Seduta n.376 del 24/01/2008 

CCCLXXVI Seduta

Giovedì 24 gennaio 2008

(POMERIDIANA)

Presidenza del Presidente SPISSU

INDICE

La seduta è aperta alle ore 16 e 06.

COCCO, Segretario f.f., dà lettura del processo verbale della seduta del mercoledì 14 novembre 2007 (368), che è approvato.

Congedo

PRESIDENTE. Comunico che la consigliera regionale Barracciu ha chiesto congedo per la seduta pomeridiana del 24 gennaio 2008.

Poiché non vi sono opposizioni il congedo si intende accordato.

Grazie onorevole Cocco, grazie per aver sostituito uno dei numerosi colleghi Segretari indisposti evidentemente a prendere parte alla seduta dal suo inizio.

Sospendo la seduta per cinque minuti, e invito i colleghi dei Gruppi ad avvertire i loro colleghi perché fra cinque minuti diamo la parola all'onorevole Masia e proseguiamo così come concordato i lavori. La seduta è sospesa.

(La seduta, sospesa alle ore 16 e 11, viene ripresa alle ore 16 e 24.)

Comunicazioni del Presidente

PRESIDENTE. Bene colleghi, iniziamo il lavoro. Comunico che il consigliere regionale Marco Espa ha dichiarato di aderire al Gruppo "La Margherita- Democrazia e libertà" con decorrenza 24 gennaio 2008.

CAPELLI (U.D.C.). Perché, c'è ancora?

PRESIDENTE. Ci sono ancora i vecchi Gruppi, fino a comunicazione contraria, che come sapete il Presidente darà in Aula.

Continuazione e fine della discussione generale congiunta del documento annuale di programmazione economico finanziaria (DAPEF 2008) (21/A) e dei disegni di legge: "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2008)" (301/S/A) e "Bilancio di previsione per l'anno finanziario 2008 e bilancio pluriennale per gli anni

2008-2011" (302/A)

E' iscritto a parlare il consigliere Masia. Ne ha facoltà.

MASIA (Gruppo Misto). Grazie Presidente. La legge finanziaria di quest'anno arriva un po' prima rispetto agli anni scorsi, anche se noi contavamo di affrontarla in Aula alla fine di novembre e approvarla entro l'anno. Non è andata così. Circa sei mesi di inattività di questo Consiglio per le vicende ormai note sul referendum per la statutaria e le primarie per il Partito Democratico non hanno consentito di mantenere l'impegno. Un impegno assunto da questa maggioranza al momento del voto della precedente finanziaria a giugno. Una finanziaria che aveva superato ogni record di ritardo e poteva essere, noi ritenevamo, l'approvazione di questa finanziaria entro il 2007 il metodo per recuperare credibilità con i sardi; purtroppo questo non è avvenuto. Questa è una finanziaria di fine legislatura, come dice qualcuno e forse questo qualcuno ha pure ragione, non ha tutti i torti, ma noi ci chiediamo se esistono finanziarie di fine legislatura, oppure se le finanziarie devono rispondere sempre e solo ai programmi elettorali. Mai come oggi, crediamo, per la crisi che stiamo affrontando, che stiamo vivendo nel paese, nella nostra Regione, debbano essere considerate le situazioni contingenti e i bisogni immediati della gente. E allora mi va di fare una prima valutazione. Il ritardo della precedente finanziaria, come ho appena detto, con una buona parte di risorse ancora da spendere, e le nuove risorse di questa finanziaria che discutiamo oggi e che speriamo venga approvata in fretta, più in fretta possibile, ci portano ad affermare che non si sono mai viste così tante risorse insieme, e che quindi è possibile rivolgere maggiori attenzioni verso coloro che dalla stagione di riforme, avviata in questa legislatura dal centrosinistra, hanno subito una drastica perdita di opportunità, che sono opportunità di lavoro, quando non anche il posto di lavoro stesso. Opportunità che devono essere rivolte verso coloro che da questa maggioranza di centrosinistra aspettavano e aspettano, oltre che le riforme, anche occupazione e certezze.

(Interruzione)

Onorevole Cugini, che prima era qua…

(Interruzione)

Le riforme, vorrei poter continuare… Le riforme in sanità, in agricoltura, nell'industria, nella formazione, nella pianificazione territoriale, nei trasporti, nell'organizzazione della Regione e degli enti locali, ancora da portare a compimento, altre bene avviate, fanno di questa legislatura una stagione importante e davvero unica. Ma come non dire che le ripercussioni di questa stagione di riforme, le difficoltà della gente, non possono essere valutate e affrontate in questa particolare occasione per le motivazioni che ho appena detto, in questa finanziaria del 2008? La finanziaria, è stato già detto, ha dei buoni contenuti, noi socialisti però riteniamo che possa essere ancora migliorata, prima della sua definitiva approvazione. Il Fondo unico, con maggiori risorse e attenzione alle province, va rivisto, l'ANCI rivendica maggiori risorse rispetto allo scorso anno. Ai comuni e alle province stiamo trasferendo tali e tante di quelle funzioni e di questo occorre tenerne conto, perché il personale e risorse insufficienti, spesso, stanno rallentando se non vanificando attività fino a ieri svolte dalla nostra Regione. L'assistenza sociale, quest'anno posta in bilancio, che esaltano l'attenzione che ha verso questo settore il centrosinistra, con l'opportunità di interventi verso problemi delle famiglie e del sociale. E la stabilizzazione dei precari, che di sicuro non azzera le aspettative e che però ci auguriamo interrompa definitivamente certi metodi di assunzione del servizio pubblico, che non garantiscano pari opportunità, e tantomeno professionalità, e che dia veramente l'avvio, questa finanziaria, alla definizione delle piante organiche dei concorsi, che sono tanto, tanto attesi. Infine l'incremento dei fondi all'università, con borse di studio, aiuti agli studenti, studenti che sono fuori sede per gli affitti, e la possibilità di riportare in Sardegna ricercatori e docenti ad alto livello. Tutto questo rappresenta aspetti positivi della finanziaria, ma riteniamo che si debba fare di più, in particolare nella politica del lavoro. Deve emergere da questa finanziaria una seria politica per il lavoro, e per questo occorre affrontare una concreta politica per lo sviluppo delle imprese. Quante volte ci capita di dire che non riusciamo a capire come mai nella nostra Regione non riesce a formarsi un gruppo di imprese che possa essere l'asse portante della nostra Regione? Come mai quelle che invece nascono sono deboli e, quando riescono a vivere, vivono soltanto se sostenute dalle risorse pubbliche? Occorre una seria politica, una politica rivolta all'accelerazione della spesa, e maggiori attenzioni verso quelle leggi che hanno dimostrato efficacia ed efficienza: parlo delle leggi a sportello, come la legge 32 per l'acquisto della prima casa, la legge 51, la legge 9, devono essere congruamente sostenute e devono essere anche rifinanziate. Noi non riusciamo a capire, e non lo capiscono nemmeno i cittadini, perché ciò che funziona deve essere rimosso e messo in discussione come sta capitando. Perché rimettere in piedi il sistema dei bandi, che mette in competizione i territori, avvantaggiando i più forti e provocando spesso un sicuro rallentamento della spesa? Noi siamo disponibili anche ad accettare una sperimentazione, solo per una parte, la legge 32, così come previsto, che faccia tornare il finanziamento a fondo perduto. IL finanziamento a fondo perduto aveva spesso bloccato le risorse, contemporaneamente, se questo deve restare, noi riteniamo che debba proseguire il sistema di abbattimento degli interessi dei mutui per l'acquisto della prima casa. Molti ammortizzatori sociali, come sappiamo, sono stati cancellati dal Governo nazionale, un Governo nazionale che rinvia ogni responsabilità alle Regioni. I salari sono sempre più ridotti, troppo bassi per consentire alle famiglie di arrivare alla fine del mese e il lavoro, il lavoro quello vero, che dà certezze e serenità, come ben sappiamo, è sempre più raro. Noi socialisti, nell'occasione di confronto con i colleghi della maggioranza, abbiamo più volte evidenziato questi aspetti, e l'esigenza di affrontare questi problemi subito, con le attenzioni che sono dovute ad un malato, che non può reggere dosi e cure da cavallo come spesso ci capita di vedere. Lo sfilacciamento palese della maggioranza del centrosinistra è anche dovuto a questa diversa visione. Noi non crediamo alle statistiche che danno in calo i disoccupati, d'altronde un giorno di lavoro ogni tre mesi non è occupazione. Noi non crediamo che l'aumento del prodotto interno lordo in Sardegna stia producendo effetti rilevabili. Constatiamo al contrario un forte incremento dell'emigrazione. Mi diceva martedì scorso, qui, proprio in Aula, il sindaco di Martis, un piccolo paese dell'Anglona, che dalla sua comunità di 570 abitanti, quest'anno, stanno per andare via in cerca di lavoro, fuori dalla Sardegna, almeno venti giovani. Se facessi una proporzione con il resto dell'isola, avrei la spaventosa cifra di circa 60 mila persone che vanno via dalla Sardegna in cerca di lavoro e di occupazione quest'anno. E sono sempre i migliori quelli che vanno via, queste è ben noto, quelli che hanno più coraggio e spirito d'iniziativa, che invece dovrebbero restare. Non credo che questi siano i numeri naturalmente, numeri che ci piacerebbe conoscere però, in maniera più dettagliata, conoscere l'età e le professioni di coloro che lasciano la Sardegna significa affrontare meglio la programmazione e la formazione degli investimenti e delle imprese. Dicevo che spero non sia questa la dimensione dell'emigrazione. Ma le fabbriche che stanno chiudendo ogni giorno, le difficoltà in agricoltura, nella pastorizia e negli allevamenti non sono una nostra invenzione. Senza contare i giovani studenti che quando possono frequentano le università del continente, alla ricerca di una laurea più accreditata, per poter proprio avere opportunità di lavoro. Il decadimento del livello di formazione scolastica ed universitaria è uno dei problemi che questa finanziaria fa bene ad affrontare e forse non è nemmeno sufficiente perché l'università di Cagliari e di Sassari non si collocano di certo ai primi posti in Italia che non è messa nemmeno lei bene a livello europeo. A Sassari, ieri, i giornali denunciavano che diverse decine di bambini non frequentano la scuola dell'obbligo, era da tanto che non si leggevano notizie di questo genere, ritengo che non si ha solo un problema della mia città, come ritengo che il problema degli abbandoni scolastici e del basso numero di laureati, in particolare nelle materie scientifiche, ci deve profondamente portare a riflettere. Occorre dare dei valori e delle priorità alla formazione universitaria, ed è necessario consentire alle diverse sedi dell'università diffusa di avere i finanziamenti per non interrompere i corsi già avviati. Questa finanziaria mantiene ancora in piedi ciò che già nella finanziaria del 2007 i socialisti avevano evidenziato come un problema capace di annullare buona parte degli investimenti previsti. Il trasferimento al 2008 di 500 milioni di euro disponibili solo nel 2011. Ribadire questa posizione sappiamo che è una posizione illegittima e impercorribile, un tale artificio contabile che mette a disposizione queste risorse puoi inficiare quegli investimenti. Noi abbiamo proposto in Commissione un emendamento che senza modificare quegli investimenti, quegli investimenti previsti nella finanziaria, possa rendere credibile questa finanziaria del 2008. In Commissione è stato bocciato. Noi socialisti lo ripresenteremo, per coerenza e perché crediamo che non debbano essere consentiti tali accorgimenti. Immagino la reazione del Governo nazionale se tutte le regioni come la Sardegna e gli enti locali proponessero bilanci così fatti. Per concludere, come non ricordare le posizioni coerenti del Gruppo socialista, che sta a rafforzare quello che stavo dicendo poco fa, posizioni coerenti per il Piano paesaggistico dove chiedevamo un periodo di sei mesi prima della sua applicazione e i problemi che il voler essere testardi in quelle posizioni hanno comportato. Piani urbanistici che ancora non sono stati approvati, e che quindi comportano il rallentamento dell'edilizia, per non parlare di tutti i problemi che pone il Piano paesaggistico che blocca anche qualsiasi tipo di attività nei centri storici. E per la legge statutaria che pure come abbiamo detto ha dei pregi, ma che se avesse avuto maggiore riflessione all'interno di questo Consiglio probabilmente non sarebbe caduta così come è caduta, per il voto dei sardi. Abbiamo detto che certi metodi noi non li condividiamo e abbiamo pure affermato, con il Presidente Soru e con i colleghi della coalizione, senza problemi, che se alcuni commi o articoli della finanziaria così come sono non verranno rivisti e modificati difficilmente potrà esserci il nostro voto favorevole alla legge. La nostra naturalmente non è una posizione preconcetta ma la denuncia di un marcato malessere all'indisponibilità a confermare la fiducia a chi in questi tre anni, pure con tutti i risultati che io stesso, alla pari del collega Balia abbiamo evidenziato nei nostri interventi, troppe volte ha trascurato di coinvolgere e ascoltare i consiglieri, e i socialisti in particolare, che pure, a nessuno deve sfuggire, rappresentano oggi il secondo gruppo della coalizione del centrosinistra in Sardegna.

Sono convinto colleghi che tutto quello che si sta facendo e se riuscirà a fare in questa finanziaria con la massima attenzione che deve essere dedicata può rendere maggiormente credibile in particolare la coalizione e perché no, tutto il centro sinistra e il Consiglio che si fa carico delle sorti della nostra Regione. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie onorevole Masia. E' iscritto a parlare il consigliere Marrocu. Ne ha facoltà.

MARROCU (D.S.). Signor Presidente, signori della Giunta, cari pochi colleghi presenti, intervengo oggi, con l'ultimo intervento come Capogruppo dei Democratici di sinistra, e il primo mio intervento come Capogruppo del Partito democratico. Abbiamo deciso di avviare dal punto di vista organizzativo e amministrativo il gruppo dal 1º febbraio esclusivamente per una questione organizzativa e amministrativa.

Quindi intervengo come Partito democratico, come Gruppo del Partito democratico, avvertendo non il pericolo di una precarietà e di una funzione a termine, perché tutti siamo in precarietà e a termine, quanto avvertendo invece il peso della responsabilità di rappresentare in quest'Aula un Gruppo che quasi è numericamente la metà di questo Consiglio. Un gruppo che rappresenta funzioni importanti come quella della presidenza del Consiglio, e della presidenza della Regione, Gruppo che rappresenta numerosi assessori in Giunta. Un gruppo che quindi ha un peso e una responsabilità notevole, e questo peso e in questa responsabilità da me è ampiamente avvertita. In questi giorni in queste settimane osservatori esterni, ma anche nel dibattito qui in Consiglio regionale segnalavano come le difficoltà, la situazione di instabilità, che contrassegnava i primi mesi di vita del Partito democratico che dentro il Consiglio regionale fossero causa dei ritardi e anche di trasferimento, di instabilità e di difficoltà dentro la coalizione del centrosinistra. Un po' c'era l'invito: "fate in fretta, organizzatevi, e trovate una soluzione interna al P.D. perché questa stabilizza anche la maggioranza, stabilizza anche il centrosinistra, e può essere un aiuto anche a tutto il Consiglio regionale". Non nego che le nostre difficoltà siano state anche causa situazioni di disagio all'interno della Commissione, e anche forse causa di ritardi nel processo istruttorio da parte della Commissione per il disegno di legge che oggi esaminiamo. Così come veniva osservato che le nostre difficoltà potevano essere causa di un'instabilità più complessiva e mi auguro che la sintesi unitaria trovata all'interno del Partito democratico possa essere questo anche uno strumento che possa servire a trovare unità e coesione anche all'interno della maggioranza. Se devo essere sincero il dibattito di questi due giorni non ha dato questo segnale, avverto che ci sono difficoltà, avverto che ci sono molti distinguo, se non anche prese di distanza rispetto all'azione di governo e anche alla manovra finanziaria è arrivata in Consiglio regionale. Qual è forse la preoccupazione che anima i colleghi della maggioranza del centrosinistra che non fanno parte del partito democratico? E' la preoccupazione che un partito e un gruppo che ha una forza così numerosa come quella del partito democratico che esprime funzioni così importanti in questo Consiglio possa essere portato forse a pensare di essere autosufficiente, possa pensare di poter rispondere alle sollecitazioni che vengono dal malessere che si vive nella nostra Regione, in modo autonomo, possa pensare che sia sufficiente ritrovare sintesi, unità, all'interno del P.D. senza che ci sia il coinvolgimento per sentirsi parte, da parte delle altre forze politiche. Io penso, di dire al nome di tutto il P.D. che ciò che noi rappresentiamo nella forza in cui lo esprimiamo come anche della rappresentanza che abbiamo in Giunta, e nella Presidenza che non c'è in noi questa tentazione di pensare di essere autosufficienti e di ignorare le richieste di partecipazione e di condivisione e di sentirsi protagonisti nelle scelte che vengono qui fatte da parte delle altre forze politiche. E quindi credo che l'azione che farà il Partito Democratico in questo Consiglio regionale sarà un'azione tesa a ricostruire la coesione all'interno della maggioranza, a trasmettere unità, e a riportare la discussione sui veri problemi che oggi affrontiamo a livello regionale. Vedete, l'unità non è mai la sommatoria delle buone intenzioni, è sempre un processo nel quale ogni parte riconosce legittimità e riconosce… alle argomentazioni e ai problemi che pongono gli altri la possibilità di essere capiti, discussi e condivisi. Quindi, è un processo che verrà avviato non mi stupisce che ci siano molti distinguo e che ci sia dibattito, anzi personalmente l'ho sempre detto, io ritengo che sia la cosa più importante che possa verificare un'azione di Governo e che possa verificare questo Consiglio, dibattito vero che può avere in certi momenti anche toni di scontro, di asprezza, ma che poi porti comunque la ricerca di una sintesi unitaria, che possa consentire di governare nell'interesse dei sardi. Questo è quello che abbiamo fatto in questi anni, non subalternità, non atteggiamenti… ma disponibilità al confronto, alla discussione e con questo spirito credo che affronteremo anche questi giorni e queste ore gli argomenti che sono stati posti all'attenzione nostra e di tutta l'assemblea, da parte del gruppo della sinistra, da parte dei socialisti. Anzi, personalmente penso, anche qui a nome di tutto il Partito Democratico di salutare come fatto positivo che questi processi di unità e di incontro, che ha attraversato il Partito Democratico, oggi investe anche la sinistra e che la sinistra possa parlare qui, non dividendo le varie rappresentanze, ma in un'unica voce, così come questo processo di unità che sta investendo il Partito Socialista. Credo che siano segnali positivi nell'interesse sia del dibattito che può coinvolgere questo Consiglio, ma nell'interesse della Sardegna e dell'Italia.

Quindi, affronteremo la discussione tra di noi sapendo che ognuno ha rappresentanze sociali e interessi sociali e proposte politiche che hanno pari dignità, rispetto alle nostre proposte, alle proposte dell'Esecutivo, alle proposte del Partito Democratico, e insieme faremo lo sforzo perché si ritrovi una sintesi unitaria. Vedete, in questi giorni, mi sono arrivati molti messaggini, molti sms, che mi dicevano che un sondaggio che è stato fatto recentemente dava i partiti politici tra l'indice più basso della fiducia degli italiani. Io penso che, al di là dei sondaggi, un po' tutti noi avvertiamo che c'è in giro, nell'opinione pubblica interno alla politica, ai partiti, al nostro fare un atteggiamento di difficoltà, di malessere, poca fiducia. Quello che ha determinato il fenomeno di Grillo e altri fenomeni di allontanamento sempre più forte da parte della gente dalle istituzioni e dai partiti, che operano nelle istituzioni, è un po' quello che spesso cogliamo della gente che dice: ma sì, ma in fin dei conti siete tutti uguali; ma in fin dei conti proponete, promettete ma poi una volta che siete al governo l'azione di governo non fa che ripetere le stesse cose che hanno fatto gli altri. Un po' questo atteggiamento che nulla cambia indifferentemente dallo schieramento che uno vota e che viene chiamato alle responsabilità di governo. Io mi auguro che questo atteggiamento così di distacco della gente dalla politica non trovi nella nostra azione possibilità di essere rafforzato, un collega, Peppino Pirisi, mi cita sempre una frase presa da George Bernard Shaw che i fatti sono argomenti testardi. Io ecco vorrei che almeno su una cosa tra di noi, tra i compagni e amici della sinistra che hanno portato oggi molti distinguo anche su questi anni di governo e su questa finanziaria, e persino tra noi e voi del centrodestra, ci sia almeno un riconoscimento dei fatti, quello che Silvio Cherchi nel suo intervento diceva: nessuno può non riconoscere la performance di questi anni dell'azione di governo. Almeno i infatti dobbiamo tutti riconoscerli, che le entrate di questa Regione sono aumentate di oltre il 40 per cento rispetto al 2004, è un dato certo oppure no? E' un fatto testardo che si impone, al di là delle nostre disquisizioni. Che nel 2004 avevamo raggiunto una situazione che la spesa corrente era oltre il 97 per cento, la spesa ordinaria delle nostre entrate è un dato è un fatto testardo che si impone. Che la situazione debitoria della Sardegna e che il disavanzo regionale aveva quasi ormai raggiunto quella cifra di interessare l'intero nostro bilancio, cioè aveva superato i 4 miliardi di euro, 8 miliardi di vecchie lire anche questo è un dato. Che il disavanzo annuo dei nostri bilanci di anno in anno erano superiori al 20 per cento, anche questo è un dato, è un fatto che nessuno può negare. Che oggi la situazione ha determinato un aumento di entrate pari a 43 per cento, perché nel passato onestamente ce lo dobbiamo dire anche autocriticamente, visto che io ho fatto parte di due legislature precedenti nelle quali non governavamo noi, nel passato l'attenzione dei consiglieri e del Consiglio sul bilancio regionale era esclusivamente agli articoli di spesa, e poca attenzione si faceva alle entrate, e discutevamo più di come dividere quelle poche risorse che ormai erano zero e ogni anno ci trovavamo a far fronte ad un indebitamento per poter garantire anche quel minimo di spesa. Che nel passato avveniva questo e che oggi il disavanzo a cui facciamo ricorso è zero rispetto al 20 per cento al quale facevamo ricorso nel passato. Questo è dovuto a due elementi: all'aumento delle entrate notevolissimo, che c'è stato in questi anni, e a una azione seria e rigorosa di contenimento della spesa.

Questi son dati che non possono essere nascosti, che ci sia stato un fatto, di un'azione di riforma di questa regione.

MORO (A.N.). 300 mila poveri!

MARROCU (D.S.). Vedete quando si affrontano riforme si toccano interessi, e si toccano interessi consolidati che aprono contraddizioni ma una classe dirigente, se non vuole che passi quel concetto che oggi porta i partiti a livello più basso di consensi e di fiducia dei cittadini, è quella che si assume la responsabilità anche di intaccare interessi consolidati e di avviare, se è giusto che siano avviate, quelle riforme necessarie per modificare quella situazione che si è creata. Questo nessuno di voi può negarlo! Certo, con contraddizioni, con problemi, con scontri ma che sia stato avviato in questa legislatura una profonda azione riformatrice di quella situazione che per anni veniva detto doveva essere riforma e mai si riformava. Perché le persone che ci attendono anche oggi qui all'ingresso e che rappresentano interessi particolari, che rappresentano interessi dei dipendenti che sono coinvolti, di quell'utente che ha un rapporto, di fatto non ci hanno mai nel passato fatto sì che quello che veniva annunciato della riforma non venisse mai fatta. Certo che l'azione di questa riforma può darsi che ancora oggi non abbia esplicato i suoi effetti positivi, può darsi. Perché le riforme hanno bisogno di tempo perché gli effetti positivi arrivino, ma sono avviate. Può darsi che i direttori generali delle agenzie che abbiamo nominato non siano oggi le persone più adatte a ricoprire quel ruolo e magari l'azione di riforma non si riflette nei suoi effetti positivi, ma la riforma è stata fatta, quei direttori passano, questi governi passano, l'azione riformatrice è stata avviata.

MURGIONI (Fortza Paris). E non è sbagliata!

MARROCU (D.S.). E' anni che si promettevano… perché azione di governo vuol dire assumersi le responsabilità e di tutto si può dire tranne che chi è stato chiamato a questa responsabilità, in questa legislatura, non si sia assunto la responsabilità di avviare dei processi di riforma.

Allora, i dati e i fatti sono testardi e nessuno li può negare. L'azione di risanamento, l'azione efficace di riforma è merito non solo di chi sta seduto lì, ma è merito anche di chi sta seduto qui ed è merito anche dell'opposizione che comunque ha portato i suoi suggerimenti e le sue proposte in questo processo di riforma, e io sono convinto che questa legislatura sarà una legislatura ricordata per questi grandi momenti di riforma.

E allora, anche ai colleghi che pure sono intervenuti con molti distinguo già stamane e anche stasera, dico che le nostre osservazioni, che raccogliere il malessere, le difficoltà che ci sono, vanno comunque ricondotte all'interno di questo quadro che ci ha visto tutti protagonisti. Ma chi può negare che in Sardegna ci sia povertà, malessere e disoccupazione? Ognuno di noi lo vive giorno per giorno nel rapporto con la gente, ma si sarebbe potuta affrontare oggi una discussione che possa consentire di recuperare risorse per rispondere a quelle esigenze, se non fosse stato avviato quel processo di riforma e di risanamento che in questi anni si è avviato e di recupero di risorse ingenti e quindi dell'aumento delle entrate? Io credo di no.

Se oggi la spesa corrente è poco più del 70 per cento, questo consente che ci sia una possibilità di manovra finanziaria, senza ricorrere all'indebitamento e al disavanzo, pari al 30 per cento del bilancio regionale, per affrontare quelle emergenze di cui i colleghi hanno parlato nei loro interventi: il disagio, il malessere, le povertà, la disoccupazione; e sono i temi che ancora sono rimasti aperti e per i quali io penso che il buon senso, la capacità di tutti di ascolto, di arrivare ad una sintesi porterà quest'Aula anche a dare soluzioni e ad avviare processi innovativi anche in quella direzione. Vedete, non nego che sono rimasti problemi, però...

Sul tema del lavoro, io penso che noi abbiamo un elemento che ci deve far riflettere, noi abbiamo bisogno, da un lato di dare risposte nella direzione di quel malessere che ha bisogno di risposte immediate, non rinviabili e che portano quei ragazzi di cui parlava Masia a lasciare la Sardegna, dall'altro però abbiamo bisogno di trovare l'intreccio giusto tra il lavoro e la produzione di beni e servizi. Tra dare una risposta che sia anche assistenziale a quel ragazzo, a quella famiglia che ha bisogno di un'occasione di lavoro comunque e l'esigenza anche che quel lavoro produca beni e servizi.

Concludo - lascio perdere l'intervento - dicendo io non ci sia la preoccupazione nei colleghi che fanno parte della maggioranza che ci sia una volontà del Partito Democratico di essere autosufficiente e di pensare di chiudere al proprio interno le questioni, ma disponibilità a far propri argomenti, proposte, convincimenti e rappresentanze vere sociali da loro portate, così come spero che anche loro rifuggono dall'idea di pensare che in una certa fase sia più utile il distinguo, più utile il dire il "più uno" e più utile distinguersi dalla maggioranza perché penso che quella politica dei distinguo porta poi a quei risultati. Io non so se oggi Prodi supererà l'esame del Senato - si dice che non lo supererà - io mi chiedo se ridare l'Italia a Berlusconi e a ciò che questo ha rappresentato sia il modo migliore per rappresentare gli interessi sociali di cui in questi giorni si è parlato. Per cui è evidente che la discussione all'interno può avere, come ho detto prima, momenti anche di tensione e di asprezza ma si deve concludere con una sintesi unitaria, nell'interesse di quelli che sono quelli che ci hanno mandato qui e che vogliamo rappresentare.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Marrocu.

E' iscritto a parlare il consigliere Capelli. Ne ha facoltà.

CAPELLI (U.D.C.). Grazie. Signor Presidente, signori Assessori, colleghi e signor Presidente della Giunta virtuale, io credo che dobbiamo continuare ad ascoltarci. La Commissione terza, che ha esaminato il disegno di legge che è all'attenzione del Consiglio, ha fatto una scelta, a maggioranza, quella di parlamentarizzare questa legge. Uso un termine abusato in questi giorni, e perché lo uso? Perché questa legge arriva in Aula dopo che, su diversi articoli fondamentali della legge finanziaria che abbiamo in esame, la scelta di gran parte della maggioranza è stata quella di rinviare la discussione all'Aula e le scelte all'Aula. I motivi sono sotto gli occhi di tutti: le difficoltà del nascente Gruppo consiliare del Partito Democratico, le difficoltà di trovare una linea programmatica comune interna alla maggioranza; tutte difficoltà legittime che io non discuto, sono da rispettare perché comunque qualcosa di nuovo avviene nel quadro istituzionale e nel quadro politico regionale.

Quest'Aula è l'esempio dell'ascolto perché chi fa un'omelia poi non ha la capacità di ascolto, ed è normale in chi parla di cose che non sente, che non gli sono proprie: ha fatto il compitino, si è svolto il compitino e poi si torna all'Aula del giorno dopo, o del giorno prima per meglio dire.

Vedete, io riparto proprio da Prodi, dal Presidente del Consiglio che, in un apprezzabile intervento al Senato di qualche minuto fa, è partito da un principio: le riforme sono necessarie, le riforme devono mettere il Paese al passo coi tempi - le riforme istituzionali, costituzionali e regolamentari - però abbiamo un obbligo, dice Prodi, abbiamo l'obbligo di governare con le leggi dello Stato, essere i primi a rispettarle, essere i primi a fare tesoro delle norme costituzionali, delle regole e delle leggi, e siamo i primi che dobbiamo rispettarle ed applicarle. Partendo da questo principio, e - badate - non c'è in me nessuna vena provocatoria o polemica, io voglio recuperare il rapporto parlamentare e il rapporto di stima che non è mai venuto meno nei confronti dei colleghi tutti, e quindi confrontarmi in un'Assemblea legislativa che si differenzia, come giustamente è stato detto, dal ruolo esecutivo che deve portare avanti e mettere in pratica le leggi esitate e a sua volta fare le proposte e confrontarsi in quest'Aula. Io credo che da quest'Aula debba uscire la legge del Consiglio regionale sardo e io in questo voglio, per l'ennesima volta, fare un atto di fiducia. L'ha scelto la Commissione e lo abbiamo scelto tutti, un confronto corretto e leale. Se fossimo in un sistema parlamentare oggi ci sono stati gli interventi che hanno decretato la fine di questa Giunta, perché a seguito degli interventi si fanno i conti e si contano le maggioranze, e se noi contassimo le maggioranze, questa Giunta, a seguito delle dichiarazioni fatte tra ieri ed oggi, non ha la maggioranza: ci sono stati dei distinguo profondi che, in un sistema parlamentare e non presidenziale, avrebbero portato alla sfiducia. Ma noi dobbiamo ragionare con il sistema che abbiamo, e io rispetto il sistema che abbiamo, e perciò rispetto questa legge, rispetto la legge che stiamo discutendo e ne apprezzo anche diverse parti perché non è tutto, mai, da buttar via.

Perciò, partiamo dalle riforme. Le riforme sono utili, necessarie, alcune sono state utili e necessarie, ma le riforme - sempre ribadendo ciò che ha detto il presidente Prodi nel suo intervento al Senato - devono essere fatte dal Parlamento, devono essere allargate e non limitate alle forze di maggioranza. Allora, queste riforme che abbiamo portato avanti, che avete portato avanti, che il Presidente ha portato avanti, nascono con il peccato originale, non sono riforme proprietà di questa Aula, patrimonio di questa Aula. Molto spesso sono state riforme imposte, e riforme sbagliate, pur essendocene state di buone. Un esempio per stare alla finanziaria per l'ottava volta noi rivediamo in questa finanziaria la proposta sulle tasse del lusso, la modifichiamo per l'ottava volta. Questo non fa riflettere nessuno? Non fa riflettere il fatto che forse il passaggio in finanziaria per fare le riforme, per fare delle leggi è sbagliato? Non fa riflettere, non vi porta a stimolare quel senso di dignità e di responsabilità che noi tutti dovremmo avere, poi le faccia la maggioranza a maggioranza, le faccia con il contributo della minoranza, ma le faccia l'Aula. E su questa finanziaria, oltre che sulle tasse del lusso, ritorniamo a modificare anche recentissimi articoli di legge che questa Aula ha esitato in tutta fretta. Allora se noi dobbiamo essere onesti, e nessuno può scagliare la prima pietra, iniziamo a rispettare i dettami costituzionali e le regole del gioco. Le leggi le fa l'Aula liberamente e questo non vuol dire mettere in discussione una maggioranza o provocare una crisi, non vuol dire questo in questo sistema, perché ragioniamo su questo sistema e allora vi chiedo: quando c'è da rimarcare degli atti palesemente illegittimi fatelo anche voi, non fatevi bacchettare nel richiamo dell'articolo 2 della Costituzione, abbiate il coraggio perché negli anditi avete questo coraggio di ricordare che l'articolo 81 della Costituzione è stato violato dalla Giunta e calpestato, che l'articolo 75 della Costituzione è stato violato e calpestato, che l'articolo 120 è stato violato e calpestato, che l'articolo 97 è stato violato e calpestato, che l'articolo 118 della Costituzione è stato violato e calpestato, e non vi dico a che cosa si riferiscono. Perché noi tutti, diversamente da quei ragazzi che sono stati condannati a ripetere la Costituzione davanti all'assistente sociale, dovremmo conoscere la Costituzione, e perciò se la conosciamo dobbiamo dire a chi la viola o a chi l'ha violata, che deve tornare nei ranghi costituzionali. E allora l'articolo 1 della finanziaria, ho piacere di vedere il Presidente, che dopo essere andato a redarguire i vertici del Tecnocasic, ci degna della sua presenza, a redarguire perché hanno reso pubblico il fatto che qualcuno è andato di sua stretta conoscenza a visitare gli impianti con un imprenditore.

Dicevo, allora partiamo dall'articolo 1 e dalla verità numerica del bilancio, da quello che dice il bilancio. Egregi colleghi, partiamo dal fatto che è appurato e constatato da tutti voi che questa legge arriva in questa Aula, ma è arrivata in Commissione, senza nessuna concertazione, non è stata concertata al punto che le parti sociali, che sono venute in audizione, non hanno avuto neanche la possibilità di vedere il DAPEF, partiamo dalla considerazione, e queste sono dichiarazioni dei rappresentanti delle parti sociali, partiamo dalla considerazione, che molti non hanno visto neanche il testo definitivo della finanziaria, allora ripartiamo dalle regole del gioco, questa finanziaria, questa manovra di bilancio arriva senza un corretto, giusto rapporto di concertazione con le parti sociali. Questo che cosa determina, determina che neanche noi abbiamo avuto modo, per volontà, probabilmente, di avere, per volontà nostra, di leggere correttamente il DAPEF; perché la nostra discussione generale deve partire nell'esame della manovra di bilancio, pochissimi hanno fatto riferimento al DAPEF negli interventi, pochissimi di voi hanno fatto riferimento, ma in gran parte hanno fatto bene, perché il DAPEF non dà quelle risposte che dovrebbe dare. Vedete noi possiamo scegliere nella manovra di bilancio di destinare fondi, più fondi al sociale, meno fondi e sociale, più fondi al master and back meno al master and back, più fondi all'edilizia abitativa agevolata o meno fondi, se sapessimo che effetto ha prodotto il precedente stanziamento per quegli interventi. Questo lo dovremo trovare nel DAPEF, ma questo nel DAPEF non lo troviamo, perciò chiudiamo il DAPEF, e non lo troviamo per dichiarato a pagina uno, rigo 18, se non sbaglio del DAPEF per dichiarazione esplicita della Giunta; e chi avrà avuto modo di leggere almeno la prima pagina del DAPEF potrà riscontrare che dico quello che è, che è vero. Quindi in mancanza di monitoraggio dobbiamo fare delle scelte, scelte di bilancio, di impostazione dello sviluppo economico e sociale della Sardegna. Bene io non sono in grado di farle, perché non ho questi dati, e perciò qualsiasi mia scelta sarà dettata dall'intuizione, dai pochi dati che a dato, scusate il bisticcio di parole, dato avere alle minoranze sugli effetti, su che cosa ha prodotto e perciò saranno sicuramente delle scelte più dettate dall'intuizione, che dalla giusta regola dell'analisi che va a suffragare l'ipotesi. Allora parto da questo presupposto, e mi riferisco ai colleghi che molto hanno parlato di sociale, in maniera impropria molto spesso, e gli dico dai dati consegnatici il 91 percento della contribuzione IRPEF arriva dal reddito dipendente, cioè in Sardegna il 91 percento della contribuzione IRPEF è formata dal reddito dipendente. Abbiamo una Sardegna che soltanto per il 9 percento è lavoro autonomo. Questo è un primo dato che do e sul quale ognuno di noi deve riflettere. Vogliamo una Sardegna di pubblici dipendenti o vogliamo una Sardegna che produca autonomamente e non necessariamente in termini di capitalismo. Il 69 percento dei redditi imponibili, che formano il 91 percento della contribuzione IRPEF, il 69 percento e sotto la soglia dei 12 milioni e 500 mila euro annui e qualcuno in questa Aula si è alzato a dire: che finalmente si è intervenuti sul sociale con 120 milioni di euro. Vada a vedersi i residui prima di parlare, che sono una voce importante di questa manovra finanziaria, e vada a vedersi il 15,9 percento, per l'esattezza 265 mila sardi che sono sotto la soglia di povertà e vada a vedersi l'articolo 35 della finanziaria precedente del 2007 comma 2, che stabilisce che la Regione interviene con 250 euro mensili per anno per le persone prive di reddito di cui non è stata spesa una lira, una lira. Vada a vedersi le riforme delle comunità montane e mi dica quale comunità montana è stata abrogata ed abolita ad oggi. Quale riforma è stata portata a termine e perché, riforma anche condivisibile, perché non è stata portata a termine, perché sono riforme che nascono dal battito di ciglia di qualcuno e non sono adeguatamente strutturate, studiate e strutturate perché abbiano immediato effetto. Questo è quanto succede in quest'Aula. Aggiungo, parliamo di numeri perché la finanziaria è numeri, qualche Assessore tempo fa detto che Capelli dava i numeri e che avrebbe piacere di avere un confronto diretto sul bilancio. Io sono qua, perché questo è il giusto al modo, poi se lo vorrà fare in diretta televisiva o lo vorrà fare in una piazza, sono là, se sarò invitato a farlo. Per adesso lo faccio nel ruolo istituzionale in cui io ci sono e qualcun altro è assente. Allora abbiamo detto che è stato risanato il bilancio, bene è stata un'ottima azione portata avanti, però, scusate colleghi, vi dimenticate che abbiamo ancora un bilancio non parificato e che in quell'azione di risanamento del 2006 abbiamo in entrata un milione e 500 mila euro di anticipazione. Se a questi aggiungiamo i 500 milioni di euro del 2007, e i 500 milioni di euro che mettiamo nel 2008, per un totale di 2 miliardi e 500 milioni di euro, più gli 805 milioni che noi risaniamo e riequilibriamo in questa finanziaria, per il disavanzo di amministrazione di 805 mila euro del 2007, a noi vengono meno, circa, 3 miliardi e 300 milioni di euro. Ma sull'opportunità o meno di fare queste anticipazioni già si sono espressi, e sottoscrivo, il collega Balia, i colleghi della maggioranza. Andiamo a sfidare le altre istituzioni continuando in maniera testarda, in parte anche arrogante, con una proposta che, se dovesse passare, cosa che io non credo, porterebbe a uno sfascio generale. Tutti i comuni potrebbero sanare i loro bilanci con le anticipazioni del fondo unico che dovranno avere negli anni successivi. E qui vorrei arrivare anche alla spesa sanitaria. Voglio solo, anche qui, dare dei numeri, e tra persone intelligenti che si può intendere. Nel 2003, i fondi regionali per la sanità erano 1 milione 750 mila euro. Nel 2007 i fondi regionali per la sanità sono di 2 miliardi 737 mila euro, più 159 milioni di euro per l'assistenza sociale, esattamente un miliardo in più. Nel 2008 saranno 2 miliardi 907 mila euro, più 107 milioni di euro, per l'assistenza sociale, cioè 1 miliardo 250 milioni in più. Ma voi pensate che le società si sanino solo con gli aumenti capitale? E' facile pareggiare, è facile sanare, basta mettere di più, basta aumentare la dotazione. Ma, a fronte di questo aumento di dotazione, lo chiedo agli uomini e alle donne qui presenti, sono migliorati i servizi? C'è qualcuno che in quest'Aula si può alzare e dire: "I servizi sono migliorati sensibilmente". E' accettabile questa situazione? Vedete, quando io ho ricevuto l'attuale Assessore della sanità, e mi chiese: "Qual è il suo giudizio sulla sanità"?, a mio avviso, politicamente bisogna passare una ruspa - questa fu la mia risposta -, e avere il coraggio di passare una ruspa; un Greder, un D9, che sani determinate situazioni. Purtroppo io avevo soltanto uno di quei piccoli escavatori, in quel momento. Però, la ruspa, quando la si usa, non deve buttare giù anche ciò che di buono si è costruito, e soprattutto non si va avanti con gli occhi posti nella nuca, criticando in maniera a volte volgare anche l'operato di chi ha cercato onestamente di svolgere il suo ruolo. Queste dichiarazioni sul bilancio, alle quali purtroppo non mi può rispondere la diretta interessata, o mi risponderà nei giorni futuri, sono dati reali ricavati dal bilancio, che dimostrano che anche con le anticipazioni si può risanare e si è risanato, ma non, come dice Prodi, seguendo le regole del gioco. Questo non so se è un bene o se è un male, ce lo diranno in seguito se questo è un bene o se questo è un male. Ecco perché noi affrontiamo la finanziaria come abbiamo fatto in Commissione. Staremo ad ascoltarvi, faremo le nostre proposte, cerchiamo e vi chiediamo la libertà intellettuale nel giudicare le proposte dei colleghi, dei colleghi tutti, e, se c'è la possibilità di fare una buona legge, noi non ci tireremo indietro, ma chiediamo, ribadiamo e sottolineiamo, vogliamo vedere e sentire la libertà intellettuale di ognuno di voi.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare, per la Giunta, l'Assessore della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.

SECCI, Assessore tecnico della programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio.Grazie, Presidente del Consiglio, onorevoli consiglieri. A conclusione di una lunga fase di preparazione dell'esame di questo importante strumento legislativo, mi corre l'obbligo, iniziando il mio intervento, di ringraziare intanto il Presidente della Commissione per l'alto profilo col quale ha condotto i lavori, e per come ha garantito un dibattito che è stato lungo, che è stato difficile, che, in qualche maniera e in qualche momento, è stato anche abbastanza spigoloso. Grazie, onorevole Cucca. Un ringraziamento anche ai colleghi, ai consiglieri della maggioranza che, in Commissione, hanno contribuito ad analizzare, ad approfondire, a dibattere tutti gli elementi più importanti di questa finanziaria, che escono dalla Commissione migliorati, arricchiti, e forse questo lavoro non è ancora finito, come abbiamo visto svilupparsi nel dibattito, e come certamente è ancora necessario. Un grazie anche - e non alla fine, perché residuale - ai componenti della Commissione che fanno parte della minoranza, intanto per la molta pazienza che hanno dimostrato seguendo i lavori che sono stati molto lunghi, e giustamente va riconosciuto anche dal Governo di questa Regione che la lunghezza, questa volta, non è stata determinata in modo prevalente dall'atteggiamento dilatorio dell'opposizione, ma da problemi che hanno riguardato altri aspetti. Comunque, anche i colleghi della minoranza hanno dato, per una parte rilevante della discussione, un apporto straordinario. Mi è dispiaciuto, e lo dico anche in Aula, che ancora una volta - è successo molte volte, troppe volte, forse nel passato - la conclusione dei lavori della Commissione ha visto la minoranza a allontanarsi dall'Aula. Non è mai questo un buon segno. Io mi auguro che nel futuro questo non accada a chiunque ci sia, perché la democrazia è confronto, la democrazia è discussione, la democrazia è accettazione delle regole che ci sono, ed è meglio che siamo tutti presenti sino a quando la discussione non si conclude. Avevamo l'ambizione, ecco dove sta, onorevole Atzeri, la svolta nella manovra. Nessuno di noi è folle da pensare che si faccia una manovra nei suoi contenuti di svolta al quarto esercizio, saremmo delle persone che hanno sbagliato mestiere. Quella precisazione che lei ha letto, e stamattina ha ricordato, riguardava un aspetto molto più marginale, che ritenevamo e riteniamo anch'esso molto significativo, e che cioè, per la prima volta, dopo tanto tempo, probabilmente, saremmo riusciti ad approvare la manovra finanziaria in tempo utile per avere un esercizio finanziario di dodici mesi. C'erano tutti i tempi per fare questo, seppure va riconosciuto che il limite del 30 di settembre per l'approvazione in Giunta della manovra non fosse stato rispettato. Ma non ricordo a nessuno di voi, lo ricordo soltanto a me stesso, che c'è una legge soltanto del Consiglio regionale, che ha tempi certi per il suo esame, ed è la legge finanziaria. Per la legge finanziaria, per la "11", è previsto che vengano utilizzati trentasette giorni. Siamo ben al di là, ma non sto qui io a fare critiche a nessuno, lo dico soltanto per augurarmi che in futuro quel richiamo che ha fatto l'onorevole Capelli nella sua introduzione di intervento di stasera, quel richiamo che ha fatto più volte l'onorevole La Spisa nel suo intervento conclusivo e in altri interventi che gli ho sentito fare, e cioè che il dialogo parlamentare, la dialettica parlamentare torni a essere nella normalità, torni a essere confronto su posizioni diverse che ci sono, ma nel rispetto del riconoscimento reciproco, perché se c'è un problema che abbiamo è quello che non ci si riconosce, e allora tutto quello che questo Governo, che questo Presidente, che questa maggioranza fa deve essere demolito a priori, e ogni tentativo di allungare, di impedire, di difficoltizzare e quanto altro è una specie di condizione di imperio. Ecco, io mi auguro e spero che questa stagione stia finendo perché sta dimostrando, lo diceva nel suo intervento in modo molto significativo l'onorevole Marrocu, che alla fine, con questi atteggiamenti, è la politica nel suo complesso che rischia di non rappresentare più gli interessi veri della gente, e comunque, a conclusione di tutti questi tempi non è improbabile, io mi auguro anzi che i tempi che il Presidente del Consiglio ci ha comunicato siano rispettati e comunque approveremo la finanziaria con un mese di esercizio provvisorio che è una performance che negli ultimi 10 anni è sicuramente tra le migliori. E' stato più volte e da molti richiamato, qualche volta in maniera anche offensiva, se non fossimo in un Parlamento e non abbiamo il diritto di offenderci, sicuramente non ha il diritto di offendersi chi, in questa aula, rappresenta la Giunta, però questo continuo richiamo ad un sistema di rapporti all'interno del Governo che sono di sudditanza è ora che finisca, è ora che finisca cari signori consiglieri, perché io sono entrato in Giunta da poco tempo, non so che contributo stia riuscendo a dare, ma dipende questo soltanto dalle mie modeste capacità, ma non sono stato mai oggetto di trattamenti meno che democratici. Dobbiamo piuttosto ricordarci e dobbiamo ricordare tutti che una legge dello Stato che è stata applicata anche in Sardegna, perché non siamo riusciti a fare una nostra legge elettorale, ha modificato il sistema istituzionale e ha dato al Presidente della Regione dei poteri che non erano i poteri delle vecchie Giunte regionali e dei vecchi Presidenti delle Regioni. Forse siamo alla ricerca ancora di un equilibrio tra potere legislativo e potere esecutivo che dev'essere ancora trovato e che ha qualche grado di difficoltà, ma io penso che sia chiaro a noi e dev'essere chiaro a tutti il nuovo modello, e in questo modello io sono entrato in Giunta e i miei colleghi hanno accettato di fare gli Assessori e lo facciamo con tutta la dignità che questo ruolo rappresenta, collaborando e contribuendo a un progetto che è un progetto unico, che non è la somma di califfati o di Ministeri in contrapposizione tra di loro e in competizione tra di loro per avere maggiore peso e maggiore forza. Ma anche questa osservazione è contraddetta spesso e volentieri, perché qualche volta siamo succubi di chi decide in assoluta solitudine e qualche volta siamo quelli che discutono troppo, che non concludono mai le discussione e che non arrivano mai alla sintesi. Allora mettiamoci d'accordo, io penso che come in tutte le cose la ragione stia nel mezzo e forse si devono affinare ancora sistemi di equilibrio che devono essere ritrovati; è per quello che si stanno cercando di fare anche quelle leggi che con difficoltà non riusciamo a fare. Ricordo soltanto la legge sulla Consulta per la riforma dello Statuto che doveva essere la nostra guida fondamentale, rinnovata. Ricordo la legge statutaria, ricordo la legge di organizzazione, ricordo tutta una serie di strumenti che sono stati avviati, che sono stati proposti e che ancora, purtroppo, non hanno trovato la conclusione. Io mi auguro che questi strumenti trovino la conclusione prima della fine della legislatura e che quindi si dimostri per intero che questi equilibri sono raggiunti e produrranno effetti benefici sulla politica regionale. Mi ha fatto piacere che non solo dai banchi della maggioranza, di tutta la maggioranza siano arrivati attestati di stima e di giudizio positivo sulla prima parte di questa legislatura, ma mi ha fatto piacere ed ho letto anche in molti interventi della minoranza attestati e riconoscimenti della positività dell'azione di Governo in questo primo periodo, in questi tre anni e mezzo, perché non bisogna dimenticare i risultati che abbiamo raggiunto, e ne parlo io che non ho meriti su questo perché sono arrivato quando le cose erano già fatte, ma di sicuro una quantità, un livello ed un'efficacia delle riforme che sono state approvate in questa legislatura mancavano, nel nostro sistema, da moltissimi anni; nessuno ha negato e nessuno può negare che in questa legislatura è stato raggiunto il risanamento delle finanze regionali, nessuno può negare che è stato avviato e che fatica a concludersi anche quello, un processo di riorganizzazione del sistema regionale che è la condizione essenziale perché si raggiunga quello che da tutti è stato richiamato come uno degli obiettivi fondamentali, e cioè quello non solo di prevedere le spese, ma di farle in tempi sufficientemente brevi perché abbiano l'efficacia e l'efficienza che la gente si aspetta da queste nostre azioni. E' stato detto che questa manovra finanziaria, ma che l'azione complessiva del Governo della Regione manca di una strategia; è vero che noi siamo più abituati a ragionare sui particolari e sulla distribuzione delle poste in bilancio che a guardare i grandi strumenti o gli strumenti fondamentali della programmazione, però quando io sento dire in quest'aula, da un illustre uomo politico della nostra Regione, illustre almeno per quello che ha fatto in moltissimi anni che è stato in Consiglio regionale, che per ottenere per la Sardegna una crescita e uno sviluppo adeguato ai bisogni e alle difficoltà che la nostra gente ha, occorre ritornare agli strumenti della programmazione del passato. Io che non sono figlio della politica di dopodomani ma che sono anch'io figlio della politica di ieri mi chiedo perché siamo arrivati al punto in cui il dramma della nostra gente è arrivato sino a questi livelli; probabilmente, e certamente in modo inconsapevole, perché chiunque quando fa il suo mestiere cerca di farlo per il meglio, è che probabilmente non solo le azioni ma anche gli strumenti che si utilizzavano forse non andavano bene, e di sicuro non vanno bene adesso, non vanno bene per il nuovo. E allora, le strategie ci sono, questo Governo della Regione, questo Presidente, questa maggioranza, la maggioranza le strategie ce le ha e si trovano in due strumenti fondamentali che richiamo soltanto nominalmente: uno è il programma di Governo, il programma elettorale che è stato presentato alla gente, che era un programma articolato, dettagliato per la prima volta, non un documento di due pagine che parlava di principi, e il secondo, se pure fatto in tempi un po' lenti, forse qualcuno può anche criticare questo, il programma regionale di sviluppo in attuazione della riforma della legge numero 11 del 2006; e da questo programma regionale di sviluppo che parla delle strategie per questa fine legislatura che deriva il DAPEF di quest'anno, che non può essere un documento originale, perché il programma regionale di sviluppo è di maggio dell'anno scorso, il DAPEF è di settembre, perché la produzione del documento è di settembre, e sfido chiunque a pensare che in quattro mesi, con l'estate di mezzo, il primo programma regionale di sviluppo adottato da questo Consiglio regionale potesse avere esplicato tutte le sue azioni positive. Ci sono le strategie a pagina uno del DAPEF, ci sono le sette strategie che guidano l'azione di questo Governo per la fine legislatura, e ci sono in questo DAPEF, seppure io l'ho detto in Commissione e lo confermo in quest'Aula, che il documento non è ancora un documento a regime, e perché la strumentazione di cui ci siamo dotati è molto giovane, nella programmazione è molto giovane, e perché dobbiamo non soltanto adeguare gli strumenti legislativi ma dobbiamo adeguare anche il sistema a fare quello che gli strumenti legislativi richiedono, e quindi non ci sono anche quest'anno, purtroppo, ancora le schede progetto, che sono in fase finale di predisposizione e che allegheremo sicuramente prima che si sviluppi l'azione di utilizzo delle risorse di quest'anno. Quindi ci sono gli strumenti, ci sono le regole generali, ci sono gli obiettivi principali che guidano l'azione di questo Presidente, di questo Governo e di questa maggioranza. Vado veloce perché mi rendo conto che la discussione che è stata lunga, che è stata articolata, che mi ha fatto prendere un sacco di appunti e sulle cose specifiche risponderemo articolo per articolo, comma per comma, quindi sorvoliamo sugli aspetti diciamo di natura particolare e mi fermo ancora sulle cose principali che sono state osservate per concludere poi l'intervento con le criticità che rimangono, perché non siamo disattenti alle cose che sono state dette. Dicevo del risanamento delle finanze regionali, dicevo e dicevano molti colleghi della flessibilità che il bilancio regionale ha recuperato dopo tanti anni di tanta rigidità, è stato fatto da molti, ancora una volta . Per l'ennesima volta - hanno utilizzato questo termine in tanti, spero di poterlo utilizzare anch'io - per l'ennesima volta torniamo sul discorso della legittimità o meno del Governo di questa Regione a utilizzare anticipatamente le risorse straordinarie che ci verranno nel futuro. Lo abbiamo detto, lo ha detto il Presidente in molte circostanze, lo abbiamo detto in molti dibattiti, lo abbiamo ripetuto a iosa in Commissione: noi riteniamo che questo sia un diritto non pensato da noi, ma sia un diritto che sta nei patti fatti col Governo, che a regime le risorse della compartecipazione andavano al 2010 ma che si poteva cominciare a utilizzarle in una parte non rilevante già da adesso e quindi, pur rispettando quello che sarà il giudizio della Corte costituzionale, che non è sull'anticipazione delle risorse in conto nel bilancio di competenza del 2007 e tanto meno del 2008, che ancora non è formato, ma è soltanto sul bilancio, sul consuntivo del 2006 e sulla mancata parificazione da parte della…

CAPELLI (U.D.C.). Il 2007 lo vedono ora, no?

SECCI, Assessore tecnicodella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Lo vedremo, certo, lo vedremo! In ogni caso utilizzo questo passaggio velocissimamente per chiedermi e per farmi una domanda che rivolgo anche a tutti voi. La vertenza sulle entrate è stato detto da tutti che è da ascrivere al merito di tutta la Sardegna, di tutta la Sardegna istituzionale che è qui dentro, di tutta la Sardegna che ha combattuto una battaglia difficile e il cui risultato non era scontato, ed è ben paradossale che noi ci dividiamo adesso sul modo di utilizzare le risorse che da questa intesa sono arrivate. Abbiamo o no interesse tutti che anticipiamo il prima possibile i benefici di quello che è un diritto che non è acquisito da domani ma che è un diritto riconosciuto e che ci è stato negato per molti anni nel passato? Io penso che questa sia la strada giusta e sono convinto che, da questo punto di vista, avremo le ragioni che sono giustificate.

Questa manovra è caratterizzata, come dicevo, dal consolidamento della manovra del 2007 ed è caratterizzata e specificata però anche da interventi a sostegno di alcune categorie che abbiamo ritenuto di dover privilegiare in questa fase: una è quella sulle fasce deboli (la casa, gli affitti, i canoni, le politiche sociali), una è quella sulla conoscenza (l'Università, il recupero della dispersione scolastica, poi vedremo nello specifico), l'altra è quella dell'abbattimento dell'IRAP per le imprese. Quindi ci sono, all'interno della manovra, tutte le caratteristiche di una manovra compiuta che è attenta a quello che è l'andamento ordinario di quello che abbiamo costruito, ma anche l'attenzione alle difficoltà e alla soddisfazione di bisogni che devono essere soddisfatti. La sanità, onorevole Capelli. Nella sanità questa Giunta è orgogliosa di aver portato il Piano sanitario, di aver pareggiato i conti della sanità, poi quando vuole ne parleremo nel merito degli obiettivi raggiunti in questa legislatura.

Ma, concludendo, la manovra è entrata in Consiglio regionale, in Commissione, con una serie di distinzioni che sono state fatte da parecchie forze della maggioranza e che anche oggi sono state richiamate: formazione professionale, politica della casa, consorzi industriali, università diffusa, le politiche del lavoro. Questi erano i cinque temi sui quali abbiamo avuto delle difficoltà, delle discussioni, degli approfondimenti. Bene, io penso che su quattro di questi cinque punti sia stata già trovata l'intesa, alcuni devono essere perfezionati con emendamenti che sono già pronti, altri devono essere ancora scritti. Rimane un problema, è vero, o un problema e mezzo se vogliamo; rimane il problema delle politiche del lavoro che noi riteniamo sia, ne abbiamo discusso più di una volta, il lavoro si produce e si crea soprattutto con le politiche di sviluppo, poi è chiaro che siccome le politiche di sviluppo in Sardegna non sono sufficienti occorre forse anche operare, e stiamo operando, per la stabilizzazione dei lavoratori, per l'eliminazione dei lavoratori socialmente utili, per il riconoscimento ai lavoratori della formazione professionale di un diritto a non perdere il salario, per tante altre situazioni di criticità che sono all'attenzione. Quindi penso che sulle politiche del lavoro forse c'è bisogno di qualche correzione e se riusciremo a trovare delle forme migliori con le risorse che sono disponibili per soddisfare questo bisogno bene, ma io penso che ci sia un problema soprattutto di esplicitazione più efficace delle cose che già nella manovra sono contenute. E in ogni caso mi sembra che ci sia…

PRESIDENTE. Assessore, concluda, prego.

SECCI, Assessore tecnicodella programmazione, bilancio, credito e assetto del territorio. Grazie, Presidente. Mi sembra che ci siano i tempi per definire questi ultimi… per me considerati dettagli, ma quando parlo di dettagli non voglio banalizzare il problema, dettagli nel senso che la discussione fatta in Commissione, la discussione fatta negli incontri politici ha fatto andare avanti la consapevolezza reciproca che non solo c'è il bisogno di trovare l'intesa, ma che l'intesa sia anche a portata di mano. Quindi io penso che, in conclusione, questa manovra finanziaria risponda per massa di manovra disponibile, per orientamento e distribuzione delle risorse, a una manovra equilibrata che possa finalmente cominciare a far invertire la rotta perché nessuno ha parlato di situazione idilliaca, di Sardegna piena di prospettive rosee, ma di Sardegna in difficoltà che stiamo contribuendo con molta difficoltà a fare uscire dalle difficoltà nelle quali vive.

PRESIDENTE. Grazie, Assessore.

Con l'intervento della Giunta abbiamo concluso la discussione generale. Ricordo ai colleghi quale è il calendario di lavoro che ieri abbiamo concordato in Conferenza dei Capigruppo. I lavori del Consiglio riprenderanno martedì alle ore 10 e si farà la votazione sul passaggio all'esame degli articoli; questo significa che gli emendamenti devono essere presentati entro le ore 10 di martedì, quindi i Gruppi utilizzano il tempo di qui a martedì per, appunto, lavorare sugli emendamenti.

I lavori la prossima settimana dureranno fino a venerdì incluso, voteremo il passaggio all'esame degli articoli e cominceremo con l'esame del DAPEF e poi via via tutti i successivi documenti. La seduta è tolta.

CALIGARIS (Gruppo Misto). Presidente, può anticipare gli orari?

PRESIDENTE. Lavoriamo fino alle 14 al mattino e il pomeriggio dalle 16 fino alle 20 e 30.

La seduta è tolta alle ore 17 e 41.