Seduta n.284 del 02/02/2007
CCLXXXIV Seduta
Venerdì 2 febbraio 2007
Presidenza del Presidente Spissu
La seduta è aperta alle ore 13.
MANCA, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana di venerdì 19 gennaio 2007 (278), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Calledda ha chiesto congedo per la seduta antimeridiana di venerdì 2 febbraio 2007.
Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interrogazione Licheri - Davoli - Fadda - Lanzi - Pisu - Uras sulla esternalizzazione dell'attività di call center della Banca di Sassari". (744)
"Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione di dissesto finanziario in cui versa la cantina sociale Quattro Mori di Marrubiu. (745)
PRESIDENTE. Si dia annunzio dell'interpellanza pervenuta alla Presidenza:
MANCA, Segretario:
"Interpellanza La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu, sulla situazione relativa ai dipendenti dell'ex Esaf". (232)
PRESIDENTE. Va bene, colleghi, riprendiamo i nostri lavori dopo una vicenda non proprio esaltante per la nostra istituzione, che io spero possa essere archiviata come un incidente nel percorso del Consiglio regionale della Sardegna. E' per questo che mi sento di rivolgere un invito a tutti, perché, pur nell'asprezza del confronto e dello scontro politico, al di là dei motivi che lo determinano, ci sforziamo tutti di salvaguardare l'esercizio della funzione democratica e l'esercizio delle funzioni per le quali siamo stati eletti dai sardi, salvaguardando, appunto, l'Assemblea e il suo funzionamento dalle iniziative e dalla lotta politica. Solo questo appello mi sento di rivolgere e, ripeto, spero che possiamo archiviare questa vicenda come una vicenda che non si debba più ripetere nel Consiglio regionale sardo.
Riprendiamo i nostri lavori con un po' più calma della giornata nella quale li avevamo interrotti, e penso che sia giusto anche riprenderli consentendo al relatore della legge statutaria di svolgere in Aula la sua relazione, così come era stato previsto. Naturalmente, riportiamo indietro un po' ciò che era stato fatto il martedì sera, e cioè dopo la relazione, naturalmente, ci sarà il primo intervento e quindi la possibilità di iscriversi a parlare per coloro che intendono farlo.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge numero 5/STAT/A.
Dichiaro aperta la discussione generale.
Ha facoltà di parlare il consigliere Pinna, relatore.
PINNA (Progetto Sardegna), relatore. Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, della Giunta, Assessori, colleghi e colleghe, è certamente singolare - e spero che i fatti di questi giorni non ne siano in qualche modo un epilogo - che solo a distanza di sei anni dall'approvazione delle due leggi costituzionali, la "2" e la "3" del 2001, la prima con la quale è stato modificato lo Statuto di autonomia della Sardegna, la seconda per la modifica del Titolo V, ripeto, è strano che solo oggi mettiamo mano alla legge di auto organizzazione, così come è stata definita dalla Corte costituzionale, della nostra autonomia politica e democratica. Strano, perché esiste un rapporto molto stretto tra l'auto organizzazione, l'autonomia e la responsabilità, la responsabilità nei confronti delle istituzioni, cui va restituita forza e credibilità, la responsabilità nei confronti dei cittadini. Sì, perché la legge statutaria vuole superare la logica della autoreferenzialità e, nel rispetto del valore e delle istituzioni, vuole definire ancora meglio, attraverso di esse, il rapporto con il cittadino. La Sardegna potrà rialzare la testa anche con istituzioni credibili e autorevoli. Il nostro percorso: la specialità è per noi un valore costituzionale, e dentro la Costituzione, nell'articolo 116, trova il suo valore, il suo fondamento. Coerentemente con questo principio, la discussione sulla legge statutaria trova per noi, nell'articolo 15, dunque in un testo di rango costituzionale, la sua fonte originaria. In questo senso, pur discendendo dal "123" della Costituzione, il nostro articolo 15 presenta elementi di differenza. Prima di tutto nel riferimento ai limiti, il principio dell'ordinamento della Repubblica italiana, lo Statuto; nell'enumerazione delle materie, nella modalità di votazione, ma, soprattutto, l'articolo 15 presenta alcune differenze nell'individuazione di tre principi fondamentali: il principio della rappresentatività, il principio della stabilità e, per quanto riguarda la legge elettorale, l'equilibrio della rappresentazione dei sessi. In modo particolare, l'articolo 15 disciplina quella che la Corte, con la sentenza numero 370 del 2006, che trattava di una Regione a statuto speciale, il Trentino, ha definito una legge di auto organizzazione, distinta dallo statuto di autonomia, ma che in forza dello stesso e dei principi in esso affermati definisce le caratteristiche dell'autogoverno e dell'autodeterminazione in materia di forma di governo. Una legge, dunque, decostituzionalizzata, ma rinforzata, che si pone per la nostra Regione come una fonte sovraordinata rispetto alle leggi ordinarie e che esalta e non mortifica l'autonomia differenziata, per quanto, ma non in tutto, ci avvicini alle regioni a statuto ordinario. Una legge, quindi, che si muove nell'alveo dei valori rappresentati dalla Costituzione da una parte e dallo Statuto dall'altra. E noi, in questo modo, l'abbiamo vissuto. L'abbiamo vissuta, cioè, come una forma di esaltazione dell'autonomia e dell'autonomia differenziata, che non mortifica in alcun modo né il regionalismo né l'autonomismo, proprio perché tende a far prevalere il principio dell'autogoverno e della libera autodeterminazione. Specialità e autodeterminazione nella forma di governo sono i due aspetti della medesima coscienza autonomistica, nel rispetto del "114", che riconosce il valore delle autonomie, e del "116", che invece promuove le autonomie differenziate. E, proprio partendo da questa consapevolezza e da questa responsabilità, il testo ha conosciuto nel lavoro della Commissione una fase molto intensa, qualcuno l'ha definita "certosina di elaborazione"; quattro mesi preceduti da un ampio dibattito che rimandava ancora a un anno precedente. Una elaborazione che ha visto, comunque, la partecipazione delle forze di maggioranza e delle forze di minoranza. Sapevate tutti che si trattava di un disegno di legge proposto dalla Giunta che è stato considerato una utile base rispetto alla quale, e con la presenza costante della Giunta, si è arrivati però ad una stesura definitiva che è modificata e integrata. Sul piano del metodo. Il confronto con le leggi statutarie sinora approvate da alcune regioni a statuto ordinario è stato significativo; in genere, infatti, si tratta di testi molto lunghi, articolati, in cui convivono il riferimento ai principi, alla definizione della forma di governo, il regolamento regionale, i principi, e anche qualche cosa di più, relativi all'organizzazione amministrativa. Noi, invece, abbiamo optato per una forma più asciutta, consapevoli, prima di tutto, che lo Statuto è lo strumento legislativo e politico più adeguato in cui vanno riportate le questioni di principio e di definizione dei contenuti dell'autonomia, che il Regolamento del Consiglio regionale è esso stesso una fonte della vita autonomistica in quanto sostiene e garantisce il valore della democrazia rappresentativa che trova, nell'Assemblea legislativa, la sua massima espressione. Terzo elemento; in materia di organizzazione esiste una storia dell'autonomia, una specifica produzione legislativa che, probabilmente, va, essa stessa sottoposta a modifica. Non solo, rispetto al testo che è stato proposto dalla Giunta si è ritenuto che per quel che attiene gli enti locali sia necessario, per un verso, provvedere all'approvazione di un testo unico in materia di ordinamento degli stessi e, dall'altra, che nella riscrittura dello Statuto, in modo particolare nel Titolo V, possano essere inseriti elementi qualificanti del principio dell'autogoverno locale, della sua organizzazione, dei valori di riferimento da affidare ad una fonte sovraordinata di rango costituzionale. Per quanto riguarda invece le scelte che sono state effettuate; l'articolo 15, nei suoi due ultimi capoversi, ci ha posto di fronte a due opzioni. La prima, che prevede le dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti del Consiglio, comporta lo scioglimento del Consiglio stesso e l'elezione contestuale del nuovo Consiglio e del Presidente della Regione se eletto a suffragio universale diretto. La seconda, definita di tipo parlamentare, in cui il Presidente è eletto dal Consiglio regionale. Abbiamo optato per l'elezione diretta del Presidente della Regione secondo un modello che continuiamo a definire neoparlamentare, rimanendo, infatti, la possibilità in capo all'Assemblea di sfiduciare il Presidente e, con esso, soprattutto, per evidenziare la distinzione netta tra il ruolo dell'Esecutivo e quella dell'Assemblea legislativa. Questo anche nel rispetto del programma elettorale presentato dalla coalizione di "Sardegna Insieme". Non abbiamo scelto una terza via non solo perchè le sentenze della Corte Costituzionale, anche se riferite alle regioni a Statuto ordinario, hanno bocciato le soluzioni miste, ma perché le altre soluzioni che sono state affacciate nel corso di questi mesi hanno assolutamente bisogno di una nuova definizione dell'articolo 15 dello Statuto e, con esso, dell'introduzione di un nuovo modello istituzionale, quello, per esempio, della separazione tra i destini del Presidente, eletto a suffragio diretto e universale, e quello del Consiglio regionale che trova prima di tutto nello Statuto, in cui si esprime compiutamente la condizione di specialità della Sardegna, una nuova definizione. Mantenendo inalterate le funzioni e i poteri che sono attribuiti al Presidente eletto direttamente, e peraltro previste dalla nostra Costituzione all'articolo 122, dunque, nulla di eversivo e tanto meno di antidemocratico e di anticostituzionale. Abbiamo provveduto a definire meglio armonizzando, sì, questo, con la tradizione autonomistica, il ruolo della Giunta e degli Assessori, rimandando alla legge di organizzazione una definizione più puntuale del numero, dell'articolazione nonché dell'organizzazione degli assessorati: l'articolo 21. Ci siamo invece concentrati, e questa è stata una delle azioni specifiche compiuta dalla Commissione, sulle funzioni del Consiglio regionale la cui centralità è stata ribadita e riposizionata in un contesto che prevede la distinzione tra funzioni di governo e quella di controllo e di verifica. Ben cinque sono gli articoli dedicati alla definizione dei compiti e della funzione del Consiglio, tutti scritti ex novo a voler significare il valore che viene riconosciuto all'Assemblea legislativa e alla democrazia rappresentativa. In modo particolare ci si è soffermati per definire, questa volta in maniera puntuale, le competenze in capo all'Assemblea regionale, come è detto soprattutto nell'articolo 13 al comma 3: funzione legislativa, indirizzo politico, controllo e vigilanza sull'attività degli organi di governo e sull'amministrazione regionale riassumono i poteri della massima Assemblea cui è posta in capo la rappresentanza politica e democratica dell'intera comunità regionale. In questo senso, quanto previsto dall'articolo 13 bis in materia di nomine, esprime l'originalità di una forma di controllo che, senza scadere nella pratica della codecisione, afferma il valore del controllo democratico posto in capo alle Assemblee rappresentative, mentre invece il 13 ter introduce all'esercizio di una funzione, come dicono gli studiosi, non semplicemente reattiva, ma finalmente proattiva del Consiglio regionale in materia di controllo dell'attuazione delle leggi ma, soprattutto, di valutazione degli effetti delle politiche regionali. Sulla capacità delle Assemblee di svolgere un monitoraggio costante degli effetti della produzione legislativa e di valutare l'impatto delle politiche pubbliche sia che si tratti di ambiente, di lavoro, di scuola di sanità, si gioca il futuro di una politica che è chiamata a dare risposte ai problemi ma anche ad esercitare una funzione di ascolto, di confronto e di effettiva rappresentanza. Tutto questo comporterà una rivoluzione nell'organizzazione delle Assemblee parlamentari, ancora troppo legate ad un impianto fondamentalmente ottocentesco che rimanda allo Stato liberale e che non tiene conto dell'evoluzione che dallo Stato assoluto allo Stato liberale è accaduta con l'avvento dello Stato costituzionale, dove la sovranità che un tempo era assolutamente concentrata in alcuni luoghi, in alcuni soggetti, oggi è finalmente distribuita e diffusa. La riorganizzazione dell'Assemblea parlamentare non potrà che favorire, in questo senso, l'esercizio del diritto di cittadinanza pura. Ci siamo soffermati molto sul procedimento relativo alla produzione legislativa, sulla parte relativa alle fonti, su come favorire la partecipazione di genere rimandando poi alla legge elettorale. Abbiamo discusso molto sulla materia referendaria, sapete perfettamente che sul tema della materia referendaria, così come sul tema del potere regolamentare, è una sintesi che non soddisfa completamente, ecco perché il lavoro dell'Aula non è un lavoro rituale, ma è un lavoro fondamentale, credo che, da questo punto di vista, il lavoro che faremo nel corso delle sedute sarà utile per rendere autorevole e credibile la nostra Assemblea, abbiamo lavorato molto sugli organismi di garanzia. Ultimo aspetto importante e qualificante del testo che proponiamo all'approvazione dell'Aula è rivestito invece dagli articoli in cui si introduce la disciplina in materia di conflitto di interessi, per quella forma particolare di incompatibilità derivante dalla posizione significativa che un soggetto occupa in relazione a proprietà azionarie o di organi di informazione. E' un elemento proprio di questo articolato, il primo esempio in Italia che risponde al più generale bisogno di trasparenza sul quale si può fondare solamente l'autorevolezza prima e la forza poi delle istituzioni. Solamente così si garantisce un corretto equilibrio tra i poteri. Prima di concludere sento il bisogno, la necessità, il piacere di ringraziare innanzitutto la Commissione, i suoi componenti che in questi quattro mesi di intenso, proficuo, serio e sereno lavoro hanno contribuito perché una Regione autonoma speciale, si dotti, finalmente, di un proprio principio di auto organizzazione. Voglio ringraziare gli Uffici, il dottor Di Giovanni e i collaboratori per l'apporto serio, responsabile, fattivo che ci è stato garantito e assicurato in questi mesi. Spero che il testo che abbiamo proposto, la consapevolezza che lo stesso testo troverà dall'apporto dell'Aula una utile ridefinizione ed elaborazione, possa consentire alla Sardegna di avere un'istituzione parlamentare più autorevole. Chiudo citando una frase di Max Weber che dice così: "Si può odiare o amare l'istituzione parlamentare, abolirla non si può; la si può soltanto rendere politicamente impotente". A noi la responsabilità di rendere, invece, politicamente significativa la massima istituzione democratica della Sardegna. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Pinna.
E' stato presentato un ordine del giorno che, seppure non collegato all'argomento in discussione, in maniera un po' irrituale viene accolto perché c'è un'aspettativa di approvazione di quest'ordine del giorno che costituisce un passaggio politico importante. L'ordine del giorno è a firma Marrocu, Biancu, Porcu, Licheri, Balia, Marracini sulla manovra finanziaria del 2007.
(Si riporta di seguito il testo dell'ordine del giorno:
Ordine del giorno Marrocu - Biancu - Porcu - Licheri - Balia - Marracini sulla manovra finanziaria 2007.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che, alla data odierna, non è ancora pervenuto in Consiglio il disegno di legge finanziaria e di bilancio;
CONSIDERATO che tale ritardo, riconducibile al nuovo regime di compartecipazione sulle entrate fiscali, all'avvio del nuovo ciclo di programmazione comunitaria ed alla necessità di adeguare la stesura del bilancio alla nuova legge di contabilità, ha destato comunque forte preoccupazione nelle forze sociali ed economiche per gli effetti che possono derivare sulla spesa regionale,
impegna la Giunta regionale
1) ad approvare entro il prossimo mercoledì 7 febbraio la manovra finanziaria relativa all'anno 2007;
2) a trasmettere in tempi rapidi i documenti della manovra finanziaria al Consiglio regionale per l'avvio della sessione di bilancio. (1).)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno non può essere illustrato e va messo in votazione così come è stato presentato. Quindi prego i colleghi di… propongo di votarlo con voto elettronico.
CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente…
PRESIDENTE. Prego?
CALIGARIS (Gruppo Misto). Chiedo che venga aggiunto anche il mio nome. Grazie.
PRESIDENTE. Dunque, onorevole Caligaris, è firmato da tutti i Capigruppo, poi, insomma, mi rendo conto che c'è un problema per alcune componenti politiche del Gruppo Misto che non sono rappresentate. Io propongo ai colleghi in questo senso di accogliere la richiesta della collega.
(Interruzioni)
Firma l'onorevole Atzeri per tutto il Gruppo Misto?
ATZERI (Gruppo Misto). Certo che mi mette in grande difficoltà…
PRESIDENTE. No, onorevole Atzeri, insomma non apriamo una discussione. Mi dica…
ATZERI (Gruppo Misto). Posso?
PRESIDENTE. Prego, le do il microfono perché così non si sente niente.
Ha domandato di parlare il consigliere Atzeri. Ne ha facoltà.
ATZERI (Gruppo Misto). La ringrazio, signor Presidente. Credo possa essere aggiunta la mia firma anche perché è stata metabolizzata da tutti i componenti e tutti i Capigruppo. Questa era l'intesa. Grazie.
PRESIDENTE. Va bene. Quindi, onorevole Caligaris, facciamo firmare il Capogruppo del Gruppo Misto, che rappresenta il Gruppo Misto.
PRESIDENTE. Indico la votazione nominale, con procedimento elettronico, dell'ordine del giorno numero 1.
(Segue la votazione)
Prendo atto che i consiglieri Meloni, Francesco Sanna e Diana hanno votato a favore.
Rispondono sì i consiglieri: Amadu - Artizzu - Atzeri - Balia - Barracciu - Biancu - Bruno - Cachia - Caligaris - Capelli - Cappai - Cassano - Cerina - Cherchi Oscar - Cherchi Silvio - Cocco - Contu - Corda - Corrias - Cucca - Cuccu Franco Ignazio - Cuccu Giuseppe - Davoli - Dedoni - Diana - Fadda - Floris Vincenzo - Frau - Gallus - Giagu - Giorico - La Spisa - Ladu - Lai Renato - Lanzi - Licandro - Licheri - Liori - Lombardo - Manca - Marracini - Marrocu - Masia - Mattana - Meloni - Milia - Moro - Murgioni - Orrù - Pacifico - Petrini - Pileri - Pinna - Pirisi - Pisano - Pisu - Pittalis - Porcu - Randazzo Alberto - Randazzo Vittorio - Rassu - Sabatini - Salis - Sanjust - Sanna Alberto - Sanna Francesco - Sanna Franco - Sanna Matteo - Sanna Simonetta - Scarpa - Secci - Serra - Soru - Uggias - Uras - Vargiu.
Si sono astenuti: il Presidente Spissu - Floris Mario.
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
presenti 78
votanti 76
astenuti 2
maggioranza 39
favorevoli 76
(Il Consiglio approva).
Colleghi, terminiamo qui questa seduta del Consiglio.
Il Consiglio è convocato per martedì della prossima settimana alle ore 16.
Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Francesco Sanna. Grazie.
La seduta è tolta alle ore 13 e 25.
Allegati seduta
Testo dell'interpellanza e interrogazioni annunziate in apertura di seduta
Interpellanza La Spisa - Contu - Licandro - Lombardo - Petrini - Rassu, sulla situazione relativa ai dipendenti dell'ex Esaf.
I sottoscritti,
premesso che la legge regionale 12 luglio 2005, n. 10, disciplina le "norme di trasferimento del personale dei soggetti gestori dei servizi idrici regionali al servizio idrico integrato";
appreso che la società Abbanoa ha interrotto le trattative con le organizzazioni sindacali finalizzate al riconoscimento di alcune precise garanzie a favore dei lavoratori ex Esaf;
considerato che:
- la citata legge regionale n. 10 del 2005 prevede agli articoli 2 e 3 le norme di salvaguardia degli istituti normativi ed economici a favore del personale trasferito dall'Ente sardo acquedotti e fognature all'Esaf Spa e, successivamente, alla società Abbanoa;
- con il verbale di accordo del 12 dicembre 2005, firmato dall'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione, dall'Assessore dei lavori pubblici, dall'amministratore unico di Esaf Spa e dalle organizzazioni sindacali, le parti si impegnavano a definire in tempi brevissimi e prima della fusione dei gestori un'intesa complessiva e di dettaglio nel rispetto della legge regionale n. 10 del 2005;
atteso che:
- la società Abbanoa, ignorando il dettato della legge regionale n. 10 del 2005, ha escluso ogni forma di trattativa sulla scelta del contratto collettivo nazionale da applicare adottando unilateralmente la scelta del contratto Federutility, ed altresì intende rimandare a una fase successiva la trattativa sull'accordo quadro a salvaguardia degli istituti normativi ed economici previsti nel contratto collettivo regionale di lavoro;
- in attuazione della predetta legge regionale n. 10 del 2005 e del predetto verbale di accordo del 12 dicembre 2005, la Giunta regionale non ha rispettato gli impegni assunti,
chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore degli affari generali, personale e riforma della Regione per conoscere quali iniziative intendono assumere per assicurare l'adempimento delle disposizioni di legge e delle successive intese con le organizzazioni sindacali, in particolare:
- le procedure per l'individuazione del contratto di lavoro;
- la definizione accordo quadro a salvaguardia degli istituti normativi ed economici previsti dal contratto collettivo regionale di lavoro;
- l'individuazione dei criteri di valutazione per l'esercizio del diritto di opzione e ricognizione dei posti disponibili nei ruoli dell'Amministrazione regionale e/o degli enti strumentali;
- la conservazione per legge del trattamento previdenziale integrativo, mediante trasferimento della relativa gestione al FITQ della Regione. (232)
Interrogazione Licheri - Davoli - Fadda - Lanzi - Pisu - Uras sulla esternalizzazione dell'attività di call center della Banca di Sassari.
I sottoscritti,
premesso che:
- nelle scorse settimane la Banca di Sassari ha avviato la procedura prevista dalla contrattazione nazionale per esternalizzare l'attività di call center, composta da 15 persone in carico alla divisione consumer, divisione della banca creata alla fine del 2004 per convogliare in un'unica struttura tutte le attività di business inerenti i pagamenti e il cosiddetto consumer credit (carte di credito, pagamenti elettronici, trasferimento di denaro, credito al consumo) del gruppo Bancario Bper (Banca popolare dell'Emilia Romagna), il quale a seguito dell'acquisizione da parte del Banco di Sardegna, a partire dal 2004, ha assunto la gestione diretta, attraverso proprio personale, della Banca di Sassari e dell'unità operativa di cui sopra, al fine di creare un polo di eccellenza in tale settore a Sassari;
- all'inizio del 2000 la Banca creò a tal fine strutture dedicate, come quella in oggetto, confortata dal fatto che a Sassari esistevano competenze, conoscenze e titoli per poter intraprendere una nuova scelta imprenditoriale;
- la banca ha comunicato recentemente che il proprio consiglio di amministrazione ha assunto la delibera di cessione delle cosiddette attività di call center a una società, la RBS, con sede legale a Roma, la quale si dichiara disponibile ad assumere le persone impiegate attualmente con un contratto CCNL commercio e servizi; la banca appalterà, quindi, tali servizi per un anno con un'opzione per i due anni successivi;
tenuto conto che:
- la struttura impiega attualmente 15 persone, assiste oltre 1.600 filiali bancarie oltre 150.000 clienti, titolari di carte di credito emesse dalla divisione consumer per le 13 banche del gruppo Bper;
- la struttura fa attività di back office, assiste le filiali e cura tutte le fasi della gestione delle carte di credito;
- i risultati economici vengono definiti brillanti e i toni usati con la stampa periodicamente sono di assoluto entusiasmo;
considerato che dal punto di vista contrattuale i lavoratori perdono tutta una serie di opportunità offerte dal contratto (quello del credito) a discapito di un contratto meno garantito (commercio) con conseguente riduzione della retribuzione media da i 1.350 euro mensili a circa 800,
chiedono di interrogare, il Presidente della Regione e la Giunta per sapere se:
1) intendono intervenire presso il Ministro del lavoro;
2) non ritengano che, essendo gli operatori della struttura in oggetto quelli che fin dalla sua costituzione ne hanno garantito il funzionamento, acquisendo uno specifico e notevole know-how e riportando ottimi risultati lavorativi, essi vadano assunti con contratto a tempo indeterminato come dipendenti della Banca. (744)
Interrogazione Diana - Liori, con richiesta di risposta scritta, sulla grave situazione di dissesto finanziario in cui versa la cantina sociale Quattro Mori di Marrubiu.
I sottoscritti,
premesso che, ormai da alcuni anni, la cantina sociale Quattro Mori di Marrubiu versa in una grave situazione di dissesto finanziario che ha portato al suo commissariamento e che determina un imminente pericolo di chiusura;
considerato che la cantina sociale di cui sopra conta l'affiliazione di numerose aziende agricole di piccole dimensioni, in un territorio comprendente i Comuni di Marrubiu, Arborea, Terralba, San Nicolò d'Arcidano, Uras e i centri limitrofi, per complessivi 900 ettari di vigneti;
verificato che molte delle aziende affiliate alla cantina sociale di Marrubiu sono di proprietà di persone anziane, che trovano nei ricavi della produzione vinicola un'indispensabile fonte di sostentamento che verrebbe meno con la chiusura della cantina;
preso atto che la situazione di dissesto finanziario in cui versa la cantina sociale di Marrubiu è tale che i pagamenti nei confronti degli agricoltori sono sospesi ormai da alcuni anni, con pesanti conseguenze sul tessuto socio-economico di un territorio peraltro affetto da un grave ritardo di sviluppo e da un elevato tasso di disoccupazione;
sottolineato che la cantina sociale di Marrubiu è una realtà consolidata nel panorama vitivinicolo regionale e nazionale, come testimoniano i riconoscimenti ottenuti dalle sue produzioni, come il prestigioso Oscar della Douja d'Or, assegnatole lo scorso anno in occasione della quarantesima edizione del salone nazionale di vini selezionati Douja d'Or di Asti,
chiedono di interrogare l'Assessore regionale dell'agricoltura e riforma agro-pastorale affinché riferisca:
1) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di contribuire al risanamento finanziario e al rilancio produttivo della cantina sociale Quattro Mori di Marrubiu;
2) quali misure la Giunta regionale intende adottare affinché la cantina sociale di Marrubiu possa provvedere con la massima celerità a erogare i pagamenti arretrati nei confronti degli agricoltori;
3) quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di dare adeguata valorizzazione e promozione alla pregiata produzione vitivinicola del territorio dì Marrubiu;
4) se non ritenga opportuno convocare i sindaci dei comuni in cui hanno sede le aziende affiliate alla cantina sociale di Marrubiu, al fine di coinvolgerli nelle decisioni riguardanti il risanamento e il rilancio della cantina e, più in generale, la valorizzazione della produzione vitivinicola del territorio. (745)
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