Seduta n.311 del 23/07/1998
CCCXI SEDUTA
(Antimeridiana)
Giovedì 23 Luglio 1998
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 10 e 13.
DEMONTIS, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di venerdì 3 luglio 1998, che è approvato
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Maria Francesca Cherchi ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo a far data dal 23 luglio 1998. Poiché non vi sono opposizioni il congedo è concesso.
Discussione abbinata delle mozioni Masala - Biggio - Boero - Cadoni - Carloni - Frau - Liori - Locci - Sanna Nivoli - Usai Edoardo sul previsto aumento di capitale del Banco di Sardegna (154), Cugini - Vassallo - Ghirra - Sassu - Zucca - Usai Pietro - Berria - Dettori Ivana - Concas - Montis sulla privatizzazione del Banco di Sardegna (159) e Pittalis - Bonesu - Masala - Amadu - Manunza - Usai Edoardo - Sanna Nivoli - Serrenti - Balletto - Casu - Biggio sulla situazione del credito in Sardegna (161)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione delle mozioni numero 154, 159 e 161. Se ne dia lettura.
DEMONTIS, Segretario:
MOZIONE MASALA - BIGGIO - BOERO - CADONI - CARLONI - FRAU - LIORI - LOCCI - SANNA Noemi - USAI Edoardo sul previsto aumento di capitale del Banco di Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO CHE:
- per il 7 luglio prossimo sono convocate le assemblee ordinarie e straordinarie del Banco di Sardegna per deliberare l'emissione di massimo n. 188.888.889 azioni del valore nominale di lire 500 ciascuna con il conseguente aumento di capitale da lire 206.611.220.000 fino ad un massimo di lire 301.055.664.500;
- le assemblee del Banco saranno precedute dalle assemblee degli azionisti di risparmio per approvare la conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie;
- l'aumento di capitale ha lo scopo di sostenere la strategia del Banco rivolta all'ampliamento delle linee operative anche al di fuori della Sardegna, cosi da assicurare una maggiore redditività, attingendo ad un mercato alternativo, evitare, di conseguenza, l'eccessiva dipendenza dell'economia regionale ed attribuire al Banco la connotazione di banca regionale di tipo europeo;
- con l'operazione di aumento del capitale sociale, la partecipazione della Fondazione resterebbe comunque superiore al 60% e garantirebbe alla stessa di mantenere il controllo del Banco;
RITENUTO CHE:
- l'operazione d'aumento del capitale, anche perché collegata ad un congruo sovrapprezzo delle azioni, appare vantaggiosa per il Banco e per l'economia dell'Isola in quanto:
- l'Istituto vedrebbe rafforzata la propria situazione patrimoniale ed espanderebbe la propria attività nella penisola pur mantenendo il radicamento nel territorio della Sardegna, con prospettive di maggiore redditività;
- la Fondazione Banco di Sardegna, azionista di maggioranza, conseguirebbe la valorizzazione della propria partecipazione quindi del proprio patrimonio con maggiore e più elevata redditività;
- l'aumento di capitale di per se stesso e l'espansione territoriale del Banco consentirebbero maggiori e più favorevoli interventi nell'economia isolana, con riduzione dei tassi e migliore e più snella dotazione dei servizi,
impegna la Giunta regionale
ad adoperarsi, anche manifestando la propria approvazione all'operazione di aumento del capitale del Banco di Sardegna, affinché gli azionisti del Banco approvino l'anzidetto aumento di capitale. (154)
MOZIONE CUGINI - VASSALLO - GHIRRA - SASSU - ZUCCA - USAI Pietro - BERRIA - DETTORI Ivana - CONCAS - MONTIS - ARESU sulla privatizzazione del Banco di Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO CHE:
- la privatizzazione del Banco di Sardegna deve perseguire l'obiettivo di promuovere e favorire l'azionariato diffuso liberando nel contempo risorse da destinare ad interventi di interesse pubblico in campo economico, sociale e culturale;
- la Fondazione Banco di Sardegna è sottoposta alla vigilanza del Ministero del tesoro e ha il dovere di attenersi alla cosiddetta "direttiva Dini", è tenuta a sviluppare la propria attività nell'ambito delle finalità ad essa assegnate, a diversificare "il rischio di investimento del patrimonio" e, in tale contesto, "a ridurre progressivamente la partecipazione detenuta nella società conferitaria salvaguardando nel contempo il valore economico del patrimonio";
VISTO il comunicato del Ministero del tesoro che, "nel confermare l'indirizzo generale dell'autonomia delle Fondazioni nella definizione delle scelte strategiche, secondo i principi che ispirano anche il disegno di riforma all'esame del Parlamento, sottolinea la necessità che vengano al più presto realizzati progetti volti ad assicurare l'apertura al mercato del capitale della banca, nel quadro di un chiaro piano strategico che consenta di perseguire congiuntamente la massimizzazione del beneficio economico per la Fondazione nell'ambito delle diversificazioni del patrimonio e lo sviluppo della banca";
CONSIDERATO CHE la Giunta regionale ha dichiarato che, nell'ambito dei valori sopra richiamati deve essere pienamente garantita l'autonomia della Fondazione, verso la quale ha ribadito rispetto e piena fiducia,
apprezza e condivide
la posizione del Ministero del tesoro e della Giunta regionale. (159)
MOZIONE PITTALIS - BONESU - MASALA - AMADU - MANUNZA - USAI Edoardo - SANNA Noemi - SERRENTI - BALLETTO - CASU - BIGGIO sulla situazione del credito in Sardegna.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSIDERATO che il credito rappresenta un elemento fortemente condizionante dello sviluppo economico della Sardegna, che soffre anche in tale settore di handicap negativi rispetto ad altre Regioni;
RILEVATO che in tale quadro assumono particolare rilevanza i due gruppi bancari sardi, il Banco di Sardegna ed il CIS, e che anche per tali gruppi si pone il problema di un dimensionamento che sia competitivo e di una diversificazione delle aree territoriali di intervento, che ne elimini l'attuale dipendenza in modo assoluto dalla debole economia sarda;
CONSIDERATO che il sistema del credito sardo va basato sulla concorrenzialità fra i due gruppi, ma che, con il loro seppur parziale distacco della realtà sarda, appare ancora più fondata l'esigenza della presenza di un sistema di credito cooperativo, che veda la partecipazione di masse di piccoli azionisti e che gestisca il credito con la massima aderenza alle realtà produttive locali;
CONSIDERATO altresì che in tale quadro va rivalutato anche il ruolo della Banca di Sassari, unica banca sarda che dispone di un azionariato diffuso, ma in cui l'azionista principale non lascia spazio decisionale, neanche proporzionale alle quote di capitale, ai piccoli azionisti e tiene poco conto delle loro esigenze di soci-utenti del sistema bancario;
RILEVATO che il rinvio delle decisioni pone i gruppi bancari in una situazione precaria e priva di prospettive, con pericolo per la loro capacità operativa e per i livelli occupativi;
CONSIDERATO che si pone, per entrambi i gruppi bancari, con urgenza, la necessità di un aumento del capitale, di acquisizione di un partner di elevata capacità finanziaria ed in possesso di rilevante professionalità nel settore bancario e in quelli parabancari, della creazione di una rete di sportelli fuori dalla Sardegna, accompagnata da piani gestionali che diversifichino l'offerta di servizi e portino all'omologazione dei tassi con quelli medi italiani ed europei;
CONSIDERATO che l'entrata nella compagine azionaria dei gruppi sardi di soggetti bancari non deve portare al dominio assoluto di tali soggetti sulle banche sarde, trasformandole in soggetti eterodipendenti;
RILEVATO che, in tale quadro, è da deplorare la decisione del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Banco di Sardegna di rinviare sine die l'aumento di capitale del Banco;
CONSIDERATO che non appare giustificato il silenzio tenuto sulla vicenda dalla Giunta Regionale, data la rilevanza della questione per l'economia della Sardegna,
fa propria
la risoluzione n. 73 adottata dalla Commissione Programmazione nella seduta del 6 luglio 1998, e
dà mandato
alla Giunta Regionale di operare nei sensi della premessa con tutti gli strumenti a sua disposizione ed in particolare impartendo le necessarie direttive ai rappresentanti della Regione nei consigli di amministrazione della Banca CIS e della Fondazione Banco di Sardegna, ed in particolare
da mandato
alla Giunta Regionale di impartire direttive ai rappresentanti della Regione nella Fondazione affinché operino per dare attuazione alla risoluzione predetta, con la rapida adozione dei provvedimenti necessari per un rapido potenziamento del Banco, e di provvedere, in caso di rifiuto ad ottemperare, a porre in atto le procedure di revoca della nomina dei medesimi rappresentanti ai sensi dell'articolo 7 della legge regionale n. 11 del 1995;
invita
il Ministero del Tesoro e le Camere di Commercio ad impartire analoghe direttive ai propri rappresentanti. (161)
PRESIDENTE. Poichè le mozioni vertono sullo stesso argomento, verranno discusse congiuntamente. Dichiaro aperta la discussione. Uno dei presentatori della mozione numero154 ha facoltà di parlare.
SANNA NIVOLI (A.N.). Brevemente, non utilizzerò i trenta minuti rituali, e molto brevemente nell'illustrare la mozione 154 voglio prima di tutto ricordare agli onorevoli colleghi che, ai sensi dell'articolo 4 dello Statuto, la Regione ha competenze in materia di credito. Ciò è detto non tanto perché ho dubbi sulle capacità di ricordare di tutti i presenti, ma piuttosto perché mi preme soffermare l'attenzione sul fatto che da quella solenne enunciazione statutaria, ovvero che la Regione ha competenze in materia di credito, ad oggi sono passati esattamente cinquant'anni, e sono passati cinquant'anni senza - badate bene! - che le norme di attuazione necessarie per l'esercizio di quelle competenze siano state, non dico approvate, ma nemmeno predisposte. Sono cinquant'anni di inerzia normativa totale.
Questa è una prima affermazione che non è che possa restare sospesa sulle nostre teste, perché preme subito una domanda, una curiosità come minimo; e questa curiosità può essere espressa: ma si è trattato solo di negligenza? Si è trattato solo di incapacità della classe di governo, oppure ci sono stati talmente tanti di quei problemi ostativi, per esempio romani, che hanno impedito che si potessero neanche intravedere le norme di attuazione. Oppure c'è qualche altra cosa?
Il sospetto di Alleanza Nazionale è che non sia stata solo negligenza o incapacità, ma che ci sia stato una sorta di disegno strategico, un disegno non urlato, un disegno sussurrato, un disegno che non tutti dovevano conoscere, ed oltretutto un disegno che è nato in una sorta di consesso oligarchico, piuttosto che democratico, quindi un disegno strategico, sussurrato, nato in un consesso oligarchico, che aveva sicuramente una sua ragione di esistere, e che è stato sicuramente determinante nella non scelta legislativa di questi cinquant'anni.
Questo è, dal nostro punto di vista, un primo elemento. Ma veniamo ai nostri giorni e veniamo a questa mozione, che effettivamente, se proviamo ad esaminarla sul piano della dimensione temporale, così come ho fatto per il problema precedente, presenta apparentemente una situazione opposta. Cioè, mentre noi siamo stati per cinquant'anni di fronte ad una inerzia legislativa totale, anche sul piano dei semplici indirizzi da parte dell'ente Regione nei confronti della politica del credito, assistiamo in pochissimi giorni ad un'iperattivismo, Presidente ed onorevoli colleghi, che diventa quasi sospetto. Come mai, cinque giorni fa questa mozione era attuale e, in seguito all'iperattivismo dei gestori, degli amministratori e dei politici che governano il credito in Sardegna, questa mozione è diventata desueta, non serve più a niente?
In pochi giorni lo scenario del credito è talmente mutato che questa mozione oramai è buona soltanto per gli archivi, che sono - credo - ricchissimi; gli archivi dell'oblio di questa istituzione, quindi la mettiamo negli archivi dell'oblio.
Constatavo quindi, cinquant'anni di inerzia, dove le cose sono rimaste uguali a se stesse per mezzo secolo, e cinque giorni di iperattivismo; allora viene da chiedersi forse perché oggi c'è meno negligenza e meno incapacità di quanta ce ne sia stata per i cinquant'anni precedenti. E tuttavia un altro legittimo sospetto si fa ancora strada, è che ancora dietro questo iperattivismo ci sia un disegno strategico, anche questa volta un disegno sussurrato, non urlato, in un consesso oligarchico e non democratico, ma anche questa volta determinante per quanto concerne le scelte che sono state operate sulla politica del credito.
Ecco perché Alleanza Nazionale ha deciso comunque di illustrare questa mozione, che ha certamente perso di attualità sul piano tecnico, ma che mantiene la sua cogenza politica. In questo documento, infatti, emerge prima di tutto la denuncia, forse esclusivamente la denuncia di una gestione della politica creditizia troppo ammaestrata in questa nostra Isola. Una gestione antidemocratica, quindi, ovviamente, sempre e comunque tenuta al lazo dall'Esecutivo; la denuncia di un credito che è cresciuto, quindi, in tal modo con una rischiosità(?) fortissima, risentendo ovviamente della rischiosità dei governi che lo hanno piegato ai propri interessi, interessi che talvolta erano leciti, ovviamente, ma che sono diventati chiaramente illeciti nel momento in cui questi disegni non coincidevano più con gli interessi della comunità, ma il credito diventava uno strumento di acquisizione di consenso, non più finalizzato al raggiungimento del benessere collettivo, ma finalizzato esclusivamente al mantenimento del potere dell'Esecutivo.
Ecco perché insisto nel dire che dietro l'inerzia legislativa cinquantennale e dietro il decisionismo precipitoso degli ultimi cinque giorni ci sia un medesimo disegno strategico. Il disegno, presidente Palomba, di un gruppo di potere, che se andiamo un pochino a scrostare la patina che si sono costruiti intorno, sono le stesse persone che hanno governato il credito nei cinquant'anni passati; hanno solo fatto un bel giro di valzer intorno ai tavoli e si sono scambiati reciprocamente le poltrone, ma il gruppo di potere oligarchico, antidemocratico è rimasto lo stesso, presidente Palomba.
Quindi, una gestione oligarchica che ha amministrato per cinquant'anni i soldi dei sardi, con logiche comportamentali... Io la invito ad ascoltare con attenzione, presidente Palomba, perché non è facile esprimere questo concetto che deborda un pochino su aspetti culturali.
PALOMBA (Progr. Fed.), Presidente della Giunta. La ascolto sempre con molto piacere e attenzione.
SANNA NIVOLI (A.N.). Dicevo che le logiche comportamentali di questo gruppo di oligarchi, che sono sempre gli stessi - attenzione -sono più vicine a modelli di comportamento sociale così arcaici che ricordano un pochino il "familismo amorale". Ha presente cos'è il "familismo amorale" della nostra cultura, che non è uno degli aspetti che ci fanno più onore nella nostra cultura?
Mi pare che il credito sia stato gestito un pochino con questi strumenti di "familismo amorale" - è una denuncia abbastanza forte che faccio - anziché seguire le regole più dignitose, più serie, più corrette e più obiettive del mercato. Quindi non entro nel merito della mozione, perché abbiamo detto che è desueta oramai, anche se noi riteniamo che comunque l'operazione di aumento del capitale, poiché collegato ad un congruo sovrapprezzo delle azioni, sarebbe apparsa vantaggiosa per il Banco e per l'economia dell'Isola, in quanto l'istituto, come potete vedere nella fase dove c'è scritto "ritenuto che...", io ribadisco come se avessi esposto queste tre posizioni, queste tre ipotesi che noi abbiamo valutato nella mozione, quindi il merito lo salto completamente.
Chiudo ricordando i recenti avvenimenti che tutti conosciamo, cioè la presa di posizione della Fondazione nei confronti delle iniziative imprenditoriali, di quello che è nient'altro che un gestore del bene della Fondazione; il dottor Lorenzo Idda è solo un gestore che deve fare quello che la Fondazione gli chiede di fare, ha avuto invece delle iniziative imprenditoriali, che la Fondazione ha ritenuto non accettabili. Quindi, quello che è successo lo sappiamo tutti, il CdA del Banco S.p.A. ha dato le dimissioni quasi in massa, con qualche distinguo di tipo politico, che a noi è arrivata come informazione dai mezzi di stampa, comunque rendono questa mozione assolutamente inopportuna, per cui d'accordo con i miei colleghi di Gruppo la ritiro. Quindi non se ne fa più discussione.
Tuttavia questi due aspetti, che sono solo aspetti introduttivi della discussione nel merito sul credito, che oggi credo sarà animata in quest'aula, io li tengo come punto di partenza per l'illustrazione di un'altra mozione, più attuale, nella quale si sono aggiunte le firme di tanti colleghi, che è la mozione numero 161, della quale siamo firmatari come Gruppo di Alleanza Nazionale, che invece riteniamo opportuna, attuale e degna di essere di nuovo discussa in questa sede.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna. La mozione numero 154 è ritirata, rimangono le altre mozioni, alle quali, come l'onorevole Sanna precisava, si sono aggiunte varie firme dei firmatari già della prima mozione.
Ha facoltà di parlare il consigliere Ghirra, per illustrare la mozione numero 159.
GHIRRA (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi, ha ragione la collega Sanna a dire che queste mozioni sono maturate in un clima diverso e in parte superato; sono maturate nel corso di quella sorta di battaglia campale sulla privatizzazione del maggiore istituto di credito della Sardegna che ha conosciuto una tappa, in questo momento, con le dimissioni del Consiglio di amministrazione del Banco. Ha ragione la collega Sanna nel dire che in parte questa discussione è superata nei suoi aspetti di cronaca, di cronaca nera spesso, ma resta in piedi l'esigenza che questo Consiglio si ponga con serietà il problema del credito nella nostra Isola. Un problema drammatico perché il denaro in quest'Isola costa almeno due punti in più rispetto al resto del nostro Paese. Il tema del credito è un tema che in qualsiasi convegno, in forma sindacale o di imprenditori, o persino in alcune prese di posizione del Presidente di questa Assemblea, viene spesso affiancato al tema dell'usura, perché in Sardegna è un'emergenza politica, economica e sociale drammatica. E dunque mi sembra giusto che questo Consiglio si chieda se il Banco di Sardegna, che gestisce e ha gestito centinaia di miliardi della Regione, e migliaia di miliardi raccolti dalle tasche dei risparmiatori sardi, abbia operato e operi per lo sviluppo della nostra Isola, o per altri fini. Magari per realizzare un grumo di potere che tenta di condizionare la politica, l'informazione, la vita stessa dei sardi, scegliendo spesso, con il puro criterio della logica di potere piuttosto che quella del profitto d'impresa, quali imprese far nascere, far crescere e quali far morire. Dunque il tema della privatizzazione del Banco di Sardegna è un grande tema politico, è un grande tema economico, è un grande tema di civiltà.
Io credo che, come diciamo nella nostra mozione, la privatizzazione del Banco di Sardegna vada perseguita, vada perseguita seguendo l'ispirazione, il dettato della legge Amato e delle direttive Dini, con l'obiettivo - io credo - di una privatizzazione che non comporti un depauperamento del patrimonio della Fondazione, che peraltro non è consentito né dalle norme sulle banche, né dal Codice Civile, ma con l'obiettivo di creare un azionariato diffuso. Cioè questa può essere per la Sardegna l'occasione di una grande democrazia economica, che può essere lo strumento di una nuova democrazia politica. Quindi la riduzione della partecipazione azionaria della Fondazione deve avvenire secondo le leggi salvaguardando l'interesse pubblico.
Io ho sentito dire dalla collega Sanna che l'aumento di capitale proposto dai managers del momento agli azionisti avrebbe portato vantaggi all'Istituto, su questo c'è una discussione, gli azionisti hanno ritenuto che così non fosse. Ci diranno gli esperti di economia se vi era una strategia di sviluppo capace di consentire al Banco di raccogliere la sfida della globalizzazione, dandosi un respiro nazionale ed internazionale senza perdere il suo radicamento in Sardegna e in particolare a Sassari, che, come dire, è il cuore della vita del Banco.
Questo radicamento è necessario, ma non sembra fosse sufficientemente garantito, anzi ho sentito con le mie orecchie, ho letto con i miei occhi dalle organizzazioni sindacali la denuncia di scelte di gestione che tendono ad affidare alcune lavorazioni all'esterno del Banco, ad aziende di Verona, o anche di altre località, con evidenti danni per lo sviluppo del Banco e per la stessa occupazione in Sardegna, perché trasferire all'esterno del Banco pezzi di attività creditizia significa depauperare il ruolo del Banco.
Ecco perché mi sembra giusto che questo Consiglio regionale si batta intanto per quanto è nelle sue competenze, perché le scelte tecniche poi solo affidate ad altri organismi, non certo al Consiglio regionale, perché la privatizzazione del Banco venga realizzata, e perché questa privatizzazione veda tutti convergere su un grande obiettivo, che è il rafforzamento della banca. Perché sembra di cogliere dagli operatori, dai dipendenti, dai lavoratori, che ci sia il bisogno di un rafforzamento del management; è incredibile che in questa azienda siano cambiati cinque direttori generali in due anni, questo è un sintomo di morbo, di inefficienza, è un sintomo gravissimo di incapacità gestionale. E fra i lavoratori, fra i quadri, fra i dirigenti, c'è un clima di malessere, c'è una denuncia di uno stato di inefficienza che, paradossalmente ma non troppo, corrisponde poi alla denuncia esterna, alla denuncia degli imprenditori, dei sindacati, di quelli che possiamo chiamare gli utenti, cioè dei sardi, in fin dei conti.
Io sono convinto, e siamo convinti nel Gruppo Progressista Federativo, del principio della non ingerenza della politica nelle scelte tecniche. E proprio per questo è un bene che sia cessata quella campagna di aggressione che c'è stata nelle scorse settimane nei confronti della Fondazione del Banco di Sardegna, perché ho l'impressione che aver respinto la proposta di aumento di capitale e quella privatizzazione lì delineata fosse in linea con il diritto e il dovere di tutelare gli interessi ai quali una Fondazione è obbligata per legge, quella di ricavare risorse per attività no profit, di ricerca scientifica, per attività sociali e culturali; quella di una privatizzazione che tuteli il patrimonio e gli interessi dell'Ente chiamato a gestire.
La politica non deve ingerirsi nelle scelte tecniche, però la Regione ha un suo ruolo nel credito, se non altro perché le leggi che questo Consiglio regionale vara sull'industria, sull'artigianato, sul commercio, sull'agricoltura, poi affidano a Istituti di credito dei compiti immani. Sono le banche a fare le istruttorie, a decidere se far vivere, crescere o morire le aziende, se dare i denari a Gardini, a Ligresti, a Casillo, o a Cuccu, Sanna, Cossu. Sono le banche.
Si è detto, e a mio parere con ragione, "fuori la politica dalle banche". Io aggiungo anche "fuori le banche dalla politica" ed aggiungo ancora "fuori le banche dall'informazione", perché oggi c'è un intreccio perverso tra credito, politica e informazione.
Perché vedete la discussione sul mancato sì della Fondazione alla proposta del management di turno del Banco è stata rappresentata da alcuni organi di disinformazione come una rissa campale tra un pugno di estremisti politici che disturbavano i manovratori e una sorta di grande banchiere, assurto dieci anni fa dalla Segreteria della Democrazia Cristiana di Sassari alla testa di una banca.
Io ho grande rispetto per la Democrazia Cristiana e per il suo ruolo nella storia, ma non mi pare che fosse una scuola.
(Interruzioni)
SECCI (Popolari). Lo poteva fare, forse competeva alla Democrazia Cristiana decidere allora, forse lo poteva fare, non era il P.D.S. a governare la Sardegna.
VOCE: Non c'era ancora il P.D.S. al Governo.
PRESIDENTE. Per cortesia.
GHIRRA (Progr. Fed.). Io ho un grande rispetto per il ruolo storico della Democrazia Cristiana sul piano politico, ma mi sembra che sia stata una grande scuola di politica ma non di banca. Quindi non mi sembra che si possa equiparare la capacità di dirigere un partito alla capacità di dirigere una banca.
Dunque "fuori la politica dalle banche" ma anche "fuori le banche dalla politica"...
(Interruzioni)
CADONI (A.N.). Ghirra continua così, vai bene.
PRESIDENTE. Prego onorevole Ghirra, continui.
GHIRRA (Progr.Fed.). L'onorevole Cadoni mi consola. Dicevo, "fuori la politica dalle banche" dunque, ma "fuori le banche dalla politica" e "fuori le banche dai giornali", perché oggi c'è in Sardegna, e ci sono segni allarmanti anche sulle colonne dei quotidiani di oggi, una vera emergenza democratica molto trascurata, e me ne dispiace per questo Consiglio che non si pone problemi vitali per una democrazia, perché noi stiamo vivendo qualcosa di simile all'Era Rovelli, con un inquinamento della democrazia molto insidioso e pericoloso, perché poi sul tema del credito si è registrato un nuovo inedito monopolio, c'è stato un coro, non c'è stata una polifonia. C'è stato un coro sinergico, una sinfonia a senso unico. Vedete, agitare gli editoriali dei giornali come randelli contro chi disturba il finanziatore dovrebbe suscitare un sentimento di rivolta, così come utilizzare gli editoriali per insultare le persone nella loro dignità personale, di qualsiasi partito esse siano, tutto questo dovrebbe suscitare in questo Consiglio un sentimento di rivolta, di indignazione e di lotta, mentre io colgo aree di solidarietà e di connivenza che sono di una gravità totale, ma comunque di cui tutti noi saremo chiamati a rispondere quanto meno alla nostra coscienza.
(Interruzione della consigliera Sanna Nivoli)
(Segue GHIRRA). Ecco perché bisogna, come dire, invertire la rotta, pensare ripartendo dagli interessi generali della nostra Isola, e favorendo la ripresa di un dialogo nel rispetto delle regole. L'obiettivo di tutti noi deve essere quello di far assumere al Banco di Sardegna un ruolo di banca di respiro nazionale ed europeo, pur rimanendo radicata nella realtà sassarese e sarda, gli interessi della banca sono gli interessi di tutti noi, perché questa banca è oggi molto danneggiata da una campagna di intimidazioni e minacce che ha creato danni profondi all'immagine dell'Istituto di credito. Voi sapete che anche gli istituti di credito hanno, come dire, un'immagine. Non mi pare che da questa campagna di aggressione, non c'è stata nessuna rissa, c'è stata una aggressione a senso unico, l'immagine del Banco sia uscita vincente.
Io credo che sia giusto che da questo Consiglio venga.... Ho colto anche nell'intervento della collega Sanna - noi abbiamo posizioni di partenza assolutamente diverse - la volontà di Alleanza Nazionale di consentire a questa banca un grande balzo in avanti. Io credo che questo debba essere l'obiettivo di tutti, che tutti noi dobbiamo batterci perché la privatizzazione avvenga, perché la privatizzazione rafforzi realmente la banca e il suo azionista, e soprattutto perché tutti noi dobbiamo batterci, e io personalmente garantisco che mi batterò, perché la scelta dei nuovi manager, che spetta nella sua autonomia alla Fondazione, venga ispirata davvero a criteri di capacità professionale e di competenza.
Io ho detto non ha caso "fuori la politica dalle banche", la politica ha il dovere di nominare, la politica ha il dovere di scegliere persone capaci di portare il Banco di Sardegna fuori dalla palude nella quale è stato costretto.
Su questo io credo che si misurerà la dignità del Consiglio regionale, della Giunta ed anche dei componenti della Fondazione.
Questa è la vera sfida alla quale in positivo tutti noi dobbiamo guardare, perché di sicuro c'è bisogno di una svolta.
PRESIDENTE. Per illustrare la mozione numero 161 a firma Pittalis, Bonesu, Marras, ha facoltà di parlare il consigliere Pittalis.
PITTALIS (F.I.). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Giunta, colleghe e colleghi, veniamo ad affrontare in quest'aula con un ritardo davvero eccessivo la questione della guerra interna al Banco di Sardegna, che sinora ha purtroppo mietuto solo vittime.
Non possiamo non osservare, non possiamo non evidenziare che se questa seduta del Consiglio regionale si fosse svolta in tempi utili, forse oggi la storia del Banco di Sardegna sarebbe stata diversa e meno traumatica. Che i destini della Sardegna siano affidati ad un mero calcolo di tempi, è già di per sè un dato capace di mettere in allarme chi abbia un po' di coscienza civile.
Nessuno in quest'Aula ignora che al di là del merito delle questioni, cui verrò dopo, gli stessi sistemi con i quali è stata gestita l'intera faccenda sono senz'altro censurabili. Lo diciamo con chiarezza in quest'Aula; non si cerca di ritardare le riunioni delle Commissioni Consiliari, e non si disertano le riunioni con operazioni come quelle messe in atto dal P.D.S. negli scorsi giorni, o per meglio dire, ciascuno è libero di comportarsi come crede, ma parimenti queste forze di opposizione ritengono necessario censurare contegni istituzionali che ci paiono francamente grotteschi. Perché questa è la verità, si è cercato di ritardare senza sosta e senza ritegno la riunione della Terza Commissione Bilancio, perché si era subdorata la fronda; ed allora anzichè affrontare il problema, perché c'era un problema, si è scelta la strada del sotterfugio.
Quando il coraggioso collega, onorevole Eliseo Secci, Presidente della Commissione Terza, ha caparbiamente voluto che fosse la Commissione ad esprimersi, allora potenti mani antiche hanno riunito in fretta e furia la Fondazione del Banco di Sardegna, e come facevano i carbonai di nascosto e prima che la Commissione approvasse un documento qualsiasi ci hanno bruciato sul tempo.
Se la lotta politica e il dibattito delle idee si riduce a questi marchingegni, allora significa che il livello di questa classe di governo regionale è ben più basso di quanto anche i più pessimisti tra noi credevano. E per imputare ad alcune parti, che non meritano di essere chiamate politiche perché sono solo parti affaristiche, la paternità dell'accaduto, non servono dietrologie, sappiamo chi sono i mandanti, sappiamo chi è l'esecutore.
Le cronache di questi giorni sulla questione Banco di Sardegna - Fondazione parlano chiaro; e quindi una prima considerazione di censura va indirizzata al fatto che surrettiziamente si decida dal parere del Consiglio regionale. Lo ricordo a menti troppo distratte, il sovrano, onorevole Presidente della Giunta, è il Consiglio, se si prescinde dal Consiglio regionale si compiono atti gravissimi. Mi richiamo anche alle prerogative del Presidente di questo Consiglio, perché spesso i deliberati di questa Assemblea sono del tutto inosservati, fossero al pari di atti di governo di questa Giunta carta straccia.
Lo ricordo a tutti noi, onorevole Presidente Palomba, ella ha agitato più di una volta lo spettro di poteri forti, esterni alle logiche democratiche. Aveva ragione, essi esistono, ma spetta al governo, oltre che al Consiglio tutto, far sì che le legittime aspirazioni di controllo di lobby affaristiche rimangano fuori dall'Aula e fuori dalla gestione del governo della cosa pubblica. Spetta a lei Presidente, che invece di quelle lobby si lamenta solo quando le impongono scelte che ella non gradisce e che invece se ne serve come strumento quando ciò torna utile ai suoi calcoli politici.
Ma veniamo al merito della questione: merito che è semplice, semplicissimo nell'apparente complessità del problema. Uno strano luogo comune si aggira per l'Aula; i corridoi del potere regionale, le redazioni dei giornali e i commenti ripetono una litania: la politica stia fuori dal credito, il credito stia fuori dalla politica.
E` una filastrocca senza troppo senso, a mio avviso, che temo verrà ripetuta come lo ha già fatto il collega Ghirra anche questa mattina, e allora anche questo va chiarito.
Noi pensiamo che la politica invece debba essere dentro il credito, non deve certo intendersi dentro per esprimere solo Consigli di Amministrazione o Presidenti nel settore del credito, ma debba esserne parte integrante perché deve indirizzarlo e deve financo condizionarne le scelte quando si tratti di istituti di credito, di interesse regionale con radicamento nel nostro territorio, e lo debba fare come deve essere la politica, cioè con la chiarezza e la trasparenza.
Anche a noi che siamo ingenui, anche a noi che non abbiamo anni ed anni di legislatura sulle spalle, né di nostri ascendenti od antenati, anche a noi così inesperti pare evidente che la partita che si gioca sul credito sia una partita con una grandissima posta in palio, e ben maggiore di quella che appare.
E appunto per questo la politica deve entrare in ballo, ma non con i metodi di condizionamento, ma con metodi legittimi ed auspicabili di indirizzo politico, e a questo tende in maniera chiara la mozione che noi oggi discutiamo. Faccio appello, a nome di tutte le forze di opposizione a che i consiglieri regionali vogliano comprendere che su un argomento di tale delicatezza, vogliano essere aperti al confronto e non chiudersi nelle posizioni oligarchiche di chi ha interesse a mantenere lo status quo ante.
Il Banco di Sardegna, penso che nessuno possa metterlo in dubbio, è un capitale dell'Isola, e credo di non cadere in equivoci, è l'unica azienda sana e florida della nostra regione. Il sistema di apertura delle frontiere economiche, l'integrazione europea, la crescente globalizzazione dei mercati, impongono che le banche abbiano dimensioni adeguate a rimanere sui mercati in condizioni di parità con gli altri istituti e comunque non strozzate.
Allora la questione del credito in Sardegna è una, la pone da tempo ed autorevolmente il Professor Paolo Savona, il quale ha dichiarato che tre banche sono troppe in Sardegna, meglio accorpare e creare strutture in grado di reggere i mercati, in questo senso andava la richiesta del Banco, così l'abbiamo interpretata noi, di aumentare il capitale dell'istituto per procedere alla privatizzazione.
Ma chiedo alla Giunta, ai consiglieri della Maggioranza: si preferisce davvero ammazzare una mandria solo per cavarne un etto di filetto? Davvero vogliamo avvallare operazioni che rendono più povero il Banco solo per mantenere potere? Io non so se ieri fosse quello democristiano, onorevole Ghirra, ma so che il potere oggi sull'economia e sul credito è del Partito Democratico della Sinistra e di alcune frange deviate di altri Partiti, perché questo è il dato di oggi. E un fatto emerge inquietante:
un esponente autorevole del Partito Democratico della Sinistra negli scorsi giorni ha invocato la destituzione del Presidente del Banco, Professor Idda. Io non ne assumo le difese, men che meno di fiducia, né quelle di ufficio, però mi preme sottolineare la vicenda per un altro aspetto, perché questo esponente vostro, autorevole, lo ha fatto con i consueti metodi da cupola, ha curiosamente ricordato la sorte di Sarcinelli, il Presidente della Banca Nazionale del Lavoro accoppato da Ciampi; nemmeno 24 ore dopo la Fondazione ha eseguito l'ordine del "mamma santissima": è partito il siluro e il Presidente del Banco è stato fatto fuori.
Tranelli, inghippi, sottobottega che lascia margine di tutto il problema vero, cioè che questa Regione non può disperdere il capitale rappresentato dal Banco, è un'azienda di proprietà pubblica che non possiamo narcotizzare, ma dobbiamo con forza inserirla nel mercato e siamo, colleghi, a mio avviso, ancora in tempo per farlo.
La terza Commissione permanente ha approvato una risoluzione approfondita e meditata, e invitiamo il Consiglio regionale a farla propria, a farla propria per dare mandato alla Giunta Regionale di operare con necessarie direttive politiche sulla Fondazione, che è la nostra rappresentante nel Banco perché, Presidente Palomba, tutto poteva fare ma evitarci quell'audizione, oserei dire al limite della farsa, dove lei, come Pilato, ha fatto finta di lavarsene le mani.
La Fondazione non ha scelta: o amministra secondo i dettami del suo legittimo riferimento, che è il Consiglio regionale, oppure deve andare via. Amministri, se vuole, consorterie di altro genere o cooperative, ma non aziende pubbliche; siccome il Consiglio si è già espresso con una risoluzione della sua terza Commissione permanente, non va che da dare attuazione a quella risoluzione, tertium non datur, o fa come dice il Consiglio, o se ne va.
Dei dettagli della questione creditizia parlerà, per il Gruppo di Forza Italia in sede di dibattito, l'onorevole Balletto, l'onorevole Casu, l'onorevole Floris, ma ciascuno ricordi che le direttive del Consiglio vanno attuate, lo dico anticipando, Presidente Selis, temi di alcune iniziative politiche che le opposizioni assumeranno, e vanno attuati non solo per la fondazione del Banco di Sardegna, ma per tutti gli altri temi su cui l'Aula si è già espressa: vuol dire parco del Gennargentu, vuol dire Master Plan, vuol dire questione Consorzio 21. Nessuno pensi, e non lo pensi il Presidente Palomba, che di questi temi noi delle opposizioni ci siamo dimenticati.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Zucca. Ne ha facoltà.
ZUCCA (Progr. Fed.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non mi intendo di Finanza, né alta e né bassa, però non fingo nemmeno di intendermene come invece mi pare che facciano molti, anche dentro questo Consiglio.
Rinuncio quindi alle ovvietà, come la constatazione che il limite tra l'esercizio dell'autonomia di un istituto di credito e l'uso improprio di finanziamenti e imprese private è un limite molto incerto, o la constatazione che la politica non deve servire le banche, ma nemmeno le banche alla politica. Rinuncio a queste ovvietà e ad approfondirle sarei capace col buon senso, anche senza essere competente.
Invece vorrei fare un'analogia molto ardita, con fatti che risalgono al VII secolo avanti Cristo. Il legislatore Solone è noto che fece una riforma dei pesi e delle misure, ma una fonte di non secondaria importanza, che era Aristotele, parlando di questo fatto disse che c'era il fondato sospetto che Solone avesse avvertito preventivamente i suoi amici di questa modifica dei pesi e delle misure e che, all'ombra di questa modifica, molti suoi amici avessero lucrato molto, e non poco, ed altri nemici si fossero invece impoveriti.
Torno ancora più indietro, al III millennio avanti Cristo. Ho un allievo, che attualmente è illustre psichiatra a Roma, il quale tra i due o tre in Italia ha studiato la lingua accadica, e credo che aspiri ad una cattedra di accadico in Italia, col solo scopo di stabilire se le strutture mentali e i comportamenti dell'uomo, dal III millennio avanti Cristo ad oggi, nelle cose importanti: odio, amore, gelosia, brama di lucro eccetera, fossero cambiate molto; è arrivato, me l'ha detto personalmente, alla conclusione che è cambiato assai poco.
Siccome dò molto retta a questo valorosissimo allievo, che ha superato di gran lunga il maestro, non sarà il caso che ciò che diceva Aristotele per Solone, pensando alle azioni del Banco di Sardegna, che sono passate da 14 a 43, presenti qualche analogia?
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Onorevole Presidente del Consiglio, onorevole Presidente della Giunta, considerato il fatto che si parla di un argomento, che in qualche modo tra l'altro ho seguito in Commissione, ritengo doveroso esprimere una qualche valutazione. Si è sentito questa mattina, in quest'Aula: "la banca non deve condizionare la politica, la politica non deve condizionare la banca". Il discorso sulla privatizzazione del Banco di Sardegna doveva essere affrontato immediatamente; anche in quest'Aula spesse volte si sente parlare di "globalizzazione dei mercati", non so se il termine venga usato a proposito o meno, sono autorizzato a dubitarne che venga sempre usato a proposito il termine "globalizzazione dei mercati".
Mercato Comune Europeo, euro; quando noi parliamo di globalizzazione dei mercati, parliamo di moneta unica europea. Il presupposto per la realizzazione del primo e per ottenere la seconda è quello della libera concorrenza; io imposterei il discorso relativo all'aumento del capitale sociale tenendo presente la libera concorrenza. Quando la Commissione bilancio e programmazione economica è stata interessata del fatto dell'aumento del capitale sociale del Banco di Sardegna, questo è stato il mio pensiero: ritengo che sia doveroso che il Banco di Sardegna adegui le sue strutture ad un assetto di concorrenza sempre più agguerrito, sempre più spinto da parte non solo delle banche italiane, ma da parte delle banche della Comunità Europea e anche banche che operano al di fuori della Comunità Europea.
Non mi sono posto la domanda: chi c'è dietro il Banco di Sardegna? Chi c'è dietro la Fondazione? Vediamo di quale parte politica sono coloro che operano nella Fondazione, vediamo di quale parte politica sono coloro che operano nel Banco di Sardegna. Questi problemi da onesto cittadino, da onesto consigliere regionale non me li sono posti, perché credo che il nostro compito principale sia quello di contribuire a che si crei una banca capace di tutelare gli interessi dei risparmiatori, capace di tutelare gli interessi degli utenti della stessa banca.
Credo che la Sardegna abbia bisogno del Banco di Sardegna, perché almeno attualmente è l'unica banca che riesce ad operare in modo capillare in tutta l'Isola, sia per la raccolta del risparmio, sia per la concessione del credito. Queste preoccupazioni mi hanno animato nella discussione avvenuta in Commissione bilancio e programmazione economica del problema dell'aumento del capitale sociale. Ma non per tutti i componenti della Commissione il discorso si è posto in questi termini, perché la Commissione doveva esprimere un parere, doveva esprimere un giudizio, ma qualche parte politica ha fatto tutto il possibile perché la Commissione non esprimesse affatto il parere, non esprimesse la valutazione, perché evidentemente voleva bloccare le parole che dovevano uscire dalla Regione attraverso la Commissione bilancio e programmazione economica.
Si è fatto ricorso a delle affermazioni che sotto il profilo economico non hanno molta validità, cioè "la Fondazione deve salvaguardare il proprio patrimonio", ma chi ha mai detto di no? Si dice: "Con l'aumento del capitale sociale da parte della banca questo non avviene". Questa è una barzelletta, economicamente è una barzelletta, e fate male perché se ci mettiamo a raccontare barzellette allora le possiamo dire le barzellette, ma se stiamo parlando di cose serie, e non c'è dubbio che il problema del Banco di Sardegna sia una cosa seria, allora le barzellette le dobbiamo lasciare fuori. Perché è una barzelletta? Perché l'aumento del capitale sociale da parte del Banco di Sardegna, con l'ingresso di altri soci, doveva avvenire ad un valore nominale di 500 lire per azione, con un sovrapprezzo che doveva oscillare intorno a 2500 lire. Se una società emette le nuove azioni in base al valore delle azioni attualmente in circolazione, che è dato in linea teorica dal rapporto capitale netto globale della società diviso il numero delle azioni, né i vecchi soci, né i nuovi guadagnano o perdono.
Ecco perché è stata tirata fuori una barzelletta di depauperamento della Fondazione; il capitale della Fondazione in valori assoluti doveva e deve rimanere lo stesso; è in termini percentuali di partecipazione che diminuisce. Ma vogliamo privatizzare il Banco di Sardegna o vogliamo conservare il potere unico da parte della Fondazione? Se vogliamo privatizzare il Banco di Sardegna, abbiate pazienza, le azioni devono andare nelle mani dei privati per almeno il 50 per cento più un'azione. Allora evidentemente, dietro questi pretesti, si nascondeva e si nasconde il dirigismo politico. Credo, signor Presidente del Consiglio, che qui non siamo nell'anno di grazia 1998, non ci stiamo affacciando sul terzo millennio, noi siamo fermi al '68, quando il pubblico era sempre buono, il privato era detestabile, il privato produceva imprenditori assassini. Siamo ancora a questo, ecco perché vogliamo conservare la prevalenza del pubblico. La Fondazione è di nessuno, è del popolo sardo, ma è pur vero che a governare la Fondazione ci sono degli uomini, a costituire il Consiglio di amministrazione ci sono degli uomini e questi uomini vengono designati per una larga parte dalla coalizione che governa la nostra Isola.
Evidentemente la coalizione che governa la nostra Isola vuole conservare il potere all'interno della Fondazione, dirigere il Banco di Sardegna. Questo è dirigismo, non è libera concorrenza. Per affrontare il problema della libera concorrenza il Banco di Sardegna deve allargare le proprie dimensioni; se non allarga le proprie dimensioni non è in grado di competere con le altre banche con le quali deve operare sul mercato.
Ecco qual è la vera realtà. Io dico che qualche volta tutti dovreste, nell'interesse della gente che noi rappresentiamo, lasciare i giochi di potere, perché credo che siano giochi di potere per il consenso, giochi di potere per il proselitismo, giochi di potere che non giovano alla comunità sarda. In camera charitatis molti di voi mi darebbero ragione, in quest'Aula non mi danno ragione perché le posizioni sono già precostituite, per cui ciascuno deve essere inquadrato in quella determinata direzione.
Comunque questo non mi impedisce di dirvi che le cose stanno in questo modo, facciamo sì che il Banco di Sardegna venga governato da imprenditori non da politici, ma se la Fondazione mantiene il primato nel Banco di Sardegna, mantiene l'intero pacchetto delle azioni ordinarie, certamente il Banco di Sardegna non verrà governato da privati, non verrà governato da imprenditori. Non dimenticatelo che noi ci troviamo in una situazione che, qualcuno definisce "esplosiva", io definisco "estremamente critica" perché di fronte a noi, che lavoriamo qui ed andiamo avanti, c'è tanta gente che soffre, non dimenticatelo. Qualche volta almeno fate una riflessione e vedete un po' se noi riusciamo a fare qualche cosa per quella gente che al di fuori di quest'Aula soffre, che al di fuori di quest'Aula non ha il lavoro e molto probabilmente tanta gente non ha neanche il pane, lasciate i giochi di potere e operate in questa direzione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Paolo Fois. Ne ha facoltà.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Grazie Presidente. Qualcuno dei colleghi che mi ha preceduto ha lamentato il fatto che questo dibattito si apra con un certo ritardo, e quindi ha più o meno esplicitamente sottolineato il limitato interesse, relativamente a quanto il dibattito avrebbe potuto rivestire, che questo dibattito oggi presenta.
Non sono d'accordo su questa impostazione, su questo rilievo, anche perché (ed è questo il senso del mio intervento, la natura del contributo che intendo dare) il dibattito sulla questione della decisione della Fondazione che non ha accettato la proposta di aumento del capitale della società per azioni, denota, solleva questioni di carattere generale che vanno oltre la questione del credito e che è opportuno che proprio in quest'Aula, per rivalutare il ruolo del Consiglio come massima istituzione della Regione, vengano approfondite.
Dai più finora, ma anche il dibattito che si sta svolgendo oggi segue questa falsa riga, si è insistito essenzialmente su questi concetti: primo, appunto se l'operazione di aumento di capitale decisa dalla società, dall'azienda, fosse giuridicamente corretta, se fosse conveniente e quindi se fosse da condividere o da respingere la scelta operata dalla Fondazione che ha rifiutato di condividere le scelte operate dal Consiglio di Amministrazione della società.
A questo proposito vorrei richiamare, e in parte è stato già fatto, le ragioni, il clima all'interno del quale è maturata la decisione del Consiglio di Amministrazione della società di proporre l'aumento del capitale. L'ha ricordato un attimo fa, molto bene, il collega Casu, l'ha detto anche il collega Pittalis, ma un po' tutti quelli che sono intervenuti sono ritornati su questo concetto, la globalizzazione dei mercati, l'esigenza di poter avere un Banco di Sardegna in grado di fronteggiare la crescente concorrenza sul piano internazionale, hanno spinto il Consiglio di Amministrazione della società a chiedere l'aumento del capitale, a delineare una determinata strategia di alleanze per potere, in questo modo, presentarsi sul mercato con un patrimonio rafforzato, con una maggiore credibilità, con un maggior peso contrattuale.
Si è in altri termini, e ancora una volta le parole dell'onorevole Casu vanno in questo senso, detto che il fatto che si seguisse una politica ispirata al principio dell'apertura al mercato, della piena e totale adesione al principio della libertà di concorrenza, fosse automaticamente, e questo lo leggo anche nella risoluzione della Commissione Terza, ma anche in alcune delle mozioni che ci sono state sottoposte, fosse un passo, una decisione che, automaticamente, incondizionatamente, immediatamente non potesse non provocare degli effetti positivi sull'economia dell'intera Sardegna, della nostra isola. Sottolineando o sottovalutando alcuni aspetti, uno per esempio mi sembrerebbe importante, è quello di vedere se il famoso partner strategico, o i partners strategici che erano stati individuati dal Consiglio di Amministrazione della società, fossero i partners più indicati per promuovere una politica di collaborazione e una politica in generale del Banco che fosse attenta ai problemi della regione, ai problemi del suo sviluppo economico.
Ora questa fede incondizionata nel mercato, nelle forze del mercato, qualcuno comincia a metterla in discussione, a non averla più così tanto profonda e tanto convinta. Coloro che vanno dubitando di queste qualità taumaturgiche del mercato, non sono certo, caro collega Casu, i figli del '68, ma di necessità di trovare delle regole globali, un governo globale all'economia globale, ne hanno parlato a lungo gli esperti economici che hanno partecipato al forum dell'economia mondiale che si è svolto a Davosse(?) nel febbraio di quest'anno...
CASU (F.I.). In quella sede può essere fatto, non qui.
FOIS PAOLO (Progr. Fed.). Ci arriviamo. Intanto voglio dire che questa credenza nelle qualità taumaturgiche della libera concorrenza solo da poco, dopo che abbiamo assistito a quelli che sono stati chiamati "i morti e i feriti" delle crisi finanziarie di alcune istituzioni, di alcune banche asiatiche, hanno spinto molti, che prima non si ponevamo neppure questo problema, di stabilire, di ricercare delle nuove regole, ma comunque delle regole che impedissero, che prevenissero questi guasti che l'economia globale, che i mercati, che la libera concorrenza può produrre.
Quindi non è un'esigenza che viene da alcuni nostalgici del dirigismo economico o politico dei figli del '68, ma sono fior fiore di banchieri, di esperti dell'economia mondiale che questo problema, sempre più insistentemente di fronte a queste conseguenze si pongono. Ma non sono soltanto questi, anche ad altri livelli il problema è posto, ed è posto a livello regionale di molte regioni, di molte periferie, di molte aree deboli di questo stesso Consiglio regionale. Cioè c'è la consapevolezza, il convincimento, sulla base dei risultati, che il fenomeno della globalizzazione, dell'apertura delle economie al gioco del mercato, della libera concorrenza non sia sempre un processo che produce degli effetti positivi, quando questi effetti li calcoliamo, li valutiamo con riferimento alle aree più deboli, a quelle aree che non si trovano in condizioni di uguaglianza effettiva rispetto a quelle economicamente più forti, e che quindi il gioco della concorrenza condanna alla emarginazione o alla sparizione.
Quello che mi preme sottolineare è una strana contraddizione in questo Consiglio regionale perché, cari colleghi, noi ci riempiamo la bocca in quest'Aula sulla esigenza di tutelare la specialità della Sardegna, sulla esigenza di far leva sul principio dell'insularità, perché le regole della comunità nei nostri confronti siano diverse rispetto a quelle degli altri, perché le norme sugli aiuti non siano quelle stesse che si applicano per regioni economicamente sviluppate, ne parliamo a proposito della legge sulla lingua e cultura sarda, la legge sull'editoria, insomma, i riferimenti in quest'Aula sulla necessità di intervenire da parte del potere politico per impedire che il gioco del mercato danneggi chi è più debole, sono continui e insistenti.
Allora o riteniamo che per quanto riguarda il settore del credito questo discorso non possa essere ripetuto, che miracolisticamente il settore del credito, quando ci si apra alla concorrenza internazionale, sia sottratto al gioco di queste forze allora possiamo chiudere il capitolo, oppure se siamo coerenti, se questo discorso dell'esigenza di tutelare i nostri giusti interessi, gli interessi di chi è diverso e chi deve essere tutelato nella sua diversità, finchè non si trova in condizioni di parità, lo dobbiamo porre anche per quanto riguarda il problema del credito, senza farci fuorviare dai discorsi sulla globalizzazione, sulla privatizzazione, sull'apertura dei mercati.
Stando così le cose, credo in primo luogo che non si possa non valutare positivamente il fatto che l'ordinamento giuridico attuale preveda un organismo, la Fondazione appunto, che controlli sotto lo specifico, direi, esclusivamente sotto il profilo della rispondenza all'interesse pubblico, e alle esigenze di sviluppo economico e sociale della Sardegna, una determinata operazione, senza per questo chiudersi alla necessaria apertura e all'internazionalizzazione della nostra banca, ma al tempo stesso stando bene attenti che una determinata operazione non possa produrre quegli effetti nefasti, che invece il fenomeno della globalizzazione in genere provoca verso determinate aree e che noi stessi abbiamo constatato. Così come dobbiamo valutare con molta apprensione coloro che in presenza, qui in Sardegna, di una legge che approvata dalla Camera sta per essere approvata definitivamente dal Senato, limita il potere delle Fondazioni, ridimensiona questa funzione che hanno di tutela specifica ed esclusiva dell'interesse pubblico, si augurano che le Fondazioni questo potere non lo possano più esercitare o lo possano esercitare in misura molto più ridotta.
Io non sono tra coloro che auspicano una radicale modifica dell'ordinamento giuridico su questo piano, soprattutto finchè ci troveremo in condizioni di fatto diverse rispetto alle regioni economicamente, anche sul piano creditizio, più sviluppate di noi. Io credo che la Fondazione abbia operato bene se valutando in via esclusiva, come era suo compito, suo preciso dovere, l'operazione e ritenendo che questa operazione non fosse un'operazione che rispondesse a quella che è la sua esigenza prima, cioè di tutelare gli interessi dello sviluppo economico della Sardegna, ha ritenuto che quel tipo di operazione, non l'operazione dell'apertura e della privatizzazione dovesse essere rivista e dovesse formare oggetto di una valutazione più approfondita.
Secondo, il Consiglio regionale farebbe bene a seguire con più attenzione le sorti, gli sviluppi della discussione al Senato sul disegno di legge sulle Fondazioni. Credo che un determinato contenuto, determinati principi che dovessero prevalere in nome soltanto del rispetto del principio dell'economia di mercato, se dovesse ignorare la giusta esigenza della nostra regione, di una regione economicamente in via di sviluppo che ha bisogno di rafforzarsi prima di uscire verso il mercato, bene, credo che se questa legge dovesse orientarsi in questa direzione non sarà certo un plauso totale, da parte di questa Assemblea, che essa potrà ottenere incondizionatamente e illimitatamente.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Secci. Ne ha facoltà.
SECCI (Popolari). Signor Presiente, penso che la discussione di queste due mozioni consenta e debba portare a chiarire cosa vuole il Consiglio regionale su questa materia, ma consenta anche di tentare di dare un contributo di chiarezza a qualche rapporto istituzionale che sembra essersi arrugginito. Ed è proprio da questo punto che voglio partire, perché ritengo nella sostanza che in tutta la materia trattata in quest'ultimo periodo l'alta finanza, collega Zucca, c'entri un pochino poco o non c'entri per nulla. Ho molta paura che siano stati altri gli indicatori che hanno determinato ruoli, posizioni, interventi a gamba tesa e tackle scivolati, come dicono nel calcio.
Allora rivendico, Presidente del Consiglio, al Consiglio regionale e a tutte le sue articolazioni, nelle funzioni che sono attribuite dallo Statuto e dai regolamenti, rivendico una cosa che è stata sempre tenuta presente da tutti i governi della Regione che si sono succeduti nella nostra isola in cinquant'anni di autonomia, cioè che decisioni di livello diverso da parte delle Commissioni consiliari o da parte del Consiglio regionale, abbiano trovato l'assoluto silenzio da parte del governo della regione.
Questa è la prima cosa che meraviglia molto, Presidente, perché è ammesso che una Commissione adotti una risoluzione, in cui si invita la Giunta a fare o a non fare e la Giunta risponda a questa Commissione o al Presidente del Consiglio, o come vuole, che quello che si intende fare è una cosa che non va bene, è una cosa che non si giustifica, è una cosa che non è condivisibile; non è accettabile che si dica invece, Presidente, che la risoluzione adottata dalla Terza Commissione non sia arrivata alla Presidenza della Giunta prima che questa si riunisse per discutere del problema, non è tollerabile, signor Presidente.
Per entrare più nel merito di questi rapporti, io ritengo, signor Presidente della Giunta, che il Consiglio regionale abbia non solo la facoltà ma anche il diritto di esprimersi su questa materia; e il diritto è sancito dall'articolo 9 dello Statuto della Fondazione, nel quale si parla di composizione del consiglio di amministrazione e di chi nomina il consiglio di amministrazione, dove ci sono quattro consiglieri designati su un indicazione di otto da parte del Presidente della Giunta Regionale; è vero che nomina il Ministro del Tesoro il consiglio di amministrazione della Fondazione del Banco di Sardegna, ma è evidentemente vero che la Regione ha i suoi rappresentanti, e in quest'Aula e non solo in quest'Aula si è fatta sempre una battaglia perché chi è nominato in nome e per conto della Regione alla Regione risponda; non vorrei che ci fossero isole particolari di zona franca, visto che non riusciamo a fare l'altra di zona franca, facciamo la zona franca in questa materia.
Non solo, ma questo principio fondamentale, signor Presidente, è stato ribadito dal Consiglio regionale, dalla terza Commissione del Consiglio regionale, con una risoluzione adottata all'unanimità il 2 agosto del 1995 nella quale, sempre a proposito di credito, sempre a proposito di fondazione, sempre a proposito di Banco di Sardegna, il Consiglio regionale, attraverso la Commissione terza, rivendicava tutta una serie di prerogative al Consiglio e alla Regione, chiedendo le cose che tutti conoscono.
Non vorrei che ci fosse l'unanimità della Commissione bilancio, quando si trattava di fondazione del Banco di Sardegna con un Presidente, e non vorrei che questa unanimità venisse meno nel momento in cui il Presidente è un altro; cosa che si è puntualmente verificata. Sarà opportuno, Presidente, che si faccia un dibattito su queste cose, oppure che qualcuno chiarisca in quest'Aula su questa materia che cosa è cambiato dall'agosto del '95 ad oggi.
Penso quindi, signor Presidente, che è importante che torni a prevalere in quest'Aula e nei rapporti tra Consiglio e Giunta, quel principio fondamentale che rende il Consiglio sovrano e la Giunta e il Presidente della Giunta eletti dal Consiglio, vorrei che questo principio fondamentale non si dimenticasse mai, perché altrimenti i rischi che si corrono sono di andare su una strada della quale poi non si conosce la fine.
Veniamo all'oggetto delle due risoluzioni. Io rivendico naturalmente, per averla votata, la condivisione totale del testo della risoluzione 73, adottata dalla Commissione che ho l'onore di presiedere, dove si rivendica il ruolo del Consiglio in questa materia e dove si rivendica, evidentemente, dato atto di questo, la possibilità di dire nel merito quello che ciascuno pensa, e di formare da quello che ciascuno pensa, poi, una decisione collegiale.
Se sono quindi vere le premesse che ho fatto e che ho richiamato, ma possono evidentemente essere smontate da chiunque in quest'Aula, allora discutere di credito, discutere di problema fondazione Banco di Sardegna, discutere di autonomia, discutere di altro diventa tutto più facile, e non in contesto di esperti di alta finanza, perché se no bisogna sedersi, tirarsi su il bavero della giacca e nascondersi. Però mi sembra che il ruolo che ci assegna il popolo sardo, onorevole Zucca, e condivido con lei sulla anche mia incompetenza a discutere di alta finanza, è quello di governare la Sardegna, in tutte le articolazione dei suoi problemi, e quindi di fare anche gli sforzi che sono necessari per capire il ruolo politico naturalmente, non l'ingerenza tecnica che ci compete per dare indirizzi e per salvaguardare quegli interessi generali, a cui il collega Ghirra faceva riferimento, e che probabilmente in questo periodo sono diventati patrimonio solo di pochi, perché se qualcuno dissente non difende più l'interesse generale, se qualcuno dissente è assoldato, è pagato, è prezzolato, si è regalato o sta sperando in chissà quali benevolenze.
Devo dire, e mi piace dirlo a voce alta, che non aspetto benevolenze da nessuno, perché sono figlio di poveragente, penso che morirò, il più tardi possibile naturalmente, povero, non mi interessa nulla, mi interessa però poter dire e avere il diritto sacrosanto di poter dire quello che penso in ogni circostanza. Ovviamente, cari colleghi, limitandomi al fatto che sono uno su ottanta, e quindi conto per uno su ottanta, e spero di contare per uno su ottanta, adeguandomi, quando c'è il bisogno, alle volontà delle maggioranze che si formano.
E questo è il secondo concetto preliminare rispetto al contenuto. Su questa materia sembra che le regole della democrazia partecipata siano scomparse, perché c'è stata, e vi prego di smentirmi se non è così, in tutte le articolazioni della maggioranza, e parlo di maggioranza in questo caso e non di Consiglio regionale, evidentemente ogni volta che si chiedeva che del problema si ragionasse in termini formali per esprimere una decisione che fosse una decisione collegiale, ci si è sempre trincerati sul fatto che la maggioranza, il Consiglio e la Giunta non devono interferire.
Questo è stato l'atteggiamento che si è tenuto, noi non abbiamo competenze a interferire perché la fondazione nella sua autonomia deve fare quello che ritiene. Allora non credo, se sono vere sempre quelle premesse, che questa sia stata una strada accorta quella seguita, perché probabilmente da un dibattito sofferto, da posizioni di partenza che potevano essere anche diverse, se si ragionava e se si tornava ad abituare a discutere tra persone che la pensano in modo diverso, probabilmente la Regione avrebbe potuto tenere anche su questa materia, su altre ne parleremo in un'altra circostanza, una posizione certamente più dignitosa rispetto a quello del Ponzio Pilato che è apparso a tutta la Sardegna.
Veniamo al merito del problema. Il dato di partenza che deve essere tenuto presente, e che è stato tenuto presente sempre, perché a domanda specifica anche il presidente Raggio della fondazione... e non capisco perché parli sempre il vicepresidente della fondazione, mi piacerebbe in qualche circostanza sentire anche che cosa ne pensa il presidente Palmieri dei problemi che la fondazione sta affrontando, evidentemente il consiglio di amministrazione lo guida lui, certamente, ci mancherebbe altro, ma ogni volta che c'è da parlare all'esterno sulla fondazione del Banco di Sardegna parla l'onorevole Raggio; non vorrei che ci fosse una forma strana di governo dei sistemi gestionali.
USAI PIETRO (Progr. Fed.).E' bravo Raggio.
SECCI (Popolari). Non c'è dubbio che sia bravo, lo sappiamo, glielo riconosciamo e gliene diamo atto, ed io gli dò atto anche di un'altra cosa che lui ha avuto modo di dire martedì scorso, in un'assemblea organizzata dal P.D.S., quando ha detto che è arrivato alla sua veneranda età e con la sua esperienza politica non può essere considerato uomo di chicchessia, sono d'accordo con lui, ma non è che sia meno grave quello che si fa perché si è uomini liberi e indipendenti o perché si fa riferimento a padrini politici di varia natura.
Però torno al mio ragionamento per dire questo: il progetto di aumento del capitale del Banco di Sardegna, e lo esamino soltanto per gli aspetti che attengono rigorosamente a quello che ho detto in premessa, cioè al ruolo della politica in questa cosa, il progetto di aumento del capitale del Banco di Sardegna, che non è una privatizzazione del Banco, se pure sposta i meccanismi di quota azionaria tra la fondazione e il privato, per le ragioni che cercherò di dire. E' nato molto tempo fa ed era condiviso, perché ci sono documenti che dicono, evidentemente decisi da organismi che avevano titolo per farlo, che dicono che l'idea di aumento del capitale era un'idea condivisa, è stata decisa dal Banco di Sardegna, proposta alla fondazione che l'ha accettata, tanto è vero questo che è scritto nei documenti, poi se è bugia o se sono falsità qualcuno ce lo dimostrerà, che di comune accordo i due Consigli di Amministrazione hanno individuato e pagato a metà una advisor che gli indicasse tutti gli elementi che servivano per andare in questa procedura.
Questo non importa, la cosa che mi importa è che in sostanza, ad una domanda specifica del sottoscritto in Commissione all'onorevole Raggio, se fosse a suo parere necessario in questo momento un rafforzamento del Banco di Sardegna, la sua risposta è stata: "sì". Il che significa che il progetto di aumento di capitale, non la privatizzazione della banca, è un progetto unanimemente condiviso, e lo diceva brillantemente stamattina nei mezzi di informazione l'onorevole Gabriele Satta, quando gli hanno messo in bocca cose che lui non aveva detto, dicendo che lui ha votato in Consiglio di amministrazione del Banco per biasimare la decisione del Consiglio di amministrazione della Fondazione di bocciare l'aumento di capitale, perché quella era la strada da seguire per tenere la banca in una certa direzione.
Quindi l'oggetto del contendere, l'unico oggetto del contendere, l'aumento del capitale del Banco di Sardegna, è condiviso unanimemente da tutti. Ma sarebbe difficile non condividerlo, perché in un sistema bancario più forte certamente del sistema creditizio sardo, che si sta accorpando, che sta tentando fusioni, che si sta ponendo sul mercato internazionale e nazionale con politiche completamente diverse rispetto al passato e che per salvarsi deve, in qualche maniera, rafforzarsi, non può non vedere una banca regionale debole cercare di diventare una cosa un po' più forte se si vuole mantenerla nel mercato difficile della globalizzazione, come dicono alcuni colleghi.
Allora il primo dubbio che viene è che se si è tutti d'accordo, perché poi si dice di no? Io ho letto attentamente tutti i comunicati oltre il riserbo che c'è stato, e si dice di no sul metodo, si dice di no perché il sottoposto non avrebbe informato il sovraordinato rispetto a quella che era la sua idea, cioè tutta l'audizione dell'onorevole Raggio in Commissione verteva sul fatto che lui non aveva informazioni dal Banco di Sardegna, per cui non si poteva dare un giudizio sul progetto.
Allora anche su questo, a mio avviso, è necessario porre un elemento di chiarezza. La prima comunicazione che dava il via libera allo studio del progetto di aumento di capitale è del 2 gennaio 1997. C'è tutta una serie di comunicazioni da quel periodo in poi, che dicono in che fase del percorso la cosa è. Stranamente il sistema interrompe le sue comunicazioni con la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione.
Può darsi che io non sia molto esperto di materia societaria, però penso che si possa applicare a questo settore, come a tutti gli altri della società, un meccanismo che si usa nelle amministrazioni pubbliche con gli organi eletti democraticamente, cioè un sindaco che viene eletto ad amministrare un paese che prima era governato da altri, la prima cosa che fa è vedere la situazione e se c'è qualcosa che non gli va scrivere: "Ferma tutto perché voglio vederci chiaro, e probabilmente gli orientamenti che ho sono di tipo differente", perché qualsiasi committente di qualsiasi servizio a un'amministrazione pubblica se non c'è qualcosa che gli dice che deve fermarsi va avanti per la sua strada, perché evidentemente ritiene che l'informazione sia data in modo corretto e non ci siano ostacoli.
Allora anche sul discorso dell'informazione e non è forse che c'è stato qualche meccanismo strano che ha tenuto il silenzio per poter dire dopo quello che si è detto? E` una domanda che evidentemente rimane senza risposta.
Il collega Ghirra, nella presentazione della mozione che lo vede cofirmatario, ha parlato di intrecci tra credito e informazione, sistema di tassi e quant'altro. Vorrei dire al collega Ghirra, al quale tra l'altro mi lega la sintonia in moltissime delle cose che si fanno e che si discutono qua dentro, che debbo presumere che su questo problema abbia qualche risentimento legato a fenomeni che con il credito hanno certamente connessione, ma che sono cosa diversa. Perché se è vero che il credito e l'informazione sono, almeno in Sardegna, in un connubio che è in qualche modo strano, mi sembra che si debbano sciogliere questi nodi non affossando il credito, ma cercando in qualche modo di evitare che il credito influisca negativamente sulle informazioni.
Non vorrei che il discorso dei tassi, che certamente sono materia molto popolare in questo periodo, nella nostra Isola, venisse utilizzato per coprire pentole che hanno un contenuto estremamente diverso, perché che sia molto chiaro a tutti, il problema dei tassi applicati dalle banche, da tutte le banche in Sardegna, è un problema per l'economia sarda grave, è un problema che va affrontato e risolto, è un problema verso il quale non so se abbiamo fino ad oggi tenuto l'attenzione che era necessaria, perché è vero che non abbiamo titolo diretto per intervenire, ma è anche vero che abbiamo strumenti che possono incidere anche su questa materia. Allora non può essere la fisarmonica che una volta ce ne occupiamo ed altre no. Questi sono due problemi seri, che sono condivisi, che devono essere risolti, che devono essere sciolti, ma che non possono inficiare la decisione sull'altro aspetto.
Il discorso dell'aumento di capitale e della privatizzazione della banca. Io non sono un grande esperto, però mi suona strano quando si dice, in tutte le circostanze pubbliche, che la Fondazione del Banco di Sardegna, all'approvazione del progetto di cui stiamo trattando, verrebbe ad avere una perdita patrimoniale notevole. Ho visto ed invito tutti i colleghi a vedere i documenti che sono stati prodotti su questo, il patrimonio della banca oggi è valutato intorno ai 1300 miliardi, il patrimonio della banca ad aumento di capitale avvenuto è valutabile in 1800 miliardi, la Fondazione del Banco di Sardegna detiene oggi l'84 per cento delle azioni ordinarie, perché le altre sono azioni di risparmio sino all'altro giorno, non so adesso come sia la fase, e quindi otteneva l'84 per cento del capitale, nell'ipotesi di approvazione dell'aumento di capitale la Fondazione scendeva al 58 o al 62 per cento del capitale azionario e 1800 per 62 dà un numero che ciascuno di noi può vedere e che è superiore, con il valore corrente delle azioni, al patrimonio di cui oggi dispone la Fondazione del Banco di Sardegna.
Quindi la premessa che ci sarebbe un depauperamento del patrimonio mi sembra che sia una cosa poco documentata; non solo è poco documentata per questo aspetto ma è poco documentata per un altro aspetto fondamentale, perché penso che l'aumento di capitale, e mi ricordo la vicenda CIS che in quest'Aula è stata discussa a fondo, e che si diceva su quell'aumento di capitale, la premessa essenziale era: "O il CIS aumenta il capitale o il CIS è destinato a scomparire".
Se si esamina anche sotto questo aspetto il problema del Banco di Sardegna, o il Banco di Sardegna aumenta il capitale, o probabilmente il patrimonio netto di 1300 miliardi forse diventa un fantasma, è una fisima che non si vede più perché certamente se la banca non compete è destinata a perdere, e non può invece diventare un'opportunità l'aumento di capitale, tenuto conto del trend di aumento del valore delle azioni che c'è stato. Cioè non può diventare forse un aumento di valore dell'azione unitaria, un aumento anche del patrimonio della banca? Lascio questa domanda a chi più di me ha competenza nella materia.
Un'ultima considerazione: la privatizzazione. Sono state richiamate da più colleghi la direttiva Dini e la proposta di legge Ciampi, che è in itinere nel Parlamento. La direttiva Dini indica alle Fondazioni, in attesa che si adotti un nuovo provvedimento legislativo, quali procedure devono essere seguite legittimamente per la privatizzazione di quote di capitale delle Fondazioni, e quindi la direttiva Dini che viene richiamata rispetto alla direttiva Dini c'entra come i cavoli a merenda!
La proposta di legge Ciampi, che sta per essere approvata dal Parlamento nazionale, dice invece una cosa importante e qui si stabilisce veramente il principio della non ingerenza della politica nel sistema del credito, perché questa legge se viene approvata stabilisce per legge che le Fondazioni non possono avere il pacchetto di controllo di nessun istituto di credito. Quindi il progetto di aumento di capitale del Banco di Sardegna andava, va in direzione di quello che la legge nazionale stabilisce, e di quello che sembra essere il principio fondante di tanti colleghi che invece stanno parlando qua dentro per dire che ci devono essere ruoli distinti. Cioè in Sardegna si realizzava, seppure in modo parziale perché il 62 per cento è sempre pacchetto di controllo e quindi determinava la politica del Banco di Sardegna sempre e comunque, questo è indiscutibile, la Fondazione, si andava però nella direzione giusta.
Un'ultima considerazione: la politica e il credito. Penso, per le cose che ho detto, che sia estremamente chiaro che la bocciatura di questo progetto non ha niente di tecnico, non è apparso in nessun documento un ragionamento che sostenesse la debolezza tecnica della proposta, non è apparso in nessun documento, si è sempre limitati a dire le cose, se non il discorso che l'aumento di capitale recuperato dalla messa sul mercato di concedere azioni poteva essere, anzichè destinato agli investimenti, depositato in BOT. Anche su questo, siccome non penso che ci sia gente poco attenta, il deposito in BOT dei proventi dell'aumento di capitale pare, cari colleghi, chi vuole si documenti, che sia un obbligo di legge, cioè in attesa che venga investito per i fini per il quale è stato realizzato, è obbligatorio che i proventi dell'aumento di capitale siano messi in BOT. E` chiaro che la validità dell'operazione, evidentemente, è direttamente proporzionale alla riduzione del tempo in cui si collocano in questa maniera le risorse, perché tenere le risorse per molto tempo in questo modo, con quello che i BOT oggi danno di redditività, è chiaro che è una cosa abbastanza difficile da sostenere.
Ma torno, e finisco Presidente, al discorso del fatto che la partita Banco di Sardegna si sia giocata tutta in termini politici, e penso di avere contribuito, spero almeno di avere contribuito, a dare qualche indicazione. Voglio solo dire al collega Ghirra e a quanti altri in quest'Aula fossero tentati di dire le stesse cose, io mi auguro naturalmente di avere capito male, di essermi distratto per un momento e quindi mi auguro che mi sia sfuggito il concetto fondamentale di quel passaggio dell'intervento del collega Ghirra, perché altrimenti chiederei al mio Capo Gruppo, al mio Segretario di Partito, che si ragioni molto a fondo sulle ragioni del mantenimento del nostro appoggio a questa coalizione di governo, perché sono nato democristiano, sono stato democristiano per 30 anni prima che si sia costituito il Partito Popolare, sono orgoglioso di esserlo stato, sono convinto che la Democrazia Cristiana abbia fatto progredire la Sardegna, seppure commettendo errori, seppure utilizzando persone non sempre le più adeguate, ma certamente il caso di cui si tratta non tratta certamente di persone inadeguate, e se il professor Idda (io non so se sia avvenuto questo) fosse stato chiamato per caso dalla Democrazia Cristiana, Partito di maggioranza relativa e di governo della Sardegna, a ricoprire quel ruolo, penso che così com'è stato chiamato chiunque oggi a ricoprire questi ruoli, l'onorevole Raggio, il dottor Mannuzzu, il professor Sassu e quanti altri, non abbiano gli stessi requisiti che aveva il professor Idda.
Non so se sul piano della competenza molti di questi personaggi possano competere con un uomo di questo genere, comunque io non tollero e non consento che si dica di un Partito, al quale io sono appartenuto e che oggi fa parte, orgogliosamente, di questa maggioranza di centro-sinistra, che ci sono questi problemi, che lo dicano con chiarezza le forze politiche. Se i vecchi democristiani non sono adatti a governare il nuovo, ditecelo, troveremo alleati diversi, oppure cercheremo un segmento per fare politica anche fuori dalle istituzioni, perché non siamo legati alle sedie che ci ha assegnato il popolo sardo, siamo legati, ci teniamo, ci terremo e concorreremo per riconquistarle, queste e forse anche qualcuna in più se ci riusciamo, però siamo pronti anche a farci da parte. Non è tollerabile che in discorsi di questo genere entrino considerazioni di questo tipo, perché altrimenti si pongono, almeno per quanto mi riguarda personalmente, grossi problemi di coscienza, non sul problema del credito, ma su tanti altri problemi.
PRESIDENTE. Ha domandato di parlare il consigliere Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi,
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ZUCCA
(Segue MURGIA.) condivido un'osservazione critica fatta dalla collega, onorevole Noemi Sanna, sulla disattenzione sui problemi del credito da parte del Consiglio, anche per osservare che è singolare che se non ci fosse stata quella che qualcuno ha chiamato "la guerra" tra la Fondazione e il Banco di Sardegna, quella che considero una normale dialettica tra un controllato e un controllore nell'esercizio delle sue funzioni, che derivano non solo dagli input regionali ma dal Codice Civile e dal dovere di preservare il valore e il patrimonio di quell'associazione, a questo proposito dovrei dire che sarei curioso di capire se eventuali direttive ai membri del Consiglio di Amministrazione, nominati dalla Giunta Regionale in proposito, valgano anche per il collegio sindacale, che non credo che possa assistere inerte a decisioni politiche sul patrimonio di una società, sul quale sono chiamati a vigilare e chiamati a far rispettare anche dal Consiglio di Amministrazione le regole che presiedono alla corretta gestione della società.
Voglio dire, se non ci fosse stata questa dialettica, quella che alcuni chiamano "guerra" e che altri hanno chiamato "faida", probabilmente il Consiglio regionale non avrebbe discusso per nulla questo tema della privatizzazione del Banco di Sardegna, lasciando passare inosservato un problema di una enorme importanza, e mi dispiace autocitarmi, che avevo cercato di sollevare fin dal 28 gennaio dell'anno scorso, con un'interpellanza nella quale paventavo che, approfittando dell'indecisione della Regione Autonoma della Sardegna, del Governo Nazionale e dell'incompletezza degli organi dirigenti della Fondazione, si attuassero delle iniziative di privatizzazione pregiudizievoli dell'interesse pubblico. Già allora mi riferivo a un'operazione che consideravo allora nelle intenzioni, e considero adesso pregiudizievole dell'interesse pubblico e pregiudizievole dell'interesse della Sardegna, nonchè di quello della Fondazione. Certamente, prima non esisteva la guerra tra Fondazione e Banco, nel senso che il controllato controllava il controllore, si approvava da sé le cose, non c'erano tutti questi problemi e mi domando perché questa operazione indispensabile non fosse stata fatta all'epoca. Probabilmente l'operazione diventava indispensabile non per ragioni economiche, ma per cercare di porre le premesse e per continuare a detenere un potere e un controllo incontrollato sull'accredito in Sardegna da parte della dirigenza del Banco di Sardegna.
Si dice: "Discutiamo nel merito". Il merito su questa questione riguarda un'operazione impropriamente chiamata di "privatizzazione" perché qui semmai stiamo parlando di una pubblicizzazione, perché un soggetto che resta pubblico in larga maggioranza acquista una società di assicurazione e forse domani qualche altra banca magari di diritto privato. La privatizzazione avviene in un altro momento, quando la Fondazione passa da una situazione di maggioranza ad una situazione di minoranza.
E qui è il punto. La privatizzazione del Banco di Sardegna deve servire al Banco stesso, al credito e al sistema produttivo e isolano e deve servire anche alla Fondazione, in quanto in un processo di privatizzazione che consenta alla Fondazione di ricavare ingenti capitali dalla vendita del Banco di Sardegna, o meglio, della maggioranza del Banco di Sardegna, questi ingenti capitali che, ricordo all'Aula, possono essere ben più di un paio di Piani di Rinascita della Regione Sarda, non esistono in un'operazione di privatizzazione effettuata con un mero allargamento del capitale del Banco di Sardegna.
La ragione di merito principale è che la Fondazione si vede sfilare, sostanzialmente, il controllo del Banco di Sardegna, senza ricavarne alcun vantaggio per se e per la regione nella quale opera. Voglio ricordare che una Fondazione condotta con criteri diversi, come quella della Banca Cariplo, ha messo nella disponibilità della Fondazione Cariplo, e quindi del sistema economico e di impresa al quale tale Fondazione fa prevalentemente riferimento, la bellezza di dodici mila miliardi di investimenti, potenziale investimento istituzionale che alla Regione si vedrebbe completamente sottratto.
Autorizzare questa operazione sarebbe il complemento, degno coronamento di un'operazione già lesiva degli interessi della Sardegna, che è stata fatta impedendo la sottoscrizione dell'aumento di capitale del Credito Industriale Sardo. Per non spendere ventun miliardi, abbiamo perso la possibilità di vendere noi il Credito Industriale Sardo e di ricavarne ben più di ventuno miliardi nella vendita di quelle azioni (che è ventun miliardi a capitale nominale non al valore di mercato al quale verranno vendute) ma abbiamo anche conseguito il risultato che il Ministero del Tesoro incasserà il cosiddetto premio di maggioranza, a settembre, dalla privatizzazione del Credito Industriale Sardo, premio che sarebbe dovuto finire nelle casse della Regione sarda.
Mi viene da dire che sarebbe meglio a questo punto che il Consiglio meno se ne occupa di credito, probabilmente, meglio è se deve rifare quel tipo di danno, ma non è una cosa seria. Di credito dobbiamo occuparcene, avremmo dovuto occuparcene di più, avremmo dovuto seguire con più attenzione, partecipare con più interesse e dare più seguito a quanto è stato fatto nella conferenza del credito e dovremmo occuparcene ancora di più in futuro.
I guai per il credito non nascono e non nasceranno dalla mancata privatizzazione, i guai per il credito in Sardegna li stiamo denunciando tutti da più di dieci anni, non c'è convegno nel quale non si dica che i problemi delle imprese sarde sono innanzitutto problemi del credito, problemi del costo del danaro.
Il credito in Sardegna non è una cosa anonima, non riesco a capire come si possa dire che il credito va male, che è il peggiore d'Italia, come dimostrano le tabelle della Banca d'Italia perché le banche in Sardegna sono quelle che in Italia pagano di meno i soldi dei risparmiatori e prestano i soldi a interesse più alto agli utenti, abbiamo il cosiddetto spread(?) più alto d'Italia, un triste record che denuncia un livello di usura delle banche sarde, superiore a quella della media nazionale e anche di quella meridionale.
Quando parliamo di credito non stiamo parlando di entità astratte, il 60 per cento di questo danaro e di questo spread è titolarità del Banco di Sardegna. Sono assolutamente curioso ed esterrefatto quando sento rappresentanti degli imprenditori, come quello dell'APISARDA, difendere la dirigenza del Banco di Sardegna, lui che in decine di convegni ha tuonato contro il credito in Sardegna. Ma come si fa a dire che il credito va malissimo e che va bene la principale banca in posizione dominante nel credito in Sardegna?
C'è una contraddizione lampante derivante dal fatto, credo, che una delle principali e delle migliori attività fatte da questa dirigenza del Banco è quella di pubbliche relazioni, per la quale per esempio usa la Banca di Sassari per dare qualche posto in Consiglio di Amministrazione, qualche presidenza e mettere a tacere delle voci critiche, sostanziali su argomenti di questo rilievo, ignorando, in quel caso, i diritti dei piccoli azionisti di quella banca stessa che sono truffati.
Io sono lieto, non esito a dirlo, di un profondo cambiamento nella direzione del Banco di Sardegna, perché non credo che sia possibile, e lo voglio ripetere, continuare a gestire il credito come è stato gestito nella nostra regione ed anche i dirigenti contano, se questi hanno sbagliato come dieci anni di pubblicistica, di lamentazioni dell'impresa sarda e dei risparmiatori sardi, è bene che sia pure per un episodio incidentale ci sia un rinnovamento e un cambiamento.
La verità è che l'operazione di allargamento del capitale del Banco di Sardegna serviva a conservare intatta la prospettiva di mantenimento e la guida del Banco di questa dirigenza, questo era lo scopo vero di quella operazione; non c'è scopo economico nel rastrellare quattrini per un eventuale acquisto fra tre, quattro o cinque anni di una banca, non si sa quale, tenendo soldi in titoli di Stato per tre anni, perdendo e facendo perdere utili alla stessa banca di rappresentanza. Lo scrive lui: "Il ROE sarà inferiore, grazie al fatto che centinaia di miliardi saranno immobilizzati in titolo di Stato che rendono poco".
Da questo punto di vista non ha alcun senso. Io credo che si debba procedere ad una privatizzazione del Banco di Sardegna vera, anche mediante l'allargamento del capitale in un'operazione combinata, nella quale ci deve guadagnare la Fondazione nell'interesse della Sardegna.
Credo che sia nostro interesse che la Fondazione abbia centinaia di miliardi da reinvestire nella Regione sarda e queste centinaia di miliardi non possono essere sottratti alla disponibilità della Fondazione e della Sardegna, questo è uno scopo. Credo che debba essere gestito davvero da privati, non da falsi privati che si sono appropriati di un bene pubblico, senza pagare una lira e pretendono di continuare a gestirlo ad usum loro, senza un reale interesse pubblico.
Credo che si possa fare, trovando un partner strategico, che deve essere trovato dal proprietario della società e dal controllore e non dall'amministratore, quando mai si è visto che io proprietario di un'azienda, della FIAT, devo fare l'accordo con "coso" e Agnelli non può dire niente sulla scelta dell'eventuale società con la quale debbo fare l'accordo strategico.
Questo è un altro obiettivo fondamentale, è la Fondazione con l'acquirente privato che dovrà gestire, senza conoscere il nome e cognome dei politici sardi, dei magistrati sardi, dei giornalisti, senza pensare a fare massicce campagne di assunzione dei figli di queste categorie per guadagnarsi il consenso, come è sempre stato fatto, e assunzioni di clientele, deve essere un privato vero, che non conosce queste vicende, che pensa ad amministrare il Banco e che con un patto di sindacato con la Fondazione, che ancora resterà in minoranza nel patto, garantisca il radicamento nella nostra regione di questa banca stessa.
Questa è la privatizzazione che si deve fare, una privatizzazione vera, non una appropriazione indebita della maggioranza del credito, quale era quella che si stava configurando e che fortunatamente è stata sventata.
Purtroppo è una vicenda che avremmo dovuto affrontare prima e con più decisione, quando si è consentito deroghe statutarie, si è consentito al controllore di essere il controllato stesso, quando non si è affondato il bisturi su questa piaga del sistema economico della Sardegna; lo facciamo a seguito di un'azione traumatica.
Ben venga se questo apre la strada per l'apertura di una riflessione vera sulle strategie del credito, nel rispetto delle prerogative di tutti ma soprattutto nel rispetto degli interessi che rappresentiamo. Voglio dire che probabilmente le intenzioni erano diverse, ma io sono per sottoscrivere il dispositivo della Terza Commissione bilancio, che mi sembra dal punto di vista delle prescrizioni esemplare, quello era sbagliato ed era identificare...
SECCI (Popolari). Poteva dirlo prima non dopo.
MURGIA (Gruppo Misto). Io non faccio parte della Terza Commissione, l'avrei votato se fossi stato presente. Quello che è l'imbroglio è pensare che quello che è utile alla Sardegna sia un'operazione assolutamente sbagliata, com'è testimoniata da autorevoli consulenze che mi risulta sono state effettuate dalla Fondazione, da gente più competente di noi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Sassu. Ne ha facoltà.
SASSU (Progr. Fed.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio, a me sembra che le mozioni di cui stiamo discutendo oggi, al di là del merito, dei contenuti, hanno il vantaggio di aver riportato il tema del credito in discussione in quest'Aula, e questo mi sembra molto giusto.
Va anche detto che il dibattito avviene in una situazione completamente modificata, rispetto al momento in cui sono state presentate le varie mozioni, e la situazione, io aggiungo, è modificata anche rispetto al momento in cui il dibattito si era trasferito nella Commissione Programmazione e Bilancio.
Credo che quella fase, che era caratterizzata fortemente dalla discesa in campo di tifoserie, che non hanno agevolato il confronto, che forse hanno anche contribuito a trasformare il confronto in un vero e proprio scontro aspro, questa fase è superata. Sono convinto, e lo dico con molta schiettezza, che il dibattito in questo Consiglio non debba riportare il dibattito indietro rispetto a quella fase lì, creando schieramenti, creando opposizioni pregiudizialmente contrapposte e trasformando questo Consiglio, quindi, in un luogo, in una sede di tifoserie per l'uno e per l'altro schieramento; questo secondo me è sbagliato, è fuorviante rispetto al dibattito che oggi dobbiamo fare.
Il collega Pittalis, illustrando la mozione del suo Gruppo e dei Gruppi di opposizione, ha richiamato la vicenda della Terza Commissione e ne ha fatto una lettura che non condivido, a me è sembrata distorta, un po' forzata, perché si è trattato molto più semplicemente di un'iniziativa di un partito, del P.D.S., che ha impedito a tre consiglieri di quella Commissione di partecipare; voi sapete, c'è una regola non scritta, ogni qualvolta un Gruppo piccolo o grande di maggioranza o di opposizione, ha impegni di natura politica, si consente la partecipazione degli scritti. Così è sempre avvenuto, questa volta questo principio non è stato rispettato e la risoluzione quindi è stata votata a maggioranza, con l'assenza dei tre rappresentanti del partito di maggioranza relativa.
Non voglio pensare che dietro questa iniziativa ci fosse la volontà di pervenire in ogni caso, con una corsa contro il tempo che ritengo non giustificata e incomprensibile, ad un voto e per influire invece su una decisione che era di natura tecnico - finanziaria del Banco e della fondazione.
Ci sono delle norme precise che affidano a soggetti ben precisi il compito di operare su questo piano, ed io sono per il rispetto delle regole; non spetta né alla Commissione Terza, non spetta alla Giunta, non spetta al Consiglio regionale entrare nel merito delle questioni tecnico - finanziarie; sono tra coloro che sostengono che sia stato giusto che la Giunta regionale, nel recente passato, abbia guardato con rispetto all'autonomia del Banco della fondazione, senza alcuna volontà di interferire nella vicenda interna del Banco stesso.
Ma è chiaro che il tema del credito, il destino della principale banca della nostra Isola, non sono aspetti che possono lasciare indifferente quest'Aula, questa istituzione. Altri si sono cimentati su questioni tecnico - scientifiche, non sono molto interessato ad entrare in questo merito, non ne ho la competenza, non ho tutte le informazioni poi, ripeto, credo che sia giusto che siano altri ad occuparsene direttamente. Invece mi limito a fare alcune considerazioni di carattere generale, perché questo credo sia il nostro compito in questo Consiglio regionale.
In primo luogo credo che tutti, così come anche gli intervenuti hanno già detto, dobbiamo affermare, maggioranza e opposizione, che il Banco di Sardegna viva, e pertanto è strumentale e fuorviante sostenere che dire di no, eventualmente, alla proposta di aumento di capitale, avanzata dal consiglio di amministrazione del Banco, volesse in qualche modo significare la morte del Banco stesso.
Credo che tutti, a pieno titolo, possiamo dire di aver a cuore il fatto che il Banco di Sardegna non venga condizionato dalla cosiddetta globalizzazione, possiamo affermare a testa alta che il Banco di Sardegna sia messo in grado di fronteggiare le sfide dei nuovi mercati, e perciò possiamo affermare anche noi che siamo d'accordo e vogliamo che si realizzi la privatizzazione. Ma questa strada è davvero quella che ha indicato il Consiglio di Amministrazione del Banco?
Io non sono interessato ad entrare nel merito della scelta tecnica, ma non possiamo - questo voglio dire - sottrarci dalla responsabilità di affermare e di sostenere perlomeno due principi:
Il primo principio è che questa operazione di privatizzazione deve essere realizzata secondo le norme, cioè nel pieno rispetto della direttiva Dini.
Il secondo principio, che credo debba interessare più direttamente questo Consiglio regionale ed anche la Giunta, è che il processo di privatizzazione deve realizzarsi facendo in modo che si realizzi il maggior profitto possibile, perché con le risorse ricavate si possa poi svolgere, così come dice lo statuto della fondazione, un'attività che sia utile nel territorio sardo, nella Sardegna, sia nel campo degli investimenti no profit, sia nel campo delle iniziative sociali. Perciò credo che la privatizzazione vada perseguita, ma vada perseguita favorendo l'azionariato diffuso, come noi diciamo nella nostra mozione, salvaguardando il valore economico del patrimonio della fondazione, e liberando tutte quelle risorse che poi dovranno essere destinate ad interventi di pubblico interesse.
Quindi, sì alla privatizzazione, sì anche al fatto che il banco si candidi - come era detto nella proposta del consiglio di amministrazione del Banco di Sardegna - ad operare in un ambito territoriale più ampio dell'attuale, perché questa è - io ne sono convinto - una condizione essenziale per la sopravvivenza del Banco; ma in Commissione e nelle varie sedi abbiamo detto che questa considerazione di un territorio e di un ambito più ampio non deve intaccare la caratteristica di radicazione del Banco di Sardegna nell'Isola. Fatti recenti però non indicano il rispetto di questo principio, del radicamento del Banco in Sardegna.
Io lo segnalo anche a questo Consiglio, l'ho già segnalato con preoccupazione nella Commissione ed in altre sedi, il fatto che in questa direzione del radicamento nella Sardegna non si sta verificando, ci sono degli episodi, piccoli forse, ma che si rivolgono ad altra direzione. E' di questi giorni lo sciopero dei dipendenti della BPS riscossioni per protestare contro l'assegnazione della lavorazione della riscossione dell'ICI ad una ditta di Verona. Certo la BPS non è il Banco di Sardegna; la stessa logica sembra manifestarsi anche all'interno del Banco però; infatti il trasferimento di alcuni servizi in altre realtà del continente si dice stiano determinando disagio presso i dipendenti, e non solo presso i dipendenti; mi riferisco all'assegnazione della lavorazione degli assegni negoziati ad una ditta esterna, mi riferisco all'assegnazione delle cambiali, mi riferisco alla gestione e alla manutenzione delle procedure di informatizzazione e alla vendita del centro meccanografico. Sono tutti piccoli episodi, forse, ma che riducono il carattere regionale della banca e, soprattutto, rischiano di ridurre ulteriormente i livelli occupativi nella nostra Isola. Noi ci stiamo occupando del problema, dello sviluppo e dell'occupazione in Sardegna, ebbene questo è un piccolo tassello che non dovremo trascurare, e su questo io credo che sia giusto che il Consiglio si pronunci.
Infine questa istituzione, questo Consiglio è interessato anche al fatto che tutte le leggi di settore, che nei vari rami della nostra economia camminano con le gambe degli istituti di credito, abbiano un certo percorso.
Io penso alle leggi regionali dell'industria, la 15 e la 21, penso alla legge regionale sull'artigianato, sul turismo, sul commercio, sull'agricoltura; ebbene il Banco di Sardegna sviluppa percentualmente la più grossa mole di azioni in questa direzione, è il banco che fa l'istruttoria, è il banco che spesso ha determinato la vita e la morte delle nostre aziende, ed è anche su questo che penso che il Consiglio debba dire la sua e che anche la Giunta debba operare in questa direzione.
Quindi, signor Presidente e colleghi del Consiglio, noi abbiamo una materia molto ampia e molto seria di riflessione, e tale riflessione va fatta sfuggendo alla tentazione del posizionamento strumentale, del sostegno dell'una o dell'altra indicazione. Ieri c'è stato il grave deficit di dialogo tra il Banco di Sardegna e la Fondazione; io aggiungo anche che c'è stato un deficit grave di dialogo tra Banco di Sardegna e la Regione, e questo deficit non ha giovato, anzi ha contribuito ad ampliare il fossato, ha contribuito ad irrigidire le posizioni.
Oggi, signor Presidente, colleghi del Consiglio, al di là dei tatticismi che pure sono nei fatti e sono a volte anche incomprensibili per il gioco delle parti che si svolgono, su alcuni aspetti possiamo ricercare, io credo sia possibile, un terreno comune di confronto a partire dalla risoluzione della terza Commissione. In tutti i punti io non ho partecipato al voto, ma credo di poter dire che gran parte delle cose scritte all'interno della risoluzione sono condivisibili, anche se sul piano formale forse c'è da modificare un termine rispetto ad un altro, questo l'abbiamo già detto in Commissione, ma il contenuto generale della risoluzione è accettabile.
La seconda questione sulla quale noi possiamo ricercare un terreno comune di confronto è che possiamo e dobbiamo proporre che si ricostituiscano rapidamente gli organi nella loro piena autonomia della Fondazione e degli altri soggetti interessati. E questa nomina deve avvenire, secondo me, rapidamente nel rispetto di quei criteri a cui questo Consiglio ha sempre guardato come l'autorevolezza, la competenza e la trasparenza. E io dico di più, che questi criteri, collega Secci, possono essere individuati in tutti i segmenti della società, questi criteri possono essere individuati in tutti i partiti, dal Partito popolare alla stessa Democrazia Cristiana, quindi, criteri di autorevolezza, di competenza e di trasparenza, e alla stessa Democrazia Cristiana a cui (questa è un'affermazione che faccio con molta naturalezza) io guardo con rispetto alla storia ed anche ai travagli che sia la Democrazia Cristiana che tutti partiti hanno vissuto e vivono in questa fase. Però, ripeto, questa ricostituzione rapida degli organi deve avvenire sulla base di questi criteri e, a questi criteri tutti i partiti possono concorrere senza evidentemente discriminare nessuno.
Per quanto riguarda il terzo principio, credo che sia possibile indicare una strada di salvaguardia degli interessi del Banco, della Fondazione e degli interessi dell'insieme del sistema economico e sociale della nostra Isola. Infatti credo che nessuno di noi oggi possa dichiararsi contrario a candidare il Banco di Sardegna ad assumere un ruolo di banca di tipo europeo, contrario a determinare le condizioni per resistere alla sfida della globalizzazione, come dicevo prima, e allo stesso tempo a mantenere quella caratteristica di banca regionale radicata nel territorio. Nessuno di noi oggi in questo Consiglio può dichiararsi contrario a questi criteri generali.
Allora, signor Presidente e colleghi del Consiglio, se questo è il terreno del nostro confronto, sfuggendo alla tentazione del tatticismo, credo che ci siano anche le condizioni per ricercare questo terreno comune di confronto. Allora, formulo anche un invito sommesso, signor Presidente, e cioè quello che si pervenga a un ordine del giorno unitario che recepisca le indicazioni, quelle unitarie naturalmente, che sono emerse nel dibattito dell'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Marracini. Ne ha facoltà.
Marracini(Gruppo Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è chiaro che il momento politico che stiamo attraversando ha favorito in maniera determinante, a parer nostro, questa azione che noi vogliamo definire di "sciacallaggio", finalizzata a strappare ancor di più le spoglie di una economia arrivata oramai nella fase terminale.
Forse rimaneva quest'ultimo atto per poter dare il colpo mortale alla nostra così tanto disgraziata Isola. Questo poteva avvenire solo sulla leva più importante, sull'unica bombola di ossigeno di riserva che era stata accantonata per questi anni, proprio in previsione di questo momento, a dieci mesi dal rinnovo degli organi del Consiglio regionale.
Questo spiega anche perché e con quanta forza questo argomento è stato vissuto da tutte le componenti politiche.. Noi riteniamo che l'operazione del Banco, in termini tecnici, sia stata finalizzata a sostenere una strategia di ampliamento dell'operatività fuori del territorio della Sardegna, da realizzarsi mediante l'acquisizione di una o più banche o reti di vendita. Quindi, attraverso l'espansione territoriale il gruppo Banco di Sardegna intenderebbe perseguire una migliore redditività, in quanto da un lato diversificherebbe la propria operatività in mercati tra loro non pienamente dipendenti, con un conseguente beneficio in termini di minor rischio, e realizzerebbe a parer nostro una maggiore efficienza attraverso l'incremento dei volumi intermediati, mantenendo una sostanziale stabilità dei costi operativi.
Si rafforzerebbero pertanto le condizioni per il mantenimento dell'autonomia della banca, che assumerebbe sempre più le connotazioni dimensionarie di banca regionale di tipo europeo.
Inoltre, attraverso la prevista conversione delle azioni di risparmio e l'offerta pubblica di sottoscrizione si intenderebbe pervenire alla quotazione in borsa delle azioni ordinarie, che sarà anche utile a favorire la prosecuzione del processo di apertura ai mercati.
Infatti, nel quadro dell'integrazione europea nell'ambito del processo di globalizzazione dei mercati il sistema bancario italiano, al fine di reggere la concorrenza comunitaria, è necessariamente costretto ad aumentare la propria redditività, variabile questa che sempre più incide sul successo e sulla sopravvivenza delle singole imprese.
L'incremento della redditività può essere perseguito attraverso due assi portanti: miglioramento dell'efficienza e riformulazione dell'offerta. All'interno del processo di evoluzione descritto il Banco di Sardegna deve mantenere, e noi crediamo che questo sia l'obiettivo che si è preposto, la propria indipendenza e autonomia e recitare un ruolo attivo in qualità di banca regionale che costituisca un polo aggregante mantenendo la propria caratterizzazione di banca regionale radicata in Sardegna. Il ruolo di polo aggregante pertanto non può che essere esercitato a livello del sistema bancario italiano aggregando realtà di dimensioni adeguate e allargando l'operatività territoriale, e quindi, la dimensione complessiva. Tale indirizzo non potrà che agevolare anche sotto il profilo della sostenibilità di costi il processo di differenziazione e di ampliamento della gamma dei prodotti e dei servizi.
Ne risulterebbe, quindi, a parer nostro, un gruppo più forte, con una buona redditività, fattore che permetterà anche il miglioramento della solidità del Gruppo e il processo di privatizzazione con ciò favorendo il mantenimento dell'autonomia del gruppo stesso; al fine di realizzare tali obiettivi è necessario operare un rafforzamento patrimoniale atto a sostenere il processo di crescita dimensionale, inoltre l'incremento del flottante da attuarsi diffondendo tra il pubblico almeno il 25 per cento del capitale sociale appare condizione necessaria per pervenire alla quotazione in borsa delle azioni ordinarie.
In conclusione, quindi, noi riteniamo l'operazione vantaggiosa per tutti i soggetti coinvolti, infatti la banca vedrebbe rafforzata la propria situazione patrimoniale ed espanderebbe l'attività nella penisola con prospettive di maggiore redditività, fattori questi che appaiono entrambi essenziali per mantenere l'autonomia dell'impresa che peraltro conserverebbe il radicamento nel territorio della Sardegna.
Due: l'azionista Fondazione Banco di Sardegna conseguirebbe la valorizzazione della partecipazione e quindi, del proprio patrimonio ed otterrebbe una più elevata redditività; gli azionisti di risparmio infine attraverso la conversione in azioni ordinarie dei loro titoli conseguirebbero un incremento di valore e la quotazione degli azioni ordinarie assicurerebbe inoltre una maggiore liquidità al titolo.
Per tutte queste ragioni, quindi, noi siamo a sostegno della mozione e speriamo che su questa partita così difficile non si debbano recitare definitivamente i funerali di quest'Isola.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Usai Pietro. Ne ha facoltà.
USAI PIETRO (Progr. Fed). Condivido molto le cose dette da lei, onorevole Zucca, poc'anzi, e cioè che vi sono molte cose ovvie e le cose ovvie possono essere dette bene o male ma rimangono ovvie, nel senso che è ovvio che bisogna privatizzare, è ovvio che bisogna gestire le banche in modo efficiente e competitivo, eccetera eccetera.
Ciò che, a mio avviso, spesso manca in queste discussioni, in queste settimane, è che il soggetto fondamentale di un'economia di mercato e delle banche e cioè il soggetto "risparmiatori" sono lasciati all'angolo, tutti si occupano dei listini, dei Presidenti, dei consiglieri di amministrazione, di chi conta di più politicamente all'interno della banca e in pochissimi si stanno occupando del futuro vero della banca, e cioè dei risparmiatori e di cosa ne pensa il mercato. Diceva bene poc'anzi il collega Murgia che il destino della banca e della privatizzazione è legato al cosiddetto "roe" cioè alla redditività delle azioni e alla credibilità della dirigenza della banca; diceva bene perché la privatizzazione avviene innanzitutto quando l'ente pubblico cede oltre il 51 per cento altrimenti siamo all'inizio della strada di privatizzazione, anzi in qualche caso in Italia è avvenuto (io non so se questo sia il caso nostro) che si parla di privatizzazione ed altro non è che scegliersi il partner a cui, con un piccolo pacchetto di azioni, delegare il comando vero della banca. Quella non è privatizzazione, quello è un sistema italico andato avanti per trent'anni, non è la privatizzazione che gli italiani e i sardi stanno aspettando. Dicevo, i risparmiatori, non solo quelli del Banco di Sardegna, ma io vorrei ricordare i ventiduemila sardi soci della Banca di Sassari, incorporata dal Banco di Sardegna, soci che aspettano da anni di avere giustizia, innanzitutto economica, cioè la restituzione dei soldi investiti, famiglie modeste che invece di BOT avevano investito in azioni della banca sarda, ed oggi che stiamo vivendo un cambio epocale nei mercati finanziari ed anche l'Italia finalmente, cioè il popolo dei BOT che passa all'acquisto delle azioni delle aziende quotate in borsa perché crede giustamente, a mio avviso, così come avviene in Europa e negli Stati Uniti che quello sia il futuro dei risparmi, risparmi che rendono alla società e allo sviluppo, be' questa massa ingente di cittadini sardi e italiani ha necessità di essere tranquilla e di sapere che la gestione dei propri risparmi avviene non solo in modo curato e in modo intelligente, ma di sapere che i propri quattrini servono per il futuro dell'azienda davvero; qui ho visto e ho sentito gente e colleghi che si sono accorati con richiami al proprio passato politico eccetera, ma io penso che sulle cose ovvie, dicevo poc'anzi, è inutile bisticciare, non ho capito dove sta la differenza tra per esempio la mia parte politica ed altri che contestano nella mia parte politica una influenza eccessiva nella banca, siamo d'accordo nel privatizzare, è che noi diciamo che bisogna privatizzare per davvero! Siamo d'accordo che bisogna dare una dirigenza di alta professionalità e credibilità alla banca, dobbiamo metterci d'accordo su un fatto; per esempio, sono d'accordo col Vice Presidente della Fondazione che parlerà anche troppo ma sa quello che dice, ed è uno che pensa prima di parlare, pochi giorni fa in una convegno diceva: Il nostro obiettivo è mettere le basi per la public company al Banco, cioè la democrazia economica vera di un'azienda; se questo è l'obiettivo, non può che essere condiviso e questo avviene nei paesi capitalistici democratici e non vedo perché non debba avvenire in Sardegna, se questo è l'obiettivo, questo obiettivo va perseguito.
Penso che tutti coloro che questi giorni si sono accalorati dovrebbero anche pensare del perché nonostante la poderosa campagna di informazioni che vi è stata, la Fondazione nonostante tutto ha retto. Se i sardi avessero sentito come proprio l'istituto bancario, l'istituto finanziario più importante della nostra Regione, con questa poderosa campagna di informazione, io sono certo che non c'era gruppo di politici navigati anche all'interno della Fondazione che avrebbe retto, nessuno poteva reggere ad una simile offensiva, segno è che questa nostra grande banca non è così amata in Sardegna perché evidentemente i rapporti e i modi di gestire il credito sono quelli che sono, quello che hanno detto tanti altri colleghi anche di altre parti politiche negli anni passati avanzando critiche evidentissime in questo caso, che oggi non possono scordare cosa hanno detto soltanto qualche mese fa.
Io concordo con le cose dette dal collega Giuseppe Sassu, cosa buona sarebbe non che il Consiglio interferisca su cose che non sono di sua competenza, noi non siamo azionisti di chicchessia, siamo semplicemente eletti per fare politica e leggi, buona cosa sarebbe se una mozione unitaria dal Consiglio venisse invitando chi deve decidere affinché le decisioni di nomina avvengano al più alto livello, personalità forti, credibili, perché nel mercato ciò che conta è innanzitutto la credibilità, perché nel mercato non vanno soltanto i grandi investitori ma ci vanno ormai, finalmente, i milioni di cittadini che vanno ad investire i propri quattrini sperando che le aziende siano gestite seriamente.
L'ultima cosa, e alcuni toni politici sentiti poc'anzi da alcuni colleghi anche autorevoli, ho sentito addirittura frasi come "Ciampi accoppa Sarcinelli", il collega Marracini poc'anzi parlava di colpo mortale, ognuno di noi parla come vuole ma penso che bisognerebbe badare bene ad alcune affermazioni, tra l'altro Sarcinelli nel 1979 fu arrestato e l'unica parte politica che difese questo signore, ottimo dirigente dello Stato e ottimo dirigente della Banca d'Italia, fu la nostra parte politica già allora, se l'azionista di riferimento in quel caso ha deciso di togliere la fiducia e siccome quell'azionista è rappresentato da un Ministro che avrà molti difetti, probabilmente l'età, ma è sicuramente tra le persone più illustri e più prestigiose di questo Paese, avrà avuto le sue ragioni; ciò è avvenuto in Sardegna, non entro nel merito perché non ho né la conoscenza né le competenze per farlo, è avvenuto in Sardegna, ed ognuno rimanga sulle proprie posizioni ma si vada avanti; la Banca è una cosa importante per la Sardegna, la Fondazione dovrà rispondere ai fini di legge e alla propria coscienza faccia ciò che deve fare, scelga un Presidente e un Consiglio di Amministrazione di livello non trombati politici ma gente capace, gente che vada lì ad amministrare un importante patrimonio sapendo che sul mercato d'ora in avanti ci sta soltanto chi è capace di fare il proprio mestiere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balletto. Ne ha facoltà.
BALLETTO (F.I.). Onorevole Presidente e colleghi, oggi nello discutere di questa mozione ci troviamo di fronte all'ennesima situazione nella quale questa maggioranza e l'esecutivo che da essa promana ha dato esempio di intempestività nel non intervenire, e ha dato esempio di quanto poco sia la sua attività improntata al soddisfacimento dei veri e reali interessi della Sardegna.
Si sono dette un sacco (passatemi il termine) di fesserie intorno all'aspetto tecnico della operazione da parte di coloro i quali intendevano ed intendono tuttora affossare il Banco di Sardegna; si è in maniera proditoria, in maniera non vera sostenuto che da questo tipo di operazione la Fondazione sarebbe uscita impoverita, e cioè che la quota di partecipazione azionaria sarebbe valsa meno in funzione del depauperamento del patrimonio. Bellissimo termine: depauperamento del patrimonio!
Sta di fatto che così non è, perché l'unica vera realtà è rappresentata dal fatto che la Fondazione con l'operazione di privatizzazione intende portare a casa denaro, intende portare a casa liquidità per lo svolgimento - si dice da parte di chi sostiene le ragioni della Fondazione - per lo svolgimento delle attività istituzionali. Ma, la Fondazione non è un soggetto privato che opera con finalità particolari, e quindi, quelle di stare nel marcato facendo reddito, ha la finalità di intervenire a sostegno dei partiti politici che essa rappresenta; se è vero come è vero che la Fondazione ha un Consiglio di amministrazione e non ha anche un organo volitivo, una assemblea che impone gli indirizzi al Consiglio di amministrazione, ha un Consiglio direttivo che è formato esclusivamente da esponenti designati da forze politiche e, segnatamente, quattro da parte della Regione Autonoma della Sardegna. E vediamo che nella lottizzazione della fondazione vi sono quattro esponenti di nomina e di indicazione del partito Democratico della Sinistra, due ve ne sono da parte del Partito Popolare, uno ciascuno da parte di Federazione Democratica e del partito della Rifondazione Comunista che finalmente è entrata, per sua fortuna, nel complesso gioco della divisione della torta.
Quindi, lo scopo della Fondazione non è certamente quello di salvaguardare la propria partecipazione attraverso il potenziamento e il consolidamento della società Banco di Sardegna, ma è quello di avere liquidità da mettere a disposizione delle forze politiche padrone che essa rappresenta, forse in un momento in cui essendo la campagna elettorale alle porte, deve, per recuperare lo stato di sfacelo in cui si trovano i partiti della maggioranza, incominciare a spendere e a spandere per ricomprare quel consenso ormai perduto.
Come diceva il collega Secci, il patrimonio del Banco di Sardegna oggi è valutato milletrecento miliardi, è vero che nei milletrecento miliardi sono pure compresi il sedici per cento delle azioni di risparmio, quindi l'ottantaquattro per cento delle azioni ordinarie detenute dalla Fondazione possono rappresentare un ammontare superiore ai mille miliardi, e comunque intorno ai mille miliardi.
Immaginate voi che cosa significa vendere direttamente il cinquanta per cento della partecipazione; a prezzi di mercato significa portare a casa cinquecento miliardi. Cosa volete che importi alla Fondazione, caro collega Secci, delle sorti del Banco di Sardegna!
La Fondazione ha interesse a portare a casa soldi per gestirli secondo le indicazioni che i partiti della maggioranza - ai quali deve rispondere nell'ambito della maggioranza poi con le diverse lottizzazioni - per utilizzarli secondo i fini e le indicazioni che verranno date.
Non vorrei, collega Secci, che in questo disegno poi ci fosse anche, e si é verificato, tutto potevo pensare ma che la maggioranza, e quindi chi controlla la Fondazione, avesse anche il pudore di richiedere le dimissioni del Consiglio di Amministrazione del Banco di Sardegna. Caro collega Secci, con questa operazione noi avremo nuovamente amministratori del Banco di Sardegna che saranno totalmente controllati dalla Fondazione e quindi da quelle forze politiche che controllano la Fondazione stessa. Immaginatevi voi quale sarà l'ingerenza nel credito, altro che estraneità della politica da parte del credito! Altro che totale disinteresse dalle scelte tecniche! Probabilmente con questa operazione il nuovo Consiglio di Amministrazione del Banco di Sardegna gestirà il credito favorendo, come sempre, amici ed affossando coloro i quali evidentemente non sono amici del sistema. Altro che esclusione e non partecipazione della politica alla gestione del credito, gestione del credito non rivolta e indirizzata a consentire il più facile accesso e a migliori condizioni da parte del sistema produttivo, ma gestione evidentemente clientelare a tutela di interessi propri ed affossamento di eventuali nemici che pure evidentemente quali clienti della banca esistono.
La buffonata del depauperamento; è vero che molti dichiarano di non capirne nulla, ma non ci vuole proprio assolutamente niente per capire che un aumento di capitale effettuato con un prezzo di emissione sopra la pari ha proprio la funzione di garantire la inalterabilità del patrimonio ai possessori delle azioni ordinarie. Questo forse lo sa uno studente di terza media, ma certamente lo sa uno studente della prima ragioneria. E quindi ancora una volta bugie, inganni all'opinione pubblica solo ed esclusivamente per giustificare strumentalmente scelte che nulla hanno a che vedere e a che fare con la tutela e la salvaguardia degli interessi dei nostri rappresentati. Eppure si dice da più parti che la Banca di Sardegna è la banca di sardi, che non si può fare a meno di mantenere una banca che abbia la funzione di rappresentare in maniera più vicina e meno interessata alle logiche del profitto di quanto può essere fatto dalle banche del Continente.
Vorrei chiedere ai colleghi se ad essi risulta quante sono le aziende agricole che indebitate con il Banco di Sardegna hanno avuto gli atti e sono state costrette al fallimento, e fate un raffronto tra quello che ha fatto il Banco di Sardegna in questa direzione e quello che hanno fatto le banche nazionali nei confronti di soggetti altrettanto indebitati e per il medesimo titolo, ad esempio il Banco di Napoli, che ha messo in mora tutta quanti e ha fatto fallire una infinità di piccoli operatori. A me non risulta, Presidente Palomba, che questo stesso atteggiamento sia stato tenuto da parte del Banco di Sardegna, anche se evidentemente, di fronte a situazione per le quali non esiste rimedio le banche, essendo una società privata, devono operare nel rispetto delle norme della buona amministrazione, e quindi sono tenute a mettere in piedi tutti quegli accorgimenti volti al recupero dei crediti. Mi sa e mi risulta che invece il Banco di Sardegna questa attività di esercizio e di recupero coattivo dei crediti l'ha lasciata un pochino per strada, proprio per venire incontro e sostenere le esigenze del mondo economico e del mondo produttivo della Sardegna.
Interferenza nel credito della politica: guardate e lo sapete, perché più volte di questo si è detto e si è discusso, che le linee generali della politica sul credito non le fa neanche il Governo, le fa la Banca d'Italia, ed anche conflitti istituzionali fortissimi tra la Banca d'Italia e il Governo si sono verificati in epoca recente e si é arrivati ad affermare e a riconoscere unanimemente che la politica del credito spetta esclusivamente in maniera autonoma alla Banca d'Italia, e quindi, al di fuori di questo la Regione Sardegna, nei limiti di quanto è sancito dalla legge bancaria nazionale, evidentemente non può fare. Però si innestano sempre esigenze di intervento, così come qualche collega ha sottolineato, quando si devono tutelare esigenze partitiche, e non anche quando invece si devono tutelare interessi legittimi. Qualcuno ha fatto un parallelo tra il comportamento di questo Consiglio, con riferimento alla banca Cis e al Banco di Sardegna; badate che le situazioni sono estremamente diverse. Il Banco di Sardegna ha un capitale che non è minimamente interessato, quanto a proprietà, da parte della Regione, nella banca cis invece la Regione è azionista, e quindi i processi relativi all'aumento di capitale vedono la regione interessata come parte attiva, nel senso che un'operazione sul capitale comporta, se si stabilisce di dover intervenire, un impegno finanziario che può essere giustificato, oppure no, secondo quelle che sono le reali condizioni della banca.
Quindi la valutazione sulla bontà dell'iniziativa non può non essere valutata e presa in considerazione dalla Regione Sardegna per quanto attiene il cis, non dovrebbe essere presa in considerazione nella vicenda del Banco di Sardegna in quanto la Regione Sardegna non è azionista di quella banca.
Ma questo sarebbe il comportamento logico, Presidente Palomba, se l'ingerenza della politica nella fondazione non vi fosse, perché le autonomie, soggetto controllato e soggetto azionista che esercita il controllo, nella piena autonomia devono operare secondo scelte che sono proprie e non influenzate. Ma così non si è verificato nel Banco di Sardegna e fondazione per i motivi che, secondo la mia modesta analisi, vedono fortemente coinvolti interessi non legittimi da parte della Regione in quei due istituti. Ed allora che dire: ancora una volta in questa vicenda si vede con quale male animo, con quale male affare, con quali cattive intenzioni è stata amministrata la Sardegna in questi quattro anni. Questo è uno dei tanti, dei tantissimi episodi che vedono coinvolta la Regione Sardegna in situazioni poco edificanti, in situazioni non nobili, in situazioni che con la politica vera, quella alla quale l'Assessore collega Scano si riferiva all'inizio della legislatura, cioè a quella esigenza di moralizzazione della politica, che a parole risonanti in quest'Aula sono state più volte richiamate, ma che nei fatti evidentemente sono rimaste assolutamente prive di attuazione e sono rimaste lettera morta.
Si è detto ancora, da parte di ambienti della maggioranza, che questi cinquecento miliardi di aumento di capitale il Banco di Sardegna li avrebbe impiegati in bot; intanto ha ben detto il collega Secci che esistono disposizioni di legge che impongono anche la costituzione di riserve in quella direzione; tanto riserve obbligatorie, e poi in quanto le somme raccolte non abbiano ancora trovato attuazione nel piano di investimenti aziendali proposti. Ma perché oggi tirare fuori questo argomento, che non può che essere strumentale ai quei fini e a quelle logiche che si vogliono perseguire, se la sfirs sino a ieri ha fatto utili enfatizzando i risultati positivi, tenendo inoperose decine e decine di miliardi, costituenti i fondi ad essa destinati da parte della Regione per sostenere lo sviluppo in Sardegna, e ha fatto utili quando i Bot rendevano il dodici, il tredici, il quindici per cento, tenendo inoperose somme? Del Cis, della Sfirs nulla si dice perché è governata e fa riferimento ad una parte politica, invece in questo momento un'operazione che ancora non ha visto la luce si demonizza questa situazione; un processo alle intenzioni vero e proprio per significare e per mascherare i propri scopi meschini. Questo è la verità. Ed allora che cosa dire: continuate in questo modo, l'opinione pubblica prenderà sempre più coscienza del vostro malanimo nel governare la cosa pubblica, del vostro modo di perseguire interessi propri nell'amministrazione della cosa pubblica e sicuramente i risultati li vedremo alle prossime elezione regionali.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Falconi. Ne ha facoltà.
FALCONI (Progr. Fed.). Grazie Presidente. Io intervengo in questo dibattito perché sono iscritto a parlare già di buon mattino, non prevedevo la fine, la coda che va via via scemando, evidentemente cosa fatta capo ha....
Quando abbiamo iniziato i lavori ho chiesto ad alcuni Capigruppo se era possibile inserire all'ordine del giorno una legge di due articolini, però tecnica, che sbloccherebbe tutti i mutui per i commercianti, che ad oggi sono bloccati. Qualcuno mi ha risposto: non se ne parla neanche, non è possibile, l'argomento è troppo importante per essere disturbato da una cosa del genere, andiamo a fare questo dibattito.
Quindi non serve, come si sta verificando in quest'Aula, il dibattito postumo sulle cose fatte. Però visto che ci sono alcune considerazioni le vorrei fare. Inizio con il dire che non condivido il postulato, una sorta di postulato, che in apertura il collega Ghirra ha posto all'aula: "fuori la politica dalle banche, fuori le banche dalla politica". Non condivido la prima parte "fuori la politica dalle banche". Ma da quando la politica non deve interessarsi del credito? Da quando in Sardegna la politica non deve interessarsi di impresa, di ciò che sta succedendo?
In Sardegna alcuni mesi fa abbiamo fatto la Conferenza sul credito e da lì sono venuti alcuni dati, alcune cifre molto interessanti. Il costo del denaro, rispetto alla media in Italia, non al Settentrione, in Sardegna è superiore al 2 per cento. Questo significa che il nostro sforzo a favore dell'impresa in Sardegna è dimezzato da questo semplice dato. Oggi noi abbattiamo, con tutte le leggi di sostegno, il 60 per cento del prime rate, quindi abbattiamo qualcosa che oscilla dal 3,6 al 4 per cento. Questo costo del denaro del 2 per cento in più dimezza i nostri sforzi come Regione Sardegna. Ma da cosa viene questo 2 per cento in più? Dicono le banche: dalle maggiori sofferenze e dai maggiori rischi che in Sardegna le banche trovano nell'operare. Ebbene, la Regione Sardegna nel Meridione è la Regione dove le banche rischiano di meno. Quindi, dobbiamo davvero ancora non occuparci di credito in Sardegna, di andare a vedere cosa sta succedendo, perché succedono queste cose? Io penso proprio di no. Ma un altro aspetto che considero ancora più inquietante, e che ci deve portare a occuparci del credito e a occuparci anche del Banco di Sardegna, penso sia un fenomeno di cui tutti noi, chi legge i giornali (e li leggiamo tutti) ci siamo resi conto, soprattutto in queste ultime settimane.
In Sardegna vi sono due grandi quotidiani; noi davamo per scontata la posizione del quotidiano cagliaritano, del suo editore e del suo direttore. Erano posizioni scontate, ma ciò che inquieta maggiormente sono le posizioni che nelle procedenti settimane sono venute fuori dal secondo quotidiano. Questo sa di inquietante. Quando un direttore di un giornale per anni non interviene su alcun argomento e interviene negli ultimi sette giorni sette volte sullo stesso argomento, penso che questo debba farci sollevare qualche antenna, come politica, come gente che si occupa della democrazia in quest'Isola. Penso che qualche problemino debba sorgere anche in quest'aula, il chiedersi cosa sta succedendo. Ma vengo al merito della questione e la faccio breve.
La Fondazione è stata creata per due sostanziali obiettivi: per il controllo del pacchetto azionario e per le operazioni in Italia delle privatizzazioni delle banche, per modernizzare le banche e inserirle nel mercato globale, tutte le banche italiane, quindi compreso il Banco di Sardegna. Nel nostro caso la Fondazione Banco di Sardegna controlla l'intero pacchetto azionario. Dimentichiamoci per un attimo che stiamo parlando del Banco di Sardegna e della Fondazione Banco di Sardegna, però penso che questa affermazione sia condivisibile da tutti, che qualsiasi proprietà di ogni azienda ha diritto di scelta sul capitale che controlla. Questo diritto ce l'ha, sul capitale che è tenuta a controllare, che la legge le impone di controllare, io penso abbia questo diritto di controllo.
Il piano proposto dal Consiglio di amministrazione del Banco di Sardegna non solo esclude, quasi ha detto alla Fondazione che questa non aveva titolo per metterci il becco su quel piano, doveva approvare senza guardarlo, senza darvi una sfogliata. Se entriamo noi un po' a vedere a grandi linee, io lo faccio in forma elementare perché mi intendo di altre cose e non bene, e tanto meno mi intendo di finanza, ma voglio dire che gli stessi colleghi che si sono riscaldati questa mattina a difendere quell'operazione hanno detto che l'operazione prevedeva, sì, un annacquamento di questo controllo della Fondazione perché si passava da un controllo del cento per cento ad un controllo del sessanta per cento, ma si prevedeva anche uno stoccaggio non obbligatorio in bot, stoccaggio fino a quando questi denari non venivano utilizzati. Allora, la Sardegna, che può trovare beneficio dalle risorse finanziarie recuperate dalla massimizzazione della privatizzazione del Banco di Sardegna, che beneficio ne trae da un parcheggio di centinaia di miliardi fino a quando non vengono utilizzati? Io non mi intendo molto di banche, quindi porto il ragionamento a quello che è il mio mestiere nella vita civile. Io, per ragioni di istituto, perché sono qui a fare il consigliere regionale, ho dovuto nominare un direttore d'albergo nel mio albergo. E' è come dire che il mio direttore vende la hall del mio albergo e mi dice: "Non metterci becco, è cosa mia. Siccome è un affare io ti vendo la hall dell'albergo", e non devo neppure entrare nel merito. Questo mi sembra un po' forzato, per rendere l'idea di ciò che stava succedendo.
SANNA NIVOLI (A.N.). In questo caso l'albergo è del popolo sardo, non è dell'onorevole Falconi.
FALCONI (Progr. Fed). Sì, ma è controllato. Ha ragione, ancora di più, siccome il popolo sardo ha nominato la Fondazione Banco di Sardegna a controllare, la Fondazione deve rendere conto di ciò che sta facendo, e renderà conto anche di ciò che farà d'ora in poi, mi auguro, mentre il Consiglio di amministrazione aveva la pretesa di non rendere conto ad alcuno, se non ad alcuni amici. Ebbene, ne deve rendere conto alla Fondazione.
Ma veniamo a Solone, all'ottimo ragionamento fatto dal collega Zucca nel suo intervento. Iniziamo a capirci, Solone sta per Idda, le azioni di risparmio stanno per i pesi e le misure; manca un terzo elemento, a proposito di affari ed affaristi, che qui nei primi interventi si riferiva anche al P.D.S.. A proposito di affari e affaristi, colleghi, se la consob farà questa indagine sugli amici di Solone, andremo a verificare chi sono gli affari e gli affaristi. Io non considero gli uomini d'affari, o fare affari, di per sé un disvalore; anzi, chi fa affari deve fare affari ed è un valore che li sappia fare, ma è importante che non si faccia a discapito di altri, della collettività, ed è importante che si facciano gli affari con le mani pulite. Se si farà questa indagine consob ne vedremo delle belle.
Sul P.D.S. e su questo controllo quasi illegittimo, assatanato sugli enti, sulle banche, sulle Camere di Commercio, altre volte ho detto che il PDS trova legittimazione per esercitare potere dal consenso popolare. Io trovo che non lo eserciti appieno perché ci sono ritardi da recuperare. Le Camere di Commercio, che in Italia sono 99, non trovano un inscritto al PDS come Presidente di Camera di Commercio in tutta Italia. Sapete che le Camere di Commercio poi mandano ai consigli di amministrazione delle banche i rispettivi....
SANNA NIVOLI (A.N.). Noi abbiamo il Consorzio 21 gestito dal PDS.
FALCONI (Progr. Fed.). Sì, giustamente ci dobbiamo studiare, dobbiamo non solo studiare, dobbiamo "collocare" se preferite la parola. Non è una sfida, da parte nostra è un dovere esercitare queste cose. Chi le deve esercitare, il partito di opposizione? Chi le deve esercitare se non i partiti che sono legittimati a fare questo?
(Interruzioni del Gruppo di Alleanza Nazionale)
PRESIDENTE. Prego i colleghi di lasciare che il collega Falconi continui il suo intervento.
FALCONI (Progr. Fed.). Io non solo non ho interrotto nessuno, ma ho anche ascoltato tutti. Non voglio che mi ascoltino ma non voglio neanche che mi interrompano.
Mi avvio brevemente a concludere. Tutto questo concretamente non serve. Quello che serve è davvero salvaguardare il Banco di Sardegna, puntare ad una privatizzazione vera con una massimizzazione, così come prevede la legge (questo sì che lo prevede), della vendita delle azioni, con un piano strategico che dia effettive ricadute all'Isola, che ne ha bisogno. Entri nel mercato, perché il mercato vero è intelligente, il mercato globale, quel mercato di piccoli azionisti che indirizzeranno il Banco, sono sicuro, verso altri lidi che non sono i pochi grandi amici, è il grande mercato globale.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Falconi. Prima di dare la parola per l'ultimo intervento antimeridiano all'onorevole Bruno Dettori, annuncio che dopo la fine della seduta antimeridiana si riunirà la Conferenza dei Capigruppo.
E` iscritto a parlare il consigliere Dettori Bruno. Ne ha facoltà.
DETTORI BRUNO (Gruppo Misto). Grazie signor Presidente. Solo poche parole perché ritengo che l'argomento meriti la piena consapevolezza ed attenzione da parte di quest'Aula, in quanto c'è, non da oggi, nei confronti del Consiglio un tentativo di espropriazione di prerogative, e questo naturalmente può essere legittimo pensarlo da parte di realtà che con il Consiglio poco hanno a che fare, ma sicuramente non è legittimo accettarlo quando il tentativo di espropriazione dipende da Enti o associazioni che strumentalmente dovrebbero dipendere dallo stesso Consiglio.
Il problema credito è un problema che da sempre in Sardegna è stata una carenza di grandissima portata, non voglio fare il difensore, in questa vicenda, né del Banco di Sardegna S.p.A., o di chi lo rappresenta, e tanto meno della Fondazione; io voglio fare il difensore del ruolo di quest'Aula, e non solo di quest'Aula, ma anche del ruolo della Commissione.
Credo che tutti dobbiamo concorrere ad assicurare alla più importante istituzione sarda quella funzione che ad essa compete, ma ho paura, questo sì, che questa funzione riusciamo a rivendicarla con unitarietà, e ho paura che questa funzione, qualsiasi decisione si assuma, venga comunque mortificata da quelle che in altri tempi venivano definite "guerre tra bande". E questo mi dispiace, perché non possiamo assolutamente moralmente subire quelli che possono essere interessi di parte, e lasciar correre in modo che alla fine ci si salvi, in qualche misura, per non avere preso posizione. Credo che in quelle affermazioni che ho sentito dire "il Banco faccia banca e la politica faccia politica", ci sia tanta falsità. Credo ci sia anche un aspetto ridicolo, quando si voglia pensare ad una politica che non veda nell'economia l'importanza decisiva su quello che la politica come ruolo deve assolvere.
Credo che venire meno alle sinergie tra politica ed economia sia una delle responsabilità più grosse, alla fine ci troviamo a discutere su un argomento, ovviamente per non correre il rischio di parlare di ovvietà, come diceva il Presidente nel suo intervento, è facile cadere nelle ovvietà, io credo che abbiamo voluto trasformare comunque, signor Presidente, un normale avvicendamento ad una carica con una guerra, con una battaglia, una battaglia nella quale nessuno vuole assumere il ruolo di responsabilità politica. Io sono del parere che il primo dovere, e concludo questo mio breve intervento, che in quest'Aula o in Commissione un consigliere regionale deve avere è quello di garantire, quello di poter vigilare con la sua iniziativa e con la sua azione su tutti gli atti che avvengono contigui alla politica, e il credito credo che sia uno degli atti contigui alla politica di grandissima rilevanza.
Ecco, perché oggi io mi auguro che ci sia quella chiarezza non perché ci debbano essere vinti o sconfitti ma semplicemente perché in questo momento deve vincere la Sardegna; io mi auguro che questo Consiglio trovi quella chiarezza nel definire e determinare con decisione che la priorità della politica non deve essere messa in discussione di fronte a qualsiasi attività economica. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Dettori. I lavori riprenderanno alle ore 17.00. E' convocata la Conferenza dei Capigruppo.
La seduta è tolta alle ore 13 e 18.
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