Seduta n.318 del 05/08/1998
CCCXVIII SEDUTA
(Antimeridiana)
Mercoledì 5 Agosto 1998
Presidenza del Presidente Selis
indi
del Vicepresidente Zucca
La seduta è aperta alle ore 10 e 09.
FRAU, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana di mercoledì 29 luglio 1998 (314) che è approvato.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza.
FRAU, Segretario f.f.:
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul Centro Regionale Agrario Sperimentale (C.R.A.S.)". (1080)
"Interrogazione VASSALLO sulla crisi idrica nel territorio ittirese". (1081)
"Interrogazione BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata partecipazione della Regione Sardegna alla Conferenza nazionale dei trasporti". (1082)
"Interrogazione GHIRRA - CUGINI - BERRIA - DETTORI Ivana - USAI Pietro - FOIS Paolo - CHERCHI, con richiesta di risposta scritta, sulla cessione della testata dell'Unione Sarda". (1083)
"Interrogazione FRAU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di grave degrado della pineta di 'Platamona' (Sassari-Sorso)". (1084)
"Interrogazione AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di ottenere immediati risultati dal tavolo Regione-Istituti di credito per rivedere i tassi di interesse riguardanti i mutui contratti dalle aziende agricole sarde gravate da pesanti difficoltà economiche". (1085)
"Interrogazione TUNIS Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sulle notizie della nomina del coordinamento generale dell'E.A.F.". (1086)
"Interrogazione GRANARA - PITTALIS - PIRASTU - LOMBARDO - FLORIS - OPPIA - GIORDO - LOCCI - BIGGIO - BALIA - BALLETTO - SERRENTI - BONESU - MARRACINI - MILIA - FEDERICI - BIANCAREDDU - TUNIS Marco Fabrizio - BERTOLOTTI - LIPPI - CASU sulla grave situazione dei trasporti sulla tratta Carloforte-Portovesme". (1087)
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle interpellanze pervenute alla Presidenza.
FRAU, Segretario f.f.:
"Interpellanza BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sul servizio idrico integrato". (477)
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Si dia annunzio delle mozioni pervenute alla Presidenza.
FRAU, Segretario f.f.:
"Mozione SCHIRRU - CUGINI - DIANA - USAI Pietro - SANNA Salvatore - FALCONI - MARROCU -BUSONERA - GHIRRA - BERRIA - CHERCHI - SASSU - CUCCA - DETTORI Ivana sull'insostenibile situazione di degrado e pericolo in cui versa la S.S. n. 131 - Carlo Felice". (167)
"Mozione LORENZONI - USAI Pietro - GIAGU - FALCONI - CHERCHI - TUNIS Gianfranco sulle necessarie iniziative da intraprendere, anche attraverso l'individuazione di nuove opportunità, per il potenziamento e il rilancio, in Sardegna, del turismo". (168)
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che il consigliere regionale Antonio Loddo ha chiesto di poter usufruire di un giorno di congedo, a far data dal 5 agosto 1998. Se non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.
Sugli insulti rivolti a consiglieri regionali da parte di esponenti politici
PRESIDENTE. E` all'ordine del giorno la discussione della proposta di legge 94/A abbinata al disegno di legge 350/A e alla proposta di legge 379/A " Interventi per la riconversione delle aree minerarie, costituzione dell'Agenzia per le risorse geologiche ed ambientali e soppressione dell'Ente Minerario Sardo", relatore il consigliere Murgia.
Ha domandato di parlare il consigliere Frau. Ne ha facoltà.
FRAU (A.N.). Onorevole Presidente, mi permetta, in apertura di questa seduta, di prendere la parola, non sull'ordine dei lavori, ma direi quasi per fatto personale. Da un po' di tempo i consiglieri regionali vengono malamente insultati, si parla di consiglieri come cani rognosi, si parla di consiglieri come cecchini, cioè si entra nel merito di quelli che sono i voti e le discussioni che gli stessi consiglieri danno in quest'Aula.
Non sarei intervenuto se l'altro ieri lo stesso personaggio che ha detto queste cose, a conclusione della mozione di sfiducia sul caso Cogodi, non avesse rivolto al Gruppo di Alleanza Nazionale (ecco perché dico per fatto personale, perché anch'io faccio parte del Gruppo di Alleanza Nazionale), non avesse testualmente detto, leggo, è virgolettato su un quotidiano della Sardegna, parole che hanno provocato una durissima dichiarazione di Sandro Valentini, segretario generale di Rifondazione: "Oggi si è consumata una sconfitta dei nipotini di quel massacratore di partigiani che fu Almirante. Questa è una vittoria di Rifondazione, di tutti i democratici sardi".
Io credo che Giorgio Almirante non abbia bisogno di essere difeso dal sottoscritto, il sottoscritto si è sempre onorato di essere stato amico e collaboratore, credo che Giorgo Almirante, anche se è scomparso da dieci anni, sia al di sopra, sicuramente, di questo personaggio. Però dico che è veramente grave che noi consiglieri, che facciamo qui il nostro dovere, veniamo insultati in questo modo; credo che il signor Valentini debba sapere, a proposito di quel bando famoso di cui tanto si parlava, in cui Giorgo Almirante veniva accusato di essere un fucilatore di partigiani, che quel bando era falso e gli stessi mascalzoni che avevano ordito il tutto furono condannati. Valentini sa, quindi, che queste cose sono false, pertanto anche lui è un falsario.
Ma ciò che è grave è la seconda parte di questa dichiarazione, "questa è una vittoria di Rifondazione, di tutti i democratici sardi", cioè in questo Consiglio regionale ci sarebbero 38 consiglieri democratici e ben 36 non democratici!
Noi speravamo che questo frasario fosse scomparso, fosse nel museo della politica, purtroppo quando non si hanno altre frecce si dicono queste cose.
Pertanto, onorevole Presidente, io credo sia necessario che anche lei prenda la parola per dire a questo personaggio che bisogna smetterla con l'attacco personale, e all'istituzione e ai singoli consiglieri.
Per quanto riguarda noi di Alleanza Nazionale continueremo la nostra battaglia, come l'abbiamo sempre fatta; sicuramente non ci faremo impaurire da queste cose, le popolazioni, e se siamo in dieci è per questo, buona parte delle popolazioni della Sardegna sono dalla nostra parte, e cercheremo, per quanto è possibile, di difendere questa nostra gente.
Discussione generale del testo unificato della proposta di legge LA ROSA - SCANO - FALCONI - MARROCU - BERRIA - BUSONERA - CHERCHI - CUCCA - CUGINI - DETTORI Ivana - FOIS Paolo - GHIRRA - OBINO - SANNA Salvatore - SASSU - USAI Pietro - ZUCCA: "Soppressione dell'Ente Minerario Sardo (E.M.Sa.) istituito con legge regionale 8 maggio 1968 n. 24. Costituzione di una nuova società per azioni che assume funzioni e competenze nel campo della valorizzazione delle risorse geo-minerarie ed ambientali della Sardegna. Abrogazione della legge regionale 8 maggio 1968 n. 24" (94); del disegno di legge: "Interventi per la riconversione produttiva delle aree minerarie e per il riordino e la dismissione delle partecipazioni dell'Ente Minerario Sardo e delle società finanziarie regionali di settore" (350) e della proposta di legge BALLETTO - FANTOLA - SECCI - BONESU: "Soppressione dell'Ente Minerario Sardo e riordino delle società controllate e collegate" (379)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato della proposta di legge 94, del disegno di legge 350 e della proposta di legge 379. Dichiaro aperta la discussione generale. Ha facoltà di parlare il consigliere Murgia, relatore di maggioranza.
MURGIA (Gruppo Misto), relatore di maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, arriva oggi in aula una proposta di legge che è il risultato di un lavoro molto complesso e faticoso, che testimonia, d'altra parte, la complessità e la difficoltà del tema che si è dovuto affrontare; è il risultato dell'unificazione di tre diversi testi presentati al lavoro della commissione, lavoro di unificazione fatto prima nella sesta commissione e successivamente nella commissione uno, per un disegno di legge che affronta una varietà consistente di temi, anche se uniti da un filo logico, che è il desiderio di dare uno strumento, un indirizzo, una svolta ad una lunga storia produttiva, culturale, politica, di grandi zone della Sardegna e che hanno influenzato ogni aspetto della vita dell'Isola per un lungo periodo di tempo.
Questa legge testimonia il fatto che un'epoca della storia economica della Sardegna, quella mineraria, delle grandi miniere, è davanti ad un punto sostanziale di svolta. Non significa che è finita l'attività mineraria, noi ci auguriamo che alcuni grandi fatti produttivi sopravvivano, siano sviluppati, che diano ancora benessere alle popolazioni della Sardegna, e sto parlando in particolar modo della questione della Carbo-Sulcis, sto parlando della miniera a Silius, che ha ancora una possibilità di produzione davanti a sé. Ma tutta la vicenda del minerario metallifero del Sulcis Iglesiente, del Gadonese, del Nuorese, di altre miniere che hanno interessato la nostra Regione, è sostanzialmente un capitolo chiuso dal punto di vista produttivo. La legge si propone quindi di dare una risposta ad un problema che non è semplicemente quello di cessazione di un'attività produttiva di chiusura di una fabbrica e di sistemazione delle conseguenze di tale chiusura, ma ci troviamo alla chiusura di una civiltà mineraria e alla necessità di riorganizzare importanti sezioni del territorio sardo in funzione di un diverso tipo di sviluppo, per cui i compiti da sviluppare non riguardano soltanto un problema di liquidazione, di chiusura di attività e di ricollocazione dei dipendenti ancora rimasti in tale attività, e di privatizzazione del resto; riguardano problemi di ridare una prospettiva di sviluppo diversa alle zone che, fino a questa fase, hanno dovuto dipendere dall'attività mineraria, e che su quell'attività si sono strutturate dal punto di vista territoriale, dal punto di vista dei servizi, delle scuole, della cultura e via dicendo.
C'è il problema di risanare il territorio interessato da un'attività che come nessun'altra impone dei cambiamenti alla morfologia del suolo e che lascia tracce così consistenti e vistose della sua attività; c'è il problema di valorizzare quel patrimonio edilizio territoriale che questa attività ci ha lasciato e che in qualche modo può costituire esso stesso fonte di reddito e di sviluppo; c'è da salvare tutto il patrimonio di professionalità, di cultura, di scienza, di tecnologie che, alla chiusura di tante importanti attività minerarie, è sopravvissuto e che può essere proiettato nel futuro, sia per una nuova sensibilità che in tutto il mondo esiste riguardo ai problemi di tutela e di valorizzazione del territorio, sia per quanto riguarda la possibilità di mettere a disposizione, soprattutto dei paesi in via di sviluppo, quelle professionalità, quelle tecnologie e quella cultura, quella capacità di ricerca che, negli anni scorsi e nei decenni e nei secoli scorsi, si è formata nella nostra Regione.
Per cui è una legge che, da un certo punto di vista, rappresenta un elemento di chiusura, un elemento di cessazione di attività, dall'altra parte cerca di rappresentare un elemento di proiezione verso il futuro.
Una legge strutturata, quindi, in modo tale che sia chiaro che la attività principale, il cuore della legge, il nostro impegno, debba riguardare innanzitutto il futuro delle zone nelle quali si è sviluppata l'attività mineraria, attraverso un impegno della Regione per il sostegno alla riconversione delle aree minerarie, sostegno alla riconversione che avviene attraverso il sostegno a nuove attività produttive di beni e di servizi che in tale area si devono collocare, e quindi riservando a queste aree e a queste attività sostanzialmente una quota di incentivazione che consenta di attrarre verso questi territori delle attività sostitutive, capaci non tanto di reimpiegare i lavoratori, anche se questo è un grosso problema, ma capaci di innescare diversi meccanismi di sviluppo in queste aree.
Il secondo filone di riconversione e di rilancio di queste attività è dato dalla valorizzazione del territorio, cioè si ritiene che la consistenza del patrimonio edilizio, la bellezza delle risorse naturali, l'interesse storico, culturale, museale che può derivare proprio dai fenomeni di archeologia industriale che, è dimostrato, attraggono notevoli masse di visitatori in tutte le regioni del mondo che hanno provveduto a salvaguardare e a valorizzare le testimonianze delle civiltà minerarie, possono essere utilizzati per dare uno sviluppo turistico-culturale a questi settori.
Terzo elemento: nelle aree minerarie, in considerazione della presenza di quanto dicevo prima, la valorizzazione della cultura, della storia, delle professionalità esistenti, è possibile allocare grosse importanti iniziative, di formazione, di ricerca, di sostegno alle imprese che ancora continueranno nello sfruttamento delle risorse minerarie, ambientali e delle risorse di cava della nostra Regione, è possibile allocare degli importanti centri di formazione, destinati soprattutto a valorizzazione quella che sempre richiamiamo, la posizione geografica della Sardegna, la centralità mediterranea, la possibilità di fornire ai paesi dell'Africa, del Medio Oriente, di tutto il mondo, quelle competenze necessarie a sfruttare le loro importanti risorse geologiche.
Per fare questo è previsto un sistema di incentivazione, un sistema di infrastrutturazione che si avvalga delle più aggiornate forme di intervento pubblico, che non riguardano quindi soltanto la disponibilità di incentivi, ma la disponibilità ad elaborare piani di intervento, a sviluppare accordi di programma con i soggetti privati, con gli enti locali, per creare delle iniziative integrate e capaci di utilizzare tutte le sinergie che possono essere adottate in questo territorio.
In questo quadro è previsto il ruolo preminente dell'ente locale, del privato che deve fare iniziative, e della Regione che deve avere compiti di coordinamento, di indirizzo, di dotazione di strumenti di realizzazione di queste attività.
Ma in particolare l'attenzione credo si debba concentrare sulla funzionalità di questa legge a un'ipotesi che nel frattempo si è costruita e che sta camminando, sta andando avanti in campo nazionale e internazionale, che è quella di compendiare in un grande progetto di un parco geominerario della Sardegna quanto dicevo sulla tutela e valorizzazione del territorio di queste aree. E` un progetto adottato dall'UNESCO, sul quale dovrà esserci una legislazione nazionale, sulla quale c'è un pegno del Governo per un investimento in questa direzione, c'è un riconoscimento della straordinaria ricchezza che abbiamo da difendere e da valorizzare. La legge prevede, quindi, la dotazione anche da parte della Regione di strumenti capaci di aderire e di avere un ruolo attivo in questo grande disegno del parco geominerario dell'UNESCO, quindi patrimonio mondiale della natura e della cultura dell'umanità, che si va creando.
Ecco perché nella stessa legge che prevede la chiusura, la liquidazione dell'Ente Minerario Sardo, la privatizzazione completa delle attività che in esso si svolgono, è prevista anche la costituzione di uno strumento tecnico agile, capace di rappresentare questa apertura verso il futuro delle zone minerarie, verso il futuro della Sardegna, verso un nuovo rapporto tra la Regione, i cittadini, i comuni, le amministrazioni locali e il loro territorio, un rapporto non più di sfruttamento, di distruzione dell'ambiente, di sottovalutazione della sua qualità, ma uno strumento capace di incentivare, di regolare, di indirizzare e di sostenere quelle attività private di cava, di ricerca di minerali industriali, di ricerca mineraria, che ancora possono e devono essere sviluppate nella nostra Regione, dove è in atto non soltanto un grande e importante intervento per quanto riguarda i materiali lapidei, i materiali per l'edilizia in generale, ma ci sono importantissime evoluzioni e sempre maggiori interventi per quanto riguarda l'estrazione di materiali legati all'industria della ceramica che, ci auguriamo, una politica accorta e intelligente della Regione possa anche portare a localizzare nella nostra Regione.
Quindi c'è il problema di fornire servizi, di indirizzare, di regolare, di rendere compatibili con l'ambiente queste attività, e quindi di una intelligente presenza della Regione che ha bisogno di una dotazione, di una strumentazione tecnica professionale, adeguata alla bisogna, e che non si ritiene valido affidare esclusivamente al personale dipendente direttamente dagli Assessorati regionali competenti, ma si ritiene più utile enucleare e organizzare in una struttura con capacità di intervento maggiore, quale appunto quella di un'agenzia come previsto dall'articolo 5 della proposta di legge. Un'agenzia che predisponga quanto dicevo prima in ordine alla conservazione, alla tutela della cultura mineraria, dei saperi scientifici che in essa si sono realizzati e che costituisca un'intermediazione tra questi saperi, questa cultura, il proseguire della ricerca universitaria e la fornitura di queste conoscenze a dei soggetti che hanno bisogno di tali conoscenze. E` in corso già adesso un progetto di fattibilità voluto dal Ministero degli esteri per inserire nell'ambito degli aiuti ai paesi terzi, al terzo mondo, come forma di aiuto, non più sostegni di carattere assistenziale, ma appunto sostegni scientifici, per cui conservando alcune realtà della nostra zona, alcuni cantieri capaci di diventare non più un fatto di estrazione di minerale, ma una scuola, un cantiere prova, è possibile e questo studio prevede la costituzione nella nostra Regione di un'autentica scuola per tecnici minerari di altri paesi, capace non soltanto di trasmettere e di fornire queste tecnologie, ma anche di mettere le premesse per importanti rapporti commerciali, industriali, di collaborazione tra il nostro sistema di imprese e questi paesi del terzo mondo.
Questa agenzia che si dovrebbe costituire diventa strumento, interfaccia del progetto nazionale e mondiale del parco geominerario, costituendosi e rendendosi utilizzabile come strumento tecnico al servizio delle comunità locali che dovranno gestire in proprio la realtà del parco geominerario, e che però avranno bisogno di una sede centrale e di uno strumento che li metta in condizione di valorizzare questa opportunità di sviluppo per la nostra Regione e soprattutto questa opportunità di conservazione culturale importante di un aspetto fondamentale della nostra identità, dalla quale l'aspetto della storia mineraria non può essere certamente separato.
Va sottolineato che nell'intenzione del legislatore e nel testo questa attività esclude totalmente ogni possibilità di riproporre, in qualsiasi forma, attività di impresa diretta da parte della Regione, anche semplicemente di partecipazione di queste società a iniziative imprenditoriali. Si è voluto con questo dare un taglio netto al passato, segnalare una svolta culturale innanzitutto, oltre che politica, nell'approccio con questi problemi, per cui questo è uno strumento in cui la Regione interviene, stimola, regola, propone, assiste, ma non interviene nel campo economico, non si impegna in attività produttive dirette.
Un'agenzia che dovrà raccogliere in sé il meglio delle professionalità esistenti nel sistema minerario, per certi versi, e in numero limitato, e che dovrà agire prevalentemente, anch'essa, non con propria attività diretta, ma stimolando, organizzando e mettendo a disposizione dei soggetti fruitori di questi servizi le capacità esistenti nella società sarda, nelle imprese di servizio che pure esistono, sia pure in forma limitata in questo campo, nei professionisti, soprattutto della geologia e dell'attività mineraria, che dovranno essere sollecitati a collaborare con questo sistema. Non diversamente da quanto sostanzialmente si fa con organi che in altri campi aiutano le imprese a fornirsi di opera di società private, di assistenza e di consulenza, come il Consorzio 21 e queste altre attività.
Dico questo per evitare l'equivoco che è insorto da parte di taluno nel considerare questa agenzia come un concorrente di ordini professionali, di privati professionisti e di società private di consulenza. In realtà il compito di questa agenzia è quello di sollecitare queste presenze, di ampliarne il mercato, di portarle fuori dal provincialismo della Sardegna, per immetterle su un mercato più vasto, per dare una possibilità anche a loro di fare un grande salto di qualità.
E` prevista quindi -venendo alla parte che invece riguarda non la prospettiva ma la sistemazione di una serie di rapporti derivanti dalla storia mineraria del passato -la liquidazione dell'Ente Minerario Sardo e la completa privatizzazione delle società vendibili, cedibili sul mercato, ad esso facenti parte. Devo dire che si tratta, in realtà, del completamento di un'iniziativa, perché molte attività sono già state privatizzate in questa fase; e si tratta, ovviamente, di una complessa operazione, perché c'è tutto il problema della destinazione, per esempio del patrimonio immobiliare, che è la base poi del programma di rilancio, in certa misura, delle attività in questo territorio, che saranno regolate in dettaglio con un ordine del giorno che verrà sottoposto al termine della discussione su questa legge e che prevede un complesso meccanismo in cui, fatto salvo il principio di sussidiarietà dell'iniziativa in termini generali, cioè della priorità dei comuni e degli Enti locali nell'individuazione di utilizzo di questi beni e nella valorizzazione degli stessi beni, li tenga comunque all'interno di un progetto generale complessivo di sviluppo, tale da evitare la dispersione in una miriade di soggetti, tale da evitare una frattura eccessiva tra la necessaria attività di messa in sicurezza di risanamento ambientale e di valorizzazione di questi beni, che sarebbe assurdo da subito disperdere in modo indifferenziato, ripetendo esperienze che già nel passato hanno dimostrato come importanti porzioni del territorio, pure a disposizione delle comunità sarde, non hanno subito in realtà alcun processo di valorizzazione, ma semmai hanno avuto un processo di degrado.
Allora, in quest'ordine del giorno, se risulterà evidente l'intenzione che in questo progetto organico e trasparente di utilizzo di questi beni immobili, salvaguardiamo il ruolo, la preminenza dell'Ente Locale, del comune, ma collocato all'interno di un meccanismo che consenta efficienza al processo di valorizzazione e di tutela di questi beni.
La liquidazione prevede che sia fatta da un soggetto, in tempi limitati, diciotto mesi di tempo per sviluppare l'attività, che consiste nel completamento del processo di privatizzazione, nella individuazione dei beni immobili e di un programma di destinazione di questi beni, nell'attività di ricollocazione dei dipendenti stessi.
Per il problema della ricollocazione e del destino dei lavoratori facenti parte del sistema dell'Ente Minerario Sardo in questa fase sono sostanzialmente previste tutte le garanzie, tutti i meccanismi più aggiornati che abbiamo avuto occasione di sperimentare nel sistema italiano, in particolare abbiamo visto nel sistema della privatizzazione, delle partecipazioni statali, e che prevedono quindi la possibilità di mantenere questi dipendenti, intanto all'interno di una struttura societaria che abbia il compito da una parte di gestire questo processo di ricollocazione e dall'altra parte, per evitare carichi inutili, per evitare anche una deprofessionalizzazione dei dipendenti stessi nelle more dell'attività di ricollocazione, preveda l'utilizzo in questi interventi di risanamento ambientale, di messa in sicurezza, di valorizzazione degli immobili stessi dell'Ente Minerario Sardo.
Nel contempo sono previste sia incentivazioni all'esodo volontario dei dipendenti, e questo significa sollecitarli, attraverso la dotazione di un certo capitale iniziale ed aiutandoli anche a ricorrere alla legislazione regionale e nazionale sull'imprenditorialità, a impegnarsi su un terreno di piccola imprenditorialità, di attività autonoma che essa stessa può costituire, e ha costituito in diverse zone della Sardegna, un fatto di sviluppo della nostra Regione. Viene incentivata l'assunzione di questi dipendenti da parte di operatori privati che ne facciano richiesta, viene agevolato il percorso che colloca le fasce più anziane al pensionamento, al ritiro da parte del mercato del lavoro. Il tutto senza licenziamenti e senza assistenzialismi, dannosi non soltanto dal punto di vista economico, ma soprattutto dannosi rispetto alla professionalità e la valorizzazione stessa della professionalità e la tutela della dignità dei dipendenti stessi.
Il meccanismo, che è sorretto infine da una norma finanziaria, è evidentemente non proporzionata alle ambizioni e alla necessità della legge stessa, o meglio, ci sembra adeguata, in linea di massima, per quanto riguarda lo scorcio di quest'anno, del '98, che prevede ovviamente per i tempi di attuazione della legge, per i tempi tecnici di effettuazione di questa legge, dei tempi che non consentirebbero probabilmente una maggiore spesa. Mentre risulta non sufficientemente dotata per quanto riguarda gli anni prossimi; probabilmente per quella data sarà necessario, sia in sede di discussione della proposta di bilancio per il '99, sia in sede di trattativa col Governo, quindi rendendo più stringente l'investimento del Governo nel risanamento ambientale, nel parco geominerario, nelle attività di formazione, che prima ricordavo, ricorrere e attivare le necessarie risorse finanziarie che dovranno completare e rendere praticabile questa legge.
In assenza di questa legge devo dire, o in presenza di una grave amputazione di sue parti, viene meno un disegno complessivo, questo non rappresenterebbe uno smacco per la maggioranza in Consiglio regionale, rappresenterebbe un grave insulto alla storia dell'attività mineraria della nostra Regione, rappresenterebbe un grave atto di autolesionismo regionale, non valorizzare un patrimonio geologico-minerario-culturale-industriale, quale quello che ha la nostra Regione, sarebbe assolutamente incomprensibile per qualsiasi Regione moderna, civile e non verrebbe capito, innanzitutto, dalle migliaia e migliaia di persone che ci invidiano questo patrimonio e che chiedono che venga messo a disposizione per una fruizione intelligente, costante e continua, sarebbe un atto di sabotaggio nei confronti delle possibilità di sviluppo della nostra Regione, che non possiamo assolutamente permetterci.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore di minoranza, il consigliere Balletto. Svolge la relazione di minoranza il consigliere Balletto; intanto sollecito i colleghi che intendono poi intervenire di iscriversi, così organizzeremo meglio i nostri lavori.
BALLETTO (F.I.), relatore di minoranza. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo esaminato con molta attenzione questo disegno di legge e l'esame non si limita al suo contenuto, ma è frutto di un approfondimento e di una conoscenza dei problemi dell'EMSA che durano da quattro anni e possiamo affermare, in questo momento, in questa circostanza, che il disegno di legge, la proposta di legge unificata non ci soddisfa affatto perché non è una riforma.
Mi riallaccio a quanto poc'anzi affermato dal relatore di maggioranza; si è detto che sarebbe un delitto non valorizzare questo grande patrimonio geominerario, si è detto anche che migliaia e migliaia di persone non capirebbero se non si valorizzasse, mi viene subito da rispondere che ci sono, a fronte di quelle migliaia, milioni di persone che non comprenderebbero se questa valorizzazione venisse fatta dal potere pubblico, con i mezzi e gli strumenti che ha sempre esercitato sino adesso.
Quindi siamo alla fine della legislatura, ed è difficile invocare chiarezza, affermazioni coerenti, responsabili ed è tanto più difficile quanto più il termine finale della legislatura si avvicina, quindi la demagogia la fa da padrone e in questa circostanza siamo di fronte alla apoteosi della demagogia.
Come è notoriamente risaputo le forze politiche
dell'opposizione, rappresentate dal Polo per la Libertà, sin dalle
primissime fasi di questa legislatura si sono incessantemente
adoperate per mettere a nudo e portare all'attenzione della
pubblica
(ES/05) opinione la gravissima situazione in cui versa l'Ente
Minerario Sardo e il gruppo di società da esso controllato,
attraverso il quale la regione Sardegna ha assunto la veste di
imprenditore, di un pessimo imprenditore, come peraltro comprovano
tutte le analoghe iniziative di intromissione del potere pubblico
nell'economia di mercato.
Alla base dell'insostenibile situazione dell'EMSA stanno le perdite che derivano dagli investimenti fatti, e voluti da politici irresponsabili in iniziative imprenditoriali impossibili e, peggio che mai, le perdite di gestione di tutte le aziende che fanno parte del sistema, quasi tutte amministrate da personaggi senza scrupoli e finora impuniti, all'insegna dell'inefficienza più assoluta.
E mentre si afferma questo, nell'attribuire le responsabilità di ordine patrimoniale sicuramente, e forse anche penale, nell'ipotesi in cui si sia dilapidato risorse e patrimonio pubblico, qui piace salvare le maestranze e i dipendenti di quel sistema, che sono gli unici incolpevoli della situazione in cui essi si trovano; tutte amministrate da personaggi, ripeto, lo affermo, senza scrupoli e finora impuniti, all'insegna dell'inefficienza più assoluta.
Così che per numerosi decenni si è assistito al continuo spreco di denaro pubblico che non è azzardato quantificare in qualche migliaio di miliardi, perché non sono, signori, solamente le perdite della gestione, solo negli ultimi due anni siamo oltre i duecento miliardi, ma sono gli investimenti che sono stati fatti in iniziative che non avevano assolutamente la possibilità di stare sul mercato.
I processi di integrazione europea e l'allargamento dei mercati, che vanno sempre più delineandosi, quale diretta conseguenza della generalizzata affermazione dell'economia di mercato, escludono nel modo più categorico la sopravvivenza, sotto qualsiasi forma, di un ente che sovrintenda, o peggio, che gestisca un comparto di attività quali sono quelle delle materie prime e del ripristino dei territori devastati dall'attività mineraria.
Il venire meno, e da tempo ormai, dei presupposti che in un ben individuato periodo storico portarono all'istituzione dell'EMSA, impongono con urgenza indilazionabile l'affermazione di una primaria esigenza, quella cioè di ricondurre la ripresa e lo sviluppo delle aree minerarie all'interno di una logica di sviluppo globale, che preveda un insieme coordinato di azioni da attuarsi attraverso l'utilizzo degli strumenti ed organismi regionali e nazionali già esistenti e non nuovi, ed appositamente creati per svolgere attività di promozione e di gestione dello sviluppo economico - imprenditoriale; qua, invece, si assiste alla moltiplicazione degli enti.
La classe politica regionale al potere si è dimostrata insensibile a questo processo, quanto meno nei fatti, anzi, la più immediata sensazione è che vi siano stati tentativi, per niente riusciti all'evidenza dei fatti, di opporsi a questo processo innovatore di dimensioni internazionali. Ne è derivato che la Regione ha continuato a sostenere il sistema EMSA con ingenti stanziamenti di fondi pubblici, ottenendo il solo risultato di alimentare una situazione di radicale diseconomicità gestionale delle società del gruppo.
Il presente provvedimento normativo, presentato come proposta di testo unificato, non fa altro che recepire il disegno di legge della Giunta, trascurando del tutto i contenuti veramente riformatori della legge 379. Aggiungerei, anzi, che la proposta, il disegno di legge, così come esce, come è stato elaborato, come è stato licenziato dalla prima Commissione, esce fortemente peggiorato perché occorre, con onestà, riconoscere che il disegno di legge presentava aspetti nettamente superiori all'attuale proposta.
E` evidente che in quella circostanza gli estensori del disegno di legge, quindi il responsabile dell'esecutivo, si sono posti di fronte ad un problema serio, ma gli appetiti del Consiglio all'interno, le pressioni territoriali hanno portato veramente a stravolgere questo provvedimento già censurabile, ma che senz'altro era migliore, da parte del Consiglio, o meglio, delle Commissioni.
Non può infatti considerarsi vera riforma ciò che trascura le effettive esigenze di cambiamento, dettate da situazioni oggettive ed indiscutibili. Vediamone brevemente i perché.
E` solo falsa riforma quella che prescinde dalla necessità di eliminare le grandi sacche di spreco e di inefficienza, che si annidano nel sistema delle partecipazioni del gruppo EMSA. Infatti, così facendo, si continua a sottrarre notevoli risorse da quelle ormai ridottissime agli investimenti produttivi, i quali notoriamente sono gli unici capaci di assicurare sviluppo e stabile occupazione.
Non è stata assolutamente superata la vecchia concezione, secondo la quale dalle ceneri dell'organismo che si intende sopprimere, deve necessariamente sorgere un nuovo ente che di nuovo ha solamente il nome, ma che di fatto ne amplia le funzioni e il campo d'azione nel perseguimento di logiche assistenziali e clientelari, disinteressandosi dell'economicità della gestione aziendale.
Nel caso che ci riguarda questo concetto è stato addirittura allargato, dato che l'EMSA non si estingue, o perlomeno ciò non si verifica in tempi brevi, poiché è prevista la costituzione di un nuovo organismo di diritto pubblico, l'agenzia per le risorse geologiche ed ambientali, ARGEA, ed infine, prescindendo dal fatto che già esistono organismi nazionali a ciò istituzionalmente preposti, si costituisce un nuovo soggetto, attraverso una machiavellica operazione di fusione o di incorporazione tra società del gruppo, che più di ogni altra dovrebbero essere sciolte, per la gestione del personale dipendente non ricollocato.
Non si è voluto, restando ostinatamente aggrappati alle logiche accentratrici e stataliste del passato, restituire al libero mercato le attività che oggi sono esercitate dall'ente pubblico con posizione dominante se non monopolistica, per lo più sostenute da aiuti della Regione, in contrasto con le direttive comunitarie e per le quali l'Unione europea ha avviato le procedure di infrazione che si concluderanno inevitabilmente con una condanna, e all'obbligo della restituzione di centinaia e centinaia di miliardi.
Si sono voluti escludere, a dispetto del principio di sussidiarietà, nella logica del processo di modernizzazione istituzionale in atto nel Paese, i comuni interessati alla programmazione e alla gestione degli interventi nei rispettivi territori.
Questo ennesimo atto di prevaricazione si è consumato con la mancata previsione del trasferimento ai comuni degli immobili, terreni e fabbricati, che risulteranno inutilizzati o invenduti al termine del processo di liquidazione dell'EMSA.
Ma ciò che assume aspetti di maggiore gravità, e per sé stesso è fonte di grosse e preoccupanti perplessità, è rappresentato dal fatto che si è voluto agire a dispetto della volontà dei comuni, i quali ripetutamente ed insistentemente hanno avanzato, nelle sedi opportune, apposite richieste di assegnazione in proprietà di tali beni; tutto questo in barba al dilagante assunto da tutti proclamato ma mai attuato dalle forze della conservazione: facciano le Regioni ciò che non deve fare lo Stato, facciano i comuni ciò che non devono fare le Regioni.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Cherchi. Prego coloro che intendono intervenire di iscriversi nel corso del primo intervento. Ha facoltà di parlare il consigliere Cherchi.
CHERCHI (Progr. Fed.). Il testo unificato che oggi il Consiglio discute è, credo, una tappa importante che questa maggioranza, questa legislatura si è data per affrontare e finalmente risolvere un problema che è una realtà, una situazione che è stata finora, diciamolo pure, nell'occhio del ciclone.
Esordisco dicendo che non credo ai teoremi e che non condivido minimamente le questioni poste dal collega Balletto nella sua relazione di minoranza, non credo che vi siano stati vertici spreconi, machiavellismi, e diciamo anche azioni tese a compiere volutamente reati.
Dico, invece, che il Consiglio regionale oggi si trova ad affrontare globalmente una situazione, un problema, ma dietro questa situazione e questi problemi territori, Comuni, persone, lavoratori e un'altra grossa incognita: il futuro, che dobbiamo disegnare per questi territori, per queste persone, per questa attività. Un'attività che ha segnato un'epoca storica importantissima per parte della Sardegna, un'attività che non è stata evidentemente sempre supportata dall'intervento regionale, ma ha conosciuto ai suoi esordi anche il volto brutale del lavoro sottopagato, di un lavoro fatto quasi di schiavitù, di fanciulli, di donne che lavoravano nella miniera e nella miniera hanno lasciato la vita.
Non è solo la nostra storia, ma anche una storia fatta di sacrifici, di dolore, e pure attraverso questi sacrifici e questo dolore è anche una storia di riscatto, una storia di un territorio, delle popolazioni di tutta la Sardegna che corsero nel Sulcis, nell'Iglesiente, nel Guspinese a lavorare nelle miniere; fu un'occasione di riscatto per quei lavoratori e per quelle popolazioni che si spostarono, ed è stata anche un'occasione di affermare il valore del lavoro, il lavoro come valore etico, il lavoro come riscatto da una situazione di povertà, da una situazione di quasi schiavitù, di presa di coscienza dei propri diritti di uomini, di cittadini, di lavoratori, di crescita politica, di crescita individuale, di crescita sindacale.
E` un patrimonio che non possiamo liquidare in quattro righe o in qualche articolo, mettendo sopra un timbro "visto si cambi", si chiuda e si cancelli questo periodo, questa storia, l'umanità che ha dato vita a questa esperienza così importante.
Dobbiamo fare molte riflessioni, credo la discussione sui vari articoli, sugli emendamenti che senz'altro saranno presentati, ci consentiranno di entrare nel vivo di questo testo unificato, di queste varie proposte.
Credo che nella discussione generale dobbiamo riflettere su quello che vogliamo che sia effettivamente questa riforma, su quello che vogliamo mantenere, su quello che vogliamo cancellare. Chi di noi non vuole cancellare quello che non va in un mondo proiettato nel duemila? Evidentemente non vogliamo continuare un sistema di sprechi, non vogliamo continuare un sistema economico - produttivo che non è più competitivo sui vari mercati, evidentemente vogliamo trovare delle nuove vie che consentano di mantenere, di riordinare, di coordinare tutte le attività minerarie oggi esistenti in Sardegna.
Ma questo nuovo periodo dobbiamo aprirlo riflettendo sul passato, mantenendo vive certe memorie, certi valori che questo passato e anche l'attuale presente rappresentano, e conservare, secondo me, tutto quello che di positivo, di intelligente che ci viene da questa esperienza.
Intanto non possiamo azzerare la situazione storico - culturale; sarebbe annientare una parte della nostra storia, della storia degli uomini della Sardegna, dobbiamo salvaguardare un patrimonio di memorie, di conoscenze tecniche, di valori. Come dire che non possiamo minimamente non pensare a quello che ha rappresentato e continua a rappresentare, per esempio, dal punto di vista scientifico, la formazione universitaria sarda.
Soltanto in Sardegna... non solo in Sardegna naturalmente, ma soprattutto in Sardegna vi sono esperienze di questo tipo: l'università che affianca allo studio la pratica, la produzione mineraria; vogliamo pensare che dobbiamo chiudere questa nostra esperienza? Non credo. Vogliamo azzerare tutto il patrimonio che in tutti i piccoli paesi del Sulcis, dell'Iglesiente e del Guspinese rappresenta ogni miniera, ogni laveria, ogni discenderia, ogni piccolo nucleo, agglomerato di case, che tanto hanno rappresentato nella storia del movimento operaio della Sardegna, del movimento delle miniere della Sardegna? Vogliamo azzerare, con progetti di cancellazione e di rimozione di questo problema, una realtà, una vita che è tanta parte della nostra storia e tanta parte della nostra coscienza di uomini, di lavoratori?
Credo che questo non dobbiamo farlo, e credo che questo non sia consentito nemmeno dal testo unificato che oggi si presenta. Prevedere una riconversione produttiva - occupazionale di tutte le aree minerarie significa mantenere la memoria, significa però aprirsi al futuro e decidere cosa di nuovo vogliamo fare.
Parliamo di sicurezze, di messa in sicurezza, di risanamento ambientale, di riuso e valorizzazione degli immobili, delle località che alle miniere sono legate, ebbene, questo credo che sia l'approccio più corretto e anche più produttivo che possiamo prevedere per questo comparto così importante per la Sardegna.
Il risanamento ambientale non vuol dire rimozione; il risanamento ambientale vuol dire valorizzare quello che intorno alle miniere e nelle miniere stesse è stato realizzato, significa proporlo non soltanto a noi sardi, ma a tutti coloro che lo apprezzano e che forse lo apprezzano anche più di noi, rispetto ad un territorio così particolare, così selvaggio in suoi taluni aspetti naturali, ma anche dove l'intervento dell'uomo è stato così importante da modificare, sotto molti aspetti scientifici, l'ambiente stesso.
Gli incentivi agli investimenti produttivi, cito alcuni dei titoli degli articoli: "La privatizzazione". E` evidente che ci dobbiamo porre questi obiettivi, e credo che nel corso di altre discussioni, che sono state fatte qui in questo Consiglio regionale, fin dall'inizio di questa legislatura, l'obiettivo era proprio questo: rendere questo comparto, attraverso evidentemente una riconversione produttiva, renderlo disponibile per interventi privati, renderlo disponibile per un nuovo studio, un nuovo riuso di quel territorio e di quelle attività.
Una delle parti, diciamo più importanti di questo testo unificato, è quello del recupero e della riabilitazione ambientale. In questo anno passato, nel '97, c'è stato un avvenimento che è stato visto da parecchie persone in maniera controversa.
Ritengo, così come faceva il collega Murgia nella sua relazione, che la dichiarazione da parte dell'UNESCO di patrimonio dell'umanità di tutto il comparto minerario di tutta la Sardegna, rappresenti un fatto storico, culturale di un rilievo importantissimo per la nostra Isola, e forse abbiamo bisogno di distacco per apprezzare le cose che noi sardi abbiamo, le ricchezze che abbiamo nella nostra Isola, abbiamo bisogno forse che qualcuno le veda da lontano e ce le faccia apprezzare.
Ritengo che questo sia un punto fermo, perché andiamo a riacquisire una coscienza e una conoscenza di quello che la Sardegna, nelle sue varie articolazioni sia economiche, che storico e culturali, possiede. Il patrimonio geominerario è un patrimonio inestimabile, è giusto che lo valorizziamo, è giusto che anche nel proiettarci al cambiamento non modifichiamo quelli che sono i suoi caratteri peculiari, non andiamo ad azzerare la storia, il valore delle tradizioni, non soltanto tradizioni dal punto di vista storico-culturale, ma anche delle tradizioni scientifiche.
Abbiamo un immenso patrimonio, ebbene valorizziamolo: dal più piccolo museo del più piccolo paese del Sulcis, dell'Iglesiente e del Guspinese, fino alla grande ricchezza che è rappresentata dagli studi universitari della Facoltà di ingegneria universitaria dell'Università di Cagliari.
Parte di questa ricchezza è rappresentata credo, anzi, sono convinta dal personale delle miniere, personale che naturalmente ha fatto non dico una scelta di vita, perché la vita della miniera per chi la conosce credo che non abbia tanti lati romantici; è una vita fatta di sacrificio, di privazione di un elemento fondamentale per l'uomo, che è quello del senso della libertà che soltanto l'aria aperta può dare. Questo personale è una ricchezza perché sono persone ed è una ricchezza perché sono persone che hanno delle conoscenze, delle intelligenze che hanno applicato nel loro lavoro. Questa ricchezza, costituita dal personale, deve essere valorizzata, utilizzata e non classificata soltanto come un disturbo, persone da collocare il più presto possibile in una posizione dalla quale non nuocere, soprattutto non nuocere alle casse regionali.
Ritengo che debba essere fatto tutto perché questo personale, e parlo dai vertici fino alla base, oppure, come preferisco, dalla base fino ai vertici, venga messo in condizione di poter esprimere al meglio ancora tutte le potenzialità e tutte le ricchezze che posseggono anche in questa fase di transizione, perché credo che la privatizzazione non debba essere fatta nel giro di due giorni, dobbiamo discernere quello che è logico, utile e opportuno conservare, da quello che è logico, è utile, è opportuno rimuovere e cancellare.
Io penso, così come dissi in altre circostanze, in particolare riferendomi alla questione Carbosulcis, che laddove vi sono delle situazioni di crisi, di fragilità, di instabilità è corretto che la Regione intervenga. Non mi ha scandalizzato il passaggio della Carbosulcis all'EMSA, non mi scandalizza che la Regione continui a sostenere, a pensare a questa attività, alle persone che questa attività svolgono o dovranno continuare a svolgere, perché ritengo che comunque sia un valore che la Regione deve mantenere, anche un valore di ordine economico.
Non credo che ci debbano essere azioni selvagge, tese a tagliare i cosiddetti rami secchi. I rami secchi sono persone, i rami secchi sono storie, i rami secchi sono territori che intorno a quel tipo di sviluppo hanno scritto la loro storia, hanno scritto le loro esperienze, hanno scritto la loro vita di uomini.
Presidenza del Vicepresidente Zucca
(Segue CHERCHI.) Immagino che tutto sia perfettibile nella vita, e quindi anche in questo testo unificato. Credo che comunque dalla discussione di oggi, dall'apporto che ciascun consigliere vorrà dare sia alla discussione generale, che alla discussione sui vari articoli non debba prescindere una considerazione: siamo legislatori, ma siamo anche persone che hanno profondi legami con i propri territori, anche quando i territori non hanno problemi di miniere.
Dobbiamo, in una discussione pacata e serena, pensare che stiamo decidendo sulla vita di uomini, stiamo decidendo sulla vita di territori e stiamo anche decidendo di azzerare, oppure non azzerare, un'esperienza storica, culturale e di uomini irripetibile, che ha toccato territori e popolazioni per oltre due secoli nell'epoca più recente, ma che ha esperienze, evidentemente, che risalgono alla notte dei tempi della storia del popolo sardo.
Sono certa che tutti i colleghi, al di là delle contrapposizioni politiche, ma anche delle diverse considerazioni su questo testo unificato, sapranno affrontare con la consueta signorilità e la consueta leggerezza (non nel senso di mancanza di corposità, ma levità) questo tema, sapendo che scriviamo una pagina importante; e non si tratta evidentemente di portare a compimento all'ultimo minuto un disegno. E' un disegno che è maturato nel corso di questi cinque anni, e con la serietà con la quale nel corso di questi cinque anni sono state presentate proposte alle varie Commissioni che le hanno discusse, confrontandosi anche con il mondo della miniera, è corretto, è giusto che noi, prima di concludere il nostro mandato, portiamo a termine questa grave impresa.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Petrini. Ne ha facoltà.
PETRINI (D.R.I. e Ind.). Signor Presidente, colleghi, mi congratulo vivamente con la Commissione autonomia per il lavoro svolto nel presentare in Aula questo testo unificato, che è composto da due proposte di legge e da un disegno di legge. Non deve essere stato né un compito facile, né tanto meno semplice, dato l'argomento: interventi per la riconversione delle aree minerarie, costituzione dell'Agenzia per le risorse geografiche ed ambientali, in sigla ARGEA, e soppressione dell'Ente Minerario Sardo, EMSA.
Ho ascoltato con molta attenzione la relazione del collega di maggioranza, e con ancor più attenzione quella di minoranza. L'attività mineraria è sempre esistita in Sardegna, non partirò dagli antichi egizi, o per meglio dire dagli antichi nuragici, o dagli antichi romani, mi limiterò ai giorni nostri, o quasi. L'attività mineraria in Sardegna si è sviluppata tardivamente, dalla metà del secolo scorso, quando si è applicata alla Sardegna la legislazione mineraria piemontese, il Codice Albertino.
Questa attività ha avuto periodi in cui si è avuto un forte incremento e altri periodi di notevole depressione. Ho ascoltato con molto piacere la collega Cherchi: i minatori sfruttati, le donne, i bambini in miniera fanno parte della nostra storia, ma non della nostra storia romanzata o di film, della nostra storia, dei nostri padri.
Ho approfittato di un lavoro di un'illustre studiosa dell'università di Cagliari per prendere alcuni dati: la Sardegna ha avuto il massimo della produzione mineraria negli anni '39/40, quando arrivò a produrre 1 milione e 300 mila tonnellate di carbone Sulcis; 25 mila e 500 tonnellate di antracite; oltre 69 mila tonnellate di materiali piombiferi e 160 mila tonnellate di materiali zinciferi. E questi sono solo i principali minerali di una gamma ancora più vasta.
Per l'assetto autarchico dell'economia italiana di quegli anni le miniere furono sfruttate al massimo e hanno quindi conosciuto il momento della massima gloria, se così si può dire.
Mi meraviglia che dei colleghi dell'opposizione, che sono sempre pronti a dirci che noi non ascoltiamo, non ce ne sia uno che ascolti questi dati; sono dati su cui degli studiosi hanno veramente lavorato. Io mi sono limitata a fare un banale lavoro di ricerca, qualche pomeriggio passato in biblioteca, che mi ha dato questi dati, però mi dispiace più per gli studiosi del settore che per me, modesto consigliere che fra poco, terminato il mio mandato, lascerò il compito a persone più brave e più esperte, come loro sempre ci dicono.
Vorrei tornare a questo periodo autarchico, dello sfruttamento delle miniere, in cui avevamo gli addetti intorno alle 33 mila unità, ovverosia l'8,6 per cento della popolazione attiva dell'Isola.
Nel '45 abbiamo avuto la fine della guerra, una guerra sanguinosa, che ci ha visto sconfitti e l'attività mineraria, logicamente, ha avuto un arresto della sua attività; ma è stata seguita da una pronta ripresa, infatti nel 1950 gli addetti erano 23 mila e 700. Con il passare degli anni le miniere, come tutte le cose del mondo, hanno cominciato ad esaurirsi; si è ridimensionato il settore carbonifero, cominciando la lenta, progressiva, inesauribile riduzione degli addetti all'estrazione. Nel 1951, infatti, erano 24 mila e 500, pari al 65 per cento della popolazione attiva. Dieci anni dopo le unità lavorative erano scese, in soli dieci anni, a 13 mila; siamo arrivati al 1970 in cui ancora sono scese, per arrivare a 7 mila unità. E questi sono dati della storia, sono statistiche, ed è in questo periodo che è stato istituito l'Ente Minerario Sardo, con la Legge regionale 8 maggio 1968 numero 24; questo è l'ente che oggi sopprimiamo, mettiamo in liquidazione.
I due pilastri dell'industria estrattiva sarda, il carbone sulcis e i minerali piombo zinciferi, hanno rivelato con gli anni la loro fragilità; i motivi sono svariati, non sta a me, credo di non esserne neanche capace, fare un'analisi così dettagliata dei problemi tecnici che hanno portato a questo, però credo di poterli riassumere in alcuni punti: l'attuazione degli accordi internazionali, legati alla partecipazione dell'Italia alla CEE, che ha prima provocato la diminuzione dell'estrazione del carbone e in seguito quella dei materiali piombo-zinciferi, perché sia il primo che i secondi non sono più stati protetti da un sistema di dazi, rispetto, logicamente, alle importazioni, rispetto agli altri paesi membri. Il settore carbone e minerali piombo-zinciferi è entrato in crisi per l'abolizione del sistema protezionistico, rivelando in pieno tutta la debolezza produttiva di questi settori.
Le miniere piombo-zincifere si trovano tutte nell'Iglesiente dove, dal 1951 al '69, si sono persi 16 mila posti di lavoro su una popolazione di 150 mila abitanti, portando una grave situazione, sia economica che demografica, e un incremento della immigrazione. Io lo dico con parole un pochino più asettiche della collega Cherchi, ma abbiamo sentito che questi, sul territorio, non solo soltanto numeri, sono situazioni di malessere, situazioni di disoccupazione, di spopolamento di queste zone.
Le difficoltà di questo settore sono legate, o erano legate (però possiamo invertire i tempi e posso dire che i risultati non cambiano), agli alti costi della fase estrattiva, che in Sardegna sono maggiori che nel resto dell'Europa, che a sua volta deve fare i conti con i suoi costi che sono più elevati rispetto a quelli provenienti dal terzo mondo. (Io però non riesco, ho un chiacchiericcio (?) a questo orecchio, abbia pazienza, io la ascolto sempre con tanta attenzione, collega...
PRESIDENTE. Prego i colleghi di consentire all'oratore di continuare.
PETRINI (D.R.I. e Ind.). I problemi sono quindi sia tecnici sia organizzativi, prendiamone in considerazione soltanto qualcuno. Prima di tutto i centri produttivi sono piccoli e dispersi in un'ampia area, quindi non permettono un'efficiente organizzazione ambientale; una grave competizione invece con le altre miniere che sono più accentrate e più importanti e più imponenti delle nostre. Poi abbiamo il problema della eduzione delle acque sotterranee, circolanti nei calcari cambrici, dove si trovano appunto i corpi mineralizzati. Il costo dell'acqua di eduzione per noi, in Sardegna, è alto e grava quindi sui costi di estrazione.
Credo di non dir niente e credo che l'Assessore, almeno lui, mi ascolti, credo che di queste cose abbia veramente sentore.
Poi, ancora: le falde acquifere atmosferiche spesso sono inquinate dall'acqua salmastra, e per questo si devono mettere in opera dei sistemi di pompaggio che aumentano i costi di produzione. Ed ancora, questi costi sono gravati dal maggior costo dell'energia elettrica rispetto ad altri paesi produttivi.
L'entrata in vigore degli accordi comunitari ha reso necessaria la razionalizzazione del settore per ridurre i costi; alla fine degli anni '70 c'è stata in Sardegna la visita di una Commissione CEE che ha avanzato proposte, ne dico qualcuna: concentrare le attività estrattive nelle miniere più produttive, trasferimento ad altre attività dell'occupazione esuberante, tariffe elettriche preferenziali, piano di ricerca con finanziamenti pubblici. Ma queste proposte sono state attuate solo in parte, per cui i costi non hanno subito quelle riduzioni sostanziali che auspicavamo.
Non è il caso di rifare la storia delle miniere di carbone del Sulcis, il cui sfruttamento ha portato niente meno che alla fondazione di una città, alla costruzione di attrezzature portuali, strade, ferrovie, movimenti ingenti di forza lavoro, e quindi un profondo cambiamento demografico, economico e sociale del Sulcis.
Attualmente quanti sono gli addetti alla miniera? L'assessore Pinna certamente conosce i dati, ma credo di poterli quantizzare intorno a poche migliaia, se non meno. A questi, ormai pochi rispetto alle 33 mila maestranze, va la nostra stima e la nostra solidarietà.
Insisto a dire, a questi minatori la nostra stima e la nostra solidarietà; dobbiamo certamente reimpiegarli in un'altra attività, che sia consona però alla loro professionalità, sono minatori e sono orgogliosi di esserlo, non vogliono essere utilizzati - queste sono parole loro, le ho sentite da loro una volta, questa frase me la sono ricordata, voglio ripeterla - "per un comitato di accoglienza ai turisti con una ghirlanda intorno al collo". Insisto a dire, questa è una frase loro, e per loro va studiata ed accuratamente trovata una collocazione.
Per me, medico, è un giorno storico; spesso mi è capitato, tante volte, tantissime volte, dire spesso è veramente molto poco, di trovarmi al capezzale di ex minatori con gravi affezioni polmonari dovute al silice, addirittura l'80, il 90, il 100 per cento di silicosi. Un dramma vedere questi pazienti con "fame d'aria", così viene chiamata in gergo medico, e non poter far nulla.
Oggi chiudiamo un capitolo. Il parco geominerario mi sta bene, abbiamo sentito il collega Murgia, che l'ha chiamato strumento utile per sviluppare, non per sfruttare, le potenzialità dell'ambiente. Sempre il collega Murgia: "la politica accorta della Regione può portare notevole giovamento", sono d'accordo di enucleare il parco geominerario con la formazione di un'agenzia, con personale che nulla abbia a che fare con il personale regionale, i famosi o alcuni, voglio dire solo alcuni funzionari, ma famosi, se non famigerati, funzionari regionali, burocrati fino al midollo, dei quali ho esperienze tristissime, ne parlerò in un altro momento, non in questo, nel prossimo futuro.
Posso anticipare quale riconversione, quale sviluppo, quale possibilità hanno queste famose cooperative giovanili che dovrebbero essere attivate con la legge 28 quando la media per ottenere un aiuto finanziario, per le loro società, è di circa otto anni, grazie ai famosi burocrati.
Allora, signor Presidente, io mi scuso di aver infilato quest'altro argomento, ma si vede che era proprio una grossa spina; signor Presidente, signori Assessori, guardatevi da questi funzionari che parlano di voi e di noi in questi termini, "loro vanno e noi restiamo". Facciamo in modo di ricollocare anche loro, visto che le leggi le abbiamo, che sono buone leggi, applichiamole al meglio.
Il collega Balletto ha detto chiaramente che siamo all'apoteosi della demagogia, ha definito i politici che hanno precedentemente gestito l'EMSA e li ha chiamati irresponsabili; io non credo che siano stati degli irresponsabili, sarebbe dargli un'etichetta che non si meritano, io invece li ho chiamati e li chiamo ancora "poco illuminati", hanno studiato poco il problema. Ho letto in questi ultimi pomeriggi, quasi alcune settimane, molti articoli che parlano dell'EMSA, ma non sono stati solo i politici, non sono solo loro i colpevoli, o i "poco illuminati", o gli irresponsabili (io li chiamo i poco illuminati), sono stati anche i sindacalisti, i giornalisti. Sentite questo titolo di un articolo del '75: "Miniere, un patrimonio inalienabile, lo sviluppo economico della Sardegna è legato all'attività mineraria", e questo non l'ha scritto un politico.
Un altro, nel '77: "Rilanciare il settore minerario". Insisto a dire, non irresponsabili, ma poco studiosi, non hanno studiato i numeri, se le maestranze si riducono è perché non possono essere impiegate, perché non sono impiegate in un lavoro produttivo, se il lavoro è produttivo le maestranze aumentano, non diminuiscono.
Allora bisogna cambiare lavoro, se l'attività di cava non esiste più lavoriamo nei graniti, nel loro taglio, nella levigazione, nella rifinitura, non mandiamo fuori le nostre materie prime a poco prezzo per riportarle indietro più care perché gravate dal prezzo del trasporto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Lippi. Ne ha facoltà.
LIPPI (F.I.). Signor Presidente, colleghi consiglieri, dopo tanto parlare finalmente approda in quest'Aula il testo di legge che dovrebbe riportare a condizioni di normalità un segmento della nostra società economica oggetto in questi ultimi anni di tante attenzioni da parte di tutta l'opposizione, di Forza Italia, dei mass media, dell'opinione pubblica, della Corte dei Conti e dell'Unione Europea. Un ramo produttivo che potremmo denominare pubblico clientelare, ma che per comodità continueremo a chiamare Ente Minerario Sardo.
Nato a seguito del disinteresse manifestato dal governo nazionale sulla politica carbonifera, l'EMSA ha rappresentato in questi anni il centro, il polmone, il cervello, l'ambiente dove concentrare non solo le migliori menti a livello manageriale, che l'amministrazione poteva sperare di reclutare, ma anche centinaia di miliardi pronti da investire su iniziative, produttive sulla carta, ma con il tempo dimostratesi totalmente fallimentari, tanto da convincere anche i più conservatori della necessità di porre un freno al peggior cancro che il bilancio regionale e l'intera comunità erano costretti a mal sopportare.
Per anni si è andati avanti seguendo un rigido cliché che solo l'impulsivo modo di fare e di intendere la politica di Forza Italia ha bloccato, dapprima scardinando con l'aiuto del voto segreto il sistema di aiuti finanziari abilmente mascherati nelle pieghe del bilancio regionale, per poi attaccare senza indugi direttamente il sistema, costringendo i vari Assessori regionali dell'industria, che da quattro anni si sono succeduti, ad interessarsi dell'EMSA, diritto - dovere di norma previsto dalla legge, ma in tempi passati mai esercitato con particolare solerzia, in particolare per quanto riguarda il controllo delle deliberazioni del Consiglio di amministrazione dello stesso ente.
Ma di fatto l'EMSA, senza l'infinito numero di attività collaterali, ormai ultrafamose consociate, controllate e partecipate, sarebbe stato veramente ben poca cosa, e su queste società negli anni si è sviluppato l'interesse di un'intera classe politica che fondava sul consociativismo il suo credo politico, volto ad attuare una politica di autoconservazione per la quale occorreva garantire centinaia di posti di lavoro, a scapito di possibili iniziative private, che il più delle volte sono state escluse dalla possibilità di attivarsi in alcuni settori, vedi per esempio la trasformazione e la lavorazione del granito, perché diventava impossibile poter concorrere con strutture pubbliche che, puntualmente in passivo, venivano regolarmente riassestate dalle casse regionali, a salvaguardia delle unità produttive e di un diritto al lavoro che, seppur precario e perennemente ricattabile dalla classe politica, faceva gridare al miracolo e alla rinascita produttiva politici e manager creativi.
Per questo non meraviglia ciò che si legge nel documento che il personale dell'Ente Minerario Sardo ha redatto a conclusione di una recente assemblea, dove in proposito si dice: "il fattore che ha innescato prima il processo di risanamento dell'ente e poi quello della sua liquidazione è la pesante e diffusa antieconomicità delle consociate".
Cari colleghi, bisogna aver presente, nel prosieguo della discussione e dell'analisi dell'articolato, che quando si chiuderanno i conti di questo ente risulterà che, tra investimenti per le perdite di esercizio, interventi vari a sostegno della gestione, perdite derivanti dalla privatizzazione e liquidazione delle società, crediti inesigibili, il sistema EMSA avrà assorbito negli ultimi cinque, sei anni, l'equivalente di un piano di rinascita, e precisamente una cifra intorno ai 500 miliardi.
Ma a questo punto le domande sorgono spontanee: ci sono responsabilità per questo disastro economico? Chi ha promosso ed avvallato le nuove iniziative, poi diventate società controllate, o partecipate, tutte fallimentari e con studi di fattibilità fasulli? Chi ha esaminato i bilanci e le relazioni delle società controllate e partecipate, senza contestare numeri e programmi, consentendo lo sperpero di centinaia di miliardi? Chi ha autorizzato accordi scellerati e patti parasociali con partner privati, vedi Lana di Roccia, prevedendo l'esclusione di questi ultimi dalla partecipazione alle perdite, in netta violazione con quanto stabilito dall'articolo 2265 del Codice Civile? Questo ed altro avrebbe dovuto e voluto appurare la Commissione d'inchiesta sull'Ente Minerario, voluta e sollecitata dalle opposizioni, e miseramente insabbiata dalla maggioranza, che ha preferito su questi argomenti non risvegliare fantasmi del passato. Una Commissione d'inchiesta che almeno poteva servire ai fini dell'acquisizione della documentazione utile ad aiutare a capire, a capire meglio cosa realmente stesse accadendo in quelle società anche attraverso i loro bilanci; bilanci per ricevere i quali ultimamente non è più stato sufficiente neanche appellarsi all'articolo 105 del Regolamento consiliare, che prevede l'obbligo di consegna degli atti preparatori. Un atto, questo, signor Presidente del Consiglio, sul quale la invito sin d'ora a voler far chiarezza, sollecitando il presidente dell'Ente Minerario Sardo al fine di voler inviare, in maniera sollecita, detta documentazione da me richiesta.
Bilanci preziosi e curiosi, in particolare nella loro relazione al bilancio, che in questi anni, quando è stato possibile leggerli, ci hanno regalato anche momenti di comicità, oltre che di illegalità, ravvisando in alcuni casi estremi di false comunicazioni sociali. E` il caso del bilancio di Terre Cotte, del 1996, dove nel mese di maggio 1997 venivano fornite notizie tranquillanti e positive sull'andamento gestionale e sulla situazione patrimoniale della società per l'anno 1997. A distanza di pochi mesi il Consiglio di amministrazione dell'Ente Minerario Sardo dichiarava che Terre Cotte versava in uno stato di estrema difficoltà, preludente ad un vero e proprio dissesto, non escludendo il ricorso a procedure fallimentari. Ma allora perché i rappresentanti di PROGEMISA hanno approvato il bilancio che conteneva, di fatto, notizie false?
Signor Presidente della Giunta, diversi sono gli atti che possono avere rilevanza penale, oltre che amministrativa, per i quali di recente l'Unione Europea ha aperto ufficialmente un'indagine e per i quali non si escluderebbero forse azioni di responsabilità verso gli amministratori. Di certo non è compito di questa Assemblea giudicare in merito, anche se mi pare che sulla gravità del provvedimento dell'Unione Europea ancora la Giunta Regionale non abbia la piena consapevolezza, e probabilmente io stesso, in questo momento, mi sono spinto fin troppo oltre, rispetto al dibattito che introduce il passaggio agli articoli del testo unificato che riguarda l'Ente Minerario Sardo. Ma se la Giunta regionale intenderà graziare questi amministratori da azioni civili e penali, sappia che un'eventuale nomina degli stessi a incarichi nelle nuove iniziative previste da questa legge rappresenterà una grave e colpevole complicità.
Iniziative, quelle previste dalla legge, l'ARGEA da una parte come agenzia per la quale ci accerteremo, giorno dopo giorno, se sarà in grado di svolgere la propria attività senza violare le norme del mercato e della concorrenza, e una società di futura costituzione, da parte del commissario liquidatore, definita al momento quale contenitore dove scaricare i lavoratori in attesa di ricollocazione in altre attività, avente per oggetto sociale l'attuazione di progetti di messa in sicurezza, di riabilitazione ambientale, di recupero di beni immobiliari nelle aree minerarie dismesse, sulle quali già da oggi preannunciamo massimo e rigoroso controllo, da parte dell'opposizione, che non intende subire il riverificarsi di situazioni tendenti a creare negli anni altri inutili carrozzoni quali, uno su tutti, quello di PROGEMISA.
Considerata la più importante delle società controllate dall'Ente Minerario Sardo, che ne detiene il cento per cento delle azioni, in particolare per il suo ruolo finanziario che via via negli anni ha assunto, l'attività di PROGEMISA viene svolta quasi esclusivamente in relazione a commesse assegnate direttamente dalla Regione e dallo stesso Ente Minerario, per lavori di ricerca mineraria, prospezioni geologiche, cartografiche, studi di fattibilità, ripristino ambientale ed altri lavori abilmente definiti di pubblico servizio. Da anni questi incarichi risultano un evidente abuso, in quanto escludono le imprese private di settore dalla possibilità di partecipare ai lavori per l'inesistenza di qualsiasi apertura ad ogni più elementare forma di gara d'appalto. Infatti il mancato esperimento delle procedure concorsuali previste dalle normative nazionali e comunitarie in materia di appalti, determina comportamenti non conformi alle norme, con specifico riferimento alle regole della concorrenza e del mercato.
Sarebbe interessante che qualcuno, in proposito, andasse a rivedersi una sentenza della Corte dei Conti di Roma, del 1996.
Nonostante queste superficiali disquisizioni, la perla del gruppo Emsa, pur in presenza di particolari condizioni di favore nell'acquisizione di lavori e di massicci interventi finanziari di sostegno, ha registrato nel periodo 1989-1996, perdite complessive per 76 miliardi di lire, alle quali si aggiungono debiti nei confronti dell'Emsa, al 31 dicembre 1996, pari a 50 miliardi, e dal bilancio di esercizio 1997, si conferma ed amplifica l'andamento negativo della società che ha registrato perdite per circa 18 miliardi di lire.
Un buco non da niente, sul quale ancora oggi non è dato capire il perchè nessuno in questi anni sia intervenuto tempestivamente per bloccare l'innata creatività di solerti managers.
Proprio le capacità manageriali della PROGEMISA, dichiarate nelle diverse relazioni al bilancio, hanno consentito negli anni, all'amministratore delegato attualmente impegnato alla presidenza dell'Ente Minerario Sardo, la costituzione di diverse società, con lo scopo di valorizzare al massimo le risorse minerarie e creare sviluppo con i soldi dei contribuenti e a scapito del privato.
Tutti gli studi di fattibilità predisposti e valutati da PROGEMISA, indicavano sicura validità economica delle nuove iniziative proposte e, per alcune di esse, si sosteneva la realizzazione di un interessante business, del quale, ancora in molti ci chiediamo per chi.
Tanto erano bravi a scoprire e ad inventare con i soldi pubblici nuove iniziative fallimentari, che questi solerti managers cominciarono veramente a credere nelle loro infinite possibilità e infallibilità, tanto da dichiarare nella relazione al bilancio PROGEMISA del 1993, le testuali parole:
"La società ha dimostrato, negli ultimi anni, di avere concrete capacità nell'individuare e valutare l'imprenditore, nell'analizzare e sviluppare i suoi progetti, nel promuovere ed assistere l'impresa che nasce. L'aver privilegiato la piccola e media impresa, si è rivelata la carta vincente".
Letto questo, va detto che tutte le società controllate e partecipate da PROGEMISA non hanno mai realizzato utili e hanno accumulato perdite d'esercizio miliardarie.
Senza il puntuale intervento della Regione sarda tutte le imprese controllate dal gruppo sarebbero state messe in liquidazione o ne sarebbe stato dichiarato il fallimento. L'ho già detto, ma mi piace ripetermi: questi interventi di sostegno risultano in contrasto con le norme italiane ed europee sulla libera concorrenza e sul mercato e, in particolare, con quanto previsto dagli articoli 92 e 93 del trattato CEE, tanto che già nel giugno del 1997, la Commissione europea richiedeva informazioni e documentazione sull'Emsa alla Giunta regionale.
Ma, visto che anche la collega Petrini, si è diciamo, adoperata affinchè si potesse relazionare al meglio su quella che era la storia di questo glorioso ente regionale, anch'io mi sono permesso di fare delle piccole ricerche su alcune società, e quindi, vi vorrei illustrare alcune di queste nel dettaglio:
- Lana di roccia spa Iglesias. Soci: PROGEMISA al 70 per cento e Siba Invest - sempre Regione - 10 per cento, Partec(?) 20 per cento, socio privato. Produzione di isolanti termoacustici: lo studio di fattibilità del 1993 prevedeva investimenti per 28 miliardi di lire, risultati a consuntivo 42; impianti, macchinari e prodotti per svariati miliardi, sono stati forniti dal socio svedese Partec Insuletion AB(?), che non riponendo eccessiva fiducia nelle nuove iniziative, ha chiesto ed ha ottenuto a garanzia dei pagamenti fideiussori da PROGEMISA e da Emsa. Nei patti parasociali della Lana di roccia, in aperta violazione a quanto stabilito dal Codice Civile, articolo 2.265, il socio svedese non partecipa alle perdite. Il socio svedese non partecipa alle perdite; questo è riscontrabile dalla relazione del bilancio PROGEMISA del 1996. L'Assessore dell'industria con nota del 7/3/1997, chiedeva all'EMSA di valutare in maniera chiara e definitiva la validità dell'iniziativa sotto tutti gli aspetti, tenuto conto della situazione debitoria, pari a 35 miliardi di lire, e dell'ammontare complessivo delle fideiussioni per circa 40 miliardi di lire.
Le perdite della società per il 1997 erano stimate in lire 1 miliardo e 800 milioni; mentre al 30 settembre dello stesso anno, venivano indicate in lire 4 miliardi e cento milioni; a fine dell'esercizio del 1997 le perdite risultano per circa 8 miliardi di lire. Questa era Lana di Roccia. Sardinia Crystal Srl di Alghero. Soci: cento per cento PROGEMISA, produzione di oggettistica in cristallo. La società è stata costituita da PROGEMISA e da un imprenditore privato del settore, Gruppo Marcolin, che ha sottoscritto il 30 per cento del capitale. I rapporti tra soci sono diventati da subito conflittuali e, nel 1994, il socio privato ha abbandonato la partecipazione determinando l'intero controllo della società da parte della PROGEMISA. Relazione bilancio PROGEMISA 1994.
Anche l'inserimento nella società di un manager esperto e l'individuazione di nuove collaborazioni non hanno fatto raggiungere gli obiettivi aziendali. Relazione bilancio PROGEMISA 1995. Nel periodo 1993-1996 la Sardinia Crystal ha realizzato un fatturato complessivo di 1 miliardo e 800 milioni di lire ed ha accumulato perdite per un totale di 8 miliardi e 500 milioni di lire.
Nello stesso periodo, la PROGEMISA ha effettuato interventi finanziari di sostegno per complessivi 16 miliardi di lire. Inoltre, alla Sardinia Crystal sono state concesse le agevolazioni nazionali e regionali (contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati) a fronte degli investimenti realizzati per circa 6 miliardi di lire.
Tutte le previsioni del management aziendale sono state clamorosamente smentite. Infatti, nella relazione al bilancio PROGEMISA 1995, era previsto per l'anno 1996 un fatturato di 2 miliardi e 800 milioni, risultato a consuntivo di soli 779 milioni di lire. Questa era Sardinia Crystal.
Sarda Basalti Srl Guspini. Soci: Sogestim, 70 per cento; PROGEMISA, 30 per cento. Produzione di granulati di basalto. La società, costituita nel 1993, ha effettuato investimenti per 4 miliardi e mezzo di lire ed ha provveduto all'assunzione di 11 unità lavorative provenienti da attività minerarie dismesse.
Per ragioni diverse l'attività non è stata ancora avviata e i dipendenti vengono retribuiti senza essere impiegati nel ciclo produttivo, com'è stato più volte denunciato dagli stessi lavoratori anche sulla stampa.
Sardinia Gold Maning S.p.A. (?), Furtei, il fiore all'occhiello del Gruppo. Soci: PROGEMISA 30 per cento, gruppo australiano 70 per cento. Sfruttamento giacimento aurifero di Furtei. Gli studi di fattibilità effettuati da PROGEMISA avevano fornito dati discordanti indicando, nel 1993, riserve aurifere per 5,2 tonnellate, ridottesi del 50 per cento, pari a 2,5 tonnellate nel 1995 - cioè, a distanza di 2 anni si è dimezzato - suscitando non poche perplessità sulla redditività dell'investimento programmato per circa 26 miliardi di lire. I presupposti finanziari su cui si basava tutta l'iniziativa, avevano indotto alcuni consiglieri regionali - tra i quali il sottoscritto - a interpellare l'Assessore dell'industria per chiarire alcuni aspetti e cioè: il prezzo pagato di 5 miliardi di lire dai partners australiani a PROGEMISA -dicembre 1993 - per rilevare la maggioranza delle quote azionarie, è stato subito girato quasi interamente da PROGEMISA alla Sardinia Gold Mening (?) sotto forma di finanziamento. E di questo si può trovare traccia nella relazione bilancio PROGEMISA 1995 . Un ulteriore finanziamento infruttifero pari 4 miliardi di lire è stato concesso dalla PROGEMISA alla SGM, e anche di questo si può trovare traccia nella relazione del bilancio PROGEMISA 1996. L'iniziativa risultava economicamente valida solo in presenza del contributo a fondo perduto richiesto e concesso per 7 miliardi e mezzo di lire, ai sensi della legge 221 del '90.
L'allora presidente della Sardinia Gold Mening, il dottor Giampiero Pinna, dichiarava alla stampa regionale e nazionale l'imminente quotazione in borsa della SGM, al fine di reperire le risorse necessarie per finanziare lo sviluppo della società. Il Consiglio di amministrazione della SGM non ha mai deliberato in tal senso, nè lo avrebbe potuto fare, non disponendo la società dei requisiti minimi indispensabili per essere ammessi alle quotazioni in borsa.
Il consiglio di amministrazione dell'Ente minerario, con delibera numero 67 del 17 luglio 1997, autorizzava la PROGEMISA a cedere ai partners australiani i due terzi delle quote azionarie detenute, pari al 20 per cento del capitale sociale della SGM, stabilendo che il rimborso dei due terzi dei crediti vantati da PROGEMISA nei confronti di SGM, pari a 5 miliardi e 300 milioni, sarebbe stato effettuato senza interessi con rate semestrali di 500 milioni di lire a partire dalla fine del 1999, sempre che SGM disponga di sufficienti liquidità di cassa, non inferiore al miliardo di lire, dopo aver coperto tutti i costi e tutte le spese correnti.
Il dubbio che la società possa non disporre nell'anno 2000 di liquidità per 1 miliardo di lire per far fronte ai propri debiti ha di molto raffreddato gli entusiasmi creati con le molteplici dichiarazioni trionfalistiche su questo nuovo "Eldorado" della Sardegna .
CRC Europe Srl (?) Cagliari. Soci: 56 per cento CRC, 44 per cento PROGEMISA. Produzione di cristalli di ioduro di metalli alcalini. L'Ente Minerario Sardo ha autorizzato la PROGEMISA all'acquisto di quote pari al 44 per cento della CRC Europe, con capitale sociale di lire 20 milioni. Il corrispettivo versato di PROGEMISA è stato di 60 milioni di lire.
Allora: capitale sociale di lire 20 milioni, corrispettivo versato da PROGEMISA è stato di 60 milioni di lire, di cui 8 milioni e 800 mila lire per il valore nominale delle quote, e 51 milioni e 200 mila lire per le contingenti necessità finanziarie della società, nonostante il socio di maggioranza venisse presentato come un grosso imprenditore americano in grado di portare capitali e tecnologie in Sardegna.
L'annunciata iniziativa industriale con investimenti per lire 3 miliardi ed una occupazione prevista di 12 unità lavorative non è stata realizzata, e recentemente la PROGEMISA ha dichiarato prematura ogni ipotesi di sviluppo.
Terrecotte Srl, Guspini, fortunatamente, spero, già privatizzata, Assessore. Soci: Gruppo lucchese 70 per cento, PROGEMISA 30 per cento; produzione di piastrelle e ceramiche in mono cottura. Tutte le previsioni contenute nei piani aziendali ed esposte nelle diverse relazioni al bilancio della società relativamente al fatturato, ai costi e al risultato gestionale, non si sono mai realizzate; in particolare, nel mese di aprile 1997, venivano fornite notizie positive e tranquillizzanti sull'andamento gestionale e sulla situazione patrimoniale della società per il 1997, prevedendo il raggiungimento di un fatturato di 35 miliardi di lire e la chiusura dell'esercizio in pareggio. Dati presi dalla relazione del bilancio PROGEMISA 1996.
A distanza di pochi mesi il consiglio di amministrazione dell'Ente minerario Sardo, nella riunione del 20 agosto 1997, dichiarava a verbale che la Terrecotte Srl versava in uno stato di estrema difficoltà, preludente ad un vero e proprio dissesto, e non veniva escluso il ricorso a procedure fallimentari.
Risultava evidente che le notizie fornite dagli amministratori di Terrecotte e di PROGEMISA nelle rispettive relazioni al bilancio 1996 e, in particolare, le informazioni fornite sui fatti avvenuti nei primi mesi del 1997, sono completamente false, prive di fondamento e perseguibili ai sensi dell'articolo 2621 del Codice civile. La disastrosa avventura di Terrecotte si è conclusa recentemente con il passaggio dell'intero pacchetto azionario a un nuovo imprenditore del settore. Per definire l'operazione PROGEMISA, socio di minoranza del 30 per cento... questo ve lo risparmio, perchè mi auguro che le procedure per la privatizzazione siano già andate oltre, e che il tutto sia già avvenuto.
Chiudono questa carrellata di aziende legate alla PROGEMISA: Gruppo Sanitari Italia Sud Srl, Porcellane Quadrifoglio Srl, Alison-Sud srl, Antica Fornace Villa di Chiesa srl, società costituite da PROGEMISA per la produzione di sanitari ceramici, di stoviglierie e di pezzi speciali in cotto rustico, che non sono mai diventate operative, e rimaste in attesa di partners, fortunatamente non individuati, evitando così altre ulteriori disastrose avventure.
Mi conforta, rispetto a tutto quello che ho finora detto, una corrispondenza che è intercorsa tra gli uffici dell'Assessorato della programmazione e l'Ente Minerario Sardo in data 16 luglio 1998, dove l'Assessore della programmazione comunica all'Ente Minerario Sardo: "Con riferimento della delibera in oggetto" - che era il conto consuntivo per l'anno 1997 - "concernente l'approvazione del bilancio consuntivo dell'Ente Minerario Sardo, per l'anno 1997, si evidenzia quanto segue:…". Questi sono dati recentissimi, su una lettera ufficiale della Giunta regionale per mano dell'Assessore della programmazione - relativamente alla situazione economica finanziaria, si registra una perdita d'esercizio pari a 68 miliardi e 271 milioni, che risulta ulteriormente in crescita rispetto a quelle dei due precedenti esercizi, 41 miliardi e 923 milioni nell'anno 1995; 50 miliardi e 667 milioni nell'anno 1996.
Dall'esame del conto economico si rileva che detto risultato negativo per l'anno 1997 è da attribuirsi quasi interamente alle perdite d'esercizio delle consociate.
Il livello delle perdite risultante dai bilanci consuntivi delle stesse consociate ha raggiunto valori molto elevati: 68 miliardi e 246.
Al riguardo si fa presente che l'importo di cui sopra, rilevato dalle tabelle contenute nella relazione allegata al consuntivo, non è comprensivo delle perdite relative alla società Carbosulcis, che ammonterebbero, secondo quanto risulta da un'altra tabella contenuta nella stessa relazione, a lire 10 miliardi e 269 milioni.
Si invita, pertanto, l'ente a fornire in proposito ulteriori elementi di chiarimento".
In conclusione, signor Presidente, colleghi: di certo questo provvedimento - l'ha già detto prima il collega Balletto, relatore di minoranza - non ci soddisfa, non ci soddisfa a pieno, ci soddisfa in parte. Personalmente, ritengo che sia, in ogni caso, un buon punto di partenza rispetto a tutto quello che ho detto prima e che ho letto prima. Certo, logica avrebbe voluto che con un colpo di spugna si fosse cancellato per sempre un sistema che l'unico merito che ha è quello di aver creato dei posti di lavoro. Questo è l'unico dato inconfutabile che va a merito dell'Ente Minerario Sardo, di tutte le sue consociate, partecipate e via discorrendo, seppure in alcuni casi certamente clientelari, perchè c'è stato anche questo, con assunzioni di sindacalisti, segretari particolari di ex assessori o Presidenti della Giunta e via discorrendo. Ma, questo lo sappiamo bene anche noi dell'opposizione, che è impossibile passare una spugna e cancellare tutto.
Io ricordo le parole dell'assessore Pinna, quando non appena nominato Assessore e, discutendo proprio di questa materia, disse in quest'Aula: attenzione non fermiamo il treno in corsa, facciamolo rallentare in maniera tale che poi tutto venga riportato alla giusta dimensione.
Quindi, non fosse per altro che questo carrozzone negli anni ha formato certamente delle professionalità tra i dipendenti, professionalità oggi preziose, parlo di quelle dei dipendenti che non vorrei che venissero confusi con i managers e con i dirigenti, sono preziose oggi per riconvertire vastissimi territori abbandonati e impoveriti dall'assenza di una politica industriale vera, fatta da imprenditori veri che sappiano investire rischiando capitali privati e godendo allo stesso tempo di quel supporto tecnico che anche certi settori ex Emsa, sicuramente sono in grado, e saranno in grado di poter fornire a questo sistema. Grazie.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Montis. Ne ha facoltà.
MONTIS (R.C.-Progr.). Signor Presidente, colleghi del Consiglio: nel discutere questo importantissimo disegno di legge che poi è unificato ad altre proposte di legge che provengono da area consiliare, mi permetterete di tornare indietro di qualche tempo per ricordare la costituzione dell'Ente Minerario avvenuta nel 1968, considerato allora un grande storico successo dei minatori, delle organizzazioni di categoria, una conquista delle forze democratiche e delle popolazioni dei territori minerari, premessa di un razionale utilizzo delle risorse di occupazione stabile già gravemente minacciata a partire dalla fine degli anni '50.
Per la prima volta si emancipavano dai padroni senza scrupoli dopo secoli di sfruttamento coloniale che ridusse i minatori, donne, ragazzi e bambini in una vera e propria condizione di schiavitù, con licenza di impiegare questi fanciulli in lavori che nessun lavoratore sardo emigrato, oggi forse accetterebbe. Questi giovani si adibivano senza distinzione di sesso in lavori di cernita e di lavaggio dei minerali scavati nelle viscere della terra con grivelli a mano, come prima e indispensabile divisione della parte ricca da fondere separata dal materiale sterile. Mio padre fu avviato a questo lavoro all'età di 9 anni in laveria, ed a 11 anni nelle profondità della miniera come portaferri di minatore.
Le istituzioni democratiche nate dal regime repubblicano, e il Consiglio regionale operavano una rivincita civile, sottraendo per la prima volta nella storia le esclusive decisioni che riguardavano la ricerca, la coltivazione, la cessazione delle attività estrattive al libero arbitrio dei padroni avidi e senza scrupoli che in questa terra sfruttavano ogni angolo del ricco sottosuolo. In meno di un secolo le concessioni minerarie furono oltre 500 comprendenti l'intero territorio dell'isola, la quasi totalità di estranei al popolo sardo. Le concessioni furono accordate dalla Monarchia sabauda a stranieri senza principi e senza umanità, se non quella del profitto, in cambio di tributi che andavano non certo a beneficio delle popolazioni dei territori a cui venivano sottratte queste immense ricchezze, ma ad arricchire la famiglia monarchica e i boiardi di Stato. In Sardegna lasciavano rovina, morte e malattia conseguenza degli innumerevoli incidenti che avvenivano in miniera per le condizioni di lavoro ancora in gran parte primitive e senza misure protettive di un qualche rilievo. Francesi, inglesi, belgi e persino turchi calcavano questa nostra terra da padroni impiegando anche sorveglianti e spie ascari, locali, forze di polizia, guardie regie e, persino l'esercito fu messo loro a disposizione dallo Stato italiano per reprimere sacrosante proteste e scioperi il cui obiettivo non era la rivoluzione proletaria o socialista, ma il miglioramento delle condizioni di vita, l'aumento dei salari che, in qualche modo, alleviasse la degradante situazione delle famiglie che abitavano nelle miniere.
Se penso a quei tempi che ahimè ho conosciuto, e come si viveva nelle miniere, in case fatiscenti spesso a poco decine di metri dall'imboccatura dei pozzi, come a "pozzo Edoardo", a "Bidd'e (?)". Sento ancora tanta rabbia e quel senso che allora pervadeva i minatori di impotenza e sconforto, che invadeva il nostro essere per l'impossibilità di cambiare lo stato delle cose esistenti in tempi brevi anche per quella generazione, ed occupare nel presente una situazione di civiltà diversa.
Tuttavia, qualcuno vi fu, eccezioni in verità, che si differenziarono dai tanti schiavisti stranieri e forestieri: investirono qualcosa dei loro enormi profitti per alleviare le condizioni di vita dei residenti nelle miniere.
Chiedete all'Onorevole Franca Cherchi come si viveva a Monteccani o in altre piccole miniere dell'Iglesiente. Credo che per Montevecchio e Guspini l'imprenditore con maggiori meriti sia stato il sassarese Giovanni Antonio Sanna che, nella miniera, nella stessa miniera di Montevecchio costruì il primo ospedale dopo quelli costruiti nelle città sarde, ed a Guspini costruì un moderno edificio scolastico ancora funzionante, testimonianza almeno di un gesto di civiltà e di umana pietà.
L'altro che è possibile ricordare è l'inglese Lord Brassey(?) che periodicamente faceva riparare alla meglio e imbiancare le povere abitazioni dei minatori di Gennamari ed Ingurtosu, e faceva distribuire gratuitamente il latte degli allevamenti della miniera alle famiglie più povere, diminuendo il prezzo del mercato per gli altri. Morì nel 1920 in un incidente automobilistico.
La concessione fu venduta alla Pertusola, società franco-belga, già filiale della Penal Royal(?) che teneva il monopolio delle coltivazioni minerarie nel Congo, riproducendo in Sardegna il regime di schiavitù adottato in Africa. Il suo primo atto fu la diminuzione dei salari del 25-30 per cento e la richiesta del presidio di rinforzi da parte delle guardie regie, prevedendo una sacrosanta reazione dei minatori che, infatti, fecero uno sciopero sfortunato e perso che durò 31 giorni.
Onorevoli colleghi, voi che siete benemeriti cittadini sardi (checché ne dicano certi giornalisti e certi personaggi della nostra isola), scelti dagli elettori in libere elezioni democratiche...
SECCI (Popolari). Stranieri venuti nella nostra isola.
MONTIS (R.C.Progr.) Anche, anche! Ricordate sempre quanto ha sofferto questa parte del popolo sardo, e mi ripeto, perchè l'immagine è significativa, ad opera dello straniero e dei forestieri. Mi ha preceduto, onorevole Secci.
Ricordate, perchè le decisioni nostre siano anche riparatrici di tanti soprusi patiti, in tempi non lontanissimi, tanto che ho un ricordo vivissimo del modo come si viveva in quelle miniere.
L'intervento pubblico attraverso la costituzione dell'Ente Minerario Sardo avrebbe dovuto finalmente portare sollievo ad una incertezza e precarietà che, da un punto di vista occupativo, era ancora negli anni '60 gravissima.
L'emigrazione in Sardegna ebbe due poli decisivi, verso la Svizzera, verso le miniere francesi, belghe e tedesche; la diminuzione dei minatori nel bacino carbonifero e nelle miniere metallifere, e tra i manovali che erano stati assunti e che avevano contribuito a sgombrare le macerie ed a fare una prima ricostruzione di Cagliari nell'immediato dopo guerra. Questi furono i poli decisivi dell'emigrazione.
La ricerca degli anni '60, una svolta nello sfruttamento di rapina, la ripresa della ricerca quasi totalmente assente, la coltivazione di nuovi minerali di cui è ancora, forse, ricca l'isola. Il sogno di sempre dei minatori, delle amministrazioni locali, delle rappresentanze istituzionali più avvertite era quello della costruzione di un grande polo metallurgico moderno di dimensioni nazionali ed europee. Era ancora nella potenzialità delle nostre risorse, il valore aggiunto della metallurgia, del piombo e dello zinco, poteva coprire le passività della fase di sfruttamento.
L'Ente minerario fu quasi del tutto inefficiente, vanificato negli obiettivi per i quali sorse, paralizzato dalla scelta di amministratori attribuiti con il manuale "Cencelli" tra i partiti di maggioranza e di governo, con qualche appendice, anche dell'opposizione. Programmazione, sviluppo ed occupazione non si ebbero durante la sua lunga esistenza, frequenti avvicendamenti con l'inclusione di rappresentanti delle forze politiche emergenti, senza titoli e capacità imprenditoriali nel settore, peggiorarono la situazione assorbendo risorse finanziarie imponenti, al limite dello spreco.
Vedasi le enormi risorse destinate al piano di induzione delle acque, almeno cento, a Monteponi miseramente fallito e per la quale tecnici di grande valore, sconsigliavano la costruzione. Noi siamo d'accordo per la liquidazione dell'Ente Minerario.
Non prenda queste mie parole l'Assessore per una critica. Io voglio ricordare che in 30 anni di vita dell'Ente minerario, credo siano passati tra 13 e i 17 Assessori all'industria; 3 in questa legislatura, ognuno degli quali ha avuto posizioni proprie, scelte proprie che si sono avute in collaborazione con l'Ente minerario o con società che ad esso facevano capo. Ormai è un organismo anacronistico, promotore di convegni e di pregiate cartografie.
Quello che bisogna evitare - ed è questo il motivo del mio intervento, altrimenti forse non sarei intervenuto, abbiamo parlato tante volte della situazione delle miniere, dei territori minerari, delle sue popolazioni, dei suoi drammi, delle sue tragedie, delle sue miserie, delle rivendicazioni che hanno presieduto decenni di lotta democratica nella nostra isola e, soprattutto, in quella parte sud-occidentale dell'isola - dicevo, forse è per questo che bisogna evitare che gli organismi dirigenti del nuovo ente siano ricettacoli di pensionati in età avanzata - a partire da me che probabilmente sono certamente il più vecchio - e di politici falliti o rampanti in cerca di occupazione.
La brutalità con la quale dico queste cose non è un'improvvisa filippica moralistica, ma è, se è possibile, un avvertimento per le decisioni che verranno prese in questo Consiglio. Penso per esempio, che il Consiglio attraverso le sue articolazioni consiliari deve, non solo concorrere nelle direttive e nel controllo, ma, anche conoscerne la gestione e, se è necessario, intervenire per evitare i guasti del passato.
E` impossibile che il ruolo del Consiglio possa ridursi alla presentazione di interrogazioni che non ottengono risposte, o a interpellanze a cui si risponde in modo burocratico senza un reale confronto, senza entrare nel merito delle questioni proposte.
Le Commissioni consiliari devono poter intervenire tempestivamente per correggere la rotta, qualora si ripetessero i guasti del passato. E, in questo senso, noi presenteremo alcuni emendamenti. l'Agenzia, che questa legge prevede, deve oltre che acquisire studi e conoscenze della potenzialità che l'isola offre in campo minerario, individuare quelli coltivabili che il mercato nazionale ed europeo, forse anche internazionale, trasformando anche in prodotto finito per coprire i deficit, come non è avvenuto nel passato, della prima fase estrattiva.
Questo è quello che va fatto, perchè ancora in Sardegna, il relatore di maggioranza ha citato il bacino carbonifero del Sulcis o le fluoriti che ancora hanno una potenzialità enorme che si calcola in una capacità estrattiva a pieno ritmo tra i 15 e i 20 anni. Ma, ci sono altre risorse e sono certamente utilizzabili che, se trasformate in Sardegna, che se utilizzare per prodotti finiti, possono creare condizioni per una occupazione, non dico massiccia come una volta, ma certamente considerevole che potrebbe alleviare le condizioni di grave difficoltà che hanno in queste zone e che ha complessivamente l'isola.
Evitare la critica del Consiglio a posteriori, questo è uno dei problemi!
Vede, Balletto, lei fa anche bene sulle critiche, e si occupa con cognizione di causa dei problemi; ma non è solo demagogia, noi dobbiamo riuscire a trovare i meccanismi che impediscono il ripetersi del passato, senza dei quali, allora sì che facciamo poesia.
Perchè le situazioni del passato potrebbero ripetersi, lo sperpero folle di centinaia di miliardi, che non sono serviti a mantenere posti di lavoro, perchè anche questi che sono stanziati nella legge, produrranno un'ulteriore diminuzione dei posti di lavoro, purtroppo, non un incremento dell'occupazione. Siano all'antitesi di tutto il discorso che c'è in questo Consiglio tra le forze politiche e tra il Popolo sardo, per creare condizioni per l'aumento dell'occupazione, per l'occupazione.
Evitare che la critica il Consiglio possa farla, debba farla a posteriori. Bisogna che in questa legge siano, come dicevo, previsti questi interventi correttivi, evitando distorsioni, nessun obliò alle debolezze del passato che va tenuto presente.
Però, cerchiamo di trovare le motivazioni per le quali questo Consiglio indichi, sia all'Assessore all'industria, sia All'agenzia che verrà costituita, un ruolo preciso nella gestione di quello che sarà ancora il patrimonio minerario della Sardegna, perchè la Sardegna ha ancora questa possibilità.
Adesso vediamo alcune cose nel merito: le aziende che facevano capo all'Ente minerario, nella quale, in modo partecipato o in prima persona, erano circa 31 o 33. L'Ente minerario ne ha già alienato 5 o 6, le ha cedute, le ha vendute. Ce ne sono 11, si dice, che sono in procinto di fare la stessa fine.
Siamo alla metà delle 33 all'incirca, o poco più. E le altre? A quale prezzo? Con quali vantaggi? Per la conservazione di quella parte delle risorse minerarie che la Sardegna ha, per l'occupazione. Con quali vantaggi?
E` troppo sbrigativo dire che questi provvedimenti porteranno risparmi futuri e un controllo sull'equilibrio dell'utilizzo delle risorse. Sono parole. Sono i meccanismi che bisogna individuare.
Si prevedono investimenti massicci per il prossimo triennio, quasi esclusivamente per ridurre drasticamente gli occupati, attraverso l'aggiunta di contributi previdenziali ed altri meccanismi. Erano nelle proposte 167 miliardi, sono stati ridotti dalla programmazione a 146 miliardi.
Soldi che, al di là della volontà dell'Assessore della Giunta, al di là della volontà dei singoli che sono impegnati in questo processo di ristrutturazione delle aziende che fanno capo all'Ente minerario, si concretizzerà in una diminuzione degli occupati nel settore minerario residuo.
La proposta di legge compie anche significativi passi in avanti, qualora approvata. Vedremo.
Ci sono molti emendamenti che dovranno essere discussi e votati, molti dei quali verranno votati a scrutinio segreto, come è nel diritto dell'istituzione e dei proponenti.
Queste modifiche che si compiranno dovranno essere tutte tese a migliorare la situazione ed a salvaguardare il futuro, rinunciando alla gestione diretta dell'impresa.
Noi non siamo per la pubblica gestione per forza. Chi ha mai detto sciocchezze di questo genere? Lo siamo quando ci sono le condizioni oggettive per farlo, per salvaguardare gli interessi di un paese, di una regione, di una zona, di un territorio, per salvaguardare gli interessi dei lavoratori e delle popolazioni che hanno pagato sulla loro pelle la disastrata attività mineraria del passato e anche del recente passato.
La rinuncia alla compartecipazione con altri soggetti in prima persona, anche questo è un fatto positivo. L'Eldorado, amici miei. Guardate la discesa delle vallate di Villasanta e vedrete la distruzione immane, quasi di natura atomica che sta avvenendo sulle colline intorno a Furtei, Segariu e Serrenti.
Con quali risultati? C'è una gestione economica? Quanto si produce. In Sardegna c'è oro dapertutto. Ma, estratto ben prima degli australiani le miniere di Monte Vecchio o Monteponi erano quantità modeste, il gioco non valeva la candela, non era a costi economici. Hanno estratto in passato e lavorato anche l'argento, come ad Iglesias in modo anche pregiato. L'Eldorado che cosa porta alla Sardegna? Quali costi economici si possono dedurre dai programmi e dai progetti che il Consiglio, tra l'altro, non conosce, malgrado le numerose interpellanze e interrogazioni da più parti presentate in questo Consiglio. Prosegue o intende perseguire con razionalità assoluta l'accertamento della potenzialità delle risorse minerarie che la Sardegna ancora offre? Non c'è ancora una mappa completa di questo. Può esistere perplessità sugli interventi in troppi settori, previsti nella concessione e nella coopromozione di un sistema di sviluppo nelle zone ex minerarie. Và dalla piccola e media industria alle infrastrutture comprese, fino al settore agricolo e del turismo. Sono sufficienti 146 miliardi? Sono briciole! Questi territori non risorgeranno a nuova vita, non sarà preservata la loro condizione di civiltà e di democrazia che hanno sviluppato nel corso dei decenni. Non sarà preservato questo patrimonio enorme che c'è nei fabbricati, nelle costruzioni di trasformazione, di prima trasformazione dei minerali, nelle laverie etc. etc., negli impianti primari che sono nelle grandi miniere.
Preserverà questo, o dovremo ancora, con questi soldi, vedere "un afferra, afferra"?
Qualcuno ha ricordato i 28 miliardi previsti per Lana di roccia, diventati 42. Avevamo già detto allora che era un prodotto povero e che aveva bisogno di managers molto capaci per chiudere i loro conti economici a pareggio, se non con pochissimi utili. Ci sono state delle perdite, perdite in tutti i campi.
Io volevo dire anche questo: c'è chi accusa noi, chi accusa una parte del Consiglio di essere statalisti, di volere la gestione pubblica per forza, vantando la capacità dei privati, degli imprenditori privati. Fate dei paragoni. Prendetevi le notizie che ci dava Lippi, alcune di queste notizie e vedete quanti di questi imprenditori sono effettivamente manager, sono gente che hanno interesse alla costruzione di un'economia diversa, in sostituzione dell'attività mineraria o sono venuti in Sardegna come gli altri. Sono calati in Sardegna per avere contributi e, probabilmente, per sfruttare gli stessi ai propri fini, vanificando ogni possibile costruzione diversa.
Io voglio ricordarvi una cosa: nel 1991, nella primavera, esattamente nel maggio del 1991, furono chiusi definitivamente gli ultimi cantieri della Montevecchio. Il protocollo d'intesa, per la prima volta firmato da un'organizzazione sindacale, diceva che nel giro di un periodo breve, che io non ricordo con esattezza, dovevano essere attivate delle attività sostitutive nel campo della piccola e media industria, eccetera. Sapete chi era il garante di quell'accordo? Firmò la Regione della Sardegna come garante! Come garante tra la parte che abbandonava, le organizzazioni sindacali che avevano accettato questa condizione, e i lavoratori, le popolazioni. La Regione garantì l'esecuzione puntuale di questo protocollo d'intesa sottoscritto. Non è successo niente. Terrecotte, come ricordato, per 105 occupati provenienti da più parti delle zone minerarie, è costata due volte alla Regione, perchè è dovuta intervenire con nuove decine di miliardi per salvare questi cento posti di lavoro.
Se questo metro fosse utilizzato per le centinaia di miliardi che si prevedono per il Piano nazionale che verrà discusso in Commissione e, successivamente in Aula, credo che i posti di lavoro in Sardegna non saranno né 27 mila, né 28 mila, come è stato detto, credo che saranno poche centinaia, purtroppo! Queste sono le condizioni.
Noi abbiamo fatto alcune proposte, e soprattutto questa principale, ripeto, abbiamo presentato gli emendamenti. Non vogliamo fare critiche a posteriori sulla gestione dei nuovi organismi che sorgeranno da questa legge. Dobbiamo prevedere la possibilità d'intervento del Consiglio regionale, in modo che tempestivamente possa raddrizzare una situazione che, se dovesse scantonare o ripetere esperienze negative del passato, ne avrebbe tutta la condizione.
Io ho finito. Voglio parlare di questo progetto del Parco geominerario. Ne ha parlato il relatore, patrimonio mondiale del nostra storia, della storia sarda e della storia italiana. Del Parco geominerario se ne stanno impossessando tutti: sorgono comitati, sorgono presidenze, ognuno avanza la propria candidatura per costruirlo e gestirlo. Io credo che noi dobbiamo stare molto attenti anche in queste cose. Abbiamo sospeso una mozione che diceva che oltre alla legge nazionale noi avremmo dovuto fare anche una legge nazionale sull'utilizzo dei suoli sardi. Mi sembra che l'Assessore abbia in qualche modo affacciato anch'egli questa possibilità.
Di questo patrimonio che ci deriva da un sacrificio inenarrabile delle popolazioni, dei minatori e di quelle zone, deve potersi usufruire, non con gesti plateali di piccola demagogia, ma in modo reale, che crei occupazione e, per quanto possibile, crei sviluppo, ma soprattutto leggi ad hoc possono ottenere dallo Stato italiano e dall'Unione Europea risorse finanziarie considerevoli, da adibire al recupero di queste zone e alla valorizzazione.
Giovanni Antonio Sanna, sardo, sassarese, costruì la direzione della miniera a Montevecchio, nel centro di queste coltivazioni che si estendevano per decine di chilometri da levante a ponente, che esistono ancora, persino con stucchi dorati.
Facciamo in modo che questo patrimonio diventi oggi patrimonio del popolo sardo, di quelle popolazioni in primo luogo ma, del popolo sardo, e che lo stesso riesca a incidere nella volontà del Governo della Repubblica e dell'Unione Europea per ottenere i mezzi finanziari per rilanciare e pagare, in qualche modo, i sacrifici che i minatori e quelle popolazioni hanno fatto nel corso di secoli.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Boero. Ne ha facoltà.
BOERO (A.N.). Signor Presidente della Giunta, gentili colleghe e colleghi, ciò che oggi ci apprestiamo a compiere, se si andrà ad approvare questa legge, sono atti che semplicemente definirei contrari, quanto meno alla morale. Stiamo per compiere un atto di eutanasia e uno di tecnologia genetica. Alta tecnologia avanzata, se si vuole, qual è la clonazione.
Noi non stiamo, infatti, constatando la morte naturale di un ente ormai vecchio e decrepito, privo di ogni energia perchè vissuto dissolutamente, incurante di ogni precauzione. Noi lo stiamo uccidendo semplicemente, perchè ormai è anziano e dai più giudicato, come molti vecchi, ingombrante. Lo uccidiamo o, come è detto nella proposta di legge, lo sopprimiamo perchè è fonte di forti preoccupazioni, perchè è cresciuto senza tutore, non riusciamo a raddrizzarlo e, diciamo pure, che questa creatura è divenuta l'abominevole mostro che incute ribrezzo.
Questo lo facciamo non prima di prelevare i geni utili alla sua clonazione, in modo tale da avere la stessa creatura, con lo stesso DNA, con gli stessi pregi, ma, anche con gli stessi difetti, soltanto più giovane, anzi neonato, pacioccone e vorace, in modo tale da consentire ai suoi neopadroncini di poterlo meglio trastullare, coccolare e viziare, per poi, magari, ricominciare il giochino quando anche questo è divenuto adulto.
Un po' come si fa con certi animali, magari coccodrilli, teneri e carucci finchè sono piccoli, ingombranti e pericolosi quando sono cresciuti.
Noi oggi sopprimiamo l'EMSA e creiamo l'Argea, senza provare il naturale piacere che l'atto di creazione in genere procura, cara collega assente Petrini che ci rimprovera che quando lei parla noi siamo distratti, mentre lei è anche assente!
Dicevo, senza provare il naturale piacere che l'atto di creazione in genere procura, e non proviamo piacere, perchè appunto, anzichè il sano, naturale e tradizionale metodo impiegato per la procreazione, usiamo una fredda e insensibile provetta. Abbiamo ottenuto una splendida e riuscita clonazione, e poco importa se questo esperimento costa un bel po' di soldini del popolo sardo. Senza contare poi che dobbiamo anche provvedere al funerale del soggetto che abbiamo soppresso. Per lui vogliamo, volete, un funerale di prima classe senza badare a spese, in modo che non si possa dire che non gli eravamo, non gli eravate affezionati, affidando il tutto ad un'agenzia funebre di prestigio che garantisca stile ed affidabilità, per un rito quanto mai solenne, costi quel che costi!
Ma, mi chiedo: a chi giovano questi esperimenti, queste alchimie politiche? Non credo proprio che giovino alla collettività, alla Sardegna e alla sua economia; e non vorrei che la cosa fosse fatta, come spesso accade, solo nell'interesse di qualche partito o, addirittura, di parte di qualche partito. Non vorrei che sia una cosa fatta, magari, per sbarazzarsi della parte avversa, o che aveva un tempo (oggi non ce l'ha più) la forza di gestire.
Cerco, infatti, di capire quale logica politica, quale logica economica ci porta a far rientrare dalla finestra ciò che facciamo uscire dalla porta. Noi, infatti, dovremmo far morire un ente, l'EMSA, per farne nascere un altro, l'argea, che è la fotocopia o, come dicevo prima, la clonazione di quello appena morto. Forse che gli scopi e le finalità, perché altro non conosciamo, di questo nuovo ente sono le medesime, questo perché ancora una volta la maggioranza e la Giunta, in particolare, si arrogano il diritto ad emanare lo Statuto (attenti quei pochi che ci siete, cari colleghi), atto regolamentare dal quale si evince ciò che veramente si intende costituire e ciò nonostante la sentenza della Corte Costituzionale chiarisca definitivamente che tale compito è di esclusiva competenza dell'intera Assemblea consiliare. Forse che gli scopi e le finalità dell'ARGEA non sono gli stessi di quelli dell'EMSA? Sì, è vero, all'ARGEA è fatto divieto di partecipare al capitale di rischio in qualunque intrapresa e di concedere finanziamenti o rilasciare garanzie in favore di imprese. Ed è questa l'unica differenza tra l'ente destinato alla soppressione e il futuro nascituro. Ma allora è proprio necessario spendere un sacco di soldi in gestioni commissariali solo per celebrare il funerale dell'apparato EMSA? Spendere un altro sacco di soldi per il trasferimento del patrimonio da un soggetto all'altro? Forse che l'EMSA non sta già portando avanti la cessione ai privati o la liquidazione delle sue società? Ma per riformare senza cambiare il sistema, in poche parole per riformare senza cambiare nulla, non è più conveniente dire che la legge regionale 8 maggio 1968 numero 34, istitutiva dell'ente minerario, è così modificata... e ci mettiamo gli stessi articoli previsti per ARGEA? Ma forse è la denominazione EMSA ormai screditata e da tutti denigrata che crea imbarazzo prima di tutto alla Giunta e poi alla maggioranza, che la sostiene, perché questa sembra essere la realtà. Non è tanto il sistema adottato, l'operato dissoluto di chi l'ente ha governato e primi fra tutti gli Assessori dell'industria delle Giunte di turno, che hanno impartito direttive dimostratesi sbagliate o che non le hanno date per niente o che hanno mal vigilato o non vigilato assolutamente come se questo ente tutto facesse senza che nessuno sapesse. La triplice sindacale poi dove era? Non era forse ben rappresentata nel Consiglio di Amministrazione con un rappresentante per ogni associazione? Senza contare i vari Consigli delle consociate? L'ente minerario nasceva trent'anni orsono per la ricerca, per la cooperazione e l'assistenza al privato. Chi è stato invece ad imporre, e dico imporre, l'acquisizione della Pertusola prima, della Ferrara poi, ed ancora dei Fratelli Scalas e così via, non era forse quello stesso sindacato che oggi ne vuole decretare la fine, che con il motto "Non si tocchi neanche un posto" contrattava le acquisizioni firmando accordi con la Giunta tendenti ad imporre all'EMSA l'acquisizione di operai e macchinari, per lo più ferrivecchi, pagati a suon di miliardi? Non è questo il sistema che con questa legge si vuole cancellare quanto il disonorato nome EMSA. Ma forse che è vietato cambiarlo? Lo si cambi. Lo si vuole cambiare con argea? Benissimo. Credo che per fare questo non sia necessario sopprimere un soggetto giuridico e farne nascere uno identico con i relativi costi. Basta dire, come è detto all'articolo 5, comma 4, della proposta di legge in discussione, le parole Ente Minerario Sardo, EMSA, sono sostituiti - ovunque ricorrano - dalle parole Agenzia per le Risorse Geologiche Ambientali, argea; ma forse la verità su tutta questa operazione, ennesima beffa della maggioranza di governo ai danni di tutti i sardi, è un altro ancora, sarà forse il tentativo, per dirla con una frase ormai retorica, di crearsi una nuova verginità, visto che ormai si usa il metodo della clonazione. Sarà il tentativo di apparire come coloro che hanno intrapreso la tanto decantata via delle riforme del sistema Regione, anche se poi non si riforma nulla, o sarà invece il metodo per sbarazzarsi di certi vertici dell'emsa, ormai screditati, appartenenti militanti e rappresentanti dei vari partiti della vecchia e nuova maggioranza, membri imbarazzanti di cui liberarsi e che non si ha il coraggio o la forza di mandare a casa. La faccia del partito va salvaguardata con priorità assoluta, costasse ancora una presa in giro a tutto il popolo sardo.
Credo che i sardi ormai le speculazioni politiche le sappiano riconoscere ad un miglio di distanza e certamente non si faranno ingannare da coloro i quali presenteranno, presentano, hanno presentato questa legge come il primo passo dell'agognata riforma, anche perché questa legge, tra l'altro, assorbe tutti i fondi destinati alla riforma. Credo anzi che apprezzerebbero di più se si facesse il bene della collettività ed il bene della collettività non lo si fa spendendo miliardi per raggiungere un obiettivo che può essere raggiunto in modo molto più semplice e molto meno costoso. Ciò che si vuole ottenere, sopprimendo l'emsa e creando il suo clone argea, lo si può, anzi lo si deve raggiungere semplicemente riformando l'emsa e chiamandolo pure argea. Se poi invece si vogliono cambiare i vertici concedendo loro, per così dire, l'onore delle armi, sono convinto lo si possa fare nella stessa legge di riforma EMSA, basta dire, come è detto all'articolo 8, comma 1, della proposta che stiamo esaminando, che i suoi organi sono sciolti con effetto dalla data di pubblicazione della presente legge.
Dall'approvazione di questa legge io non vedo benefici per nessuno, per qualcuno si capisce, non vedo benefici per i 2.000 circa o quanti siano i dipendenti delle consociate dell'ente minerario, il cui futuro resta nebuloso ed incerto e non è certo con questa legge che si risolvono i problemi o i problemi delle casse regionali o tanto meno i problemi delle zone minerarie della Sardegna e del Sulcis in particolare.
So con certezza che, al contrario, l'approvazione di questa legge punisce i dipendenti dell'emsa, che in circa trent'anni, sono stati quasi tutti assunti tra il '68 e il '71, hanno acquisito una specifica professionalità e dopo trent'anni li si manda, alle soglie della pensione, nel ruolo unico regionale quasi certamente senza possibilità di carriera, con grave danno soprattutto previdenziale. Loro pagano non per proprie colpe, ma per scelte politiche errate. Ma chi paga il prezzo più alto è certamente il popolo sardo, ancora una volta beffato da una maggioranza che dimostra di non avere una politica economica seria, incapace di correggere evidenti storture, mostrando ancora tutta l'arroganza del potere, tesa come è alla ricerca del proprio tornaconto, capace di partorire, ma solo per clonazione, l'ennesimo mostro.
Sia chiaro che non è mia intenzione avvallare l'operato dell'emsa o dimostrare la sua validità tale da ritenere ancora utile la sua esistenza, anzi sono il primo a prendere atto della sua politica fallimentare, ma che è anche la politica fallimentare delle clientele, delle vostre clientele, degli interventi a pioggia al di fuori di ogni progetto di sviluppo, portato avanti in particolare da questa Giunta e dalla sua maggioranza, sono il primo a sostenere la necessità di un cambiamento, ma non ritengo sia questo il modo migliore per farlo.
Oggi diciamo che l'emsa non merita più una lira, ma contemporaneamente stanziamo il triplo al suo clone, questo è l'assurdo, per le stesse identiche cose.
Io ritengo che ciò che va riformato radicalmente, ripensato, non sia tanto l'ente minerario quanto il modo di governare, il modo di condurre la politica economica e di sviluppo. Per questi motivi ritengo sia più giusto e più produttivo per la collettività impegnare la Giunta alla predisposizione di una diversa proposta di legge dell'attuale di riforma dell'emsa, nel senso precedentemente indicato, e vale a dire rivedere i compiti e le finalità impedendo all'emsa ogni e qualsiasi partecipazione azionaria, azzerando i suoi vertici, imponendogli la liquidazione delle consociate e sottoconsociate e se si vuole cambiandogli anche nome, piuttosto che approvare frettolosamente una legge che non ha altro scopo se non quello di sperperare i fondi in un sistema che si prospetta peggiore del precedente.
Cari colleghi di Rifondazione, voi che avete chiesto mille miliardi, forse duemila per l'occupazione, anche questo è un esempio di sperpero di denaro che può e deve essere utilizzato verso l'occupazione e l'occupazione verso tutti quei settori, compreso ovviamente quello minerario, che fanno parte della storia, che fanno parte delle tradizioni, del nostro modo di essere, dove non dobbiamo andare ad imparare niente altrove, ma quando si butta un oceano di miliardi anche per questo mostro voi che chiedete, propagandisticamente prima delle elezioni, perché vi hanno utilizzato a tappabuco per sostenere politicamente una maggioranza che non c'era senza di voi, ne avevate senz'altro il diritto all'inizio della legislatura, ne avevate sacrosanto, democratico diritto elettorale perché avevate partecipato alla creazione del primo mostro politico, il Presidente della Giunta regionale, oggi lo si può dire, lo dichiarano i risultati, ma eravate partecipi a quella vittoria, a quel successo e quindi ne avevate diritto, invece vi hanno messo in cantina. Oggi vi hanno ripescato come carta di ricambio, avete fatto la vostra richiesta elettorale di inventare mille miliardi che non ci sono, ve li hanno ridotti a 330, poi si vedrà nel pratico cosa si farà e cosa certamente non si farà, però si fanno queste mostruosità, quei soldi che devono buttare dalla finestra per questa clonazione dell'argea, anche quei soldi, come tante altre mostruosità si sono fatte o non si sono fatte nelle finanziarie, nel non governo di questa Giunta, da quelle mostruosità di cui voi a fine legislatura ve ne siete fatti complici, perché anche a fine legislatura, quando si avvalla partecipando alla stessa maggioranza che ha determinato il disastro occupazionale della Sardegna, volenti o nolenti ne siete complici in atto finale, in zona Cesarini ma ne siete complici. I soldi c'erano, ci sono per una occupazione, ma si sperperano così, si buttano dalla finestra così, perché si sistemino tre o quattro papaveri di alto livello e non i lavoratori dell'emsa e non i dirigenti che in trent'anni di lavoro si sono costruiti una loro professionalità, perché si trovi il modo di inzuppare ancora una volta il biscotto; è sempre la stessa musica, non cambiate!
Ecco perché oggi il sottoscritto parla contro questo modo di sperperare il pubblico denaro del popolo sardo che è già poco e troppo poco e chiede alla sensibilità di tutti che veramente non si vada neanche al passaggio agli articoli, che si veda quello che è di tutta evidenza, che si può fare la stessa legge, si può istituire il nuovo soggetto senza sperperare un'infinità di denaro. Si rimandi il tutto, lo si riveda e non si tenga in piedi questo mostro, non si passi neanche a considerarla questa legge. A settembre, ad ottobre, se si vuole, si può fare l'operazione per i fini giusti, storicamente giusti, risparmiando grande denaro da occupare veramente in direzione ben diversa, senz'altro anche e comunque nel settore minerario, ma in maniera produttiva e non nella maniera assurda con la quale il denaro viene buttato dalla finestra per arricchire chi non deve essere più arricchito in assoluto a favore del popolo sardo.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Fantola. Ne ha facoltà.
FANTOLA (GRUPPO MISTO). L'ora tarda sicuramente mi facilita un breve intervento, peraltro anche consigliato dal fatto che già altri sono intervenuti e posso semplicemente fare alcune brevi riflessioni sul tema e riflettere su alcune considerazioni generali sulla riforma dell'ente.
La prima considerazione che vorrei fare è la seguente: che oggi è o sarebbe potuta essere o potrebbe essere una giornata importante per l'economia della Sardegna. Era stato detto, mi piace ripeterlo, che per la prima volta approda nelle aule del Consiglio regionale la riforma di uno degli enti che anche nella coscienza popolare incarna, credo sia la parola giusta, l'immagine deleteria di un organismo inutile, di un ente che si alimenta voracemente del bilancio regionale e che in giro, tra la gente, nella coscienza dei cittadini è riconosciuto come l'ente carrozzone per eccellenza. Oggi è in Aula e questo è già di per sé stesso un fatto positivo. Un ente, questo, ma più che ente un sistema, a mio avviso dannoso per l'economia della Sardegna, perché sottrae risorse, distrugge ricchezze, tiene l'economia in uno stato di stallo ed impedisce il crescere e lo svilupparsi di altre iniziative produttive, e anzi contribuisce direttamente ad infoltire la folla di disoccupati, perché quando arriva al collasso, e ormai al collasso ci siamo, questo è il caso, libera un esercito di disoccupati, che fino a questo momento ha allevato e ha tenuto ben chiuso all'interno del proprio ventre; un ventre che in questi anni si è dilatato a dismisura.
Ho detto, e ripeto, è un ente che è emblematico dello sperpero e dell'inefficienza. Nei trent'anni della sua vita non ha avuto (questi sono i dati e la conoscenza mia, posso sbagliarmi) una sola società che abbia chiuso per un solo anno con una sola lira di utile, ma che invece ha accumulato perdite e debiti sempre maggiori, fino ad arrivare in questi ultimi anni ad una situazione di vero e proprio disastro.
Io non ho nessuna intenzione, l'hanno fatto anche altri, di riprendere la storia dell'ente, mi interessa semplicemente ricordare come, nato negli anni '60 per sviluppare un settore, quello minerario, da subito si è invischiato in attività abbandonate dai privati, ma abbandonate dai privati perché i privati le consideravano fallimentari, e poi si è autoproclamato in questi ultimi anni ente finanziario, cioè si è attribuito, e si è attribuito in maniera velleitaria e sicuramente in modo maldestro, il ruolo di creare nuove iniziative industriali (iniziative che nei proclami dei responsabili, è stato già detto, l'ho ripeto, che dovranno comunque essere chiamati a rispondere, oggi in quest'aula ho sentito delle palesi e gravissime denunce su questa situazione, che credo che comunque non possano essere lasciate cadere) che avrebbero dovuto fornire, con i loro utili, nuova linfa al sistema e che avrebbero dovuto costruire un sistema alternativo a quello minerario che ormai andava a morire per eutanasia. Iniziative industriali che si sono invece sè stesse attaccate ai mammelloni della Regione, ai mammelloni delle finanze regionali, succhiando voracemente, ingigantendo perdite, creando in brevissimo tempo situazioni debitorie vertiginose, a cui ancora, e non si sa per quanto tempo ancora, dovrà fare fronte il bilancio regionale.
Perché sia chiaro stiamo parlando di centinaia di miliardi, stiamo parlando di cifre vicine ad un piano di rinascita, a quelle relative ad un piano di rinascita. Tutto questo è spaventoso, tutto questo è vero, tutto questo è stato confermato oggi in quest'Aula, questa è la situazione che abbiamo di fronte.
Oggi siamo finalmente costretti ad intervenire, e ad intervenire in tutta fretta, ad intervenire perché ce lo impone l'impossibilità di far fronte ad una non più sopportabile richiesta di denaro per il bilancio regionale e perché ce lo impone l'Unione Europea, che formalmente e finalmente, aggiungo io, ha ormai messo le mani su questa continua e grave violazione delle regole in materia di concorrenza e di libero mercato.
Dicevo all'inizio, e lo ripeto, che oggi è o potrebbe essere un giorno importante per la Sardegna, se riuscissimo a cogliere questa occasione per iniziare a tracciare le direttrici per fondare la nuova Regione, su cui creare un sistema economico basato sulla globalizzazione delle attività dei mercati, su cui fondare una Regione tenendo conto che facciamo anche istituzionalmente ormai parte di un'Europa economicamente unita.
La nostra storia è la statalizzazione di fatto, è la burocratizzazione del processo di sviluppo, questa è la nostra storia, una storia che ha trascinato la Sardegna, ed uso un eufemismo, molto molto lontano dalle regioni più sviluppate d'Europa, ed ha fortemente condizionato l'espansione persino di quei settori, penso al turismo, che pure avevano registrato, e sotto la spinta del mercato soprattutto autonoma, imprevedibili trend di crescita. Solo da poco tempo a parole, sottolineo a parole, comincia ad affermarsi la considerazione che anche la Sardegna deve porre al centro del suo sviluppo, e deve porlo come succede nelle società avanzate, la capacità di profitto e di accumulazione dell'impresa, e non più la rendita di un terziario pubblico gonfiato e quasi sempre inutile.
Questa considerazione, dovuta prima ancora da una sincera convinzione, è dettata dalla presa d'atto che coscienti o incoscienti, come accennavo prima, siamo in Europa e che in Europa vuole dire innovazione, competitività e mercato, ed ancora dalla constatazione, basata sulla continua ed ingiustificata erogazione della spesa pubblica, si è retto fino a quando questo sistema il flusso di spesa era talmente abbondante da accontentare tutti, ma proprio tutti, soprattutto tutti quelli che prendono le decisioni a livello politico. Questo sistema ha retto fino a quando poteva accontentare tutti. Oggi a parole si usa dire che non è più così, che lo sviluppo deve fare premio su tutto, che dobbiamo avere la capacità di progettarlo questo benedetto sviluppo, che poi non è altro che sviluppo dell'impresa e sviluppo della cultura di impresa, che non bisogna lasciare spazio al modello di spesa basato sullo spreco e sul parassitismo, che dobbiamo regolare il flusso di spesa pubblica in modo tale da trarre il massimo beneficio per la crescita complessiva della Regione.
Se questa è la strada, che a parole tutti diciamo che dobbiamo percorrere, dobbiamo verificare quali sono i principi ispiratori irrinunciabili per percorrere la strada, quali sono i principi ispiratori irrinunciabili per aggredire, in termini propositivi e costruttivi, il tema, il sistema che sta intorno agli enti minerari.
Io personalmente ne individuo cinque, che da alcuni colleghi, anche della maggioranza, sono stati ripetuti, e sinteticamente li vorrei non enunciare, ma sottolineare: 1) l'eliminazione di attività, settori e sistemi economici che sottraggono risorse finanziarie ed umane allo sviluppo, salvaguardando, è stato detto da tutti, lo ripeterò anche io perché è giusto dirlo, i livelli che ci sono attuali di occupazione;
2) la restituzione a libero mercato e rispetto delle leggi sulla libera concorrenza di tutte quelle attività che oggi vengono assistite dal denaro pubblico;
3) la previsione di un accordo di programma per la valorizzazione delle aree minerarie dismesse e soprattutto per l'avvio di un nuovo modello di sviluppo basato su vere iniziative produttive di servizi, con il coinvolgimento primario degli enti locali, dei comuni, a cui vanno affidati l'iniziativa e la gestione degli interventi nel loro territorio;
4) il superamento della logica (e su questo ritornerò dopo perché mi sembra che questo sia palesemente violato, insieme al punto 3 e il punto 4 mi sembra palesemente violato) che vede nascere dalle ceneri di un ente da sciogliere un nuovo organismo che perpetua, addirittura amplia o ha le possibilità di ampliare le logiche assistenziali e le diseconomie di gestione.
Infine, e su questo vi è un accordo complessivo, la tutela del patrimonio umano, culturale, professionale acquisito nel tempo.
Questa riforma solo in piccola parte risolve i problemi, perché se queste sono le linee spartiacque a cui dobbiamo riferirci per l'ente minerario, ma per il futuro complessivo di riforma della nostra Regione, la riforma di cui stiamo discutendo in parte, e solo in parte, li rispetta; per altri versi questa è una non riforma, è come il mostro dalle nove teste, a cui nonostante si riesca ad ammazzargliene una si ricrea immediatamente la stessa mozzata, facendo sì che il mostro rischi di diventare più vorace, più attivo e più pericoloso di prima.
Per per alcuni altri versi, con questa riforma pervicacemente si continua a navigare per le strade del passato senza una meta, senza una vera voglia di cambiamento, senza porsi il problema di ritrovare un'alternativa, senza un obiettivo se non quello di perpetuare logiche assistenziali, lo spreco di risorse pubbliche e senza creare vero sviluppo e vera occupazione, ma unicamente modificando le precedenti posizioni di potere.
E` stato detto e lo riassumo in due parole: l'emsa, nonostante gli si mozzi la testa mettendolo in liquidazione, sopravvive a sé stesso, innanzitutto con l'attribuzione al liquidatore di funzioni e compiti che debbono necessariamente durare senza limiti di tempo e di spazio, anche se teoricamente e, secondo me furbescamente, la proposta pone un limite di diciotto mesi. Sopravvivendo, non solo riproduce se stesso, ma, per partenogenesi dalla nascita di due soggetti giuridici economici, che sono: il nuovo ente pubblico chiamato ARGEA, destinato a ricoprire l'area della progettazione per l'ambiente e per il territorio (in completo dispregio delle regole comunitarie, in contrasto con le indicazioni di tutti gli organismi di controllo della spesa pubblica, e in aperta concorrenza sleale con i progettisti del settore), e una nuova società mista destinata, invece, a coprire l'area delle realizzazioni di restauro, ripristini e valorizzazioni varie. Per alcuni versi, per questi versi ci sono tutti gli ingredienti di un ritorno al passato, per creare nuovi buchi nelle future risorse regionali.
Per il personale -io dedico solo due parole, perchè è un problema, spero condiviso da tutti -invece, vera vittima di questo disastro, sono previsti unicamente incentivi per chi se ne va a casa e l'invio forzato in attività, però in attività ancora sconosciute, che oggi non si possono rifiutare.
Questa proposta va, a mio avviso, profondamente modificata e bisogna impegnarsi in quest'Aula per modificarla profondamente. Insieme ad altri colleghi, al collega Balletto, al collega Bonesu, al collega Secci, avevamo presentato una proposta di legge, a mio avviso, dai contenuti veramente innovativi, che dava soluzioni definitive al problema, e che si impostava in un'ottica di rifondazione della regione.
Mi rendo conto delle motivazioni di fatto per cui la maggioranza in Commissione non ha scelto questa via. Oggi in quest'aula dobbiamo ribaltare le decisioni prese in Commissione. Questa è la nostra proposta, questa è la nostra iniziativa politica.
Ma, mi domando, se non vi vuole percorrere una via innovativa, se poi, ancora non si ha una grande fantasia, forse sarebbe bastato percorrere la strada già percorsa dal Governo nazionale sugli enti pubblici. Sarebbe bastato, cioè, fare quello che è stato fatto e che si sta facendo, per le Partecipazioni statali, quanto è stato fatto per la liquidazione dell'EFIM, un gigante completamente azzerato senza dar vita ad alcun nuovo organismo, quanto è stato fatto e si sta facendo per le dismissioni e la chiusura dell'ENI e dell'IRI. Questa non è la nostra strada! La nostra strada l'abbiamo presentata, l'abbiamo chiarita e l'abbiamo comunicata. La nostra strada tenteremo comunque di percorrerla in quest'aula.
Sinteticamente, per concludere, vorrei dire che, a mio parere, sull'EMSA la maggioranza riproduce un atteggiamento del tutto simile a quello che la contraddistingue nella sua azione di governo. L'incapacità, cioè, di proporre un progetto alternativo di fronte all'attuale fallimento di cui è in gran parte direttamente e storicamente responsabile, e la volontà di porre un non progetto di fronte all'esigenza di un processo di totale rifondazione della regione. Colleghi, per modificare sostanzialmente questo progetto, per fare in modo che questo non rappresenti un ritorno al passato, siamo ancora in tempo!
Siamo ancora in tempo, e abbiamo di fronte a noi un'occasione storica per lo sviluppo della nostra Isola, per non rischiare, invece, di passare alla storia per essere coloro che sono riusciti a fermare la storia stessa, la storia della Sardegna, che non potrà essere che basata su un vero sviluppo e su una occupazione con un'economia aperta al mondo e in competizione con il mondo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il consigliere Tunis Gianfranco. Ne ha facoltà.
TUNIS GIANFRANCO (Popolari). Signor Presidente, signori della Giunta, colleghi, debbo esordire affermando da subito che non sono in sintonia con il collega onorevole Fantola, anzi, mi piace prendere atto con soddisfazione che questa Giunta, questa maggioranza, ha saputo avviare questa importante riforma alla quale tutti guardiamo.
E` un provvedimento che vogliamo intendere come esempio di metodi e di costumi nuovi e diversi, di un nuovo modo di governare che abbiamo tutti quanti proclamato, e che è poi alla base degli accordi tra i partiti della coalizione e degli impegni di questa Giunta e di questa maggioranza.
Sono realmente convinto che nella nostra regione occorra un cambiamento ed una profonda azione di riforma, e il nostro impegno non può che essere a ciò conseguente.
Questa iniziativa legislativa della Giunta si è delineata in un disegno molto puntuale e articolato, anche perchè è il frutto di un lavoro profondo che è stato svolto nella prima e nella sesta Commissione.
Vi è una Regione che si trasforma in ente di indirizzo, di programmazione e non di mera gestione. E, questa linea significa dare addio agli attuali enti partecipati e decentrare funzioni e compiti di gestione ad un'agenzia e ad una struttura societaria a cui è preclusa la possibilità di ricreare un sistema d'intervento economico da parte della Regione.
E` questo essenzialmente uno strumento per lo sviluppo alternativo delle zone ex minerarie a cui vengono destinate risorse per incentivi ad attività riproduttive, mediante l'istituzione di un fondo speciale destinato ad attivare e valorizzare quel grandissimo patrimonio scientifico, culturale e professionale che fa parte della storia e della civiltà del lavoro minerario in Sardegna.
E` un tentativo di innescare un nuovo sistema economico basato sul recupero e la valorizzazione del territorio e dei giacimenti ambientali presenti in quelle aree. Qualcuno si è chiesto se questa riforma è una cosa nuova o se è solo una falsa riforma.
Io credo che poco importa che lo sia; credo che a tutti noi importi che sia o si trasformi in una cosa utile, che produca risultati positivi per le nostre popolazioni.
Ed allora, credo che non sia il caso di indugiare, di non indirizzare tutte le nostre attenzioni sui massimi sistemi. Occorre anche sapere governare l'esistente, occorre sapere intervenire sull'esistente per non creare il vuoto.
Noi non possiamo disperdere il patrimonio che questo ente ha acquisito. Patrimonio di esperienze, patrimonio di conoscenze, patrimonio di cultura. Su questo, ma non solo su questo, abbiamo chiesto il confronto con le forze dell'opposizione. Ad esse abbiamo aperto le porte del dialogo e su questo chiediamo risposte. Chiediamo segni di responsabilità, chiediamo che questo dialogo non venga ostacolato o frenato dalla difesa di interessi particolari, dalla difesa di piccole cose, se si intende agire in termini di chiarezza politica.
Le proposte della Giunta sono proposte che non tendono a lasciare le cose come stanno, perchè questo non serve ai sardi. Utilizzando la ragione ed agendo con responsabilità, con serietà, con il rispetto del nostro mandato, noi abbiamo il dovere di risolvere i problemi.
Questo, quello della riforma EMSA, è un problema che va risolto, realizzando un corretto adempimento.
PRESIDENTE. E` iscritto a parlare il consigliere Casu. Ne ha facoltà.
CASU (F.I.). Signor Presidente dell'Assemblea, signori della Giunta, colleghi: da più interventi che si sono succeduti questa mattina in quest'Aula, sembrerebbe che le opposizioni abbiano preso di mira il personale dell'EMSA, abbiano preso di mira la tutela, la conservazione del patrimonio acquisito attraverso anni ed anni di esperienza. E` un discorso del tutto sbagliato, assolutamente sbagliato. Noi, non prendiamo di mira il personale, il quale ci sta a cuore; vogliamo la tutela dei posti di lavoro, degli operai, delle maestranze e dei dirigenti.
Il nostro discorso è un altro. E` un discorso che facciamo da tempo: è la gestione dell'EMSA, è la gestione di tutte le società a partecipazione regionale che noi prendiamo di mira. Io credo che, così come dobbiamo essere attenti di fronte alla tutela dei posti di lavoro di coloro che sono occupati, dobbiamo anche cercare con attenzione di fornire occupazione a chi il posto di lavoro non ce l'ha.
Credo che non dica cosa nuova quando affermo che il lavoro in Sardegna manca, e manca per qualche centinaio di migliaio di persone, manca per un'altissima percentuale di giovani in cerca di prima occupazione, manca perchè non ci sono i capitali sufficienti per gli investimenti.
Allora il discorso che noi facciamo è questo: dobbiamo tutelare il posto di coloro che sono occupati. Ce ne guarderemo bene dall'affermare cose in contrario, ma dobbiamo occuparci anche di fornire una risposta a coloro che il lavoro non ce l'hanno. Mi si dirà: ma cosa c'entra l'EMSA? C'entra, eccome se c'entra! C'entra in questo senso: è difficile riassumere in poche battute la posizione dell'EMSA; io un qualche lavoro di analisi l'ho fatto, una lunga elencazione l'ha fatta questa mattina in quest'Aula il collega Lippi, dell'EMSA.
EMSA crea la PROGEMISA, la PROGEMISA crea 11 società, l'EMSA ne crea altre 10. Ma credo che sia un elenco insufficiente delle società che sono state create dall'EMSA. Ti sposti, vai da un'altra parte e trovi che esiste anche la SIGMA che ha creato altre 13 società. Esiste la SIPAS che ha creato altre 8 società.
Io credo che se dovessimo fare il totale di tutte le società regionali e degli enti regionali, arriveremmo a 80 o 90 amministrazioni.
E` stato opportuno creare queste amministrazioni?. Io ricordo - e credo che anche i colleghi ricorderanno- perchè l'onorevole Palomba, quando insediò la Giunta, nel suo programma metteva in primissimo ordine il riordino degli enti, l'eventuale soppressione, liquidazione, affermava (sono parole dell'onorevole Palomba) "Molte volte gli enti sono nati, non per effettive esigenze amministrative reali, ma sono nati solo per esigenza di posti di governo".
Queste sono parole usate dall'onorevole Palomba, non sono parole che ho usato io. Ecco, allora mi chiedo un momentino, qui si è parlato, qualcuno, la collega Petrini non c'è, perchè evidentemente io non ho sentito il vocabolo usato dal collega Balletto che ha parlato di responsabilità molto probabilmente e lei ha ritenuto che fosse un termine piuttosto pesante rivolto nei confronti degli amministratori. Io l'avrei usato più pesante del termine usato dal collega. Io ho qui (sono dati ufficiali) questa è una delibera della Giunta del 10/5/1997, numero 21/33 nella quale vengono elencate una serie di società (non sono molte) qualcuna mi permetto di leggervela: " Bario Sarda S.p.A., capitale sociale lire 10 miliardi, perdita anno 1996, 14 miliardi 626 milioni, vi risparmio gli spiccioli; PROGEMISA S.p.A., capitale sociale 10 miliardi, perdita anno 1996, 11 miliardi 808 milioni; REMISA S.p.A., capitale sociale lire 4 miliardi, perdita 8 miliardi 379 milioni; ISGRA, capitale sociale 4 miliardi, perdita 1 miliardo 392 milioni; Granit sarda s.p.a., capitale sociale 4 miliardi, perdita 2 miliardi 990 milioni; SALSARDA(?) S.p.A., capitale sociale 5 miliardi, perdita 5 miliardi e 56 milioni; Sarda bauxiti S.p.A., capitale sociale 7 miliardi e 500 milioni, perdita 12 miliardi 259 milioni; per concludere, salto qualche passaggio, Miniere iglesiente s.p.a., capitale sociale 19 miliardi, 704 milioni, perdite 27 miliardi e 415 milioni.
Non vedo il Presidente della Giunta, non vedo neanche l'Assessore del bilancio e della programmazione economica; io ritengo che di fronte a una situazione di questo genere, un solo anno questo elenco di società hanno registrato perdite per 84 miliardi e 770 milioni. Io ritengo che la Giunta tutta di fronte a perdite di queste dimensioni avrebbe dovuto dire: "Facciamo il punto sulla situazione. Andiamo a vedere che cosa sta succedendo". Sono amministratori solo poco illuminati coloro che in un solo anno registrano perdite superiori al capitale sociale delle società che amministrano. Io dico che non sono solo i responsabili, andiamo al di sopra della irresponsabilità, e la irresponsabilità io la metto in relazione a coloro che il lavoro non ce l'hanno, a coloro che aspettano il lavoro, ma per avere il lavoro ci vogliono investimenti, ma i soldi della Sardegna vanno a finire in questo pozzo senza fondo.
Un'altra delibera, quella del 15/4/1997, numero 1456, nella quale delibera la giunta da atto delle perdite subite in anni precedenti dal gruppo SIPAS; cioè, del consolidamento dei debiti pregressi per 129 miliardi e rotti, che diventano poi come debito accollato dalla Regione, 144 miliardi e 919 milioni.
Ho preso solo alcune elementi signor Presidente, io ho l'analisi più ampia e più completa, io non la posso prendere in questa sede, in questo momento, perchè il tempo non me lo consente.
Allora, dico, di fronte a questa situazione, prima di parlare di soppressione, dell'ente EMSA, io credo che avremmo dovuto vedere qual è stata e qual è la conduzione economica di questo ente. Chi l'ha condotta!
Il problema non è quella del personale, perchè io sono convinto che degli 84 miliardi di perdite registrati nel 1997, ci saranno 20 miliardi di stipendi, 30 miliardi di stipendi, tutti gli altri, evidentemente, sono costi sostenuti dalle società!
D'altra parte un qualche ricavo l'hanno realizzato queste società!? Non andiamo a mettere il naso sulle situazioni economiche di società che registrano in un solo anno 84 miliardi di perdite?!
Lo possiamo fare? Ce lo possiamo permettere noi, in qualità di consiglieri regionali, che rappresentiamo l'intero popolo sardo! Io credo che questo non lo possiamo, non lo dobbiamo fare! Ritengo anche che noi ci faremo parte diligente per avere in quest'Aula chiarimento su questo cose.
Io ho visto le perdite del 1996. Per quanto riguarda l'anno 1997 non ho visto ancora niente. Mi piacerebbe sapere a breve scadenza e prima ancora di parlare, di creare un'altra società, di vedere qual è la situazione economica di tutte le società regionali alla chiusura dell'esercizio 1997.
Creare un'altra società. Le società si moltiplicano, il numero degli amministratori cresce, il numero dei membri del collegio sindacale pure; ma, signori della Giunta, state facendo questo - adesso vi pongo io la domanda - per esigenze economiche, per esigenze amministrative del sistema economico sardo, o per altre ragioni?
Io ritengo - mi permetto di avanzare qualche dubbio - che voi vogliate continuare a mantenere in vita un sistema economico sardo controllato dalla maggioranza, attraverso tutte le società finanziarie. Non dimenticate che anche nel momento in cui abbiamo approvato la legge finanziaria, ci sono stati 25-30 miliardi accreditati alla finanziaria nel settore agroindustriale. Settore cooperativistico agro industriale; una ventina di miliardi sono andati a una società finanziaria che deve gestire le risorse finanziarie in quel settore, oltre alla SFIRS e tutte le società oggi esistenti (non entro nel settore SFIRS perchè c'è una gamma di società controllate dalla SFIRS, la cui numerazione non è cosa estremamente semplice). Allora, io ritengo che sia legittimo il mio dubbio che voi vogliate continuare a creare società, perchè non vi limitate a sopprimere ed a liquidare l'EMSA con tutte le società amministrate dall'EMSA, volete creare un'altra società con nuovi compiti, con nuove attribuzioni, evidentemente, questo discorso viene fatto solo con l'intento di governare l'economia sarda, di governare il pubblico, onorevole Montis!
Io sono perchè anche il pubblico conviva con il privato, però, la mia convinzione profonda è questa: se la gestione pubblica torna a vantaggio della collettività, si tenga il pubblico.
Se la gestione pubblica non dà vantaggi alla collettività, consentiamo la gestione privata e facciamo meglio. E credo che oggi sia stato dimostrato abbondantemente che l'attività del privato in campo economico è più efficace di quanto non sia la mano pubblica.
Questo discorso dopo che, spesse volte, voi della maggioranza vi siete riempiti abbondantemente la bocca con il termine globalizzazione.
Forse io non accetto la globalizzazione. Non l'accetto e vi dico che non l'accetto. Vi dico anche i motivi per i quali non accetto la globalizzazione.
Voi che parlate spesso di globalizzazione tenete il sistema economico sardo interamente sotto il controllo. Non arriviamo alla globalizzazione, arriviamo, però, al rispetto delle regole, le più elementari dell'economia di mercato, perchè io credo che oggi nessuno sia in grado di rifiutare ragionevolmente l'economia di mercato.
PRESIDENTE. I lavori sono aggiornati alle ore 17.00.
La seduta è tolta alle ore 13 e 34.
Allegati seduta
Testo delle interpellanze, interrogazioni e mozioni annunziate in apertura di seduta
INTERPELLANZA BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI sul servizio idrico integrato.
I sottoscritti,
chiedono di interpellare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei lavori pubblici sui seguenti fatti:
- con legge regionale n. 29 del 17 ottobre 1997 il Consiglio Regionale ha approvato la legge di istituzione del servizio idrico integrato determinando l'istituzione di una unica autorità d'ambito avente competenza per l'intero territorio regionale;
- la procedura di costituzione dell'autorità d'ambito peraltro non ha preso avvio per la solita inerzia della Giunta Regionale;
- infatti la legge all'articolo 6 prevede che la Giunta, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge, predisponga uno schema di statuto dell'autorità d'ambito, da inviare ai Comuni e alle Province;
- nonostante che il termine, scadente al 9 dicembre 1997, sia abbondantemente decorso, nessuno schema di statuto è stato approvato dalla Giunta regionale, e non risulta neanche che l'Assessore dei lavori pubblici lo abbia proposto, bloccando l'intero procedimento di applicazione della legge;
- conseguentemente la gestione dell'acqua in Sardegna avviene oggi in totale violazione delle normative italiane ed europee;
- ma il mancato decollo del sistema idrico integrato comporta anche altre conseguenze, non volute o volute;
- l'articolo 18 della legge prevede che l'Ente Sardo Acquedotti e Fognature (E.S.A.F.) possa continuare le proprie funzioni sino all'organizzazione del servizio idrico integrato e comunque non oltre il 31 dicembre 1998;
considerato che, data l'inoperatività della Giunta, il servizio idrico integrato non vedrà la luce nel corrente anno, appare chiaro che si punta alla liquidazione dell'ESAF e delle professionalità che tale ente esprime; ciò evidentemente per dare la gestione dell'acqua in Sardegna a società collegate a grandi gruppi industriali, amici dell'Ulivo, consegnando anche l'acqua dei sardi nelle mani dei padroni piemontesi;
considerato che il Presidente Palomba ha nei giorni scorsi lamentato l'inattività del Consiglio sulle riforme e considerato che le riforme approvate, dal nuovo assetto provinciale al servizio idrico integrato, sono sabotate dalla Giunta, si chiede se il Presidente non intenda chiedere scusa al Consiglio ed assumersi le proprie responsabilità. (447)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sul Centro Regionale Agrario Sperimentale (C.R.A.S.).
I1 sottoscritto, chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dell'agricoltura per sapere:
1) se siano a conoscenza che da oltre un anno il Centro Regionale Agrario Sperimentale (C.R.A.S.) è privo del coordinatore generale, quindi senza guida tecnico - amministrativa;
2) se sia vero che la Giunta regionale - contro il parere del Presidente del Consiglio di Amministrazione del C.R.A.S. - ha intenzione di riproporre "come esterno" lo stesso coordinatore generale dimessosi a suo tempo (nonostante la presenza nell'organico del Centro sperimentale di funzionari aventi titolo e professionalità per ricoprire tale incarico ), ipotesi che aggraverebbe ulteriormente il già magro bilancio del C.R.A.S. ed in contrasto con la normativa vigente;
3) se non sia invece opportuno dar corso con urgenza alla nomina del coordinatore generale secondo la deliberazione del Consiglio di amministrazione del C.R.A.S. ed ai sensi delle leggi vigenti, nomina oltremodo necessaria per il buon funzionamento di un Centro sperimentale così importante per la agricoltura della Sardegna. (1080)
INTERROGAZIONE VASSALLO sulla crisi idrica nel territorio ittirese.
Il sottoscritto,
appurato che l'agricoltura ittirese trae buona parte del proprio reddito dalle colture ortive nella Valle dei Giunchi lungo il Rio Minore effluente del bacino del Biddighinzu;
considerato che:
- la grave crisi idrica compromette la conservazione delle colture ortive, degli attuali posti di lavoro e di numerosi investimenti degli agricoltori;
- si ritiene indispensabile una gestione idrica in grado di garantire l'irrigazione non solo nei mesi invernali coincidenti con il massimo periodo di piovosità, ma soprattutto nei mesi estivi;
considerato altresì che a causa della crisi idrica gli agricoltori sono costretti ad indebitarsi per le normali anticipazioni al fine di garantire il flusso dei rifornimenti con i mercati di esportazione;
chiede di interrogare l'Assessore dell'agricoltura e l'Assessore dei lavori pubblici per sapere quali iniziative intendano adottare con la massima urgenza affinché l'ESAF gestisca le risorse idriche del Biddighinzu in maniera tale da garantire un rilascio d'acqua anche nei mesi estivi per la conservazione delle colture ortive in atto. (1081)
INTERROGAZIONE BONESU - SANNA Giacomo - SERRENTI, con richiesta di risposta scritta, sulla mancata partecipazione della Regione Sardegna alla Conferenza nazionale dei trasporti.
I sottoscritti, premesso che:
u nei giorni 7 ed 8 luglio si è svolta a Roma, presso l'Università la Sapienza, la Conferenza Nazionale dei Trasporti, promossa dal Governo e che i lavori, aperti alla presenza del Presidente della Repubblica, hanno visto la partecipazione delle maggiori autorità di governo competenti per la materia, delle parti sociali, delle amministrazioni locali e degli specialisti in materia;
u la conferenza ha consentito, pertanto, di fare il punto sulla situazione infrastrutturale dei trasporti, dal sistema stradale a quello ferroviario a quello aeroportuale, alle grandi opere quali il ponte sullo stretto di Messina o Malpensa 2000;
u fra i numerosi partecipanti non è stato notato alcun esponente della Regione autonoma della Sardegna,
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale per conoscere i motivi di questa incredibile assenza ed in particolare perché il Presidente e gli Assessori, che si precipitano continuamente a Roma per parlare, forse anche di trasporti, con oscuri burocrati ministeriali, non abbiano sentito la necessità di parlare pubblicamente, alla presenza plenaria delle autorità in materia, della situazione dei trasporti in Sardegna. Noi ritenevamo che la Sardegna fosse la regione più interessata, se non altro per la sua natura insulare, alla problematica dei trasporti. Ma evidentemente la Giunta ritiene che i treni elettrici che circolano in Sardegna siano i più confortevoli e veloci, che la Carlo Felice abbia otto corsie, che gli aeroporti sardi siano i più funzionali e da essi partano solo aerei puntualissimi e a tariffe bassissime e che viaggiare per mare fra Sardegna e Continente sia meglio che fare una crociera nei Caraibi.
Se così è, bene ha fatto la Giunta a disertare la Conferenza. Non era il caso che altri ci copiassero le geniali soluzioni che ci hanno consentito di raggiungere questi obbiettivi. Dato il precedente si invita la Giunta a non partecipare neanche alla Conferenza nazionale del lavoro, problema in fase di brillante risoluzione da parte della Giunta. (1082)
INTERROGAZIONE GHIRRA - CUGINI - BERRIA - DETTORI Ivana - USAI Pietro - FOIS Paolo - CHERCHI, con richiesta di risposta scritta, sulla cessione della testata dell'Unione Sarda.
I sottoscritti,
venuti a conoscenza del fatto che dal mese di novembre del 1997 L'Unione Sarda Spa ha ceduto a un'altra società, la General Asset, la testata del giornale quotidiano;
constatato che la notizia è stata confermata ufficialmente dal Garante dell'Editoria;
appreso che l'operazione è stata confermata dall'azienda soltanto pochi giorni fa, dopo ripetute richieste del Consiglio di fabbrica (poligrafici) e del Comitato di redazione (giornalisti), che denunciano un atteggiamento antisindacale e la violazione di precisi obblighi sanciti dai contratti collettivi nazionali di lavoro e dalle leggi;
allarmati per i rischi della cessione, che pare sia stata seguita da un'operazione analoga a proposito del centro stampa, ceduto alla General Press;
chiedono di interrogare il Presidente della Giunta regionale, l'Assessore della pubblica istruzione, beni culturali informazione, spettacolo e sport e l'Assessore del lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale per sapere:
1) a chi siano stati ceduti la testata e il centro stampa;
2) quali atti intendano adottare per garantire ai lavoratori dell'Unione Sarda serenità e certezze riguardo all'autonomia dell'azienda e del giornale, ai diritti acquisiti da poligrafici e giornalisti, a tutte le conseguenze economiche e giuridiche della cessione di rami dell'azienda;
3) se sussista all'interno della redazione e dello stabilimento un clima di corrette relazioni sindacali, messo ancora una volta a repentaglio dall'aggressione congiunta da parte dell'editore e della direzione nei confronti di rappresentanti sindacali democraticamente eletti. (1083)
INTERROGAZIONE FRAU, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di grave degrado della pineta di "Platamona" (Sassari-Sorso).
Il sottoscritto chiede di interrogare l'Assessore dell'ambiente per sapere:
I. se sia a conoscenza delle condizioni di estremo degrado di buona parte della pineta e del ginepreto della fascia costiera che, per oltre 700 ettari, va da Abbacurrente sin oltre la marina di Sorso, per il non rispetto del piano di investimenti colturali e manutentori a suo tempo predisposto;
II. cosa intenda fare, con la massima urgenza, al fine di salvaguardare questo bosco di pini mediterranei e ginepri, luogo ottimale per la nidificazione di molte specie di uccelli, prima che un ulteriore degrado comprometta per sempre questo bene ambientale, orgoglio delle popolazioni dei territori limitrofi. (1084)
INTERROGAZIONE AMADU, con richiesta di risposta scritta, sulla necessità di ottenere immediati risultati dal tavolo Regione-Istituti di credito per rivedere i tassi di interesse riguardanti i mutui contratti dalle aziende agricole sarde gravate da pesanti difficoltà economiche.
Il sottoscritto,
premesso che, nonostante esista una consistente normativa regionale che prevede con leggi e delibere di Giunta il ripianamento delle passività delle aziende agricole in difficoltà, a causa della sua inapplicabilità il sistema delle imprese agricole isolane sta subendo una gravissima crisi economica, soffocato dai pesanti tassi di interesse sui mutui regionalizzati;
considerato che, pur essendo stata avviata una trattativa tra la Regione e gli Istituti bancari a tale scopo, i risultati ottenuti finora non hanno dato alcun frutto dal punto di vista della messa in pratica, con l'esito di appesantire ulteriormente le difficoltà economiche in cui si dibattono gli imprenditori agricoli sardi a causa degli oneri finanziari di oltre il 15% sui mutui regionalizzati e dei rientri forzosi da parte delle banche;
rilevato che questa situazione di mancate risposte sta mettendo in ginocchio l'economia agricola sarda già esposta ad una gravissima e continuata crisi, con la conseguenza del fallimento di molte aziende e la fine della tranquillità economico - sociale di moltissime famiglie,
ritenuto indispensabile l'intervento della Regione al fine di definire l'applicazione della legge regionale n.44/88 a favore degli imprenditori agricoli già fortemente penalizzati dallo sfavorevole andamento climatico (siccità-incendi, ecc.) e provati dal forte malumore per le cause in premessa,
chiede di interrogare il Presidente della Giunta regionale e l'Assessore regionale dell'agricoltura per conoscere quali soluzioni responsabili ed utili intendono studiare e mettere in atto al fine di chiudere una volta per tutte il tavolo di confronto Regione-Istituti bancari sul ripianamento delle passività del sistema delle imprese agricole isolane e di sollecitare la sospensione della riscossione della quota in conto interessi e di tutti gli atti di contenzioso finora maturati, al fine di offrire risposte positive ad un settore così importante sotto l'aspetto economico - occupazionale, per scongiurare la situazione di malumore diffuso tra gli operatori del settore che rischia di svilupparsi in forti tensioni sociali. (1085)
INTERROGAZIONE TUNIS Marco Fabrizio, con richiesta di risposta scritta, sulle notizie della nomina del coordinamento generale dell'E.A.F.
Il sottoscritto,
premesso che l'Ente Autonomo Flumendosa ha adottato una delibera con la quale nomina quale coordinatore generale l'ing. Desogus Gianfranco (che è l'attuale coordinatore del servizio tecnico dell'Assessorato dei lavori pubblici della Regione);
rilevato che la nomina del coordinatore generale dell'ente rappresenta un atto "manifesto" del consiglio di amministrazione dell'ente stesso che ha inteso esprimere una volontà "precisa e mirata";
osservato che tale delibera è stata inviata per la relativa ratifica alla Presidenza della Giunta regionale;
evidenziato che la Presidenza della Giunta avrebbe eccepito informalmente che la nomina dell'Ing. Desogus potrebbe essere "viziata" perché lo stesso proviene da qualifiche funzionali poi annullate;
fatto presente che il Presidente On. Federico Palomba ha posto l'argomento all'ordine del giorno dei lavori della Giunta, ma prima di arrivare alla relativa trattazione dell'argomento è stato tolto dall'ordine del giornomedesimo per cui si suppone che non si abbia intenzione di procedere alla ratifica della nomina in questione,
chiede di interrogare i1 Presidente della Giunta regionale e l'Assessore del personale per conoscere se i fatti denunciati siano veri, quali siano le motivazioni che abbiano portato la Giunta "a non trattare l'argomento", se siano a conoscenza dei danni che potrebbero arrecare alle strutture dell'E.A.F. con l'omissione di così importante atto, se vi siano condizionamenti esterni alla esecuzione dell'atto e se non sia il caso di procedere con urgenza a realizzare un atto "dovuto". (1086)
INTERROGAZIONE GRANARA - PITTALIS - PIRASTU - LOMBARDO - FLORIS - OPPIA - GIORDO - LOCCI - BIGGIO - BALIA - BALLETTO - SERRENTI - BONESU - MARRACINI - MILIA - FEDERICI - BIANCAREDDU - TUNIS Marco Fabrizio - BERTOLOTTI - LIPPI - CASU sulla grave situazione dei trasporti sulla tratta Carloforte-Portovesme.
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I sottoscritti,
considerato che più volte è stato segnalato il grave disagio in cui vanno a trovarsi i viaggiatori diretti a Carloforte che transitano nello scalo industriale di Portovesme ove, in contemporanea a pochi metri si praticano operazioni di scarico alla rinfusa in banchina di carbone e minerali;
rilevato che i traghetti che attraccano a Portovesme nel molo destinato a tali operazioni debbono disimpegnarsi con manovre particolarmente difficoltose e pericolose in spazi notevolmente limitati a causa della continua presenza di altre navi e spesso di petroliere;
appurato che tali manovre, ripetute più volte durante la stessa giornata a volte anche con forte vento trasversale, mettono a dura prova la indiscussa ed elevata professionalità degli equipaggi esponendo gli stessi a continue e stressanti tensioni ed assegnando loro responsabilità oltre il dovuto;
verificato che tale difficoltà sono ancora più sentite della motonave Vesta che per dimensioni e caratteristiche tecniche è più esposta a tali rischi di collisione,
chiedono di interrogare i1 Presidente della Giunta regionale e l'Assessore dei trasporti per sapere:
- se sono a conoscenza di quanti avvenimenti di mare e collisioni è stata protagonista la nave Vesta della Saremar;
- se risponde al vero che la stessa compagnia di navigazione, nonostante l'inadeguatezza di tale nave, intenda immettere su tale linea un'altra nave gemella del Vesta;
- se è il caso di informarsi anche presso le Autorità competenti se ritengono tale naviglio adeguato al traffico a cui è destinato in considerazione delle situazioni portuali di Carloforte e Portovesme;
- se non ritengano opportuno intervenire finalmente in maniera responsabile anche nei confronti della dirigenza Saremar ed evitare il ripetersi di altri avvenimenti che possano mettere a rischio l'incolumità dei passeggeri. (1087)
MOZIONE SCHIRRU - CUGINI - DIANA - USAI Pietro - SANNA Salvatore - FALCONI - MARROCU - BUSONERA - GHIRRA - BERRIA - CHERCHI - SASSU - CUCCA - DETTORI Ivana sull'insostenibile situazione di degrado e pericolo in cui versa la S.S. n. 131 - Carlo Felice.
IL CONSIGLIO REGIONALE
CONSTATATO il grave stato di degrado e di persistente pericolosità della S. S. n. 131-Carlo Felice come, purtroppo, tristemente testimoniato da gravissimi incidenti che continuamente costellano il percorso stradale;
RICORDATE le iniziative spontaneamente intraprese dai sindaci, cittadini e utenti per cercare di stimolare ulteriormente l'Amministrazione statale, e l'ANAS in particolare, ad assumere concrete e complessive iniziative capaci di risolvere, in via definitiva, tale fondamentale problema;
EVIDENZIATA la particolare importanza che il Piano regionale dei trasporti vigente e i suoi aggiornamenti in atto attribuiscono a tale arteria stradale, vero cardine del trasporto gommato in Sardegna;
SOTTOLINEATA la particolarità della Sardegna in tale importante settore, unica regione italiana a non essere dotata di strutture autostradali vere e proprie, senza che tale situazione abbia determinato alcuna attribuzione di risorse aggiuntive da parte dello Stato ma un'ulteriore marginalizzazione dell'isola nel riparto degli stanziamenti statali di settore;
RILEVATO che il processo, attualmente in corso, di attuazione del c.d. federalismo stradale - messo in moto dalla Legge 15 marzo 1997, n. 59 e culminante con la radicale modifica dell'organizzazione, struttura e compiti dell'ANAS che si concluderà con la regionalizzazione di molte strade attualmente classificate come statali, rischia di rivelarsi ulteriormente penalizzante per la Sardegna, in mancanza del contemporaneo trasferimento di adeguate risorse,
impegna la Giunta regionale
ad intraprendere una puntuale e sistematica azione di rivendicazione istituzionale, nei confronti dell'Amministrazione dello Stato, e in particolare del Ministero dei Lavori Pubblici e dell'ANAS, affinché:
I. vengano completati, nel più breve tempo possibile, i lavori già finanziati o appaltati o in corso di realizzazione sui vari punti dell'arteria stradale;
II. vengano attribuite le risorse necessarie per l'adeguamento strutturale dell'opera, con particolare riferimento all'eliminazione degli incroci a raso, alla realizzazione della corsia d'emergenza e dei sistemi di protezione esterna del nastro stradale, adoperandosi per recuperare, ove possibile, i numerosi elaborati progettuali nel tempo predisposti sulla base di finanziamenti pubblici;
III. la Regione partecipi attivamente al processo di regionalizzazione delle rete viaria nazionale, rivendicando con forza il rispetto delle proprie peculiarità ed esigenze. (167)
MOZIONE LORENZONI - USAI Pietro - GIAGU - FALCONI - CHERCHI - TUNIS Gianfranco sulle necessarie iniziative da intraprendere, anche attraverso l'individuazione di nuove opportunità, per il potenziamento e il rilancio, in Sardegna, del turismo.
IL CONSIGLIO REGIONALE
PREMESSO che non è comprensibile, né tanto meno più giustificabile, che la Regione Sardegna non mostri quella attenzione dovuta, con iniziative o con programmi, al comparto del turismo oggi individuato, da indicatori economici mondiali, come risorsa capace di determinare sviluppo e occupazione;
VISTO che a confermare questo disinteresse sono i dati, contraddittori, relativi agli arrivi e alle presenze che per i mesi di giugno e luglio mostrando un trend in discesa o uno zero virgola percentuale di aumento, mentre ovunque il comparto registra incrementi consistenti;
CONSIDERATO che le considerazioni che si stanno facendo riguardano una economia diffusa e distribuita sul territorio e in grado, quindi, se sostenuta adeguatamente, di distribuire diffusamente occupazione e ricchezza in maniera non riscontrabile in altre attività economiche;
CONSIDERATO che si ritiene indispensabile che la Regione Sardegna promuova e sostenga ogni attività, culturale, artistica, sportiva, ricreativa, ecc., diretta a richiamare turisti specialmente in quel periodo "tristemente" chiamato bassa stagione;
CONSIDERATO che, in attesa di un progetto globale capace di rilanciare in tutta l'Isola il comparto, è indispensabile, da subito, individuare serie opportunità che suscitino nuove attenzioni e nuovi segmenti di utenza turistica, localizzandole in quelle zone che già da adesso sono in grado di rispondere a canoni richiesti in quanto servite da porti e aeroporti, nonché da una rete di impianti ricettivi notevole e diversificata;
CONSTATATO che, dai dati forniti, uno degli eventi ipotizzati precedentemente è legato al mondo delle corse nazionali e internazionali automobilistiche;
CONSTATATO inoltre che, da informazioni assunte, risulta un particolare interesse, manifestato dai più importanti gruppi automobilistici nazionali e internazionali, ad una localizzazione di un sito attrezzato ove si svolgano le prove e le gare, compreso il Gran Premio, nel Nord Sardegna;
CONSIDERATO che è opportuno finalizzare il mondo delle gare automobilistiche al rilancio del turismo in Sardegna;
impegna la Giunta regionale
1) a riconoscere l'attività dell'autodromo,dandone comunicazione come previsto dall'art. 2 del recente decreto del Ministro all'industria che estende i benefici della Legge 488 al turismo, quale iniziativa turistico-sportiva di pubblica utilità;
2) a prendere contatti con i vertici del settore gare ( FIA- ACI - CSAI - CONI ) per una verifica delle opportunità più volte richiamate;
3) a prendere contatti con le Amministrazioni comunali, oggi proprietarie dei più importanti autodromi in Italia, per determinare con esattezza la portata dell'impatto economico derivante da una realizzazione di questo tipo;
4) a presentare in Consiglio entro l'anno, per l'opportuna valutazione e l'eventuale approvazione, quei provvedimenti necessari per il rilancio di tutto il settore del turismo, proponendo eventualmente un Piano straordinario per il Turismo che comprenda strategie e una globalità di interventi diretti al rilancio di un settore che si deve confrontare in un mercato mondiale. (168)
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