Seduta n.176 del 25/10/2001
CLXXVI SEDUTA
Giovedì 25 ottobre 2001
Presidenza del Presidente SERRENTI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Vicepresidente CARLONI
indi
del Vicepresidente SPISSU
indi
del Presidente SERRENTI
La seduta è aperta alle ore 10 e 45.
oRtu, Segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 2 ottobre 2001, che è approvato.
Continuazione della discussione sulla elezione
del Presidente della Regione
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la continuazione della discussione sull'elezione del Presidente della Regione. E' iscritto a parlare il consigliere Ibba.
Ha domandato di parlare sull'ordine del giorno il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Vorrei sapere come procederanno i lavori.
PRESIDENTE. Onorevole Cugini, abbia pazienza. Cercherò, se siete tutti d'accordo, di regolarmi anch'io. Penso, se gli interventi non sono moltissimi, che cercheremo di terminare i lavori in mattinata, anche in tarda mattinata, se invece ci sono opinioni diverse, vuol dire che più in là, caso mai, convocherò una breve Conferenza dei Capigruppo, ma il mio orientamento è quello di concludere i lavori con questa seduta.
E' iscritto a parlare il consigliere Ibba. Ne ha facoltà.
IBBA (F.S.D.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, io sono rimasto abbastanza colpito e preoccupato dal fatto che ieri, in fase di avvio di questo dibattito, si stava profilando l'ipotesi della non partecipazione dei colleghi consiglieri appartenenti alla Casa delle libertà, perché io credo che l'appartenenza a differenti schieramenti non debba consentire a nessuno, perché a nessuno sarebbe utile, di mettere in discussione o eludere le regole fondamentali del confronto democratico. La democrazia è basata sul confronto delle idee e dei progetti, sul confronto dei programmi e non condivido pertanto il tentativo di sottrarsi alla discussione sulle cause che hanno portato alla crisi che il Consiglio regionale sta vivendo, una crisi che certamente nessuno nega, ma della quale non è vero, contrariamente a quanto dice il collega Luigi Biggio, che ormai tutti conoscono tutto pertanto non vale la pena di parlarne, quasi che fosse inutile e superfluo, come se si trattasse di cosa di ordinaria amministrazione e di trascurabile rilevanza. Parlare di ciò che è successo è utile, non solo per comprendere a tutto tondo quanto è accaduto, ma anche per prevedere e ipotizzare il futuro, perché se questo non è ancorato al passato e dal passato non trae spunto di miglioramento, non sarà possibile evitare domani gli stessi errori commessi oggi. Perché perdere la dimensione storica del ruolo che ognuno di noi svolge all'interno di questo Consiglio, seppure collocato in diversi schieramenti, significa non riconoscere adesso il senso, l'importanza e la responsabilità della funzione parlamentare a cui siamo stati chiamati e quindi svilire il prestigio di questo Consiglio regionale.
Ciò che è accaduto in questi due anni di governo da parte di questa Giunta, ma soprattutto ciò che non è accaduto, cioè tutto ciò che questa Giunta avrebbe potuto fare e non ha fatto, il cosiddetto vuoto materiale o la cosiddetta sostanza assente è quello che la storia ci insegna e che dobbiamo evitare che si ripeta.
Il presidente Floris, ripudiando la sua Giunta, ha anche posto i paletti che segnano i confini all'interno dei quali non si potrà più collocare la Giunta che seguirà; questa esperienza, che tutti, e non solo i consiglieri della maggioranza, abbiamo vissuto, insegna che nessuna Giunta, e pertanto neanche la prossima, può nascere senza una progettualità politica condivisa, che faccia da collante e armonizzatore delle diversità partitiche e delle diversità dei singoli esponenti dei partiti stessi che comporranno la futura maggioranza. Al di fuori di una forte valenza politica ogni maggioranza numerica, anche la più consistente, è destinata a diventare debole e conseguentemente a cadere La nostra Regione ha attraversato in questi due anni il periodo forse più anonimo e oscuro della sua storia autonomistica, una fase che non dovrà ripetersi, perché se così dovesse accadere, se oggi Pili ripetesse la stessa esperienza e partisse con gli stessi errori di impostazione e gli stessi pregiudizi della precedente giunta e perciò fosse destinato alla stessa misera fine, nessuno potrebbe mai capire perché Floris è stato costretto a dimettersi. Allora apparirebbe chiaro che tutto il cancan che si è creato non era finalizzato a cambiare le cose, ma soltanto a sostituire un Presidente con un altro; una questione di persone, non di qualità della politica, cioè esattamente quello che non si doveva fare.
In questi due anni di governo e nei due anni e mezzo che seguiranno, il Consiglio è stato e sarà una istituzione dimezzata, perché deriva da una cultura bipolare che prevede un sistema pensato male e concretizzato peggio, perché qualunque sistema che divida il mondo in due parti come una mela è per sua natura destinato a essere insufficiente e comunque non fedele rappresentante della totalità della comunità amministrata. Eppure ci si lamenta del clima da fronte popolare e dello scontro inconciliabile tra parti che blocca l'operatività e l'attività del Consiglio. Non c'è stato, nel corso di questi anni, il coraggio di portare questi problemi all'attenzione di questo Consiglio, e forse non ci sarà il coraggio di parlarne neppure domani. Eppure tutti sappiamo che quello bipolare è un sistema che incarcera la politica, la circoscrive all'interno di schematismi predeterminati, rende i partiti succubi della forza dei numeri invece che della forza delle idee, esclude pregiudizialmente uomini, culture e valori, che vengono sacrificati in nome di un ipotetico interesse generale della comunità alla gestione del "polismo" dei gruppi dirigenti dei partiti di maggioranza relativa, del centrodestra come del centrosinistra.
Il sistema proporzionale corretto, che garantisce governabilità e stabilità, rappresenta o rappresenterebbe un superamento della cultura islamica che porta con sé il sistema maggioritario, che oggi pervade la politica, facendo prevalere superficialità e approssimazione invece della qualità della politica stessa. Al di fuori di questa ipotesi c'è soltanto la possibilità che il polismo si scomponga e si ricomponga, di volta in volta, sulle singole scelte da adottare, così come è accaduto per l'Assemblea costituente e per qualsiasi altra proposta di rilievo, se ne fosse stata avanzata qualcuna. Tutti i partiti minori, ma soprattutto quelli del centrodestra, non dovrebbero considerare con sufficienza l'ipotesi che quella del bipolarismo possa essere la premessa della loro scomparsa dalla scena politica regionale e nazionale. La Giunta Floris ha scelto quella dell'Assemblea Costituente come modalità per riscrivere lo Statuto della nuova e moderna autonomia, che in quanto tale abbia forti connotati di regionalità; noi rispetteremo questa volontà, pur essendo stati contrari, ed opereremo comunque per il suo migliore esito.
Ma in che cosa potrà mai sostanziarsi la regionalità della Sardegna se anche i partiti più specifici e più particolari, che possono rappresentare parti e valori di essa, non possono avere a priori nessuna possibilità di segnare la loro presenza e di potersi far scegliere dai sardi che ne condividessero il programma, perché il sistema non consentirà loro neppure di nascere e tutto sarà omologato ai grandi partiti nazionali? E come si coniuga tutto ciò con la corsa, ormai irreversibile, verso la forma di stato federalista che la devolution sta attuando e dalla quale ormai non si torna più indietro? E se questo Consiglio sceglierà, nella sua maggioranza, di essere scollegato dal paese reale, a che cosa servirà qualunque iniziativa di programmazione economica o industriale, i progetti sul turismo e sulla formazione professionale, l'ipotesi di percorrere, anche con sperimentazioni coraggiose, nuovi filoni di politiche economiche ed occupazionali, quale quello dell'utilizzo dei beni culturali nelle modalità e nelle forme che per esempio sono state ipotizzate qualche giorno fa presso la facoltà di Scienze politiche dell'università di Cagliari, con un progetto di ricerca che prevede la collaborazione tra ricercatori cagliaritani e americani? A che cosa servirà qualunque progetto se sarà scollato e distante dalla gente e se non sarà fatto per la gente? La principale risorsa di questo Consiglio regionale dovrebbe essere il coraggio con cui, al di fuori dell'appartenenza politica, ci possiamo ritrovare sul terreno comune della tutela della Sardegna, tutela della Sardegna che non può non essere anche tutela dei sardi.
Dal punto di vista della situazione sanitaria la nostra è una regione agnostica, nella quale non si sa di che cosa ci si ammali, di che cosa si muoia, del perché siamo ai primi posti nel mondo per la diffusione di alcune gravi malattie, record che diventa spesso uno dei motivi principali per i quali siamo noti nel mondo. Nel mondo del lavoro le norme di sicurezza sono pressoché ignorate e le relative misure sono assenti nelle principali e più pericolose imprese della Sardegna, pur registrando dati che destano forte preoccupazione per la diffusione delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro, che ci collocano al di sopra delle medie nazionali. Le imprese sarde che pure hanno vissuto oggettive condizioni di sofferenza per l'arretramento del pil in questi anni, e che pertanto andavano sostenute, dovranno esserlo anche nel futuro, non solo nel loro interesse, ma soprattutto nell'interesse dei lavoratori per tutelare il loro diritto alla qualità della vita e al mantenimento della capacità di lavoro e di guadagno.
La Giunta che si è appena consumata non ha mai pensato alla necessità di progettare interventi su ciò che non appare, ma che non per questo è meno reale e meno importante nella realtà della nostra Regione. Ha sempre prevalso la logica esclusivistica dell'attenzione per le cose di superficie, per le croste, trascurando le problematiche più intime degli uomini che riguardano le coscienze individuali. Mi riferisco in particolare al problema esteso, grave e di difficilissima soluzione, che riguarda il mondo giovanile ed il futuro dei giovani; per essi non vi è stata alcuna attenzione, alcun interesse, nonostante le notizie di cronaca, ogni giorno, ci mostrino un fenomeno di disadattamento sommerso che rappresenta il presupposto del disagio che diverrà eclatante nei prossimi anni: quando questo accadrà ormai sarà tardi e nulla si potrà più fare. Quanto hanno contato i problemi della crescita culturale e scolastica dei giovani? Quanto la possibilità di favorire le scelte lavorative e scolastiche in coerenza con le propensioni individuali? Tutto ciò non fa parte della sensibilità e della cultura della maggioranza uscente e mi pare che non lo sarà neppure di quella subentrante, che non avendo i presupposti per essere diversa dalla prima, avrà probabilmente la stessa grossolanità e la stessa approssimazione della precedente.
La superficialità non ha risparmiato neppure gli anziani, i malati e i disabili, come non sono stati tutelati e protetti gli occupati e tutti coloro che il lavoro non ce l'hanno. Non avete speso un grammo delle vostre energie per ridurre le sofferenze di chi vive nel disagio; vi siete dimenticati dell'uomo e di una miriade di microcosmi di umanità che popolano questa regione e ne rappresentano la maggior parte, perché avete perso il senso dell'umanesimo moderno; non potete averlo visto perché avete sempre rifiutato di innestare sulle vostre scelte quel minimo di valori e di iniziative della storia e della tradizione della sinistra laica, socialista e riformista. Non potevate sperare di far bene nel governo della Regione con un asse politico così sbilanciato da una sola parte, perché perseverando, come volete fare, in questi valori, i deboli continueranno ad essere sempre più deboli, ma anche più numerosi, e i forti non hanno bisogno della politica per continuare ad essere sempre più forti.
Anche questo è un modo per dividere il mondo in due parti e per tenerlo così. Se potessimo essere nostalgici del muro di Berlino dovremmo dire che quel muro che ha diviso il mondo in due blocchi, paradossalmente, allora aiutava ad unire laici, socialisti, cattolici, liberali, radicali e quant'altro. Oggi voi avete eretto un muro che è insormontabile e che invece di aiutare ad unire favorisce le divisioni, ma di aiuto in tal senso, né il Consiglio né i sardi hanno necessità di averne.
Su questo cortesemente si attendono repliche e possibilmente anche contraddittori negli interventi successivi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Morittu. Ne ha facoltà.
MORITTU (D.S.). Signor Presidente, colleghi, ho ascoltato, già dalle prime battute di questa mattina, ma ieri in quest'aula, un dibattito interessante, ricco di riflessioni, di spunti e di punti di vista diversi sulle cause e i motivi che hanno portato alla crisi del Governo Floris.
Una crisi i cui presupposti erano, a nostro avviso, ben presenti fin dalla sua nascita e che solo la consumata abilità del Presidente della Giunta ha consentito di farle vivere una lunga agonia. Dagli interventi svolti da esponenti della maggioranza abbiamo appreso diversi punti di vista e diverse motivazioni. La tesi più curiosa è stata esposta dalla onorevole Balletto, che ha generosamente difeso l'operato della Giunta Floris, rammaricandosi, per altro, del fatto che essa sia caduta a causa di un banale e imprevisto incidente tecnico, che ha così cambiato, a suo dire, il destino di un governo che, sì, aveva avuto qualche problema di percorso, ma che ciò nonostante aveva prodotto risultati eccezionali e altri ne avrebbe potuto conseguire se non fosse stato per quel banale incidente. Non so dove l'onorevole Balletto attinga queste informazioni sui risultati del Giunta Floris; è una sua opinione, naturalmente rispettabile, ma è difficile credere che sia anche solo una concausa, quella che lui indica, che ha determinato la crisi.
L'onorevole Balletto sembra che non venga nemmeno sfiorato dal dubbio espresso non senza maliziosità dallo stesso onorevole Floris nel suo chiaro intervento, quando ha affermato: "Si sta aprendo una crisi per chiuderla con gli stessi numeri e gli stessi uomini, cambiando soltanto il Presidente". E la causa di tutto ciò è Giovannelli, chiedo all'onorevole Balletto? O è il voto segreto, chiedo all'onorevole Corda? O c'è dell'altro? L'onorevole Vargiu ci ha ricordato le origini aritzesi della disciolta maggioranza e ne ha evocato, seppur sommessamente, lo spirito con cui era nata. Era nata con parole d'ordine bellicose e roboanti: discontinuità, buon governo, stabilità, moralizzazione nella gestione della cosa pubblica, ma soprattutto per fare le grandi riforme e sciogliere finalmente la pletora degli enti regionali inutili, da sempre fonte di clientelismo e di dissipazione di risorse pubbliche. I risultati sono evidenti e ahimè miserevoli. Si è passati dalla cosiddetta lottizzazione partitica alla spartizione familiare e amicale.
Un noto commentatore su L'Unione Sarda scriveva, ai suoi tempi, che "senza gli enti non si riesce in Sardegna a fare la Giunta". E' un'amara considerazione, ma voi non solo non l'avete superata, ma avete fatto di tutto per rovinare davvero ancora di più questa nostra Isola. Avevate anche coniato, a suo tempo, uno slogan suggestivo per comunicare un'immagine di unità e di concordia: la "Casa comune dei sardi". Devo ammettere che nella comunicazione siete anche bravi, disponete per altro di abbondanti strumenti di comunicazione, ma ben presto questa casa è diventata sempre più piccola e i suoi abitanti una famiglia di maleducati. Lo stesso Floris ricordava l'entrare e l'uscire in questa casa senza orario. Doveva essere la maggioranza del buon governo, del fare, del sano pragmatismo, ma si è subito incagliata nella sorda lotta per il potere; doveva essere poi la maggioranza delle riforme, si è invece caratterizzata per una produzione legislativa praticamente pari a zero, se si escludono le poche ed essenziali leggi di spesa o di emergenza, costruite per altro col contributo fattivo delle opposizioni, il resto è propaganda; riforme solo annunciate che hanno riempito le pagine dei giornali locali o, come ricordava Scano ieri, gli armadi del Consiglio.
La vagonata delle leggi collegate alla manovra del 2001, frutto della cosiddetta concertazione, è ormai parcheggiata in un binario morto. La spesa è bloccata, i residui passivi aumentano, il rischio di perdere parte delle risorse comunitarie è reale e quasi certo; se si continua così, con un loro impiego del tutto inefficiente e confuso senza una chiara direttiva di sviluppo e senza priorità e in assenza di un adeguato e moderno quadro legislativo, come per altro ci ricorda spesso la Comunità Europea (legge Galli e così via), si rischia infatti di buttare i soldi al vento, disperdendoli nei mille rivoli del spesa improduttiva.
L'annunciata politica di risanamento del bilancio, fatta dall'assessore Pittalis che ha anticipato, ne dobbiamo dare atto, la tattica di Tremonti sul buco - con la storiella dell'indebitamento che poi hanno fatto rientrare, hanno anche scritto nel DPEF che era un indebitamento "prenotato", e quindi non aveva valore ai fini della gestione del bilancio - ebbene, quella politica di risanamento si è tradotta nel suo esatto contrario. Infatti questa Giunta ha prodotto, essa sì, un reale buco di 700 miliardi, ricavati da finti residui dichiarati perenti nel bilancio del 2001; operazione quest'ultima che io ritengo di vera e propria pirateria contabile che non mancherà di creare squilibri e confusione nella gestione finanziaria dei futuri bilanci. Oggi quella norma sta producendo confusione e ritardi nella spesa degli enti locali delegati all'uopo e l'Assessorato dei lavori pubblici si sta producendo in una serie di decreti di annullamento e di riattivazione dei decreti di spesa a suo tempo emanati. Un grande lavorio, un grande fumo, una grande perdita di tempo e un grande buco, questo sì.
Sui segnali positivi di ripresa economica della Sardegna si sono soffermati con chiarezza argomentativa e doverosa puntualizzazione i colleghi e compagni che mi hanno preceduto e io non ci ritorno. E' chiaramente emerso che questa maggioranza, che ha pure beneficiato di una favorevole congiuntura nazionale e di una buona strumentazione normativa regionale (leggi regionali numero 36 e 37 del 1998 e così via), nonché di un'ingente mole di risorse ereditate dalla Giunta Palomba in quantità mai conosciuta dalla Sardegna, nella sua storia autonomistica, non si è dimostrata all'altezza del compito, non è stata neanche capace di proseguire con la necessaria linearità e perseveranza sulla strada già tracciata dalla precedente Giunta. Ma già, doveva marcare la discontinuità e ha fallito.
L'intesa istituzionale è ferma, ci sono migliaia di miliardi che languono, sono lì fermi! Si è ai primi e timidi passi degli accordi di programma quadro nelle diverse materie, si è sbandierata la continuità territoriale, ma davvero siamo convinti che la Sardegna col varo, seppure tormentato, della legge Attili -, perché quella è la legge Attili, è la legge del centrosinistra osteggiata alla Camera e al Senato dai deputati sardi del centrodestra e accolta con confusione da Pili prima, ma anche dallo stesso Floris che pure si è prodigato, seppure tardivamente, per attuarla ma aveva qualcosa di insuperabile davanti, ed era la prima Conferenza tenuta da Pili, che aveva fissato i prezzi dai quali Floris non si è potuto discostare; sarebbero bastate, è stato ricordato dal collega Sanna, venti mila lire in più per accelerare la procedura, per avere oggi davvero i biglietti a quei prezzi per andare a Roma e a Milano e in altre parti dell'Italia, ma tant'è, la demagogia di Pili ha imbrigliato Floris e ha soprattutto danneggiato la Sardegna - siamo davvero convinti, dicevo, che questa sia la continuità territoriale, che non esista un problema di continuità territoriale legato al mare, legato all'interno, alle infrastrutture, alla viabilità, ai treni che muoiono in Sardegna, alle merci che languono, che rimangono ferme per giorni e giorni nei vagoni ad Olbia o a Golfo Aranci, e con la situazione che tutti abbiamo appreso dalla stampa, dai sindacati, dai lavoratori e così via? Non ci rendiamo conto che in Sardegna i treni si fermano o si fermeranno ad Oristano, che ci sarà una rottura della continuità territoriale sul ferrato messa in atto dalle FF.SS. o dalle sue nuove articolazioni, senza che la Giunta regionale abbia aperto bocca, anzi, abbiamo avuto sei mesi di vacanza dell'Assessorato dei trasporti? Ma è possibile realizzare in Sardegna la continuità territoriale con 150 miliardi? Questa la posta di bilancio dell'Assessorato dei trasporti, un Assessorato cenerentola che non esiste. Non mi pare che di questo abbiamo tanto da essere fieri, onorevole Floris. Io ho letto stralci dello stato di attuazione dell'intesa; l'Assessorato dei lavori pubblici, sul tema della viabilità, per la quale non si è spesa e programmata una lira, e ci sono oltre 1600 miliardi parcheggiati, lamenta che con l'anas non riesce a interloquire, lamenta che non ha persone nel suo Assessorato per adempiere i numerosi e onerosi compiti e così via. Siamo alla lamentazione, siamo comunque in una situazione di blocco totale.
La stessa sorte riguarda le grandi emergenze, l'energia, l'acqua, sulle quali non mi dilungo, lo hanno già fatto altri colleghi, però una cosa devo dire: si continua a programmare la spesa per le risorse idriche, prevedendo la costruzione di dighe che mai si faranno, con finanziamenti di 20 miliardi quando ce ne vogliono 180, o forse 200, semplicemente per accontentare il consigliere regionale di quella zona che comunque preme per avere il segnale che lì, forse un domani, si farà una diga, e intanto si mobilizzano risorse e la confusione regna sovrana.
Sulla tutela e governo del territorio niente si è fatto, o meglio si è preannunciato il laisser-faire, si è lasciato che le cose in qualche modo si logorassero ed esaurissero, la stessa cosa si è verificata per quanto riguarda i problemi derivanti dall'annullamento di alcuni ptp e tutte le altre questioni sulle quali non mi voglio soffermare; voglio soltanto dire che, è vero, la Sardegna necessita, a seguito dell'annullamento dei PTP - che, ricordo, sono stati annullati non per eccesso di tutela, ma per il suo contrario, per carenza di tutela - necessita sicuramente di norme chiare di tutela e necessita anche di norme chiare che stabiliscano diritti certi in capo al cittadino, ma certo non ha bisogno di una nuova ondata speculativa che si annida dentro la vostra proposta di variazione della legge numero 45 del 1989. Tra i valori fondativi dell'identità della Sardegna, infatti, un posto di rilievo, secondo me, occupa l'ambiente con la riconosciuta bellezza dei suoi paesaggi interni e costieri; i parchi voi li avete dimenticati, li volete smantellare, li volete abolire, voi non state pensando alla tutela del bene, state pensando esattamente al suo contrario, ad un uso scriteriato.
Stendiamo poi un velo davvero pietoso sull'attività di controllo e vigilanza: è assolutamente inesistente, sta tornando l'abusivismo e - come dire - si usa il territorio, vedi il problema sollevato ieri da Silvio Lai delle cave nel territorio del nord Sardegna, è davvero una situazione disastrosa, si continuano a rilasciare concessioni minerarie in maniera screditata, senza alcuna verifica sull'impatto ambientale e poi una cosa è curiosa: per le concessioni sulle cave non c'è bisogno né di verifica né di valutazione di impatto, sul metrò di Sassari si è fatto un gran can can, una grande confusione, davvero un gran rumore per nulla a danno di quella città.
Concludo con una serie di considerazioni finali, brevissimamente, un po' in risposta ai ragionamenti portati dall'onorevole Floris ieri, ma anche dallo stesso Ibba stamattina. Floris ha partecipato da consigliere a questo dibattito e ha naturalmente difeso la sua azione di governo, ma non ha mancato di esprimere la sua opinione sulle cause della crisi e sulle prospettive future, delineando un quadro della crisi sarda e delle sfide che attendono la nostra regione dentro una grande cornice che è stata drammaticamente segnata dai fatti dell'11 settembre. Opinioni e riflessioni profonde naturalmente che non intendo, né posso, riprendere tutte; mi interessa rispondere su un punto che ritengo il vero nodo gordiano o almeno uno dei nodi più importanti della politica sarda, sollevato proprio prima di me dall'onorevole Ibba: il tardivo approdo, in Sardegna, del sistema politico ad un compiuto bipolarismo, che non significa bipartitismo, che non significa gabbia per nessuno. Credo che questo approdo sia stato impedito da molte resistenze conservatrici, e ritengo che la sua esperienza neocentrista, onorevole Floris, non abbia per niente contribuito a far maturare una cultura politica fondata su un patto di chiarezza programmatica e politica, su una nuova etica della responsabilità e del render conto della propria azione agli elettori, cosa che credo sia oggi possibile in un sistema di tipo bipolare; d'altra parte, nelle ultime tornate elettorali, il segnale dato dagli elettorali è stato chiarissimo, tutti i tentativi neocentristi o diversamente connotati, compresi quelli nazionalitari, sono stati pesantemente sconfitti in Italia e in Sardegna. Questo non significa che non ci possano essere spazi di autonomia culturale e politica, non significa che non ci possano essere partiti, associazioni e quant'altro, non significa che uno non possa esprimere la sua sensibilità ed esplicare la sua azione politica, significa che il cittadino-elettore non ama più terzi o quarti incomodi, non ama la confusione. Tutti devono scegliere, compresi i partiti; scelgano sulla base di affinità ideali e sulle basi programmatiche e non, come dire, riservandosi al futuro scelte che non vogliono prima sottoporre al giudizio degli elettori.
D'altra parte - dicevo all'onorevole Floris - la sua recente esperienza di governo è stata un chiaro esempio del fallimento dell'idea che ancora oggi ci ripropone, e cioè l'idea che io allora chiamai di un "centro di gravità permanente". Due anni fa, dopo cinque mesi di crisi, con passaggi oscuri segnati da strani personaggi, oggi scomparsi dalla politica isolana, ha presentato in questo Consiglio una maggioranza che lei ha definito sperimentale, la chiamò allora "la maggioranza degli equilibri dinamici", dentro - questa è la cosa curiosa - il sistema maggioritario sardo, non rinnegando tale sistema ma proponendo una sorta di equilibrio dinamico. Era, secondo me, un'elegante metafora che tentava di giustificare ciò che non era giustificabile né moralmente accettabile sotto il profilo politico e cioè il passaggio da un campo all'altro di alcuni consiglieri regionali che gli hanno consentito allora di varare la sua maggioranza numerica, passaggio questo che ha contribuito ad aumentare quello stato di degrado della politica che oggi l'onorevole Floris denuncia. Lei allora, nelle sue dichiarazioni programmatiche, cercò di nobilitare quell'anomala maggioranza ritenendola non solo l'unica possibile, ma dandole un respiro e una missione da compiere: doveva essere, a suo dire, un laboratorio sperimentale per la ricerca e l'elaborazione di una nuova frontiera politica per la Sardegna, dentro una cornice addirittura nazionalitaria, un'idea che si è dimostrata per ciò che era, naturalmente, una pura invenzione, un semplice artificio per varare una maggioranza purché sia.
Oggi lei stesso ammette, non senza amarezza, di avere governato per due anni senza maggioranza, i suoi equilibri dinamici lo hanno tradito, i consiglieri hanno continuato a muoversi di qua e di là; la verità la conoscevamo e la conosciamo tutti, non erano equilibri dinamici, erano poltrone e, si sa, le poltrone sono statiche non dinamiche e quando si muovono qualcuno cade. Oggi lei stesso ammette apertamente che il vero cemento che teneva insieme la sua maggioranza non erano i valori autonomistici alla Dettori - come lei ha ricordato - o quelli dell'identità nazionale del popolo sardo, ma il puro semplice potere personale; oggi lamenta che il vero dramma della politica sarda è l'individualismo, l'invidia e la sete di potere; noi lo abbiamo denunciato da sempre, ma la risposta alla crisi della politica non può essere quella che lei ha praticato in questi due anni, la sua esperienza ha contribuito semmai ad alimentare ed esasperare la frammentazione e il particolarismo: le sigle partitiche sono aumentate a dismisura, l'udr, il suo partito, è diventato tre partiti e così via dicendo; la regola, in questo Consiglio, è: "una testa un partito".
Lei ha sopravvalutato la sua riconosciuta abilità e la sua esperienza politica ritenendo che le avrebbero permesso di mettere a posto le cose e di navigare anche in un mare poco tranquillo; così non è stato e alla fine gli è venuto il mal di mare e si è dimesso, dentro la sua dissoluta maggioranza abbiamo assistito a veri e propri fenomeni da calcio-mercato…
USAI (A.N.). Dissolta, non dissoluta.
MORITTU (D.S.). Sì, chiedo scusa. Mi manca il vocabolario; poi le rispondo.
PRESIDENTE. Onorevole Morittu, la devo pregare di concludere.
MORITTU (D.S.). Quando la politica, cioè il governo della polis, è senza ideali, programmi e regole non può reggere, non vale in politica ciò che vale in economia, cioè il principio della domanda e dell'offerta, perché l'offerta non soddisfa mai la domanda, gli Assessorati e le poltrone non bastano mai, non basteranno domani neanche all'onorevole Pili, anche se - come credo - seguendo le orme del suo patron nazionale, magari su suggerimento dello stesso onorevole Comincioli, ne aumentasse il numero inventandosi un assessore di riserva per ciascun assessorato per controllarne l'azione.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Sanna Emanuele. Ne ha facoltà.
SANNA EMANUELE (D.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, confesso che fino a ieri mattina avevo forti perplessità sull'utilità di questo dibattito consiliare. E' vero che da oltre vent'anni fanno parte della prassi parlamentare anche brevi e programmate dichiarazioni dei Gruppi politici prima dell'elezione di un Presidente incaricato di formare la nuova Giunta ed è anche vero che tale prassi si è consolidata nel tempo anche in quest'Aula, anche se contrasta dichiaratamente con le norme statutarie e regolamentari, tuttavia io resto dell'opinione, cari colleghi, che il momento che deve esaltare il confronto politico deve essere quello che precede il voto di fiducia al governo regionale sulle dichiarazioni programmatiche del Presidente. In questa circostanza, però, alla luce dello scenario del tutto inedito in cui si sta svolgendo questa crisi e della singolare posizione che stanno assumendo alcuni dei sui principali protagonisti, ritengo che non sia né inutile né rituale partecipare a questo confronto. Il dibattito è stato aperto, ieri mattina, da un lucido intervento del collega Gian Valerio Sanna e subito dopo ha preso la parola il Presidente della Giunta dimissionaria, svolgendo considerazioni ben meditate sulle cause della crisi, sulla condizione, sulle prospettive di questa difficile legislatura e più in generale del nostro istituto autonomistico regionale. L'intervento dell'onorevole Floris può essere letto in tanti modi, un atto di responsabilità e di rispetto verso il Consiglio con un forte contributo alla discussione nella sede più alta della politica sarda, e quindi un atto, a mio avviso, da questo punto di vista, apprezzabile in una stagione in cui il confronto e le decisioni politiche tendono a spostarsi in sedi non legittimate dalla sovranità popolare e sempre più spesso anche in sedi non facilmente giudicabili dalla pubblica opinione; di sicuro, cari colleghi, è una novità assoluta, un evento forse inedito nella lunga storia di questa Assemblea, il fatto che un Presidente dimissionario, ma ancora in carica, intervenga con un pregnante discorso nella seduta in cui si deve ancora votare, a scrutinio segreto, il suo successore. Il Presidente - lo ricordava adesso il collega Morittu - ha parlato da consigliere, come ha tenuto a precisare ieri mattina, ma il contenuto del suo intervento, che merita un'attenta valutazione, più che un passaggio di testimone, a me è sembrato un colpo di bastone verso chi dovrà succedergli nel tentativo di formare una nuova Giunta; più che un discorso di commiato orgoglioso e di disponibilità leale a favorire l'apertura di una nuova stagione politica, a me è sembrato un discorso denso certo di analisi accurate sui problemi della Regione e del mondo intero, ma anche carico di risentimenti ed avvertimenti per il suo successore e per la vecchia-nuova maggioranza che l'ha costretto alla resa dopo una lunga serie di imboscate.
Sono certo condivisibili le riflessioni del Presidente Floris sulle ingiustizie del mondo e sulle sofferenze insopportabili per una parte enorme dell'umanità, così come sono sinceramente apprezzabili le analisi del Presidente Floris sulla via sarda verso lo sviluppo e la modernità, dentro le contraddizioni e le opportunità della globalizzazione e senza disperdere mai il valore formidabile della nostra identità di popolo distinto, ma al di là della cornice generale a me è sembrato che il discorso del Presidente uscente sia stato un sostanziale avvertimento alla maggioranza uscente a non discostarsi dai confini e dai patti che ne hanno contraddistinto due anni fa la sua nascita. Sul versante politico, il discorso di un esponente che si considera in questa fase assolutamente indispensabile e che non solo non si fa da parte, ma si ripropone al centro di ogni possibile accordo per la soluzione di questa difficile crisi. Sul versante umano, il discorso di uno che negli ultimi cinque mesi ha sopportato tutto e troppo a lungo, che si toglie - come diceva ieri il collega Spissu - adesso i sassolini dalle scarpe dopo che ha dovuto ingoiare macigni per mantenere la massima carica politica della Regione, pur sapendo che la sua infida maggioranza, capeggiata dal suo probabile successore, l'aveva di fatto scaricato e lasciato alla deriva dopo il voto politico dello scorso mese di maggio.
L'onorevole Floris ha dato anche ieri una buona prova di professionalità politica, ma ha dovuto dar fondo a tutta la sua esperienza parlamentare per tentare, senza riuscirci a mio avviso, di mascherare le vere cause del suo fallimento e insieme della decomposizione irreversibile di questa maggioranza. Prendendo la parola ha voluto lasciare la sua pesante impronta su questo dibattito ed anche sul futuro di questa legislatura, ma io penso, signor Presidente, che sia doveroso da parte nostra mettere a nudo da subito i punti deboli e le parti insincere dell'intervento del Presidente Floris, cercando anche di decifrare bene i reconditi intendimenti che lo accompagnano, nel momento in cui passa una scivolosa staffetta al più giovane e più votato alleato del partito di maggioranza relativa della coalizione delle destre.
Ci sono punti deboli ed omissioni inaccettabili nell'analisi svolta in aula dal Presidente dimissionario. La genesi di questa maggioranza, cari colleghi, e della sua Presidenza sono della stessa natura, figlie della stessa etica politica da cui sono nate nell'autunno del '99, e sono sideralmente distanti dal tentativo difficile, ma serio, che stiamo facendo da diversi anni anche in Sardegna per far coincidere le maggioranze e le politiche di governo con le scelte della maggioranza degli elettori. Su questo cruciale punto il Presidente Floris è stato ieri omissivo e insincero, fino al limite dell'inganno politico. In particolare quando ha detto che il deperimento della nostra democrazia rappresentativa è in larga misura dovuto alla crisi dei partiti e, cito testualmente, "alla polverizzazione delle forze politiche". Si può oggi predicare bene, ma non si può dimenticare chi ha razzolato male non solo fin dai primi passi di questa legislatura, ma addirittura fin da quando si sono delineati, nella primavera del '99, gli schieramenti elettorali per il rinnovo di questo Consiglio regionale. A me sembra davvero acrobatico il tentativo di salire sul pulpito, non dico del bipolarismo compiuto, ma almeno della stabilità minima delle maggioranze e delle Giunte da parte di chi, come il Presidente Floris, è stato alfiere e scientifico beneficiario del potere di coalizione dei singoli eletti e dei partitini "fai da te" per allearsi spregiudicatamente con le coalizioni più convenienti e più cedevoli, a prescindere del loro profilo programmatico.
La cronaca di questa legislatura smentisce clamorosamente le affermazioni fatte ieri in aula dal Presidente Floris. La Giunta dimissionaria è rimasta in carica per quasi due anni, un periodo non breve se rapportato all'endemica instabilità del nostro sistema politico, fondato, come sappiamo, sul bipartitismo e su governi parlamentari sostenuti da coalizioni che non sono diretta e compiuta espressione della volontà popolare. La Giunta Floris è stata, a ben vedere, tra le più durevoli, nonostante abbia avuto una genesi particolarmente tortuosa e tormentata: è nata dopo cinque mesi di crisi, è nata sulle ceneri dei tentativi dei due leaders delle coalizioni giudicate dagli elettori, quella autonomistica e quella della Casa delle Libertà, è nata dopo il fallimento, prima dell'onorevole Pili e poi dell'onorevole Selis, di formare qui, in Consiglio regionale, una maggioranza a seguito di un risultato elettorale che non assegnava a nessuno dei due schieramenti la maggioranza assoluta dei seggi nella nuova assemblea sarda. La Presidenza Floris fu quindi, onorevoli colleghi, il frutto forse più anomalo della contrastata transizione verso il bipolarismo della nostra democrazia autonomistica, esaltò all'ennesima potenza il potere di coalizione delle più piccole ed estemporanee formazioni politiche, giustificò in nome della così detta governabilità il più azzardato trasformismo politico e fu subita dai partiti del Polo con larga base popolare, in cambio del lasciapassare verso il governo della Regione.
Se si guarda oggi con animo più distaccato, quindi, alle vicende che hanno contrassegnato l'avvio della legislatura, io penso che si debba riconoscere all'onorevole Mario Floris, non solo la straordinaria capacità di sfruttare le contraddizioni del verdetto elettorale e del nostro incompiuto bipolarismo, ma anche una grande capacità di galleggiare per quasi due anni senza una vera maggioranza politica e, per molti mesi, anche senza una vera maggioranza numerica. Si è arreso dopo una tenace resistenza, dopo un lungo e dannoso tentativo di neutralizzare le manovre, le imboscate di quanti cospiravano da mesi apertamente per farlo cadere, però il Presidente Floris non è una vittima di questo sistema. Vedete, cari colleghi, dopo il voto del 13 maggio, che ha sancito un'ulteriore crescita elettorale di Forza Italia, con un ridimensionamento, onorevole Corda, molto netto di tutti gli alleati di Forza Italia, era evidente che la Presidenza Floris non avrebbe retto alle dinamiche destabilizzanti che si erano accese dentro il Polo, e io penso, signor Presidente e cari colleghi, che si debba esprimere adesso un giudizio severo sul fatto che il Presidente della Giunta non abbia avuto la sensibilità politica necessaria per trarre le doverose conseguenze dalla situazione che si era determinata dopo il voto per il rinnovo del Parlamento nazionale.
L'onorevole Floris, quando il leader sardo di Forza Italia, nella sua veste di candidato più votato della Casa delle Libertà, ha posto il problema, maldestramente, ma comunque apertamente, della guida della Regione, aveva il dovere di affrontare senza tentennamenti una verifica politica nella sua coalizione e, anziché attendere la richiesta di una convocazione straordinaria del Consiglio da parte dei Gruppi di opposizione, doveva promuovere un chiarimento esplicito circa la sussistenza della base parlamentare della sua maggioranza. Così non è stato e i danni di questi ultimi cinque mesi di paralisi e di logoramento degli organi fondamentali della Regione sono stati, cari colleghi, molto pesanti. Quella maggioranza anomala e risicata, che si formò nel novembre del '99 sotto l'abile regia di un Presidente a capo di un gruppo residuale, sembrava una formidabile calamita per attrarre nell'area del Polo altri segmenti fluttuanti di questo Consiglio regionale, tant'è, come sappiamo, che dopo il varo della Giunta altri consiglieri si aggregarono all'area del centrodestra. Ma i nuovi soci, con la logica inesorabile di chi milita in quella che è stata definita la legione straniera della politica, anziché allargare le basi della coalizione hanno finito col rafforzare il fronte destabilizzante della maggioranza; hanno presentato presto il loro conto o sgomitando per trovare un posto nella tavola imbandita degli assessorati e delle candidature per il Parlamento o reclamando brutalmente una fetta adeguata della torta del bilancio e degli enti regionali.
Il Presidente Floris è stato abile dispensatore di quel sistema di potere, ma anche quella ricca cornucopia non è stata alla fine sufficiente a sedare i suoi famelici alleati. La crisi viene pertanto dalla stessa logica, dallo stesso humus politico in cui è stata costruita questa maggioranza e la prima Giunta della legislatura: un patologico potere di coalizione che diventa potere di ricatto e strumento di mortificazione del voto popolare, un arrembaggio inverecondo verso tutti i posti di sottogoverno disponibili, un infeudamento sistematico e senza precedenti persino della burocrazia, dei servizi e del sistema operativo della Regione.
Come si fa a sostenere che oggi la nostra Regione, parlo della Regione istituzione e della regione comunità, signor Presidente, è una realtà in crescita, dinamica, sulla strada sicura del riscatto definitivo. A parte i riconoscimenti postumi sulle buone leggi e sulle rilevanti conquiste delle giunte e dei governi precedenti con maggioranze di diverso segno politico, a parte un ritrovato, seppur tardivo, senso del pudore nell'ammettere che gran parte delle risorse e della strumentazione legislativa con cui ha operato questa Giunta vengono dalla maggioranza regionale di centrosinistra e dai governi dell'Ulivo, a parte l'elenco di buone intenzioni e di disegni di legge presentati dalla Giunta Floris, e bloccati o strangolati nella culla delle Commissioni, come voi sapete, dalla stessa maggioranza, tranne quelle buone, indispensabili ed urgenti leggi, come quella sulla blue tongue, approvate in Aula con il contributo determinante dei Gruppi di opposizione, a parte tutto questo, senza uno straccio di riforma o di innovazione del sistema Regione, davvero si può venire in quest'Aula con un bilancio positivo o addirittura trionfalistico? Davvero si può dire che questa è oggi una delle Regioni più dinamiche del nostro Paese, come ieri ha detto l'onorevole Floris nel suo lirico commiato? La verità è un'altra: le dimissioni erano un atto dovuto da molti mesi e l'impazienza dell'onorevole Pili di diventare Presidente passa in seconda linea rispetto al tentativo sbagliato dell'onorevole Floris di andare comunque avanti in questi mesi senza la fiducia del Consiglio regionale.
Oggi la condizione della Sardegna è peggiorata, meno sicuro è il futuro dei giovani e delle famiglie, mentre il nostro Istituto autonomistico, signor Presidente, si è gravemente indebolito nel rapporto con lo Stato e nei sentimenti popolari. Con le dimissione di Floris si decompone, a mio giudizio, anche l'anomalo quadro politico che ha dato vita due anni fa a una Giunta vulnerabile e, come sappiamo, pesantemente condizionata da gruppi di pressione e di potere esterni ed estranei agli interessi generali della nostra Isola. Adesso, anche se le macerie da rimuovere sono tante, si può comunque aprire un capitolo nuovo in questo Consiglio regionale, ma voi, cari colleghi della ex maggioranza, state imboccando di nuovo una strada sbagliata e pericolosa. Voi ci ritenterete, ne sono sicuro, con la nuova-vecchia maggioranza, come minacciosamente e un po' beffardamente l'ha definita ieri in quest'Aula il Presidente deposto, ma non rassegnato; ci riproverete con un quadro politico minato nelle sue strutture portanti, recuperando ed accontentando i così detti dissidenti e quindi accentuando il male oscuro del mercimonio politico. Può darsi che con lo spauracchio della nuova e più agile normativa, signor Presidente, che pone come sappiamo, un argine positivo alle crisi senza fine e alle legislature agonizzanti, può darsi che nasca la Giunta Pili o può darsi che nasca fra breve la Giunta Comin-Pili telecomandata dalla centrale romano-lombarda del partito-azienda che, dopo il 13 maggio, governa certo legittimamente, cari colleghi, il nostro paese, ma con una politica di netta impronta conservatrice e tenta anche di governare, purtroppo, con i suoi proconsoli, le Regioni periferiche come la nostra, dove una classe dirigente gracile si piega a forme nuove e dolorose di neocolonialismo politico, economico e culturale.
Sarà questo a breve termine, cari colleghi e signor Presidente, lo scenario più probabile, ma io sono certo che nelle fibre più profonde della società sarda, quel nucleo vitale, quella costante resistenziale di cui ci parla sempre Giovanni Lilliu, quel seme che germoglia anche nei momenti storici più difficili, riprenderà vigore e spingerà le coscienze e le forze migliori di questa terra, con la loro peculiare ed orgogliosa personalità collettiva, a ritrovarsi comunque in una lotta comune per affermare i diritti e l'autogoverno reale del nostro popolo.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Sanna, questo era l'ultimo intervento prima di quelli dei Capigruppo. Il primo iscritto è l'onorevole Cogodi, ma vi è l'onorevole Corda che mi chiede la parola. Su cosa vuole parlare, onorevole Corda?
CORDA (A.N.). Un breve cenno sul Regolamento, signor Presidente. Un richiamo al Regolamento.
Certo non voglio interrompere questo clima di pacatezza che c'è in Consiglio prima di una votazione, e anzi, sono veramente contento e ringrazio la pacatezza e la cortesia dell'onorevole Sanna che mi ha voluto citare.
SANNA EMANUELE (D.S.). Ti ho citato per richiamare la tua attenzione.
Presidenza del Vicepresidente Spissu
CORDA (A.N.). Ha citato però numeri sbagliati, perché Alleanza Nazionale nel listone ha eletto quattro consiglieri regionali, ne abbiamo uno in più dell'anno scorso per cui siamo stati premiati e non penalizzati. Io ho solo ringraziato, lungi da me la voglia di polemizzare.
Presidente, il Regolamento ci impedisce, in prossimità di una votazione segreta che stiamo per affrontare, di esprimere le ragioni del voto, del sì o del no. Perché se lo facessimo il nostro voto sarebbe considerato nullo. Vorrei solo dire sul Regolamento...
PRESIDENTE. Onorevole Corda, ci spieghi su che cosa intende parlare, rapidissimamente.
CORDA (A.N.). Presidente, intendo parlare sul Regolamento come è previsto dall'articolo 77 comma 3, se è così cortese da consentirmi di parlare.
PRESIDENTE. Sì, ma deve spiegare su quale punto intende intervenire. Qual è il problema che lei solleva, onorevole?
CORDA (A.N.). Intendo intervenire sugli articoli 94, 95 e 96 del Regolamento nei quali è previsto che in questa Assemblea ci sia la vergogna del voto segreto. Vorrei solo dire che è una regola che attiene al comportamento...
PRESIDENTE. Onorevole Corda, questo problema non è all'ordine del giorno, la prego di accomodarsi, grazie.
Chiedo scusa ai colleghi, quella dell'onorevole Corda era una chiara provocazione, per questo lo invitiamo ad accomodarsi.
(Interruzioni)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vogliamo riportare la calma nei nostri lavori? Grazie, onorevole Corda.
Riprendiamo l'ordine degli interventi.
La prego, onorevole Corda, la prego sommessamente...
CORDA (A.N.). Io ho il diritto di parlare. Lei deve far rispettare il diritto di parlare.
PRESIDENTE. Lei ha il diritto di parlare sull'ordine dei lavori e sull'argomento all'ordine del giorno. Non ha il diritto di parlare quando le pare e le piace.
CORDA (A.N.). Io non accetto questo comportamento, lei mi ha offeso, mi ha tolto la parola, ho il diritto di parlare, perché il Regolamento lo consente! Non si può continuare a calpestare il Regolamento. Non è possibile, Presidente!
PRESIDENTE. La prego di accomodarsi. Lei intendeva parlare sul voto segreto e non può farlo; l'aula non è una tribuna dalla quale lei può dire ciò che vuole su qualsiasi argomento. La prego di accomodarsi. Grazie onorevole Corda, grazie per la sua cortesia.
CORDA (A.N.). Il Regolamento mi consente di parlare, se lei lo applicasse. Non lo sta applicando. Il Presidente non può essere di parte, lei sta dimostrando di essere di parte. Questa è la democrazia che intendete voi, Cugini! Siete una bella cricca!
PRESIDENTE. Lei non può continuare a disturbare i lavori dell'Assemblea onorevole Corda, la prego. Grazie. Proseguiamo i lavori.
E' iscritto a parlare il consigliere Cogodi. Ne ha facoltà.
cogodi (R.C.). Signor Presidente, signori consiglieri, in attesa che venga dichiarato nullo il voto del consigliere Corda...
CORDA (A.N.). Cogodi parla per te che ne hai abbastanza...
PRESIDENTE. Onorevole Corda, se lei non rispetta le regole previste per un ordinato svolgimento dei lavori in quest'aula io sarò costretto, questa volta sì, a usare il Regolamento. La dovrò pregare di allontanarsi dall'aula, oppure la dovrò fare accompagnare fuori dall'aula. Non mi costringa a questo, onorevole Corda, lei è una persona sensibile e intelligente. Grazie, onorevole Corda. Prego onorevole Cogodi.
cogodi (R.C.). Preliminarmente esprimo contrarietà all'ipotesi di allontanamento del collega Corda dall'aula, perché perderebbe molto l'Aula, ma soprattutto perderebbe la sua parte politica.
Intendo poi svolgere l'intervento sulle cose più serie che sono in discussione. Ritengo che sia necessario intanto un primo chiarimento: se il Consiglio regionale arriverà, come arriverà, a votare oggi, giovedì 25 ottobre, il nuovo Presidente della Regione, è perché così ha chiesto e così ha ottenuto la maggioranza o ex maggioranza che dir si voglia. Perché si è rappresentata, e ancora si rappresenta presso l'opinione pubblica, un'altra fra le tante fandonie secondo la quale si voterebbe oggi, e non si sarebbe votato ieri o non so quando, perché sarebbe in corso un dibattito. Il dibattito sarebbe comunque nell'Assemblea, nel Parlamento sardo e nel Parlamento, secondo loro, è proibito parlare. Ma in ogni caso, di votare oggi, e non prima di oggi, lo ha chiesto formalmente la coalizione di destra, ipotizzando di utilizzare pressoché tutti i quindici giorni che lo Statuto di autonomia prevede come termine massimo per procedere all'elezione del Presidente, perché evidentemente nel frattempo, fino ad oggi, dovevano ricomporre i cocci, evidentemente fino a oggi dovevano perfezionare l'opera di recupero e di riciclaggio dei "pendolari" - così, con espressione negativa, loro chiamano parte di sé stessi - dei "pendolari dalla politica"; si suppone che quest'opera di recupero e di riciclaggio nel frattempo si sia compiuta e che oggi si possa votare.
Noi abbiamo chiesto invece questo dibattito pubblico, perché possibilmente le parti politiche chiariscano, per la responsabilità che portano, quali sono, secondo loro, le ragioni della crisi, della crisi istituzionale, ma anche della crisi politica, economica e sociale della regione, e perché le parti politiche indichino, per quanto ne sono capaci, quali possono essere i modi attraverso cui superare davvero la crisi, quella istituzionale, ma anche la crisi politica, economica e sociale della regione. Perché l'opinione pubblica deve conoscere, perché la gente deve sapere, deve comprendere, deve poter giudicare, deve poter intervenire nella politica, e tutto ciò non è possibile se ancora i fatti rilevanti della politica si svolgono nelle segrete stanze dove si sorride quando si entra e si sorride quando si esce e poi di quello che è accaduto dentro non si dà informazione, conoscenza, perché le parti di maggioranza stanno rissando ancora in queste ore, mentre qui si svolge un confronto politico. La politica, quella vera, quella seria, è un esercizio sano del potere pubblico, ma è anche e deve essere un esercizio pubblico del potere, non segregato, non coperto, non nascosto. E delle ragioni vere della crisi e dei modi come intendete affrontarla e risolverla, voi non avete detto e non volete dire ancora nulla.
Invero, i mass media, gli organi di informazione, ieri, in apertura di questo dibattito, ci hanno informato e hanno detto che un certo signore, ancora una volta passando per la Sardegna, aveva pressoché tessuto la tela. Quel signor Comincioli, ora "Cominciopili", ha tessuto la tela. Vorremmo conoscere la trama, l'ordito di questa tela, e vorremmo conoscere da voi, che vi apprestate a votare un Presidente, anche di che tela si tratta. Nella storia politica italiana ci sono stati dei tessitori; Camillo Benso Conte di Cavour, tessendo tessendo, aveva contribuito grandemente a costituire l'unità d'Italia. Era un piemontese, ma noi i piemontesi li abbiamo cacciati via, abbiamo anche fatto una festa nazionale dei sardi, Sa Die, che commemora la cacciata dei piemontesi. Ma noi dobbiamo aggiungere qualcosa al programma di Sa Die: se cacciassimo anche qualche milanese di troppo, invadente, se non proprio invasore, non sarebbe male.
BIGGIO (A.N.). Invasato.
cogodi (R.C.). Invasato non tanto, a meno che non ti riferisca ai vasi dentro cui mette le cose! Ma c'è tela e tela, e c'è tessitore e tessitore; c'è anche la tela del ragno, e l'uomo ragno predispone la tela dentro cui cogliere la preda. Vi sta raccogliendo, vi sta intrappolando, lo dice apertamente e lo dice non passando liberamente in strada, come ogni cittadino del mondo può fare dalle nostre parti - e noi siamo pure tanto ospitali, offriamo pure da bere a tutti i cittadini del mondo che passano dalle nostre parti - ma lo fa rendendo conferenze stampa nel bar del Consiglio, qua sotto, nel bar del Consiglio-salotto, e annuncia le cose che annuncia dicendo: "Mariolino, l'ho fatto io" e così come l'ha fatto si intende che lo ha disfatto- che poi Mariolino è l'onorevole Floris, che merita, in quanto componente di questa Assemblea e Presidente di questa Regione, ben altro rispetto - "Mariolino, l'ho fatto io". "Mauro Pili?" -gli hanno chiesto - "E' una mia creatura", ha risposto. Colui che viene ipotizzato come espressione e rappresentante dei nostri interessi, degli interessi della generalità dei sardi, come Presidente della Regione, è una creatura di questo signore!
Vedete, in questo dire non c'è prevalentemente un intento polemico o del sarcasmo fine a sé stesso; c'è una riflessione amara, e, vorrei dire, preoccupata e preoccupante del tasso di decomponimento che colpisce la politica e intacca anche le nostre istituzioni, e guai se intaccasse la coscienza della società sarda, perché se non c'è reazione, se non c'è ripulsa, se non c'è condanna di questi atteggiamenti passa l'idea che non si può più fare nulla; che la nostra autonomia non è solo sotto tutela, ma è pressoché espropriata; che altri la possono dirigere e conformare, che altri se la possono prendere; ma non la nostra autonomia in astratto, i nostri poteri, le nostre risorse, la nostra regione, le nostre ricchezze, la nostra cultura, che non meritano di essere intrappolate in alcuna tela, né intaccate dai moderni pirati, né potranno mai esserlo.
Noi dobbiamo chiederci seriamente e serenamente quali sono davvero le cause di questa crisi, che non è solo istituzionale, e quali le soluzioni possibili. Quanto alle cause della crisi ognuno fa la sua analisi, nel rispetto che è dovuto alle diverse posizioni, ai differenziati convincimenti, e noi facciamo la nostra. Quando dico noi, intendo noi consiglieri regionali della opposizione, della opposizione democratica, intendo noi consiglieri regionali del Partito e del Gruppo della Rifondazione Comunista. Noi facciamo la nostra analisi e abbiamo il dovere di prospettarla. La Regione è in crisi per due fondamentali ragioni. In primo luogo perché va in crisi il tentativo di applicare alla politica i criteri aziendali. Quando la destra, o parte di essa, si è posta l'obiettivo di colonizzare, conquistare e attrarre a sé non solo in termini materiali, ma anche in termini politici e culturali, questa parte del mondo, questa nostra Isola, questa nostra terra, lo ha fatto con un piglio e con un metodo di tipo aziendalistico. Berlusconi che ha fatto i soldi, che compra tutto, che pensa che con i soldi si possa comprare tutto, lui e i suoi adepti hanno detto: "Adesso passiamo di lì e compriamo anche lì, e non compriamo un territorio per fare un villaggio turistico, compriamo la politica e applichiamo alla politica i canoni della conduzione aziendale". Non si può! Ma, badate, non è che non si possa, signori della destra, perché non è giusto, certo è anche ingiusto, ma non si può perché c'è una contraddizione che non lo consente, perché i criteri della conduzione aziendale sono criteri di tornaconto personale, anche legittimo, perché chi dirige un'azienda e la dirige bene, la dirige per avere un utile suo, dei suoi soci che sono limitati, contati. I canoni e i criteri della conduzione politica e istituzionale, invece, sono criteri di tornaconto pubblico, generale, di tutti. Ecco perché i criteri della conduzione aziendale non sono applicabili alla politica, pena l'esproprio della politica e delle istituzioni, pena il sequestro della libertà e dell'autonomia, non solo dei singoli, ma delle collettività. Per questa prima ragione voi fallite nel governo, perché siete mossi da spirito aziendale e quindi ritenete di aver compiuto bene - qualcuno può anche essere in buona fede - il vostro compito se tornano i conti. A chi? Ai soci, ai componenti della lobby, ai componenti della parte. Io non uso termini offensivi, faccio un ragionamento. Ma se anche i conti tornano a voi, componenti della lobby, componenti della parte, e non tornano per la generalità, voi non potete usurpare il potere.
Presidente Floris, è vero, lei ha fatto il presidente per due anni senza maggioranza politica, senza avere dietro, intorno, una politica che consentisse l'esercizio di una funzione pubblica, nonostante la sua capacità e anche i suoi sforzi; però la seconda ragione vera della crisi, secondo noi, è data dalla manifestata incapacità di governo effettivo da parte di chi lo ha esercitato, cioè da parte della destra. E' un fallimento politico, reale, fattuale. Dice il signor "Cominciopili": "Io sono un pragmatico" - anzi senza la g, prammatico - non sono un politico". E noi tutti, chi ascolta, chi sente si chiede: "Ma come, può in uno Stato, in una Repubblica, in un Parlamento " - questo signore è componente del Parlamento nazionale, pare sia senatore - "dire: 'Io non sono politico, io sono prammatico'", quindi non politico, antipolitico, vorrebbe dire che si occupa di cose concrete, fattuali, tangibili. Ma il prammatico, perché anche un politico può essere pragmatico, cioè concreto, non solo idealista, ma il prammatico, senza e contro il politico, vuole dire la contingenza, il giorno per giorno, il passaggio personale; non si può impunemente, non dico affermare, perché ognuno afferma quello che vuole, ma subire incursioni sulle nostre istituzioni! Se no non ce ne occuperemmo; qui noi non facciamo filosofia, qui noi facciamo politica, ci stiamo occupando di noi non degli altri.
Simili affermazioni danno la spiegazione del fallimento politico del Governo della Regione, del Governo della destra, incapace di affrontare uno dei tanti e veri problemi della regione, che sono problemi relativi all'economia; e quante volte io, qualche volta vi ho anche annoiato, annoiato non so, ma comunque vi ho impegnato abbastanza, ho parlato del tema del lavoro, degli esclusi, di un popolo e di una società sarda che non è più tale se non tiene in conto tutti, e del fatto che il problema del lavoro in una regione come la nostra non è solo problema di economia, di salario di stipendio, di sopravvivenza per tutti. No, è di più: il problema del lavoro dappertutto nel mondo, ma in questa parte del mondo ancora di più, è il problema della dignità, del ruolo, della funzione sociale e politica delle persone: perché chi non lavora, cioè chi non produce, non ha voce, non ha forza, è un escluso dalla comunità, non è solo un impoverito, un tralasciato, uno sfortunato, come dite voi che affermate la necessità di aiutare chi è rimasto indietro! Ma non deve rimanere nessuno indietro, dobbiamo essere tutti nella stessa fila nei diritti di partecipazione alle fonti economiche, ma anche alle opportunità della socialità, della cultura e della politica. A voi tutto questo sfugge, è fuori della vostra cultura, ecco perché fallite nelle prove di governo e dovete necessariamente perciò prenderne atto.
Bisogna però anche che noi in questa circostanza compiamo uno forzo, piccolo, modesto quanto si vuole, per dire come affrontare e risolvere per davvero la crisi. La crisi vera, non solo quella delle istituzioni, perché sostituito Floris con Pili parrebbe a qualcuno che la crisi sia risolta, ma non è risolto niente! Se rimane la stessa mentalità, se rimane lo stesso sgarbo, se rimane la stessa intenzione di dividere e di discriminare nella società, tutte le altre invocazioni rimangono per ora azioni inutili. Tutti abbiamo ascoltato e in qualche modo apprezzato anche l'invocazione del presidente Floris di una nuova dimensione unitaria, e diciamo anche identitaria, ma di che parliamo? Continua ancora un poco così la rappresentazione plastica data dal fatto che noi abbiamo le massime istituzioni regionali, fino a quando non ne avremo di diverse, il Presidente del Consiglio e il Presidente anche della Regione, che fino a ieri erano senza gruppo e senza partito, unici e soli. Ma quale aggregazione identitaria? Fra un po' qui qualcuno perde anche la carta di identità, altro che aggregazione identitaria! L'aggregazione identitaria deve avvenire attorno agli obiettivi, attorno ai problemi di riscatto e di rinascita; l'aggregazione identitaria deve avvenire attorno al sano orgoglio di essere partecipi di una vicenda comune, in questa regione, in questa terra, in questa condizione umana dove tutto diventa più complicato, dove la crisi mondiale, dove il fondamentalismo del terrore si accompagna all'altro fondamentalismo del mercato selvaggio, perché fra i due fandamentalismi - tutti e due, il fondamentalismo del terrore e il fondamentalismo del dominio selvaggio di una minoranza di uomini sulla stragrande maggioranza degli altri, da contrastare e da abbattere - passi una soluzione, quella dell'equilibrio, che non è l'invocazione astratta della pace, ma che è economia di cooperazione, di qualità, competizione nel mondo; un progetto di sviluppo di questa nostra regione fondato sulla qualità, sulla sanità dell'ambiente, che fa anche sanità e salubrità dell'ambiente umano e sociale. Questo è il progetto di sviluppo che noi dovremmo rappresentare, bene, meglio forse di quanto non facciamo, anche come opposizione democratica nel suo insieme; per quanta forza noi abbiamo, per qualche idea che maturiamo, la nostra parte politica in questo tempo, e ancora oggi, compie questo sforzo e rappresenta questa necessità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Balia. Ne ha facoltà.
Balia (F.S.D.). Si conclude con le dimissioni dell'onorevole Floris, con la formalizzazione delle dimissioni, una crisi strisciante che è durata tanto quanto è durata la Giunta dell'onorevole Floris. Il malessere, il disagio, le difficoltà c'erano tutte e c'erano tutte da tempo. In più occasioni, infatti, lo stesso Presidente della Giunta regionale si è appellato all'Aula, alla sensibilità politica dell'Aula, ma in modo particolare alla sensibilità politica delle opposizioni, perché consentissero l'espletamento dei lavori, perché partecipassero attivamente, perché colmassero con la loro presenza e il loro attivismo le assenze della maggioranza, che erano assenze reali, perché mancavano realmente le persone, ma che erano anche assenze fatte di silenzi, quando le persone erano presenti, e i silenzi, si sa, possono sempre essere forieri di qualche cosa di ambiguo, di oscuro. Assenze fatte di disattenzioni, di disinformazione, fatte di imboscate che contenevano tranelli.
L'onorevole Floris ha guidato la Giunta per ben due anni per le sue capacità innegabili di uomo politico dotato di esperienza, ma certamente anche per le palesi, innegabili, evidenti contraddizioni che esistevano all'interno dell'area del centrodestra. La stessa designazione a Presidente dell'onorevole Floris è il frutto palese di quelle contraddizioni. Però, l'onorevole Floris è pur riuscito a costruire una maggioranza numerica, ma essa ha palesemente fallito perché in nessun momento si è tradotta da maggioranza numerica in maggioranza politica, cioè in maggioranza capace di produrre, di proporre, di operare, in grado di decidere.
Voglio soffermarmi in modo particolare sull'intervento in aula dell'onorevole Floris, intervento per certi versi irrituale, almeno tanto quanto è irrituale questo dibattito durato una giornata e mezzo. L'intervento dell'onorevole Floris, segnato da profonda amarezza, contiene però alcuni elementi che vale la pena di analizzare, ai quali vale la pena di dedicare un minimo di attenzione.
Un primo elemento: è una cosa logica che un Presidente a conclusione di una esperienza, per altro abbastanza lunga nel tempo, tracci l'inventario dei risultati ottenuti. Il Presidente Floris lo ha fatto, ma ha richiamato risultati tutti, dal primo all'ultimo, che nulla hanno a che fare con l'attività della Giunta che lo stesso onorevole Floris ha presieduto. Ha confuso quei risultati, il richiamo per esempio alla risoluzione per la continuità territoriale, il richiamo agli interventi tesi a contenere la disoccupazione e a incentivare l'occupazione, sono tutte iniziative, scelte, atti programmati, ideati, costruiti, voluti, tradotti in leggi, non dal Governo regionale presieduto dall'onorevole Floris, ma dal precedente Governo regionale di centrosinistra da un lato, e dal Governo nazionale della passata legislatura, sempre di centrosinistra, dall'altro.
L'onorevole Floris dimentica, invece, alcuni percorsi politici che, a mio avviso, lo dico anche con rispetto, hanno costruito un clima di incertezza e hanno contribuito a creare un clima di scarsa chiarezza circa l'attività della Giunta regionale con una totale disinformazione del Consiglio stesso. L'onorevole Floris ha incontrato l'Aga Khan, non ci ha mai riferito su che cosa, non sappiamo perché lo ha designato ambasciatore della Sardegna, né a quali fini; il Consiglio regionale ignora quali obiettivi reali si intendessero perseguire, attraverso quali procedure, quali fossero i fini e per quali risultati. I risultati naturalmente sono uguali a zero, perché di risultati reali, concreti, visibili non ne sono arrivati, e però quel clima oscuro resta, perché restano gli atti, restano quegli incontri dei quali nulla sappiamo, incontri che non erano privati, erano incontri con sostanza politica. Era suo dovere informare la Giunta, che informata probabilmente, almeno per quanto ne sappiamo, non è stata, e il Consiglio regionale. Poi in concomitanza con tali iniziative, ipotesi di lavoro suggerite anche da altri livelli istituzionali paralleli, paralleli perché anch'essi governati dal centrodestra, hanno proposto uno sviluppo della Sardegna anche sotto il profilo economico, tutto basato, non sul potenziamento della struttura economica sarda così come l'abbiamo conosciuta, non su una rivoluzione che portasse poi eventualmente ad un cambiamento in meglio di quel sistema economico, ma uno sviluppo affidato alle case da gioco, ai casinò. L'economia della Sardegna rivissuta e rivisitata in funzione giocosa non ci appartiene, è difficile vederla e rivisitarla in questa funzione.
Continuando ad analizzare quanto è stato affermato, mi pare che l'intervento del Presidente possa essere parzialmente riassunto con un concetto espresso da un filosofo: il presente, cioè la Giunta che l'onorevole Floris ha guidato, ma anche il momento politico attuale, è un presente carico di passato, e naturalmente l'onorevole Floris intende del suo passato; ma questo presente carico di passato è gonfio di avvenire, questo è il concetto espresso dal filosofo: l'onorevole Floris intende ancora parlare del suo avvenire. E in questo essere gonfio di avvenire, sul quale il discorso dell'onorevole Floris si è imperniato, è contenuto un avvertimento; non si illuda, onorevole Pili, non si illuda! Intanto qualche sassolino dalla scarpa l'onorevole Floris se l'è levato. Onorevole Scarpa, dov'è? Non la vedo in Aula. A quanto si dice, lei sarebbe stato adottato. Lei, onorevole Scarpa, è un adottato politico; forse l'hanno adottata una prima volta, politicamente, e adesso la adottano per la seconda volta. Questo è il sassolino, onorevole Scarpa, che l'onorevole Floris si è tolto. Tant'è che, continuando l'analisi di quell'intervento, che ieri commentavo con un amico, nei corridoi del Consiglio regionale, dicendo: il discorso dell'onorevole Floris a tutto poteva essere assimilato meno che al canto del cigno, melodioso sì, ma il canto del cigno è un canto conclusivo, è un canto finale. Il discorso dell'onorevole Floris tutto poteva essere meno che un canto finale, meno che un canto conclusivo, era invece assimilabile al canto della fenice, al canto di quell'essere che si riproduce e che rinasce nel tempo. Ove permanessero ancora dubbi, basta richiamare l'intervento dell'onorevole Balletto che se avesse potuto dirlo qua, in questa aula, avrebbe concluso con un richiamo al Presidente dimissionario della Giunta regionale, perché ritirasse le proprie dimissioni o al limite le sottoponesse a una verifica politica dell'Aula, partendo dal presupposto che si era creato un clima di tale e forte confusione e difficoltà, per cui presumibilmente quella stessa parte del centrodestra che aveva prima concorso a determinarne le dimissioni, oggi, in qualche maniera, avrebbe trovato i modi e le forme invece per respingerle.
Che una Giunta regionale possa andare in crisi, rientra nella logica dell'attività politica, ma usciamo dalla logica della politica quando le soluzioni alle crisi delle Giunte regionali, portano un segno distintivo molto forte, sin dalla loro nascita, un segno indelebile che non può esser cancellato, ed anche questo lo dico con rispetto. Ma, colleghi, è possibile, è pensabile, è auspicabile, serve a qualcosa, che ogni qualvolta che si profila l'ombra di una crisi, ogni qualvolta che c'è difficoltà a trovare una soluzione debba arrivare il Messia, debba arrivare l'inviato speciale, debba arrivare il messo venuto da Roma, debba arrivare l'inviato di Berlusconi, per trovare soluzioni a questa crisi? Ma dov'è la nostra autonomia? Ma dove sono le nostre capacità? Ma dov'è la nostra capacità di scelta autonoma? Scompaiono, subiamo le scelte altrui, serve che altri tessano la tela, serve che altri producano ricami. Eppure la Sardegna è terra dove di tessitori e tessitrici bravi ve ne sono. Abbiamo una storia, abbiamo una tradizione ed è in virtù del richiamo a quella storia e a quella tradizione che la tessitura politica, la ricucitura dei rapporti, la costruzione delle cose deve vederci per primi ad operare, deve vederci ad operare in via esclusiva e non in via subordinata, con i suggeritori; che i suggeritori svolgano il loro ruolo, che i suggeritori stiano altrove, che i suggeritori stiano a Roma. Anche questo è un modo per pregiudicare l'autonomia, che invece sempre più spesso viene richiamata, ma solo a parole mentre di fatto la perdiamo nella sostanza.
Adesso l'onorevole Floris ha iniziato...
(Interruzioni)
Le trattative vi prego di farle fuori, non siete obbligati a stare in aula.
PRESIDENTE. Invito i colleghi a prendere posto presso i propri banchi.
BALIA (F.S.D.). L'onorevole Floris - dicevamo - ha iniziato la propria esperienza con 43 voti. L'onorevole Pili con quanti voti inizierà questa esperienza? Con 43, con 41, con 44? Ma stiamo tornando ad un dato di natura squisitamente numerica. Veniva garantito, e veniva garantito da più parti, sempre naturalmente del centrodestra, che vi erano tutte le condizioni perché quella maggioranza numerica diventasse maggioranza politica e si potesse rafforzare, anche con un ipotetico allargamento ad altre forze. Dove sono le altre forze? Dov'è questo allargamento? Allora il problema è rimasto quello originario; sostituiamo un uomo con un altro, ma nulla è assolutamente cambiato nel panorama politico, né nulla, badate, poteva assolutamente cambiare in questa condizione; e non poteva cambiare per i trascorsi, e non poteva cambiare per l'inattività, e non poteva cambiare per la mancanza di proposizioni politiche, e non poteva cambiare perché questo centrodestra aveva un unico e solo obiettivo, quello di ricomporre una maggioranza di centrodestra, cercando di estenderla con qualche conquista che aveva però il sapore della conquista personale e non invece quello dell'allargamento della base politica. Allora, la sostituzione dell'onorevole Floris, presumibilmente per quanto ne sappiamo, con l'onorevole Pili, è una sostituzione che nasce dalle beghe. Certo l'onorevole Pili possiede una diversa legittimazione che deriva dal risultato elettorale, non lo neghiamo, questo è un fatto di tutta evidenza, ma questa sostituzione nasce dalle beghe e non nasce dalla politica. E` una sostituzione che garantisce forse percorsi personali diversi, ma non garantisce la politica. In ogni caso dati i trascorsi, dato il tipo di amalgama, visto come le cose si stanno componendo - per quanto noi ne sappiamo, giacché conosciamo solo le voci di corridoio - pare che questa Giunta stia nascendo anche con maggiori squilibri dal punto di vista delle rappresentanze territoriali, di quanto invece non garantisse la Giunta del passato. Un momento ancora, Presidente.
PRESIDENTE. Va bene, onorevole Balia, concluda il suo intervento.
BALIA (F.S.D.). Un secondo proprio. Ecco allora, onorevole Pili un suggerimento, un avvertimento da amico: stia attento! Stia attento soprattutto alle "idi di marzo".
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Dore. Ne ha facoltà.
DORE (I DEMOCRATICI). Il 26 novembre 1999, poco prima del varo della Giunta Floris, concludevo il mio intervento in aula con queste testuali parole: "Onorevole Floris la sua Giunta nasce delegittimata, perché è frutto di un intrigo, anzi di un vero e proprio complotto. Non so se lei sia uno degli ideatori o dei registi di questa operazione scellerata, comunque dato che non può non essere al corrente di quanto è accaduto, ne è quanto meno complice. Allora tenga presente che le costruzioni basate sull'intrigo e sull'inganno, se non su qualcosa di peggio - e poi abbiamo visto che c'era qualcosa di peggio - non hanno futuro, non possono avere futuro. Le partite si giocano rispettando le regole con arbitri imparziali; se qualcuno dei giocatori o lo stesso arbitro barano, anche se potranno illudersi di avere vinto la partita, in realtà avranno al massimo ottenuto una vittoria di Pirro. Una nuova pianta non può produrre buoni frutti, le costruzioni edificate sulla sabbia o peggio sulla melma crollano presto. I Sardi e la Sardegna meritano rispetto, hanno diritto di pretendere che i loro rappresentanti politici operino per il bene comune, rispettando le regole e la decenza."
Credo che sia un messaggio ancora attuale a distanza di due anni. Era una previsione e al tempo stesso un avvertimento: finché sei in tempo fermati! Ma l'onorevole Floris non ha voluto ascoltare. Ebbene, a meno di due anni di distanza, la costruzione del centrodestra, basata sull'inganno e sull'intrigo e sulla compravendita di voti, è miseramente crollata lasciando un cumulo di macerie. Basterebbe ricordare l'intervista rilasciata giorni fa dal Capogruppo di Alleanza Nazionale, onorevole Murgia, sulla quale tornerò brevemente più avanti. Una maggioranza fasulla, costruita con l'apporto determinante di coloro che hanno violato il patto con gli elettori, che non ha saputo costruire nulla di buono, che si è fatta vedere e sentire solo quando si trattava di spartire le nomine nelle società regionali e negli enti strumentali a beneficio di parenti e amici. Non solo non è stata capace di proporre alcun nuovo progetto di sviluppo, ma non ha nemmeno saputo garantire il numero legale in Consiglio e nelle Commissioni. La produzione legislativa proposta e portata avanti è stata di un livello qualitativo e quantitativo modestissimo. Nessuna norma innovativa o significativa, ma poche e mediocri leggine di proroga o di modifica di provvedimenti in atto o per fare fronte, per di più in modo inadeguato, alle emergenze via via verificatesi.
Le manovre finanziarie annuali sono state sempre caratterizzate da gravi ritardi e da una inconsistenza sconcertante. Non parliamo dei collegati, dei famosi diciotto, venti collegati, alla legge finanziaria rimasti chissà dove. Nessuna seria riforma è stata avviata con tanti saluti allo shock burocratico e all'adozione del modello catalano che, secondo le trionfalistiche dichiarazioni del Presidente Floris, al limite del comico e del grottesco, avrebbero dovuto essere i cavalli di battaglia della Giunta. Addirittura indecoroso è stato l'attribuirsi il merito della conquista della continuità territoriale e del miglioramento del tasso di sviluppo dell'economia - lo sanno tutti questo, ma qualcuno continua a ripetere il contrario - risultati le cui premesse sono state create nella passata legislatura dalle forze del centrosinistra in sede locale e nazionale. Così come va ascritta al centrosinistra l'Intesa Stato-Regione e il riconoscimento del diritto della Sardegna a essere ricompresa o a restare nell'obiettivo uno, che ha fruttato ingenti fondi comunitari, che la Giunta Floris e la sua maggioranza, con le loro risse e la loro incapacità, rischiano di far perdere.
Vengo ad alcuni settori più particolari, che sono poi tra i più trascurati e mortificati, vale a dire il settore delle riforme istituzionali, quelli del governo del territorio, della tutela del paesaggio e dell'ambiente, soprattutto questi ultimi, che sono i principali beni e valori naturali di cui la Sardegna dispone, che fanno parte integrante non solo del patrimonio sardo, ma del patrimonio dell'umanità intera e che, se utilizzati in modo intelligente e illuminato, avrebbero potuto, e potrebbero ancora certamente, rappresentare degli straordinari strumenti di sviluppo per l'asfittica economia isolana, tanto provata dalla crisi dell'industria e da mali atavici, quali la siccità, gli incendi, lo spopolamento delle zone interne. Ebbene la sgangherata maggioranza non ha saputo fare o proporre nulla in merito. Non solo, non ha nemmeno saputo cogliere le opportunità messe a disposizione dai consiglieri di opposizione che si sono dati da fare in modo alacre e, direi, incessante presentando numerose proposte di legge, interpellanze, interrogazioni che, se utilizzate, avrebbero potuto portare a risultati ben diversi.
Per esempio nel settore ambientale, che poi è quello strettamente collegato con il bene primario della salute e della qualità della vita, basterebbe citare la proposta relativa alla tutela delle formazioni monumentali botaniche, depositata fin dall'otto marzo 2000, un anno e mezzo fa, e rimasta nei cassetti; era una leggina di un articolo, bastava un po' di buona volontà per risolvere un problema tanto importante e invece non è stato fatto nulla. Chissà, forse i monumenti botanici danno fastidio a qualcuno. E ancora: le due proposte relative alle agenzie di protezione dell'ambiente presentate rispettivamente, sempre da consiglieri del centrosinistra, il 5 aprile e il 16 ottobre 2000; la proposta in materia di tutela dai campi elettromagnetici, problema che attiene, ripeto, alla tutela della salute, presentata il 18 maggio 2000, un anno e mezzo fa; quella sulla disciplina dell'informazione-formazione ed educazione ambientale presentata il 10 dicembre 2000, quasi da un anno. Quasi nulla ha saputo fare in questo delicato settore la maggioranza di centrodestra, se si esclude il lodevole impegno profuso nel portare avanti la normativa sull'agenzia di protezione ambientale da parte della collega Noemi Sanna che per altro ancora non ha concluso l'iter del tutto; le proposte citate, tutte di grande rilievo, non sono state nemmeno tutte esaminate dalle rispettive Commissioni, e questo è uno scandalo.
Niente di buono è stato fatto dalla maggioranza nei settori dell'urbanistica e del paesaggio. Sono infatti rimaste a marcire nei cassetti della IV Commissione, per esempio, la proposta di legge sulla demolizione degli immobili abusivi nelle zone vincolate, presentata da alcuni consiglieri del centrosinistra fin dall'otto marzo 2000, un anno e mezzo fa; la proposta recante norme transitorie urgenti in materia di pianificazione territoriale paesistica, depositata fin dal 25 gennaio 2000, quasi due anni fa. Totalmente ignorate sono state numerose interpellanze: ben tre, relative alle problematiche del parco del Molentargius e delle Saline, devastato dall'incuria e dall'abusivismo edilizio, esposto al rischio concreto della totale distruzione (la maggioranza ha prevalentemente fatto orecchie da mercante); le interpellanze riguardanti la necropoli di Tuvixeddu e l'Anfiteatro romano di Cagliari, beni storico-archeologici di inestimabile valore esposti, il primo alla cementificazione e il secondo a una copertura lignea devastante; quella relativa al rilascio, senza previo esperimento alla valutazione di impatto ambientale, delle concessioni in materia di cave e miniere, di cui ha parlato ieri il collega Silvio Lai, idem come sopra.
L'unica proposta che la Giunta è stata in grado di fare, è quella che prevede sostanzialmente lo smantellamento dei vincoli, ivi compreso quello della inedificabilità sulla fascia dei trecento metri dal mare, la sostanziale soppressione della procedura di valutazione di impatto ambientale e l'accentramento in capo alla Giunta delle principali competenze prima spettanti al Consiglio: adesso si potrà fare tutto con accordi di programma sanciti dalla Giunta e questo è un altro scandalo, soprattutto è in contrasto con la normativa europea.
Che dire poi delle tanto sbandierate riforme? Giacciono ormai da oltre un anno nei cassetti della I Commissione le proposte di legge presentate dal sottoscritto, come, per esempio, quella relativa all'incompatibilità fra le cariche di assessore e consigliere - della quale ha parlato ieri anche l'onorevole Floris, bontà sua, finalmente lo ha capito - diretta ad evitare dannose commistioni, e a far sì che i consiglieri si preoccupino di svolgere solo il ruolo per il quale sono stati eletti, proposta presentata l'8 giugno 2000, un anno e mezzo fa; quella relativa alla normativa antiribaltone, diretta ad evitare il ripetersi dello scandaloso fenomeno della compravendita dei voti, presentata l'8 giugno 2000; quella in materia di nomine negli enti strumentali e nelle società regionali diretta ad evitare il ripetersi dello scandalo di "parentopoli", presentata il 19 luglio 2000; per non parlare della revisione dello Statuto regionale in relazione alla quale la maggioranza, anziché pensare a individuare i contenuti della nuova specialità, si è preoccupata in modo quasi maniacale solo dello strumento, l'Assemblea costituente, perdendo mesi preziosi e finendo per delegittimare e mortificare ulteriormente il ruolo del Consiglio regionale. Solo ieri, bontà sua, l'onorevole Floris ha riconosciuto che non si può stare inerti ad attendere l'esito della proposta di legge relativa appunto all'istituzione dell'Assemblea Costituente, ma nel frattempo la maggioranza non ha fatto assolutamente niente, anzi ha contrastato ciò che di buono stava cercando di fare il centrosinistra.
In conclusione è la certificazione di un fallimento, è la riprova che "il tempo è galantuomo", che prima o poi "i nodi vengono al pettine", che "le bugie hanno le gambe corte", si potrebbe aggiungere che "chi semina vento raccoglie tempesta". Ma l'onorevole Floris e chi lo ha spalleggiato in questa vicenda hanno fatto sempre orecchie da mercante. Evidentemente quel che interessava non era operare per il bene della Sardegna, era semplicemente spartirsi le spoglie della Sardegna. Di fronte a questa situazione, a questo fallimento annunciato fin dal primo giorno, non costituisce certo un'attenuante, tanto meno una scusante, dichiarare, come ha fatto l'onorevole Floris, di aver governato per due anni senza una maggioranza; al contrario è una sconcertante ammissione di incoscienza, di mancanza del più elementare senso di responsabilità. Ma purtroppo non è finita: consumata la vicenda della Giunta Floris se ne prepara un'altra, altrettanto squallida, a conferma che il "lupo perde il pelo, ma non il vizio". Dopo i maldestri tentativi di coinvolgere socialisti e sardisti, quella stessa armata Brancaleone che, senza aver vinto le elezioni, ha pretesto, grazie ai sistemi che abbiamo visto, di governare per due anni la Sardegna, si prepara a nuove scorribande, guidata dal delfino dimezzato di Berlusconi, qualcuno adesso lo chiama "Lolita", qualcun altro lo chiama "la mia creatura" e così via, con la benedizione del faccendiere Comincioli.
RASSU (F.I.-Sardegna). Ma smettila!
(Mormorii dai banchi del centrodestra)
DORE (I DEMOCRATICI). Prima ancora si è distinto per altre cose, e voi lo sapete meglio di me. Allora io non voglio ripetere ciò che ha detto l'onorevole Cogodi, ma credo che sia veramente offensivo che un personaggio di questo genere si insedi, prenda possesso in modo così impudente della massima istituzione regionale chiamando il presidente Floris con il diminutivo, che vorrebbe essere affettuoso ma che è quasi irridente, di Mariolino, chiamando Pili una sua creatura e dicendo: "Io l'ho fatto e io potrei disfarlo", e cose di questo genere. Credo che sia veramente mancanza di dignità accettare queste cose, e voi non lo dovreste consentire. In ogni caso io credo che le persone per bene, che non mancano certamente, e ce ne sono tante nei ranghi del centrodestra, quando dicono di vergognarsi, quando mostrano fastidio per quanto è accaduto, dovrebbero trarne le conseguenze, non rendersi complici di altri pasticci.
Verrei citare l'onorevole Bruno Murgia, al quale ho fatto riferimento poc'anzi, il quale in un recente articolo di stampa ha riconosciuto - bontà sua - che "la formazione della Giunta Floris ha aperto delle ferite dalle quali il sangue scorre ancora e mina la forza di questo governo e di questa maggioranza". Queste sono parole del consigliere Murgia, non sono parole nostre. E aggiungeva: "Per far sì che alle future elezioni le forze politiche si presentino non con un vuoto totale ma con una bisaccia carica di risultati politici, occorre un accordo tra la destra sociale e liberale, il movimento socialista e la tradizione sardista e nazionalitaria". Parole di Murgia. A parte il fatto che non si comprende come la destra possa definirsi sociale e soprattutto come possa definirsi liberale e cosa possano avere da spartire il movimento socialista e la tradizione sardista con la destra, con questa destra, con una destra, tra l'altro, della quale fa parte un partito-azienda, l'onorevole Murgia dovrebbe rispondere a due domande: primo, come mai lui e il suo partito, se la Giunta Floris è stata così oscena da "aprire ferite dalle quali il sangue scorre ancora", ne hanno fatto parte integrante per ben due anni; secondo, come mai dato che i sardisti e i socialisti, che dovevano essere la panacea, non hanno accettato di far parte della nuova maggioranza, lui e il suo partito sono disposti a fare parte di una Giunta che, essendo quasi identica a quella di Floris, farà scorrere altro sangue. Vorrei che Murgia rispondesse.
All'onorevole Vargiu, che è presente e mi fa piacere, vorrei invece chiedere: come è possibile per uno come lui, che si dichiara riformatore, accompagnarsi con chi ha mostrato di non volere riformare proprio nulla, e soprattutto come fa uno che si dichiara liberaldemocratico, e forse lo è davvero, a concepire un'alleanza organica con la destra e soprattutto con un partito azienda. Non lo sa l'onorevole Vargiu, ma certamente lo sa perché è un uomo di cultura, non lo sa che i padri della liberaldemocrazia, da Amendola a Gobetti, ai fratelli Rosselli, che ieri se non sbaglio ha citato nel suo intervento, sono stati massacrati dai fascisti? E che gli attuali principali esponenti di quest'area, Norberto Bobbio e Galante Garrone, rigettano qualunque rapporto con Forza Italia e con i faccendieri che pullulano in questo partito azienda? Non lo sa l'onorevole Vargiu? Si ricordino costoro - loro e quelli che non ho citato, ma ce ne sono tanti altri - che per salvarsi l'anima non basta dire di vergognarsi. Avallare in qualche modo gli imbrogli e i pasticci significa rendersene complici a tutti gli effetti, per oggi e per domani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fois. Ne ha facoltà.
FOIS (P.P.S.-C.D.U. Sardi). Signor Presidente del Consiglio, gentili colleghi e colleghe, da quanto è emerso con chiarezza in queste due giornate di dibattito credo di poter dire che l'occupazione dà segni di risveglio, l'alleggerimento fiscale tramite l'IRAP è in atto, la legge 28 rientra a casa con l'atteso riconoscimento comunitario, la continuità territoriale è finalmente una realtà e di tutto questo siamo molto grati al presidente Floris e a tutta la sua Giunta. Un ringraziamento sincero.
Queste sono alcune delle cose sulle quali avevamo concentrato la nostra attenzione in questi due anni, e sono anche le giuste premesse affinché il prossimo Presidente possa fare meglio e di più. In tutto questo quest'Aula, con tutti i suoi consiglieri, ha avuto un ruolo fondamentale; pur trattandosi di una Giunta nata dopo mesi di crisi, con una maggioranza ristretta e che per taluni avrebbe avuto poca vita, due anni di Governo ininterrotti sono la risposta concreta a tutti coloro che non si sono accorti che tempo ne è passato ed è stata fatta tanta strada. Forse questa Giunta è andata anche oltre qualunque previsione. Per questo, con entusiasmo e chiarezza due anni fa partecipammo alla formazione di questa Giunta che permise l'unico governo possibile e che per noi rimane la Giunta e la maggioranza del coraggio, del coraggio dichiarato, del coraggio palese.
Un grazie all'amico collega Mondino Ibba che ci ha dato comunque spunti di incontro e di confronto, a prescindere dal risultato finale, gli riconosco lo stile e il coraggio. Mentre per i sardisti non mi fermo a un semplice ringraziamento; con loro, infatti, si sta aprendo una nuova stagione di confronti, impossibili fino a poco tempo fa, che noi con pazienza e lungimiranza dobbiamo valorizzare e trasformare in reciproca fiducia. Riconosco che sta più a noi che a loro, ma già col varo della nuova Giunta vedremo segni di grandi novità programmatiche su cui confrontarci.
Ha ragione il presidente Floris quando dice che oggi abbiamo motivi molto seri per essere preoccupati. E' difficile parlare di uno degli atti più importanti a cui siamo chiamati come legislatori, l'elezione appunto del Presidente, e di come la nuova Giunta vorrà condurre la nostra terra, senza soffermarci per un attimo a riflettere invece su dove sta andando il mondo: una guerra inimmaginabile fino a poche settimane fa, una guerra che potrebbe scuotere gli animi nostri, delle nostre famiglie e della nostra gente chissà per quanto tempo. La dura condanna dell'atto vigliacco dell'11 settembre ci deve fare riflettere, però, su come è possibile che nel mondo ci siamo paesi troppo ricchi e altri troppo poveri, Stati troppo potenti ed altri troppo deboli; ci sono continenti molto lontani dall'America, che attendono l'apertura della borsa americana per conoscere le ultime quotazioni dell'indice Nasdaq, per vedere come andrà la loro economia. Alcuni crescono troppo, altri paesi muoiono. Ci sono troppe regioni, compresa la nostra, che per motivi religiosi o di altro genere, fanno della violenza e del terrorismo la loro unica voce per farsi sentire: troppo facile; saremmo degli illusi se credessimo di essere al di fuori e lontani da tutto ciò. L'elezione del nuovo Presidente dovrà significare il desiderio di cambiare e di programmare il nostro futuro caratterizzandoci ancora di più e dettandoci una strada nuova dello sviluppo. Avere una identità forte, oggi più che mai, significa rispettare il prossimo, ma soprattutto essere riconosciuti e rispettati per la propria storia, per la propria cultura e per le proprie peculiarità, che nessuno può e deve mettere in discussione. La migliore difesa a questa guerra sarà, se è possibile, lavorare di più e meglio per un'autonomia compiuta, politica ed economica. Il nostro Presidente dovrà dare segnali nuovi di riordino, anche politico, che ci renda capaci di stare nell'economia moderna, dovrà condividere con noi le scelte economico-finanziarie per garantire le classi più deboli e disagiate, passando però attraverso scelte economiche chiare, basate soprattutto sulle responsabilità dirette che ricadano sull'economia e le strategie comunitarie, esaltando i ruoli del commercio, dell'artigianato e dell'agricoltura, scelte tese a una impostazione rivoluzionaria, capace di arginare una globalizzazione dei mercati che tende a schiacciare tutto e tutti. Dobbiamo garantire perciò forza propria alle nostre imprese, all'economia e quindi all'occupazione. La liberalizzazione e la flessibilità sono i principi fondamentali nella strategia di una politica di sviluppo, ma non basteranno. Dovremo leggere nelle parole del Presidente la forte innovazione nel pensare, nel disegnare un nuovo e diverso sviluppo della Sardegna. Ecco perché la fantasia e il coraggio non bastano più, se non legati a modelli utilizzati, perché no, anche da altri, ma capaci di vedere chiaro nella evoluzione socio-economica della nostra terra.
Presidenza del vicepresidente Carloni
(Segue FOIS.) La scelta del Presidente dovrà scaturire da precisi impegni sulle politiche del lavoro, ma soprattutto del costo del lavoro, che tramite un sistema più efficace degli incentivi alle imprese, dovrà recuperare certamente ritardi forti. Di tutto questo la cultura e la scuola dovranno essere assi portanti; dovrà vedersi, e diciamo anche finalmente, l'unità degli interventi attivi che favoriscano l'incontro tra domanda e offerta, incontro basilare, com'è in tutte le economie moderne, affinché le cose vengano fatte dove c'è reale mercato che le accoglie, dove si possano trasformare in ricchezza per le imprese e garanzia duratura di posti di lavoro. Le iniziative per gli interventi di qualificazione urbana, il cofinanziamento della programmazione negoziata e gli sgravi, come avevamo già avuto modo di dire in diverse occasioni, rappresentano per noi passi significativi della volontà di questa coalizione, per superare la logica delle assi e delle misure che rischiano di rimanere sulla carta, invece che incentivare gli enti locali e le imprese che possono insieme garantire un mix di economia e occupazione, che non trascuri il problema del sociale. Al nuovo Presidente noi del PPS-CDU chiediamo con forza che non diminuisca la spesa sociale rispetto agli accordi. Deve rimanere forte l'impegno per risolvere la povertà e il disagio delle famiglie, delle categorie a rischio e degli anziani.
Questo era quello che sinteticamente ci eravamo ripromessi negli accordi programmatici di inizio legislatura; tantissime cose si sono mosse positivamente, altre meno. Il nuovo Presidente ci dovrebbe dare la giusta speranza per uno slancio migliore e convinto. Noi del PPS-CDU metteremo in campo tutte le nostre forze; da sole non basteranno, ma ci saremo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Giacomo Sanna. Ne ha facoltà.
SANNA GIACOMO (Gruppo Misto). Sembra che in questi ultimi anni ci sia uno sport preferito, quello di cercare in tutti i modi di sostituire il Partito Sardo d'Azione con un clone di turno. Questo è avvenuto nella passata legislatura ed è accaduto anche in questa legislatura. Nella passata legislatura si sono cercati i vagabondi della politica e abbiamo visto le miserie della stessa politica; in questa legislatura abbiamo assistito, invece, alle miserie istituzionali senza ricordarsi che questo è un percorso che noi non accetteremo mai e che combatteremo; proprio per questo abbiamo assistito con serenità a questi tentativi, convinti che il tempo ci avrebbe dato ragione. E il tempo ci ha dato ragione: queste miserie non ci appartengono. Attraverso questo tentativo qualcuno pensava di poter assumere un'identità, un significato politico, che non gli appartiene.
Ognuno ha una sua storia politica, un suo passato e bene farebbe a non rinunciare a quella storia, perché non sarebbe credibile, non sarebbe credibile neanche se cercasse in tutti i modi di indossare un abito che non è della sua misura. Quindi evitiamo una volta per tutte di apparire quelli che non siamo; ognuno rappresenta, all'interno dello schieramento a cui appartiene, la sua storia; come dicevo poc'anzi, noi ne siamo orgogliosi, io spero che anche gli altri lo siano e che attraverso questo il confronto e la dialettica politica riprendano a vivere. Sono constatazioni fatte dallo stesso presente Floris nella lettera di dimissioni: "Il mio cruccio è quello di non essere riuscito a coagulare attorno a questa maggioranza una vera alleanza politica". Io non avevo dubbi che questo sarebbe accaduto ed è accaduto, perché è impensabile costruire un'alleanza politica senza crearne i presupposti - presupposti che nessuno ha cercato e che nessuno sta continuando a cercare di creare -, utilizzando sempre lo stesso metodo che è quello esclusivamente di un libero mercato che non può portare a niente. E allora perché la politica ritorni al primo posto, ritorni al centro del dibattito di quest'Aula, è necessario cambiare quel metodo che sino ad oggi qualcuno testardamente, caparbiamente continua a utilizzare. Noi diciamo che sarà l'ennesimo fallimento che non riguarda solo il centrodestra, riguarda tutte le forze politiche. Se dovessero venire meno, come sono venuti meno, i presupposti fondamentali della politica, non c'è maggioranza che tenga. Se poi si tenta di mascherare questo dato attribuendosi una identità che non appartiene, credo che si peggiori solo la situazione, e di molto, perché nelle dichiarazioni programmatiche di due anni fa ci fu detto dal Presidente incaricato: "Mi rivolgo al glorioso Partito Sardo d'Azione perché abbandoni i nominalismi delle formule e guardi alle linee del programma, sardista e nazionalitario, alla sua anima, ai suoi obiettivi". Noi abbiamo guardato al programma, ed è per questo che parliamo ancora oggi nello stesso modo di due anni fa, abbiamo guardato alla caratterizzazione di tipo sardista e nazionalitario che si voleva dare, alla sua anima, ai suoi obiettivi, ma anche ai suoi contenuti: non c'è niente, e non poteva esserci qualcosa, perché nulla vi era di quello che noi rappresentiamo e che vogliamo rappresentare della nostra storia, di come vogliamo essere partecipi della vita politica, del significato che vogliamo dare ad essa.
Noi abbiamo letto e riletto quelle dichiarazioni, e di appelli ce ne sono tanti, non solo rivolti solo al Partito Sardo d'Azione, e quando si dice: "Questa è la Giunta possibile, è una Giunta programmatica di convergenza autonomistica per un progetto riformista nazionalitario e federalista" si ripetono i concetti, si fa passare per buono quello che noi riteniamo sia fuori posto. Si sarebbe dovuto dire: "E' il programma il collante ideale e politico di questa compagine". Amici miei, programma non ce n'era, perché prima si è arrivati a eleggere un presidente, e si è arrivati a discutere dei contenuti solo nel momento in cui si è venuti in aula con le dichiarazioni programmatiche.
Io credo in un percorso inverso, senza il quale non ci potrà essere storia qua dentro per nessuno e tanto meno per chi intenda ancora oggi percorrere strade molto tortuose, cercando di abbreviarle con mezzi che non porteranno a niente. Prima si fa un programma politico, si trovano le basi fondamentali, i motivi per cui forze politiche diverse trovino la capacità, la volontà di creare una coalizione e di vivere assieme quell'esperienza politica-programmatica, nel rispetto reciproco delle proprie identità. In questo caso è avvenuto il contrario e sta avvenendo il contrario, ecco perché dico che i percorsi seguiti sono identici.
I colleghi che mi hanno preceduto hanno detto che queste due esperienze sono basate sulla medesima maggioranza numerica. Non solo sono uguali per questo aspetto, sono uguali anche per il percorso che è stato seguito, che noi riteniamo sbagliato, che non porterà a niente. Io non auguro all'onorevole Pili, che è già a quota tre, di ripetere le esperienze già vissute da altri nella precedente legislatura; che almeno questa terza volta passi l'intero week-end a Villa Devoto! Ma è certo che sta seguendo le orme di chi l'ha preceduto nella passata legislatura, colui che voi avete criticato; allora, si è arrivati a quota sei, ma ci siamo vicini, guardate, proprio perché mancano quei presupposti a cui facevo riferimento.
E al presidente Floris, che chiedeva al Partito Sardo d'Azione di non chiudere gli occhi di fronte alla sua proposta programmatica, io ripeto che gli occhi non li abbiamo chiusi, li abbiamo tenuti aperti volutamente, è solo nell'ultimo periodo che ci siamo rimessi la benda per non vedere tutto ciò che stava accadendo. Abbiamo provato a levarcela nuovamente, perché ci viene rivolta l'accusa di tenere ancora oggi la benda. Piuttosto che vedere queste miserie è preferibile tenere la benda, basta l'udito. Ricordo anche altri appelli del presidente Floris: quello rivolto ai socialisti con i quali diceva di voler aprire un confronto e iniziare un cammino nuovo; quello rivolto agli amici Popolari, ai quali veniva chiesto un confronto leale e aperto su scuola, sistema formativo, università e ricerca, sulle politiche sociali, i beni culturali e archeologici, i nuovi rapporti con le associazioni della società civile. Non credo che gli amici del Partito popolare abbiano avuto questa possibilità. Le enunciazioni, gli slogan non hanno significato alcuno se non c'è la certezza, la convinzione di aver costruito qualcosa di solido in cui credere e per cui lottare, e aver individuato il percorso e possibilmente anche i tempi per non arrivare alla fine di una legislatura e dover constatare di non aver fatto nulla. Questo sarà il risultato, questo è già il risultato.
E sulla politica per il credito, che trova grandi spazi in tutte le dichiarazioni programmatiche, le proposte saranno le stesse, non vi è dubbio. Quando si dice che la Giunta dovrà aprire un confronto con le direzioni nazionali degli istituti di credito per verificare se questi intendono fare banca, che la Giunta dovrà chiudere i rapporti con gli istituti di credito che non credono e investono in Sardegna, facciamo buona memoria tutti su ciò che in questi due anni si è fatto per quanto riguarda il credito in Sardegna. Ma se non ci dovessimo riuscire noi chiediamolo ai sardi, chiediamolo agli imprenditori che hanno un rapporto continuo, quotidiano, con gli istituti di credito e sanno benissimo come quel rapporto va avanti, quale è la situazione complessiva. L'unica cosa che si è fatta in questi due anni è stato lottare con il centrosinistra per rinnovare i consigli di amministrazione e poter occupare quelle cariche. Credo sia anche lecito, ma se questo è il limite, amici miei, abbiamo già perso la battaglia del credito, l'abbiamo persa nell'indifferenza, ma nella grande disperazione che fuori di quest'aula rimane, e aumenta giorno per giorno.
E quando mi si dice: "Ci poniamo come Giunta di programma, la maggioranza è unita, un'unità non ideologica, ma cementata nell'interesse della Sardegna. La Giunta di programma non intende sottrarsi alle sue responsabilità, vuole essere giudicata dai fatti, ciascuno deve rendere conto del suo operato", io replico: siamo già alla resa dei conti e il conto è salato, stiamo trascinando questo Consiglio regionale verso una situazione sempre più penalizzante. Io sfido chiunque di voi a verificare sul sito della Regione quante leggi questo Consiglio ha approvato in questi ultimi tre mesi, e poi verificate che cosa le altre regioni hanno prodotto nello stesso lasso di tempo, che siano Regioni a statuto speciale o a statuto ordinario, poco importa. Questa Regione negli ultimi tre mesi ha approvato due leggi, una sulla assemblea costituente, l'altra, che era uno dei famosi disegni di legge collegati alla finanziaria, quello sull'apprendistato, ma non perché la maggioranza o l'ex maggioranza, se vogliamo, ha avuto la forza, la capacità, l'orgoglio di arrivare a mantenere gli impegni assunti con le categorie produttive, ma perché anche da questi banchi c'è stata la sensibilità e il senso di responsabilità di ritenere urgente quella legge. Il resto è niente, siamo in una situazione di degrado assoluto.
Ma se una maggioranza non funziona, e non funziona, se la stessa maggioranza si sta riproponendo e continuerà a non funzionare, perché non ci sono i presupposti, anche il Consiglio regionale non funzionerà perché il sacrosanto dovere di una maggioranza è quello di riuscire a essere propositiva fino in fondo nei lavori che quest'Aula deve portare avanti. Se le Commissioni non si riuniscono, se i progetti di legge si accumulano nelle otto Commissioni consiliari, non è certo per responsabilità di chi siede sui banchi dell'opposizione; la responsabilità va presa e assunta fino in fondo, cosa che non si sta facendo, e non si è fatta. Non si può attribuire semplicisticamente la responsabilità al Consiglio, noi non l'accetteremo, e siamo anche in grado di verificare la partecipazione ai lavori. Siamo solo due, però la nostra partecipazione è costante e continua rispetto a chi solitamente non c'è, non partecipa, non contribuisce al buon esito dei provvedimenti in carico.
Onorevole Spissu, lei ieri ha affermato che tanto i nodi vengono al pettine, e ha portato anche l'esempio di partiti, o altri gruppi, che tali non si possono chiamare, che hanno le sembianze di un albergo. Questo esempio non ci riguarda, forse lei si sta riferendo a qualche albergo ad ore, sulla cui utilità ho molti dubbi, ma la cui necessità fisiologica molte volte viene giustificata; non da noi, non confonda la lana con la seta, noi riteniamo di essere seta pregiata, il nostro patrimonio di storia, di cultura, di vita politica ce lo consente, altri questo non lo possono fare, ci adeguiamo ma non condividiamo assolutamente quel passaggio.
Voglio terminare riferendomi ad alcuni fatti che francamente ci hanno lasciato molto perplessi nei giorni scorsi. Dopo la firma del decreto selle tariffe aeree da parte del Ministro Lunardi, abbiamo assistito a una sagra di interviste, di dichiarazioni, di comunicati stampa da parte di alcuni personaggi della vita politica sarda, nei quali si gridava al miracolo. Noi non abbiamo fatto nessun comunicato, abbiamo assistito - con piacere devo dire - a questa sagra che non è neanche una sagra paesana perché avrebbe certamente dei pregi, questa non ne ha alcuno, perché il Regolamento comunitario che prevede la possibilità di realizzare la continuità territoriale, il numero 2408, è del 1992; i sardi hanno perso nove anni e dieci mesi di possibilità di eliminare una penalizzazione forte, pesante, in termini di costi, in termini economici, in termini di sviluppo. Il centrosinistra dice che il padre della legge che ha previsto l'imposizione dell'onere di servizio pubblico è l'onorevole Attili, il centrodestra dice che il merito va non a chi fa le leggi ma a chi le sa mettere in pratica ed utilizzare. Ma questo non è che un tentativo di accaparramento di un qualcosa che non vi appartiene perché non avete tenuto conto che dietro questa conquista c'è un progetto, un progetto predisposto da un assessore del Partito Sardo d'Azione di una Giunta bene individuata della passata legislatura. E avete dimenticato che quel progetto per anni è stato rigettato, quasi relegato nel nulla, non solo dal Presidente di turno, ma anche dal parlamentare che oggi viene chiamato il padre della legge! Ci sono i comunicati stampa, c'è una rassegna stampa, c'è un volume consistente che attestano che in quegli anni quel progetto veniva preso a calci dicendo in modo semplicistico che non sarebbe stato mai realizzato a causa dei costi troppo elevati. La verità vera è che non poteva essere realizzato nell'immediato per non attribuire al Partito Sardo d'Azione il merito di averlo proposto. Amici miei, i meriti restano, noi non li abbiamo ricordati a nessuno in questi giorni, ma credo che qualcuno abbia buona memoria e sia grado da ricordare.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Pisano. Ne ha facoltà.
pisano (Patto Segni - Rif. Sardi). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il mio sarà un intervento molto sintetico anche perché mi viene riferito che c'è l'esigenza di chiudere i lavori entro la mattinata.
Io penso che se il grande Isaac Newton avesse potuto ispirarsi non già alla caduta di una mela, ma al moto di caduta di questa Giunta, la Giunta Floris, probabilmente la stessa teoria gravitazionale universale sarebbe potuta cambiare. Lo dico convinto del fatto che si tratta di un caduta molto anomala, di una caduta che sicuramente non è governata dalle leggi newtoniane, non è governata dalle leggi della meccanica classica. Una caduta che avrebbe arricchito lo stesso Newton che era un grande riformatore, perché poteva essere interpretata soltanto, con cento anni di anticipo, secondo le avanzate teorie della meccanica quantistica.
Perché dico questo? Perché effettivamente questa caduta non è, come tutte le cadute gravitazionali, dotata di una accelerazione cosiddetta costante, ma di una accelerazione impropria, variabile, con una totale indeterminazione, una non connessione tra spazio e tempo, e da questo ovviamente consegue, così come ha detto ieri anche l'onorevole Sandro Balletto, che si verifica nel momento peggiore, che è collocabile in uno spazio non definito. Io credo che davvero questa analisi dobbiamo farla, dobbiamo capire perché questo è avvenuto, e dobbiamo soprattutto renderci conto che probabilmente quel cavallo che viaggiava veloce, evocato ieri in un intervento di qualche consigliere regionale, è caduto per motivi che sono poco visibili, per questo bisogna che facciamo questo sforzo.
In questi giorni a Milano verrà presentata una grande opera che tende proprio a connettere la quotidianità con questo problema di indeterminazione, e visto che sono frequenti i viaggi a Milano io consiglio di perdere qualche ora per andare ad arricchirsi con gli spunti che quest'opera può offrire, proprio per capire di che moto è gravata questa caduta.
Io naturalmente esprimo qui ciò che è stato già detto in maniera molto più precisa dall'onorevole Vargiu e da Massimo Fantola, che lo afferma sempre nei suoi interventi: noi sosterremo questa nuova giunta, questa nuova maggioranza, in maniera molto leale, la sosterremo con tutte le nostre forze, così come abbiamo sostenuto in maniera molto leale la precedente giunta e la precedente maggioranza. Noi però, così come è stato già detto, non faremo sconti e pretenderemo in maniera precisa che questo nostro sostegno sia dato in cambio di un patto che sia veramente di ferro, un patto che ponga come punto prioritario programmatico il raggiungimento di alcuni, pochi, ma qualificanti obiettivi, primo fra questi sicuramente la legge elettorale. Un altro punto, che riteniamo imprescindibile per il nostro DNA di riformatori, è quello della riforma di questa elefantiaca Regione e dell'attuazione di un vero decentramento verso gli enti locali. Oggi noi stiamo assistendo ad una cosa veramente mostruosa: da un lato il decentramento delle competenze verso le regioni, e dall'altro un centralismo regionale, peggiore, più soffocante ancora di quello statale, che tanto criticavamo; questo non possiamo permetterlo. Le autonomie locali, i comuni, le province, aspettano che davvero vengano loro assegnate le nuove funzioni che devono assolutamente svolgere.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPISSU
(Segue PISANO.) Noi Riformatori saremo vigili, anzi chiediamo che sia istituito un organo di garanzia perché questi obiettivi davvero vengano conseguiti, qualcuno lo definiva una sorta di collegio di garanti, un collegio di saggi che vigili e che mensilmente, o ogni due mesi, davvero dia conto di questa attuazione, che per noi è assolutamente indispensabile. Certo, per chi viene da una cultura molto paesana ispirarsi a determinati concetti, che sono tipici della nostra zona, diventa quasi naturale. Per questo mi piace citare la saggezza di un grande personaggio della Trexenta nato dalla penna di Efisio Melis di Guamaggiore, tiu Paddori. Lui, nel momento in cui raggiunse, attraversando Selegas, la stazione ferroviaria di Guamaggiore, ebbe ad esclamare queste parole: "Agitoriu! Sa litorina! Mellus meda Peppina fue su cuaddu de tiu Mundicu".
CUGINI (D.S.). Scusa? Traduci.
PISANO (Patto Segni-Rif.sardi). In gallurese significherebbe questo: Mi spaventa davvero l'utilizzo di questo treno, sa litorina. Naturalmente lui ci salì lo stesso con tutta la prudenza che era tipica dell'uomo trexentese. Però, nonostante avesse sposato l'innovazione, naturalmente aveva nel cuor suo paura di questo nuovo mezzo di locomozione. Questo lo dico perché naturalmente noi tutti oggi nella litorina, nel treno, vediamo probabilmente la figura di Mauro Pili. Così come penso che il cavallo potesse essere rappresentato, ma è già stato definito tale ieri, dal Presidente Floris.
Perché diciamo questo? Perché davvero noi dobbiamo manifestare qui come Riformatori una certa amarezza. Avremmo sicuramente voluto che questa coalizione che si sta andando a formare fosse sorretta da una maggioranza più ampia, fosse rispondente a quelle che sono le esigenze dell'intera popolazione sarda, che rispondesse a ciò che oggi la gente chiede e che avesse, soprattutto, la capacità di dialogare con l'esterno. Questo tempio della politica sarda effettivamente non riesce a comunicare con l'esterno - è stato detto ieri in maniera precisa anche dall'onorevole Silvio Lai - non riesce a dialogare con i giovani, non riesce a dialogare con i disoccupati che da noi attendono un posto di lavoro, non riesce a dialogare con le categorie dei lavoratori svantaggiati che da tre mesi attendono l'approvazione di una semplice leggina, sempre posta all'ordine del giorno di questo Consiglio, e che non si riesce davvero ad approvare. Questo buio, tetro palazzo, che anche architettonicamente è orrendo e folle, andrebbe abbattuto davvero, in senso naturalmente figurato, per dargli trasparenza. Noi vogliamo questo tipo di riforme: semplificare le procedure, restituire ai comuni ed agli enti locali le loro reali competenze.
Voglio soltanto esprimere un altro breve concetto, anche perché per amor di giustizia bisogna davvero difendere quel risultato positivo che la Giunta Floris a mio giudizio ha ottenuto; si è da più parti affermato che il dato relativo all'incremento occupazionale, così come il dato relativo al decremento della disoccupazione, siano dovuti sicuramente a politiche poste in essere negli anni precedenti. Credo che una piccola ma brevissima analisi vada fatta su questo punto: non possono essere fittizi i dodicimila posti di lavoro che si è riusciti a recuperare nell'arco di appena venti giorni attraverso i due bandi della legge numero 36, sono un dato molto concreto, che si sono assommati ai cinquantamila nuovi posti di lavoro che si sono registrati in quest'ultimo biennio. Così come per analizzare questo dato bisogna anche fare questa piccola considerazione: non è possibile non rendersi conto che il dato statistico, tra l'altro, è fortemente inquinato. Infatti l'incremento degli occupati sarebbe potuto essere superiore se non fosse caduta quella tegola gravissima da parte dell'Unione Europea che ha previsto che lo strumento più agevole di inserimento lavorativo, il contratto formazione lavoro, può essere utilizzato solo per i giovani al di sotto dei 25 anni, e non più, come era prima, per i giovani al di sotto dei 32 anni. Questo ne ha limitato e dimezzato l'efficacia. Così come un'altra importante riforma del medesimo periodo, cioè dell'aprile del 2000, il decreto legislativo numero 181, ha previsto che venga conservata l'iscrizione nelle liste dei disoccupati per tutti coloro che non superino i dodici mesi di lavoro e non già i quattro mesi precedentemente previsti. Noi abbiamo verificato che in base alla vecchia normativa ben trentamila iscritti nelle liste dei disoccupati non avrebbero potuto più conservare questa iscrizione. Quindi credo che i due arrotondamenti per difetto e per eccesso davvero rendano maggiore giustizia al positivo trend di crescita occupazionale che noi in Sardegna abbiamo avuto e che tra l'altro lo stesso quotidiano Il Sole 24 Ore ha indicato come dato più interessante nell'intero Mezzogiorno d'Italia.
Ho apprezzato molto, ieri, l'onorevole Silvio Lai quando, nel suo intervento, ha parlato della formazione professionale; non si può non condividere alcune delle espressioni che l'onorevole Lai ha usato in quest'Aula. Però una cosa va detta, onorevole Lai, lei conosce bene il sistema formativo e sa bene naturalmente che l'obbligo formativo è vero che è stato introdotta da una legge nazionale, la legge numero 144 del 1999, proposta da un governo di centrosinistra, ma è pur vero che quel governo di centrosinistra ha scaricato su tutte le regioni d'Italia tale obbligo, senza trasferire ad esse assolutamente alcuna risorsa per la sua attuazione.
Lo sforzo della Giunta Floris è stato quello di recuperare delle risorse veramente ingenti, rispetto anche all'ipotesi che si sarebbe potuta fare, per consentire ad un numero veramente elevato di ragazzi, circa diecimila, di poter usufruire del sistema formativo, ragazzi che altrimenti ci saremmo ritrovati sicuramente per strada. Questo è un dato incontrovertibile; non possiamo non apprezzarlo, così come non possiamo che apprezzare lo sforzo che ha fatto la Regione Sardegna, unica, insieme ad altre tre Regioni d'Italia, per attuare l'obbligo formativo in soli quindici giorni rispetto alla pubblicazione del decreto che lo introduceva; quindici giorni, tra l'altro a partire dal mese di agosto. Sicuramente si è riusciti a conseguire questo risultato grazie allo sforzo della Giunta e grazie alla grossa collaborazione che gli enti di formazione in questo senso hanno fornito alla Regione Sardegna. E non solo si è conseguito questo risultato, ma siamo riusciti anche a non limitarci ad una applicazione pedissequa della legge che prevedeva una graduale introduzione di tale obbligo, abbiamo infatti potuto avere i sedicenni già dal primo anno, cosa che non era assolutamente obbligatoria, ed oggi anche i diciassettenni, per i quali ancora non sussiste l'obbligo, non dimentichiamolo.
Un'altro invito ci è stato rivolto ieri dall'onorevole Tore Sanna. L'onorevole Tore Sanna ha invitato noi Riformatori ad assicurare con la nostra presenza, anche attraverso un'azione di governo, l'approvazione delle riforme. Lui ci ha richiamato a questo dovere, ma è un richiamo quasi inutile perché noi questo intendimento l'abbiamo sempre avuto e sicuramente continueremo ad averlo. Però vogliamo anche dire questo: la vera volontà di realizzare le riforme di sicuro non passa attraverso il governo. La vera capacità di tradurre in riforme la volontà degli elettori sta nella capacità di stare loro vicini, così come abbiamo potuto in maniera apprezzabile constatare in questi giorni scorsi, quando è stata presentata la richiesta di iniziativa popolare di istituire l'assemblea costituente in Sardegna. Credo che tale iniziativa non sia certo stata assunta su richiesta della Giunta ma rispecchi esclusivamente la volontà popolare che tutto travolge quando veramente è sentita.
Chiudo questo mio intervento ricordando una figura mitica, che in parte era anche trexentese: Emilio Lussu. Qualcuno ha detto in altre occasioni: "Ma voi del centrodestra non dovreste citarlo". A me piace qui citarlo per ricordare che quando lui venne eletto deputato alla Costituente sarda, era solito trascorrere qualche giorno ad Armungia, veniva a trovare spessissimo i suoi parenti che stavano a Senorbì; partiva nel pomeriggio, attraversava tutto il Gerrei, e un giorno, mentre transitava nel comune di San Basilio ebbe una sorta di folgorazione: vide un bellissimo tramonto che naturalmente imporporava - era il mese di maggio - i campi dell'intera Trexenta, e raffrontando questa immagine a quella del Gerrei, che aveva alle spalle, sicuramente molto più desolato, e vedendo un gruppo di ragazzi che giocavano nelle strade di San Basilio, tutti col colore dei capelli neri, ed uno in particolare con i capelli rossi…
CUGINI (D.S.). Cogodi!
PISANO (Patto Segni-Rif.sardi). Disse esattamente queste parole al nipote: "Noi qui abbiamo davvero tutte le risorse che ci consentono di avere più che una speranza che la Sardegna possa riscattare se stessa, abbiamo tutte le risorse che ci vengono mostrate da questa ridente opulenta vallata della Trexenta, abbiamo le risorse perché questi bambini che qui stanno giocando, sicuramente avranno la possibilità di cambiare questa Sardegna.".
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Fadda. Ne ha facoltà.
FADDA (Popolari-P.S.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che abbiamo fatto bene a richiedere questo dibattito, anche se debbo riconoscere che le aspettative che noi avevamo, ma non soltanto noi, sono state totalmente disattese dagli interventi del centrodestra.
Molto probabilmente, Presidente Floris, sarebbe stato più utile che lei, anziché inviare una lettera di dimissioni, si fosse dimesso in Aula e si fosse aperto allora un dibattito, perché lei avrebbe avuto diritto, come Presidente in carica, di replicare e di cercare di farci capire le ragioni vere di questa crisi negativa, dannosa, imprudente, avventurosa, deleteria, irresponsabile, nociva, rovinosa.
OPPI (C.C.D.). Tocca ferro! Tocca ferro!
FADDA (Popolari-P.S.). Mi meravigliavo che nessuno replicasse. Io ringraazio di questa ironia, ma queste non sono le mie parole; si vede che qualcuno non legge i giornali, si vede che condividete quello che le maggiori organizzazioni delle categorie produttive della Sardegna hanno dichiarato su questa crisi. Non sono parole mie, anzi, ne ho tolto qualcuna. Queste non sono frasi degli estremisti di sinistra, non sono frasi dette dagli avversari, sono frasi, citate anche ieri dal Presidente Floris, dette dalla Confindustria, dalla Confcommercio, dalla Confartigianato, dalla Lega delle Cooperative, insomma, da tutti gli organismi di cui Floris ieri ha parlato dicendo che bisognava continuare la concertazione. Credo che sarebbe stato opportuno che qualcuno della maggioranza replicasse, ma molto probabilmente voi, per il fatto che non avete osato farlo, condividete questo giudizio. Lasciamo per un attimo da parte il Presidente Floris. Ma è possibile che nessuno del centrodestra abbia replicato a quelle associazioni alle quali voi dichiarate di essere maggiormente legati?
Il Presidente Floris, dicevo, avrebbe fatto meglio a dimettersi in Aula, perché vede, Presidente, l'intervento che lei ha fatto ieri è condivisibile in tante parti, però non è riuscito a spiegare a queste categorie il perché di questa crisi. Non c'è riuscito lei, non ci sono riusciti i colleghi della maggioranza che sono intervenuti successivamente. Lei ha dichiarato che ha governato senza maggioranza, Presidente Floris, noi lo sapevamo che lei non aveva maggioranza. Ma perché se n'è accorto soltanto quindici giorni fa? Lei ha dichiarato spesso, in sede di Conferenza dei Capigruppo, che non aveva maggioranza; ha dichiarato spesso che la maggioranza era caratterizzata da atteggiamenti rissosi, da assenteismo. Bene, credo che lei avrebbe avuto il dovere di dimettersi prima, perché ci vuole coraggio a farlo. E' vero, voi avete condannato, a mio avviso anche giustamente, le cinque crisi delle giunte presiedute da Palomba, ma ci vuole più coraggio a dimettersi che a rimanere in sella senza avere una maggioranza, per poi dimettersi nel momento peggiore per la nostra economia, per il nostro futuro. Lei ha dichiarato che i personalismi hanno caratterizzato questa Giunta regionale, ma perché non ha dato ragione alle opposizioni quando nei dibattiti noi abbiamo spesso denunciato questi atteggiamenti? Perché non ha detto in Consiglio regionale che il comportamento della sua maggioranza stava portando la Sardegna al suicidio?
Vede, io potrei prendere le sue dichiarazioni programmatiche, presidente Floris, e leggerle punto per punto e cercare di analizzarle assieme a voi, perché questo avrebbe dovuto fare ieri la maggioranza in aula e dire: "Noi difendiamo l'operato di questa Giunta, di questo Esecutivo". Non l'avete fatto e non volevate neanche il dibattito perché sapete, al di là delle dichiarazioni che rendete alla stampa, di aver avuto una grande occasione e di averla sprecata. Allora fate almeno alcune cose, potrei elencare tutte le dichiarazioni del presidente Floris e dire che cos'è che si è fatto, o meglio, che cos'è che non si è fatto. Le riforme: io mi chiedo, collega Vargiu, collega Pisano, lei la nomino sul campo, per omonimia col suo ministro nazionale, assessore al controllo del programma, così evitiamo di nominare Commissioni, perché non ce n'è bisogno.
CAPPAI (C.C.D.). Il ministro si chiama Pisanu!
FADDA (Popolari-P.S.). Siamo lì, è molto simile.
CUGINI (D.S.). L'origine è la stessa.
FADDA (Popolari-P.S.). Lei ha chiamato il presidente Floris "cavallo" e l'altro "litorina", lei immagini se io per una "o" non mi posso confondere! Mi creda, non c'è bisogno, mi rivolgo a lei, onorevole Vargiu, perché l'idea di istituire la commissione mi sembra che sia stata del Capogruppo...
PISANO (Patto Segni-Rif. Sardi). E' stata mia!
FADDA (Popolari-P.S.). Allora ho ragione che l'omonimia c'entra! Non c'è bisogno di una commissione, onorevole Vargiu. Come fate a dire che appoggerete il futuro Presidente e la futura Giunta con la stessa passione con la quale avete appoggiato il presidente Floris! Ditemi una sola riforma fatta, una!
Avete avuto la capacità di insabbiare anche le proposte del centrosinistra come quella che abolisce i Comitati circoscrizionali di controllo, perché ci sono dei vostri rappresentanti in tali organismi; la riforma, approvata dalla Commissione dopo dure lotte dei colleghi, è andata al parere finanziario, ma non siamo ancora riusciti ad abolire i CO.CI.CO.! Potrei chiedere qui al collega Biancareddu, e non solo a lui, ma vi risparmio, perché questa legge, questa piccola riforma non è stata approvata.
E allora, se non è stata fatta nessuna riforma, nessuna, perché appoggiate ancora questo Esecutivo? Per che cosa volete inventare delle commissioni? Per controllare che cosa? Andiamo a vedere che cosa si è fatto per riformare l'apparato burocratico; lei, presidente Floris aveva preannunciato uno shock burocratico,. Lei veramente ha scioccato tutti i dipendenti della Regione, tant'è vero che i migliori funzionari stanno andando in pensione. E lei lo sa che tantissimi funzionari, validissimi funzionari, perché non utilizzati sono andati in pensione. Dove è lo shock burocratico? Dov'è il progetto sullo sviluppo? E' simpatico il collega Pili, futuro Presidente della Giunta regionale: va a Bosa e dice che è l'unico che difende la precedente Giunta affermando che ha operato bene. E' l'unico che l'ha messa in crisi, certo ci sono anche altri, ma lui è l'artefice maggiore della crisi, e poi spiegherò il perché, e dice di essere quello che difende maggiormente la Giunta regionale presieduta da Floris! Dicevo, a Bosa ha affermato che è aumentata l'occupazione, è aumentato il PIL in agricoltura, sono aumentati tutti gli indici di questo mondo! Bene, allora io chiedo all'onorevole Pili, visto che è l'unico che ha difeso questa Giunta: perché ha creato tutta una serie di tranelli a questa Giunta? Perché, se operava bene? Quali sono le motivazioni profonde che lo hanno spinto a fare ciò? Perché, guardate, l'onorevole Pili è anche il coordinatore di Forza Italia, e quando il presidente Floris voleva sostituire - adesso non ricordo il nome, credo che sia diventato anche senatore, non ricordo il nome, chiedo scusa - l'ex Assessore dei trasporti...
OPPI (C.C.D.), Assessore dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale. Lo ricordi.
FADDA (Popolari-P.S.). No, non me lo ricordo davvero, ho un'amnesia, anche perché non l'abbiamo sentito in questi anni, quindi uno fa in fretta, non l'abbiamo sentito per nulla in aula, quindi è facile ed è giusto che la gente si dimentichi, onorevole Oppi, è giusto.
Allora, dicevo, il coordinatore di Forza Italia ha vietato al presidente Floris di nominare assessore il collega Amadu. Presidente Floris, qui tutti osannano la sua lunga esperienza, ma è possibile che lei non si sia accorto che quello per lei era un tranello? E' possibile che sia rimasto comunque ancora al governo della Regione? Quali sono le motivazioni che la spingevano, anche dopo che lei stava chiedendo di poter allargare la maggioranza per fare in modo che il DPEF e la manovra finanziaria venissero approvati? Quali sono le vere ragioni che hanno spinto Forza Italia a impedire la nomina del nuovo assessore, con un uso, anzi, un abuso delle istituzioni, perché non è pensabile che il povero Carboni, attuale Assessore dei trasporti, sia stato utilizzato come un pacco postale! Non si usano le istituzioni in questo modo, non si può permettere di lasciare per tre mesi l'Assessorato senza guida per nominare poi un Assessore che verrà scaricato fra una settimana, fra dieci giorni. Questo è un abuso del potere che esercitate.
E allora se queste sono le ragioni, io cerco di analizzare e di capire anche il comportamento del collega Pili in Commissione, perché se è vero quello che ha detto il presidente Floris, che uno dei motivi della crisi sono state le assenze dei colleghi della maggioranza, io vi dico con molta onestà che il futuro Presidente della Giunta regionale è quello che ha accumulato più assenze in Commissione.
Presidenza del Presidente Serrenti
(Segue FADDA.) Ma allora io mi chiedo: perché non è stato possibile fare in modo che questa Giunta si dimettesse dopo l'approvazione del DPEF! Abbiamo offerto anche noi, senza contropartita alcuna, perché capivamo i drammi che la Sardegna stava vivendo, di approvare comunque il DPEF purché Floris si dimettesse. Nessuno ha accettato la proposta delle opposizioni.
Se questa è la situazione, io mi chiedo perché il senatore Comincioli era qui ad ascoltare - ah, è ritornato; adesso mi emoziono, comunque continuo a parlare - l'intervento del collega Fois, che è sotto esame perché Comincioli è venuto a decidere anche quali saranno i futuri Assessori; io non so se a Comincioli sia piaciuto o meno l'intervento, da questo dipenderà se Fois potrà fare l'assessore. Promosso? L'ha promosso anche in altre occasioni, comunque.
Allora dicevo, e lo dico agli amici di Forza Italia, ma è possibile che non si diano le informazioni giuste neanche al vero leader, al vero unico leader di Forza Italia in Sardegna e fate andare il senatore Comincioli con Mauro Pili e il collega Randazzo a Sassari per convincere Amadu a fare l'Assessore. Era preoccupato tra l'altro perché sono arrivati in ritardo e si chiedeva come mai non fossero ancora arrivati. Perché questo viaggio col collega Randazzo? Vorrei chiederti, Alberto, in confidenza e riservatamente: "Ma di che cosa hai parlato col senatore Cominciali, in questo lungo viaggio da Cagliari a Sassari?"
PRESIDENTE. Onorevole Fadda, si rivolga alla Presidenza, lei deve parlare rivolto da questa parte.
FADDA (Popolari-P.S.). Ha ragione, chiedo scusa, guardi a che cosa mi costringe, sono perfino costretto a chiedere scusa anche a lei, dopo quello che ci ha combinato, Presidente! Ha visto come cambia il mondo? Adesso dovrei parlare anche della prima Giunta Floris, perché può darsi ce ne siano altre, e dovrei ricordare tutta una serie di cose, però credo che la Sardegna questo lo sappia.
PRESIDENTE. Faccia pure con comodo, noi abbiamo pazienza!
FADDA (Popolari-P.S.). La Sardegna lo sa già, quindi non c'è bisogno che io ne parli. Dicevo che non è pensabile che tutta la situazione politica regionale ruoti intorno al senatore Comincioli. Non è pensabile, ci vuole un minimo di dignità, e lo dico a voi. Ma che leader andate ad eleggere Presidente della Giunta, se non è in grado neanche di mantenere i rapporti con voi? E' vero comunque che il collega Pili ha preso 152 mila voti, ma adesso vogliamo essere sinceri tra noi? Voi pensate davvero che li abbia presi il collega Pili o non piuttosto Berlusconi?
LOCCI (A.N.). Ma che ce ne frega? Parla d'altro!
FADDA (Popolari-P.S.). Lo so, stiamo parlando della crisi.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, non commentate. Lasciate che l'onorevole Fadda svolga il suo intervento.
FADDA (Popolari-P.S.). Sapesse quante cose lei ha detto in tante occasioni e non ce ne fregava niente, ma l'abbiamo ascoltata con pazienza. Tante volte collega Locci!
LOCCI (A.N.). Non così a vuoto! Sta scadendo!
FADDA (Popolari-P.S.). Lasci perdere, è noto che le eleva lei queste cose, quindi non si preoccupi.
Dicevo, non li ha presi Berlusconi i voti? Allora io sono convinto che è giusto che Berlusconi nomini chi vuole in Sardegna per poter decidere le sorti della nostra Isola. E' lui il padrone dei voti, non rappresentate più, neanche lei onorevole Locci, non rappresentante i vostri voti, e pensare che qualcuno è convinto che la crisi sia stata causata anche dalla legge elettorale. Ma allora io mi chiedo e vi chiedo: ad Assemini, dove governa il centrodestra, con l'elezione diretta del sindaco, è sempre colpa della legge elettorale? I comuni di Sant'Antioco, Carloforte, Capoterra, nei quali sta governando il centrodestra, anche con la nuova legge sono stati tutti commissariati.
Allora io chiedo scusa, dico al giovane Pili, al futuro...
PRESIDENTE. Le diamo il tempo, onorevole Fadda, di arrivare alle conclusioni però concluda in trenta secondi o al massimo un minuto, la prego.
FADDA (Popolari-P.S.). Poi dovrei dire alcune cose io sull'organizzazione dei lavori, ma sto zitto.
Siccome ho riferito prima delle dichiarazioni dell'onorevole Pili sul tasso di occupazione, molto probabilmente è stata trovata una nuova ricetta in Sardegna, per la quale basta approvare le manovre finanziarie con tre, quattro mesi di ritardo, di più non si può, perché le imprese siano contente, perché vi sia lo sviluppo e perché cresca l'occupazione! Con questa crisi, dopo i tre mesi di ritardo della prima manovra finanziaria, i quattro mesi della seconda manovra finanziaria, avete una grande responsabilità, e termino come ho iniziato, ricordandovi quello che la Confindustria e tutte le maggiori organizzazioni, anche quelle sindacali, hanno detto su questa crisi, sul danno che voi avete arrecato da due anni a questa parte ai sardi. Grazie.
LOCCI (A.N.). Ne avete fatto cinque più uno!
FADDA (Popolari-P.S.). L'ho detto prima che ci vuole coraggio per dimettersi. Onorevole Locci, lei è entrato anche da poco, stia calmo!
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Murgia. Ne ha facoltà.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, penso che se parlare molto in aula serve… Proprio adesso doveva entrare!
(Applausi ironici per l'ingresso del consigliere Grauso.)
spissu (d.s.). Ce ne andiamo, ce ne andiamo!
(Mormorii da più parti dell'aula)
PRESIDENTE. Onorevole Murgia, la prego di svolgere il suo intervento e prego gli altri colleghi di fare silenzio.
MURGIA (A.N.). Signor Presidente, colleghi, anche dopo l'intervento del collega e amico Paolo Fadda, io rimango assolutamente persuaso della inutilità di questo dibattito. Ho avuto modo di dichiararlo già nella Conferenza dei Capigruppo, l'ho ribadito ieri e oggi rafforzo la mia convinzione, non trovando elementi di novità sostanziale rispetto agli interventi soprattutto di molti colleghi del centrosinistra incentrati, per la verità, sul pettegolezzo. Oggi siamo qua riuniti soprattutto perché i cittadini sardi vogliono sapere chi sarà il prossimo Presidente della Giunta, quale Giunta verrà formata e con quale programma. Ecco perché certe parole oggi possono apparirci assolutamente inutili.
Un discorso a parte, a mio avviso, merita l'intervento del presidente Mario Floris, ma prima io voglio precisare e ribadire con forza che il Gruppo che rappresento è sempre stato un leale e forte sostenitore del governo uscente. Le nostre fibrillazioni, per così dire, non hanno mai avuto ombre, ma quando abbiamo dovuto sostenere le nostre tesi l'abbiamo fatto sempre alla luce del sole e senza alcun problema, e così sarà sempre. Il discorso di Mario Floris è di grande spessore politico e culturale e muove i sentimenti e le emozioni di chi ha partecipato in questi anni alle esperienze del primo governo di centrodestra dell'Isola. E' un discorso che consegna un politico di primissimo ordine con un patrimonio che non deve essere assolutamente sprecato.
Non voglio soffermarmi sulle ragioni della crisi più di quanto non abbiamo, non abbia fatto in altre occasioni, anche perché, per la verità, molti dibattiti sulla crisi abbiamo fatto che sono stati accordati a quest'Aula, voglio però sottolineare le difficoltà di gruppi e di partiti, una certa crisi di ruolo, di identità e di prospettiva. Uno dei limiti più chiari nell'azione di governo forse è stato proprio la difficoltà a mettere in sintonia ogni singolo aspetto con l'insieme che è la coalizione, il governo generale delle cose che è molto più importante delle singole necessità.
Il centrodestra sardo si è scontrato anche con i limiti di una classe dirigente scarsamente innovativa e che ha difetti di mentalità. Non solo la politica è in ritardo, sarebbe un'accusa troppo ingiusta che non può essere accettata, per cui molti esponenti della Confindustria e delle categorie sociali dovrebbero riflettere anche sulle cose che fanno loro, perché ovviamente la politica e le categorie sociali sono parti importanti alla stessa maniera. La Giunta uscente, per la verità, ha fatto del dialogo con le parti sociali un'arma importante; molta fatica e molto tempo è stato dedicato alla coesione sociale, a una crescita che vedesse tutti protagonisti, attori tutti sul terreno dello sviluppo e delle realizzazioni tangibili. Molte cose certamente debbono essere fatte, ma esse hanno bisogno di orizzonti tranquilli, di serenità e di stabilità. Alleanza Nazionale lavorerà per raggiungere questo risultato, ma farà valere tutto il proprio peso, tutta la propria rappresentatività.
Le crisi solitamente nascono per migliorare le proprie posizioni, la propria forza, il proprio peso; è quello che noi faremo, cercando di essere centrali nella coalizione. Saremo molto precisi nel chiedere rispetto degli impegni e puntualità nell'attuazione del programma, saremo altresì inflessibili con noi stessi nel chiederci un contributo di capacità e di passione. Sappiamo anche che la politica è brutale, per sua definizione, fino all'eccesso: si lavora per trovare soluzioni non sempre facili, si lavora per smussare angoli e spesso si debbono fare scelte tormentate o difficili, tuttavia l'interesse del governo non deve in alcun modo ledere le identità di ognuno. Questa sarà la nostra sfida fino al termine della legislatura; ciò significa lavorare rispettando la collegialità, che spesso è mancata nel Governo uscente, e dare segnali immediati a partire dal DPEF. Sbagliare non sarà possibile; noi stiamo investendo molto della nostra dignità politica e pure personale. Nel contempo certi rapporti politici andranno guardati nel lungo periodo e la pazienza sarà una buona compagna di strada, unita all'approfondimento e all'analisi dei vari problemi.
I tempi per costruire e saldare nuovi rapporti probabilmente non erano e non sono completamente maturi; voglio dire che il dialogo con le forze sardiste e laiche per me, per noi, continua a rivestire grande valore, anche se oggi pare arenarsi. Il futuro ci dirà se questi rapporti potranno migliorare ed estendersi a scelte comuni.
Il centrodestra ha grandi potenzialità, dispone di dirigenti, giovani e di uomini con lunga esperienza e maturità, è dentro il tessuto civile e sociale, è dunque risorsa preziosa per la Sardegna. Dobbiamo credere in questa alleanza e nella nostra forza, dobbiamo avere coraggio, vigore, attenzione. La passione unita al garbo, al confronto continuo, a una sorta di tavolo aperto permanente, debbono essere la nostra guida. La giovinezza è un valore se bene indirizzata, è una virtù se è unita alla capacità di ascoltare, di migliorarsi e di porsi sulle frequenze che viaggiano fuori dal palazzo. Mescolare con perizia la giovinezza, che come è chiaro non ci manca, con l'esperienza, la solidità, l'ascolto continuo è la carta vincente. Sprecarla adesso non avrebbe senso, anche se si deve essere consci che i problemi chiedono soluzioni immediate e non discussioni infinite.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Corona. Ne ha facoltà.
CORONA (F.I.-Sardegna). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, nel 1999, in condizioni di assoluta emergenza politica, nacque una maggioranza che aveva il compito di dare alla Sardegna un governo che potesse assumere il compito di traghettare il sistema regionale verso un modello basato sulla stabilità.
In questi due anni molte cose sono successe: la Giunta del presidente Floris ha impegnato grandi energie per avviare a soluzione tre grandi problemi - dell'acqua, dell'energia e dei trasporti - e anche il più astioso degli avversari politici non può disconoscere i risultati raggiunti, primo tra tutti quello dell'abbattimento delle tariffe aeree. Il Gruppo di Forza Italia è grato e riconoscente alla Giunta e agli Assessori; hanno aggiunto nuovi e sani mattoni alla costruzione di una società e di un'economia regionale che da anni cercano di risollevare le proprie sorti. Il lavoro svolto è stato prezioso e non deve essere perduto, così come la soluzione delle emergenze richiamate più volte: le alluvioni, la siccità, la lingua blu, la notifica alla Comunità Europea e il finanziamento della legge sull'imprenditoria giovanile, i provvedimenti sull'apprendistato, sul commercio, sulla cooperazione, che hanno determinato, come risultato, il miglioramento di diversi indicatori economici.
Io mi sento in dovere di ringraziare il presidente Floris per quanto ha fatto: con la sua esperienza e il nostro sostegno abbiamo saputo superare più di un'emergenza e raggiungere più di un obiettivo. Grazie, Presidente. Onorevole Floris, devo anche rappresentarle la mia stima e il mio affetto personali. Abbiamo raggiunto un grande obiettivo che si chiama continuità territoriale aerea, dobbiamo perseguire un altro grande obiettivo che è quello della continuità territoriale anche delle merci, anche sul mare; dobbiamo assicurare ai sardi acqua, energia e infrastrutture, cioè le condizioni prime per lo sviluppo. Dobbiamo completare la stagione delle riforme, per questo il Gruppo di Forza Italia ha detto un sì convinto alla proposta di istituire un'assemblea costituente che dovrà riformulare il patto dei sardi con lo Stato, con l'Europa, con il Mediterraneo.
Siamo sempre più convinti che alle condizioni date non possa essere il Consiglio regionale, così condizionato dalle dialettiche sulle scelte quotidiane, a riscrivere lo Statuto. Continueremo a ricercare il dialogo anche con quelle forze sardiste e laiche con le quali abbiamo iniziato a discutere. Cercheremo il dialogo con chi dovrà condividere un progetto fortemente autonomista per la Sardegna. Ma il Consiglio regionale deve promuovere anche altre riforme, oltre il nuovo Statuto, che favoriscano la sua produttività e quella dell'apparato regionale, le riforme sulle regole interne di amministrazione, sulla velocità ed efficacia della spesa pubblica. Riforme che oggi sono sempre più urgenti. Non ha molto senso far riscrivere ai sardi il patto che li lega se non si cambiano gli apparati, le burocrazie che devono in concreto indicare i segnali di svolta.
Ancora: dobbiamo darci una legge elettorale che garantisca la rappresentatività di tutti, ma che al tempo stesso assicuri la governabilità ai vincitori grazie a un premio di maggioranza significativo. Tra i risultati, infatti, che i sardi ci chiedono c'è proprio la stabilità; la stabilità coincide con la responsabilità del governo, e un governo responsabile è quanto ci siamo impegnati a far nascere, con un presidente eletto direttamente dalla gente, che alla gente risponde del suo agire politico, e di quello della Giunta che rappresenta.
Ma c'è anche un altro aspetto nell'ambito delle riforme, quello dell'efficacia delle azioni di governo. Tutto quello che è stato fatto in questi due anni difficili non poteva bastare per sciogliere i nodi che intrappolano la nostra potenzialità di crescita. L'azione di governo deve proseguire per annullare tutti i ritardi, le differenze con le restanti parti d'Italia e del continente europeo. C'è anche l'eterno problema dell'acqua che in questi anni è stato avviato a soluzione con la progettazione e la costruzione di importanti opere pubbliche, e con un maggiore e più razionale sfruttamento delle risorse. Assieme all'acqua dobbiamo avere energia, condizione minima per impiantare uno sviluppo stabile e non iniziative temporanee o fallimentari.
E' sui grandi temi della crescita che la nostra coalizione politica di maggioranza dovrà trovare motivazioni forti, slancio ideale, spirito di unità e coesione per un senso di responsabilità nei confronti della Sardegna. Siamo consapevoli che il successo non dipende solo dalla politica regionale ma anche e soprattutto dall'andamento del mercato, di quello che non conosce confini, dalle politiche nazionali e comunitarie. Siamo anche consapevoli che la migliore legge finanziaria non è sufficiente a risolvere da sola ogni problema, però in questa strada... scusi Presidente... però...
PRESIDENTE. Onorevole Sanna Alberto, colleghi, per favore, consentite all'onorevole Corona di concludere il suo intervento.
CORONA (F.I.-Sardegna). Però, in questa strada di sviluppo, noi dovremo tenere davanti, come riferimento costante, alcuni metodi nell'azione di governo che mi permetto ora di indicare. Non sono i colleghi che non siedono in maggioranza i nostri avversari, non sono i partiti dell'opposizione i nostri avversari, sono i problemi della Sardegna che siamo chiamati a risolvere. La battaglia deve essere soltanto contro di loro, perché è questo il senso del governo, con questo spirito Forza Italia vuole affrontare le scadenze dei prossimi giorni, non perdendo mai di vista l'obiettivo fondamentale: offrire ai Sardi una Regione amica dei sardi. Ciascuno di noi prenda idealmente il vessillo della nostra terra e lo tenga alto.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Corona, siamo all'ultimo intervento.
E` iscritto a parlare il consigliere Cugini. Ne ha facoltà.
CUGINI (D.S.). Grazie Presidente. Ieri il collega Floris, nel suo intervento, ci ha comunicato, tra l'altro, che ha dato le dimissioni per senso di responsabilità. Si deduce che era da irresponsabili continuare nella situazione nella quale eravamo. Però quel senso di responsabilità non attenua le responsabilità, perché qualche giorno prima, ossia la settimana passata, subito dopo l'annuncio delle dimissioni, il collega Floris disse, l'hanno pubblicato i giornali e non è stato smentito, "non farò a Pili quello che lui ha fatto a me"; è un'affermazione questa, molto impegnativa e, lo devo dire sinceramente, non vorrei essere nei panni del Presidente "litorina", come lo chiama Pisano; sarà senz'altro così, gli farà molto di più, ne sono convinto.
Però di Pili, se eletto, ne parleremo la prossima settimana. Adesso dobbiamo parlare della esperienza che abbiamo fatto tutti insieme in questi due anni e lo dobbiamo fare pacatamente, come molti miei colleghi del centrosinistra, direi tutti, hanno fatto, perché hanno richiamato ragionamenti e valutazioni che in quest'aula sono state fatte in tante occasioni e che sono state fatte anche, quando è stato possibile, nelle Commissioni nel corso dei loro lavori.
Il Presidente Floris si è sforzato di dire che questi due anni di governo sono stati utili alla Sardegna perché l'hanno collocata dentro una dimensione di sviluppo nazionale e anche, in riferimento alle produzioni, di livello europeo, e quindi la Regione è stata avviata su una strada positiva, dice il collega Floris. Però nella lettera di dimissioni ha scritto delle considerazioni che sono state richiamate in aula anche dal collega Sanna, del Partito Sardo d'Azione, riferite alla difficoltà nella costruzione di una maggioranza politica, ed è di questa difficoltà che noi dobbiamo discutere perché se i colleghi dell'ex maggioranza pensano che basti cambiare il Presidente Floris per recuperare convergenza politica, secondo me sottovalutano le loro difficoltà, e soprattutto vogliono sfuggire ad una valutazione sulla qualità di governo di questi due anni.
Si può dire che le formule che sono state proposte nelle dichiarazioni programmatiche hanno ottenuto consenso e risultati? Se si dice questo, qualcuno di voi, ma non oggi perché il dibattito è finito, quando riprenderemo la discussione sulle dichiarazioni programmatiche del nuovo Presidente, ci dovrà spiegare in che cosa è consistita, voi dovreste saperlo, noi abbiamo limiti di conoscenza, in che cosa è consistita la formula catalana del governo dei sardi. Perché, se c'è stata questa trasformazione culturale ed anche questa trasformazione economica, noi, centrosinistra, opposizioni, non ce ne siamo accorti, però voi che ne avete parlato e che avete avuto la responsabilità di amministrare, dico io, non governare la Regione - poi spiegherò la differenza - ci dovreste dire come è cambiata, come la nostra Regione da Regione sarda è diventata Regione catalana. Perché nessuna delle indicazioni che è stata data in quelle dichiarazioni programmatiche ha prodotto risultati e ha dato una risposta alla gente di Sardegna. Nessuna. Ed aggiungo non la poteva dare, e il mancato risultato non va addebitato ai franchi tiratori, non c'entrano nulla i franchi tiratori. Era una formula per richiamare l'attenzione della gente in Sardegna ma non aveva nessun contenuto programmatico, non lo poteva avere.
L'altro punto, quello della riforma burocratica che è vero, non è un problema solo della maggioranza o dell'eventuale maggioranza, è una questione presente in Sardegna, è vero, costituisce un limite dell'organizzazione della nostra Regione perché è una difficoltà per chi governa la Regione attuare progetti e programmi con l'attuale organizzazione burocratica. E` vero che è così, non è questa una responsabilità che può essere attribuita ai colleghi che hanno fatto maggioranza in questi anni, però è vero che può essere attribuita ai colleghi che hanno fatto maggioranza in questi due anni l'assenza di qualsiasi iniziativa per avviare a soluzione il problema. C'è una iniziativa consiliare, lasciamo perdere i disegni di legge che sono stati elaborati da chi è stato convenzionato, ma c'è almeno una proposta che sia giunta in Aula per snellire le procedure, per trasferire personale nel territorio, per rispondere alle aspettative degli enti locali, delle province, per attuare gli sportelli unici nel territorio? Non c'è, ed anche questo fallimento è addebitabile alla maggioranza.
Si può dire che la partecipazione degli enti locali all'attuazione dei programmi che derivano anche dagli indirizzi dell'Unione Europea è stata una partecipazione collaborativa? Ossia, potrà dire il collega Pittalis, nei prossimi giorni quando interverrà, se si è determinata a livello territoriale la stessa attenzione che c'era allora, quando abbiamo discusso di Piani integrati d'area, che pure erano provvedimenti molto più limitati? No, non c'è stata perché è maturata nel tempo una sfiducia da parte del sistema economico sardo, degli operatori che hanno una dimensione comunale, nei confronti della Regione.
E il DPEF, quello che non ha ottenuto il voto favorevole della maggioranza non perché il collega Giovannelli non è riuscito a votare, non riduciamo tutto a questo, è stato bocciato perché c'è un giudizio non espresso dai colleghi della maggioranza, perché i colleghi della maggioranza hanno rinunciato in questi due anni a svolgere quella funzione che Floris ha richiamato nel suo intervento, non c'è stata partecipazione al confronto in Commissione e in Aula sui documenti. Il DPEF era e rimane un documento estremamente importante per le decisioni che dobbiamo assumere nei prossimi mesi; ma il fatto che sia stato presentato con mesi di ritardo è un fatto questo che merita l'attenzione e il rilievo solo dell'opposizione? Lo dico ai colleghi più attenti, ma per voi il fatto che il DPEF sia stato presentato con mesi di ritardo è un fatto positivo? Lo considerate positivo? Non sentite di dover dire niente nei confronti della vostra stessa maggioranza e della Giunta per questo ritardo?
Il fatto che anche quest'anno dovremo ricorrere all'esercizio provvisorio è anche questa una situazione che non vi fa dire: colleghi, che cosa stiamo facendo? Ma perché abbiamo, nei confronti della Sardegna, questa posizione? Non vi fa dire niente tutto questo? Io non ci credo che voi siate persone insensibili al richiamo della gente, io non ci credo perché molti di voi li conosco, so che non è così. Allora, come si fa a pensare che la soluzione possa essere trovata nei prossimi giorni con un'operazione come quella che è stata messa in piedi? Era da irresponsabili non denunciare questa situazione nei mesi passati, e quindi la responsabilità delle dimissioni di Floris non annulla l'irresponsabilità di due anni di iniziativa politica ed amministrativa in Sardegna. Non lo dico io, lo hanno detto molti colleghi delle opposizioni quello che è avvenuto, però quando la Giunta regionale viene giudicata debole dal sistema produttivo sardo e si rivendica la esigenza di una Giunta forte, si sta parlando di un personale politico che è sotto giudizio e quando si dice che gli investimenti bloccati sono circa 400 miliardi perché i collegati alla finanziaria non sono stati licenziati dal Consiglio, si dice una verità, ma non per noi che la denunciamo, ma anche per voi che la conoscete! E voi pensate che possano essere risolti questi problemi sostituendo Onida con Pietrino Fois, o Pani con non so chi? Liori, glielo auguro se lo vuole fare. Ma io starei attento a dire che andremo incontro a una situazione positiva nei prossimi mesi, perché si possono esaurire le fonti finanziarie, non certamente per i prossimi anni, perché lo dovete riconoscere, l'aumento delle risorse finanziarie è frutto di una iniziativa del Consiglio regionale e del Parlamento nazionale che vi ha visto collocati su posizioni diverse dalle nostre, ed aggiungo legittimamente diverse dalle nostre. E le risorse in Sardegna, si deve dire, non sono mai state ingenti come adesso; però le nuove leggi, quelle che avrebbero dovuto determinare in Sardegna la discontinuità, non sono state proposte al Consiglio; quindi, non ci potrà essere una discontinuità neanche nei prossimi mesi, perché voi non avete prodotto una indicazione di discontinuità, e quindi siete chiamati ad amministrare con gli strumenti dei governi del centrosinistra.
Le leggi che sono state indicate sono state proposte ed approvate dal centrosinistra e molte volte con il voto contrario del centrodestra, e non basta, non è sufficiente un po' di propaganda, così come ha fatto adesso il collega Corona leggendo l'intervento che gli hanno scritto. Non è così che si affrontano i problemi, non si può dire che la continuità territoriale è frutto della sentenza dei giudici o dell'iniziativa del Presidente Floris; ha ragione il collega Giacomo Sanna, va riconosciuto, è frutto di una impostazione politica e culturale e della concezione autonomista, della Regione in Sardegna, è frutto delle scelte dei governi del centrosinistra, regionale e nazionale. Ma perché vi vergognate di riconoscere che molti parlamentari del centrodestra hanno votato contro quella legge! Poi si sono ricreduti, così come è capitato per il metano, ma riconoscetelo, essere onesti con se stessi significa poter parlare con gli altri, guardandoli negli occhi; ma come pensate che io personalmente vi possa prendere in considerazione quando venite a dirmi "la continuità territoriale l'abbiamo fatta noi"; io vi voglio rispettare, ma fatevi rispettare!
Allora voi non siete buoni governatori, siete gestori delle ingenti risorse che avete impropriamente ereditato; se il centrodestra avesse vinto le elezioni in Sardegna avrebbe avuto titolo a governare però le elezioni non le avete vinte, e Floris era un Presidente abusivo, come noi l'abbiamo chiamato, perché era candidato a Presidente e i sardi non l'hanno voluto, e poi gli intrighi del Palazzo l'hanno imposto. Noi non siamo persone che si fanno intimorire dalle presenze, né da quelle che c'erano nei giorni passati, né da quelle che sono arrivate anche recentemente. Però voi dovete comprendere che noi vogliamo difendere questo Istituto autonomista, e questa difesa la dovete fare anche voi colleghi del centrodestra, perché nel giudizio della gente, quando è negativo soprattutto, veniamo messi tutti insieme.
Ed allora io penso che occorra essere tra di voi, e poi tutti assieme, seri e sinceri, siamo di fronte al fallimento dell'operazione che è stata fatta subito dopo le elezioni, e gli amici che sono stati eletti con noi nel centrosinistra, che hanno fatto la campagna elettorale con noi nel centrosinistra, che hanno difeso con noi l'attività amministrativa e politica di governo di centrosinistra, devono anche loro riflettere sulle motivazioni che hanno addotto allora per giustificare la loro partecipazione ad un governo fallimentare. Invece continuate oggi, con argomenti diversi da quelli di ieri, a confermare una linea di tradimento del voto popolare, e poi, qualche volta, fate finta anche di offendervi quando noi vi richiamiamo alla vostra responsabilità. Ma come facciamo a non farlo se voi anche adesso state confermando un fallimento! Perché, badate, ha maggiori responsabilità chi non faceva parte di quella coalizione quando sostiene un governo di minoranza della Casa delle Libertà, e i Riformatori non pensino di salvarsi la coscienza richiamando le riforme, e poi candidandosi a dirigere l'Assessorato non alle riforme ma alla spesa corrente.
Caro Frongia, i decreti sul turismo, l'ha detto il collega Falconi che conosce bene la materia, come sai, sono zero. Ma come facciamo a dire che avete governato bene in quel settore! Lo dice non solo il collega Falconi, che può essere anche fazioso, ma lo dicono anche la Confcommercio, la Confesercenti, la Confindustria e l'Api Sarda! Come potete proporvi, voi che dite che non fate parte del Polo, che vorreste mantenere la vostra autonomia, a sostenere quello che verrà nei prossimi giorni, avendo già sostenuto la vergogna in Sardegna! Perché chi non faceva parte del Polo ha maggiori responsabilità, e l'amico Fantola non se ne può uscire con una battuta sull'esigenza della trasformazione generale dell'organizzazione della Regione Sardegna, per poi andare a sostenere la maggioranza evitando di trattare le riforme.
Voi avrete 41 - 43 voti, la coalizione è sempre la stessa, le difficoltà sono quelle che noi abbiamo richiamato. Pensateci, pensiamoci tutti assieme. La coalizione di centrosinistra non ha i voti per governare. Pensateci, pensiamoci, forse è meglio che sottoponiamo la nostra attività parlamentare, la vostra come amministratori e la nostra come oppositori, al giudizio degli elettori, perché è difficile pensare che si possa creare un clima diverso da quello che c'è stato, si può solo aggravare la situazione. Quindi è bene che si cominci a pensare ai nuovi schieramenti.
Noi opposizioni, lo diciamo, l'avete toccato con mano voi, siamo alternativi, non siete riusciti ad allargare un bel nulla, anzi, aggiungo che siamo alternativi perché abbiamo un progetto diverso e pensiamo che i sardi, i sardi progressisti, si misureranno contro i sardi conservatori, e voi rappresentate i sardi conservatori, ma essere conservatori non significa essere antidemocratici, nel modo più assoluto!
CORONA (F.I.-Sardegna). E' il contrario.
CUGINI (D.S.). Tu non lo puoi capire questo concetto.
CORONA (F.I.-Sardegna). E' il contrario.
CUGINI (D.S.). Gli autonomisti contro i conservatori. Neanche questo puoi capire. In questo quadro - questo te lo devi far spiegare - sono convinto che i compagni sardisti lavoreranno con noi per costruire l'alternativa al progetto, lavoreranno con noi per costruire il progetto, perché di questo c'è bisogno!
CORONA (F.I.-Sardegna). Stai sbagliando pagina.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, la smetta.
CUGINI (D.S.). Non sto usando la pagina che hanno scritto per te, però la prossima volta oltre che fartela scrivere devi anche farti insegnare a leggerla, perché io non l'ho capita.
Chiudo davvero dicendo che la ricomposizione della base elettorale che ha eletto Floris, e che ho visto adesso per un attimo rappresentata, è una ricomposizione che, per la Sardegna e per il Consiglio, non costituisce un buon inizio.
PRESIDENTE. Questo era l'ultimo intervento della discussione che precede l'elezione del Presidente della Giunta, che è l'unico punto all'ordine del giorno. Ricordo agli onorevoli consiglieri che per la validità della votazione, a norma dell'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 19 maggio 1949 numero 250, è necessario l'intervento di almeno due terzi dei consiglieri assegnati alla Regione -devono quindi essere presenti 54 consiglieri - e che, a mente dell'articolo 36 dello Statuto, l'elezione ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza assoluta; sono cioè necessari 41 voti. Prego i colleghi di prendere posto e i segretari di procedere alla chiama.
Avrei bisogno, considerata anche la delicatezza della votazione, della presenza di almeno due segretari della maggioranza e due dell'opposizione. Devo pregare i colleghi di aiutarci a procedere in maniera ordinata, di stare al loro posto, di alzarsi quando saranno chiamati da chi farà l'appello, di esprimere il loro voto e tornare al loro posto.
Votazione a scrutinio segreto per schede
PRESIDENTE. Indico la votazione a scrutinio segreto per l'elezione del Presidente della Giunta.
Ricordo che il voto è segreto, e la segretezza non è garantita se uno prende la scheda per votare e la deposita direttamente nell'urna. Quindi ognuno voti come vuole, ma entri in cabina, pieghi la scheda e poi la depositi nell'urna.
(Segue la votazione.)
PRESIDENTE. Proclamo il risultato della votazione:
Presenti 80
Votanti 79
Astenuti 1
Maggioranza 41
Schede bianche 33
Hanno ottenuto voti: Pili Mauro, 41; Cogodi Luigi, 3; Manca Pasqualino, 2.
Pertanto viene proclamato eletto Mauro Pili.
(Hanno preso parte alla votazione i consiglieri: AMADU - BALIA - BALLETTO - BIANCAREDDU - BIANCU - BIGGIO - CALLEDDA - CAPELLI - CAPPAI - CARLONI - CASSANO - COGODI - CONTU - CORDA - CORONA - CUGINI - DEIANA - DEMURU - DETTORI - DIANA - DORE - FADDA - FALCONI - FANTOLA - FLORIS - FOIS - FRAU - GIAGU - GIOVANNELLI - GRANARA - GRANELLA - GRAUSO - IBBA - LA SPISA - LADU - LAI - LICANDRO - LIORI - LOCCI - LOMBARDO - MANCA - MARROCU - MASALA - MASIA - MILIA - MORITTU - MURGIA - ONIDA - OPPI - ORRU' - ORTU - PACIFICO - PIANA - PILI - PILO - PINNA - PIRASTU - PIRISI - PISANO - PITTALIS - PUSCEDDU - RANDAZZO - RASSU - SANNA Alberto - SANNA Emanuele - SANNA Giacomo - SANNA Gian Valerio - SANNA NIVOLI - SANNA Salvatore - SATTA - SCANO - SCARPA - SECCI - SELIS - SPISSU - TUNIS - USAI - VARGIU - VASSALLO.
Si è astenuto: il Presidente SERRENTI.)
CUGINI (D.S.). Chi si è astenuto?
PRESIDENTE. Si è astenuto il Presidente del Consiglio. Evidentemente lei non ha inteso bene la proclamazione del risultato.
Come stabilito il Consiglio è riconvocato per il giorno 8 novembre, alle ore 11.
La seduta è tolta alle ore 15 e 24.
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