Seduta n.374 del 01/07/2003
CCCLXXIV SEDUTA
Martedì 1 luglio 2003
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
La seduta è aperta alle ore 10 e 36.
ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 4 giugno 2003 (368), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che i consiglieri Licandro, Pilo e Satta hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 1° luglio 2003. Comunico che il consigliere Pirastu ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta antimeridiana del 1° luglio 2003. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di progetti di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti progetti di legge.
Dal consigliere PIANA: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 9 agosto 2002, n. 13 (Interventi per i danni provocati dalla siccità 2001 e 2002 e dalle gelate dell'inverno 2001 e 2002). (455)
(Pervenuta il 26 giugno 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Annunzio di mozione di sfiducia
PRESIDENTE. E` stata presentata dai colleghi Spissu, Fadda, Balia e molti altri, la mozione numero 116. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
"Mozione SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - VASSALLO di sfiducia alla Giunta regionale". (116)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
"Interpellanza FALCONI - SPISSU - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore sull'avvio dei contratti di localizzazione in Sardegna". (377)
"Interpellanza PUSCEDDU - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SPISSU sulla ripartizione delle risorse della Legge n. 431 del 1998 fra i Comuni della Sardegna per il pagamento dei contributi sui canoni di locazione". (378)
"Interpellanza CALLEDDA - PINNA - SANNA Alberto - MARROCU sulla situazione determinatasi nel Compendio Ittico di Porto Pino (S. Anna Arresi) a causa dei mancati interventi di bonifica nel canale da parte delle Saline di Stato". (379)
"Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sulla nuova esplosione di un missile che è ricaduto fuori dal poligono militare di Perdasdefogu". (380)
"Interpellanza CALLEDDA - FALCONI - MARROCU sulla chiusura programmata di alcuni reparti della Portovesme s.r.l. di Portoscuso e il conseguente avvio della cassa integrazione per i lavoratori dipendenti". (381)
"Interpellanza DETTORI - SPISSU - FADDA - BALIA - SCANO - MANCA sugli incidenti missilistici verificatisi nel salto di Quirra". (382)
Annunzio di mozioniPRESIDENTE. Sono pervenute ancora: la mozione 114 Murgia, Frau, Biggio, Diana in materia di disaccoppiamento del regime dei premi nel settore ovino-caprino; la mozione 115, Pittalis, Capelli, Ladu e tanti altri per disciplinare la produzione pecorino romano; ancora la 117, Sanna Alberto, Giagu, Manca, Ortu e altri, proposta di modifica del disciplinare di produzione del pecorino romano.Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
"Mozione MURGIA - FRAU - BIGGIO - DIANA sulla necessità che il Governo italiano si opponga in seno al Consiglio Agricoltura dell'Unione Europea alla proposta di riforma della Pac in materia di disaccoppiamento del regime dei premi nel settore ovino- caprino". (114)
"Mozione PITTALIS - CAPELLI - LADU - VARGIU - FLORIS - CORONA - RASSU - MILIA - LOMBARDO - PILO - BALLETTO - PETRINI - PIRASTU - GIOVANNELLI - SATTA - LICANDRO - CASSANO - PISANO - TUNIS - CAPPAI - RANDAZZO - PIANA sulla proposta di modifica del Ministro delle politiche agricole del disciplinare di produzione del Pecorino Romano DOP pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 120 del 26 maggio 2003". (115)
"Mozione SANNA Alberto - GIAGU - MANCA - ORTU - GRANELLA - DEMURU - MASIA - DETTORI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DORE - FADDA - FALCONI - IBBA - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla "Proposta di modifica del disciplinare di produzione del Pecorino Romano DOP" avanzata dal Ministero delle politiche agricole e forestali alla Commissione Europea". (117)
PRESIDENTE. Colleghi, a questo punto ritengo opportuno procedere con una Conferenza dei Capigruppo. Invito gli onorevoli colleghi Capigruppo a seguirmi nella stanzetta dove ci riuniamo solitamente. Grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 11 e 14).
PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori. Una comunicazione all'Aula: il Consiglio, per discutere la mozione di sfiducia presentata dai consiglieri, mi pare tutti, dell'opposizione, si riunisce lunedì 7 alle ore 17.00, naturalmente per continuare fino...
(Interruzioni)
Questo è ciò che è venuto fuori dalla Conferenza. Lunedì 7, cioè lunedì prossimo, alle ore 17.00.
(Interruzioni)
Ne prenderemo atto, fino a questo momento questo non è avvenuto, almeno non ho comunicazioni in tal senso.
PRESIDENTE. Quindi i lavori della mattinata adesso proseguono normalmente. Abbiamo al punto 2 la proposta di legge 449, Selis, Spissu, Fadda, Balia e molti altri: "Dichiarazione della Sardegna territorio denuclearizzato". La proposta di legge, relatore...
Poiché la discussione di questa proposta di legge rientra nel quadro delle eccezioni perché non è andata in Commissione, quindi non c'è un relatore, devo dare la parola suppongo all'onorevole Selis per illustrarla; però, onorevole Selis, prima di darle la parola ha chiesto di parlare, suppongo sull'ordine del giorno o sul Regolamento, l'onorevole Pittalis.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, il Gruppo di Forza Italia sull'argomento ha presentato una proposta di legge e chiediamo che venga richiamata con la stessa procedura seguita per la proposta che vede come primo firmatario mi pare proprio l'onorevole Gian Mario Selis, che venga richiamata in Aula e che i testi vengano abbinati, applicando lo stesso procedimento che è stato previsto per l'altra proposta.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, il Presidente non ha nulla in contrario se tutti i colleghi sono d'accordo, però ricordavo all'inizio che stiamo discutendo una legge che è fuori dalle solite regole, quelle previste dal Regolamento, perché è una legge che non è passata in Commissione. Questo il Regolamento naturalmente lo consente. Quindi l'abbinamento con altra legge che deve seguire lo stesso criterio non è possibile, a meno che non ci sia la disponibilità degli altri presentatori e noi potremo unificare la discussione, sennò devono avere due decorsi differenti, cioè si discute prima questa e poi si discute l'altra. L'altra è destinata alla Commissione, si discute l'altra se l'Aula decide di discuterla allo stesso modo con la quale stiamo discutendo la prima. Non so se mi sono spiegato, se è tutto chiaro. Allora, onorevole Selis, prima di darle la parola vediamo di risolvere questo problema che è anche politico.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Io credo che la prima regola sia quella di rispettare il Regolamento. Su questa vicenda credo che non ci debbano essere strumentalizzazioni da parte di nessuno. Tutti i colleghi Capigruppo dell'opposizione hanno inviato una lettera al collega Corona, dicendo che non c'era nessun problema che la proposta di legge, che è all'ordine del giorno oggi, venisse firmata da tutto il Consiglio regionale; quindi credo che possiamo risolvere il problema anche regolamentare facendo aggiungere la firma dei colleghi della maggioranza alla proposta di legge che già è all'esame del Consiglio regionale. Credo che sia da un punto di vista regolamentare anche la soluzione che può venire incontro, io dico, ad una giusta esigenza che il collega Pittalis ha prospettato all'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per dire che, al di là delle forme che comunque devono essere tenute in conto e rispettate, perché si tratta di forme regolamentari e quindi cogenti, vi è la necessità di poter procedere all'esame di questa proposta di legge. Io ritengo, in questa circostanza, che la proposta del collega Pittalis non sia una proposta o un tentativo dilatorio, ritengo più opportunamente che rappresenti la legittima esigenza di essere partecipe, anche l'altra parte del Consiglio, di fronte ad una questione così rilevante e di rilevanza così estesa all'interesse di tutto il popolo sardo che partitamente, seppure in modo differenziato, rappresentiamo; e che quindi debba essere trovato un modo, compatibile però con il rispetto del Regolamento, perchè ciò possa avvenire. Il collega Fadda mi pare lo abbia già prospettato questo modo; un modo può essere quello della condivisione, se vi è condivisione almeno in partenza, salvo la possibilità di modifica nel corso dell'esame della legge, la condivisione in partenza da parte di tutti; un altro modo può essere anche quello del procedimento normale di esame delle proposte e dei disegni di legge che è il procedimento emendativo, da concordare nei modi nei quali si potrà concordare per quanto vi sarà condivisione.
Diversamente, lo dico con molta serenità, potrebbe apparire, non che sia, ma potrebbe apparire che in questa circostanza così rilevante e delicata, su un tema da tutti ritenuto vitale per la Sardegna, si introduca una qualche complicazione che, sub specie dei procedimenti e delle procedure, poi di fatto sembra che si voglia ritardare un pronunciamento del Consiglio. Siccome - ripeto quel che ho già detto - sono convinto che l'intendimento è diverso, che l'intendimento è benevolo e non malevolo, io credo che possa comporsi questa esigenza attraverso una delle due vie, o della condivisione in partenza da parte di tutti i Gruppi della proposta, salve le modifiche che si riterranno opportune in corso di esame della legge, o procedere comunque all'esame della legge e inserire quelle proposte emendative che si riterrà opportuno nell'interlocuzione più complessiva che interverrà in Consiglio, quelle proposte che si riterranno condivisibili.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io intanto prendo atto e debbo ringraziare anche il collega Fadda per la disponibilità, anche perchè, trattandosi di battaglia che vede mobilitate tutte le forze politiche indistintamente, economiche e sociali e la stessa Chiesa della nostra Isola, quindi non abbiamo nessuna ragione per quanto riguarda il Gruppo di Forza Italia, trattandosi di proposte poi nel contenuto molto simili, a raccogliere questo invito del Capogruppo Fadda, ad apporre la firma del Gruppo di Forza Italia sulla proposta oggi in esame. Questo facilita, anche per economia di tempi, ad evitare dunque che possa tornare in Aula sullo stesso argomento ciò che invece oggi celermente possiamo esitare.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis le faccio osservare però che i testi, pur essendo sostanzialmente uguali, non sono identici; quindi lei sta proponendo di ritirare questo e si firma il documento che stiamo discutendo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Lasciamo in commissione l'altro.
PRESIDENTE. Allora l'altro fa il suo iter, al momento quindi si firma l'unico documento in discussione, è espressione di tutta l'Aula e quindi possiamo procedere così. Non hanno bisogno di vedere niente, nessun aspetto di quel documento? Lo chiedo perchè, se c'è bisogno di sospendere cinque minuti, io sospendo. Gli emendamenti vanno anche visti. Sospendiamo dieci minuti.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Credo che eventuali emendamenti li vedremo lungo il dibattito, comunque durante il dibattito. Io vorrei chiedere invece, Presidente, perchè si può iniziare, agli altri colleghi della maggioranza, perchè la richiesta è soltanto di Forza Italia, se intendono anche loro firmare la proposta di legge che abbiamo depositato. Quindi chiedo agli altri colleghi se il collega Pittalis ha parlato, mi sembra, soltanto per il Gruppo di Forza Italia, però io chiederei agli altri colleghi se intendono fare la stessa cosa.
PRESIDENTE. Io ho inteso che l'onorevole Pittalis parlasse a nome di tutti.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). No, a nome di Forza Italia perché siamo presentatori di un'altra proposta di legge.
PRESIDENTE. A nome di Forza Italia? Va bene, d'accordo, allora sentiamo anche gli altri Gruppi poi io insisto nel dire che è opportuno che sospendiamo cinque minuti perchè vi vediate, poi lavoriamo speditamente. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Per comunicare che anche il Gruppo di Alleanza Nazionale aderisce a questa richiesta del Capogruppo Fadda e si unisce quindi alla proposta che ha fatto il rappresentante di Forza Italia, l'onorevole Pittalis.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif.Sardi-U.D.R.). Presidente, per unirci anche noi alla proposta fatta dall'onorevole Selis e comunque per ravvisare l'esigenza di poter proporre alcuni piccoli emendamenti che possano migliorare naturalmente il testo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Presidente, credo che su questo argomento possiamo trovare l'unità, quindi anche il Gruppo dell'U.D.C. aderisce all'unione sulla proposta di legge.
PRESIDENTE. Abbiamo finito, o ci sono altri che devono intervenire? No, la Giunta in questo momento non è interessata se non ha altre cose da dire; ma siamo ancora nella fase della proposta del Consiglio, quindi la Giunta si esprimerà dopo. Detto questo sospendiamo per dieci minuti per vedere se siamo tutti d'accordo a evitare discussioni inutili dopo e procediamo alla discussione e, io spero, all'approvazione di questo importante documento. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 28, viene ripresa alle ore 12 e 15.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, scusandomi per il ritardo con tutti i colleghi e in modo particolare con l'onorevole Selis che ho costretto ad una lunghissima attesa.
Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare la proposta di legge numero 449.
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, la ringrazio; intanto voglio prima di tutto e con molta schiettezza ringraziare tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione per la volontà unitaria che hanno dimostrato e che spero ci porteranno a concludere con una approvazione positiva questo provvedimento che è un provvedimento di volontà comune, al di là dell'iter che ha seguito. Questo lo dico con molta chiarezza e con molta decisione perchè credo che ognuno di noi si renda conto e ognuno di noi in questi giorni ha toccato con mano la domanda che da parte della società ci viene di essere uniti su questo tema. Credo che lo sforzo che stiamo facendo ha questo significato e quindi la soddisfazione e l'apprezzamento per i colleghi dei diversi schieramenti e dei diversi Gruppi è sincera; perchè questo significa aver dato alla politica il suo ruolo, il ruolo di interpretare la domanda che viene della società sarda, la domanda di una presa di posizione chiara, decisa, ferma, autorevole e responsabile, una presa di posizione che dica no ad un'ipotesi per alcuni remota, per altri molto concreta, che vede la Sardegna diventare o possa vedere la Sardegna diventare il sito unico dello stoccaggio delle scorie nucleari.
Questa è comunque un'eventualità molto meno astratta e molto meno remota di quanto si pensi e credo che le preoccupazioni, le tensioni e, in qualche modo, anche l'amarezza con la quale la Sardegna vive queste giornate possa essere condivisa da tutti noi. Siamo tutti preoccupati, viviamo e sentiamo addosso una tensione crescente e non solo dei movimenti, che pure sono più sensibili, ma delle imprese, dei sindacati, degli amministratori locali, dell'università, quindi di ambienti che sono notoriamente prudenti e in qualche modo refrattari anche ad essere allarmati. Quindi da questo punto di vista la preoccupazione è concreta e i nostri elementi di concretezza li richiamiamo qua per dire che non stiamo facendo allarmismo, d'altronde la sensibilità di tutto il Consiglio vuole sottolineare questo, ma non di allarmismo si tratta, diceva qualche collega i giorni scorsi, ma di allarme. L'allarme si trova in alcuni fatti concreti. E' concreta l'ordinanza con cui il Governo investe di responsabilità, che travalicano le normali normative, un Commissario straordinario perchè prenda decisioni anche in deroga alle norme esistenti. E tra queste norme probabilmente rientrano anche quelle che sono le nostre competenze statutarie.
E` un'ordinanza che si giustifica solamente in tempi di guerra o di grande emergenza, noi non siamo in tempi di guerra e di grande emergenza e ci sembra che l'ordinanza non abbia un fondamento, se non quello di voler preordinare e prevaricare quelle che sono le competenze delle normali normative correnti. Il secondo elemento che giustifica le nostre preoccupazioni è il profilo delle regioni e dei territori che emerge anche dalle audizioni parlamentari, nelle quali si parla di terreni o di territori a bassa densità di popolazione, con presidi militari prossimi, con caratteristiche geologiche non sismiche e, quindi, da questo punto di vista, il profilo rassomiglia molto alla Sardegna.
Il terzo elemento di preoccupazione è che la Sardegna era stata esclusa sinora da questo novero delle regioni interessate, la riammissione dalla Sardegna con questo profilo e alla luce dei poteri dati al Commissario straordinario fa pensare davvero che la Sardegna possa essere uno dei territori più titolati per essere prescelto dal Commissario, ma noi crediamo anche dal Governo - naturalmente ci auguriamo di no - come uno dei territori. Il quarto elemento è il silenzio del Governo, è il silenzio dei poteri governativi, in una realtà in cui la Sardegna intera è in una situazione di perdurante sollevazione come non si vedeva forse da tanto tempo, in cui la Sardegna trova su questo tema una unità che forse non si vedeva da tanto tempo anche in quest'Aula. Nel momento in cui c'è questa preoccupazione generale noi registriamo - e lo registriamo con grande preoccupazione - un silenzio che per noi è allarmante, che speriamo che nei prossimi giorni, anche grazie all'autorevole intervento dei colleghi della maggioranza, possa essere questo silenzio rotto. L'occasione prossima, propizia, è data anche dalla visita in Sardegna del Capo del Governo, credo per un'inaugurazione; noi su questo non vogliamo fare nessuna polemica, ma se il Presidente Berlusconi, cogliendo quell'occasione di venire in Sardegna, oltre che per inaugurare questa opera, potesse dire una parola chiara, definitiva, esplicita, ufficiale, documentata che sottrae la Sardegna e che ci toglie questa preoccupazione, noi saremmo i primi ad esserne, noi tutti, non solo noi opposizione, maggioranza e opposizione, ad esserne soddisfatti. Il Consiglio si sta facendo interprete, l'ha fatto l'altro giorno con la mozione, lo sta facendo oggi con un atto più impegnativo come una legge, si sta facendo interprete primo della volontà che la Sardegna ci chiede su questo tema di trovare l'unità; secondo, si sta facendo interprete di questa preoccupazione diffusa che c'è nella società sarda dalle imprese ai sindacati, dalle università alle professioni, perchè questa preoccupazione trovi una eco nella sede istituzionale, oggi in Consiglio regionale. Il Consiglio regionale, il Parlamento della Sardegna, si sente interprete di queste preoccupazioni, di questa tensione e di questo malessere. Noi ci auguriamo, lo dico per inciso, anche qua senza nessuna vena polemica, che a questa unità si associ anche il Presidente della Giunta che i giorni scorsi ci sembrava più ottimista e noi abbiamo e ci auguriamo di poter condividere con lui questo ottimismo, se questa fosse la realtà dei fatti noi saremmo tutti molto più soddisfatti; però, precauzionalmente, se il Presidente della Giunta aggiungesse la sua voce e la sua autorevole presenza anche a quella di tutto il Consiglio, forse sarebbe da questo punto di vista meglio per tutti.
Naturalmente noi ci auguriamo che le posizioni più ottimistiche siano quelle che poi sono accreditate, ma - l'abbiamo detto in quest'Aula - preferiamo essere prudenti, chi si è bruciato storicamente con l'acqua calda teme anche l'acqua fredda, ma questa non è un'acqua fredda, questa non è una doccia rinfrescante, questa è una preoccupazione che cala sulla nostra Regione col peso di una sciagura che, se non fosse esorcizzata, condannerebbe la Sardegna, il suo sviluppo, la nostra salute, il nostro ambiente, il nostro futuro ad una prospettiva drammatica.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO(Segue SELIS.) Noi ci auguriamo che questa prospettiva possa essere esorcizzata mettendo insieme le nostre energie, le nostre intelligenze, la nostra volontà comune di interpretare i sentimenti, le paure e le preoccupazioni della Sardegna. Da questo punto di vista il passo avanti che vogliamo fare è da un lato quello di dare spessore, dignità, autorevolezza, dimensione di legge alla volontà di tutelare la Sardegna e i sardi, da un altro lato - dicevo prima - sollecitare la Giunta ad essere in sintonia con il Consiglio, con questa ampia convergenza del Consiglio e ad essere essa Giunta, anche se in ritardo, attuatrice della mozione che abbiamo firmato. Una mozione che prevedeva una serie di impegni per la Giunta di accertamento e di iniziative, quindi sollecitiamo e vogliamo sollecitare la Giunta ad essere attiva in questa partita, in questa vicenda e quindi ad essere parte attiva nell'attuazione della mozione per quanto riguarda gli accertamenti, per quanto riguarda l'eventuale percorso giuridico a tutela dei diritti dei sardi, per quanto riguarda le iniziative concrete che esorcizzino questa eventualità. Però noi, da parte nostra, il Consiglio nella sua ampiezza vuole fare un passo avanti e vuole dire che il patto che lega la Sardegna all'Italia, il patto statutario che conferisce a noi una serie di poteri, oggi vogliamo esercitare questi poteri, vogliamo che questo patto sia ribadito e riconosciuto dallo stesso Governo. Lo Statuto è il patto che ci unisce al resto del Paese e a questa unità noi crediamo con massima forza, ma questa unità si basa sul riconoscimento da parte della collettività nazionale, da parte dello Stato, da parte della comunità nazionale di una serie di competenze; queste competenze noi le vogliamo esercitare con forza. La legge ha come primo obiettivo questo di dire: premesso che i sardi, la Sardegna, le istituzioni e il Consiglio regionale ritiene di avere una serie di poteri garantiti dallo Statuto (articolo 3), garantiti dalla Costituzione (articolo 117), garantiti da una serie di norme di attuazione dello Statuto, questi poteri noi vogliamo esercitarli e in questi poteri c'è la gestione del territorio, c'è la gestione dell'ambiente, c'è la gestione di tutte le partite urbanistiche, c'è la gestione di quello che è, al di là della lettera delle norme citate, lo spirito stesso dello Statuto di rendere la Regione, l'autonomia e il Consiglio come massima espressione dell'autonomia garante della nostra salute, del nostro sviluppo, del nostro ambiente. Se noi rinunciassimo a questo, se questo Consiglio pensasse che queste competenze travalicano i nostri diritti, le nostre prerogative, noi staremo oggi mortificando l'autonomia e condannandolo ad essere solo un fatto amministrativo. Il fatto che il Consiglio oggi assieme rivendichi il potere, il dovere e il diritto di dare spessore, garanzia, forza, autorevolezza, data da questa grande unità che si prefigura e che io mi auguro vada fino in fondo, se noi riuscissimo a fare questo daremmo alla Sardegna e ai sardi la speranza di un Consiglio, di una istituzione che, anche in anni fortemente travagliati come sono stati e sono e forse saranno sino alla fine della legislatura questi anni, almeno in qualche cosa e in un punto determinante della vicenda sarda di questi giorni e di questi mesi fa la sua battaglia per dare sicurezza e garanzie di futuro alla Sardegna. Il primo articolo è questo: la volontà di rivendicare, di esercitare e di tutelare i nostri poteri e, alla luce di questi poteri, di tutelare e garantire la salute, lo sviluppo, l'ambiente dei sardi. Il secondo elemento, che da questo discende, perchè senza il primo elemento non ci sarebbero politiche di sviluppo, è di attuare questo potere, è la volontà di rendere concreto, operativo questo potere e di dire che alla luce di questi poteri noi ci organizziamo per monitorare, per verificare, per esaminare il territorio della Sardegna, della nostra Regione, perchè vicende di questa natura non accadano. E` prevista una Commissione di inchiesta ed è prevista una serie di disposizioni che diano a questa volontà di tutelare le proprie prerogative concretezza operativa. Non ci fermiamo all'affermazione di principio, ma alle affermazioni di principio facciamo seguire i fatti. Andiamo a vedere cosa sta succedendo nel nostro territorio, nei punti più critici del nostro territorio, là dove purtroppo si stanno aggregando anche patologie gravi, leucemie infantili, casi di morti sospette, che possono derivare da fatti pregressi, ma che noi abbiamo oggi il dovere di guardare in faccia, sui quali non vogliamo chiudere gli occhi perchè negli anni scorsi, nel Sulcis in certi anni, nell'area di Sarroch in certi anni e oggi in Ogliastra, nell'area di Tortolì e dell'Ogliastra, si sta registrando una intensificazione di fatti, per esempio di leucemia infantile, che vanno esaminati. Quindi il primo articolo: la volontà ferma di rivendicare i nostri diritti, di tutelare le nostre prerogative, di esercitare il nostro dovere; il secondo articolo: darsi organizzazione. Sarà la Commissione di inchiesta, ma con tutto quello che questo comporta in termini di attrezzature e di organizzazione, per metterci in condizioni di verificare e di esaminare lo stato di salute del nostro territorio, lo stato di salute delle nostre popolazioni, lo stato di eventuale inquinamento che oggi potremmo avere. Il terzo articolo è la possibilità che la Regione, utilizzando strumentazioni tecniche e personale già esistente, si doti e renda concretamente operativo questo percorso. Da questo punto di vista questa legge, con quello che deriverà, con l'autorevolezza che alla legge verrà dall'approvazione del Consiglio, ci auguriamo più ampia possibile, si pone il problema di affrontare, di controllare e di verificare il nostro futuro, convinti come siamo che se queste preoccupazioni fossero fondate noi non avremmo un futuro. Se la Sardegna diventasse palesemente o in maniera - questo è il rischio - meno palese, cioè se la Sardegna non si attrezzasse non solo per rigettare questa ipotesi, ma poi per controllare quella che nei mesi e negli anni avviene nel territorio, noi non avremmo futuro. Il danno che è già stato fatto dal "si dice", il danno che è già stato fatto alla Sardegna come immagine da questa semplice eventualità è un danno grave. Noi dobbiamo recuperarlo e dire che insieme, il Consiglio regionale nella sua interezza, non accetterà questa eventualità e dire insieme che questa eventualità sarebbe per noi una condanna a morte, una condanna per quello che riguarda la nostra salute, il nostro ambiente, il nostro sviluppo.
Da questo punto di vista la nostra volontà comune sia oggi ribadita con forza e con autorevolezza perchè i sardi abbiano nei confronti del proprio Parlamento un momento di fiducia e perchè il Consiglio regionale, come massima espressione dei sardi, sappia essere all'altezza, una volta almeno e mi auguro più volte, ma almeno questa volta, di rappresentare la dimensione alta della politica, che è tale quando si fa interprete degli umori, dei pensieri, degli interessi, dei bisogni e delle ansie delle popolazioni di rappresentare la dimensione alta della politica, che è tale quando rende fatto istituzionale la domanda popolare. E oggi la domanda popolare è quella che noi insieme diciamo NO a che la Sardegna diventi una pattumiera nucleare, NO a che la Sardegna diventi un sito di discarica di scorie radioattive e di rifiuti tossici, NO a che la Sardegna sia condannata a pagare il prezzo dello sviluppo altrui. Noi vogliamo un nostro sviluppo e il nostro sviluppo sta nella salute, nell'ambiente, nel lavoro, nella qualità della vita. Su questa qualità, insieme facciamo una battaglia perchè la Sardegna creda nel proprio futuro e perchè la Sardegna abbia davvero un futuro nel quale scommettere le proprie risorse, le proprie energie e la propria speranza.
PRESIDENTE. Avverto tutti quanti che chi intendesse intervenire si deve iscrivere entro il tempo dell'intervento dell'onorevole Scano, dopodiché non saranno fatte eccezioni, non saranno accettate iscrizioni per interventi.
E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, c'è stata una risposta pronta e forte dei sardi, dalla comunità sarda, rispetto alla minaccia effettiva, non virtuale, di localizzare in Sardegna il sito unico per lo stoccaggio e lo smaltimento delle scorie nucleari prodotte dalle centrali chiuse. Una risposta pronta e forte, dicevo, ma oggi - l'ha già giustamente messo in rilievo il collega Selis poc'anzi- c'è un salto di qualità nella risposta della Sardegna. Il salto di qualità è dato dal fatto che il Consiglio regionale decida di utilizzare la propria potestà legislativa per porre un punto chiaro, limpido e fermo sulla questione. Finora c'è stata una reazione diffusa, capillare dei cittadini della Sardegna, una grande sensibilizzazione, una spontanea reazione che dimostra come questa questione tocchi le fibre profonde dell'animo del nostro popolo. Ci sono state molte manifestazioni, organizzate, improvvisate, spontanee, altre sono annunciate per i prossimi giorni. Io ne voglio citare una in particolare perchè mi pare che gli organizzatori abbiamo individuato una forma anche simbolicamente molto efficace, molto forte, mi riferisco a questa manifestazione indetta per venerdì prossimo, venerdì 4 luglio, per la quale ad una certa ora, le 20.30 mi pare, tutti coloro che aderiscono a questo appello dovrebbero per dieci minuti stendersi per terra a simboleggiare la morte nucleare. Questa iniziativa è molto bella, è molto significativa proprio perchè pare che si riesca a farla svolgere in tanti luoghi della Sardegna e fuori dalla Sardegna dove ci siano delle comunità di emigrati sardi, in Italia, in Europa e nel mondo. So che sono annunciate manifestazioni a Milano, a Torino, a Roma, in Svizzera, in Argentina addirittura, in Australia perfino. Mi sembra veramente una cosa molto bella a cui faremo bene, come militanti, operatori della politica, a dare tutti noi, al di là della pluralità delle bandiere, un forte impulso. Dicevo che ci sono state tante manifestazioni e altre ce ne saranno, ma oggi con la legge che spero, sono convinto, verrà approvata dal Consiglio all'unanimità, si dà la risposta più alta e più forte perchè la legge dichiara la Sardegna territorio, Isola denuclearizzata, interdice la Sardegna al traffico e al deposito di scorie radioattive prodotte altrove e con un articolo, il secondo, che ha anch'esso un particolare rilievo, dispone la formazione di una Commissione di inchiesta perchè si possa aver chiaro, si possa monitorare lo stato dell'arte. La legge ha una portata peraltro molto più vasta del puro e semplice No alle scorie nucleari, perchè il sentimento spontaneo dei nostri concittadini, di tutti noi, ha portato naturalmente - così era giusto, così era giustificato - ad una posizione che può essere raccolta nel moto "No alle scorie nucleari"; ma la legge, che contiene una riflessione più profonda, più forte, ha una portata più vasta, perchè è chiaro che c'è una tipologia delle scorie nucleari. Ci sono le scorie prodotte dalle centrali nucleari chiuse, dismesse; ci sono le scorie, anche più significative dal punto di vista della quantità e della diffusione nel territorio italiano, prodotte dagli ospedali, dall'industria, da processi produttivi, da centri di ricerca; c'è poi il nucleare militare, italiano e no, NATO-USA; per quanto ci riguarda ci sono anche le scorie prodotte in Sardegna anche da noi, da ospedali, eventualmente da processi produttivi e da centri di ricerca. Da una parte noi diciamo NO alle scorie prodotte fuori dalla Sardegna, sia dalle centrali nucleari sia da altre fonti che ora richiamavo, ma nel dichiarare la Sardegna Isola denuclearizzata è chiaro che il Consiglio regionale sta dicendo qualcosa di molto più importante e molto più significativo, sta dicendo NO al nucleare militare. In Sardegna ci sono delle presenze forti, ci sono delle presenze per certi versi oscure, anche in virtù di legittimi trattati internazionali e comunque frutto di accordi internazionali, presenze dense di interrogativi e di domande; mi riferisco per esempio all'uso del Poligono di Perdasdefogu, mi riferisco dall'altra alla base USA di Santo Stefano. Sull'uno e sull'altro si sanno tante cose, molte cose sono state giustamente, opportunamente, tirate fuori dagli organi di informazione in questa fase, molte altre sono oscure. Voglio dire che sarebbe ora - perchè poi bisogna che questa legge, ove approvata dal Consiglio regionale, produca qualche effetto pratico - di rilanciare, utilizzando questa forte coscienza che si è manifestata sul problema delle scorie nucleari in tutta la nostra Comunità, rilanciare il confronto con lo Stato, innanzitutto per avere chiarezza sul nucleare che c'è, al di là del nucleare che potrebbe venire, sulla necessità che è scritta in documenti della Regione ed in documenti comuni firmati dalla Regione e dallo Stato, sull'obiettivo di un alleggerimento progressivo delle presenze delle servitù militari in Sardegna e sul superamento in prospettiva, compatibilmente naturalmente anche con i necessari passi internazionali, ma sul superamento di presenze militari, anche nucleari, che potevano forse avere giustificazione in una situazione di rapporti internazionali diversa, ma che sicuramente non hanno più oggi alcun motivo di essere. Da che cosa viene salvata la Sardegna, da che cosa viene salvata l'Italia, da che cosa viene difesa l'Europa nello stato delle relazioni internazionali di oggi? Dalla base di sommergibili nucleari di Santo Stefano. E` cambiata completamente la situazione internazionale, ma adesso - mi avvio a concludere - non voglio continuare su un tema che dovremo riprendere. L'approvazione della legge sarebbe un atto istituzionale politico di grande portata che certo andrà interpretato giuridicamente nella sua portata e nella sua efficacia, non ci sfugge questo profilo del problema, tuttavia è, rimane, rimarrà come manifestazione fortissima, formidabile, poderosa di volontà politica del Consiglio regionale, del popolo che esso rappresenta. Essa fonde fra l'altro - lo accenno solo - in modo molto maturo, molto profondo, problematiche della sicurezza e problematiche dello sviluppo; l'idea da cui promana questa legge è che la Sardegna va pensata come Isola della qualità, qualità dello sviluppo, qualità del territorio, qualità degli assetti civili e che questa, la qualità, è la strada del nostro futuro, è la nostra chance unica di sviluppo. La legge è quindi l'atto più solenne, più forte, che per il tramite del Consiglio regionale il popolo sardo oggi può assumere. Noi stiamo dicendo a nome di tutti i sardi: 1) che non vogliamo le scorie prodotte altrove e siamo disposti alla battaglia democratica, ma più dura che sia necessaria, per ottenere questo risultato; 2) che il processo di denuclearizzazione va esteso alle altre forme del nucleare, a partire - e parliamo quindi di qualcosa che c'è, non di qualcosa di cui abbiamo timore - dal nucleare militare, perché la scelta dei sardi sul futuro dell'Isola esclude ogni forma di contaminazione nucleare ed è basata appunto sulla qualità dell'ambiente, sulla qualità degli assetti civili, sulla qualità della convivenza sociale della nostra comunità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, la proposta di legge in discussione perché si dichiari la Sardegna territorio denuclearizzato è il frutto di un risveglio delle coscienze che dalla nostra società arriva all'interno del Palazzo e per la prima volta in termini unitari quest'Aula discute questa proposta di legge con non più quelle differenziazioni di maggioranza e di opposizione.
Credo che la spinta esterna, quel recupero, quel grande recupero di voglia di libertà della nostra gente abbia aperto uno spiraglio insperato; uno spiraglio insperato che in molti momenti è venuto meno, ed è questa la grande lacuna che i sardi si portano dietro e soprattutto se la portano dietro le forze politiche, che qua rappresentano una buona parte della nostra società.
Nella relazione c'è scritto, nella prima riga, che noi abbiamo competenze esclusive in materia urbanistica, ma questo è vero relativamente, perché in materia urbanistica non abbiamo competenza dentro la base americana di Santo Stefano, e i dati di queste ultime ore ne sono testimonianza, non abbiamo competenza in tutte quelle basi militari dove questa materia è gestita esclusivamente dai militari. E questa è la testimonianza peggiore. Noi nell'articolo 2 richiamiamo la necessità di verificare e monitorare ogni eventuale presenza nell'Isola di materiali radioattivi; un argomento che abbiamo già toccato in una mozione fatta proprio sulle servitù militari, uno dei punti approvati era questo e non si è dato seguito, si continua a far finta di niente. Ma la verità vera è una e solo una: oggi non saremmo qua noi a discutere di scorie radioattive, non lo sarebbe la gente fuori del Palazzo, se l'elemento cardine penalizzante non fosse esistito, e cioè le servitù militari. Se non ci fossero state le servitù militari in Sardegna oggi non staremmo a discutere di questo eventuale pericolo grave che incombe su tutta l'Isola. Ma questo poco importa, quando si parla di servitù militari si fa finta di niente, un'Aula sempre e comunque disattenta, allora però è bene ripetere e ricordare che in Sardegna, utilizzando lo strumento dell'esproprio, sono nati tre grandi poligoni: la Base aerea di Decimomannu, Capo Frasca e i poligoni del Salto di Quirra. Sono i più estesi d'Europa in cui si articola l'attività esercitativa, addestrativa e sperimentale, ancora oggi la più intensa di tutta la penisola italiana. Un vasto spazio aereo del centro Sardegna è asservito; il demanio militare permanente impegna 24.000 ettari a fronte dei 16.000 ettari del restante territorio della penisola italiana. Sono dati che ho detto e ripetuto tante volte e ripeterò anche stamattina per cercare di far capire l'importanza dell'argomento. A questa cifra si sommano 12.000 ettari di terra gravati da servitù, l'estensione delle zone di sgombero a mare supera con i suoi 2.800.000 ettari la superficie dell'intera Isola. Cose di poco conto. Oltre al dato quantitativo va considerato l'aspetto qualitativo dei gravami: i poligoni e le zone interdette o pericolose per la navigazione aerea e marittima sono impegnati permanentemente in esercitazioni a fuoco. E abbiamo visto in quest'ultimo periodo cosa significa esercitazioni a fuoco: gli ultimi tre missili, quegli incidenti militari, così chiamati, gli accadimenti, il loro significato e l'unica cosa lieta è che la loro caduta non abbia causato morte alcuna. Ma questo non per merito di chi faceva le esercitazioni, non per merito dell'autodifesa dei sardi, ma per le circostanze fortuite.
Quindi la colonizzazione militare della Sardegna procede incontrastata, soltanto saltuariamente si è riusciti a organizzarsi e a reagire con forza a tale ingiustizia. E bisogna tornare indietro negli anni, al '69, a Orgosolo, contro il progetto di poligono a Pratobello; pagina di storia, di difesa della propria libertà, della propria autonomia. Troppo poco. Nell'87 la raccolta delle firme per il referendum negato sulla base atomica di La Maddalena, e l'altro elemento da ricordare, a proposito di referendum e di possibilità dei sardi di esprimere il proprio pensiero, il proprio giudizio, la propria volontà, negato nel '97 nel Sulcis con il sequestro militare del mare di Teulada. Ma per capire quelli che sono i dati è bene ricordare che in Friuli, che è la regione più militarizzata d'Italia dopo la Sardegna, si contrattano organicamente e puntigliosamente indennizzi, occupazione e servizi contro i gravami militari, nonché la restituzione, per ultima, di quei territori. In Sardegna questo esempio non calza, non serve; in Sardegna qualcuno continua a dire che le basi militari creano lavoro e ricchezza. Così non è e lo sappiamo bene! In Sardegna si continua dire che sono ininfluenti i poligoni militari rispetto all'ambiente e sappiamo benissimo che non è così, che i danni ci sono e i danni molte volte contribuiamo, o per meglio dire contribuite a mimetizzarli. Vogliamo spiegare alle gente perché in uno spazio di territorio così limitato come quello di Quirra in questi ultimi anni sono morte trenta persone? La morte dei militari è nascosta dal solito segreto, difficile quantificare, ma la morte dei civili è più facile, nonostante il fatto che il pastore di Arzana vada a lavorare, a pascolare il proprio gregge in quel di Quirra e che poi sia dato per defunto residente a Arzana, o a Villa se vogliamo. E due morti delle quali non si riesce a capire, una delle quali è il costruttore di quel porto di San Lorenzo, quel porto che viene richiamato ogni tanto, ma che riporta alla memoria una situazione insostenibile dove la mortalità è fuori da qualsiasi logica numerica; non c'è territorio in Sardegna che abbia una concentrazione di mortalità dovuta a motivi ben precisi che tutti conosciamo e che facciamo finta di non conoscere. Quelle morti gridano vendetta, quelle morti hanno necessità di un approfondimento, di un'indagine vera che non è quella dell'arsenico, che chi di dovere, come tecnico, come medico, come ricercatore, sa benissimo non può essere riferita assolutamente all'arsenico, per la tipologia. Anche questo riusciamo a nascondere, anche questo trova il contributo delle Aziende sanitarie locali, che invece di testimoniare e denunciare contribuiscono a nascondere.
E allora la situazione di grande pericolosità ce l'abbiamo già nella nostra Isola e ce l'abbiamo attraverso le basi militari ed è una denuncia che noi, come Partito Sardo d'Azione, continueremo a fare all'infinito, perché la gente debba necessariamente comprendere quale peso, quale sacrificio, anche in termini di sopravvivenza, i sardi stanno pagando. Che ci sia qualcosa di nascosto è fuori dubbio e che nessuno voglia porre un monitoraggio continuo per quello che riguarda il territorio è anche vero; che ci sia una volontà politica portata a nascondere invece che a difendere, che ci sia una volontà di far dimenticare, una volontà che faccia venir meno quei valori fondamentali di difesa di un popolo, di un territorio, per il bene comune, perché l'aspetto sanitario e il diritto alla sopravvivenza umana sono messi in discussione e noi continuiamo a far finta di niente. Qui ci si accontenta, perché poi nel 1990 qualcuno è riuscito, con la legge 104, a trovare qualche lira perché i militari potessero risarcire danni. Qua non ci sono danni da risarcire, qui ci sono vite umane da salvaguardare, quelle vite umane che oggi, con questa legge in discussione, che non può morire in quest'Aula, deve trovare quella voglia di riscatto che fuori del "palazzo" esiste, dove tutta la società civile, dalla Chiesa, alla scuola, ai sindacati, agli imprenditori, al singolo cittadino, hanno manifestato e stanno manifestando con forza. Se non riusciamo a capire che questo è un momento favorevole perché quelle penalizzazioni che abbiamo subito e stiamo subendo da troppi anni possano essere elemento di ricontrattazione con uno Stato che ha pensato solo ad occupare, a utilizzare, venendo meno a quelli che sono presupposti fondamentali del diritto alla vita. E di diritto alla vita in quest'Aula si deve parlare, perché è impensabile che sotto il silenzio si continui a morire, è impensabile che facendo finta di niente si possa pensare di sanare una situazione dagli aspetti più che negativi. Le vite in discussione sono le vite delle nostre popolazioni, sono quelle vite che sono venute meno e, guardate, non è perché tutto sta accadendo in quello spazio di territorio ben preciso, ben delimitato; non è cosa di poco conto, perché anche al Nord ci sono situazioni che vanno controllate con maggiore precisione. I sommergibili nucleari non sono un qualcosa di astratto, sono un qualcosa di reale; l'aumento ultimo di cubatura che gli americani stanno portando avanti non sono qualcosa di astratto; si sta andando a fare cubatura che è a dismisura rispetto all'esistente. Una bettolina non può considerarsi cubatura, un container non può considerarsi cubatura; nessuno di noi in casa propria avrebbe qualsiasi tipo di autorizzazione, cadrebbe nel ridicolo! Invece a La Maddalena questo avviene, avviene con facilità, avviene con arroganza, avviene però col disinteresse degli amministratori, di chi è preposto, di chi ha avuto il consenso popolare per rappresentare quelle popolazioni. Noi qua non l'abbiamo mai fatto, abbiamo sempre tergiversato. Oggi è difficile far finta di niente, oggi ciò che sta accadendo fuori del "palazzo" ci deve portare davanti alle nostre responsabilità, quelle responsabilità che abbiamo disatteso, che abbiamo fatto venir meno, quelle responsabilità che sono il frutto anche di vite umane che nessuno di noi però vuole avere nella propria coscienza. Ma la coscienza è un qualcosa che uno si porta dentro e noi a questo dobbiamo con forza richiamarci, pensare veramente di aprire con lo Stato nazionale italiano una dura battaglia, un duro confronto, a prescindere che sia un governo amico o un governo nemico, parlo per le forze politiche italiane che a turno si alternano. Non è questo il nostro compito; il nostro compito è completamente diverso: noi siamo stati eletti dai sardi in questo consesso, questa è la massima assise che è presente in Sardegna e quindi il livello di responsabilità è ben alto, più alto di quanto qualcuno sino ad oggi ha potuto pensare. Noi abbiamo un obbligo fondamentale: riprendere in mano i valori di una identità, i valori di un popolo che a gran voce ci sta chiedendo in questo momento di assumerci le nostre responsabilità. Quel ruolo guida che non siamo stati capaci, che disattendiamo giorno per giorno in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, perché c'è nel DNA dei sardi, di quelli quanto meno che hanno avuto livelli alti di responsabilità, un certo servilismo.
Allora c'è poco da chiarire, il ruolo di consigliere regionale, il ruolo di assessore, il ruolo di Presidente della Giunta regionale pone un forte obbligo: non può essere un Presidente servo delle volontà romane, non può essere una Giunta serva delle volontà romane, non può essere un intero Consiglio regionale servo delle strategie romane, dei loro interessi e delle loro volontà. Se riusciremo a capire questo forse riusciremo anche a liberarci da una situazione di penalizzazione e di degrado che sta colpendo le nostre popolazioni. Se invece essere servi diventa l'elemento principale della vostra battaglia politica, continuate a farlo, sono sicuro però che i sardi certamente non vi seguiranno.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Lombardo sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 05, viene ripresa alle ore 13 e 06. )
PRESIDENTE. Il signor Bastiano Compostu si è presentato in Aula e si è messo il cappello sardo. Noi abbiamo tenuto conto, per dieci minuti abbiamo sopportato malgrado il Regolamento preveda qualcosa di diverso, prevede si stia a capo scoperto. C'è da rispettare il Regolamento e, mi rendo conto, c'è anche da rispettare uno che ritiene che mettendo la berritta rappresenta qualche cosa, glielo abbiamo lasciato rappresentare. Dopodiché ho pensato che il modo più indolore per far cessare questa situazione, da un lato il Regolamento va rispettato, d'altro canto va rispettato anche un cittadino, quindi lui ha avuto i suoi cinque, dieci minuti e più, quasi un quarto d'ora di rappresentanza, anche in concomitanza col discorso, con l'intervento dell'onorevole Sanna e va bene così, però l'Aula e io in particolare devo far rispettare il Regolamento, quindi ho usato questo stratagemma invitando i commessi a non farlo più entrare perché vorrei evitare in Aula di prendere provvedimenti coercitivi che non sono simpatici. Detto questo, i lavori sono sospesi effettivamente, la seduta è tolta e vi comunico che riprendiamo i lavori questo pomeriggio alle ore 17.
Sull'ordine del giorno? Ho detto che la seduta è tolta. In via eccezionale, onorevole Cogodi, sperando non sia una provocazione. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente, non è né ci sarebbe ragione perché si ricorra a qualsiasi provocazione. Voglio dire solo, proprio in riferimento all'ordine del giorno, cioè alla materia che discutiamo e al modo in cui la trattiamo, intanto che tengo conto, teniamo conto, comprendiamo e rispettiamo la sua valutazione, vorrei però rappresentarle una cosa, di valutare, se ritiene, anche adesso nell'intervallo dei lavori del Consiglio, il fatto che non essere in Aula da parte del pubblico ed essere in Aula in modo composto, ancorché la persona in questione sia il "Signor Compostu", una cosa è non essere a capo scoperto, cioè coprire il capo nei modi normali ed usuali con il cappello, il basco, insomma il copricapo che ognuno per diletto usa e può usare, o per comodità o utilità sua, altra cosa è avere, rivestire un qualcosa che fa parte di un costume, di una cultura e quindi di un modo di essere che non appartiene solo alla singola persona, ma rappresenta un simbolo e se questo simbolo viene rappresentato in modo ordinato e per nulla né offensivo né tale da turbare l'ordine costituito e costituendo, credo che lei nella sua saggezza possa meglio valutare anche la situazione e possa ritenere che con simile, composta presenza possa essere compatibile con l'ordinato svolgimento dei lavori del Consiglio, soprattutto in questa vicenda e soprattutto discutendo il tema che stiamo discutendo. La ringrazio.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cogodi, come sospettavo siamo alle valutazioni. Io devo far rispettare prima di tutto il Regolamento che quest'Aula, devo ricordare, non ha voluto prendere mai in considerazione per molti aspetti. Personalmente amo, ho portato e porterei anche volentieri anche il costume sardo, ma personalmente e politicamente, come istituzione, devo prima di tutto tener presente i valori e le norme che devono regolare le cose di quest'Aula. Cade male questa norma con l'esigenza di teatralità del "Signor Composto", cade male perché allora, se viene in costume, fa parte di un costume, se uno viene qui, si mette provocatoriamente le cose, è un'altra cosa. Questo è quello che io interpreto, cade male, perché è stato invitato, è stato avvisato, non ha voluto sentire nulla. Però se viene in costume sardo, con la sua berretta, nulla quaestio, venga pure, è un modo di vestire; quando è un modo, invece, di provocare per avere cinematografi e televisioni è un'altra cosa.
Comunico all'Aula che è a disposizione un dossier sulle scorie in Sardegna che abbiamo fatto portare, c'erano delle difficoltà di trasporto anche interne, non solo continuità territoriale, anche da zona a zona del Consiglio abbiamo difficoltà di trasporto.
COGODI (R.C.). Mi permetto di chiedere il parere del Consiglio.
PRESIDENTE. Certamente, lei è padrone di tutto quello.
La seduta è tolta alle ore 13 e 12.
Allegati seduta
CCCLXXIV SEDUTA
Martedì 1 luglio 2003
(Antimeridiana)
Presidenza del Presidente Serrenti
indi
del Vicepresidente Biggio
La seduta è aperta alle ore 10 e 36.
ORTU, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del mercoledì 4 giugno 2003 (368), che è approvato.
PRESIDENTE. Comunico all'Aula che i consiglieri Licandro, Pilo e Satta hanno chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo per la seduta del 1° luglio 2003. Comunico che il consigliere Pirastu ha chiesto di poter usufruire di congedo per la seduta antimeridiana del 1° luglio 2003. Se non vi sono opposizioni i congedi si intendono accordati.
Annunzio di presentazione di progetti di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza i seguenti progetti di legge.
Dal consigliere PIANA: "Modifiche e integrazioni alla legge regionale 9 agosto 2002, n. 13 (Interventi per i danni provocati dalla siccità 2001 e 2002 e dalle gelate dell'inverno 2001 e 2002). (455)
(Pervenuta il 26 giugno 2003 ed assegnata alla quinta Commissione.)
Annunzio di mozione di sfiducia
PRESIDENTE. E` stata presentata dai colleghi Spissu, Fadda, Balia e molti altri, la mozione numero 116. Si dia annunzio della mozione pervenuta alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
"Mozione SPISSU - FADDA - BALIA - COGODI - SANNA Giacomo - SCANO - BIANCU - CALLEDDA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DORE - FALCONI - GIAGU - GRANELLA - IBBA - LAI - MANCA - MARROCU - MASIA - MORITTU - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SECCI - SELIS - VASSALLO di sfiducia alla Giunta regionale". (116)
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
ORTU, Segretario:
"Interpellanza FALCONI - SPISSU - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore sull'avvio dei contratti di localizzazione in Sardegna". (377)
"Interpellanza PUSCEDDU - CALLEDDA - CUGINI - DEMURU - FALCONI - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Salvatore - SPISSU sulla ripartizione delle risorse della Legge n. 431 del 1998 fra i Comuni della Sardegna per il pagamento dei contributi sui canoni di locazione". (378)
"Interpellanza CALLEDDA - PINNA - SANNA Alberto - MARROCU sulla situazione determinatasi nel Compendio Ittico di Porto Pino (S. Anna Arresi) a causa dei mancati interventi di bonifica nel canale da parte delle Saline di Stato". (379)
"Interpellanza COGODI - ORTU - VASSALLO sulla nuova esplosione di un missile che è ricaduto fuori dal poligono militare di Perdasdefogu". (380)
"Interpellanza CALLEDDA - FALCONI - MARROCU sulla chiusura programmata di alcuni reparti della Portovesme s.r.l. di Portoscuso e il conseguente avvio della cassa integrazione per i lavoratori dipendenti". (381)
"Interpellanza DETTORI - SPISSU - FADDA - BALIA - SCANO - MANCA sugli incidenti missilistici verificatisi nel salto di Quirra". (382)
Annunzio di mozioniPRESIDENTE. Sono pervenute ancora: la mozione 114 Murgia, Frau, Biggio, Diana in materia di disaccoppiamento del regime dei premi nel settore ovino-caprino; la mozione 115, Pittalis, Capelli, Ladu e tanti altri per disciplinare la produzione pecorino romano; ancora la 117, Sanna Alberto, Giagu, Manca, Ortu e altri, proposta di modifica del disciplinare di produzione del pecorino romano.Se ne dia lettura.
ORTU, Segretario:
"Mozione MURGIA - FRAU - BIGGIO - DIANA sulla necessità che il Governo italiano si opponga in seno al Consiglio Agricoltura dell'Unione Europea alla proposta di riforma della Pac in materia di disaccoppiamento del regime dei premi nel settore ovino- caprino". (114)
"Mozione PITTALIS - CAPELLI - LADU - VARGIU - FLORIS - CORONA - RASSU - MILIA - LOMBARDO - PILO - BALLETTO - PETRINI - PIRASTU - GIOVANNELLI - SATTA - LICANDRO - CASSANO - PISANO - TUNIS - CAPPAI - RANDAZZO - PIANA sulla proposta di modifica del Ministro delle politiche agricole del disciplinare di produzione del Pecorino Romano DOP pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 120 del 26 maggio 2003". (115)
"Mozione SANNA Alberto - GIAGU - MANCA - ORTU - GRANELLA - DEMURU - MASIA - DETTORI - BALIA - BIANCU - CALLEDDA - COGODI - CUGINI - DEIANA - DORE - FADDA - FALCONI - IBBA - LAI - MARROCU - MORITTU - ORRU' - PACIFICO - PINNA - PIRISI - PUSCEDDU - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA Salvatore - SCANO - SECCI - SELIS - SPISSU - VASSALLO sulla "Proposta di modifica del disciplinare di produzione del Pecorino Romano DOP" avanzata dal Ministero delle politiche agricole e forestali alla Commissione Europea". (117)
PRESIDENTE. Colleghi, a questo punto ritengo opportuno procedere con una Conferenza dei Capigruppo. Invito gli onorevoli colleghi Capigruppo a seguirmi nella stanzetta dove ci riuniamo solitamente. Grazie.
(La seduta, sospesa alle ore 10 e 41, viene ripresa alle ore 11 e 14).
PRESIDENTE. Colleghi riprendiamo i lavori. Una comunicazione all'Aula: il Consiglio, per discutere la mozione di sfiducia presentata dai consiglieri, mi pare tutti, dell'opposizione, si riunisce lunedì 7 alle ore 17.00, naturalmente per continuare fino...
(Interruzioni)
Questo è ciò che è venuto fuori dalla Conferenza. Lunedì 7, cioè lunedì prossimo, alle ore 17.00.
(Interruzioni)
Ne prenderemo atto, fino a questo momento questo non è avvenuto, almeno non ho comunicazioni in tal senso.
PRESIDENTE. Quindi i lavori della mattinata adesso proseguono normalmente. Abbiamo al punto 2 la proposta di legge 449, Selis, Spissu, Fadda, Balia e molti altri: "Dichiarazione della Sardegna territorio denuclearizzato". La proposta di legge, relatore...
Poiché la discussione di questa proposta di legge rientra nel quadro delle eccezioni perché non è andata in Commissione, quindi non c'è un relatore, devo dare la parola suppongo all'onorevole Selis per illustrarla; però, onorevole Selis, prima di darle la parola ha chiesto di parlare, suppongo sull'ordine del giorno o sul Regolamento, l'onorevole Pittalis.
Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Grazie Presidente, il Gruppo di Forza Italia sull'argomento ha presentato una proposta di legge e chiediamo che venga richiamata con la stessa procedura seguita per la proposta che vede come primo firmatario mi pare proprio l'onorevole Gian Mario Selis, che venga richiamata in Aula e che i testi vengano abbinati, applicando lo stesso procedimento che è stato previsto per l'altra proposta.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis, il Presidente non ha nulla in contrario se tutti i colleghi sono d'accordo, però ricordavo all'inizio che stiamo discutendo una legge che è fuori dalle solite regole, quelle previste dal Regolamento, perché è una legge che non è passata in Commissione. Questo il Regolamento naturalmente lo consente. Quindi l'abbinamento con altra legge che deve seguire lo stesso criterio non è possibile, a meno che non ci sia la disponibilità degli altri presentatori e noi potremo unificare la discussione, sennò devono avere due decorsi differenti, cioè si discute prima questa e poi si discute l'altra. L'altra è destinata alla Commissione, si discute l'altra se l'Aula decide di discuterla allo stesso modo con la quale stiamo discutendo la prima. Non so se mi sono spiegato, se è tutto chiaro. Allora, onorevole Selis, prima di darle la parola vediamo di risolvere questo problema che è anche politico.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Io credo che la prima regola sia quella di rispettare il Regolamento. Su questa vicenda credo che non ci debbano essere strumentalizzazioni da parte di nessuno. Tutti i colleghi Capigruppo dell'opposizione hanno inviato una lettera al collega Corona, dicendo che non c'era nessun problema che la proposta di legge, che è all'ordine del giorno oggi, venisse firmata da tutto il Consiglio regionale; quindi credo che possiamo risolvere il problema anche regolamentare facendo aggiungere la firma dei colleghi della maggioranza alla proposta di legge che già è all'esame del Consiglio regionale. Credo che sia da un punto di vista regolamentare anche la soluzione che può venire incontro, io dico, ad una giusta esigenza che il collega Pittalis ha prospettato all'Aula.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Per dire che, al di là delle forme che comunque devono essere tenute in conto e rispettate, perché si tratta di forme regolamentari e quindi cogenti, vi è la necessità di poter procedere all'esame di questa proposta di legge. Io ritengo, in questa circostanza, che la proposta del collega Pittalis non sia una proposta o un tentativo dilatorio, ritengo più opportunamente che rappresenti la legittima esigenza di essere partecipe, anche l'altra parte del Consiglio, di fronte ad una questione così rilevante e di rilevanza così estesa all'interesse di tutto il popolo sardo che partitamente, seppure in modo differenziato, rappresentiamo; e che quindi debba essere trovato un modo, compatibile però con il rispetto del Regolamento, perchè ciò possa avvenire. Il collega Fadda mi pare lo abbia già prospettato questo modo; un modo può essere quello della condivisione, se vi è condivisione almeno in partenza, salvo la possibilità di modifica nel corso dell'esame della legge, la condivisione in partenza da parte di tutti; un altro modo può essere anche quello del procedimento normale di esame delle proposte e dei disegni di legge che è il procedimento emendativo, da concordare nei modi nei quali si potrà concordare per quanto vi sarà condivisione.
Diversamente, lo dico con molta serenità, potrebbe apparire, non che sia, ma potrebbe apparire che in questa circostanza così rilevante e delicata, su un tema da tutti ritenuto vitale per la Sardegna, si introduca una qualche complicazione che, sub specie dei procedimenti e delle procedure, poi di fatto sembra che si voglia ritardare un pronunciamento del Consiglio. Siccome - ripeto quel che ho già detto - sono convinto che l'intendimento è diverso, che l'intendimento è benevolo e non malevolo, io credo che possa comporsi questa esigenza attraverso una delle due vie, o della condivisione in partenza da parte di tutti i Gruppi della proposta, salve le modifiche che si riterranno opportune in corso di esame della legge, o procedere comunque all'esame della legge e inserire quelle proposte emendative che si riterrà opportuno nell'interlocuzione più complessiva che interverrà in Consiglio, quelle proposte che si riterranno condivisibili.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pittalis. Ne ha facoltà.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Io intanto prendo atto e debbo ringraziare anche il collega Fadda per la disponibilità, anche perchè, trattandosi di battaglia che vede mobilitate tutte le forze politiche indistintamente, economiche e sociali e la stessa Chiesa della nostra Isola, quindi non abbiamo nessuna ragione per quanto riguarda il Gruppo di Forza Italia, trattandosi di proposte poi nel contenuto molto simili, a raccogliere questo invito del Capogruppo Fadda, ad apporre la firma del Gruppo di Forza Italia sulla proposta oggi in esame. Questo facilita, anche per economia di tempi, ad evitare dunque che possa tornare in Aula sullo stesso argomento ciò che invece oggi celermente possiamo esitare.
PRESIDENTE. Onorevole Pittalis le faccio osservare però che i testi, pur essendo sostanzialmente uguali, non sono identici; quindi lei sta proponendo di ritirare questo e si firma il documento che stiamo discutendo.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). Lasciamo in commissione l'altro.
PRESIDENTE. Allora l'altro fa il suo iter, al momento quindi si firma l'unico documento in discussione, è espressione di tutta l'Aula e quindi possiamo procedere così. Non hanno bisogno di vedere niente, nessun aspetto di quel documento? Lo chiedo perchè, se c'è bisogno di sospendere cinque minuti, io sospendo. Gli emendamenti vanno anche visti. Sospendiamo dieci minuti.
Ha domandato di parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (La Margherita-D.L.). Credo che eventuali emendamenti li vedremo lungo il dibattito, comunque durante il dibattito. Io vorrei chiedere invece, Presidente, perchè si può iniziare, agli altri colleghi della maggioranza, perchè la richiesta è soltanto di Forza Italia, se intendono anche loro firmare la proposta di legge che abbiamo depositato. Quindi chiedo agli altri colleghi se il collega Pittalis ha parlato, mi sembra, soltanto per il Gruppo di Forza Italia, però io chiederei agli altri colleghi se intendono fare la stessa cosa.
PRESIDENTE. Io ho inteso che l'onorevole Pittalis parlasse a nome di tutti.
PITTALIS (F.I.-Sardegna). No, a nome di Forza Italia perché siamo presentatori di un'altra proposta di legge.
PRESIDENTE. A nome di Forza Italia? Va bene, d'accordo, allora sentiamo anche gli altri Gruppi poi io insisto nel dire che è opportuno che sospendiamo cinque minuti perchè vi vediate, poi lavoriamo speditamente. Ha domandato di parlare il consigliere Diana. Ne ha facoltà.
DIANA (A.N.). Per comunicare che anche il Gruppo di Alleanza Nazionale aderisce a questa richiesta del Capogruppo Fadda e si unisce quindi alla proposta che ha fatto il rappresentante di Forza Italia, l'onorevole Pittalis.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
PISANO (Rif.Sardi-U.D.R.). Presidente, per unirci anche noi alla proposta fatta dall'onorevole Selis e comunque per ravvisare l'esigenza di poter proporre alcuni piccoli emendamenti che possano migliorare naturalmente il testo.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Piana. Ne ha facoltà.
PIANA (U.D.C.). Presidente, credo che su questo argomento possiamo trovare l'unità, quindi anche il Gruppo dell'U.D.C. aderisce all'unione sulla proposta di legge.
PRESIDENTE. Abbiamo finito, o ci sono altri che devono intervenire? No, la Giunta in questo momento non è interessata se non ha altre cose da dire; ma siamo ancora nella fase della proposta del Consiglio, quindi la Giunta si esprimerà dopo. Detto questo sospendiamo per dieci minuti per vedere se siamo tutti d'accordo a evitare discussioni inutili dopo e procediamo alla discussione e, io spero, all'approvazione di questo importante documento. La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 11 e 28, viene ripresa alle ore 12 e 15.)
PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori, scusandomi per il ritardo con tutti i colleghi e in modo particolare con l'onorevole Selis che ho costretto ad una lunghissima attesa.
Ha facoltà di parlare il consigliere Selis per illustrare la proposta di legge numero 449.
SELIS (La Margherita-D.L.). Presidente, la ringrazio; intanto voglio prima di tutto e con molta schiettezza ringraziare tutti i colleghi della maggioranza e dell'opposizione per la volontà unitaria che hanno dimostrato e che spero ci porteranno a concludere con una approvazione positiva questo provvedimento che è un provvedimento di volontà comune, al di là dell'iter che ha seguito. Questo lo dico con molta chiarezza e con molta decisione perchè credo che ognuno di noi si renda conto e ognuno di noi in questi giorni ha toccato con mano la domanda che da parte della società ci viene di essere uniti su questo tema. Credo che lo sforzo che stiamo facendo ha questo significato e quindi la soddisfazione e l'apprezzamento per i colleghi dei diversi schieramenti e dei diversi Gruppi è sincera; perchè questo significa aver dato alla politica il suo ruolo, il ruolo di interpretare la domanda che viene della società sarda, la domanda di una presa di posizione chiara, decisa, ferma, autorevole e responsabile, una presa di posizione che dica no ad un'ipotesi per alcuni remota, per altri molto concreta, che vede la Sardegna diventare o possa vedere la Sardegna diventare il sito unico dello stoccaggio delle scorie nucleari.
Questa è comunque un'eventualità molto meno astratta e molto meno remota di quanto si pensi e credo che le preoccupazioni, le tensioni e, in qualche modo, anche l'amarezza con la quale la Sardegna vive queste giornate possa essere condivisa da tutti noi. Siamo tutti preoccupati, viviamo e sentiamo addosso una tensione crescente e non solo dei movimenti, che pure sono più sensibili, ma delle imprese, dei sindacati, degli amministratori locali, dell'università, quindi di ambienti che sono notoriamente prudenti e in qualche modo refrattari anche ad essere allarmati. Quindi da questo punto di vista la preoccupazione è concreta e i nostri elementi di concretezza li richiamiamo qua per dire che non stiamo facendo allarmismo, d'altronde la sensibilità di tutto il Consiglio vuole sottolineare questo, ma non di allarmismo si tratta, diceva qualche collega i giorni scorsi, ma di allarme. L'allarme si trova in alcuni fatti concreti. E' concreta l'ordinanza con cui il Governo investe di responsabilità, che travalicano le normali normative, un Commissario straordinario perchè prenda decisioni anche in deroga alle norme esistenti. E tra queste norme probabilmente rientrano anche quelle che sono le nostre competenze statutarie.
E` un'ordinanza che si giustifica solamente in tempi di guerra o di grande emergenza, noi non siamo in tempi di guerra e di grande emergenza e ci sembra che l'ordinanza non abbia un fondamento, se non quello di voler preordinare e prevaricare quelle che sono le competenze delle normali normative correnti. Il secondo elemento che giustifica le nostre preoccupazioni è il profilo delle regioni e dei territori che emerge anche dalle audizioni parlamentari, nelle quali si parla di terreni o di territori a bassa densità di popolazione, con presidi militari prossimi, con caratteristiche geologiche non sismiche e, quindi, da questo punto di vista, il profilo rassomiglia molto alla Sardegna.
Il terzo elemento di preoccupazione è che la Sardegna era stata esclusa sinora da questo novero delle regioni interessate, la riammissione dalla Sardegna con questo profilo e alla luce dei poteri dati al Commissario straordinario fa pensare davvero che la Sardegna possa essere uno dei territori più titolati per essere prescelto dal Commissario, ma noi crediamo anche dal Governo - naturalmente ci auguriamo di no - come uno dei territori. Il quarto elemento è il silenzio del Governo, è il silenzio dei poteri governativi, in una realtà in cui la Sardegna intera è in una situazione di perdurante sollevazione come non si vedeva forse da tanto tempo, in cui la Sardegna trova su questo tema una unità che forse non si vedeva da tanto tempo anche in quest'Aula. Nel momento in cui c'è questa preoccupazione generale noi registriamo - e lo registriamo con grande preoccupazione - un silenzio che per noi è allarmante, che speriamo che nei prossimi giorni, anche grazie all'autorevole intervento dei colleghi della maggioranza, possa essere questo silenzio rotto. L'occasione prossima, propizia, è data anche dalla visita in Sardegna del Capo del Governo, credo per un'inaugurazione; noi su questo non vogliamo fare nessuna polemica, ma se il Presidente Berlusconi, cogliendo quell'occasione di venire in Sardegna, oltre che per inaugurare questa opera, potesse dire una parola chiara, definitiva, esplicita, ufficiale, documentata che sottrae la Sardegna e che ci toglie questa preoccupazione, noi saremmo i primi ad esserne, noi tutti, non solo noi opposizione, maggioranza e opposizione, ad esserne soddisfatti. Il Consiglio si sta facendo interprete, l'ha fatto l'altro giorno con la mozione, lo sta facendo oggi con un atto più impegnativo come una legge, si sta facendo interprete primo della volontà che la Sardegna ci chiede su questo tema di trovare l'unità; secondo, si sta facendo interprete di questa preoccupazione diffusa che c'è nella società sarda dalle imprese ai sindacati, dalle università alle professioni, perchè questa preoccupazione trovi una eco nella sede istituzionale, oggi in Consiglio regionale. Il Consiglio regionale, il Parlamento della Sardegna, si sente interprete di queste preoccupazioni, di questa tensione e di questo malessere. Noi ci auguriamo, lo dico per inciso, anche qua senza nessuna vena polemica, che a questa unità si associ anche il Presidente della Giunta che i giorni scorsi ci sembrava più ottimista e noi abbiamo e ci auguriamo di poter condividere con lui questo ottimismo, se questa fosse la realtà dei fatti noi saremmo tutti molto più soddisfatti; però, precauzionalmente, se il Presidente della Giunta aggiungesse la sua voce e la sua autorevole presenza anche a quella di tutto il Consiglio, forse sarebbe da questo punto di vista meglio per tutti.
Naturalmente noi ci auguriamo che le posizioni più ottimistiche siano quelle che poi sono accreditate, ma - l'abbiamo detto in quest'Aula - preferiamo essere prudenti, chi si è bruciato storicamente con l'acqua calda teme anche l'acqua fredda, ma questa non è un'acqua fredda, questa non è una doccia rinfrescante, questa è una preoccupazione che cala sulla nostra Regione col peso di una sciagura che, se non fosse esorcizzata, condannerebbe la Sardegna, il suo sviluppo, la nostra salute, il nostro ambiente, il nostro futuro ad una prospettiva drammatica.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE BIGGIO(Segue SELIS.) Noi ci auguriamo che questa prospettiva possa essere esorcizzata mettendo insieme le nostre energie, le nostre intelligenze, la nostra volontà comune di interpretare i sentimenti, le paure e le preoccupazioni della Sardegna. Da questo punto di vista il passo avanti che vogliamo fare è da un lato quello di dare spessore, dignità, autorevolezza, dimensione di legge alla volontà di tutelare la Sardegna e i sardi, da un altro lato - dicevo prima - sollecitare la Giunta ad essere in sintonia con il Consiglio, con questa ampia convergenza del Consiglio e ad essere essa Giunta, anche se in ritardo, attuatrice della mozione che abbiamo firmato. Una mozione che prevedeva una serie di impegni per la Giunta di accertamento e di iniziative, quindi sollecitiamo e vogliamo sollecitare la Giunta ad essere attiva in questa partita, in questa vicenda e quindi ad essere parte attiva nell'attuazione della mozione per quanto riguarda gli accertamenti, per quanto riguarda l'eventuale percorso giuridico a tutela dei diritti dei sardi, per quanto riguarda le iniziative concrete che esorcizzino questa eventualità. Però noi, da parte nostra, il Consiglio nella sua ampiezza vuole fare un passo avanti e vuole dire che il patto che lega la Sardegna all'Italia, il patto statutario che conferisce a noi una serie di poteri, oggi vogliamo esercitare questi poteri, vogliamo che questo patto sia ribadito e riconosciuto dallo stesso Governo. Lo Statuto è il patto che ci unisce al resto del Paese e a questa unità noi crediamo con massima forza, ma questa unità si basa sul riconoscimento da parte della collettività nazionale, da parte dello Stato, da parte della comunità nazionale di una serie di competenze; queste competenze noi le vogliamo esercitare con forza. La legge ha come primo obiettivo questo di dire: premesso che i sardi, la Sardegna, le istituzioni e il Consiglio regionale ritiene di avere una serie di poteri garantiti dallo Statuto (articolo 3), garantiti dalla Costituzione (articolo 117), garantiti da una serie di norme di attuazione dello Statuto, questi poteri noi vogliamo esercitarli e in questi poteri c'è la gestione del territorio, c'è la gestione dell'ambiente, c'è la gestione di tutte le partite urbanistiche, c'è la gestione di quello che è, al di là della lettera delle norme citate, lo spirito stesso dello Statuto di rendere la Regione, l'autonomia e il Consiglio come massima espressione dell'autonomia garante della nostra salute, del nostro sviluppo, del nostro ambiente. Se noi rinunciassimo a questo, se questo Consiglio pensasse che queste competenze travalicano i nostri diritti, le nostre prerogative, noi staremo oggi mortificando l'autonomia e condannandolo ad essere solo un fatto amministrativo. Il fatto che il Consiglio oggi assieme rivendichi il potere, il dovere e il diritto di dare spessore, garanzia, forza, autorevolezza, data da questa grande unità che si prefigura e che io mi auguro vada fino in fondo, se noi riuscissimo a fare questo daremmo alla Sardegna e ai sardi la speranza di un Consiglio, di una istituzione che, anche in anni fortemente travagliati come sono stati e sono e forse saranno sino alla fine della legislatura questi anni, almeno in qualche cosa e in un punto determinante della vicenda sarda di questi giorni e di questi mesi fa la sua battaglia per dare sicurezza e garanzie di futuro alla Sardegna. Il primo articolo è questo: la volontà di rivendicare, di esercitare e di tutelare i nostri poteri e, alla luce di questi poteri, di tutelare e garantire la salute, lo sviluppo, l'ambiente dei sardi. Il secondo elemento, che da questo discende, perchè senza il primo elemento non ci sarebbero politiche di sviluppo, è di attuare questo potere, è la volontà di rendere concreto, operativo questo potere e di dire che alla luce di questi poteri noi ci organizziamo per monitorare, per verificare, per esaminare il territorio della Sardegna, della nostra Regione, perchè vicende di questa natura non accadano. E` prevista una Commissione di inchiesta ed è prevista una serie di disposizioni che diano a questa volontà di tutelare le proprie prerogative concretezza operativa. Non ci fermiamo all'affermazione di principio, ma alle affermazioni di principio facciamo seguire i fatti. Andiamo a vedere cosa sta succedendo nel nostro territorio, nei punti più critici del nostro territorio, là dove purtroppo si stanno aggregando anche patologie gravi, leucemie infantili, casi di morti sospette, che possono derivare da fatti pregressi, ma che noi abbiamo oggi il dovere di guardare in faccia, sui quali non vogliamo chiudere gli occhi perchè negli anni scorsi, nel Sulcis in certi anni, nell'area di Sarroch in certi anni e oggi in Ogliastra, nell'area di Tortolì e dell'Ogliastra, si sta registrando una intensificazione di fatti, per esempio di leucemia infantile, che vanno esaminati. Quindi il primo articolo: la volontà ferma di rivendicare i nostri diritti, di tutelare le nostre prerogative, di esercitare il nostro dovere; il secondo articolo: darsi organizzazione. Sarà la Commissione di inchiesta, ma con tutto quello che questo comporta in termini di attrezzature e di organizzazione, per metterci in condizioni di verificare e di esaminare lo stato di salute del nostro territorio, lo stato di salute delle nostre popolazioni, lo stato di eventuale inquinamento che oggi potremmo avere. Il terzo articolo è la possibilità che la Regione, utilizzando strumentazioni tecniche e personale già esistente, si doti e renda concretamente operativo questo percorso. Da questo punto di vista questa legge, con quello che deriverà, con l'autorevolezza che alla legge verrà dall'approvazione del Consiglio, ci auguriamo più ampia possibile, si pone il problema di affrontare, di controllare e di verificare il nostro futuro, convinti come siamo che se queste preoccupazioni fossero fondate noi non avremmo un futuro. Se la Sardegna diventasse palesemente o in maniera - questo è il rischio - meno palese, cioè se la Sardegna non si attrezzasse non solo per rigettare questa ipotesi, ma poi per controllare quella che nei mesi e negli anni avviene nel territorio, noi non avremmo futuro. Il danno che è già stato fatto dal "si dice", il danno che è già stato fatto alla Sardegna come immagine da questa semplice eventualità è un danno grave. Noi dobbiamo recuperarlo e dire che insieme, il Consiglio regionale nella sua interezza, non accetterà questa eventualità e dire insieme che questa eventualità sarebbe per noi una condanna a morte, una condanna per quello che riguarda la nostra salute, il nostro ambiente, il nostro sviluppo.
Da questo punto di vista la nostra volontà comune sia oggi ribadita con forza e con autorevolezza perchè i sardi abbiano nei confronti del proprio Parlamento un momento di fiducia e perchè il Consiglio regionale, come massima espressione dei sardi, sappia essere all'altezza, una volta almeno e mi auguro più volte, ma almeno questa volta, di rappresentare la dimensione alta della politica, che è tale quando si fa interprete degli umori, dei pensieri, degli interessi, dei bisogni e delle ansie delle popolazioni di rappresentare la dimensione alta della politica, che è tale quando rende fatto istituzionale la domanda popolare. E oggi la domanda popolare è quella che noi insieme diciamo NO a che la Sardegna diventi una pattumiera nucleare, NO a che la Sardegna diventi un sito di discarica di scorie radioattive e di rifiuti tossici, NO a che la Sardegna sia condannata a pagare il prezzo dello sviluppo altrui. Noi vogliamo un nostro sviluppo e il nostro sviluppo sta nella salute, nell'ambiente, nel lavoro, nella qualità della vita. Su questa qualità, insieme facciamo una battaglia perchè la Sardegna creda nel proprio futuro e perchè la Sardegna abbia davvero un futuro nel quale scommettere le proprie risorse, le proprie energie e la propria speranza.
PRESIDENTE. Avverto tutti quanti che chi intendesse intervenire si deve iscrivere entro il tempo dell'intervento dell'onorevole Scano, dopodiché non saranno fatte eccezioni, non saranno accettate iscrizioni per interventi.
E` iscritto a parlare il consigliere Scano. Ne ha facoltà.
SCANO (Gruppo Misto). Signor Presidente, colleghi, c'è stata una risposta pronta e forte dei sardi, dalla comunità sarda, rispetto alla minaccia effettiva, non virtuale, di localizzare in Sardegna il sito unico per lo stoccaggio e lo smaltimento delle scorie nucleari prodotte dalle centrali chiuse. Una risposta pronta e forte, dicevo, ma oggi - l'ha già giustamente messo in rilievo il collega Selis poc'anzi- c'è un salto di qualità nella risposta della Sardegna. Il salto di qualità è dato dal fatto che il Consiglio regionale decida di utilizzare la propria potestà legislativa per porre un punto chiaro, limpido e fermo sulla questione. Finora c'è stata una reazione diffusa, capillare dei cittadini della Sardegna, una grande sensibilizzazione, una spontanea reazione che dimostra come questa questione tocchi le fibre profonde dell'animo del nostro popolo. Ci sono state molte manifestazioni, organizzate, improvvisate, spontanee, altre sono annunciate per i prossimi giorni. Io ne voglio citare una in particolare perchè mi pare che gli organizzatori abbiamo individuato una forma anche simbolicamente molto efficace, molto forte, mi riferisco a questa manifestazione indetta per venerdì prossimo, venerdì 4 luglio, per la quale ad una certa ora, le 20.30 mi pare, tutti coloro che aderiscono a questo appello dovrebbero per dieci minuti stendersi per terra a simboleggiare la morte nucleare. Questa iniziativa è molto bella, è molto significativa proprio perchè pare che si riesca a farla svolgere in tanti luoghi della Sardegna e fuori dalla Sardegna dove ci siano delle comunità di emigrati sardi, in Italia, in Europa e nel mondo. So che sono annunciate manifestazioni a Milano, a Torino, a Roma, in Svizzera, in Argentina addirittura, in Australia perfino. Mi sembra veramente una cosa molto bella a cui faremo bene, come militanti, operatori della politica, a dare tutti noi, al di là della pluralità delle bandiere, un forte impulso. Dicevo che ci sono state tante manifestazioni e altre ce ne saranno, ma oggi con la legge che spero, sono convinto, verrà approvata dal Consiglio all'unanimità, si dà la risposta più alta e più forte perchè la legge dichiara la Sardegna territorio, Isola denuclearizzata, interdice la Sardegna al traffico e al deposito di scorie radioattive prodotte altrove e con un articolo, il secondo, che ha anch'esso un particolare rilievo, dispone la formazione di una Commissione di inchiesta perchè si possa aver chiaro, si possa monitorare lo stato dell'arte. La legge ha una portata peraltro molto più vasta del puro e semplice No alle scorie nucleari, perchè il sentimento spontaneo dei nostri concittadini, di tutti noi, ha portato naturalmente - così era giusto, così era giustificato - ad una posizione che può essere raccolta nel moto "No alle scorie nucleari"; ma la legge, che contiene una riflessione più profonda, più forte, ha una portata più vasta, perchè è chiaro che c'è una tipologia delle scorie nucleari. Ci sono le scorie prodotte dalle centrali nucleari chiuse, dismesse; ci sono le scorie, anche più significative dal punto di vista della quantità e della diffusione nel territorio italiano, prodotte dagli ospedali, dall'industria, da processi produttivi, da centri di ricerca; c'è poi il nucleare militare, italiano e no, NATO-USA; per quanto ci riguarda ci sono anche le scorie prodotte in Sardegna anche da noi, da ospedali, eventualmente da processi produttivi e da centri di ricerca. Da una parte noi diciamo NO alle scorie prodotte fuori dalla Sardegna, sia dalle centrali nucleari sia da altre fonti che ora richiamavo, ma nel dichiarare la Sardegna Isola denuclearizzata è chiaro che il Consiglio regionale sta dicendo qualcosa di molto più importante e molto più significativo, sta dicendo NO al nucleare militare. In Sardegna ci sono delle presenze forti, ci sono delle presenze per certi versi oscure, anche in virtù di legittimi trattati internazionali e comunque frutto di accordi internazionali, presenze dense di interrogativi e di domande; mi riferisco per esempio all'uso del Poligono di Perdasdefogu, mi riferisco dall'altra alla base USA di Santo Stefano. Sull'uno e sull'altro si sanno tante cose, molte cose sono state giustamente, opportunamente, tirate fuori dagli organi di informazione in questa fase, molte altre sono oscure. Voglio dire che sarebbe ora - perchè poi bisogna che questa legge, ove approvata dal Consiglio regionale, produca qualche effetto pratico - di rilanciare, utilizzando questa forte coscienza che si è manifestata sul problema delle scorie nucleari in tutta la nostra Comunità, rilanciare il confronto con lo Stato, innanzitutto per avere chiarezza sul nucleare che c'è, al di là del nucleare che potrebbe venire, sulla necessità che è scritta in documenti della Regione ed in documenti comuni firmati dalla Regione e dallo Stato, sull'obiettivo di un alleggerimento progressivo delle presenze delle servitù militari in Sardegna e sul superamento in prospettiva, compatibilmente naturalmente anche con i necessari passi internazionali, ma sul superamento di presenze militari, anche nucleari, che potevano forse avere giustificazione in una situazione di rapporti internazionali diversa, ma che sicuramente non hanno più oggi alcun motivo di essere. Da che cosa viene salvata la Sardegna, da che cosa viene salvata l'Italia, da che cosa viene difesa l'Europa nello stato delle relazioni internazionali di oggi? Dalla base di sommergibili nucleari di Santo Stefano. E` cambiata completamente la situazione internazionale, ma adesso - mi avvio a concludere - non voglio continuare su un tema che dovremo riprendere. L'approvazione della legge sarebbe un atto istituzionale politico di grande portata che certo andrà interpretato giuridicamente nella sua portata e nella sua efficacia, non ci sfugge questo profilo del problema, tuttavia è, rimane, rimarrà come manifestazione fortissima, formidabile, poderosa di volontà politica del Consiglio regionale, del popolo che esso rappresenta. Essa fonde fra l'altro - lo accenno solo - in modo molto maturo, molto profondo, problematiche della sicurezza e problematiche dello sviluppo; l'idea da cui promana questa legge è che la Sardegna va pensata come Isola della qualità, qualità dello sviluppo, qualità del territorio, qualità degli assetti civili e che questa, la qualità, è la strada del nostro futuro, è la nostra chance unica di sviluppo. La legge è quindi l'atto più solenne, più forte, che per il tramite del Consiglio regionale il popolo sardo oggi può assumere. Noi stiamo dicendo a nome di tutti i sardi: 1) che non vogliamo le scorie prodotte altrove e siamo disposti alla battaglia democratica, ma più dura che sia necessaria, per ottenere questo risultato; 2) che il processo di denuclearizzazione va esteso alle altre forme del nucleare, a partire - e parliamo quindi di qualcosa che c'è, non di qualcosa di cui abbiamo timore - dal nucleare militare, perché la scelta dei sardi sul futuro dell'Isola esclude ogni forma di contaminazione nucleare ed è basata appunto sulla qualità dell'ambiente, sulla qualità degli assetti civili, sulla qualità della convivenza sociale della nostra comunità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Signor Presidente, la proposta di legge in discussione perché si dichiari la Sardegna territorio denuclearizzato è il frutto di un risveglio delle coscienze che dalla nostra società arriva all'interno del Palazzo e per la prima volta in termini unitari quest'Aula discute questa proposta di legge con non più quelle differenziazioni di maggioranza e di opposizione.
Credo che la spinta esterna, quel recupero, quel grande recupero di voglia di libertà della nostra gente abbia aperto uno spiraglio insperato; uno spiraglio insperato che in molti momenti è venuto meno, ed è questa la grande lacuna che i sardi si portano dietro e soprattutto se la portano dietro le forze politiche, che qua rappresentano una buona parte della nostra società.
Nella relazione c'è scritto, nella prima riga, che noi abbiamo competenze esclusive in materia urbanistica, ma questo è vero relativamente, perché in materia urbanistica non abbiamo competenza dentro la base americana di Santo Stefano, e i dati di queste ultime ore ne sono testimonianza, non abbiamo competenza in tutte quelle basi militari dove questa materia è gestita esclusivamente dai militari. E questa è la testimonianza peggiore. Noi nell'articolo 2 richiamiamo la necessità di verificare e monitorare ogni eventuale presenza nell'Isola di materiali radioattivi; un argomento che abbiamo già toccato in una mozione fatta proprio sulle servitù militari, uno dei punti approvati era questo e non si è dato seguito, si continua a far finta di niente. Ma la verità vera è una e solo una: oggi non saremmo qua noi a discutere di scorie radioattive, non lo sarebbe la gente fuori del Palazzo, se l'elemento cardine penalizzante non fosse esistito, e cioè le servitù militari. Se non ci fossero state le servitù militari in Sardegna oggi non staremmo a discutere di questo eventuale pericolo grave che incombe su tutta l'Isola. Ma questo poco importa, quando si parla di servitù militari si fa finta di niente, un'Aula sempre e comunque disattenta, allora però è bene ripetere e ricordare che in Sardegna, utilizzando lo strumento dell'esproprio, sono nati tre grandi poligoni: la Base aerea di Decimomannu, Capo Frasca e i poligoni del Salto di Quirra. Sono i più estesi d'Europa in cui si articola l'attività esercitativa, addestrativa e sperimentale, ancora oggi la più intensa di tutta la penisola italiana. Un vasto spazio aereo del centro Sardegna è asservito; il demanio militare permanente impegna 24.000 ettari a fronte dei 16.000 ettari del restante territorio della penisola italiana. Sono dati che ho detto e ripetuto tante volte e ripeterò anche stamattina per cercare di far capire l'importanza dell'argomento. A questa cifra si sommano 12.000 ettari di terra gravati da servitù, l'estensione delle zone di sgombero a mare supera con i suoi 2.800.000 ettari la superficie dell'intera Isola. Cose di poco conto. Oltre al dato quantitativo va considerato l'aspetto qualitativo dei gravami: i poligoni e le zone interdette o pericolose per la navigazione aerea e marittima sono impegnati permanentemente in esercitazioni a fuoco. E abbiamo visto in quest'ultimo periodo cosa significa esercitazioni a fuoco: gli ultimi tre missili, quegli incidenti militari, così chiamati, gli accadimenti, il loro significato e l'unica cosa lieta è che la loro caduta non abbia causato morte alcuna. Ma questo non per merito di chi faceva le esercitazioni, non per merito dell'autodifesa dei sardi, ma per le circostanze fortuite.
Quindi la colonizzazione militare della Sardegna procede incontrastata, soltanto saltuariamente si è riusciti a organizzarsi e a reagire con forza a tale ingiustizia. E bisogna tornare indietro negli anni, al '69, a Orgosolo, contro il progetto di poligono a Pratobello; pagina di storia, di difesa della propria libertà, della propria autonomia. Troppo poco. Nell'87 la raccolta delle firme per il referendum negato sulla base atomica di La Maddalena, e l'altro elemento da ricordare, a proposito di referendum e di possibilità dei sardi di esprimere il proprio pensiero, il proprio giudizio, la propria volontà, negato nel '97 nel Sulcis con il sequestro militare del mare di Teulada. Ma per capire quelli che sono i dati è bene ricordare che in Friuli, che è la regione più militarizzata d'Italia dopo la Sardegna, si contrattano organicamente e puntigliosamente indennizzi, occupazione e servizi contro i gravami militari, nonché la restituzione, per ultima, di quei territori. In Sardegna questo esempio non calza, non serve; in Sardegna qualcuno continua a dire che le basi militari creano lavoro e ricchezza. Così non è e lo sappiamo bene! In Sardegna si continua dire che sono ininfluenti i poligoni militari rispetto all'ambiente e sappiamo benissimo che non è così, che i danni ci sono e i danni molte volte contribuiamo, o per meglio dire contribuite a mimetizzarli. Vogliamo spiegare alle gente perché in uno spazio di territorio così limitato come quello di Quirra in questi ultimi anni sono morte trenta persone? La morte dei militari è nascosta dal solito segreto, difficile quantificare, ma la morte dei civili è più facile, nonostante il fatto che il pastore di Arzana vada a lavorare, a pascolare il proprio gregge in quel di Quirra e che poi sia dato per defunto residente a Arzana, o a Villa se vogliamo. E due morti delle quali non si riesce a capire, una delle quali è il costruttore di quel porto di San Lorenzo, quel porto che viene richiamato ogni tanto, ma che riporta alla memoria una situazione insostenibile dove la mortalità è fuori da qualsiasi logica numerica; non c'è territorio in Sardegna che abbia una concentrazione di mortalità dovuta a motivi ben precisi che tutti conosciamo e che facciamo finta di non conoscere. Quelle morti gridano vendetta, quelle morti hanno necessità di un approfondimento, di un'indagine vera che non è quella dell'arsenico, che chi di dovere, come tecnico, come medico, come ricercatore, sa benissimo non può essere riferita assolutamente all'arsenico, per la tipologia. Anche questo riusciamo a nascondere, anche questo trova il contributo delle Aziende sanitarie locali, che invece di testimoniare e denunciare contribuiscono a nascondere.
E allora la situazione di grande pericolosità ce l'abbiamo già nella nostra Isola e ce l'abbiamo attraverso le basi militari ed è una denuncia che noi, come Partito Sardo d'Azione, continueremo a fare all'infinito, perché la gente debba necessariamente comprendere quale peso, quale sacrificio, anche in termini di sopravvivenza, i sardi stanno pagando. Che ci sia qualcosa di nascosto è fuori dubbio e che nessuno voglia porre un monitoraggio continuo per quello che riguarda il territorio è anche vero; che ci sia una volontà politica portata a nascondere invece che a difendere, che ci sia una volontà di far dimenticare, una volontà che faccia venir meno quei valori fondamentali di difesa di un popolo, di un territorio, per il bene comune, perché l'aspetto sanitario e il diritto alla sopravvivenza umana sono messi in discussione e noi continuiamo a far finta di niente. Qui ci si accontenta, perché poi nel 1990 qualcuno è riuscito, con la legge 104, a trovare qualche lira perché i militari potessero risarcire danni. Qua non ci sono danni da risarcire, qui ci sono vite umane da salvaguardare, quelle vite umane che oggi, con questa legge in discussione, che non può morire in quest'Aula, deve trovare quella voglia di riscatto che fuori del "palazzo" esiste, dove tutta la società civile, dalla Chiesa, alla scuola, ai sindacati, agli imprenditori, al singolo cittadino, hanno manifestato e stanno manifestando con forza. Se non riusciamo a capire che questo è un momento favorevole perché quelle penalizzazioni che abbiamo subito e stiamo subendo da troppi anni possano essere elemento di ricontrattazione con uno Stato che ha pensato solo ad occupare, a utilizzare, venendo meno a quelli che sono presupposti fondamentali del diritto alla vita. E di diritto alla vita in quest'Aula si deve parlare, perché è impensabile che sotto il silenzio si continui a morire, è impensabile che facendo finta di niente si possa pensare di sanare una situazione dagli aspetti più che negativi. Le vite in discussione sono le vite delle nostre popolazioni, sono quelle vite che sono venute meno e, guardate, non è perché tutto sta accadendo in quello spazio di territorio ben preciso, ben delimitato; non è cosa di poco conto, perché anche al Nord ci sono situazioni che vanno controllate con maggiore precisione. I sommergibili nucleari non sono un qualcosa di astratto, sono un qualcosa di reale; l'aumento ultimo di cubatura che gli americani stanno portando avanti non sono qualcosa di astratto; si sta andando a fare cubatura che è a dismisura rispetto all'esistente. Una bettolina non può considerarsi cubatura, un container non può considerarsi cubatura; nessuno di noi in casa propria avrebbe qualsiasi tipo di autorizzazione, cadrebbe nel ridicolo! Invece a La Maddalena questo avviene, avviene con facilità, avviene con arroganza, avviene però col disinteresse degli amministratori, di chi è preposto, di chi ha avuto il consenso popolare per rappresentare quelle popolazioni. Noi qua non l'abbiamo mai fatto, abbiamo sempre tergiversato. Oggi è difficile far finta di niente, oggi ciò che sta accadendo fuori del "palazzo" ci deve portare davanti alle nostre responsabilità, quelle responsabilità che abbiamo disatteso, che abbiamo fatto venir meno, quelle responsabilità che sono il frutto anche di vite umane che nessuno di noi però vuole avere nella propria coscienza. Ma la coscienza è un qualcosa che uno si porta dentro e noi a questo dobbiamo con forza richiamarci, pensare veramente di aprire con lo Stato nazionale italiano una dura battaglia, un duro confronto, a prescindere che sia un governo amico o un governo nemico, parlo per le forze politiche italiane che a turno si alternano. Non è questo il nostro compito; il nostro compito è completamente diverso: noi siamo stati eletti dai sardi in questo consesso, questa è la massima assise che è presente in Sardegna e quindi il livello di responsabilità è ben alto, più alto di quanto qualcuno sino ad oggi ha potuto pensare. Noi abbiamo un obbligo fondamentale: riprendere in mano i valori di una identità, i valori di un popolo che a gran voce ci sta chiedendo in questo momento di assumerci le nostre responsabilità. Quel ruolo guida che non siamo stati capaci, che disattendiamo giorno per giorno in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, perché c'è nel DNA dei sardi, di quelli quanto meno che hanno avuto livelli alti di responsabilità, un certo servilismo.
Allora c'è poco da chiarire, il ruolo di consigliere regionale, il ruolo di assessore, il ruolo di Presidente della Giunta regionale pone un forte obbligo: non può essere un Presidente servo delle volontà romane, non può essere una Giunta serva delle volontà romane, non può essere un intero Consiglio regionale servo delle strategie romane, dei loro interessi e delle loro volontà. Se riusciremo a capire questo forse riusciremo anche a liberarci da una situazione di penalizzazione e di degrado che sta colpendo le nostre popolazioni. Se invece essere servi diventa l'elemento principale della vostra battaglia politica, continuate a farlo, sono sicuro però che i sardi certamente non vi seguiranno.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Lombardo sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 13 e 05, viene ripresa alle ore 13 e 06. )
PRESIDENTE. Il signor Bastiano Compostu si è presentato in Aula e si è messo il cappello sardo. Noi abbiamo tenuto conto, per dieci minuti abbiamo sopportato malgrado il Regolamento preveda qualcosa di diverso, prevede si stia a capo scoperto. C'è da rispettare il Regolamento e, mi rendo conto, c'è anche da rispettare uno che ritiene che mettendo la berritta rappresenta qualche cosa, glielo abbiamo lasciato rappresentare. Dopodiché ho pensato che il modo più indolore per far cessare questa situazione, da un lato il Regolamento va rispettato, d'altro canto va rispettato anche un cittadino, quindi lui ha avuto i suoi cinque, dieci minuti e più, quasi un quarto d'ora di rappresentanza, anche in concomitanza col discorso, con l'intervento dell'onorevole Sanna e va bene così, però l'Aula e io in particolare devo far rispettare il Regolamento, quindi ho usato questo stratagemma invitando i commessi a non farlo più entrare perché vorrei evitare in Aula di prendere provvedimenti coercitivi che non sono simpatici. Detto questo, i lavori sono sospesi effettivamente, la seduta è tolta e vi comunico che riprendiamo i lavori questo pomeriggio alle ore 17.
Sull'ordine del giorno? Ho detto che la seduta è tolta. In via eccezionale, onorevole Cogodi, sperando non sia una provocazione. Ha domandato di parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
COGODI (R.C.). Presidente, non è né ci sarebbe ragione perché si ricorra a qualsiasi provocazione. Voglio dire solo, proprio in riferimento all'ordine del giorno, cioè alla materia che discutiamo e al modo in cui la trattiamo, intanto che tengo conto, teniamo conto, comprendiamo e rispettiamo la sua valutazione, vorrei però rappresentarle una cosa, di valutare, se ritiene, anche adesso nell'intervallo dei lavori del Consiglio, il fatto che non essere in Aula da parte del pubblico ed essere in Aula in modo composto, ancorché la persona in questione sia il "Signor Compostu", una cosa è non essere a capo scoperto, cioè coprire il capo nei modi normali ed usuali con il cappello, il basco, insomma il copricapo che ognuno per diletto usa e può usare, o per comodità o utilità sua, altra cosa è avere, rivestire un qualcosa che fa parte di un costume, di una cultura e quindi di un modo di essere che non appartiene solo alla singola persona, ma rappresenta un simbolo e se questo simbolo viene rappresentato in modo ordinato e per nulla né offensivo né tale da turbare l'ordine costituito e costituendo, credo che lei nella sua saggezza possa meglio valutare anche la situazione e possa ritenere che con simile, composta presenza possa essere compatibile con l'ordinato svolgimento dei lavori del Consiglio, soprattutto in questa vicenda e soprattutto discutendo il tema che stiamo discutendo. La ringrazio.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Cogodi, come sospettavo siamo alle valutazioni. Io devo far rispettare prima di tutto il Regolamento che quest'Aula, devo ricordare, non ha voluto prendere mai in considerazione per molti aspetti. Personalmente amo, ho portato e porterei anche volentieri anche il costume sardo, ma personalmente e politicamente, come istituzione, devo prima di tutto tener presente i valori e le norme che devono regolare le cose di quest'Aula. Cade male questa norma con l'esigenza di teatralità del "Signor Composto", cade male perché allora, se viene in costume, fa parte di un costume, se uno viene qui, si mette provocatoriamente le cose, è un'altra cosa. Questo è quello che io interpreto, cade male, perché è stato invitato, è stato avvisato, non ha voluto sentire nulla. Però se viene in costume sardo, con la sua berretta, nulla quaestio, venga pure, è un modo di vestire; quando è un modo, invece, di provocare per avere cinematografi e televisioni è un'altra cosa.
Comunico all'Aula che è a disposizione un dossier sulle scorie in Sardegna che abbiamo fatto portare, c'erano delle difficoltà di trasporto anche interne, non solo continuità territoriale, anche da zona a zona del Consiglio abbiamo difficoltà di trasporto.
COGODI (R.C.). Mi permetto di chiedere il parere del Consiglio.
PRESIDENTE. Certamente, lei è padrone di tutto quello.
La seduta è tolta alle ore 13 e 12.
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