Seduta n.33 del 17/02/2000
XXXIII SEDUTA
(POMERIDIANA)
GIOVEDI' 17 FEBBRAIO 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
La seduta è aperta alle ore 16 e 54.
LODDO, Segretario: dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 25 gennaio 2000, che è approvato.
Comunicazioni del PresidentePRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta Regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 7, 10, 14, 16, 17, 21 e 23 (seduta antimeridiana e pomeridiana) dicembre 1999.
Annunzio di presentazione di disegno di leggePRESIDENTE. Annunzio che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2000" (51).
(Pervenuto il 16 febbraio 2000 ed assegnato alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Annunzio che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:
Dai consiglieri FALCONI - SELIS - CUGINI - BALIA - COGODI - DETTORI Bruno - GIAGU - SANNA Giacomo - ORRU' - PINNA - TUNIS Gianfranco - VASSALLO:
"Testo unico degli interventi regionali a sostegno delle attività produttive" (50).
(Pervenuta l'11 febbraio 2000 ed assegnata alla sesta Commissione.)
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza
LODDO, Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'assistenza sanitaria ai minori extracomunitari temporaneamente soggiornati nella nostra Isola" (80);
"Interrogazione PACIFICO - DETTORI Ivana - CALLEDDA, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione dei livelli di attività dell'Ospedale Microcitemico" (81);
"Interrogazione SANNA Alberto - CUGINI - CALLEDDA - MORITTU - PIRISI - ORRU', con richiesta di risposta scritta, sull'accordo tra le F.S. S.p.A. e il Comune di Civitavecchia che prevede la cancellazione dei treni "sardi" che collegano il porto di Civitavecchia" (82);
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di mantenere ad Ozieri gli uffici regionali dell'Ispettorato agrario" (83);
"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sulle modalità di concessione del credito d'imposta per i consumi dei combustibili per uso industriale" (84);
"Interrogazione SANNA Gian Valerio - GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sulla correttezza dell'informazione resa dall'Assessore regionale ai lavori pubblici, on. Silvestro Ladu (85);
"Interrogazione FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sulla insostenibile situazione di precariato dei docenti delle scuole medie abilitati ormai da dieci anni all'insegnamento" (86);
"Interrogazione BALLETTO, LOMBARDO, con richiesta di risposta scritta, sulla espulsione da parte dell'Associazione MASISE dei signori Piero Mesina e Giuliana Lai a seguito delle dichiarazioni rese alla Procura della Repubblica di Bari in ordine ai gravi fatti di concussione e corruzione verificatisi in Kossovo nella missione umanitaria Arcobaleno" (87);
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di adottare il piano di dimensionamento nelle scuole in Sardegna" (88);
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle strutture private accreditate presso la ASL n. 1 di Sassari" (89);
"Interrogazione MANCA, SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sui servizi di trasporto per gli alunni della scuola dell'obbligo" (90);
"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sulla cessione di terreni foresta di Burgos al Servizio Azienda Foreste Demaniali di Sassari" (91);
"Interrogazione FOIS sull'eventuale cessione delle quote del capitale azionario di Meridiana" (92);
"Interrogazione COSSA, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura al traffico della strada pedemontana nel tratto Sestu-Assemini" (93);
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sugli imminenti trasferimenti di personale dell'ERSAT" (94);
"Interrogazione GRANARA - FLORIS Emilio - RASSU - BIANCAREDDU - LOMBARDO, con richiesta di risposta scritta, in merito al disastroso calo di passeggeri delle FMS o alla mancata definizione di una strategia aziendale produttiva" (95);
"Interrogazione LIORI, con richiesta di risposta scritta, sul contenzioso tra la BILAB e la Provincia di Nuoro" (96);
"Interrogazione FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche nella provincia di Cagliari" (97).
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
LODDO, Segretario:
"Interpellanza PIRISI sui fondi trasferiti dallo Stato alla Regione destinati all'informazione sul Parco del Gennargentu" (30).
Annunzio di mozioniPRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
LODDO, Segretario:
"Mozione SANNA Giacomo - SCANO - USAI - FLORIS Emilio - SELIS sulla cessione delle quote del capitale azionario della compagnia aerea Meridiana" (10);
"Mozione SANNA Giacomo - USAI - COSSA - BALIA - FLORIS Emilio - FOIS - FADDA - CONTU - CUGINI - DORE sul fallimento della storica azienda della siderurgia sarda SALIS S.p.A. e della STEL S.p.A." (11);
"Mozione USAI - BIGGIO - CARLONI - CORDA - FRAU - LIORI - MURGIA - ONNIS - SANNA NIVOLI sulla necessità delle dimissioni del consiglio di amministrazione della Fondazione del Banco di Sardegna" (12);
"Mozione VASSALLO - COGODI - ORTU sul fallimento dell'Azienda siderurgica sarda SALIS e della STEL S.p.A." (13).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Poiché questo è il momento nel quale è più difficoltosa la ripresa dei lavori e la presenza dei colleghi, e vi è da più parti una richiesta o comunque l'espressione di una volontà tesa ad un possibile incontro dei Presidenti di Gruppo, anche in ragione di un confronto politico su alcuni punti della manovra finanziaria e del bilancio, chiedo al Presidente se non sia opportuno concedere venti o trenta minuti di sospensione adesso, in apertura di seduta, proprio perché poi l'Aula possa riprendere i suoi lavori con più presenze e forse anche, speriamo, con maggiore serenità. Sto chiedendo, se è possibile, una eventuale sospensione dei lavori.
CONTU (C.C.D.). Concordo con la richiesta avanzata dal collega Cogodi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). A nome del Gruppo di Forza Italia mi dichiaro d'accordo con la richiesta dell'onorevole Cogodi; ritengo che possa essere concessa una sospensione di mezzora.
PRESIDENTE. Poiché la stessa Giunta mi comunica di essere d'accordo, quindinon essendovi opposizioni, la mezzora di sospensione è accordata. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 17 e 35.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 02, viene ripresa alle ore 17 e 55.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 21 e 22. E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io credo che il dibattito, per la verità un po' faticoso, che si sta sviluppando in quest'Aula, evidenzi una situazione che tutti abbiamo definito drammatica, che appartiene a tutti noi, almeno dal punto di vista della consapevolezza, e che soprattutto appartiene ai sardi che drammaticamente la vivono.
Non dico questo per il gruppo di disoccupati che manifestava questa mattina sotto il palazzo del Consiglio regionale, ma principalmente lo dico per quelli che invece non sono venuti a manifestare, che vivono situazioni altrettanto drammatiche e, forse, senza essere difesi da nessuno.
Io credo che la mancanza di un lavoro sia una violazione dei principi costituzionali, e vengono da tutti noi i genitori dei ragazzi che cominciano a prendere in considerazione, drammaticamente, l'idea di andare via da questa terra, né più né meno come capitava ai nostri padri, perché pensano di poter trovare altrove soluzioni più vantaggiose per loro, e con altrettanta drammaticità continua ad aumentare il numero delle aziende che tutti i giorni chiudono i cancelli.
Ma, ciò che c'è di preoccupante a mio parere è che non cogliamo, almeno fino ad oggi, nessun segnale di ripresa, e di cambiamento. E questa credo che sia una preoccupazione condivisa da tutti noi in questa Aula.
Sono convinta che una società può essere definita civile esclusivamente quando riesce a far star bene chi sta male; ecco perché sui temi della salute, del lavoro, della scuola e dell'assistenza sociale certamente c'è molto da riflettere, ma sono altrettanto convinta che, ad eccezione della scuola dove in realtà le risorse fino ad ora messe a disposizione sono veramente ridicole rispetto al fabbisogno di una scuola degna di questo nome e civile, che invece la riforma Berlinguer continua a penalizzare, in tutti gli altri settori siano state investite delle somme ingentissime. Purtroppo, però, le somme che gli organismi pubblici hanno stanziato non sono servite sostanzialmente a cambiare niente di questa situazione.
Vorrei portare alcuni esempi e inizio dal settore della sanità. In questo settore, è vero, viviamo una condizione di disparità rispetto ad alcune regioni del nord Italia, è anche vero che da una parte la gente continua a partire per andare a farsi curare altrove, di norma al nord, ed è altrettanto vero che numerosissimi medici, anche attraverso le loro associazioni sindacali, lamentano il mancato riconoscimento delle loro capacità professionali perché di fatto sono realmente emarginati all'interno di un sistema sanitario eccessivamente clientelare. Allora mi chiedo se il problema per questo settore è di quantità di risorse o di qualità delle scelte che vengono fatte o che si sono fatte fino ad ora.
Un altro esempio che voglio portare è quello relativo all'assistenza sociale. L'assistenza sociale, in gran parte, è vero, viene gestita dai comuni ma con risorse ad essi trasferite dall'amministrazione regionale; eppure una recentissima ricerca evidenzia che soprattutto coloro i quali sarebbero più bisognosi di assistenza sociale, come gli anziani, sono in realtà poi quelli che non ne usufruiscono, e non ne usufruiscono perché non conoscono nemmeno l'esistenza di questi servizi. Per cui mi chiedo chi ha usufruito finora dei servizi erogati dall'assistenza sociale pubblica?
Ma anche sul lavoro si può dire che in realtà con i vari piani straordinari per l'occupazione, si sono spese ingenti somme e purtroppo queste ingenti somme non sono servite a determinare un'inversione di tendenza rispetto a una disoccupazione in aumento; seppure è vero quello che più volte ha detto l'onorevole Scano che in realtà i dati dell'ufficio di collocamento non corrispondono effettivamente al numero di persone che realmente cercano occupazione, perché in una situazione di sbando la gente pensa che comunque è meglio essere iscritti nelle liste dell'ufficio di collocamento che non esserlo, pur non avendo intenzione di lavorare a qualsiasi condizione, ma pensando che siccome un alto punteggio in graduatoria si raggiunge dopo 10 anni d'iscrizione tanto vale iscriversi.
Quindi sono dati viziati ma, comunque, si può dire certamente che la disoccupazione tendenzialmente aumenta. Ugualmente, tutti gli incentivi che sono stati destinati alle nuove imprese, in realtà non hanno mirato ad un consolidamento delle aziende, ma sostanzialmente hanno accelerato un turn over per cui abbiamo assistito ad una nascita e ad una moria di aziende, molto veloci, che non hanno in nessun modo garantito occupazione stabile.
Questa maggioranza, arrivata al governo molto di recente, si è trovata e si trova quindi ad operare in un contesto nel quale le somme sono sempre state rese disponibili, ma in realtà non si è avviato alcun processo strutturale per risolvere i problemi annosi della nostra Sardegna.
Debbo dire, onestamente in quest'Aula, che questo bilancio non soddisfa neanche me. Certo, è vero, bisogna ricordarsi che i tempi erano estremamente ristretti, che ci sono stati cinque mesi di crisi che hanno impedito qualsiasi azione; è anche vero - e va detto - che questa maggioranza deve ancora consolidarsi, ed è altrettanto vero (e credo che questo sia l'aspetto più drammatico) che i debiti erano diventati veramente troppi e i danni prodotti da percorsi assolutamente perversi eccessivi.
Inoltre, va tenuto conto del fatto che gli impegni assunti dalla precedente Giunta erano estremamente vincolanti e, pertanto, i margini di manovra ristretti.
Credo che in questa manovra manchino alcune scelte fondamentali, scelte strategiche sulle quali va indirizzata la costruzione del futuro della nostra Isola; credo che sia necessaria maggiore chiarezza sulle politiche in materia di decentramento, e credo anche che vada evidenziato maggiormente, perché questo aspetto mi pare decisamente carente, un progetto di riforma complessiva di questa Regione, se è vero come è vero, e come in Aula altre volte è emerso, che qualsiasi progetto di sviluppo non può che passare attraverso la riforma globale di un ente, di un soggetto che è diventato il primo nemico di se stesso e, soprattutto, il primo nemico dei nostri cittadini.
Però devo anche dire che va apprezzato il grande sforzo che questa Giunta e questa maggioranza hanno compiuto, non nel senso di realizzare interamente i programmi della coalizione, ma nel senso di aver avviato dei processi che, secondo me, possono e devono essere innovativi e fondamentali per una nuova impostazione delle questioni esistenti.
Allora, credo che aver avuto il coraggio di dire che le risorse pubbliche non sono un pozzo senza fondo, che è sostanzialmente la politica che ha caratterizzato il centro-sinistra in questi 15 anni, sia un punto di partenza fondamentale. Le risorse finanziarie sono limitate, e tutti abbiamo acquisito questa consapevolezza, pertanto o se ne reperiscono altre o quelle che ci sono vanno spese al meglio.
Così come credo di poter valutare positivamente il fatto che si sia iniziato a separare la spesa corrente da quella per investimenti che porterà il grande vantaggio di programmare la spesa utilizzando anche i fondi dell'Unione Europea, fondi che spesso invece sono rimasti nel cassetto perché si sopperiva con i fondi ordinari di bilancio. Quindi non ci si sforzava neanche di pensare quale migliore utilizzo fare dei fondi dell'Unione Europea per favorire l'ulteriore sviluppo.
Credo anche di poter valutare, in modo estremamente positivo, la ricognizione che è in atto sulle risorse effettivamente disponibili da parte di questa Regione; più volte infatti il nostro Presidente della Giunta e gli Assessori hanno evidenziato il fatto che alcuni stanziamenti fossero in realtà una immobilizzazione di risorse a cui non corrispondeva nessun progetto immediatamente realizzabile; e che ci siano numerosi fondi di rotazione, fermi, bloccati da tanto tempo che di essi si dimenticava anche l'esistenza.
Allora, pur tra mille difficoltà, pur con tutte le lacune che possono anche essere evidenziate, penso che comunque l'aspetto positivo da considerare sia l'inizio di questo percorso che si concluderà tra un paio di mesi, o che vedrà maggiore concretezza, per meglio dire, tra un paio di mesi, quando si avvierà la nuova manovra finanziaria e la stesura del nuovo documento di programmazione economica e finanziaria.
In ogni caso, l'interesse per il futuro della Sardegna è un interesse comune a tutti noi, a questa maggioranza perché ha l'obbligo di governare, ma anche alla attuale minoranza di questo Consiglio che io ritengo responsabile dei molti guasti provocati nelle precedenti legislature, ai quali certamente non abbiamo concorso. Ma, a mio avviso, richiamando la minoranza a quel senso di responsabilità che credo debba appartenere a tutti noi, possono individuarsi alcuni problemi urgenti ai quali insieme può essere data soluzione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Signor Presidente della Giunta, colleghi, il contrasto tra il documento di programmazione economica e finanziaria e la manovra finanziaria, denunciato in Aula nel corso del dibattito specifico sul DPEF, è oggi obbligatoriamente reiterato da noi in senso inverso in ordine alla discussione sulla manovra finanziaria.
Non poteva che essere così, perché il contrasto evidenzia sostanzialmente l'intento che la Giunta persegue, e cioè quello che possiamo chiamare "l'obiettivo inconciliabile", ovvero pretendere di creare sviluppo, e contemporaneamente, dilatare la cultura clientelare e personalistica del Governo.
Il dato sulla riduzione della spesa in conto capitale e, di contro, quello sull'aumento impressionante della spesa corrente, ne sono una dimostrazione. Ma queste sono frasi tecniche. Quello che ci interessa sottolineare, sul piano concettuale, è "il pericolo di un incipiente freno allo sviluppo", per riprendere la definizione data da molti colleghi nei loro interventi. Freno allo sviluppo perché, badate, lo sviluppo non si frena per imposizione, ma si frena quando si rinuncia ad un modello prescelto senza sostituirlo con un modello alternativo.
Noi abbiamo scelto non oggi, non ieri, ma alcuni anni fa, un modello di sviluppo complesso, ma devo dire, tutto sommato, anche abbastanza attuale e competitivo. Un modello che guardava alle grandi modificazioni strategiche europee, e che coinvolgeva gli enti locali, per altro verso in Sardegna fortemente già in ritardo rispetto agli standard nazionali, in un discorso che tra partnerariato, sussidiarietà e concertazione esprimeva la raggiunta consapevolezza della maggiore necessità di coesione sociale e territoriale al fine di garantire la competitività economico-sociale dei territori.
Dicevo, lasciamo questo modello, il modello dello sviluppo locale che è l'unica, vera e credibile opportunità che la Sardegna ha sperimentato in questi anni, per quale altra alternativa? Lo stesso modello no di certo, è incompatibile con queste scelte. Altri modelli, allora, ma quali?
Vediamo in che modo voi procedete. Il DPEF è per vostra ammissione, a questo punto, nient'altro che un mero adempimento burocratico, un documento passivo, inutile, privo di vincoli, quasi un testo obbligato; la manovra è invece, e appare a tutti, l'agone possibile delle vostre ansietà clientelari, documento attivo, di grande significato e di grandi spazi per ciascuno.
Se è così, è bene precisare che l'inganno che sottende questa impostazione può valere per altri, ma non per questo Consiglio che non può contraddirsi, nascondersi, o fare del nostro agire un circo perenne dell'estemporaneità di ciascuno, non sarebbe comprensibile per noi, figuratevi come lo leggerebbero i cittadini della Sardegna!
D'altra parte, non sono le nostre parole a dovervi convincere ma quella serie continua, meticolosa e puntuale di richiami che tutte le organizzazioni sociali, economiche, imprenditoriali, cooperative, volontaristiche, creditizie vi hanno rivolto in questi giorni.
Certo, il tempo che avete avuto è poco, ma i contributi di cui avete potuto usufruire sono stati tanti e qualificati.
Presidenza del Vicepresidente Carloni(Segue SANNA Gian Valerio.) Per cui siamo al pareggio delle possibili argomentazioni sugli alibi di un'inefficienza costruttiva della manovra. Riprendo quello che vi hanno detto gli amministratori locali attraverso i loro rappresentanti . Un grave pregiudizio nasce da questa impostazione che taglia i fondi agli enti locali, individuati da tutti, e soprattutto dai cittadini, come gli unici, veri enti di riferimento per le aspettative di crescita delle comunità. D'altra parte la Regione non crescerà se non cresceranno le nostre comunità locali tutte, piccole e grandi, metropolitane o meno, e ciascuna nell'insieme della propria specificità territoriale.
Cito ad esempiola voce relativa ai beni culturali, le biblioteche e gli archivi, che dovrebbe essere il punto nodale di confronto dell'efficienza delle amministrazioni locali, della loro capacità di creare condizioni di attrazione per il turismo, per i giovani, per la ricerca. Su questa partita voi non garantite neanche le quote, previste per legge, di copertura dei costi, le diminuite ulteriormente invece di andarle a parificare. Per non parlare dei centri storici, per non parlare dei piani integrati d'area, di tutte le altre partite, per finire con la legge numero 25.
Noi sappiamo che, e ne abbiamo discusso a lungo nelle Commissioni, sulla legge numero 25 bisogna operare una riflessione attenta, perché intorno a questa partita si svolge gran parte delle attività diciamo, in un certo senso, discrezionali ma fortemente caratterizzanti il ruolo degli enti locali in questo momento in Sardegna.
Lo dico con riguardo al ritardo, ormai incolmabile rispetto alle altre realtà territoriali italiane, nel decentramento agli enti locali di funzioni, poteri, risorse. Un decentramento che la nostra autonomia speciale ha fino ad ora mortificato e non certamente valorizzato.
E non parliamo dell'agricoltura! In questo settore le risorse vengono dimezzate passando dall'8 al 4 per cento in due anni; vengono colpiti così il riordino fondiario, le azioni tese a sostenere le aziende agricole, tutti i finanziamenti per la realizzazione di impianti per la trasformazione del sistema agroalimentare e per favorire la cooperazione. Si dimentica che gli operatori agricoli vivono oggi, purtroppo, l'eredità debitoria causata dalle insufficienze legislative da un lato e, dagli esorbitanti gravami creditizi dall'altro.
C'è poi il Piano per il lavoro. Anche intorno a questo tema si è sviluppata una forte polemica. Badate, lo sviluppo locale ha come perno l'iniziativa delle amministrazioni locali che tendono a creare intorno a loro il consenso sociale e imprenditoriale, al fine anche di mobilitare le risorse private per il raggiungimento di quegli standard finanziari che ormai la finanza pubblica non è più in condizioni di garantire. Il Piano sul lavoro è stato il risultato di un'elaborazione difficile, non di parte ma collegiale. Con esso abbiamo inteso, e si intende ancora, cercare di seminare nelle nostre comunità locali il germe della capacità produttiva, stimolando i giovani ad aggregarsi intorno a intraprese, che cimentandosi su interventi di pubblica utilità possano trasformarsi in imprenditoria stabile.
Non c'è una scuola per diventare imprenditori, e se non c'è una scuola non ci sono neanche le opportunità finanziarie che oggi garantiscano ai giovani, a parte l'istruzione che rappresenta un capitolo a parte del tutto specifico, la possibilità di avviarsi con possibilità concrete verso questo obiettivo.
Riceviamo tutti i giorni, li riceverete anche voi, i documenti ovvero le delibere di decine e decine di comitati, di consigli e di giunte comunali che chiedono di porre in essere una riflessione seria su questo aspetto, perché anche questa rientra tra quelle scelte che portano alla distruzione di un'impostazione di un modello di sviluppo senza individuarne altre.
E questo vuoto che viene a formarsi la politica, gli organi di governo, qualunque maggioranza hanno l'obbligo di colmarlo. Mentre siete dediti ad aprire conflitti con il settore del credito, comprensibili sul piano della pubblicità dei diversi passaggi, ma censurabile per la manifesta ingordigia che appalesate attorno alla conquista del potere, cancellate nel bilancio tutti i contributi per il concorso in conto interessi e ai consorzi di garanzia fidi che sono, questi sì, uno strumento importante.
L'abbiamo letto, Assessore, il bilancio, e abbiamo anche visto come sia variata la destinazione di questi importi che, dai capitoli specifici in cui erano situati nelle precedenti legislature sono passati a futura memoria sui collegati.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lo sa che ci sono interventi bloccati dall'Unione Europea? Ma che cosa sta dicendo?
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Sembra quasi la Giunta dei contenziosi. In pochi mesi, su parchi, banche, ministri, uffici periferici, e altro ha presentato ricorsi giurisdizionali. Credo che la nuova politica delle entrate, invocata dal collega La Spisa, possa essere preannunciata in questa impostazione. Credo che se non valorizzeremo, insieme, e con una riflessione più attenta il valore e l'importanza centrale del principio pattizio dell'autonomia speciale, promuovere contenziosi produrrà solo ulteriori ritardi.
E alla piaga preoccupante della crescita incredibile di nuove forme di povertà ed emarginazione nella nostra Sardegna, si risponde con quello che possiamo chiamare "il manifesto della vergogna": 35 miliardi per locazioni passive, 12 miliardi per spese telefoniche, 8 miliardi e rotti di spese clientelari suddivise tra tutti gli assessorati, due miliardi e mezzo per ingrassare consulenti ed amici.
Dove sono le risposte ai problemi delle famiglie, dei disoccupati, della natalità in crisi, dei giovani sardi in generale? Su questi temi, compreso quello della scuola, della formazione e dello sviluppo scientifico e tecnologico, nessuna risposta. Che cosa intendete fare per aiutare le famiglie a non sopportare più il peso di 2 o 3 figli disoccupati e che, nonostante ciò formano una famiglia dentro la famiglia, vanificando così qualunque incentivo il Governo abbia introdotto o vada introducendo?
Che cosa proponete, oltre ai contributi a pioggia alle miriadi di associazioni culturali, per le autonomie scolastiche, per mantenere la scuola dell'obbligo nei territori, per diffondere l'università?
Che cosa ci dite della promozione di pari opportunità fra territori, fra comunità e generazioni in Sardegna? Ci rispondete che dovete tagliate, che il debito è insostenibile, senza sapere che il grosso di quel debito è il risultato della stessa impostazione vetero-clientelare che voi avete riproposto dopo almeno un decennio di faticosa, anche se incompleta, innovazione.
E` probabile che il modello catalano, a questo punto, vi sia sfuggito del tutto di mano, e abbia anzi esaurito del tutto la sua funzione propagandistica, senza che vi abbia neppure sfiorato l'idea di confrontarvi con questo modello anche sul tema delle politiche economiche.
Sulla questione del debito, resa esorbitante a ragione, credo di essermi fatto una mia idea. Per fare scelte coraggiose, Assessore Pittalis, ci vogliono anche i giusti attributi, è un problema di coraggio e di coordinamento, e lei è un Assessore che sembra aver paura di guardare alla propria funzione con la mentalità giusta per operare scelte coraggiose e, per ciò, di confrontarsi con la complessità della società sarda. Dico questo perché, vede, tagliare non è una scelta, è al contrario nelle condizioni date una comodità, un modo per non rischiare anche di sbagliare, se vuole, un modo per dimostrare di non avere idee e visione strategica della programmazione.
Per altro verso comprendo le impostazioni del Presidente della Giunta che quota parte ha avuto nella costruzione del debito storico, e che non rinuncia comunque ad un modello, largamente collaudato, di un uso paternalistico della spesa per l'esercizio delle proprie prerogative. Gli altri Assessori invece, in special modo quelli dell'anomala continuità tra la Giunta Palomba e la Giunta Floris, si lamentano per i tagli ma non possono ribellarsi, per via delle cambiali già abbondantemente incassate.
Dunque, è complessivamente una manovra involutiva, che ci riporta indietro sia in Sardegna, che in Italia e in Europa, più che altro è tale da espellerci dalla partecipazione competitiva alle strategie di sviluppo in atto in tutta Europa e in Italia. Si è realizzata poi una contrattazione per parti, per botteghe, inducendo confusione e conflitto tra settori, senza lasciare per altro nessuna speranza. La vicenda delle province, per come si è svolta ieri, ne è un esempio.
Quale iniziativa più logica poteva essere presa da un Governo regionale responsabile che presentare delle proposte in linea e nel rispetto della legislazione corrente? Ebbene, anche qui si è consumata una strumentalizzazione cercando di indurre una divisione tra i diversi ambiti territoriali e impedendo che una legge, dai caratteri ottimi e dalle previsioni eccellenti, potesse volgere la sua funzione in maniera normale.
La stessa posizione non unitaria nei confronti dei sindacati dimostra ulteriormente quanto sto affermando; le strategie portate avanti da questo governo di destra sono chiare ed evidenti, ma contengono altresì una costante pericolosa e preoccupante: l'induzione consapevole del germe del conflitto e della divisione sociale, economica e territoriale.
Al contrario, in questa fase storica era necessaria, e direi quasi necessitata per noi sardi, una grande stagione di pacificazione e di unità, unità destinata ad offrire a tutti opportunità e sviluppo, concorrendo alla migliore utilizzazione di quest'ultima per ottenere risorse comunitarie. .
Ma voi avete intuito che dividendo avreste potuto ancora esercitare indisturbati, centralisticamente e monotematicamente, le prerogative che in tutta Europa sono assegnate ormai da anni alle comunità locali, ai territori e ai cittadini, è per ciò una manovra lucida, senza alibi ed arrogante
Ed allora, a coloro che tentano in questi ore di creare un clima di confronto e di accordo, vogliamo confermare il nostro apprezzamento personale, ma non possiamo non ribadire loro il bisogno che vengano restituiti ai sardi le centinaia di miliardi che sono stati tolti dal bilancio regionale, con l'impegno conseguente di voler condividere con loro anche la necessaria strategia di armonizzazione del debito con l'impulso necessario allo sviluppo.
Non sarà facile né scontato, ma noi componenti del centro-sinistra, e noi Popolari in particolare, non intendiamo svolgere in questa importante sessione consiliare esclusivamente forme di opposizione sterile o mero ostruzionismo, ma vorremmo essere ascoltati solo e semplicemente come una parte della voce umile di tanti sardi che ci hanno chiesto di rappresentarli, e che per questo attendono da voi, la dovuta attenzione e il dovuto rispetto, almeno uguali a quelli che pretendete per le vostre ragioni.
Siamo una minoranza politica e lo sappiamo, ma c'è un'altra minoranza, forse ancora più consistente e nascosta: è la dimensione minoritaria degli sconfitti di questa società sarda, di quelle vittime di una speranza stravolta e tradita che costruiscono masse popolari ogni giorno sempre più ampie e consistenti, e che non è giusto combattere, demonizzare o irridere da parte di nessuno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, la manovra finanziaria per il 2000 e il bilancio triennale 2000-2002 si inquadrano nell'ambito del DPEF per l'analogo periodo di riferimento previsto dalla legge regionale numero 11 del '98, approvata dal Consiglio Regionale il 9 settembre dello stesso anno. A questo documento, com'è noto ai più, è attribuita la funzione di indicare le linee guida per orientare lo sviluppo economico e in maniera significativa la manovra finanziaria e di bilancio, tracciando gli obiettivi fondamentali, gli interventi da attuare e le relative priorità coordinando i flussi finanziari pubblici e determinando l'ammontare delle risorse disponibili comprensivo delle entrate proprie.
I contenuti della legge regionale, come si vede, sono molto impegnativi in quanto, oltre a quanto ho appena affermato, prevedono che il DPEF effettui annualmente la verifica dei risultati perseguiti e dello stato di realizzazione dei programmi e degli interventi finanziati con il bilancio pluriennale. Pur in presenza di numerose difficoltà, nascenti dalla circostanza che la Giunta regionale si è insediata da meno di tre mesi, e che tanto il DPEF quanto i disegni di legge riguardanti la manovra finanziaria sono stati approntati in tempi rapidissimi, questa maggioranza può affermare, non con sottintesa soddisfazione, che questi obiettivi, seppure non del tutto, sono stati raggiunti.
E' vero infatti, che è stato avviato il difficilissimo progetto di risanamento della finanza regionale, poiché il debito complessivo ha raggiunto il limite insopportabile di seimila miliardi, tant'è che la legge finanziaria chiude in pareggio tra entrate e uscite. Ed è altrettanto vero che a questo risultato si è pervenuti senza una sostanziale riduzione degli stati di previsione della spesa dei singoli Assessorati, ove si consideri appena che cospicue risorse, quelle, tanto per intenderci, riferibili al sistema degli incentivi alle imprese, non potendo più trovare accoglimento nelle sedi tradizionali, perché non allineate al regime degli aiuti comunitari, sono state allocate nei disegni di legge collegati alla manovra stessa, per essere prontamente, dopo l'esame delle commissioni di merito, esaminate dall'Aula. Ciò consentirà alla Regione di individuare i canali di spesa più produttivi e funzionali al perseguimento degli obiettivi proposti, poiché, fatto significativo e già presente nell'attuale manovra, i singoli Assessorati potranno, al contrario di quanto è avvenuto anche nel recente passato, evitare di perpetuare una distribuzione a pioggia delle risorse secondo la propria discrezionalità. Questo è quanto avvenuto nella manovra di quest'anno, dove alle solenni dichiarazioni di principio sempre avvenute, seguono finalmente comportamenti coerenti con le finalità dichiarate. Fatte queste semplici, ma doverose considerazioni, non è azzardato affermare, colleghi, che la manovra appare equilibrata poiché essa riserva le giuste e dovute attenzioni alla ripartizione della spesa tra le uscite di parte corrente e quelle in conto capitale, ed essa è tanto più equilibrata in quanto in questo difficile e laborioso intento è stato posto in essere un notevole sforzo per recuperare risorse in precedenza stanziate in voci di spesa a valere su leggi di difficile, se non di impossibile, attuazione.
La manovra ha teso, inoltre, a limitare e a ridurre le spese di natura assistenziale, ovverosia quelle prive di ricadute apprezzabili e per nulla capaci di incidere sullo sviluppo e sulla crescita dell'occupazione, rivolgendo le risorse recuperate verso gli investimenti produttivi, e ciò nella consapevolezza che l'insufficienza strutturale del nostro apparato produttivo è uno dei motivi fondanti dello stato di arretratezza e di sottosviluppo della nostra economia.
Ma io vorrei, colleghi, che il dibattito sulla manovra fosse incentrato sui suoi contenuti, e si evitassero quegli atteggiamenti demagogici e strumentali, che sinora hanno caratterizzato le ripetute affermazioni e le prese di posizione del leader dell'opposizione, l'onorevole Cogodi.
L'onorevole Cogodi recentemente, e più precisamente in occasione del dibattito sul DPEF, ha avuto modo di affermare, dilungandosi con dovizia di particolari, che buona parte dei problemi della Regione, almeno dal lato delle entrate, potrebbero essere risolti se solo si intervenisse per eliminare il lavoro nero. Secondo il collega Cogodi, il signor Luigi Cogodi, l'onorevole Cogodi, l'emersione di cinquantamila posti di lavoro in termini di IRPEF, oggi evasa dai datori di lavoro sulle retribuzioni, varrebbe quanto la seconda annualità del finanziamento del Piano straordinario del lavoro.
Caro collega, il problema del lavoro nero non può essere ridotto a semplice affermazione, forse d'effetto, che però non affronta minimamente il problema in termini costruttivi e che, come affermavo poc'anzi, ha solamente sapore demagogico e propagandistico. Se si vuole affrontare seriamente il problema, e la Regione ha il sacrosanto dovere di farsi parte attiva, questo deve essere riportato nelle sedi competenti in un serrato, pressante e continuo confronto con il Governo centrale. Bisognerebbe affrontare il problema iniziando ad individuare le cause che quel fenomeno generano ed alimentano, e così verrebbe a mente che i motivi risiedono - non sono io che affermo ciò, ma tutti gli studiosi della materia e gli stessi sindacati - nella mancanza di flessibilità e nell'eccessiva pressione fiscale. Sono queste le cause, insieme con altre aventi effetti secondari e marginali, che favoriscono il fenomeno del lavoro nero e del lavoro sommerso. A legislazione vigente, se questo fenomeno negativo, che sul piano della giustizia sociale e dell'equità ha effetti devastanti ed innegabili, e come tale va combattuto, fosse rimosso non per fatto spontaneo del sistema economico legato al naturale processo di crescita, ma a seguito di provvedimenti governativi coercitivi, è forse vero che nell'immediato si otterrebbe lo scopo di far emergere quei cinquantamila posti di lavoro, ma il collega Cogodi sbaglia quando afferma che le casse regionali otterrebbero un immediato, benefico e duraturo risultato. Sfugge infatti al collega che questa forma di evasione il più delle volte è un fatto obbligato; rappresenta, almeno per i piccoli imprenditori, quelli cosiddetti "marginali", un atto di difesa teso a garantire la loro sopravvivenza. Questi imprenditori sono quelli che hanno i propri bilanci in pareggio e che, in assenza di questa forma estrema di difesa, si troverebbero a dover ridurre i costi, per rientrare in una situazione di equilibrio in seguito ai maggiori oneri derivanti dal lavoro emerso, agendo sui costi variabili e su essi, fra tutti, quelli sul lavoro, intervenendo con la leva del licenziamento. Nel brevissimo periodo l'effetto sarebbe l'esatto contrario di quello voluto; ovvero, una volta appurata l'antieconomicità della gestione, non potendo più stare sul mercato in termini competitivi, dovrebbero chiudere le proprie aziende. Anche in questo caso le conseguenze sarebbero perfettamente contrarie a quelle volute e ricercate.
Le strade da percorrere per risolvere questo grave problema sono quindi ben altre. Su questo tema, che non può essere liquidato con due battute ad effetto, si confrontano le posizioni del centro-destra con quelle della parte politica che il collega Cogodi rappresenta.
Detto questo, e ritornando più specificamente all'argomento in discussione, mi preme far rilevare come l'opposizione, ripetutamente con pubbliche prese di posizione sui mezzi di informazione, durante i lavori istruttori della Commissione programmazione sulla manovra di bilancio, con fare demagogico e strumentale non ha perso occasione per criticare i provvedimenti normativi nei loro contenuti, ma solo con affermazioni e critiche animate da meri fini strumentali e ostruzionistici.
Mi voglio qui riferire al Piano straordinario del lavoro, al più volte e tanto insensatamente richiamato articolo 19 di tale legge. Colleghi, piaccia o non piaccia, la legge sul punto relativo al finanziamento della seconda annualità è chiara, anzi chiarissima. Essa subordina infatti lo stanziamento delle risorse alla preventiva verifica dei risultati in termini di effettivo incremento dell'occupazione che con quel provvedimento si intende raggiungere. Occupazione che, si badi bene, nello spirito e nella lettera della legge, deve avere effetti duraturi. Non si può, in poche parole, finanziare iniziative che danno origine a forme di lavoro assistito.
I colleghi dell'opposizione presenti nella scorsa legislatura ricorderanno la dura, ferma ed intransigente azione svolta dall'opposizione di allora, ed oggi maggioranza, che portò alla totale riformulazione dell'articolo 19. In quella circostanza buona parte della maggioranza, tra tutti piace ricordare il Presidente della Commissione programmazione, l'onorevole Eliseo Secci, si trovò schierata con l'opposizione, minacciando addirittura la crisi di governo, ma una crisi di governo vera, non sulle spartizioni, ma sui progetti politici che quella maggioranza intendeva portare avanti. Si minacciò la crisi di governo, dicevo, ove non si fosse proceduto alla nuova stesura dell'articolo 19 nei termini che oggi conosciamo. Oggi, affermando che deve essere rifinanziata tout court la seconda annualità, la minoranza dimostra la più totale incoerenza, rimangiandosi tutto ciò che fu anche frutto della sua iniziativa, e che fu il risultato del lungo ed approfondito dibattito a conclusione del quale si affermò il principio ispiratore del testo finale dell'articolo 19. Il mio pensiero sul Piano straordinario del lavoro è noto. Sono convinto che il problema occupativo non possa risolversi con l'adozione di misure straordinarie, con l'inserimento di strumenti che certamente nuovi non sono, dal momento che i soggetti attuatori delle misure sono i comuni, i quali, per dimensioni, per carenze organizzative e per le disfunzioni dei loro apparati burocratici, sono i soggetti meno adatti per risolvere il problema occupazionale.
Convinto come sono che nessuno, dal momento che siamo parte, anche se poco rilevante in termini di potenzialità produttiva, di un sistema economico globalizzante, può negare che la crescita economica e sociale proviene dalle imprese private, dalle iniziative che esse riescono a promuovere e dal grado di competitività che riescono a raggiungere. Sfugge ai più che il grave e penoso problema dell'occupazione non riguarda solamente la nostra Isola, ma interessa tutte le regioni del Meridione d'Italia ed una grande moltitudine dei paesi della dell'Unione Europea, e che non può essere affrontato e risolto su base locale. Pretendere ed affermare ciò è populismo, è pura demagogia.
Le tematiche del lavoro sono connesse e dipendenti dalle politiche monetarie e fiscali restrittive poste in essere da tutti gli Stati membri dell'Unione per rendere omogenee le rispettive economie al fine di introdurre, senza creare ulteriori squilibri, la moneta unica. Ciò, come è abbondantemente risaputo, ha imposto politiche di bilancio tese al contenimento dei disavanzi, dalle quali sono discesi i sempre più ridotti trasferimenti statali in ossequio alla necessità del rispetto del cosiddetto "patto di stabilità" al quale la Regione Sardegna non può sottrarsi.
In questo scenario si devono inquadrare le politiche delle Regioni a nessuna delle quali, per alcun motivo, , se consapevoli del proprio ruolo e delle responsabilità conseguenti, è dato di sottrarsi. Per aggredire il fenomeno disoccupazione con incisività alla Regione Sardegna rimane disponibile un unico strumento, il quale, per i motivi anzidetti, non può che essere complementare alle politiche nazionali e sovranazionali. A questi soggetti, quando essi ravviseranno l'esistenza delle condizioni, spetterà il compito di allentare le politiche restrittive. Le Regioni avranno un solo strumento, dicevo, quello della politica degli investimenti. La nostra Regione potrà quindi influire sul processo di sviluppo attraverso iniziative finalizzate alla creazione di infrastrutture che rispondano a reali esigenze del territorio, nonché attraverso idonee misure che favoriscano gli investimenti privati con un'apposita e moderna normativa, finalmente allineata alle vincolanti direttive comunitarie, rivolta a quegli imprenditori che con queste iniziative si vogliono richiamare ad operare in Sardegna. Questo è ciò che ha cercato di fare l'Esecutivo con questa manovra di bilancio e con i disegni di legge ad essa collegati. Certo, i problemi non sono risolti, ma sono certamente affrontati con una nuova e lungimirante visione. E questa nuova impostazione è presente - ripeto ancora una volta -in uno scenario che vede la progressiva riduzione dei trasferimenti statali a fronte di una situazione debitoria di seimila miliardi. Tale situazione ha imposto che la Giunta effettuasse, e ciò è stato egregiamente fatto, e bisogna darne atto all'Esecutivo, una pronta verifica dello stato della spesa di numerose leggi che non hanno funzionato, nonché un'attività, per quanto ancora incompleta, volta a verificare l'efficienza della spesa e la riduzione degli sprechi.
Concludo affermando che la manovra di bilancio oggi in discussione è pienamente rispondente alla legge di contabilità e rispettosa delle indicazioni del DPEF. E` stato avviato infatti il processo di risanamento della dissestata finanza regionale anche a costo di scelte impopolari che forse non ripagano nel breve periodo, ma che in una prospettiva di lungo periodo, alla quale non può non riferirsi una classe politica responsabile, sarà senz'altro premiante.
Chi di voi leggerà gli atti della manovra, libero da condizionamenti di parte, potrà agevolmente verificare che, come mai era avvenuto finora, l'Esecutivo ha tenuto nella massima considerazione il problema delle compatibilità. Ha voluto evitare, nel pieno rispetto della legge, che i nuovi debiti derivanti dall'accensione dei mutui per il finanziamento della seconda annualità del Piano del lavoro possano produrre danni in termini di sprechi e di ingiustizie ove le risorse fossero destinate a finanziare spese correnti e nuove forme di lavoro assistito. Su questo problema, tuttavia, non vi è preclusione, come l'opposizione vuol fare intendere ai cittadini. La Giunta ha più volte dichiarato che il rifinanziamento è subordinato alla verifica dei risultati e che in presenza di effetti positivi si provvederà in sede di manovra di assestamento, e cioè tra pochi mesi. Così come penso che non vi sarà preclusione assoluta verso i numerosi emendamenti presentati alla manovra da parte dell'opposizione quando questi si dimostreranno in linea con i principi ispiratori del DPEF e dell'articolo 13 della legge 11/83.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io ho ascoltato con attenzione gli interventi che si sono svolti in Aula nella mattinata e nel pomeriggio, e debbo dire di aver apprezzato lo sforzo di comprensione che hanno compiuto sia l'onorevole La Spisa che l'onorevole Pilo nei loro interventi, anche se debbo dire che non condivido questi interventi, e poi dirò perché. Non posso esprimere lo stesso apprezzamento per l'intervento dell'onorevole Balletto, se non altro perché la risposta che ha dato stasera al collega Cogodi poteva forse proporla in quest'Aula quindici giorni fa, quando si discuteva nel merito di quella questione o della questione sollevata dal collega Cogodi. Tornare sull'argomento dopo così lungo tempo non lo trovo utile, mentre sarebbe stato magari più utile, da parte dell'onorevole Balletto, cercare di convincere il Consiglio, oltreché la sua maggioranza, che le preoccupazioni espresse dall'onorevole Pilo, ed anche quelle espresse dall'onorevole La Spisa, potevano e possono essere tranquillamente cancellate cassando in tutto o in parte i finanziamenti dell'articolo 19 della legge 37, perché se questo è, vuol dire che il resto non dovrebbe portare a dipingere con tinte drammatiche, così come ha fatto l'onorevole Pilo, la situazione della nostra Isola.
D'altronde penso che la risposta sia contenuta nello stesso intervento dell'onorevole Balletto, anche perché la citazione, sinceramente, senza voler riprenderla, non è delle più felici. Forse l'onorevole Secci avrebbe fatto meglio, anche lui, a cogliere le esigenze drammatiche di lavoro dei disoccupati della nostra Isola e tentare di costruire una risposta in quella direzione, magari questa scelta l'avrebbe aiutato a tornare in quest'Aula. Le questioni che noi vogliamo porre vanno al di là della polemica quotidiana. Noi abbiamo richiamato l'esigenza di riprendere il dibattito sulle questioni del lavoro, diceva il collega Cogodi, quasi in modo ossessivo, perché sentiamo e viviamo drammaticamente una condizione di difficoltà della nostra Isola, una condizione che la stessa onorevole Pilo diceva non può essere tollerata, non può essere sopportata e, quindi, non può essere accettata.
Noi abbiamo avanzato, nel corso di questi anni e di questi mesi, un'ipotesi. Su quella ipotesi abbiamo aperto un confronto e su quella ipotesi siamo disponibili a condurre una battaglia fin quando qualcuno non ci dimostrerà che vi è un'altra strada perseguibile, un'altra scelta che sia capace di dare risposte, risposte concrete, e possibilmente anche in tempi accettabili. Noi pensiamo che non basti rilanciare lo sviluppo, che non sia sufficiente aumentare il PIL o la crescita economica per dare risposte in termini di crescita dell'occupazione. E da questo punto di vista, quanto sta accadendo, quanto è accaduto in Europa e in Italia nel corso di quest'ultimo decennio ne è la testimonianza. Cresce la ricchezza, cresce lo sviluppo, cresce il profitto, ma diminuisce il lavoro.
Nel 1998 la grande industria in Italia ha aumentato i profitti del cinquantatré per cento ma nel contempo è diminuita in modo drammatico l'occupazione; un andamento simile si è avuto anche nel 1999.. Allora vi è una questione che deve essere affrontata, ma che -noi lo confessiamo - in qualche misura ci tormenta; ecco perché la riproponiamo anche in modo ossessivo. Noi sosteniamo e siamo convinti che al centro delle politiche di sviluppo, di crescita, di rilancio dell'economia, vada posta la questione del lavoro, quindi non sviluppo purché sia, non sviluppo che porti pure ad una crescita, ma il cui ritorno in termini economici vada ancora una volta ad allargare la forbicetra quella parte esigua della società che diventa sempre più ricca a discapito della stragrande maggioranza della società che diventa sempre più povera, sempre più precaria e sempre di più senza lavoro. Ora, dal bilancio non emerge una proposta alternativa, non emerge la scelta di un percorso che dia poi la certezza di poter produrre - nei prossimi mesi, nei prossimi anni -lavoro e occupazione, che possa quindi contribuire a diminuire quella forbice, e dare risposte a chi, oggi, giustamente manifesta il proprio malessere anche sotto questo palazzo.
Allora, questa è la preoccupazione, questo è lo sforzo che stiamo tentando di compiere, che abbiamo colto e cogliamo anche negli interventi della maggioranza. E vorremmo che in questa direzione, in qualche misura, incominci ad emergere un tentativo di discutere, di interloquire, di trovare una ipotesi; vorremmo che in questa direzione davvero venissero compiuti tutti gli sforzi per fare dei passi in avanti. Pertanto, la polemica inutile, pretestuosa, non serve, non giova, tanto meno in una discussione difficile qual è quella su questo bilancio.
Il collega La Spisa si poneva un interrogativo su unaquestione che anche noi consideriamo reale. In sostanza si chiedeva come coniugare risanamento e sviluppo, senza apparire, come egli dice perché ha tutto sommato questa preoccupazione, una maggioranza avara, ed anche per certi versi cinica, cioè una maggioranza che ignora quanto accade fuori di quest'Aula. Ebbene, noi diciamo che anche le politiche di risanamento debbono essere piegate agli interessi complessivi e generali della società, pur ritenendo che le politiche di risanamento debbano essere anche compatibili con i vincoli di bilancio. Noi siamo dell'avviso che la Regione Sardegna non sia alla bancarotta e che l'indebitamento sia anzi compatibile con il bilancio. Piuttosto crediamo che questa Regione a tutt'oggi, nemmeno con questo bilancio, sia riuscita sulla questione del disavanzo della spesa, dell'indebitamento, a rendere chiaro al Consiglio quant'è l'ammontare della spesa, quant'è l'ammontare dell'indebitamento. Continuiamo infatti a parlare di spesa e di indebitamento presunti, e quindi siamo ben lontani dall'avere un prospetto esauriente sui dati relativi, nonostante i tentativi che a più riprese sono stati effettuati in quest'Aula in questa direzione, e che noi ci auguriamo trovino una soluzione positiva. E' importante che si faccia chiarezza in modo tale da poter valutare ed utilizzare correttamente gli strumenti di cui si dispone. Lo stesso onorevole La Spisa dice che la spesa in sostanza sarebbe pari all'ottanta per cento del presunto indebitamento, quindi non vi sarebbe in effetti disavanzo e neanche indebitamento. Tanto è vero che spesso la stessa autorizzazione alla contrazione dei mutui per il ripiano del bilancio è una richiesta cautelativa che viene sottoposta all'Aula per poter eventualmente ricorrere anche all'indebitamento qualora la spesa assumesse una dinamica tale da rendere insufficienti le risorse di cassa.
Ma noi diciamo anche, sinceramente, che in questo bilancio non intravediamo la preoccupazione espressa dall'onorevole La Spisa. Non vediamo lo sforzo, che pure sarebbe necessario in un tentativo di risanamento del bilancio, cioè quello di governare davvero con equilibrio la spesa. Questo avrebbe comportato di tagliare per esempio gli sprechi, e quindi la spesa corrente, destinando invece risorse aggiuntive agli investimenti per ingenerare quel volano positivo, di cui si è parlato, che potrebbe portare alla crescita economica, all'incremento del PIL e allo stesso incremento delle entrate. Quindi non vediamo uno sforzo in direzione di un taglio della spesa corrente a vantaggio degli investimenti; anzi, al contrario, i dati di questo bilancio - lo hanno denunciato in questi giorni le organizzazioni sindacali - portano in altra direzione.
La spesa corrente cresce del dieci per cento, gli investimenti vengono ridotti quasi di una percentuale corrispondente; la spesa per gli investimenti viene, direi, ridicolizzata rispetto all'ammontare complessivo del bilancio. Abbiamo una spesa per gli investimenti che è pari appena al 23,7 per cento dell'ammontare complessivo delle risorse. Altro che risanamento, altro che preoccupazione, vi è un ritorno al passato, vi è un ritorno al centralismo; si vogliono mortificare le autonomie locali, quindi si vuole colpire la partecipazione diretta dei cittadini, attraverso le istituzioni locali, al governo democratico di questa Isola Infatti, gli unici che incrementano la spesa sono l'Assessorato degli affari generali e la Presidenza della Giunta, quindi i meno coinvolti in quella operazione più complessiva, e pure necessaria, di rilancio degli investimenti che abbiano come finalità lo sviluppo e l'occupazione. Vengono tagliate quasi del cinquanta per cento le spese per gli investimenti di quegli Assessorati, che avrebbero dovuto incentivare una politica di sviluppo. Vengono tagliati i fondi dell'artigianato, del commercio, dell'agricoltura, dell'industria, del turismo. Viene compiuta un'operazione di vecchio stampo che ricorda le vecchie politiche che, guarda caso, ritornano con il Presidente Floris, così come tornarono in quest'Aula dopo il 1989 tornano oggi. Allora, quelle politiche demolirono quella ipotesi di piano per l'occupazione che veniva affidato, con un finanziamento di cento miliardi, ai comuni. Oggi si vuole demolire l'ipotesi di crescita e di sviluppo che noi affidiamo allo sviluppo locale; una strada che è necessario perseguire, una strada che i comuni sardi hanno aperto prima che la stessa Regione formulasse la sua proposta.
Ci sono tanti comuni che attraverso i piani per gli insediamenti produttivi, attraverso iniziative locali, hanno tentato di percorrere questa strada, perché è l'unica, tra l'altro, che consenta di scendere nel particolare, di cogliere quanto di nuovo e di diverso emerge nei nostri territori. Quindi è una strada che può e deve essere perseguita.
Fin dal mese di dicembre noi avevamo espresso una preoccupazione, una preoccupazione che coglieva il senso dell'operazione che questa maggioranza e questa Giunta fin da allora intendevano portare avanti. Avevamo detto infatti, stranamente, in fase di discussione della leggina sull'alluvione, che vi era l'intenzione di cassare i fondi destinati alla contrazione del mutuo. Allora si era detto che si sarebbe fatta una valutazione,che era solo una esigenza di cassa, che i mutui non erano necessari; quindi non era necessario preventivare la spesa perché si poteva in qualche modo modificare quell'ipotesi e recuperare quelle risorse. In realtà era una indicazione precisa, tant'è che oggi, con una giustificazione che ha quasi del ridicolo e dello sciocco - mi consenta, onorevole Balletto - viene detto che quei fondi debbono essere tagliati perché non ci sarebbe la possibilità di capire come hanno operato i comuni sardi e quale sia la finalità di quelle risorse.
Onorevole Balletto, i comuni sardi hanno lavorato senz'altro meglio di questa maggioranza e di questo Consiglio; in 377 sono riusciti a definire ed approvare i piani che sono stati valutati positivamente dall'Assessorato degli enti locali e questo significa che quella strada può e deve essere percorsa, perché attraverso quei piani possono essere create in Sardegna nuove opportunità di lavoro. Quindi quella scelta va difesa e coltivata, non va stroncata sul nascere come si vuole fare in questo Consiglio con l'ipotesi presentata da questa maggioranza.
Io so che l'Assessore del bilancio e della programmazione non ha bisogno di ascoltare l'opposizione perché ha già deciso, questo emerge dallo spettacolo che l'Esecutivo sta offrendo in quest'Aula e che registriamo anche nel corso di questo dibattito. E' incredibile che quella strada, che era giusto perseguire, non la si voglia percorrere fino in fondo, in modo tale che davvero poi possa sortire degli effetti. Ma che senso ha interrompere i finanziamenti dopo la prima annualità, quando i comuni, oggi, stanno riuscendo finalmente ad utilizzare a pieno un meccanismo che li rende protagonisti di una ipotesi di sviluppo? La realtà è che si vuole buttare il bambino con l'acqua sporca -dice qualcuno -, ma noi ci opporremo a questo tentativo con tutte le nostre forze, anche se esigue, anche se minoritarie; noi ci opporremo e chiederemo, o meglio chiediamo che anche in quest'Aula emergano la ragione e il buon senso e si tenti di percorrere una ipotesi di sviluppo che va, sì, valutata, ma consentendo ad essa la possibilità di dispiegare degli effetti, un risultato. Non si può, oggi, decidere di abdicare a quella scelta, non è accettabile. Come non è accettabile che il bilancio voglia ripercorrere la vecchia strada del centralismo, che non si ponga il problema di sostenere lo sviluppo economico in generale e in particolare quei settori che pure, nel corso di questi anni, hanno risposto in termini positivi all'esigenza di crescita economica e sociale della nostra Isola. Certo, esistono dei freni allo svilluppo, come dicevamo, e tra i primi rientra il lavoro nero; e non abbiamo bisogno della spiegazione dell'onorevole Balletto, per altro tardiva, per capire che cos'è e come può e deve essere affrontato.
Vorrei concludere richiamando brevemente una questione che avremo modo di riprendere anche nel corso degli interventi sull'articolato della finanziaria e del bilancio. E' assurdo ed incredibile che questa finanziaria tagli del cinquanta per cento i fondi destinati all'agricoltura, tenuto conto di quello che è accaduto nel corso dell'annata agraria 1998-1999 e di quello che sta accadendo nell'annata agraria 1999-2000. Pensiamo anche a ciò che vi è alle porte in Europa e nel mondo, e cioè al calo drammatico dei prezzi in agricoltura e alla conseguente diminuzione del reddito prodotto nel settore. Questi fattori aggravano la situazione della nostra agricoltura resa già di per sé pesante dai ritardi, dall'arretratezza, dall'indebitamento, dal mancato sostegno alla elaborazione di politiche attive per questo settore. All'agricoltura si vogliono far pagare gli sprechi e gli sperperi che questa Giunta ha introdotto con la legge sull'alluvione quando ha deciso di stanziare duecentosessantacinque miliardi senza decidere come quelle somme debbano essere utilizzate, senza decidere che quelle somme devono essere utilizzate con trasparenza.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu la prego di concludere.
ORTU (R.C.). Ho concluso, Presidente, anche se stamattina tutti gli oratori, compresi i relatori, hanno comunque sforato il tempo..
E' assurdo che si voglia far pagare all'agricoltura sarda nel suo complesso il giusto risarcimento che devono ricevere gli agricoltori danneggiati dall'alluvione. Questa Giunta e questa maggioranza di destra sanno fare l'unica politica che sa fare la destra: una politica contro gli interessi generali, una politica contro i disoccupati, una politica contro i lavoratori, una politica contro gli interessi popolari.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, signori della Giunta, sarò breve, in quanto lascerò la disamina delle cifre dei vari capitoli di bilancio ai miei colleghi tecnicamente più competenti.
La predisposizione e l'approvazione del bilancio, lo sappiamo, è il momento culminante che caratterizza qualsiasi amministrazione, sia quella di una piccola azienda, sia quella dello Stato. Ma noi ci soffermeremo sull'ente Regione, in quanto è del suo bilancio che oggi stiamo dibattendo.
Durante la campagna elettorale ognuno di noi, a qualunque schieramento appartenesse, ha cercato di elaborare delle soluzioni, delle proposte di cura per poter sanare questo malato grave che è la nostra Regione. In questo breve lasso di tempo di tre mesi, intercorso tra la fiducia alla Giunta e la presentazione delle proposte finanziarie, sinceramente non credevo che si potessero formulare delle soluzioni che aprissero uno spiraglio positivo sul lavoro da compiere nei prossimi anni. Certo, ogni argomentazione è senz'altro legittima, ogni argomentazione è plausibile, ma deve essere rapportata all'attuale situazione di gravità che caratterizza il bilancio regionale.
Va detto subito che non è una opinione soggettiva della maggioranza o della minoranza, ma un dato accertato che il disavanzo economico abbia raggiunto cifre strabilianti; ciò non di meno, un'amministrazione pubblica deve trovare comunque il modo di compensare il risanamento del disavanzo economico da un lato con una politica di incentivi e di sostegno alle categorie produttive e agli enti locali dall'altro. È questo che questa Giunta, come una qualsiasi altra giunta anche di colore politico diverso, doveva e poteva fare in questa particolare congiuntura economica. .
Io credo che debba essere fatto uno sforzo comune, al di là delle rispettive posizioni politiche, pur non dimenticando come e perché si è arrivati a questa situazione. Una situazione certamente non voluta, certamente non premeditata, ma senz'altro non determinata e non voluta dall'attuale compagine di governo che, per quanto è stato in suo potere, in questi mesi ha tentato di dare indirizzi e certezze per il prossimo triennio allo sviluppo economico e sociale della nostra Isola.
Confrontiamoci quindi sui veri problemi che sono alla base della formulazione del documento di programmazione economica. Nella formulazione del bilancio, che non può essere assolutamente ridotta a una disamina di meri numeri, confrontiamoci sul grande tema della disoccupazione, confrontiamoci sui temi dello sviluppo socioeconomico, principalmente nel settore dell'agricoltura, che è il settore portante dell'economia della Sardegna. Tutti assieme vediamo di dare una mano a chi amministra in prima persona; perché amministrare non vuol dire, solo ed esclusivamente, fare gretta opposizione o essere gretta maggioranza, ma significa ritrovarci uniti e essere tutti pronti a dare il nostro contributo per risolvere la grave, gravissima situazione economica e sociale che attanaglia la nostra Regione. Questo è il primo impegno che ognuno di noi ha assunto col suo elettorato e con la Sardegna intera.. Questo è il vero problema.
Noi possiamo stare in quest'Aula a discutere anche tre mesi, fornendo le più diverse soluzioni al fine di risanare il disavanzo del bilancio; e ognuno di noi riterrà il rimedio proposto comunque, soggettivamente, corretto.
Oggi, noi stiamo proponendo di discutere il futuro della nostra Isola perché, obiettivamente, tutti sappiamo che è necessario risanare il disavanzo di bilancio. Io concordo in parte su quanto è stato detto stamani in aula, personalmente avrei tentato di dimensionare il rientro dei mutui in essere invece che in sei probabilmente in dieci anni. Questo avrebbe comportato maggiori liquidità nelle casse della Regione e quindi maggiori disponibilità di spesa per l'Esecutivo. Non conosco il motivo che ha impedito questa scelta, ma spero che possa essere fornita una spiegazione tecnica plausibile.
Il risanamento del bilancio può essere realizzato attraverso tante strade, ma è indispensabile, e su questo principio penso che tutte le forze politiche siano d'accordo. Confrontiamoci allora sulle proposte per il domani e chiediamoci se il documento di programmazione e di bilancio pone delle basi valide per portare a soluzione i problemi della Sardegna. Io personalmente ritengo di sì.
Ho apprezzato lo sforzo profuso dal collega La Spisa e dall'intera Commissione, i cui componenti hanno offerto ognuno il proprio contributo anche attraverso la presentazione di emendamenti, nel tentativo di trovare almeno una base positiva di partenza per una probabile soluzione dei gravissimi problemi che ho appena citato. E,comunque sia, si tratta pur sempre di un bilancio di previsione che è soggetto ad un assestamento e, secondo me, è in quella fase che ci misureremo sulle scelte operate e sui risultati ottenuti.
Oggi come oggi si dibatte sulla difficoltà di "far quadrare i conti"che questo bilancio deve affrontare, ma non possiamo appiattire il discorso sulla maggiore o minore rigidità manifestata dalla Giunta sulle diverse voci del bilancio. Ciascuno di noi ipotizzi eventuali linee di sviluppo dell'economia sarda, si verifichi se e quali linee di sviluppo sono tracciate in questo bilancio e su questo ci si confronti. In questo contesto non si parla dei fondi strutturali europei; certamente, perché non sono entrate previste dal bilancio, ma sono comunque risorse destinate alla nostra economia, che l'amministrazione regionale utilizzerà per favorire lo sviluppo socio-economico dell'isola. Non appiattiamo il dibattito sul fatto che questi fondi non devono essere considerati in questo momento. I problemi che ci attanagliano sono gravissimi, diceva giustamente il collega Ortu. Anche stamattina un folto gruppo di disoccupati ha manifestato di fronte al palazzo. Ora, io non vado a ricercare le responsabilità e le colpe.. La situazione data è questa; noi apparteniamo ad una regione poverissima, forse la più povera dell'intera Europa, e credetemi, non è con una sterile opposizione politica, non è con una sterile opposizione a delle formule, che possiamo dare un contributo obiettivo allo sviluppo socioeconomico della nostra terra.
Voglio richiamare la sensibilità di questo Consiglio su questi temi. Non era possibile in questo breve lasso di tempo e con la situazione ereditata fare di più. Su ciò concorda, pur non potendolo dire pubblicamente, ne sono sicuro, anche l'opposizione. Non possiamo assolutamente appiattire il confronto solo ed esclusivamente sulle soluzioni che la Giunta ha prospettato, nell'immediato, per offrire una prospettiva di sviluppo.
Non credo infatti che potesse esserci un'alternativa valida al tentativo compiuto dalla Giunta di coniugare a gli interventi volti al ripiano del disavanzo con quelli, pur necessari e indispensabili, volti a favorire lo sviluppo.
Misuriamoci quindi sulle linee di sviluppo tracciate dal documento di programmazione economica e finanziaria affinché, grazie al contributo di ciascuno di noi, e grazie ad un atteggiamento costruttivo dell'opposizione, si possano dare risposte ai problemi della disoccupazione, ai problemi dell'agricoltura. E' pur vero infatti che sono stati tagliati i fondi destinati all'agricoltura, è un dato inconfutabile e leggibile nel bilancio, ma è pur vero che con i fondi strutturali europei si può e si deve intervenire in maniera tale da sopperire alle probabili decurtazioni di finanziamenti dovuti alla necessità di sopperire ai danni provocati dall'alluvione. Bastava scegliere coraggiosamente di non intervenire sulle zone alluvionate, ma, in quelle zone si è creato uno stato di necessità assoluta, immediata perché purtroppo la nostra Isola tra i suoi mali endemici annovera anche l'inclemenza del tempo, con l'alternarsi di alluvioni e siccità. Ripeto quindi che il confronto nei prossimi giorni deve incentrarsi sulla rispondenza o meno delle scelte operate nel documento di programmazione economica e finanziaria rispetto agli obiettivi di una risoluzione dei nostri problemi. Se continuiamo ad avvitarci intorno alle cifre che questo bilancio ci propone, credo che potremmo disquisire per mesi senza cavarne niente.
Chiaramente non sto dicendo, assolutamente, che non bisogna discutere sulle cifre; ; ho detto poc'anzi che, secondo me, il rientro poteva essere programmato probabilmente in un numero di anni superiore, ma se questa scelta non è è stata fatta ritengo che, tecnicamente, vi sia una legittima giustificazione, perché di fatto la Giunta si è privata, nell'arco di sei anni, di una considerevole disponibilità finanziaria. Quindi c'è da discutere, ma cerchiamo di discutere intorno ad un obiettivo comune, che deve essere quello del benessere dei cittadini, del dare una risposta a quanti oggi sono senza lavoro, del dare una risposta al mondo agropastorale, al mondo delle piccole e medie imprese, e tutti questi obiettivi sono indicati nel documento di programmazione e nel bilancio.
Credo che in fase di assestamento di bilancio molte delle domande che oggi stiamo ponendo alla Giunta potranno avere risposta affermativa, e in quel momento, che è il momento più qualificante dell'intera manovra, ognuno di noi potrà avere risposte adeguate ai problemi sia generali che settoriali alla cui risoluzione avrà cercato di dare un apporto positivo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, che non c'è, e a cui volevo rivolgermi, cari colleghi, io ho apprezzato molte delle considerazioni svolte dal collega Rassu; e spero che alcuni dei suoi suggerimenti vengano accolti dalla maggioranza e dalla Giunta. Mi riferisco, in particolare, al suggerimento relativo alla gradualità nel rientro dell'indebitamento perché questa è una delle strade possibili per cercare di conciliare lo sviluppo col risanamento economico e finanziario, come tutti noi abbiamo sostenuto in occasione dell'approvazione del DPEF.
Non concordo invece, caro collega Rassu, anche se ho apprezzato tutto il suo intervento, molto appassionato, sul fatto che i fondi strutturali possono essere utilizzati per coprire le spese correnti della Regione, per coprire i buchi che si creeranno inevitabilmente in questo bilancio se verrà approvato nelle forme e nei contenuti con i quali è arrivato in Aula.
Ma io, proprio in riferimento alle discussioni svoltesi in quest'Aula sul contenuto del DPEF e sulle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris, voglio ricordare alcune frasi pronunciate il 23 di novembre proprio dal presidente Floris. Diceva il Presidente: "Di fronte ad una disoccupazione di massa, ad una economia in permanente crisi strutturale è indispensabile un progetto strategico di sviluppo da attuare attraverso una programmazione modificata radicalmente negli obiettivi e negli strumenti, da realizzare attraverso un patto sociale che coinvolga nella concertazione le forze sociali dell'imprenditoria e dell'economia". E più avanti il Presidente continuava: "Il progetto strategico, al fine di determinare un forte impulso produttivo e occupazionale, deve creare un nuovo modello di sviluppo, una politica di investimenti nel settore industriale, turistico, agricolo e favorire le condizioni di una crescita dell'artigianato e del commercio", proprio i settori che vengono falcidiati in questa manovra finanziaria. "La programmazione" -continuava il presidente Floris - "il nuovo DPEF devono prevedere una proposta ragionata ed indicare un trend di crescita più incisivo per combattere la disoccupazione".
Quando noi affermiamo che la manovra economica e finanziaria della maggioranza è negativa perché colpisce gli strati più deboli della società sarda, in particolare i disoccupati, perché penalizza le imprese e lo sviluppo, quando denunciamo la totale incoerenza tra il DPEF e la manovra economica e finanziaria, voi vi difendete sostenendo che si tratta di attacchi strumentali dell'opposizione.
Ebbene, per non lasciare dubbi nell'opinione pubblica, andiamo a vedere che cosa dicono i veri protagonisti della società e dell'economia della Sardegna.
L'Associazione degli industriali nelle sue considerazioni generali sulla manovra economica e finanziaria, consegnata alla Terza commissione consiliare, a proposito della concertazione sostiene testualmente: "Il mancato confronto tra la Giunta regionale e le organizzazioni imprenditoriali, nelle fasi di predisposizione della manovra finanziaria da presentare in Consiglio regionale, costituisce una grave lesione di quei principi di concertazione tra Governo e parti sociali che sono oggi posti come base irrinunciabile dello sviluppo e della programmazione economica in tutti i territori dell'Europa" - era la concertazione con le parti sociali l'obiettivo del piano strategico del presidente Floris - e in materia di risanamento finanziario della Regione sostengono ancora gli industriali testualmente: "...senza entrare nel merito di cause e responsabilità, per il superamento di inutili conflitti e contrapposizioni tra le parti, riteniamo che in termini di principio vada condiviso l'orientamento di procedere ad un riequilibrio economico e finanziario della Regione sarda in linea con le politiche di risanamento dei conti pubblici, nazionali ed europei" così come è evidenziato nel nostro, e diciamo anche nel vostro DPEF, o meglio, nel nostro DPEF fatto proprio da voi, e così come è stato di fatto concretizzato dal Governo nazionale di centrosinistra, un'esigenza questa che noi condividiamo.
Proseguono gli industriali: "Ciò posto occorre selezionare gli interventi di contrazione della spesa per evitare di colpire quei settori produttivi capaci di capitalizzare in termini economici e sociali gli investimenti pubblici, irrinunciabili in regioni arretrate anche finanziariamente come la Sardegna".
Ed infine, esaminando ancora la nota dell'Associazione degli industriali, viene sostenuto, a proposito di coerenza tra DPEF e manovra economica e finanziaria, testualmente: "La proposta di bilancio per l'anno finanziario 2000 e di bilancio pluriennale 2000 - 2002 non sempre appare coerente con i principi enunciati dal DPEF 2000 - 2002. In tale documento infatti, in relazione al ciclo unico di programmazione, il bilancio regionale viene qualificato come lo strumento strategico operativo per compiere scelte importanti per il sostegno all'impresa e allo sviluppo locale. Ma l'impresa, anche in questa manovra, è ancora lontana dalle centralità che dovrebbe assumere nelle politiche regionali, sia per entità specifica degli stanziamenti alla stessa riferibili che per quanto riguarda la qualità della spesa".
A questi rilievi della Confindustria si potrebbero aggiungere quelli dell'Api sarda, delle organizzazioni sindacali del settore cooperativistico, delle associazioni dell'artigianato, del commercio, per limitarmi a richiamare i principali soggetti vivi del tessuto produttivo della Sardegna, che hanno giudicato negativamente la manovra economica e finanziaria della Giunta per quanto attiene all'incentivazione delle imprese e al sostegno dell'occupazione.
Dunque le critiche, anche aspre, da noi rivolte nelle scorse settimane, non sono da attribuire ad attacchi strumentali dell'opposizione, ma nascono dalla profonda convinzione che la manovra proposta dalla Giunta debba essere radicalmente modificata per impedire che i segnali di ripresa dell'economia regionale si trasformino presto in segnali di recessione, con le inevitabili conseguenze sui livelli occupativi.
Le nostre critiche e quelle della società sarda vi hanno costretto ad apportare i primi correttivi alla vostra proposta iniziale, ma il recupero di poco più di 200 miliardi non è assolutamente sufficiente per apportare alla manovra quelle profonde modifiche che noi riteniamo necessarie.
La riduzione dei tagli da 1.200 a poco più di 900 miliardi, come risulta dal testo esitato dalla Terza commissione, non è assolutamente sufficiente per realizzare la piena coerenza tra manovra di bilancio e DPEF come noi chiediamo.
Il drastico ridimensionamento delle risorse, destinate al sistema degli incentivi alle imprese, non può risolversi con l'aggiunta di appena 43 miliardi sulla legge numero 15. Si tratta di un provvedimento di grande rilevanza che ha ricevuto unanimi consensi per i risultati prodotti nei primi tre anni di vigenza. Risultati che sono stati riconosciuti dallo stesso Assessore dell'industria, il quale ha provveduto a varare i decreti di stanziamento per il bando esitato dalla precedente Giunta e da lui portato a conclusione. L'unico limite di quella legge era rappresentato (lo dicono tutti i protagonisti dell'economia della Sardegna) dalla modesta dotazione finanziaria, circa cento miliardi all'anno negli ultimi tre anni.
Ebbene, nonostante l'impegno assunto in Commissione, a nome della Giunta, dall'Assessore dell'industria di ripristinare lo stanziamento di cento miliardi ci troviamo di fronte a un modestissimo recupero di soli 43 miliardi.
Lo stesso appunto si può muovere in relazione a numerose leggi regionali; e cito le leggi numero 66, 21, 44, 17 per la Sardegna centrale, 36 per favorire l'assunzione dei lavoratori, 9 e 40 per quanto attiene il settore del turismo Ho citato leggi già assentite dall'Unione Europea per evitare che si faccia riferimento, come ha fatto l'onorevole Balletto, e diventino alibi, alle incompatibilità e alle notifiche da parte dell'Unione Europea alla Giunta regionale. Ebbene, tutte queste leggi sono operative, su tutte queste leggi è scarsissimo l'incremento e il recupero che è stato operato in queste settimane per opera dei suggerimenti, delle sollecitazioni e delle contestazioni venute dall'opposizione e dalle parti sociali.
Io ho visto un emendamento molto singolare del collega Corona - non è presente -il quale propone uno stanziamento di cento miliardi da destinare ai titolari di progetti per iniziative presentate sulla legge 488 che non sono rientrati nella graduatoria. Mi auguro che questo stanziamento venga approvato, visto che lo propone un esponente della maggioranza, ma spero che venga utilizzato per incrementare le dotazioni delle nostre leggi regionali che, anche per quanto riguarda il turismo e tutte le provvidenze previste dalla legge 488, possono essere più utilmente utilizzate anche perché le possiamo gestire direttamente.
Per non parlare poi dei disegni di legge collegati alla finanziaria, i cui testi presentati dalla Giunta regionale si sono rivelati tutti, a partire da quello sulla modifica della legge 28 sulla imprenditoria giovanile, improntati alla improvvisazione e al dilettantismo. Mi dispiace dire questo, però abbiamo assistito nei giorni scorsi nella Commissione industria veramente a manifestazioni di inconcludenza e di improvvisazione che francamente io non mi aspettavo di poter trovare in questo Consiglio regionale, al di là delle convocazioni con testi che non esistono, del possibile arrivo di un testo proposto dall'Assessore e non approvato dalla Giunta.
Quel che è più grave nel testo presentato è che, con quella proposta improvvisata, si concedono addirittura minori benefici rispetto a quelli previsti da un'altra legge nazionale, che ha avuto un ottimo risultato, la legge 44 dell'86, che prevede almeno nominalmente contributi e finanziamenti fino al 90 per cento dell'importo complessivo, senza parlare dei contributi in conto occupazione per i primi anni. Ebbene, questo provvedimento improvvisato dalla Giunta regionale prevede percentuali inferiori. Il sostegno all'imprenditoria giovanile viene proposto con una legge che concede benefici inferiori a quelli previsti, per esempio, dalla legge numero 15, a sostegno dell'imprenditoria in generale, non quella giovanile che, come è evidente, non è sottocapitalizzata, caratteristica questa propria di tutta l'imprenditoria sarda, sottocapitalizzata, ma è addirittura senza capitale, dunque per essa occorre utilizzare tutte le provvidenze.
Mi auguro che il brusco ritiro di quella proposta faccia arrivare in Consiglio una proposta più adeguata perché, onorevole Balletto, questo modo di procedere non è certo ispirato da una visione lungimirante, come lei dice, è sicuramente un comportamento imperdonabile che denota soltanto improvvisazione.
Cosa dire poi dell'impegno assunto dall'onorevole Floris sulla necessità e sull'urgenza di approvare il testo unico sugli incentivi, ma nulla è stato presentato dalla Giunta; esisteva già un testo approvato dall'Esecutivo al termine della scorsa legislatura e assegnato alla competente Commissione, mi sembra di ricordare, addirittura, che il testo sia stato approvato in Commissione industria, credo anche a larghissima maggioranza, quindi con l'assenso dell' opposizione di allora e attuale maggioranza. Ebbene, questo testo ancora non è stato riproposto al Consiglio, nonostante sia riconosciuta e reclamata da tutti l'esigenza di esitarlo.
Ebbene, come è stato annunciato oggi in Aula, questa opposizione, che fortunatamente non vuole svolgere un ruolo di opposizione distruttiva, ha presentato questa proposta di legge di testo unico per gli incentivi che mi auguro venga discussa al più presto e possa arrivare rapidamente nell'Aula di questo Consiglio per essere approvato. Infatti sulle cose positive, che enuncia questa Giunta regionale e che poi non fa, noi siamo pronti non solo a collaborare ma a essere parte propositiva come abbiamo fatto in questo caso.
Ma, al di là delle dimensioni delle risorse finanziarie e dell'esigenza imprenscindibile di coniugare il risanamento con lo sviluppo e il sostegno al lavoro e all'occupazione, è assente nella manovra economica e finanziaria qualunque capacità di orientare le scelte verso una nuova qualità dello sviluppo basata sulla valorizzazione delle risorse paesaggistico-ambientali e storico-culturali presenti nella nostra regione. Su questo aspetto molte parole sono state spese, ma credo che occorrerà ritornarci, come credo che occorra sottolineare il fatto che la polemica e lo scontro sul Parco del Gennargentu, generati ed alimentati dalla Giunta regionale, siano un fatto negativo e pericoloso che rischia di spingere la Sardegna verso una cultura estranea ai paesi occidentali, per quanto attiene la politica sulle aree protette e sulle riserve naturali.
Difendere ed affermare le prerogative dei sardi e delle autonomie locali non deve significare la demonizzazione dei parchi e la cancellazione delle potenzialità di crescita economica e sociale che da essi possono nascere.
Si riparlerà di questo problema; ridiscutere, come ha deliberato questo Consiglio nella precedente legislatura, il decreto, l'intesa di programma, penso sia un fatto legittimo, chiedere a gran voce che venga modificata la legge numero 394, la legge quadro sui parchi e le riserve naturali, è un fatto giusto, legittimo, una battaglia iniziata nella precedente legislatura che deve continuare.
Occorre chiedere la modifica della legge numero 394, occorre chiedere che la gestione dei parchi sia in mano ai sardi e chi deve gestire i parchi sia l'espressione delle comunità locali. Tutto questo non significa che noi dobbiamo uscire dalla cultura occidentale per quanto riguarda la protezione e la valorizzazione delle aree protette e delle aree naturali, perché rischiamo, continuando su questa china, di scivolare ed arretrare rispetto ai paesi in via di sviluppo, i quali stanno suscitando l'interesse internazionale proprio per la protezione dell'ambiente;e l'esempio ultimo è quello del Sud Africa che sta destinando un terzo del territorio nazionale ad aree parco.
Ma se noi utilizziamo le difficoltà che esistono per demonizzare e distruggere tutto vi assicuro che non faremo nessun passo in avanti. Gli stessi problemi sono stati posti per il parco degli Abruzzi e per il parco del Gran Paradiso; e tuttavia questi problemi, affrontati in modo democratico con la partecipazione delle popolazioni interessate, e non come ha fatto la Giunta regionale alimentando lo scontro sociale nei territori, non ne hanno bloccato l'istituzione che ha determinato consistenti trend di sviluppo economico basati sulla valorizzazione di quelle risorse di cui noi non possiamo fare a meno.
Negli ultimi cinque anni nel parco degli Abruzzi sono state create 500 microimprese perché l'Ente parco, la Regione, lo Stato hanno creato le condizioni perché venisse promosso in questo modo lo sviluppo locale e noi veramente stiamo facendo un grosso danno alla Sardegna, a quei territori e a quelle popolazioni alimentando lo scontro così come è stato fatto.
Ma io dico che nella manovra economica e finanziaria non è espressa nessuna cultura ambientale e non c'è nessun segnale in direzione della valorizzazione dell'ambiente. Esistono infatti, al di là di questo parco che vogliamo gestire noi, che sia noi, che lo Stato riteniamo un bene naturale di rilevante importanza, altre realtà. Io vi porto un esempio, di cui poi non mancherò di parlare in altre occasioni, di un altro parco che rappresenta la storia, la cultura di territori la cui principale produzione economica ha segnato le vicende umane della Sardegna nel Mediterraneo. Territori che per i valori storico - ambientali, tecnico-scientifici, paesaggistico-ambientali presenti in quelle aree non il ministro Ronchi ma l'Assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura, per la scienza e per l'educazione ha dichiarato patrimonio dell'umanità.
E mi riferisco a quei territori, presenti in tutte le province della Sardegna,che in tutta la loro estensione sono segnati da una fortissima depressione economica; territori per i quali la valorizzazione di queste risorse è un fatto imprescindibile per disegnare un'ipotesi di sviluppo non più basata sulla monoeconomia mineraria ma su una economia integrata che trova nel turismo l'asse essenziale per il suo sviluppo.
Noi, col riconoscimento internazionale ricevuto dall'Unesco, ci siamo fatti carico di proteggere un bene che è stato dichiarato patrimonio dell'umanità; ma nella manovra economica e finanziaria di questo grande progetto non esiste traccia non solo in riferimento specifico al parco e alla sua organizzazione, pur essendo in carico al Parlamento una proposta di legge in materia, ma neanche in riferimento agli interventi prioritari che devono essere realizzati in queste aree.Sto parlando dei problemi legati all'inquinamento causato dal dissesto provocato nel corso dei millenni da questa attività; sto parlando del recupero delle strutture a fini turistici; tanto più che il sostegno al turismo culturale-ambientale era presente nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris, ed è anche uno degli assi portanti del quadro comunitario di sostegno. In questi territori quindi l'inquinamento continua ad esserci e le strutture vanno in decadimento, ma per lo meno fino al 1999 era presente nel bilancio uno stanziamento variabile da tre a quattro miliardi per queste aree, mentre quest'anno non esiste neanche una lira per il loro recupero!!
Ebbene, io non mancherò, anche attraverso gli emendamenti presentati alla manovra di bilancio, di ritornare su questi argomenti perché dall'esame della manovra finanziaria emerge una scarsa capacità di coniugare sviluppo e risanamento finanziario, così come era stato delineato nel DPEF, mentre occorre a mio avviso anche una grande capacità culturale per tentare di creare, utilizzando il nostro patrimonio culturale ed ambientale, i presupposti per un nuovo sviluppo della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Intervengo solo per dire, al collega Pinna probabilmente è sfuggito, che nella legge numero 15 non sono previsti 43 miliardi, bensì 100 miliardi, esattamente lo stanziamento per il quale mi ero impegnato nella Commissione bilancio. Sia il disegno di legge della finanziaria che quello di bilancio, prevedono 100 miliardi ai quali vanno aggiunti 17 miliardi già previsti per il settore agroindustriale.
PINNA (D.S.-F.D.). Allora sono state accolte le nostre richieste. Mi fa piacere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, vi prego di prendere nota delle seguenti osservazioni. Primo "Lo stato di previsione della spesa dell'Assessorato dei lavori pubblici è caratterizzato da una consistente riduzione degli stanziamenti, di cui si auspica una correzione in sede di esame della manovra al fine di evitare i conseguenti negativi effetti. Infatti, la necessità di affrontare adeguatamente il persistente deficit infrastrutturale, che penalizza pesantemente l'attività economica e civile dell'Isola, impone una rivisitazione dei pur inevitabili tagli agli stanziamenti in corso". Secondo: "particolarmente preoccupante appare la drastica riduzione dello stanziamento per il Fondo regionale per l'edilizia abitativa". Terzo: "particolarmente inquietante è il persistente, completo silenzio che la manovra proposta riserva, nel suo complesso, alla mancata istituzione del Servizio idrico integrato, istituito in Sardegna con la legge regionale numero 29 del '97". Quarto: "appare del tutto sorprendente - relativamente agli stanziamenti previsti per la categoria dell'urbanistica - che lo stanziamento del capitolo concernente gli interventi nei centri storici non sia stato confermato per l'anno 2000. L'importanza strategica che la Regione ha assegnato alla legge regionale numero 29 del '98, sulla tutela e valorizzazione dei centri storici, impone una radicale inversione di tendenza e l'immediato ripristino del preesistente stanziamento". Quinto, nel rimarcare l'assoluta esiguità degli stanziamenti previsti si richiede perlomeno di adeguare il capitolo 01309/00 all'effettiva esigenza del finanziamento, eccetera.
Queste non sono affermazioni del consigliere Velio Ortu o del consigliere Cogodi, e nemmeno del consigliere Carlo Dore; ma sono tratte dalla relazione di maggioranza elaborata dalla quarta Commissione, dove si parla di "cose inconcepibili", di "cose preoccupanti", di "cose inquietanti". Allora, di fronte a queste osservazioni, della cui genuinità va dato atto a chi le ha scritte, che anzi merita un apprezzamento per la sua obiettività, per il suo realismo e per la sua onestà intellettuale, io mi domando che cosa pensa il Presidente della Giunta, che cosa pensano gli Assessori, in particolare che cosa pensa l'Assessore Pittalis, che è un po' il padre di questa manovra finanziaria.
Io me lo domando perché questa relazione si conclude dicendo che si esprime un giudizio sostanzialmente positivo sulla manovra, ma come si possa concludere in questo modo, dopo aver rivolto simili critiche, veramente si stenta a capirlo; si ha quasi l'impressione di essere davanti a un caso tipo quello del Dottor Jekyll e Mr. Hyde. C'è quasi da restare interdetti! Il giudizio quindi non è sostanzialmente positivo; il giudizio giusto, lecito, corretto, inevitabile è un giudizio sostanzialmente, assolutamente negativo sul piano generale e sul piano particolare.
Sul piano generale perché la filosofia della manovra,alla quale dice di ispirarsi la Giunta, è quella del risanamento. Si parla ripetutamente di risanamento, anche in precedenti interventi è stato ribadito questo concetto in modo quasi ossessivo, ma il risanamento lo vogliamo tutti, nessuno vuole lo sperpero, nessuno vuole le follie, questo nessuna persona ragionevole lo può pretendere, ma il risanamento deve essere tale. Risanamento è una parola che non deve essere usata come pretesto; qui, invece, i fatti dimostrano che è una parola pesante, usata per fare demagogia e con arroganza. E' una parola pretestuosa dietro la quale si nasconde una duplice pericolosissima involuzione di questa Giunta rispetto al passato. Non evoluzione, ma involuzione. Involuzione sfrenatamente liberista, non liberale, cioè ricerca sfrenata di utilità calpestando tutti i principi dello sviluppo reale, della solidarietà, della tutela dell'ambiente e di tutti gli altri valori che servono veramente allo sviluppo. Involuzione: basterebbe fare un riferimento alla sostanziale cancellazione dell'articolo 19 della legge 37/98 sul Piano del lavoro, alla riduzione del 40 per cento dei trasferimenti ai 373 comuni che avevano avviato i piani per il lavoro. Se non è questa una involuzione sfrenatamente liberista e contraria allo sviluppo, io non so quale altra politica possa essere definita in questo modo.
Secondo, involuzione neocentralista o neoaccentratrice. Si sono voluti riaccentrare tutti i poteri in capo agli Assessorati e alla Giunta nel suo complesso, ovviamente togliendoli alle autonomie locali. Quindi, contemporaneamente, si vuole mortificare quel processo, che non è stato inventato da qualcuno per divertimento, ma che risponde ai principi del federalismo, ai principi del decentramento, ai principi della sussidiarietà, cioè a principi previsti dall'articolo 129 della Costituzione che, grazie a Dio, è ancora in vigore, dall'articolo 44 dello Statuto regionale, dalla normativa comunitaria.
Bene, questa operazione di riaccentramento è contraria a questi principi e determina ancora una volta la mortificazione delle autonomie locali; la mortificazione degli amministratori locali, di quei sindaci coraggiosi, molti dei quali rischiano quotidianamente molto, alcuni anche la vita. Sindaci che avevano iniziato, col consenso dei cittadini, progetti di sviluppo. Basterebbe ribadire il riferimento ai piani per il lavoro, al fatto che in qualche modo stava nascendo dalle realtà locali una risposta ai problemi della disoccupazione e alle necessità dello sviluppo. Invece, in questa maniera questo processo così positivo, così promettente, che faceva pensare a un reale progresso, praticamente viene cancellato, viene mortificato, così come sono stati mortificati i sindaci dall'aver privilegiato in quel modo assurdo, incredibile i comitati antiparco, onorevole Pittalis.
E' vero, che ci sono sindaci che a un certo punto hanno finito per dichiarare la loro adesione alle tesi contrarie al parco, ma c'è da chiedersi quanti l'hanno fatto spontaneamente perché erano realmente in sintonia con l'opinione pubblica e quanti l'hanno fatto perché erano spaventati, stufi di essere minacciati, perché non sapevano da che parte sbattere la testa.
Bene, comunque sia questi sindaci, tutti, sia quelli favorevoli, ma anche quelli contrari all'istituzione del parco sono stati mortificati, tutti, non uno escluso, perché voi avete preferito il rapporto privilegiato con dei comitati che non rappresentano le istituzioni, che rappresentano ben poco, alcuni rappresentano solo le persone che si presentano in prima fila e che comunque non rappresentano assolutamente niente e nessuno se posti di fronte ai legittimi rappresentanti delle istituzioni.
PRESIDENTE. Per favore chiedo ai colleghi che non intendono prestare attenzione all'intervento, di andare fuori a parlare.
DORE (I DEMOCRATICI). Ho parlato, a proposito di risanamento, di pretesto; pretesto perché non si vuole risanare alcunché. Per risanare infatti occorrerebbe voler realmente riqualificare la spesa cominciando con l'analizzare i mille rivoli attraverso i quali la spesa cresce a dismisura. Niente, nessuna analisi da questo punto di vista. Occorrerebbe tagliare, fare economia partendo dalle spese correnti, le spese talvolta inutili, anzi, spesso inutili, talvolta futili, talvolta ripetitive, talvolta inconcepibili. Su questo versante non si risana, non si taglia assolutamente niente. Le spese correnti aumentano anzi di cento miliardi. E'una cifra che fa spavento! Vorrei sapere quanti di questi cento miliardi dovranno essere spesi in consulenze per gli amici e per gli amici degli amici.
In merito alle proposte per i diversi settori, credo che un esempio significativo siano già i brani che ho ripreso dalla relazione di maggioranza della quarta Commissione. Ma voglio ripetere rapidissimamente alcune osservazioni. Sinteticamente si può riprendere, ancora una volta, la questione dei trasporti;un sistema di trasporti dovrebbe essere un volano dello sviluppo regionale, una condizione preliminare, pregiudiziale per chi vuole dar luogo a un reale sviluppo. ,Nella relazione invece, si evince l'intenzione ben precisa di ridurre nell'arco di tre anni lo stanziamento relativo di due terzi rispetto a quello del 1999, quindi si verificherebbe un'involuzione preoccupante, incredibile. Ciò naturalmente impedirà l'aggiornamento del Piano regionale dei trasporti, l'ampliamento delle opere di infrastrutturazione aeroportuale, ovviamente di competenza della Regione, e via discutendo.
Relativamente ai fondi per l'edilizia abitativa, lo dice la stessa relazione di maggioranza della Commissione, non si potrà più contrarre nessun nuovo mutuo, la legge numero 32 del 1985 viene praticamente cancellata.
Sul servizio idrico integrato, previsto dalla legge 29/97, e quindi sulle opere acquedottistiche e sugli interventi strutturali sulle dighe praticamente non si dice nulla..
Non parliamo poi della legge relativa agli interventi nei centri storici la cui dotazione finanziaria
. praticamente è stata cassata per l'anno 2000. Si dice che occorre recuperare i vecchi finanziamenti, ma io mi chiedo se ci rendiamo conto di che cosa servirebbe per rivitalizzare i centri storici. Altro che quelle briciole che devono essere recuperate, per questo settore servirebbero degli investimenti di portata eccezionale perché affrontare questo problema avrebbe una portata fondamentale sullo sviluppo e sull'occupazione. Ci dobbiamo rendere conto che il recuperare lo stesso patrimonio edilizio sarebbe gia di per sé un'opera straordinaria
Nel centro storico della città di Cagliari per esempio sono stati censiti seimila appartamenti vuoti; intervenire realmente e seriamente su questo settore significherebbe creare occasioni di lavoro e di occupazione straordinarie per un settore fondamentale in grave crisi qual è quello dell'edilizia. Il rifinanziamento della legge sui centri storici poteva essere un'occasione per ridare ossigeno ad un settore portante dell'economia regionale che è boccheggiante. Gli imprenditori edili infatti si lamentano; ma questa che, lo ripeto, poteva essere un'occasione di sviluppo, viene invece mortificata.
Che cosa significa un centro storico funzionante, efficiente, ben organizzato, vivibile, piacevole, per lo sviluppo dell'artigianato e per lo sviluppo del commercio? Vediamo che cosa sta succedendo nelle nostre città. Moltissime aziende commerciali, spesso aziende storiche, stanno abbassando definitivamente le loro serrande e, di conseguenza, le città tendono a desertificarsi, l'occupazione va a farsi benedire, e questo è un settore importante, fondamentale.
Non si parli poi del turismo; è inutile far arrivare i turisti in una città come Cagliari, volere il porto destinato esclusivamente al traffico da diporto e poi avere a cinquanta metri di distanza dalla via Roma dei ruderi che risalgono ancora a cinquant'anni fa, all'ultima guerra, che molti stanno aspettando che finiscano di crollare per poter poi magari fare chissà che cosa.
La soluzione di tutti questi problemi, tagliando i fondi a valere su quella legge, viene disattesa, mortificata, viene praticamente mandata a farsi benedire.
Non parliamo poi dei piani urbanistici provinciali e dei piani territoriali di coordinamento, o dei piani di risanamento urbanistico sui quali si potrebbe scrivere un elenco interminabile di doglianze.
Ma allora io mi domando che cosa vuole ottenere questa Giunta con questo comportamento? In apparenza mostra i muscoli, lo fa ogni volta che ritiene l'occasione valida. , Basta riferirci al già citato problema dei parchi, alla reazione violentissima e destabilizzante che si è verificata. Ma io farei riferimento anche a quanto detto in modo scomposto, smodato, eccessivo, ingiustificato sullo statuto della Fondazione del Banco di Sardegna.
Un governo che si rispetti non sarebbe dovuto intervenire in quel modo, perché è stato soprattutto un intervento pretestuoso. Si vuole far saltare in aria delle persone che hanno lavorato pur avendo avuto, forse, il torto di non comunicare pubblicamente il frutto del loro lavoro. Ma questo può essere un problema di riservatezza, può essere un'ingenuità, un'imperfezione, ma che significato ha chiedere la testa di determinati amministratori solo perché si ritiene che abbiano mancato di rispetto alla Giunta. Il rispetto è necessario meritarselo, e non lo si ottiene comportandosi in questa maniera; non si merita il rispetto se si prendono a pretesto determinate circostanze solo per esercitare il potere, per accentrare il potere ad ogni costo.
Questo è semplicemente un mostrare i muscoli, ma non è una prova di forza; specialmente in politica, credo che chi mostra i muscoli dia una dimostrazione di una forte debolezza. D'altra parte, quale governo può essere più debole di un governo che si regge sostanzialmente - ovviamente non discuto sulla serietà delle persone ma mi sto riferendo al metodo inaccettabile sul piano politico - su voti comprati. Evidentemente un tale governo non ha una forza sufficiente e quindi deve cercare di arraffare tutto, subito e nel modo più rapido possibile perché sa che il suo destino, almeno sul piano democratico, è sostanzialmente segnato.
Detto questo mi auguro che, almeno in questa fase della discussione, passando soprattutto all'esame degli articoli, ci sia se non altro un po' di resipiscenza e vengano accolte almeno quelle richieste che sono state avanzate, non dico dai consiglieri dell'opposizione, che credo dovrebbero essere valutate per quello che sono e non per la fonte da cui provengono, ma almeno quelle che provengono dai consiglieri e addirittura da alcuni Assessori della maggioranza. In caso contrario devo dire che qualcuno dovrebbe trarne le conseguenze e rassegnare le dimissioni.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Falconi.
La seduta è tolta alle ore 20 e 07.
Allegati seduta
XXXIII SEDUTA
(POMERIDIANA)
GIOVEDI' 17 FEBBRAIO 2000
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente CARLONI
La seduta è aperta alle ore 16 e 54.
LODDO, Segretario: dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 25 gennaio 2000, che è approvato.
Comunicazioni del PresidentePRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Giunta Regionale, in applicazione dell'articolo 24 della legge regionale 7 gennaio 1977, numero 1, ha trasmesso l'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nelle sedute del 7, 10, 14, 16, 17, 21 e 23 (seduta antimeridiana e pomeridiana) dicembre 1999.
Annunzio di presentazione di disegno di leggePRESIDENTE. Annunzio che è pervenuto alla Presidenza il seguente disegno di legge:
"Proroga dell'autorizzazione all'esercizio provvisorio del bilancio della Regione per l'anno finanziario 2000" (51).
(Pervenuto il 16 febbraio 2000 ed assegnato alla terza Commissione.)
Annunzio di presentazione di proposta di legge
PRESIDENTE. Annunzio che è pervenuta alla Presidenza la seguente proposta di legge:
Dai consiglieri FALCONI - SELIS - CUGINI - BALIA - COGODI - DETTORI Bruno - GIAGU - SANNA Giacomo - ORRU' - PINNA - TUNIS Gianfranco - VASSALLO:
"Testo unico degli interventi regionali a sostegno delle attività produttive" (50).
(Pervenuta l'11 febbraio 2000 ed assegnata alla sesta Commissione.)
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza
LODDO, Segretario:
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'assistenza sanitaria ai minori extracomunitari temporaneamente soggiornati nella nostra Isola" (80);
"Interrogazione PACIFICO - DETTORI Ivana - CALLEDDA, con richiesta di risposta scritta, sulla riduzione dei livelli di attività dell'Ospedale Microcitemico" (81);
"Interrogazione SANNA Alberto - CUGINI - CALLEDDA - MORITTU - PIRISI - ORRU', con richiesta di risposta scritta, sull'accordo tra le F.S. S.p.A. e il Comune di Civitavecchia che prevede la cancellazione dei treni "sardi" che collegano il porto di Civitavecchia" (82);
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di mantenere ad Ozieri gli uffici regionali dell'Ispettorato agrario" (83);
"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sulle modalità di concessione del credito d'imposta per i consumi dei combustibili per uso industriale" (84);
"Interrogazione SANNA Gian Valerio - GIAGU, con richiesta di risposta scritta, sulla correttezza dell'informazione resa dall'Assessore regionale ai lavori pubblici, on. Silvestro Ladu (85);
"Interrogazione FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sulla insostenibile situazione di precariato dei docenti delle scuole medie abilitati ormai da dieci anni all'insegnamento" (86);
"Interrogazione BALLETTO, LOMBARDO, con richiesta di risposta scritta, sulla espulsione da parte dell'Associazione MASISE dei signori Piero Mesina e Giuliana Lai a seguito delle dichiarazioni rese alla Procura della Repubblica di Bari in ordine ai gravi fatti di concussione e corruzione verificatisi in Kossovo nella missione umanitaria Arcobaleno" (87);
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sull'urgenza di adottare il piano di dimensionamento nelle scuole in Sardegna" (88);
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sulle strutture private accreditate presso la ASL n. 1 di Sassari" (89);
"Interrogazione MANCA, SANNA Giacomo, con richiesta di risposta scritta, sui servizi di trasporto per gli alunni della scuola dell'obbligo" (90);
"Interrogazione VASSALLO, con richiesta di risposta scritta, sulla cessione di terreni foresta di Burgos al Servizio Azienda Foreste Demaniali di Sassari" (91);
"Interrogazione FOIS sull'eventuale cessione delle quote del capitale azionario di Meridiana" (92);
"Interrogazione COSSA, con richiesta di risposta scritta, sulla chiusura al traffico della strada pedemontana nel tratto Sestu-Assemini" (93);
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sugli imminenti trasferimenti di personale dell'ERSAT" (94);
"Interrogazione GRANARA - FLORIS Emilio - RASSU - BIANCAREDDU - LOMBARDO, con richiesta di risposta scritta, in merito al disastroso calo di passeggeri delle FMS o alla mancata definizione di una strategia aziendale produttiva" (95);
"Interrogazione LIORI, con richiesta di risposta scritta, sul contenzioso tra la BILAB e la Provincia di Nuoro" (96);
"Interrogazione FANTOLA, con richiesta di risposta scritta, sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche nella provincia di Cagliari" (97).
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza.
LODDO, Segretario:
"Interpellanza PIRISI sui fondi trasferiti dallo Stato alla Regione destinati all'informazione sul Parco del Gennargentu" (30).
Annunzio di mozioniPRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
LODDO, Segretario:
"Mozione SANNA Giacomo - SCANO - USAI - FLORIS Emilio - SELIS sulla cessione delle quote del capitale azionario della compagnia aerea Meridiana" (10);
"Mozione SANNA Giacomo - USAI - COSSA - BALIA - FLORIS Emilio - FOIS - FADDA - CONTU - CUGINI - DORE sul fallimento della storica azienda della siderurgia sarda SALIS S.p.A. e della STEL S.p.A." (11);
"Mozione USAI - BIGGIO - CARLONI - CORDA - FRAU - LIORI - MURGIA - ONNIS - SANNA NIVOLI sulla necessità delle dimissioni del consiglio di amministrazione della Fondazione del Banco di Sardegna" (12);
"Mozione VASSALLO - COGODI - ORTU sul fallimento dell'Azienda siderurgica sarda SALIS e della STEL S.p.A." (13).
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Poiché questo è il momento nel quale è più difficoltosa la ripresa dei lavori e la presenza dei colleghi, e vi è da più parti una richiesta o comunque l'espressione di una volontà tesa ad un possibile incontro dei Presidenti di Gruppo, anche in ragione di un confronto politico su alcuni punti della manovra finanziaria e del bilancio, chiedo al Presidente se non sia opportuno concedere venti o trenta minuti di sospensione adesso, in apertura di seduta, proprio perché poi l'Aula possa riprendere i suoi lavori con più presenze e forse anche, speriamo, con maggiore serenità. Sto chiedendo, se è possibile, una eventuale sospensione dei lavori.
CONTU (C.C.D.). Concordo con la richiesta avanzata dal collega Cogodi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Floris Emilio. Ne ha facoltà.
FLORIS EMILIO (F.I.-Sardegna). A nome del Gruppo di Forza Italia mi dichiaro d'accordo con la richiesta dell'onorevole Cogodi; ritengo che possa essere concessa una sospensione di mezzora.
PRESIDENTE. Poiché la stessa Giunta mi comunica di essere d'accordo, quindinon essendovi opposizioni, la mezzora di sospensione è accordata. I lavori del Consiglio riprenderanno alle ore 17 e 35.
(La seduta, sospesa alle ore 17 e 02, viene ripresa alle ore 17 e 55.)
PRESIDENTE. Riprendiamo la seduta. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione generale congiunta dei disegni di legge numero 21 e 22. E' iscritta a parlare la consigliera Pilo. Ne ha facoltà.
PILO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, io credo che il dibattito, per la verità un po' faticoso, che si sta sviluppando in quest'Aula, evidenzi una situazione che tutti abbiamo definito drammatica, che appartiene a tutti noi, almeno dal punto di vista della consapevolezza, e che soprattutto appartiene ai sardi che drammaticamente la vivono.
Non dico questo per il gruppo di disoccupati che manifestava questa mattina sotto il palazzo del Consiglio regionale, ma principalmente lo dico per quelli che invece non sono venuti a manifestare, che vivono situazioni altrettanto drammatiche e, forse, senza essere difesi da nessuno.
Io credo che la mancanza di un lavoro sia una violazione dei principi costituzionali, e vengono da tutti noi i genitori dei ragazzi che cominciano a prendere in considerazione, drammaticamente, l'idea di andare via da questa terra, né più né meno come capitava ai nostri padri, perché pensano di poter trovare altrove soluzioni più vantaggiose per loro, e con altrettanta drammaticità continua ad aumentare il numero delle aziende che tutti i giorni chiudono i cancelli.
Ma, ciò che c'è di preoccupante a mio parere è che non cogliamo, almeno fino ad oggi, nessun segnale di ripresa, e di cambiamento. E questa credo che sia una preoccupazione condivisa da tutti noi in questa Aula.
Sono convinta che una società può essere definita civile esclusivamente quando riesce a far star bene chi sta male; ecco perché sui temi della salute, del lavoro, della scuola e dell'assistenza sociale certamente c'è molto da riflettere, ma sono altrettanto convinta che, ad eccezione della scuola dove in realtà le risorse fino ad ora messe a disposizione sono veramente ridicole rispetto al fabbisogno di una scuola degna di questo nome e civile, che invece la riforma Berlinguer continua a penalizzare, in tutti gli altri settori siano state investite delle somme ingentissime. Purtroppo, però, le somme che gli organismi pubblici hanno stanziato non sono servite sostanzialmente a cambiare niente di questa situazione.
Vorrei portare alcuni esempi e inizio dal settore della sanità. In questo settore, è vero, viviamo una condizione di disparità rispetto ad alcune regioni del nord Italia, è anche vero che da una parte la gente continua a partire per andare a farsi curare altrove, di norma al nord, ed è altrettanto vero che numerosissimi medici, anche attraverso le loro associazioni sindacali, lamentano il mancato riconoscimento delle loro capacità professionali perché di fatto sono realmente emarginati all'interno di un sistema sanitario eccessivamente clientelare. Allora mi chiedo se il problema per questo settore è di quantità di risorse o di qualità delle scelte che vengono fatte o che si sono fatte fino ad ora.
Un altro esempio che voglio portare è quello relativo all'assistenza sociale. L'assistenza sociale, in gran parte, è vero, viene gestita dai comuni ma con risorse ad essi trasferite dall'amministrazione regionale; eppure una recentissima ricerca evidenzia che soprattutto coloro i quali sarebbero più bisognosi di assistenza sociale, come gli anziani, sono in realtà poi quelli che non ne usufruiscono, e non ne usufruiscono perché non conoscono nemmeno l'esistenza di questi servizi. Per cui mi chiedo chi ha usufruito finora dei servizi erogati dall'assistenza sociale pubblica?
Ma anche sul lavoro si può dire che in realtà con i vari piani straordinari per l'occupazione, si sono spese ingenti somme e purtroppo queste ingenti somme non sono servite a determinare un'inversione di tendenza rispetto a una disoccupazione in aumento; seppure è vero quello che più volte ha detto l'onorevole Scano che in realtà i dati dell'ufficio di collocamento non corrispondono effettivamente al numero di persone che realmente cercano occupazione, perché in una situazione di sbando la gente pensa che comunque è meglio essere iscritti nelle liste dell'ufficio di collocamento che non esserlo, pur non avendo intenzione di lavorare a qualsiasi condizione, ma pensando che siccome un alto punteggio in graduatoria si raggiunge dopo 10 anni d'iscrizione tanto vale iscriversi.
Quindi sono dati viziati ma, comunque, si può dire certamente che la disoccupazione tendenzialmente aumenta. Ugualmente, tutti gli incentivi che sono stati destinati alle nuove imprese, in realtà non hanno mirato ad un consolidamento delle aziende, ma sostanzialmente hanno accelerato un turn over per cui abbiamo assistito ad una nascita e ad una moria di aziende, molto veloci, che non hanno in nessun modo garantito occupazione stabile.
Questa maggioranza, arrivata al governo molto di recente, si è trovata e si trova quindi ad operare in un contesto nel quale le somme sono sempre state rese disponibili, ma in realtà non si è avviato alcun processo strutturale per risolvere i problemi annosi della nostra Sardegna.
Debbo dire, onestamente in quest'Aula, che questo bilancio non soddisfa neanche me. Certo, è vero, bisogna ricordarsi che i tempi erano estremamente ristretti, che ci sono stati cinque mesi di crisi che hanno impedito qualsiasi azione; è anche vero - e va detto - che questa maggioranza deve ancora consolidarsi, ed è altrettanto vero (e credo che questo sia l'aspetto più drammatico) che i debiti erano diventati veramente troppi e i danni prodotti da percorsi assolutamente perversi eccessivi.
Inoltre, va tenuto conto del fatto che gli impegni assunti dalla precedente Giunta erano estremamente vincolanti e, pertanto, i margini di manovra ristretti.
Credo che in questa manovra manchino alcune scelte fondamentali, scelte strategiche sulle quali va indirizzata la costruzione del futuro della nostra Isola; credo che sia necessaria maggiore chiarezza sulle politiche in materia di decentramento, e credo anche che vada evidenziato maggiormente, perché questo aspetto mi pare decisamente carente, un progetto di riforma complessiva di questa Regione, se è vero come è vero, e come in Aula altre volte è emerso, che qualsiasi progetto di sviluppo non può che passare attraverso la riforma globale di un ente, di un soggetto che è diventato il primo nemico di se stesso e, soprattutto, il primo nemico dei nostri cittadini.
Però devo anche dire che va apprezzato il grande sforzo che questa Giunta e questa maggioranza hanno compiuto, non nel senso di realizzare interamente i programmi della coalizione, ma nel senso di aver avviato dei processi che, secondo me, possono e devono essere innovativi e fondamentali per una nuova impostazione delle questioni esistenti.
Allora, credo che aver avuto il coraggio di dire che le risorse pubbliche non sono un pozzo senza fondo, che è sostanzialmente la politica che ha caratterizzato il centro-sinistra in questi 15 anni, sia un punto di partenza fondamentale. Le risorse finanziarie sono limitate, e tutti abbiamo acquisito questa consapevolezza, pertanto o se ne reperiscono altre o quelle che ci sono vanno spese al meglio.
Così come credo di poter valutare positivamente il fatto che si sia iniziato a separare la spesa corrente da quella per investimenti che porterà il grande vantaggio di programmare la spesa utilizzando anche i fondi dell'Unione Europea, fondi che spesso invece sono rimasti nel cassetto perché si sopperiva con i fondi ordinari di bilancio. Quindi non ci si sforzava neanche di pensare quale migliore utilizzo fare dei fondi dell'Unione Europea per favorire l'ulteriore sviluppo.
Credo anche di poter valutare, in modo estremamente positivo, la ricognizione che è in atto sulle risorse effettivamente disponibili da parte di questa Regione; più volte infatti il nostro Presidente della Giunta e gli Assessori hanno evidenziato il fatto che alcuni stanziamenti fossero in realtà una immobilizzazione di risorse a cui non corrispondeva nessun progetto immediatamente realizzabile; e che ci siano numerosi fondi di rotazione, fermi, bloccati da tanto tempo che di essi si dimenticava anche l'esistenza.
Allora, pur tra mille difficoltà, pur con tutte le lacune che possono anche essere evidenziate, penso che comunque l'aspetto positivo da considerare sia l'inizio di questo percorso che si concluderà tra un paio di mesi, o che vedrà maggiore concretezza, per meglio dire, tra un paio di mesi, quando si avvierà la nuova manovra finanziaria e la stesura del nuovo documento di programmazione economica e finanziaria.
In ogni caso, l'interesse per il futuro della Sardegna è un interesse comune a tutti noi, a questa maggioranza perché ha l'obbligo di governare, ma anche alla attuale minoranza di questo Consiglio che io ritengo responsabile dei molti guasti provocati nelle precedenti legislature, ai quali certamente non abbiamo concorso. Ma, a mio avviso, richiamando la minoranza a quel senso di responsabilità che credo debba appartenere a tutti noi, possono individuarsi alcuni problemi urgenti ai quali insieme può essere data soluzione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Gian Valerio Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA Gian Valerio (Popolari-P.S.). Signor Presidente della Giunta, colleghi, il contrasto tra il documento di programmazione economica e finanziaria e la manovra finanziaria, denunciato in Aula nel corso del dibattito specifico sul DPEF, è oggi obbligatoriamente reiterato da noi in senso inverso in ordine alla discussione sulla manovra finanziaria.
Non poteva che essere così, perché il contrasto evidenzia sostanzialmente l'intento che la Giunta persegue, e cioè quello che possiamo chiamare "l'obiettivo inconciliabile", ovvero pretendere di creare sviluppo, e contemporaneamente, dilatare la cultura clientelare e personalistica del Governo.
Il dato sulla riduzione della spesa in conto capitale e, di contro, quello sull'aumento impressionante della spesa corrente, ne sono una dimostrazione. Ma queste sono frasi tecniche. Quello che ci interessa sottolineare, sul piano concettuale, è "il pericolo di un incipiente freno allo sviluppo", per riprendere la definizione data da molti colleghi nei loro interventi. Freno allo sviluppo perché, badate, lo sviluppo non si frena per imposizione, ma si frena quando si rinuncia ad un modello prescelto senza sostituirlo con un modello alternativo.
Noi abbiamo scelto non oggi, non ieri, ma alcuni anni fa, un modello di sviluppo complesso, ma devo dire, tutto sommato, anche abbastanza attuale e competitivo. Un modello che guardava alle grandi modificazioni strategiche europee, e che coinvolgeva gli enti locali, per altro verso in Sardegna fortemente già in ritardo rispetto agli standard nazionali, in un discorso che tra partnerariato, sussidiarietà e concertazione esprimeva la raggiunta consapevolezza della maggiore necessità di coesione sociale e territoriale al fine di garantire la competitività economico-sociale dei territori.
Dicevo, lasciamo questo modello, il modello dello sviluppo locale che è l'unica, vera e credibile opportunità che la Sardegna ha sperimentato in questi anni, per quale altra alternativa? Lo stesso modello no di certo, è incompatibile con queste scelte. Altri modelli, allora, ma quali?
Vediamo in che modo voi procedete. Il DPEF è per vostra ammissione, a questo punto, nient'altro che un mero adempimento burocratico, un documento passivo, inutile, privo di vincoli, quasi un testo obbligato; la manovra è invece, e appare a tutti, l'agone possibile delle vostre ansietà clientelari, documento attivo, di grande significato e di grandi spazi per ciascuno.
Se è così, è bene precisare che l'inganno che sottende questa impostazione può valere per altri, ma non per questo Consiglio che non può contraddirsi, nascondersi, o fare del nostro agire un circo perenne dell'estemporaneità di ciascuno, non sarebbe comprensibile per noi, figuratevi come lo leggerebbero i cittadini della Sardegna!
D'altra parte, non sono le nostre parole a dovervi convincere ma quella serie continua, meticolosa e puntuale di richiami che tutte le organizzazioni sociali, economiche, imprenditoriali, cooperative, volontaristiche, creditizie vi hanno rivolto in questi giorni.
Certo, il tempo che avete avuto è poco, ma i contributi di cui avete potuto usufruire sono stati tanti e qualificati.
Presidenza del Vicepresidente Carloni(Segue SANNA Gian Valerio.) Per cui siamo al pareggio delle possibili argomentazioni sugli alibi di un'inefficienza costruttiva della manovra. Riprendo quello che vi hanno detto gli amministratori locali attraverso i loro rappresentanti . Un grave pregiudizio nasce da questa impostazione che taglia i fondi agli enti locali, individuati da tutti, e soprattutto dai cittadini, come gli unici, veri enti di riferimento per le aspettative di crescita delle comunità. D'altra parte la Regione non crescerà se non cresceranno le nostre comunità locali tutte, piccole e grandi, metropolitane o meno, e ciascuna nell'insieme della propria specificità territoriale.
Cito ad esempiola voce relativa ai beni culturali, le biblioteche e gli archivi, che dovrebbe essere il punto nodale di confronto dell'efficienza delle amministrazioni locali, della loro capacità di creare condizioni di attrazione per il turismo, per i giovani, per la ricerca. Su questa partita voi non garantite neanche le quote, previste per legge, di copertura dei costi, le diminuite ulteriormente invece di andarle a parificare. Per non parlare dei centri storici, per non parlare dei piani integrati d'area, di tutte le altre partite, per finire con la legge numero 25.
Noi sappiamo che, e ne abbiamo discusso a lungo nelle Commissioni, sulla legge numero 25 bisogna operare una riflessione attenta, perché intorno a questa partita si svolge gran parte delle attività diciamo, in un certo senso, discrezionali ma fortemente caratterizzanti il ruolo degli enti locali in questo momento in Sardegna.
Lo dico con riguardo al ritardo, ormai incolmabile rispetto alle altre realtà territoriali italiane, nel decentramento agli enti locali di funzioni, poteri, risorse. Un decentramento che la nostra autonomia speciale ha fino ad ora mortificato e non certamente valorizzato.
E non parliamo dell'agricoltura! In questo settore le risorse vengono dimezzate passando dall'8 al 4 per cento in due anni; vengono colpiti così il riordino fondiario, le azioni tese a sostenere le aziende agricole, tutti i finanziamenti per la realizzazione di impianti per la trasformazione del sistema agroalimentare e per favorire la cooperazione. Si dimentica che gli operatori agricoli vivono oggi, purtroppo, l'eredità debitoria causata dalle insufficienze legislative da un lato e, dagli esorbitanti gravami creditizi dall'altro.
C'è poi il Piano per il lavoro. Anche intorno a questo tema si è sviluppata una forte polemica. Badate, lo sviluppo locale ha come perno l'iniziativa delle amministrazioni locali che tendono a creare intorno a loro il consenso sociale e imprenditoriale, al fine anche di mobilitare le risorse private per il raggiungimento di quegli standard finanziari che ormai la finanza pubblica non è più in condizioni di garantire. Il Piano sul lavoro è stato il risultato di un'elaborazione difficile, non di parte ma collegiale. Con esso abbiamo inteso, e si intende ancora, cercare di seminare nelle nostre comunità locali il germe della capacità produttiva, stimolando i giovani ad aggregarsi intorno a intraprese, che cimentandosi su interventi di pubblica utilità possano trasformarsi in imprenditoria stabile.
Non c'è una scuola per diventare imprenditori, e se non c'è una scuola non ci sono neanche le opportunità finanziarie che oggi garantiscano ai giovani, a parte l'istruzione che rappresenta un capitolo a parte del tutto specifico, la possibilità di avviarsi con possibilità concrete verso questo obiettivo.
Riceviamo tutti i giorni, li riceverete anche voi, i documenti ovvero le delibere di decine e decine di comitati, di consigli e di giunte comunali che chiedono di porre in essere una riflessione seria su questo aspetto, perché anche questa rientra tra quelle scelte che portano alla distruzione di un'impostazione di un modello di sviluppo senza individuarne altre.
E questo vuoto che viene a formarsi la politica, gli organi di governo, qualunque maggioranza hanno l'obbligo di colmarlo. Mentre siete dediti ad aprire conflitti con il settore del credito, comprensibili sul piano della pubblicità dei diversi passaggi, ma censurabile per la manifesta ingordigia che appalesate attorno alla conquista del potere, cancellate nel bilancio tutti i contributi per il concorso in conto interessi e ai consorzi di garanzia fidi che sono, questi sì, uno strumento importante.
L'abbiamo letto, Assessore, il bilancio, e abbiamo anche visto come sia variata la destinazione di questi importi che, dai capitoli specifici in cui erano situati nelle precedenti legislature sono passati a futura memoria sui collegati.
PITTALIS (F.I.-Sardegna), Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lo sa che ci sono interventi bloccati dall'Unione Europea? Ma che cosa sta dicendo?
SANNA GIAN VALERIO (Popolari-P.S.). Sembra quasi la Giunta dei contenziosi. In pochi mesi, su parchi, banche, ministri, uffici periferici, e altro ha presentato ricorsi giurisdizionali. Credo che la nuova politica delle entrate, invocata dal collega La Spisa, possa essere preannunciata in questa impostazione. Credo che se non valorizzeremo, insieme, e con una riflessione più attenta il valore e l'importanza centrale del principio pattizio dell'autonomia speciale, promuovere contenziosi produrrà solo ulteriori ritardi.
E alla piaga preoccupante della crescita incredibile di nuove forme di povertà ed emarginazione nella nostra Sardegna, si risponde con quello che possiamo chiamare "il manifesto della vergogna": 35 miliardi per locazioni passive, 12 miliardi per spese telefoniche, 8 miliardi e rotti di spese clientelari suddivise tra tutti gli assessorati, due miliardi e mezzo per ingrassare consulenti ed amici.
Dove sono le risposte ai problemi delle famiglie, dei disoccupati, della natalità in crisi, dei giovani sardi in generale? Su questi temi, compreso quello della scuola, della formazione e dello sviluppo scientifico e tecnologico, nessuna risposta. Che cosa intendete fare per aiutare le famiglie a non sopportare più il peso di 2 o 3 figli disoccupati e che, nonostante ciò formano una famiglia dentro la famiglia, vanificando così qualunque incentivo il Governo abbia introdotto o vada introducendo?
Che cosa proponete, oltre ai contributi a pioggia alle miriadi di associazioni culturali, per le autonomie scolastiche, per mantenere la scuola dell'obbligo nei territori, per diffondere l'università?
Che cosa ci dite della promozione di pari opportunità fra territori, fra comunità e generazioni in Sardegna? Ci rispondete che dovete tagliate, che il debito è insostenibile, senza sapere che il grosso di quel debito è il risultato della stessa impostazione vetero-clientelare che voi avete riproposto dopo almeno un decennio di faticosa, anche se incompleta, innovazione.
E` probabile che il modello catalano, a questo punto, vi sia sfuggito del tutto di mano, e abbia anzi esaurito del tutto la sua funzione propagandistica, senza che vi abbia neppure sfiorato l'idea di confrontarvi con questo modello anche sul tema delle politiche economiche.
Sulla questione del debito, resa esorbitante a ragione, credo di essermi fatto una mia idea. Per fare scelte coraggiose, Assessore Pittalis, ci vogliono anche i giusti attributi, è un problema di coraggio e di coordinamento, e lei è un Assessore che sembra aver paura di guardare alla propria funzione con la mentalità giusta per operare scelte coraggiose e, per ciò, di confrontarsi con la complessità della società sarda. Dico questo perché, vede, tagliare non è una scelta, è al contrario nelle condizioni date una comodità, un modo per non rischiare anche di sbagliare, se vuole, un modo per dimostrare di non avere idee e visione strategica della programmazione.
Per altro verso comprendo le impostazioni del Presidente della Giunta che quota parte ha avuto nella costruzione del debito storico, e che non rinuncia comunque ad un modello, largamente collaudato, di un uso paternalistico della spesa per l'esercizio delle proprie prerogative. Gli altri Assessori invece, in special modo quelli dell'anomala continuità tra la Giunta Palomba e la Giunta Floris, si lamentano per i tagli ma non possono ribellarsi, per via delle cambiali già abbondantemente incassate.
Dunque, è complessivamente una manovra involutiva, che ci riporta indietro sia in Sardegna, che in Italia e in Europa, più che altro è tale da espellerci dalla partecipazione competitiva alle strategie di sviluppo in atto in tutta Europa e in Italia. Si è realizzata poi una contrattazione per parti, per botteghe, inducendo confusione e conflitto tra settori, senza lasciare per altro nessuna speranza. La vicenda delle province, per come si è svolta ieri, ne è un esempio.
Quale iniziativa più logica poteva essere presa da un Governo regionale responsabile che presentare delle proposte in linea e nel rispetto della legislazione corrente? Ebbene, anche qui si è consumata una strumentalizzazione cercando di indurre una divisione tra i diversi ambiti territoriali e impedendo che una legge, dai caratteri ottimi e dalle previsioni eccellenti, potesse volgere la sua funzione in maniera normale.
La stessa posizione non unitaria nei confronti dei sindacati dimostra ulteriormente quanto sto affermando; le strategie portate avanti da questo governo di destra sono chiare ed evidenti, ma contengono altresì una costante pericolosa e preoccupante: l'induzione consapevole del germe del conflitto e della divisione sociale, economica e territoriale.
Al contrario, in questa fase storica era necessaria, e direi quasi necessitata per noi sardi, una grande stagione di pacificazione e di unità, unità destinata ad offrire a tutti opportunità e sviluppo, concorrendo alla migliore utilizzazione di quest'ultima per ottenere risorse comunitarie. .
Ma voi avete intuito che dividendo avreste potuto ancora esercitare indisturbati, centralisticamente e monotematicamente, le prerogative che in tutta Europa sono assegnate ormai da anni alle comunità locali, ai territori e ai cittadini, è per ciò una manovra lucida, senza alibi ed arrogante
Ed allora, a coloro che tentano in questi ore di creare un clima di confronto e di accordo, vogliamo confermare il nostro apprezzamento personale, ma non possiamo non ribadire loro il bisogno che vengano restituiti ai sardi le centinaia di miliardi che sono stati tolti dal bilancio regionale, con l'impegno conseguente di voler condividere con loro anche la necessaria strategia di armonizzazione del debito con l'impulso necessario allo sviluppo.
Non sarà facile né scontato, ma noi componenti del centro-sinistra, e noi Popolari in particolare, non intendiamo svolgere in questa importante sessione consiliare esclusivamente forme di opposizione sterile o mero ostruzionismo, ma vorremmo essere ascoltati solo e semplicemente come una parte della voce umile di tanti sardi che ci hanno chiesto di rappresentarli, e che per questo attendono da voi, la dovuta attenzione e il dovuto rispetto, almeno uguali a quelli che pretendete per le vostre ragioni.
Siamo una minoranza politica e lo sappiamo, ma c'è un'altra minoranza, forse ancora più consistente e nascosta: è la dimensione minoritaria degli sconfitti di questa società sarda, di quelle vittime di una speranza stravolta e tradita che costruiscono masse popolari ogni giorno sempre più ampie e consistenti, e che non è giusto combattere, demonizzare o irridere da parte di nessuno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, la manovra finanziaria per il 2000 e il bilancio triennale 2000-2002 si inquadrano nell'ambito del DPEF per l'analogo periodo di riferimento previsto dalla legge regionale numero 11 del '98, approvata dal Consiglio Regionale il 9 settembre dello stesso anno. A questo documento, com'è noto ai più, è attribuita la funzione di indicare le linee guida per orientare lo sviluppo economico e in maniera significativa la manovra finanziaria e di bilancio, tracciando gli obiettivi fondamentali, gli interventi da attuare e le relative priorità coordinando i flussi finanziari pubblici e determinando l'ammontare delle risorse disponibili comprensivo delle entrate proprie.
I contenuti della legge regionale, come si vede, sono molto impegnativi in quanto, oltre a quanto ho appena affermato, prevedono che il DPEF effettui annualmente la verifica dei risultati perseguiti e dello stato di realizzazione dei programmi e degli interventi finanziati con il bilancio pluriennale. Pur in presenza di numerose difficoltà, nascenti dalla circostanza che la Giunta regionale si è insediata da meno di tre mesi, e che tanto il DPEF quanto i disegni di legge riguardanti la manovra finanziaria sono stati approntati in tempi rapidissimi, questa maggioranza può affermare, non con sottintesa soddisfazione, che questi obiettivi, seppure non del tutto, sono stati raggiunti.
E' vero infatti, che è stato avviato il difficilissimo progetto di risanamento della finanza regionale, poiché il debito complessivo ha raggiunto il limite insopportabile di seimila miliardi, tant'è che la legge finanziaria chiude in pareggio tra entrate e uscite. Ed è altrettanto vero che a questo risultato si è pervenuti senza una sostanziale riduzione degli stati di previsione della spesa dei singoli Assessorati, ove si consideri appena che cospicue risorse, quelle, tanto per intenderci, riferibili al sistema degli incentivi alle imprese, non potendo più trovare accoglimento nelle sedi tradizionali, perché non allineate al regime degli aiuti comunitari, sono state allocate nei disegni di legge collegati alla manovra stessa, per essere prontamente, dopo l'esame delle commissioni di merito, esaminate dall'Aula. Ciò consentirà alla Regione di individuare i canali di spesa più produttivi e funzionali al perseguimento degli obiettivi proposti, poiché, fatto significativo e già presente nell'attuale manovra, i singoli Assessorati potranno, al contrario di quanto è avvenuto anche nel recente passato, evitare di perpetuare una distribuzione a pioggia delle risorse secondo la propria discrezionalità. Questo è quanto avvenuto nella manovra di quest'anno, dove alle solenni dichiarazioni di principio sempre avvenute, seguono finalmente comportamenti coerenti con le finalità dichiarate. Fatte queste semplici, ma doverose considerazioni, non è azzardato affermare, colleghi, che la manovra appare equilibrata poiché essa riserva le giuste e dovute attenzioni alla ripartizione della spesa tra le uscite di parte corrente e quelle in conto capitale, ed essa è tanto più equilibrata in quanto in questo difficile e laborioso intento è stato posto in essere un notevole sforzo per recuperare risorse in precedenza stanziate in voci di spesa a valere su leggi di difficile, se non di impossibile, attuazione.
La manovra ha teso, inoltre, a limitare e a ridurre le spese di natura assistenziale, ovverosia quelle prive di ricadute apprezzabili e per nulla capaci di incidere sullo sviluppo e sulla crescita dell'occupazione, rivolgendo le risorse recuperate verso gli investimenti produttivi, e ciò nella consapevolezza che l'insufficienza strutturale del nostro apparato produttivo è uno dei motivi fondanti dello stato di arretratezza e di sottosviluppo della nostra economia.
Ma io vorrei, colleghi, che il dibattito sulla manovra fosse incentrato sui suoi contenuti, e si evitassero quegli atteggiamenti demagogici e strumentali, che sinora hanno caratterizzato le ripetute affermazioni e le prese di posizione del leader dell'opposizione, l'onorevole Cogodi.
L'onorevole Cogodi recentemente, e più precisamente in occasione del dibattito sul DPEF, ha avuto modo di affermare, dilungandosi con dovizia di particolari, che buona parte dei problemi della Regione, almeno dal lato delle entrate, potrebbero essere risolti se solo si intervenisse per eliminare il lavoro nero. Secondo il collega Cogodi, il signor Luigi Cogodi, l'onorevole Cogodi, l'emersione di cinquantamila posti di lavoro in termini di IRPEF, oggi evasa dai datori di lavoro sulle retribuzioni, varrebbe quanto la seconda annualità del finanziamento del Piano straordinario del lavoro.
Caro collega, il problema del lavoro nero non può essere ridotto a semplice affermazione, forse d'effetto, che però non affronta minimamente il problema in termini costruttivi e che, come affermavo poc'anzi, ha solamente sapore demagogico e propagandistico. Se si vuole affrontare seriamente il problema, e la Regione ha il sacrosanto dovere di farsi parte attiva, questo deve essere riportato nelle sedi competenti in un serrato, pressante e continuo confronto con il Governo centrale. Bisognerebbe affrontare il problema iniziando ad individuare le cause che quel fenomeno generano ed alimentano, e così verrebbe a mente che i motivi risiedono - non sono io che affermo ciò, ma tutti gli studiosi della materia e gli stessi sindacati - nella mancanza di flessibilità e nell'eccessiva pressione fiscale. Sono queste le cause, insieme con altre aventi effetti secondari e marginali, che favoriscono il fenomeno del lavoro nero e del lavoro sommerso. A legislazione vigente, se questo fenomeno negativo, che sul piano della giustizia sociale e dell'equità ha effetti devastanti ed innegabili, e come tale va combattuto, fosse rimosso non per fatto spontaneo del sistema economico legato al naturale processo di crescita, ma a seguito di provvedimenti governativi coercitivi, è forse vero che nell'immediato si otterrebbe lo scopo di far emergere quei cinquantamila posti di lavoro, ma il collega Cogodi sbaglia quando afferma che le casse regionali otterrebbero un immediato, benefico e duraturo risultato. Sfugge infatti al collega che questa forma di evasione il più delle volte è un fatto obbligato; rappresenta, almeno per i piccoli imprenditori, quelli cosiddetti "marginali", un atto di difesa teso a garantire la loro sopravvivenza. Questi imprenditori sono quelli che hanno i propri bilanci in pareggio e che, in assenza di questa forma estrema di difesa, si troverebbero a dover ridurre i costi, per rientrare in una situazione di equilibrio in seguito ai maggiori oneri derivanti dal lavoro emerso, agendo sui costi variabili e su essi, fra tutti, quelli sul lavoro, intervenendo con la leva del licenziamento. Nel brevissimo periodo l'effetto sarebbe l'esatto contrario di quello voluto; ovvero, una volta appurata l'antieconomicità della gestione, non potendo più stare sul mercato in termini competitivi, dovrebbero chiudere le proprie aziende. Anche in questo caso le conseguenze sarebbero perfettamente contrarie a quelle volute e ricercate.
Le strade da percorrere per risolvere questo grave problema sono quindi ben altre. Su questo tema, che non può essere liquidato con due battute ad effetto, si confrontano le posizioni del centro-destra con quelle della parte politica che il collega Cogodi rappresenta.
Detto questo, e ritornando più specificamente all'argomento in discussione, mi preme far rilevare come l'opposizione, ripetutamente con pubbliche prese di posizione sui mezzi di informazione, durante i lavori istruttori della Commissione programmazione sulla manovra di bilancio, con fare demagogico e strumentale non ha perso occasione per criticare i provvedimenti normativi nei loro contenuti, ma solo con affermazioni e critiche animate da meri fini strumentali e ostruzionistici.
Mi voglio qui riferire al Piano straordinario del lavoro, al più volte e tanto insensatamente richiamato articolo 19 di tale legge. Colleghi, piaccia o non piaccia, la legge sul punto relativo al finanziamento della seconda annualità è chiara, anzi chiarissima. Essa subordina infatti lo stanziamento delle risorse alla preventiva verifica dei risultati in termini di effettivo incremento dell'occupazione che con quel provvedimento si intende raggiungere. Occupazione che, si badi bene, nello spirito e nella lettera della legge, deve avere effetti duraturi. Non si può, in poche parole, finanziare iniziative che danno origine a forme di lavoro assistito.
I colleghi dell'opposizione presenti nella scorsa legislatura ricorderanno la dura, ferma ed intransigente azione svolta dall'opposizione di allora, ed oggi maggioranza, che portò alla totale riformulazione dell'articolo 19. In quella circostanza buona parte della maggioranza, tra tutti piace ricordare il Presidente della Commissione programmazione, l'onorevole Eliseo Secci, si trovò schierata con l'opposizione, minacciando addirittura la crisi di governo, ma una crisi di governo vera, non sulle spartizioni, ma sui progetti politici che quella maggioranza intendeva portare avanti. Si minacciò la crisi di governo, dicevo, ove non si fosse proceduto alla nuova stesura dell'articolo 19 nei termini che oggi conosciamo. Oggi, affermando che deve essere rifinanziata tout court la seconda annualità, la minoranza dimostra la più totale incoerenza, rimangiandosi tutto ciò che fu anche frutto della sua iniziativa, e che fu il risultato del lungo ed approfondito dibattito a conclusione del quale si affermò il principio ispiratore del testo finale dell'articolo 19. Il mio pensiero sul Piano straordinario del lavoro è noto. Sono convinto che il problema occupativo non possa risolversi con l'adozione di misure straordinarie, con l'inserimento di strumenti che certamente nuovi non sono, dal momento che i soggetti attuatori delle misure sono i comuni, i quali, per dimensioni, per carenze organizzative e per le disfunzioni dei loro apparati burocratici, sono i soggetti meno adatti per risolvere il problema occupazionale.
Convinto come sono che nessuno, dal momento che siamo parte, anche se poco rilevante in termini di potenzialità produttiva, di un sistema economico globalizzante, può negare che la crescita economica e sociale proviene dalle imprese private, dalle iniziative che esse riescono a promuovere e dal grado di competitività che riescono a raggiungere. Sfugge ai più che il grave e penoso problema dell'occupazione non riguarda solamente la nostra Isola, ma interessa tutte le regioni del Meridione d'Italia ed una grande moltitudine dei paesi della dell'Unione Europea, e che non può essere affrontato e risolto su base locale. Pretendere ed affermare ciò è populismo, è pura demagogia.
Le tematiche del lavoro sono connesse e dipendenti dalle politiche monetarie e fiscali restrittive poste in essere da tutti gli Stati membri dell'Unione per rendere omogenee le rispettive economie al fine di introdurre, senza creare ulteriori squilibri, la moneta unica. Ciò, come è abbondantemente risaputo, ha imposto politiche di bilancio tese al contenimento dei disavanzi, dalle quali sono discesi i sempre più ridotti trasferimenti statali in ossequio alla necessità del rispetto del cosiddetto "patto di stabilità" al quale la Regione Sardegna non può sottrarsi.
In questo scenario si devono inquadrare le politiche delle Regioni a nessuna delle quali, per alcun motivo, , se consapevoli del proprio ruolo e delle responsabilità conseguenti, è dato di sottrarsi. Per aggredire il fenomeno disoccupazione con incisività alla Regione Sardegna rimane disponibile un unico strumento, il quale, per i motivi anzidetti, non può che essere complementare alle politiche nazionali e sovranazionali. A questi soggetti, quando essi ravviseranno l'esistenza delle condizioni, spetterà il compito di allentare le politiche restrittive. Le Regioni avranno un solo strumento, dicevo, quello della politica degli investimenti. La nostra Regione potrà quindi influire sul processo di sviluppo attraverso iniziative finalizzate alla creazione di infrastrutture che rispondano a reali esigenze del territorio, nonché attraverso idonee misure che favoriscano gli investimenti privati con un'apposita e moderna normativa, finalmente allineata alle vincolanti direttive comunitarie, rivolta a quegli imprenditori che con queste iniziative si vogliono richiamare ad operare in Sardegna. Questo è ciò che ha cercato di fare l'Esecutivo con questa manovra di bilancio e con i disegni di legge ad essa collegati. Certo, i problemi non sono risolti, ma sono certamente affrontati con una nuova e lungimirante visione. E questa nuova impostazione è presente - ripeto ancora una volta -in uno scenario che vede la progressiva riduzione dei trasferimenti statali a fronte di una situazione debitoria di seimila miliardi. Tale situazione ha imposto che la Giunta effettuasse, e ciò è stato egregiamente fatto, e bisogna darne atto all'Esecutivo, una pronta verifica dello stato della spesa di numerose leggi che non hanno funzionato, nonché un'attività, per quanto ancora incompleta, volta a verificare l'efficienza della spesa e la riduzione degli sprechi.
Concludo affermando che la manovra di bilancio oggi in discussione è pienamente rispondente alla legge di contabilità e rispettosa delle indicazioni del DPEF. E` stato avviato infatti il processo di risanamento della dissestata finanza regionale anche a costo di scelte impopolari che forse non ripagano nel breve periodo, ma che in una prospettiva di lungo periodo, alla quale non può non riferirsi una classe politica responsabile, sarà senz'altro premiante.
Chi di voi leggerà gli atti della manovra, libero da condizionamenti di parte, potrà agevolmente verificare che, come mai era avvenuto finora, l'Esecutivo ha tenuto nella massima considerazione il problema delle compatibilità. Ha voluto evitare, nel pieno rispetto della legge, che i nuovi debiti derivanti dall'accensione dei mutui per il finanziamento della seconda annualità del Piano del lavoro possano produrre danni in termini di sprechi e di ingiustizie ove le risorse fossero destinate a finanziare spese correnti e nuove forme di lavoro assistito. Su questo problema, tuttavia, non vi è preclusione, come l'opposizione vuol fare intendere ai cittadini. La Giunta ha più volte dichiarato che il rifinanziamento è subordinato alla verifica dei risultati e che in presenza di effetti positivi si provvederà in sede di manovra di assestamento, e cioè tra pochi mesi. Così come penso che non vi sarà preclusione assoluta verso i numerosi emendamenti presentati alla manovra da parte dell'opposizione quando questi si dimostreranno in linea con i principi ispiratori del DPEF e dell'articolo 13 della legge 11/83.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Ortu. Ne ha facoltà.
ORTU (R.C.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io ho ascoltato con attenzione gli interventi che si sono svolti in Aula nella mattinata e nel pomeriggio, e debbo dire di aver apprezzato lo sforzo di comprensione che hanno compiuto sia l'onorevole La Spisa che l'onorevole Pilo nei loro interventi, anche se debbo dire che non condivido questi interventi, e poi dirò perché. Non posso esprimere lo stesso apprezzamento per l'intervento dell'onorevole Balletto, se non altro perché la risposta che ha dato stasera al collega Cogodi poteva forse proporla in quest'Aula quindici giorni fa, quando si discuteva nel merito di quella questione o della questione sollevata dal collega Cogodi. Tornare sull'argomento dopo così lungo tempo non lo trovo utile, mentre sarebbe stato magari più utile, da parte dell'onorevole Balletto, cercare di convincere il Consiglio, oltreché la sua maggioranza, che le preoccupazioni espresse dall'onorevole Pilo, ed anche quelle espresse dall'onorevole La Spisa, potevano e possono essere tranquillamente cancellate cassando in tutto o in parte i finanziamenti dell'articolo 19 della legge 37, perché se questo è, vuol dire che il resto non dovrebbe portare a dipingere con tinte drammatiche, così come ha fatto l'onorevole Pilo, la situazione della nostra Isola.
D'altronde penso che la risposta sia contenuta nello stesso intervento dell'onorevole Balletto, anche perché la citazione, sinceramente, senza voler riprenderla, non è delle più felici. Forse l'onorevole Secci avrebbe fatto meglio, anche lui, a cogliere le esigenze drammatiche di lavoro dei disoccupati della nostra Isola e tentare di costruire una risposta in quella direzione, magari questa scelta l'avrebbe aiutato a tornare in quest'Aula. Le questioni che noi vogliamo porre vanno al di là della polemica quotidiana. Noi abbiamo richiamato l'esigenza di riprendere il dibattito sulle questioni del lavoro, diceva il collega Cogodi, quasi in modo ossessivo, perché sentiamo e viviamo drammaticamente una condizione di difficoltà della nostra Isola, una condizione che la stessa onorevole Pilo diceva non può essere tollerata, non può essere sopportata e, quindi, non può essere accettata.
Noi abbiamo avanzato, nel corso di questi anni e di questi mesi, un'ipotesi. Su quella ipotesi abbiamo aperto un confronto e su quella ipotesi siamo disponibili a condurre una battaglia fin quando qualcuno non ci dimostrerà che vi è un'altra strada perseguibile, un'altra scelta che sia capace di dare risposte, risposte concrete, e possibilmente anche in tempi accettabili. Noi pensiamo che non basti rilanciare lo sviluppo, che non sia sufficiente aumentare il PIL o la crescita economica per dare risposte in termini di crescita dell'occupazione. E da questo punto di vista, quanto sta accadendo, quanto è accaduto in Europa e in Italia nel corso di quest'ultimo decennio ne è la testimonianza. Cresce la ricchezza, cresce lo sviluppo, cresce il profitto, ma diminuisce il lavoro.
Nel 1998 la grande industria in Italia ha aumentato i profitti del cinquantatré per cento ma nel contempo è diminuita in modo drammatico l'occupazione; un andamento simile si è avuto anche nel 1999.. Allora vi è una questione che deve essere affrontata, ma che -noi lo confessiamo - in qualche misura ci tormenta; ecco perché la riproponiamo anche in modo ossessivo. Noi sosteniamo e siamo convinti che al centro delle politiche di sviluppo, di crescita, di rilancio dell'economia, vada posta la questione del lavoro, quindi non sviluppo purché sia, non sviluppo che porti pure ad una crescita, ma il cui ritorno in termini economici vada ancora una volta ad allargare la forbicetra quella parte esigua della società che diventa sempre più ricca a discapito della stragrande maggioranza della società che diventa sempre più povera, sempre più precaria e sempre di più senza lavoro. Ora, dal bilancio non emerge una proposta alternativa, non emerge la scelta di un percorso che dia poi la certezza di poter produrre - nei prossimi mesi, nei prossimi anni -lavoro e occupazione, che possa quindi contribuire a diminuire quella forbice, e dare risposte a chi, oggi, giustamente manifesta il proprio malessere anche sotto questo palazzo.
Allora, questa è la preoccupazione, questo è lo sforzo che stiamo tentando di compiere, che abbiamo colto e cogliamo anche negli interventi della maggioranza. E vorremmo che in questa direzione, in qualche misura, incominci ad emergere un tentativo di discutere, di interloquire, di trovare una ipotesi; vorremmo che in questa direzione davvero venissero compiuti tutti gli sforzi per fare dei passi in avanti. Pertanto, la polemica inutile, pretestuosa, non serve, non giova, tanto meno in una discussione difficile qual è quella su questo bilancio.
Il collega La Spisa si poneva un interrogativo su unaquestione che anche noi consideriamo reale. In sostanza si chiedeva come coniugare risanamento e sviluppo, senza apparire, come egli dice perché ha tutto sommato questa preoccupazione, una maggioranza avara, ed anche per certi versi cinica, cioè una maggioranza che ignora quanto accade fuori di quest'Aula. Ebbene, noi diciamo che anche le politiche di risanamento debbono essere piegate agli interessi complessivi e generali della società, pur ritenendo che le politiche di risanamento debbano essere anche compatibili con i vincoli di bilancio. Noi siamo dell'avviso che la Regione Sardegna non sia alla bancarotta e che l'indebitamento sia anzi compatibile con il bilancio. Piuttosto crediamo che questa Regione a tutt'oggi, nemmeno con questo bilancio, sia riuscita sulla questione del disavanzo della spesa, dell'indebitamento, a rendere chiaro al Consiglio quant'è l'ammontare della spesa, quant'è l'ammontare dell'indebitamento. Continuiamo infatti a parlare di spesa e di indebitamento presunti, e quindi siamo ben lontani dall'avere un prospetto esauriente sui dati relativi, nonostante i tentativi che a più riprese sono stati effettuati in quest'Aula in questa direzione, e che noi ci auguriamo trovino una soluzione positiva. E' importante che si faccia chiarezza in modo tale da poter valutare ed utilizzare correttamente gli strumenti di cui si dispone. Lo stesso onorevole La Spisa dice che la spesa in sostanza sarebbe pari all'ottanta per cento del presunto indebitamento, quindi non vi sarebbe in effetti disavanzo e neanche indebitamento. Tanto è vero che spesso la stessa autorizzazione alla contrazione dei mutui per il ripiano del bilancio è una richiesta cautelativa che viene sottoposta all'Aula per poter eventualmente ricorrere anche all'indebitamento qualora la spesa assumesse una dinamica tale da rendere insufficienti le risorse di cassa.
Ma noi diciamo anche, sinceramente, che in questo bilancio non intravediamo la preoccupazione espressa dall'onorevole La Spisa. Non vediamo lo sforzo, che pure sarebbe necessario in un tentativo di risanamento del bilancio, cioè quello di governare davvero con equilibrio la spesa. Questo avrebbe comportato di tagliare per esempio gli sprechi, e quindi la spesa corrente, destinando invece risorse aggiuntive agli investimenti per ingenerare quel volano positivo, di cui si è parlato, che potrebbe portare alla crescita economica, all'incremento del PIL e allo stesso incremento delle entrate. Quindi non vediamo uno sforzo in direzione di un taglio della spesa corrente a vantaggio degli investimenti; anzi, al contrario, i dati di questo bilancio - lo hanno denunciato in questi giorni le organizzazioni sindacali - portano in altra direzione.
La spesa corrente cresce del dieci per cento, gli investimenti vengono ridotti quasi di una percentuale corrispondente; la spesa per gli investimenti viene, direi, ridicolizzata rispetto all'ammontare complessivo del bilancio. Abbiamo una spesa per gli investimenti che è pari appena al 23,7 per cento dell'ammontare complessivo delle risorse. Altro che risanamento, altro che preoccupazione, vi è un ritorno al passato, vi è un ritorno al centralismo; si vogliono mortificare le autonomie locali, quindi si vuole colpire la partecipazione diretta dei cittadini, attraverso le istituzioni locali, al governo democratico di questa Isola Infatti, gli unici che incrementano la spesa sono l'Assessorato degli affari generali e la Presidenza della Giunta, quindi i meno coinvolti in quella operazione più complessiva, e pure necessaria, di rilancio degli investimenti che abbiano come finalità lo sviluppo e l'occupazione. Vengono tagliate quasi del cinquanta per cento le spese per gli investimenti di quegli Assessorati, che avrebbero dovuto incentivare una politica di sviluppo. Vengono tagliati i fondi dell'artigianato, del commercio, dell'agricoltura, dell'industria, del turismo. Viene compiuta un'operazione di vecchio stampo che ricorda le vecchie politiche che, guarda caso, ritornano con il Presidente Floris, così come tornarono in quest'Aula dopo il 1989 tornano oggi. Allora, quelle politiche demolirono quella ipotesi di piano per l'occupazione che veniva affidato, con un finanziamento di cento miliardi, ai comuni. Oggi si vuole demolire l'ipotesi di crescita e di sviluppo che noi affidiamo allo sviluppo locale; una strada che è necessario perseguire, una strada che i comuni sardi hanno aperto prima che la stessa Regione formulasse la sua proposta.
Ci sono tanti comuni che attraverso i piani per gli insediamenti produttivi, attraverso iniziative locali, hanno tentato di percorrere questa strada, perché è l'unica, tra l'altro, che consenta di scendere nel particolare, di cogliere quanto di nuovo e di diverso emerge nei nostri territori. Quindi è una strada che può e deve essere perseguita.
Fin dal mese di dicembre noi avevamo espresso una preoccupazione, una preoccupazione che coglieva il senso dell'operazione che questa maggioranza e questa Giunta fin da allora intendevano portare avanti. Avevamo detto infatti, stranamente, in fase di discussione della leggina sull'alluvione, che vi era l'intenzione di cassare i fondi destinati alla contrazione del mutuo. Allora si era detto che si sarebbe fatta una valutazione,che era solo una esigenza di cassa, che i mutui non erano necessari; quindi non era necessario preventivare la spesa perché si poteva in qualche modo modificare quell'ipotesi e recuperare quelle risorse. In realtà era una indicazione precisa, tant'è che oggi, con una giustificazione che ha quasi del ridicolo e dello sciocco - mi consenta, onorevole Balletto - viene detto che quei fondi debbono essere tagliati perché non ci sarebbe la possibilità di capire come hanno operato i comuni sardi e quale sia la finalità di quelle risorse.
Onorevole Balletto, i comuni sardi hanno lavorato senz'altro meglio di questa maggioranza e di questo Consiglio; in 377 sono riusciti a definire ed approvare i piani che sono stati valutati positivamente dall'Assessorato degli enti locali e questo significa che quella strada può e deve essere percorsa, perché attraverso quei piani possono essere create in Sardegna nuove opportunità di lavoro. Quindi quella scelta va difesa e coltivata, non va stroncata sul nascere come si vuole fare in questo Consiglio con l'ipotesi presentata da questa maggioranza.
Io so che l'Assessore del bilancio e della programmazione non ha bisogno di ascoltare l'opposizione perché ha già deciso, questo emerge dallo spettacolo che l'Esecutivo sta offrendo in quest'Aula e che registriamo anche nel corso di questo dibattito. E' incredibile che quella strada, che era giusto perseguire, non la si voglia percorrere fino in fondo, in modo tale che davvero poi possa sortire degli effetti. Ma che senso ha interrompere i finanziamenti dopo la prima annualità, quando i comuni, oggi, stanno riuscendo finalmente ad utilizzare a pieno un meccanismo che li rende protagonisti di una ipotesi di sviluppo? La realtà è che si vuole buttare il bambino con l'acqua sporca -dice qualcuno -, ma noi ci opporremo a questo tentativo con tutte le nostre forze, anche se esigue, anche se minoritarie; noi ci opporremo e chiederemo, o meglio chiediamo che anche in quest'Aula emergano la ragione e il buon senso e si tenti di percorrere una ipotesi di sviluppo che va, sì, valutata, ma consentendo ad essa la possibilità di dispiegare degli effetti, un risultato. Non si può, oggi, decidere di abdicare a quella scelta, non è accettabile. Come non è accettabile che il bilancio voglia ripercorrere la vecchia strada del centralismo, che non si ponga il problema di sostenere lo sviluppo economico in generale e in particolare quei settori che pure, nel corso di questi anni, hanno risposto in termini positivi all'esigenza di crescita economica e sociale della nostra Isola. Certo, esistono dei freni allo svilluppo, come dicevamo, e tra i primi rientra il lavoro nero; e non abbiamo bisogno della spiegazione dell'onorevole Balletto, per altro tardiva, per capire che cos'è e come può e deve essere affrontato.
Vorrei concludere richiamando brevemente una questione che avremo modo di riprendere anche nel corso degli interventi sull'articolato della finanziaria e del bilancio. E' assurdo ed incredibile che questa finanziaria tagli del cinquanta per cento i fondi destinati all'agricoltura, tenuto conto di quello che è accaduto nel corso dell'annata agraria 1998-1999 e di quello che sta accadendo nell'annata agraria 1999-2000. Pensiamo anche a ciò che vi è alle porte in Europa e nel mondo, e cioè al calo drammatico dei prezzi in agricoltura e alla conseguente diminuzione del reddito prodotto nel settore. Questi fattori aggravano la situazione della nostra agricoltura resa già di per sé pesante dai ritardi, dall'arretratezza, dall'indebitamento, dal mancato sostegno alla elaborazione di politiche attive per questo settore. All'agricoltura si vogliono far pagare gli sprechi e gli sperperi che questa Giunta ha introdotto con la legge sull'alluvione quando ha deciso di stanziare duecentosessantacinque miliardi senza decidere come quelle somme debbano essere utilizzate, senza decidere che quelle somme devono essere utilizzate con trasparenza.
PRESIDENTE. Onorevole Ortu la prego di concludere.
ORTU (R.C.). Ho concluso, Presidente, anche se stamattina tutti gli oratori, compresi i relatori, hanno comunque sforato il tempo..
E' assurdo che si voglia far pagare all'agricoltura sarda nel suo complesso il giusto risarcimento che devono ricevere gli agricoltori danneggiati dall'alluvione. Questa Giunta e questa maggioranza di destra sanno fare l'unica politica che sa fare la destra: una politica contro gli interessi generali, una politica contro i disoccupati, una politica contro i lavoratori, una politica contro gli interessi popolari.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Rassu. Ne ha facoltà.
RASSU (F.I.-Sardegna). Signor Presidente, colleghi, signori della Giunta, sarò breve, in quanto lascerò la disamina delle cifre dei vari capitoli di bilancio ai miei colleghi tecnicamente più competenti.
La predisposizione e l'approvazione del bilancio, lo sappiamo, è il momento culminante che caratterizza qualsiasi amministrazione, sia quella di una piccola azienda, sia quella dello Stato. Ma noi ci soffermeremo sull'ente Regione, in quanto è del suo bilancio che oggi stiamo dibattendo.
Durante la campagna elettorale ognuno di noi, a qualunque schieramento appartenesse, ha cercato di elaborare delle soluzioni, delle proposte di cura per poter sanare questo malato grave che è la nostra Regione. In questo breve lasso di tempo di tre mesi, intercorso tra la fiducia alla Giunta e la presentazione delle proposte finanziarie, sinceramente non credevo che si potessero formulare delle soluzioni che aprissero uno spiraglio positivo sul lavoro da compiere nei prossimi anni. Certo, ogni argomentazione è senz'altro legittima, ogni argomentazione è plausibile, ma deve essere rapportata all'attuale situazione di gravità che caratterizza il bilancio regionale.
Va detto subito che non è una opinione soggettiva della maggioranza o della minoranza, ma un dato accertato che il disavanzo economico abbia raggiunto cifre strabilianti; ciò non di meno, un'amministrazione pubblica deve trovare comunque il modo di compensare il risanamento del disavanzo economico da un lato con una politica di incentivi e di sostegno alle categorie produttive e agli enti locali dall'altro. È questo che questa Giunta, come una qualsiasi altra giunta anche di colore politico diverso, doveva e poteva fare in questa particolare congiuntura economica. .
Io credo che debba essere fatto uno sforzo comune, al di là delle rispettive posizioni politiche, pur non dimenticando come e perché si è arrivati a questa situazione. Una situazione certamente non voluta, certamente non premeditata, ma senz'altro non determinata e non voluta dall'attuale compagine di governo che, per quanto è stato in suo potere, in questi mesi ha tentato di dare indirizzi e certezze per il prossimo triennio allo sviluppo economico e sociale della nostra Isola.
Confrontiamoci quindi sui veri problemi che sono alla base della formulazione del documento di programmazione economica. Nella formulazione del bilancio, che non può essere assolutamente ridotta a una disamina di meri numeri, confrontiamoci sul grande tema della disoccupazione, confrontiamoci sui temi dello sviluppo socioeconomico, principalmente nel settore dell'agricoltura, che è il settore portante dell'economia della Sardegna. Tutti assieme vediamo di dare una mano a chi amministra in prima persona; perché amministrare non vuol dire, solo ed esclusivamente, fare gretta opposizione o essere gretta maggioranza, ma significa ritrovarci uniti e essere tutti pronti a dare il nostro contributo per risolvere la grave, gravissima situazione economica e sociale che attanaglia la nostra Regione. Questo è il primo impegno che ognuno di noi ha assunto col suo elettorato e con la Sardegna intera.. Questo è il vero problema.
Noi possiamo stare in quest'Aula a discutere anche tre mesi, fornendo le più diverse soluzioni al fine di risanare il disavanzo del bilancio; e ognuno di noi riterrà il rimedio proposto comunque, soggettivamente, corretto.
Oggi, noi stiamo proponendo di discutere il futuro della nostra Isola perché, obiettivamente, tutti sappiamo che è necessario risanare il disavanzo di bilancio. Io concordo in parte su quanto è stato detto stamani in aula, personalmente avrei tentato di dimensionare il rientro dei mutui in essere invece che in sei probabilmente in dieci anni. Questo avrebbe comportato maggiori liquidità nelle casse della Regione e quindi maggiori disponibilità di spesa per l'Esecutivo. Non conosco il motivo che ha impedito questa scelta, ma spero che possa essere fornita una spiegazione tecnica plausibile.
Il risanamento del bilancio può essere realizzato attraverso tante strade, ma è indispensabile, e su questo principio penso che tutte le forze politiche siano d'accordo. Confrontiamoci allora sulle proposte per il domani e chiediamoci se il documento di programmazione e di bilancio pone delle basi valide per portare a soluzione i problemi della Sardegna. Io personalmente ritengo di sì.
Ho apprezzato lo sforzo profuso dal collega La Spisa e dall'intera Commissione, i cui componenti hanno offerto ognuno il proprio contributo anche attraverso la presentazione di emendamenti, nel tentativo di trovare almeno una base positiva di partenza per una probabile soluzione dei gravissimi problemi che ho appena citato. E,comunque sia, si tratta pur sempre di un bilancio di previsione che è soggetto ad un assestamento e, secondo me, è in quella fase che ci misureremo sulle scelte operate e sui risultati ottenuti.
Oggi come oggi si dibatte sulla difficoltà di "far quadrare i conti"che questo bilancio deve affrontare, ma non possiamo appiattire il discorso sulla maggiore o minore rigidità manifestata dalla Giunta sulle diverse voci del bilancio. Ciascuno di noi ipotizzi eventuali linee di sviluppo dell'economia sarda, si verifichi se e quali linee di sviluppo sono tracciate in questo bilancio e su questo ci si confronti. In questo contesto non si parla dei fondi strutturali europei; certamente, perché non sono entrate previste dal bilancio, ma sono comunque risorse destinate alla nostra economia, che l'amministrazione regionale utilizzerà per favorire lo sviluppo socio-economico dell'isola. Non appiattiamo il dibattito sul fatto che questi fondi non devono essere considerati in questo momento. I problemi che ci attanagliano sono gravissimi, diceva giustamente il collega Ortu. Anche stamattina un folto gruppo di disoccupati ha manifestato di fronte al palazzo. Ora, io non vado a ricercare le responsabilità e le colpe.. La situazione data è questa; noi apparteniamo ad una regione poverissima, forse la più povera dell'intera Europa, e credetemi, non è con una sterile opposizione politica, non è con una sterile opposizione a delle formule, che possiamo dare un contributo obiettivo allo sviluppo socioeconomico della nostra terra.
Voglio richiamare la sensibilità di questo Consiglio su questi temi. Non era possibile in questo breve lasso di tempo e con la situazione ereditata fare di più. Su ciò concorda, pur non potendolo dire pubblicamente, ne sono sicuro, anche l'opposizione. Non possiamo assolutamente appiattire il confronto solo ed esclusivamente sulle soluzioni che la Giunta ha prospettato, nell'immediato, per offrire una prospettiva di sviluppo.
Non credo infatti che potesse esserci un'alternativa valida al tentativo compiuto dalla Giunta di coniugare a gli interventi volti al ripiano del disavanzo con quelli, pur necessari e indispensabili, volti a favorire lo sviluppo.
Misuriamoci quindi sulle linee di sviluppo tracciate dal documento di programmazione economica e finanziaria affinché, grazie al contributo di ciascuno di noi, e grazie ad un atteggiamento costruttivo dell'opposizione, si possano dare risposte ai problemi della disoccupazione, ai problemi dell'agricoltura. E' pur vero infatti che sono stati tagliati i fondi destinati all'agricoltura, è un dato inconfutabile e leggibile nel bilancio, ma è pur vero che con i fondi strutturali europei si può e si deve intervenire in maniera tale da sopperire alle probabili decurtazioni di finanziamenti dovuti alla necessità di sopperire ai danni provocati dall'alluvione. Bastava scegliere coraggiosamente di non intervenire sulle zone alluvionate, ma, in quelle zone si è creato uno stato di necessità assoluta, immediata perché purtroppo la nostra Isola tra i suoi mali endemici annovera anche l'inclemenza del tempo, con l'alternarsi di alluvioni e siccità. Ripeto quindi che il confronto nei prossimi giorni deve incentrarsi sulla rispondenza o meno delle scelte operate nel documento di programmazione economica e finanziaria rispetto agli obiettivi di una risoluzione dei nostri problemi. Se continuiamo ad avvitarci intorno alle cifre che questo bilancio ci propone, credo che potremmo disquisire per mesi senza cavarne niente.
Chiaramente non sto dicendo, assolutamente, che non bisogna discutere sulle cifre; ; ho detto poc'anzi che, secondo me, il rientro poteva essere programmato probabilmente in un numero di anni superiore, ma se questa scelta non è è stata fatta ritengo che, tecnicamente, vi sia una legittima giustificazione, perché di fatto la Giunta si è privata, nell'arco di sei anni, di una considerevole disponibilità finanziaria. Quindi c'è da discutere, ma cerchiamo di discutere intorno ad un obiettivo comune, che deve essere quello del benessere dei cittadini, del dare una risposta a quanti oggi sono senza lavoro, del dare una risposta al mondo agropastorale, al mondo delle piccole e medie imprese, e tutti questi obiettivi sono indicati nel documento di programmazione e nel bilancio.
Credo che in fase di assestamento di bilancio molte delle domande che oggi stiamo ponendo alla Giunta potranno avere risposta affermativa, e in quel momento, che è il momento più qualificante dell'intera manovra, ognuno di noi potrà avere risposte adeguate ai problemi sia generali che settoriali alla cui risoluzione avrà cercato di dare un apporto positivo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pinna. Ne ha facoltà.
PINNA (D.S.-F.D.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, che non c'è, e a cui volevo rivolgermi, cari colleghi, io ho apprezzato molte delle considerazioni svolte dal collega Rassu; e spero che alcuni dei suoi suggerimenti vengano accolti dalla maggioranza e dalla Giunta. Mi riferisco, in particolare, al suggerimento relativo alla gradualità nel rientro dell'indebitamento perché questa è una delle strade possibili per cercare di conciliare lo sviluppo col risanamento economico e finanziario, come tutti noi abbiamo sostenuto in occasione dell'approvazione del DPEF.
Non concordo invece, caro collega Rassu, anche se ho apprezzato tutto il suo intervento, molto appassionato, sul fatto che i fondi strutturali possono essere utilizzati per coprire le spese correnti della Regione, per coprire i buchi che si creeranno inevitabilmente in questo bilancio se verrà approvato nelle forme e nei contenuti con i quali è arrivato in Aula.
Ma io, proprio in riferimento alle discussioni svoltesi in quest'Aula sul contenuto del DPEF e sulle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris, voglio ricordare alcune frasi pronunciate il 23 di novembre proprio dal presidente Floris. Diceva il Presidente: "Di fronte ad una disoccupazione di massa, ad una economia in permanente crisi strutturale è indispensabile un progetto strategico di sviluppo da attuare attraverso una programmazione modificata radicalmente negli obiettivi e negli strumenti, da realizzare attraverso un patto sociale che coinvolga nella concertazione le forze sociali dell'imprenditoria e dell'economia". E più avanti il Presidente continuava: "Il progetto strategico, al fine di determinare un forte impulso produttivo e occupazionale, deve creare un nuovo modello di sviluppo, una politica di investimenti nel settore industriale, turistico, agricolo e favorire le condizioni di una crescita dell'artigianato e del commercio", proprio i settori che vengono falcidiati in questa manovra finanziaria. "La programmazione" -continuava il presidente Floris - "il nuovo DPEF devono prevedere una proposta ragionata ed indicare un trend di crescita più incisivo per combattere la disoccupazione".
Quando noi affermiamo che la manovra economica e finanziaria della maggioranza è negativa perché colpisce gli strati più deboli della società sarda, in particolare i disoccupati, perché penalizza le imprese e lo sviluppo, quando denunciamo la totale incoerenza tra il DPEF e la manovra economica e finanziaria, voi vi difendete sostenendo che si tratta di attacchi strumentali dell'opposizione.
Ebbene, per non lasciare dubbi nell'opinione pubblica, andiamo a vedere che cosa dicono i veri protagonisti della società e dell'economia della Sardegna.
L'Associazione degli industriali nelle sue considerazioni generali sulla manovra economica e finanziaria, consegnata alla Terza commissione consiliare, a proposito della concertazione sostiene testualmente: "Il mancato confronto tra la Giunta regionale e le organizzazioni imprenditoriali, nelle fasi di predisposizione della manovra finanziaria da presentare in Consiglio regionale, costituisce una grave lesione di quei principi di concertazione tra Governo e parti sociali che sono oggi posti come base irrinunciabile dello sviluppo e della programmazione economica in tutti i territori dell'Europa" - era la concertazione con le parti sociali l'obiettivo del piano strategico del presidente Floris - e in materia di risanamento finanziario della Regione sostengono ancora gli industriali testualmente: "...senza entrare nel merito di cause e responsabilità, per il superamento di inutili conflitti e contrapposizioni tra le parti, riteniamo che in termini di principio vada condiviso l'orientamento di procedere ad un riequilibrio economico e finanziario della Regione sarda in linea con le politiche di risanamento dei conti pubblici, nazionali ed europei" così come è evidenziato nel nostro, e diciamo anche nel vostro DPEF, o meglio, nel nostro DPEF fatto proprio da voi, e così come è stato di fatto concretizzato dal Governo nazionale di centrosinistra, un'esigenza questa che noi condividiamo.
Proseguono gli industriali: "Ciò posto occorre selezionare gli interventi di contrazione della spesa per evitare di colpire quei settori produttivi capaci di capitalizzare in termini economici e sociali gli investimenti pubblici, irrinunciabili in regioni arretrate anche finanziariamente come la Sardegna".
Ed infine, esaminando ancora la nota dell'Associazione degli industriali, viene sostenuto, a proposito di coerenza tra DPEF e manovra economica e finanziaria, testualmente: "La proposta di bilancio per l'anno finanziario 2000 e di bilancio pluriennale 2000 - 2002 non sempre appare coerente con i principi enunciati dal DPEF 2000 - 2002. In tale documento infatti, in relazione al ciclo unico di programmazione, il bilancio regionale viene qualificato come lo strumento strategico operativo per compiere scelte importanti per il sostegno all'impresa e allo sviluppo locale. Ma l'impresa, anche in questa manovra, è ancora lontana dalle centralità che dovrebbe assumere nelle politiche regionali, sia per entità specifica degli stanziamenti alla stessa riferibili che per quanto riguarda la qualità della spesa".
A questi rilievi della Confindustria si potrebbero aggiungere quelli dell'Api sarda, delle organizzazioni sindacali del settore cooperativistico, delle associazioni dell'artigianato, del commercio, per limitarmi a richiamare i principali soggetti vivi del tessuto produttivo della Sardegna, che hanno giudicato negativamente la manovra economica e finanziaria della Giunta per quanto attiene all'incentivazione delle imprese e al sostegno dell'occupazione.
Dunque le critiche, anche aspre, da noi rivolte nelle scorse settimane, non sono da attribuire ad attacchi strumentali dell'opposizione, ma nascono dalla profonda convinzione che la manovra proposta dalla Giunta debba essere radicalmente modificata per impedire che i segnali di ripresa dell'economia regionale si trasformino presto in segnali di recessione, con le inevitabili conseguenze sui livelli occupativi.
Le nostre critiche e quelle della società sarda vi hanno costretto ad apportare i primi correttivi alla vostra proposta iniziale, ma il recupero di poco più di 200 miliardi non è assolutamente sufficiente per apportare alla manovra quelle profonde modifiche che noi riteniamo necessarie.
La riduzione dei tagli da 1.200 a poco più di 900 miliardi, come risulta dal testo esitato dalla Terza commissione, non è assolutamente sufficiente per realizzare la piena coerenza tra manovra di bilancio e DPEF come noi chiediamo.
Il drastico ridimensionamento delle risorse, destinate al sistema degli incentivi alle imprese, non può risolversi con l'aggiunta di appena 43 miliardi sulla legge numero 15. Si tratta di un provvedimento di grande rilevanza che ha ricevuto unanimi consensi per i risultati prodotti nei primi tre anni di vigenza. Risultati che sono stati riconosciuti dallo stesso Assessore dell'industria, il quale ha provveduto a varare i decreti di stanziamento per il bando esitato dalla precedente Giunta e da lui portato a conclusione. L'unico limite di quella legge era rappresentato (lo dicono tutti i protagonisti dell'economia della Sardegna) dalla modesta dotazione finanziaria, circa cento miliardi all'anno negli ultimi tre anni.
Ebbene, nonostante l'impegno assunto in Commissione, a nome della Giunta, dall'Assessore dell'industria di ripristinare lo stanziamento di cento miliardi ci troviamo di fronte a un modestissimo recupero di soli 43 miliardi.
Lo stesso appunto si può muovere in relazione a numerose leggi regionali; e cito le leggi numero 66, 21, 44, 17 per la Sardegna centrale, 36 per favorire l'assunzione dei lavoratori, 9 e 40 per quanto attiene il settore del turismo Ho citato leggi già assentite dall'Unione Europea per evitare che si faccia riferimento, come ha fatto l'onorevole Balletto, e diventino alibi, alle incompatibilità e alle notifiche da parte dell'Unione Europea alla Giunta regionale. Ebbene, tutte queste leggi sono operative, su tutte queste leggi è scarsissimo l'incremento e il recupero che è stato operato in queste settimane per opera dei suggerimenti, delle sollecitazioni e delle contestazioni venute dall'opposizione e dalle parti sociali.
Io ho visto un emendamento molto singolare del collega Corona - non è presente -il quale propone uno stanziamento di cento miliardi da destinare ai titolari di progetti per iniziative presentate sulla legge 488 che non sono rientrati nella graduatoria. Mi auguro che questo stanziamento venga approvato, visto che lo propone un esponente della maggioranza, ma spero che venga utilizzato per incrementare le dotazioni delle nostre leggi regionali che, anche per quanto riguarda il turismo e tutte le provvidenze previste dalla legge 488, possono essere più utilmente utilizzate anche perché le possiamo gestire direttamente.
Per non parlare poi dei disegni di legge collegati alla finanziaria, i cui testi presentati dalla Giunta regionale si sono rivelati tutti, a partire da quello sulla modifica della legge 28 sulla imprenditoria giovanile, improntati alla improvvisazione e al dilettantismo. Mi dispiace dire questo, però abbiamo assistito nei giorni scorsi nella Commissione industria veramente a manifestazioni di inconcludenza e di improvvisazione che francamente io non mi aspettavo di poter trovare in questo Consiglio regionale, al di là delle convocazioni con testi che non esistono, del possibile arrivo di un testo proposto dall'Assessore e non approvato dalla Giunta.
Quel che è più grave nel testo presentato è che, con quella proposta improvvisata, si concedono addirittura minori benefici rispetto a quelli previsti da un'altra legge nazionale, che ha avuto un ottimo risultato, la legge 44 dell'86, che prevede almeno nominalmente contributi e finanziamenti fino al 90 per cento dell'importo complessivo, senza parlare dei contributi in conto occupazione per i primi anni. Ebbene, questo provvedimento improvvisato dalla Giunta regionale prevede percentuali inferiori. Il sostegno all'imprenditoria giovanile viene proposto con una legge che concede benefici inferiori a quelli previsti, per esempio, dalla legge numero 15, a sostegno dell'imprenditoria in generale, non quella giovanile che, come è evidente, non è sottocapitalizzata, caratteristica questa propria di tutta l'imprenditoria sarda, sottocapitalizzata, ma è addirittura senza capitale, dunque per essa occorre utilizzare tutte le provvidenze.
Mi auguro che il brusco ritiro di quella proposta faccia arrivare in Consiglio una proposta più adeguata perché, onorevole Balletto, questo modo di procedere non è certo ispirato da una visione lungimirante, come lei dice, è sicuramente un comportamento imperdonabile che denota soltanto improvvisazione.
Cosa dire poi dell'impegno assunto dall'onorevole Floris sulla necessità e sull'urgenza di approvare il testo unico sugli incentivi, ma nulla è stato presentato dalla Giunta; esisteva già un testo approvato dall'Esecutivo al termine della scorsa legislatura e assegnato alla competente Commissione, mi sembra di ricordare, addirittura, che il testo sia stato approvato in Commissione industria, credo anche a larghissima maggioranza, quindi con l'assenso dell' opposizione di allora e attuale maggioranza. Ebbene, questo testo ancora non è stato riproposto al Consiglio, nonostante sia riconosciuta e reclamata da tutti l'esigenza di esitarlo.
Ebbene, come è stato annunciato oggi in Aula, questa opposizione, che fortunatamente non vuole svolgere un ruolo di opposizione distruttiva, ha presentato questa proposta di legge di testo unico per gli incentivi che mi auguro venga discussa al più presto e possa arrivare rapidamente nell'Aula di questo Consiglio per essere approvato. Infatti sulle cose positive, che enuncia questa Giunta regionale e che poi non fa, noi siamo pronti non solo a collaborare ma a essere parte propositiva come abbiamo fatto in questo caso.
Ma, al di là delle dimensioni delle risorse finanziarie e dell'esigenza imprenscindibile di coniugare il risanamento con lo sviluppo e il sostegno al lavoro e all'occupazione, è assente nella manovra economica e finanziaria qualunque capacità di orientare le scelte verso una nuova qualità dello sviluppo basata sulla valorizzazione delle risorse paesaggistico-ambientali e storico-culturali presenti nella nostra regione. Su questo aspetto molte parole sono state spese, ma credo che occorrerà ritornarci, come credo che occorra sottolineare il fatto che la polemica e lo scontro sul Parco del Gennargentu, generati ed alimentati dalla Giunta regionale, siano un fatto negativo e pericoloso che rischia di spingere la Sardegna verso una cultura estranea ai paesi occidentali, per quanto attiene la politica sulle aree protette e sulle riserve naturali.
Difendere ed affermare le prerogative dei sardi e delle autonomie locali non deve significare la demonizzazione dei parchi e la cancellazione delle potenzialità di crescita economica e sociale che da essi possono nascere.
Si riparlerà di questo problema; ridiscutere, come ha deliberato questo Consiglio nella precedente legislatura, il decreto, l'intesa di programma, penso sia un fatto legittimo, chiedere a gran voce che venga modificata la legge numero 394, la legge quadro sui parchi e le riserve naturali, è un fatto giusto, legittimo, una battaglia iniziata nella precedente legislatura che deve continuare.
Occorre chiedere la modifica della legge numero 394, occorre chiedere che la gestione dei parchi sia in mano ai sardi e chi deve gestire i parchi sia l'espressione delle comunità locali. Tutto questo non significa che noi dobbiamo uscire dalla cultura occidentale per quanto riguarda la protezione e la valorizzazione delle aree protette e delle aree naturali, perché rischiamo, continuando su questa china, di scivolare ed arretrare rispetto ai paesi in via di sviluppo, i quali stanno suscitando l'interesse internazionale proprio per la protezione dell'ambiente;e l'esempio ultimo è quello del Sud Africa che sta destinando un terzo del territorio nazionale ad aree parco.
Ma se noi utilizziamo le difficoltà che esistono per demonizzare e distruggere tutto vi assicuro che non faremo nessun passo in avanti. Gli stessi problemi sono stati posti per il parco degli Abruzzi e per il parco del Gran Paradiso; e tuttavia questi problemi, affrontati in modo democratico con la partecipazione delle popolazioni interessate, e non come ha fatto la Giunta regionale alimentando lo scontro sociale nei territori, non ne hanno bloccato l'istituzione che ha determinato consistenti trend di sviluppo economico basati sulla valorizzazione di quelle risorse di cui noi non possiamo fare a meno.
Negli ultimi cinque anni nel parco degli Abruzzi sono state create 500 microimprese perché l'Ente parco, la Regione, lo Stato hanno creato le condizioni perché venisse promosso in questo modo lo sviluppo locale e noi veramente stiamo facendo un grosso danno alla Sardegna, a quei territori e a quelle popolazioni alimentando lo scontro così come è stato fatto.
Ma io dico che nella manovra economica e finanziaria non è espressa nessuna cultura ambientale e non c'è nessun segnale in direzione della valorizzazione dell'ambiente. Esistono infatti, al di là di questo parco che vogliamo gestire noi, che sia noi, che lo Stato riteniamo un bene naturale di rilevante importanza, altre realtà. Io vi porto un esempio, di cui poi non mancherò di parlare in altre occasioni, di un altro parco che rappresenta la storia, la cultura di territori la cui principale produzione economica ha segnato le vicende umane della Sardegna nel Mediterraneo. Territori che per i valori storico - ambientali, tecnico-scientifici, paesaggistico-ambientali presenti in quelle aree non il ministro Ronchi ma l'Assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per la cultura, per la scienza e per l'educazione ha dichiarato patrimonio dell'umanità.
E mi riferisco a quei territori, presenti in tutte le province della Sardegna,che in tutta la loro estensione sono segnati da una fortissima depressione economica; territori per i quali la valorizzazione di queste risorse è un fatto imprescindibile per disegnare un'ipotesi di sviluppo non più basata sulla monoeconomia mineraria ma su una economia integrata che trova nel turismo l'asse essenziale per il suo sviluppo.
Noi, col riconoscimento internazionale ricevuto dall'Unesco, ci siamo fatti carico di proteggere un bene che è stato dichiarato patrimonio dell'umanità; ma nella manovra economica e finanziaria di questo grande progetto non esiste traccia non solo in riferimento specifico al parco e alla sua organizzazione, pur essendo in carico al Parlamento una proposta di legge in materia, ma neanche in riferimento agli interventi prioritari che devono essere realizzati in queste aree.Sto parlando dei problemi legati all'inquinamento causato dal dissesto provocato nel corso dei millenni da questa attività; sto parlando del recupero delle strutture a fini turistici; tanto più che il sostegno al turismo culturale-ambientale era presente nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Floris, ed è anche uno degli assi portanti del quadro comunitario di sostegno. In questi territori quindi l'inquinamento continua ad esserci e le strutture vanno in decadimento, ma per lo meno fino al 1999 era presente nel bilancio uno stanziamento variabile da tre a quattro miliardi per queste aree, mentre quest'anno non esiste neanche una lira per il loro recupero!!
Ebbene, io non mancherò, anche attraverso gli emendamenti presentati alla manovra di bilancio, di ritornare su questi argomenti perché dall'esame della manovra finanziaria emerge una scarsa capacità di coniugare sviluppo e risanamento finanziario, così come era stato delineato nel DPEF, mentre occorre a mio avviso anche una grande capacità culturale per tentare di creare, utilizzando il nostro patrimonio culturale ed ambientale, i presupposti per un nuovo sviluppo della nostra Regione.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare l'Assessore dell'industria. Ne ha facoltà.
PIRASTU (F.I.-Sardegna), Assessore dell'industria. Intervengo solo per dire, al collega Pinna probabilmente è sfuggito, che nella legge numero 15 non sono previsti 43 miliardi, bensì 100 miliardi, esattamente lo stanziamento per il quale mi ero impegnato nella Commissione bilancio. Sia il disegno di legge della finanziaria che quello di bilancio, prevedono 100 miliardi ai quali vanno aggiunti 17 miliardi già previsti per il settore agroindustriale.
PINNA (D.S.-F.D.). Allora sono state accolte le nostre richieste. Mi fa piacere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Signor Presidente, signori Assessori, colleghi, vi prego di prendere nota delle seguenti osservazioni. Primo "Lo stato di previsione della spesa dell'Assessorato dei lavori pubblici è caratterizzato da una consistente riduzione degli stanziamenti, di cui si auspica una correzione in sede di esame della manovra al fine di evitare i conseguenti negativi effetti. Infatti, la necessità di affrontare adeguatamente il persistente deficit infrastrutturale, che penalizza pesantemente l'attività economica e civile dell'Isola, impone una rivisitazione dei pur inevitabili tagli agli stanziamenti in corso". Secondo: "particolarmente preoccupante appare la drastica riduzione dello stanziamento per il Fondo regionale per l'edilizia abitativa". Terzo: "particolarmente inquietante è il persistente, completo silenzio che la manovra proposta riserva, nel suo complesso, alla mancata istituzione del Servizio idrico integrato, istituito in Sardegna con la legge regionale numero 29 del '97". Quarto: "appare del tutto sorprendente - relativamente agli stanziamenti previsti per la categoria dell'urbanistica - che lo stanziamento del capitolo concernente gli interventi nei centri storici non sia stato confermato per l'anno 2000. L'importanza strategica che la Regione ha assegnato alla legge regionale numero 29 del '98, sulla tutela e valorizzazione dei centri storici, impone una radicale inversione di tendenza e l'immediato ripristino del preesistente stanziamento". Quinto, nel rimarcare l'assoluta esiguità degli stanziamenti previsti si richiede perlomeno di adeguare il capitolo 01309/00 all'effettiva esigenza del finanziamento, eccetera.
Queste non sono affermazioni del consigliere Velio Ortu o del consigliere Cogodi, e nemmeno del consigliere Carlo Dore; ma sono tratte dalla relazione di maggioranza elaborata dalla quarta Commissione, dove si parla di "cose inconcepibili", di "cose preoccupanti", di "cose inquietanti". Allora, di fronte a queste osservazioni, della cui genuinità va dato atto a chi le ha scritte, che anzi merita un apprezzamento per la sua obiettività, per il suo realismo e per la sua onestà intellettuale, io mi domando che cosa pensa il Presidente della Giunta, che cosa pensano gli Assessori, in particolare che cosa pensa l'Assessore Pittalis, che è un po' il padre di questa manovra finanziaria.
Io me lo domando perché questa relazione si conclude dicendo che si esprime un giudizio sostanzialmente positivo sulla manovra, ma come si possa concludere in questo modo, dopo aver rivolto simili critiche, veramente si stenta a capirlo; si ha quasi l'impressione di essere davanti a un caso tipo quello del Dottor Jekyll e Mr. Hyde. C'è quasi da restare interdetti! Il giudizio quindi non è sostanzialmente positivo; il giudizio giusto, lecito, corretto, inevitabile è un giudizio sostanzialmente, assolutamente negativo sul piano generale e sul piano particolare.
Sul piano generale perché la filosofia della manovra,alla quale dice di ispirarsi la Giunta, è quella del risanamento. Si parla ripetutamente di risanamento, anche in precedenti interventi è stato ribadito questo concetto in modo quasi ossessivo, ma il risanamento lo vogliamo tutti, nessuno vuole lo sperpero, nessuno vuole le follie, questo nessuna persona ragionevole lo può pretendere, ma il risanamento deve essere tale. Risanamento è una parola che non deve essere usata come pretesto; qui, invece, i fatti dimostrano che è una parola pesante, usata per fare demagogia e con arroganza. E' una parola pretestuosa dietro la quale si nasconde una duplice pericolosissima involuzione di questa Giunta rispetto al passato. Non evoluzione, ma involuzione. Involuzione sfrenatamente liberista, non liberale, cioè ricerca sfrenata di utilità calpestando tutti i principi dello sviluppo reale, della solidarietà, della tutela dell'ambiente e di tutti gli altri valori che servono veramente allo sviluppo. Involuzione: basterebbe fare un riferimento alla sostanziale cancellazione dell'articolo 19 della legge 37/98 sul Piano del lavoro, alla riduzione del 40 per cento dei trasferimenti ai 373 comuni che avevano avviato i piani per il lavoro. Se non è questa una involuzione sfrenatamente liberista e contraria allo sviluppo, io non so quale altra politica possa essere definita in questo modo.
Secondo, involuzione neocentralista o neoaccentratrice. Si sono voluti riaccentrare tutti i poteri in capo agli Assessorati e alla Giunta nel suo complesso, ovviamente togliendoli alle autonomie locali. Quindi, contemporaneamente, si vuole mortificare quel processo, che non è stato inventato da qualcuno per divertimento, ma che risponde ai principi del federalismo, ai principi del decentramento, ai principi della sussidiarietà, cioè a principi previsti dall'articolo 129 della Costituzione che, grazie a Dio, è ancora in vigore, dall'articolo 44 dello Statuto regionale, dalla normativa comunitaria.
Bene, questa operazione di riaccentramento è contraria a questi principi e determina ancora una volta la mortificazione delle autonomie locali; la mortificazione degli amministratori locali, di quei sindaci coraggiosi, molti dei quali rischiano quotidianamente molto, alcuni anche la vita. Sindaci che avevano iniziato, col consenso dei cittadini, progetti di sviluppo. Basterebbe ribadire il riferimento ai piani per il lavoro, al fatto che in qualche modo stava nascendo dalle realtà locali una risposta ai problemi della disoccupazione e alle necessità dello sviluppo. Invece, in questa maniera questo processo così positivo, così promettente, che faceva pensare a un reale progresso, praticamente viene cancellato, viene mortificato, così come sono stati mortificati i sindaci dall'aver privilegiato in quel modo assurdo, incredibile i comitati antiparco, onorevole Pittalis.
E' vero, che ci sono sindaci che a un certo punto hanno finito per dichiarare la loro adesione alle tesi contrarie al parco, ma c'è da chiedersi quanti l'hanno fatto spontaneamente perché erano realmente in sintonia con l'opinione pubblica e quanti l'hanno fatto perché erano spaventati, stufi di essere minacciati, perché non sapevano da che parte sbattere la testa.
Bene, comunque sia questi sindaci, tutti, sia quelli favorevoli, ma anche quelli contrari all'istituzione del parco sono stati mortificati, tutti, non uno escluso, perché voi avete preferito il rapporto privilegiato con dei comitati che non rappresentano le istituzioni, che rappresentano ben poco, alcuni rappresentano solo le persone che si presentano in prima fila e che comunque non rappresentano assolutamente niente e nessuno se posti di fronte ai legittimi rappresentanti delle istituzioni.
PRESIDENTE. Per favore chiedo ai colleghi che non intendono prestare attenzione all'intervento, di andare fuori a parlare.
DORE (I DEMOCRATICI). Ho parlato, a proposito di risanamento, di pretesto; pretesto perché non si vuole risanare alcunché. Per risanare infatti occorrerebbe voler realmente riqualificare la spesa cominciando con l'analizzare i mille rivoli attraverso i quali la spesa cresce a dismisura. Niente, nessuna analisi da questo punto di vista. Occorrerebbe tagliare, fare economia partendo dalle spese correnti, le spese talvolta inutili, anzi, spesso inutili, talvolta futili, talvolta ripetitive, talvolta inconcepibili. Su questo versante non si risana, non si taglia assolutamente niente. Le spese correnti aumentano anzi di cento miliardi. E'una cifra che fa spavento! Vorrei sapere quanti di questi cento miliardi dovranno essere spesi in consulenze per gli amici e per gli amici degli amici.
In merito alle proposte per i diversi settori, credo che un esempio significativo siano già i brani che ho ripreso dalla relazione di maggioranza della quarta Commissione. Ma voglio ripetere rapidissimamente alcune osservazioni. Sinteticamente si può riprendere, ancora una volta, la questione dei trasporti;un sistema di trasporti dovrebbe essere un volano dello sviluppo regionale, una condizione preliminare, pregiudiziale per chi vuole dar luogo a un reale sviluppo. ,Nella relazione invece, si evince l'intenzione ben precisa di ridurre nell'arco di tre anni lo stanziamento relativo di due terzi rispetto a quello del 1999, quindi si verificherebbe un'involuzione preoccupante, incredibile. Ciò naturalmente impedirà l'aggiornamento del Piano regionale dei trasporti, l'ampliamento delle opere di infrastrutturazione aeroportuale, ovviamente di competenza della Regione, e via discutendo.
Relativamente ai fondi per l'edilizia abitativa, lo dice la stessa relazione di maggioranza della Commissione, non si potrà più contrarre nessun nuovo mutuo, la legge numero 32 del 1985 viene praticamente cancellata.
Sul servizio idrico integrato, previsto dalla legge 29/97, e quindi sulle opere acquedottistiche e sugli interventi strutturali sulle dighe praticamente non si dice nulla..
Non parliamo poi della legge relativa agli interventi nei centri storici la cui dotazione finanziaria
. praticamente è stata cassata per l'anno 2000. Si dice che occorre recuperare i vecchi finanziamenti, ma io mi chiedo se ci rendiamo conto di che cosa servirebbe per rivitalizzare i centri storici. Altro che quelle briciole che devono essere recuperate, per questo settore servirebbero degli investimenti di portata eccezionale perché affrontare questo problema avrebbe una portata fondamentale sullo sviluppo e sull'occupazione. Ci dobbiamo rendere conto che il recuperare lo stesso patrimonio edilizio sarebbe gia di per sé un'opera straordinaria
Nel centro storico della città di Cagliari per esempio sono stati censiti seimila appartamenti vuoti; intervenire realmente e seriamente su questo settore significherebbe creare occasioni di lavoro e di occupazione straordinarie per un settore fondamentale in grave crisi qual è quello dell'edilizia. Il rifinanziamento della legge sui centri storici poteva essere un'occasione per ridare ossigeno ad un settore portante dell'economia regionale che è boccheggiante. Gli imprenditori edili infatti si lamentano; ma questa che, lo ripeto, poteva essere un'occasione di sviluppo, viene invece mortificata.
Che cosa significa un centro storico funzionante, efficiente, ben organizzato, vivibile, piacevole, per lo sviluppo dell'artigianato e per lo sviluppo del commercio? Vediamo che cosa sta succedendo nelle nostre città. Moltissime aziende commerciali, spesso aziende storiche, stanno abbassando definitivamente le loro serrande e, di conseguenza, le città tendono a desertificarsi, l'occupazione va a farsi benedire, e questo è un settore importante, fondamentale.
Non si parli poi del turismo; è inutile far arrivare i turisti in una città come Cagliari, volere il porto destinato esclusivamente al traffico da diporto e poi avere a cinquanta metri di distanza dalla via Roma dei ruderi che risalgono ancora a cinquant'anni fa, all'ultima guerra, che molti stanno aspettando che finiscano di crollare per poter poi magari fare chissà che cosa.
La soluzione di tutti questi problemi, tagliando i fondi a valere su quella legge, viene disattesa, mortificata, viene praticamente mandata a farsi benedire.
Non parliamo poi dei piani urbanistici provinciali e dei piani territoriali di coordinamento, o dei piani di risanamento urbanistico sui quali si potrebbe scrivere un elenco interminabile di doglianze.
Ma allora io mi domando che cosa vuole ottenere questa Giunta con questo comportamento? In apparenza mostra i muscoli, lo fa ogni volta che ritiene l'occasione valida. , Basta riferirci al già citato problema dei parchi, alla reazione violentissima e destabilizzante che si è verificata. Ma io farei riferimento anche a quanto detto in modo scomposto, smodato, eccessivo, ingiustificato sullo statuto della Fondazione del Banco di Sardegna.
Un governo che si rispetti non sarebbe dovuto intervenire in quel modo, perché è stato soprattutto un intervento pretestuoso. Si vuole far saltare in aria delle persone che hanno lavorato pur avendo avuto, forse, il torto di non comunicare pubblicamente il frutto del loro lavoro. Ma questo può essere un problema di riservatezza, può essere un'ingenuità, un'imperfezione, ma che significato ha chiedere la testa di determinati amministratori solo perché si ritiene che abbiano mancato di rispetto alla Giunta. Il rispetto è necessario meritarselo, e non lo si ottiene comportandosi in questa maniera; non si merita il rispetto se si prendono a pretesto determinate circostanze solo per esercitare il potere, per accentrare il potere ad ogni costo.
Questo è semplicemente un mostrare i muscoli, ma non è una prova di forza; specialmente in politica, credo che chi mostra i muscoli dia una dimostrazione di una forte debolezza. D'altra parte, quale governo può essere più debole di un governo che si regge sostanzialmente - ovviamente non discuto sulla serietà delle persone ma mi sto riferendo al metodo inaccettabile sul piano politico - su voti comprati. Evidentemente un tale governo non ha una forza sufficiente e quindi deve cercare di arraffare tutto, subito e nel modo più rapido possibile perché sa che il suo destino, almeno sul piano democratico, è sostanzialmente segnato.
Detto questo mi auguro che, almeno in questa fase della discussione, passando soprattutto all'esame degli articoli, ci sia se non altro un po' di resipiscenza e vengano accolte almeno quelle richieste che sono state avanzate, non dico dai consiglieri dell'opposizione, che credo dovrebbero essere valutate per quello che sono e non per la fonte da cui provengono, ma almeno quelle che provengono dai consiglieri e addirittura da alcuni Assessori della maggioranza. In caso contrario devo dire che qualcuno dovrebbe trarne le conseguenze e rassegnare le dimissioni.
PRESIDENTE. I lavori riprenderanno domani mattina alle ore 10. Il primo iscritto a parlare è il consigliere Falconi.
La seduta è tolta alle ore 20 e 07.
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