti all'approvazione del Consiglio regionale.
2. Gli atti di cui al comma 1 sono comunicati al Consiglio delle autonomie locali nel testo approvato dalla competente Commissione consiliare, prima della votazione finale. Il parere deve essere espresso entro quindici giorni dalla richiesta, decorsi i quali la Commissione può procedere alla votazione finale. Il parere è dato per iscritto ed è allegato alla relazione della Commissione.
3. Il Consiglio delle autonomie locali esprime parere obbligatorio al Consiglio regionale sui disegni di legge finanziaria e di bilancio e sulla proposta di documento di programmazione economica e finanziaria, i quali sono comunicati al Consiglio delle autonomie locali nel testo del proponente. Il parere deve essere espresso entro sette giorni dalla richiesta. Il parere è dato per iscritto ed è allegato alla relazione della Commissione competente in materia di bilancio. In caso di decorrenza dei termini senza che sia stato espresso, il parere s'intende favorevole.
4. Il Consiglio delle autonomie locali può esprimere di propria iniziativa, ovvero su richiesta delle Commissioni, osservazioni su qualsiasi atto che debba essere approvato dal Consiglio regionale. Le osservazioni sono espresse per iscritto ed allegate alla relazione della Commissione.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 10.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 6 e del relativo emendamento)
Art. 10
Seduta congiunta
1. Il Consiglio regionale ed il Consiglio delle autonomie locali si riuniscono annualmente in seduta congiunta, prima dell'approvazione del bilancio della Regione, per un esame dello stato del sistema delle autonomie in Sardegna.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 11.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 11)
Art. 11
Informazione
1. Gli uffici del Consiglio regionale sono tenuti ad assicurare che l'informazione dei componenti del Consiglio delle autonomie locali sui testi degli atti presentati al Consiglio regionale, nonché sulle convocazioni e gli ordini del giorno dell'Aula e delle Commissioni sia pari, per completezza e tempestività, a quella fornita ai consiglieri regionali.
(E' approvato)
Passiamo all'articolo 12.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 12)
Art. 12
Conferenza permanente Regione-enti locali
1. La Conferenza permanente Regione-enti locali è sede unitaria e generale di concertazione, di cooperazione e di coordinamento tra l'amministrazione regionale e gli enti locali della Sardegna.
2. Alla Conferenza partecipano per la regione:
a) il Presidente della Regione, che la presiede;
b) l'Assessore regionale competente in materia di enti locali, con funzioni di vicepresidente;
c) gli Assessori regionali competenti in materia di riforma della Regione, di bilancio e di programmazione;
d) gli Assessori regionali competenti nelle materie oggetto di discussione.
3. In rappresentanza degli enti locali partecipano alla Conferenza:
a) dieci componenti del Consiglio delle autonomie locali, eletti dal Consiglio in modo tale da garantire la presenza di due rappresentanti per ciascuna delle categorie elencate al comma 1 dell'articolo 3;
b) dai Presidenti regionali dell'ANCI, dell'UPS, dell'UNCEM, dell'AICCRE, della Lega delle autonomie e dell'ASEL, costituenti il coordinamento delle associazioni degli enti locali della Sardegna.
4. La Conferenza è convocata dal suo Presidente almeno una volta ogni tre mesi e ogniqualvolta ne facciano richiesta, con indicazione degli oggetti da iscrivere all'ordine del giorno, almeno quattro dei suoi componenti in rappresentanza degli enti locali.
5. La Conferenza delibera con la presenza di almeno 7 dei componenti in rappresentanza degli enti locali.
6. La Conferenza ha sede presso l'Assessorato regionale degli enti locali.
7. La segreteria della Conferenza è assicurata dagli uffici dell'Assessorato regionale degli enti locali, con la collaborazione dell'ufficio di segreteria del Consiglio delle autonomie locali.
8. La Conferenza adotta, d'intesa fra le sue componenti, un regolamento che ne disciplina il funzionamento per quanto non previsto dalla presente legge.
(E` approvato)
Passiamo all'articolo 13.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 13)
Art. 13
Intese fra Regione ed enti locali
1. Sono adottati, previa intesa in sede di Conferenza permanente Regione-enti locali: gli atti d'indirizzo e coordinamento, ove previsti dalla legge, delle funzioni amministrative a qualsiasi titolo conferite agli enti locali; gli atti amministrativi comunque denominati con i quali si definiscono criteri per la ripartizione di risorse finanziarie regionali fra gli enti locali; fatta eccezione per quelli per i quali i criteri siano stabiliti in legge; gli altri atti per i quali l'intesa sia richiesta dalla legge.
2. Ai fini dell'intesa, la posizione della regione è espressa dal Presidente della Regione o dall'Assessore da lui delegato; la posizione degli enti locali è quella espressa dalla maggioranza dei componenti della Conferenza in rappresentanza degli enti locali.
3. In caso d'urgenza la Giunta regionale può provvedere senza la previa intesa di cui al comma 1. I provvedimenti così adottati sono sottoposti all'esame della Conferenza entro i successivi sette giorni, per il conseguimento dell'intesa.
(E` approvato)
Passiamo all'articolo 14.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 14)
Art. 14
Accordi fra Regione ed enti locali
1. La Giunta regionale e gli enti locali, in attuazione del principio di leale collaborazione e nel perseguimento di obiettivi di funzionalità, economicità ed efficacia dell'azione amministrativa, possono concludere in sede di Conferenza accordi al fine di coordinare l'esercizio delle rispettive competenze e svolgere attività d'interesse comune.
2. Gli accordi si perfezionano con l'espressione d'assenso degli organi della Regione e degli enti locali cui spetta l'adozione del provvedimento per il quale si è concluso l'accordo.
(E` approvato)
Passiamo all'articolo 15.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 15)
Art. 15
Norme finali
1. In sede di prima attuazione l'assemblea regionale dei sindaci di cui all'articolo 4 è convocata dal Presidente del Consiglio regionale entro trenta giorni dalla proclamazione degli eletti delle elezioni amministrative della primavera del 2005.
2. La Conferenza permanente Regione-enti locali istituita con decreto del Presidente della Giunta regionale 18 novembre 1993, n. 331, pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione n. 1 del 1994, continua a svolgere le sue funzioni fino alla data della nomina dei rappresentanti del Consiglio delle autonomie nella Conferenza istituita dalla presente legge.
(E` approvato)
Passiamo all'articolo 16. A questo articolo è stato presentato un emendamento.
(Si riporta di seguito il testo dell'articolo 16 e del relativo emendamento)
Art. 16
Norma finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'applicazione della presente legge sono valutati in annui euro 516.000 a decorrere dall'anno 2005.
2. Nel bilancio della Regione per gli anni 2004-2006 sono apportate le seguenti variazioni:
In diminuzione
03 - PROGRAMMAZIONE
UPB S03.006 - FNOL - parte corrente
2004 -----
2005 euro 516.000
2006 euro 516.000
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 1 (Interventi vari di parte corrente) della tabella A allegata alla legge regionale 11 maggio 2004, n. 6
In aumento
04 - ENTI LOCALI
Servizio 02 - UPB S04.015
(n.i.) - Sostegno al sistema delle autonomie locali
2004 -----
2005 euro 516.000
2006 euro 516.000
3. Le spese previste per l'attuazione della presente legge gravano sulla UPB S04.015 del bilancio della Regione per gli anni 2004-2006 e su quelle corrispondenti dei bilanci della Regione per gli anni successivi.
EMENDAMENTO sostitutivo totale BIANCU - ORRU'Art. 16
l'articolo 16 è sostituito dal seguente :
"Art. 16
Copertura finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge sono valutati in euro 516.000 annui; alla relativa copertura finanziaria si fa fronte con l'utilizzo di eguale quota delle entrate proprie della Regione - UPB E03.017 - del bilancio per gli anni 2005 - 2007 e di quelli per gli anni successivi. Nello stato di previsione della spesa dell'Assessorato degli enti locali, finanze ed urbanistica del bilancio della Regione per gli anni 2005 - 2007 e successivi è istituita la UPB S04.015 (Dir. 01, Serv. 02) (Sostegno al sistema delle autonomie locali) (NI), con lo stanziamento sopra indicato.". (4)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù per illustrare l'emendamento.
ORRU' (D.S.). Si tratta di un adeguamento di una norma tecnica in quanto la precedente norma finanziaria attribuiva all'UPB relativa al fondo nuovi oneri legislativi, oneri valutati in 516 mila euro annui. Non essendo più possibile attribuirli a quell'UPB, agli oneri derivanti dall'attuazione di questa legge si fa fronte con l'utilizzo di una quota delle entrate proprie della Regione. Poi annualmente, in sede di approvazione della legge di bilancio, si individueranno i capitoli conseguenti.
PRESIDENTE. Per esprimere il parere della Giunta sull'emendamento ha facoltà di parlare l'Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica.
SANNA GIAN VALERIO, Assessore degli enti locali, finanze ed urbanistica. Il parere della Giunta è conforme a quello della Commissione salvo la rettifica dell'imputazione dello stato della spesa. La copertura è a valere sull'UPB S04025/01.
(E` approvato)
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, del testo unificato delle proposte di legge numero 9 e 27.
Prendo atto che il consigliere Ladu ha votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: ADDIS - AMADU - ARTIZZU - BALIA - BIANCU - BRUNO - CACHIA - CALIGARIS - CALLEDDA - CERINA - CHERCHI Silvio - COCCO - CORDA - CUCCA - CUCCU Franco Ignazio - DAVOLI - DEDONI - FADDA Giuseppe - FADDA Paolo - FLORIS Vincenzo - FRAU - GESSA - GIAGU - GIORICO - IBBA - LA SPISA - LADU - LANZI - LICHERI - LIORI - MANCA - MANINCHEDDA - MARRACINI - MARROCU - MATTANA - MORO - MURGIONI - ORRU' - PACIFICO - PILI - PINNA - PIRISI - PISANO - PISU - RASSU - SABATINI - SALIS - SANCIU - SANNA Francesco - SANNA Franco - SANNA Simonetta - SECCI - SPISSU - URAS - VARGIU.
Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 55
Votanti 55
Maggioranza 28
Favorevoli 55
(Il Consiglio approva).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge numero 79. Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Orrù, relatore.
ORRU' (D.S.), relatore. Signor Presidente, la proposta di legge numero 79, che aveva nella sua veste originaria, non in quella licenziata dalla Commissione, propositi più ampi rispetto a quelli poi definiti nel testo che abbiamo oggi in discussione, oltre ad affrontare gli aspetti relativi all'indizione e allo svolgimento delle elezioni provinciali e comunali nella nostra Regione, si poneva anche l'obiettivo della gestione di tutte le fasi relative allo scioglimento e commissariamento dei comuni e agli atti conseguenti.
La Commissione, invece, ha scelto di limitare il campo e di affermare in pratica solo il principio della acquisizione della competenza costituzionale dell'indizione delle elezioni relative ai comuni e alle province sarde, di nuova o di vecchia istituzione.
Una proposta di legge - lo ricordo brevemente al Consiglio - peraltro tardiva; la Corte costituzionale, infatti, non più tardi di un anno e mezzo fa, ci ricordava che questa competenza esclusiva delle Regioni a statuto speciale, quindi anche della Sardegna, non era mai stata esercitata perché la Regione non si era dotata di una legge, di una norma di carattere generale, e quindi non poteva adottare di volta in volta i relativi provvedimenti a seconda delle scadenze. L'obiettivo di questa proposta di legge è, quindi, di dotare la Regione di questa norma di carattere generale, che riporta, assegna pienamente la competenza dell'indizione delle elezioni amministrative in Sardegna alla Presidenza della Regione, sottraendole alla decretazione del Consiglio dei Ministri.
La scelta di non inoltrarci negli atti conseguenti - quindi in una disciplina dei casi di scioglimento, degli interventi sostitutivi e così via - è stata operata perché credo che certe decisioni debbano essere assunte alla luce del processo di riforma che andrà avanti. Intanto è importante affermare il principio, poi sulla disciplina concreta dei diversi casi avremo modo di tornare in momenti successivi ed anche con discussioni di più vasta portata che affrontino il rapporto enti locali - Regione da un punto di vista più generale.
Quindi, riconosciuta questa competenza, la proposta di legge si limita ad affidare al Presidente della Regione il compito di indire le elezioni, lasciando ad una fase successiva la soluzione delle altre problematiche. Credo che questo sia lo spirito dal quale si è partiti; e poi si è ragionato sulle date delle prossime elezioni e così via. Le date sono del tutto aperte: naturalmente una volta acquisita la competenza spetta all'Esecutivo regionale, stabilirle; indipendentemente, o anche in conseguenza delle scelte che verranno operate sul piano nazionale. pertanto questo strumento di legge ha una valenza di carattere generale, non episodica, non strumentale, non per l'oggi: vuole rappresentare l'acquisizione definitiva alla Regione della potestà costituzionale riconosciutale.
PRESIDENTE. Colleghi, al testo della Commissione sono stati presentati alcuni emendamenti ed altri probabilmente ne verranno presentati, quindi io proporrei di concludere la seduta di stasera. I lavori del Consiglio riprenderanno domani mattina alle ore 10.
La seduta è tolta alle ore 19 e 57.
Versione per la stampa